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  IL LABORATORIO DEL PENSIERO

Provo a definire il Laboratorio del Pensiero  ricorrendo ad un immagine del tempo adolescenziale. Andavano di moda i Cineforum, nelle sale "alternative", ma più frequentemente in quelle parrocchiali. Pellicole attente a questo o quell'aspetto, destinate ad un piccolo e talvolta intristito dibattito.
A quindici anni si è (o si era) incuriositi ed esigenti nel bisogno necessario di togliere tutti i tendaggi che, uno dietro l'altro, quasi infinitamente, ostruiscono la visuale sugli scenari della vita, ancora tutta da svelare, tutta da costruire: il campo del possibile è ampio, sembra che non ci siano limiti e non si notano pericoli, né ostacoli.
La sala è buia, l'intimità piena: si è raccolti, la concentrazione è viva. Il brusio mentale è sospeso. Si è presenti e pronti a cogliere un segnale, pur senza averne la consapevolezza. Apparentemente non si cerca nulla, se non "godere" di un buon film. 
Poi accade.. Ed accade proprio perché non lo aspetti. Un'immagine, una parola, un suono associato, producono una sensazione, il sentore di un intuito , che non si ferma, cammina vorace, cerca spazio: è l'embrione di un nuovo pensiero. Qualcosa che non c'era, ed ora è tuo.
Qualcosa che non conoscevi si rivela a te, fornisce elementi nuovi, ramifica, ricodifica il vissuto, costruisce, o inizia a costruire, una nuova impalcatura sulla quale sviluppare successive riflessioni, altre interpretazioni: un'altro tendaggio
è aperto.
Il pensiero evolve, c'è un movimento che non ci sarebbe stato senza quel film, quell'attenzione, quell'interiorità silente.

Il Laboratorio è personale, è dentro, ma ha bisogno dell'esterno. 
Credo che tutti lo esperimentano: non sempre lo si riconosce.      

Giampietro De Angelis