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       Contagio

A New York, quel pomeriggio di Agosto, l’umidità era insopportabile;
era la classica giornata in cui il disagio fisico rende la gente ostile.
Salii su un autobus e fui colto di sorpresa dall’autista, un uomo di mezza età con un sorriso entusiasta stampato sul volto, che mi diede immediatamente il suo benvenuto a bordo con un cordiale  <Ciao! Come va?>:  un saluto che rivolgeva a tutti quelli che salivano, mentre l’autobus scivolava nel denso traffico cittadino.

 

Ogni passeggero restava stupito, proprio come lo ero stato io, e pochi furono quelli che ricambiarono il saluto, chiusi com’erano nell’umor nero della giornata.

Ma mentre l’autobus procedeva lentamente nell’ingorgo, si verificò una lenta trasformazione. L’autista si esibì per noi in un monologo, un vivace commento sullo scenario intorno a noi:  “c’erano dei saldi fantastici in quel magazzino, una splendida mostra in quel museo, un nuovo film in quel cinema …” L’uomo era deliziato dalle molteplici possibilità offerte dalla città e il suo piacere era contagioso.

Al momento di scendere dall’autobus, tutti si erano ormai scrollati di dosso il guscio di umor nero con il quale erano saliti e quando l’autista  gridava loro <Arrivederci, buona giornata!> rispondevano tutti con un sorriso.








Daniel Goleman
Brano tratto dal libro "INTELLIGENZA EMOTIVA"