Rubrica A Modo Mio

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Ma lei

 

Paul Eluard

Lei non vive che per la sua forma
Lei ha la forma di uno scoglio
Lei ha la forma del mare
Lei ha i muscoli di un rematore
Tutte le spiagge la plasmano

Le sue mani si aprono su una stella
I suoi occhi nascondono il sole
Un'acqua lavata il fuoco bruciato
Calma profonda calma creata
Che incarna l'alba e il tramonto

Per averne conosciuto il fondo
Io servo la forma dell'amore
Non è mai la stessa
Servo dei venti e delle fronti
Che si cancellano e si trasformano

Fresca stagione calda promessa
Lei è alla misura dei fiori
E delle ore e dei colori
Livello di forza e di debolezza
Lei è la mia perdita di coscienza

Ma rifiuto il suo inverno.

 

COMMENTO

 

Come in altre analisi letterarie, anche in questo caso il commento non vuol essere una vera recensione, quanto una riflessione aperta al lettore di questa rubrica.

Seguo le prime righe: raccolgo l'impressione che Lei, l'archetipo di un sogno d'amore, è un Tutto. 

Eluard sembra lasciarsi andare al bisogno umano di un sentimento invasivo, quasi stordente che, come un miracolo atteso, prende il posto d'ogni cosa. Lei è presente ovunque. Guardando un orizzonte, c'è la sua sagoma, dato che ha la forma del mare e dello scoglio, i muscoli del rematore: qualunque visione incroci il mio sguardo, Lei ne prende il posto.
"Tutte le spiagge la plasmano": ogni esperienza la modella. Lei è sempre diversa, non è mutevolezza, bensì trasformazione, rinnovamento, crescita. Il vento non ha una forma, ma agisce sulle forme. Il vento è energia.
Lei è l'energia che contagia, coinvolge, travolge.
I suoi occhi sono vivi, sono la luce della speranza.
Che altro? Che altro volere?
Eluard sembra ritirare l'abbraccio. Si, Lei è la misura della forza, ma anche della (mia) debolezza, Lei è il rischio che io non ci sia e mentre tutto cambia, io potrei non capire -  "la forma dell'amore non è mai la stessa".

Non è però del tutto chiaro perché dovrebbe davvero dubitare, fintanto che non si giunge all'ultimo rigo. Quel "ma rifiuto il suo inverno" da' un verso nuovo al sentimento ed è il monito che, in qualche modo, ci lancia.

Anche Lei ha un "suo inverno". Non è perfetta, non è sempre su un piedistallo, ha un lato oscuro, legato a tutte le possibilità che non mi appartengono. L'inverno, simbolicamente, somiglia ad una depressione, ad un dolore che stenta a tramontare, ad una sofferenza che ha bisogno d'essere consolata. Ma l'idea dell'amore non è l'amore.
L'amore esige un abbraccio incondizionato, ingloba inverni e primavere, ma non posso fare a meno di rileggere e apprezzare la bellezza delle similitudini: Lei che è la "forma" visibile di ogni cosa, Lei che apre le mani ad una stella (è l'idea dell'infinito e dell'eterno?). Lei è, credo, qualcosa di più dell'amore tra due amanti: è il bisogno umano e spirituale di una visione "alta" dell'esistenza.
Ma è l'inverno che tiene a terra il nostro volo, il nostro sogno liberatore. E' l'inverno, che pur si rifiuta, che rende "terreno" ogni sentimento.