Aria tersa, d'alta montagna.
Ne respiravo le particelle
distillate, una ad una.
Rilievi asciutti, sfumati alla
lontananza,
in pendii lievi.
Ciuffi d'erba, piccoli, mossi da
frazioni di vento,
freddo e pulito.
Era tanto il bisogno di
comunicare, di afferrare,
di gioire e capire,
di esultare ed esaltare,
di esprimere e fantasticare,
che tutto tacque.
Quale dolce sterilità!
Quali fresche invarienze e
ripetute purezze!
Lago quieto e riparato.
La mente riposava,
scendeva adagio verso le cime
degli abeti,
ad un piano inferiore, col volto
sorridente.
Di nuovo a salire, voltando a
sinistra,
saltando le pietre,
allungando il percorso,
verso il sentiero del bosco
vicino.
Tornava correndo,
sfrecciava e rallentava,
davanti a me che l'avevo atteso.
Subito sfuggiva, di nuovo snella,
impetuosa e commossa,
a guardare l'orizzonte troppo
vasto.
Si accoccolava, accaldata.
Rannicchiata si addormentava,
sotto carezze benevole e leggere.
Un soffio le scompigliava i
capelli,
le baciava le guance, le sfiorava
il sorriso.
Mente autonoma ed infantile,
viva e degenera,
pigra ed impulsiva.
Riposava in solitudine.
Riposava in quiete.