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Per
valutare un'opera occorre conoscere molti parametri: storia dell'autore, la
sua formazione culturale, il contesto, la globalità della sua espressione,
i percorsi, i personaggi, le situazioni.
Chi conosce la rubrica A Modo Mio sa
che ci asteniamo da ciò. Per quanto si voglia sviscerare, resteremmo al
palo. Lo sviluppo interiore di un uomo, il suo cammino personale ed intimo,
e quindi segreto, resta inviolabile. Ma chi scrive desidera comunicare:
spesso in modo istintivo. Un artista non fa calcoli matematici: libera
l'anima. Lo fa con un linguaggio ermetico ed universale al contempo. Una
poesia deve poter parlare a tutti: che tutti possano riflettervi la propria
esistenza. Ognuno coglie un segno, difficile afferrare tutto. Una poesia
non è dissimile da un quadro: vediamo quello che siamo ed in qualche modo
entriamo in intimità con l'autore. E' un abbraccio interiore, oltre il
tempo, le culture, le specificità personali, le indubbie e necessarie
differenze individuali. L'anima parla tutte le lingue.
Personalmente
vedo molte cose, in quelle poche righe. Proverò ad esprimermi, senza un
ordine apparente.
Il titolo, già da solo, è un argomento. "Sento il caldo e il freddo
nelle mani"; le mani!
Le sensazioni, le percezioni, il parlare stesso: tutto avviene con l'aiuto
delle mani, che toccano, gesticolano, afferrano, sfiorano. Sanno tutto di
noi. "Sento il caldo e il freddo": sono presente, c'è ancora
vita, le mie mani stanno avvertendo. Ma il cuore, la mente?!
Mentre l'acqua scivola via sul dorso e sul palmo delle mani, il pensiero va
alla morte, all'esperienza non conclusa, alla crescita incompleta dello
spirito, alla paura, sapendo che quell'ultimo viaggio è il più solitario
di tutti, senza protezioni, senza armature, senza rinvio.
La speranza! Dario vi fa ricorso (così vedo): in una città assurda, dove
non c'è più spazio per una carezza che non sia finta, un uomo è fermo.
Intorno il caos metropolitano, i rumori, le frenesie, i ritmi, i negozi, la
fretta. Un uomo è fermo e se chiude gli occhi e non ascolta il rumore può
accadere che l'essenza umana riaffiori, che vada oltre le "età della
vita", che riesca a sentire il cielo come cosa sua: "cresco
dentro".
Così deve essere stata la storia dell'uomo. Tra battaglie e sconfitte, tra
una scoperta ed una delusione, tra abitudini ed innovazioni, c'è l'attimo
del silenzioso volo verso l'abisso: ciò che non conosco, ma che aspetta.
"Cresco dentro", non c'è altro da fare, mentre le mani
continueranno a percepire l'esistenza nel suo presente, nella semplicità
delle cose.
GdA
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