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A MODO MIO

 

CESARE PAVESE

Pensieri di Dina  (frammento)

Dentro l'acqua che scorre ormai limpida e fresca di sole,
è un piacere gettarsi: a quest'ora non viene nessuno.
Fanno rabbrividire, le scorze dei pioppi, a toccarle col corpo,
più che l'acqua scrosciante di un tuffo. Sott'acqua è ancora buio
e fa un gelo che accoppa, ma basta saltare nel sole
e si torna a guardare le cose con occhi lavati.

E' un piacere distendersi nuda sull'erba già calda
e cercare con gli occhi socchiusi le grandi colline
che sormontano i pioppi e mi vedono nuda ...

Questa sera  ritorno una donna nell'abito rosso ...
ritorno vestita a pigliare sorrisi.

(segue)

 

COMMENTO

Che splendido inno alla libertà! Un Pavese così, dispiace ricordare che ha lasciato il mondo troppo presto. 
In questa poesia ci sono infiniti spunti: il bisogno di andare, di essere; l'ipocrisia dei tanti furbi, la scarsa attenzione di molti; la bellezza di una sana trasgressione, la sua liricità e profondità; il dialogo interno nella fusione con la natura (le scorze dei pioppi); l'energia purificatrice dato un gesto improbabile (e si torna a guardare le cose con occhi lavati); il gioco della complicità con se stessi per ritrovarsi fino in fondo e davvero,
per poter tornare a galla e nella società con una forza nuova e grande consapevolezza.
Immagino un corpo nudo che si rotola sull'erba, che si confonde in essa, che si lava con la sua rugiada e resta immobile, sotto un sole che è nuova energia, luce che attraversa l'anima. E' quello stesso corpo (e non fa differenza che sia femminile o maschile) che abbraccia il pioppo, che "sente" la durezza delle scorze, che si tuffa nell'acqua, quasi nuova placenta: nuova vita.
Il compiacimento di sapersi nuda tra gli altri, che non sanno, non vedono, non capiscono, non ha nulla di egoico o appariscente o, peggio, esibizionistico: significa invece essere nuovi. E' il sentire l'essenza, è lo spogliarsi dei panni sociali, che pur verranno nuovamente indossati, ma con consapevolezza diversa: a pigliare quei sorrisi che non danno gioia, perché invenzioni del falso, dell'ipocrisia e delle attenzioni calcolate.