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Pasquale di Catalogna


Il nome ed il luogo sono inventati, ma non il personaggio, né la storia che conosco di persona. Pasquale (così continuerò a chiamarlo) è un professore dimissionario con spiccata vocazione di nomade colto. Abita, nei brevi periodi che resta, in una cittadina del versante est dell'Italia centrale.
E' un uomo
di circa sessant'anni ben indossati, ricco di esperienza e cultura poliedrica. Potreste conversare di matematica, fisica, letteratura, filosofia; potreste chiedergli come sistemare una certa cosa dell'impianto elettrico, idraulico, o architettonico della vostra casa. Potreste, ma non fatelo: si annoierebbe. In principio dialogherebbe, poi, dopo un po' e con cortesia, vi pregherebbe di lasciar perdere. Nella testa ha altre cose, ricordi lontani e recenti, dei suoi infiniti viaggi, davvero alternativi.
Lo vedi passeggiare sul lungomare, lo saluti e ti risponde con un gran sorriso ed un gesto largo. Se gli tieni compagnia, è probabile che in quindici minuti ti condensa sei mesi di girovagare, apparentemente casuale, nei posti meno frequentati del mondo.
Non ama i tour sperimentati. Pianifica il luogo, ma non i dettagli. La meta è data dalla curiosità storica, antropologica e culturale in senso lato. Gli interessano gli abitanti, il loro modo di essere, il loro passato. Vuol vedere i resti di civiltà semplici. Non va in albergo, se non costretto da mancanza di alternative. Un suo giro dura sempre alcuni mesi. Decide il punto di partenza, di arrivo, alcune tappe intermedie. Studia la geografia del posto, prepara tutte le cartine. Ripassa qualche lezione di storia: tutto il resto è lasciato al caso, agli incontri, alle piccole quotidiane avventure e scoperte. In questo modo ha affrontato le Americhe, l'Asia, parte dell'Africa. Ovviamente, l'Europa è stata corsa in lungo ed in largo tanti anni fa. Non ci va più, gli sembrerebbe di non muoversi di casa, di non vedere nulla di diverso.
Insegnava, non ricordo più quale materia. Credo fosse qualcosa di scientifico. Si era stancato degli ambienti troppo statici e troppo annoiati. Non tollerava la scarsa costruttività che regnava, almeno in quel periodo, nell'ambiente scolastico. Gli davano fastidio i discorsi dei colleghi, ripetuti all'infinito e sempre uguali. Era disturbato dalla poca volontà dei ragazzi, dalla loro mancanza di curiosità, dalla loro presunzione. Se gli dici: "d'accordo, i ragazzi sono così, ma è forse colpa degli stimoli che ricevono ..." Puoi fargli un bel discorso sulla didattica, che lui già conosce. Ti ascolta con la stessa pazienza con la quale sopportava i colleghi, poi, quando proprio non ne può più, con calma e voce realmente tranquilla, ti risponde: "bellissimo discorso. Guarda, non fa una piega. Ma ascolta: fino a quando uno non decide di metterci qualcosa di suo nella vita, puoi dargli tutto quello che ti pare. Devi metterci qualcosa di tuo, non puoi solo aspettare che ogni cosa arrivi. Anche il desiderio di conoscenza deve essere tuo. Se non l'hai, resta pure ignorante, che va bene uguale. Ai ragazzi che avevano interesse, io ho dato molto, ma molto sul serio. Con gli altri, non avevo nulla da scambiare".
Così è Pasquale di Catalogna, professore in pensione, davvero colto e davvero vagabondo del mondo.
Parlare con lui, ti riempie il tempo, il cuore, ti specchia il bisogno di andare, di cambiare, di credere. Di vivere.

GDA