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RUBRICA |
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HERMANN HESSE |
COMMENTO |
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Sono una stella del
firmamento Io sono il mare di notte in
tempesta Sono dal vostro mondo
esiliato Son la passione senza parole
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Essere una stella significa avere
raggiunto degli obiettivi riconosciuti, essere comunque fonte di luce. Ma
Hesse "gioca" alla sofferenza interiore, egli è un otre mai
pieno, anzi resta spogliato, ingannato: da chi? Ecco la genialità di chi
seppe, tra i primi, vedere "dentro". Si osserva il mondo e
lo si disprezza, perché non c'è corresponsione. La superbia inganna
l'ingannatore e si ha bisogno di essere mare urlante, mentre si accumulano
le esperienze. Fino a capire che non ci sono più parole e più armi per
parlare o combattere con chi non c'è. "è la mia stessa forza che mi ammala". La forza che consente di vedere e capire molte più cose, fino ad isolarci, per mancanza di interlocutori, lasciandoci "consumare nel proprio ardore". Non possiamo incolpare il mondo per i suoi limiti e le sue inconsistenze: noi vi facciamo parte, ne siamo un frammento, una cellula viva, interagente, che non impazza, anche quando sembrerebbe tale. (segue sotto) |
| L' Hermann Hesse di Siddharta, ben lo sa. Immagino l'autore insieme al personaggio, insieme seduti sulla sponda del fiume. Ad esser tutto, ad essere nulla. Insieme osservano. Insieme chiudono gli occhi ed ascoltano. Dapprima piccoli suoni: il sibilo leggero dell'aria tra le foglie, il guizzo di un pesce, un sasso che rotola, lo sbattere dei flutti sulle sponde, il crepitio di un rametto calpestato da qualcuno di passaggio. Poi, c'è silenzio. La mente è finalmente a casa, isolata dal contesto, è dentro se stessa, immobile. L'ultimo pensiero è evaporato, l'ultimo suono estinto, la percezione è sospesa. Non più parole, non più armi, non più corona. |