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Mia carissima amica, sento la tua mancanza. E' già da un mese che sei via e
neanche una lettera ad accorciare il tempo e la distanza. Possibile che tu
non te ne sia accorta? La città
probabilmente ti avvolge con le sue distrazioni e le sue vetrine. Forse gli
studi ti impegnano molto. E sì
che ci tieni molto ad arrivare, a finire. Almeno, quando accadrà, potremo
ancora parlare senza questi lunghissimi intervalli.
Ma come stai? Tua madre racconta, dice che sei soddisfatta della tua nuova
abitazione e delle amiche che condividono gli spazi e l'affitto. Io vorrei
tanto sentirlo dalla tua voce, non dalla sua.
Qui, in paese, le cose scorrono apparentemente uguali. In casa, ora, abbiamo un cane, e meno male che c'è il giardino! E' buffo,
ti piacerà: il pelo è nerissimo, con una macchia grigia vicino al collo.
Taglia media e grande vivacità, corre sempre ed ovunque. Così la scorsa
Domenica l'ho portato fuori dall'abitato, fin nelle campagne di Giorgio, che
tu conosci. Si è divertito moltissimo a rincorrere le galline, che
saltellavano come impazzite, ma non sembravano troppo spaventate: Pasqualino
(gli abbiamo dato quel nome) è giovane e giocarellone, non spaventa
nessuno. Che ridere, io e Giorgio, come non mai. Anche Teresa, sua moglie,
si contorceva. Che giornata! Ci fossi stata tu, sarebbe stato ancora più
bello. Ma accadrà! Ancora verrà il tempo che staremo insieme.
Sto seriamente pensando a quel progetto che sai. Ne abbiamo parlato a lungo
la scorsa estate, quando, dall'alto del roccione, guardavamo il rifrangersi
delle onde. Ricordo che l'idea ti piaceva. Sentivi di dover dare forza al
nostro volontariato, di concretizzarlo in aiuto vero a quei ragazzi. Ora
cosa dici? Io non so più quel che pensi. Mi accorgo che a momenti non so
chi sei, e mi dispiace. Mi preoccupo. Laura, mi mancano i tuoi occhi, quel
tuo sorriso a volte incompleto, a volte triste. Ora posso dirti che mi
piaceva (mi piace) molto. Mi piace il tuo volto, mi piace stringerti la
mano. Lo facevamo già da bambini. Laura, io vorrei starti vicino, molto
vicino. Puoi capirmi? Quante volte sono stato lì per dirtelo, per dite:
ti... E poi mi frenavo, mi bloccavano proprio quei tuoi occhi, sembravano
andare oltre, fuori di me, fin sulla collina, fino al cielo. Io non capivo,
non capisco. Ma ti voglio, non posso stare così solo.
Torna appena puoi, torna Laura. Se non puoi farlo, almeno telefonami. Dimmi
qualcosa.
Tuo, insostituibile, Nicola.
P.S. Gilberto organizza una festicciola simpatica per il suo compleanno.
Cerca di esserci. >>
L'acqua
mi fa l'orlo al seno, come un abito scollato. Seguo la linea bianca di
morbida schiuma. Nicola mi fa star male. La sua bella lettera mi ricorda che
neanche un bagno caldo, desiderato, può essere sufficiente. Non posso
tornare ora. Non voglio, cosa potrei dirgli?
Il respiro del corpo da un moto delicato alla schiuma.
Sollevo una gamba, la slancio verso l'alto, in verticale. I muscoli
si stirano, mentre le goccioline scivolano giù. Accarezzare la schiuma,
accarezzare la pelle, liscia, profumata, accarezzare un pensiero, un
ricordo. Come quello dove, bambina piccolina, ero nella vasca, temendo la
schiuma negli occhi. Nicola era già nei miei giochi, era già fuori, sul
prato della casa di Antonio. Il
tempo passava con le nostre manine intrecciate, i bacini ingenui e gli
sguardi inconsapevoli, mentre la scuola ci lasciava crescere, ci faceva
credere che la vita fosse una cosa possibile. Realizzabile.
Le mie gambe, appoggiate sul profilo della vasca, mi consentono di affondare
il busto nell'acqua, mi consentono di ammirarle.
Che farebbe Nicola se le vedesse così? Che direbbe?
Forse vorrei essere nella sua campagna, nel nostro paese di collina, a pochi
Km dal mare. Vorrei essere al tempo delle lunghe gonne larghe e piene di
mistero ed aspettative. Vorrei camminare senza apparente meta e scopo, tra
ciuffi d'erba, sotto l'ombra delle querce, sotto i rami dei meli e dei
ciliegi, fino ad arrivare, prima o poi, un po’ per caso, un po’ per
desiderio, a quelle grotte naturali di tufo. Mi lascerei andare per terra,
lascerei che Nicola tirasse su l'infinita gonna e le sue sottovesti,
lascerei che lentamente denudasse le mie gambe, il corpo intero. Nuda, tra
la polvere di terra, vorrei rotolarmi.
E' così Nicola, amico dell'infanzia e dei ricordi, è così che sei nei
pensieri.
Questa lettera è carta straccia, attorcigliata, spiegazzata e bagnata,
neanche galleggia, imbarca subito acqua. Andrà a fondo.
Sbiadirà l'inchiostro delle parole.
Verrà il momento Nicola, ti parlerò e ti spiegherò. Ti chiederò se
qualche cacciatore della domenica ha lasciato ancora bossoli vuoti dentro
quella grotta, sotto quella quercia.
Ma ora, dentro quest'acqua, non voglio rumori e suoni, non voglio idee,
neanche più desideri. Mi lascio affondare, mi lascio andare. Il vuoto che
mi calma, svaniscono anche i ricordi. Il corpo è solo. La spazzola, dalle
lunghe setole sintetiche, cade nell'acqua.
Mi
sento nuda dentro.
Nuda per me, o per Giovanni, forse domani. Nuda, per il professore che
vorrebbe, per Silvana con la scusa delle sue fotografie. Nuda per pulire
l'insalata e passare lo straccio sul pavimento, nuda per lavarmi i denti e
per studiare. Nuda per credere al domani o per non pensarci, per credere ad
oggi e passare oltre. Nuda, per scrivere una lettera.
Per
sorridere, davanti ad uno specchio.
Con semplicità.