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Il mimo e i suoi cani


I turisti lo conoscono bene. Passeggiando per il centro diella cittadina balneare, zona pineta, nell'isola pedonale, si incontra un capannello di gente ferma a guardare. Un uomo, ben truccato da mimo, è immobile con i suoi guanti bianchi ed un cane seduto a terra, ai suoi piedi. Solo gli occhi, di tanto in tanto, rivelano che un cuore pulsa dentro quel manichino immobile. Lo sguardo ammicca a qualche bambino incuriosito o perplesso, mentre mamma o papà, dopo aver raggiunto la saturazione dell'attesa, tendono ad andar via, ricordandosi - ma non sempre - di mettere qualche spicciolo nel cappellino poggiato su di uno sgabello. E' quella l'unica maniera per destare il mimo che ringrazia a suo modo. Chiede al cortese signore di pescare un foglietto dal cilindro. Su di esso il turista leggerà una breve frase, del tipo "messaggio della Sibilla". Un modo simpatico per dire arrivederci. Colpisce l'eleganza del gesto, il gioco del polso nel tendere il cappello, l'ammiccamento degli occhi, il cambio morbido della postura: una piccola variazione sul tema. Se non fosse per il cane (talvolta più d'uno), leggermente ansimante per il caldo, non fosse per il cestino di spiccioli, sarebbero tutti convinti di trovarsi davanti ad un manichino reale, tale è la perfezione dell'immobilità.
Verrebbe da pensare che ad un tale così tutti vogliono bene, come fosse un'icona della cittadina, uno dei suoi segni distintivi. Non è così.
Sarà per la vita sregolata, sarà che la presenza dei cani da' a qualcuno un disturbo di "principio", il nostro mimo è spesso sotto bersaglio. Talvolta è bersaglio di critiche educate, in altri casi di offese ingiustificate. Accade di venire rapinato e malmenato dal balordo di turno. Egli non reagisce, la sua è una vita "dentro", dentro al suo ruolo, nell'amore per i cani e per la vita di strada. E' l'uomo dei sottoponti, come un personaggio felliniano, o forse pasoliniano. Come un povero vero, ricco della sola umanità: c'è n'è abbastanza per disturbare chi della vita sociale ha una visione "razionale".  I problemi non provengono dalle istituzioni, anzi c'è da riconoscere loro un certo interessamento per garantire all'uomo un po' di confort (rifiutato). 
L'inciviltà, l'incomprensione, provengono dal singolo cittadino, dal benestante al manovale, dal colto all'ignorante, dal benpensante all'emarginato: hanno tutti bisogno di un capro espiatorio, di un immobile mimo, di un indifeso per scelta, di un vagabondo per vocazione. 

GdA