VITA E MARTIRIO

 

Il martirio è una delle più splendide prove, che confermano la verità e la santità della religione cattolica.

Per ben tre secoli, dieci crudeli persecuzioni, hanno suscitato generosi testimoni dell Vangelo sulla terra e popolato di santi il cielo. Tra questi troviamo anche teneri fanciulli e delicate donzellette, che diedero volentieri la vita, per non rinnegare la fede di Gesù Cristo.

ÏLa vergine e martire Lucia è una di queste.

Di questa Santa martire gli Atti greci e latini ci hanno tramandato poche notizie. Ma ciònonostante la fama che questa giovane vergine, ha lasciato di sé è immensa. Nacque in Siracusa, sul finire del terzo secolo, da ricca e nobile famiglia.

Ancor bambina, perdette il padre, e rimase sotto la custodia della madre Eutichia, che volle educarla cristianamente. Lucia corrispondeva docilmente alle premure della madre, assistendo con grande devozione alle sacre funzioni delle catacombe, leggendo il Vangelo ed

esercitandosi nelle virtù cristiane, specialmente nella carità verso i poveri.

Lucia fu ammessa ben presto alla Mensa degli angeli (alla quale i cristiani di quei tempi si cibavano con devota frequenza per attingervi la forza necessaria a superare le tentazioni e la prova del martirio),  e fu allora che sentì il primo impulso di consacrare al Signore la sua

verginità. La madre Eutichia soffriva da molti anni un flusso di sangue, così ostinato, che aveva fatto ingenti spese per consultare medici, senza ricavarne nessun

giovamento. Lucia le stava sempre al fianco, prestandole i servigi più delicati e le cure più

affettuose. Un giorno, ispirata dal cielo, le disse: <<Madre, se nulla più ci resta sperare dai

soccorsi umani, perché non andiamo a Catania, per implorare la grazia del sepolcro della beata Agata? La fama di questa gloriosa martire si è propagata per tutta

la Sicilia, per i miracoli da lei operati. Anche i cittadini di Siracusa si recano nel venerato tempio della martire catanese per pregare; molti afflitti vi hanno trovato la

pace, e molti infermi la salute. Su dunque, o madre, coraggio e fede!>>

La pia e timorata Eutichia accolse di buon grado il consiglio della figlia, e il 5 febbraio dell'anno 201 giorno sacro a sant'Agata, madre e figlia si trovarono a Catania.

Recatesi nel tempio, udirono leggere dal Vangelo il fatto dell'emorroissa, che nel toccare il lembo della veste del Signore ne conseguì la guarigione. Allora, Lucia,
voltasi alla madre, le disse: <<Madre, se credi a quello che ora si è letto, crederai pure che Agata, la quale ha patito per Cristo, abbia libero e confidente l'accesso al suo tribunale: se vuoi, dunque, tocca con fede il suo sepolcro e sarai guarita.>>

Quando alla fine delle sacre funzioni, tutti i fedeli uscirono dal tempio, Lucia ed Eutichia, si avvicinarono al sepolcro, e si inginocchiarono, pregando la martire tra le lacrime. Mentre stavano in quell'atteggiamento, Lucia fu presa dal sonno e vide, in mezzo a schiere di angeli, ornata molto splendidamente, sant'Agata che rivolta a lei, diceva: <<Lucia sorella mia, vergine di Dio, perché domandi a me quello che tu stessa puoi concedere? La tua fede ha giovato a tua madre, ed ecco che è divenuta sana. Tu hai preparato nella

tua verginità un santuario gradevole a Dio; e per ciò come per me la città di Catania viene ricolma di benefizi, così per te la città di Siracusa sarà glorificata

dal Signore nostro Gesù Cristo".>> Appena sveglia Lucia, alzandosi, disse con grande commozione ad Eutichia :<<Madre mia, tu sei guarita, per grazia di Gesù Cristo e della sua martire, e la tua preghiera èstata realmente esaudita.>> Entrambe piansero di tenerezza e ringraziarono la santa Martire per la guarigione ottenuta.

Mentre ritornavano a Siracusa, Lucia disse alla madre: <<Madre mia, una cosa ora ti domando, che tu non mi parli più di sposo. Tutto ciò che ti sei proposta di darmi in dote, perché io sia congiunta in matrimonio ad un uomo mortale, donalo a me,

che mi sono già consacrata a Gesù, sposo immortale, che ama i vergini e si pasce tra i gigli. Egli ha promesso a noi grandi beni.>> La madre rispose: <<Lucia, figlia mia, se non ti rincresce, prenderai possesso delle mie sostanze e di quelle di tuo padre, dopo la mia morte; e ne disporrai allora a tuo piacere.>> Lucia riprese: <<Oh madre, la tua proposta non torna pienamente gradita a Gesù Cristo. Se vuoi render grazie a Lui, che ti ha beneficato, offrigli quelle cose di cui tu devi necessariamente spogliarti quando sarai morta. Dona, mentre sei in vita, quello che hai acquistato; e ciò, che hai promesso di darmi, offrilo a Gesù Cristo.>>

Tornate in patria, Lucia, sempre accesa dell'amore celeste, riuscì a persuadere la madre a seguire il consiglio di Gesù Cristo: "se vuoi essere perfetto, va vendi ciò che hai e dàllo ai poveri, ed avrai un tesoro nel cielo".

Quando cominciarono a vendere le loro sostanze ed a fare la distribuzione ai poveri, colui, che desiderava la mano di Lucia, vedendosi deluso nelle sue speranze,per vile vendetta la denunziò come cristiana, al prefetto Pascasio. Era l'anno 304: i feroci Diocleziano e

Massimiano "avevano emanato un editto di sterminio contro i cristiani; e, dappertutto i seguaci di Cristo morivano, tra i più atroci tormenti. Anche a Siracusa, venivano condannati nell'anfiteatro ad essere pasto delle belve.

Lucia, fu presa dai soldati e condotta dinnanzi al tribunale di Pascasio, si mostrò serena e lieta in volto. Il prefetto, sapendo che essa apparteneva a nobile famiglia e vedendo che era giovanissima e di rara bellezza, la trattò dapprima con buone maniere, consigliandole di lasciare la superstizione cristiana ed di offrire incenso agli idoli pagani.

La rimproverò pure perché sciupava la dote che poteva servire allo sposo.

Ma Lucia gli disse: <<Io sono cristiana e non adoro false divinità; ma il vero Dio, che sta nei cieli, creatore del mondo, e Gesù Cristo, che ci ha redenti. In quanto poi alla mia dote, io sola ne posso disporre e perciò con tutto il cuore l'ho distribuita alle vedove, agli orfani, ai poverelli e ai ministri di Dio.>> Allora Pascasio le gridò: <<Tu sei

inesperta, ma io eseguirò i comandi dei cesari.>>

E Lucia di rimando: <<Se tu cerchi di piacere ai Cesari, io voglio piacere al mio Gesù. Se tu ti guardi ad offenderli anch'io temo a dispiacere al mio Dio. Tu hai dissipato le tue sostanze con uomini dissoluti. Io ho posto al sicuro il mio patrimonio e il mio corpo non conosce l'impurità. Voi invece siete schiavi della corruzione del corpo e

allontanate le anime degli uomini dal Dio vivente per farle servire al diavolo e agli angeli suoi. Preferite le voluttà passeggere ai beni eterni.>>

Pascasio, cieco dalla rabbia, le disse: <<Queste belle parole cesseranno, quando verremo ai tormenti.>>

<<Le parole di Dio non cesseranno mai>> rispose Lucia.

<<Tu dunque sei Dio?>> riprese quegli. E Lucia:

<<Io sono la serva del Dio eterno, il quale ha detto: Quando sarete condotti dinanzi ai re e ai

principi non vi date pensiero del come e di ciò che dovete dire, perché non siete voi che parlate ma lo Spirito Santo che parla in voi.>> Pascasio disse: <<Dentro di te c'è dunque lo Spirito Santo?>>

Lucia rispose: <<L'apostolo dice: Coloro che vivono castamente e pienamente sono tempio di Dio e lo Spirito Santo abita in essi.>>

E Pascasio in tono minaccioso: <<Ti farò condurre in un luogo infame, dove sarai, costretta a vivere nel disonore; e così lo Spirito Santo fuggirà da te.>>

La verginella, nella sua calma imperturbabile, rispose ancora: <<Non viene deturpato il corpo, se non dal consenso della volontà. Se tu comandi che io subisca una violenza, contro la mia volontà, la mia castità avrà il merito di una doppia corona.>>

Pascasio confuso e adirato, ordinò che trascinassero la giovane vergi ne nel luogo infame, radunando, per maggior vergogna, tutto il popolo.

Ma Lo Spirito Santo diede a Lucia tale immobilità, che quelli non poterono rimuoverla. Si

provarono i più robusti soldati, dalle braccia nerborute:  ma Lucia restava ferma, mentre quei forti cadevano spossati. La legarono allora con delle corde ai piedi e alle mani, e incominciarono a tirare tutti insieme; ma quella rimaneva inamovibile come un monte.

Pascasio, furibondo, diede ordine di far venire molte paia di buoi. 

Sforzi inutili! Quegli animali, avvezzi al tracollo figgono i piedi in terra, ma non possono smuovere la vergine di Cristo, che lo Spirito Santo mantiene immobile. Pascasio, sempre più cieco dalla rabbia, le gridò: <<Quali sono le tue arti magiche?>> E la santa rispose: <<Queste non sono arti magiche, ma è la potenza di Dio, il quale ha detto: <<Cadranno mille alla tua sinistra e diecimila alla tua destra, ma nessuno arriverà ad avvicinarsi a te. 

Misero Pascasio, a che ti affliggi? Perché impallidisci? Perché ti struggi di furore? Hai avuto già la prova che io sono tempio di Dio: credi  ormai.>>

Ma quello diventò ancora più furibondo e ordinò:

<<che sia acceso un gran fuoco attorno a lei, che vi si getti pece, resina olio, affinché la vergine sia consumata al più presto!>> 

Vano tentativo anche questo! Le fiamme ardono ma non toccano la santa martire, che, sorridente alla letizia degli angeli, canta inni al Signore come i tre fanciulli nella fornace di Babilonia.

Allora gli amici di Pascasio la tolsero di là, per finirla col pugnale. E mentre il carnefice si accingeva a vibrare il colpo fatale, Lucia, piegate le ginocchia,

disse agli astanti: <<Fra breve sarà data pace alla Chiesa di Dio. Diocleziano e Massimiano cadranno dall'impero e finiranno miseramente.

Come la città di Catania ha in venerazione sant'Agata, così anche voi onorerete me, per grazia del Signore nostro Gesù Cristo, osservando di cuore i comandamenti di Dio.>> Dette queste parole, cadde trafitta e la sua anima generosa volò all'amplesso dello Sposo divino.

Quel giorno 13 dicembre 304 fu segnato, a caratteri d'oro, nella storia di Siracusa e della Chiesa cattolica.  

CULTO  

Per edito imperiale del 290, era concesso ai cristiani di

assistere alla morte dei fratelli di fede e di seppellirli.

Perciò Eutichia e altre devote matrone siracusane seppellirono il corpo della santa Martire

 entro un cavo, all'ingresso delle catacombe di Acradina.

Sul sarcofago scolpirono la colomba che spiccò il volo dall'arca di Noè per annunziare al mondo la pace. E la pace infatti,  secondo la profezia di Santa Lucia,

fu data poco tempo dopo alla chiesa da Costantino il Grande; mentre Pascasio, Diocleziano e Massimiano perivano miseramente.

Presso il luogo, dove la Santa rese lo spirito a Dio, i siracusani edificarono, nell'anno 310, un bel tempio. E durante il pontificato di San Gregorio Magno. Che propagò il culto di Santa Lucia e ne inserì il nome nel Canone della Messa, vi fu annesso anche un monastero di

frati benedettini. Il culto della Santa si diffuse rapidamente, subito dopo la sua morte, in tutta la cristianità.

Nell'anno 384, il siracusano Sant'Urso, vescovo di Ravenna, le dedicò un tempio in quella città.

Nel secolo VII, sant'Adelmo in Inghilterra e San Giovanni Damasceno in Oriente la celebrarono nei loro scritti. Dante Alighieri e Cristoforo Colombo ne

furono devotissimi: il primo, che attribuì alla sua intercessione la guarigione da una grave infermità agli occhi, ne fece uno dei principali personaggi della Divina Commedia; l'altrodiede il suo nome   a un'isola delle Piccole Antille, scoperta il 13 dicembre.

La nuova città di Syracuse negli Stati Uniti d'America, sede vescovile, ha voluto pure per

Patrona celeste la Nostra Santa.

Quando nell'878, Siracusa cadde nelle mani dei Saraceni,  il corpo di Santa Lucia fu tenuto dai siracusani gelosa"mente nascosto nelle catacombe. 

Il generale greco Giorgio Maniace, impadronitosi della città nel 1040,

lo chiese e lo trasportò a Costantinopoli, per farne dono all'imperatrice

Teodora. 

I Crociati veneziani, dopo la conquista del 1204, lo portarono a Venezia,

dove oggi si venera nella chiesa parrochiale di San Geremia, sopra un altare laterale dentro un'arnia di marmo cipollino. Per le feste caterine del 1904, il Cardinale Patriarca di Venezia ne fece la giuridica ricognizione e ne constatò la meravigliosa conservazione.

 Il corpo della Santa è mummificato e conserva la pelle, molle e sedevole al tatto. I piedi appaiono intatti; vi si scorge un'unghia nel piede destro. Manca buona

parte del braccio sinistro, che in vari tempi fu concesso, come reliquia, a papi e sovrani. Tutto il corpo ha una tinta gialla di cartapecora languida; la testa è più nera, piuttosto piccola, regolarissima, come regolare è la parte superiore dell'osso nasale, rimasta ancora sana. Quattro ciocche di capelli neri incorniciano la fronte, uscendo sotto la corona di seta bianca.

Più meravigliosi sono gli occhi. Le occhiaie sono coperte da una membrana nera, morbida, costituita dall'occhio stesso e dalle palpebre mummificate.

Si vede pure (cosa rarissima nei corpi dei martiri) la traccia del suo martirio: un profondo buco vicino al petto, sul lato destro. 

Le reliquie della Santa Sono state, in ogni tempo, strumento delle meraviglie del

Signore, specialmente per le infermità agli occhi. 

 

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