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Mercoledì 16 settembre 2015

(tratto dalla cassetta 418 del 16.9.1987)

                                                          

 

 

A chi posso paragonare questa generazione?

(Lc 7,31-35)

In quel tempo, il Signore disse:
«A chi posso paragonare la gente di questa generazione? A chi è simile? È simile a bambini che, seduti in piazza, gridano gli uni agli altri così:
“Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato,
abbiamo cantato un lamento e non avete pianto!”.
È venuto infatti Giovanni il Battista, che non mangia pane e non beve vino, e voi dite: “È indemoniato”. È venuto il Figlio dell’uomo, che mangia e beve, e voi dite: “Ecco un mangione e un beone, un amico di pubblicani e di peccatori!”.
Ma la Sapienza è stata riconosciuta giusta da tutti i suoi figli».

Parola del Signore

 

Cina: Cosa significa questo parlare di Gesù?

Luigi: Dio ci parla in diversi modi; il più delle volte pensiamo che Dio castighi, che sia duro, che sia esigente, severo. In un primo tempo Dio ha fatto una creazione stupenda; Dio all’inizio ha fondato la nostra vita sulla gioia; Dio ha fatto tutte le cose bene. Per cui c’era un rapporto gioioso con le cose. Ad un certo momento l’uomo si è ripiegato su se stesso ed è diventato egoista e ambizioso. Dio, pur di salvare l’uomo ha cominciato a dare delle lezioni dure, di correzione, non di punizione. Ora, quando Dio ha mandato a noi le cose buone, noi non abbiamo ballato, non abbiamo gioito; quando ha mandato delle creature severe non ci siamo rattristati, non abbiamo pianto. Il che vuol dire che in un modo o nell’altro, noi troviamo sempre delle scuse per non rispondere a Dio, per sottrarci alle lezioni di Dio. Dio ci ha fatto vedere cose commoventi, ci ha fatto vedere gli innocenti che soffrono e noi non ci siamo commossi. È per te! Perché non ti sei commosso? Cristo è morto per te, come mai non piangi? Perché non rifletti? In un primo tempo Dio ti canta canzoni gioiose, e poi in un altro tempo fa soffrire una creatura per te. E tu, in un modo o nell’altro, non reagisci. Ecco la durezza di cuore!

Noi nel pensiero del nostro io, pensando soltanto a noi stessi, diventiamo duri di cuore verso tutto e verso tutti; cioè non capiamo la lezione che Dio ci dà attraverso tutte le cose. Mentre Lui opera per rompere questa durezza, per aprirci all’interesse.

Delfina: Davanti alla guarigione del cieco nato alcuni dicono che era l’opera di un demonio…

Luigi: Noi tendiamo sempre a giustificare le cose secondo i nostri punti di vista; per cui, invece di prendere su di noi la lezione che Dio ci vuol dare, invece di prendere tutto dalle mani di Dio, diciamo: “Qui c’è un demonio”, e così naturalmente scartiamo la lezione. Oppure diciamo: “Quello lì è un malvagio”. No, tutte le cose dobbiamo prenderle dalle mani di Dio. Devi cercare di capire quello che Dio ti vuol significare, non devi classificare le persone; non puoi giudicare. Infatti il Signore ti presenta degli avvenimenti, delle persone e ti dice: “Non giudicare”. Quindi non puoi dire: “Questo avvenimento è avvenuto così perché quel tale è un delinquente”; perché non prendi su di te la lezione di Dio. Quell’avvenimento, in quanto è avvenuto, è in rapporto con te; c’è una tua responsabilità lì in mezzo, perché è opera di Dio. Se è opera di Dio tu ti devi interrogare: “Che cosa Dio mi vuol dire?”. Invece quando tu dici: “Qui c’è il demonio”, oppure “Qui c’è la delinquenza”, scarichi da te la lezione, non la ricevi su di te. Invece la lezione è fatta per te.                        

Delfina: Evidenzia l’importanza di cercare di capire tutte le cose…

Luigi: …sapendo che in tutte le cose c’è la mano di Dio. Prima di tutto perché Dio mi dice:  “Non giudicare”. E in secondo luogo, l’avvenimento in quanto arriva a me (anche se mi arriva da distanze lontanissime, non importa), ha un significato per me. Allora devo chiedermi: “Signore che cosa mi vuoi dire con questo avvenimento che mi arriva?”. Devo cercare la lezione che Dio vuol dare a me con questo fatto.

Sandra: “Ma la sapienza è stata riconosciuta giusta da tutti i suoi figli”, ma non da tutti i suoi figli…

Luigi: Perché non siamo figli. Perché solo i figli riconoscono la sapienza. Chi è figlio? Figlio è colui che è povero dello spirito, che cerca lo spirito, che cerca la sapienza, che cerca la luce. Chi cerca la sapienza di Dio, chi cerca lo spirito, questo appartiene allo spirito; quindi diventa figlio. Per cui la sapienza è riconosciuta da coloro che la cercano, da coloro che hanno interesse per conoscerla, perché coloro che non hanno interesse non possono assolutamente riconoscerla.

Franca: Quando noi cerchiamo la sapienza, Dio ci illumina?

Luigi: Questo ci fa capire che quando uno cerca, appartiene già allo Spirito; lo Spirito gli appartiene. Dio vuole solo essere cercato. Lui non fa preferenze, vuole solo essere cercato. Chiunque lo cerchi: nero o bianco, alto o basso, giovane o vecchio, povero o ricco, non sarà deluso. Se tu Lo cerchi Lui ti illumina. Dio non ha bisogno di cultura di sapienza, vuole solo essere pensato.

Pinuccia: “Ma la Sapienza rende giustizia”; come rende giustizia?

Luigi: Alla sapienza, riconosciuta. Perché rendere giustizia vuol dire riconoscere. Tu rendi giustizia a Dio in quanto Lo riconosci.

Pinuccia: Ma a parole?

Luigi: No, le parole non bastano. Anche tra persone le parole non bastano. Noi andiamo sempre a cercare il pensiero, perché è nel pensiero che si rende giustizia. La sapienza si riconosce nel pensiero, dentro di noi; perché dentro di noi c’è Dio. Quindi la luce, la  conoscenza, la puoi solo avere in questo rapporto con Dio; in questo rapporto intimo, personale. Se vuoi entrare in rapporto personale con Dio, devi entrare nel segreto della tua stanza, chiudere l’uscio e lì pensare a Dio sapendo che Dio è presente in te. E tu rendi giustizia proprio lì, perché pensando Dio rendi già giustizia a Dio. Chi trascura Dio lo offende.

“Fermatevi e sappiate che Io sono Dio”. Salmo 46,11

“Riconoscete che il Signore è Dio:

Egli ci ha fatti, non ci siamo fatti da noi, e noi siamo suoi”. Salmo 99,3

 

 

* * *

 

 

 

 

Venerdì 18 settembre 2015

(tratto dalla cassetta del 18.9.1992)

 

 

C’erano con lui i Dodici e alcune donne

(Lc. 8, 1-3)

               

In quel tempo, Gesù se ne andava per città e villaggi, predicando e annunciando la buona novella del regno di Dio. C’erano con lui i Dodici e alcune donne che erano state guarite da spiriti immondi e da infermità: Maria, chiamata Maddalena, dalla  quale erano usciti sette demoni; Giovanna, moglie di Cuza, amministratore di Erode; Susanna e molte altre, che li servivano con il loro beni.

Parola del Signore

 

Maria: Cosa significa che queste donne li servivano con i loro beni?

Luigi: Siccome Gesù e i suoi discepoli non lavoravano, andavano in giro per il mondo, queste donne che erano state guarite, li assistevano con i loro beni, cioè con quello che potevano dare. Evidentemente avevano ricevuto da Gesù delle grazie e per riconoscenza cercavano di servirli come potevano, con quello che avevano: “Se non sono capace a fare altro ti cucirò il mantello”.

Agata: E’ un po’ come la manifestazione di affetto di Maria Maddalena nei confronti di Gesù quando gli lava i piedi con le lacrime e glieli asciuga con i suoi capelli.

Luigi: E’ l’espressione di un pensiero. Gesù a casa di quel fariseo ha dimostrato che quella donna ha avuto questa espressione di amore perché portava con sé tanto perdono: “Siccome le è stato molto perdonato, è stata capace di amare molto, di dare dei segni d’amore che tu non hai avuto”. È un po’ come queste donne che stanno seguendo Gesù con gli apostoli e lo servono con i loro beni. Perché questo? È un’espressione d’amore, di riconoscenza in conseguenza del fatto che avevano ricevuto delle grazie. Siccome hanno ricevuto, ora hanno la possibilità di dare. Ognuno di noi può dare nella misura in cui riceve.

Osvaldo: Ma non diciamo sempre che il sentimento è da superare?

Luigi: Ma il sentimento di per sé non è cattivo, perché non c’è niente di cattivo, non esiste il male. Se tu in questo momento senti caldo, noia, tristezza: è tutto sentimento. È Dio che te lo fa arrivare. Ora, noi stiamo parlando, ma le parole che diciamo sono sentimento, perché arrivano a te come sensazione: la sensazione è sentimento. Le parole le avverti con l’orecchio e quella è una sensazione, è sentimento. Tutte le creature, tutto l’universo è sentimento. Non bisogna vivere per il sentimento ma capire i segni. Il sentimento è un segno. Non devi vivere per i segni ma devi vivere per lo spirito.

Osvaldo: Si, per cui anche quando leggiamo il Vangelo…

Luigi: “In quel tempo Gesù...” sono parole, sono sensazioni, sentimenti che arrivano al tuo orecchio. Faresti un errore gravissimo se per tutto il giorno tu ripetessi: “In quel tempo Gesù..”, “In quel tempo Gesù..”. In questo caso vivresti per le parole. No, tu devi vivere per il pensiero, perché tu abbia a capire. Quindi le sensazioni arrivano a noi per sollecitarci a pensare e a pensare Dio: “Signore, cosa mi vuoi dire attraverso queste parole che mi fai arrivare, attraverso queste sensazioni che mi fai arrivare?”.

Franco: Gesù accetta anche le donne…

Luigi: Certo, una volta si credeva che le donne fossero le rappresentanti del demonio. Quei monaci che furono sorpresi a parlare con delle donne si meritarono duecento bastonate. In un concilio si è discusso se la donna avesse l’anima. Anche al tempo di Gesù le donne e i bambini erano molto poco considerati.

Franco: è tutto da capire. Anche il fatto che gli uomini si sentissero superiori.

Luigi: In quel tipo di società l’uomo apparteneva alla classe dominante. Ci sono stati altri periodi in cui vigeva il matriarcato, per cui erano le donne la classe dominante. Ognuno vuole prevalere e schiaccia l’altro. La donna è fatta per Dio ed ha lo stesso destino dell’uomo perché è compagna dell’uomo, quindi è fatta per la vita eterna.

Giovanna: Le donne assistono i discepoli in quanto è Dio che ci fa fare qualcosa per gli altri.

Luigi: Si, Dio ti dà la possibilità di fare qualche cosa per renderti partecipe.

Domenico: Gesù però ha scelto degli uomini come discepoli, non delle donne.

Luigi: Si, ma Dio ha scelto Maria, che è al di sopra di tutti gli uomini, perché è il prototipo. Maria è il prototipo dell’uomo. Però Maria non è tra quelle donne che seguivano Gesù. Nel Vangelo ci sono dei fatti strani. Ci sono delle donne che seguivano Gesù ma tra loro non c’era Maria. Maria la troviamo soltanto alle nozze di Cana e sul Calvario, eppure è una donna. Gesù era vero sacerdote ma non apparteneva alla tribù di Levi, dei sacerdoti. Sono delle lezioni profonde da capire. E quando chiamano Gesù: “Ci sono tua madre e i tuoi fratelli”, e Lui risponde: “Chi è mia madre?”. Anche alle nozze di Cana, Gesù le dice: “Che cosa c’è tra me e te, donna?”. Tutto questo non è per offendere la donna, sia ben chiaro! Ma per aiutare noi a capire che Dio è al di sopra di tutti i legami di sangue, sentimentali.

Domenico: Si, però non hai risposto alla mia domanda.

Luigi: Gesù ha scelto solo degli uomini perché aveva già da risolvere tanti problemi di gelosia. Pietro che dice: “Io ti amo più degli altri”. Giovanni che scrive di sé: “Il discepolo che Gesù amava”. Giacomo e Giovanni che vogliono sedersi uno alla destra e uno alla sinistra del trono. Pensa se ci fossero state ancora delle donne! Siamo in cammino! E in cammino ci sono tante debolezze!

Silvana: L’importante è che queste donne, come gli uomini, avessero la possibilità di ascoltare le parole di Gesù.

Luigi: Certo. Poi se pensi che Maria è la creatura perfetta posta da Dio, prescelta come prototipo per tutti gli uomini… Cristo è l’uomo perfetto, ma è Dio. Invece Maria è pura creatura di Dio. “Non siete voi che avete scelto me ma sono io che ho scelto voi”, Dio è libero. Può anche scegliere un’asina e farla profetare. Non dobbiamo offenderci. Bisogna imparare a stare nell’iniziativa di Dio.

 

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Mercoledì 23 settembre 2015

    (tratto dalla cassetta 420 del 23.9.1987)     

 

 

 

Gesù convocò i dodici

 (Lc 9, 1-6)

 

In quel tempo, Gesù convocò i Dodici e diede loro forza e potere su tutti i demòni e di guarire le malattie. E li mandò ad annunciare il regno di Dio e a guarire gli infermi.
Disse loro: «Non prendete nulla per il viaggio, né bastone, né sacca, né pane, né denaro, e non portatevi due tuniche. In qualunque casa entriate, rimanete là, e di là poi ripartite. Quanto a coloro che non vi accolgono, uscite dalla loro città e scuotete la polvere dai vostri piedi come testimonianza contro di loro».
Allora essi uscirono e giravano di villaggio in villaggio, ovunque annunciando la buona notizia e operando guarigioni.

                                                                                              Parola del Signore   

 

Osvaldo: Gesù qui dice: “Non prendete nulla per il viaggio, né bastone, né sacca, né denaro…”. Ma è una cosa da prendersi alla lettera?

Luigi: Tutte le parole di Gesù sono sempre da prendere alla lettera.

Osvaldo: Ma San Paolo dice che la lettera uccide, è lo Spirito che dà la vita.

Luigi: La lettera nel senso dello spirito, bisogna sempre cercare il pensiero. La parola va sempre intesa nello spirito, va intesa nello spirito della lettera. Tutte le parole di Gesù devono essere prese sul serio, proprio per quello che vogliono dire. Bisogna far conto solo su Dio e su Dio solo. La Madonna non fa conto su nessun altro.

Pinuccia: Nello Spirito che cosa vuol dire: “In qualunque casa entriate, rimanete là, e di là poi riprenderete il cammino”?

Luigi: Non preoccupatevi di cambiare luogo, perché il regno di Dio non sta nell’andare qui o nell’andare là. Il problema della vita si risolve solo nello spirito. Non sta nello scegliere un luogo piuttosto che un altro, a meno che non ti impediscano di testimoniare; in quel caso: “Se in una casa non vi accolgono allora scuotete la polvere dai vostri piedi”, cioè se non accolgono il messaggio del Cristo. Il messaggio che portate è mettere Dio al di sopra di tutto. Quindi non preoccupatevi di avere questo o di avere quello: fate conto su Dio,  perché a tutto ci pensa Dio. Siccome Dio è una grande preoccupazione, è un grande impegno, se voi vi impegnate per altro, non siete più liberi e disponibili per Dio. Dio dice: “Pensa a Me, Io penso a tutto, fai conto su di me. Pensa solo a Me. Siedi alla mia destra; quindi pensa a Me”. Il Pensiero di Dio è un pensiero che dà un grande lavoro, dà un grande impegno, una grande dedizione, perché bisogna raccogliere tutto, meditare, riportare tutto alla presenza di Dio, in tutto e in tutti. E allora non abbiamo più disponibilità per altro. Quindi non preoccuparti più per il resto, ma occupati solo di Dio.

Giovanna: Quindi le altre cose le dobbiamo far entrare in quel pensiero?

Luigi: Non devi fare entrare niente! Pensa solo a Dio, non fare entrare altro!

Giovanna: Ma il Pensiero di Dio assorbe anche le altre cose?!

Luigi: Il nostro grande impegno deve essere la conoscenza di Dio. Tu non devi pensare ad altro, devi pensare solo a Dio: Lui pensa a tutto il resto.

Franca: “Scuotere la povere dai sandali”, cosa vuole dire?

Luigi: Prima di tutto dobbiamo capire l’intenzione, il motivo per cui tu vai in una casa. Perché Lui li manda ad annunciare il Regno di Dio; non li manda per altri motivi. Quello che determina tutto è l’intenzione, il motivo per cui Dio ti manda. Dio ti manda ad annunciare il suo regno. Dio non ti manda a vivere a carico di uno, nella sua casa. Se uno non ascolta, non insistere, non perdere il tuo tempo. Scuoti, cioè non accogliere niente. Nell'annunciare il regno di Dio ci deve essere sempre l’intenzione pura. Dio manda gli apostoli per annunciare che è Lui che regna in tutto.

Franca: Per accogliere la parola del Signore dobbiamo essere predisposti, cioè dobbiamo prima liberarci dai nostri mali, dai demoni…

Luigi: No, non è la predisposizione che noi dobbiamo avere. Se la prostituta di Magdala avesse detto: “io adesso mi predispongo ad accogliere il Signore”, non sarebbe mai stata liberata. L’importante è saperlo accogliere quando Lui viene. Non siamo noi che possiamo liberarci dai nostri demoni; è Lui che libera, non noi. Se io dico: “Prima mi libero dai demoni e poi, quando Lui verrà, lo accoglierò”, sto fresco, non mi libererò mai. Io non sono capace di liberarmi dai demoni. I demoni sono più forti di noi, sono più forti del nostro io. È Dio che ci libera. Ma dobbiamo avere lo sguardo attento a Lui, anche se siamo delle prostitute. Perché il Signore dice: “le prostitute vi precederanno nel Regno di Dio”, quindi bisogna riconoscere il nostro niente; bisogna anche saper riconoscere la nostra prostituzione. Non vantarti di non essere una prostituta altrimenti ti accorgerai che le prostitute di precederanno. Dobbiamo avere la consapevolezza del nostro niente, della nostra miseria, del nostro male. Perché è Lui che ci libererà, non siamo noi che possiamo liberarci. Non possiamo dire: “Ah, prima io mi vesto a festa e dopo andrò incontro a Lui.” Stiamo freschi... Gesù ci dice: “Vieni così come sei, con i tuoi stracci addosso, e io ti guarirò”.   

Pinuccia: Gesù ha dato il potere...

Luigi: Appunto, il potere sta in questo: ha dato a loro l'intenzione. “Dovete andare per annunciare a tutti il regno di Dio”, il potere sta lì. Perché Gesù liberava dai mali e dai demoni, annunciando il regno di Dio. Non dice: “Gesù annunciava il regno di Dio e poi guariva gli infermi”. No! Annunciando il regno di Dio guariva. Annunciando: quella è la medicina. Perché gli uomini si ammalano in quanto non vedono il regno di Dio. Annunciando il regno di Dio guariva; liberava dai mali annunciando il regno di Dio. “Se Io vi libero dai demoni, vuol dire che il dito di Dio è arrivato a voi”, cioè l'opera di Dio. Annunciare che è Dio che regna in tutto! Non si ha più paura di niente!

 

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Venerdì 25 settembre 2015

(cassetta di venerdì 23.09.1988)

 

     Chi dite che io sia?

(Lc 9,18-22 )

 

Un giorno Gesù si trovava in un luogo solitario a pregare. I discepoli erano con lui ed egli pose loro questa domanda: «Le folle, chi dicono che io sia?». Essi risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elìa; altri uno degli antichi profeti che è risorto».
Allora domandò loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro rispose: «Il Cristo di Dio».
Egli ordinò loro severamente di non riferirlo ad alcuno. «Il Figlio dell’uomo – disse – deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno».

Parola del Signore

 

Cina: Dio ci fa rispondere personalmente...

Luigi: Prima Dio ci fa osservare quello che rispondono gli altri e poi ci interroga personalmente. A questo punto non possiamo dire: “Gli altri dicono....”, è passata quella stagione; arriva un momento in cui dobbiamo dire che posto diamo a Dio nella nostra vita, nei nostri pensieri soprattutto.

Delfina: Pietro risponde giusto, però non conosce Dio.

Luigi: Certo, è Dio stesso che ci fa parlare; ci fa dire cose di cui non ci rendiamo nemmeno conto; noi ci accorgiamo che siamo sopresi dalle stesse parole che diciamo. Ma questo è un invito per renderci conto, per farci prendere consapevolezza delle cose. Infatti Gesù parla di quello che deve succedere, perché per arrivare a prendere consapevolezza di quello che Pietro ha detto (“Tu sei il Cristo di Dio”), deve passare attraverso la passione e la morte del Cristo. Cioè bisogna partorire quello che abbiamo concepito dentro di noi, e per partorirlo bisogna passare attraverso la passione, la morte del Cristo.

Sandra: “Ordinò loro severamente di non riferirlo a nessuno”…

Luigi: …perché quello che hai concepito devi farlo maturare dentro di te, nel segreto, fino a giungere alla consapevolezza. Allora sarà poi lo Spirito a farti parlare.

Franca: Non capisco il perché dopo le parole di Pietro, Gesù ha detto queste parole?

Luigi: Perché bisogna passare attraverso il crogiuolo per arrivare alla consapevolezza di quello che percepiamo, di quello che intuiamo, di quello che abbiamo concepito. La parola di Dio quando arriva a te (a Pietro è arrivata la parola dal Padre), deve maturare attraverso il crogiuolo, che è determinato dalla conflittualità con tutto ciò che è diverso da questa parola. La parola di Dio ti dice: “Tu uomo devi occuparti dell'Eterno” mentre tutto il mondo attorno a te ti dice: “Tu devi occuparti della società, degli uomini, del mondo”. C'è tutta una conflittualità, perché la parola di Dio ti dice di occuparti dell'Eterno e tutto il mondo intorno a te ti dice di occuparti di te stesso, “delle cose che devi fare tutti i giorni”. Ecco che sorge il crogiuolo, che è per portarti alla maturazione di quello che hai concepito. È una sollecitazione da parte di Dio per farti approfondire la parola fino alla luce. La parola di Dio che arriva a noi è un seme che va portato al frutto; ma il frutto non matura senza di noi, senza questa dedizione. Infatti il Signore paragona taluni a “un seme che cade in mezzo alle spine” e le spine rappresentano le persecuzioni; per cui quando arrivano le persecuzioni, rinunciamo subito perché non vogliono pagare quel prezzo. Invece è proprio attraverso le persecuzioni che la parola può giungere a maturazione, al frutto, che è poi la conoscenza.

Giovanna: Gesù ce lo dice prima...

Luigi: Il Signore ci dice sempre le cose prima, perché capiamo che è opera sua, altrimenti resteremmo scandalizzati. “Io pensavo che seguendo la parola di Dio tutti mi battessero le mani, invece non mi battono le mani. Come mai?”, questo può essere uno scandalo che ci turba. La parola di Dio ce lo dice prima, in modo che quando capiterà “Sappiate che sono io”; anche nelle persecuzioni: “Sono io”. “Ve l'avevo detto! Perché era necessario!”, per farci rendere conto di questa necessità.

Franco: Ci dedichiamo a Dio con l'interesse, non a parole....

Luigi: E' attraverso l'interesse che ci si dedica; e noi siamo formati dal fine. E il fine è ciò che portiamo nella nostra intenzione come finalità: quindi ciò per cui viviamo. Noi siamo formati da ciò per cui viviamo. Non basta che tu dica il “Padre nostro” da mattina a sera. Se tu vivi per il tuo prima di tutto, tu sei informato, la tua vita è informata da quel fine. Fintanto che tu non hai Dio come fine non sarai informato da Dio, ma da quello che hai messo prima di tutto nella tua vita, nei tuoi pensieri. In tal caso Dio diventa soltanto una parola, un'aggiunta; ma quello che ti forma veramente è ciò per cui tu vivi. Stai attento a ciò per cui tu vivi.

 

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Mercoledì 30 settembre 2015

(cassetta di mercoledì 30.09.1988)

 

 

Ti seguirò ovunque tu vada ...

(Lc 9,57-62 )

 

In quel tempo, mentre camminavano per la strada, un tale disse a Gesù: «Ti seguirò dovunque tu vada». E Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo».
A un altro disse: «Seguimi». E costui rispose: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». Gli replicò: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu invece va’ e annuncia il regno di Dio».
Un altro disse: «Ti seguirò, Signore; prima però lascia che io mi congedi da quelli di casa mia». Ma Gesù gli rispose: «Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro è adatto per il regno di Dio».

Parola del Signore

 

Cina: Questa parola mi invita a fare conto su Dio.

Luigi: Certo, invita a non voltarci indietro, perché chi si volta indietro non è fatto per il regno di Dio.

Delfina: Il Figlio dell'uomo non sa dove posare il capo, cosa vuol dire spiritualmente?

Luigi: Non devi far conto su altro, devi far conto soltanto su Dio, sul suo Spirito. Non far conto su altro, perché fintanto che fai conto su altro non puoi lasciarti guidare dallo Spirito. Fintanto che dici: "io credo in Dio, io amo Dio”, solo perché Dio ti fa andare bene tutte le cose, non sei pronta. Nella Bibbia troviamo il diavolo che dice: “E' facile per Giobbe avere fede; prova un po' a toccarlo poi t'accorgi se continua ad aver fede!”; c’è dunque una fede fragile che si sostiene solo sui doni di Dio. Per esempio: io desidero la caramella e il Signore mi manda la caramella, allora dico: “Signore come sei buono” e prego Dio e canto da mattina a sera: “Signore sei buono, Signore sei buono!” e credo di avere tanta fede, è una fede fasulla, che nasce dall’essere stato soddisfatto. Di una persona che mi soddisfa io dico che è buona. Ma in questo modo non entro nel regno di Dio!

Franca: Gesù viene proprio per portarci in questo infinito, ma dice le cose come devono essere.

Luigi: Fintanto che noi poniamo delle condizioni all'amore, noi non possiamo entrare nell'amore, assolutamente. Fintanto che noi poniamo le condizioni, non possiamo entrare.

Franco: Gesù dice che non ha un luogo su cui posare il capo.

Luigi: Cioè, il nostro punto di riposo, di pace, di sicurezza deve essere Dio, solo Dio. Fintanto che noi abbiamo altre sicurezze, non siamo ancora pronti per questa avventura dell'incontro con la verità di Dio.

Andrea: Bisogna sempre avere questa disponibilità verso Dio.

Luigi: Si, non dobbiamo mai fermarci alle nostre impressioni, ai nostri sentimenti, ai nostri giudizi, ma cercare sempre il Pensiero di Dio nelle cose. Tutto è dono ed è un dono gratuito.

Andrea: Anche le sberle che mi ha dato sono un dono.

Luigi: Certo, se tu cerchi di capire il significato superi anche la sberla stessa!

Marco: Mi colpisce molto la chiamata molto semplice di Gesù: “Seguimi!”.

Luigi: E' nettissima, non ti fa dei complimenti. Le esigenze sono queste, anzi fai bene i conti a tavolino perché le esigenze sono queste, sappi renderti conto.

Margherita: Non essere adatti al regno di Dio è quando ci volgiamo al passato e non accettiamo quello che Dio ci presenta.

Luigi: Non siamo adatti al regno di Dio quando guardiamo a noi stessi, ai nostri problemi, quando non siamo in grado di superare i nostri problemi. “Lasciami prima seppellire mio padre”, “Fammi salutare quelli di casa”; ognuno di noi ha tanti problemi, perché noi siamo fatti di problemi. Noi vorremmo sempre risolvere prima i nostri problemi e “poi dopo vengo!”. No! Fintanto che tu dici: “Lasciami andare in pensione e poi mi occuperò di Te”, non arriverai mai ad occuparti di Dio. Se non sei in grado di occuparti di Dio adesso, oggi, con tutti i problemi che hai addosso, con tutte le tue questioni, stai tranquillo che non troverai mai tempo per Dio. Anche quando Dio ti mandasse in pensione e avessi tutto il tempo a disposizione, lo sprecheresti tutto.

O si parte adesso con tutte le difficoltà che uno si porta addosso, superandosi, perché Dio va messo prima di tutto, prima anche dei nostri problemi, o non si parte più.

Franco: “La moglie i buoi, i campi…” vuol dire usare sempre qualcos'altro come scusante al posto della ricerca di Dio.

Luigi: Solo che noi ci scusiamo dicendo: “La moglie, i buoi, i campi me li ha dati Dio! Sono creature, me le ha date Dio e allora io vivo per quelle!”, ecco l'errore grosso. Assolutizziamo. Quindi vivendo per-, crediamo di fare la volontà di Dio. “Questo è il mio dovere; io ho delle cose da fare; devo fare la spesa, preparare il pranzo, la cena, fare le pulizie, non ho tempo per cercare Dio, per conoscere Dio, perché Dio mi ha dato queste creature, quindi il mio dovere è quello di preoccuparmi dei miei cari! Io devo fare prima il mio dovere!”. Ecco, dire questo è sbagliato! Il tuo dovere è conoscere Dio, in qualunque posizione tu sia, non devi giustificarti. Come ti giustifichi sei fallito: “Non assaggerai la mia cena. Entreranno ciechi, zoppi, malati, poveri, peccatori, prostitute, entreranno tutti ma tu no!”. Quindi chi si giustifica con: “I buoi, i campi, la moglie”, e sono cose onestissime, è approvato da tutto il mondo, ma non da Dio. Dio non lo giustifica! Fa entrare tutti gli altri: “Andate per tutte le strade, costringeteli ad entrare!”, ma quelli no! E non va inteso che Dio li vuole escludere, ma è per farci capire che fintanto che noi crediamo di fare la volontà di Dio occupandoci di altro, siamo nell’impossibilità di entrare.

Silvana: Maria ha detto: “Si faccia mi me secondo la tua parola” non ha tentennato.

Luigi: Si, ed è proprio con questa semplicità che si ottiene la totalità, che si concepisce Dio, che si incarna Dio in noi, cioè che si fa esperienza della presenza di Dio. Ma ci vuole questa verginità di mente, che è nettezza di pensiero, cioè amore unico, un pensiero messo al di sopra di tutto. Il male è mettere qualche cos'altro al di sopra di tutto anziché Dio.

Fabiola: Dio si offre ad essere scelto da noi.

Luigi: Si offre come oggetto d'amore, perché chi si offre ad essere scelto si offre come oggetto d'amore.

Fabiola: E quindi Gesù è molto duro.

Luigi: E' molto buono. Non vuoi essere presa? Guarda che se non vuoi essere presa Dio ti lascia. Trovare Uno che ci prende è una meraviglia; invece è una grande tristezza arrivare alla sera e dire: “Nessuno mi ha presa!”, cioè non sono stata amata. È duro trovare uno che ti ama?

Giovanna: Per andare dietro a Gesù bisogna lasciare tutto il resto..

Luigi: Certo perché al centro di “tutto il resto”, dei buoi dei campi della moglie, messi al posto di Dio, c’è il pensiero del nostro io. Infatti la condizione per seguire Gesù è il superamento del nostro io: “Sforzatevi di entrare per la porta stretta”.

***

Venerdì 2 ottobre 2015

(articolo pubblicato su “La Fedeltà” 16.09.1970)

 

 

La vera grandezza

(Mt 18,1-5.10 )

 

In quel momento i discepoli si avvicinarono a Gesù dicendo: «Chi dunque è più grande nel regno dei cieli?».
Allora chiamò a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse: «In verità io vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli.
Perciò chiunque si farà piccolo come questo bambino, costui è il più grande nel regno dei cieli. E chi accoglierà un solo bambino come questo nel mio nome, accoglie me.
Guardate di non disprezzare uno solo di questi piccoli, perché io vi dico che i loro angeli nei cieli vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli».

Parola del Signore

 

 

Lungo la strada che stavano facendo dietro a Gesù, i suoi discepoli avevano discusso tra loro a lungo chi di loro fosse il più grande. Davanti a sé Gesù vedeva profilarsi sempre più netto sul suo orizzonte il Calvario con tutto il suo sangue sparso e le sue ferite aperte.

Facevano la stessa strada ed erano così lontani nei pensieri, lontani dalla passione che Egli portava con sé!  E proprio allora, in cui qualcuno di loro per tutti aveva voluto manifestargli il loro attaccamento e la loro fedeltà con l'assicurargli che essi lo avrebbero difeso da ogni nemico. Non sapevano che nei loro stessi cuori ospitavano quel nemico che avrebbe presto ucciso il loro Maestro.

Problema di ogni uomo.

Cos'è che ci isola e ci rende insensibili, incapaci di intendere l'animo di chi ci cammina accanto, di intuire il suo dolore, la sua tristezza? Cos'è che ci indurisce il cuore e ci rende estranei gli uni agli altri confinando ognuno di noi in un suo angolo buio agli estremi confini della terra, dove si impazzisce?

Quanto è difficile amare per chi è diventato adulto! Quanto è difficile essere semplici nell'amore e aperti come bambini; essere un luogo di confidenza, di fiducia, di pace, in cui si raccoglie e custodisce tutto ciò che riguarda l'essere amato!

Gesù aveva parlato loro, proprio quando in essi lo Spirito aveva loro rivelato in un lampo di luce la divinità del loro Maestro, della necessità di soffrire e di morire. Ma essi avevano presto dimenticato questa nube dolorosa che Gesù aveva mostrato nel loro cielo: il pensiero della gloria che derivava loro dall'essere con il Messia del mondo, li aveva condotti a ben altri sentimenti e, mentre Gesù portava il peso della sua passione e della sua morte, essi si erano messi a discutere chi tra loro fosse il maggiore. Per questo non potevano capire ciò che Gesù portava nel suo cuore, come tutti gli uomini di ogni tempo quando pensano a se stessi e non possono intendere la presenza dello Spirito, né portare le sue parole.

Poi quando, giunti a Cafarnao, Gesù chiese loro su che cosa avessero mai tanto discusso per la via, improvvisamente, davanti al suo volto grave, segnato dalla pena, capirono quanto fossero lontani da Lui e quanta stolta fosse la loro vanità: e non osarono rispondergli.

Come Adamo, come Eva, come ogni uomo quando si sente chiamare per nome, cercato da Dio, capivano il loro peccato, non erano nell'amore.

Di che cosa parlano, discutono gli uomini? Di che cosa parliamo noi ogni giorno lungo la via della vita? E perché parliamo di ciò che parliamo? Le nostre parole sono delle accusatrici terribili e senza misericordia dei nostri cuori e dei nostri pensieri, e solo l'infinito amore e la grande misericordia di Dio ci può salvare dalla loro condanna: perché non è Dio che ci condanna, ma le nostre parole. Dio è salvezza.

Ma essi non potevano capire il linguaggio del Maestro divino, ed era il loro maestro, perché per intendere è necessario aver fatto il silenzio in noi del mondo, è necessario aver trovato l'Amore: questo superamento, questa dedizione, questo salto nell'infinito che si apre al di là della siepe del nostro io, della nostra ricchezza, della nostra ambizione. Invece essi ascoltavano le parole dei loro sogni di gloria.

«E come potete credere voi che mendicate la gloria gli uni dagli altri?» (Gv 5,44), dice Gesù a tutti gli uomini. Quante cose facciamo nella nostra giornata per salire su qualche piedistallo della piazza del mondo per essere veduti dagli uomini; «Avete già la vostra ricompensa» dice Gesù (Mt 6,2). Volete che gli uomini vi guardino: vi guarderanno, e avrete la vostra ricompensa.  Ma quanto è triste essere guardati in certe condizioni! Mendichiamo tutti la gloria gli uni dagli altri e non sappiamo quanto siamo lontani da Dio, dalla Verità, dalla Vita.

Allora Gesù prese un fanciullo, lo pose davanti a loro, affinché tutti avessero gli occhi fermi su di lui, e disse: «Di questi è il regno dei cieli» (cf Mc 9,33-37). Aveva presentato loro la vera grandezza. E concludeva: «Ciò che è grande agli occhi degli uomini, è misero davanti a Dio, e ciò che è misero agli occhi degli uomini, è molto grande davanti a Dio» (Lc 16,15). Anche in quello che è bene e buono e giusto: «Non suonare mai la tromba davanti a te». Taci e cammina.  Parole difficili per il nostro mondo di oggi che è tutto tromba. Ma la sua lezione dura ancora, poiché le sue parole non conoscono né scadenze di tempi, né limiti di spazi: sono senza confini.

 

***

 

 

 

 

 

 

Mercoledì 7 ottobre 2015

(tratto dalla cassetta 560 del 5.10.1988)

 

 

 

 

Perdona a noi i nostri peccati affinché …

(Lc 11,1-4)

 

Gesù si trovava in un luogo a pregare; quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli».
Ed egli disse loro: «Quando pregate, dite:
Padre,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno;
dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano,
e perdona a noi i nostri peccati,
anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro debitore,
e non abbandonarci alla tentazione».

Parola del Signore

 

 

Cina: “Rimetti a noi i nostri peccati..”

Luigi: Dovremmo andare all'origine di quando sono state scritte queste parole. In una versione c'è scritto: “Rimetti a noi i nostri debiti affinché noi li rimettiamo ai nostri debitori”; “affinché” noi abbiamo la possibilità di perdonare agli altri. Mentre in un'altra versione c'è scritto: “Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori”, cioè fa dipendere il perdono dei peccati dal fatto che noi li abbiamo perdonati agli altri.

Cina: E' solo se siamo perdonati che possiamo perdonare...

Luigi: Certo; noi come creature possiamo soltanto fare e amare nella misura in cui riceviamo amore, riceviamo luce.

Delfina: Mi colpisce questo fatto di Gesù in preghiera e dei discepoli che chiedono a Gesù di insegnare loro a pregare...

Luigi: Noi da soli non siamo capaci di pregare; infatti quando noi preghiamo, quando noi pensiamo a Dio, pensiamo a Dio col Pensiero di Dio. E questo cosa vuol dire? Vuol dire che è il Pensiero di Dio in noi che prega Dio. Non siamo noi che preghiamo Dio, è Dio che prega in noi. Se tu hai la possibilità di pensare Dio, non devi dire: “Sono io che penso a Dio”; no, devi dire: “E' Dio che mi visita e che mi dà la possibilità di pensarlo”. Perché noi non siamo liberi di pensare, il pensiero è una grazia che mi viene da Dio. Quindi se oggi ho la possibilità di pensare a Dio, non sono io che decido di pensare a Dio, è Dio che oggi mi visita e visitandomi mi dà la possibilità di guardarlo. Pensare vuol dire guardare a-. Ma tu non puoi guardare una persona se quella persona non viene a te, non si presenta. Quindi è Dio che si presenta e presentandosi ti dà la possibilità di guardarlo, cioè di pensarlo. Per questo che non dobbiamo mai dire: “Io, io, io!”, “Io prego”, “Io penso”, nemmeno questo! Devi sempre riconoscere che tutta l'opera viene da Dio; la grazia è di Dio. Quindi se tu pensi, se tu preghi, riconosci la grazia di Dio. È Dio che oggi mi dà la possibilità di guardarlo, di pensarlo, di ricordarlo, di capire. Riferisci sempre tutto a Dio: parti sempre dall'iniziativa di Dio, non dalla tua iniziativa. Partendo di tua iniziativa ti separi da Dio, perdi il contatto con l'iniziativa di Dio.

Non perdere il contatto è sostanziale, perché è soltanto nell'unione con Dio che noi possiamo ricevere la luce. Certamente partendo di nostra iniziativa, perdiamo l'unione con Dio. Gesù dice: “Il Padre non mi lascia mai solo, perché faccio sempre ciò che piace a Lui”. È questo rapporto: “Il Figlio non fa niente se non lo vede fare dal Padre” e allora resta sempre con il Padre; e insegna a noi come si resta nel Padre. Se tu parti anche soltanto come pensiero dicendo: “Sono io che penso” ti separi dalla presenza di Dio, perdi la presenza di Dio.

Franca: Recitare il rosario ci dovrebbe servire a stare uniti a Dio?

Luigi: Certo, il rosario vale in quanto ti fa pensare Dio. Ma se tu mentre reciti il rosario pensi ad altro, non è valida la parola di per sé. La parola è valida come supporto per pensare. Infatti dicendo il “Padre nostro”; questa parola è valida non in quanto tu lo ripeta, ma è valida perché tu abbia a pensare ciò che stai dicendo con la bocca. Ti fa dire con la bocca ciò a cui tu devi rivolgere la tua mente per poter capire ciò che Dio ti fa dire con la bocca.

Pinuccia: “Sia santificato il tuo nome”.

Luigi: Il santo è colui che è separato dal mondo; colui che non si confonde con nessun altro. Quando dico: “Mangiare la bignola è volontà di Dio” non santifico il nome di Dio. Santificare vuol dire non chiamare mia volontà quello che non è mia volontà. “I miei pensieri non sono i vostri. La mia volontà non è la vostra”. Noi corriamo sempre il rischio di dire: “Dio mi ha messo qui un vassoio di bignole: Dio vuole che io le mangi”, ecco in tal modo chiamiamo volontà di Dio quello che è la nostra volontà; confondiamo le volontà. Sia santificato il tuo nome”, cioè non confondere il nome di Dio con niente altro, perché il nome di Dio non si confonde con niente e con nessuno, con nessuna cosa creata. Non confondere la volontà di Dio con qualcosa di creato, tipo “buoi, campi, moglie”. Non confondere le opere di Dio, i segni di Dio, con la volontà di Dio. La volontà di Dio è quella di essere conosciuto. Questa è la volontà di Dio: la volontà di Dio è Dio stesso. L'albero è creato da Dio, è creatura di Dio ma non è la volontà di Dio, non è Dio. Non devo vivere per l'albero ma devo vivere per Dio. e tu, per che cosa vivi?

 

* * *

Venerdì 9 ottobre 2015

(cassetta di venerdì 12.10.1984)

 

 

     “Non si possono servire due padroni”

(Lc 11,15-26)

 

In quel tempo, [dopo che Gesù ebbe scacciato un demonio,] alcuni dissero: «È per mezzo di Beelzebùl, capo dei demòni, che egli scaccia i demòni». Altri poi, per metterlo alla prova, gli domandavano un segno dal cielo.
Egli, conoscendo le loro intenzioni, disse: «Ogni regno diviso in se stesso va in rovina e una casa cade sull’altra. Ora, se anche Satana è diviso in se stesso, come potrà stare in piedi il suo regno? Voi dite che io scaccio i demòni per mezzo di Beelzebùl. Ma se io scaccio i demòni per mezzo di Beelzebùl, i vostri figli per mezzo di chi li scacciano? Per questo saranno loro i vostri giudici. Se invece io scaccio i demòni con il dito di Dio, allora è giunto a voi il regno di Dio.
Quando un uomo forte, bene armato, fa la guardia al suo palazzo, ciò che possiede è al sicuro. Ma se arriva uno più forte di lui e lo vince, gli strappa via le armi nelle quali confidava e ne spartisce il bottino.
Chi non è con me, è contro di me, e chi non raccoglie con me, disperde.
Quando lo spirito impuro esce dall’uomo, si aggira per luoghi deserti cercando sollievo e, non trovandone, dice: “Ritornerò nella mia casa, da cui sono uscito”. Venuto, la trova spazzata e adorna. Allora va, prende altri sette spiriti peggiori di lui, vi entrano e vi prendono dimora. E l’ultima condizione di quell’uomo diventa peggiore della prima».

Parola del Signore

 

Cina: “Un regno diviso non sta su”.

Luigi: Se la nostra vita è divisa non sta su: è necessario un amore unico. Non si possono servire due padroni”, cioè non si può vivere di compromessi. Si ha un amore unico quando si ha un interesse al di sopra di tutto; per cui bisogna sottomettere tutto a quello. Allora si vive bene; la vita si vive in quanto si sceglie. La vita è amore; amare vuol dire scegliere; scegliere vuol dire lasciare tutto il resto, mettere una cosa al centro e lasciare tutto il resto. Dove c'è divisione la vita è distrutta. Infatti la morte è una divisione. Non mettendo Dio al di sopra di tutto, introduciamo dentro di noi un principio di divisione, instauriamo un processo di morte che ci fa morire in tutto. Invece avendo il Pensiero di Dio al di sopra di tutto, come punto fisso di riferimento, in modo da poter sempre misurare tutto su di Lui, in modo da sottomettere sempre tutto a Lui, si costruisce la vita, si comincia a vivere.

 

Delfina: Viviamo sempre nell'ambiguità …

Luigi: Certo, se non metti Dio prima di tutto, senti sempre un conflitto dentro, perché introduci una conflittualità interiore. La grande tristezza degli uomini è dovuta al fatto che devono vivere per delle cose che in coscienza non sono convinti; portano dentro questa conflittualità. Tutto per la figura davanti agli altri, per il giudizio della gente.

Si introduce nella nostra vita, per motivi diversi, tutta una divisione che crea una grande tristezza. La gioia è conseguenza del poter vivere in un pensiero unico, in un fine unico: poter esserne convinti.

 

Franco: Gesù è chiarissimo quando dice che è solo nell'unione profonda con Lui che noi abbiamo la possibilità di convertire tutto il mondo in luce...

Luigi: … di assorbire tutto il mondo nella luce. Si assorbe tutto nella luce di Dio. Se invece non c'è questa unità con Dio, il mondo ci assorbe; per cui: o noi assorbiamo il mondo o siamo assorbiti dal mondo.

Franca: Bisogna riconoscere l'opera dello Spirito Dio; solo lo Spirito di Dio ci può liberare dal pensiero del nostro io.

Luigi: Certo, noi possiamo essere liberati dal pensiero del nostro io soltanto in quanto abbiamo un io superiore a noi da amare; nel pensiero dell'altro, noi ci superiamo. In caso diverso noi da soli non facciamo altro che girare intorno al pensiero del nostro io; noi da soli non possiamo superarci: è come se volessimo volare tirandoci su per le stringhe delle scarpe. Per superarci abbiamo bisogno di un punto oggettivo, al di fuori di noi, su cui far leva per liberarci.

Giovanna: “E' dunque giunto a voi il regno di Dio” è quando riconosciamo dentro di noi e fuori di noi l'opera di Dio; vuol dire che si è entrati nel regno di Dio.

Luigi: Ah certo! Poter vedere, constatare che tutto quello che avviene dentro e fuori di noi è voluto da Dio, che è nell'intenzione di Dio, vedere cioè il Pensiero di Dio vuol dire entrare. Entrare vuol dire vedere. Se però io non lo vedo sono fuori…

Domenico: “Chi non è con me è contro di me; chi non raccoglie con me disperde”, vuol dire che quello che non raccogliamo con Lui viene sprecato.

Luigi: Non soltanto sprecato, ci disperde, cioè ci divide, quindi ci introduce in un processo di morte, perché la dispersione è morte.

Sandra: “Chi non è con me è contro di me”.

Luigi: E' la stessa cosa, perché Lui è Colui che raccoglie nel Padre. Quindi “Chi non è con me, chi non raccoglie con Me”, non si può essere con Lui se non si raccoglie. Gesù dice: “Chi non è con me”; possiamo illuderci dicendo: “Signore, io sono con te”, facciamo leva sul sentimento e crediamo di essere con Dio. Ma stiamo attenti! Raccogliamo in Dio? Se non raccogliamo in Dio non siamo con Dio. Perché Gesù è lo Spirito che raccoglie in Dio. Lui essendo Figlio è Colui che raccoglie tutto nel Padre. Allora se tu non raccogli tutto nel Padre, non sei con Lui. Anche se da mattina a sera dici: “Io sono con te”. Raccogliere vuol dire riportare tutto al Padre, per vedere tutto nella luce del Padre; vuol dire sottomettere tutto al Padre, al Pensiero del Padre, sapendo che Dio è il Creatore di tutto. Cristo è venuto per raccogliere ciò che si disperde, quindi ciò che si disperde in noi, ciò che si disperde nel mondo. È venuto per raccogliere tutto nel regno di Dio: Dio è Colui che regna in tutto. Invece noi diciamo che chi regna sono gli uomini, che è la ricchezza, è la bellezza, è la politica, è la società. Invece no! Chi regna in tutto è Dio. Lui ci raccoglie in questa visione: Dio è Colui che regna in tutto. Se tu non raccogli con Lui, tu non appartieni a Lui, perché noi siamo “con” in quanto camminiamo tutti e due verso lo stesso fine. Quello che ci unisce è la meta comune. La meta è data dall'intenzione. Qual è l'intenzione del Cristo? Quella di sottomettere tutto a Dio, per portarci nel regno di Dio; di sottomettere tutto al Padre, di raccogliere tutto nel Padre. Se non abbiamo l'interesse di raccogliere tutto nel Padre, non possiamo essere con il Cristo. Possiamo illuderci di essere con il Cristo, ma è sentimento. Con il sentimento possiamo dire di tutto, ma non siamo con il Cristo e ad un certo momento lo dobbiamo verificare.

Pinuccia: “Ma se io scaccio i demoni in nome di Beelzebùl, i vostri discepoli in nome di chi li scacciano?”, perché Gesù chiede questo?

Luigi: Siccome dicevano che Lui scacciava i demoni per mezzo di Beelzebùl, chiede loro per mezzo di chi li scacciano; per fare capire loro che erano in contraddizione.

Pinuccia: Poi Gesù parla dell'episodio della stanza vuota...

Luigi: Non basta gioire perché Lui ci ha liberati dai demoni, perché il giorno dopo la situazione sarà peggiore. Bisogna che questa stanza si riempia di interesse, di amore per Dio. Perché Lui ci libera affinché noi riempiamo la nostra stanza di Dio. Se noi riempiamo la nostra stanza di altro, il giorno dopo sarà peggio di prima.

Pinuccia: A chi si riferisce Gesù quando parla di un uomo forte, ben  armato che fa la guardia al suo palazzo?

Luigi: Si riferisce al demonio. Ma Dio è più forte del demonio.

 

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Mercoledì 14 ottobre 2015

(cassetta di mercoledì 7.10.1989)

 

 

 

Guai a voi farisei, guai a voi dottori della legge

(Lc 11, 42- 46 )

 

In quel tempo, il Signore disse: «Guai a voi, farisei, che pagate la decima sulla menta, sulla ruta e su tutte le erbe, e lasciate da parte la giustizia e l’amore di Dio. Queste invece erano le cose da fare, senza trascurare quelle. Guai a voi, farisei, che amate i primi posti nelle sinagoghe e i saluti sulle piazze. Guai a voi, perché siete come quei sepolcri che non si vedono e la gente vi passa sopra senza saperlo».
Intervenne uno dei dottori della Legge e gli disse: «Maestro, dicendo questo, tu offendi anche noi». Egli rispose: «Guai anche a voi, dottori della Legge, che caricate gli uomini di pesi insopportabili, e quei pesi voi non li toccate nemmeno con un dito!».

Parola del Signore

 

Delfina: “Guai a voi farisei, guai a voi dottori della legge”, dice questo perché dovremmo accettare la legge come conseguenza dell'amore di Dio?

Luigi: L’osservanza della legge non è conseguenza dell'amore; incontrando Dio, Dio non ti dice: “Adesso che sei con me, non rubare più, non uccidere più, non desiderare più”, Dio non ti dice questo! Questo te lo dice prima!

Quando tu sei in cammino, ti poni il problema: “Devo stare attento a non sbagliare strada!”, ma quando sei arrivato non ti poni più il problema della strada, di comportarti bene. Il problema da porti quando trovi Dio è coltivare questo rapporto di amicizia, di intelligenza, di colloquio; per cui Lui parla e tu ascolti e capisci, e più capisci e più sei in comunione con questa Presenza. La legge non è una conseguenza dell'amore, piuttosto è l'amore conseguenza della legge: l'amore nasce da una Presenza ed è la Presenza che ti fa capire l’anima della legge. Tu puoi sognare di incontrare un uomo da amare, ma se non l’hai ancora incontrato, non hai trovato l'amore. Quando incontrerai la persona, hai incontrato l'amore, perché l'amore viene dalla persona. Mentre la legge è una regola che puoi anche ritenere giusta, ma alla quale ti devi adeguare.

Franco: Gesù dice ad ognuno di noi: “Guai...”, quando siamo in questa atteggiamento dei farisei...

Luigi: Il problema centrale è che non dobbiamo mai essere maestri, il nostro posto è quello di ritenerci sempre allievi; il Maestro è uno solo. Quindi, se tu sei sempre attento come allievo, sei a scuola, fai attenzione a non disprezzare nessuno. I farisei dicono al cieco nato: “Sei nato tutto intero nel peccato e vuoi fare da maestro a noi?”. Noi siamo tutti discepoli, siamo tutti scolari. Dobbiamo avere questa consapevolezza: noi siamo in una scuola in cui il Maestro è Dio e parla attraverso tutti; quindi non disprezzare nessuno. Non dire: “Questo è un mendicante, un parassita della società, un ubriacone, un drogato, un separato, un divorziato, una prostituta”, non disprezzare nessuno perché Dio ti parla attraverso tutte le sue creature, quindi mantieniti sempre in una posizione di ascolto. Per cui: “Guai a voi farisei, guai a voi dottori della legge”, perché assumono una posizione di maestro; impongono, esercitano un'autorità.

Franco: In questo modo la legge passa avanti alla Presenza di Dio che parla.

Luigi: Certo, perché chi si fa maestro impone: “Devi fare così! Da oggi ti devi comportare in questo modo!”; invece il Signore ti dice: “Io voglio la misericordia.

Linuccia: Dio vuole che viviamo guardandoci dentro.

Luigi: Si, bisogna sempre passare dall'esterno all'interno.

Linuccia: Noto che siamo tutti rivolti all'esterno invece di fare introspezione.

Luigi: Si, tutte le cose che capitano intorno a noi sono lezioni che vanno interiorizzate, perché sono lezioni per il nostro mondo interiore. Il pensiero del nostro io ci impedisce molto di entrare dentro di noi; perché si entra in quanto si riferisce tutto a Dio, il quale abita dentro di noi. Cosa vuol dire entrare? Non vuol dire entrare fisicamente dentro di noi. Vuol dire entrare nello spirito, il quale è presente in noi, ed è il Pensiero di Dio; e quindi riferire tutte le cose a Lui, cercando che cosa Dio ci vuole significare.

Giovanna: “Guai a voi che pagate le decime e poi trasgredite la giustizia e l'amore di Dio”, se uno non ha ancora incontrato il Cristo, si può osservare la legge?

Luigi: Si deve; non “si può”, si deve. La giustizia cosa ti dice? La giustizia ti dice “Cerca prima di tutto Dio con tutta la tua mente, con tutte le tue forze, con tutto te stesso, con tutta la tua vita!”. “Cerca Dio”, questa è l'anima di tutta la legge. Per cui se tu non rubi, non uccidi, non commetti adulteri, non desideri la roba degli altri, non desideri la donna degli altri, se tu non fai tutto questo ma dentro di te non hai questo desiderio di conoscere Dio, tutta la tua vita è solo recitazione, pura recitazione; costruisci un fariseismo, costruisci l’orgoglio, perché dici: “Ah, io quello non l'ho fatto! Io l'altro non l'ho  fatto! Signore ti ringrazio perché io non sono come gli altri che sono peccatori, io no!”, costruisci l'orgoglio. Il Signore dice: “Tutti i comandamenti, tutta la legge, tutti i profeti, dipendono da questo: Ama il Signore Dio tuo” cioè: “Cerca la presenza”; amare vuol dire cercare la presenza dell'altro.

Cerca la presenza di Dio con tutta la tua mente, con tutte le tue forze, con tutto te stesso, con tutta la tua vita! Questa è l'anima di tutto; e questa è la giustizia.

Ma perché devo cercare Dio? Perché Dio c'è! Perché Dio è il Creatore, non siamo noi i creatori, è un Altro! Cerca quest'Altro! Tutta la legge, tutta la creazione, tutta la natura, la vita nostra dice a noi: “C'è un Creatore, c'è Uno che fa tutte le cose: cercalo!”.

Giovanna: Non basta che io dica: “Non rubo perché Dio mi ha detto di non farlo”.

Luigi: Non basta perché in questo caso trasformi la parola di Dio in una regola. Se cerchi Dio prima di tutto, non rubi perché sei appassionato per Dio. Se sei appassionato per Dio, se uno ti ruba la giacca gli dai anche il soprabito, perché a te quello che interessa è Dio. E’ un banco di prova, è un test dell’amore. Amare il prossimo è un banco di prova del tuo interesse che hai per Dio. Se tu hai molto interesse per Dio, naturalmente ti comporti verso il prossimo con amore, per rispettare la presenza di Dio, perché il prossimo è di Dio. Nell’io ti comporti bene verso coloro che ti sono simpatici, che ti battono le mani, che ti fanno star bene, mentre coloro che sono antipatici li prendi a pedate, magari perché ti sollecitano a vivere per Dio.

Fabiola: Molte volte Gesù si accanisce contro questo atteggiamento dei farisei.

Luigi: Che è il nostro atteggiamento, perché è un segno per noi. Noi faremmo male se dicessimo: “Ah quei farisei erano pessimi”; cerchiamo di capire che cos'è che forma il fariseo, e il più delle volte scopriremo che questo fariseismo ce l'abbiamo dentro di noi. Allora questo versetto è per ognuno di noi, è lezione per noi. Il Signore non ci presenta i farisei perché noi abbiamo a giudicare i farisei; cerchiamo invece di capire che cosa Dio ci vuole significare, per evitarci di essere dei farisei. Perché noi possiamo anche illusoriamente ritenerci a posto, proprio perché ci comportiamo esattamente come quei farisei. E noi, ci riteniamo a posto? Siamo soddisfatti di noi stessi?

 

 

Guardatevi dal lievito dei farisei

(Lc 12,1-7)

 

In quel tempo, si erano radunate migliaia di persone, al punto che si calpestavano a vicenda, e Gesù cominciò a dire anzitutto ai suoi discepoli:
«Guardatevi bene dal lievito dei farisei, che è l’ipocrisia. Non c’è nulla di nascosto che non sarà svelato, né di segreto che non sarà conosciuto. Quindi ciò che avrete detto nelle tenebre sarà udito in piena luce, e ciò che avrete detto all’orecchio nelle stanze più interne sarà annunciato dalle terrazze.
Dico a voi, amici miei: non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo e dopo questo non possono fare più nulla. Vi mostrerò invece di chi dovete aver paura: temete colui che, dopo aver ucciso, ha il potere di gettare nella Geènna. Sì, ve lo dico, temete costui.
Cinque passeri non si vendono forse per due soldi? Eppure nemmeno uno di essi è dimenticato davanti a Dio. Anche i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate paura: valete più di molti passeri!».

Parola del Signore

 

Cina: Gesù parla a chi ha interesse per ascoltarlo.

Luigi: Gesù parla a chi ha interesse, perché la possibilità ci viene data dall'interesse; se abbiamo interesse per Dio, abbiamo la capacità di ascoltare Dio. In caso diverso non abbiamo la capacità di ascoltare Dio. È il tanto interesse per Dio che ci forma la capacità di conoscere Dio.

Delfina: Quando si inizia la vita secondo lo spirito è necessaria la coerenza tra il pensiero, la parola, l'azione...

Luigi: Cosa vuol dire: “vita secondo lo spirito”?

Delfina: La vita secondo lo spirito è data dal lavoro interiore, di pensiero...

Luigi: ...per cercare di capire in Dio il significato di quello che Dio fa. Se teniamo presente Dio, Dio diventa vita in noi. Se non teniamo presente Dio non ci salterebbe nemmeno in testa di cercare il significato di quello che Lui ci fa arrivare. Per noi, quello che ci arriva è la realtà: sono gli uomini che fanno così, è la natura che è così, sono le leggi del mondo che sono così. Se invece teniamo presente Dio, questa presenza di Dio ci fa vivere interiormente in quanto ci fa cercare il significato di tutte le cose. Il significato delle cose lo possiamo trovare soltanto dentro di noi. Quindi le cose arrivano a noi come annuncio, come segno; poi dentro di noi c'è questo lavoro per cercare di contemplare, per cercare di unificare, di raccogliere in Dio, di vedere in Dio il significato di quello che Dio ci fa fatto arrivare: questo diventa “vita interiore”. E' l'interesse per capire il Pensiero di Dio in quello che Lui ci fa arrivare.

Franco: Se guardiamo Dio, Egli ci fa vedere le nostre infedeltà...

Luigi: Dio è un principio di autenticità; mentre il nostro io è un principio di recitazione. Quando noi guardiamo a noi stessi, siamo portati a recitare. Recitiamo la nostra parte fuori, perché noi guardiamo la figura e allora diventiamo degli attori che recitano soltanto delle parti. Dio invece è principio in noi di verità, quindi di autenticità; è Lui che ci fa autentici nella misura in cui noi guardiamo a Lui. Ci fa prima autentici dentro; perché quello che siamo fuori non importa. Siccome il vero uomo si costruisce dall'interno, man mano che l'uomo diventa autentico dal di dentro, a poco per volta anche fuori diventa autentico. Qui abbiamo la costruzione genuina. Invece, nel mondo, prima costruiamo l'uomo esterno, l'uomo che ha prestigio, che ha una bella figura, dentro invece è un sepolcro: c'è niente. Con Dio invece prima c'è il “di dentro”, mentre fuori magari si è uno straccione, una prostituta. Dio comincia a lavorare dal di dentro. A poco per volta, cominciando dal di dentro, trasforma tutto l'esterno. Ecco il lievito che fa fermentare tutta la farina, tutta la massa. Se non si cerca il significato di tutto quello che Dio ci fa arrivare, questo amore alla parola di Dio, per custodirla, per meditarla, per approfondirla, per capirla, se non c'è questo, non c'è il lievito che fa fermentare la pasta.

Franca: Quello che ci uccide non viene dal di fuori ma dal pensiero di noi stessi.

Luigi: Non c'è niente dal di fuori che ci possa far male se in noi c'è la presenza di Dio. Dio è più forte di tutti. “Tutto concorre al bene per coloro che amano Dio”. Se in noi non c'è la presenza di Dio, tutto dall'esterno ci fa male, anche le cose buone; ci portano via, ci sdoppiano. Se in noi c'è Dio, la presenza di Dio, tutte le cose dal di fuori, anche le cose che apparentemente sono cattive, diventano buone; servono per edificare in noi, per mantenere in noi questo rapporto con Dio. Per stringerci sempre di più in questo rapporto.

Pinuccia: “Anche i vostri capelli sono contati”.

Luigi: Dobbiamo sempre partire dal fatto che è Dio il Creatore: “Credo in Dio, Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra; di tutte le cose visibili e invisibili”, quindi è il Creatore di tutto, di tutto; di tutti gli avvenimenti, di tutti i fatti, di tutte le cose. Tutte le creature sono opera di Dio quindi sono tutte parole di Dio. Non accade nulla che non sia opera della creazione di Dio. Dio opera tutto per il bene. Il punto fondamentale della costruzione del nostro rapporto con Dio è questo: verificare se noi effettivamente crediamo che Dio è il Creatore di tutto. Di tutto, quindi anche delle guerre, dei terremoti, di tutto. Perché tutto è parola di Dio per me; tutto quello che arriva, in quanto mi arriva, è opera del Creatore. È parola di Dio per noi. Quindi in quanto è parola di Dio: “Signore, che cosa mi vuoi dire?”. Se noi non siamo convinti che Dio opera in tutto, allora dobbiamo rivedere la nostra fede in Dio Creatore. Perché se ci fosse un punto solo o della storia, o dell'universo, che non fosse voluto da Dio, Dio non sarebbe il Creatore. Non c'è nulla che sfugga a Dio, nemmeno un granellino di sabbia, nemmeno un capello: “Anche i vostri capelli sono tutti contati”. Credi che Dio è il Creatore di tutto?

 

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Mercoledì 21 ottobre 2015

(cassetta di mercoledì 21.10.1989)

 

 

“A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto”

(Lc 12, 39- 48 )

 

Cina: Si presuppone che l'amministratore conosca la volontà del padrone e che si riferisca a questa nell'amministrare...

Luigi: Altrimenti non amministra proprio niente; se non conosce la volontà come fa ad amministrare? Amministra secondo i suoi capricci. È essenziale conoscere la volontà. Se tu sei amministratore, devi sapere qual è l'intenzione dell'altro, quali sono gli interessi dell'altro, per comportarti secondo quello che vuole l'altro; altrimenti ti butta fuori.

Delfina: Si aspetta il padrone in qualità di servi, però se uno cerca di conoscere la volontà del suo padrone, non serve più l'attesa.

Luigi: Quando lo conosce l'ha già incontrato, perché spiritualmente parlando conoscere vuol dire trovare. La verità si trova solo conoscendola. Il giorno in cui tu conoscerai Dio l'avrai trovato. Non c'è più l'attesa. L'attesa è per trovarlo. La verità coincide con la conoscenza. È come se pensando ad una persona io vedessi la presenza di quella persona. Nel mondo creato non basta pensare per vedere la persona; perché anche se io penso una persona, non è che quella persona  arrivi. Nel campo dello spirito, ed è la caratteristica di Dio, Dio basta pensarlo perché Lui sia presente.

Le creature tu puoi pensarle, ma se vuoi trovarle, devi correre per cercarle dove sono, altrimenti non le trovi. E allora lavori di fantasia, perché tu credi siano in un posto,e invece sono in un altro posto. Con Dio no! Perché Dio è il presente, basta pensarlo. Il difetto è soltanto nostro, il difetto sta nel nostro pensare. Chi pensa Dio ha già trovato Dio. Chi pensa Dio forma una cosa sola con Dio. È arrivato. La verità tu la trovi solo conoscendola, conoscendola l'hai trovata, non hai più bisogno di correre.

Franca: “Vi ho chiamati amici perché vi ho fatto conoscere tutto ciò che riguarda il Padre mio”..

Luigi: Certo, ci ha dato la sua vita. Dare la vita vuol dire comunicare quello che per Lui è vita. La sua vita è il Padre. Lui facendoci conoscere il Padre ci ha dato la sua vita.

Giovanna: “Il servo che conosce la volontà del padrone e non ha agito secondo la sua volontà riceverà molte percosse, chi invece non la conosce ne riceverà poche...”, ma non conoscere è colpa nostra.

Luigi: Più tu conosci e più ricevi bastonate, cioè soffri. Più tu hai un'amicizia e più tu soffri per quell'amicizia. Non soffri per un estraneo. Invece l'amicizia ti fa tribolare. Perché più hai un'amicizia e più quell'amicizia richiede un certo comportamento, una certa comunicazione. Uno che sia molto lontano da Dio dice: “Io non ho mai ammazzato nessuno”. Più tu ti avvicini a Dio e più capisci quanta tribolazione Dio richiede. Non è che Dio si diverta a dare le bastonate, è la sensibilità che si acuisce attraverso la conoscenza. Quando uno è lontano è grossolano. Ma più penetri la conoscenza più diventi sensibile. Ad un certo momento basta un pensiero che già ti fa tribolare, perché quel pensiero non è secondo lo spirito e ti fa soffrire. Dio è molto esigente, più tu conosci Dio e più scopri l'esigenze di Dio. Ti richiede un impegno a tempo pieno, mentre una volta magari dicevi un'Ave Maria e ti sentivi a posto, ad un certo punto Dio richiede molto pensiero, molto tempo per pensare. Ecco le tribolazioni.

Daniela: Non si può ignorare o far finta di non sapere...

Luigi: Tu puoi dire: Io quella scena non voglio vederla”, ma quando dici: “Non voglio vederla” l'hai vista! Non puoi dire: “Io non voglio vederlo” prima di vederlo. Tu dici “Io non voglio vederlo” quando l'hai già visto, e la cosa è entrata! E quello già ti fa tribolare.

Marco: “Non sapete né il giorno né l'ora in cui verrà il Figlio dell'uomo”; invece lo sappiamo: Dio viene in ogni momento e noi dobbiamo stare attenti..

Luigi: Si, perché è Lui che sta parlando con te. “Sono io che parlo con te”, la grande rivelazione è questa; che l'ha poi riservata ad una pagana, ad una samaritana, ad una donna che ha avuto cinque mariti più uno. A nessuna creatura ha dato una rivelazione più grande: “Sono io che parlo con te!”.

Linuccia: Ogni parola che Dio dice a noi secondo il suo disegno crea in noi una responsabilità.

Luigi: Si, infatti Gesù dice: “Se io non avessi parlato non sarebbero in colpa”. Che cos'è che mi rende responsabile, che mi rende persona? È Colui che mi fa una proposta. Perché facendomi una proposta, costringe me a dare una risposta. Ma dando una risposta, io mi assumo una responsabilità; ecco come divento responsabile. Ma intanto mi qualifico, divento persona.

Linuccia: Non è che uno di colpo conosca la volontà.

Luigi: No, è Dio che sta disegnando. E quando uno disegna comincia a squadrare il foglio e poi tira le righe; e Dio fa così con noi: prima comincia a squadrarci, poi tira le righe. Il problema è prendere consapevolezza dell'opera che Dio sta facendo con noi.

Teresa: Se veramente mi sta a cuore Colui che attendo, non mi arrendo, anche se tarda a venire.

Luigi: Devo sapere che più io veglio, più aspetto, e più in me si forma la capacità di restare con Lui. Se mi distraggo facilmente vuol dire che ho poco interesse per Lui.

Fabiola: “Il figlio dell'uomo verrà nell'ora che non pensate” perché?

Luigi: Perché non pensa. Se non penso, allora Lui arriva quando non penso; ma se penso, tutti i momenti lo vedo, perché Dio è Colui che basta pensarlo per averlo presente. Dio è un Essere bellissimo, semplicissimo, è come se avessi trovato Cris e che bastasse pensarlo per averlo presente. Tutte le creature noi le pensiamo ma non le abbiamo presenti, perché pensiamo: “Chissà se...”; allora ci accorgiamo che lavoriamo di fantasia. Invece Dio, questo Essere meraviglioso, come lo pensiamo è. Infatti Lui è. È soltanto quando non lo pensiamo che ci arriva all'improvviso.

Pinuccia : Che differenza c’è tra “dato” e “affidato”?

Luigi: Il “dato” è il dono che Dio dà a noi senza di noi, però man mano che riceviamo il dono, dalla risposta che diamo personalmente a questo dono, otteniamo un altro dono. “L'affidamento” è la conseguenza della risposta che io ho dato dopo aver ricevuto il dono che mi è stato dato senza di me. L'affidamento non mi viene dato senza di me. Se Dio vede che rispondo fedelmente mi affida il dono. Ad esempio, quando scopro che una persona è di parola, mantiene la parola, io ho fiducia verso questa persona. Come ho fatto a scoprire questo? Dal rapporto che ho con quella persona mi sono accorto che è fedele.

Dio in un primo tempo ci fa un dono, una proposta, se vede che noi rispondiamo, se siamo fedeli nel poco, allora ci affida il molto. “A chi fu affidato molto sarà chiesto molto di più”, perché più Dio ci affida cose e più siamo impegnati con Lui, più siamo “presi” da Dio. Allora dobbiamo chiederci: “Ma io sono preso da Dio?”.

 

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Venerdì 26 ottobre 2012

(tratto dalla cassetta del 26.10.1984)

 

 

Quando vedete una nuvola

(Lc 12,54-59)

 

In quel tempo, Gesù diceva alle folle:
«Quando vedete una nuvola salire da ponente, subito dite: “Arriva la pioggia”, e così accade. E quando soffia lo scirocco, dite: “Farà caldo”, e così accade. Ipocriti! Sapete valutare l’aspetto della terra e del cielo; come mai questo tempo non sapete valutarlo? E perché non giudicate voi stessi ciò che è giusto?
Quando vai con il tuo avversario davanti al magistrato, lungo la strada cerca di trovare un accordo con lui, per evitare che ti trascini davanti al giudice e il giudice ti consegni all’esattore dei debiti e costui ti getti in prigione. Io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo».

Parola del Signore

 

Cina: “Non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo”. Quando si verifica questa situazione?

Luigi: E’ quando noi ci mettiamo a litigare con i fratelli, oppure a resistere per le cose che passano in questo mondo. Noi siamo in prigione e non ne usciremo fintanto che avremo pagato tutto, scontato tutti i nostri errori. E’ un invito a guardare l’essenziale, a lasciar perdere tutto. “Mettiti d’accordo con il fratello o con chi sei in cammino. Se lui ti chiede la giacca, dagli anche il soprabito, se ti chiede il venti per cento, ma dagli il duecento”; lascia correre per non perdere l’essenziale, queste sono tutte cose che passano. Perché se ti metti a discutere, a far la guerra, a far la lotta con il fratello, per un pezzo di pane, questa discussione ti porta via l’unione con Dio; per cui non sei più disponibile per Dio, perché stai lottando con il fratello per qualche cosa che sta passando.

Tu hai un tesoro enorme. Quando uno ha un tesoro enorme dice: “Vuoi questo? Prenditelo!”, c’è la massima libertà, perché il tesoro nessuno te lo può portare via. Allora, proprio per mantenere acceso in noi questo spirito, non bisogna litigare con nessuno, non lottare per niente. In tutte le cose che passano lascia perdere. Perché tu hai una grande preoccupazione. Immagina di avere una persona o la tua bambina molto molto ammalata; non lasci forse perdere tutto per correre da lei? Tu pensa: Cristo sta morendo in croce! Allora lascia perdere tutto, non stare a discutere, perché Cristo muore in croce.

Noi dobbiamo cercare Dio prima di tutto e invece discutiamo con quello, lottiamo con quell’altro, ci affanniamo di questo o di quell’altro; così facendo non arriviamo alla giusta intensità d’amore. Quando c’è una persona gravemente ammalata lasciamo perdere tutto. Ecco, dobbiamo avere questa pressione per la ricerca di Dio.

Delfina: A volte, questo atteggiamento di non lottare ci fa sembrare degli idioti.

Luigi: Secondo il mondo è essere scemi, secondo Dio è lottare. Perché, come dicevo prima, se tu hai un bambino gravemente ammalato e ti metti a discutere lungo la strada su come sono fatte le vetrine, sei scema. Ci vuole quella nettezza, quella sensazione dell’urgenza. “Affrettati”, perché c’è Uno che sta morendo per te.

Tutto questo avviene perché ci sia la netta dedizione, perché è in questa nettezza che l’anima si forma. Tutto il resto ti fa perdere tempo. Se metterai sempre Dio al di sopra di tutto, Dio ti libererà da tutto.

Franca: “Se il tuo interesse per le cose del mondo”,  tu sei molto intelligente per le cose del mondo, come avvengono…; è molto profondo.

Luigi: Certo. “Sei stato in gamba per i tuoi interessi…”. Noi più delle volte diciamo: “Io non ho intelligenza sufficiente per cercare Dio e conoscere Dio”, ma nei nostri interessi siamo intelligenti, ce la mettiamo tutta; e perché non ce la mettiamo tutta per Dio? E’ lì il confronto. Perché in quello che ci sta a cuore ce la mettiamo tutta? E come mai con Dio non ce la mettiamo tutta?

Noi ci scusiamo facilmente, magari dicendo: “Dio capisce, Dio non mi ha dato l’intelligenza sufficiente per queste cose, quindi mi occupo di altro”. Ma nei nostri interessi, nel nostro amore, non mandiamo altri, ce la mettiamo tutta. Allora il Signore ci fa il confronto: “Sei stato intelligente per quello e per Me no! Vuol dire che non celebri l’amore, non celebri l’interesse”. Noi non avremmo nemmeno la scusante di poter dire: “Non ho avuto tempo, oppure non ho avuto l’intelligenza”, perché Dio non ci scuserà. Il test dell’amore è: “Di che cosa mi occupo tutto il giorno, a che cosa penso tutto il giorno? Qual è l’oggetto del mio amore?”.

 

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Mercoledì 28 ottobre 2015

(cassetta di venerdì 28.10.87)

 

 

 

“Ne scelse dodici ai quali diede il nome di apostoli ...”

(Lc 6,12-19)


In quei giorni,Gesù se ne andò sul monte a pregare e passò tutta la notte pregando Dio.  Quando fu giorno, chiamò a sé i suoi discepoli e ne scelse dodici, ai quali diede anche il nome di apostoli: Simone, al quale diede anche il nome di Pietro; Andrea, suo fratello Giacomo, Giovanni, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso; Giacomo, figlio di Alfeo, Simone, detto Zelota; Giuda, figlio di Giacomo; e Giuda Iscariota, che divenne il traditore.

Disceso con loro, si fermò in un luogo pianeggiante. C’era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidone, che erano venuti per ascoltarlo ed essere guariti dalle loro malattie; anche quelli che erano tormentati da spiriti impuri venivano guariti. Tutta la folla cercava di toccarlo, perché da lui usciva una forza che guariva tutti.

Parola del Signore

 

Cina: Questo brano finisce citando i nomi di Giuda di Giacomo e Giuda Iscariota che fu il traditore. Gesù sceglie tra tutti i suoi discepoli, quelli che gli erano più vicini, anche Giuda Iscariota che poi è stato il traditore.

Luigi: Tutto quello che Gesù ha fatto, l'ha fatto per noi, per farci capire che se anche noi fossimo apostoli, corriamo il rischio di ritenere di appartenere a coloro che Gesù ha scelto; sta attento perché tra coloro che Gesù ha scelto c'è anche un traditore. Non essere mai sicuro. Nessuno di noi può dire: “Ah, io sono a posto: ho fatto i miei voti; ho lasciato tutto”. Guarda che tra i dodici apostoli c'è anche un Giuda. Dio l'ha fatto di proposito per evitarci l’illusione di credercc a posto. “Io sono a posto perché Lui mi ha chiamato”, oppure: “Mi ha chiamato beato”. Stai attento perché Gesù a Pietro, dopo avergli detto: “Beato” gli dice: “Via da me perché tu sei un demonio”. Ora, tutto questo lo ha fatto per noi, non perché noi avessimo a giudicare Giuda, perché Giuda è uno che ha dovuto recitare una certa parte per noi. L'ha preso di proposito perché a tutti noi servisse di lezione: “Non far mai conto su di te, su quello che sei!”. Come non devi mai disperare per quello che sei o per quello che sei stato, così non devi illuderti, non devi vantarti per quello che sei. Perché quello che conta è far conto su Dio, è dipendere sempre da Dio, è sperare sempre in Dio in qualunque situazione ti trovi. Perché noi siamo salvati in quanto facciamo conto su Dio, non in quanto facciamo conto su quello che siamo o su quello che abbiamo o su quello che abbiamo lasciato.

Mariuccia: Qual è il significato della parola “apostolo”? e perché sono dodici?

Luigi: Apostolo vuol dire “mandato”. Che cos'è che manda? Ognuno è mandato da ciò che conosce. Molti di noi sono mandati dall'interesse, dalla figura, da tante cose. Il vero concetto di mandato è la luce. Chi conosce la verità è mandato dalla verità. In realtà noi parliamo di ciò che abbiamo visto. Uno vede una cosa e poi ne parla. È la visione che ci fa parlare. La visione ci fa parlare, quindi è la visione che ci manda. È quello che tu conosci che ti fa parlare, e la luce si trasmette. Soltanto che la luce si trasmette solo se nella trasparenza sei fedele. Se non c’è trasparenza c’è infedeltà. E’soltanto quando c'è trasparenza che la luce è operante, perché chi opera è la luce di Dio; è necessario che la luce trovi dei corpi perfettamente trasparenti per operare, altrimenti ci sono le deviazioni. I dodici rappresentano l'unità, cioè la sintesi; per cui ogni uomo si trova in questi dodici, anche chi è "Giuda" si trova in questi dodici. Rappresentano tutta l'umanità, i diversi caratteri, in modo che ognuno si ritrovi. Dio vuol salvare tutti, quindi non scarta nessuno.

Franco: Tutti gli apostoli vengono chiamati per nome.

Luigi: Cosa vuol dire chiamare per nome?

Franco: Nel proprio nome è significata la propria vita.

Luigi: Il nome ti dà l'orientamento. Le crisi d’identità da cosa sono determinate? Uno va in crisi quando non sa più per cosa vivere; il che vuol dire che tu acquisti l'identità dal tuo fine. Gli uomini vivono per tante cose e acquistano identità da ciò per cui vivono, fintanto che quelle cose sono valide. Ma arriva un momento in cui il valore crolla ed allora essi entrano in crisi.

La crisi piomba su di te nonostante te, anche se tu non vuoi, perché il valore non dipende da te. Tu non puoi dire: “Quella cosa vale perché io voglio che valga”. No! Una cosa, se non vale, anche se urli da mattina a sera “vale, vale!”, non ti dà vita, e tu entri in crisi. Soltanto se tu vivi per Dio, se hai Dio come fine, si determina un'identità che non è soggetta a crisi. Altrimenti, certamente, tu farai esperienza di una crisi di identità. Dio ci chiama per nome in quanto ci orienta; il vero nome è l’orientamento al vero fine, un fine che non è soggetto a mutamento. Ciò che non è soggetto a mutamento è la Verità, perché la Verità è trascendente. Gli uomini possono dire da mattina a sera che due più due fa cinque, e due più due continua a fare quattro. Ciò che è vero trascende; trascende l'uomo e trascende tutto ciò che può dire l'uomo, per cui non è soggetto a mutamento, è al di sopra. Quindi chi ti orienta a ciò che non è soggetto a mutamento, ti dà un vero nome che non ti farà entrare mai in crisi, ti dà un'identità che ti sarà confermata in eterno. Il nome che ci danno alla nascita è un nome convenzionale.

Ma tu sai qual è il tuo vero nome?

 

 

 

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Venerdì 30 ottobre 2015

 (tratto dalla cassetta del 30.10.1992)

 

 

E’ lecito guarire di sabato?

 (Lc 14,1-6)

 

Un sabato Gesù si recò a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare ed essi stavano ad osservarlo. Ed ecco, davanti a lui vi era un uomo malato di idropisia. Rivolgendosi ai dottori della legge e ai farisei, Gesù disse: “E’ lecito o no guarire di sabato?”. Ma essi tacquero. Egli lo prese per mano, lo guarì e lo congedò. Poi disse loro: “Chi di voi, se un asino o un bue gli cade nel pozzo, non lo tirerà fuori subito in giorno di sabato?”. E non potevano rispondere nulla a queste parole.

 

Parola del Signore

 

 

Maria: Cosa vuol dire idropico?

Luigi: Idropisia è una malattia. Idropico è colui che ha l’acqua nella pancia, è gonfio. Basta dire questo per renderci conto che tutti noi siamo idropici, perché siamo tutti gonfi. L’uomo è un essere gonfio di niente. Gesù, era entrato in casa di un fariseo, dove c’erano tanti palloni gonfiati, tanti idropici, ed è per questo motivo che c’era un idropico: era lo specchio della loro idropisia spirituale. Gesù, per curare l’idropisia di tutti, ha curato questo idropico, per farci capire che solo Lui può guarire la nostra idropisia. Lui ci smonta, ci sgonfia. Noi abbiamo bisogno di essere sgonfiati.

Maria: Gesù guarisce spesso in giorno di sabato.

Luigi: Certo, perché il problema non era il sabato, ma era ben altro. Il problema è che l’uomo, che è stato creato per conoscere Dio, non si occupa di conoscere Dio. La Legge, il sabato, la chiesa, il tempio, tutto quanto è fatto per l’uomo. L’istituzione è fatta per l’uomo, per cui l’istituzione lo deve servire non soffocare. Se l’uomo si sente soffocare, scappa. Gli antichi padri della chiesa dicevano: Scappa da quei luoghi in cui la verità è sottomessa all’autorità. Perché l’autorità deve servire la verità e non il contrario. “Nel mondo si esercita l’autorità, imponendo, comandando. Tra voi non sarà così: ma chi ha l’autorità è a servizio dell’uomo, affinché l’uomo possa dedicarsi a Dio per conoscerlo”.

Riccardo: In questa scena del Vangelo vediamo che i farisei tendono un tranello a Gesù.

Luigi: Ci sono delle scene in cui succede questo, ma qui no: è Gesù che tende a loro un tranello. Infatti è Gesù che dice: “E’ lecito in giorno di sabato far del bene?”. Ora, non capire questo è un errore madornale! In un altro passo dice che Gesù è sdegnato, perché non si sono presi la responsabilità di dire se sia giusto o no curare un uomo di sabato. “Perché se un bue o un asino cade nel fosso, voi lo tirate fuori in giorno di sabato? e un uomo non è più importante di un bue o di un asino? “E loro non risposero nulla a queste parole”. Ecco perché Gesù si sdegna con coloro che, di fronte alla verità, fanne le riserve. Lì si sdegna!

Franco: Qui i farisei iniziano a pensare di uccidere Gesù.

Luigi: Ma quei farisei siamo ognuno di noi. Anche noi, in nome di una regola, della legge, cerchiamo di far fuori colui che ci sta seccando. Gesù è un seccatore, per cui suscita odio nella creatura che non è attratta dal Padre. Il problema fondamentale è cercare di capire che cosa Dio mi vuol dire attraverso queste lezioni meravigliose. Dio mi presenta Erode, i farisei, gli scribi, ed io mi devo chiedere: “Signore, che cosa mi vuoi insegnare di Te, attraverso questa scena, per la mia vita essenziale?”. Gli attori non interessano. In Gesù, attraverso queste scene, abbiamo Dio che cala nel nostro mondo di passionalità, di gelosie, di invidie, di interessi, di ambizioni. Dio cala in questo mondo e discute e dialoga con noi per cercare di tirare fuori qualche cosa di vero, di autentico: getta le basi per poi costruire sopra la sua Verità. (Zac 1,2-4 “La mia casa sarà riedificata e la corda del muratore sarà tesa di nuovo sopra Gerusalemme”).

Osvaldo: Il Vangelo deve essere letto in chiave personale quindi anche questa scena è opera di Dio per me.

Luigi: Ma certo, perché l’idropico è Dio che l’ha messo lì, per curare coloro che erano idropici nell’anima. Dio è il Creatore! Quell’idropico è opera di Dio, mentre gli altri sono idropici non per opera di Dio; si sono gonfiati nel pensiero del loro io: quella è la vera idropisia. E’ per curare questa idropisia dell’io che Gesù guarisce quest’uomo malato. È Lui che lo presenta per trovare un argomento per poter stabilire un dialogo con l’idropico nell’anima.

Osvaldo: Tutto il Vangelo è per noi personalmente.

Luigi: “Le mie parole sono spirito e vita”. Ora, se tu pensi che tutto è parola di Dio, tutto è adorabile. Una foglia secca, che di autunno si stacca dall’albero, portata dal vento, cade a terra: non fermarti a fare della poesia su questo! Quella è una parola di Dio: è spirito e vita. Cerca che cosa Dio ti vuole dire di Sé, attraverso questo fatto, a te, personalmente a te, perché è Dio che ti sta parlando. “Le mie parole sono spirito e vita”, quindi non fermarti alla lettera, non fermarti al sentimento ma cerca che cosa Dio ti vuol dire di Sé, attraverso ogni cosa, perché ogni cosa è parola di Dio. Dio è il Creatore! È Lui, che mentre passi, fa staccare una foglia dall’albero e te la fa cadere davanti ai tuoi piedi! È Lui che personalmente fa tutto questo per te! Per te! E tu non puoi smentirlo. Puoi metterti a ridere. Te ne puoi anche dimenticare. Puoi dire, fare cosa vuoi, però non puoi dimostrare il contrario. È Dio che fa questo avvenimento proprio per te.

Osvaldo: La giustizia essenziale è riconoscere che Dio è il Creatore di tutto.

Luigi: “Signore, perché mi hai fatto assistere a questa scena? Che cosa mi vuoi dire di te?”. Bisogna ragionare con Dio ogni cosa.

Osvaldo: Poi non è che mi devo aspettare l’illuminazione…

Luigi: Aspettati l’illuminazione! Perché se Dio ti fa interrogare, è perché ti vuole illuminare. Dio non ti prende in giro! Dio per te ha creato l’universo, ha creato le stelle, i soli, le acque, le stagioni, i tempi, tutto per te! Ciò vuol dire che ti ha molto a cuore, ha molto interesse per te. Dio per te ha creato tutto e tutte le cose avvengono per te personalmente. Ora, se Dio ha fatto tutto per te, l’ha fatto per formare in te questo dialogo, questa interrogazione: “Signore, che cosa mi vuoi dire?”. Questo testimonia che Dio vuole proprio dirti qualche cosa. È Lui che ti suscita l’interrogazione, ti forma l’orecchio, perché vuole farti arrivare la sua parola, perché tu possa ricevere la risposta. Dio fa bene tutte le cose! Quindi aspettati la risposta! E veglia, per essere capace di ricevere la risposta! E stai molto attento nel capire la risposta. Perché il grande guaio in cui ci possiamo trovare è questo: noi interroghiamo, Dio ci risponde, ma quando ci risponde siamo già altrove, per cui non possiamo più ricevere la sua risposta. Se invece vegli, aspetti la risposta, quando questa arriva, la puoi ricevere perché riconosci che: “E’ proprio questo che stavo aspettando!”. Il problema è: sono capace di aspettare?

 

 

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Mercoledì 4 novembre 2015

(cassetta di venerdì 11.11.1983)

 

 

 

 

     Chi preferisce suo padre e sua madre a Me

non è degno di Me”

(Lc 14,25-33)

 

“In quel tempo, una folla numerosa andava con Gesù.

Egli si voltò e disse loro:
«Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre,

la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita,

non può essere mio discepolo.

Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me,

non può essere mio discepolo.
Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa

e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine?

Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro,

tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo:

“Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro”.
Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re,

non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini

chi gli viene incontro con ventimila?

Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda dei messaggeri per chiedere pace.
Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo»”

 

 

Cina: Se non rinuncio al mio io non posso seguire Gesù.

Luigi: Certo, perché il Signore ti toglie la sedia su cui sei seduta, te la toglie di sotto: è il terremoto. Bisogna partire. Invece noi facciamo conto su padre e madre, figli, sposa, casa, istituzione, famiglia, sentimenti: Dio ti toglie tutto. Gesù dice di non avere un luogo su cui posare il capo, per insegnarci che noi dobbiamo imparare a far conto solo su Dio.

Delfina: Con queste parole Gesù ci vuol dire che se non lo amiamo prima di tutto, non possiamo conoscere Dio.

Luigi: “Non date a nessuno il nome di maestro”, “Non date a nessuno il nome di padre”.

Franca: Questi due esempi che Gesù fa, della torre in costruzione e dell’intraprendere una guerra, cosa significano per noi?

Luigi: Gesù dice che c’è un tempo per fare i conti a tavolino e c’è un tempo in cui bisogna fare delle scelte. “Stai attento a fare bene i conti a tavolino”, cioè non avventurarti con Dio senza aver fatto bene i conti, perché ti puoi trovare delle sorprese: la costruzione della torre rimane a metà strada. Le esigenze di Dio sono queste, Dio non fa complimenti. Dio è totalità, Dio è semplicità per cui bisogna imparare a vivere unicamente con la testa nelle nuvole. Dobbiamo imparare a leggere l’intenzione di Dio, sapendo che c’è soltanto l’intenzione di Dio in tutto.

Quindi non oscillare tra altre intenzioni, tra altri motivi. Dio sta parlando con te in tutto: la tua preoccupazione sia soltanto quella di capire il suo pensiero, la sua intenzione. Allora ti accorgerai che Lui ti conduce bene. Se invece cominci ad oscillare tra due intenzioni, resti confusa. Bisogna tendere ad avere un pensiero unico. Siamo stati creati per una cosa sola. Tant’è vero che non possiamo pensare a due cose contemporaneamente; non possiamo servire due padroni. Questo rivela che siamo fatti per una cosa sola; noi siamo fatti per Dio, per vedere ogni cosa dal punto di vista di Dio.

Franco: “Non può essere mio discepolo”, discepolo è chi riferisce tutto a un maestro solo.

Luigi: Certo, noi siamo sempre discepoli di qualcuno, abbiamo sempre qualche maestro intorno a noi. Dobbiamo avere un unico maestro, dobbiamo riconoscere che il nostro maestro è solo Gesù. Facciamo riferimento solo a Lui, altrimenti entriamo in confusione.

Sergio: “Siccome molta gente andava dietro a Gesù, Egli si voltò”, noi andiamo a Dio, ma sappiamo quello che vogliamo?

Luigi: Qui c’è tanta gente, tanti lo seguono; come tanti sono i cristiani, tanti i cattolici; Gesù invece ci fa capire che seguirlo è una cosa molto difficile, non è così semplice come può sembrare. Se molti conoscessero chi è Cristo non si farebbero più vedere in chiesa. Molti vanno in chiesa perché non sanno chi sia Cristo; lo sapessero si allontanerebbero di corsa.

Pinuccia: Il fatto che Gesù usi il termine “odio” è una contraddizione…

Luigi: Le contraddizioni che ci presenta il Vangelo sono per farci approfondire le parole di Gesù, per evitarci di restare in superficie. Vai a fondo, capirai che Gesù ha ragione. Se mettiamo Dio al primo posto, in un primo tempo, padri, madri, figli, mariti, mogli, fratelli, sorelle, si ribelleranno al fatto che noi abbiamo loro disubbidito. In un secondo tempo ci ringrazieranno di aver disubbidito a loro, perché troveranno in noi un motivo per credere in Dio. In un primo tempo bisogna avere il coraggio di rompere questa sottomissione, perché due sono gli errori che fanno gli uomini: primo, di esercitare un’autorità: “Io sono padre, io sono maestro e tu devi ubbidirmi”; secondo, di farsi succubi degli altri. Davanti a Dio qual è la situazione più grave? Ricordati che tu sei figlio di Dio: quindi guarda Dio.

 

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Venerdì 6 novembre 2015

(cassetta di venerdì 6.11.1988)

 

 

 

 

Il padrone lodò quell'amministratore disonesto,

perché aveva agito con intelligenza”

(Lc 16,1-8)

 

Cina: Il Signore ci vuole intelligenti.

Luigi: Certo.

Mario: Cosa significa “I figli di questo mondo verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce”? E' in senso negativo o positivo?

Luigi: In senso positivo! “Scaltro”, in sostanza, è chi agisce con “intelligenza”. Quindi è in senso positivo. Quel padrone ha ammirato quel servo che l'aveva ingannato, che l'aveva truffato. L'aveva truffato, però era un uomo intelligente. E’ come se dicesse: “Ah, ne avessi tante di queste persone intelligenti! Perché intorno a me ho tanti servi, ma sono quasi tutti stupidi!”.

Mario: Perché dice che i figli di questo mondo sono più scaltri?

Luigi: Appunto! I figli di questo mondo sono quelli che fanno gli affari. Domenico sei d'accordo?! Quando Domenico si è dedicato al commercio ce l'ha messa tutta! Poi quando ha capito che il vero lavoro è un altro, ce la sta mettendo tutta. Quello che conta è questo. Quando tu hai voluto fare il giro dell'Europa, ce l'hai messa tutta, sei stato intelligente nell'individuare le strade, i luoghi in cui dovevi passare. Prevedere il cammino da fare per poter arrivare: quella è intelligenza. Quindi quando uno ha una cosa che gli sta molto a cuore, ce la mette tutta. Invece quando una cosa ti sta poco a cuore, fai lo scemo: una cosa non la ricordi, un'altra non la sai, un'altra cosa dici che non l'hai mai capita. Nei riguardi di Dio, noi il più delle volte, facciamo gli scemi perché Dio non ci sta veramente a cuore. Se ci stesse veramente a cuore Dio, noi ce la metteremo tutta per capire tutto di Dio. Nelle cose che ci stanno a cuore del mondo (ecco “i figli di questo mondo”), nelle cose che ci interessano, ce la mettiamo tutta. L'agricoltore che coltiva il suo terreno, ce la mette tutta per ottenere il maggior frutto possibile. L'industriale ce la mette tutta. Il commerciante ce la mette tutta per fare i suoi interessi. Ecco, perché non ce la mettete tutta nel cercare di conoscere Dio? Voi che siete stati creato per quello? Vuol dire che Dio non vi sta a cuore come vi sta a cuore il denaro!

Quando uno dice: “Non ho tempo”, oppure dice: “Non ho intelligenza sufficiente per conoscere Dio!”, in realtà dovrebbe dire: “Non ho interesse sufficiente per impegnarmi con Dio”. Non dovrebbe dire: “Non ho tempo!”, deve dire: “Non ho amore per Dio! Il mio amore è un altro!”.

Domenico: L'amministratore è ben distinto dal padrone. Nasciamo in un “già fatto” e          crediamo di essere i padroni.

Luigi: Il guaio è proprio lì. Dovremmo comportarci con maggiore consapevolezza soprattutto nelle cose che più crediamo nostre; dove maggiormente noi manchiamo: nella funzione di padre e madre. Il più delle volte padre e madre ritengono che il figlio sia loro; dicono: “Questo è mio figlio”. E no! Tu sei amministratore. I tuoi figli non sono tuoi, sono di Dio. Quindi comportati verso i figli come verso creature che appartengono a Dio. Quindi rispetta quello che è di Dio. Pensa come ti comporteresti bene. Invece noi ci comportiamo come se i figli fossero “cose nostre”. Invece no! Niente è tuo!

Domenico: Tornando al mio paese, dopo tanti anni, noto come non si sia fatto nessun progresso verso Dio; invece si sono fatti passi da gigante nella tecnologia legata all'agricoltura.

Luigi: Tutto è lezione per farci capire che noi ci giustifichiamo: “Non sono intelligente, non ho il cervello per questi argomenti”, ma nelle cose che ci interessavano abbiamo applicato l'intelligenza; magari nel fare una bella casa. Perché non sei altrettanto intelligente nel costruire la casa di Dio dentro di te? Facendo così, riveliamo il difetto, riveliamo dove è il nostro cuore. E dove c'è il nostro cuore c'è sempre intelligenza, ce la mettiamo tutta.

Franca: Non mi devo preoccupare di non pensare a me stessa, ma mi devo preoccupare di essere intelligente, di essere scaltra.

Luigi: Certo.

Rita: C'è differenza tra l'intelligenza e la furbizia; l'intelligenza è pura e viene solo da Dio, mentre nella furbizia, nella scaltrezza c'è della malizia.

Pinuccia: Ma è Gesù che usa il termine “scaltrezza”..

Luigi: Si, qui dice “scaltrezza”, ma il termine giusto è “intelligenza”. Il padrone ha ammirato il servo perché è stato intelligente. Quando abbiamo dei dubbi, dobbiamo cercare un'altra parola  del Vangelo di Gesù che ci illumini. Qui basta cercare la parabola delle vergini stolte e delle vergini sapienti, intelligenti. È la stessa cosa. Le vergini sapienti hanno anticipato. L'intelligenza del fattore in che cosa consiste? Nell'anticipare il tempo in cui lui si sarebbe venuto a trovare senza lavoro. Arriverà il tempo in cui la Verità si presenterà a te, e tu come ti troverai? Ecco l'intelligenza. L'intelligenza è uscire dalla tua attuale situazione. La persona non intelligente fa come ha fatto Esaù che ha detto: “Ma io adesso ho fame, a me importa il piatto di lenticchie. Che cosa mi importa della primogenitura, dell'eredità, quando sto morendo di fame!?”.     

Chi non è intelligente ragiona così. Chi è intelligente, invece, fa come Giacobbe: dà   all'altro il piatto di lenticchie e dice: “Io preferisco l'eredità!”; salta al futuro. L'intelligenza si "butta" in quello che ancora non c'è adesso.

Rita: Chi ama sogna, chi sogna anticipa.

Giovanna: Non capisco la cosa della “truffa”.

Luigi: Il servo ha truffato il padrone. Ma è una meraviglia questo padrone! Come è una meraviglia il padre del figliol prodigo; il quale non era morto quando il figlio gli ha chiesto l'eredità, poteva prenderlo a calci. Non gli spettava nulla; perché la parte gli spetta quando il padre muore, non prima! Non l'ha preso a calci, gli ha dato tutta la parte          che il figlio pretendeva. Gli ha dato tutto! E l'ha lasciato andare. E il figlio è andato e ha sprecato tutto con le prostitute. E quando ha sprecato tutto cosa gli è rimasto? Gli è rimasto l'amore del padre. Si è ricordato del padre e ha avuto il desiderio di ritornare. Se il padre l'avesse preso a calci non sarebbe tornato mai più. Ecco la meraviglia del padre. Ed ecco la meraviglia di questo padrone che si lascia truffare. Dio si lascia truffare da noi, ci concede tutto per salvare un pensiero. A questo padrone non interessano i suoi interessi, se ne frega dei suoi interessi, quello che a lui sta molto a cuore     è un uomo intelligente. Per lui un uomo è molto più importante di tutto il suo denaro. Noi avremmo pensato: “Lo mando in prigione perché sono stato danneggiato”, perché pensiamo a noi. Questo padrone invece aveva interesse per l'uomo. Perché l'uomo è più importante di tutti i soldi, di tutti gli interessi. Come per il padre importava molto salvare suo figlio: l'ha lasciato andare, gli ha dato tutto quello che voleva. Però al padre non interessavano i soldi, la proprietà; quello che interessava molto a questo padre era salvare il figlio. E     l'unico modo per salvare il figlio era seminare in lui l'amore. È lì la meraviglia! Ed è quello che Dio fa con noi.

 

***

Mercoledì 11 novembre 2015

(cassetta di venerdì 14.11.1983)

 

 

 

E mentre essi andavano furono purificati

(Lc 17, 11- 19)

 

Lungo il cammino verso Gerusalemme, Gesù attraversava la Samarìa e la Galilea.
Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, che si fermarono a distanza e dissero ad alta voce: «Gesù, maestro, abbi pietà di noi!». Appena li vide, Gesù disse loro: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono purificati.
Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo. Era un Samaritano.
Ma Gesù osservò: «Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?». E gli disse: «Àlzati e va’; la tua fede ti ha salvato!».

Parola di Dio

 

Cina: Perché Gesù porta l’esempio di questo lebbroso che torna a ringraziare?

Luigi: Perché tutti sono stati guariti, uno solo ha fatto ritorno. La chiave di tutto l’episodio sta in quel ritorno. Non basta ricevere delle grazie, non basta essere guariti. La fede che salva è quella che ci fa ritornare a Dio. La chiave di volta sta nel ritorno. Noi riceviamo tutto da Dio, ma non basta ricevere tutto da Dio. Dobbiamo imparare a portare tutto a Dio. La fede che salva è quella che ti fa portare tutto a Lui. È lì che si stabilisce la comunione. Perché noi possiamo ricevere tutto da Dio e rivestire tutto della nostra intenzione, del pensiero del nostro io.

Delfina: Il lebbroso guarito che è ritornato ha attribuito la sua guarigione a Dio?

Luigi: Si, è ritornato a rendere gloria a Dio; ha preso il dono dalle mani di Dio e l’ha riportato a Dio. E quella è la fede che l’ha salvato. Gli altri invece non sono stati salvati; sono stati guariti ma non sono stati salvati. Come uno che è stato liberato nella sua stanza interiore dai demoni che la occupavano, ma che non si preoccupa di riempirla di Dio: è inevitabile, ritorneranno i demoni!

Franca: Il fatto di andare a dirlo ai sacerdoti vuol dire: “partire sulla parola di Dio”?

Luigi: Certo, infatti i lebbrosi non sono stati guariti dai sacerdoti, ma sono stati guariti in cammino: “Mentre essi andarono, furono purificati”. Gesù li ha mandati dai sacerdoti, unicamente perché i sacerdoti svolgevano la funzione dell’ufficiale sanitario, cioè di  constatare che erano guariti, e di riammetterli in società. Gesù ha chiesto a loro un atto di fede: dovevano credere alla parola. Loro dovevano presentarsi ai sacerdoti per dire: “Siamo guariti”. Sono partiti sulla parola di Dio e mentre erano in cammino, sono stati guariti. Quindi sono guariti prima di arrivare dai sacerdoti. Questo perché noi potremmo confonderci e pensare che sono stati guariti dai sacerdoti, come se Gesù li avesse mandati a farli guarire dai sacerdoti. No! Gesù li ha mandati dai sacerdoti per chiedere loro un atto di fede, perché si andava dai sacerdoti per ufficializzare la guarigione. Il lebbroso guarito doveva presentarsi ai sacerdoti per essere riammesso nella comunità. Gesù disse loro: “Siete guariti; adesso andate a presentarvi ai sacerdoti”. Quindi tutti sono stati guariti, ma uno solo si è preoccupato di ritornare indietro a rendere gloria a Dio. Infatti solo questo è stato salvato e Gesù lo conferma dicendogli: “La tua fede ti ha salvato”.

Franco: Quindi la prima condizione per incontrare Gesù è riconoscere la nostra malattia?

Luigi: Si, fintanto che non riconosciamo la nostra cecità, fintanto che non riconosciamo la nostra povertà, fintanto che non ci consideriamo malati, non possiamo incontrare il Cristo e se lo incontriamo, lo incontriamo male. Lo incontriamo riconoscendoci ricchi, giusti, sani e Lui non è venuto per i sani, non è venuto per i giusti, ma è venuto per i malati, per i peccatori. Questo non vuol dire che Gesù non sia venuto per tutti. Ma fintanto che io mi credo ricco, giusto, onesto, o mi ritengo vittima innocente, non posso incontrare il Cristo. Tutti noi siamo poveri, lebbrosi, malati. Se noi crediamo di vedere, Dio opera per accecarci, affinché da ciechi possiamo incontrarlo. Se noi ci crediamo giusti, Lui viene per farci toccare con mano che siamo peccatori, solo allora, in questa dimensione possiamo incontrarlo. Se ci crediamo sani, Lui viene per renderci malati, per farci toccare con mano che siamo malati. Se ci crediamo vivi, Lui viene per farci toccare con mano che siamo morti.

Pinuccia: E la guarigione avviene in un secondo tempo?

Luigi: Se noi ascoltiamo Lui, approdiamo alla seconda fase: la guarigione dai nostri mali. Però non basta ricevere il dono della guarigione dalle mani di Dio, non basta riconoscerci guariti per essere salvati. Dobbiamo riportare a Dio la guarigione per rendere gloria a Dio. In questo ritorno a Dio inizia il processo della salvezza, il processo della conoscenza. Il cieco dalla nascita, che ha ricevuto da Gesù la vista, interrogato da Gesù: “Credi tu nel Figlio di Dio?”, non si accontenta della guarigione ma si interessa di Colui che l’ha guarito e risponde: “E chi è, Signore, affinché io creda in Lui?”.

 

 

* * *

Venerdì 13 novembre 2015

(tratto dalla cassetta 416 del 16.11.1983)

 

 

 

 

 

 

 

Così accadrà nel giorno che il figlio dell’uomo si manifesterà

 (Lc 17, 26-37)

                                                                       

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Come avvenne nei giorni di Noè, così sarà nei giorni del Figlio dell’uomo: mangiavano, bevevano, prendevano moglie, prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca e venne il diluvio e li fece morire tutti.
Come avvenne anche nei giorni di Lot: mangiavano, bevevano, compravano, vendevano, piantavano, costruivano; ma, nel giorno in cui Lot uscì da Sòdoma, piovve fuoco e zolfo dal cielo e li fece morire tutti. Così accadrà nel giorno in cui il Figlio dell’uomo si manifesterà.
In quel giorno, chi si troverà sulla terrazza e avrà lasciato le sue cose in casa, non scenda a prenderle; così, chi si troverà nel campo, non torni indietro. Ricordatevi della moglie di Lot.
Chi cercherà di salvare la propria vita, la perderà; ma chi la perderà, la manterrà viva.
Io vi dico: in quella notte, due si troveranno nello stesso letto: l’uno verrà portato via e l’altro lasciato; due donne staranno a macinare nello stesso luogo: l’una verrà portata via e l’altra lasciata».
Allora gli chiesero: «Dove, Signore?». Ed egli disse loro: «Dove sarà il cadavere, lì si raduneranno insieme anche gli avvoltoi».

Parola di Dio

 

Cina: “Là dove c’è il cadavere si riuniranno gli avvoltoi”, cosa significa?

Luigi: Vuol dire: là dove l’uomo è morto a se stesso si manifesterà lo Spirito. Soltanto là dove l’uomo è morto a se stesso si manifesta lo Spirito. Se tu non muori a te stessa, non arriverà mai lo Spirito. L’avvoltoio, cioè l’uccello che dall’alto scende là dove c’è il cadavere. È un proverbio per dire che lo Spirito scende soltanto là dove uno è morto a se stesso, altrimenti non si può ricevere lo Spirito.

Delfina: Perché dice: “dove” e non “quando”?

Luigi: Perché chiedono “Dove si manifesterà?”, non hanno chiesto quando, hanno chiesto dove; è un’ interrogazione a cui Gesù risponde perché Gesù risponde sempre alle nostre preghiere.

Franca: Siccome Gesù ha fatto l’esempio della distruzione di Sodoma e del diluvio di  Noè, i discepoli chiedono: “Dove si manifesterà il giorno del figlio dell’uomo”?

Luigi: Certo, perché dice che quello che è avvenuto in Sodoma e a Noè sono tutte rivelazioni, ma rivelazioni per la nostra vita personale. Quindi è inutile che noi diciamo che la fine del mondo avverrà da qui a milioni di anni per cui: “Io me ne lavo le mani, non mi interessa, tanto non ci sarò più!”. In tal caso Gesù mi dice: “Guarda che la fine del mondo avverrà prima che tu muoia, prima che tu passi, la sperimenterai!”.

Per te c’è un diluvio, per te c’è una distruzione di Sodoma e di Gomorra, quindi preparati perché certamente prima che tu arrivi al termine del tuo sentiero, l’avrai sperimentata. Cerca di capire in anticipo, fai l’anticipo, costruisci l’arca. Allora c’è una fine del mondo che immaginavamo fosse lontana, che non interessasse noi, e che invece ci interessa personalmente, in quanto arriva un momento in cui la verità si impone. Prima che si imponga noi dobbiamo essere come Noè, che si prepara la barca per salvarsi dal diluvio. Quando Noè si preparava la barca tutti ridevano perché, oltretutto, non erano neanche in riva al mare. Tutti pensavano a mangiare, a bere, a sposarsi, a costruire e l’altro si costruiva una barca, ed era deriso da tutti. Poi ad un certo momento è arrivato il diluvio e quel tale che si costruiva la barca fu salvato e gli altri perirono. È un segno, è parola di Dio per avvisarci: Guarda che c’è un diluvio che arriva nella vita di ogni uomo, sappi costruire la tua barca. Anche se tutto il mondo ti deride dicendo: Guarda, quello lì si è fermato invece di correre con noi”.

Franco: Il diluvio, il fuoco sono immagini della venuta di Dio?

Luigi: E’ il significato dell’annullamento di tutti i valori per cui noi giustifichiamo la nostra vita; l’annullamento di tutte le cose che noi riteniamo che siano importanti. È Dio che ti annulla tutti i valori, perché uno solo è il valore. Arriva un momento in cui Dio ti annulla tutto, perché non hai capito il significato dei valori che Dio ti aveva presentato.

Pinuccia: Quando Gesù dice di non tornare indietro a prendere delle cose, c’è una similitudine con il: “Non voltarti indietro quando prendi mano all’aratro”?

Luigi: Si, certo. Dio quando si annuncia è novità, e in quanto è novità ti impegna completamente. Se tu cerchi di recuperare, è come voler rattoppare un abito vecchio con un abito nuovo, rovini uno e rovini l’altro. E’ come voler mettere il vino nuovo in otri vecchi. Dio è una novità e in quanto è una novità ti devi buttare perché ti impegna tutto. Per cui non ti dà nemmeno il tempo di voltarti per voler recuperare cose vecchie, abiti vecchi, devi lasciar stare. È una vita nuova che discende dall’alto, discende da Dio e se discende da Dio non puoi recuperare qualcosa della città vecchia. La vita secondo lo Spirito è una vita nuova che discende dal cielo: la Gerusalemme celeste. E se ti volti indietro vuol dire che non sei fatto per il regno di Dio.

 

 

* * *

Mercoledì 18 novembre 2015

 (cassetta di mercoledì 18.11.1987)

 

 

Fatele fruttare fino al mio ritorno

 (Lc 19, 11-28 )

 

In quel tempo, Gesù disse una parabola, perché era vicino a Gerusalemme ed essi pensavano che il regno di Dio dovesse manifestarsi da un momento all’altro.

Disse dunque: «Un uomo di nobile famiglia partì per un paese lontano, per ricevere il titolo di re e poi ritornare. Chiamati dieci dei suoi servi, consegnò loro dieci monete d’oro, dicendo: “Fatele fruttare fino al mio ritorno”. Ma i suoi cittadini lo odiavano e mandarono dietro di lui una delegazione a dire: “Non vogliamo che costui venga a regnare su di noi”. Dopo aver ricevuto il titolo di re, egli ritornò e fece chiamare quei servi a cui aveva consegnato il denaro, per sapere quanto ciascuno avesse guadagnato.
Si presentò il primo e disse: “Signore, la tua moneta d’oro ne ha fruttate dieci”.

Gli disse: “Bene, servo buono! Poiché ti sei mostrato fedele nel poco, ricevi il potere sopra dieci città”.
Poi si presentò il secondo e disse: “Signore, la tua moneta d’oro ne ha fruttate cinque”.

Anche a questo disse: “Tu pure sarai a capo di cinque città”.
Venne poi anche un altro e disse: “Signore, ecco la tua moneta d’oro, che ho tenuto nascosta in un fazzoletto; avevo paura di te, che sei un uomo severo: prendi quello che non hai messo in deposito e mieti quello che non hai seminato”. Gli rispose: “Dalle tue stesse parole ti giudico, servo malvagio! Sapevi che sono un uomo severo, che prendo quello che non ho messo in deposito e mieto quello che non ho seminato: perché allora non hai consegnato il mio denaro a una banca? Al mio ritorno l’avrei riscosso con gli interessi”. Disse poi ai presenti: “Toglietegli la moneta d’oro e datela a colui che ne ha dieci”. Gli risposero: “Signore, ne ha già dieci!”.

“Io vi dico: A chi ha, sarà dato; invece a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha.

E quei miei nemici, che non volevano che io diventassi loro re, conduceteli qui e uccideteli davanti a me”».
Dette queste cose, Gesù camminava davanti a tutti salendo verso Gerusalemme.

Parola del Signore

Cina: Anche se si ha un solo talento, è da far fruttificare.

Luigi: Si, perché conta solo il frutto, l'interesse; non conta il talento ricevuto. Uno può aver ricevuto  cento talenti, dieci talenti, cinque talenti, un talento: non conta quello che Dio ti ha dato, ma conta l'interesse che hai maturato per conoscere Lui, che hai saputo trarre da quello che Lui ti ha dato. Dio premia l'interesse, non premia i talenti; altrimenti sarebbe ingiusto, perché a uno dà dieci, all'altro dà cinque, all'altro dà uno: quella è un'ingiustizia. Invece la Parola di Dio dice che Dio non fa preferenze di persone. C’è da chiedersi: perché a uno dà dieci, a uno dà cinque, all'altro dà uno e poi dice che non fa preferenze?

Dio non premia i dieci, i cinque e l'uno; Lui premia l'interesse che uno ha saputo trarre. E quando tu sai trarre l'interesse dai talenti, non importa se sono dieci, cinque o uno; quello che conta è l'interesse che tu trai da ciò che hai ricevuto, perché è l’interesse che ti porta alla conoscenza di Dio.

Delfina: “Sapevi che sono un uomo severo, che prendo quello che non ho messo in deposito e mieto quello che non ho seminato …”, non capisco questa frase.

Luigi: C'è stato un mattino in cui Gesù ebbe fame e andò a cercare dei fichi su un albero, pur non essendo la stagione dei fichi, e poiché sull'albero non c'era fichi, l'ha maledetto. Il giorno dopo scoprirono l’albero seccato. Tutto quello che Gesù fa, lo fa come lezione per noi. Noi possiamo essere come un albero che dice: “Non è ancora la mia stagione! Quando sarà la mia stagione (quando andrò in pensione) mi occuperò di Dio; ma prima ho da fare. Prima devo fare questo e quest'altro. Poi dopo...”, ma quel “dopo” non arriverà mai. Questo ci fa capire che Dio ha il diritto di venire a cercare da noi i frutti, l'interesse, sia che noi riteniamo che sia stagione, sia che noi riteniamo che non sia stagione: “Perché per voi è sempre tempo!. Siamo noi, nella nostra mentalità, che diciamo: “Non è la stagione!”. Dio pretende anche là dove Lui non ha seminato, dove noi crediamo che non abbia seminato; dove noi crediamo che i pensieri siano nostri, o che siano pensieri di mondo, o interessi del mondo. Per cui diciamo: “Dio semina le cose del cielo; quando andremo dall'altra vedremo”. No! In realtà non c'è luogo dove Dio non semini; Dio semina su tutti i terreni. Però noi, nella nostra mentalità, possiamo ritenere, possiamo far partire le cose di nostra iniziativa. Ora, Dio ci chiede conto di tutto: sia di quel terreno in cui Lui ha seminato, sia in quel terreno che noi riteniamo che Lui non abbia seminato. E siccome Dio si adegua alla nostra mentalità, anche quando diciamo: “Ma qui Dio non ha seminato niente!” (quante volte l'ho sentito dire “A me Dio non interessa! Io non sono attratto da Dio! Dio non mi attrae!”) Lui chiede conto. Anche nel campo in cui noi diciamo: “Dio non mi attrae”, Dio viene a chiederci conto.

Sergio: Ho notato delle differenze tra la parabola delle mine e quella dei talenti. Nella parabola dei talenti il Signore premia e dice: “Bravo servo buono e fedele ... entra nella gioia del tuo signore”. Nella parabola delle mine il Signore ci vuol dare la capacità.

Luigi: Ma anche nella parabola dei talenti ci dà la capacità, però nella parabola dei talenti ne dà dieci, cinque, uno. Dio premia l'interesse, quindi a seconda dell'interesse che noi produciamo, che ne traiamo, riceviamo il premio. Interesse non nel senso: “Fare qualcosa per Dio”, ma nel senso di desiderio di conoscere Dio.

Ad esempio: Dio ti manda un dono, tu puoi dire: “Signore, ti ringrazio del dono che mi hai dato” e fermarti lì; ma questo non conta! Quello che conta non è il dono che Dio ti fa, quello che conta è il desiderio, l’interesse che tu trai dal dono ricevuto, per conoscere Colui che ti ha dato il dono. Questo è quello che conta!

Nella guarigione dei lebbrosi, dieci hanno ricevuto il dono, infatti sono stati guariti tutti e dieci, uno solo è tornato! Perché è tornato? Aveva interesse per Colui che l'aveva guarito, ha avuto interesse! Ecco l'interesse premiato. Dio premia l'interesse, perché è l'interesse che ti fa conoscere Dio. Ma questo interesse da dove lo trai? Dai doni che Dio ti fa.

Dio ti dona una bella giornata, se tu dici: “Grazie Signore che mi hai dato una bella giornata”, da questa bella giornata devi trarre interesse per conoscere Dio; in tal caso ti chiedi: “Chissà che cosa Dio mi vuole comunicare di Sé, attraverso questa bella giornata. Allora l'interesse per conoscere Lui vale più della bella giornata. Quindi, più che l'interesse per possedere quel talento, per possedere quella mina e trattenerla, ciò che più conta è l'interesse per conoscere Dio. È quello che veramente vale!

Quando il re dice: “Ti farò governatore su dieci città”, è il simbolo di quello che viene ben spiegato nella parabola dei talenti: “Entra nella gioia del tuo Signore”. Questo: “Entrare nella gioia” significa “Entra nella conoscenza del tuo Signore”. Invece chi non ha saputo trarre interesse da ciò che ha ricevuto, perché ha avuto paura di perderlo, trattenendolo ha perso anche quello. E' un po' come quei figli che hanno saputo rinunciare alla loro vita per non tradire il Signore (Maccabei 7,1.20-31); se non fossero stati disposti a rinunciare alla loro vita, sarebbero stati come coloro che hanno cercato di trattenere la mina per non perderla, che hanno cercato di trattenere il talento mettendolo sottoterra per non perderlo, cioè lo hanno investito nel mondo; questo impedisce loro di conoscere Dio, di portare frutto. E impediti a conoscere Dio, perdono anche quel dono che hanno ricevuto. Per cui: “Sarà tolto anche quello che hanno”.

Nella parabola delle mine abbiamo mine uguali e frutti diversi, nella parabola dei talenti abbiamo talenti diversi e frutti uguali. Perché noi potremmo dire: “Dio non mi ha dato i doni che ha dato all'altro”, ma anche se Dio non ti ha dato i doni che ha dato all'altro, tu non sei giustificato nel non cercare Dio. Tu non puoi giustificarti dicendo: “Dio all'altro ha dato più intelligenza di me”; questo non basta per giustificarti nei confronti di Dio. Tu occupati di Dio con quello che Dio ti ha dato e ti accorgerai che per quello che Dio ti ha dato, se trarrai il giusto interesse, riceverai tanta luce quanto all'altro che ha dato di più. Questo per dire che non dobbiamo fare i confronti con gli altri. Tu osserva quello che Dio ti dà, da quello che Dio ti dà, trai interesse per conoscere Lui: vedrai che arriverai alla luce. Perché i doni Dio li fa, secondo la capacità di ognuno, in proporzione. Quindi quanto più ci occupiamo di Lui, tanto più la nostra capacità cresce; e più la nostra capacità cresce, più Dio dà a noi doni per far aumentare ancora di più il nostro interesse per Lui. Ma si richiede da parte nostra una certa corrispondenza.

 

 

Venerdì 20 novembre 2015

 (cassetta di venerdì 20.11.1987)

 

 

 

La mia casa sarà casa di preghiera

(Lc 19, 45-48 )

 

 

Sergio: “La mia casa sarà casa di preghiera”. In questi giorni pensavo: ma Gesù come prega? Siccome non prega per Sé perché è Dio, prega per gli altri?

Luigi: No, Gesù prega contemplando il Padre, quindi ricevendo tutto dal Padre e riportando tutto al Padre, perché Lui è Figlio di Dio. È Figlio in quanto accoglie tutto dal Padre e riporta tutto al Padre, riferisce tutto al Padre. E’ questa la caratteristica del Figlio. Infatti Gesù dice: “Il Figlio non può fare niente se non lo vede fare dal Padre”, è Figlio in quanto ha tutta la sua giustificazione nel Padre. Quindi la sua preghiera è riportare tutto al Padre. Ed è quello che deve fare ognuno di noi se vuol essere figlio di Dio. Prima di tutto bisogna ricevere tutto da Dio, perché l'iniziativa è di Dio, quindi rispettare tutto e tutti perché in tutto c'è la mano di Dio.

Anche se non capisci rispetta tutto, capirai domani. Comincia a rispettare, perché in quanto una cosa accade, in quanto avviene, in quanto esiste, in qualche modo, è voluta da Dio. Il primo passo è questo: accogli tutto.

Secondo passo: riporta tutto al Principio, cioè tutto a Dio, perché soltanto riportando tutto a Dio conosci la luce di Dio, il Pensiero di Dio. Altrimenti, se tu non riporti, non conosci. Magari ricevi tutto da Dio, ma non giungi a conoscere il Pensiero di Dio in quanto non riporti a Dio. Poiché raggiungere il Pensiero di Dio presuppone il riportare a Dio; è la trama della Messa:

·                                       Dio ti fa arrivare tutte le cose... (letture, Vangelo),

·                                       poi ti dice: “Offrile a Me...”, (Offertorio),

·                                       “… affinché io le consacri e ti manifesti il mio Pensiero, il mio Verbo” (Consacrazione: “Questo è mio!”),

·                                       e si crea la Comunione. 

La vera preghiera consiste nell’elevare la mente a Dio per conoscere il suo Pensiero; quindi è un lavoro essenzialmente personale, intimo, per cui: “Quando vuoi pregare entra nel silenzio della tua camera, chiudi l'uscio, e lì rivolgiti al Padre”, eleva la tua mente al Padre, perché è proprio da questo rapporto personale, tra la tua mente e il Padre, che scaturisce la luce, che Dio si comunica a te. Ed è una comunicazione personale, che è fatta di pensiero. Non c'è nessuno che possa elevare il tuo pensiero per te, il pensiero è personale. Non c'è nessuno che possa amare al posto tuo; come nessuno può pensare al posto tuo. Quindi è un fatto essenzialmente personale.

Sergio: Quindi è sbagliato chiedere nella preghiera la fede o la costanza nella preghiera; al limite si prega per gli altri.

Luigi: Cosa vuol dire pregare per gli altri? Pregare per gli altri, vuol dire riportare a Dio quello che Dio ti presenta negli altri; siccome anche quello che accade negli altri è opera di Dio per te, anche i problemi degli altri riportali al Padre, perché se Dio te li presenta, te li presenta perché tu li abbia a          pregare. Tutto quello che Dio ci presenta, ce lo presenta come motivo di preghiera. Per cui se tu accogli tutto da Dio, e riporti tutto a Dio, la tua preghiera diventa continua, perché preghi in tutto, perché in tutto cerchi il Pensiero di Dio. Se cerchi il Pensiero di Dio, quella è la vera preghiera. La vera preghiera non sta nel dire delle parole, la vera preghiera sta nel pensare Dio. Perché tu puoi anche dire tante parole a memoria e avere il pensiero chissà dove: questa non è preghiera. La preghiera sta dentro di te, dove hai il tuo pensiero, perché è lì che avviene la tua Consacrazione.

Ognuno di noi si consacra a ciò a cui rivolge la sua mente, al suo interesse principale. Se tu rivolgi la tua mente a Dio, tu consacri le cose a Dio; ma se ti rivolgi altrove e magari dici delle parole, anche parole di preghiera, tu consacri le cose ad altri e non a Dio.

Sergio: Nel Getzemani, quando Gesù chiede agli apostoli di vegliare con Lui, qual è l'intenzione di Gesù?

Luigi: Gesù veglia per fare in tutto la volontà del Padre, e chiede loro di partecipare. Abbiamo la spiegazione in Gesù che dice: “Chi con me non raccoglie disperde”. Vuol dire che Gesù veglia per portare tutto al Padre, “Non la mia volontà sia fatta ma la tua”, ecco questo sempre riferire tutte le cose alla volontà del Padre (ecco la caratteristica del Figlio) e chiede a noi di partecipare a questo raccoglimento nel Padre, perché: “Chi con me non raccoglie disperde”.

Gesù raccoglie, però bisogna che noi raccogliamo con Lui. Allora Gesù dice: “Chi raccoglie con Me riceve mercede di vita eterna”. Vita eterna vuol dire conoscenza di Dio, “La vita eterna è conoscere Dio”, cioè chi raccoglie con Lui, giunge alla conoscenza di Dio. “Chi non raccoglie disperde”, e disperdendo siamo dispersi. La morte è una dispersione, non è annullamento. Invece la vita sta nel raccoglimento nell'unità. Dio è l'unità in cui bisogna tutto raccogliere, però non si può raccogliere senza il Pensiero di Dio.

Il Pensiero di Dio raccoglie tutto in Dio; dunque debbo unirmi al Pensiero di Dio. Ecco la preghiera con Lui: devo unirmi al Pensiero di Dio, raccogliere tutto attraverso il Pensiero di Dio nel Padre. Questo vuol dire “vegliare”; vegliare per raccogliere tutto in Dio; per non lasciare le cose a metà strada. Noi tutto il giorno siamo bombardati da notizie, da fatti, da avvenimenti, da calcoli, da clienti che arrivano, dal denaro; eppure sono tutte parole di Dio: bisogna riportarle a Dio. Adamo, durante il giorno riceveva tutte le cose da Dio, e alla sera passeggiava col Signore; riportava al Signore tutti gli avvenimenti del giorno per capire da Lui cosa volevano dire. Noi riceviamo le cose da Dio, poi dobbiamo ritrovarci con Lui perché Lui ci spieghi il significato delle cose che ci ha fatto capitare durante il giorno, affinché non restino a metà strada, perché se restano a metà strada ci ingolfano. È come se tu mangiassi tante cose senza assimilarle: voglio vedere cosa succede nel tuo organismo; resti intossicato perché non assimili! Così tutte le cose che arrivano a noi vanno assimilate e assimilate in Dio; quindi bisogna mettere del tempo, del silenzio, del raccoglimento per mangiare, per assimilare quello che Dio ci ha fatto arrivare oggi. E questa assimilazione avviene con Lui; bisogna vegliare con Lui.

Franca: Gesù che dice: “La mia casa sarà casa di preghiera” è una promessa, è una parola di speranza perché la preghiera è contemplazione di Dio.

Luigi: La nostra anima è casa di preghiera, Dio l'ha voluta casa di preghiera: è casa di preghiera!

Franca: Ma dice “sarà”.

Luigi: Deve essere, perché è. Quel futuro è una cosa che impegna me perché la cosa è. Dio per noi è un futuro perché è. Dio viene nella nostra vita perché Dio è Colui che è. Quindi noi dobbiamo rispettare ciò che è. Se io, una cosa che è destinata ad un certo fine, la adopero per altro, profano quella cosa, perché non l'adopero per il suo fine. Ora, Dio ha dato a noi il pensiero, ha dato a noi la mente per un fine ben preciso; quindi la nostra anima è casa di preghiera. Questo è il luogo, se io lo adopero per altro, lo profano; quindi vado contro quello che è.

Franca: Ma la “casa di preghiera” è tale con la nostra partecipazione.

Luigi: La “casa” è già di per sé, io la posso guastare, ma la cosa è già così; Dio l'ha voluta così. Dio ha voluto la nostra mente casa di preghiera. “Voi uomini siete tempio di Dio”. Voi uomini siete la casa di Dio. Se noi siamo casa di Dio, succede che se in questa casa ci mettiamo delle cianfrusaglie, ci mettiamo delle cose sporche, roviniamo questa casa di Dio. Perché è già così; la “casa di Dio” non è tale perché siamo noi a farla, è così perché Dio l'ha fatta. Non siamo noi che facciamo la casa di preghiera. La casa di preghiera è voluta da Dio; Dio l'ha fatta così. Noi dobbiamo rispettare quello che Dio ha fatto. La possiamo guastare, possiamo rovinare tutto, ma roviniamo quello che già c'è.

 

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Mercoledì 25 novembre 2015

 

 

Sarete odiati da tutti a causa del mio nome

(Lc 21, 12-19 )

 

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e governatori, a causa del mio nome. Avrete allora occasione di dare testimonianza.
Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere.
Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e uccideranno alcuni di voi; sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto.
Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita».

Parola del Signore

 

Flavio: In questo brano c'è un'apparente contraddizione: “... alcuni di voi moriranno” e “neanche un capello del vostro capo perirà”.

Luigi: Intanto ci fa capire che è tutto voluto da Dio, quindi: “Non aver paura di quello che ti possono fare o non ti possono fare gli uomini perché per tanto che ti minaccino, non ti possono fare nulla, e se anche tu morissi, questo è voluto da Dio”;  non c’è contraddizione perché la morte non giunge per volontà degli uomini. Come quando Gesù dice: “Ci saranno terremoti, guerre, cadrà il sole...”, però poi dice: “Due saranno nello stesso letto: l'uno sarà preso, l'altro lasciato”; se dovesse succedere la fine del mondo non è possibile che uno sia preso e l'altro lasciato. È per farci capire che tutto è personale. Non dobbiamo aspettarci la fine del mondo dall'esterno; la fine del mondo è per ognuno di noi. È la fine del nostro mondo, dei valori per cui siamo vissuti. E allora uno sarà preso dall'amore di Dio e l'altro no. Non è una questione di fatti esterni.

Flavio: Quindi: “... neanche un capello del vostro capo perirà” è perché tutto è voluto da Dio.

Luigi: Tutto è voluto da Dio! Con queste parole si capisce che tutto è voluto da Dio! Per cui non succede assolutamente niente se Lui non vuole. Gli uomini possono fare dei programmi nella politica, nella società ma non si fa assolutamente niente se non è Dio che muove le cose. Gli uomini sono in balìa dei loro problemi, sono in balìa dei fatti, degli avvenimenti, ma sono gli avvenimenti che guidano gli uomini, non sono gli uomini che guidano gli avvenimenti. E’ Dio che guida tutto, che fa succedere le cose per condurre gli uomini dove vuole Lui. Il mondo è in mano a Dio. Dio non è invecchiato! Dio non si è distratto!

Flavio: Le cose che periscono sono le cose non raccolte in Dio.

Luigi: Si, tutto quello che non raccogliamo in Dio finisce; se invece noi restiamo in Dio, tutto di noi viene raccolto in Dio; tutto, anche gli uccelli dell'aria. Tutto si riposa in Dio. In Dio troviamo la nostra pace perché Dio è la nostra pace. Al di fuori di Dio noi abbiamo il conflitto, le contraddizioni, quindi le inquietudini, la tristezza.

Flavio: Dio ci chiama alla libertà; a quella libertà che viene dal conoscerlo, perché si resta con Lui anche nelle prove.

Luigi: Quando uno sa che tutto è voluto da Dio e che nulla può accadere che non sia voluto da Lui, non teme più nulla. Noi abbiamo paura della bomba atomica, paura degli attentati, paura di cosa decidono i grandi della terra; gli uomini possono minacciare ma tutto è voluto perfettamente da Dio. Dio solo è il Creatore. Se ci fosse un punto solo, un granello solo di sabbia che potesse esistere senza la volontà di Dio, Dio non sarebbe più Dio. Noi diciamo “Si sono incontrati due grandi della terra”, no! È Dio che li ha condotti ad incontrarsi, perché è Dio che li muove come dei burattini: è Dio che fa tutto. Gli uomini non fanno assolutamente niente: gli uomini sono degli effetti. E tutto avviene per darci delle lezioni. Noi dobbiamo solo fare conto su Dio. E quando uno fa conto su Dio, non ha paura di niente perché Dio ci ama e vuole il nostro bene. Ci vuole questa grande fiducia: “Cammina pensando a Me e Io penso a tutto il resto, non preoccuparti di niente”. Dio ci dice questa parola “Pensa a Me e Io penso a tutto”. Proviamo!

Sandra: Ma, io una volta ho detto che noi siamo dei burattini in mano a Dio e tu hai detto: “No!”; adesso perché dici il contrario?

Luigi: Esteriormente è Lui che conduce gli avvenimenti, i fatti, è Lui che muove i fili. Ma Lui tiene presente la nostra coscienza; quindi personalmente, interiormente lavora anche con i grandi della terra.  Esteriormente li muove come vuole Lui per dare a noi delle lezioni.

Paola: “Con la perseveranza salverete le vostre anime” in realtà è Dio che ci salva, non siamo noi.

Luigi: Ci vuole da parte nostra questa fedeltà. “Ti sposerò nella fedeltà” (dice Dio all'anima) e la fedeltà è pazienza. Ci vuole questa pazienza ad essere costanti, sempre, sullo stesso cammino; è il desiderio di vegliare. Perché se uno si stanca nella veglia e dice: “Tanto il Signore tarda a venire” e finisce di andare a bere e a divertirsi con gli altri, sarà messo tra gli infedeli. Invece ci vuole questa fedeltà nel vegliare. Si veglia per che cosa? Per pensare a Colui che sta per venire, per renderci conto. È quella saggezza, quella sapienza che hanno le vergini sagge. Per cui si preparano in tempo, hanno la provvista dell'olio quindi non restano sorprese dagli avvenimenti. Ho detto molte volte che l'amore vero anticipa sempre i tempi perché pensa al momento dell'incontro, quindi si prepara. Quando invece l'amore non è vero, va avanti così, dietro al gregge, non è intelligente, quindi non prepara il tempo.

Paola: E' l'attesa che ci matura.

Luigi: Certo. Attraverso la pazienza si purifica la nostra anima in quanto si è fedeli ad una cosa sola. Noi ci inquiniamo in quanto saltiamo da una cosa all'altra, moltiplichiamo gli interessi. Il nostro io è un moltiplicatore di interessi, di hobby, è un moltiplicatore di amori. Però una molteplicità di amori non è un maggior amore, anzi è una diminuzione di amore. Con tanti amori ad un certo momento si diventa incapaci di amare. Invece quando si è fedeli ad un amore solo, questo amore si potenzia molto; si potenzia ad un livello tale da essere fatto capace di conoscere Colui che si ama.

Gabriella: “Mettetevi bene in mente di non preparare prima la vostra difesa” cosa vuol dire?

Luigi: Non fate conto sulla vostra intelligenza; non fate conto sulle vostre risorse, non fate conto su di voi. Lasciatevi guidare da Dio, fate conto solo su Dio, perché è Dio che ti manda la luce, è Dio che ti illumina. Per questo dico molte volte: la nostra intelligenza deve essere Dio. Non devo dire: “Adesso devo ragionare, pensare..” non basta! Non è quello! La luce viene dall'alto, la luce viene da Dio. Invoca Dio e Dio ti illuminerà. E se ti fa aspettare la luce, invocalo perché: “Con la perseveranza, con la  pazienza possiederai la luce”. Dio conosce più di noi la situazione della nostra anima e Lui sa che il più delle volte, se Lui ci desse quella luce che noi chiediamo, non saremmo capaci a portarla e la disprezzeremmo o non la crederemmo. Allora Lui ci fa vegliare in attesa che decanti nella nostra anima l’illusione che le cose dipendano da noi, in modo che si formi in noi quella purezza tale per poter dire una volta giunti alla meta: “Signore, è proprio dono tuo”; altrimenti diremmo: “Sono io che ho trovato Dio”, “Sono io che ho scoperto”, “Sono io che ho capito”. Quando la nostra anima diventa capace, è preparata per ricevere la luce, dice solo: “Signore, è stato tutto dono tuo! Perché quando io ho cercato di capire, non ho capito proprio niente! Allora è stato tutto grazia tua!”. Perché si entra nel regno di Dio non per meriti nostri, non perché uno ha fatto tante opere buone: si entra nel regno di Dio soltanto facendo conto su Dio. Ed è una grazia poter dire alla sera della nostra vita: “Signore, ho fatto conto su di Te, e sulle parole che tu hai detto”.

 

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Venerdì 27 novembre 2015

(cassetta di venerdì 28.11.1986)

 

                                              

Quando vedrete accadere queste cose

sappiate che il regno di Dio è vicino

(Lc 21, 29-33 )

 

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli una parabola:
«Osservate la pianta di fico e tutti gli alberi: quando già germogliano, capite voi stessi, guardandoli, che ormai l’estate è vicina. Così anche voi: quando vedrete accadere queste cose, sappiate che il regno di Dio è vicino.
In verità io vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto avvenga. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno».

Parola del Signore

 

 

Raffaella: “Quando vedrete accadere tutte queste cose...”, quando avviene questo?

Luigi: I segni ci sono tutti i giorni, la fine del mondo è tutti i giorni, però noi non lo vediamo.  Arriva un giorno in cui cominceremo a capire. Ecco, quando  comincerai a capire, a vedere questi segni, sappi che il regno di Dio è vicino.

Noi siamo bombardati ogni giorno, ogni momento dai segni di Dio, però non li vediamo. Ad un certo momento cominciamo a vedere. Gesù dice: “Quando tu cominci a vedere, a renderti conto, sappi! Stai attento a non voltarti indietro, ma affrettati a guardare avanti: è Dio che sta arrivando!”.

Raffaella: In un altro Vangelo dice: “Quando vedrete segni grandi nel sole...”, pensavo ai segni straordinari del sole durante le apparizioni di Medjugorie, di Fatima; sono in relazione alle profezie?

Luigi: Si, sono già segni che annunciano che le profezie si stanno avvicinando; ma arriva il momento in cui arriva il grande segno: si vedono il sole, la luna, le stelle, come segni di Dio. Attualmente li vediamo ancora come segni materiali. Andando in un certo luogo vedo il sole che si muove, si colora, gira, fa cose straordinarie; anche questo è un segno di Dio, ma che mi deve rimandare ad un “altro segno”. Devo arrivare a capire tutte le cose come parola di Dio, come segno di Dio; allora l'albero non è più un albero ma è una parola di Dio per me. “Che cosa mi vuoi dire attraverso il tuo sole?”, cominciamo ad interrogare: “Ma perché Signore hai fatto la terra così: che gira intorno ad un sole; che è il sole che la riscalda, che la illumina, che le dona la vita, perché è il sole che porta la vita; che cosa mi vuoi significare di Te?”. Comincio a vedere nel sole il segno di Dio quando comincio a chiedere: “Che cosa mi significa Dio di Sé?”. Perché fintanto che vedo il sole fisso nel cielo e dopo lo vedo che muove, si colora, non capisco che cosa mi vuole dire di Dio. Arriva un giorno in cui Dio, nella sua venuta, mi invita a cercare che cosa Lui mi significa di Sé nel sole, nella luna, nelle stelle, in tutte le cose. Allora questo diventa segno di Dio: “Vedrete segni di Dio, di Me, nel sole, nelle stelle”.

Fabrizio: Perché in ogni giorno?

Luigi: Perché Gesù dice: “Per voi è sempre tempo”. Dio opera ogni giorno per farci passare alla conoscenza di Lui. Siamo continuamente sollecitati. Ogni giorno è un giudizio perché ogni giorno ci sono parole che arrivano a noi. Se noi non ci affrettiamo a capire il suo Pensiero, noi rivestiamo le sue parole del nostro pensiero. Non possiamo non rivestire le parole di qualche cosa. Tu apri un giornale e fai delle scelte: o scegli in base al Pensiero di Dio, o scegli in base al pensiero del tuo io. E come scegli è finito! Quello che tu hai scelto, l'hai macchiato. Quel segno che Dio ti ha mandato, o ti è servito per conoscere Dio, o è stato macchiato dal tuo io. È finito, non serve più. E allora c'è il giudizio.

Fabrizio: Ma non è ancora la fine del mondo.

Luigi: Noi non ci rendiamo conto, però Dio sta operando con noi per farci maturare; e prima di portarci alla grande conclusione, al grande conflitto tra il nostro io e Dio, prima di condurci a questa scelta definitiva, essenziale (perché di fronte a Dio non c'è più tempo, quando noi pensiamo a Dio non c'è più il tempo), Dio opera per farci maturare, lentamente. Magari facendoci capire che Lui è buono, che Lui ci ama, che Lui ci pensa e ci manda le caramelle; poi poco per volta, opera per far crescere la nostra anima. Però ogni giorno, noi subiamo quest'opera di Dio che sta venendo in noi. Il tempo che passa è Dio che viene e man mano che viene, provoca in noi  un’apertura, oppure una chiusura.

Ogni parola che arriva a me, provoca in me una scelta, e quindi provoca un'apertura, o una chiusura verso Dio.

Ida: Cristo ci conduce alla Sorgente.

Luigi: Ci conduce se noi lo seguiamo.

Ida: Non se ne va perché Cristo fa parte della Sorgente.

Luigi: Cristo fa parte della Sorgente, però giunto a quel punto mi dice: “Ecco la Sorgente: bevi tutto quello che vuoi!”.

Ida: Ma Lui è la Sorgente.

Luigi: Cristo è l'acqua della Sorgente. L'acqua della Sorgente viene dalla Sorgente. Lui spiritualmente non se ne va, logico! Lui se ne va come guida. Perché come guida, Lui si mette in mezzo tra me e la Sorgente; è Lui che mi parlava del Padre, e tutto quello che ascoltavo, lo ascoltavo da Lui. Per cui Lui mi parlava dicendomi: “Io conosco la Sorgente; tu stai bevendo un’acqua inquinata”. E mentre me ne parlava io andavo dietro di Lui, perché ero assetato. Ad un certo punto mi dice: “Ecco là la Sorgente!”. Adesso Lui se ne va, perché mi dà la possibilità di attingere direttamente, personalmente al Padre. Non più attraverso altro; direttamente dal Padre perché: “Il Padre ti ama”. “Chiedi al Padre, in nome mio”, certo, perché è Lui che mi ha condotto. “Chiedi al Padre che dona abbondantemente senza rimproverare niente” perché la luce viene dal Padre, non viene dal Figlio. Il Figlio mi conduce al Padre, ma poi la luce viene dal Padre. Egli, una volta giunti al Padre ci dice: “Adesso attingi tutto quello che vuoi”, “Chiedete qualunque cosa e tutto vi sarà dato”, per dare a noi la possibilità di sperimentare personalmente il rapporto diretto con Dio. In questo rapporto diretto, certamente c'è Cristo; tanto è vero che dal Padre io ritroverò questa unità con il Figlio, per cui faremo una cosa sola con il Figlio e con il Padre. Ma una cosa sola la facciamo in quanto tra il Figlio e il Padre non c'è interposta nessuna creatura. E tra la nostra anima e Dio non è interposta nessuna creatura. Per questo Cristo uomo (come creatura) si ritira, per dare a noi la possibilità di attingere personalmente dal Padre.

Ida: Cioè non abbiamo più bisogno di segni.

Luigi: Si, perché nella luce di Dio, Dio non parla con segni; c'è un rapporto diretto: Dio Padre rivela la sua Presenza.

 

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