Nuovo portale per disturbi da attacchi di panico, ansia, fobie, depressione, medicina naturale, terapie alternative, disturbi psicosomatici, alimentazione, medicina olistica, Yoga, new age..

Ipocondria, agorafobia e depressione

L'agorafobia

Questo ulteriore passaggio evolutivo del disturbo da attacchi di panico viene da una parola greca che significa "paura degli spazi aperti". La persona si sente male, attanagliato sempre dalla paura di un nuovo attacco, perennemente ansioso, insoddisfatto dalla mancanza di diagnosi e cure precise. Trascorre la maggior parte del tempo concentrato su quello che potrà accadergli, e inizia, secondo la sua logica, a "EVITARE". Ha paura a stare solo, perchè potrebbe sentirsi male, a a camminare per luoghi affollati, a restare in spazi che sente "stretti", come un ascensore o una galleria o un ponte. Allontana la possibilità di utilizzare veicoli chiusi, come autobus, treni o aerei. EVITA tutto ciò che nella sua memoria gli rievoca la possibilità di un ambiente dove possa mancare l'aria e quindi rischiare di sentirsi male e non ricevere aiuto. Anche solo sentir parlare di quelle situazioni determina immediatamente un profondo malessere, un disagio che è pari a ciò che accadrebbe se dovesse vivere di persona quella situazione. Invoca un accompagnatore che può dargli supporto nel caso di nuovi attacchi, e infine non sa più farne a meno. In alcuni casi, la persona giunge a non uscire più di casa, subisce passivamente le proprie limitazioni e chiede solo di cercare di convivere con il proprio malessere.

L'ipocondria

Questo termine significa genericamente "paura delle malattie", e nel caso del panico nasce e si sviluppa secondo una logica molto precisa. Dopo il primo attacco, che si conclude con la ricerca disperata di aiuto, ma che quasi mai indica una diagnosi o un trattamento, il paziente vive ansiosamente il successivo. Cerca di capire cosa gli sia successo, ne parla con le persone vicine, e viene stimolato ad approfondire, mediante accertamenti specifici, quale sia l'origine della "malattia". Passa dal medico di famiglia, effettua analisi cliniche, fa ricerche specifiche come l'elettrocardiogramma. La diagnosi però rimane sospesa, perchè, come vedremo, il soggetto "è giovane e fisicamente sano". L'ansia anticipatoria lo porta però a vivere in modo molto conflittuale le conferme di buona salute. Vorrebbe sentirsi dire che "c'è qualcosa", che è stato rilevato un disturbo. I sintomi di ansia determinano effetti che sono simili a quelli di altre malattie di cui si sente parlare o che legge sul giornale. Un dolore al braccio, magari da freddo, è sicuramente un'infarto!!!, mentre il mal di stomaco è indiscutibilmente un tumore. Non accetta neppure le terapie eventualmente proposte, perchè senza volerlo, è più "consolante" il timore di una malattia che la sua cura. Approfondisce le ricerche con i cardiologi, l'endocrinologo,il gastroenterologo. C'è sempre, invariabilmente, la stessa risposta. E ha fiducia nei medici, ha imparato ad averla perchè sa che solo gli specialisti potrebbero dare la risposta definitiva. Comincia quindi a temere la presenza di un disturbo che non appare riconoscibile, che è nascosto e di difficile decifrazione. Si rafforza la certezza che la causa della malattia sia fisica. E si comporta sempre con maggior tensione e paura, sempre ansioso, rinforzando l'effetto fisico dei sintomi di ansia. E' un circolo vizioso senza fine e senza soluzione.

La depressione

La demoralizzazione e la depressione accompagnano invariabilmente l'evoluzione del disturbo di attacchi di panico. Ciò perchè l'isolamento progressivo che si è determinato, porta il paziente a sentirsi profondamente turbato e allarmato, quasi paralizzato in una situazione che sembra senza uscita. Si deprime perchè sente di non poter fare più la propria vita, costretto tra i timidi tentativi di prendere iniziative e lo sconforto che lo affligge quando sente di non farcela. E' lucido, consapevole e perfettamente cosciente, ma disperato perchè non sa fare più nulla. La sua vita si è violentemente interrotta e non si è più ripresa. Con una certa frequenza cerca soluzioni di forza che gli potrebbero dare un pò di vitalità, ma si arena davanti alle difficoltà. E allora capita che inizi a bere o a usare sostanze per cercare di alleviare il dolore e la disperazione.