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La   scuola :  quali  priorità?

 

Per un insegnante, oggi, si pongono interrogativi che erano impensabili qualche decennio fa.
La memoria corre al tempo in cui si era noi dall'altra parte. Aule disadorne, ma all'estetica non si pensava. Il professore entrava: tutti in piedi per il saluto, attenti a non fare cadere nulla, a non fare rumore. Non che fossimo angeli, ma l'invadenza era ancora lontana da venire.
I punti sono comunque altri. Se un giornalista avesse rivolto qualche domanda sulle aspettative del docente, le risposte, per quanto variegate, ruotavano intorno a pochi concetti chiave: "insegno la mia materia, do un giudizio su quanto viene appreso, sull'impegno dimostrato, sul comportamento". Qualcuno forse si spingeva ad ampliare il discorso: "cerco di far capire che nella vita ritroveranno quello che studiano. Per bere una tazza di caffè c'è un processo produttivo che ha a che fare, insieme ad altro, con la matematica, la fisica, la chimica".
C'era, dichiarato o no che fosse, il principio del merito, anche se va detto, ad onor del vero, che non sempre questo aspetto era facilmente identificabile e misurabile. Ma era importante che, almeno in via di principio, fosse qualcosa al quale fare appello. Un valore, insomma. Un pilastro concettuale.
Oggi? La meritocrazia viene sbandierata da tutti, ma ha il sapore delle cose che si dicono e non si considerano. I ragazzi sono letteralmente bombardati da stimoli esterni che puntano i riflettori su ben altre attrattive. Già nella scuola dell'obbligo vediamo scarseggiare, mediamente, la capacità introspettiva, l'interesse per le "cose" scolastiche, la cosiddetta "buona educazione", il senso del rispetto - e non mi riferisco a quello presunto verso l'insegnate - Il docente, almeno nella scuola dell'obbligo, deve fronteggiare aspetti indipendenti dalla materia di competenza: l'evoluzione emotiva, i turbamenti psicologici derivanti da problematiche familiari sempre più frequenti, l'illusione creata dai "miti" televisivi (l'importante è apparire), il disinteresse sociale, la mancanza dello spirito di gruppo (leggasi solidarietà), ecc.

Contemporaneamente occorre non trascurare il programma ministeriale, occorre aiutare l'ultimo senza rallentare il primo. Occorre dare ascolto alla voce, spesso dissonante, della famiglia. Occorre il dialogo, l'inventiva, fronteggiare ad armi impari la voglia prorompente di videogiochi ed un senso competitivo, extra scolastico, che ha poco di sportivo, così come insegna ormai la società.
Come ribilanciare gli interessi? Come riuscire a dare pari dignità alla sacrosanta voglia di gioco e al bisogno di "conoscere". Come ripristinare la curiosità per il sapere? Insomma, quale didattica, realmente efficace ed efficiente occorre inventare e praticare? Infine: come riuscire a stabilire un asse collaborativo con i genitori, nella convinzione di lavorare insieme, da angolature distinte, per un bene comune, quello degli adulti di domani?
Le domande sono aperte. Ognuno può avere un suo stile, risposte valide ma individuali. E' tempo di un riesame globale per creare delle linee guida che siano un riferimento per tutti, nella certezza che la scuola non potrà mai essere statica. Non può neanche essere al passo con i tempi: deve prevederli ed anticiparli, per evitare depistaggi culturali, per fornire modelli nuovi, attendibili ed attraenti.

 

Lina Paoletti, docente scuole medie