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La visione di
MANNAZ
Da
ore attendi di essere ricevuto.
Il monaco ti guarda sereno e prima che tu possa chiedere, ti racconta:
< Un uomo è seduto sulla riva ed osserva la propria immagine riflessa.
Nota una discrepanza con ciò che sa di sé. Egli è tentato dal dire:
"l'acqua non mi specchia bene" e il suo primo istinto è di
alzarsi ed andarsene. Poi riflette e suppone "che io sia così !? Che
l'immagine che ho di me non corrisponde al vero?" Nell'uomo cresce il
dubbio, quel piccolo dubbio che innesca il più bel processo possibile: la
crescita interiore. Qualche tempo dopo, egli torna al lago e di nuovo si
siede ed osserva. Nel soffermarsi ad osservare l'immagine con le sue
distorsioni, scruta sempre più in profondità, miscelando se stesso con
il moto di milioni di molecole d'acqua che - come sai - hanno percorso i
tempi e i luoghi, nel loro evaporare, piovere, riconfluire, portando con
loro particelle di storia, eventi, vita e morte. E in tutto questo c'è il
nuoto placido di qualche pesciolino che ci ricorda che la vita è il
singolo momento. E' quel filo d'erba che il vento muove e che magari
accarezziamo con il palmo della mano. E' il chiudere gli occhi e sentirsi
parte di un tutto>.
Il
monaco tace e sorride. Vorresti sentirlo ancora, ma egli indica la via.
Comprendi che sei l'uomo incerto se rifiutare l'immagine o iniziare a
nutrire il dubbio. Il ritorno a casa è un turbinio che lentamente si
placa.
Comprendi che non è ora di progetti, ma di preparare il campo. E' ora del
tuo cambiamento. E' ora di affinare la sensibilità e la percezione, di
"sentire" il silenzio.
E' ora di specchiarsi per davvero senza fuggire, riconoscendo in ogni viso
incontrato qualcosa del tuo.
Non è ancora tempo di gratificazioni e di raccolto a mani tese.
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