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Spazio Aperto

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SPAZIO Aperto
  LE VOSTRE OPERE  on line

 
ALESSANDRA ATTI LA MANO GIUSTA

 

 

Può arrivare un momento nella vita in cui non ti resta che chiedere quattro carte.
Trepidando, forse per arginare tanta disperazione, te ne esci allora con un gesto di immotivata prudenza: tiene su l’asso. Ecco perché fallisci di nuovo. Se la sorte burattina voleva regalarti un poker, di assi te ne avrebbe serviti almeno tre e tu avresti aperto alla grande.
Quando puoi solo rovesciare tutto, tanto vale restare in mutande stringendo un sette di picche.
Questo è il racconto di Come e Qualmente Figuri Possibile azzeccare una scala reale, restare praticamente come prima e scoprire che lì sta il bello.
Il professor Ciccio Bellagamba si svegliò infastidito perché gli puzzavano le ascelle.
L’emersione troppo rapida dai cerchi del sonno gli bloccò lo sguardo ancora ottuso sulla cupola liscia della propria pancia. Rotondità netta su sfondo di parete azzurrina; ai lati, in decrescenti sporgenze simmetriche, le dita dei piedi, come disperati tronchi d’albero risparmiati per lucro da impietosa mano edile su collina di periferia.
Fosse l’odore nemico di cipolla rancida, fosse la desolazione appena messa a fuoco, o fosse che aveva compiuto ieri 43 anni, l’uomo non poté più negarsi la perversa sofferenza di un piacere a lungo rimandato. Chiuse simbolicamente gli occhi e lasciò cadere la mente giù per le pareti scivolose del pozzo infido, una vita scalata per più della metà.
All’inizio ancora qualche riluttanza ad ammettere il sapore vacuo dei numerosi nulla raggiunti con impegno. Quanti bei voti a scuola, quanti presagi di brillante destino da parte di rispettabili docenti non-morti che, ahimè, di brillante avevano al massimo un filo di ponte d’oro fra denti incerti.
Una persona seria, ecco cos’era stato lui, un onest’uomo beffato in partenza da un nome insulso. Aveva dovuto per forza aggiustarlo poiché anche i segretari più cupi alzavano un angolo della bocca convocandolo in presidenza, figuriamoci i ragazzi.
Eppure, a un laureato così presto e bene in lettere antiche spettava di penetrare come punta di diamante il mondo della scuola. E lui l’aveva fatto, ma a pensarci si sentiva piuttosto simile ad una punta di supposta, destinata a scomparire con altrui sollievo alla fine di un utile ed inglorioso lavoro. Per venti anni il dottor professor Umberto Secchi aveva macinato chilometri, pubblicizzato Lucrezio e giustificato Erodoto, plasmato alunni e masticato colleghi, il tutto nella precarietà e nel grigiore. Si era visto spostare oscuramente come un sacrificabile pedone sulla scacchiera dei provveditorato. Era stato costretto a sputare sangue su immani programmi di abilitazione per poter insegnare almeno i congiuntivi ai confini estremi della provincia. Aveva accumulato pancia, puzze e molto vuoto, qualche soddisfazione, soldi niente.
Con la pervicacia di un carnefice pignolo che si accorge di aver lasciato intero un osso al condannato, richiamò il colloquio del mattino. Il coetaneo direttore di liceo privato a cui si era offerto per cifra modesta gli aveva rilanciato con bella voce baritono-manageriale "Peccato, alla sua età ancora senza cattedra…" Nello sguardo arrivato la stessa partecipe benevolenza della volpe verso una gallina grassa "Peccato, il pollaio era aperto…"
Potenza dell’ultima goccia: in apparenza uguale alle altre, invece dà il via alla cascata.
"Bella merda" si disse, lui così alieno alla volgarità. "Cosa c’è da salvare?" Subito gli venne in mente la serietà, l’affidabilità, almeno quella. Non era sempre stato il suo pilastro? Ecco, appunto. E fu così che si tenne solo il nome.
Per prima cosa fondò la Ciccio Prodòmo S.u.A., Società ad unico Agente, lanciandosi nel settore della Vendita Idee di Mercato.
Partì mirando alto: propose ad una joint-venture psicotecnologica il Detrattore Subliminale, semplice congegno per arginare le personalità narcisistiche mediante messaggi ipnotici autodistruttivi. Gli acquirenti, confidando nella evidente creatività del dottor Bellagamba in giacca, cravatta e bomber a righe trasversali, gli comprarono anche l’idea dei Cyber-King, oracolo computerizzato con linee intere e spezzate a comparsa casuale di tipo temporalesco.
Una catena di porno shop gli pagò bene il lancio dei Kamasutra tascabili, una posizione-mille lire con illustrazione rifinita in pelo umano. Per controbilanciare, il Vaticano investì una fortuna nel progetto della rete mondiale di hard discount clericali "New Simònia", aperti giorno e notte con 3 per 2 su rosari e lumini e saldi sulle indulgenze.
Il Ministero degli Interni gli appaltò senza indugio l’impiego delle Glue Bells, corpi amministrativi di 20 segretarie 20 in reggi-internet di pizzo nero e stages di formazione al Crazy Horse.
La fama arrivò col Simulatore di Parto per gravidanza isteriche, segnalato in prototipo a Umbria Fiction per il genere horror fantasy. La scena in cui un’ostetrica modenese virtuale ti incombe sopra coi suoi manoni "Spinga, signora, spinga, che se no i gemelli glieli tiro fuori con la manovra di Kessler" – mormorio fra le infermiere novizie, la più giovane sviene – fece sudare anche i giudici. Optional per giocatrici incallite l’espulsione finale tramite joystick di uno o più feti gonfiabili giapponesi grondanti pasta conduttrice alla fragola.
Vi fu un ciclo di conferenze dal titolo "Cicerone era una donna? Ovvero, l’arte di allargare il buco per farci passare il cammello", dopodiché i giovani in carriera che non riuscivano ad ingrassare disarmonicamente si ridussero a comprare rotoli di pance sintetiche, profumate al soffritto naturale.
Cosa si può voler di più? Il cavalier Bellagamba, che si era dato una bella sfogata, un po’ incanutito e per nulla dimagrito, ritenne allora giunto il momento di dedicarsi davvero a ciò che amava.
In abito grigio, dopo doverosa attesa, ci riprovò col suo miglior tono pacato: "Non so se si ricorda di me, sono il professor Secchi.…"
Appesantito dal lardo posticcio, avvolto in umidore cipollino, il bel direttore si finse magnanimamente seccato: "Ma sì, ma sì, guardi, proprio per venirle incontro, ho due mesi di supplenza in una seconda, poi si vedrà."
Quasi distratto, Ciccio notò che l’aspetto era cambiato, lo sguardo ed il tono no.
Sentendosi grande come il dio Quetzalcoatl quando si adatta alle piccole, perfette spoglie di un serpente, chinò educato la testa: "Può contare su di me".