Quintodecimo

di Acquasanta Terme (Ascoli Piceno)


Il Fuoco della Venuta - il "focaraccio"


Immancabile nei ricordi dei Quintodecimani è il “focaraccio” dell’imbrunire del 9 dicembre che da secoli viene acceso per ricordare, qui come nel resto delle Marche, la traslazione della Santa Casa dalla Palestina a Loreto. Il “focaraccio”, o “fuoco della venuta”, costituisce per noi uno dei momenti più belli dell’anno al pari delle Madonnelle e della Processione di ferragosto. Tutti i paesani partecipano entusiasti alla composizione della pira e nessuno sembra mai essere stanco. In epoche meno recenti, e diversa densità di popolazione, i fuochi accesi erano due, uno in contrada Ponte e l’altro in contrada Forcella. Poi negli ultimi anni ci si è ridotti a solo uno in Forcella, con gli indimenticati Ferdinando ed Emidia (‘Middiola), Vincenzo ed Erminia (Firminia !), Quinto e Domenica (‘Menechina), Sestilio (Sestino!) e Clorinda, a far da padroni di casa e solo in anni recenti è tornato nei pressi dell’antico ponte. E così la scena si ripete sempre la stessa da anni: mentre le fiamme del falò svettano alte, qualcuno dalla folla inizia l’Ave Maria seguita dalle Litanie Lauretane recitate insieme al sacerdote… don Paolo Rossi, don Timoteo Pacilli, don Argentino D’Angelo sino ai più recenti, le voci tonanti. Il calore si fa intenso, costringendo la piccola folla degli intervenuti a fare qualche passo indietro, e la voce del popolo all’unisono: prega per noi. Poi il fuoco va a scemare, si scherza sull’altezza delle fiamme, si mangia una fetta di torta paesana, si spegne la cenere, il testimone passa ai più giovani del paese. Il sacro rito è consumato, Quintodecimo si inginocchia ancora in onore della sua protettrice.


"focaraccio" 2018




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