Ritorna alla Home Page di: Poeticamente

"Le recensioni qui presentate sono tratte dalla Mailing List di Poeticamente"

Parliamo

Di: Francesca Battaglia

Francesca Battaglia è nata a Torino; dal 1982 vive a Nichelino, lavora in un asilo nido come operatrice scolastica e ha sempre avuto come hobby la lettura, la musica e il cinema. Sposata da 21 anni ha una figlia che adora e un barboncino di nome snoopy, amante della natura e di tutte le cose belle che ci circondano, poco attaccata alle cose materiali, crede fermamente nei valori della vita.

L'uomo, essere sociale, ha sempre avvertito profondamente, il bisogno di comunicare con gli altri. Si può affermare che proprio la parola è stato uno dei mezzi che hanno permesso all'uomo di prevalere sul mondo animale: perché con la parola ha la possibilità di collettivizzare la sua esperienza. Comunicare è un’esigenza talmente naturale nell'uomo che, per quanto torniamo indietro nel tempo con la mente, ne possiamo vedere sempre le manifestazioni, sin da quando i Greci accendevano fuochi sulle montagne dell’Ellade per annunziare la loro vittoria sui Persiani.

Il bisogno di comunicare è per l'umanità qualcosa di spontaneo ed istintivo, ma esso nasce altresì da motivazioni di carattere pratico, strettamente legate alla necessità di rendere noti a tutti, fatti, informazioni e vicende che, anche se a volte non ci toccano da vicino, ci coinvolgono sempre dal punto di vista umano. Lo sviluppo, iniziato nel secolo scorso, della società tecnologica, ha portato una totale rivoluzione nel campo delle comunicazioni interpersonali. Il manoscritto, il libro in poche copie è ormai sostituito da un messaggio più diretto, immediato nei confronti dell'individuo, quale può essere la radio, la televisione, o la stampa periodica. Una delle caratteristiche dei mass-media è l'enorme efficienza tecnica.

L’organizzazione e lo sviluppo di quei sistemi è stato necessario e nello stesso tempo possibile soprattutto per l'espansione demografica, l'accentrarsi dell'uomo in agglomerati enormi, il maggior tempo libero. Questo discorso si riferisce chiaramente a una radio e ad una televisione monopolizzate dal governo, dalle quali si attua una vera e propria selezione delle notizie (almeno così dovrebbe essere), per fini politici: da una parte si eliminano tutte quelle informazioni che potrebbero turbare l'ordine politico esistente, dall'altra si attua, anche se velatamente, una propaganda del sistema. Anche nelle comunicazioni di massa, dunque, la democratizzazione non compare, ma c'è sempre, soprattutto per motivi istituzionali e pratici, un'elite che sceglie e seleziona i vari programmi.

II fenomeno dei mass-media si carica in ogni modo di altri aspetti negativi: infatti, accanto alla massificazione della cultura, a questo dare tutto a tutti, c'è una volgarizzazione dei contenuti.

Non si può certo parlare di politicizzazione delle masse, ma senz'altro oggi c'è un interesse maggiore per quello che avviene nel mondo. Arriviamo ora ad un altro aspetto negativo dei mass-media: La pubblicità sfrutta l’onnipresenza dei mezzi di comunicazione per cercare di introdurre nell'individuo bisogni falsi. Da questo punto di vista i mass-media acquistano un’estrema pericolosità, agendo sulla nostra psiche in maniera oppressiva, togliendo all'uomo la libertà della scelta e del «consumare» spontaneamente e di conseguenza quella che dovrebbe essere una libera determinazione si trasforma in una reazione a stimoli esterni. Ma possiamo essere ottimisti: nonostante il martellamento dei mass-media, possiamo sottrarci a questi stimoli negativi, cercando di smascherare i mezzi attraverso i quali si cerca di influenzare la nostra coscienza. Bisogna, lo stesso, stare in guardia contro i pericoli menzionati, cioè il cattivo uso e la strumentalizzazione dei mezzi d'informazione sia politica, cercando di eliminare una comoda visione unilaterale dei fatti, sia pubblicitaria e consumistica.

Il compito del Poeta è appunto quello di mettere a fuoco le situazioni che l’attualità va creando giorno dopo giorno. E Battaglia lo fa con una dolcezza estrema:

«Parliamo

non stiamo in silenzio

questo silenzio

che pian piano ci uccide».

Piano piano il silenzio uccide! Ma se l’amore è morto, è necessario insistere all’invito di parlare? L’altro/a ascolterà mai?

Mi sovviene la storia di una coppia che non riuscì più a comunicare fino al giorno in cui una grande pioggia li purificò e loro si ritrovarono nel pianto del bambino.

Ma il silenzio, certamente uccide il rapporto incontro/scontro di genitori e figli.

Sono a contatto diretto con ragazzi di tredici anni e giovani fino ai venticinque, hanno tutti il medesimo linguaggio, la stessa camminata dinoccolata e annoiata, occhiali scuri e gomma masticante che «ciancicano» aprendo la bocca spropositatamente; se incontrano un uomo attempato di mezza età (non includo quelli della terza età perché rasenteremmo la tragedia), il loro atteggiamento non cambia: si sentono in credito con l’umanità, soprattutto con i genitori. Tutto gli è dovuto, i genitori dovrebbero darglielo senza che loro lo chiedano; avere il motorino a undici anni è un diritto, i genitori devono sentire il dovere di comprarglielo senza porre la scusa dell’eventuale incidente; la patente allo scadere del compimento del diciottesimo anno è un sacrosanto diritto; non è giusto che tutti i compagni di scuola abbiano l’automobile e loro no. La madre non è più il «rifugium peccatorum» è la serva che deve attendere alle esigenze del figlio o della figlia e se non lo fa, o lo fa in ritardo perché è stata costretta a fare dello straordinario per guadagnare qualche euro in più e proprio perché lui o lei non facesse la figura «della poveraccia» con le compagne di scuola, a loro con interessa: la camicia non è stata lavata, eppure era stata indossata solo per due ore, i calzoni non sono stati lavati e stirati anche se indossati per mezza giornata. Quindi se i calzoni non sono stati lavati e stirati lui o lei ha bisogno di un paio di calzoni per quella sera, in quel momento, perciò senza por tempo in mezzo e se la madre non esce subito con lui o con lei per andare a comprare i calzoni, è maltrattata con parole che feriscono più delle pugnalate; e se per caso, s’intromette nella discussione il padre in difesa della moglie la risposta arriva come una frustata in pieno volto: «stai zitto tu, fatti i… tuoi, se non ti andava di sentire le mie lamentele, evitavi di fare l’amore ed io me ne stavo per i fatti miei dove stavo. Ti è piaciuto? Allora pedala e zitto, grida l’incosciente uscendo e sbattendo la porta così forte da scardinarla».  

«Lunghe ore trascorse insieme

senza conoscerci

tu i tuoi pensieri

io i miei

in linee parallele

senza incontrarsi mai

e senza limite».

Le lunghe ore trascorse insieme, sono cancellate dalla porta sbattuta con forza. L’ansia delle prime apprensioni, la febbre improvvisa che allarmò; l’angoscia per aver avuto l’impressione che soffocasse per una faringite acuta, portata via dalle parole scurrile. Poi, magari, dopo un’ora rientra e va a prendere in giro, con cattiveria ragionata, la madre, accarezzandola e dandole baci e bacettini ed Ella, che è MAMMA fa finta di non capire l’inganno e ricambia l’abbraccio e i baci con un biglietto da cento euro perché acquistasse i calzoni.

Sono certo che non è stato solo l’amore tra lui e lei che ha spinto Battaglia a mostrarci questa dolce preghiera, affinché i pensieri del figlio/a o del marito o dell’innamorato non siano solo pensieri d’attaccamento alle cose materiali della vita.

«Cosa pensi

chiuso nel tuo io,

cosa provi,

quando ti guardi intorno

questi tuoi pensieri celati

in muri

di impenetrabili silenzi?»

Come sono lontani quei momenti meravigliosi dell’innamoramento quando si stava per giornate intere a parlare, parlare, parlare di tutto e di niente. Quanto sono distanti i ricordi degli abbandoni sulla battigia, accompagnati dalla musica inimitabile della risacca.

Il silenzio è impenetrabile come allora il logorroico atteggiamento irrefrenabile. Eppure Francesca Battaglia ci mostra la foto dei ricordi con una dolcezza che somiglia più ad una ninna nanna che ad un’invettiva, atroce e senza riserve, proprio come traspare tra le righe.

«E allora parliamo

e ascoltiamo,

usciamo da noi stessi

e parliamo».

Chissà che parlando non ci si ritrovi come quelli raffigurati nei graffiti dei Rue D’Audolbert, quando la serenità e l’armonia regnava ed era tutto amore ciò che nasceva nella raffigurazione di una scena teatrale, o di danza, o di festeggiamenti all’aria aperta, accompagnati dal canto degli uccelli e lo sfoglìo dei rami mossi dalle lepri o dagli scoiattoli.   

Sono veramente felice di aver avuto la fortuna di incontrare sulla mia strada una lirica bellissima, come non se ne leggevano da tempo.

Reno Bromuro

 

 

 

 

 

 

 

Ritorna alla Home Page di: Poeticamente

Ritorna all'indice di: Poesie & Recensioni

Leggi la Poesia recensita