La città che cresce-

L’Unità d’Italia

Le strade ferrate

La modernizzazione

ne parla il ricercatore e giornalista Mario Proli

Mario Proli, commentando una serie di immagini storiche della nostra città ha narrato quella che fu la prima "modernizzazione" di Forlì, la "prima mano di vernice" come molti l'hanno chiamata, poichè ad essa seguì la seconda modernizzazione, quella del Novecento. La prima coincise con l'Unità d'Italia, ha proseguito Proli, e, come immagine di copertina ha scelto un affresco "l'Allegoria del Progresso", del pittore forlivese Annibale Gatti (1827-1909), che decora il soffitto della sala Calamandrei, nei locali della ex Provincia, ora Municipio, commentandolo: la figura femminile quale giovane Italia, la città, la Sapienza. Vari putti con un fascio di spighe di grano, uno con il compasso, la cartina di Forlì ai piedi della figura femminile, le foglie di gelso con i bachi da seta, quindi il progresso della Agricoltura, il baco da seta, della Tecnologia, gli strumenti del progresso, il telefono, il telegrafo. Proli ha quindi esaminato la situazione demografica della città nella fine dell'Ottocento, che contava circa un quarto degli abitanti di oggi (45.641 tra città e forese). Entro le mura vivevano poco meno di 16.500 abitanti,mentre nei sobborghi fuori le mura erano quasi 4.000, il resto vivevano nelle campagne, quindi oltre il 60% viveva oltre la dimensione urbana.

La passeggiata virtuale è quindi proseguita attraverso la Piazza Vittorio Emanuele, l'attuale Piazza Saffi, la Piazza nuova quella che ora è Piazza XX Settembre, piazza Garibaldi l'attuale Piazza Cavour. L'accesso principale alla città, l'attuale Corso della Repubblica, allora era dedicato a Vittorio Emanuele; corso Diaz si chiamava Via Saffi, da allora hanno conservato il loro nome corso Garibaldi e corso Mazzini. Il respiro del Risorgimento, Forlì, da subito, comincia ad essere connotata anche nella toponomastica da questa grande epopea, trasformazione che è stato il Risorgimento. Proli ha quindi illustrato le varie trasformazioni di Piazza Vittorio Emanuele, la rimozione della stele della Madonna del Fuoco nel 1909, le modifiche di San Mercuriale e del suo chiostro, su progetto dell'urbanista romano Gustavo Giovannoni (1873-1947) sul finire degli anni '30 per mettere in comunicazione piazza Saffi e Piazza XX Settembre ove è  in progetto il nuovo tribunale. Proli si è soffermato sulla schiera di palazzi ed abitazioni che saranno poi demoliti per fare posto all'edificio delle nuove Poste e Telegrafi, ove vissero numerose famiglie ebree, i Saralvo, i Del Vecchio e dove si trovava una rinomatissima tipografia della famiglia Bordandini. Proli poi ha illustrato le immagini del Municipio, il Canale di Ravaldino, quando ancora era scoperto, la Torre Numai, ma anche i ritmi della vita che scorreva in città e nella immediata periferia, le lavandaie al Ronco, il lavoro nei campi, le parate militari in Piazza Saffi. La modernizzazione si sviluppa su delle reti, come tutti i fenomeni di carattere sociale, queste reti sono il Risorgimento, l'idea di progresso e l'Unità d'Italia. Il Risorgimento è una spinta che viene dal basso, dal ceto medio, che permette ad un territorio di crescere, l'idea del Progresso che alimenta numerosi mazziniani, il progresso continuo di una società che cresce in emancipazione, in qualità della vita, che deve mirare alla crescita, l'Unità d'Italia è il grande strumento che in un qualche modo avvera, realizza almeno in parte queste reti. Proli ha perciò mostrato alcune immagini relative alle radici, alle origini del Risorgimento, alla grande ventata di Libertà Eguaglianza, Fratellanza e Uguaglianza diffuse sotto le insegne dei Francesi: l'entrata dei Francesi a Forlì attraverso il ponte di Schiavonia, quindi due immagini della Repubblica romana ed i suoi protagonisti, Mazzini, Saffi, Garibaldi e Cavour. Ma molti furono i patrioti che dopo la tragica ma gloriosa parentesi della Repubblica romana migrarono all'estero esportandone  i valori; tra questi Proli ha ricordato Guglielmo Gaiani, originario di Mercato Saraceno, che finì negli Stati Uniti, nell'ambiente che faceva capo a Lincoln, per cui partecipò alla battaglia contro la schiavitù e nel 1855 festeggiò il sesto anniversario della repubblica romana alla presenza del mondo americano ed i festeggiamenti si concludono con l'auspicio di realizzare la Republic of Italy. Ma ritornando ai protagonisti, a coloro che fecero il Risorgimento, l'Unità d'Italia, la Modernità, che si ricollega al Risorgimento, sottolinea Proli, attraverso vari aspetti, due in particolare. Il primo, le reti risorgimentali sono fatte di grande cultura e si muovono in una dimensione internazionale, ed hanno come elemento che le contraddistingue, anche in contrapposizione ai regimi conservatori precedenti, l'dea della Modernizzazione, Gregorio XVI, papa tradizionale considerava la locomotiva, il treno come un prodotto del demonio, mentre il movimento risorgimentale lo considerava come una grande occasione di Progresso. Il secondo elemento, è, oltre a l'aspetto culturale, l'aspetto di mercato, l'Italia unita, superata la precedente frammentazione in stati e staterelli, crea un mercato unico, una dimensione unica, rapporti commerciali in pianta stabile e duratura per cui aumenta la produttività ed il potenziale produttivo. Proli ha quindi mostrato l'elenco dei sindaci che si sono succeduti dall'Unità sino alla Grande Guerra per mostrare  a fronte a quale classe dirigenti ci si trovasse. Le elezioni a suffragio universale non si realizzarono prima del 1946, le elezioni dopo l'Unità d'Italia sono elezioni molto elitarie, interessano solo gli uomini, e tra questi solo coloro che hanno un censo ed alto livello di istruzione. I primi sindaci sono espressione della società terriera, avevano rendite da proprietà, tutti collegati con il più grande ente economico della città, la cassa dei Risparmi, sono espressione del mondo monarchico e liberale. Alcuni sono nobili, seguono poi delle spaccature, la prima si ha con Gaetano Ghinassi che è un commerciante, zio di Alessandro Fortis, ma il primo sindaco di impronta davvero mazziniana è Ercole Adriano Ceccarelli (1889-1894), nel 1890 muore Saffi, sono gli anni che Forlì volta le spalle a Fortis, che viene fischiato al funerale di Saffi perchè "volta gabanna", che da Villa Ruffio, dall'area radiacale era divenuto filomonarchico. Con Giuseppe Bellini, e soprattutto con Giuseppe Gaudenzi, repubblicani, si inaugurano le giunte democratiche. Sono gli anni che si evidenziano i primi significativi effetti del Progresso, che sono il nuovo acquedotto e l'abbattimento delle mura cittadine. Proli, tracciando il Pantheon forlivese, ha indicato Aurelio Saffi, Antonio Fratti, garibaldino della seconda generazione, un intrasigente del movimento democratico, Piero Maroncelli, carbonaro della prima generazione del Risorgimento che pagò un prezzo altissimo, Achille Cantoni, l'eroe di Mentana. Oltre a questi personaggi, punti di riferimento della nuova classe democratica, c'è l'associazionismo che è la vera forza che promuove il progresso; Proli ha ricordato le prime manifestazioni del 1° maggio e le numerose bande cittadine, ma anche le filande , le caserme; riguardo all'esercito, Proli ha sottolineato che esso ha reso effettiva l'Unità d'Italia poichè attraverso la catena dei militari il fenomeno della regionalizzazione comincia piano piano a trovare commistione, perchè i militari vengono spostati da una regione ad un'altra creando una forte integrazione tra le diverse culture e tradizioni locali. La città ha dei punti che sono il fulcro del confronto, della cultura, l'espressione della socialità; tra questi, l'antico teatro comunale, sino alla sua distruzione nel '44, esso non era solo il luogo delle rappresentazioni teatrali, dello svago, ma fu anche testimone delle prime esplosioni di giubilo a favore dell'Italia unita. La modernizzazione si realizza pure attraverso la costruzione di altri edifici come la regia scuola d'Arti e Mestieri, in piazza Cavour, dove i cittadini si formano sotto l'egida del progresso. Questa fu voluta da Alessandro Fortis, che nonostante fosse caduto in disgrazia agli occhi di molti forlivesi, continuò a fare arrivare a Forlì soldi e istituzioni. A Fortis si devono la costruzione della Casa circondariale, l'Eridania, il Tramvai. Questo percorso ha radici profonde che si riallacciano ad un  paio di generazioni precedenti, quando fra carboneria, movimenti patriottici si era creata una rete attorno all' Industriale romagnolo, giornale che veniva stampato a Forlì e che trattava dei problemi tecnici e pratici della agricoltura e dell'allevamento. Di questo mondo faceva parte Gaetano Pasqui, commerciante, gestiva un caffè, ma aveva la passione dell'agricoltura e dell'innovazione della stessa. A questo scopo inventò numerosi attrezzi e macchine agricole tra le quali il polivomero, un aratro particolare che ottimizzava la lavorazione dei campi ; la ciò pure qualche coltivazione sperimentale come quella del cappero e del luppolo per la produzione di birra. quindi l'Unità d'Italia viene retta da una serie di reti culturali che hanno il seme del progresso al loro interno, prevale quella legata ad una Italia monarchica, soccombe quella più rivoluzionaria, quella di Mazzini e Saffi. L'Unità d'Italia crea questo grande mercato unico che sarà alimentato dalla rete ferroviaria. La prima stazione ferroviaria di Forlì sarà inaugurata nella primavera del 1861 ed il primo treno, proveniente da Bologna, arriva il 1° settembre dello stesso anno. Il convoglio fu accolto dalla banda e dalle bandiere, davanti alla stazione un pullulare di fiacre e carrozze, non mancava l'omnibus a cavalli. La stazione ridisegna pura la geografia urbana di Forlì, se per secoli l'asse principale della città era stata la via Emilia, con l'avvento della ferrovia e della stazione, questo ruolo l'acquisisce corso Mazzini, che diviene il tramite tra Forlì ed il mondo. Le amministrazioni comunali che seguirono furono impegnate in lavori di restyling della città per renderla più attraente a chi vi giungesse. Sino ad allora la vecchia barriera Mazzini aveva avuto soprattutto una funzione daziaria, dopo l'avvento della stazione, diviene pure la porta d'accesso della città. La ferrovia da l'avvio anche al primo sviluppo di carattere industriale, a fianco di essa viene costruita una fonderia e l'officina del gas, la Forlanini, che avvierà lo sviluppo dell'illuminazione a gas delle principali strade della città e dei palazzi di quel ridotto rango di famiglie nobili e borghesi che se lo potevano permettere. Per l'interessamento di Alessandro Fortis, nacque quindi un'altra importante industria cittadina, l'Eridania. L'importanza di questo insediamento sta nel fatto che crea la modernizzazione partendo dai campi, dall'agricoltura. La coltivazione della barbabietola non era diffusa ed il suo sviluppo porta anche un grande miglioramento nel ciclo di lavorazione del terreno. Un altro stabilimento che lega l'industrializzazione al mondo dei campi e la Bonavita, che si insediò nell'attuale piazza Guido da Montefeltro; i suoi erano prodotti di carattere militare e per la caccia, produceva le borre, elementi in feltro per le cartucce. Per la realizzazione del feltro venivano utilizzati capelli di vario genere ma anche i bozzoli sfarfallati, sottoprodotto della lavorazione del bozzolo del baco da seta, molto sviluppata nel territorio; ecco il legame con il mondo agricolo. Altra industria che portò grandi benefici al territorio fu la Becchi, che produceva stufe in cotto. La ferrovia, ha proseguito Proli, costituiva la colonna vertebrale dell' Italia, e attraverso ad essa si svilupparono i commerci e trasporti nazionali, grazie anche al sostegno di uomini come Alessandro Fortis ed altri, collegati al sistema bancario locale, alla Cassa dei Risparmi, alla Banca Popolare Forlivese, realizzata da commercianti come Gaetano Ghinassi, travolta successivamente dallo scandalo della Banca Romana, evento che portò a vari disastri economici e suicidi anche nel forlivese negli anni '90 dell' Ottocento. Proli poi è passato a parlare del Tramvai, che doveva essere uno strumento, una rete che doveva unire le varie aree del territorio, alla ferrovia. Anche per il tramvai ebbero un ruolo rilevante Alessandro Fortis, Giovanni Brusaporci, un imprenditore di Meldola che possedeva alcune filande e una miniera di Zolfo a Sasso Spungone e l'ingegnere Giulio Romagnoli. Di Romagnoli è il primo progetto della tramvia, sostenuto economicamente da Brusaporci. L'impresa fu un fallimento, dopo di che intervenne Alessandro Fortis che si rivolse direttamente ai meldolesi, garantendo loro, se lo avessero appoggiato politicamente, di promuovere la realizzazione del progetto. Fortis fu eletto al Parlamento e il Tramvai venne realizzato, le pratiche per la sua realizzazione furono avviate nel 1881. La vera funzione del Tramvai non era quella del trasposto delle persone, ma aveva carattere industriale, esso doveva trasportare prodotti agricoli e commerciali da Meldola alla stazione di Forlì, uno di questi prodotti erano i bozzoli di seta, prodotti anche a livello familiare. Cosa però non prevista, questa accelerazione del trasporto e lavorazione di tale prodotto, che aveva visto il fiorire localmente di essicatoi e di aziende per la tessitura della seta, produsse un notevole calo nell'attività di questi mettendoli in crisi. Attorno alla seta, nelle filande lavoravano prevalentemente donne e bambine; in ambienti profondamente malsani, i vapori, le alte temperature, l'umidità erano la causa spesso di malattie polmonari. Proli ha poi mostrato immagini della filanda Ciro Ronchi di Meldola , a Ronchi è dedicato l'attuale meldolese Museo del baco da seta. Il setificio forlivese, per importanza, era quasi al livello dello setificio lombardo, comparto molto importante da sempre, citato puro nei Promessi sposi, fu dato pure il nome di Meldola ad un tipo particolare di bozzolo. Sul finire dell'Ottocento fu realizzata la grande filanda Bonacossa quindi Majani, a Schiavonia. Il 18 novembre 1881 manifesti annunciano la prima corsa del tramvai. Ritornando brevemente ad Alessandro Fortis, si devono a lui pure la realizzazione della Casa circondariale, il carcere, e la Scuola di Arti e Mestieri nell'attuale piazza Cavour. Ma la popolarità di Fortis non si conservò a lungo, egli morì nel dicembre del 1909; nella sua carriera politica, da democratico radicale repubblicano, arrestato a Villa Ruffi dove si erano radunati negli anni '70 repubblicani e socialisti pensando alla rivoluzione, era divenuto monarchico liberale filogovernativo; per questo negli anni '90 la città gli volse le spalle.

Quando morì era sindaco Giuseppe Bellini, suo amico, che andò a Roma per i funerali, mentre Forlì negò al "voltaganna" pure la bandiera a lutto. Il sindaco Bellini, per avere tenuto, durante i funerali, i cordoni del carro funebre in onore dell'amico scomparso, tornato a Forlì, fu "processato" al Circolo Mazzini e costretto alle dimissioni; nel 1910 fu eletto sindaco Giuseppe Gaudenzi, sono i momenti che videro la rimozione della stele della Beata Vergine dalla piazza grande. Ma, ritornando al tramvai, questo, per molti anni, transitò, venendo da Ravenna, lungo l'attuale corso Mazzini, piazza grande, corso Vittorio Emanuele, l'attuale piazzale della Vittoria per proseguire su viale Roma sino a Ronco Lido e da qui raggiungere Meldola. In sintesi nel 1881 fu inaugurata la tratta Forlì-Meldola, nel 1883 quella da Forlì a Ravenna, segue il fallimento di Brusaporci e della Società del Tramvai che viene assorbita da una società italo-belga che gestirà il Tramvai sino al 1929. Tra le curiosità legate al tramvai, Proli ha mostrato immagini degli scambi esistenti sul binario unico, per consentire l'incrociarsi di due convogli, in località Coccolia e una multa comminata dall'Ufficio di Pulizia urbana ( non è un errore, nell'atto è scritto proprio Ufficio di Pulizia urbana e degli alloggi militari di Forlì) alla Società del Tramvai il 6 luglio 1886 per aver affumicato negozi ed abitazioni nel percorso da piazza grande a barriera Vittorio Emanuele. Per questi incidenti il percorso del tramvai fu dirottato sull'attuale viale Matteotti, sino alla sua definitiva sospensione, dovuta all'avvento delle linee di trasporto pubblico su gomma, la SITA, che furono la vera condanna del Tramvai. Come ultimo sussulto di vita, la Società del Tramvai provò a gestire una cava di ghiaia al Ronco, ma senza successo, non va pure dimenticato il progetto degli anni '20 per sostituire le tramvie a vapore con altre elettriche. Furono presi in considerazione tratti che avrebbero collegato Forlì a Rocca S. Casciano, Santa Sofia, Cesena, Cesenatico, Ravenna, ma la modernità è rappresentata dal motore a scoppio, e quindi dal trasporto su gomma. Fu pure studiata una ferrovia transappenninica che avesse unito la Romagna, in particolare Forlì a Firenze, ma sappiamo che in questa occasione la spuntò Faenza che ebbe la fortuna di aver e il Ministro dei lavori Pubblici originario di Russi. Lo sviluppo delle strade ferrate si ha con l'inizio del 1900, nel 1910 vengono raddoppiati i binari, nel 1927 viene realizzata la nuova stazione, nella visione di realizzare una grande importante nodo ferroviario nazionale, ma la costruzione dell'aeroporto e della direttissima Bologna-Firenze fanno perdere tale importanza al nuovo scalo ferroviario. Ma vicino alla nuova stazione però nasce la seconda fase di industrializzazione della città, con la costruzione dello stabilimento chimico Orsi Mangelli. Con la nuova stazione, viene pure realizzato il viale che la congiungerà a quello che diverrà Piazzale della Vittoria ed il monumento che gli da il nome; un progetto vasto e complesso di architettura razionalista che sarà la nuova porta della città. Tra Otto e Novecento, la Modernità a Forlì si realizza in diverse fasi, una di queste vede la scomparsa dei mezzi trainati da cavalli e la comparsa degli autoveicoli, a motore a scoppio, sino ad allora molti erano i luoghi di ricovero, stalle, civili e militari, per cavalli. L'avvento dell'automobile a Forlì si può datare nel 1904, quando la famiglia Orsi Mangelli immatricola la prima auto, che allora era un vero e proprio status symbol. Ad inaugurare un uso in chiave moderna del trasporto su gomme è il servizio postale Forlì-Pontassieve nei primi anni del secolo. Un altro aspetto della modernità è la comparsa della bicicletta, Proli mostra una immagine del conte Filippo Guarini a cavallo di uno dei primi velocipedi; ben presto la bicicletta sarebbe divenuto il grande strumento di emancipazione re di trasporto popolare. Altro aspetto della modernità e lo sviluppo dei servizi, in particolar modo quello di nettezza urbana, ecco quindi delle immagini dei primi netturbini forlivesi con i carretti, però, ancora trainati da muli. Nella città, grande ed indispensabile risorsa è stata sempre l'acqua, nel 1905 fu realizzata la prima grande rete idrica e l'acquedotto, nei pressi della rocca di Ravaldino; al torrione l'acqua giungeva, attraverso la rete dell'acquedotto dai pozzi realizzati in via Fontanelle. Proli quindi ha proseguito illustrando un poco la società che caratterizzava Forlì di allora, i circoli, come quello della Scranna, il Seminario, l'ospizio, le cucine popolari a sostegno dei più poveri, le osterie frequentate dai numerosi facchini, l'Albergo Masini, l'ospedale, fatiscente, ancora situato nel palazzo del Merenda in corso della Repubblica, che per l'interessamento del prof. Sante Solieri e della munificenza di Giorgina Saffi sarà soppiantato dall'Ospedale Morgagni, la costruzione del quale iniziò nel 1907. Altro luogo di mondanità era la spiaggia di Ronco lido, frequentata nei mesi estivi , i giardini pubblici e lo sferisterio, dove i forlivesi andavano a vedere il gioco della palla. Proli ha mostrato poi un'immagine degli artisti che costituivano il Cenacolo forlivese, Giovanni Marchini, Zimelli, Maceo  Casadei, un importante ambiente culturale della città di allora. Forlì era allora una città che si misurava con la folla, con la partecipazione, le bande, i movimenti sindacali, i grandi funerali, momenti di alto valore civile. Proli si è quindi avviato alla conclusione illustrando un ultimo aspetto della modernità, fatta anche da numerosi personaggi estremamente moderni, allora quasi eversivi, come Pellegrino Artusi, originario di Forlimpopoli, ma che operò prevalentemente in Toscana. Artusi realizza una grande opera, di aggiornamento e ricucitura di cucine regionali in un unico notissimo libro La Scienza in cucina e l'Arte di mangiare bene che non è un libro di ricette, ma il primo libro moderno del nuovo stato, l'Italia unita, nata da poco. Proli ha concluso con questa ultima affermazione: la modernità è un fenomeno che si misura definitivamente con la rottura con le superstizioni, con le ingenuità, tutti credo che perdono, con essa, significato. Nel 1910 vicino alla terra era annunciato il passaggio della cometa di Halley, e collegato a questo si erano diffuse le più disparate voci, che nella sua coda vi fossero gas  venefici, che preannunciasse la fine del mondo ecc. La cometa passò e Forlì visse questo evento con un particolare afflusso di persone nelle chiese, per pregare.... non si sa mai! Ma nel maggio del 1910 molto più numerosi furono i forlivesi che si portarono all'aperto per vedere il passaggio della cometa, una grande festa che però fu mortificata dalle nuvole che ne  impedirono la visione. 

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