Era
l'imbrunire, quando mio padre tornò a casa, un po' più tardi, un po'
più stanco.
Come sempre, gli corsi incontro, ma egli tirò dritto. Andò nella sua
stanza, senza salutare.
Quando uscì, lo guardai immobile, in attesa di un perché. Fu allora
che disse quella cosa, forse banale, forse inutile per un bambino di
dieci anni:
- Ci sono cose che non riesco a spiegare. Tu sappi però che verrà il
momento che capirai da solo. La vita è una ruota che non smette mai di
girare.
Mio figlio ieri ha fatto i
capricci, ha procurato danni, seppur lievi. L' ho sgridato, forse con
troppa severità. Poi l' ho preso sulle gambe e gli ho chiesto scusa.
Ho aggiunto che un genitore fa fatica a stare sempre dalla parte giusta,
perché tutto intorno chiede equilibrio, partecipazione e consenso. Ed
è difficile, bisogna pensare a mille cose e talvolta ci si dimentica di
sé. Infine, gli ho detto che prima o poi si sarebbe trovato nella
stessa situazione, perché l'esistenza e l'esperienza umana
ricordano una ruota che gira continuamente.
Un nodo alla gola mi impedì di
proseguire: erano passati trent'anni da quando quelle stesse parole
erano state pronunciate da mio padre.
Mi trovo in fila,
in attesa di arrivare al parcheggio dell'ipermercato. E mi chiedo se sono
davvero io che ho scelto o se seguo un flusso che non è il mio.
Supermercati sempre più grandi, più casse, più esposizione e
soprattutto più folla.
Cosa mi impedisce di andare in campagna e comprare dal fornaio un chilo di
pane? E poi cercare il fruttivendolo dalla bottega che sa di povere cose,
e poi il macellaio? Cosa mi obbliga a soffrire una fila dietro l'altra, a
comprar cose che non mi servono, ad innervosirmi, ad odiare infine quel
prossimo che, visto altrove, sembra diverso?
Credo all'inevitabilità della catena di
montaggio.
Il problema è quando essa è nella nostra testa.
Ho bisogno di
respirare il silenzio, di scendere in una cripta dove la polvere ha mille
anni e dove un filo di luce esterna, appena filtrata, mostra la sagoma di
una pietra nuda e corrosa dal tempo.
Mille anni di storia circolano nelle tue vene. Non saresti dove sei, non
guideresti l'auto che hai, non parleresti come parli, se altri non
avessero riempito, loro malgrado, dieci secoli.
Allora è necessario che ascolti, che chiudi gli occhi ed assorbi
quell'odore particolare; acquista la consapevolezza che calpesti una
polvere antica.
Abbi il buon senso di essere per un attimo mite, silente, saggio.
|