Mercoledì 2 dicembre 2015
(cassetta di mercoledì 4.12.1984)
1° settimana di
Avvento
“Dove
potremo trovare il pane?”
(Mt.15,29-37
)
In
quel tempo, Gesù giunse presso il mare di Galilea e, salito sul monte, lì si
fermò. Attorno a lui si radunò molta folla, recando con sé zoppi, storpi,
ciechi, sordi e molti altri malati; li deposero ai suoi piedi, ed egli li
guarì, tanto che la folla era piena di stupore nel vedere i muti che parlavano,
gli storpi guariti, gli zoppi che camminavano e i ciechi che vedevano. E lodava
il Dio d’Israele.
Allora Gesù chiamò a sé i suoi discepoli e disse: «Sento compassione per la
folla. Ormai da tre giorni stanno con me e non hanno da mangiare. Non voglio
rimandarli digiuni, perché non vengano meno lungo il cammino». E i discepoli
gli dissero: «Come possiamo trovare in un deserto tanti pani da sfamare una
folla così grande?».
Gesù domandò loro: «Quanti pani avete?». Dissero: «Sette, e pochi pesciolini».
Dopo aver ordinato alla folla di sedersi per terra, prese i sette pani e i
pesci, rese grazie, li spezzò e li dava ai discepoli, e i discepoli alla folla.
Tutti mangiarono a sazietà. Portarono via i pezzi avanzati: sette sporte piene.
Parola del Signore
Cina: “Dove potremo trovare tanto pane per sfamare questa folla?” è il
problema di ogni uomo?
Luigi: Certo,
tutti noi siamo affamati: “Ma dove
possiamo trovare il pane per la nostra fame? Dove?”. Tutto il mondo è un deserto;
in tutto il mondo noi non troviamo un pane che corrisponda alla nostra fame. Là
dove non c’è il pane per la nostra fame, è un deserto. Tutto il mondo, che è
così ricco di creature, di parole non soddisfa la nostra fame di assoluto. Nota
bene: tutte le parole che dicono gli uomini da mattina a sera sono una valanga,
un’inondazione di parole, dalla radio alla televisione; e dicono niente! Allora
invochiamo il Signore: “Dove posso
trovare una parola di luce per sfamare la mia anima?”. La nostra anima ha
sete di verità, ha bisogno, ha fame di verità; però troviamo solo gente che ci
racconta delle storie, delle menzogne. Ci raccontano cosa ha fatto uno e cosa
ha fatto l’altro, ma a noi non interessa. A noi interessa: “Dio ha fatto questo”. Abbiamo bisogno di uno che ci parli di Dio.
Noi non abbiamo bisogno di sapere quello
che fanno gli uomini, perché gli uomini sono dei televisori che trasmettono
quello che ricevono; noi abbiamo bisogno della Trasmittente. Allora vediamo il
deserto dappertutto.
Come mai sei in mezzo ad una folla e dici: “Non c’è nessuno”? Perché tutti parlano
e tu dici: “Sono tutti muti”? Perché
tutti dicono niente. Si fa soltanto tanto rumore ma non si dice niente.
Delfina: Quindi
chiedere qual è il luogo è desiderio della conoscenza?
Luigi: E’ Dio
stesso che ci interroga: “Dov’è il tuo
pane?” per farci prendere coscienza; in quanto ora stiamo cercando il pane
presso le creature, nel mondo. E il Signore dice: “Dov’è il tuo pane?”. Se noi troviamo il luogo, spegniamo tutto,
silenzio di tutto. Il luogo dove è il mio pane è in Dio.
Franca: Cosa vuol
dire per noi: “Non voglio rimandarli
digiuni”?
Luigi: Se li
avesse rimandati a casa digiuni sarebbero morti per strada, quindi per noi vuol
dire che Dio non delude mai! Dio non
delude mai!
Silvana: Gesù “Ordinò loro di sedersi”, per mangiare
bisogna sedersi.
Luigi: Si, dice
il salmo: “Fermatevi e riconoscete che il
Signore è il solo Dio”. Fintanto che corriamo non possiamo conoscerlo. E
per fermarci dobbiamo avere un po’ di tempo.
Se uno non ha fede non può fermarsi, perché dice: “Se io non mi do da fare come faccio a
riempire i miei granai?”. Quindi non ha più tempo per dormire, per
riposare, perché tutto dipende da lui. Si ferma chi fa dipendere le cose da
Dio; ha la possibilità di fermarsi, e fermandosi ha la possibilità di
mangiare, cioè di capire le parole di Dio, di pensare, di meditare.
Pinuccia: Quando
Gesù prese i sette pani e due pesci e rese grazie; sono gli stessi gesti
dell’ultima cena?
Luigi: Si, sono
gli stessi segni, perché è lo stesso spirito che muove Gesù. È il Verbo
Incarnato che spezza a noi il pane della verità a livello personale, della
nostra capacità di assimilare. È un fatto personale per dare a noi la
possibilità di assimilazione fino ad arrivare ad assimilare la verità totale.
Tutti i segni sono pane spezzato.
Pinuccia: “Attorno a Gesù si radunò molta folla
recando con sé molti malati”; siamo noi questi malati?
Luigi: Si,
soprattutto siamo “folla”, perché noi siamo una massa di tanti pensieri confusi,
incerti, malati; siamo nella notte e abbiamo bisogno di arrivare al Signore. Gesù
da folla ci fa persona; noi arriviamo con tante facce, con molti volti,
tutti carichi di mali, siamo paralitici. Abbiamo bisogno di trovare Colui che
ci guarisce: da folla ci fa persone cioè ci fa esseri consapevoli.
Pinuccia: “E glorificava il Dio di Israele” cosa
vuol dire glorificare?
Luigi: Glorificare
vuol dire riconoscere che tutto è opera di Dio: è Dio che ha fatto questo.
Anche noi dobbiamo arrivare a dire: “Signore,
è stata tutta opera tua”; non è orgoglio, non è una conquista, non siamo
noi che attraverso sacrifici riusciamo ad arrivare, no "è stato tutto dono
tuo". Per cui si entra nel regno di Dio facendo conto su Dio, non facendo
conto sulle nostre opere, su quello che possiamo fare noi. Bisogna imparare a
far conto in tutto su Dio. Si entra nel regno di Dio a mani vuote. Si
entra nel regno di Dio facendo conto su Dio.
***
Mercoledì 3 dicembre 2014
(Tratto dalla cassetta del 2 dicembre 1992)
“Sento
compassione per la folla”
(Mt
15, 29-37)
In quel tempo, Gesù giunse presso il mare
di Galilea e, salito sul monte, lì si fermò. Attorno a lui si radunò molta
folla, recando con sé zoppi, storpi, ciechi, sordi e molti altri malati; li deposero
ai suoi piedi, ed egli li guarì, tanto che la folla era piena di stupore nel
vedere i muti che parlavano, gli storpi guariti, gli zoppi che camminavano e i
ciechi che vedevano. E lodava il Dio d’Israele.
Allora Gesù chiamò a sé i suoi discepoli e disse: «Sento compassione per la
folla. Ormai da tre giorni stanno con me e non hanno da mangiare. Non voglio
rimandarli digiuni, perché non vengano meno lungo il cammino». E i discepoli
gli dissero: «Come possiamo trovare in un deserto tanti pani da sfamare una
folla così grande?».
Gesù domandò loro: «Quanti pani avete?». Dissero: «Sette, e pochi pesciolini».
Dopo aver ordinato alla folla di sedersi per terra, prese i sette pani e i
pesci, rese grazie, li spezzò e li dava ai discepoli, e i discepoli alla folla.
Tutti mangiarono a sazietà. Portarono via i pezzi avanzati: sette sporte piene.
Parola del Signore
Franca: Gesù li
ha portati nel deserto.
Luigi: Deserto significa aridità, assenza di vita, c’è il
vuoto, nel deserto si muore: nel deserto si invoca la vita. Tutta questa gente
rappresenta i nostri pensieri malati che hanno bisogno di Cristo. Infatti Cristo
viene per i malati, viene per i peccatori, per coloro che hanno bisogno di Lui.
Uno che è sano, non ha bisogno.
Agata:: “E glorificava il
Dio di Israele”. Gesù compie i miracoli perché contempla continuamente il
Padre.
Luigi: Noi siamo malati proprio perché non portiamo tutto a
Dio. Quindi tutto ciò che rimane in noi incompiuto (perché non l’abbiamo
riportato a compimento in Dio) ci fa ammalare. Cristo viene a portare a
compimento le cose in noi, cioè le porta a Dio, ma non senza di noi. Infatti
Lui predicava il regno di Dio e predicando il regno di Dio guariva ogni sorta
di malattia. L’uomo si ammala e muore per quanto non riporta a Dio. Cristo
guarisce e risuscita in quanto porta a Dio. I pensieri stessi, non
riportati a Dio, che sono in noi, che ci avvelenano, ci intossicano, ci fanno
morire.
Silvana: L’importante è che si formi in noi il bisogno di
incontrare Uno che ci liberi dalla nostra schiavitù.
Luigi: Si, perché nel bisogno si forma il Volto di Colui di cui
tu hai bisogno. È nella notte che si forma il volto di ciò che ti può
illuminare. Nel bisogno si veglia e nella veglia si forma il disegno di
colui che ti può liberare, e lo puoi identificare.
Silvana: Ma il disegno è specifico di Colui che mi libera in quel
modo?
Luigi: Si forma il volto, ma tu non sai come si formi; però si
forma il bisogno di Lui.
Silvana: Si forma il bisogno di essere liberati.
Luigi: Si forma il pensiero di ciò che ti può liberare dalla
tua situazione. Ed è quel pensiero che ti farà
individuare il Cristo. Durante la notte si forma il disegno del sole che
sorge, del giorno.
Pinuccia: Gesù guarisce tutti questi malati, eppure sente compassione
della folla. Anche se li ha già guariti, anche se ha già fatto tanto per loro.
Luigi: Questo è per sottolineare che il nostro bisogno
essenziale è quello di essere guariti. Infatti erano malati proprio perché
erano in difetto. Gesù ti porta nella condizione di essere sano, però se non
cammini, il giorno dopo sei di nuovo malato. La guarigione può avvenire anche
in modo miracoloso, però se non riempi immediatamente la tua anima di luce,
e non sei costante, il giorno dopo il tuo miracolo svanisce. L’opera di Dio
tende a diventare, dentro di te, eterna, tende a non più mutare, a non subire
più mutamento. Questo non è un effetto di essere miracolato, di essere guarito,
ma è effetto della conoscenza di Dio. Solo la conoscenza di Dio ti porta ad una
guarigione eterna, ad una vita eterna. La guarigione no! Lazzaro è stato
risuscitato, ma non fu sufficiente, morì dopo poco tempo.
Pinuccia: Pensavo a questa “com-passione”
di Dio che significa un “cum patire”...
Luigi: …: partecipare della sofferenza dell’altro. Gesù prende
su di sé i nostri mali. Tu compatisci quando prendi su di te il male
dell’altro; non quando dici: “Poverino!”.
Pinuccia: Però questa folla non è consapevole della sofferenza che
porta in sé.
Luigi: Non può esserne consapevole. Anche quando sei malata,
non puoi fare la diagnosi, ci vuole il medico. Così è nel campo dello Spirito:
si patisce, ma non si può fare la diagnosi. Solo chi è nella luce te lo può
dire.
Pinuccia: E’ forte questa espressione di Dio che dice: “Sento compassione per questa folla”.
Luigi: Si è incarnato, ciò vuol dire che partecipa della nostra
situazione; evidentemente non lo fa per sé.
Silvana: Dio sovrabbonda, manda lo Spirito oltre misura, però per
accoglierlo devono esserci delle condizioni precise.
Luigi: Ci deve essere la condizione per accogliere. Siccome lo
Spirito è Infinito, se in te non si forma la dimensione infinita non lo puoi
accogliere, perché lo Spirito si può ricevere soltanto per mezzo di Dio. E’
come se tu volessi svuotare una damigiana in una tazzina. Noi siamo questo
finito che non può ricevere l’Infinito di Dio. Dio però trova il modo di
formare in noi l’Infinito che Lui è, per poterci riempire di Infinito. “Dammi il tuo finito”,
rappresentato dai cinque pani e i due pesci. “Dallo a Me!”, se glielo dai
Lui te lo trasfigura in volontà sua, in Pensiero suo: quello è Infinito.
Adesso Lui riempie quel Pensiero! E’ necessario questo passaggio. Noi però
corriamo il rischio di non offrire, di tenerci tutto. Restiamo nel nostro
finito che ci rende incapaci di accogliere l’Infinito che Dio ci vuol comunicare.
Pinuccia: Il banchetto di cui parla il profeta Isaia è preparato
sulla cima di un monte.
Luigi: Si, Dio ti invita a pranzo, ma sulla punta del Monviso!
Osvaldo: Pensavo
al significato profondo della moltiplicazione dei pani.
Luigi: Il pane è
un linguaggio facilmente comprensibile, perché risponde alla fame. Il Verbo
Incarnato parla un linguaggio comprensibile, si adegua, scende a livello di
intelligenza di coloro che ascoltano. Parla di ciò che loro avevano presente e
in quel momento avevano fame. Il problema di Dio non è quello di fare i
miracoli. Anzi, Gesù rimprovera: “Voi se
non vedete segni e miracoli, non credete”. Però l’uomo è tenuto a vedere, a
capire i segni che Dio gli dà. Dio non viene tra noi a fare il giocoliere, né a
suonare la grancassa per attirarci a sé. Dio viene a parlarti. La parola è una
cosa diversa dal prodigio, dal miracolo. Quindi Gesù scende al tuo livello di
intelligenza, parla in parabole, per condurti alla presenza di Colui che Lui ha
presente: il Padre. Dove c’è fede è possibile, dove non c’è fede, no. Dove
non c’è fede, c’è la pretesa del miracolo. “Se
sei Figlio di Dio scendi dalla croce!”. Lui non è sceso dalla croce. E’ proprio non scendendo dalla
croce che ha dimostrato di essere Figlio di Dio, perché portava a
compimento l’opera di salvezza. Proprio restando in croce, ci ha trasmesso una
comunicazione che salva. Scendendo dalla croce avrebbe fatto il miracolo, ma
questo non sarebbe servito per la nostra salvezza. Anzi! La sua morte in
croce è la comunicazione di salvezza più efficace che Dio ci ha dato, al nostro
livello.
Osvaldo: Al
massimo dell’impotenza, Dio ha dimostrato il massimo della sua Onnipotenza.
Luigi: Certo, è
proprio da questo incontro che nasce una nuova consapevolezza: il nulla nostro (noi siamo il massimo
dell’impotenza) è la condizione
essenziale per capire il Tutto che è Dio.
* * *
Mercoledì 9
dicembre 2015
(cassetta di
mercoledì 9.12.1989)
“Venite
a me voi tutti che siete affaticati e oppressi”
(Mt 11, 28- 30 )
In quel tempo, Gesù disse: «Venite a me, voi tutti che
siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di
voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per
la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».
Parola del Signore
Margherita: Cosa sono la mitezza e l'umiltà di cuore?
Luigi: Mite è colui che accoglie tutto dalle mani di Dio per
cui tutto il resto gli va bene. Quando invece troviamo difetti in tutti, ci
lamentiamo di tutto, non c'è niente che ci vada bene, è perché proiettiamo il pensiero del nostro io
su tutto. Quando si desidera una certa cosa, si pretende una certa cosa, anche
se siamo inondati d'amore intorno a noi, non lo vediamo, perché è la nostra
pretesa che ci rende ciechi; per cui per noi niente va bene. Se invece noi
teniamo presente il Pensiero di Dio, il Pensiero di Dio ci rende miti, perché
in tutto vediamo la sua mano, la sua volontà, il suo Pensiero. Allora tutto va
bene, perché il Pensiero di Dio ci fa accogliere tutto dalle mani di Dio.
L'umiltà è proprio questa consapevolezza del tutto di Dio e del niente nostro. Umile
è colui che è cosciente della verità. Essere umile non vuol mica dire: “io sono
povero, io sono niente”, l'umiltà non sta in questo. L'umiltà è
proprio data dalla coscienza della verità. Colui che dice: “Domani devo andare sul Monte Bianco” ma si accorge di essere
impreparato, di essere lontano da quella cima, da quella vetta.
La consapevolezza di quello che siamo noi, deriva dal
raffronto col Pensiero di Dio, dal confronto con Dio. Se ci confrontiamo con
Dio, se guardiamo Dio, noi scopriamo il nostro niente. Questa consapevolezza di
ciò che noi siamo nei riguardi di Dio, rappresenta questa umiltà, per cui non
facciamo più conto su noi, non facciamo più conto su niente, facciamo solo più
conto su Dio, perché si conosce. Allora, se l'umiltà nasce dalla conoscenza,
abbiamo la vera umiltà; se non nasce dalla conoscenza, abbiamo la recitazione.
Noi possiamo recitare la parte dell'umile e siamo degli orgogliosi. Si può
essere orgogliosi magari dicendo: “io
sono niente”.
Gabriella: La nostra croce è la schiavitù del nostro io.
Luigi: Il nostro io ci crea dei pesi insopportabili.
Gabriella: Quando superiamo l'io tutto ci è dolce,
perché vediamo la mano di Dio.
Luigi: Si, perché in tutto troviamo motivo di preghiera, di
ascolto di Dio, di comunicazione di Dio; è Dio che si fa pensare da noi. È Dio
che ci dice: “Vedi che ti sto pensando;
vedi che ti conosco” e allora uno si accorge di non essere solo. Le cose
diventano insopportabili in quanto crediamo di essere soli. Ma è il nostro io
che ci fa sperimentare di essere soli, che nessuno ci conosce. Ma nessuno ci
conosce se siamo orgogliosi, egoisti, che vogliamo essere al centro di tutto.
Se invece amiamo la verità, la giustizia, ci accorgiamo che tutti ci conoscono;
perché Dio ci conosce. Se Dio ci conosce, anche tutte le sue creature ci
conoscono. Ci sentiamo conosciuti, amati, pensati. La nostra più grande
sofferenza è sentirci non pensati. Noi viviamo di pensiero, siamo fatti di
pensiero. Il pensiero non pensato, diventa una cosa insopportabile. Con Dio noi
scopriamo di essere sempre pensati, conosciuti. Senza Dio noi sperimentiamo
questo: nessuno mi conosce, nessuno pensa a me.
Rita: Da quando ho scoperto che Dio si può conoscere io
desidero conoscerlo qua, non spero di conoscerlo nell'al di là.
Luigi: Nessuno dice di sperare nell'al di là. Uno spera proprio
in quanto desidera una cosa, in quanto vede arrivare quella cosa. Se uno non
desidera arrivare, quella non è speranza!
Rita: Se però so che quella cosa mi può essere data, non solo
la spero, ma non desisto finché non mi viene data.
Luigi: La vera speranza è quella! La vera speranza non è dire: “io spero”; non è dire a parole. Come
amare non è dire: “io amo”. Sperare
non vuol dire: “io spero”, come amare
non vuol dire: “io amo”. Tu ami
veramente in quanto pensi a-; e speri veramente in quanto vuoi quello. Se tu
non vuoi una cosa, non speri! Anche se dici a parole: “io spero”. Il Signore non ci osserva nelle parole che diciamo. Di
pie intenzioni è lastricato l'inferno. Noi possiamo anche avere questa pia
speranza, però nelle cose che ci interessano ci diamo da fare. Quando la
benzina viene a mancare e segna rosso, Cina non spera; ma va a far benzina. Il
Signore non ci osserva in quello che noi speriamo, ci osserva in quello che noi
vogliamo, a quello che noi tendiamo con tutte le nostre forze. Infatti Dio
ci dà la fede, ma la fede va sempre unita alla speranza. Tu devi credere, ma
devi avere la speranza di ottenere ciò che la fede promette. Perché se dici di
credere in Dio ma non ti interessi di conoscere Dio, tu non credi nemmeno. La
vera fede è fede in quanto uno tende a conoscere quello che la fede promette.
Rita: “Venite a me voi
tutti che siete affaticati e oppressi e io vi ristorerò” è la frase che mi
ha colpito maggiormente perché ero proprio in questa situazione. Ora ho tutto
da imparare..
Luigi: Siamo alla scuola del Signore. Il Signore fa dei leoni, ma questi leoni sono
delle pecore. Le pecore del Signore sono dei leoni.
Franca: Gesù dicendoci: “Venite
a me voi tutti...” dove ci vuol portare? Al Padre?
Luigi: La meta è sempre quella. La meta è Pentecoste. La meta è
la vita eterna, che è conoscere Dio. E Dio è venuto tra noi proprio per
condurci lì, per renderci stabili, per farci abitare sempre nella sua casa; per
renderci suoi figli, perché soltanto il Figlio può abitare sempre nella casa
del Padre. Quindi Lui è uno che viene tra noi, ma cammina. Lui ci vuole portare
in alto, in alta montagna, sul Tabor. E' Uno che ci conduce a vedere le cose
come Lui le vede. Però nello stesso tempo ci fa anche riposare nei suoi
pascoli. Con Lui, in un primo tempo c'è la fatica, perché c'è la fatica di
lasciare tutto il nostro mondo, la nostra mentalità. Noi rischiamo sempre di
adagiarci nelle nostre abitudini, nelle nostre tradizioni e a non operare con
la mente. Lui invece ci fa operare soprattutto con il pensiero, perché ci dice cose che non capiamo, che il più
delle volte ci superano, quindi richiedono tanto impegno, tanta dedizione.
Allora il suo parlare, soprattutto il suo parlare in parabole, non lo capiamo.
Il giorno che Lui ci ha fatto scoprire che tutto l'universo è una parabola, che
tutto è una parola sua per noi, salta fuori il problema: “Qual è il suo Pensiero?”, “Cosa ci vorrà significare?” e in
continuazione ci chiediamo: è facile accettare, ma più difficile è capire il
suo Pensiero, il suo significato. Quindi ci accorgiamo che la sua parola è
difficile e che quindi impegna molto la nostra mente. Da una parte ci fa
scoprire che siamo ciechi, che siamo poveri che siamo niente per metterci in un
rapporto giusto; dall'altra parte ci sollecita a camminare con le cose che Lui
ci dice, che sono ai nostri occhi incomprensibili; e se noi ci fermiamo con
Lui, ad ascoltare Lui, Lui ce le spiega. Per cui se noi stiamo lontano da Lui,
Lui non ce le spiega. Se noi andiamo con Lui, Lui ce le spiega. Questo: “Venite a me” vuol dire: “Venite a me dopo aver ascoltato le cose che
vi ho fatto arrivare, affinché io vi spieghi, vi faccia capire”. Perché: “A voi è dato conoscere i misteri del
Regno”, dice a coloro che vanno a Lui. Agli altri no! Agli altri tutto è
detto in parabole affinché capiscano di non capire, si sentano ciechi; ma a voi
che venite a me, è dato conoscere. Quindi Lui ci presenta la conoscenza. Allora
in questa conoscenza abbiamo il pascolo, abbiamo il riposo, abbiamo le acque
fresche, la sorgente. Per cui mentre ci fa camminare, nello stesso tempo ci fa
riposare. Il camminare con Dio è un grande riposo.
* * *
Venerdì 5 dicembre
2014
(tratto dalla cassetta del 6.12.1992)
“Figlio di Davide, abbi pietà di noi”
(Mt 9,27-31)
In quel tempo, mentre Gesù si allontanava, due ciechi lo
seguirono gridando: «Figlio di Davide, abbi pietà di noi!».
Entrato in casa, i ciechi gli si avvicinarono e Gesù disse loro: «Credete che
io possa fare questo?». Gli risposero: «Sì, o Signore!».
Allora toccò loro gli occhi e disse: «Avvenga per voi secondo la vostra fede».
E si aprirono loro gli occhi.
Quindi Gesù li ammonì dicendo: «Badate che nessuno lo sappia!». Ma essi, appena
usciti, ne diffusero la notizia in tutta quella regione.
Parola del Signore
Maria: Gesù vedendo il grande atto di fede di questi due
ciechi, dona loro la vista; poi raccomanda di non dirlo a nessuno.
Luigi: Si, affinché non perdano il dono ricevuto.
Maria: In questi incontri veniamo aiutati a vedere, cioè a
capire tante cose che altrimenti non capiremmo.
Luigi: Io non faccio altro che portarvi a quella Luce che
avete dentro di voi; non sono io la luce; la Luce l’avete dentro di voi.
Parlando, non faccio altro che convocare la vostra attenzione al Pensiero di
Dio, al Maestro Interiore che avete dentro di voi. Infatti dite: “Ah, è vero!”.
Maria: Quindi è giusto parlare, chiedere spiegazioni sulle
opere di Dio, per non fermarci a vederle dal nostro punto di vista personale.
Luigi: Bisogna imparare a vedere le cose dal punto di vista di
Dio: lì sta la luce! Però, quando ricevi una luce, stai attenta, non parlarne!
Anzi, fa crescere questa luce dentro di te, ama questa luce, vivi per questa
luce, coltiva questa luce. Se uno mette in esposizione la luce ricevuta, la
perde. Quando uno ama veramente una persona, non va a sbandierare il suo
affetto a destra e a sinistra, ma se la coltiva intimamente, nel segreto. “Trovato il tesoro, lo nasconde,
poi va, tutto felice”, ma
prima lo nasconde. Perché? Perché altrimenti glielo portano via. Il mondo ha
questo terribile potere: ti porta via il tuo amore. Quando la luce che hai
ricevuto, sarà cresciuta, forgiata dallo Spirito, allora più nessuno te la può
portare via. Ma all’inizio la fiammella è debole, un piccolo soffio la può
spegnere. Se veramente hai interesse per Dio, coltivalo interiormente, nel
segreto, per conto tuo: è un rapporto essenzialmente personale.
Maria: Capisco che è inutile, o addirittura dannoso parlarne
con chi non ha interesse, però poter parlarne con chi ha lo stesso interesse è
costruttivo.
Luigi: Si, però i doni di Dio sono personali. Prima vanno
coltivati interiormente. Questo è un test per capire se l’interesse per Dio è
vero, è autentico. Se invece ti basta il gruppo, allora vuol dire che sono più
importanti gli altri di Dio; “Dio mi ha
dato questa luce! Adesso lo vado a raccontare al tale, e poi all’altro!”.
Pinuccia: “Credete
voi che io possa fare questo?”. Non
basta credere.
Luigi: Invece è proprio necessario credere, affinché Lui lo
possa fare; perché noi siamo molto increduli. Se tu puoi pregare con la
convinzione di ottenere, hai già ottenuto; ma devi poter dire: “Sono convinta che Dio può farlo!”. Dio
può fare tutto per te, può illuminarti, ma se tu non credi, la realtà resta
tale e quale. Se tu continui a dire: “E’
impossibile”, resti nella bagna. È necessario credere, perché quello
che importa è la tua crescita interiore spirituale, fino al punto da essere
convinta che tutto viene da Dio e che tutto presso Dio è possibile. Pensa: Maria Vergine ha concepito. “Beata
te che hai creduto”.
Franco: Che lezione ci può essere nel fatto che i ciechi sono
due?
Luigi: Matteo duplica, mentre gli altri evangelisti scrivono
che il cieco era uno solo. La lezione è quella del cieco di Gerico. Comunque,
noi partiamo sempre da una molteplicità: i due ciechi. Con Dio c’è un processo
di unificazione che, in questo caso, è il bisogno di vedere. Quando Dio ti dà
la luce, ti fa passare dal due all’Uno. La molteplicità è sempre un effetto di
sofferenza, di tribolazione, ed è esigenza di unità. Quindi mentre l’Uno è
il Principio, il due è fame dell’Uno. Ora, se non riporti il due
nell’uno, tu resti due. Infatti i due ciechi rappresentano il bisogno di
unificare: è il bisogno di luce. Perché subisci la notte? Perché sei nella
molteplicità.
“Perché
schiacciando il pulsante si accende la lampadina?”. “Perché?”, ecco il
bisogno di unire, di passare dal due all’uno. Se non unifichi, resti nella
notte, perché non riesci a capire in che modo premendo lì, si accende là.
Pinuccia: E’ l’importanza di capire il rapporto tra causa e
effetto affinché avvenga l’unificazione. Ho capito il segno dell’astigmatismo
perché, come avevi detto una volta, astigmatico è colui che vede due stelle
invece di una.
Luigi: Noi vediamo tante stelle!
Pinuccia: E’ proprio questo “poco”
che ci manca, che ci dona la vista, che ci fa vedere dal punto di vista di Dio.
Luigi: Questo “poco”
è il passaggio da un pensiero all’altro, dal nostro pensiero al Pensiero di
Dio.
Osvaldo: Tutto si gioca nel pensiero.
Luigi: Ci giochiamo la vita eterna a seconda di ciò a cui
dedichiamo il nostro pensiero. Noi dobbiamo mettere Dio prima di tutto nei
nostri pensieri e vedere tutte le cose dal punto di vista di Dio.
Quando tu pensi, vedi le cose
da un certo punto di vista, sempre. Punto di vista di ciò che hai sperimentato,
di ciò che hai conosciuto; invece devi imparare a pensare dal punto di vista di
Dio.
Osvaldo: Cioè basta non opporsi.
Luigi: Non basta non opporsi, bisogna guardare tutto dal punto
di vista di Dio, cioè secondo la sua intenzione.
Giovanna: Prima di arrivare al “poco”, si fanno tanti tentativi.
Luigi: Comunque il passaggio è dal punto di vista dell’io al
punto di vista secondo Dio. O ti decidi a guardare le cose dal punto di vista
di Dio, oppure continui a guardarle dal punto di vista del tuo io. Dio non
si confonde mai con il tuo io. Non potrai mai dire: “io sono Dio!”. Cioè,
lo puoi dire ma vai in casa di cura. Quindi si tratta di passare dal vedere le
cose dal punto di vista dell’io (cose che piacciono, che non piacciono,
guadagni, convenienze, figura, sentimenti) a vederle dal punto di vista di Dio,
secondo il Pensiero di Dio, secondo l’Intenzione di Dio.
* * *
Mercoledì 10 dicembre 2014
(Tratto dalla cassetta del 9 dicembre 1992)
(Mt
11, 28-30)
In quel tempo, Gesù disse:
«Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete
il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e
troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio
peso leggero».
Parola del Signore
Delfina: Noi cerchiamo il ristoro perché stiamo faticando. Gesù
ci ristora perché ci porta al Padre.
Luigi: Gesù ci dà ristoro perché ci collega tutto con il
Principio. Noi ci ammaliamo, noi soffriamo, ci stanchiamo, noi invecchiamo,
moriamo perché perdiamo il contatto col Principio. Perdendo il contatto con la Sorgente,
ci esauriamo. Sono forme di esaurimento. Anche la morte è una forma di
esaurimento. Ma questo è un segno perché abbiamo perso il contatto con il
Principio. Perché Cristo ti ristora? Perché Lui ti collega tutto con il
Principio. Cioè ti prende nel punto in cui tu ti trovi, staccata dal Principio.
Tu non puoi assolutamente ricollegarti con il Padre senza il Figlio. Non puoi
salire dalla tua dispersione al Padre; non puoi passare dalla parola al
Pensiero, dal segno allo Spirito. È soltanto Colui che viene dall’alto che ti
può raccogliere, altrimenti resti nella bagna. Ogni segno, ogni parola, la puoi
rivestire di una tua intenzione, di mille intenzioni, di mille significati. E
qual è il vero? Soltanto Colui che viene dall’alto può dirti: “Questo è vero!”. Tu patisci, subisci, ma non puoi convincerti.
Delfina: Il giogo significa unione.
Luigi: Si, unione di Spirito.
Delfina: In che cos consiste la mitezza, l’umiltà di Gesù?
Luigi: Consiste nella pazienza infinita nel raccogliere tutto
ciò che si disperde nel Principio. È come quando ti trovi con un bambino
che continuamente ti butta in aria le cose, ti rompe le cose e tu con pazienza
raccogli i pezzi, questa è la pazienza di Dio. Noi continuamente disperdiamo
tutto di Dio e Lui continuamente raccoglie e riporta al Principio. “Io sono colui che parlo a voi il
Principio”. Noi siamo come pecore che si disperdono e Gesù fa l’opera del
cane del pastore, che continuamente raccoglie le pecore che si disperdono.
Maria: Se noi siamo uniti a Dio, Lui ci libera da tutti i
pensieri che ci disturbano.
Luigi: Non solo! L’unione con Dio è grazia di Dio! Noi da soli
non possiamo unirci a Dio. Quindi è soltanto per grazia di Dio che manteniamo
l’unione con Dio, perché l’unione non è una conseguenza della nostra volontà. È
come dire: “Io voglio sposarmi!”.
Sposati pure, ma se l’altro non ti prende!? Quindi noi restiamo uniti in
quanto siamo “presi”. E chi ti prende è l’altro, non siamo noi.
Maria: Comunque è sempre dono suo se ci libera da queste cariche
pesanti.
Luigi: Certo, il problema è che noi tendiamo a salire sulle
“cariche”: cavaliere, commendatore, dottore, professore; noi tendiamo ad avere
i nostri ministeri. E questi poi diventano i nostri carichi pesanti da portare.
Valeria: “Il mio giogo è
dolce, il mio carico leggero”. Leggero in che senso?
Luigi: E’ leggero perché Gesù ti inonda di luce. Cioè questo
riferire tutte le cose a Dio, che in un primo tempo è faticoso, se sei
costante, poi ti fa cantare da mattina a sera.
Valeria: Poi … perché prima è faticoso!
Luigi: Quando ti sposi cominci cantando e vai a finire
piangendo. È sempre così, da che mondo è mondo. Vedi che la storia non insegna
niente? perché tutti quanti cadono in questa illusione. Il matrimonio è
come un città assediata, perché quelli che assediano tendono ad entrare e gli
assediati tendono a scappare. Nel mondo si comincia cantando e si finisce
piangendo, invece nel campo dello Spirito si comincia piangendo (nessuno ti
batte le mani quando intraprendi il cammino spirituale) e si finisce cantando
perché fai esperienza che il carico è leggero. Perché con Lui fai
esperienza di una luce crescente all’infinito. Quando tu conosci una persona
che vale, tanto più gioisci quanto più la conosci.
Franco: Pensavo che la morte è una forma di esaurimento.
Luigi: Certo, e Dio viene a liberarci da questo esaurimento in
cui veniamo a trovarci per aver dimenticato Lui. Gesù addirittura ci supplica: “Stai con me”, e noi quasi che crediamo
di fargli un piacere.
Agata:: Pensavo alla città assediata.
Luigi: L’unica soluzione è mettere Dio prima di tutto, e questo
vale per qualunque campo, altrimenti necessariamente farai un’esperienza
deludente. Se non metti Dio prima di tutto, è fatale che vivrai una
tribolazione. Invece se metti Dio prima di tutto, ogni tribolazione l’accetti
come parola di Dio, come segno. Il matrimonio è un simbolo dell’unione con
Dio. Dobbiamo renderci conto che nel pensiero dell’io c’è una guerra
profonda tra i coniugi perché l’uomo tende a sottomettere la donna e la donna
che tende a sottomettere l’uomo. C’è chi gioca d’astuzia, c’è chi gioca a carte
scoperte ma la lotta in sostanza è quella. Perché è solo con Dio che uno supera
il pensiero dell’io! In caso diverso no. Il nostro io diventa dominante, non se
ne può fare a meno.
Domenico: Poi quando uno dei due muore è rivalutato dall’altro.
Luigi: Anche queste sono lezioni che Dio ci presenta da
meditare per farci rinsavire, per farci capire. Perché se noi mettessimo i
valori a posto, anche il matrimonio sarebbe un aiuto valido per conoscere Dio.
Quando un servo vuol fare da padrone, i valori sono fuori posto e tutto va a
rotoli. Ma se uno sta al proprio posto, tutto fila liscio. I grandi guai si
creano pensando: “io ti vengo a servire”,
e poi però volendo fare da padrone. Questo difetto lo puoi vedere nello stato,
nelle nazioni, nella chiesa, nell’autorità. In periodo di elezioni ti
promettono: “Eleggimi ed io ti servirò”
e poi la fanno tutti da padrone. Si crea l’insopportabilità. L’istituzione
crolla, non sta su, perché strumentalizza le persone. La persona non è
strumentalizzabile, la persona è un fine. Perché si raggiunge Dio con la
persona, non con lo stato, non con le istituzioni. Come si muore quando ci si
separa da Dio, così le istituzioni, quando vengono meno al loro servizio, finiscono
per morire; a causa di rivoluzioni, a causa di guerre, si esauriscono perché è
cessato il loro servizio. Gesù dice: “Gli
stati, le autorità comandano ma tra voi non sia così: il vostro compito è il
servizio”.
* * *
Mercoledì 16
dicembre 2015
(cassetta di
mercoledì 16.12.1989)
“Riferite a
Giovanni ciò che avete udito e visto...”
(Lc 7, 19- 23 )
In quel tempo, Giovanni chiamati due dei suoi discepoli
li mandò a dire al Signore: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare
un altro?».
Venuti da lui, quegli uomini dissero: «Giovanni il Battista ci ha mandati da te
per domandarti: “Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?”».
In quello stesso momento Gesù guarì molti da malattie, da infermità, da spiriti
cattivi e donò la vista a molti ciechi. Poi diede loro questa risposta: «Andate
e riferite a Giovanni ciò che avete visto e udito: i ciechi riacquistano la
vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti
risuscitano, ai poveri è annunciata la buona notizia. E beato è colui che non
trova in me motivo di scandalo!».
Parola del Signore
Cina: Questo brano di Vangelo ci fa capire l'importanza di
riconoscere la persona.
Luigi: Anche a Giovanni chiesero: “Sei tu forse il Messia?” e lui rispose: “No, non sono io il Messia”; “Sei tu il profeta?”, “No, non sono io il
profeta”; “Allora chi sei?”, “Io sono una voce”. E anche a Gesù mandano a
dire: “E tu chi sei?”.
Cina: Gesù si riconosce dal fatto che ha guarito tutti quei
malati.
Luigi: Ogni uomo si riconosce per il suo amore. Il vero nome
dell'uomo deriva da ciò che egli ama, da ciò per cui vive. Noi abbiamo il
nome di Dio se viviamo per Dio, se cerchiamo Dio. Ognuno di noi è
caratterizzato dall'oggetto del suo amore. “Dimmi
qual è il tuo amore e ti dirò chi sei”. Noi siamo determinati dall'oggetto
del nostro amore e ci troviamo in ciò che noi amiamo, perché viviamo
nell'oggetto del nostro amore. Se l'oggetto del nostro amore è Dio, allora noi
riceviamo il nome da Dio.
Teresa: Giovanni aveva già riconosciuto prima Gesù.
Luigi: Ma non è Giovanni che deve riconoscere Gesù! Sono i suoi
discepoli che devono riconoscerlo. Lui sapeva perfettamente chi era Gesù, erano
i suoi discepoli che non lo sapevano. Andrea, Pietro, Giovanni l'evangelista,
alla segnalazione di Giovanni Battista: “Ecco
l'agnello di Dio, ecco colui che toglie i peccati dal mondo”, sono partiti
sulla segnalazione. Altri non sono partiti perché erano legati sentimentalmente
a Giovanni. All'ultimo, dalla prigione, per farli partire, affinché toccassero
con mano chi era Gesù, li ha mandati a suo nome: “Andate a mio nome”, altrimenti non sarebbero andati! Se Giovanni
avesse detto: “Andate un po' a vedere se
è il Messia!?”, avrebbero risposto: “A
noi non interessa Gesù, a noi interessi tu: vogliamo stare con te”; “Allora andate a mio nome e chiedetegli: se
tu il Messia? E sentite cosa Lui vi risponderà”. Quindi li ha mandati per
loro, non li ha mandati per sé, affinché vedessero, toccassero con mano. Il
problema non è il ripensamento di Giovanni, il problema è dei suoi discepoli.
Perché Giovanni aveva segnalato Gesù, ma non basta segnalarlo! Se si ama Dio
prima di tutto si segue la segnalazione, ma se non si mette Dio al di sopra
di tutto, si resta uniti alla creatura che si ama. Questi discepoli amavano
Giovanni. E' la grandezza di Giovanni sta nel dire: “E' necessario che Lui cresca e che io diminuisca”. Ma come lo fa
crescere? Lo fa crescere convogliando tutti a Lui. E come vanno tutti a Lui?
Dicendo (anche a quelli che vogliono restare): “Andate da Lui, andate a nome mio”. Perché se non li avesse mandati
a nome suo, non sarebbero andati. Ecco la grandezza di Giovanni. Non c'è stato
profeta più grande. Perché? Perché si è ridotto a niente, a nulla. Perché era
necessario che Cristo crescesse e che tutti andassero da Lui. Generalmente gli
uomini tendono ad accentrare tutto a sé, perché vogliono tutto per sé. La
grandezza dell'uomo è quella che riconosce il suo niente e il tutto di Dio; è
quella che non tende a possedere ma che tende a convogliare tutto a Dio. Perché
è in Dio la salvezza, non nella creatura; anche fosse una creatura tutta dedita
a Dio.
Delfina: Gesù prima di manifestarsi scaccia gli spiriti cattivi,
ridona la vista ai ciechi affinché fossero disposti ad accogliere la sua
parola.
Luigi: Gesù scaccia i demoni, guarisce i ciechi e i sordi,
libera i paralitici con la parola di Dio. Predicando il regno di Dio guariva
tutti: predicando il regno di Dio! Perché l'uomo si ammala perché non
vede il regno di Dio. Noi ci ammaliamo perché non siamo convinti che è Dio
che regna in tutto. E allora cominciamo ad aver paura e la paura ci fa
diventar malati. Perché pensiamo: “Se io
non guadagno quella cifra tutti i giorni, come faccio a vivere?”. “Se io non
mangio la bistecca tutti i giorni come faccio a mantenermi?”. “Se io non ho
quel posto di lavoro come faccio?”, e allora mi rendo schiavo di uno e
dell'altro. “Se io non ho la mutua e
divento malato, cosa succede?”. Allora ci creiamo un'infinità di catene. E
quando arriva la parola di Dio, siamo tutto in un altro paese. Il messaggio
principale di Gesù è questo: predicava il regno di Dio. Ed è predicando il
regno di Dio che guariva tutti. Perché gli uomini si ammalano in quanto non
vedono il regno di Dio, e possono essere guariti soltanto da Colui che fa
vedere loro il regno di Dio. “Se io
scaccio i demoni vuol dire che il regno di Dio è venuto a voi”; scacciare i
demoni cioè: “Se io vi libero dal
pensiero del vostro io, dal vostro orgoglio, dalle vostre ambizioni, dal
pensiero di voi stessi, è perché il regno di Dio è venuto a voi”. È
parlando del regno di Dio, manifestando il regno di Dio che si libera l'uomo e
lo si cura da tutti i mali.
Linuccia: Gesù ci dice di riconoscere quando riceviamo un po' di
luce, perché è Lui che opera.
Luigi: Ma certo: è Lui! Ma anche quando zoppichiamo è opera
sua! Anche quando sentiamo i mali: è tutta opera sua! Ma scherziamo?! Noi
non possiamo muovere nemmeno un dito. È tutto opera di Dio! Noi per muovere
un dito abbiamo bisogno di tutto l'universo. Se non ci fossero le stelle non
potremmo neanche girare un foglio! Pensa un po'! È tutto Dio che ti fa fare, è
tutto opera di Dio. Siccome noi siamo difettosi, troviamo difficoltà a
riportare tutto a Dio. È più facile dire: “E'
il gatto che mi ha portato via la bistecca”, “E' il cane che mi ha morsicato”,
“E’ quel tale che mi ha pestato un piede”, che attribuire al vero Principio.
Linuccia: Noi adulti abbiamo sempre riferito tutto al nostro io,
per cui adesso è difficile per noi riferire tutto a Dio. Ma anche per i bambini
è difficile.
Luigi: E' difficile per i bambini perché noi abbiamo fatto loro
la testa come un pallone dicendo: “Come
sei bello!”. Gli riempiamo la testa del pensiero dell'io e poi è logico che
sia per loro difficile riferire tutto a Dio. Ma all'inizio il bambino, in tutte
le cose vede Dio, riferisce tutte le cose a Dio.
Maria Pia: L'unica cosa che uno deve avere è la fede in
Dio.
Luigi: L'unica cosa che l'uomo deve riconoscere è che non è
lui che fa il filo d'erba. Se uno dicesse: “sono capace a farlo!”, gli risponderesti: “Prova!”. Tu sei capace a staccare una foglia, perché è facile; ma
prova un po' a riattaccarla. Sei capace a schiacciare una mosca; ma prova un
po' a rifare una mosca.
Raffaella: Tutte le cose suscitano in me un problema. È
opera di Dio?
Luigi: Noi siamo interrogati perché Dio stesso ci interroga
attraverso tutte le creature; noi siamo continuamente interrogati. Ed è proprio
ascoltando l'interrogazione di Dio che entriamo e restiamo nella contemplazione
di Dio, del Dio che fa tutto. È ciò che parte dalla nostra iniziativa che ci
porta via alla contemplazione di Dio, alla presenza di Dio. Ma Dio parlando con
noi, se noi l'ascoltiamo, ci fa restare alla sua presenza. E' Lui che parlando
con noi ci fa restare alla sua presenza. Ma noi chi ascoltiamo?
***
Mercoledì 23
dicembre 2015
(cassetta di
mercoledì 23.12.1988)
“Che sarà mai
questo bambino?”
(Lc 1, 57- 66 )
In quei giorni, per Elisabetta si compì il tempo del parto
e diede alla luce un figlio. I vicini e i parenti udirono che il Signore aveva
manifestato in lei la sua grande misericordia, e si rallegravano con lei.
Otto giorni dopo vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo con
il nome di suo padre, Zaccarìa. Ma sua madre intervenne: «No, si chiamerà
Giovanni». Le dissero: «Non c’è nessuno della tua parentela che si chiami con
questo nome».
Allora domandavano con cenni a suo padre come voleva che si chiamasse. Egli
chiese una tavoletta e scrisse: «Giovanni è il suo nome». Tutti furono
meravigliati. All’istante gli si aprì la bocca e gli si sciolse la lingua, e
parlava benedicendo Dio.
Tutti i loro vicini furono presi da timore, e per tutta la regione montuosa
della Giudea si discorreva di tutte queste cose. Tutti coloro che le udivano,
le custodivano in cuor loro, dicendo: «Che sarà mai questo bambino?». E davvero
la mano del Signore era con lui.
Parola del Signore
Franco: “Chi sarà mai
questo bambino?”.
Luigi: E' l'angelo mandato da Dio per preparare la strada.
Infatti Giovanni Battista dice: “Sono
venuto per preparare la strada”. Ed è dato a noi senza di noi. Arriva a noi
tutto un mondo, senza di noi, per farci preparare la strada all'incontro con
Gesù. Perché tutto il mondo è Dio che ci interroga; ci interroga
presentandoci cose che non sono Dio. Noi assistiamo a cose che non sono Dio,
che però formano in noi un'interrogazione, perché arrivano in un campo di
assoluto; e siccome esse non sono l'assoluto, si forma un punto interrogativo.
Il punto interrogativo è già cammino, strada verso-.
Tu subisci una conflittualità perché sei una passione di
assoluto e sei costretto a vivere in un mondo che non è assoluto: c'è tutto uno
stridore. Ti accorgi che il mondo non è fatto a tua misura e allora stai male;
questo malessere è preparazione al cammino.
Franco: D'altronde Dio può arrivare a noi solo attraverso
presenze fisiche...
Luigi: Dio si annuncia attraverso le presenze fisiche, ma viene
a noi attraverso un Pensiero, attraverso lo Spirito. Si annuncia attraverso
tutte le presenze fisiche, perché noi nel pensiero del nostro io siamo schiavi
delle presenze fisiche.
Cosa sono le presenze fisiche? Le presenze fisiche sono
tutto quello che arriva a noi senza di noi, compatibile con il pensiero del
nostro io. Per cui di una cosa che vedi e tocchi, tu dici che esiste; quindi
c'è tutto un mondo che esiste perché tu lo vedi e lo tocchi. Guai se tu
dicessi: “Dio non esiste perché non lo
vedo e non lo tocco”, perché questa esperienza è in relazione al tuo io.
Infatti c'è anche altro che tu non vedi e non tocchi ma che esiste. Quindi non
fare assoluto ciò che vedi e tocchi, prenderesti una cantonata, perché domani
non sarà più assoluto. Ciò che vedi e tocchi è soltanto un segno di ciò che
esiste al di sopra di te e che in quanto è al di sopra di te tu non puoi né
vederlo, né toccarlo.
E come fai a conoscerlo? Lo puoi conoscere in quanto
superi tutto quello che è relativo al tuo io. E come lo superi? Hai una via
sola per superarlo: col pensiero. Come c'è una via sola per uscire da
questa stanza: col pensiero.
Giovanna: “Tutti i loro
vicini furono presi da timore e coloro che udivano serbavano queste cose in
cuor loro”; quando si cerca Dio si fa del bene anche agli altri...
Luigi: ... mentre si fa un danno grave dando ragione agli
altri, perché li si conferma nel loro errore; in tal caso si è in colpa anche
verso gli altri. Perché se tu non cerchi Dio, perdi Dio, ma sei anche
responsabile degli altri che non cercano Dio. Per cui se tu cerchi Dio, dai
anche una mano a tutti gli altri, perché non dai ragione agli altri. Ma se
invece accondiscendi gli altri nei loro errori, nelle loro passioni, nei loro
interessi, nel loro mondo, nei loro sentimenti, oltre a perdere Dio sei anche
responsabile per gli altri.
Giovanna: Apparentemente sembra di non voler bene agli altri.
Luigi: Apparentemente, è come la mamma che se dà cioccolatini
tutti i giorni al bambino, apparentemente è buona (apparentemente!),
sostanzialmente è cattiva.
Silvana: Non capisco perché domandavano con cenni a suo padre
come si chiamasse il bimbo. Zaccaria non era mica sordo!
Luigi: Fa capire che parlare è conseguenza del sentire, per cui
se uno non parla o parla ma non comunica niente, è perché non ascoltato Dio, è
sordo alla voce di Dio.
Pinuccia A.: La madre aveva già detto: “Si chiamerà Giovanni” perché devono
chiedere ulteriormente la conferma al padre? Dio ha dato a Elisabetta la
possibilità di avere un figlio …
Luigi: … attraverso Zaccaria. Qui non è il concepimento di
Maria. Maria non interpella Giuseppe. Invece Elisabetta ha concepito per opera
di Zaccaria. È vero che c'è stata un'opera miracolosa, ma l'angelo non ha
annullato Zaccaria. Non l'ha annullato perché è richiesta la sua
partecipazione. Ora, come Elisabetta ha concepito per partecipazione del marito
Zaccaria, così anche noi. Tanto più che è Zaccaria che ha peccato contro
l'angelo; è Zaccaria che è diventato muto, ed era necessario che Zaccaria si
compromettesse. Infatti quando Zaccaria ha detto: “Il suo nome sarà Giovanni”, ha acquistato la parola. Quindi era
necessario che Zaccaria si assumesse la responsabilità di questo nome; perché
in un primo tempo aveva detto: “No”.
Franco: Vedo un parallelo con l’episodio della samaritana quando
Gesù le dice: “Va, chiama tuo marito”.
Luigi: Glielo dice in quanto lei essendo legata
sentimentalmente a suo marito non era disponibile; Gesù la invita a venire a
Lui con quella autorità da cui dipendeva, in modo da avere la possibilità di
essere liberata da quella soggezione. Gesù la invita a sottomettere a Lui il
legame col marito, perché quel pensiero la rendeva succube.
Franco: Anche noi dobbiamo sottomettere al Pensiero di Dio tutti
i legami che abbiamo stabilito con le creature prima dell'incontro con Cristo.
Luigi: Si, tu devi sottomettere a Cristo tutto ciò a cui ti
sei sottomesso, perché altrimenti non sei disponibile: devi sottomettere
tutto.
Pinuccia: Però in questo caso la conversazione è servita perché
lei è rimasta.
Luigi: Quell'invito è servito per dirle: “Quello che tu hai non è tuo marito”.
Pinuccia: Ed è per farle capire che Gesù è stato mandato da Dio.
Comunque Gesù le ha fatto ugualmente la rivelazione, anche se lei non aveva
portato il marito. Quindi fa capire che la parola libera interiormente; Gesù non
le chiedeva di portarlo fisicamente.
Luigi: Infatti ad un certo momento lei ha invocato il Messia. E
appena ha invocato il Messia appena ha interrogato, è stata resa possibile la
comunicazione: “Sono Io che parlo con te”.
Quindi Gesù, attraverso tutto questo dialogo, ha condotto la samaritana a
sospirare il Messia. Ecco la preparazione! Attraverso tutta la preparazione
Dio ci conduce a sospirare il Messia. E nel momento in cui in noi si forma
in desiderio del Messia, avviene la manifestazione della Presenza, perché la Presenza è nel desiderio. “Tu non mi cercheresti se non mi avessi già
trovato”.
***
Venerdì 12 dicembre
2014
(tratto dalla cassetta del 11.12.1992)
“È venuto
il Figlio dell’uomo”
(Mt 11, 16-19)
In quel tempo, Gesù disse alle folle:
«A chi posso paragonare questa generazione? È simile a bambini che stanno
seduti in piazza e, rivolti ai compagni, gridano:
“Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato,
abbiamo cantato un lamento e non vi siete battuti il petto!”.
È venuto Giovanni, che non mangia e non beve, e dicono: “È indemoniato”. È
venuto il Figlio dell’uomo, che mangia e beve, e dicono: “Ecco, è un mangione e
un beone, un amico di pubblicani e di peccatori”.
Ma la sapienza è stata riconosciuta giusta per le opere che essa compie».
Parola del Signore
Osvaldo: Qui Gesù porta ad esempio un gioco di bambini, mentre
per noi è un ammonimento in quanto corriamo il rischio di giocarci la vita
eterna.
Luigi: Certo, ma noi siamo già nella vita eterna; a seconda dei
nostri pensieri, stiamo decidendo quale sarà la nostra vita eterna: o entriamo
o ne stiamo fuori. Tutto si gioca nel pensiero: se tu non entri oggi, non entri
più. “Sforzatevi
di entrare! Non aspettatevi di vedere la vita eterna venire in un certo giorno!
Oppure che si verifichi in un giorno piuttosto che in un altro!”. La vita eterna non viene così perché la vita
eterna è già! Siamo tutti in questo disegno eterno che è il disegno di Dio. La
vita eterna è essere con Dio. Noi possiamo non essere con Dio oppure possiamo
essere con Dio. Se sei con Dio sei nella vita eterna. In quanto tu pensi
Dio, in quel punto, tu sei eterno. Tutte le cose che tu vedi dal punto di
vista di Dio restano eterne per cui hai la possibilità di costruire l’eternità
in te, adesso. Costruire l’eternità significa costruire una stabilità; non
sarai mai smentito. Se tu invece costruisci su altri punti fissi di
riferimento, su altre pietre, sarai smentito: “Non resterà pietra su pietra”. Tutti quei valori che ammiriamo: “Guarda che meraviglia! Che ori!
Che pietre!”, e il Signore dice: “Di tutto questo non resterà
pietra su pietra”. Ancora oggi noi
diciamo: “Guarda che meraviglia, che
costruzioni, che stabilimenti”, lo diciamo al posto dei templi,
continuamente ammiriamo dei valori e il Signore continua a dirci: “Non resterà pietra su pietra!”. Ma se tu costruisci su Dio, stai tranquillo che
resta pietra su pietra, e quanto resta! Resta per l’eternità! Quindi ogni
pensiero visto dal punto di vista di Dio resta eterno in te e costituisce la tua
vita eterna adesso, un punto di vista eterno.
Osvaldo: Tra vita eterna e morte eterna, qual è la funzione del
Purgatorio?
Luigi: Nel Purgatorio ci sei in quanto hai messo Dio prima di
tutto. Per cui già adesso puoi essere in Purgatorio. Quando metti Dio prima di
tutto, entri in Purgatorio. Purgatorio è la fatica, la tribolazione per
cercare di unificare tutto in questo prima di tutto; è far rientrare tutto
in questo prima di tutto. Per cui il Purgatorio è una funzione transitoria,
infatti è ancora nel tempo, non dura all’infinito. Le soluzioni finali sono
soltanto Paradiso e Inferno. Paradiso è possibilità di conoscere Dio, Inferno è
impossibilità di conoscere Dio. Cioè possiamo venirci a trovare
nell’impossibilità di conoscere Dio o nella possibilità di conoscerlo.
Osvaldo: L’impossibilità di conoscere Dio vuol dire la volontà di
non conoscere Dio?
Luigi: No, non dipende dalla tua volontà! Tu sei costretto, sei
impossibilitato: non hai più la possibilità di conoscere Dio. Non riesci, nell’inferno
non puoi pensare a Dio perché sei continuamente portato via da quello che hai
messo prima di tutto nella tua vita. Resti dominato, perché diventiamo
figli delle nostre opere. Lo capisci Osvaldo? Noi diventiamo figli dei nostri
pensieri. In quanto diventi figlio, resti dominato, non sei più libero: “Chi fa il peccato, resta schiavo
di esso” dice Gesù. Se sei schiavo
non puoi più uscirne.
Osvaldo: Personalmente ho la possibilità di pensare Dio; quindi
vuol dire che sono uscito dal mio io evidentemente.
Luigi: Se sei uscito dal tuo io è solo per grazia di Dio. Il
giorno in cui non puoi pensare Dio, non ne puoi uscire. Resti dominato dai
prodotti del tuo io. È solo per grazia di Dio che è data a noi la
possibilità di pensare Dio. Fintanto che uno hai la possibilità di pensare
Dio, hai la possibilità di superare il
pensiero del suo io e di tutto il suo mondo e di cominciare a vedere tutte le
cose dal punto di vista di Dio, cioè dal punto di vista dell’Eterno.
Osvaldo: Noi riusciamo già in questo mondo a capire il senso di
una sofferenza eterna?
Luigi: Se sei con Dio, presso Dio tutto è luce. Il Signore
dice: “Ci sono
alcuni tra voi che state ascoltando, che non gusteranno la morte prima di aver
visto il regno di Dio in tutta la sua meraviglia”. Quindi Dio non lesina la sua luce, Dio ci offre tutto,
è un’inondazione. Siamo noi che poniamo dei limiti a Dio, perché Dio è già con
noi; siamo noi che ci distraiamo da Lui, siamo noi che non raccogliamo in Lui,
siamo noi che pensiamo a noi stessi. E pensando a noi stessi ci rendiamo
impossibile ricevere la luce, perché nel pensiero del tuo io, certamente non
puoi conoscere Dio.
Giovanna: Nella prima parte del brano Gesù fa l’esempio di chi non
ascolta, perché non vede l’opera di Dio.
Luigi: Per vedere bisogna che tu abbia una luce, non basta
avere gli occhi. Se entri in una stanza buia, anche se hai gli occhi
spalancati, non vedi nulla. Che cosa vuol dire?
Che per vedere abbiamo bisogno di una luce. Anche la nostra anima per
vedere ha bisogno di una luce e la luce è Dio. Non basta avere l’anima; l’anima
di per sé non è luce. Non basta che noi abbiamo l’intelligenza, perché
l’intelligenza di per sé non è luce. L’intelligenza riceve luce da ciò a cui
guarda. Infatti se tu guardi ad una lampada spenta, con tutta la tua
intelligenza, non vedi certamente. Noi abbiamo la possibilità di ricevere luce,
e riceviamo luce da ciò a cui guardiamo. Quindi se tu guardi il sole, se tu
guardi Dio, ricevi luce da Dio. Siccome Dio è il Principio, riceviamo la luce
eterna. Se tu guardi altre luci, ad un certo momento queste altre luci si
spengono e tu rimani al buio. Quindi tutto dipende da ciò a cui noi guardiamo.
Ecco perché il Signore dice: “Metti prima
di tutto me, perché così facendo accendi in te una luce eterna, che non si
oscurerà mai”. È lì la sicurezza! La luce di Dio non si oscurerà mai!
* * *
Mercoledì 17 dicembre 2014
(Tratto dalla cassetta del 16 dicembre 1992)
“Giacobbe
generò Giuseppe, lo sposo di Maria, che generò Gesù, chiamato
Cristo”
(Mt
1, 1- 17)
Osvaldo: Nella genealogia di Gesù ci sono anche dei peccatori,
oltre che a santi. Vuol dire che è Dio che sceglie il mezzo per compiere le sue
opere. Quindi Dio usa anche il demonio.
Luigi: Dio è libero di creare i mezzi per arrivare a noi.
Siccome è Lui il Creatore ed è Lui il Signore, crea ed usa i mezzi. Creatore e
Signore cosa vuol dire? Creatore vuol dire che quello di cui c’è bisogno lo fa;
Signore vuol dire che utilizza la sua creazione per il suo fine. Essendo il
Signore di tutto, Dio non è condizionato da nulla. Siamo noi che siamo
condizionati dalle cose. Infatti le cose le devi adoperare per quello che sono
altrimenti esse si ribellano a te. Dio crea le cose che servono per conseguire
il suo fine, d’altronde la creazione continua ….
Osvaldo: Quindi il nostro io può essere un demonio.
Luigi: Staccato da Dio è un demonio ma unito a Dio, l’io è cosa
buona. “Dio ha tanto amato il mondo da
mandare il suo Figlio Unigenito”, indubbiamente Dio ama le creature perché
sono “sue creature”. Anche tu se fai una bella opera, finisci di innamorarti di
questa bella opera. Perché? Perché è una tua opera, perché in quella bella
opera vedi te stesso.
Osvaldo: Ma quello non è sentimento?
Luigi: Il vedere te stesso nell’opera che tu fai, non è
sentimento. Sentimento è quando tu ricevi una sensazione da una cosa. Ma il
legame che si instaura tra te e la tua opera, è un legame intellettuale, perché
quell’opera è giustificata in te. Ora, la giustificazione, è un legame
intellettuale, non è un legame sentimentale. Se tu hai la possibilità di fare
un’opera, quanto più quest’opera è bella, ed è tua opera, ha in te la
giustificazione di sé, quindi si stabilisce un legame. Questo legame è segno
del legame che sussiste in Dio, perché tutto è significazione del legame
Trinitario. Abbiamo Padre e Figlio: il Figlio è opera del Padre. Tra il Padre e
il Figlio si stabilisce un legame. Perché questo legame? Perché il Figlio è
opera del Padre. Tra il Padre e la sua Opera, c’è il legame dello Spirito
Santo. Ma tutto quello che avviene in Dio, siccome tutto è parola di Dio, è
segno di Dio, noi lo troviamo nelle creature. Ora, quando troviamo una creatura
che fa un lavoro, che fa un’opera, noi vediamo che tra la creatura e la sua
opera si stabilisce un legame perché l’opera è giustificata in colui che l’ha
fatta. E questa giustificazione è verità. Se tu sei autore di una cosa, quella
cosa ha in te il suo principio, quindi la sua giustificazione e questo è un
legame di verità. Giustificare una cosa è capire la verità della cosa stessa.
Quando tu cerchi la ragione di un effetto, di una causa che produce un certo
effetto, tu stabilisci un legame di verità. E quel legame di verità diventa un
legame eterno. Ecco perché noi abbiamo difficoltà a dividerci, a separarci da
quello che abbiamo detto, da quello che abbiamo fatto, e diventiamo figli delle
nostre opere, perché abbiamo stabilito un legame di verità. Se fosse un legame
di sentimento, sarebbe facile da rompere. Invece un legame di verità è
difficilissimo da rompere perché non trovi in te una ragione sufficiente per
romperlo. Anche tra Dio e la sua opera si stabilisce questo legame, che non è
indipendente da Dio, ma che sussiste proprio in nome della verità perché la
giustificazione della terra è nel cielo, è in Dio.
Bruno: Capisco come la sciagura diventi una necessità.
Luigi: “Dio è buono”
per cui noi abbiamo difficoltà a far entrare ciò che per noi è male, sciagure,
disgrazie, malattie nel concetto che abbiamo noi di “Dio buono”. Non capendo, immaginiamo che le cose succedano per
altre cause: “Qui c’è l’opera del
demonio”, “Dio permette che sia avvenuto quell’incidente”, per cui vengono
fuori queste complicazioni che ci confondono e alla fine non capiamo più nulla.
Bisogna salvare sempre il principio: Dio è l’Essere Assoluto, quindi essendo
l’Essere Assoluto, nulla accade che non sia voluto da Lui, e tutto ha in Lui la
sua ragione, la sua giustificazione. Come l’operazione chirurgica è un atto di
misericordia per salvare una vita.
Bruno: Però se non ci fosse stata la caduta del peccato
originale …
Luigi: Non ci sarebbe nemmeno stata la morte.
Bruno: Il peccato originale è avvenuto perché Adamo non ha
dialogato il proprio io con Dio.
Luigi: Si, non ha riportato il proprio io a Dio.
Bruno: Non riesco a capire in che cosa consista questo dialogo.
Luigi: Prima di tutto il peccato originale non è il peccato
fatto al principio della storia dell’uomo, ma è rivelazione del principio di
tutti i nostri mali. La vicenda di Adamo è rivelazione. È inutile
scandalizzarsi ma è necessario capire. Dio ti rivela la fonte di tutti questi
mali che stiamo subendo: malattie, sala chirurgica, la morte. Riferisci le cose
a Dio perché un fondamento c’è di verità: il peccato consiste nell’autonomia da
Dio. L’uomo ad un certo momento, non riferisce più le cose a Dio, separa le cose
da Dio. Allora dobbiamo chiederci: “Come
è possibile che una creatura fatta molto bene da Dio, possa entrare in questa
dimensione di autonomia da Dio, che possa dire: io!?”, come è possibile nel
regno in cui Dio è l’Essere Assoluto, nel quale predica Se stesso in tutto, ci
sia un altro essere, che non è Dio, che possa dire: “io”?. L’autonomia è qui:
come è possibile che una creatura di Dio, nel regno di Dio possa diventare un
corpo estraneo, possa affermare un’altra divinità, possa affermare se stesso dicendo:
“Io sono”. Sarà a parole ma noi
diciamo: “Io sono”. Ora, Dio solo è, infatti il vero nome di Dio è: “Io sono Colui che è”. Siccome Dio solo
è, dicendo: “Io sono”, introduciamo
nel regno di Dio, un corpo estraneo che non è giustificato. Come è possibile
questo? L’unica possibilità è data dal fatto che l’uomo deve avere la
possibilità di peccare, deve avere la possibilità di dire: “Io sono” perché questa è la condizione per essere consapevole.
Perché soltanto se l’uomo è consapevole, può arrivare a conoscere Dio. Un
essere inconsapevole, l’animale, non può dire: “Io sono”. Ma l’animale non può giungere a conoscere la verità, a
conoscere Dio. L’animale non ha la possibilità di dire: “Tu sei”. Noi abbiamo la possibilità di dire: “Tu sei”. Ma per avere la possibilità di dire: “Tu sei”, devo avere la possibilità di dire: “Io sono”. Ed è proprio in questa possibilità di superare l’“Io sono” per dire: “Tu sei”, che io prendo consapevolezza.
Bruno: Allora se Adamo non avesse peccato non sarebbe giunto
alla consapevolezza? Ci deve essere un’altra strada.
Luigi: Non è necessario peccare per trovare la verità, però
deve essere possibile. La strada per non peccare è l’intelligenza.
L’intelligenza vuol dire riferire tutto a Dio cioè predicare Dio, l’Essere di
Dio e non l’“Io sono”. L’intelligenza
è la condizione necessaria per non peccare, per giungere a conoscere Dio.
L’uomo pecca perché si lascia dominare prima dai sentimenti che dalla verità.
Dio ha creato l’uomo massimamente intelligente non scarsamente intelligente, ma
la nostra intelligenza è data dalla Presenza di Dio, l’uomo è portatore della
Presenza di Dio. L’uomo non è intelligente di per sé, ma è intelligente in
quanto ha presente una Causa: Dio.
* * *
Mercoledì 30
dicembre 2015
(cassetta del
30.12.1987)
“Ora
lascia o Signore che il tuo servo vada in pace”
(Lc 2, 36-40)
[Maria e Giuseppe portarono il bambino a
Gerusalemme per presentarlo al Signore.] C’era una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle,
della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito
sette anni dopo il suo matrimonio, era poi rimasta vedova e ora aveva
ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e
giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei
a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di
Gerusalemme.
Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la
legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret. Il
bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su
di lui.
Parola del Signore
Franco: Ci viene presentata la figura di Anna la profetessa che
è molto simile alla figura del vecchio Simeone che era in attesa della rivelazione.
Luigi: Si, che essendo in attesa, restava sempre nel tempio,
perché la rivelazione avviene nel tempio. Dio si annuncia fuori dal tempio,
dappertutto, però si fa conoscere solo nel tempio. Per cui se tu Lo vuoi incontrare devi restare nel tempio, devi aspettarlo lì: è
lì che lo incontri.
Franco: Qui ci presenta, a differenza di Simeone, qual è stata
la vita passata di Anna, quindi mi chiedevo cosa può significare per noi il
fatto che lei fosse stata sette anni con il marito prima di rimanere vedova.
Luigi: Cioè aveva fatto esperienza dell'essere con il marito;
aveva poi sperimentato questa solitudine data dall'assenza della creatura. È
vissuta con il marito, poi a un certo momento ha perso la presenza del marito. Se
è rimasta nel tempio vuol dire che ha capito che la vera Presenza è un'Altra.
Quello è stato un passaggio necessario per capire dove è l'Assoluto; prima
dobbiamo sperimentare le delusioni che ci procurano le creature. In un primo
tempo, quando partiamo, siamo convinti che le creature nel mondo, ci
comunichino la vita. Quante volte diciamo alle creature: “Tu sei tutta la mia vita!”, poi a un certo momento ti accorgi: “Quella è la mia morte altrochè la mia vita”.
Perché sperimenti che tutte le cose sono finite e che non possono essere la tua
vita. È Dio che opera tutto questo per farti maturare, per farti capire; per
cui attraverso tutte le cantonate che uno prende, attraverso tutti gli errori
che uno fa, Dio sta operando per portarci a scoprire che Dio è la nostra
vita. Se fossimo intelligenti lo capiremmo subito all'inizio dove sta la
nostra vita, invece Dio ci fa toccare con mano e a forza di nasate ci fa capire
che la nostra vita è solo in Dio.
Giusi: Cosa significa per noi questo: “Andare a parlare del Bambino a quanti aspettavano la rivelazione”?
Luigi: Vuol dire che quando uno trova una luce, non può far
altro che manifestare questa luce che ha trovato. Se tu trovi una sorgente di
acqua fresca dici: “Ho trovato una
sorgente di acqua fresca”. Ognuno di noi parla di ciò che ha visto, di ciò
che ha trovato. Che tu parli, che tu taccia, che tu faccia i salti mortali,
tu manifesti sempre quello che hai dentro. Non è mica con le parole che si
manifesta! Qualunque cosa tu faccia, quando uno ha l'animo preso da un amore,
lo dice in tutti i modi; anche se non dice niente, lo dice lo stesso. Magari
nel modo di camminare, nel modo di vestire, nel modo di guardare, in tutte le
cose noi non facciamo altro che esprimere quello che abbiamo dentro; noi
lanciamo in continuazione dei messaggi. Il modo in cui ci comportiamo, è tutto
un lanciare dei messaggi; messaggio di che cosa? Di quello che portiamo dentro.
Se io porto dentro Dio, anche se dico: “Io
non voglio parlare di Dio”, tu parli di Dio, qualunque cosa tu faccia,
anche se non dici niente, tu parli di Dio.
Riccardo: “Quando
ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in
Galilea, alla loro città di Nazareth”. Cosa significa questo
ritorno?
Luigi: Nella nostra vita bisogna sempre fare ritorno, perché
perdiamo in continuazione il Principio, ci disperdiamo. “In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio e il Verbo era
Dio”. Noi dovremmo recuperare in
continuazione questo Principio. Cioè riportare sempre tutte le cose che
avvengono al Principio. Siccome tutte le cose vengono da Dio, noi dovremmo
sempre cercare che cosa ci dicono di Dio. Debbo sempre recuperare tutto nel
Principio. Tutti i nostri guai vengono dal fatto che noi perdiamo di vista il
Principio, ci fermiamo alle cose e cominciamo a correre dietro alle cose. È come
se tu sentissi dire una parola e invece di cercare di capire cosa vuol dire, di
cercare di capire il pensiero che c'è in quella parola, cominciassi a ripeterla
meccanicamente. Noi facciamo così! Gli avvenimenti sono delle parole, e noi
anziché cercare il Pensiero di Dio che c'è in quelle parole, di recuperare il
Principio, noi corriamo dietro agli avvenimenti, ai fatti: ripetiamo soltanto
delle parole. Invece in tutte le parole, c'è un messaggio di Dio per noi,
c'è qualche cosa di eterno. Noi invece ci fermiamo alle cose nel tempo,
invece di cercare che cosa mi dicono di eterno. Tutte le cose mi annunciano
qualcosa di eterno, noi dobbiamo sempre recuperare l'eterno; che è quello che
era in principio: “In principio era il
Verbo eterno”. È come un fiume che perde il contatto con la sorgente, che
inaridisce, muore. Così tutte le parole vengono da una sorgente; se tu perdi il
contatto con
Raffaella: Anna parla con: “Coloro che aspettavano la redenzione” mi fa capire l'importanza
dell'attesa. Coloro che stavano attendendo la redenzione in Gerusalemme,
trovano chi gliene parla.
Luigi: Certo, è l'attesa, è il desiderio, la veglia che ci
fa individuare il nostro bene, che ce lo fa incontrare, altrimenti non lo
individui! Come hanno fatto Simeone, Anna a individuare Gesù? Era un Bambino
qualunque; non sapevano che quella donna fosse Maria, che quell’uomo fosse
Giuseppe! Per loro erano un papà e una mamma con un bambino in braccio. Come
hanno fatto a dire: “Questa è la salvezza
per Israele”? È per quello che portavano dentro che l'hanno potuto dire.
Cioè quello che ci fa individuare fuori è per ciò che portiamo dentro.
Per cui quello che portiamo dentro, ci fa scegliere, ci fa individuare il
Maestro. Se dentro di me ho interesse per Dio, veglio per Dio, Dio stesso mi fa
individuare quelle persone che mi parlano del Cristo e a un certo momento
arrivo al Cristo. Riconosco ciò di cui ho veramente bisogno. Altrimenti no! È
questa dimensione verticale, personale che mi fa capire.
Raffaella: E poi mi ha colpito che Anna ne parla solo
con coloro che lo stavano attendendo.
Luigi: Certo, bisogna
dare il pane a chi ha fame.
***
Mercoledì 6 gennaio 2016
(tratto da audiocassetta incontro)
“Un lungo viaggio dietro ad una stella”
(Mt 2,1-12)
Nato Gesù
a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da
oriente a Gerusalemme e dicevano: «Dov'è colui che è nato, il re dei Giudei?
Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo». All'udire
questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i
capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in
cui doveva nascere il Cristo. Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così
è scritto per mezzo del profeta: "E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei
davvero l'ultima delle città principali di Giuda: da te infatti uscirà un capo
che sarà il pastore del mio popolo, Israele"». Allora Erode, chiamati
segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa
la stella e li inviò a Betlemme dicendo: «Andate e informatevi accuratamente
sul bambino e, quando l'avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch'io venga
ad adorarlo». Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano
visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si
trovava il bambino. Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima.
Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo
adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e
mirra. Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un'altra strada fecero
ritorno al loro paese.
Cina: Un lungo viaggio dietro ad una stella che annunciava
loro il Messia portò alcuni Saggi dall’Oriente a Betlemme, nel luogo dove
trovarono il Bambino Gesù con sua Madre e qui, prostrati, Lo adorarono.
Luigi: Avevano trovato la Salvezza di Dio per tutte le genti,
mistero della Presenza di Dio tra noi, mistero centrale della vita di ogni
uomo, e gli avevano offerto oro, incenso e mirra. Come ogni fatto, anche questo
ha la sua lezione per la nostra vita spirituale, poiché tutto è opera di Dio
per noi.
Delfina: “Abbiamo visto
sorgere la sua stella e siamo venuti per adorarlo”:
Luigi: Quei Magi dell’Oriente avevano visto sorgere la stella
del Messia e siccome erano interiormente
attratti dalla luce di Dio, erano venuti a cercarlo. Venivano da lontano.
Coloro che erano vicini non ne sapevano niente. E’ sempre un venire da molto lontano,
dagli aridi deserti di una vita vuota e da tutta la nostra povertà smarrita e
senza senso, quando ci si apre all’attenzione, all’ascolto, alla ricerca di
Dio. Senza povertà non c’è vera preghiera, non c’è ricerca sincera, non c’è
amore, non c’è invocazione. Per giungere a vedere ciò che ci è annunciato è
necessario camminare molto, e per camminare è necessario partire, e per partire
bisogna lasciare tutto un nostro mondo e quindi essere poveri.
Delfina: Mi ha sempre fatto pensare molto il fatto che i Magi
seguissero una stella.
Luigi: Come quella stella guidò allora quei Magi a Betlemme a
contemplare il mistero di Dio tra noi e di sua Madre, così Dio su tutte le
strade, in tutti i luoghi e in tutte le nostre preoccupazioni, in tutti i
nostri pensieri, fa giungere il suo annuncio, i suoi richiami all’essenziale,
fa splendere la sua stella per guidarci attraverso la nostra notte, per
risvegliarci alla sua Verità e per condurre ogni uomo alla scoperta della sua
Presenza. Sono gli stessi avvenimenti della vita, sono i fatti belli e brutti
di ogni giorno a farci intuire e a renderci attenti al mistero di Dio in tutto.
In ogni invocazione, in ogni sospiro, in ogni lacrima, in
ogni nostro dubbio e smarrimento c’è una stella che ci annuncia la Salvezza e
ci invita a seguirla. La nostra notte è piena di annunci e carica di stelle
che ci dicono di sperare: “C’è Dio! quindi c’è una risposta ai vostri problemi,
alle vostre paure, al vostro caos”.
Dio si annuncia a tutti. Agli animi semplici qualunque
cosa, una stella, un fiore, una parola, un pensiero, diventa una strada
luminosa che conduce a Dio; ma agli animi superbi non basta tutto l’universo
con tutta la sua sapienza diffusa in esso per avere un po’ di fede come un
granello di senape.
Sandra: “Dove è nato il Re
dei Giudei?”, i Magi pur seguendo la stella, chiedono informazioni.
Luigi: Tutti coloro che sono attratti da Dio chiedono: “Dov’è nato il Messia? Chi ce Lo farà
conoscere? Chi ci darà di trovarlo, di vedere il suo volto? Dove trovare la
nostra salvezza, la nostra sicurezza, la nostra vita, la nostra pace? Nel
denaro? Nella politica? Nella società? Nelle parole e promesse degli uomini?”.
Tutte cose che mutano e passano. Come è scritto nel libro del profeta Isaia: “Ecco, le tenebre ricoprono la terra, nebbia
fitta su tutte le nazioni, ma in te splende la luce del Signore, la sua Gloria
si rivela in te”. Qual è questo luogo privilegiato su tutta la terra dove,
secondo la profezia, si rivela la luce di Dio? E quale significato ha tutto
questo? Alza gli occhi e guarda: ecco tutto ti parla di Dio e tutto è pronto
per condurti a trovare il suo Verbo, la sua Presenza in te. La nostra salvezza
sta nel trovare la presenza di Dio, ma per trovarla, bisogna cercarla dove Egli
è. Noi sbagliamo sempre luogo!
Rita: E loro rispondono: “A
Betlemme di Giudea!”.
Luigi: Si, perché Betlemme è il luogo in cui il Dio
invisibile parla agli uomini in modo visibile il mistero della sua Presenza
e li fa spettatori di essa; Betlemme è un luogo lontano da tutto ciò che
distrae e distoglie da Dio: è qui, nel luogo dove si trova il pane che sorregge
la nostra vita, infatti Betlemme significa: “Casa del pane”. Le opere di Dio ci
conducono qui, ci fanno cioè passare dalle cose esteriori a quelle interiori.
Quindi Betlemme rappresenta la nostra anima, nella quale Dio ha voluto abitare
e nella quale ha riservato la manifestazione di Sé. Tutto ciò che è
esteriore è segno, è mezzo, è invito, è sacramento per condurci a quella Realtà
soprannaturale che abita dentro di noi. Ma se non ci conduce qui, tutto
diventa inutile, vano. Il punto d’incontro con Dio è nell’interno dell’uomo. L’appuntamento vero con Cristo e sua Madre
non è nell’esterno, ma nel cenacolo silenzioso dell’uomo interiore.
Gabriella: “I Magi
trovarono il Bambino Gesù con Maria, sua Madre”: alla fine del viaggio lo
hanno trovato!
Luigi: I Magi, al termine del loro cammino trovarono in
Betlemme il Verbo di Dio fatto carne e Maria, sua Madre. Trovare il Bambino
Gesù con sua Madre, significa trovare la Presenza di Dio tra noi e la
condizione per restare in Essa. Infatti, se per giungere a vedere la
Presenza di Dio bisogna partire dal nostro mondo, per restare con Lui bisogna
guardare alla Madre di Dio: è Lei che insegna a custodire Colui che essa ha
dato al mondo.
Pinuccia: “Gli offrirono
oro, incenso e mirra”: cosa significano questi simboli?
Luigi: Prima di tutto dobbiamo precisare che Dio fa giungere i
suoi segni, i suoi richiami a tutti, perché la Salvezza di Dio non è riservata
per alcuni, ma è per tutte le genti, e chiunque si faccia attento ai segni
di Dio, a qualunque popolo appartenga, Dio stesso lo guida all’incontro: è
questo il messaggio dell’Epifania. Dio chiama tutti a cercarlo, a partire
dal loro mondo per rivolgersi là dove è la salvezza e la salvezza sta nel
conoscere Dio. Il passaggio dalla vita complicata dietro tanti interessi,
amori, convenzioni, tradizioni, recitazioni, alla vita semplice in Dio è l’offerta
d’amore = oro, di preghiera = incenso,
di sofferenza = mirra che Dio chiede ad ogni uomo per riempirgli l’anima di
luce.
Ognuno
avrà luce nella misura in cui avrà saputo offrire di sé alla Luce.
* * *
Venerdì 19 dicembre
2014
(tratto dalla cassetta del 18.12.1992)
“Ecco che
cosa ha fatto per me il Signore”
(Lc 1, 5-25)
Franco: Il vangelo ci parla di queste nascite miracolose. Però sono
tutte persone che discendono dalle antiche tribù, come ad esempio quella di
Giuda.
Luigi: Prima di tutto è segno dell’opera divina,
dell’intervento di Dio: è Dio che sceglie e non sceglie per meriti nostri.
Anche Giuda, il figlio di Giacobbe, ne aveva combinati di tutti i colori. Noi
nasciamo non per opera nostra. Durante la vita siamo continuamente bombardati,
sorpresi da avvenimenti che ci piombano addosso, voluti da un Altro;
continuamente subiamo l’azione di un Altro che entra nella nostra vita. Dio
scegliendo, ci rivela che è Lui che opera, che è Lui che crea, che determina
gli avvenimenti. Tutto questo per farci capire che siamo alla presenza di Uno
che parla con noi, che interviene nella nostra vita. Di conseguenza noi siamo
interpellati, impegnati a capire il significato delle opere che Dio fa. Il
nostro vero fare deve essere capire, non fare, agire fisicamente. Ad esempio è
Dio che ha creato la donna e l’uomo, ed è Lui che ha creato il modo di
concepire, e perché adesso butta tutto all’aria, presentandoci Maria che
concepisce in modo verginale? Perché Gesù nasce in questo modo? Perché non
rispetta le regole che Lui stesso ha creato? Per farci capire che c’è Lui in
questo intervento, che c’è Lui in tutte le sue opere. Per cui la creazione non
segue una sua regola. “Ormai Dio ha messo
in movimento il mondo e tutto procede regolarmente secondo le regole che Lui
stesso ha creato”. No! Ci troviamo sempre davanti a delle sorprese: la
creazione continua. Non puoi mai dire: “Ah,
adesso ho capito, le cose vanno in questo senso!”, perché vieni subito
smentito. C’è una creazione continuamente nuova che entra nella tua vita per
farti pensare. Altrimenti noi corriamo il rischio di adagiarci tranquillamente
nella regola, nella legge, nell’abitudine.
Osvaldo: Sia nell’Antico che nel Nuovo Testamento vediamo che Dio
parla direttamente con gli uomini, come parliamo tra noi oggi.
Luigi: Sapessi quanti parlano oggi direttamente con Dio! Sono
tanti coloro che parlano direttamente con Dio ai giorni nostri, perché Dio parla
con tutti. Tanti parlano con Dio come io e te parliamo adesso. Dio parla con
ognuno di noi personalmente, tutti i giorni, siamo noi che non ce ne
accorgiamo, noi arriviamo sempre molto tardi all’appuntamento con Dio.
Bruno: “Ecco
che cosa ha fatto Dio per me”, c’è
un riferimento all’Antico Testamento?
Luigi: Si, certo. “Ricorda
tutto quello che Dio ha fatto per te: Dio è Colui che ti ha liberato, che ti ha
fatto uscire dall’Egitto per mezzo di Mosè”; dopo la deportazione a
Babilonia, Dio fa la promessa: “Dio farà
ritornare i deportati di Giacobbe da Babilonia”, questo è detto per dare
fiducia, speranza: ci sarà un ritorno. Allora non si dirà più: “Dio è colui che ti ha fatto
uscire dall’Egitto ma Dio è colui che ti ha fatto ritornare dalla via di Babilonia” (cfr.“Va
pensiero” dal Nabucco). Spunterà un
germoglio in terra arida cioè anche se ci troviamo in una situazione di
sfacelo, lo sfacelo non è totale, perché mentre l’albero si distrugge, nasce il
germoglio che ti fa sperare: “Ci sarà un
nuovo albero”. È il Cristo. Quando dici: “Tutta la mia vita è stata un fallimento, non ho concluso in niente,
Dio ti invita a sperare: stai attento, un germoglio sta per spuntare dalle tue
radici”. “Ma è pieno inverno, c’è la neve!”, “Abbi fiducia, anche sotto la neve
un germoglio sta spuntando”.
Valeria: Elisabetta e Maria hanno creduto ma non è che abbiamo
subito capito l’opera di Dio.
Luigi: Il primo passo è quello di credere, accettare, che abbia
una certa logica, perché è opera di Dio. Tu devi credere a quello che puoi
capire con i tuoi mezzi e credere a quello che ti sconvolge perché è quello che
ti salva. “Lo
chiamerai Gesù” che vuol dire
salvezza di Dio, cioè la salvezza non ti viene dalle cose che conosci
naturalmente ma ti viene dalle cose che non puoi conoscere naturalmente perché
devi appellarti a Dio. Ora, quello che ci salva è l’appello a Dio, il vedere le
cose dal punto di vista di Dio perché nel cielo di Dio vedrai tutte le cose dal
punto di vista di Dio. Anche tutto quello che avviene tra gli uomini,
apparentemente ha una certa logica, una certa giustificazione, ma un giorno
constaterai che era tutta opera di Dio.
Franco: Nel regno di Dio le cose non avvengono senza di noi
infatti Maria non concepisce senza di lei.
Luigi: Per concepire si richiede l’“Amen” di Maria: “Sia
fatto di me secondo la tua parola”, questa adesione. Perché per entrare nel regno di Dio, che è il regno
dell’intelligenza, il regno della luce, dove il centro della luce è Dio, si
richiede il superamento di tutto della creatura per guardare le cose dal punto
di vista di Dio. Quel “dal punto di vista di Dio” non può avvenire senza che la
creatura superi tutto per guardare dal punto di vista dell’Altro. Il mio punto
di vista non sarà mai il punto di vista di Dio e quindi devo superare tutti i
miei punti di vista. Allora supera tutti i tuoi punti di vista perché nei tuoi
punti di vista, con tutta la tua falsa giustizia, resti schiavo di regole, di
leggi e non entri in rapporto personale con Dio. Per concepire si richiede
l’adesione. In Maria il concepimento è avvenuto per opera dello Spirito di Dio,
non perché lei fosse vergine. Non è la sua verginità che l’ha fatta concepire
ma lo Spirito di Dio. Anche a Giuseppe Dio richiede un’adesione: “Lei darà alla luce un bimbo ma tu lo
chiamerai Gesù”. Vedi che lo coinvolge? Dicendogli: “Tu lo chiamerai Gesù”, gli dice: “E’ anche tuo figlio perché sei tu che gli darai il nome”.
Impegnandolo a dare il nome al bimbo, lo impegna ad accettarlo, ad adottarlo.
In questo modo lo rende partecipe. Sono lezioni meravigliose di Dio per noi,
per la nostra vita interiore.
* * *
Mercoledì 13 gennaio 2016
(Tratto dalla cassetta 129 del 16.1.1987)
“La
febbre la lasciò ed ella li serviva”
(Mc
1,29-39)
In quel tempo, Gesù, uscito dalla
sinagoga, subito andò nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e
Giovanni. La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono
di lei. Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la
lasciò ed ella li serviva.
Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli
indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che
erano affetti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non permetteva ai
demòni di parlare, perché lo conoscevano.
Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un
luogo deserto, e là pregava. Ma Simone e quelli che erano con lui, si misero
sulle sue tracce. Lo trovarono e gli dissero: «Tutti ti cercano!». Egli disse
loro: «Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là;
per questo infatti sono venuto!».
E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i
demòni.
Cina: Solo se Gesù ci guarisce, siamo veramente guariti.
Luigi: Se Lui ci prende per mano e ci guarisce, allora
impariamo a servire; prima non siamo capaci di servire, perché siamo egoisti,
ci teniamo tutto per noi. Cioè tendiamo a far servire gli altri a noi. Con
Gesù è tutto capovolto.
Delfina: Cosa vuol dire: “…
e subito gli parlarono di lei”?
Luigi: Pietro era preoccupato per sua suocera. Vuol dire che bisogna
avere questa amicizia con Dio, sapendo che tutto viene da Dio. Perché tutte
le cose che accadono è Dio che ce le presenta affinché noi le portiamo a Lui,
perché è Lui che ci guarisce o che guarisce i mali da cui siamo afflitti.
Tutte le cose Dio ce le presenta affinché noi le
dialoghiamo con Lui, perché altrimenti noi non sappiamo nemmeno “come”
dialogare con Lui. Allora Dio dice: “Io
ti presento questo problema; tu oggi dialoga con me su questo argomento,
presentalo a Me, così hai il motivo per parlare con Me e di conseguenza di
ricevere vita da Me”.
Flavio: Perché Gesù non permette ai demoni di parlare?
Luigi: Perché i demoni dicono di conoscerlo, credono di
conoscerlo, ma non lo conoscono. Nicodemo, quando incontra Gesù gli dice: “Noi sappiamo che tu sei un maestro mandato
da Dio…”; invece bisogna avvicinarci al Signore più non sapendo che
sapendo, con tutti i nostri stracci addosso, con tutta la nostra povertà. Se ci
avviciniamo al Signore dicendo: “io so
chi sei, io ti conosco”, questa presunzione ci mette fuori dalla
conoscenza. Ci si avvicina alla luce con il desiderio di ricevere la luce,
perché Dio è la luce. Non siamo noi che arriviamo a Dio conoscendolo, noi
arriviamo a Dio con la nostra cecità. Si arriva a Dio in quanto si è poveri,
in quanto si è ciechi, in quanto si è peccatori, in quanto si è stracciati, in
quanto si è malati. Infatti Gesù dice: “Beati
i poveri, beati i malati, beati coloro che piangono”.
Flavio: Anche quando il demonio dice: “Io so che tu sei il figlio di Dio”?
Luigi: Certo, il demonio non può conoscere Dio. In lui c’è la pretesa
di conoscere Dio, crede di conoscere Dio. L’uomo orgoglioso crede di conoscere.
La conoscenza di Dio viene a noi da Dio, non viene dal nostro io. Quando “nel nostro io” crediamo di conoscere,
quella conoscenza è orgogliosa, è sbagliata. Dobbiamo convincerci che nel
pensiero del nostro io non possiamo conoscere Dio. Dio si conosce in Dio. Noi lo possiamo conoscere soltanto per mezzo
di Lui. È Lui che parla; Lui parlando a noi, se noi ascoltiamo, se facciamo
silenzio in noi, si rivela. Allora, dopo averlo conosciuto diremo: “Grazie a Te, Signore io ti conosco”; e
non grazie a noi, al nostro io. Noi conosciamo Dio per grazia di Dio. Si
conosce Dio in Dio. Noi siamo niente. Abbiamo ricevuto tutto da Dio.
Cinquanta, cento anni fa cosa eravamo? Eravamo niente. Quindi abbiamo ricevuto
tutto da Dio. Allora, anche nella conoscenza, anche nel pensiero riconosciamo
che tutto è dono di Dio. Noi siamo creature di Dio, quindi riceviamo tutto da
Dio.
Di cosa ti vuoi vantare? Hai ricevuto tutto. Ringrazia il
Signore. Ringraziando il Signore trovi la pienezza della vita. Non
vantarti di nulla. Rendi gloria a Dio. La verità è questa: la creatura è
niente, Dio è tutto. Dal rapporto tra il niente nostro e il tutto di Dio,
scaturisce la nostra consapevolezza, la nostra conoscenza. Invece, quanto
più noi crediamo di essere qualcuno, tanto più ci impediamo il rapporto con
Dio, il rapporto di conoscenza. Noi sperimentiamo che quando una creatura è
orgogliosa crea la lontananza. La creatura che invece è umile, che riconosce il
suo niente, crea l’amicizia.
Franca: Ma se Dio è il Creatore di tutto, dove va a finire il
libero arbitrio?
Luigi: Il libero arbitrio sta in questo: io posso accettare
tutto da Dio e riportare tutto a Dio, oppure no. Se riporto tutto a Dio,
tutto è grazia di Dio; lo riconosco: “Signore,
è stato tutto dono tuo”. Fuori è tutta opera di Dio; tutto quello che
accade è opera di Dio, anche quello che abbiamo fatto noi. Se un capello
cadesse dal tuo capo senza che Dio lo volesse, Dio non esisterebbe. Non c’è
un punto dell’universo, non c’è un granello di sabbia che non sia voluto da
Dio, perché se ci fosse anche un semplice punto non voluto da Dio, Dio non
sarebbe più Dio. E’ Dio, essendo il Creatore, che vuole tutto. E noi se non
siamo in rapporto con Dio sperimentiamo il niente!
Il libero arbitrio è solo dentro di noi. Il male che
tu fai “fuori”, è Dio che te lo fa fare per farti capire: “Vedi, non tenendo conto di Me cosa ti succede?”, ma è Dio che te lo fa fare. Dio opera
“fuori” non ignorandoti; Dio ti conosce, e in quanto ti conosce ti aiuta.
Il Cristo che è morto “fuori” non è morto
indipendentemente da te, è morto per te. Perché “per te”? Perché ti conosce nei tuoi rapporti intimi con Lui e sa
che tu sei fratturato, disperso, lontano. Allora, quello che avviene fuori è
specchio del tuo rapporto intimo con Dio. Perché il peccato avviene dentro,
non avviene fuori. Tutto quello che accade è opera di Dio.
Dentro di noi, se noi non riportiamo tutto a Dio, non
riconosciamo che tutto è di Dio; e questo è peccato. Il peccato sta nel non
riportare tutto a Dio, nel non riconoscere che tutto è di Dio. Il peccato sta
nel distacco dei nostri pensieri da Dio. Chi non vive per Dio, vive soltanto di
reazioni a degli stimoli, vegeta, ma quella non è una vita. La vita è avere
dentro di noi uno scopo, un motivo, una ragione; si vive in quanto si ha in
se stessi un amore, una passione, un cammino da percorrere, un fine in cui
unificare. Ut unum sint.
* * *
Mercoledì 24 dicembre 2014
(Tratto dalla cassetta del 24 dicembre 1992)
“Benedetto
il Signore Dio d’Israele”
(Lc
1, 67- 79)
In quel tempo, Zaccarìa, padre di Giovanni, fu colmato di
Spirito Santo e profetò dicendo:
«Benedetto il Signore, Dio d’Israele, perché ha visitato e redento il suo
popolo,
e ha suscitato per noi un Salvatore potente nella casa di Davide, suo servo,
come aveva detto per bocca dei suoi santi profeti d’un tempo:
salvezza dai nostri nemici, e dalle mani di quanti ci odiano.
Così egli ha concesso misericordia ai nostri padri e si è ricordato della sua
santa alleanza,
del giuramento fatto ad Abramo, nostro padre, di concederci, liberati dalle
mani dei nemici,
di servirlo senza timore, in santità e giustizia al suo cospetto, per tutti i
nostri giorni.
E tu, bambino, sarai chiamato profeta dell’Altissimo
perché andrai innanzi al Signore a preparargli le strade,
per dare al suo popolo la conoscenza della salvezza nella remissione dei suoi
peccati.
Grazie alla tenerezza e misericordia del nostro Dio, ci visiterà un sole che
sorge dall’alto,
per risplendere su quelli che stanno nelle tenebre e nell’ombra di morte,
e dirigere i nostri passi sulla via della pace».
Parola del Signore
Franco: La creatura riconosce che la sua vita è tutto dono di
Dio.
Luigi: Attraverso tutti i
nostri errori, attraverso tutte le nostre esperienze negative, attraverso tutti
i nostri fallimenti, Dio trova la via per salvarci, crea un mattino stupendo di
sole. Ad un certo momento spunta un fiore bianco, immacolato, in mezzo al
letame: questa è la meraviglia di Dio. E’ Lui che sa trarre dal nostro male il
bene, che converte il male in bene, ed è a questo punto che noi diciamo: “Signore, è stato tutto dono tuo”. È nel
pensiero del nostro io che noi constatiamo il fallimento, ma se da tutti questi
fallimenti ne è venuto fuori quello che ne è venuto fuori, possiamo solo
esclamare: “Signore, è una meraviglia
quello che hai fatto!”. Per questo nessuno di noi si può vantare, ma in
tutto deve riconoscere: “Signore, è stato tutto dono tuo!”.
Agata:: Il "Benedictus" è un canto di ringraziamento.
Luigi: “Alla sapienza è
reso onore dai suoi figli” cioè soltanto i figli della sapienza riconoscono
la sapienza; soltanto chi viene da Dio riconosce l’opera di Dio. Mentre per gli
altri non va mai bene niente; sia che Dio li inondi di grazie, sia che Dio li
castighi, non va bene niente, non “può”
andare bene, perché non vedono le cose giustificate in Dio, e sperimentano
l’assenza di Dio.
Bruno: Quindi è necessario sperimentare l’assenza di Dio?
Luigi: Si, è necessario.
Bruno: Se l’esperienza dell’assenza è sinonimo di peccato, se
l’uomo non peccasse non farebbe mai esperienza di assenza di Dio.
Luigi: Si, il peccato è contemplato nell’opera creatrice di
Dio. Il peccato non è una sorpresa per Dio ma è contemplato.
Bruno: Anche il peccato originale è contemplato?
Luigi: Si, è tutto contemplato, perché se non lo fosse, Dio non
sarebbe più Dio.
Bruno: E’ necessario che Adamo mangi il frutto proibito.
Luigi: E’ necessario come è necessario che tu rompa un vaso
cinese, preziosissimo, per capire l’importanza che aveva quel vaso.
Bruno: Quindi più progredisci verso Dio e più sei libero, più
ti allontani e più sei schiavo...
Luigi: ...ed è lì che rompi il vaso. Adamo era in formazione,
non era "già fatto", era sotto controllo come un bambino è sotto il
controllo di un adulto. Lui stava dialogando con Dio e man mano che dialogava
con Dio, cresceva, veniva fatto: “Facciamo”.
Infatti, durante il giorno riceveva le lezioni di Dio e alla sera Dio scendeva
a dialogare con Lui. Man mano che dialogava e capiva, cresceva, veniva fatto ad
immagine e somiglianza di Dio; cresceva in quanto poteva specchiarsi.
Adamo ha cominciato a specchiare i problemi esterni. Perché è facile per noi
osservare una margherita, un monte, un fiume, ma è terribilmente difficile
rientrare in noi stessi e guardare ciò che succede dentro di noi. Dio comincia
ad educare questo "bambino" che cresce, attraverso le lezioni
racchiuse nei fatti esterni, nei rapporti tra le creature. Man mano che cresce,
siccome tutto va dialogato con Dio, sorge il problema di dialogare il
proprio io, perché anche l’io è creatura di Dio. E lì comincia la fase più
difficile, perché fintanto che si tratta di dialogare gli altri, i fatti
esterni con Dio, è relativamente facile; ma quando siamo invitati a dialogare
il nostro io, corriamo il rischio di bloccarci e di non dialogarlo con Dio.
Bruno: L’io è rappresentato dall’albero nel giardino.
Luigi: Si, sono tutti segni. Tutta la creazione è fatta di
segni, di parole e poi c’è lo Spirito: anche il nostro io va dialogato con
Dio, cioè va visto dal punto di vista di Dio. L’errore che noi facciamo è
di considerare il nostro io come punto fisso, un tetto di riferimento. Non è
così! Se tu dialoghi tutte le cose con Dio, i fatti, gli avvenimenti, devi
dialogare anche il tuo io con Dio per vederlo da Dio, per vedere che cosa è
questo io, perché Dio deve essere il tuo unico punto fisso di riferimento.
Ora, tutte le tue conoscenze sono dei rapporti. Rapportare vuol dire
riferire un termine mobile, che è rappresentato da ciò che non sai, ad un
termine fisso. Quindi il tuo io, che è un termine mobile (perché non sai
che cosa è), mentre Dio sai che cosa è (perché non puoi ignorarlo in quanto è
il Principio di tutto), va messo in rapporto con Dio. Quello che non metti
in rapporto con Dio ti distrugge.
Bruno: Questa possibilità di non riportare a Dio è contemplata
da Dio.
Luigi: Si, perché è necessaria, è programmata per la formazione
della creatura umana. Dio non ti costringe a dialogare con Lui, ma te lo propone
perché vuole formare la creatura umana attraverso l’intelligenza. Se ti
costringesse al dialogo, ti impedirebbe la formazione verso la conoscenza. Ora,
quando uno ti fa una proposta, deve darti la possibilità di rifiutare.
Altrimenti sarebbe una costrizione non una proposta. Comunque, sia che tu
accetti, sia che tu rifiuti, maturi, e sei fatto consapevole di quello che hai
accolto e di quello che hai rifiutato; se non altro la maturazione avviene.
Margharita: Non riferendo a Dio si fa esperienza che Dio non
è presente, mentre Dio è l’Unico che è sempre presente.
Luigi: Certo, però non ti puoi convincere, perché
intellettualmente non puoi dimostrare che Dio sia assente. In questo modo
introduci nella tua vita una contraddizione, ed è questa contraddizione che ti
distrugge, che ti fa morire, che ti impedisce di respirare e ti soffoca. C’è
una contraddizione tra ciò che non puoi smentire intellettualmente con lo
spirito e quello che invece sperimenti col sentimento, col cuore. E questa
contraddizione te la porti dentro di te.
Margharita: Però, fino a quando la creatura, per opera di
Dio, può ritornare a metterlo prima di tutto e quindi a ricostruire questa
dimensione di dialogo?
Luigi: Quando Dio ti fa la proposta, soltanto quando Dio parla.
Se Dio non ti fa arrivare la sua proposta, tu non puoi muoverti, resti nella
tua tomba e non ne esci. Quando ti fa arrivare la sua parola, in qualunque
punto tu sia, hai la possibilità. Dio non ti prende per il collo, perché ti
rispetta come persona, quindi ti dà la possibilità. Ma ne devi
approfittare, perché la parola deve essere una "parola per te", che
arriva a te; è una proposta a cui ti devi agganciare. Non deve essere qualche
cosa che parte da te: “Adesso io mi
decido di mettere Dio prima di tutto!”. Stai fresca! L’iniziativa deve
essere di Dio perché si entra nel regno di Dio soltanto per iniziativa di Dio.
Margharita: Anche nella sua "non parola",
dovremmo riuscire a non essere nell’angoscia.
Luigi: Tu non sei nell’angoscia quando Lui non parla o è
assente, quando Lui ti ha già fatto capire che la sua "non parola",
cioè la sua assenza è una parola. Certamente Dio ti vuol condurre a capire
che anche la sua assenza è una sua parola. E a quel punto, sia che Lui parli,
sia che non parli tu sei sempre con Lui!
Pinuccia: E’ la lotta di Giacobbe.
* * *
Mercoledì
20 gennaio 2016
(Tratto dalla cassetta 131 del 23.1.1985)
(Mc 3,1-6)
In quel tempo, Gesù entrò di nuovo nella sinagoga. Vi era
lì un uomo che aveva una mano paralizzata, e stavano a vedere se lo guariva in
giorno di sabato, per accusarlo.
Egli disse all’uomo che aveva la mano paralizzata: «Alzati, vieni qui in
mezzo!». Poi domandò loro: «È lecito in giorno di sabato fare del bene o fare
del male, salvare una vita o ucciderla?». Ma essi tacevano. E guardandoli
tutt’intorno con indignazione, rattristato per la durezza dei loro cuori, disse
all’uomo: «Tendi la mano!». Egli la tese e la sua mano fu guarita.
E i farisei uscirono subito con gli erodiani e tennero consiglio contro di lui
per farlo morire.
Cina: Cosa significa la mano destra inaridita?
Luigi: Significa l’impotenza; è segno dell’impotenza a
giudicare, della ritrosia a pronunciarsi. Dio ti sta presentando una cosa e tu
non riconosci l’opera di Dio. “Perché non
riconoscete da voi stessi quello che è giusto?”, perché non avete
intelligenza? Perché non capite?
Delfina: Gesù per guarire questa persona trasgredisce la legge.
Luigi: Gesù qui si è indignato: “Li guardò con indignazione”, perché?
Delfina: Perché per osservare il sabato avrebbero voluto che Gesù
non lo guarisse.
Luigi: Perché non capirono quello che è giusto. Il Signore
ci presenta quello che è giusto e noi facciamo delle riserve; non capiamo, non
aderiamo, non diamo l’assenso. Tutto questo crea indignazione. Dio ci fa
vedere quello che è vero, quello che è giusto.
Delfina: Quand’è che noi abbiamo questo atteggiamento negativo?
Luigi: Questi farisei misuravano Gesù secondo i loro schemi, secondo
la loro tradizione, secondo la loro legge. Lo stavano osservando per vedere se
violava il sabato. Siccome già altre volte era successo che Gesù guariva di
sabato, sembrava che si divertisse a fare i miracoli proprio in giorno di
sabato. Sembrava che facesse loro i dispetti. Invece Gesù stava dando delle
grandi lezioni. Per i farisei l’uomo deve essere sottomesso alla legge,
invece Gesù ha fatto capire che è la legge che è sottomessa all’uomo. La legge
è data per l’uomo non l’uomo per la legge. Gesù dice: “Se l’asino ti cade nel pozzo in giorno festivo tu non lo tiri fuori?
Aspetti il giorno dopo per tirarlo fuori? Forse un uomo non è più importante di
un asino?”. Lo stavano osservando per giudicarlo secondo la loro legge.
Delfina: Ma quando io faccio questo?
Luigi: Quando vuoi giudicare secondo il mondo, secondo la
mentalità degli altri, secondo una regola.
Franca: Da cosa è data l’umiltà?
Luigi: L’umiltà è data prima di tutto dalla grande
convinzione che Dio è il Creatore e che noi siamo delle creature. È Lui che
fa tutto. Dio non è Colui che “ha fatto” tutto, ma è Colui che “fa” tutto,
ancora oggi, per ognuno di noi.
Quindi saremo umili quando manterremo questo rapporto
giusto: Dio è il Creatore, io sono la creatura. Allora è facile essere umili.
Infatti se noi ci misuriamo con la vetta, capiamo che siamo ancora a valle; ma
se non ci misuriamo con la vetta crediamo di essere arrivati chissà dove, ci
crediamo chissà chi.
Dobbiamo sempre confrontarci: Lui è il Creatore, io non
sono il creatore. Questa verità ci mette in una giusta posizione per
accogliere, per accettare tutte le cose, sapendo poi che Dio fa tutto in un
disegno buono, e che Lui ci aiuta a liberarci da tutto ciò che ci rende
schiavi. Perché noi tendiamo sempre a caricarci di schiavitù, senza rendercene
conto scegliamo in base a: “Quello mi
piace; quell’altro è buono”, e ad un certo momento restiamo paralizzati. Il
Signore invece opera per alleggerire le catene, per tagliare le catene; sta
facendo un gran lavoro con noi.
Sandra: Quando Gesù dice a noi: “Mettiti nel mezzo”?
Luigi: Quando ci chiama a tu per tu con Lui. Prima noi ci
“nascondiamo” in mezzo alla folla, e ci fa anche comodo: “Facciamo gruppo, così
cerco di nascondermi dietro tutti gli altri”. Vi è un momento in cui Gesù ci
chiama: “Sto parlando personalmente con te”, e ci impegna in una risposta
personale.
Pinuccia: E’ Gesù che prende l’iniziativa.
Luigi: Il problema non era l’uomo paralizzato, ma il problema
erano gli spettatori, perché erano loro i paralizzati. Infatti dice: “E’ lecito fare del bene o fare del male in
giorno di sabato?”, e gli altri non si pronunciano. Quel malato
rappresentava, era lo specchio di quello che era il male di tutti. Gesù l’ha
guarito per far capire agli altri la guarigione che avrebbero dovuto cercare.
Pinuccia: Nonostante la sua indignazione…
Luigi: Certo, l’indignazione è ancora per salvare. Tutto Dio fa
per salvare. Noi dobbiamo sempre vedere tutte le cose nell’intenzione di Dio.
Quand’anche Dio ti dicesse: “Meglio per
te che non fossi mai nato”, te lo direbbe salvarti, e non per dannarti.
Tutte le cose Dio le fa per salvare, perché “Dio
vuole che tutti si salvino e giungano a conoscere la verità”. Quindi tutte
le cose che Lui fa, dice e opera, le dice, le fa per salvarci. Ogni cosa, ogni
scena del Cristo va sempre intesa nell’intenzione di Dio, non nelle nostre
intenzioni. Gesù si è indignato per usarti misericordia, per farti capire,
per liberarti da un tuo male.
* * *
Venerdì 26 dicembre
2014
(tratto dalla cassetta del 26.12.1988)
(Mt 10,17-22)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli:
«Guardatevi dagli uomini, perché vi consegneranno ai tribunali e vi
flagelleranno nelle loro sinagoghe; e sarete condotti davanti a governatori e re
per causa mia, per dare testimonianza a loro e ai pagani.
Ma, quando vi consegneranno, non preoccupatevi di come o di che cosa direte,
perché vi sarà dato in quell’ora ciò che dovrete dire: infatti non siete voi a
parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi.
Il fratello farà morire il fratello e il padre il figlio, e i figli si
alzeranno ad accusare i genitori e li uccideranno. Sarete odiati da tutti a
causa del mio nome. Ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato».
Parola del Signore
Maria: Stefano ha subito una morte violenta.
Luigi: “Dai
tempi di Giovanni Battista ad ora il regno di Dio subisce violenza e i violenti
se ne impadroniscono”.
Maria: Infatti non ho mai capito questa frase del Vangelo. Me
la puoi spiegare?
Luigi: Quando uno ti invita a cena, quella cena soffre violenza
da parte tua, perché è offerta a te, alla tua volontà. Ora, con Giovanni
Battista e con Gesù, ci viene fatta questa offerta: “Il regno di Dio è vicino”. Vicino vuol dire che è offerto, è accessibile. Se ti è
accessibile, necessariamente vuol dire che patisce violenza, perché dipende
dalla tua risposta; nella scelta c’è la violenza. Colui che è, Dio, che
certamente non subisce violenza, trova il modo di offrirsi al tuo pensiero, quindi
alla tua scelta, e quindi a subire violenza. Vedi la contraddizione?
Per cui Dio, che è il Signore
di tutto, si offre ad essere ucciso da te (Cristo che muore in croce, che
patisce violenza), perché soltanto patendo violenza, soltanto facendoti sperimentare
che tu l’hai ucciso, cominci a capire chi è Lui. E’ necessario.
Il regno di Dio "patisce
violenza" data la nostra situazione di ignoranza nei riguardi di Dio,
conseguenza del non aver messo Dio prima di tutto; ed è necessario fare questa
esperienza, per la nostra salvezza. Questo avviene per farci capire
l’importanza, il valore che ha Dio nella nostra vita, perché è solo quando
perdi una cosa, cominci a scoprire l’importanza di ciò che avevi e che non hai
più.
Se fossimo intelligenti, non
avremmo bisogno di passare attraverso l’esperienza della perdita di una cosa.
Ma dato che c’è un difetto di intelligenza, necessariamente (ecco la
necessità), bisogna passare attraverso la perdita di quella cosa: ci deve
essere portata via.
Dio non ci può essere portato
via. Ecco la grandezza del disegno di Dio! Lui, che non può essere portato via,
che non può subire violenza, che è sempre presente, Lui, trova il modo,
attraverso la costituzione che ci dà (sentimento, esperienza, intelletto),
trova il modo di farsi sperimentare come assente, di far sperimentare la
violenza da parte della creatura, fa in modo che la creatura lo uccida, che lo
perda. Pensa: Dio si offre ad essere perduto per opera della creatura. A
quel punto la creatura non può far altro che constatare: “Sono io! Perché prima ce l’avevo e adesso non ce l’ho più”. “Sono io che ho fatto cadere il vaso
prezioso: prima era intero, adesso è rotto e in mezzo ci sono io!”. In
mezzo ci sei solo tu: la colpa è tua. Ecco
il disegno di Dio: attraverso quella perdita, cominci a capire l’importanza di
quello che avevi. Dio non si lascia uccidere per dannarti, ma per salvarti.
Allora, se attraverso quell’esperienza capisci l’importanza di Dio e lo metti
prima di tutto, c’è la risurrezione. È qui che capisci che Gesù è morto per
salvarti.
Maria: Proprio oggi ho chiesto una spiegazione di queste parole
di Gesù ad una religiosa che mi ha detto: “Bisogna farsi violenza, bisogna
rinunciare a questo, bisogna rinunciare a quello!”, cioè questa è la
spiegazione tradizionale.
Silvana: Si, comunque senza la dedizione personale, totale a Dio
non si arriva a conoscere Dio. Farsi violenza va inteso in questo senso.
Luigi: Si, ma la dedizione totale non può realizzarsi se tu
non scopri l’importanza, il valore totale che tu hai perduto. Come fai a
scoprirlo se non sei intelligente? Tu scopri il valore solo nella perdita. Noi
viviamo in mezzo a delle persone carissime, e non ci rendiamo conto
dell’importanza di queste persone carissime. Solo il giorno in cui le perdiamo
diciamo: “Ma guarda, quanto era felice la
mia vita!”. Perché succede questo? Perché dobbiamo passare necessariamente
attraverso la perdita di una cosa per scoprire quello che avevamo?
Evidentemente perché c’è un difetto di intelligenza. Perché prima non capivi?
Hai dovuto perdere la cosa per capire. Il problema del Cristo è tutto lì!
Cristo è Dio che si incarna!
Cosa vuol dire? Si fa figlio dell’uomo, si fa dipendente dall’uomo. Ho fatto
l’esempio del vaso cinese prezioso che viene messo nelle mani di un uomo
grossolano: è fatale che quel vaso vada rotto. Il giorno in cui lo perde, si
rende conto di aver perso dei milioni. Il giornale in questi giorni riportava
una notizia molto significativa: ad Arles, in Francia, sul banchetto di un
mercatino delle pulci, un signore ha acquistato sei disegni e ha speso
l’equivalente di ottantamila lire. Va a casa e scopre che sono 6 dipinti
autentici di Van Gogh, confermati dagli estimatori, valore stimato intorno ai
trenta miliardi di lire. Segno che noi abbiamo dei tesori preziosissimi e li
troviamo al "mercato delle pulci". Noi abbiamo un tesoro enorme
nelle mani; altro che Van Gogh! Abbiamo la possibilità di pensare Dio e Dio si
offre a noi, ad essere pensato per tutto il tempo che vogliamo! E noi gli
concediamo di pensarlo dall’ora tale all’ora tale. Dio non ci pone dei limiti!
Tu lo puoi pensare
ventiquattro ore su ventiquattro, con tutte le tue forze, con tutta la tua
mente, con tutto te stesso! Questo è un tesoro enorme!
Invece noi non sappiamo cosa
farcene di questo tesoro preziosissimo e lo vendiamo al mercato delle pulci.
Verrà il momento in cui qualcuno dirà: “Guarda
quello stupido!”.
Pinuccia: Ma allora chi sono i violenti che si impadroniscono del
regno di Dio?
Luigi: Dio vuole persone
che hanno una spina dorsale, che sanno quello che vogliono; i violenti, quelli
che hanno grinta, gente che si butta. Invece quando Dio ci vede
indifferenti a tutto, ci vomita dalla sua bocca (cf. Apocalisse), perché gli
facciamo venire la nausea. Quando per noi tutto va bene, quando diciamo: “Signore qui, Signore là”, Dio ci
vomita. Dio preferisce un delinquente, un bestemmiatore, a chi dice: “Uh, guarda quello come parla bene!”, “Uh,
quell’altro come parla bene!”. “Uh, questo qui come è bello!”. Ipocrita!
Dio ti vomita.
* * *
Mercoledì
27 gennaio 2016
(Tratto dalla cassetta 132 del 30.1.1985)
In quel tempo, Gesù cominciò di
nuovo a insegnare lungo il mare. Si riunì attorno a lui una folla enorme, tanto
che egli, salito su una barca, si mise a sedere stando in mare, mentre tutta la
folla era a terra lungo la riva.
Insegnava loro molte cose con parabole e diceva loro nel suo insegnamento:
«Ascoltate. Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte
cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte
cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; e subito germogliò
perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole, fu bruciata e,
non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde tra i rovi, e i rovi crebbero,
la soffocarono e non diede frutto. Altre parti caddero sul terreno buono e
diedero frutto: spuntarono, crebbero e resero il trenta, il sessanta, il cento
per uno». E diceva: «Chi ha orecchi per ascoltare, ascolti!».
Quando poi furono da soli, quelli che erano intorno a lui insieme ai Dodici lo
interrogavano sulle parabole. Ed egli diceva loro: «A voi è stato dato il
mistero del regno di Dio; per quelli che sono fuori invece tutto avviene in
parabole, affinché guardino, sì, ma non vedano, ascoltino, sì, ma non
comprendano, perché non si convertano e venga loro perdonato».
E disse loro: «Non capite questa parabola, e come potrete comprendere tutte le
parabole? Il seminatore semina la Parola. Quelli lungo la strada sono coloro
nei quali viene seminata la Parola, ma, quando l’ascoltano, subito viene Satana
e porta via la Parola seminata in loro. Quelli seminati sul terreno sassoso
sono coloro che, quando ascoltano la Parola, subito l’accolgono con gioia, ma
non hanno radice in se stessi, sono incostanti e quindi, al sopraggiungere di
qualche tribolazione o persecuzione a causa della Parola, subito vengono meno.
Altri sono quelli seminati tra i rovi: questi sono coloro che hanno ascoltato
la Parola, ma sopraggiungono le preoccupazioni del mondo e la seduzione della
ricchezza e tutte le altre passioni, soffocano la Parola e questa rimane senza
frutto. Altri ancora sono quelli seminati sul terreno buono: sono coloro che
ascoltano la Parola, l’accolgono e portano frutto: il trenta, il sessanta, il
cento per uno».
Parola del Signore
Cina: Questo brano di Vangelo sottolinea l’importanza della
qualità del terreno.
Luigi: Si, perché il seme, che è la parola di Dio, arriva a
tutti, su tutti i terreni. Tutto dipende dalla qualità del terreno. Noi
possiamo essere una strada; la strada cosa significa? È un terreno dove tutti
passano, cioè siamo aperti a tutto e a tutti: non tratteniamo niente; per cui
il seme non penetra. Possiamo essere un terreno di pietre: carichi di
entusiasmo ma niente profondità. Possiamo essere un terreno di spine: abbiamo
tanti interessi, denaro, figura, che soffocano il seme. Oppure possiamo
essere terreno profondo che custodisce medita e porta frutto: la Madonna.
Delfina: Cosa significa: “A
coloro che sono dentro”?
Luigi: Gesù fa questa differenza: a voi è dato conoscere agli
altri no. Quindi fa una distinzione tra coloro che sono dentro e coloro che
sono fuori. Dentro sono coloro che hanno messo lo Spirito prima di tutto, per
cui appartengono allo Spirito. Fuori sono coloro che non hanno messo lo Spirito
al di sopra di tutto. Gesù dice: “Io sono
venuto per rendere ciechi coloro che credono di vedere”; Lui parla in
parabole per rendere ciechi coloro che credono di vedere, affinché non credano
di essere salvi; “perché non si
salvino” cioè perché sappiano di non salvarsi. Gesù parla affinché coloro
che credono di essere salvi, di essere giusti, siano accecati, perché hanno
bisogno di toccare con mano che sono ingiusti, hanno bisogno di scoprirsi
peccatori, hanno bisogno di scoprirsi cattivi.
Allora la Parola di Dio che arriva a noi, se noi ci
crediamo giusti, ci rende ingiusti, cioè ci fa capire che siamo molto lontani
da Dio. Invece se noi ci sentiamo molto lontani, crea un apertura, ci fa
camminare e ci fa avvicinare.
Flavio: Però coloro che sono fuori non capiscono cosa Gesù dice
quindi non prendono coscienza della loro situazione!
Luigi: Coloro che sono fuori non capiscono. Quando uno non
capisce, capisce di non capire: l’importante è questo! Se Dio non gli
comunica la sua parola crede di capire e dice: “io so già tutto!”. Il bambino dice: “io so già tutto!” poi incontra uno che ne sa più di lui e allora
si rende conto di non sapere.
La parola di Dio ci fa toccare con mano la notte, perché
soltanto dopo la notte sorge in noi il desiderio, l’interrogazione.
Ma prima dobbiamo sperimentare la notte. La parola di Dio butta notte quello
che crediamo sia giorno. Infatti Gesù dice: “Io
non sono venuto per i giusti, sono venuto per i peccatori”. Forse non
siamo “tutti” peccatori?! Si, ma siamo in “tanti” a ritenerci giusti.
Paola: Ma coloro che accolgono la parola non portano tutti lo
stesso frutto.
Luigi: Si, perché tutto dipende dalla dedizione. Nella
situazione del terreno buono, pur accogliendo la parola di Dio, c’è chi dedica tutto
a questo, c’è chi si dedica in parte; pur accogliendo la parola abbiamo terreni
diversi. Perché tutto dipende dall’amore, nessuno ama come un altro.
Ognuno di noi si caratterizza dall’amore, infatti ognuno di noi riceverà un
nome e il nome sarà dato proprio dall’intensità con cui avrà amato. Adesso noi
abbiamo dei nomi, ma questi nomi sono fasulli. Il vero nome sarà quello che riceveremo da Dio e sarà in relazione a
come abbiamo amato Lui.
Franca: Ma dove è scritto questo? Io non l’ho mai letto!
Luigi: Nel libro dell’Apocalisse. Ognuno sarà capace di
conoscere Dio nella misura in cui avrà creduto, avrà amato, avrà cercato Dio
nella notte. In paradiso nessuno invidierà l’altro. Sai perché ci invidiamo gli
uni gli altri? Perché pensiamo a noi stessi. Ma non si va in Paradiso pensando
a noi stessi. Chi entra in Paradiso entra in quanto ha superato se stesso, è
dimentico di sé; e se non pensa più a sé non può invidiare l’altro. Anzi è
felicissimo che il Signore abbia sovrabbondato di grazia nell’altro e che a lui
abbia dato poco. Anzi di più, come dicono certi santi, perché chi non pensa a
sé è contentissimo anche di andare all’inferno pur di fare la volontà di Dio. Dio ti trasforma tutto in Paradiso, anche
l’inferno.
Sandra: Ho sentito una persona dire che uno come Hitler dovrebbe
andare all’Inferno.
Luigi: Il fatto è che noi ragioniamo con la nostra testa. Un
giorno scopriremo che Dio ha creato un Hitler per correggere tanti di noi, per
far rinsavire tanti di noi, per curare tanti di noi: è il Signore che l’ha
creato, è Dio che l’ha voluto. Noi non ci rendiamo conto, ma se noi leggessimo
la Bibbia vedremmo quante volte il
Signore dice: “Io ho suscitato quel tale
per fare la guerra contro di te perché tu hai trascurato me”. Allora
capiamo che è Dio che suscita i nemici contro di noi perché noi trascuriamo
Lui; li crea per salvare noi. Il nemico è un bastone nelle mani di Dio. Hitler
si è esaltato, però è stato un bastone nelle mani di Dio. Noi non possiamo
condannare Giuda perché un giorno il Signore ci dirà: “Quel Giuda sono io che l’ho fatto, sono io che gli ho fatto fare
quella parte. E l’ho fatto per te!”. Allora noi ringrazieremo Giuda, gli
chiederemo perdono perché lui ha dovuto fare una parte così incresciosa! Come
un attore che deve fare la parte di un essere malvagio odiato da tutti per dare
una lezione a me, per insegnarmi qualche cosa. E noi dobbiamo odiarlo perché ha
fatto quella parte?! Tutt’altro!
* * *
Mercoledì 31 dicembre 2014
(Tratto dalla cassetta del 31 dicembre 1992)
(Gv
1, 1- 18)
Osvaldo: Che cosa si intende per principio?
Luigi: Il principio di ogni cosa, dove c’è la ragione di ogni
cosa. Non bisogna intendere il principio come tempo, ma principio come fondamento;
cioè a fondamento della tua vita, come la ragione del tuo vivere c’è il Verbo.
La ragione della tua vita, della tua esistenza, il senso della tua esistenza
sta in quel principio, sta nel Verbo. Quindi non dobbiamo considerare il
principio come tempo ma come il principio in cui si giustificano tutte le cose.
Osvaldo: In questi versetti cosa ci viene spiegato?
Luigi: Ci viene rivelato il perché ci troviamo nella
“marmellata”. In principio era così, adesso guarda in che situazione vi
trovate, perché avete dimenticato il Principio.
Osvaldo: Però non mi rivela il mistero dell’eternità.
Luigi: Infatti nell’eternità
c’è un principio, ma non inteso come tempo ma principio come ragione di
-, giustificazione di -. Dio è la ragione di tutto ciò che esiste, quindi Dio è
il principio ma non perché era a principio e adesso non c’è più. Dio è il
principio, è la ragione di tutto, e se tu ti allontani da Lui, non capisci più
niente. “Come mai non capisco più
niente?”, “Eh già, perché ti sei allontanato dal principio: il principio è Dio!
Ricollegati con principio e comincerai a capire!”. Dio ci annuncia dove tu
trovi il significato, la ragione, la giustificazione, il senso delle cose: il
senso della nostra vita. Noi non capiamo più quale sia il senso della nostra vita.
Il problema principale del nostro mondo che sta morendo nella sua immondizia,
che è segno del rifiuto a Dio, è: a cosa serve la vita? Non ha senso! Perché
non ha senso? Perché hai perso il principio, il senso della vita è nel
principio.
Bruno: “Tutto è stato
fatto per mezzo di lui e senza di lui è stato fatto niente di ciò che è fatto”.
Luigi: Non dire: “E’ stato fatto” ma: “Tutto è fatto per mezzo
di lui e senza di lui tutto ciò che è fatto diventa niente”, viene annullato,
vanificato. Per cui se non teniamo conto del principio creiamo il niente, che
non esiste, ma del quale facciamo esperienza. Intatti testimoniamo ad un certo
momento della nostra vita: “Tutto è
servito a niente! Tutti i miei lavori, tutte le mie fatiche sono servite a
niente!” ecco come salta fuori il niente! come mai? Perché senza di Lui
fate niente. Sant’Agostino dice che facendo niente sperimentiamo il nostro
annientamento, la nostra morte. La morte è fare niente.
Bruno: Quindi dobbiamo vedere la realtà mondo in questa luce.
Luigi: Dobbiamo riportare tutto al principio. La nostra
preoccupazione principale deve essere questa: ricollegare sempre tutto al
principio. Tutte le cose che ti arrivano, riportale sempre nel principio, non
perdere mai di vista il principio, perché così facendo, perdi la ragione delle
cose, la giustificazione, il significato delle cose. Per noi è importantissimo
il significato delle cose, più importante della cosa stessa. È meglio vivere di
polenta o vivere di niente, ma avere dentro di te il significato delle cose. Tu
hai una vita enorme nel significato, quello è lo Spirito che ti sostiene. Puoi
essere ricchissimo, avere tutto il mondo a disposizione e sentirti morire
dentro perché non hai il significato delle cose. A costo di far silenzio da
mattina a sera, ricollegati sempre col Principio, lì trovi la ragione della
Realtà.
Valeria: Una volta hai detto che c’è da ringraziare il Signore se
lo pensiamo uno volta o due in tutta la vita. Cosa significa?
Luigi: Ringraziamo il Signore.
Valeria: Ma io credevo di pensare al Signore, qualche volta.
Luigi: Certo, c’è da augurarselo, perché la nostra vita
essenziale sta nel pensiero. Il problema è che, il più delle volte, il nostro
pensiero è effetto di sentimento. E questo non è pensare perché il sentimento è
reazione ad uno stimolo. Quindi quando uno reagisce ad uno stimolo e adopera
anche la mente per seguire lo stimolo o per lottare contro di esso, resta
sempre nel campo sentimentale e non del pensiero. Invece è nel campo del
pensiero, quando può contemplare le cose nella causa, e derivare le cose dal
punto di vista del principio, può giustificare la cosa nel suo principio.
Infatti Gesù dice: “Quando la parola ti
arriva, tu devi applicare la mente, altrimenti la perdi”. Ecco cosa vuol
dire pensare: applicare la mente. Applicare la mente cosa vuol dire? Collegare
la parola col pensiero di chi te la dice. Quindi quando cerco il Pensiero di
Dio, penso. Non posso trovare il Pensiero di Dio in modo diverso. Non posso
trovare il Pensiero di Dio per sensazione. Nella vita provo tante sensazioni
perché sono a contatto con le creature: “Fa
caldo; fa freddo; mi piace; non mi piace”, sono tutte sensazioni. La
maggior parte del nostro vivere, anche quando pensiamo, è sempre relativo alle
nostre sensazioni, ai nostri sentimenti. Pensare vuol dire arrivare a capire.
Quando uno si impegna per arrivare a capire cosa significa questa parola, cosa
significa quell’avvenimento, cerca il collegamento con Dio, allora pensa.
Bruno: Che differenza c’è tra Spirito e Pensiero?
Luigi: Portiamoci in Dio: il Pensiero è ciò che è generato da
Dio. Noi pensiamo in quanto cerchiamo il pensiero di colui che ci parla:
cerchiamo di passare dalla parola al pensiero cioè a quello che l’altro ci
vuole comunicare di sé. Lo spirito è il fine. Allora lo spirito può essere
buono o cattivo a seconda di quello che è il nostro fine. Lo Spirito Santo è il
fine, è Colui che conclude la divinità, l’unità tra Padre e Figlio: Uno, due e
tre. Il Padre genera il Pensiero di Sé, l’Uno e il due: adesso dobbiamo trovare
il rapporto che c’è tra l’Uno e il due. La visione dell’Uno e del due è lo
Spirito Santo: qui abbiamo la pienezza. È il fine. In Dio non c’è il principio
e il fine, è per noi. Dio dice: “Io sono
il principio, io sono il fine”, lo dice per noi. ecco, il fine è lo
Spirito. Se io tengo presente Dio, Principio di ogni cosa, di fronte ad ogni
cosa mi accade, cerco di riportarla al Principio. Ma tu capisci che se cerco di
riportare ogni cosa al Principio, il Principio diventa il Fine? Qui diventa
Spirito. Il Principio diventa Fine in quanto faccio la giustizia. Fare la
giustizia vuol dire che debbo riconoscere il Principio in tutto. Quindi tutto
quello che mi arriva, devo riportarlo al Principio. Riportando tutto al
Principio, il Principio diventa Fine, ecco lo Spirito Santo. È il compimento
del Pensiero: lì c’è la pace, c’è la pienezza, sei giunto alla Meta.
* * *
Mercoledì 3 giugno 2015
(cassetta di mercoledì 1.6.1988)
“Non è Dio
dei morti ma dei viventi”
(Mc. 12,18-27)
Daniela: Gesù dice:
“Il Dio di Abramo non è il Dio dei morti ma dei viventi” mi fa capire che
bisogna risalire alla sorgente...
Luigi: perché è
solo nella Sorgente che tu trovi che tutto è vivo; se tu ti fermi all'apparenza
o al tuo giudizio, a quello che tu vedi e tocchi dici: “No, quelli sono morti”.
Mosè, Abramo, Isacco, Giacobbe erano morti da centinaia di anni; invece se tu
tieni presente Dio, quello che coniughi al futuro è già presente: “Saranno
tutti ammaestrati da Dio”, presso Dio non c'è il futuro, presso Dio è tutto
presente, quindi: “Sono tutti ammaestrati da Dio”. Con Dio tutto si recupera in
presenza e con Dio tutto si recupera in vita; non esiste la morte. La morte
esiste soltanto in quanto noi pensiamo a noi stessi; quindi è un segno
transitorio, un segno che passa, per noi, per portarci nella vita. Quindi
diciamo che la morte è ancora una tappa della vita: ma in realtà c'è solo la
vita, presso Dio c'è solo la vita. Però per capire che presso Dio c'è solo la vita,
devi partire da Dio, recuperare sempre il principio, ritornare sempre al
principio allora comprendi che presso Dio c'è solo vita, quindi tutti sono
vivi. Quando uno muore diciamo: “E' morto” ma in realtà è già risorto. Noi
vediamo solo il vestito, ma in realtà quello è vivo: più vivo di prima perché è
passato in un'altra dimensione che sfugge a noi, che sfugge soltanto a noi.
Però è più vivo di prima: si và verso un più, non si và verso un meno.
Grazia: Ho visto
in un documentario la difficoltà che hanno i salmoni a risalire la sorgente..
Luigi: Devono
ritornare al principio dove sono nati: è la fatica nostra. Tutto è lezione di
Dio. Noi viviamo in un mare lontanissimo però se vogliamo trovare la vita
dobbiamo risalire al nostro principio. Nel principio trovi la comunicazione
della vita.
Franca: Nel campo
dello spirito non c'è posto alla sterilità, c'è fecondità, abbondanza di vita.
Luigi: Noi siamo
sterili in quanto ci separiamo da Dio; per cui sperimentiamo la sterilità della
vita, la non fecondità della vita.
Franca: Il fatto
che questa donna anche se ha avuto sette mariti non ha avuto figli, che segno è
per noi?
Luigi: Che non
sono gli uomini che rendono feconde le creature; puoi cambiare cinquanta mariti
ma chi ti rende feconda è solo Dio!
Pinuccia: “Dio è
Dio dei vivi, non è Dio dei morti, perché tutti sono vivi”. ? Lui che vivifica,
è Lui che fa vivere.
Luigi: Dio si
annuncia come vita: “Io sono la vita”. “In principio la vita era la luce degli
uomini” in Dio è la vita, la vita sta nel conoscere Dio, per cui nella
conoscenza, nella luce c'è la nostra vita. Dio ce lo annuncia a tutti affinchè
non abbiamo a cercare la vita altrove; non dagli uomini, cercala da Dio.
Altrimenti presto o tardi, tu sperimenti la morte. E quell'esperienza di morte
è ancora motivo per la nostra salvezza. Perché sperimentando la morte, è parola
di Dio, rifletto e dico: “Ho sbagliato luogo, la vita la devo cercare in Dio,
soltanto in Dio”.
Pinuccia: Qui Gesù
commenta Lui stesso la Scrittura..
Luigi: Tutta la
Scrittura di Dio è commentata da Dio. Gli errori ci sono quando la commentiamo
noi. Noi dobbiamo commentare la Parola di Dio con la Parola di Dio. Solo allora
la sappiamo commentare. Quindi anche il mondo, la creazione, che è parola di
Dio, và commentata con la Parola di Dio. Lui parla, lui scrive e poi dice:
“Adesso tu alza gli occhi a me perché io ti spieghi quello che ti ho scritto,
quello che ti ho fatto”.
Pinuccia: Gesù ci
rimprovera di non conoscere le Scritture, né la potenza di Dio. Ci invita a
leggere: “Non avete letto?”..
Luigi: Certo,
perché ignorare Dio ed ignorare la Parola di Dio è colpa. Perché Dio essendo il
Creatore di tutte le cose, non possiamo ignorare la creazione quindi non
possiamo ignorare il Creatore. Quindi se non ne tieni conto sei in colpa.
Pinuccia: Il fatto
è che siamo distratti perché non amiamo.
Luigi: Si, ma la
distrazione è colpa: per cui morire diventa colpa. Siccome Dio è vita, se tu
muori sei in colpa.
Venerdì 5 giugno 2015
(cassetta di venerdì 3.6.1988)
“Come mai gli
scribi dicono che il Messia è figlio di Davide?”
(Mc. 12,35-37)
Cina: “Siedi alla mia destra...”
cosa significa?
Luigi: Fa conto
su Dio; non lasciarti impaurire da niente e da nessuno, ma fa conto su Dio.
Cina: “... finchè io ponga i
tuoi nemici a sgabello dei tuoi piedi”..
Luigi: Aspetta!
Io opero perché tu ora hai tanti nemici, persecuzioni, lotte, critiche,
condanne. Tu non muoverti! Dal libro dell'Ecclesiaste: “Se lo spirito di colui
che ha autorità è contro di te: tu non muoverti!”. Non muoverti. “Siedi alla
mia destra” non muoverti, sta fermo, fa conto su di me, non lasciarti agitare.
Io opero per ricondurre tutte le cose a posto.
Teresa: Costoro
erano convinti che Gesù non era figlio di Davide...
Luigi: Quello
che sappiamo ci impedisce di sapere. Noi corriamo questo grande rischio. I
farisei che obbiettano circa quel cieco dalla nascita e dicono: “Sei tu
discepolo di costui? Noi sappiamo che a Mosè ha parlato Dio. Costui non
sappiamo di dove sia!”. In nome di Mosè, cioè in nome di quello che loro
sapevano, rifiutano Gesù che è Dio. Arriviamo a questo punto!
Teresa: Sapere è
un dono di Dio!
Luigi: Tutto è
dono di Dio. I buoi, i campi, la moglie sono dono di Dio. Eppure in nome di
buoi, campi e moglie non assaggeranno la mia cena, dice Gesù; perché rifiutano
Dio. Non è Mosè che sia cattivo. “Scrutate le Scritture; Mosè ha parlato di me”
dice Gesù. Ma se Mosè ha parlato di me, e io vengo qui tra voi, voi che credete
in Mosè, dovreste amare me, seguire me. Voi che siete figli di Abramo, fate le
opera di Abramo. Abramo desiderò vedere il mio giorno. Se voi foste figli di
Abramo, desiderereste vedere il mio giorno, e allora mi seguireste, mi
ascoltereste. Invece voi siete figli del demonio. Queste sono conoscenze per
sentito dire, superificiali, sono strumentalizzate dal pensiero del nostro io.
Agli scribi faceva comodo credere così perché citando Mosè esercitavano la loro
autorità, avevano le mani nel tempio. E cercavano di uccidere Gesù che li
disturbava.
Enzo: Gli scribi si erano
fossilizzati sulle parole della legge..
Luigi: Scriba
vuol dire istruito. Si sono fermati alla lettera della legge; la lettera
uccide. Di fronte a Dio noi dobbiamo sempre considerarci bambini, sempre
ignoranti, perché Dio è una luce infinita. Di fronte a Dio noi dobbiamo sempre
essere ciechi, ignoranti, bambini: dobbiamo avere bisogno di tutto. “Uno solo è
il tuo maestro” è Lui: Dio. Avessi anche la barba lunga un chilometro,
comportati sempre da bambino. Perché siamo sempre dei bambini di fronte a Dio.
Non dire mai: “Io so” perché in nome di quello che tu sai tu uccidi Dio.
Dobbiamo sempre avvicinarci a Dio, a qualunque età, più non sapendo che
sapendo. Guai quando ci avviciniamo a Dio sapendo. “Se ci fosse Dio le cose
sarebbero diverse!”: finito! Se uno non ritorna bambino, non entra. Diventare
bambino vuol dire: butta a mare tutto quello che sai! Fai in fretta, altrimenti
non entri mica!
Linuccia: “Davide
disse: disse il Signore al mio Signore...”..
Luigi: Davide
aveva il suo Signore, Dio. Gesù dice: “Di chi ha parlato Davide dicendo: disse
il Signore al mio Signore?”: ha parlato di Cristo. Perché Gesù dice: “Scrutate
le Scritture: parlano di me”; Davide appartiene alle Scritture. Gesù dice agli
scribi che credevano a Davide: “Di chi parlava Davide?”. Gesù dice questo per
invitarli a considerare chi stava parlando con loro: il Cristo. Perché Davide
aveva parlato del Cristo. Quindi “disse il Signore” è Dio, “..al mio Signore” è
il Cristo. Quindi: “Disse Dio al Pensiero di Dio: siedi alla mia destra” cioè
appoggiati su di me, fa conto su di me. Si scatenerà la tempesta: tu non
muoverti, fa conto su di me perché io ricondurrò tutto in pace. C'è la
tempesta: fa conto su di me. Perché se fai conto su di me, Io ristabilirò la
pace, farò calmare il vento, placherò le acque. Ma tu devi far conto su di me.
Più noi ci agitiamo per paura, e più sprofondiamo. Quando uno cade nelle sabbie
mobili, deve restare fermo, perché più si agita e più affonda.
Gabri: Dio ci
presenta delle contraddizioni...
Luigi: Certo,
per senza contraddizioni noi diciamo: “Come si sta bene”. Le contraddizioni
sono uno stimolo, sono un pungolo, sono il chiodo sulla sedia che fa male e
allora tendo a rialzarmi. Sono un sassolino nella scarpa. Le contraddizioni
sono per approfondire, per farci camminare. Quando non abbiamo dubbi, quando
tutte le cose vanno bene, noi ci sediamo oppure accendiamo la televisione.
E lì la nostra situazione è grave!
Invece è nelle difficoltà che l'uomo è provato, che l'uomo accelera i tempi.
Quando maggiormente noi diciamo che le cose vanno male, è proprio allora che le
cose di Dio vanno molto bene. Perché Dio ci sta facendo correre. L'uomo vale
per il problema in cui si impegna. Più si impegna in problemi grossi, più la
sua vita vale. Noi non dovremmo avere paura delle difficoltà. Quando la difficoltà
si avvicina, dovremmo vedere che proprio lì il Signore ci presenta un'occasione
per fare un salto di qualità, per trasformare la nostra vita. Anche nel
Vangelo, non dovremmo andare a cercare le parole più facili, dovremmo cercare
le parole più difficili, perché sono le parole difficili che ti impegnano a
cercare. E impegnandoti a pensare ti trasformano. Perché quando io non impegno
il pensare, il pensiero và a zonzo e lì tutto viene sprecato. Invece quando mi
trovo di fronte ad una parola molto difficile, ecco la contraddizione, che ti
impegna a pensare, lì ti spiritualizza. Teniamo presente che noi muoriamo nella
festa. Noi abbiamo bisogno di qualcosa che ci faccia pensare. Perché il pensare
ci tiene in vita. È la lotta di Giacobbe.
Mercoledì 3 febbraio 2016
(Tratto dalla cassetta 134 del 6.2.1985)
(Mc 6,1-6)
In quel tempo, Gesù venne nella sua patria e i suoi
discepoli lo seguirono.
Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga. E molti, ascoltando,
rimanevano stupiti e dicevano: «Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza
è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani?
Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di
Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?». Ed era
per loro motivo di scandalo.
Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra
i suoi parenti e in casa sua». E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma
solo impose le mani a pochi malati e li guarì. E si meravigliava della loro
incredulità.
Gesù percorreva i villaggi d’intorno, insegnando.
Cina: Se sono nel pensiero del mio io non accolgo il profeta
nella mia vita.
Luigi: Si, perché dico: “Ma questo qui l’ho sempre visto, è uno
di noi”, e non posso accoglierlo. Dio parla e noi ci impediamo di accogliere la
parola di Dio.
Delfina: Perché Gesù dice: “Un
profeta non è disprezzato che nella sua patria”.
Luigi: Perché quelli della sua patria, cioè coloro che sono
legati da rapporti di sangue, vantano
dei diritti. La “sua patria” cosa significa? “Questo qui lo conosciamo, è uno di noi; e se è uno di noi che cosa
pretende di essere?”. Per cui non accettano la novità. Nella propria patria
ognuno vuole che “quel tale” sia così come “io l’ho sempre visto”. Non
accettiamo che sia diverso. Lo rifiutiamo e con lui rifiutiamo l’opera di Dio:
se tu hai fatto il falegname fino a ieri, devi continuare a fare il falegname.
Franca: “Non poteva
compiere alcun prodigio ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì”
cosa significa?
Luigi: Penso che l’evangelista parli di veri prodigi. Il vero
prodigio non è la guarigione fisica. I veri prodigi sono altri. Come quando
Gesù guarì i dieci lebbrosi; li guarì tutti e dieci ma uno solo tornò a
ringraziare. Gesù dice a quel “uno solo”: “La
tua fede ti ha salvato”. C'è una distinzione tra guarigione e salvezza.
Ora, il vero guarire è salvare l’uomo; e questa salvezza non può avvenire se
non c'è la corrispondenza da parte dell’anima che ha fede.
Sandra: “Si meravigliava
della loro incredulità”…
Luigi: Si, molte volte si parla di questa meraviglia. In molti casi
Gesù si è meravigliato di trovare della fede. Tutto quello che Gesù fa, lo fa
per noi, non è che lo subisca. Si meraviglia di vedere tanta fede in un
centurione, un romano; questa meraviglia è per il suo popolo, per far capire
come Dio raccoglie anche dove non ha seminato, o meglio dove gli uomini
credono che non abbia seminato: in terra pagana. Per cui ti prende un pagano e
te lo porta in vetta; mentre un altro che crede di appartenere al popolo ebreo
te lo lascia lì.
Flavio: Ma Gesù aveva o no dei fratelli?
Luigi: No, perché sua Madre è vergine prima e dopo la
nascita di Gesù, quindi costoro erano parenti. Loro non avevano il termine
cugino, per cui erano tutti fratelli. I parenti erano fratelli. I figli dello
stesso ceppo erano fratelli e sorelle.
Paola: La verginità della Madonna è un dogma? I protestanti non
credono a questo mistero.
Luigi: Si, certamente. Infatti escludendo la verginità di
Maria non possono capire qual è stata la missione della Madonna (come
verginità, come immacolata concezione): invece è una lezione importantissima
per la nostra vita spirituale.
Maria: Alcuni non credono che Gesù sia il Figlio di Dio.
Luigi: Alcuni protestanti credono che Gesù sia il Figlio di
Dio. Altri credono che sia diventato figlio di Dio nel momento del battesimo di
Giovanni Battista; cioè, solo in quel momento ha preso consapevolezza di essere
figlio di Dio. Comunque tutto quello che è avvenuto, che noi chiamiamo dogma,
non è da considerarsi come una parete che non si possa scalare, che non si
possa capire. Il dogma è lezione in cui ci dobbiamo sprofondare per cercare
di capire, perché ha un significato.
Con il concepimento di Maria Dio non ha voluto farci
assistere ad un miracolo; Gesù è nato da una vergine non per farci assistere ad
un miracolo. In questa nascita c'è una lezione profonda per la nostra anima: fintanto che la nostra anima non diventa
vergine, noi non possiamo concepire Dio. Quindi la Madre di Dio è una
lezione importantissima perché ha la funzione di educare la nostra anima fino a
quel livello tale da poter concepire Dio “come” lei lo ha concepito.
Silvana: Sono cose difficili da capire.
Luigi: Teniamo presente che Dio è presente in noi. Perché noi non lo concepiamo? Perché non
siamo vergini, perché siamo inquinati. Basta vedere la Madonna come si è
comportata in ogni circostanza. La Madonna è stata tutta ascolto, non ha mai
parlato. L’unica parola che ha detto alle nozze di Cana è questa: “Fate
tutto quello che Lui vi dirà”. Perché? Perché lei ha fatto tutto quello che
Dio le diceva. È l’unica parola che lei può dire, perché è tutta ascolto. Noi
siamo creati per l’ascolto. L’unica parola che possiamo dire agli altri: “Fai tutto quello che Dio ti dice”.
Pinuccia: Anche la Madonna è un’attrice?
Luigi: E’ opera di Dio per noi, è lezione, scena di Dio per
noi. Per cui se io dico: “No, la Madonna
non è vergine”, sbaglio; perché Dio me la presenta come vergine, ed io
cancellando questo dato mi privo della lezione che mi viene da questa
verginità. Ora, se Gesù è nato da una donna vergine, ci deve essere un
significato profondo. Altrimenti devo strappare certe pagine del Vangelo, ma
chi mi autorizza a strapparle? Soltanto il mio egoismo, il mio orgoglio.
Dio mi dirà: “E’
per te che ti ho presentato mia madre affinché ti aiutasse, perché senza di lei
tu non puoi arrivare a me”. Allora potrò solo dire: “Grazie Signore per il dono della Madonna”.
* * *
Venerdì 2 gennaio
2015
(tratto dalla cassetta del 2.1.1993)
Io sono voce
di uno che grida nel deserto: rendete diritta la via del Signore”
(Gv 1,19-28)
Osvaldo: Questa domanda che fanno a Giovanni Battista manifesta
il bisogno che abbiamo di individuare chi ci può salvare.
Luigi: Si, è la veglia sull’essenziale che ti porta ad
individuare in che cosa consiste la salvezza di Dio. “Abramo desiderò vedere il mio
giorno” duemila anni prima che Gesù
si incarnasse: ecco la maturità dell’uomo. L’uomo maturando, cresce in questa
sapienza: la via attraverso cui Dio ti conduce alla salvezza, cioè ti conduce a
trovare la sua presenza. Concependo questo mistero ora hai la possibilità di
esclamare: “Ah, questa è la via che mi
conduce alla salvezza!”.
Osvaldo: Come Simeone che ha individuato il Messia in Gesù
Bambino.
Luigi: La realtà è Dio che la fa, il Bambino è opera di Dio,
però se tu non l’hai concepito interiormente, non puoi individuarlo.
Apparentemente, è banale, è un bambino come tutti gli altri. È banale, tutti i
giorni nascono milioni di bambini. Ad un certo momento tu hai la possibilità di
cogliere la singolarità nel banale. La sostanza della sapienza è di farti
cogliere la singolarità in ciò che è banale: lì è la salvezza.
Osvaldo: Nella banalità noi siamo grossolani quindi il contrario
della grossolanità qual è?
Luigi: Il contrario è essere fini. Pascal parla di finezza,
dello spirito di finezza.
Osvaldo: Se noi fossimo fini sentiremo la voce di un uomo che è
in Australia oppure di uno che è vissuto tanto tempo fa.
Luigi: Ma certo, quando tu sei fine, cogli la verità, e la
verità non è condizionata né dal tempo, né dallo spazio. Perché noi siamo
grossolani perché? Perché dico di conoscere Osvaldo. Chi è Osvaldo? Osvaldo è
uno che lavora alla posta di Cuneo. Ecco la grossolanità, perché quello non è
Osvaldo. Tra noi ci conosciamo tutti in questo modo. E questa grossolanità si
estende su tutto, al punto di dire: “Questa
pagina di Vangelo l’ho già letta, non mi dice più niente!”. Dicendo: “Questa cosa la conosco perché l’ho già
vista!”, perdiamo la vita perché la cosa che perde novità, per noi, non
comunica più vita, non ci attrae più. La vita ci viene in quanto una cosa ci
attrae. È la morte di tutto. Guarda la morte di tutti gli amori umani, ad un
certo momento diventano una noia infinita: è sempre la stessa minestra. Non ti
dice più niente, non ti comunica più niente. E quando l’altro non ti comunica
più niente, l’amore è finito. Ma quello è solo effetto di grossolanità, perché
l’amore non finisce mai. Quando dico: “Non
trovo più novità” è perché dico: “Io
l’altro lo conosco già!”, invece non lo conosci per niente! perché
conosciamo solo quando quella persona la vediamo in Dio e da Dio: lì c’è la
vera conoscenza. Noi conosciamo Osvaldo quando vediamo ciò che tu sei in Dio e
da Dio. Noi ci priviamo della vita dicendo: “Lo
conosco!”, “L’ho già visto!”, non ti attrae più, non accettiamo più la
comunicazione.
Sandra: Mi chiedevo, ma come faccio a pensare sempre a Dio?!
Luigi: Puoi pensare Dio? quando pensi Dio, pensi Dio col
Pensiero di Dio; il pensiero non è tuo perché puoi pensare ad un uomo,
all’albero, alle creature per cui tu non sei pensiero di Dio, perché se tu
fossi pensiero di Dio, penseresti sempre a Dio. Tu non sei pensiero di Dio però
hai la possibilità di pensare Dio che vuol dire che Dio si mette a tua
disposizione. Dio è un amico che si mette a tua disposizione: “Quando vuoi, vienimi a trovare, io sono a
tua disposizione; vieni a qualunque ora”, ecco l’amicizia. Ora, tu non sei
l’amico, ma l’Amico è a tua disposizione. Mi vuoi dire dove sta il problema che
lamenti?
Sandra: Non posso stare con lui sempre. Magari lo vorrei anche
però non posso.
Luigi: Lui è a tua disposizione, Lui non ti impone delle
condizioni: “Quando vuoi vieni a trovarmi: puoi venire a mezzogiorno o a
mezzanotte, non mi interessa. A qualunque ora io sono sempre a tua
disposizione”. Lui non è il tuo pensiero, però il Pensiero di Dio è a tua
disposizione. Tu puoi pensare Dio, e quando pensi Dio lo pensi col Pensiero di
Dio: hai un Amico che è a tua disposizione. Mi vuoi dire dove sta la
difficoltà?
Agata:: Non posso stare con Dio perché il Signore mi ha messo
degli impedimenti.
Luigi: Ma è il Signore che ti ha messo degli impedimenti o sei
tu che te li sei messi?
Sandra: Ma ho marito e figli. Ma non dico a Dio che non posso
perché ho marito e figli ma è perché non posso.
Luigi: Allora questo è un pio desiderio. Lui è a tua
disposizione, non ti mette delle condizioni: “Io per te ci sono solo un’ora al giorno”, no! Dio è sempre a tua
disposizione, come e quando tu vuoi: è l’Infinito a tua disposizione. Noi siamo
portatori del Pensiero di Dio. Ora, se c’è una cosa che noi buttiamo
nell’immondizia, che buttiamo al fiume, è il Pensiero di Dio: Lui è sempre lì a
nostra disposizione. Chi si preoccupa di andarlo a trovare? Chi ha tempo per
andarlo a trovare? Hai tempo per far da mangiare? Hai tempo per mangiare? Hai
tempo per guardare la tele? Hai tempo per far le pulizie di casa? Hai tempo di
dormire? Hai tempo per trovarti con gli amici? Guarda per quante cose hai
tempo! E perché non trovi tempo per Dio?
Sandra: Eh ma quelle sono delle necessità!
Luigi: E perché Dio non è una necessità?
Sandra: Allora quando sento questi ragionamenti, mi resta solo
che prendere un sacco in spalla e andare nel deserto.
Luigi: E c’è qualcuno che te lo impedisce? Sei solo tu che lo
impedisci! Sei solo tu! Non c’è nessuno che te lo impedisca; penso che nemmeno
tuo marito te lo impedisca. Guarda che la vita è un’avventura. Se tu vuoi
valorizzare la tua vita, vivi l’avventura, ma vivila in pieno. Ti diranno che
sei matta, però stai pur tranquilla, ad un certo momento tutti ti ammireranno
per l’avventura che hai vissuto. La vita è un’avventura o te la giochi o non te
la giochi. Dio ha messo a nostra disposizione Se stesso, l’Infinito. La fonte
della vita è a nostra disposizione e noi moriamo di sete.
Pinuccia: Perché si fanno gli auguri all’inizio dell’anno?
Luigi: Perché l’anno nuovo è una parola nuova la quale richiede
tanto impegno … per questo servono tanti auguri!
* * *
Mercoledì 7 gennaio 2015
(Tratto dalla cassetta del 7 gennaio 1993)
(Mt
4, 12-17.23-25)
Monica: “Il popolo che
camminava nelle tenebre vide una grande luce”.
Luigi: Noi aspettiamo una redenzione, una liberazione, una
salvezza perché siamo in pericolo, stiamo affogando. C’è una minaccia che
incombe su di noi. Il fatto di constatare che il tempo passa, mi fa sospirare
una salvezza, mi fa sospirare una vita eterna. Il tempo che passa, ogni giorno
mi porta via qualcosa, è una perdita continua se vivo nel pensiero del mio io.
Dal momento della nostra nascita noi cominciamo a morire, ma se viviamo per Dio
abbiamo il contrapposto positivo della vita crescente. Perdi in materia ma
cresci nello Spirito, avendo un punto fisso di riferimento nel quale
raccogliere. Più unifichi in questo unico punto fisso di riferimento e più
cresci nello Spirito. Dio non ci ha creati per la morte ma per la vita, però se
non facciamo crescere lo Spirito, noi subiamo la morte perché ogni giorno
perdiamo un pezzo.
Agata:: “Convertitevi, il
regno di Dio è vicino”, per convertirci dobbiamo distaccarci da tutte le
cose terrene.
Luigi: Il problema non è il distacco ma è farsi furbi, è usare
l’intelligenza. Se hai un interesse principale, fai di tutto per coltivarlo
fino ad arrivare al conseguimento del fine. Se voglio laurearmi, devo evitare tante dispersioni:
non posso più andare al cinema, a ballare. Però così facendo, non è che io
consegua la laurea ma impegnandomi a studiare la materia. Però per arrivare
alla meta devi digiunare dai divertimenti. C’è un aspetto negativo e dall’altra
c’è quello positivo: è soltanto coltivando il positivo che si costruisce.
Pinuccia: I pastori a Betlemme hanno riconosciuto Gesù Bambino
perché hanno visto che la realtà esteriore coincideva con la realtà interiore.
Ma sia Anna che Simeone hanno trovato un bambino che corrispondeva a quale
realtà interiore?
Luigi: A ciò che avevano concepito interiormente.
Pinuccia: Sapevano che la salvezza di Dio consiste in Dio che si
sottomette all’uomo, ma questo lo potevano vedere in qualsiasi bambino che ha
bisogno di tutta l’attenzione di un adulto.
Luigi: Giusto. Infatti è lo Spirito che ha guidato Simeone in
quel punto e in quell’ora precisa in cui a Betlemme arrivavano Maria e Giuseppe
col Bambino. È scritto sul Vangelo: “Lo
Spirito lo guidò”. Giovanni Battista era nel deserto e ci stava benissimo,
poi ad un certo momento preciso lo Spirito gli dice: “Va nel deserto sulle rive del Giordano perché è arrivato il tempo.
Battezza, predica il battesimo di giustizia. Colui sul quale vedrai lo Spirito
fermarsi, quello è il Messia”. E lui dice: “Io sono venuto, ho battezzato, ho
visto e adesso testimonio”. Così è per Anna, così è per Simeone. O crediamo
allo Spirito allora crediamo che è lo Spirito che opera, che guida, non ha
bisogno delle nostre dimostrazioni. È un fatto essenzialmente personale: hanno
concepito, l’hanno riconosciuto, testimoniano che questa è la salvezza. Duemila
anni prima “Abramo ha visto il mio giorno”: opera dello Spirito. E noi
materiali diciamo: “Come ha fatto a vedere il suo giorno?”. È lo Spirito.
Pinuccia: Ma come faccio a sapere se è lo Spirito che mi illumina
o è la mia fantasia?
Luigi: Se tu credi lo Spirito parla e guida. I figli di Dio si
caratterizzano in questo: che in tutto si lasciano guidare dallo Spirito che
vuol dire che se noi ci lasciamo guidare da altro, non siamo guidati dallo
Spirito.
Margharita: La creatura che è in questa attesa è fatta
capace di ricevere la conferma di quello che ha concepito interiormente.
Luigi: La veglia è necessaria perché è in questo modo che si
matura, che si diventa capaci di vedere quello che gli altri non possono
vedere. Ma è lo Spirito che ti fa vedere. Se non si è mossi dallo Spirito si
diventa grossolani, si vede solo la materia.
Pinuccia: Quindi c’è differenza tra le individuazioni del Verbo
Incarnato? I pastori, Anna, Simeone hanno visto il Bambino ma non parlava
ancora. Invece i discepoli l’hanno udito parlare.
Luigi: Una differenza c’è sempre perché Dio non fa mai le cose
uguali. Quindi c’è differenza tra il concepimento di Maria, da quello dei Magi,
da quello dei pastori, da quello di Anna e Simeone. Però il termine comune è questo:
se uno non è attratto dal Padre, se non c’è questa giustizia essenziale, se non
hai messo Dio al centro, non puoi riconoscere Cristo. Ne puoi sentir parlare,
puoi fare del sentimento, puoi pregare da mattino a sera ma tu non puoi
intendere il Cristo. L’anima di tutto è l’attrazione per il Padre: “Nessuno può venire a me se non è attratto
dal Padre”. Quindi né al momento della nascita, né quando è maturo, né
quando è sulla croce. Anche Cristo morto in croce, se non sei attratto dal
Padre, non lo puoi capire. “Capisci
quello che ti ho fatto?”, non passerai mai al significato, non potrai
capire quello che Lui ha fatto per te.
Bruno: Presso Dio c’è novità infinita perché c’è tutto da
capire.
Luigi: Novità all’infinito! La vita eterna è fatta di questa novità
infinita. Novità è ciò che vedi per la prima volta. Vivendo qui in terra, ad un
certo momento non c’è più una prima volta. Per il bambino tutto è prima volta,
poi passando il tempo tutto diventa vecchio: il nostro io è fatto di passato ed
è chiuso al nuovo che sta venendo. Se Dio ti facesse vedere per mille volte la
stessa cosa, c’è una novità anche nella millesima volta! “Signore, perché per la millesima volta mi presenti la stessa parola?”.
Vuol dire che nella millesima volta c’è una novità che io non ho ancora visto.
Nella vita eterna in Dio, tutto è la prima volta, eternamente è la prima volta.
Noi moriamo perché non vediamo più la prima volta. Quando dici: “Questo l’ho già conosciuto!”, vuol dire
che non l’hai conosciuto. La vita vera è conoscenza, è attingere in
continuazione dal Principio il significato delle cose. E quando ti chiedi: “Non capisco perché per la millesima volta
mi viene presentata questa cosa!”, vuol dire che c’è una novità che tu non
hai colto. Siccome dici: “Non capisco!”,
vuol dire che c’è una novità che ti aspetta.
* * *
Mercoledì 10 febbraio 2016
(Tratto dalla cassetta 136 del 20.2.1985)
“Quando
preghi entra nella tua camera”
(Mt 6,1-18)
«State
attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere
ammirati da loro, altrimenti non c’è ricompensa per voi presso il Padre vostro
che è nei cieli.
Dunque, quando fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno
gli ipòcriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente. In
verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, mentre tu fai
l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua
elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti
ricompenserà.
E quando pregate, non siate simili agli ipòcriti che, nelle sinagoghe e negli
angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente.
In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu
preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel
segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
E quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipòcriti, che assumono
un’aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano. In verità io vi dico:
hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu digiuni, profùmati la
testa e làvati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il
Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti
ricompenserà».
Cina: Gesù ci dice di non cercare la gloria nelle persone.
Luigi: Si, ci dice di non fare niente nel pensiero del nostro
io, anche le cose sante; se tu le fai per essere ammirato, affinché gli altri
dicano: “Guarda quel tale come è buono!”,
tu hai già avuto la tua ricompensa.
Delfina: Nella misura in cui si è immersi in Dio si desidera
compiacere a Dio.
Luigi: Certo, perché quello che ci interessa è Lui. Non
interessa quello che possono pensare o non pensare gli altri.
Flavio: Cosa significa: “Chiudi
la porta”? Non far entrare nessun altro pensiero?
Luigi: Significa: chiudi l’uscio, fuori il mondo, metti fuori
tutto. Ti chiudi in stanza in quanto vuoi restare solo con l’Altro, a tu per
tu. “Il padre è Presente a te: chiudi
l’uscio in modo da poter restare in intimità con Lui”. Perché Dio ti tratta
personalmente e ti vuole trattare personalmente.
Franca: Se eventualmente ho dei pensieri, glieli riporto.
Luigi: No, non riportare niente, non giustificare niente.
Quando sarà il momento glieli riporterai; per il momento non portare niente.
C'è soltanto Lui. Fermati ad ascoltare quello che ti vuol dire Lui. Pregare
vuol dire mettersi in posizione di ascolto, perché è Lui che ha qualcosa da dire
a te; non sei tu che hai da dire qualcosa a Lui.
Franca: Ma allora tutto il discorso dell’offerta? Che cosa devo
offrire?
Luigi: È l’offerta di questo pensiero! “Parla Signore che il tuo servo ti ascolta”, questa è l’offerta.
Poter dire così: “Parla Signore, io sono
qui ad ascoltarti!”. La vera preghiera è ascolto, non è parlare. Dio è
Colui che parla, noi dobbiamo ascoltare. Quando diciamo il “Padre nostro”, ci prepariamo a pregare, ci disponiamo ad
ascoltare. Noi, dopo aver detto il “Padre
nostro”, riteniamo di aver pregato. No, non abbiamo pregato; abbiamo detto
delle parole, abbiamo parlato noi! Abbiamo sentito l’Altro parlare? Se la
risposta è “no”, non abbiamo pregato. La vera preghiera è ascoltare l’Altro che
parla, non è parlare noi.
Franca: Ma quando ricevo una luce su una cosa, poi devo pur
riportargliela.
Luigi: Quello avverrà dopo! Incominciamo prima di tutto a
metterci nella giusta disposizione: quella di ascoltare da Lui. Ascoltando
da Lui si stabilisce un rapporto tale che ci rende capaci di offrire a Lui
quello che ci ha illuminato.
Franca: Si, ma il nostro pensiero...
Luigi: Certo, se noi non offriamo il nostro pensiero non
possiamo essere in ascolto di Lui. Noi continuiamo a parlare noi e ci versiamo
tutto addosso.
Maria: Tutte le volte che agiamo di nostra iniziativa c'è il
desiderio di voler apparire, invece quando stiamo sull’iniziativa di Dio c'è
una liberazione.
Luigi: E’ una grande liberazione non essere schiavi della
figura, dell’onore, di quello che dicono gli uomini.
Paola: “Hai già ricevuto
la tua ricompensa”.
Luigi: A un certo momento Dio ci dà la ricompensa che vogliamo.
“Hai voluto il denaro? Io ti do tutto il
denaro, prendilo; ma hai solo il denaro. Hai voluto la creatura? Ti do la
creatura, ma hai solo la creatura”. “Ad
ognuno sarà dato ciò che avrà voluto avere”. Dio ci ha creato in modo
tale che possiamo eleggere per padre quello che vogliamo. Possiamo anche
volere Dio come padre. Più libertà di questo!
Sandra: Ma io sperimento che sono schiava di tante cose!
Luigi: E’ necessario sperimentare di essere schiavi, perché
fintanto che non lo si esperimenta non si sospira la libertà. Per cui
comincia ad invocare, comincia a piangere. Se giungi a poter dire: “Io l’ho sperimentato! Mi accorgo di quanto
sono schiavo!”, l’anima comincia a sospirare, a piangere, ad invocare. “Signore dammi una mano, perché io da solo
non ne esco”. Questo è segno che Dio sta “trafficando” nella nostra vita.
Pinuccia: Cosa significa “nel
segreto”?
Luigi: E’ il rapporto diretto, intimo, senza interposta
persona. Lui parla direttamente con me e vuole che io parli direttamente con
Lui. È logico! È giusto! Dio non ci
tratta come cittadini di secondo ordine: ci saluta personalmente. Non ci
dice: “Io tratto con te soltanto
attraverso i miei dipendenti”.
Pinuccia: Ci chiede anche che questo rapporto sia segreto.
Luigi: Certo, “I segreti
del re non si dicono agli altri”. Perché se noi li diciamo agli altri si
forma la polvere da subito. Dio stesso fa capire quello che uno può dire e
quello che non può dire. Ti accorgi subito se le cose le dici per vanità,
per esporti in vetrina. Comunque, quando si ha il dubbio se parlare o
tacere, è meglio tacere!
* * *
Mercoledì 17 febbraio 2016
(Tratto
dalla cassetta 137 del 27.2.1985)
“Qui
vi è uno più grande di Salomone”
(Lc
11,29-32)
In quel tempo, mentre le folle si
accalcavano, Gesù cominciò a dire:
«Questa generazione è una generazione malvagia; essa cerca un segno, ma non le
sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona. Poiché, come Giona fu un segno
per quelli di Nìnive, così anche il Figlio dell’uomo lo sarà per questa
generazione.
Nel giorno del giudizio, la regina del Sud si alzerà contro gli uomini di
questa generazione e li condannerà, perché ella venne dagli estremi confini
della terra per ascoltare la sapienza di Salomone. Ed ecco, qui vi è uno più
grande di Salomone.
Nel giorno del giudizio, gli abitanti di Nìnive si alzeranno contro questa
generazione e la condanneranno, perché essi alla predicazione di Giona si
convertirono. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Giona».
Cina: Il Vangelo ci dice di non pretendere dei segni.
Luigi: Ma ci invita a riconoscere i segni. Non pretendere i
segni, ma riconosci i segni che Dio ti dà. Dio ci riempie di segni da mattina
a sera, tutto è segno suo. Quindi sappi riconoscere i segni che Dio ti dà. Dio
i segni te li dà. Tu non pretenderne altri, ma sappi riconoscere quelli che Dio
ti dà. Ora, se noi viviamo alla presenza di Dio, una delle conseguenze è
proprio questa: vedere in tutto i segni di Dio, perché tutto è segno di
Dio.
Delfina: Mentre Gesù parlava: “C’era
molta folla”; cosa significa?
Luigi: Sono tutti i nostri problemi, tutti i nostri pensieri,
tutte le nostre questioni. A un certo punto c’è tutto un mondo che parla dentro
di noi; in mezzo a tutto questo mondo che parla dentro di noi c’è anche Lui.
Lui è una voce tra tante voci.
Sandra: La regina di Saba ci giudicherà perché lei si è
comportata secondo Dio?
Luigi: No, perché lei è venuta da lontano per udire la sapienza
di Salomone. È venuta da lontano attratta dalla sapienza. Questi che sono
vicini alla sapienza del Cristo, alla sapienza di Dio, non intendono. Qui
abbiamo uno che è più di Salomone; cioè, c’è più luce in Cristo che in
Salomone. Ora, per Salomone la regina di Saba è venuta da lontano attratta da
questa sapienza. Qui c’è uno che reca al mondo molta più luce di quella che
recò Salomone, ed ecco che nessuno si commuove, nessuno lo ascolta.
Gabri: Il segno di Giona è il segno della predicazione, è il
segno della parola. Quel segno deve essere sufficiente per la nostra
conversione, perché se non ci converte la parola che ci propone Dio, non c’è
nient’altro.
Luigi: “Neanche se i
morti resuscitassero”. Se noi non crediamo in Dio non c’è nessun miracolo,
non c’è nessun fatto straordinario che ci possa far cambiare.
Franca: Quindi il
segno di Giona è il Cristo, è la parola di Dio.
Luigi: E' il
segno della parola di Dio tra noi, “Nessun
segno sarà dato a questa generazione”. La parola ti è data, quindi il
segno ti è dato, sappilo vedere. E' Dio che parla con te, è Dio che regna
in te, sappilo vedere. Non aspettarti altro. Sappi vedere la parola e rispondi
a questa, perché la parola che arriva a te è una parola di vita: cammina su
quella; basta quel segno.
Silvana:
Cosa significa: “Una generazione malvagia
che cerca un segno”?
Luigi:
La generazione malvagia è l'anima che pretende un segno per credere alla parola
di Dio che arriva. La parola di Dio è credibile di per sé. Non devi
andare da un altro a chiedere: “Devo
credere a quella parola?”; perché Dio ti ha parlato, e in quanto Dio ti ha
parlato, tu sei responsabile verso Dio. Non devi andare a cercare altro,
altrimenti diventi una “generazione
malvagia”, cioè vai a cercare un segno. Non c'è nessun segno che convalidi
Dio; perché Dio è un'autorità tale che garantisce da Se stesso. La Verità è
valida di per Sé. Non devi andare a cercare quello che ti dicono gli uomini.
Perché fintanto che tu vai a cercare quello che ti dicono gli uomini, del
“perché” della Verità, tu sei “generazione
malvagia”. Perché gli uomini non possono mai dire la verità. Dio solo può
dire la Verità; e quando ti fa arrivare la Verità, quello è il massimo segno.
La Parola di Dio ha in sé la garanzia di sé. Dio è garante di Sé. La Verità in
quanto arriva a te, ti convince, ti illumina, perché è Verità. Non andare a
cercare altre ragioni, altre giustificazioni. Se tu vai a cercare altre
giustificazioni, diventi “generazione
malvagia”.
Pinuccia:
La generazione malvagia è quella che legge?
Luigi:
No, è quella generazione che chiede un segno. Cioè è quel pensiero in te, o
quelle ragioni in te che ti fanno cercare altre ragioni per credere alla Parola
di Dio che arriva a te. La Parola di Dio deve essere creduta così come arriva a
te. Perché in quanto è Parola di Dio, ha in se stessa la garanzia, e ti
rende responsabile della tua risposta. Se tu vai a cercare presso altri,
diventi “generazione malvagia”.
Questa parola di Dio è per colui che va a cercare un segno di fronte alla
Parola di Dio, per credere alla Parola di Dio.
Pinuccia:
La generazione malvagia sono io quando mi stacco da Dio...
Luigi:
…o quando cerchi quello che ti dicono gli altri; perché se uno vive nel
pensiero del suo io, va a cercare quello che gli dicono gli altri e non sta più
a sentire quello che gli dice Dio. Perché la conoscenza di Dio è sempre intima
e personale. Dio ci tratta personalmente e vuole che lo conosciamo
personalmente, non tramite altri, per sentito dire. Tra la nostra anima e Dio
non c'è interposto nessuno, Dio tratta direttamente con la nostra anima; la
nostra anima deve trattare direttamente con Dio. Non mettere altri in
mezzo, anche fossero tuo padre o tua madre; se tu li mettessi in mezzo faresti
un errore grosso. Se tu vai a cercare da tuo padre, da tua madre l'approvazione
circa una parola di Dio, sbagli. Perché è Dio che ti sta illuminando
personalmente l'anima, in quanto tratta personalmente con te. Non andare a
cercare a destra e a sinistra l'approvazione alla parola di Dio, perché
garanzia della parola di Dio è Dio stesso. Cerca in Dio la validità di
quello che Dio dice. Cerca in Dio, non cercarla nelle creature, perché le
creature sono sempre approssimative. Le creature ti possono dire: “Cinque per cinque fa ventiquattro, fa
ventitre, fa ventidue”, ma non ti possono dire la Verità. Solo Dio ti dice
la Verità. Quindi se vuoi la Verità devi cercarla in Dio. Anche la verità delle
parole che ti dice Dio, devi cercarla in Dio. Non andare ad attingere da altri.
“Solo Dio basta!”.
* * *
Venerdì 9 gennaio
2015
(tratto dalla cassetta del 9.1.1993)
(Mc 6,45-52)
Bruno: In tutto è Dio che opera perciò non dobbiamo avere paura
di niente. quello che non riesco ancora a concepire è il fatto che i bambini
innocenti subiscano l’irruzione da parte del mondo. Il bambino è inerme,
innocente, chi lo difende?
Luigi: Il bambino è difeso dalla passione dell’assoluto. Il
bambino resta scandalizzato dagli uomini, dalla sapienza degli uomini, dalla
loro cultura. Il bambino viene salvato dal fatto che ad un certo momento, si
disincanta dall’adulto. Ma prima di disincantarsi, hai voglia! Però ad un certo
momento capisce. Prima però subisce lo scandalo dall’adulto perché: “Non è Dio che ti dà il pane ma è il
panettiere”. Il bambino subisce l’invasione dalle cause seconde e dimostra
il suo bisogno dicendo: “Perché?”,
“Perché?”. Questo “Perché?” è una preghiera che sale dall’infanzia per
collegare le cose con Dio. In quel “Perché?” sta chiedendo aiuto all’adulto perché si accorge
che sta perdendo il Principio, affinché l’adulto lo aiuti a collegare col
Principio, col Padre. È l’adulto che
scandalizza, perché invece di collegare col Padre, collega con l’apparenza
della causa. Tutte le opere di Dio, siccome sono segno di Dio, hanno come
significato: Causa ed effetto. Noi corriamo il rischio di fermarci alla causa
apparente, di fermarci al segno. Lo scandalo dell’adulto è questo: ti insegna a
collegare con il segno-causa anziché collegare con il Principio-Padre.
Bruno: L’uomo si ritrova adulto completamente scollegando con
Dio e soffre immensamente.
Luigi: Ma questa sofferenza, è rivelazione di una passione di
assoluto che brucia. Per questo che ad un certo punto, il bambino si ribella
alle lezioni dell’adulto. C’è tutto un mondo che si sta ribellando alla
scienza, alla cultura del mondo, che sta invocando lo spirito: sotto molti
aspetti è l’invasione dello spirito. Perché la scienza ha tradito, la cultura
ha tradito, la politica ha tradito. Nel mondo si sta creando una desolazione
che mette in evidenza l’unica cosa necessaria: era necessario collegare tutto
col Principio, con Dio. la salvezza del mondo sta nel Principio, nel
ricollegare col Principio. L’anima di tutti i nostri problemi è Dio. Noi
pensiamo che la causa dei nostri problemi sia l’economia, la politica, il
denaro, la società, la povertà. No! La causa di tutti i nostri problemi è Dio.
Noi abbiamo trascurato questa componente principale di tutti i nostri problemi.
La componente principale di tutti i nostri problemi, tutti, è Dio. Trascurando
la componente principale, tutte le nostre soluzioni sono sfasate, errate.
Bisogna tornare a collegare tutte le cose con Dio.
Bruno: Il Signore continua a creare degli uomini, fa nascere
dei bambini innocenti e li fa nascere in un modo in cui inevitabilmente saranno
scandalizzati.
Luigi: Gesù dice: “E’
necessario che avvengano gli scandali”, perché attraverso questo scandalo, matura qualcosa di
positivo. È come Dante che attraverso l’Inferno arriva al Paradiso. Facendo
esperienza e restando scandalizzato, nasce un virgulto, un bisogno specifico di
verità che affiora e che gli fa superare tutti gli scandali. Infatti vedi che
da una famiglia di delinquenti può nascere un santo. Noi non siamo un puro
prodotto dell’ambiente. L’opera di Dio è più forte dell’opera dell’uomo sul
bambino per cui Dio trae il bene anche dal male. Dio è tanto potente da
convertire ciò che ti scandalizza in un’azione di edificazione. È lì la
meraviglia: Dio converte il male in bene, Dio trae gloria da tutte le cose, fa
servire tutte le cose. Se tu fai una nota sbagliata, Dio adopera la tua nota
sbagliata per fare una sinfonia nuova. E la sinfonia nuova è più bella di
quella antica, perché include anche la tua nota sbagliata. Il nostro scandalo,
il nostro sbaglio, il nostro peccato, serve ancora, se tieni presente Dio, a
portare a compimento l’opera di Dio, contribuisce. Anche l’Inferno contribuisce
a Dio, tutto serve alla gloria di Dio: bisogna vederlo finalizzato in quel
modo. Per cui quello che per noi può essere motivo di rovina, di danno,
collegato con Dio diventa motivo di salvezza.
Pinuccia: Nell’attesa si concepisce e questo è necessario per
individuare il Verbo Incarnato quando viene a noi.
Luigi: Tu puoi riconoscere soltanto quello che hai concepito.
Noi corriamo il rischio, se non concepiamo niente, di non poter vedere,
individuare assolutamente niente in mezzo a tutto quello che Dio opera. Si
concepisce raccogliendoci in Dio.
Maria: In questi giorni abbiamo letto dal profeta Isaia: “Rivestiti di luce perché viene la
tua luce”.
Luigi: Ti rivesti in quanto assumi su di te la passione per
Dio, il desiderio di Dio: è quello che ti riveste, che ti riempie. Quando il
desiderio di Dio ti riempie tutta, concepisci. Quello ti fa concepire.
Rivestiti di luce perché tu possa accogliere questa luce che sta venendo. In
sostanza ti dice: “Alzati e
rivestiti del Tu di Dio”, solo
così concepirai.
Monica: La mia preoccupazione è questa: noi dobbiamo arrivare a
pensare Dio come siamo pensati. Ma come si fa a pensare a Dio come Lui pensa a
me, perché io magari penso di pensare in modo giusto, mentre non penso affatto
nel modo giusto, allora io chiedo a te: come si fa a pensare nel modo giusto?
Luigi: Questa deve essere la tua preoccupazione principale dal
primo giorno dell’anno.
* * *