Rubrica  A MODO MIO

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Sento il caldo e 
il freddo nelle mani ...

Dario Bellezza

Poesia e commento

   


Sento il caldo e il freddo nelle mani
l'acqua corre giù piano

ma fermo, addomesticato penso
alla mia vita spirituale, ai voli
ancora da volare, al viaggio
in solitudine sperando in sogno
come un acquatico uccello
volo rasente l'abisso:
cresco dentro: è questo 
che importa, oggi, nel traffico
impazzito e metropolitano
di una città nemica oltre le età
della vita, quando ricordando
si poteva ancora sussurrare
al Cielo


COMMENTO


Per valutare un'opera occorre conoscere molti parametri: storia dell'autore, la sua formazione culturale, il contesto, la globalità della sua espressione, i percorsi, i personaggi, le situazioni.
Chi conosce la rubrica A Modo Mio sa che ci asteniamo da ciò. Per quanto si voglia sviscerare, resteremmo al palo. Lo sviluppo interiore di un uomo, il suo cammino personale ed intimo, e quindi segreto, resta inviolabile. Ma chi scrive desidera comunicare: spesso in modo istintivo. Un artista non fa calcoli matematici: libera l'anima. Lo fa con un linguaggio ermetico ed universale al contempo. Una poesia deve poter parlare a tutti: che tutti possano riflettervi la propria esistenza. Ognuno coglie un segno, difficile afferrare tutto. Una poesia non è dissimile da un quadro: vediamo quello che siamo ed in qualche modo entriamo in intimità con l'autore. E' un abbraccio interiore, oltre il tempo, le culture, le specificità personali, le indubbie e necessarie differenze individuali. L'anima parla tutte le lingue.

Personalmente vedo molte cose, in quelle poche righe. Proverò ad esprimermi, senza un ordine apparente.
Il titolo, già da solo, è un argomento. "Sento il caldo e il freddo nelle mani"; le mani! 
Le sensazioni, le percezioni, il parlare stesso: tutto avviene con l'aiuto delle mani, che toccano, gesticolano, afferrano, sfiorano. Sanno tutto di noi. "Sento il caldo e il freddo": sono presente, c'è ancora vita, le mie mani stanno avvertendo. Ma il cuore, la mente?!
Mentre l'acqua scivola via sul dorso e sul palmo delle mani, il pensiero va alla morte, all'esperienza non conclusa, alla crescita incompleta dello spirito, alla paura, sapendo che quell'ultimo viaggio è il più solitario di tutti, senza protezioni, senza armature, senza rinvio.
La speranza! Dario vi fa ricorso (così vedo): in una città assurda, dove non c'è più spazio per una carezza che non sia finta, un uomo è fermo. Intorno il caos metropolitano, i rumori, le frenesie, i ritmi, i negozi, la fretta. Un uomo è fermo e se chiude gli occhi e non ascolta il rumore può accadere che l'essenza umana riaffiori, che vada oltre le "età della vita", che riesca a sentire il cielo come cosa sua: "cresco dentro".
Così deve essere stata la storia dell'uomo. Tra battaglie e sconfitte, tra una scoperta ed una delusione, tra abitudini ed innovazioni, c'è l'attimo del silenzioso volo verso l'abisso: ciò che non conosco, ma che aspetta. "Cresco dentro", non c'è altro da fare, mentre le mani continueranno a percepire l'esistenza nel suo presente, nella semplicità delle cose.

GdA