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Viaggiare è meglio

 

 

 

 

che  arrivare

Piovono parole, acquazzoni, fiumi in piena: parole a raffica, disperse, violente, improduttive.
Parole prive di ascolto, senza scambio. Quanta dignità diamo ai nostri pensieri, ai nostri concetti?


Il viaggio è il percorso

Ovunque si voglia andare, è la qualità del percorso che conta.
Immagina il giovane Siddharta, seduto sulla sponda del fiume: è nel pieno del viaggio.
Immagina Messner durante la scalata: non ha fretta di arrivare. Vive il singolo secondo.
Ogni chiodo, ogni passo aggiunto ha la sua bellezza. 
Ogni volta che la mano si appoggia c'è la palpitazione di un cuore felice. 
Poi l'estasi.
Quando si è sulla vetta e l'occhio gira tutt'intorno, c'è l'uomo che, 
per molte ore, ha vissuto ogni singolo istante, senza distrazione,
misurando le proprie energie ed assaporando ogni centimetro conquistato.
La vetta senza la scalata, senza il viaggio, non darebbe nessuna gioia profonda.
Il percorso è vita, è confronto. Ricchezza. Nel percorso ci sono tutte le motivazioni.

Non tutto è competizione: afferra il pensiero sottile. E' fatto di lentezze.

Osserva tutto quello che ti circonda: ci sono gli infiniti specchi del tuo profondo.
Se vuoi arrivare subito, non arrivi da nessuna parte.
Anche un atleta è così. Ha un percorso da compiere, lungo una vita. 
L'atleta sa che deve vincere, ma come? Quanto tempo ed attenzione dedica ai particolari?
La scelta dei dettagli, il sacrificio della lunga preparazione e delle rinunce sono il suo viaggio.
Anni di lavoro per una medaglia. Egli sa che dovrà misurarsi con competitori più forti.
Se la vittoria fosse l'unico obiettivo, non ce la farebbe. E' il confronto che lo muove,
è l'esplorare le proprie risorse, è lo spingere avanti i propri limiti
che gli rende bella la stanchezza, che gli fa dire "ancora" anche quando nessuno ci crede più.
E' il conoscere ogni angolo di sé, è la perfetta sinergia mente-corpo ad appagarlo.
Solo uno sciocco proverebbe gioia, da adulto, a vincere una corsa con dei bambini.