VISITA AL MUSEO DEGLI ZATTIERI DI CODISSAGO

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Progettato da Giuseppe Sębesta, il museo degli zattieri illustra tutti gli aspetti riguardanti il trasferimento di grandi quantitā di legname che proveniva dalle vallate bellunesi e fluitava lungo il Piave, verso la pianura veneta e soprattutto verso Venezia.

Artefici di questo lavoro erano, allora, i "Menadās" e gli Zattieri. All’entrata del museo si č accolti da un manichino che indossa gli abiti da zattiere.

Lo zattiere regge in mano "l'anger" asta di legno lunga circa tre metri con un uncino di ferro per attirare i tronchi. Zattera con merci

     

DAL RACCONTO DI CESARE ENZO LOSSO  pagina iniziale

"Il Vajont (9 ottobre 1963), come una mannaia, ha tagliato la storia del Piave.

Dopo circa una decina di anni, ho iniziato a "visitare" la storia del mio fiume, perché su di esso hanno fluitato milioni di tronchi; le zattere hanno trasportato pietra grezza e lavorata, ferro e carbone; generazioni di zattieri hanno svolto il loro durissimo lavoro.

Lo Statuto degli Zattieri del Piave, conservato nella biblioteca civica di Belluno, datato 1492, č testimone di una tradizione antica per la mia

gente e codifica l’insieme di regole che i nostri avi avevano posto alla base delle loro attivitā di zattieri.

La “Fameja dei Zatčr e Menadās del Piave" ha voluto recuperare il patrimonio storico-culturale-sociale dei propri avi, realizzando questo museo".

ORA GLI SOTTOPONIAMO LE NOSTRE DOMANDE

  • Come era suddivisa la giornata degli zattieri?

-Si alzavano alle due del mattino, percorrevano a piedi la distanza da Codissago a Perarolo; verso l’alba iniziavano a costruire la zattera; a mezzogiorno facevano un pranzo frugale, presso la segheria, a base di polenta, formaggio salato, salame, trippa, baccalā e poi partivano. Dovevano percorrere il tratto pių pericoloso del fiume: Perarolo-Castellavazzo, dove gli zattieri di Codissago consegnavano la zattera a quelli di Ponte nelle Alpi.

  • Richiedeva molto tempo la costruzione della zattera?

-Si lavorava circa sette-otto ore per costruire una zattera! Era composta da 5 copole unite da "sache" e chiodi di legno, formate da 18-20 taglie non superiori ai 5 metri ciascuna. Il remo č un legno lungo circa 5 metri, con all’estremitā una pala. E’ molto faticoso da manovrare.

Particolare: tronchi legati con "sache" Costruzione della zattera durante la "Menada" rievocativa.
  • Che cosa trasportavano le zattere?

- Sulle zattere si caricavano vari materiali: pietra grezza e lavorata (proveniente  dalle cave di Castellavazzo, trasportata con carri o "lode" oppure fatta scivolare  lungo la china fino al greto del Piave), ferro e carbone: tutto quello che Venezia    richiedeva. Il peso variava da un minimo di 15 tonnellate ad un massimo di 40.

  • Salivano passeggeri sulle zattere?

- Salivano persone ed anche bestiame, ma solamente da Belluno in poi, perché il   fiume prosegue pių calmo e quindi il pericolo č minore.

  • Quanti zattieri governavano la zattera?

-La zattera era governata da 4 zattieri, 2 davanti e due 2 dietro; il numero perō    poteva variare fino ad un massimo di 18, a seconda delle dimensioni della           zattera (specialmente i "rasi", cioč zattere formate da tronchi da utilizzare per   l’alberatura delle navi).

  • Quali erano i porti lungo il fiume Piave?

-Le tappe erano 5: Perarolo-Castellavazzo; Castellavazzo-Belluno (qui la zattera   si fermava per una notte a comodo dei cittadini); Belluno-Falzč o Nervesa; Falzč-Ponte di Piave (qui si raggruppavano le zattere che, trainate con lunghe corde da cavalli, raggiungevano la laguna; gli uomini che li guidavano erano detti "paradori"); Ponte di Piave-Venezia ("squeri" della Misericordia, di San Marco, di Rialto)

  • Si sono verificati naufragi nell’arco degli anni?

-Il pericolo incombeva costantemente sugli zattieri! Un naufragio nel 1795 sulla tratta Perarolo-Castellevazzo ha coinvolto 13 zattieri di cui 7 sono morti.

  • Gli zattieri che avevano salva la vita, come manifestavano la loro gratitudine?

-Quando uno zattiere si salvava da un naufragio ringraziava Dio o la Madonna con un ex voto.

                                              Tavoletta votiva nella Chiesetta della "MADONNA DELLA DIFESA" a Vigo di Cadore.  

  • Chiunque poteva diventare zattiere?

-Solo chi era forte e coraggioso poteva essere zattiere.

  • Quali erano le loro abitudini?

-Provvedere al sostentamento della famiglia; avere un lavoro sicuro; rendersi utili nei 40 giorni di riposo.

  • C’era un santo che li proteggeva?

-Il santo protettore degli zattieri č San Nicolō, infatti il 6 dicembre si faceva una gran festa che durava 3 giorni e i papā vi portavano anche i bambini.

Dopo questa data, incominciava un riposo di 40 giorni che si concludeva il 17 gennaio, giorno in cui si ricorda S. Antonio abate.

  • C’era una scuola per diventare zattieri?

-La scuola era la vita; i figli maschi, giā dai nove/dieci anni, seguivano i padri, gli zii, i nonni e imparavano il mestiere osservando gli adulti e aiutandoli nei lavori meno pericolosi e meno pesanti.

  • Quando č scesa l’ultima zattera lungo il Piave?

-Era il 1921, era arrivato il treno che ha soppiantato le zattere. Gli "squeri" di Venezia, perō, non volevano il legname trasportato in ferrovia, perché arrivava secco ed era difficile lavorarlo. Nell’acqua esso si snerva, perde la sua forza e diventa facilmente lavorabile. I commercianti di legname, quindi, per poterlo vendere, praticavano abusivamente un foro nel legname, lo stesso foro che facevano gli zattieri.

  • Abbiamo sentito parlare dei "Menadās", chi erano?

-A differenza degli zattieri, i "menadās" avevano il compito di far pervenire la massa di tronchi alle segherie che sorgevano numerose (ben 13 da Perarolo a Fač di Longarone) lungo il Piave (la Menāda). Dal Cadore, ogni anno, fluitavano 270.000 tronchi. A fine marzo venivano lanciati nei torrenti affluenti del Piave. A Perarolo trovavano lo sbarramento del "Cidolo" che i "menadās" aprivano il 29 giugno, quando il Piave, finito lo sgelo delle nevi, rientra nel regime normale.I tronchi venivano infilati nella roggia. Quelli marchiati (al momento del taglio) entravano nelle segherie dei loro proprietari, gli altri fluitavano lungo il Piave fino a Fač di Longarone. I tronchi non procedevano regolarmente lungo il fiume: si accatastavano, si arenavano; spettava ai "menadās" controllarne il regolare deflusso nei punti pių difficili a colpi di "angčr" e accatastare i tronchi accanto alle segherie a colpi di "Zapėn". L’ultima "Menāda" risale al mese di luglio 1942. Nel giugno 1982 abbiamo iniziato a farci conoscere con la "Menāda" rievocativa.

                                         Modellino del "CIDOLO" nel museo di Codissago  

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