Racoz 

dedicato 

all' eclettico e brillante avvocato, giornalista, manager, 

direttore e fondatore di importanti riviste culturali

Natalino Graziani 

con 

Vittorio Mezzomonaco.

 

Ancora una volta Vittorio Mezzomonaco è stato nostro graditissimo ospite, questa volta per ricordare un suo ed un nostro amico recentemente scomparso, Natalino Graziani.

Mezzomonaco ha esordito dicendo che non avrebbe mai potuto declinare tale invito poichè dedicato al ricordo di un amico caro, vero, di cui sente tuttora la mancanza. 

Ricordare, dal latino, riportare al cuore; come non ricordare quindi Natalino Graziani, scomparso da appena quattro mesi, da molti conosciuto, ma non ricordato come avrebbe meritato. Egli è stato invece un importante personaggio, che si è cimentato in tante cose, riuscendo grandissimo in tutte. E' stato storico, giornalista, uomo politico, manager pubblico, biografo, avvocato. Quale fu la vera vocazione di Natalino Graziani ? a questa domanda Mezzomonaco ha cercato di darsi una risposta.  la storia comincia dal 25 dicembre 1922 quando il nostro personaggio nasce e gli danno, come fausto augurio, il nome di Natale.  Mezzomonaco ritiene che tale nome sia stato scelto dalla cattolica madre ed accettato di buon grado dal padre Gildo, bracciante, socialista.  Il diminutivo  Natalino, con il quale fu sempre chiamato, stava a pennello all'avvocato, piccolo di statura, una vivacità, una rapidità di riflessi, un modo di porsi con quegli occhi che ti puntavano, quando voleva ottenere qualcosa da te che non potevi opporti.  Mezzomonaco lo ha conosciuto agli inizi degli anni Sessanta, Graziani, nel 1936, a soli 14 anni, pubblica un articolo sul Corriere Padano, dove scrivevano tutte le migliori firme dell'epoca come Adamo Pasini, Pietro Reggiani, Carlo Grigioni, il giornale fondato da Italo Balbo che corrispondeva, come versante moderato, al Popolo di Romagna che era decisamente fascista, duro, aggressivo, diretto negli anni '40 da Pino Romualdi. Dopo il primo articolo, continua a pubblicare altre cose, viene a Forlì dove frequenta il Liceo e qui si inserisce subito nel mondo degli studenti e partecipa come redattore ad un giornaletto studentesco Col viso al Sole; questo chiude dopo un paio danni ed inizia le  pubblicazioni Il Trebbo di cui direttore è proprio Natalino Graziani, non ne è il responsabile poichè ancora minorenne, ha vent'anni.  Il responsabile è Armando Ravaioli , importante personaggio forlivese presto dimentico, anche perchè si trasferì poi a Roma, consuocero di Andreotti. E' comunque Graziani che manda avanti la rivista sulla quale scrivono i più bei nomi della Romagna: don Pasini, Grigioni, Cino Pedrelli, Luciano De Nardis (al secolo Livio Carloni), Marino Moretti, Antonio Baldini, Balilla Pratella che. quando Spallicci viene inviato al confino a Milano, lo sostituisce alla guida de La Piè, Pietro Reggiani. Tutte queste firme vengono coordinate da un ragazzo che non ha ancora vent'anni.  Graziani intanto scrive poesie, racconti, fa recensioni critiche. Una cosa da sottolineare è che ne Il Trebbo, durante il periodo fascista venivano pubblicate poesie in romagnolo, cosa allora vietatissima; l'eccessivo richiamo al folclore aveva portato alla chiusura de La pié, almeno questo fu il pretesto. Poesie in dialetto di Pedrelli, dello stesso Graziani,  non solo, si parla pochissimo di Fascismo, non si parla mai di Mussolini; siamo nel '42-'43, non vi è un solo articolo antisemita, è importante questo perchè  sul Popolo di Romagna Pino Romualdi ha scatenato una guerra ferocissima contro quella che lui chiama la razza ebraica; sul giornale da lui diretto obbliga a scrivere i migliori giovani ingegni forlivesi articoli violentissimi contro gli ebrei. Di questo suo atteggiamento occorre rendere merito a Graziani che, Mezzomonaco presume, aveva dato spazio su Il Trebbo ai più diretti collaboratori di Spallicci, che era "fuori gioco" e di cui non si poteva assolutamente parlare, ma il suo spirito aleggia ovunque sulla rivista di Graziani. Alla fine del 1943, caduto il Fascismo,Il Trebbo esce con un "articolone" du Aurelio Saffi , immaginate, con la guerra scatenata ed ormai persa, con l'Italia divisa dalla Linea Gotica, la Repubblica di Salò,  Natalino se ne esce con Aurelio Saffi. Ma Graziani ha un'altra trovata sbalortitiva, scandalosa, va a riesumare Il Pensiero Romagnolo, un numero della rivista esce nel gennaio del 1944. Questo suscita grave scandalo, la rivista soppressa e Natalino è richiamato a Salò da Benito Mussolini che gli dà una grande lavata di capo. Mezzomonaco riflette su ciò, come può Mussolini, con tutte le "beghe" che ha trovare il tempo di prendersela  con un ragazzo che in sostanza rivendicava la volontà di essere al di fuori dei partiti e richiamarsi al pensiero mazziniano. Forse Mussolini, in un qualche modo, era legato alla memoria del padre di Natalino, Gildo Graziani, socialista, sostenitore del socialista Mussolini che nel 1902 giunse a Cusercoli per fare il suo primo comizio presentandosi  a cavallo di una mula bianca; tutto questo avrà impedito a Mussolini di infierire sul giovane Graziani.  Un 'altro importante giornale forlivese era Pattuglia, rivista del G.U.F. con Ravaioli, Graziani, Paolino Silimbani ; il giornale aveva grande prestigio in tutta Italia.  Mezzomonaco ricorda quando organizzava  spettacoli teatrali in città, con poche risorse economiche confidando nella generosità degli attori: uuna volta chiamò Achille Milo il quale aderì all'invito ma con una sola rigida clausola, Mezzomonaco lo doveva fare incontrare con il professor Walter Ronchi. L'incontro si realizzò, Lillo abbracciò il medico, a Vittorio spiegarono che  l'attore, giovane studente di medicina, era abbonato a Pattuglia del quale il medico forlivese era uno dei direttori.  su Pattuglia scrissero Giorgio Strehler, Grassi, Testori, Basile. Segue il 25 luglio '43, ai primi del '44  Pattuglia riprende la sua attività dopo una breve sospensione, ma non è più il giornale di prima; è un giornale politico, astioso, ci scrive Romualdi, Silimabni scrive un articolo che si oppone al tentativo di ripristinare Il Pensiero Romagnolo,scrive -  povero Natalino Graziani, è il migliore di tutti, ma l'hanno, come si suol dire, preso nel mezzo -  Silmani, divenuto punto di riferimento del fascismo locale, mostra questa attenzione, questa stima verso Natalino. Su Il Trebbo Armando Ravaioli intanto scriveva -  ... del resto poi, il tentativo del piccolo Graziani  è troppo generoso ed onesto perchè dobbiamo lasciarlo nella pesca da solo - volendo con ciò dire come Graziani, non ancora maggiorenne, abbia avuto il coraggio  di buttarsi nella mischia, di metterci la faccia dirigendo quel giornale che era l'unico giornale davvero di Cultura che c'era al tempo in Romagna. Ne 1944 la più grande preoccupazione di tutti è di salvare la vita.  Si perdono le tracce di Graziani, alcune fonti parlano di una sua partecipazione alla Resistenza, secondo Mezzomonaco, egli si laurea nel 1945 e inizia il praticantato nello studio dell' avv. Bruno Angeletti. Qualcuno però si ricorda del suo generoso tentativo di ripristinare Il Pensiero Romagnolo, così quando i massimi dirigenti del PRI sono convacati dal Partito a Roma, pensano che questo avvocatino di 26 anni possa prendere  la direzione del giornale. Graziani accetto e guida il giornale con grinta, passione, è un momento difficile per Forlì, quello delle lotte operaie. La Giunta guidata dal sindaco Agosto Franco cade e cede il governo a quella repubblicana guidata prima da Simoncini quindi da Mario Coletto, Graziani è assessore e si impegna per fare acquisire al Comune la Villa di Beltramelli, si impegnò pure  perchè il nome del poeta della Sisa non fosse cancellato dalla toponomastica locale perchè fascista, come poi tanti altri uomini di cultura di allora.  I tentativi di Graziani non furono vani, venne tolto il nome del poeta alla via  precedentemente a lui intitolata  e gliene  fu intitolata un'altra, allora più periferica, una traversa di viale Roma (39 consiglieri su 40 avevano votato per la revoca dell'intitolazione). Mentre è componente della Giunta, Graziani sta facendo una notevole carriera come avvocato penalista, di lui si ricorda in particolare il processo, il famoso Delitto di Via Stegher del 1957, nel quale fu talmente abile, l'omicida era reo confesso, che riuscì ad ottenere per lui tutte le attenuanti possibili ed immaginabili ottenendo una condanna lieve ed accettabile, 12 anni.  E' allora che offrono a Graziani la guida delle Terme di Castrocaro, in un momento critico della loro gestione, prima come amministratore delegato, poi come direttore; per  rilanciar el'azienda in crisi, l'avvocato ha una folgorante iniziativa, organizzare un concorso canoro Voci Nuove dove i primi due classificati hanno la possibilità di partecipare al Festival di San Remo. La cosa ebbe successo, dal concorso di Castrocaro iniziarono la loro carriera Iva Zanicchi, Eugenia Foligatti, Gigliola Cinguetti. Mezzomonaco ha ricordato pure il valore ed il contributo al successo del Concorso e delle Terme di Bruno Battistini collaboratore e poi successore di Graziani. Il successo riportato alla guida delle Terme di Castrocaro accrescono il valore di Graziani al quale verranno affidate le  più prestigiose Terme di Montecatini che egli amministrerà dal 1969 alla pensione, avvenuta nel 1988. in quegli anni dà alle stampe un suo libro, la Biografia di Caterina Sforza, la migliore tra una ventina di biografie della Leonessa di Forlì. Ma era avvenuta una cosa strana,  importante, di cui si è parlato poco e che si può riconoscere forse  come unica vera sconfitta di Graziani. Nel 1973 era morto Aldo Spallicci, colui che aveva inventato Il Plaustro, nel 1920 La Pié che fa resuscitare nel 1945 dopo la sua soppressione nel 1933, e la guida sino alla sua morte. La famiglia Spallicci è dell'avviso di chiudere la rivista, ma qualcuno propone di coinvolgere Graziani che aveva diretto Il Trebbo, che si poteva definire "il fratello minore" della più nota pubblicazione. Graziani accetta, nel 1974 assume la direzione della rivista ed esce con un articolo intitolato "Eredi", presentandosi come erede di Spallicci e della tradizione spallicciana. Non rispettando la tradizione spallicciana esce con il primo numero adottando in copertina, non la tradizionale xilografia, bensì un disegno di Pietro Novaga, così pure per il secondo numero con un disegno di Ulisse Bugni. Molti accolgono la novità con qualche critica per cui Graziani si ravvede ed i successivi due numeri avranno come copertina una xilografia di Ettore Nadiani; ne seguiranno altre di altri artisti. Ma ciò che disturba principalmente i fondamentalisti de La Piè è che nella pubblicazione si parla sì di cose che riguardano la Romagna, ma, ad esempio, si realizza un dossier che parla di Alberto Sughi, però presentato da Leonardo Sinisgalli, Mario De Micheli, Giuseppe Raimondi, personaggi assolutamente estranei alla cultura ed alla civiltà romagnola. Pressato dalle critiche, Graziani deve ammettere che non c'é compatibilità tra ciò che vogliono i vecchi "piadaioli" e ciò che lui propone; dopo un anno si ritira e cede la direzione. della rivista. Abbiamo visto che Graziani, attraverso La Pié aveva scoperto le biografie, scrisse tre biografie  di tre donne romagnole:  prima quella di Caterina Sforza, nel 1995 quella di Teresa Gamba Guiccioli, l'amante di Lord Byron, in cui però non si parla del poeta ma di un adulterio piuttosto squallido, ma in un libro ben fatto. Questo libro sarà pubblicato nel 1995, nel 1997 a Graziani viene conferita la Presidenza dell'Accademia degli Incamminati di Modigliana. Per la sua grande voglia di fare, nel gira di 3-4 riesce a progettare  e dare alle stampe  due grossi volumi dedicati alla Romagna toscana;  sono coinvolti nel progetto i più importanti autori, storici romagnoli. Siamo nel 2002, il libro riscuote notevole successo, Graziani ha 80 anni. Ma la sua esuberanza e creatività non si fermano, fonda un giornale che chiamerà Caffè Michelangelo. Sarà proprio su questo giornale che Graziani pubblicherà il suo ultimo articolo dedicato ad Antonio Beltramelli, nell'ottantesimo della morte del poeta, nel 2010.  Avviandosi alla conclusione, Mezzomonaco ha raccontato un aneddoto legato alla terza biografia femminile realizzata da  Graziani. Nel 2009 ebbe occasione di incontrarlo alla Libreria del Mega con una montagna di libri. Poichè era in corso la mostra sul Canova, i due si scambiano alcune considerazioni sullo scultore, Mezzomonaco  dice all'amico che la notorietà dell'Ebe, la versione per Isabella Teotochi Albrizzi era tale che  il re Ludvig di Baviera era disposto a spendere una fortuna per acquistarla. Mentre parlava, Mezzomonaco vide una strana luce negli occhi dell'amico; comprese tutto quando questi gli comunicò di aver ritrovato oltre 1500 lettere che una signora di Ravenna, Marianna Bacinetti, già sposata con il Marchese Florenzi e poi sposa del cavalliere inglese Evelino Waddington, si era scambiata con il re Ludvig di Baviera, in un rapporto sentimentale durato 40 anni.  Di lei scrisse quindi Graziani il libro L'Amante reale. In un bellissimo libro Graziani tratteggia la biografia di questa donna ravennate che in un primo momento può essere giudicata la solita madame Bovary di provincia, ma che invece nel tempo acquista coscineza di sé, affina la sua personalità, trasformandosi in una donna impegnata nel Risorgimento italiano, patriota, studiosa di filosofia che approfondisce con lo studio del tedesco e che infine molti indicheranno come la Madame de Stael italiana, l'Aspasia d'Italia, ottenendo la stima  di studiosi e poeti quali Giovanni Gentile, Giosuè Carducci. Delle donne di cui scriveva Graziani si innamorava immancabilmente, ecco che allora si scontra bonariamente con Mezzomonaco che aveva scritto di Caterina Sforza non sempre benevolmente, affermando il suo disaccordo. Mezzomonaco ha concluso il ricordo di Graziani affermando che egli è stato prima di tutto giornalista, pur avendo fatto bene le altre cose; è stato un uomo che ha molto amato, idealizzato le donne, ma, rischiando la retorica, ha sottolineato che il suo grande amore è stato la Romagna,  perchè per essa si è sempre speso, ha sopportato delusioni e sconfitte, al termine del suo labirinto, quando cercava una via di uscita, questa la trovava sempre tra il Po, il monte e la marina ed il Reno. E' stato un grande personaggio, che Forlì deve riconoscere, un personaggio al quale la Romagna deve tanto.

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