LA FESTA DI SANT'ANTONIO ABATE

 

Nella chiesa di Sant'Agata edificata in stile romanico, nel 1400 ed eretta in parrocchia autonoma il 16 marzo 1952 da S. Ecc  Mons. Giovanni Iacono;

la domenica successiva al 17 gennaio viene celebrata la festa di Sant'Antonio abate.

Sant'Antonio dopo la sua morte divenne presto uno dei santi più venerati e popolari. A lui si ricorse contro la peste, i morbi e contro il cosiddetto "fuoco di Sant'Antonio", affezione nervosa che si manifesta con fenomeni epidermici localizzati lungo il decorso dei nervi. 

A lui fu attribuita non solo la protezione e tutela delle persone e degli ammalati, ma anche degli animali domestici e dell'intera agricoltura. In tutte le stalle infatti c'era un'immagine del santo e non vi era parto di mula o di mucca in cui non si invocasse il Suo nome.

La vigilia della festa si svolge per le vie principali del paese, illuminate da piccoli falò, la processione col palio accompagnato da pochi fedeli. All'arrivo del palio in piazza Umberto I viene appiccato il fuoco a una catasta di paglia e legna, mentre il popolo in tripudio fa corona tutt'intorno, e le fiamme illuminano le case circostanti e le facce dei presenti.

Domenica giorno della festa, al mattino si celebrano le SS. Messe e nel pomeriggio viene portata in processione la statua in legno (del 1700) rivestita da una tunica scurissima; raffigurante il santo accompagnato dal tradizionale maiale, e che tiene nella mano destra un libro su cui arde una fiamma.

Anticamente la festa si svolgeva con un preliminare religioso: ogni anno i cooperatori della festa compravano un piccolo maiale e, dopo avergli tagliato un orecchio come segno di riconoscimento, lo lasciavano libero di andare per le strade del paese, mangiava tutto quello che gli offrivano i devoti. Esso era considerato quasi sacro e nessuno si arrischiava a toccarlo temendo la punizione del Santo. 

Alcuni giorni prima della festa il maiale, ormai grande, si vendeva ed il ricavato veniva devoluto alla celebrazione della festa stessa.

Vi era anche una manifestazione tipicamente folcloristica di corsa di muli, cavalli e asini. Nel primo pomeriggio si radunavano nella piazza del Carmine, dalla chiesa usciva il prete in cotta e stola che

benediceva non solo gli animali presenti ma anche fave e orzo che poi venivano portati in casa con grande venerazione e mischiati agli altri cereali come segno di benedizione. Subito dopo, al suono delle campane si partiva in una corsa sfrenata compiendo tre giri attorno alla chiesa. Il premio consisteva soltanto nell'aver dimostrato la propria abilità.

 

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