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RUBRICA

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A MODO MIO

COMPOSIZIONI

Qualche parola sul come


.premessa
Un giorno, parliamo dei primi anni 60, il maestro mi guardò sospettoso e perplesso, tenendo in mano il mio compito di esercizio sulla struttura del brano.
Non riusciva a capire il disordine, per così dire, dialettico. Sarà per senso di dovere, o per pietà o forse per un pizzico di simpatia (nonostante qualche bacchettata sul palmo della mano: a quei tempi era assolutamente normale), si pose davanti a me come colui che, cadesse il mondo, mi avrebbe insegnato a scrivere. Per la verità non so se ci sia riuscito, ma lo sforzo lo fece davvero. Gli sono grato, comunque.
Il suo metodo fu semplice e seguiva due direttrici:
- rispetto agli altri bambini, mi dava un numero doppio di compiti riguardanti la composizione dei brani
- dovevo leggere racconti e riassumerli con il minor numero di parole, a parità di comprensibilità degli eventi.

Credo che qualcosa ho appreso, soprattutto sulla sintesi.
Sotto descrivo tre metodi, dal meno canonico a quello più rigorosamente scientifico. Non necessariamente quest'ultimo è il più interessante ed utile.

Metodo A 
E' il più improprio, più caro (sentimentalmente parlando), più insensato: è il mio metodo.
Al tempo delle superiori, leggevo il titolo del tema e lo mettevo idealmente da parte. Per un ora - talvolta anche più - pensavo ad altro, apparentemente.
Quel titolo, come tutte le cose, evocava un ricordo, una riflessione, un sentimento.
Iniziava l'introspezione, il viaggio nei meandri della mente: quasi un sognare, nella complicità del silenzio dell'aula.
Poi riprendevo il foglio, rileggevo il titolo del tema ed iniziavo a scrivere, talvolta senza la fatidica brutta copia. Scrivevo e basta. Quando credevo di aver finito, rileggevo tre volte:
- la prima per comprendere se il testo aveva senso
- la seconda per controllare errori ortografici e sintattici
- la terza per la verifica della punteggiatura.
Consegnavo il foglio.

Metodo B
Leggete il titolo, poi lasciate che affiorino tutte le idee, gli spunti, le deduzioni: prendete breve nota (una parola o poco più), lasciando il tutto in ordine sparso.
Riflettete una manciata di minuti su cosa vi si chiede.
Riguardate il vostro elenco: eliminate quello che non appartiene, date delle priorità al resto, creando - anche fisicamente, con dei segni di penna - le correlazioni.
Sviluppate le parti. Legatele propriamente tra di loro. Esaminate il contenuto risultante: qualcosa sarà di troppo, mentre altro dovrà essere ampliato. Esaminate l'estetica: la punteggiatura, l'omogeneità della coniugazione dei verbi, la sintassi.
Rileggete ancora: tocca a voi, per primi, dover essere soddisfatti.
Imparate ad essere osservatori esigenti ed attenti di quello che esprimete.
Metodo C

Un testo, come il discorso di un politico, o la relazione di uno stratega aziendale, ha bisogno di una struttura.

- Premessa introduttiva che faccia da veicolo all'argomento del soggetto.
   Spesso è utile pescare nel proprio vissuto, facendo esplicito riferimento ad una propria esperienza, se di
   attinenza.
- La vostra tesi sul soggetto. Poche righe sul vostro punto di vista.
- Contesto ed argomentazione. E' la parte centrale e più ampia. Il contesto è lo scenario, dove possiamo 
  dare spazio allo sviluppo degli argomenti
che forniscono corpo e credibilità alla tesi. 
  Quando è possibile, è utile, per dare ulteriore sostegno a quanto è stato scritto, citare frasi o autori che in 
  modo razionale si leghino alle argomentazioni.
- Conclusione. Poche parole che valgono da riepilogo, o da commiato e comunque da chiusura.


CONSIDERAZIONE FINALE

Oltre ogni metodo, ogni valutazione, ogni opinione, ciò che conta davvero è avere idee, ovvero scovarle in sé, metterle a disposizione, elaborarle in un continuo raffronto privo di rigidità.
Un tema, prima che un compito in classe, è uno straordinario mezzo per far venire a galla l'universo interiore.
Ed è questo ciò che conta: più dell'eleganza formale, più della correttezza sintattica. Le regole vengono insegnate e talvolta apprese, ma l'esercizio del pensiero nascente, il proprio unico ed irripetibile pensiero, è un'altra cosa: non può essere insegnato, è esperienza personale. E' lo scoprire che si è, che si ha.
E' un'intima soddisfazione, difficile da descrivere: ricca da vivere.