L’INVASO DEL LAGO ARTIFICIALE

E LE LESIONI DELLE CASE

 

        La diga di Pieve di Cadore è stata innalzata anche se, data la conformazione del suolo di Vallesella, era da temersi il pericolo di cedimenti sotterranei.

 Un primo progetto di sfruttamento dell’ acqua del Piave prevedeva invece la costruzione di una diga di sbarramento alta 37 metri a monte del paese di Vallesella e precisamente al Ponte Cidolo di Domegge. Un canale in galleria avrebbe dovuto portare le acque direttamente nel bacino di Caralte, che avrebbe dovuto alimentare una grandiosa centrale idroelettrica da costruire a Carolto. In questo modo si sarebbe salvaguardata la sicurezza dell’ abitato di Vallesella.

Questo criterio non prevalse e pertanto si succedettero:

·         lo sbarramento del Piave

·         la scomparsa del ponte di legno coperto sul Piave

·         la costruzione del ponte in cemento precompresso da      Villapiccola a Cologna

·         il riempimento del lago artificiale

·         i cedimenti del terreno e le lesioni delle case.

        Il primo ponte è stato demolito quando l’ innalzamento del livello delle acque dovuto allo sbarramento di Sottocastello lo avrebbe allagato e reso inservibile. Contemporaneamente procedeva la costruzione del nuovo ponte. Avvenuto il riempimento del lago artificiale, vennero collaudati la diga ed i ponti.

Nella primavera del 1950, avvenuto rapidamente il riempimento del lago artificiale anche per lo scioglimento delle nevi, verso la fine di maggio diverse abitazioni del paese cominciarono a presentare lesioni, mentre nella piazza di Villagrande ed altrove comparvero anche profonde spaccature sul terreno.

Nel giro di pochi giorni si lesionarono oltre una decina di edifici, tra cui una fabbrica di occhiali e cinque di questi furono dichiarati inabitabili. Il territorio del luogo venne sottoposto da parte della SADE ad una serie di sondaggi e trivellazioni, con particolare riferimento alla parte a sud della chiesa ed a sud-ovest del paese. Nel frattempo i proprietari delle case inabitabili vennero trasferiti a carico della stessa società in abitazioni di altri cittadini.

In seguito alla rigida presa di posizione da parte del comune di Domegge il Ministero dei Lavori Pubblici decise di far effettuare delle trivellazioni per conto proprio nei paesi di Domegge e Vallesella e di mandare sul posto una speciale commissione al fine di studiare dettagliatamente i fenomeni dell’ assestamento del sottosuolo di Vallesella. I lavori della commissione consentirono di confermare l’ esistenza di una correlazione diretta fra il lago e la falda freatica.

Secondo i risultati pubblicati dalla commissione, entità delle oscillazioni, natura dei terreni interessati e superficialità della falda erano fatti sufficienti a giustificare il verificarsi dei dissesti. Era perciò inevitabile che la causa originaria di tali dissesti era da ricercarsi nella creazione del lago artificiale, da cui era derivata una variazione del regime di circolazione delle acque sotterranee con conseguenti rapide e ripetute alternanze dell’ equilibrio del terreno.

In seguito all’ innalzamento del livello di base, che prima della creazione del lago era dato dalla quota del fiume o poco più, le acque sono arrivate ad inibire, per una notevole altezza, terreni sciolti, la cui capacità è pertanto diminuita. Considerando che le variazioni del livello del lago sono seguite a breve distanza di tempo da analoghe variazioni delle quote dei peli liberi e che queste a loro volta provocano costipamenti e rigonfiamenti del terreno, si hanno tutti gli elementi per giustificare e spiegare il verificarsi dei dissesti e l’ aggravarsi di quelli preesistenti.

Ciò significa che lo spessore del terreno al di sopra del livello di massima piena della falda non è sufficiente a compensare né gli effetti della variazione di contenuto d’ acqua nella zona interessata dalle oscillazioni del pelo libero, né quelli del moto delle singole vene in cui la falda stessa si suddivide.

Tuttavia una correlazione diretta fra dissesti e creazione del lago, se è dimostrabile per Vallesella, si deve invece escludere per la zona di Domegge.

La commissione concluse affermando che, prescindendo dai fenomeni di origine esclusivamente naturale, la presenza del lago artificiale e le sue variazioni di livello potranno anche in futuro compromettere la stabilità delle costruzioni di Vallesella.

 

Dal 1949 al 1963si susseguirono sondaggi geognostici e relazioni di esperti tendenti ad accertare le condizioni di stabilità degli abitati di Domegge e Vallesella.

Tra questi esperti G. DAL PIAZ sostenne che i crolli nei conglomerati sui quali è fondato l’ abitato di Vallesella, nonché le doline ed i cedimenti di Domegge sarebbero la conseguenza di fenomeni di dissoluzione delle rocce evaporitiche ad opera delle acque circolanti. Tali processi avverrebbero molto lentamente e sarebbero non incrementati ma rallentati dalla presenza del lago che, al massimo invaso, sbarrerebbe le sorgenti, diminuendo la velocità delle acque circolanti e conseguentemente la loro capacità corrosiva.

Nello stesso periodo, invece, GORTANI affermò l’ esistenza di un nesso causale tra bacino artificiale e fenomeni di dissoluzione, sia per un generale rammollimento dei litotipi completamente impregnati d’ acqua, sia per effetto dell’ intensa circolazione fra acque sotterranee ed acque del lago dovuta a differenze di temperatura.

Più tardi una nuova commissione ribadì l’ esistenza della correlazione diretta tra la presenza del lago ed i dissesti di Vallesella, escludendola per quelli di Domegge.

Nel 1964, dopo quattordici anni di studio ed osservazione dei fenomeni, VENZO giunse ad escludere sia per Vallesella che per Domegge il possibile verificarsi di cedimenti o dissesti improvvisi o comunque tali da poter costituire un pericolo grave per le persone e per la stabilità delle sponde del bacino.

Nel 1981 in prossimità dell’ abitato di Domegge si verificò una recrudescenza dei cedimenti; sondaggi effettuati a cura della Regione Veneto hanno confermato la presenza di gessi ed una circolazione idrica profonda. L’ esistenza di un nesso tra tali fenomeni carsici e la presenza del bacino articiale, ripresa in esame, risulta di difficile dimostrazione, anche per il tempo ormai trascorso dalla realizzazione della diga. Infatti la formazione del lago ha comunque innalzato il livello di base, al quale sono soggette sia la circolazione superficiale che quella sotterranea e pertanto non si può escludere una modificazione degli stessi percorsi sotterranei , con effetti negativi che si possono manifestare a distanza di anni. A questo proposito si deve anche considerare il fatto che i frequenti svasi ed invasi del lago determinano variazioni dello stesso livello di base, con il conseguente stabilirsi di moti di filtrazione e la possibilità di dissoluzione dei gessi a diverse quote.

Negli ultimi  anni, ad eccezione di alcuni periodi di precipitazioni molto intense, si è rilevata lungo il versante destro del fondovalle la mancanza di una circolazione idrica superficiale, ciò che lascia supporre che le acque che non scorrono in superficie vadano ad alimentare la circolazione idrica sotterranea, causa dei fenomeni carsici. Questo regime caratterizzato da portate modeste o nulle viene fatto risalire all’ alluvione del novembre 1966, che provocò danni in Val Bieggia ed in Valle Vizza.

Le maggiori zone soggette a sprofondamenti e cedimenti legati alla dissoluzione del substrato gessoso coincidono con le caratteristiche forme superficiali a imbuto, dette doline, mentre nelle zone abitate queste conche sono state riempite e quindi mascherate e sono individuabili dalle condizioni degli edifici, lesionati o visibilmente consolidati. Non si può quindi escludere che nelle zone abitate siano presenti altre aree soggette a possibili sprofondamenti.