INDICE 
RUBRICA

RUBRICA
A MODO MIO

COMPOSIZIONI

Tre elementi


Il giocoliere fonda tutto il suo lavoro con pochi elementi, come ad esempio tre palline.
Una composizione, un tema scolastico ad esempio, non è cosa diversa. Il "giocare" le infinite possibilità di pensiero, intorno a pochi elementi, fa la differenza.
C'è, a mio avviso, una particolare gratificazione nel "tirar" fuori qualcosa di personale da elementi impersonali. Essi sono gli stessi per tutti, ma l'invenzione della combinazione racchiude il proprio mondo. 
La bellezza dello scrivere è tutta lì.

 

E s e m p i o


Argomento da trattare
: un ricordo particolare
Elementi
pallone, pioggia, moneta.

Per argomento da trattare, si intende - ad esempio - il tema assegnato ad un liceale.
Gli elementi considerati sono parte del contesto, nei modi che si vuole. L'importante è che la "storia" li coinvolga con razionalità e logicità.

1° composizione

Un ricordo particolare

           Un anno fa, intorno alla metà di maggio, ero a casa intento a studiare, come tanti altri pomeriggi. Eppure una sottile inquietudine faceva da sfondo e da disturbo alla mia concentrazione. Difficile dire il perché. Non che fosse la prima volta, del resto credo che a questa età sia frequente e naturale, ma c'era qualcosa di insolito. 
Il libro era aperto sulla scrivania. Il fascio di luce della lampada ben illuminava il testo di fisica, materia nella quale non avevo particolari difficoltà. Piuttosto il contrario: erano quelli gli argomenti che più mi interessavano. Tant'è che stavo studiando proprio per una probabile interrogazione da volontario. Ma le parole fuggivano via. I concetti, i significati, non c'era verso che si fermassero nella mia capacità di comprensione. Letta una frase, mi rendevo conto di non aver fatto nulla. Il tempo mentale non si era mosso di un secondo.
Chiusi gli occhi. Non so se sia successo ad altri, per me era certamente la prima volta: i rumori,  quelli più abituali erano presenti! Fin quando si lavora, fin tanto che l'attenzione è su qualcosa, c'è tutto un mondo che non viene percepito.
Ad occhi chiusi e la mente vuota, sentivo il battito del mio cuore come fosse la prima volta ed un sottile, leggero ticchettio sui vetri. Ad occhi chiusi, quell'inquietudine che non sapevo decifrare, sembrava scivolare via, e più ero attento all'esterno, più essa svaniva, come una foschia che si dissolve all'arrivo del sole. 
< Dunque c'è una correlazione >  dicevo a me stesso, pur senza approfondire l'intuizione.
Quella sorta di scoperta mi piaceva, tendevo l'orecchio sempre più lontano, avvertendo chiaramente che stava piovendo. Seguivo il ritmo degli scrosci, il tamburellare sul terrazzo, il fluire nella grondaia. Ascoltavo in lontananza il soffuso abbaiare di un cane. In tutto questo, in una sorta di silenzio interiore, una mano, nel muoversi sulla scrivania, toccò un oggetto metallico, rotondo e piccolo. Capii che era una vecchia moneta, un lontano regalo di zio Vittorio, un'instancabile viaggiatore a tutte le latitudini. La curiosità di guardarla mi fece riaprire gli occhi. Pensate che quella monetina era lì da mesi, un souvenir dimenticato dalla considerazione. Non ricordo di quale nazionalità fosse. La cosa buffa era la raffigurazione di un pallone: ma cosa c'entra un pallone in un oggetto di scambio economico?!
Non lo so. Quel che so bene che istintivamente mi alzai per andare alla finestra: pioveva ancora. Per qualche istante rimasi ad osservare il gocciolare della grondaia ed il rimbalzo delle gocce sul davanzale del balcone.
Poi il pensiero corse rapido ed io lo seguii come intrappolato in un desiderio infantile e stupido. Il pallone, quello vero, era nel piccolo locale delle cianfrusaglie. A tenerlo tra le mani, dopo non so quanto tempo, forse anni, ebbi la sensazione di rivivere, non semplicemente ricordare, momenti belli, semplici, quasi teneri.
Non occorreva riflettere per decidere: infilai scarpe da basket ed un cappello in testa, e subito corsi fuori.
In poco tempo fui zuppo fin nel profondo, ma felice. C'era qualcosa di strano e di magico a tirar calci verso un muro, mentre la pioggia mi infradiciava e le macchine schizzavano le pozzanghere.
Quando, oltre che bagnato, fui stanco, salii a casa, mi feci una doccia e mi rivestii con cose che mi apparvero comode, calde ed accoglienti. Ma la cosa più strana di tutte, quella che più mi sorprese, è che lo studio riprese senza difficoltà. Quei concetti che scivolavano dall'attenzione, ora risultavano catturati e subito compresi.
Talvolta, quando avverto un inizio di pigrizia mentale, o di tristezza o quel malessere indecifrabile che tutti, credo, conosciamo, ripenso a quel giorno ed il più delle volte mi è d'aiuto.