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Alba

Di: Dayana Montesano

L’alba l’attualità dello scenario che prepara il mattino, con accenni allusivi ad una situazione retrostante paurosa, perché il sorgere del sole la strapperà dalla morbide braccia di Morfeo, come fosse un atletico uomo aitante e misterioso, latore di una determinata missione da compiere,ma insieme storicamente attuale e come stranamente emanato da un passato memoriale, tutto onirico perché appartenente alla speranza di vivere nel sonno:

«Alba di perla,

messaggera del giorno che sta per strapparmi

a questo giaciglio di sacri sogni

dove ancora possiamo amarci

quando il passato per pochi istanti torna presente

e la morte nel sonno riprende vita…»

Per quanto riguarda i suoi aspetti realistici, la scena è ambientata nell’inequivocabile chiarore dell’alba; nel momento in cui l’uomo si può trovare, contemporaneamente, in Piazza del Campo a Siena ad ascoltare il trotterellare degli zoccoli dei cavalli, oppure in riva al mare, sulla battigia ad ammirare il tondeggiare di una conchiglia che si presta ad ospitare la corsa roteante dei cavalli. L’alba! E’ il momento in cui il Poeta si trova senz'altro nel più bello ippodromo e contemporaneamente sulla spiaggia più musicale del mondo. La conchiglia e i cavalli raffigurati dalle nubi che si vanno schiarendo, fanno da sottofondo ai versi che la «messaggera del giorno che sta per strapparla dal giaciglio di sacri sogni».

La menzione effettiva dei sogno che scompaiono giunge a confessare che avrebbe potuto ancora amare, avrebbe potuto, come per un miracolo sprizzato dalle sue mani, che il passato torni anche se per pochi istanti ad essere presente.

Il verbo è opportunamente collocato in posizione centrale, come a focalizzare le convergenze lessicali, dall'inizio alla fine, all'insegna della speranza che il passato diventi realmente presente.

«Taci voce del mattino,

che lenta sfiori i miei occhi

e li apri in un pianto che come

un bimbo si desta

allo sguardo dell’indegno sole».

Ecco che per l'inscenatura d'insieme coinvolge oggetti effettivi reali e oggetti sognati e simbolici quali le figure delle nuvole appena colorate andava formando nel cielo. Ma oltre a questa rete figurativa, si svolge, sul piano stilistico, tutto un gioco di rimandi, di riscontri e di richiami i quali, distribuiti quasi simmetricamente di qua e di là del gran motivo centrale creano quei parallelismi, osservati in precedenza, tesi ad assicurare la salda cerchiatura dei vari pezzi del congegno poetico.

Il sogno è svanito col sonno che se n’è andato nel buio della notte, le fa  dimenticare la morte che nel sonno sembra riprendere vita.

A tali riscontri si potrebbe aggiungere corrispondenze iconiche tra l’Alba che crea, nello annullare il buio e lo splendore delle stelle che l’hanno accompagnata, immagini luminose di un sole che le appare indegno proprio perché le toglie le illusioni dentro le quali si stava crogiolando. Sono parallelismi e coincidenze che ci spiegano in parte come sia nata e si sia sviluppata e organizzata la lirica, secondo quale percorso associazionistico fantastico. E se sarebbe sommamente presuntuoso oltre che ridicolo pretendere di poter ripercorrere l'itinerario creativo del poeta, si può tuttavia, grazie agli aggettivi che la lirica ci porge, accampare l'ipotesi che la Montesano abbia sin dalla partenza abbinato le immagine secondo l’archetipo,ascensionale e misterioso,le cui mosse di presenza-assenza,apparizione-scomparsa, completano il cerchio del pensiero. Però, nell'evocazione del temuto abbandono, interviene la negazione recisa: «che lenta sfiori i miei occhi/e li apri in un pianto…»

Bisogna convenire che sono proprio questi passaggi, tra la morte in vita e viceversa, a rivolgere verso l'alto il moto del cambiamento e del passaggio.

circolo. Si noti inoltre che la trottola, nel suo muoversi, non solo gira sul suo perno ma ruota descrivendo cerchi concentrici, alla guisa del pianeta terra di cui è forse su determinata allegoria. Il suo girare lo sguardo nel cielo è il richiamo dell’eco dello sferragliare degli zoccoli dei cavalli senesi nella Piazza del Campo.

Ecco dunque spiegata in parte, se non del tutto chiarita, la ragione di quest’Alba nel nutrito ricorrere delle immagini dinamiche dell'anularità, le quali formano il collegamento intimo, come si è cercato di dimostrare, con la ragione e l’archetipico che sottende la particolare colloquialità montesiana.

Reno Bromuro

 

 

 

 

 

 

 

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