LAGUZ

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NOME DEI SIMBOLI
(la posizione dei nomi rispetta quella dei geroglifici: 8 per ogni riga, da sinistra a destra)

FEHU URUZ THURISAZ ANSUZ RAIDHO KENAZ GEBO WUNJO
HAGALAZ NAUTHIZ ISA JERA EIHWAZ PEORTH ALGIZ SOWELU
TEIWAZ BERKANA EHWAZ MANNAZ LAGUZ INGUZ OTHILA DAGAZ

 

La visione di LAGUZ

Immagina un uomo solo, in un tempo che non è il nostro, al di fuori della propria caverna. Aspetta. La sua solitudine non è una condanna, egli conosce i propri simili, ha momenti di contatto e cooperazione. Ora è solo, per necessità. E' la solitudine di chi soppesa, distaccandosi dal mondo, per il tempo che occorrerà. L'uomo è povero, per volontà. La grotta è un simbolo, non ha una data storica. E' la preistoria dell'evoluzione spirituale. L'uomo è assente da sé, non misura se ha freddo, o fame: è in attesa. Il suo sguardo punta alto, cerca di penetrare le nuvole, cerca un varco azzurro, un raggio di luce. Aspetta il contatto.

Accade che sei in automobile, o che stai concludendo un acquisto, un contratto di lavoro, o sei con amici. Senti il bisogno di "non esserci", di "tornare a casa". Ma la casa ha un indirizzo che non conosci. Senti che è da qualche parte, che ci sei già stato: è da essa che provieni, è ad essa che vuoi tornare. Non è la morte, è un rinnovamento.
Aspetti il contatto: la luce che ti guiderà. Guiderà le scelte e darà un senso a ciò che farai. La luce che ti farà sentire vivo, che indirizzerà i pensieri, i sentimenti, l'istinto.
Talvolta senti che nulla ti appartiene, ciò che possiedi porta il tuo nome anagrafico, ma non è roba tua. Ti siedi da qualche parte e guardi lontano ...
Il contatto ha bisogno di un pretesto: la tua attenzione, vestita di momentanea solitudine.

 

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