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Mercoledì 2 dicembre 2015

  (cassetta di mercoledì 4.12.1984)

1° settimana di Avvento

 

 

     “Dove potremo trovare il pane?”

(Mt.15,29-37 )

 

In quel tempo, Gesù giunse presso il mare di Galilea e, salito sul monte, lì si fermò. Attorno a lui si radunò molta folla, recando con sé zoppi, storpi, ciechi, sordi e molti altri malati; li deposero ai suoi piedi, ed egli li guarì, tanto che la folla era piena di stupore nel vedere i muti che parlavano, gli storpi guariti, gli zoppi che camminavano e i ciechi che vedevano. E lodava il Dio d’Israele.
Allora Gesù chiamò a sé i suoi discepoli e disse: «Sento compassione per la folla. Ormai da tre giorni stanno con me e non hanno da mangiare. Non voglio rimandarli digiuni, perché non vengano meno lungo il cammino». E i discepoli gli dissero: «Come possiamo trovare in un deserto tanti pani da sfamare una folla così grande?».
Gesù domandò loro: «Quanti pani avete?». Dissero: «Sette, e pochi pesciolini». Dopo aver ordinato alla folla di sedersi per terra, prese i sette pani e i pesci, rese grazie, li spezzò e li dava ai discepoli, e i discepoli alla folla.
Tutti mangiarono a sazietà. Portarono via i pezzi avanzati: sette sporte piene.

 Parola del Signore

 

 

Cina: “Dove potremo trovare tanto pane per sfamare questa folla?” è il problema di ogni uomo?

Luigi: Certo, tutti noi siamo affamati: “Ma dove possiamo trovare il pane per la nostra fame? Dove?”. Tutto il mondo è un deserto; in tutto il mondo noi non troviamo un pane che corrisponda alla nostra fame. Là dove non c’è il pane per la nostra fame, è un deserto. Tutto il mondo, che è così ricco di creature, di parole non soddisfa la nostra fame di assoluto. Nota bene: tutte le parole che dicono gli uomini da mattina a sera sono una valanga, un’inondazione di parole, dalla radio alla televisione; e dicono niente! Allora invochiamo il Signore: “Dove posso trovare una parola di luce per sfamare la mia anima?”. La nostra anima ha sete di verità, ha bisogno, ha fame di verità; però troviamo solo gente che ci racconta delle storie, delle menzogne. Ci raccontano cosa ha fatto uno e cosa ha fatto l’altro, ma a noi non interessa. A noi interessa: “Dio ha fatto questo”. Abbiamo bisogno di uno che ci parli di Dio. Noi non  abbiamo bisogno di sapere quello che fanno gli uomini, perché gli uomini sono dei televisori che trasmettono quello che ricevono; noi abbiamo bisogno della Trasmittente. Allora vediamo il deserto dappertutto.

Come mai sei in mezzo ad una folla e dici: “Non c’è nessuno”? Perché tutti parlano e tu dici: “Sono tutti muti”? Perché tutti dicono niente. Si fa soltanto tanto rumore ma non si dice niente.

Delfina: Quindi chiedere qual è il luogo è desiderio della conoscenza?

Luigi: E’ Dio stesso che ci interroga: “Dov’è il tuo pane?” per farci prendere coscienza; in quanto ora stiamo cercando il pane presso le creature, nel mondo. E il Signore dice: “Dov’è il tuo pane?”. Se noi troviamo il luogo, spegniamo tutto, silenzio di tutto. Il luogo dove è il mio pane è in Dio.

Franca: Cosa vuol dire per noi: “Non voglio rimandarli digiuni”?

Luigi: Se li avesse rimandati a casa digiuni sarebbero morti per strada, quindi per noi vuol dire che Dio non delude mai! Dio non delude mai!

Silvana: Gesù “Ordinò loro di sedersi”, per mangiare bisogna sedersi.

Luigi: Si, dice il salmo: “Fermatevi e riconoscete che il Signore è il solo Dio”. Fintanto che corriamo non possiamo conoscerlo. E per fermarci dobbiamo avere un po’ di tempo.

Se uno non ha fede non può fermarsi, perché dice: “Se io non mi do da fare come faccio a riempire i miei granai?”. Quindi non ha più tempo per dormire, per riposare, perché tutto dipende da lui. Si ferma chi fa dipendere le cose da Dio; ha la possibilità di fermarsi, e fermandosi ha la possibilità di mangiare, cioè di capire le parole di Dio, di pensare, di meditare.

Pinuccia: Quando Gesù prese i sette pani e due pesci e rese grazie; sono gli stessi gesti dell’ultima cena?

Luigi: Si, sono gli stessi segni, perché è lo stesso spirito che muove Gesù. È il Verbo Incarnato che spezza a noi il pane della verità a livello personale, della nostra capacità di assimilare. È un fatto personale per dare a noi la possibilità di assimilazione fino ad arrivare ad assimilare la verità totale. Tutti i segni sono pane spezzato.

Pinuccia: “Attorno a Gesù si radunò molta folla recando con sé molti malati”; siamo noi questi malati?

Luigi: Si, soprattutto siamo “folla”, perché noi siamo una massa di tanti pensieri confusi, incerti, malati; siamo nella notte e abbiamo bisogno di arrivare al Signore. Gesù da folla ci fa persona; noi arriviamo con tante facce, con molti volti, tutti carichi di mali, siamo paralitici. Abbiamo bisogno di trovare Colui che ci guarisce: da folla ci fa persone cioè ci fa esseri consapevoli.

Pinuccia: “E glorificava il Dio di Israele” cosa vuol dire glorificare?

Luigi: Glorificare vuol dire riconoscere che tutto è opera di Dio: è Dio che ha fatto questo. Anche noi dobbiamo arrivare a dire: “Signore, è stata tutta opera tua”; non è orgoglio, non è una conquista, non siamo noi che attraverso sacrifici riusciamo ad arrivare, no "è stato tutto dono tuo". Per cui si entra nel regno di Dio facendo conto su Dio, non facendo conto sulle nostre opere, su quello che possiamo fare noi. Bisogna imparare a far conto in tutto su Dio. Si entra nel regno di Dio a mani vuote. Si entra nel regno di Dio facendo conto su Dio.

 

 

***

Mercoledì 3 dicembre 2014

(Tratto dalla cassetta del 2 dicembre 1992)

 

 

 

Sento compassione per la folla

(Mt 15, 29-37)

 


In quel tempo, Gesù giunse presso il mare di Galilea e, salito sul monte, lì si fermò. Attorno a lui si radunò molta folla, recando con sé zoppi, storpi, ciechi, sordi e molti altri malati; li deposero ai suoi piedi, ed egli li guarì, tanto che la folla era piena di stupore nel vedere i muti che parlavano, gli storpi guariti, gli zoppi che camminavano e i ciechi che vedevano. E lodava il Dio d’Israele.
Allora Gesù chiamò a sé i suoi discepoli e disse: «Sento compassione per la folla. Ormai da tre giorni stanno con me e non hanno da mangiare. Non voglio rimandarli digiuni, perché non vengano meno lungo il cammino». E i discepoli gli dissero: «Come possiamo trovare in un deserto tanti pani da sfamare una folla così grande?».
Gesù domandò loro: «Quanti pani avete?». Dissero: «Sette, e pochi pesciolini». Dopo aver ordinato alla folla di sedersi per terra, prese i sette pani e i pesci, rese grazie, li spezzò e li dava ai discepoli, e i discepoli alla folla.
Tutti mangiarono a sazietà. Portarono via i pezzi avanzati: sette sporte piene.

 Parola del Signore

 

Franca: Gesù li ha portati nel deserto.

Luigi: Deserto significa aridità, assenza di vita, c’è il vuoto, nel deserto si muore: nel deserto si invoca la vita. Tutta questa gente rappresenta i nostri pensieri malati che hanno bisogno di Cristo. Infatti Cristo viene per i malati, viene per i peccatori, per coloro che hanno bisogno di Lui. Uno che è sano, non ha bisogno.

Agata:: “E glorificava il Dio di Israele”. Gesù compie i miracoli perché contempla continuamente il Padre.

Luigi: Noi siamo malati proprio perché non portiamo tutto a Dio. Quindi tutto ciò che rimane in noi incompiuto (perché non l’abbiamo riportato a compimento in Dio) ci fa ammalare. Cristo viene a portare a compimento le cose in noi, cioè le porta a Dio, ma non senza di noi. Infatti Lui predicava il regno di Dio e predicando il regno di Dio guariva ogni sorta di malattia. L’uomo si ammala e muore per quanto non riporta a Dio. Cristo guarisce e risuscita in quanto porta a Dio. I pensieri stessi, non riportati a Dio, che sono in noi, che ci avvelenano, ci intossicano, ci fanno morire.

Silvana: L’importante è che si formi in noi il bisogno di incontrare Uno che ci liberi dalla nostra schiavitù.

Luigi: Si, perché nel bisogno si forma il Volto di Colui di cui tu hai bisogno. È nella notte che si forma il volto di ciò che ti può illuminare. Nel bisogno si veglia e nella veglia si forma il disegno di colui che ti può liberare, e lo puoi identificare.

Silvana: Ma il disegno è specifico di Colui che mi libera in quel modo?

Luigi: Si forma il volto, ma tu non sai come si formi; però si forma il bisogno di Lui.

Silvana: Si forma il bisogno di essere liberati.

Luigi: Si forma il pensiero di ciò che ti può liberare dalla tua situazione. Ed è quel pensiero che ti farà  individuare il Cristo. Durante la notte si forma il disegno del sole che sorge, del giorno.

Pinuccia: Gesù guarisce tutti questi malati, eppure sente compassione della folla. Anche se li ha già guariti, anche se ha già fatto tanto per loro.

Luigi: Questo è per sottolineare che il nostro bisogno essenziale è quello di essere guariti. Infatti erano malati proprio perché erano in difetto. Gesù ti porta nella condizione di essere sano, però se non cammini, il giorno dopo sei di nuovo malato. La guarigione può avvenire anche in modo miracoloso, però se non riempi immediatamente la tua anima di luce, e non sei costante, il giorno dopo il tuo miracolo svanisce. L’opera di Dio tende a diventare, dentro di te, eterna, tende a non più mutare, a non subire più mutamento. Questo non è un effetto di essere miracolato, di essere guarito, ma è effetto della conoscenza di Dio. Solo la conoscenza di Dio ti porta ad una guarigione eterna, ad una vita eterna. La guarigione no! Lazzaro è stato risuscitato, ma non fu sufficiente, morì dopo poco tempo.

Pinuccia: Pensavo a questa “com-passione” di Dio che significa un “cum patire”...

Luigi: …: partecipare della sofferenza dell’altro. Gesù prende su di sé i nostri mali. Tu compatisci quando prendi su di te il male dell’altro; non quando dici: “Poverino!”.

Pinuccia: Però questa folla non è consapevole della sofferenza che porta in sé.

Luigi: Non può esserne consapevole. Anche quando sei malata, non puoi fare la diagnosi, ci vuole il medico. Così è nel campo dello Spirito: si patisce, ma non si può fare la diagnosi. Solo chi è nella luce te lo può dire.

Pinuccia: E’ forte questa espressione di Dio che dice: “Sento compassione per questa folla”.

Luigi: Si è incarnato, ciò vuol dire che partecipa della nostra situazione; evidentemente non lo fa per sé.

Silvana: Dio sovrabbonda, manda lo Spirito oltre misura, però per accoglierlo devono esserci delle condizioni precise.

Luigi: Ci deve essere la condizione per accogliere. Siccome lo Spirito è Infinito, se in te non si forma la dimensione infinita non lo puoi accogliere, perché lo Spirito si può ricevere soltanto per mezzo di Dio. E’ come se tu volessi svuotare una damigiana in una tazzina. Noi siamo questo finito che non può ricevere l’Infinito di Dio. Dio però trova il modo di formare in noi l’Infinito che Lui è, per poterci riempire di Infinito. Dammi il tuo finito”, rappresentato dai cinque pani e i due pesci. “Dallo a Me!”,  se glielo dai Lui te lo trasfigura in volontà sua, in Pensiero suo: quello è Infinito. Adesso Lui riempie quel Pensiero! E’ necessario questo passaggio. Noi però corriamo il rischio di non offrire, di tenerci tutto. Restiamo nel nostro finito che ci rende incapaci di accogliere l’Infinito  che Dio ci vuol comunicare.

Pinuccia: Il banchetto di cui parla il profeta Isaia è preparato sulla cima di un monte.

Luigi: Si, Dio ti invita a pranzo, ma sulla punta del Monviso!

Osvaldo: Pensavo al significato profondo della moltiplicazione dei pani.

Luigi: Il pane è un linguaggio facilmente comprensibile, perché risponde alla fame. Il Verbo Incarnato parla un linguaggio comprensibile, si adegua, scende a livello di intelligenza di coloro che ascoltano. Parla di ciò che loro avevano presente e in quel momento avevano fame. Il problema di Dio non è quello di fare i miracoli. Anzi, Gesù rimprovera: “Voi se non vedete segni e miracoli, non credete”. Però l’uomo è tenuto a vedere, a capire i segni che Dio gli dà. Dio non viene tra noi a fare il giocoliere, né a suonare la grancassa per attirarci a sé. Dio viene a parlarti. La parola è una cosa diversa dal prodigio, dal miracolo. Quindi Gesù scende al tuo livello di intelligenza, parla in parabole, per condurti alla presenza di Colui che Lui ha presente: il Padre. Dove c’è fede è possibile, dove non c’è fede, no. Dove non c’è fede, c’è la pretesa del miracolo. “Se sei Figlio di Dio scendi dalla croce!”. Lui non è sceso dalla croce. E’ proprio non scendendo dalla croce che ha dimostrato di essere Figlio di Dio, perché portava a compimento l’opera di salvezza. Proprio restando in croce, ci ha trasmesso una comunicazione che salva. Scendendo dalla croce avrebbe fatto il miracolo, ma questo non sarebbe servito per la nostra salvezza. Anzi! La sua morte in croce è la comunicazione di salvezza più efficace che Dio ci ha dato, al nostro livello.

Osvaldo: Al massimo dell’impotenza, Dio ha dimostrato il massimo della sua Onnipotenza.

Luigi: Certo, è proprio da questo incontro che nasce una nuova consapevolezza: il nulla nostro (noi siamo il massimo dell’impotenza) è la condizione essenziale per capire il Tutto che è Dio.

 

* * *

Mercoledì 9 dicembre 2015

(cassetta di mercoledì 9.12.1989)

 

 

 

“Venite a me voi tutti che siete affaticati e oppressi”

(Mt 11, 28- 30 )

 

In quel tempo, Gesù disse: «Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

Parola del Signore

Margherita: Cosa sono la mitezza e l'umiltà di cuore?

Luigi: Mite è colui che accoglie tutto dalle mani di Dio per cui tutto il resto gli va bene. Quando invece troviamo difetti in tutti, ci lamentiamo di tutto, non c'è niente che ci vada bene, è  perché proiettiamo il pensiero del nostro io su tutto. Quando si desidera una certa cosa, si pretende una certa cosa, anche se siamo inondati d'amore intorno a noi, non lo vediamo, perché è la nostra pretesa che ci rende ciechi; per cui per noi niente va bene. Se invece noi teniamo presente il Pensiero di Dio, il Pensiero di Dio ci rende miti, perché in tutto vediamo la sua mano, la sua volontà, il suo Pensiero. Allora tutto va bene, perché il Pensiero di Dio ci fa accogliere tutto dalle mani di Dio. L'umiltà è proprio questa consapevolezza del tutto di Dio e del niente nostro. Umile è colui che è cosciente della verità. Essere umile non vuol mica dire: “io sono  povero, io sono niente”, l'umiltà non sta in questo. L'umiltà è proprio data dalla coscienza della verità. Colui che dice: “Domani devo andare sul Monte Bianco” ma si accorge di essere impreparato, di essere lontano da quella cima, da quella vetta.

La consapevolezza di quello che siamo noi, deriva dal raffronto col Pensiero di Dio, dal confronto con Dio. Se ci confrontiamo con Dio, se guardiamo Dio, noi scopriamo il nostro niente. Questa consapevolezza di ciò che noi siamo nei riguardi di Dio, rappresenta questa umiltà, per cui non facciamo più conto su noi, non facciamo più conto su niente, facciamo solo più conto su Dio, perché si conosce. Allora, se l'umiltà nasce dalla conoscenza, abbiamo la vera umiltà; se non nasce dalla conoscenza, abbiamo la recitazione. Noi possiamo recitare la parte dell'umile e siamo degli orgogliosi. Si può essere orgogliosi magari dicendo: “io sono niente”.

Gabriella: La nostra croce è la schiavitù del nostro io.

Luigi: Il nostro io ci crea dei pesi insopportabili.

Gabriella: Quando superiamo l'io tutto ci è dolce, perché vediamo la mano di Dio.

Luigi: Si, perché in tutto troviamo motivo di preghiera, di ascolto di Dio, di comunicazione di Dio; è Dio che si fa pensare da noi. È Dio che ci dice: “Vedi che ti sto pensando; vedi che ti conosco” e allora uno si accorge di non essere solo. Le cose diventano insopportabili in quanto crediamo di essere soli. Ma è il nostro io che ci fa sperimentare di essere soli, che nessuno ci conosce. Ma nessuno ci conosce se siamo orgogliosi, egoisti, che vogliamo essere al centro di tutto. Se invece amiamo la verità, la giustizia, ci accorgiamo che tutti ci conoscono; perché Dio ci conosce. Se Dio ci conosce, anche tutte le sue creature ci conoscono. Ci sentiamo conosciuti, amati, pensati. La nostra più grande sofferenza è sentirci non pensati. Noi viviamo di pensiero, siamo fatti di pensiero. Il pensiero non pensato, diventa una cosa insopportabile. Con Dio noi scopriamo di essere sempre pensati, conosciuti. Senza Dio noi sperimentiamo questo: nessuno mi conosce, nessuno pensa a me.

Rita: Da quando ho scoperto che Dio si può conoscere io desidero conoscerlo qua, non spero di conoscerlo nell'al di là.

Luigi: Nessuno dice di sperare nell'al di là. Uno spera proprio in quanto desidera una cosa, in quanto vede arrivare quella cosa. Se uno non desidera arrivare, quella non è speranza!

Rita: Se però so che quella cosa mi può essere data, non solo la spero, ma non desisto finché non mi viene data.

Luigi: La vera speranza è quella! La vera speranza non è dire: “io spero”; non è dire a parole. Come amare non è dire: “io amo”. Sperare non vuol dire: “io spero”, come amare non vuol dire: “io amo”. Tu ami veramente in quanto pensi a-; e speri veramente in quanto vuoi quello. Se tu non vuoi una cosa, non speri! Anche se dici a parole: “io spero”. Il Signore non ci osserva nelle parole che diciamo. Di pie intenzioni è lastricato l'inferno. Noi possiamo anche avere questa pia speranza, però nelle cose che ci interessano ci diamo da fare. Quando la benzina viene a mancare e segna rosso, Cina non spera; ma va a far benzina. Il Signore non ci osserva in quello che noi speriamo, ci osserva in quello che noi vogliamo, a quello che noi tendiamo con tutte le nostre forze. Infatti Dio ci dà la fede, ma la fede va sempre unita alla speranza. Tu devi credere, ma devi avere la speranza di ottenere ciò che la fede promette. Perché se dici di credere in Dio ma non ti interessi di conoscere Dio, tu non credi nemmeno. La vera fede è fede in quanto uno tende a conoscere quello che la fede promette.

Rita: “Venite a me voi tutti che siete affaticati e oppressi e io vi ristorerò” è la frase che mi ha colpito maggiormente perché ero proprio in questa situazione. Ora ho tutto da imparare..

Luigi: Siamo alla scuola del Signore. Il  Signore fa dei leoni, ma questi leoni sono delle pecore. Le pecore del Signore sono dei leoni.

Franca: Gesù dicendoci: “Venite a me voi tutti...” dove ci vuol portare? Al Padre?

Luigi: La meta è sempre quella. La meta è Pentecoste. La meta è la vita eterna, che è conoscere Dio. E Dio è venuto tra noi proprio per condurci lì, per renderci stabili, per farci abitare sempre nella sua casa; per renderci suoi figli, perché soltanto il Figlio può abitare sempre nella casa del Padre. Quindi Lui è uno che viene tra noi, ma cammina. Lui ci vuole portare in alto, in alta montagna, sul Tabor. E' Uno che ci conduce a vedere le cose come Lui le vede. Però nello stesso tempo ci fa anche riposare nei suoi pascoli. Con Lui, in un primo tempo c'è la fatica, perché c'è la fatica di lasciare tutto il nostro mondo, la nostra mentalità. Noi rischiamo sempre di adagiarci nelle nostre abitudini, nelle nostre tradizioni e a non operare con la mente. Lui invece ci fa operare soprattutto con il pensiero, perché  ci dice cose che non capiamo, che il più delle volte ci superano, quindi richiedono tanto impegno, tanta dedizione. Allora il suo parlare, soprattutto il suo parlare in parabole, non lo capiamo. Il giorno che Lui ci ha fatto scoprire che tutto l'universo è una parabola, che tutto è una parola sua per noi, salta fuori il problema: “Qual è il suo Pensiero?”, “Cosa ci vorrà significare?” e in continuazione ci chiediamo: è facile accettare, ma più difficile è capire il suo Pensiero, il suo significato. Quindi ci accorgiamo che la sua parola è difficile e che quindi impegna molto la nostra mente. Da una parte ci fa scoprire che siamo ciechi, che siamo poveri che siamo niente per metterci in un rapporto giusto; dall'altra parte ci sollecita a camminare con le cose che Lui ci dice, che sono ai nostri occhi incomprensibili; e se noi ci fermiamo con Lui, ad ascoltare Lui, Lui ce le spiega. Per cui se noi stiamo lontano da Lui, Lui non ce le spiega. Se noi andiamo con Lui, Lui ce le spiega. Questo: “Venite a me” vuol dire: “Venite a me dopo aver ascoltato le cose che vi ho fatto arrivare, affinché io vi spieghi, vi faccia capire”. Perché: “A voi è dato conoscere i misteri del Regno”, dice a coloro che vanno a Lui. Agli altri no! Agli altri tutto è detto in parabole affinché capiscano di non capire, si sentano ciechi; ma a voi che venite a me, è dato conoscere. Quindi Lui ci presenta la conoscenza. Allora in questa conoscenza abbiamo il pascolo, abbiamo il riposo, abbiamo le acque fresche, la sorgente. Per cui mentre ci fa camminare, nello stesso tempo ci fa riposare. Il camminare con Dio è un grande riposo.

 

* * *

 

Venerdì 5 dicembre 2014

 (tratto dalla cassetta del 6.12.1992)

 

 

 

Figlio di Davide, abbi pietà di noi

 (Mt 9,27-31)

 

In quel tempo, mentre Gesù si allontanava, due ciechi lo seguirono gridando: «Figlio di Davide, abbi pietà di noi!».
Entrato in casa, i ciechi gli si avvicinarono e Gesù disse loro: «Credete che io possa fare questo?». Gli risposero: «Sì, o Signore!».
Allora toccò loro gli occhi e disse: «Avvenga per voi secondo la vostra fede». E si aprirono loro gli occhi.
Quindi Gesù li ammonì dicendo: «Badate che nessuno lo sappia!». Ma essi, appena usciti, ne diffusero la notizia in tutta quella regione.

Parola del Signore

 

Maria: Gesù vedendo il grande atto di fede di questi due ciechi, dona loro la vista; poi raccomanda di non dirlo a nessuno.

Luigi: Si, affinché non perdano il dono ricevuto.

Maria: In questi incontri veniamo aiutati a vedere, cioè a capire tante cose che altrimenti non capiremmo.

Luigi: Io non faccio altro che portarvi a quella Luce che avete dentro di voi; non sono io la luce; la Luce l’avete dentro di voi. Parlando, non faccio altro che convocare la vostra attenzione al Pensiero di Dio, al Maestro Interiore che avete dentro di voi. Infatti dite: “Ah, è vero!”.

Maria: Quindi è giusto parlare, chiedere spiegazioni sulle opere di Dio, per non fermarci a vederle dal nostro punto di vista personale.

Luigi: Bisogna imparare a vedere le cose dal punto di vista di Dio: lì sta la luce! Però, quando ricevi una luce, stai attenta, non parlarne! Anzi, fa crescere questa luce dentro di te, ama questa luce, vivi per questa luce, coltiva questa luce. Se uno mette in esposizione la luce ricevuta, la perde. Quando uno ama veramente una persona, non va a sbandierare il suo affetto a destra e a sinistra, ma se la coltiva intimamente, nel segreto. “Trovato il tesoro, lo nasconde, poi va, tutto felice”, ma prima lo nasconde. Perché? Perché altrimenti glielo portano via. Il mondo ha questo terribile potere: ti porta via il tuo amore. Quando la luce che hai ricevuto, sarà cresciuta, forgiata dallo Spirito, allora più nessuno te la può portare via. Ma all’inizio la fiammella è debole, un piccolo soffio la può spegnere. Se veramente hai interesse per Dio, coltivalo interiormente, nel segreto, per conto tuo: è un rapporto essenzialmente personale.

Maria: Capisco che è inutile, o addirittura dannoso parlarne con chi non ha interesse, però poter parlarne con chi ha lo stesso interesse è costruttivo.

Luigi: Si, però i doni di Dio sono personali. Prima vanno coltivati interiormente. Questo è un test per capire se l’interesse per Dio è vero, è autentico. Se invece ti basta il gruppo, allora vuol dire che sono più importanti gli altri di Dio; “Dio mi ha dato questa luce! Adesso lo vado a raccontare al tale, e poi all’altro!”.

Pinuccia: “Credete voi che io possa fare questo?”. Non basta credere.

Luigi: Invece è proprio necessario credere, affinché Lui lo possa fare; perché noi siamo molto increduli. Se tu puoi pregare con la convinzione di ottenere, hai già ottenuto; ma devi poter dire: “Sono convinta che Dio può farlo!”. Dio può fare tutto per te, può illuminarti, ma se tu non credi, la realtà resta tale e quale. Se tu continui a dire: “E’ impossibile”, resti nella bagna. È necessario credere, perché quello che importa è la tua crescita interiore spirituale, fino al punto da essere convinta che tutto viene da Dio e che tutto presso Dio è possibile. Pensa: Maria Vergine ha concepito. “Beata te che hai creduto”.

Franco: Che lezione ci può essere nel fatto che i ciechi sono due?

Luigi: Matteo duplica, mentre gli altri evangelisti scrivono che il cieco era uno solo. La lezione è quella del cieco di Gerico. Comunque, noi partiamo sempre da una molteplicità: i due ciechi. Con Dio c’è un processo di unificazione che, in questo caso, è il bisogno di vedere. Quando Dio ti dà la luce, ti fa passare dal due all’Uno. La molteplicità è sempre un effetto di sofferenza, di tribolazione, ed è esigenza di unità. Quindi mentre l’Uno è il Principio, il due è fame dell’Uno. Ora, se non riporti il due nell’uno, tu resti due. Infatti i due ciechi rappresentano il bisogno di unificare: è il bisogno di luce. Perché subisci la notte? Perché sei nella molteplicità.

 “Perché schiacciando il pulsante si accende la lampadina?”. “Perché?”, ecco il bisogno di unire, di passare dal due all’uno. Se non unifichi, resti nella notte, perché non riesci a capire in che modo premendo lì, si accende là.

Pinuccia: E’ l’importanza di capire il rapporto tra causa e effetto affinché avvenga l’unificazione. Ho capito il segno dell’astigmatismo perché, come avevi detto una volta, astigmatico è colui che vede due stelle invece di una.

Luigi: Noi vediamo tante stelle!

Pinuccia: E’ proprio questo “poco” che ci manca, che ci dona la vista, che ci fa vedere dal punto di vista di Dio.

Luigi: Questo “poco” è il passaggio da un pensiero all’altro, dal nostro pensiero al Pensiero di Dio.

Osvaldo: Tutto si gioca nel pensiero.

Luigi: Ci giochiamo la vita eterna a seconda di ciò a cui dedichiamo il nostro pensiero. Noi dobbiamo mettere Dio prima di tutto nei nostri pensieri e vedere tutte le cose dal punto di vista di Dio.

Quando tu pensi, vedi le cose da un certo punto di vista, sempre. Punto di vista di ciò che hai sperimentato, di ciò che hai conosciuto; invece devi imparare a pensare dal punto di vista di Dio.

Osvaldo: Cioè basta non opporsi.

Luigi: Non basta non opporsi, bisogna guardare tutto dal punto di vista di Dio, cioè secondo la sua intenzione.

Giovanna: Prima di arrivare al “poco”, si fanno tanti tentativi.

Luigi: Comunque il passaggio è dal punto di vista dell’io al punto di vista secondo Dio. O ti decidi a guardare le cose dal punto di vista di Dio, oppure continui a guardarle dal punto di vista del tuo io. Dio non si confonde mai con il tuo io. Non potrai mai dire: “io sono Dio!”. Cioè, lo puoi dire ma vai in casa di cura. Quindi si tratta di passare dal vedere le cose dal punto di vista dell’io (cose che piacciono, che non piacciono, guadagni, convenienze, figura, sentimenti) a vederle dal punto di vista di Dio, secondo il Pensiero di Dio, secondo l’Intenzione di Dio.

 

 

* * *

 

 

Mercoledì 10 dicembre 2014

(Tratto dalla cassetta del 9 dicembre 1992)

 

Io vi darò ristoro

(Mt 11, 28-30)

 

 

In quel tempo, Gesù disse:
«Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

Parola del Signore

 

 

Delfina: Noi cerchiamo il ristoro perché stiamo faticando. Gesù ci ristora perché ci porta al Padre.

Luigi: Gesù ci dà ristoro perché ci collega tutto con il Principio. Noi ci ammaliamo, noi soffriamo, ci stanchiamo, noi invecchiamo, moriamo perché perdiamo il contatto col Principio. Perdendo il contatto con la Sorgente, ci esauriamo. Sono forme di esaurimento. Anche la morte è una forma di esaurimento. Ma questo è un segno perché abbiamo perso il contatto con il Principio. Perché Cristo ti ristora? Perché Lui ti collega tutto con il Principio. Cioè ti prende nel punto in cui tu ti trovi, staccata dal Principio. Tu non puoi assolutamente ricollegarti con il Padre senza il Figlio. Non puoi salire dalla tua dispersione al Padre; non puoi passare dalla parola al Pensiero, dal segno allo Spirito. È soltanto Colui che viene dall’alto che ti può raccogliere, altrimenti resti nella bagna. Ogni segno, ogni parola, la puoi rivestire di una tua intenzione, di mille intenzioni, di mille significati. E qual è il vero? Soltanto Colui che viene dall’alto può dirti: “Questo è vero!”. Tu patisci, subisci, ma non puoi convincerti.

Delfina: Il giogo significa unione.

Luigi: Si, unione di Spirito.

Delfina: In che cos consiste la mitezza, l’umiltà di Gesù?

Luigi: Consiste nella pazienza infinita nel raccogliere tutto ciò che si disperde nel Principio. È come quando ti trovi con un bambino che continuamente ti butta in aria le cose, ti rompe le cose e tu con pazienza raccogli i pezzi, questa è la pazienza di Dio. Noi continuamente disperdiamo tutto di Dio e Lui continuamente raccoglie e riporta al Principio. “Io sono colui che parlo a voi il Principio”. Noi siamo come pecore che si disperdono e Gesù fa l’opera del cane del pastore, che continuamente raccoglie le pecore che si disperdono.

Maria: Se noi siamo uniti a Dio, Lui ci libera da tutti i pensieri che ci disturbano.

Luigi: Non solo! L’unione con Dio è grazia di Dio! Noi da soli non possiamo unirci a Dio. Quindi è soltanto per grazia di Dio che manteniamo l’unione con Dio, perché l’unione non è una conseguenza della nostra volontà. È come dire: “Io voglio sposarmi!”. Sposati pure, ma se l’altro non ti prende!? Quindi noi restiamo uniti in quanto siamo “presi”. E chi ti prende è l’altro, non siamo noi.

Maria: Comunque è sempre dono suo se ci libera da queste cariche pesanti.

Luigi: Certo, il problema è che noi tendiamo a salire sulle “cariche”: cavaliere, commendatore, dottore, professore; noi tendiamo ad avere i nostri ministeri. E questi poi diventano i nostri carichi pesanti da portare.

Valeria: “Il mio giogo è dolce, il mio carico leggero”. Leggero in che senso?

Luigi: E’ leggero perché Gesù ti inonda di luce. Cioè questo riferire tutte le cose a Dio, che in un primo tempo è faticoso, se sei costante, poi ti fa cantare da mattina a sera.

Valeria: Poi … perché prima è faticoso!

Luigi: Quando ti sposi cominci cantando e vai a finire piangendo. È sempre così, da che mondo è mondo. Vedi che la storia non insegna niente? perché tutti quanti cadono in questa illusione. Il matrimonio è come un città assediata, perché quelli che assediano tendono ad entrare e gli assediati tendono a scappare. Nel mondo si comincia cantando e si finisce piangendo, invece nel campo dello Spirito si comincia piangendo (nessuno ti batte le mani quando intraprendi il cammino spirituale) e si finisce cantando perché fai esperienza che il carico è leggero. Perché con Lui fai esperienza di una luce crescente all’infinito. Quando tu conosci una persona che vale, tanto più gioisci quanto più la conosci.

Franco: Pensavo che la morte è una forma di esaurimento.

Luigi: Certo, e Dio viene a liberarci da questo esaurimento in cui veniamo a trovarci per aver dimenticato Lui. Gesù addirittura ci supplica: “Stai con me”, e noi quasi che crediamo di fargli un piacere.

Agata:: Pensavo alla città assediata.

Luigi: L’unica soluzione è mettere Dio prima di tutto, e questo vale per qualunque campo, altrimenti necessariamente farai un’esperienza deludente. Se non metti Dio prima di tutto, è fatale che vivrai una tribolazione. Invece se metti Dio prima di tutto, ogni tribolazione l’accetti come parola di Dio, come segno. Il matrimonio è un simbolo dell’unione con Dio. Dobbiamo renderci conto che nel pensiero dell’io c’è una guerra profonda tra i coniugi perché l’uomo tende a sottomettere la donna e la donna che tende a sottomettere l’uomo. C’è chi gioca d’astuzia, c’è chi gioca a carte scoperte ma la lotta in sostanza è quella. Perché è solo con Dio che uno supera il pensiero dell’io! In caso diverso no. Il nostro io diventa dominante, non se ne può fare a meno.

Domenico: Poi quando uno dei due muore è rivalutato dall’altro.

Luigi: Anche queste sono lezioni che Dio ci presenta da meditare per farci rinsavire, per farci capire. Perché se noi mettessimo i valori a posto, anche il matrimonio sarebbe un aiuto valido per conoscere Dio. Quando un servo vuol fare da padrone, i valori sono fuori posto e tutto va a rotoli. Ma se uno sta al proprio posto, tutto fila liscio. I grandi guai si creano pensando: “io ti vengo a servire”, e poi però volendo fare da padrone. Questo difetto lo puoi vedere nello stato, nelle nazioni, nella chiesa, nell’autorità. In periodo di elezioni ti promettono: “Eleggimi ed io ti servirò” e poi la fanno tutti da padrone. Si crea l’insopportabilità. L’istituzione crolla, non sta su, perché strumentalizza le persone. La persona non è strumentalizzabile, la persona è un fine. Perché si raggiunge Dio con la persona, non con lo stato, non con le istituzioni. Come si muore quando ci si separa da Dio, così le istituzioni, quando vengono meno al loro servizio, finiscono per morire; a causa di rivoluzioni, a causa di guerre, si esauriscono perché è cessato il loro servizio. Gesù dice: “Gli stati, le autorità comandano ma tra voi non sia così: il vostro compito è il servizio”.

 

* * *

Mercoledì 16 dicembre 2015

(cassetta di mercoledì 16.12.1989)

 

 

 

“Riferite a Giovanni ciò che avete udito e visto...”

(Lc 7, 19- 23 )

 

In quel tempo, Giovanni chiamati due dei suoi discepoli li mandò a dire al Signore: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?».
Venuti da lui, quegli uomini dissero: «Giovanni il Battista ci ha mandati da te per domandarti: “Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?”».
In quello stesso momento Gesù guarì molti da malattie, da infermità, da spiriti cattivi e donò la vista a molti ciechi. Poi diede loro questa risposta: «Andate e riferite a Giovanni ciò che avete visto e udito: i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciata la buona notizia. E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!».

Parola del Signore

 

Cina: Questo brano di Vangelo ci fa capire l'importanza di riconoscere la persona.

Luigi: Anche a Giovanni chiesero: “Sei tu forse il Messia?” e lui rispose: “No, non sono io il Messia”; “Sei tu il profeta?”, “No, non sono io il profeta”; “Allora chi sei?”, “Io sono una voce”. E anche a Gesù mandano a dire: “E tu chi sei?”.

Cina: Gesù si riconosce dal fatto che ha guarito tutti quei malati.

Luigi: Ogni uomo si riconosce per il suo amore. Il vero nome dell'uomo deriva da ciò che egli ama, da ciò per cui vive. Noi abbiamo il nome di Dio se viviamo per Dio, se cerchiamo Dio. Ognuno di noi è caratterizzato dall'oggetto del suo amore. “Dimmi qual è il tuo amore e ti dirò chi sei”. Noi siamo determinati dall'oggetto del nostro amore e ci troviamo in ciò che noi amiamo, perché viviamo nell'oggetto del nostro amore. Se l'oggetto del nostro amore è Dio, allora noi riceviamo il nome da Dio.

Teresa: Giovanni aveva già riconosciuto prima Gesù.

Luigi: Ma non è Giovanni che deve riconoscere Gesù! Sono i suoi discepoli che devono riconoscerlo. Lui sapeva perfettamente chi era Gesù, erano i suoi discepoli che non lo sapevano. Andrea, Pietro, Giovanni l'evangelista, alla segnalazione di Giovanni Battista: “Ecco l'agnello di Dio, ecco colui che toglie i peccati dal mondo”, sono partiti sulla segnalazione. Altri non sono partiti perché erano legati sentimentalmente a Giovanni. All'ultimo, dalla prigione, per farli partire, affinché toccassero con mano chi era Gesù, li ha mandati a suo nome: “Andate a mio nome”, altrimenti non sarebbero andati! Se Giovanni avesse detto: “Andate un po' a vedere se è il Messia!?”, avrebbero risposto: “A noi non interessa Gesù, a noi interessi tu: vogliamo stare con te”; “Allora andate a mio nome e chiedetegli: se tu il Messia? E sentite cosa Lui vi risponderà”. Quindi li ha mandati per loro, non li ha mandati per sé, affinché vedessero, toccassero con mano. Il problema non è il ripensamento di Giovanni, il problema è dei suoi discepoli. Perché Giovanni aveva segnalato Gesù, ma non basta segnalarlo! Se si ama Dio prima di tutto si segue la segnalazione, ma se non si mette Dio al di sopra di tutto, si resta uniti alla creatura che si ama. Questi discepoli amavano Giovanni. E' la grandezza di Giovanni sta nel dire: “E' necessario che Lui cresca e che io diminuisca”. Ma come lo fa crescere? Lo fa crescere convogliando tutti a Lui. E come vanno tutti a Lui? Dicendo (anche a quelli che vogliono restare): “Andate da Lui, andate a nome mio”. Perché se non li avesse mandati a nome suo, non sarebbero andati. Ecco la grandezza di Giovanni. Non c'è stato profeta più grande. Perché? Perché si è ridotto a niente, a nulla. Perché era necessario che Cristo crescesse e che tutti andassero da Lui. Generalmente gli uomini tendono ad accentrare tutto a sé, perché vogliono tutto per sé. La grandezza dell'uomo è quella che riconosce il suo niente e il tutto di Dio; è quella che non tende a possedere ma che tende a convogliare tutto a Dio. Perché è in Dio la salvezza, non nella creatura; anche fosse una creatura tutta dedita a Dio.

Delfina: Gesù prima di manifestarsi scaccia gli spiriti cattivi, ridona la vista ai ciechi affinché fossero disposti ad accogliere la sua parola.

Luigi: Gesù scaccia i demoni, guarisce i ciechi e i sordi, libera i paralitici con la parola di Dio. Predicando il regno di Dio guariva tutti: predicando il regno di Dio! Perché l'uomo si ammala perché non vede il regno di Dio. Noi ci ammaliamo perché non siamo convinti che è Dio che regna in tutto. E allora cominciamo ad aver paura e la paura ci fa diventar malati. Perché pensiamo: “Se io non guadagno quella cifra tutti i giorni, come faccio a vivere?”. “Se io non mangio la bistecca tutti i giorni come faccio a mantenermi?”. “Se io non ho quel posto di lavoro come faccio?”, e allora mi rendo schiavo di uno e dell'altro. “Se io non ho la mutua e divento malato, cosa succede?”. Allora ci creiamo un'infinità di catene. E quando arriva la parola di Dio, siamo tutto in un altro paese. Il messaggio principale di Gesù è questo: predicava il regno di Dio. Ed è predicando il regno di Dio che guariva tutti. Perché gli uomini si ammalano in quanto non vedono il regno di Dio, e possono essere guariti soltanto da Colui che fa vedere loro il regno di Dio. “Se io scaccio i demoni vuol dire che il regno di Dio è venuto a voi”; scacciare i demoni cioè: “Se io vi libero dal pensiero del vostro io, dal vostro orgoglio, dalle vostre ambizioni, dal pensiero di voi stessi, è perché il regno di Dio è venuto a voi”. È parlando del regno di Dio, manifestando il regno di Dio che si libera l'uomo e lo si cura da tutti i mali.

Linuccia: Gesù ci dice di riconoscere quando riceviamo un po' di luce, perché è Lui che opera.

Luigi: Ma certo: è Lui! Ma anche quando zoppichiamo è opera sua! Anche quando sentiamo i mali: è tutta opera sua! Ma scherziamo?! Noi non possiamo muovere nemmeno un dito. È tutto opera di Dio! Noi per muovere un dito abbiamo bisogno di tutto l'universo. Se non ci fossero le stelle non potremmo neanche girare un foglio! Pensa un po'! È tutto Dio che ti fa fare, è tutto opera di Dio. Siccome noi siamo difettosi, troviamo difficoltà a riportare tutto a Dio. È più facile dire: “E' il gatto che mi ha portato via la bistecca”, “E' il cane che mi ha morsicato”, “E’ quel tale che mi ha pestato un piede”, che attribuire al vero Principio.

Linuccia: Noi adulti abbiamo sempre riferito tutto al nostro io, per cui adesso è difficile per noi riferire tutto a Dio. Ma anche per i bambini è difficile.

Luigi: E' difficile per i bambini perché noi abbiamo fatto loro la testa come un pallone dicendo: “Come sei bello!”. Gli riempiamo la testa del pensiero dell'io e poi è logico che sia per loro difficile riferire tutto a Dio. Ma all'inizio il bambino, in tutte le cose vede Dio, riferisce tutte le cose a Dio.

Maria Pia: L'unica cosa che uno deve avere è la fede in Dio.

Luigi: L'unica cosa che l'uomo deve riconoscere è che non è lui che fa il filo d'erba. Se uno dicesse: “sono capace a farlo!”, gli risponderesti: “Prova!”. Tu sei capace a staccare una foglia, perché è facile; ma prova un po' a riattaccarla. Sei capace a schiacciare una mosca; ma prova un po' a rifare una mosca.

Raffaella: Tutte le cose suscitano in me un problema. È opera di Dio?

Luigi: Noi siamo interrogati perché Dio stesso ci interroga attraverso tutte le creature; noi siamo continuamente interrogati. Ed è proprio ascoltando l'interrogazione di Dio che entriamo e restiamo nella contemplazione di Dio, del Dio che fa tutto. È ciò che parte dalla nostra iniziativa che ci porta via alla contemplazione di Dio, alla presenza di Dio. Ma Dio parlando con noi, se noi l'ascoltiamo, ci fa restare alla sua presenza. E' Lui che parlando con noi ci fa restare alla sua presenza. Ma noi chi ascoltiamo?

 

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Mercoledì 23 dicembre 2015

(cassetta di mercoledì 23.12.1988)

 

 

Che sarà mai questo bambino?

(Lc 1, 57- 66 )

 

In quei giorni, per Elisabetta si compì il tempo del parto e diede alla luce un figlio. I vicini e i parenti udirono che il Signore aveva manifestato in lei la sua grande misericordia, e si rallegravano con lei.
Otto giorni dopo vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo con il nome di suo padre, Zaccarìa. Ma sua madre intervenne: «No, si chiamerà Giovanni». Le dissero: «Non c’è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome».
Allora domandavano con cenni a suo padre come voleva che si chiamasse. Egli chiese una tavoletta e scrisse: «Giovanni è il suo nome». Tutti furono meravigliati. All’istante gli si aprì la bocca e gli si sciolse la lingua, e parlava benedicendo Dio.
Tutti i loro vicini furono presi da timore, e per tutta la regione montuosa della Giudea si discorreva di tutte queste cose. Tutti coloro che le udivano, le custodivano in cuor loro, dicendo: «Che sarà mai questo bambino?». E davvero la mano del Signore era con lui.

Parola del Signore

 

Franco: “Chi sarà mai questo bambino?”.

Luigi: E' l'angelo mandato da Dio per preparare la strada. Infatti Giovanni Battista dice: “Sono venuto per preparare la strada”. Ed è dato a noi senza di noi. Arriva a noi tutto un mondo, senza di noi, per farci preparare la strada all'incontro con Gesù. Perché tutto il mondo è Dio che ci interroga; ci interroga presentandoci cose che non sono Dio. Noi assistiamo a cose che non sono Dio, che però formano in noi un'interrogazione, perché arrivano in un campo di assoluto; e siccome esse non sono l'assoluto, si forma un punto interrogativo. Il punto interrogativo è già cammino, strada verso-.

Tu subisci una conflittualità perché sei una passione di assoluto e sei costretto a vivere in un mondo che non è assoluto: c'è tutto uno stridore. Ti accorgi che il mondo non è fatto a tua misura e allora stai male; questo malessere è preparazione al cammino.

Franco: D'altronde Dio può arrivare a noi solo attraverso presenze fisiche...

Luigi: Dio si annuncia attraverso le presenze fisiche, ma viene a noi attraverso un Pensiero, attraverso lo Spirito. Si annuncia attraverso tutte le presenze fisiche, perché noi nel pensiero del nostro io siamo schiavi delle presenze fisiche.

Cosa sono le presenze fisiche? Le presenze fisiche sono tutto quello che arriva a noi senza di noi, compatibile con il pensiero del nostro io. Per cui di una cosa che vedi e tocchi, tu dici che esiste; quindi c'è tutto un mondo che esiste perché tu lo vedi e lo tocchi. Guai se tu dicessi: “Dio non esiste perché non lo vedo e non lo tocco”, perché questa esperienza è in relazione al tuo io. Infatti c'è anche altro che tu non vedi e non tocchi ma che esiste. Quindi non fare assoluto ciò che vedi e tocchi, prenderesti una cantonata, perché domani non sarà più assoluto. Ciò che vedi e tocchi è soltanto un segno di ciò che esiste al di sopra di te e che in quanto è al di sopra di te tu non puoi né vederlo, né toccarlo.

E come fai a conoscerlo? Lo puoi conoscere in quanto superi tutto quello che è relativo al tuo io. E come lo superi? Hai una via sola per superarlo: col pensiero. Come c'è una via sola per uscire da questa stanza: col pensiero.

Giovanna: “Tutti i loro vicini furono presi da timore e coloro che udivano serbavano queste cose in cuor loro”; quando si cerca Dio si fa del bene anche agli altri...

Luigi: ... mentre si fa un danno grave dando ragione agli altri, perché li si conferma nel loro errore; in tal caso si è in colpa anche verso gli altri. Perché se tu non cerchi Dio, perdi Dio, ma sei anche responsabile degli altri che non cercano Dio. Per cui se tu cerchi Dio, dai anche una mano a tutti gli altri, perché non dai ragione agli altri. Ma se invece accondiscendi gli altri nei loro errori, nelle loro passioni, nei loro interessi, nel loro mondo, nei loro sentimenti, oltre a perdere Dio sei anche responsabile per gli altri.

Giovanna: Apparentemente sembra di non voler bene agli altri.

Luigi: Apparentemente, è come la mamma che se dà cioccolatini tutti i giorni al bambino, apparentemente è buona (apparentemente!), sostanzialmente è cattiva.

Silvana: Non capisco perché domandavano con cenni a suo padre come si chiamasse il bimbo. Zaccaria non era mica sordo!

Luigi: Fa capire che parlare è conseguenza del sentire, per cui se uno non parla o parla ma non comunica niente, è perché non ascoltato Dio, è sordo alla voce di Dio.

Pinuccia A.: La madre aveva già detto: “Si chiamerà Giovanni” perché devono chiedere ulteriormente la conferma al padre? Dio ha dato a Elisabetta la possibilità di avere un figlio …

Luigi: … attraverso Zaccaria. Qui non è il concepimento di Maria. Maria non interpella Giuseppe. Invece Elisabetta ha concepito per opera di Zaccaria. È vero che c'è stata un'opera miracolosa, ma l'angelo non ha annullato Zaccaria. Non l'ha annullato perché è richiesta la sua partecipazione. Ora, come Elisabetta ha concepito per partecipazione del marito Zaccaria, così anche noi. Tanto più che è Zaccaria che ha peccato contro l'angelo; è Zaccaria che è diventato muto, ed era necessario che Zaccaria si compromettesse. Infatti quando Zaccaria ha detto: “Il suo nome sarà Giovanni”, ha acquistato la parola. Quindi era necessario che Zaccaria si assumesse la responsabilità di questo nome; perché in un primo tempo aveva detto: “No”.

Franco: Vedo un parallelo con l’episodio della samaritana quando Gesù le dice: “Va, chiama tuo marito”.

Luigi: Glielo dice in quanto lei essendo legata sentimentalmente a suo marito non era disponibile; Gesù la invita a venire a Lui con quella autorità da cui dipendeva, in modo da avere la possibilità di essere liberata da quella soggezione. Gesù la invita a sottomettere a Lui il legame col marito, perché quel pensiero la rendeva succube.

Franco: Anche noi dobbiamo sottomettere al Pensiero di Dio tutti i legami che abbiamo stabilito con le creature prima dell'incontro con Cristo.

Luigi: Si, tu devi sottomettere a Cristo tutto ciò a cui ti sei sottomesso, perché altrimenti non sei disponibile: devi sottomettere tutto.

Pinuccia: Però in questo caso la conversazione è servita perché lei è rimasta.

Luigi: Quell'invito è servito per dirle: “Quello che tu hai non è tuo marito”.

Pinuccia: Ed è per farle capire che Gesù è stato mandato da Dio. Comunque Gesù le ha fatto ugualmente la rivelazione, anche se lei non aveva portato il marito. Quindi fa capire che la parola libera interiormente; Gesù non le chiedeva di portarlo fisicamente.

Luigi: Infatti ad un certo momento lei ha invocato il Messia. E appena ha invocato il Messia appena ha interrogato, è stata resa possibile la comunicazione: “Sono Io che parlo con te”. Quindi Gesù, attraverso tutto questo dialogo, ha condotto la samaritana a sospirare il Messia. Ecco la preparazione! Attraverso tutta la preparazione Dio ci conduce a sospirare il Messia. E nel momento in cui in noi si forma in desiderio del Messia, avviene la manifestazione della Presenza, perché la Presenza è nel desiderio. “Tu non mi cercheresti se non mi avessi già trovato”.

 

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Venerdì 12 dicembre 2014

 (tratto dalla cassetta del 11.12.1992)

 

 

È venuto il Figlio dell’uomo

 (Mt 11, 16-19)

 

In quel tempo, Gesù disse alle folle:
«A chi posso paragonare questa generazione? È simile a bambini che stanno seduti in piazza e, rivolti ai compagni, gridano:
“Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato,
abbiamo cantato un lamento e non vi siete battuti il petto!”.
È venuto Giovanni, che non mangia e non beve, e dicono: “È indemoniato”. È venuto il Figlio dell’uomo, che mangia e beve, e dicono: “Ecco, è un mangione e un beone, un amico di pubblicani e di peccatori”.
Ma la sapienza è stata riconosciuta giusta per le opere che essa compie».

Parola del Signore

 

Osvaldo: Qui Gesù porta ad esempio un gioco di bambini, mentre per noi è un ammonimento in quanto corriamo il rischio di giocarci la vita eterna.

Luigi: Certo, ma noi siamo già nella vita eterna; a seconda dei nostri pensieri, stiamo decidendo quale sarà la nostra vita eterna: o entriamo o ne stiamo fuori. Tutto si gioca nel pensiero: se tu non entri oggi, non entri più. “Sforzatevi di entrare! Non aspettatevi di vedere la vita eterna venire in un certo giorno! Oppure che si verifichi in un giorno piuttosto che in un altro!”. La vita eterna non viene così perché la vita eterna è già! Siamo tutti in questo disegno eterno che è il disegno di Dio. La vita eterna è essere con Dio. Noi possiamo non essere con Dio oppure possiamo essere con Dio. Se sei con Dio sei nella vita eterna. In quanto tu pensi Dio, in quel punto, tu sei eterno. Tutte le cose che tu vedi dal punto di vista di Dio restano eterne per cui hai la possibilità di costruire l’eternità in te, adesso. Costruire l’eternità significa costruire una stabilità; non sarai mai smentito. Se tu invece costruisci su altri punti fissi di riferimento, su altre pietre, sarai smentito: “Non resterà pietra su pietra”. Tutti quei valori che ammiriamo: “Guarda che meraviglia! Che ori! Che pietre!”, e il Signore dice: “Di tutto questo non resterà pietra su pietra”. Ancora oggi noi diciamo: “Guarda che meraviglia, che costruzioni, che stabilimenti”, lo diciamo al posto dei templi, continuamente ammiriamo dei valori e il Signore continua a dirci: “Non resterà pietra su pietra!”. Ma se tu costruisci su Dio, stai tranquillo che resta pietra su pietra, e quanto resta! Resta per l’eternità! Quindi ogni pensiero visto dal punto di vista di Dio resta eterno in te e costituisce la tua vita eterna adesso, un punto di vista eterno.

Osvaldo: Tra vita eterna e morte eterna, qual è la funzione del Purgatorio?

Luigi: Nel Purgatorio ci sei in quanto hai messo Dio prima di tutto. Per cui già adesso puoi essere in Purgatorio. Quando metti Dio prima di tutto, entri in Purgatorio. Purgatorio è la fatica, la tribolazione per cercare di unificare tutto in questo prima di tutto; è far rientrare tutto in questo prima di tutto. Per cui il Purgatorio è una funzione transitoria, infatti è ancora nel tempo, non dura all’infinito. Le soluzioni finali sono soltanto Paradiso e Inferno. Paradiso è possibilità di conoscere Dio, Inferno è impossibilità di conoscere Dio. Cioè possiamo venirci a trovare nell’impossibilità di conoscere Dio o nella possibilità di conoscerlo.

Osvaldo: L’impossibilità di conoscere Dio vuol dire la volontà di non conoscere Dio?

Luigi: No, non dipende dalla tua volontà! Tu sei costretto, sei impossibilitato: non hai più la possibilità di conoscere Dio. Non riesci, nell’inferno non puoi pensare a Dio perché sei continuamente portato via da quello che hai messo prima di tutto nella tua vita. Resti dominato, perché diventiamo figli delle nostre opere. Lo capisci Osvaldo? Noi diventiamo figli dei nostri pensieri. In quanto diventi figlio, resti dominato, non sei più libero: “Chi fa il peccato, resta schiavo di esso” dice Gesù. Se sei schiavo non puoi più uscirne.

Osvaldo: Personalmente ho la possibilità di pensare Dio; quindi vuol dire che sono uscito dal mio io evidentemente.

Luigi: Se sei uscito dal tuo io è solo per grazia di Dio. Il giorno in cui non puoi pensare Dio, non ne puoi uscire. Resti dominato dai prodotti del tuo io. È solo per grazia di Dio che è data a noi la possibilità di pensare Dio. Fintanto che uno hai la possibilità di pensare Dio, hai la  possibilità di superare il pensiero del suo io e di tutto il suo mondo e di cominciare a vedere tutte le cose dal punto di vista di Dio, cioè dal punto di vista dell’Eterno.

Osvaldo: Noi riusciamo già in questo mondo a capire il senso di una sofferenza eterna?

Luigi: Se sei con Dio, presso Dio tutto è luce. Il Signore dice: “Ci sono alcuni tra voi che state ascoltando, che non gusteranno la morte prima di aver visto il regno di Dio in tutta la sua meraviglia”. Quindi Dio non lesina la sua luce, Dio ci offre tutto, è un’inondazione. Siamo noi che poniamo dei limiti a Dio, perché Dio è già con noi; siamo noi che ci distraiamo da Lui, siamo noi che non raccogliamo in Lui, siamo noi che pensiamo a noi stessi. E pensando a noi stessi ci rendiamo impossibile ricevere la luce, perché nel pensiero del tuo io, certamente non puoi conoscere Dio.

Giovanna: Nella prima parte del brano Gesù fa l’esempio di chi non ascolta, perché non vede l’opera di Dio.

Luigi: Per vedere bisogna che tu abbia una luce, non basta avere gli occhi. Se entri in una stanza buia, anche se hai gli occhi spalancati, non vedi nulla. Che cosa vuol dire?  Che per vedere abbiamo bisogno di una luce. Anche la nostra anima per vedere ha bisogno di una luce e la luce è Dio. Non basta avere l’anima; l’anima di per sé non è luce. Non basta che noi abbiamo l’intelligenza, perché l’intelligenza di per sé non è luce. L’intelligenza riceve luce da ciò a cui guarda. Infatti se tu guardi ad una lampada spenta, con tutta la tua intelligenza, non vedi certamente. Noi abbiamo la possibilità di ricevere luce, e riceviamo luce da ciò a cui guardiamo. Quindi se tu guardi il sole, se tu guardi Dio, ricevi luce da Dio. Siccome Dio è il Principio, riceviamo la luce eterna. Se tu guardi altre luci, ad un certo momento queste altre luci si spengono e tu rimani al buio. Quindi tutto dipende da ciò a cui noi guardiamo. Ecco perché il Signore dice: “Metti prima di tutto me, perché così facendo accendi in te una luce eterna, che non si oscurerà mai”. È lì la sicurezza! La luce di Dio non si oscurerà mai!

 

 

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Mercoledì 17 dicembre 2014

(Tratto dalla cassetta del 16 dicembre 1992)

 

“Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, che generò Gesù, chiamato Cristo”

(Mt 1, 1- 17)

 

 

 

Osvaldo: Nella genealogia di Gesù ci sono anche dei peccatori, oltre che a santi. Vuol dire che è Dio che sceglie il mezzo per compiere le sue opere. Quindi Dio usa anche il demonio.

Luigi: Dio è libero di creare i mezzi per arrivare a noi. Siccome è Lui il Creatore ed è Lui il Signore, crea ed usa i mezzi. Creatore e Signore cosa vuol dire? Creatore vuol dire che quello di cui c’è bisogno lo fa; Signore vuol dire che utilizza la sua creazione per il suo fine. Essendo il Signore di tutto, Dio non è condizionato da nulla. Siamo noi che siamo condizionati dalle cose. Infatti le cose le devi adoperare per quello che sono altrimenti esse si ribellano a te. Dio crea le cose che servono per conseguire il suo fine, d’altronde la creazione continua ….

Osvaldo: Quindi il nostro io può essere un demonio.

Luigi: Staccato da Dio è un demonio ma unito a Dio, l’io è cosa buona. “Dio ha tanto amato il mondo da mandare il suo Figlio Unigenito”, indubbiamente Dio ama le creature perché sono “sue creature”. Anche tu se fai una bella opera, finisci di innamorarti di questa bella opera. Perché? Perché è una tua opera, perché in quella bella opera vedi te stesso.

Osvaldo: Ma quello non è sentimento?

Luigi: Il vedere te stesso nell’opera che tu fai, non è sentimento. Sentimento è quando tu ricevi una sensazione da una cosa. Ma il legame che si instaura tra te e la tua opera, è un legame intellettuale, perché quell’opera è giustificata in te. Ora, la giustificazione, è un legame intellettuale, non è un legame sentimentale. Se tu hai la possibilità di fare un’opera, quanto più quest’opera è bella, ed è tua opera, ha in te la giustificazione di sé, quindi si stabilisce un legame. Questo legame è segno del legame che sussiste in Dio, perché tutto è significazione del legame Trinitario. Abbiamo Padre e Figlio: il Figlio è opera del Padre. Tra il Padre e il Figlio si stabilisce un legame. Perché questo legame? Perché il Figlio è opera del Padre. Tra il Padre e la sua Opera, c’è il legame dello Spirito Santo. Ma tutto quello che avviene in Dio, siccome tutto è parola di Dio, è segno di Dio, noi lo troviamo nelle creature. Ora, quando troviamo una creatura che fa un lavoro, che fa un’opera, noi vediamo che tra la creatura e la sua opera si stabilisce un legame perché l’opera è giustificata in colui che l’ha fatta. E questa giustificazione è verità. Se tu sei autore di una cosa, quella cosa ha in te il suo principio, quindi la sua giustificazione e questo è un legame di verità. Giustificare una cosa è capire la verità della cosa stessa. Quando tu cerchi la ragione di un effetto, di una causa che produce un certo effetto, tu stabilisci un legame di verità. E quel legame di verità diventa un legame eterno. Ecco perché noi abbiamo difficoltà a dividerci, a separarci da quello che abbiamo detto, da quello che abbiamo fatto, e diventiamo figli delle nostre opere, perché abbiamo stabilito un legame di verità. Se fosse un legame di sentimento, sarebbe facile da rompere. Invece un legame di verità è difficilissimo da rompere perché non trovi in te una ragione sufficiente per romperlo. Anche tra Dio e la sua opera si stabilisce questo legame, che non è indipendente da Dio, ma che sussiste proprio in nome della verità perché la giustificazione della terra è nel cielo, è in Dio.

Bruno: Capisco come la sciagura diventi una necessità.

Luigi: “Dio è buono” per cui noi abbiamo difficoltà a far entrare ciò che per noi è male, sciagure, disgrazie, malattie nel concetto che abbiamo noi di “Dio buono”. Non capendo, immaginiamo che le cose succedano per altre cause: “Qui c’è l’opera del demonio”, “Dio permette che sia avvenuto quell’incidente”, per cui vengono fuori queste complicazioni che ci confondono e alla fine non capiamo più nulla. Bisogna salvare sempre il principio: Dio è l’Essere Assoluto, quindi essendo l’Essere Assoluto, nulla accade che non sia voluto da Lui, e tutto ha in Lui la sua ragione, la sua giustificazione. Come l’operazione chirurgica è un atto di misericordia per salvare una vita.

Bruno: Però se non ci fosse stata la caduta del peccato originale …

Luigi: Non ci sarebbe nemmeno stata la morte.

Bruno: Il peccato originale è avvenuto perché Adamo non ha dialogato il proprio io con Dio.

Luigi: Si, non ha riportato il proprio io a Dio.

Bruno: Non riesco a capire in che cosa consista questo dialogo.

Luigi: Prima di tutto il peccato originale non è il peccato fatto al principio della storia dell’uomo, ma è rivelazione del principio di tutti i nostri mali. La vicenda di Adamo è rivelazione. È inutile scandalizzarsi ma è necessario capire. Dio ti rivela la fonte di tutti questi mali che stiamo subendo: malattie, sala chirurgica, la morte. Riferisci le cose a Dio perché un fondamento c’è di verità: il peccato consiste nell’autonomia da Dio. L’uomo ad un certo momento, non riferisce più le cose a Dio, separa le cose da Dio. Allora dobbiamo chiederci: “Come è possibile che una creatura fatta molto bene da Dio, possa entrare in questa dimensione di autonomia da Dio, che possa dire: io!?”, come è possibile nel regno in cui Dio è l’Essere Assoluto, nel quale predica Se stesso in tutto, ci sia un altro essere, che non è Dio, che possa dire: “io”?. L’autonomia è qui: come è possibile che una creatura di Dio, nel regno di Dio possa diventare un corpo estraneo, possa affermare un’altra divinità, possa affermare se stesso dicendo: “Io sono”. Sarà a parole ma noi diciamo: “Io sono”. Ora, Dio solo è, infatti il vero nome di Dio è: “Io sono Colui che è”. Siccome Dio solo è, dicendo: “Io sono”, introduciamo nel regno di Dio, un corpo estraneo che non è giustificato. Come è possibile questo? L’unica possibilità è data dal fatto che l’uomo deve avere la possibilità di peccare, deve avere la possibilità di dire: “Io sono” perché questa è la condizione per essere consapevole. Perché soltanto se l’uomo è consapevole, può arrivare a conoscere Dio. Un essere inconsapevole, l’animale, non può dire: “Io sono”. Ma l’animale non può giungere a conoscere la verità, a conoscere Dio. L’animale non ha la possibilità di dire: “Tu sei”. Noi abbiamo la possibilità di dire: “Tu sei”. Ma per avere la possibilità di dire: “Tu sei”, devo avere la possibilità di dire: “Io sono”. Ed è proprio in questa possibilità di superare l’“Io sono” per dire: “Tu sei”, che io prendo consapevolezza.

Bruno: Allora se Adamo non avesse peccato non sarebbe giunto alla consapevolezza? Ci deve essere un’altra strada.

Luigi: Non è necessario peccare per trovare la verità, però deve essere possibile. La strada per non peccare è l’intelligenza. L’intelligenza vuol dire riferire tutto a Dio cioè predicare Dio, l’Essere di Dio e non l’“Io sono”. L’intelligenza è la condizione necessaria per non peccare, per giungere a conoscere Dio. L’uomo pecca perché si lascia dominare prima dai sentimenti che dalla verità. Dio ha creato l’uomo massimamente intelligente non scarsamente intelligente, ma la nostra intelligenza è data dalla Presenza di Dio, l’uomo è portatore della Presenza di Dio. L’uomo non è intelligente di per sé, ma è intelligente in quanto ha presente una Causa: Dio.

 

 

 

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Mercoledì 30 dicembre 2015

(cassetta del 30.12.1987)

 

 

Ora lascia o Signore che il tuo servo vada in pace

(Lc 2, 36-40)

 

[Maria e Giuseppe portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore.] C’era una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme.

Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui.

Parola del Signore

 

Franco: Ci viene presentata la figura di Anna la profetessa che è molto simile alla figura del vecchio Simeone che era in attesa della rivelazione.

Luigi: Si, che essendo in attesa, restava sempre nel tempio, perché la rivelazione avviene nel tempio. Dio si annuncia fuori dal tempio, dappertutto, però si fa conoscere solo nel tempio. Per cui se tu Lo vuoi incontrare devi restare nel tempio, devi aspettarlo lì: è lì che lo  incontri.

Franco: Qui ci presenta, a differenza di Simeone, qual è stata la vita passata di Anna, quindi mi chiedevo cosa può significare per noi il fatto che lei fosse stata sette anni con il marito prima di rimanere vedova.

Luigi: Cioè aveva fatto esperienza dell'essere con il marito; aveva poi sperimentato questa solitudine data dall'assenza della creatura. È vissuta con il marito, poi a un certo momento ha perso la presenza del marito. Se è rimasta nel tempio vuol dire che ha capito che la vera Presenza è un'Altra. Quello è stato un passaggio necessario per capire dove è l'Assoluto; prima dobbiamo sperimentare le delusioni che ci procurano le creature. In un primo tempo, quando partiamo, siamo convinti che le creature nel mondo, ci comunichino la vita. Quante volte diciamo alle creature: “Tu sei tutta la mia vita!”, poi a un certo momento ti accorgi: “Quella è la mia morte altrochè la mia vita”. Perché sperimenti che tutte le cose sono finite e che non possono essere la tua vita. È Dio che opera tutto questo per farti maturare, per farti capire; per cui attraverso tutte le cantonate che uno prende, attraverso tutti gli errori che uno fa, Dio sta operando per portarci a scoprire che Dio è la nostra vita. Se fossimo intelligenti lo capiremmo subito all'inizio dove sta la nostra vita, invece Dio ci fa toccare con mano e a forza di nasate ci fa capire che la nostra vita è solo in Dio.

Giusi: Cosa significa per noi questo: “Andare a parlare del Bambino a quanti aspettavano la rivelazione”?

Luigi: Vuol dire che quando uno trova una luce, non può far altro che manifestare questa luce che ha trovato. Se tu trovi una sorgente di acqua fresca dici: “Ho trovato una sorgente di acqua fresca”. Ognuno di noi parla di ciò che ha visto, di ciò che ha trovato. Che tu parli, che tu taccia, che tu faccia i salti mortali, tu manifesti sempre quello che hai dentro. Non è mica con le parole che si manifesta! Qualunque cosa tu faccia, quando uno ha l'animo preso da un amore, lo dice in tutti i modi; anche se non dice niente, lo dice lo stesso. Magari nel modo di camminare, nel modo di vestire, nel modo di guardare, in tutte le cose noi non facciamo altro che esprimere quello che abbiamo dentro; noi lanciamo in continuazione dei messaggi. Il modo in cui ci comportiamo, è tutto un lanciare dei messaggi; messaggio di che cosa? Di quello che portiamo dentro. Se io porto dentro Dio, anche se dico: “Io non voglio parlare di Dio”, tu parli di Dio, qualunque cosa tu faccia, anche se non dici niente, tu parli di Dio.

Riccardo: “Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nazareth”. Cosa significa questo ritorno?

Luigi: Nella nostra vita bisogna sempre fare ritorno, perché perdiamo in continuazione il Principio, ci disperdiamo. “In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio”. Noi dovremmo recuperare in continuazione questo Principio. Cioè riportare sempre tutte le cose che avvengono al Principio. Siccome tutte le cose vengono da Dio, noi dovremmo sempre cercare che cosa ci dicono di Dio. Debbo sempre recuperare tutto nel Principio. Tutti i nostri guai vengono dal fatto che noi perdiamo di vista il Principio, ci fermiamo alle cose e cominciamo a correre dietro alle cose. È come se tu sentissi dire una parola e invece di cercare di capire cosa vuol dire, di cercare di capire il pensiero che c'è in quella parola, cominciassi a ripeterla meccanicamente. Noi facciamo così! Gli avvenimenti sono delle parole, e noi anziché cercare il Pensiero di Dio che c'è in quelle parole, di recuperare il Principio, noi corriamo dietro agli avvenimenti, ai fatti: ripetiamo soltanto delle parole. Invece in tutte le parole, c'è un messaggio di Dio per noi, c'è qualche cosa di eterno. Noi invece ci fermiamo alle cose nel tempo, invece di cercare che cosa mi dicono di eterno. Tutte le cose mi annunciano qualcosa di eterno, noi dobbiamo sempre recuperare l'eterno; che è quello che era in principio: “In principio era il Verbo eterno”. È come un fiume che perde il contatto con la sorgente, che inaridisce, muore. Così tutte le parole vengono da una sorgente; se tu perdi il contatto con la Sorgente sono vuote; parliamo, parliamo ma non diciamo niente: manca il pensiero. La Sorgente è Dio perché tutto viene da Dio e tutto fa ritorno a Dio. Però per intendere dobbiamo riportare tutto quello che arriva a noi a Dio. Bisogna recuperare il Principio in ogni cosa.

Raffaella: Anna parla con: “Coloro che aspettavano la redenzione” mi fa capire l'importanza dell'attesa. Coloro che stavano attendendo la redenzione in Gerusalemme, trovano chi gliene parla.

Luigi: Certo, è l'attesa, è il desiderio, la veglia che ci fa individuare il nostro bene, che ce lo fa incontrare, altrimenti non lo individui! Come hanno fatto Simeone, Anna a individuare Gesù? Era un Bambino qualunque; non sapevano che quella donna fosse Maria, che quell’uomo fosse Giuseppe! Per loro erano un papà e una mamma con un bambino in braccio. Come hanno fatto a dire: “Questa è la salvezza per Israele”? È per quello che portavano dentro che l'hanno potuto dire. Cioè quello che ci fa individuare fuori è per ciò che portiamo dentro. Per cui quello che portiamo dentro, ci fa scegliere, ci fa individuare il Maestro. Se dentro di me ho interesse per Dio, veglio per Dio, Dio stesso mi fa individuare quelle persone che mi parlano del Cristo e a un certo momento arrivo al Cristo. Riconosco ciò di cui ho veramente bisogno. Altrimenti no! È questa dimensione verticale, personale che mi fa capire.

Raffaella: E poi mi ha colpito che Anna ne parla solo con coloro che lo stavano attendendo.

Luigi: Certo, bisogna dare il pane a chi ha fame.

 

 

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Mercoledì 6 gennaio 2016

(tratto da audiocassetta incontro)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Un lungo viaggio dietro ad una stella

(Mt 2,1-12)

 

Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: «Dov'è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo». All'udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: "E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l'ultima delle città principali di Giuda: da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele"». Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme dicendo: «Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l'avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch'io venga ad adorarlo». Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un'altra strada fecero ritorno al loro paese.

                                                                      

Cina: Un lungo viaggio dietro ad una stella che annunciava loro il Messia portò alcuni Saggi dall’Oriente a Betlemme, nel luogo dove trovarono il Bambino Gesù con sua Madre e qui, prostrati, Lo adorarono.

Luigi: Avevano trovato la Salvezza di Dio per tutte le genti, mistero della Presenza di Dio tra noi, mistero centrale della vita di ogni uomo, e gli avevano offerto oro, incenso e mirra. Come ogni fatto, anche questo ha la sua lezione per la nostra vita spirituale, poiché tutto è opera di Dio per noi.

Delfina: “Abbiamo visto sorgere la sua stella e siamo venuti per adorarlo”:

Luigi: Quei Magi dell’Oriente avevano visto sorgere la stella del Messia e siccome erano  interiormente attratti dalla luce di Dio, erano venuti a cercarlo. Venivano da lontano. Coloro che erano vicini non ne sapevano niente. E’ sempre un venire da molto lontano, dagli aridi deserti di una vita vuota e da tutta la nostra povertà smarrita e senza senso, quando ci si apre all’attenzione, all’ascolto, alla ricerca di Dio. Senza povertà non c’è vera preghiera, non c’è ricerca sincera, non c’è amore, non c’è invocazione. Per giungere a vedere ciò che ci è annunciato è necessario camminare molto, e per camminare è necessario partire, e per partire bisogna lasciare tutto un nostro mondo e quindi essere poveri.

Delfina: Mi ha sempre fatto pensare molto il fatto che i Magi seguissero una stella.

Luigi: Come quella stella guidò allora quei Magi a Betlemme a contemplare il mistero di Dio tra noi e di sua Madre, così Dio su tutte le strade, in tutti i luoghi e in tutte le nostre preoccupazioni, in tutti i nostri pensieri, fa giungere il suo annuncio, i suoi richiami all’essenziale, fa splendere la sua stella per guidarci attraverso la nostra notte, per risvegliarci alla sua Verità e per condurre ogni uomo alla scoperta della sua Presenza. Sono gli stessi avvenimenti della vita, sono i fatti belli e brutti di ogni giorno a farci intuire e a renderci attenti al mistero di Dio in tutto.

In ogni invocazione, in ogni sospiro, in ogni lacrima, in ogni nostro dubbio e smarrimento c’è una stella che ci annuncia la Salvezza e ci invita a seguirla. La nostra notte è piena di annunci e carica di stelle che ci dicono di sperare: “C’è Dio! quindi c’è una risposta ai vostri problemi, alle vostre paure, al vostro caos”.

Dio si annuncia a tutti. Agli animi semplici qualunque cosa, una stella, un fiore, una parola, un pensiero, diventa una strada luminosa che conduce a Dio; ma agli animi superbi non basta tutto l’universo con tutta la sua sapienza diffusa in esso per avere un po’ di fede come un granello di senape.

Sandra:Dove è nato il Re dei Giudei?”, i Magi pur seguendo la stella, chiedono informazioni.

Luigi: Tutti coloro che sono attratti da Dio chiedono: “Dov’è nato il Messia? Chi ce Lo farà conoscere? Chi ci darà di trovarlo, di vedere il suo volto? Dove trovare la nostra salvezza, la nostra sicurezza, la nostra vita, la nostra pace? Nel denaro? Nella politica? Nella società? Nelle parole e promesse degli uomini?”. Tutte cose che mutano e passano. Come è scritto nel libro del profeta Isaia: “Ecco, le tenebre ricoprono la terra, nebbia fitta su tutte le nazioni, ma in te splende la luce del Signore, la sua Gloria si rivela in te”. Qual è questo luogo privilegiato su tutta la terra dove, secondo la profezia, si rivela la luce di Dio? E quale significato ha tutto questo? Alza gli occhi e guarda: ecco tutto ti parla di Dio e tutto è pronto per condurti a trovare il suo Verbo, la sua Presenza in te. La nostra salvezza sta nel trovare la presenza di Dio, ma per trovarla, bisogna cercarla dove Egli è. Noi sbagliamo sempre luogo!

Rita: E loro rispondono: “A Betlemme di Giudea!”.

Luigi: Si, perché Betlemme è il luogo in cui il Dio invisibile parla agli uomini in modo visibile il mistero della sua Presenza e li fa spettatori di essa; Betlemme è un luogo lontano da tutto ciò che distrae e distoglie da Dio: è qui, nel luogo dove si trova il pane che sorregge la nostra vita, infatti Betlemme significa: “Casa del pane”. Le opere di Dio ci conducono qui, ci fanno cioè passare dalle cose esteriori a quelle interiori. Quindi Betlemme rappresenta la nostra anima, nella quale Dio ha voluto abitare e nella quale ha riservato la manifestazione di Sé. Tutto ciò che è esteriore è segno, è mezzo, è invito, è sacramento per condurci a quella Realtà soprannaturale che abita dentro di noi. Ma se non ci conduce qui, tutto diventa inutile, vano. Il punto d’incontro con Dio è nell’interno dell’uomo. L’appuntamento vero con Cristo e sua Madre non è nell’esterno, ma nel cenacolo silenzioso dell’uomo interiore.

Gabriella: “I Magi trovarono il Bambino Gesù con Maria, sua Madre”: alla fine del viaggio lo hanno trovato!

Luigi: I Magi, al termine del loro cammino trovarono in Betlemme il Verbo di Dio fatto carne e Maria, sua Madre. Trovare il Bambino Gesù con sua Madre, significa trovare la Presenza di Dio tra noi e la condizione per restare in Essa. Infatti, se per giungere a vedere la Presenza di Dio bisogna partire dal nostro mondo, per restare con Lui bisogna guardare alla Madre di Dio: è Lei che insegna a custodire Colui che essa ha dato al mondo.

Pinuccia: “Gli offrirono oro, incenso e mirra”: cosa significano questi simboli?

Luigi: Prima di tutto dobbiamo precisare che Dio fa giungere i suoi segni, i suoi richiami a tutti, perché la Salvezza di Dio non è riservata per alcuni, ma è per tutte le genti, e chiunque si faccia attento ai segni di Dio, a qualunque popolo appartenga, Dio stesso lo guida all’incontro: è questo il messaggio dell’Epifania. Dio chiama tutti a cercarlo, a partire dal loro mondo per rivolgersi là dove è la salvezza e la salvezza sta nel conoscere Dio. Il passaggio dalla vita complicata dietro tanti interessi, amori, convenzioni, tradizioni, recitazioni, alla vita semplice in Dio è l’offerta d’amore =  oro, di preghiera = incenso, di sofferenza = mirra che Dio chiede ad ogni uomo per riempirgli l’anima di luce.

Ognuno avrà luce nella misura in cui avrà saputo offrire di sé alla Luce.

 

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Venerdì 19 dicembre 2014

 (tratto dalla cassetta del 18.12.1992)

 

 

“Ecco che cosa ha fatto per me il Signore”

 (Lc 1, 5-25)

 

 

 

Franco: Il vangelo ci parla di queste nascite miracolose. Però sono tutte persone che discendono dalle antiche tribù, come ad esempio quella di Giuda.

Luigi: Prima di tutto è segno dell’opera divina, dell’intervento di Dio: è Dio che sceglie e non sceglie per meriti nostri. Anche Giuda, il figlio di Giacobbe, ne aveva combinati di tutti i colori. Noi nasciamo non per opera nostra. Durante la vita siamo continuamente bombardati, sorpresi da avvenimenti che ci piombano addosso, voluti da un Altro; continuamente subiamo l’azione di un Altro che entra nella nostra vita. Dio scegliendo, ci rivela che è Lui che opera, che è Lui che crea, che determina gli avvenimenti. Tutto questo per farci capire che siamo alla presenza di Uno che parla con noi, che interviene nella nostra vita. Di conseguenza noi siamo interpellati, impegnati a capire il significato delle opere che Dio fa. Il nostro vero fare deve essere capire, non fare, agire fisicamente. Ad esempio è Dio che ha creato la donna e l’uomo, ed è Lui che ha creato il modo di concepire, e perché adesso butta tutto all’aria, presentandoci Maria che concepisce in modo verginale? Perché Gesù nasce in questo modo? Perché non rispetta le regole che Lui stesso ha creato? Per farci capire che c’è Lui in questo intervento, che c’è Lui in tutte le sue opere. Per cui la creazione non segue una sua regola. “Ormai Dio ha messo in movimento il mondo e tutto procede regolarmente secondo le regole che Lui stesso ha creato”. No! Ci troviamo sempre davanti a delle sorprese: la creazione continua. Non puoi mai dire: “Ah, adesso ho capito, le cose vanno in questo senso!”, perché vieni subito smentito. C’è una creazione continuamente nuova che entra nella tua vita per farti pensare. Altrimenti noi corriamo il rischio di adagiarci tranquillamente nella regola, nella legge, nell’abitudine.

Osvaldo: Sia nell’Antico che nel Nuovo Testamento vediamo che Dio parla direttamente con gli uomini, come parliamo tra noi oggi.

Luigi: Sapessi quanti parlano oggi direttamente con Dio! Sono tanti coloro che parlano direttamente con Dio ai giorni nostri, perché Dio parla con tutti. Tanti parlano con Dio come io e te parliamo adesso. Dio parla con ognuno di noi personalmente, tutti i giorni, siamo noi che non ce ne accorgiamo, noi arriviamo sempre molto tardi all’appuntamento con Dio.

Bruno: “Ecco che cosa ha fatto Dio per me”, c’è un riferimento all’Antico Testamento?

Luigi: Si, certo. “Ricorda tutto quello che Dio ha fatto per te: Dio è Colui che ti ha liberato, che ti ha fatto uscire dall’Egitto per mezzo di Mosè”; dopo la deportazione a Babilonia, Dio fa la promessa: “Dio farà ritornare i deportati di Giacobbe da Babilonia”, questo è detto per dare fiducia, speranza: ci sarà un ritorno. Allora non si dirà più: “Dio è colui che ti ha fatto uscire dall’Egitto ma Dio è colui che ti ha fatto ritornare dalla via di Babilonia” (cfr.“Va pensiero” dal Nabucco). Spunterà un germoglio in terra arida cioè anche se ci troviamo in una situazione di sfacelo, lo sfacelo non è totale, perché mentre l’albero si distrugge, nasce il germoglio che ti fa sperare: “Ci sarà un nuovo albero”. È il Cristo. Quando dici: “Tutta la mia vita è stata un fallimento, non ho concluso in niente, Dio ti invita a sperare: stai attento, un germoglio sta per spuntare dalle tue radici”. “Ma è pieno inverno, c’è la neve!”, “Abbi fiducia, anche sotto la neve un germoglio sta spuntando”.

Valeria: Elisabetta e Maria hanno creduto ma non è che abbiamo subito capito l’opera di Dio.

Luigi: Il primo passo è quello di credere, accettare, che abbia una certa logica, perché è opera di Dio. Tu devi credere a quello che puoi capire con i tuoi mezzi e credere a quello che ti sconvolge perché è quello che ti salva. “Lo chiamerai Gesù” che vuol dire salvezza di Dio, cioè la salvezza non ti viene dalle cose che conosci naturalmente ma ti viene dalle cose che non puoi conoscere naturalmente perché devi appellarti a Dio. Ora, quello che ci salva è l’appello a Dio, il vedere le cose dal punto di vista di Dio perché nel cielo di Dio vedrai tutte le cose dal punto di vista di Dio. Anche tutto quello che avviene tra gli uomini, apparentemente ha una certa logica, una certa giustificazione, ma un giorno constaterai che era tutta opera di Dio.

Franco: Nel regno di Dio le cose non avvengono senza di noi infatti Maria non concepisce senza di lei.

Luigi: Per concepire si richiede l’“Amen” di Maria: “Sia fatto di me secondo la tua parola”, questa adesione. Perché per entrare nel regno di Dio, che è il regno dell’intelligenza, il regno della luce, dove il centro della luce è Dio, si richiede il superamento di tutto della creatura per guardare le cose dal punto di vista di Dio. Quel “dal punto di vista di Dio” non può avvenire senza che la creatura superi tutto per guardare dal punto di vista dell’Altro. Il mio punto di vista non sarà mai il punto di vista di Dio e quindi devo superare tutti i miei punti di vista. Allora supera tutti i tuoi punti di vista perché nei tuoi punti di vista, con tutta la tua falsa giustizia, resti schiavo di regole, di leggi e non entri in rapporto personale con Dio. Per concepire si richiede l’adesione. In Maria il concepimento è avvenuto per opera dello Spirito di Dio, non perché lei fosse vergine. Non è la sua verginità che l’ha fatta concepire ma lo Spirito di Dio. Anche a Giuseppe Dio richiede un’adesione: “Lei darà alla luce un bimbo ma tu lo chiamerai Gesù”. Vedi che lo coinvolge? Dicendogli: “Tu lo chiamerai Gesù”, gli dice: “E’ anche tuo figlio perché sei tu che gli darai il nome”. Impegnandolo a dare il nome al bimbo, lo impegna ad accettarlo, ad adottarlo. In questo modo lo rende partecipe. Sono lezioni meravigliose di Dio per noi, per la nostra vita interiore.

 

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Mercoledì 13 gennaio 2016

(Tratto dalla cassetta 129 del 16.1.1987)

 

“La febbre la lasciò ed ella li serviva”

(Mc 1,29-39)

 

          In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga, subito andò nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni. La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva.
Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano.
Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava. Ma Simone e quelli che erano con lui, si misero sulle sue tracce. Lo trovarono e gli dissero: «Tutti ti cercano!». Egli disse loro: «Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!».
E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demòni.

 

 

 

Cina: Solo se Gesù ci guarisce, siamo veramente guariti.

Luigi: Se Lui ci prende per mano e ci guarisce, allora impariamo a servire; prima non siamo capaci di servire, perché siamo egoisti, ci teniamo tutto per noi. Cioè tendiamo a far servire gli altri a noi. Con Gesù è tutto capovolto.

Delfina: Cosa vuol dire: “… e subito gli parlarono di lei”?

Luigi: Pietro era preoccupato per sua suocera. Vuol dire che bisogna avere questa amicizia con Dio, sapendo che tutto viene da Dio. Perché tutte le cose che accadono è Dio che ce le presenta affinché noi le portiamo a Lui, perché è Lui che ci guarisce o che guarisce i mali da cui siamo afflitti.

Tutte le cose Dio ce le presenta affinché noi le dialoghiamo con Lui, perché altrimenti noi non sappiamo nemmeno “come” dialogare con Lui. Allora Dio dice: “Io ti presento questo problema; tu oggi dialoga con me su questo argomento, presentalo a Me, così hai il motivo per parlare con Me e di conseguenza di ricevere vita da Me”.

Flavio: Perché Gesù non permette ai demoni di parlare?

Luigi: Perché i demoni dicono di conoscerlo, credono di conoscerlo, ma non lo conoscono. Nicodemo, quando incontra Gesù gli dice: “Noi sappiamo che tu sei un maestro mandato da Dio…”; invece bisogna avvicinarci al Signore più non sapendo che sapendo, con tutti i nostri stracci addosso, con tutta la nostra povertà. Se ci avviciniamo al Signore dicendo: “io so chi sei, io ti conosco”, questa presunzione ci mette fuori dalla conoscenza. Ci si avvicina alla luce con il desiderio di ricevere la luce, perché Dio è la luce. Non siamo noi che arriviamo a Dio conoscendolo, noi arriviamo a Dio con la nostra cecità. Si arriva a Dio in quanto si è poveri, in quanto si è ciechi, in quanto si è peccatori, in quanto si è stracciati, in quanto si è malati. Infatti Gesù dice: “Beati i poveri, beati i malati, beati coloro che piangono”.

Flavio: Anche quando il demonio dice: “Io so che tu sei il figlio di Dio”?

Luigi: Certo, il demonio non può conoscere Dio. In lui c’è la pretesa di conoscere Dio, crede di conoscere Dio. L’uomo orgoglioso crede di conoscere. La conoscenza di Dio viene a noi da Dio, non viene dal nostro io. Quando “nel nostro io” crediamo di conoscere, quella conoscenza è orgogliosa, è sbagliata. Dobbiamo convincerci che nel pensiero del nostro io non possiamo conoscere Dio. Dio si conosce in Dio. Noi lo possiamo conoscere soltanto per mezzo di Lui. È Lui che parla; Lui parlando a noi, se noi ascoltiamo, se facciamo silenzio in noi, si rivela. Allora, dopo averlo conosciuto diremo: “Grazie a Te, Signore io ti conosco”; e non grazie a noi, al nostro io. Noi conosciamo Dio per grazia di Dio. Si conosce Dio in Dio. Noi siamo niente. Abbiamo ricevuto tutto da Dio. Cinquanta, cento anni fa cosa eravamo? Eravamo niente. Quindi abbiamo ricevuto tutto da Dio. Allora, anche nella conoscenza, anche nel pensiero riconosciamo che tutto è dono di Dio. Noi siamo creature di Dio, quindi riceviamo tutto da Dio.

Di cosa ti vuoi vantare? Hai ricevuto tutto. Ringrazia il Signore. Ringraziando il Signore trovi la pienezza della vita. Non vantarti di nulla. Rendi gloria a Dio. La verità è questa: la creatura è niente, Dio è tutto. Dal rapporto tra il niente nostro e il tutto di Dio, scaturisce la nostra consapevolezza, la nostra conoscenza. Invece, quanto più noi crediamo di essere qualcuno, tanto più ci impediamo il rapporto con Dio, il rapporto di conoscenza. Noi sperimentiamo che quando una creatura è orgogliosa crea la lontananza. La creatura che invece è umile, che riconosce il suo niente, crea l’amicizia.

Franca: Ma se Dio è il Creatore di tutto, dove va a finire il libero arbitrio?

Luigi: Il libero arbitrio sta in questo: io posso accettare tutto da Dio e riportare tutto a Dio, oppure no. Se riporto tutto a Dio, tutto è grazia di Dio; lo riconosco: “Signore, è stato tutto dono tuo”. Fuori è tutta opera di Dio; tutto quello che accade è opera di Dio, anche quello che abbiamo fatto noi. Se un capello cadesse dal tuo capo senza che Dio lo volesse, Dio non esisterebbe. Non c’è un punto dell’universo, non c’è un granello di sabbia che non sia voluto da Dio, perché se ci fosse anche un semplice punto non voluto da Dio, Dio non sarebbe più Dio. E’ Dio, essendo il Creatore, che vuole tutto. E noi se non siamo in rapporto con Dio sperimentiamo il niente!

Il libero arbitrio è solo dentro di noi. Il male che tu fai “fuori”, è Dio che te lo fa fare per farti capire: “Vedi, non tenendo conto di Me cosa ti succede?, ma è Dio che te lo fa fare. Dio opera “fuori” non ignorandoti; Dio ti conosce, e in quanto ti conosce ti aiuta.

Il Cristo che è morto “fuori” non è morto indipendentemente da te, è morto per te. Perché “per te”? Perché ti conosce nei tuoi rapporti intimi con Lui e sa che tu sei fratturato, disperso, lontano. Allora, quello che avviene fuori è specchio del tuo rapporto intimo con Dio. Perché il peccato avviene dentro, non avviene fuori. Tutto quello che accade è opera di Dio.

Dentro di noi, se noi non riportiamo tutto a Dio, non riconosciamo che tutto è di Dio; e questo è peccato. Il peccato sta nel non riportare tutto a Dio, nel non riconoscere che tutto è di Dio. Il peccato sta nel distacco dei nostri pensieri da Dio. Chi non vive per Dio, vive soltanto di reazioni a degli stimoli, vegeta, ma quella non è una vita. La vita è avere dentro di noi uno scopo, un motivo, una ragione; si vive in quanto si ha in se stessi un amore, una passione, un cammino da percorrere, un fine in cui unificare. Ut unum sint.

 

 

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Mercoledì 24 dicembre 2014

(Tratto dalla cassetta del 24 dicembre 1992)

 

Benedetto il Signore Dio d’Israele

(Lc 1, 67- 79)

 

In quel tempo, Zaccarìa, padre di Giovanni, fu colmato di Spirito Santo e profetò dicendo:
«Benedetto il Signore, Dio d’Israele, perché ha visitato e redento il suo popolo,
e ha suscitato per noi un Salvatore potente nella casa di Davide, suo servo,
come aveva detto per bocca dei suoi santi profeti d’un tempo:
salvezza dai nostri nemici, e dalle mani di quanti ci odiano.
Così egli ha concesso misericordia ai nostri padri e si è ricordato della sua santa alleanza,
del giuramento fatto ad Abramo, nostro padre, di concederci, liberati dalle mani dei nemici,
di servirlo senza timore, in santità e giustizia al suo cospetto, per tutti i nostri giorni.
E tu, bambino, sarai chiamato profeta dell’Altissimo

perché andrai innanzi al Signore a preparargli le strade,
per dare al suo popolo la conoscenza della salvezza nella remissione dei suoi peccati.
Grazie alla tenerezza e misericordia del nostro Dio, ci visiterà un sole che sorge dall’alto,
per risplendere su quelli che stanno nelle tenebre e nell’ombra di morte,

e dirigere i nostri passi sulla via della pace».

Parola del Signore

 

Franco: La creatura riconosce che la sua vita è tutto dono di Dio.

Luigi: Attraverso tutti i nostri errori, attraverso tutte le nostre esperienze negative, attraverso tutti i nostri fallimenti, Dio trova la via per salvarci, crea un mattino stupendo di sole. Ad un certo momento spunta un fiore bianco, immacolato, in mezzo al letame: questa è la meraviglia di Dio. E’ Lui che sa trarre dal nostro male il bene, che converte il male in bene, ed è a questo punto che noi diciamo: “Signore, è stato tutto dono tuo”. È nel pensiero del nostro io che noi constatiamo il fallimento, ma se da tutti questi fallimenti ne è venuto fuori quello che ne è venuto fuori, possiamo solo esclamare: “Signore, è una meraviglia quello che hai fatto!”. Per questo nessuno di noi si può vantare, ma in tutto deve riconoscere: “Signore, è stato tutto dono tuo!”.

Agata:: Il "Benedictus" è un canto di ringraziamento.

Luigi: “Alla sapienza è reso onore dai suoi figli” cioè soltanto i figli della sapienza riconoscono la sapienza; soltanto chi viene da Dio riconosce l’opera di Dio. Mentre per gli altri non va mai bene niente; sia che Dio li inondi di grazie, sia che Dio li castighi, non va bene niente, non “può” andare bene, perché non vedono le cose giustificate in Dio, e sperimentano l’assenza di Dio.

Bruno: Quindi è necessario sperimentare l’assenza di Dio?

Luigi: Si, è necessario.

Bruno: Se l’esperienza dell’assenza è sinonimo di peccato, se l’uomo non peccasse non farebbe mai esperienza di assenza di Dio.

Luigi: Si, il peccato è contemplato nell’opera creatrice di Dio. Il peccato non è una sorpresa per Dio ma è contemplato.

Bruno: Anche il peccato originale è contemplato?

Luigi: Si, è tutto contemplato, perché se non lo fosse, Dio non sarebbe più Dio.

Bruno: E’ necessario che Adamo mangi il frutto proibito.

Luigi: E’ necessario come è necessario che tu rompa un vaso cinese, preziosissimo, per capire l’importanza che aveva quel vaso.

Bruno: Quindi più progredisci verso Dio e più sei libero, più ti allontani e più sei schiavo...

Luigi: ...ed è lì che rompi il vaso. Adamo era in formazione, non era "già fatto", era sotto controllo come un bambino è sotto il controllo di un adulto. Lui stava dialogando con Dio e man mano che dialogava con Dio, cresceva, veniva fatto: “Facciamo”. Infatti, durante il giorno riceveva le lezioni di Dio e alla sera Dio scendeva a dialogare con Lui. Man mano che dialogava e capiva, cresceva, veniva fatto ad immagine e somiglianza di Dio; cresceva in quanto poteva specchiarsi. Adamo ha cominciato a specchiare i problemi esterni. Perché è facile per noi osservare una margherita, un monte, un fiume, ma è terribilmente difficile rientrare in noi stessi e guardare ciò che succede dentro di noi. Dio comincia ad educare questo "bambino" che cresce, attraverso le lezioni racchiuse nei fatti esterni, nei rapporti tra le creature. Man mano che cresce, siccome tutto va dialogato con Dio, sorge il problema di dialogare il proprio io, perché anche l’io è creatura di Dio. E lì comincia la fase più difficile, perché fintanto che si tratta di dialogare gli altri, i fatti esterni con Dio, è relativamente facile; ma quando siamo invitati a dialogare il nostro io, corriamo il rischio di bloccarci e di non dialogarlo con Dio.

Bruno: L’io è rappresentato dall’albero nel giardino.

Luigi: Si, sono tutti segni. Tutta la creazione è fatta di segni, di parole e poi c’è lo Spirito: anche il nostro io va dialogato con Dio, cioè va visto dal punto di vista di Dio. L’errore che noi facciamo è di considerare il nostro io come punto fisso, un tetto di riferimento. Non è così! Se tu dialoghi tutte le cose con Dio, i fatti, gli avvenimenti, devi dialogare anche il tuo io con Dio per vederlo da Dio, per vedere che cosa è questo io, perché Dio deve essere il tuo unico punto fisso di riferimento. Ora, tutte le tue conoscenze sono dei rapporti. Rapportare vuol dire riferire un termine mobile, che è rappresentato da ciò che non sai, ad un termine fisso. Quindi il tuo io, che è un termine mobile (perché non sai che cosa è), mentre Dio sai che cosa è (perché non puoi ignorarlo in quanto è il Principio di tutto), va messo in rapporto con Dio. Quello che non metti in rapporto con Dio ti distrugge.

Bruno: Questa possibilità di non riportare a Dio è contemplata da Dio.

Luigi: Si, perché è necessaria, è programmata per la formazione della creatura umana. Dio non ti costringe a dialogare con Lui, ma te lo propone perché vuole formare la creatura umana attraverso l’intelligenza. Se ti costringesse al dialogo, ti impedirebbe la formazione verso la conoscenza. Ora, quando uno ti fa una proposta, deve darti la possibilità di rifiutare. Altrimenti sarebbe una costrizione non una proposta. Comunque, sia che tu accetti, sia che tu rifiuti, maturi, e sei fatto consapevole di quello che hai accolto e di quello che hai rifiutato; se non altro la maturazione avviene.

Margharita: Non riferendo a Dio si fa esperienza che Dio non è presente, mentre Dio è l’Unico che è sempre presente.

Luigi: Certo, però non ti puoi convincere, perché intellettualmente non puoi dimostrare che Dio sia assente. In questo modo introduci nella tua vita una contraddizione, ed è questa contraddizione che ti distrugge, che ti fa morire, che ti impedisce di respirare e ti soffoca. C’è una contraddizione tra ciò che non puoi smentire intellettualmente con lo spirito e quello che invece sperimenti col sentimento, col cuore. E questa contraddizione te la porti dentro di te.

Margharita: Però, fino a quando la creatura, per opera di Dio, può ritornare a metterlo prima di tutto e quindi a ricostruire questa dimensione di dialogo?

Luigi: Quando Dio ti fa la proposta, soltanto quando Dio parla. Se Dio non ti fa arrivare la sua proposta, tu non puoi muoverti, resti nella tua tomba e non ne esci. Quando ti fa arrivare la sua parola, in qualunque punto tu sia, hai la possibilità. Dio non ti prende per il collo, perché ti rispetta come persona, quindi ti dà la possibilità. Ma ne devi approfittare, perché la parola deve essere una "parola per te", che arriva a te; è una proposta a cui ti devi agganciare. Non deve essere qualche cosa che parte da te: “Adesso io mi decido di mettere Dio prima di tutto!”. Stai fresca! L’iniziativa deve essere di Dio perché si entra nel regno di Dio soltanto per iniziativa di Dio.

Margharita: Anche nella sua "non parola", dovremmo riuscire a non essere nell’angoscia.

Luigi: Tu non sei nell’angoscia quando Lui non parla o è assente, quando Lui ti ha già fatto capire che la sua "non parola", cioè la sua assenza è una parola. Certamente Dio ti vuol condurre a capire che anche la sua assenza è una sua parola. E a quel punto, sia che Lui parli, sia che non parli tu sei sempre con Lui!

Pinuccia: E’ la lotta di Giacobbe.

 

* * *

             

Mercoledì 20 gennaio 2016

(Tratto dalla cassetta 131 del  23.1.1985)

 

 

E stavano a vedere

(Mc 3,1-6)

 

In quel tempo, Gesù entrò di nuovo nella sinagoga. Vi era lì un uomo che aveva una mano paralizzata, e stavano a vedere se lo guariva in giorno di sabato, per accusarlo.
Egli disse all’uomo che aveva la mano paralizzata: «Alzati, vieni qui in mezzo!». Poi domandò loro: «È lecito in giorno di sabato fare del bene o fare del male, salvare una vita o ucciderla?». Ma essi tacevano. E guardandoli tutt’intorno con indignazione, rattristato per la durezza dei loro cuori, disse all’uomo: «Tendi la mano!». Egli la tese e la sua mano fu guarita.
E i farisei uscirono subito con gli erodiani e tennero consiglio contro di lui per farlo morire.

 

 

Cina: Cosa significa la mano destra inaridita?

Luigi: Significa l’impotenza; è segno dell’impotenza a giudicare, della ritrosia a pronunciarsi. Dio ti sta presentando una cosa e tu non riconosci l’opera di Dio. “Perché non riconoscete da voi stessi quello che è giusto?”, perché non avete intelligenza? Perché non capite?

Delfina: Gesù per guarire questa persona trasgredisce la legge.

Luigi: Gesù qui si è indignato: “Li guardò con indignazione”, perché?

Delfina: Perché per osservare il sabato avrebbero voluto che Gesù non lo guarisse.

Luigi: Perché non capirono quello che è giusto. Il Signore ci presenta quello che è giusto e noi facciamo delle riserve; non capiamo, non aderiamo, non diamo l’assenso. Tutto questo crea indignazione. Dio ci fa vedere quello che è vero, quello che è giusto.

Delfina: Quand’è che noi abbiamo questo atteggiamento negativo?

Luigi: Questi farisei misuravano Gesù secondo i loro schemi, secondo la loro tradizione, secondo la loro legge. Lo stavano osservando per vedere se violava il sabato. Siccome già altre volte era successo che Gesù guariva di sabato, sembrava che si divertisse a fare i miracoli proprio in giorno di sabato. Sembrava che facesse loro i dispetti. Invece Gesù stava dando delle grandi lezioni. Per i farisei l’uomo deve essere sottomesso alla legge, invece Gesù ha fatto capire che è la legge che è sottomessa all’uomo. La legge è data per l’uomo non l’uomo per la legge. Gesù dice: “Se l’asino ti cade nel pozzo in giorno festivo tu non lo tiri fuori? Aspetti il giorno dopo per tirarlo fuori? Forse un uomo non è più importante di un asino?”. Lo stavano osservando per giudicarlo secondo la loro legge.

Delfina: Ma quando io faccio questo?

Luigi: Quando vuoi giudicare secondo il mondo, secondo la mentalità degli altri, secondo una regola.

Franca: Da cosa è data l’umiltà?

Luigi: L’umiltà è data prima di tutto dalla grande convinzione che Dio è il Creatore e che noi siamo delle creature. È Lui che fa tutto. Dio non è Colui che “ha fatto” tutto, ma è Colui che “fa” tutto, ancora oggi, per ognuno di noi.

Quindi saremo umili quando manterremo questo rapporto giusto: Dio è il Creatore, io sono la creatura. Allora è facile essere umili. Infatti se noi ci misuriamo con la vetta, capiamo che siamo ancora a valle; ma se non ci misuriamo con la vetta crediamo di essere arrivati chissà dove, ci crediamo chissà chi.

Dobbiamo sempre confrontarci: Lui è il Creatore, io non sono il creatore. Questa verità ci mette in una giusta posizione per accogliere, per accettare tutte le cose, sapendo poi che Dio fa tutto in un disegno buono, e che Lui ci aiuta a liberarci da tutto ciò che ci rende schiavi. Perché noi tendiamo sempre a caricarci di schiavitù, senza rendercene conto scegliamo in base a: “Quello mi piace; quell’altro è buono”, e ad un certo momento restiamo paralizzati. Il Signore invece opera per alleggerire le catene, per tagliare le catene; sta facendo un gran lavoro con noi.

Sandra: Quando Gesù dice a noi: “Mettiti nel mezzo”?

Luigi: Quando ci chiama a tu per tu con Lui. Prima noi ci “nascondiamo” in mezzo alla folla, e ci fa anche comodo: “Facciamo gruppo, così cerco di nascondermi dietro tutti gli altri”. Vi è un momento in cui Gesù ci chiama: “Sto parlando personalmente con te”, e ci impegna in una risposta personale.

Pinuccia: E’ Gesù che prende l’iniziativa.

Luigi: Il problema non era l’uomo paralizzato, ma il problema erano gli spettatori, perché erano loro i paralizzati. Infatti dice: “E’ lecito fare del bene o fare del male in giorno di sabato?”, e gli altri non si pronunciano. Quel malato rappresentava, era lo specchio di quello che era il male di tutti. Gesù l’ha guarito per far capire agli altri la guarigione che avrebbero dovuto cercare.

Pinuccia: Nonostante la sua indignazione…

Luigi: Certo, l’indignazione è ancora per salvare. Tutto Dio fa per salvare. Noi dobbiamo sempre vedere tutte le cose nell’intenzione di Dio. Quand’anche Dio ti dicesse: “Meglio per te che non fossi mai nato”, te lo direbbe salvarti, e non per dannarti. Tutte le cose Dio le fa per salvare, perché “Dio vuole che tutti si salvino e giungano a conoscere la verità”. Quindi tutte le cose che Lui fa, dice e opera, le dice, le fa per salvarci. Ogni cosa, ogni scena del Cristo va sempre intesa nell’intenzione di Dio, non nelle nostre intenzioni. Gesù si è indignato per usarti misericordia, per farti capire, per liberarti da un tuo male.

 

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Venerdì 26 dicembre 2014

 (tratto dalla cassetta del 26.12.1988)

 

 

Guardatevi dagli uomini

 (Mt 10,17-22)

 

In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli:
«Guardatevi dagli uomini, perché vi consegneranno ai tribunali e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe; e sarete condotti davanti a governatori e re per causa mia, per dare testimonianza a loro e ai pagani.
Ma, quando vi consegneranno, non preoccupatevi di come o di che cosa direte, perché vi sarà dato in quell’ora ciò che dovrete dire: infatti non siete voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi.
Il fratello farà morire il fratello e il padre il figlio, e i figli si alzeranno ad accusare i genitori e li uccideranno. Sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato».

Parola del Signore

 

Maria: Stefano ha subito una morte violenta.

Luigi: “Dai tempi di Giovanni Battista ad ora il regno di Dio subisce violenza e i violenti se ne impadroniscono”.

Maria: Infatti non ho mai capito questa frase del Vangelo. Me la puoi spiegare?

Luigi: Quando uno ti invita a cena, quella cena soffre violenza da parte tua, perché è offerta a te, alla tua volontà. Ora, con Giovanni Battista e con Gesù, ci viene fatta questa offerta: “Il regno di Dio è vicino”. Vicino vuol dire che è offerto, è accessibile. Se ti è accessibile, necessariamente vuol dire che patisce violenza, perché dipende dalla tua risposta; nella scelta c’è la violenza. Colui che è, Dio, che certamente non subisce violenza, trova il modo di offrirsi al tuo pensiero, quindi alla tua scelta, e quindi a subire violenza. Vedi la contraddizione?

Per cui Dio, che è il Signore di tutto, si offre ad essere ucciso da te (Cristo che muore in croce, che patisce violenza), perché soltanto patendo violenza, soltanto facendoti sperimentare che tu l’hai ucciso, cominci a capire chi è Lui. E’ necessario.

Il regno di Dio "patisce violenza" data la nostra situazione di ignoranza nei riguardi di Dio, conseguenza del non aver messo Dio prima di tutto; ed è necessario fare questa esperienza, per la nostra salvezza. Questo avviene per farci capire l’importanza, il valore che ha Dio nella nostra vita, perché è solo quando perdi una cosa, cominci a scoprire l’importanza di ciò che avevi e che non hai più.

Se fossimo intelligenti, non avremmo bisogno di passare attraverso l’esperienza della perdita di una cosa. Ma dato che c’è un difetto di intelligenza, necessariamente (ecco la necessità), bisogna passare attraverso la perdita di quella cosa: ci deve essere portata via.

Dio non ci può essere portato via. Ecco la grandezza del disegno di Dio! Lui, che non può essere portato via, che non può subire violenza, che è sempre presente, Lui, trova il modo, attraverso la costituzione che ci dà (sentimento, esperienza, intelletto), trova il modo di farsi sperimentare come assente, di far sperimentare la violenza da parte della creatura, fa in modo che la creatura lo uccida, che lo perda. Pensa: Dio si offre ad essere perduto per opera della creatura. A quel punto la creatura non può far altro che constatare: “Sono io! Perché prima ce l’avevo e adesso non ce l’ho più”. “Sono io che ho fatto cadere il vaso prezioso: prima era intero, adesso è rotto e in mezzo ci sono io!”. In mezzo ci sei solo tu: la colpa è tua. Ecco il disegno di Dio: attraverso quella perdita, cominci a capire l’importanza di quello che avevi. Dio non si lascia uccidere per dannarti, ma per salvarti. Allora, se attraverso quell’esperienza capisci l’importanza di Dio e lo metti prima di tutto, c’è la risurrezione. È qui che capisci che Gesù è morto per salvarti.

Maria: Proprio oggi ho chiesto una spiegazione di queste parole di Gesù ad una religiosa che mi ha detto: “Bisogna farsi violenza, bisogna rinunciare a questo, bisogna rinunciare a quello!”, cioè questa è la spiegazione tradizionale.

Silvana: Si, comunque senza la dedizione personale, totale a Dio non si arriva a conoscere Dio. Farsi violenza va inteso in questo senso.

Luigi: Si, ma la dedizione totale non può realizzarsi se tu non scopri l’importanza, il valore totale che tu hai perduto. Come fai a scoprirlo se non sei intelligente? Tu scopri il valore solo nella perdita. Noi viviamo in mezzo a delle persone carissime, e non ci rendiamo conto dell’importanza di queste persone carissime. Solo il giorno in cui le perdiamo diciamo: “Ma guarda, quanto era felice la mia vita!”. Perché succede questo? Perché dobbiamo passare necessariamente attraverso la perdita di una cosa per scoprire quello che avevamo? Evidentemente perché c’è un difetto di intelligenza. Perché prima non capivi? Hai dovuto perdere la cosa per capire. Il problema del Cristo è tutto lì!

Cristo è Dio che si incarna! Cosa vuol dire? Si fa figlio dell’uomo, si fa dipendente dall’uomo. Ho fatto l’esempio del vaso cinese prezioso che viene messo nelle mani di un uomo grossolano: è fatale che quel vaso vada rotto. Il giorno in cui lo perde, si rende conto di aver perso dei milioni. Il giornale in questi giorni riportava una notizia molto significativa: ad Arles, in Francia, sul banchetto di un mercatino delle pulci, un signore ha acquistato sei disegni e ha speso l’equivalente di ottantamila lire. Va a casa e scopre che sono 6 dipinti autentici di Van Gogh, confermati dagli estimatori, valore stimato intorno ai trenta miliardi di lire. Segno che noi abbiamo dei tesori preziosissimi e li troviamo al "mercato delle pulci". Noi abbiamo un tesoro enorme nelle mani; altro che Van Gogh! Abbiamo la possibilità di pensare Dio e Dio si offre a noi, ad essere pensato per tutto il tempo che vogliamo! E noi gli concediamo di pensarlo dall’ora tale all’ora tale.  Dio non ci pone dei limiti!

Tu lo puoi pensare ventiquattro ore su ventiquattro, con tutte le tue forze, con tutta la tua mente, con tutto te stesso! Questo è un tesoro enorme!

Invece noi non sappiamo cosa farcene di questo tesoro preziosissimo e lo vendiamo al mercato delle pulci. Verrà il momento in cui qualcuno dirà: “Guarda quello stupido!”.

Pinuccia: Ma allora chi sono i violenti che si impadroniscono del regno di Dio?

Luigi: Dio vuole persone che hanno una spina dorsale, che sanno quello che vogliono; i violenti, quelli che hanno grinta, gente che si butta. Invece quando Dio ci vede indifferenti a tutto, ci vomita dalla sua bocca (cf. Apocalisse), perché gli facciamo venire la nausea. Quando per noi tutto va bene, quando diciamo: “Signore qui, Signore là”, Dio ci vomita. Dio preferisce un delinquente, un bestemmiatore, a chi dice: “Uh, guarda quello come parla bene!”, “Uh, quell’altro come parla bene!”. “Uh, questo qui come è bello!”. Ipocrita! Dio ti vomita.

 

 

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Mercoledì 27 gennaio 2016

(Tratto dalla cassetta 132 del 30.1.1985)

 

 

Ascoltate(Mc 4,1- 20)

     

In quel tempo, Gesù cominciò di nuovo a insegnare lungo il mare. Si riunì attorno a lui una folla enorme, tanto che egli, salito su una barca, si mise a sedere stando in mare, mentre tutta la folla era a terra lungo la riva.
Insegnava loro molte cose con parabole e diceva loro nel suo insegnamento: «Ascoltate. Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; e subito germogliò perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole, fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde tra i rovi, e i rovi crebbero, la soffocarono e non diede frutto. Altre parti caddero sul terreno buono e diedero frutto: spuntarono, crebbero e resero il trenta, il sessanta, il cento per uno». E diceva: «Chi ha orecchi per ascoltare, ascolti!».
Quando poi furono da soli, quelli che erano intorno a lui insieme ai Dodici lo interrogavano sulle parabole. Ed egli diceva loro: «A voi è stato dato il mistero del regno di Dio; per quelli che sono fuori invece tutto avviene in parabole, affinché guardino, sì, ma non vedano, ascoltino, sì, ma non comprendano, perché non si convertano e venga loro perdonato».
E disse loro: «Non capite questa parabola, e come potrete comprendere tutte le parabole? Il seminatore semina la Parola. Quelli lungo la strada sono coloro nei quali viene seminata la Parola, ma, quando l’ascoltano, subito viene Satana e porta via la Parola seminata in loro. Quelli seminati sul terreno sassoso sono coloro che, quando ascoltano la Parola, subito l’accolgono con gioia, ma non hanno radice in se stessi, sono incostanti e quindi, al sopraggiungere di qualche tribolazione o persecuzione a causa della Parola, subito vengono meno. Altri sono quelli seminati tra i rovi: questi sono coloro che hanno ascoltato la Parola, ma sopraggiungono le preoccupazioni del mondo e la seduzione della ricchezza e tutte le altre passioni, soffocano la Parola e questa rimane senza frutto. Altri ancora sono quelli seminati sul terreno buono: sono coloro che ascoltano la Parola, l’accolgono e portano frutto: il trenta, il sessanta, il cento per uno».

Parola del Signore

 

Cina: Questo brano di Vangelo sottolinea l’importanza della qualità del terreno.

Luigi: Si, perché il seme, che è la parola di Dio, arriva a tutti, su tutti i terreni. Tutto dipende dalla qualità del terreno. Noi possiamo essere una strada; la strada cosa significa? È un terreno dove tutti passano, cioè siamo aperti a tutto e a tutti: non tratteniamo niente; per cui il seme non penetra. Possiamo essere un terreno di pietre: carichi di entusiasmo ma niente profondità. Possiamo essere un terreno di spine: abbiamo tanti interessi, denaro, figura, che soffocano il seme. Oppure possiamo essere terreno profondo che custodisce medita e porta frutto: la Madonna.

Delfina: Cosa significa: “A coloro che sono dentro”?

Luigi: Gesù fa questa differenza: a voi è dato conoscere agli altri no. Quindi fa una distinzione tra coloro che sono dentro e coloro che sono fuori. Dentro sono coloro che hanno messo lo Spirito prima di tutto, per cui appartengono allo Spirito. Fuori sono coloro che non hanno messo lo Spirito al di sopra di tutto. Gesù dice: “Io sono venuto per rendere ciechi coloro che credono di vedere”; Lui parla in parabole per rendere ciechi coloro che credono di vedere, affinché non credano di essere salvi; “perché non si salvino” cioè perché sappiano di non salvarsi. Gesù parla affinché coloro che credono di essere salvi, di essere giusti, siano accecati, perché hanno bisogno di toccare con mano che sono ingiusti, hanno bisogno di scoprirsi peccatori, hanno bisogno di scoprirsi cattivi.

Allora la Parola di Dio che arriva a noi, se noi ci crediamo giusti, ci rende ingiusti, cioè ci fa capire che siamo molto lontani da Dio. Invece se noi ci sentiamo molto lontani, crea un apertura, ci fa camminare e ci fa avvicinare.

Flavio: Però coloro che sono fuori non capiscono cosa Gesù dice quindi non prendono coscienza della loro situazione!

Luigi: Coloro che sono fuori non capiscono. Quando uno non capisce, capisce di non capire: l’importante è questo! Se Dio non gli comunica la sua parola crede di capire e dice: “io so già tutto!”. Il bambino dice: “io so già tutto!” poi incontra uno che ne sa più di lui e allora si rende conto di non sapere.

La parola di Dio ci fa toccare con mano la notte, perché soltanto dopo la notte sorge in noi il desiderio, l’interrogazione. Ma prima dobbiamo sperimentare la notte. La parola di Dio butta notte quello che crediamo sia giorno. Infatti Gesù dice: “Io non sono venuto per i giusti, sono venuto per i peccatori”. Forse non siamo “tutti” peccatori?! Si, ma siamo in “tanti” a ritenerci giusti.

Paola: Ma coloro che accolgono la parola non portano tutti lo stesso frutto.

Luigi: Si, perché tutto dipende dalla dedizione. Nella situazione del terreno buono, pur accogliendo la parola di Dio, c’è chi dedica tutto a questo, c’è chi si dedica in parte; pur accogliendo la parola abbiamo terreni diversi. Perché tutto dipende dall’amore, nessuno ama come un altro. Ognuno di noi si caratterizza dall’amore, infatti ognuno di noi riceverà un nome e il nome sarà dato proprio dall’intensità con cui avrà amato. Adesso noi abbiamo dei nomi, ma questi nomi sono fasulli. Il vero nome sarà quello che riceveremo da Dio e sarà in relazione a come abbiamo amato Lui.

Franca: Ma dove è scritto questo? Io non l’ho mai letto!

Luigi: Nel libro dell’Apocalisse. Ognuno sarà capace di conoscere Dio nella misura in cui avrà creduto, avrà amato, avrà cercato Dio nella notte. In paradiso nessuno invidierà l’altro. Sai perché ci invidiamo gli uni gli altri? Perché pensiamo a noi stessi. Ma non si va in Paradiso pensando a noi stessi. Chi entra in Paradiso entra in quanto ha superato se stesso, è dimentico di sé; e se non pensa più a sé non può invidiare l’altro. Anzi è felicissimo che il Signore abbia sovrabbondato di grazia nell’altro e che a lui abbia dato poco. Anzi di più, come dicono certi santi, perché chi non pensa a sé è contentissimo anche di andare all’inferno pur di fare la volontà di Dio. Dio ti trasforma tutto in Paradiso, anche l’inferno.

Sandra: Ho sentito una persona dire che uno come Hitler dovrebbe andare all’Inferno.

Luigi: Il fatto è che noi ragioniamo con la nostra testa. Un giorno scopriremo che Dio ha creato un Hitler per correggere tanti di noi, per far rinsavire tanti di noi, per curare tanti di noi: è il Signore che l’ha creato, è Dio che l’ha voluto. Noi non ci rendiamo conto, ma se noi leggessimo la Bibbia vedremmo  quante volte il Signore dice: “Io ho suscitato quel tale per fare la guerra contro di te perché tu hai trascurato me”. Allora capiamo che è Dio che suscita i nemici contro di noi perché noi trascuriamo Lui; li crea per salvare noi. Il nemico è un bastone nelle mani di Dio. Hitler si è esaltato, però è stato un bastone nelle mani di Dio. Noi non possiamo condannare Giuda perché un giorno il Signore ci dirà: “Quel Giuda sono io che l’ho fatto, sono io che gli ho fatto fare quella parte. E l’ho fatto per te!”. Allora noi ringrazieremo Giuda, gli chiederemo perdono perché lui ha dovuto fare una parte così incresciosa! Come un attore che deve fare la parte di un essere malvagio odiato da tutti per dare una lezione a me, per insegnarmi qualche cosa. E noi dobbiamo odiarlo perché ha fatto quella parte?! Tutt’altro!

 

 

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Mercoledì 31 dicembre 2014

(Tratto dalla cassetta del 31 dicembre 1992)

 

In principio era il Verbo

(Gv 1, 1- 18)

 

 

 

 

Osvaldo: Che cosa si intende per principio?

Luigi: Il principio di ogni cosa, dove c’è la ragione di ogni cosa. Non bisogna intendere il principio come tempo, ma principio come fondamento; cioè a fondamento della tua vita, come la ragione del tuo vivere c’è il Verbo. La ragione della tua vita, della tua esistenza, il senso della tua esistenza sta in quel principio, sta nel Verbo. Quindi non dobbiamo considerare il principio come tempo ma come il principio in cui si giustificano tutte le cose.

Osvaldo: In questi versetti cosa ci viene spiegato?

Luigi: Ci viene rivelato il perché ci troviamo nella “marmellata”. In principio era così, adesso guarda in che situazione vi trovate, perché avete dimenticato il Principio.

Osvaldo: Però non mi rivela il mistero dell’eternità.

Luigi: Infatti nell’eternità  c’è un principio, ma non inteso come tempo ma principio come ragione di -, giustificazione di -. Dio è la ragione di tutto ciò che esiste, quindi Dio è il principio ma non perché era a principio e adesso non c’è più. Dio è il principio, è la ragione di tutto, e se tu ti allontani da Lui, non capisci più niente. “Come mai non capisco più niente?”, “Eh già, perché ti sei allontanato dal principio: il principio è Dio! Ricollegati con principio e comincerai a capire!”. Dio ci annuncia dove tu trovi il significato, la ragione, la giustificazione, il senso delle cose: il senso della nostra vita. Noi non capiamo più quale sia il senso della nostra vita. Il problema principale del nostro mondo che sta morendo nella sua immondizia, che è segno del rifiuto a Dio, è: a cosa serve la vita? Non ha senso! Perché non ha senso? Perché hai perso il principio, il senso della vita è nel principio.

Bruno: “Tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui è stato fatto niente di ciò che è fatto”.

Luigi: Non dire: “E’ stato fatto” ma: “Tutto è fatto per mezzo di lui e senza di lui tutto ciò che è fatto diventa niente”, viene annullato, vanificato. Per cui se non teniamo conto del principio creiamo il niente, che non esiste, ma del quale facciamo esperienza. Intatti testimoniamo ad un certo momento della nostra vita: “Tutto è servito a niente! Tutti i miei lavori, tutte le mie fatiche sono servite a niente!” ecco come salta fuori il niente! come mai? Perché senza di Lui fate niente. Sant’Agostino dice che facendo niente sperimentiamo il nostro annientamento, la nostra morte. La morte è fare niente.

Bruno: Quindi dobbiamo vedere la realtà mondo in questa luce.

Luigi: Dobbiamo riportare tutto al principio. La nostra preoccupazione principale deve essere questa: ricollegare sempre tutto al principio. Tutte le cose che ti arrivano, riportale sempre nel principio, non perdere mai di vista il principio, perché così facendo, perdi la ragione delle cose, la giustificazione, il significato delle cose. Per noi è importantissimo il significato delle cose, più importante della cosa stessa. È meglio vivere di polenta o vivere di niente, ma avere dentro di te il significato delle cose. Tu hai una vita enorme nel significato, quello è lo Spirito che ti sostiene. Puoi essere ricchissimo, avere tutto il mondo a disposizione e sentirti morire dentro perché non hai il significato delle cose. A costo di far silenzio da mattina a sera, ricollegati sempre col Principio, lì trovi la ragione della Realtà.

Valeria: Una volta hai detto che c’è da ringraziare il Signore se lo pensiamo uno volta o due in tutta la vita. Cosa significa?

Luigi: Ringraziamo il Signore.

Valeria: Ma io credevo di pensare al Signore, qualche volta.

Luigi: Certo, c’è da augurarselo, perché la nostra vita essenziale sta nel pensiero. Il problema è che, il più delle volte, il nostro pensiero è effetto di sentimento. E questo non è pensare perché il sentimento è reazione ad uno stimolo. Quindi quando uno reagisce ad uno stimolo e adopera anche la mente per seguire lo stimolo o per lottare contro di esso, resta sempre nel campo sentimentale e non del pensiero. Invece è nel campo del pensiero, quando può contemplare le cose nella causa, e derivare le cose dal punto di vista del principio, può giustificare la cosa nel suo principio. Infatti Gesù dice: “Quando la parola ti arriva, tu devi applicare la mente, altrimenti la perdi”. Ecco cosa vuol dire pensare: applicare la mente. Applicare la mente cosa vuol dire? Collegare la parola col pensiero di chi te la dice. Quindi quando cerco il Pensiero di Dio, penso. Non posso trovare il Pensiero di Dio in modo diverso. Non posso trovare il Pensiero di Dio per sensazione. Nella vita provo tante sensazioni perché sono a contatto con le creature: “Fa caldo; fa freddo; mi piace; non mi piace”, sono tutte sensazioni. La maggior parte del nostro vivere, anche quando pensiamo, è sempre relativo alle nostre sensazioni, ai nostri sentimenti. Pensare vuol dire arrivare a capire. Quando uno si impegna per arrivare a capire cosa significa questa parola, cosa significa quell’avvenimento, cerca il collegamento con Dio, allora pensa.

Bruno: Che differenza c’è tra Spirito e Pensiero?

Luigi: Portiamoci in Dio: il Pensiero è ciò che è generato da Dio. Noi pensiamo in quanto cerchiamo il pensiero di colui che ci parla: cerchiamo di passare dalla parola al pensiero cioè a quello che l’altro ci vuole comunicare di sé. Lo spirito è il fine. Allora lo spirito può essere buono o cattivo a seconda di quello che è il nostro fine. Lo Spirito Santo è il fine, è Colui che conclude la divinità, l’unità tra Padre e Figlio: Uno, due e tre. Il Padre genera il Pensiero di Sé, l’Uno e il due: adesso dobbiamo trovare il rapporto che c’è tra l’Uno e il due. La visione dell’Uno e del due è lo Spirito Santo: qui abbiamo la pienezza. È il fine. In Dio non c’è il principio e il fine, è per noi. Dio dice: “Io sono il principio, io sono il fine”, lo dice per noi. ecco, il fine è lo Spirito. Se io tengo presente Dio, Principio di ogni cosa, di fronte ad ogni cosa mi accade, cerco di riportarla al Principio. Ma tu capisci che se cerco di riportare ogni cosa al Principio, il Principio diventa il Fine? Qui diventa Spirito. Il Principio diventa Fine in quanto faccio la giustizia. Fare la giustizia vuol dire che debbo riconoscere il Principio in tutto. Quindi tutto quello che mi arriva, devo riportarlo al Principio. Riportando tutto al Principio, il Principio diventa Fine, ecco lo Spirito Santo. È il compimento del Pensiero: lì c’è la pace, c’è la pienezza, sei giunto alla Meta.

 

 

 

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Mercoledì 3 giugno 2015

(cassetta di mercoledì 1.6.1988)

 

“Non è Dio dei morti ma dei viventi”

(Mc. 12,18-27)

 

Daniela: Gesù dice: “Il Dio di Abramo non è il Dio dei morti ma dei viventi” mi fa capire che bisogna risalire alla sorgente...

Luigi: perché è solo nella Sorgente che tu trovi che tutto è vivo; se tu ti fermi all'apparenza o al tuo giudizio, a quello che tu vedi e tocchi dici: “No, quelli sono morti”. Mosè, Abramo, Isacco, Giacobbe erano morti da centinaia di anni; invece se tu tieni presente Dio, quello che coniughi al futuro è già presente: “Saranno tutti ammaestrati da Dio”, presso Dio non c'è il futuro, presso Dio è tutto presente, quindi: “Sono tutti ammaestrati da Dio”. Con Dio tutto si recupera in presenza e con Dio tutto si recupera in vita; non esiste la morte. La morte esiste soltanto in quanto noi pensiamo a noi stessi; quindi è un segno transitorio, un segno che passa, per noi, per portarci nella vita. Quindi diciamo che la morte è ancora una tappa della vita: ma in realtà c'è solo la vita, presso Dio c'è solo la vita. Però per capire che presso Dio c'è solo la vita, devi partire da Dio, recuperare sempre il principio, ritornare sempre al principio allora comprendi che presso Dio c'è solo vita, quindi tutti sono vivi. Quando uno muore diciamo: “E' morto” ma in realtà è già risorto. Noi vediamo solo il vestito, ma in realtà quello è vivo: più vivo di prima perché è passato in un'altra dimensione che sfugge a noi, che sfugge soltanto a noi. Però è più vivo di prima: si và verso un più, non si và verso un meno.

Grazia: Ho visto in un documentario la difficoltà che hanno i salmoni a risalire la sorgente..

Luigi: Devono ritornare al principio dove sono nati: è la fatica nostra. Tutto è lezione di Dio. Noi viviamo in un mare lontanissimo però se vogliamo trovare la vita dobbiamo risalire al nostro principio. Nel principio trovi la comunicazione della vita.

Franca: Nel campo dello spirito non c'è posto alla sterilità, c'è fecondità, abbondanza di vita.

Luigi: Noi siamo sterili in quanto ci separiamo da Dio; per cui sperimentiamo la sterilità della vita, la non fecondità della vita.

Franca: Il fatto che questa donna anche se ha avuto sette mariti non ha avuto figli, che segno è per noi?

Luigi: Che non sono gli uomini che rendono feconde le creature; puoi cambiare cinquanta mariti ma chi ti rende feconda è solo Dio!

Pinuccia: “Dio è Dio dei vivi, non è Dio dei morti, perché tutti sono vivi”. ? Lui che vivifica, è Lui che fa vivere.

Luigi: Dio si annuncia come vita: “Io sono la vita”. “In principio la vita era la luce degli uomini” in Dio è la vita, la vita sta nel conoscere Dio, per cui nella conoscenza, nella luce c'è la nostra vita. Dio ce lo annuncia a tutti affinchè non abbiamo a cercare la vita altrove; non dagli uomini, cercala da Dio. Altrimenti presto o tardi, tu sperimenti la morte. E quell'esperienza di morte è ancora motivo per la nostra salvezza. Perché sperimentando la morte, è parola di Dio, rifletto e dico: “Ho sbagliato luogo, la vita la devo cercare in Dio, soltanto in Dio”.

Pinuccia: Qui Gesù commenta Lui stesso la Scrittura..

Luigi: Tutta la Scrittura di Dio è commentata da Dio. Gli errori ci sono quando la commentiamo noi. Noi dobbiamo commentare la Parola di Dio con la Parola di Dio. Solo allora la sappiamo commentare. Quindi anche il mondo, la creazione, che è parola di Dio, và commentata con la Parola di Dio. Lui parla, lui scrive e poi dice: “Adesso tu alza gli occhi a me perché io ti spieghi quello che ti ho scritto, quello che ti ho fatto”.

Pinuccia: Gesù ci rimprovera di non conoscere le Scritture, né la potenza di Dio. Ci invita a leggere: “Non avete letto?”..

Luigi: Certo, perché ignorare Dio ed ignorare la Parola di Dio è colpa. Perché Dio essendo il Creatore di tutte le cose, non possiamo ignorare la creazione quindi non possiamo ignorare il Creatore. Quindi se non ne tieni conto sei in colpa.

Pinuccia: Il fatto è che siamo distratti perché non amiamo.

Luigi: Si, ma la distrazione è colpa: per cui morire diventa colpa. Siccome Dio è vita, se tu muori sei in colpa.

        

 

 

 

Venerdì 5 giugno 2015

(cassetta di venerdì 3.6.1988)

 

“Come mai gli scribi dicono che il Messia è figlio di Davide?”

(Mc. 12,35-37)

 

 

 

Cina: “Siedi alla mia destra...” cosa significa?

Luigi: Fa conto su Dio; non lasciarti impaurire da niente e da nessuno, ma fa conto su Dio.

Cina: “... finchè io ponga i tuoi nemici a sgabello dei tuoi piedi”..

Luigi: Aspetta! Io opero perché tu ora hai tanti nemici, persecuzioni, lotte, critiche, condanne. Tu non muoverti! Dal libro dell'Ecclesiaste: “Se lo spirito di colui che ha autorità è contro di te: tu non muoverti!”. Non muoverti. “Siedi alla mia destra” non muoverti, sta fermo, fa conto su di me, non lasciarti agitare. Io opero per ricondurre tutte le cose a posto.

Teresa: Costoro erano convinti che Gesù non era figlio di Davide...

Luigi: Quello che sappiamo ci impedisce di sapere. Noi corriamo questo grande rischio. I farisei che obbiettano circa quel cieco dalla nascita e dicono: “Sei tu discepolo di costui? Noi sappiamo che a Mosè ha parlato Dio. Costui non sappiamo di dove sia!”. In nome di Mosè, cioè in nome di quello che loro sapevano, rifiutano Gesù che è Dio. Arriviamo a questo punto!

Teresa: Sapere è un dono di Dio!

Luigi: Tutto è dono di Dio. I buoi, i campi, la moglie sono dono di Dio. Eppure in nome di buoi, campi e moglie non assaggeranno la mia cena, dice Gesù; perché rifiutano Dio. Non è Mosè che sia cattivo. “Scrutate le Scritture; Mosè ha parlato di me” dice Gesù. Ma se Mosè ha parlato di me, e io vengo qui tra voi, voi che credete in Mosè, dovreste amare me, seguire me. Voi che siete figli di Abramo, fate le opera di Abramo. Abramo desiderò vedere il mio giorno. Se voi foste figli di Abramo, desiderereste vedere il mio giorno, e allora mi seguireste, mi ascoltereste. Invece voi siete figli del demonio. Queste sono conoscenze per sentito dire, superificiali, sono strumentalizzate dal pensiero del nostro io. Agli scribi faceva comodo credere così perché citando Mosè esercitavano la loro autorità, avevano le mani nel tempio. E cercavano di uccidere Gesù che li disturbava.

Enzo: Gli scribi si erano fossilizzati sulle parole della legge..

Luigi: Scriba vuol dire istruito. Si sono fermati alla lettera della legge; la lettera uccide. Di fronte a Dio noi dobbiamo sempre considerarci bambini, sempre ignoranti, perché Dio è una luce infinita. Di fronte a Dio noi dobbiamo sempre essere ciechi, ignoranti, bambini: dobbiamo avere bisogno di tutto. “Uno solo è il tuo maestro” è Lui: Dio. Avessi anche la barba lunga un chilometro, comportati sempre da bambino. Perché siamo sempre dei bambini di fronte a Dio. Non dire mai: “Io so” perché in nome di quello che tu sai tu uccidi Dio. Dobbiamo sempre avvicinarci a Dio, a qualunque età, più non sapendo che sapendo. Guai quando ci avviciniamo a Dio sapendo. “Se ci fosse Dio le cose sarebbero diverse!”: finito! Se uno non ritorna bambino, non entra. Diventare bambino vuol dire: butta a mare tutto quello che sai! Fai in fretta, altrimenti non entri mica!

Linuccia: “Davide disse: disse il Signore al mio Signore...”..

Luigi: Davide aveva il suo Signore, Dio. Gesù dice: “Di chi ha parlato Davide dicendo: disse il Signore al mio Signore?”: ha parlato di Cristo. Perché Gesù dice: “Scrutate le Scritture: parlano di me”; Davide appartiene alle Scritture. Gesù dice agli scribi che credevano a Davide: “Di chi parlava Davide?”. Gesù dice questo per invitarli a considerare chi stava parlando con loro: il Cristo. Perché Davide aveva parlato del Cristo. Quindi “disse il Signore” è Dio, “..al mio Signore” è il Cristo. Quindi: “Disse Dio al Pensiero di Dio: siedi alla mia destra” cioè appoggiati su di me, fa conto su di me. Si scatenerà la tempesta: tu non muoverti, fa conto su di me perché io ricondurrò tutto in pace. C'è la tempesta: fa conto su di me. Perché se fai conto su di me, Io ristabilirò la pace, farò calmare il vento, placherò le acque. Ma tu devi far conto su di me. Più noi ci agitiamo per paura, e più sprofondiamo. Quando uno cade nelle sabbie mobili, deve restare fermo, perché più si agita e più affonda.

Gabri: Dio ci presenta delle contraddizioni...

Luigi: Certo, per senza contraddizioni noi diciamo: “Come si sta bene”. Le contraddizioni sono uno stimolo, sono un pungolo, sono il chiodo sulla sedia che fa male e allora tendo a rialzarmi. Sono un sassolino nella scarpa. Le contraddizioni sono per approfondire, per farci camminare. Quando non abbiamo dubbi, quando tutte le cose vanno bene, noi ci sediamo oppure accendiamo la televisione. E  lì la nostra situazione è grave! Invece è nelle difficoltà che l'uomo è provato, che l'uomo accelera i tempi. Quando maggiormente noi diciamo che le cose vanno male, è proprio allora che le cose di Dio vanno molto bene. Perché Dio ci sta facendo correre. L'uomo vale per il problema in cui si impegna. Più si impegna in problemi grossi, più la sua vita vale. Noi non dovremmo avere paura delle difficoltà. Quando la difficoltà si avvicina, dovremmo vedere che proprio lì il Signore ci presenta un'occasione per fare un salto di qualità, per trasformare la nostra vita. Anche nel Vangelo, non dovremmo andare a cercare le parole più facili, dovremmo cercare le parole più difficili, perché sono le parole difficili che ti impegnano a cercare. E impegnandoti a pensare ti trasformano. Perché quando io non impegno il pensare, il pensiero và a zonzo e lì tutto viene sprecato. Invece quando mi trovo di fronte ad una parola molto difficile, ecco la contraddizione, che ti impegna a pensare, lì ti spiritualizza. Teniamo presente che noi muoriamo nella festa. Noi abbiamo bisogno di qualcosa che ci faccia pensare. Perché il pensare ci tiene in vita. È la lotta di Giacobbe.

 

    

 

Mercoledì 3 febbraio 2016

(Tratto dalla cassetta 134 del  6.2.1985)

                                                          

           

Gesù venne nella sua patria

(Mc 6,1-6)

 

In quel tempo, Gesù venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono.
Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga. E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano: «Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani? Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?». Ed era per loro motivo di scandalo.
Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità.
Gesù percorreva i villaggi d’intorno, insegnando.

 

Cina: Se sono nel pensiero del mio io non accolgo il profeta nella mia vita.

Luigi: Si, perché dico: “Ma questo qui l’ho sempre visto, è uno di noi”, e non posso accoglierlo. Dio parla e noi ci impediamo di accogliere la parola di Dio.

Delfina: Perché Gesù dice: “Un profeta non è disprezzato che nella sua patria”.

Luigi: Perché quelli della sua patria, cioè coloro che sono legati da rapporti di sangue,  vantano dei diritti. La “sua patria” cosa significa? “Questo qui lo conosciamo, è uno di noi; e se è uno di noi che cosa pretende di essere?”. Per cui non accettano la novità. Nella propria patria ognuno vuole che “quel tale” sia così come “io l’ho sempre visto”. Non accettiamo che sia diverso. Lo rifiutiamo e con lui rifiutiamo l’opera di Dio: se tu hai fatto il falegname fino a ieri, devi continuare a fare il falegname.

Franca: “Non poteva compiere alcun prodigio ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì” cosa significa?

Luigi: Penso che l’evangelista parli di veri prodigi. Il vero prodigio non è la guarigione fisica. I veri prodigi sono altri. Come quando Gesù guarì i dieci lebbrosi; li guarì tutti e dieci ma uno solo tornò a ringraziare. Gesù dice a quel “uno solo”: “La tua fede ti ha salvato”. C'è una distinzione tra guarigione e salvezza. Ora, il vero guarire è salvare l’uomo; e questa salvezza non può avvenire se non c'è la corrispondenza da parte dell’anima che ha fede.

Sandra: “Si meravigliava della loro incredulità”

Luigi: Si, molte volte si parla di questa meraviglia. In molti casi Gesù si è meravigliato di trovare della fede. Tutto quello che Gesù fa, lo fa per noi, non è che lo subisca. Si meraviglia di vedere tanta fede in un centurione, un romano; questa meraviglia è per il suo popolo, per far capire come Dio raccoglie anche dove non ha seminato, o meglio dove gli uomini credono che non abbia seminato: in terra pagana. Per cui ti prende un pagano e te lo porta in vetta; mentre un altro che crede di appartenere al popolo ebreo te lo lascia lì.

Flavio: Ma Gesù aveva o no dei fratelli?

Luigi: No, perché sua Madre è vergine prima e dopo la nascita di Gesù, quindi costoro erano parenti. Loro non avevano il termine cugino, per cui erano tutti fratelli. I parenti erano fratelli. I figli dello stesso ceppo erano fratelli e sorelle.

Paola: La verginità della Madonna è un dogma? I protestanti non credono a questo mistero.

Luigi: Si, certamente. Infatti escludendo la verginità di Maria non possono capire qual è stata la missione della Madonna (come verginità, come immacolata concezione): invece è una lezione importantissima per la nostra vita spirituale.

Maria: Alcuni non credono che Gesù sia il Figlio di Dio.

Luigi: Alcuni protestanti credono che Gesù sia il Figlio di Dio. Altri credono che sia diventato figlio di Dio nel momento del battesimo di Giovanni Battista; cioè, solo in quel momento ha preso consapevolezza di essere figlio di Dio. Comunque tutto quello che è avvenuto, che noi chiamiamo dogma, non è da considerarsi come una parete che non si possa scalare, che non si possa capire. Il dogma è lezione in cui ci dobbiamo sprofondare per cercare di capire, perché ha un significato.

Con il concepimento di Maria Dio non ha voluto farci assistere ad un miracolo; Gesù è nato da una vergine non per farci assistere ad un miracolo. In questa nascita c'è una lezione profonda per la nostra anima: fintanto che la nostra anima non diventa vergine, noi non possiamo concepire Dio. Quindi la Madre di Dio è una lezione importantissima perché ha la funzione di educare la nostra anima fino a quel livello tale da poter concepire Dio “come” lei lo ha concepito.

Silvana: Sono cose difficili da capire.

Luigi: Teniamo presente che Dio è presente in noi. Perché noi non lo concepiamo? Perché non siamo vergini, perché siamo inquinati. Basta vedere la Madonna come si è comportata in ogni circostanza. La Madonna è stata tutta ascolto, non ha mai parlato. L’unica parola che ha detto alle nozze di Cana è questa:  “Fate tutto quello che Lui vi dirà”. Perché? Perché lei ha fatto tutto quello che Dio le diceva. È l’unica parola che lei può dire, perché è tutta ascolto. Noi siamo creati per l’ascolto. L’unica parola che possiamo dire agli altri: “Fai tutto quello che Dio ti dice”.

Pinuccia: Anche la Madonna è un’attrice?

Luigi: E’ opera di Dio per noi, è lezione, scena di Dio per noi. Per cui se io dico: “No, la Madonna non è vergine”, sbaglio; perché Dio me la presenta come vergine, ed io cancellando questo dato mi privo della lezione che mi viene da questa verginità. Ora, se Gesù è nato da una donna vergine, ci deve essere un significato profondo. Altrimenti devo strappare certe pagine del Vangelo, ma chi mi autorizza a strapparle? Soltanto il mio egoismo, il mio orgoglio.

Dio mi dirà: “E’ per te che ti ho presentato mia madre affinché ti aiutasse, perché senza di lei tu non puoi arrivare a me”. Allora potrò solo dire: “Grazie Signore per il dono della Madonna”.

 

* * *

 

 

Venerdì 2 gennaio 2015

 (tratto dalla cassetta del 2.1.1993)

 

“Tu chi sei?

Io sono voce di uno che grida nel deserto: rendete diritta la via del Signore”

 (Gv 1,19-28)

 

 

 

Osvaldo: Questa domanda che fanno a Giovanni Battista manifesta il bisogno che abbiamo di individuare chi ci può salvare.

Luigi: Si, è la veglia sull’essenziale che ti porta ad individuare in che cosa consiste la salvezza di Dio. “Abramo desiderò vedere il mio giorno” duemila anni prima che Gesù si incarnasse: ecco la maturità dell’uomo. L’uomo maturando, cresce in questa sapienza: la via attraverso cui Dio ti conduce alla salvezza, cioè ti conduce a trovare la sua presenza. Concependo questo mistero ora hai la possibilità di esclamare: “Ah, questa è la via che mi conduce alla salvezza!”.

Osvaldo: Come Simeone che ha individuato il Messia in Gesù Bambino.

Luigi: La realtà è Dio che la fa, il Bambino è opera di Dio, però se tu non l’hai concepito interiormente, non puoi individuarlo. Apparentemente, è banale, è un bambino come tutti gli altri. È banale, tutti i giorni nascono milioni di bambini. Ad un certo momento tu hai la possibilità di cogliere la singolarità nel banale. La sostanza della sapienza è di farti cogliere la singolarità in ciò che è banale: lì è la salvezza.

Osvaldo: Nella banalità noi siamo grossolani quindi il contrario della grossolanità qual è?

Luigi: Il contrario è essere fini. Pascal parla di finezza, dello spirito di finezza.

Osvaldo: Se noi fossimo fini sentiremo la voce di un uomo che è in Australia oppure di uno che è vissuto tanto tempo fa.

Luigi: Ma certo, quando tu sei fine, cogli la verità, e la verità non è condizionata né dal tempo, né dallo spazio. Perché noi siamo grossolani perché? Perché dico di conoscere Osvaldo. Chi è Osvaldo? Osvaldo è uno che lavora alla posta di Cuneo. Ecco la grossolanità, perché quello non è Osvaldo. Tra noi ci conosciamo tutti in questo modo. E questa grossolanità si estende su tutto, al punto di dire: “Questa pagina di Vangelo l’ho già letta, non mi dice più niente!”. Dicendo: “Questa cosa la conosco perché l’ho già vista!”, perdiamo la vita perché la cosa che perde novità, per noi, non comunica più vita, non ci attrae più. La vita ci viene in quanto una cosa ci attrae. È la morte di tutto. Guarda la morte di tutti gli amori umani, ad un certo momento diventano una noia infinita: è sempre la stessa minestra. Non ti dice più niente, non ti comunica più niente. E quando l’altro non ti comunica più niente, l’amore è finito. Ma quello è solo effetto di grossolanità, perché l’amore non finisce mai. Quando dico: “Non trovo più novità” è perché dico: “Io l’altro lo conosco già!”, invece non lo conosci per niente! perché conosciamo solo quando quella persona la vediamo in Dio e da Dio: lì c’è la vera conoscenza. Noi conosciamo Osvaldo quando vediamo ciò che tu sei in Dio e da Dio. Noi ci priviamo della vita dicendo: “Lo conosco!”, “L’ho già visto!”, non ti attrae più, non accettiamo più la comunicazione.

Sandra: Mi chiedevo, ma come faccio a pensare sempre a Dio?!

Luigi: Puoi pensare Dio? quando pensi Dio, pensi Dio col Pensiero di Dio; il pensiero non è tuo perché puoi pensare ad un uomo, all’albero, alle creature per cui tu non sei pensiero di Dio, perché se tu fossi pensiero di Dio, penseresti sempre a Dio. Tu non sei pensiero di Dio però hai la possibilità di pensare Dio che vuol dire che Dio si mette a tua disposizione. Dio è un amico che si mette a tua disposizione: “Quando vuoi, vienimi a trovare, io sono a tua disposizione; vieni a qualunque ora”, ecco l’amicizia. Ora, tu non sei l’amico, ma l’Amico è a tua disposizione. Mi vuoi dire dove sta il problema che lamenti?

Sandra: Non posso stare con lui sempre. Magari lo vorrei anche però non posso.

Luigi: Lui è a tua disposizione, Lui non ti impone delle condizioni: “Quando vuoi vieni a trovarmi: puoi venire a mezzogiorno o a mezzanotte, non mi interessa. A qualunque ora io sono sempre a tua disposizione”. Lui non è il tuo pensiero, però il Pensiero di Dio è a tua disposizione. Tu puoi pensare Dio, e quando pensi Dio lo pensi col Pensiero di Dio: hai un Amico che è a tua disposizione. Mi vuoi dire dove sta la difficoltà?

Agata:: Non posso stare con Dio perché il Signore mi ha messo degli impedimenti.

Luigi: Ma è il Signore che ti ha messo degli impedimenti o sei tu che te li sei messi?

Sandra: Ma ho marito e figli. Ma non dico a Dio che non posso perché ho marito e figli ma è perché non posso.

Luigi: Allora questo è un pio desiderio. Lui è a tua disposizione, non ti mette delle condizioni: “Io per te ci sono solo un’ora al giorno”, no! Dio è sempre a tua disposizione, come e quando tu vuoi: è l’Infinito a tua disposizione. Noi siamo portatori del Pensiero di Dio. Ora, se c’è una cosa che noi buttiamo nell’immondizia, che buttiamo al fiume, è il Pensiero di Dio: Lui è sempre lì a nostra disposizione. Chi si preoccupa di andarlo a trovare? Chi ha tempo per andarlo a trovare? Hai tempo per far da mangiare? Hai tempo per mangiare? Hai tempo per guardare la tele? Hai tempo per far le pulizie di casa? Hai tempo di dormire? Hai tempo per trovarti con gli amici? Guarda per quante cose hai tempo! E perché non trovi tempo per Dio?

Sandra: Eh ma quelle sono delle necessità!

Luigi: E perché Dio non è una necessità?

Sandra: Allora quando sento questi ragionamenti, mi resta solo che prendere un sacco in spalla e andare nel deserto.

Luigi: E c’è qualcuno che te lo impedisce? Sei solo tu che lo impedisci! Sei solo tu! Non c’è nessuno che te lo impedisca; penso che nemmeno tuo marito te lo impedisca. Guarda che la vita è un’avventura. Se tu vuoi valorizzare la tua vita, vivi l’avventura, ma vivila in pieno. Ti diranno che sei matta, però stai pur tranquilla, ad un certo momento tutti ti ammireranno per l’avventura che hai vissuto. La vita è un’avventura o te la giochi o non te la giochi. Dio ha messo a nostra disposizione Se stesso, l’Infinito. La fonte della vita è a nostra disposizione e noi moriamo di sete.

Pinuccia: Perché si fanno gli auguri all’inizio dell’anno?

Luigi: Perché l’anno nuovo è una parola nuova la quale richiede tanto impegno … per questo servono tanti auguri!

 

 

 

* * *

 

 

Mercoledì 7 gennaio 2015

(Tratto dalla cassetta del 7 gennaio 1993)

 

“Convertitevi”

(Mt 4, 12-17.23-25)

 

 

Monica: “Il popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce”.

Luigi: Noi aspettiamo una redenzione, una liberazione, una salvezza perché siamo in pericolo, stiamo affogando. C’è una minaccia che incombe su di noi. Il fatto di constatare che il tempo passa, mi fa sospirare una salvezza, mi fa sospirare una vita eterna. Il tempo che passa, ogni giorno mi porta via qualcosa, è una perdita continua se vivo nel pensiero del mio io. Dal momento della nostra nascita noi cominciamo a morire, ma se viviamo per Dio abbiamo il contrapposto positivo della vita crescente. Perdi in materia ma cresci nello Spirito, avendo un punto fisso di riferimento nel quale raccogliere. Più unifichi in questo unico punto fisso di riferimento e più cresci nello Spirito. Dio non ci ha creati per la morte ma per la vita, però se non facciamo crescere lo Spirito, noi subiamo la morte perché ogni giorno perdiamo un pezzo.

Agata:: “Convertitevi, il regno di Dio è vicino”, per convertirci dobbiamo distaccarci da tutte le cose terrene.

Luigi: Il problema non è il distacco ma è farsi furbi, è usare l’intelligenza. Se hai un interesse principale, fai di tutto per coltivarlo fino ad arrivare al conseguimento del fine. Se voglio  laurearmi, devo evitare tante dispersioni: non posso più andare al cinema, a ballare. Però così facendo, non è che io consegua la laurea ma impegnandomi a studiare la materia. Però per arrivare alla meta devi digiunare dai divertimenti. C’è un aspetto negativo e dall’altra c’è quello positivo: è soltanto coltivando il positivo che si costruisce.

Pinuccia: I pastori a Betlemme hanno riconosciuto Gesù Bambino perché hanno visto che la realtà esteriore coincideva con la realtà interiore. Ma sia Anna che Simeone hanno trovato un bambino che corrispondeva a quale realtà interiore?

Luigi: A ciò che avevano concepito interiormente.

Pinuccia: Sapevano che la salvezza di Dio consiste in Dio che si sottomette all’uomo, ma questo lo potevano vedere in qualsiasi bambino che ha bisogno di tutta l’attenzione di un adulto.

Luigi: Giusto. Infatti è lo Spirito che ha guidato Simeone in quel punto e in quell’ora precisa in cui a Betlemme arrivavano Maria e Giuseppe col Bambino. È scritto sul Vangelo: “Lo Spirito lo guidò”. Giovanni Battista era nel deserto e ci stava benissimo, poi ad un certo momento preciso lo Spirito gli dice: “Va nel deserto sulle rive del Giordano perché è arrivato il tempo. Battezza, predica il battesimo di giustizia. Colui sul quale vedrai lo Spirito fermarsi, quello è il Messia”. E lui dice: “Io sono venuto, ho battezzato, ho visto e adesso testimonio”. Così è per Anna, così è per Simeone. O crediamo allo Spirito allora crediamo che è lo Spirito che opera, che guida, non ha bisogno delle nostre dimostrazioni. È un fatto essenzialmente personale: hanno concepito, l’hanno riconosciuto, testimoniano che questa è la salvezza. Duemila anni prima “Abramo ha visto il mio giorno”: opera dello Spirito. E noi materiali diciamo: “Come ha fatto a vedere il suo giorno?”. È lo Spirito.

Pinuccia: Ma come faccio a sapere se è lo Spirito che mi illumina o è la mia fantasia?

Luigi: Se tu credi lo Spirito parla e guida. I figli di Dio si caratterizzano in questo: che in tutto si lasciano guidare dallo Spirito che vuol dire che se noi ci lasciamo guidare da altro, non siamo guidati dallo Spirito.

Margharita: La creatura che è in questa attesa è fatta capace di ricevere la conferma di quello che ha concepito interiormente.

Luigi: La veglia è necessaria perché è in questo modo che si matura, che si diventa capaci di vedere quello che gli altri non possono vedere. Ma è lo Spirito che ti fa vedere. Se non si è mossi dallo Spirito si diventa grossolani, si vede solo la materia.

Pinuccia: Quindi c’è differenza tra le individuazioni del Verbo Incarnato? I pastori, Anna, Simeone hanno visto il Bambino ma non parlava ancora. Invece i discepoli l’hanno udito parlare.

Luigi: Una differenza c’è sempre perché Dio non fa mai le cose uguali. Quindi c’è differenza tra il concepimento di Maria, da quello dei Magi, da quello dei pastori, da quello di Anna e Simeone. Però il termine comune è questo: se uno non è attratto dal Padre, se non c’è questa giustizia essenziale, se non hai messo Dio al centro, non puoi riconoscere Cristo. Ne puoi sentir parlare, puoi fare del sentimento, puoi pregare da mattino a sera ma tu non puoi intendere il Cristo. L’anima di tutto è l’attrazione per il Padre: “Nessuno può venire a me se non è attratto dal Padre”. Quindi né al momento della nascita, né quando è maturo, né quando è sulla croce. Anche Cristo morto in croce, se non sei attratto dal Padre, non lo puoi capire. “Capisci quello che ti ho fatto?”, non passerai mai al significato, non potrai capire quello che Lui ha fatto per te.

Bruno: Presso Dio c’è novità infinita perché c’è tutto da capire.

Luigi: Novità all’infinito! La vita eterna è fatta di questa novità infinita. Novità è ciò che vedi per la prima volta. Vivendo qui in terra, ad un certo momento non c’è più una prima volta. Per il bambino tutto è prima volta, poi passando il tempo tutto diventa vecchio: il nostro io è fatto di passato ed è chiuso al nuovo che sta venendo. Se Dio ti facesse vedere per mille volte la stessa cosa, c’è una novità anche nella millesima volta! “Signore, perché per la millesima volta mi presenti la stessa parola?”. Vuol dire che nella millesima volta c’è una novità che io non ho ancora visto. Nella vita eterna in Dio, tutto è la prima volta, eternamente è la prima volta. Noi moriamo perché non vediamo più la prima volta. Quando dici: “Questo l’ho già conosciuto!”, vuol dire che non l’hai conosciuto. La vita vera è conoscenza, è attingere in continuazione dal Principio il significato delle cose. E quando ti chiedi: “Non capisco perché per la millesima volta mi viene presentata questa cosa!”, vuol dire che c’è una novità che tu non hai colto. Siccome dici: “Non capisco!”, vuol dire che c’è una novità che ti aspetta.

 

 

* * *

        

                                

Mercoledì 10 febbraio 2016 

(Tratto dalla cassetta 136 del  20.2.1985)

 

 

Quando preghi entra nella tua camera

(Mt 6,1-18)

        

«State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c’è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli.
Dunque, quando fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipòcriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, mentre tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
E quando pregate, non siate simili agli ipòcriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
E quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipòcriti, che assumono un’aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu digiuni, profùmati la testa e làvati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà».

 

Cina: Gesù ci dice di non cercare la gloria nelle persone.

Luigi: Si, ci dice di non fare niente nel pensiero del nostro io, anche le cose sante; se tu le fai per essere ammirato, affinché gli altri dicano: “Guarda quel tale come è buono!”, tu hai già avuto la tua ricompensa.

Delfina: Nella misura in cui si è immersi in Dio si desidera compiacere a Dio.

Luigi: Certo, perché quello che ci interessa è Lui. Non interessa quello che possono pensare o non pensare gli altri.

Flavio: Cosa significa: “Chiudi la porta”? Non far entrare nessun altro pensiero?

Luigi: Significa: chiudi l’uscio, fuori il mondo, metti fuori tutto. Ti chiudi in stanza in quanto vuoi restare solo con l’Altro, a tu per tu. “Il padre è Presente a te: chiudi l’uscio in modo da poter restare in intimità con Lui”. Perché Dio ti tratta personalmente e ti vuole trattare personalmente.

Franca: Se eventualmente ho dei pensieri, glieli riporto.

Luigi: No, non riportare niente, non giustificare niente. Quando sarà il momento glieli riporterai; per il momento non portare niente. C'è soltanto Lui. Fermati ad ascoltare quello che ti vuol dire Lui. Pregare vuol dire mettersi in posizione di ascolto, perché è Lui che ha qualcosa da dire a te; non sei tu che hai da dire qualcosa a Lui.

Franca: Ma allora tutto il discorso dell’offerta? Che cosa devo offrire?

Luigi: È l’offerta di questo pensiero! “Parla Signore che il tuo servo ti ascolta”, questa è l’offerta. Poter dire così: “Parla Signore, io sono qui ad ascoltarti!”. La vera preghiera è ascolto, non è parlare. Dio è Colui che parla, noi dobbiamo ascoltare. Quando diciamo il “Padre nostro”, ci prepariamo a pregare, ci disponiamo ad ascoltare. Noi, dopo aver detto il “Padre nostro”, riteniamo di aver pregato. No, non abbiamo pregato; abbiamo detto delle parole, abbiamo parlato noi! Abbiamo sentito l’Altro parlare? Se la risposta è “no”, non abbiamo pregato. La vera preghiera è ascoltare l’Altro che parla, non è parlare noi.

Franca: Ma quando ricevo una luce su una cosa, poi devo pur riportargliela.

Luigi: Quello avverrà dopo! Incominciamo prima di tutto a metterci nella giusta disposizione: quella di ascoltare da Lui. Ascoltando da Lui si stabilisce un rapporto tale che ci rende capaci di offrire a Lui quello che ci ha illuminato.

Franca: Si, ma il nostro pensiero...

Luigi: Certo, se noi non offriamo il nostro pensiero non possiamo essere in ascolto di Lui. Noi continuiamo a parlare noi e ci versiamo tutto addosso.

Maria: Tutte le volte che agiamo di nostra iniziativa c'è il desiderio di voler apparire, invece quando stiamo sull’iniziativa di Dio c'è una liberazione.

Luigi: E’ una grande liberazione non essere schiavi della figura, dell’onore, di quello che dicono gli uomini.

Paola: “Hai già ricevuto la tua ricompensa”.

Luigi: A un certo momento Dio ci dà la ricompensa che vogliamo. “Hai voluto il denaro? Io ti do tutto il denaro, prendilo; ma hai solo il denaro. Hai voluto la creatura? Ti do la creatura, ma hai solo la creatura”. “Ad ognuno sarà dato ciò che avrà voluto avere”. Dio ci ha creato in modo tale che possiamo eleggere per padre quello che vogliamo. Possiamo anche volere Dio come padre. Più libertà di questo!

Sandra: Ma io sperimento che sono schiava di tante cose!

Luigi: E’ necessario sperimentare di essere schiavi, perché fintanto che non lo si esperimenta non si sospira la libertà. Per cui comincia ad invocare, comincia a piangere. Se giungi a poter dire: “Io l’ho sperimentato! Mi accorgo di quanto sono schiavo!”, l’anima comincia a sospirare, a piangere, ad invocare. “Signore dammi una mano, perché io da solo non ne esco”. Questo è segno che Dio sta “trafficando” nella nostra vita.

Pinuccia: Cosa significa “nel segreto”?

Luigi: E’ il rapporto diretto, intimo, senza interposta persona. Lui parla direttamente con me e vuole che io parli direttamente con Lui. È logico! È giusto! Dio non ci tratta come cittadini di secondo ordine: ci saluta personalmente. Non ci dice: “Io tratto con te soltanto attraverso i miei dipendenti”.

Pinuccia: Ci chiede anche che questo rapporto sia segreto.

Luigi: Certo, “I segreti del re non si dicono agli altri”. Perché se noi li diciamo agli altri si forma la polvere da subito. Dio stesso fa capire quello che uno può dire e quello che non può dire. Ti accorgi subito se le cose le dici per vanità, per esporti in vetrina. Comunque, quando si ha il dubbio se parlare o tacere, è meglio tacere!

 

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                Mercoledì 17 febbraio 2016 

            (Tratto dalla cassetta 137 del  27.2.1985)

 

“Qui vi è uno più grande di Salomone”

(Lc 11,29-32)

 

In quel tempo, mentre le folle si accalcavano, Gesù cominciò a dire:
«Questa generazione è una generazione malvagia; essa cerca un segno, ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona. Poiché, come Giona fu un segno per quelli di Nìnive, così anche il Figlio dell’uomo lo sarà per questa generazione.
Nel giorno del giudizio, la regina del Sud si alzerà contro gli uomini di questa generazione e li condannerà, perché ella venne dagli estremi confini della terra per ascoltare la sapienza di Salomone. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Salomone.
Nel giorno del giudizio, gli abitanti di Nìnive si alzeranno contro questa generazione e la condanneranno, perché essi alla predicazione di Giona si convertirono. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Giona».

 

Cina: Il Vangelo ci dice di non pretendere dei segni.

Luigi: Ma ci invita a riconoscere i segni. Non pretendere i segni, ma riconosci i segni che Dio ti dà. Dio ci riempie di segni da mattina a sera, tutto è segno suo. Quindi sappi riconoscere i segni che Dio ti dà. Dio i segni te li dà. Tu non pretenderne altri, ma sappi riconoscere quelli che Dio ti dà. Ora, se noi viviamo alla presenza di Dio, una delle conseguenze è proprio questa: vedere in tutto i segni di Dio, perché tutto è segno di Dio.

Delfina: Mentre Gesù parlava: “C’era molta folla”; cosa significa?

Luigi: Sono tutti i nostri problemi, tutti i nostri pensieri, tutte le nostre questioni. A un certo punto c’è tutto un mondo che parla dentro di noi; in mezzo a tutto questo mondo che parla dentro di noi c’è anche Lui. Lui è una voce tra tante voci.

Sandra: La regina di Saba ci giudicherà perché lei si è comportata secondo Dio?

Luigi: No, perché lei è venuta da lontano per udire la sapienza di Salomone. È venuta da lontano attratta dalla sapienza. Questi che sono vicini alla sapienza del Cristo, alla sapienza di Dio, non intendono. Qui abbiamo uno che è più di Salomone; cioè, c’è più luce in Cristo che in Salomone. Ora, per Salomone la regina di Saba è venuta da lontano attratta da questa sapienza. Qui c’è uno che reca al mondo molta più luce di quella che recò Salomone, ed ecco che nessuno si commuove, nessuno lo ascolta.

Gabri: Il segno di Giona è il segno della predicazione, è il segno della parola. Quel segno deve essere sufficiente per la nostra conversione, perché se non ci converte la parola che ci propone Dio, non c’è nient’altro.

Luigi: “Neanche se i morti resuscitassero”. Se noi non crediamo in Dio non c’è nessun miracolo, non c’è nessun fatto straordinario che ci possa far cambiare.

Franca: Quindi il segno di Giona è il Cristo, è la parola di Dio.

Luigi: E' il segno della parola di Dio tra noi, “Nessun segno sarà dato a questa generazione”. La parola ti è data, quindi il segno ti è dato, sappilo vedere. E' Dio che parla con te, è Dio che regna in te, sappilo vedere. Non aspettarti altro. Sappi vedere la parola e rispondi a questa, perché la parola che arriva a te è una parola di vita: cammina su quella; basta quel segno.

Silvana: Cosa significa: “Una generazione malvagia che cerca un segno”?

Luigi: La generazione malvagia è l'anima che pretende un segno per credere alla parola di Dio che arriva. La parola di Dio è credibile di per sé. Non devi andare da un altro a chiedere: “Devo credere a quella parola?”; perché Dio ti ha parlato, e in quanto Dio ti ha parlato, tu sei responsabile verso Dio. Non devi andare a cercare altro, altrimenti diventi una “generazione malvagia”, cioè vai a cercare un segno. Non c'è nessun segno che convalidi Dio; perché Dio è un'autorità tale che garantisce da Se stesso. La Verità è valida di per Sé. Non devi andare a cercare quello che ti dicono gli uomini. Perché fintanto che tu vai a cercare quello che ti dicono gli uomini, del “perché” della Verità, tu sei “generazione malvagia”. Perché gli uomini non possono mai dire la verità. Dio solo può dire la Verità; e quando ti fa arrivare la Verità, quello è il massimo segno. La Parola di Dio ha in sé la garanzia di sé. Dio è garante di Sé. La Verità in quanto arriva a te, ti convince, ti illumina, perché è Verità. Non andare a cercare altre ragioni, altre giustificazioni. Se tu vai a cercare altre giustificazioni, diventi “generazione malvagia”.

Pinuccia: La generazione malvagia è quella che legge?

Luigi: No, è quella generazione che chiede un segno. Cioè è quel pensiero in te, o quelle ragioni in te che ti fanno cercare altre ragioni per credere alla Parola di Dio che arriva a te. La Parola di Dio deve essere creduta così come arriva a te. Perché in quanto è Parola di Dio, ha in se stessa la garanzia, e ti rende responsabile della tua risposta. Se tu vai a cercare presso altri, diventi “generazione malvagia”. Questa parola di Dio è per colui che va a cercare un segno di fronte alla Parola di Dio, per credere alla Parola di Dio.

Pinuccia: La generazione malvagia sono io quando mi stacco da Dio...

Luigi: …o quando cerchi quello che ti dicono gli altri; perché se uno vive nel pensiero del suo io, va a cercare quello che gli dicono gli altri e non sta più a sentire quello che gli dice Dio. Perché la conoscenza di Dio è sempre intima e personale. Dio ci tratta personalmente e vuole che lo conosciamo personalmente, non tramite altri, per sentito dire. Tra la nostra anima e Dio non c'è interposto nessuno, Dio tratta direttamente con la nostra anima; la nostra anima deve trattare direttamente con Dio. Non mettere altri in mezzo, anche fossero tuo padre o tua madre; se tu li mettessi in mezzo faresti un errore grosso. Se tu vai a cercare da tuo padre, da tua madre l'approvazione circa una parola di Dio, sbagli. Perché è Dio che ti sta illuminando personalmente l'anima, in quanto tratta personalmente con te. Non andare a cercare a destra e a sinistra l'approvazione alla parola di Dio, perché garanzia della parola di Dio è Dio stesso. Cerca in Dio la validità di quello che Dio dice. Cerca in Dio, non cercarla nelle creature, perché le creature sono sempre approssimative. Le creature ti possono dire: “Cinque per cinque fa ventiquattro, fa ventitre, fa ventidue”, ma non ti possono dire la Verità. Solo Dio ti dice la Verità. Quindi se vuoi la Verità devi cercarla in Dio. Anche la verità delle parole che ti dice Dio, devi cercarla in Dio. Non andare ad attingere da altri. “Solo Dio basta!”.

 

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Venerdì 9 gennaio 2015

 (tratto dalla cassetta del 9.1.1993)

 

 

“Coraggio, sono Io”

 (Mc 6,45-52)

 

 

 

Bruno: In tutto è Dio che opera perciò non dobbiamo avere paura di niente. quello che non riesco ancora a concepire è il fatto che i bambini innocenti subiscano l’irruzione da parte del mondo. Il bambino è inerme, innocente, chi lo difende?

Luigi: Il bambino è difeso dalla passione dell’assoluto. Il bambino resta scandalizzato dagli uomini, dalla sapienza degli uomini, dalla loro cultura. Il bambino viene salvato dal fatto che ad un certo momento, si disincanta dall’adulto. Ma prima di disincantarsi, hai voglia! Però ad un certo momento capisce. Prima però subisce lo scandalo dall’adulto perché: “Non è Dio che ti dà il pane ma è il panettiere”. Il bambino subisce l’invasione dalle cause seconde e dimostra il suo bisogno dicendo: “Perché?”, “Perché?”. Questo “Perché?” è una preghiera che sale dall’infanzia per collegare le cose con Dio. In quel “Perché?” sta chiedendo aiuto all’adulto perché si accorge che sta perdendo il Principio, affinché l’adulto lo aiuti a collegare col Principio, col  Padre. È l’adulto che scandalizza, perché invece di collegare col Padre, collega con l’apparenza della causa. Tutte le opere di Dio, siccome sono segno di Dio, hanno come significato: Causa ed effetto. Noi corriamo il rischio di fermarci alla causa apparente, di fermarci al segno. Lo scandalo dell’adulto è questo: ti insegna a collegare con il segno-causa anziché collegare con il Principio-Padre.

Bruno: L’uomo si ritrova adulto completamente scollegando con Dio e soffre immensamente.

Luigi: Ma questa sofferenza, è rivelazione di una passione di assoluto che brucia. Per questo che ad un certo punto, il bambino si ribella alle lezioni dell’adulto. C’è tutto un mondo che si sta ribellando alla scienza, alla cultura del mondo, che sta invocando lo spirito: sotto molti aspetti è l’invasione dello spirito. Perché la scienza ha tradito, la cultura ha tradito, la politica ha tradito. Nel mondo si sta creando una desolazione che mette in evidenza l’unica cosa necessaria: era necessario collegare tutto col Principio, con Dio. la salvezza del mondo sta nel Principio, nel ricollegare col Principio. L’anima di tutti i nostri problemi è Dio. Noi pensiamo che la causa dei nostri problemi sia l’economia, la politica, il denaro, la società, la povertà. No! La causa di tutti i nostri problemi è Dio. Noi abbiamo trascurato questa componente principale di tutti i nostri problemi. La componente principale di tutti i nostri problemi, tutti, è Dio. Trascurando la componente principale, tutte le nostre soluzioni sono sfasate, errate. Bisogna tornare a collegare tutte le cose con Dio.

Bruno: Il Signore continua a creare degli uomini, fa nascere dei bambini innocenti e li fa nascere in un modo in cui inevitabilmente saranno scandalizzati.

Luigi: Gesù dice: “E’ necessario che avvengano gli scandali”, perché attraverso questo scandalo, matura qualcosa di positivo. È come Dante che attraverso l’Inferno arriva al Paradiso. Facendo esperienza e restando scandalizzato, nasce un virgulto, un bisogno specifico di verità che affiora e che gli fa superare tutti gli scandali. Infatti vedi che da una famiglia di delinquenti può nascere un santo. Noi non siamo un puro prodotto dell’ambiente. L’opera di Dio è più forte dell’opera dell’uomo sul bambino per cui Dio trae il bene anche dal male. Dio è tanto potente da convertire ciò che ti scandalizza in un’azione di edificazione. È lì la meraviglia: Dio converte il male in bene, Dio trae gloria da tutte le cose, fa servire tutte le cose. Se tu fai una nota sbagliata, Dio adopera la tua nota sbagliata per fare una sinfonia nuova. E la sinfonia nuova è più bella di quella antica, perché include anche la tua nota sbagliata. Il nostro scandalo, il nostro sbaglio, il nostro peccato, serve ancora, se tieni presente Dio, a portare a compimento l’opera di Dio, contribuisce. Anche l’Inferno contribuisce a Dio, tutto serve alla gloria di Dio: bisogna vederlo finalizzato in quel modo. Per cui quello che per noi può essere motivo di rovina, di danno, collegato con Dio diventa motivo di salvezza.

Pinuccia: Nell’attesa si concepisce e questo è necessario per individuare il Verbo Incarnato quando viene a noi.

Luigi: Tu puoi riconoscere soltanto quello che hai concepito. Noi corriamo il rischio, se non concepiamo niente, di non poter vedere, individuare assolutamente niente in mezzo a tutto quello che Dio opera. Si concepisce raccogliendoci in Dio.

Maria: In questi giorni abbiamo letto dal profeta Isaia: “Rivestiti di luce perché viene la tua luce”.

Luigi: Ti rivesti in quanto assumi su di te la passione per Dio, il desiderio di Dio: è quello che ti riveste, che ti riempie. Quando il desiderio di Dio ti riempie tutta, concepisci. Quello ti fa concepire. Rivestiti di luce perché tu possa accogliere questa luce che sta venendo. In sostanza ti dice: “Alzati e rivestiti del Tu di Dio”, solo così concepirai.

Monica: La mia preoccupazione è questa: noi dobbiamo arrivare a pensare Dio come siamo pensati. Ma come si fa a pensare a Dio come Lui pensa a me, perché io magari penso di pensare in modo giusto, mentre non penso affatto nel modo giusto, allora io chiedo a te: come si fa a pensare nel modo giusto?

Luigi: Questa deve essere la tua preoccupazione principale dal primo giorno dell’anno.

 

 

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