Mercoledì 16 settembre 2015
(tratto dalla cassetta 418 del 16.9.1987)
“A chi posso paragonare
questa generazione?”
(Lc 7,31-35)
In quel tempo, il Signore disse:
«A chi posso paragonare la gente di questa generazione? A chi è simile? È
simile a bambini che, seduti in piazza, gridano gli uni agli altri così:
“Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato,
abbiamo cantato un lamento e non avete pianto!”.
È venuto infatti Giovanni il Battista, che non mangia pane e non beve vino, e
voi dite: “È indemoniato”. È venuto il Figlio dell’uomo, che mangia e beve, e
voi dite: “Ecco un mangione e un beone, un amico di pubblicani e di peccatori!”.
Ma la Sapienza è stata riconosciuta giusta da tutti i suoi figli».
Parola del Signore
Cina: Cosa significa questo parlare di Gesù?
Luigi: Dio ci parla in diversi modi; il più delle volte
pensiamo che Dio castighi, che sia duro, che sia esigente, severo. In un primo
tempo Dio ha fatto una creazione stupenda; Dio all’inizio ha fondato la
nostra vita sulla gioia; Dio ha fatto tutte le cose bene. Per cui c’era un
rapporto gioioso con le cose. Ad un certo momento l’uomo si è ripiegato su se
stesso ed è diventato egoista e ambizioso. Dio, pur di salvare l’uomo ha
cominciato a dare delle lezioni dure, di correzione, non di punizione. Ora,
quando Dio ha mandato a noi le cose buone, noi non abbiamo ballato, non abbiamo
gioito; quando ha mandato delle creature severe non ci siamo rattristati, non
abbiamo pianto. Il che vuol dire che in un modo o nell’altro, noi troviamo
sempre delle scuse per non rispondere a Dio, per sottrarci alle lezioni di Dio.
Dio ci ha fatto vedere cose commoventi, ci ha fatto vedere gli innocenti che
soffrono e noi non ci siamo commossi. È
per te! Perché non ti sei commosso? Cristo è morto per te, come mai non
piangi? Perché non rifletti? In un primo tempo Dio ti canta canzoni
gioiose, e poi in un altro tempo fa soffrire una creatura per te. E tu, in un
modo o nell’altro, non reagisci. Ecco la durezza di cuore!
Noi nel pensiero del nostro io, pensando soltanto a noi
stessi, diventiamo duri di cuore verso tutto e verso tutti; cioè non capiamo la
lezione che Dio ci dà attraverso tutte le cose. Mentre Lui opera per rompere
questa durezza, per aprirci all’interesse.
Delfina: Davanti alla guarigione del cieco nato alcuni dicono che
era l’opera di un demonio…
Luigi: Noi tendiamo sempre a giustificare le cose secondo i
nostri punti di vista; per cui, invece di prendere su di noi la lezione che Dio
ci vuol dare, invece di prendere tutto dalle mani di Dio, diciamo: “Qui c’è un demonio”, e così
naturalmente scartiamo la lezione. Oppure diciamo: “Quello lì è un malvagio”. No, tutte le cose dobbiamo prenderle
dalle mani di Dio. Devi cercare di capire quello che Dio ti vuol significare,
non devi classificare le persone; non puoi giudicare. Infatti il Signore ti
presenta degli avvenimenti, delle persone e ti dice: “Non giudicare”. Quindi non puoi dire: “Questo avvenimento è avvenuto così perché quel tale è un delinquente”;
perché non prendi su di te la lezione di Dio. Quell’avvenimento, in quanto è
avvenuto, è in rapporto con te; c’è una tua responsabilità lì in mezzo, perché
è opera di Dio. Se è opera di Dio tu ti devi interrogare: “Che cosa Dio mi vuol dire?”. Invece quando tu dici: “Qui c’è il demonio”, oppure “Qui c’è la delinquenza”, scarichi da
te la lezione, non la ricevi su di te. Invece la lezione è fatta per te.
Delfina: Evidenzia l’importanza di cercare di capire tutte le
cose…
Luigi: …sapendo che in tutte le cose c’è la mano di Dio. Prima
di tutto perché Dio mi dice: “Non giudicare”. E in secondo luogo, l’avvenimento
in quanto arriva a me (anche se mi arriva da distanze lontanissime, non importa),
ha un significato per me. Allora devo chiedermi: “Signore che cosa mi vuoi dire con questo avvenimento che mi arriva?”.
Devo cercare la lezione che Dio vuol dare a me con questo fatto.
Sandra: “Ma la sapienza è
stata riconosciuta giusta da tutti i suoi figli”, ma non da tutti i suoi
figli…
Luigi: Perché non siamo figli. Perché solo i figli riconoscono
la sapienza. Chi è figlio? Figlio è colui che è povero dello spirito, che cerca
lo spirito, che cerca la sapienza, che cerca la luce. Chi cerca la sapienza di
Dio, chi cerca lo spirito, questo appartiene allo spirito; quindi diventa
figlio. Per cui la sapienza è riconosciuta da coloro che la cercano, da coloro
che hanno interesse per conoscerla, perché coloro che non hanno interesse non
possono assolutamente riconoscerla.
Franca: Quando noi cerchiamo la sapienza, Dio ci illumina?
Luigi: Questo ci fa capire che quando uno cerca, appartiene già
allo Spirito; lo Spirito gli appartiene. Dio
vuole solo essere cercato. Lui non fa preferenze, vuole solo essere
cercato. Chiunque lo cerchi: nero o bianco, alto o basso, giovane o vecchio,
povero o ricco, non sarà deluso. Se tu Lo cerchi Lui ti illumina. Dio non ha
bisogno di cultura di sapienza, vuole solo essere pensato.
Pinuccia: “Ma la Sapienza
rende giustizia”; come rende giustizia?
Luigi: Alla sapienza, riconosciuta. Perché rendere giustizia
vuol dire riconoscere. Tu rendi giustizia a Dio in quanto Lo riconosci.
Pinuccia: Ma a parole?
Luigi: No, le parole non bastano. Anche tra persone le parole
non bastano. Noi andiamo sempre a cercare il pensiero, perché è nel pensiero
che si rende giustizia. La sapienza si riconosce nel pensiero, dentro di
noi; perché dentro di noi c’è Dio. Quindi la luce, la conoscenza, la puoi solo avere in questo
rapporto con Dio; in questo rapporto intimo, personale. Se vuoi entrare in
rapporto personale con Dio, devi entrare nel segreto della tua stanza, chiudere
l’uscio e lì pensare a Dio sapendo che Dio è presente in te. E tu rendi
giustizia proprio lì, perché pensando Dio rendi già giustizia a Dio. Chi
trascura Dio lo offende.
“Fermatevi
e sappiate che Io sono Dio”. Salmo 46,11
“Riconoscete
che il Signore è Dio:
Egli ci ha
fatti, non ci siamo fatti da noi, e noi siamo suoi”. Salmo
99,3
* * *
Venerdì 18
settembre 2015
(tratto dalla cassetta del 18.9.1992)
“C’erano con lui i Dodici e alcune donne”
(Lc. 8, 1-3)
In quel tempo, Gesù se ne andava per città e villaggi,
predicando e annunciando la buona novella del regno di Dio. C’erano con lui i
Dodici e alcune donne che erano state guarite da spiriti immondi e da
infermità: Maria, chiamata Maddalena, dalla
quale erano usciti sette demoni; Giovanna, moglie di Cuza,
amministratore di Erode; Susanna e molte altre, che li servivano con il loro
beni.
Parola
del Signore
Maria: Cosa significa che queste donne li servivano con i loro
beni?
Luigi: Siccome Gesù e i suoi discepoli non lavoravano, andavano
in giro per il mondo, queste donne che erano state guarite, li assistevano con
i loro beni, cioè con quello che potevano dare. Evidentemente avevano ricevuto
da Gesù delle grazie e per riconoscenza cercavano di servirli come potevano,
con quello che avevano: “Se non sono
capace a fare altro ti cucirò il mantello”.
Agata: E’ un po’ come la manifestazione di affetto di Maria
Maddalena nei confronti di Gesù quando gli lava i piedi con le lacrime e glieli
asciuga con i suoi capelli.
Luigi: E’ l’espressione di un pensiero. Gesù a casa di quel
fariseo ha dimostrato che quella donna ha avuto questa espressione di amore perché
portava con sé tanto perdono: “Siccome le
è stato molto perdonato, è stata capace di amare molto, di dare dei segni
d’amore che tu non hai avuto”. È un po’ come queste donne che stanno
seguendo Gesù con gli apostoli e lo servono con i loro beni. Perché questo? È
un’espressione d’amore, di riconoscenza in conseguenza del fatto che avevano
ricevuto delle grazie. Siccome hanno ricevuto, ora hanno la possibilità di
dare. Ognuno di noi può dare nella misura in cui riceve.
Osvaldo: Ma non diciamo sempre che il sentimento è da superare?
Luigi: Ma il sentimento di per sé non è cattivo, perché non c’è
niente di cattivo, non esiste il male. Se tu in questo momento senti caldo,
noia, tristezza: è tutto sentimento. È Dio che te lo fa arrivare. Ora, noi
stiamo parlando, ma le parole che diciamo sono sentimento, perché arrivano a te
come sensazione: la sensazione è sentimento. Le parole le avverti con
l’orecchio e quella è una sensazione, è sentimento. Tutte le creature, tutto
l’universo è sentimento. Non bisogna vivere per il sentimento ma capire i
segni. Il sentimento è un segno. Non devi vivere per i segni ma devi vivere
per lo spirito.
Osvaldo: Si, per cui anche quando leggiamo il Vangelo…
Luigi: “In quel tempo
Gesù...” sono parole, sono sensazioni, sentimenti che arrivano al tuo
orecchio. Faresti un errore gravissimo se per tutto il giorno tu ripetessi: “In quel tempo Gesù..”, “In quel tempo
Gesù..”. In questo caso vivresti per le parole. No, tu devi vivere per
il pensiero, perché tu abbia a capire. Quindi le sensazioni arrivano a noi
per sollecitarci a pensare e a pensare Dio: “Signore,
cosa mi vuoi dire attraverso queste parole che mi fai arrivare, attraverso
queste sensazioni che mi fai arrivare?”.
Franco: Gesù accetta anche le donne…
Luigi: Certo, una volta si credeva che le donne fossero le
rappresentanti del demonio. Quei monaci che furono sorpresi a parlare con delle
donne si meritarono duecento bastonate. In un concilio si è discusso se la
donna avesse l’anima. Anche al tempo di Gesù le donne e i bambini erano molto
poco considerati.
Franco: è tutto da
capire. Anche il fatto che gli uomini si sentissero superiori.
Luigi: In quel tipo di società l’uomo apparteneva alla classe
dominante. Ci sono stati altri periodi in cui vigeva il matriarcato, per cui
erano le donne la classe dominante. Ognuno vuole prevalere e schiaccia l’altro.
La donna è fatta per Dio ed ha lo stesso destino dell’uomo perché è compagna
dell’uomo, quindi è fatta per la vita eterna.
Giovanna: Le donne assistono i discepoli in quanto è Dio che ci fa
fare qualcosa per gli altri.
Luigi: Si, Dio ti dà la possibilità di fare qualche cosa per
renderti partecipe.
Domenico: Gesù però ha scelto degli uomini come discepoli, non
delle donne.
Luigi: Si, ma Dio ha scelto Maria, che è al di sopra di tutti
gli uomini, perché è il prototipo. Maria è il prototipo dell’uomo. Però
Maria non è tra quelle donne che seguivano Gesù. Nel Vangelo ci sono dei fatti
strani. Ci sono delle donne che seguivano Gesù ma tra loro non c’era Maria.
Maria la troviamo soltanto alle nozze di Cana e sul Calvario, eppure è una
donna. Gesù era vero sacerdote ma non apparteneva alla tribù di Levi, dei
sacerdoti. Sono delle lezioni profonde da capire. E quando chiamano Gesù: “Ci sono tua madre e i tuoi fratelli”, e
Lui risponde: “Chi è mia madre?”.
Anche alle nozze di Cana, Gesù le dice: “Che
cosa c’è tra me e te, donna?”. Tutto questo non è per offendere la donna,
sia ben chiaro! Ma per aiutare noi a capire che Dio è al di sopra di tutti i
legami di sangue, sentimentali.
Domenico: Si, però non hai risposto alla mia domanda.
Luigi: Gesù ha scelto solo degli uomini perché aveva già da
risolvere tanti problemi di gelosia. Pietro che dice: “Io ti amo più degli altri”. Giovanni che scrive di sé: “Il discepolo che Gesù amava”. Giacomo e
Giovanni che vogliono sedersi uno alla destra e uno alla sinistra del trono.
Pensa se ci fossero state ancora delle donne! Siamo in cammino! E in cammino ci
sono tante debolezze!
Silvana: L’importante è che queste donne, come gli uomini, avessero
la possibilità di ascoltare le parole di Gesù.
Luigi: Certo. Poi se pensi che Maria è la creatura perfetta
posta da Dio, prescelta come prototipo per tutti gli uomini… Cristo è l’uomo
perfetto, ma è Dio. Invece Maria è pura creatura di Dio. “Non siete voi che avete scelto me ma sono io che ho scelto voi”,
Dio è libero. Può anche scegliere un’asina e farla profetare. Non dobbiamo
offenderci. Bisogna imparare a stare nell’iniziativa di Dio.
* * *
Mercoledì
23 settembre 2015
(tratto dalla cassetta 420 del 23.9.1987)
(Lc 9, 1-6)
In quel tempo, Gesù convocò
i Dodici e diede loro forza e potere su tutti i demòni e di guarire le
malattie. E li mandò ad annunciare il regno di Dio e a guarire gli infermi.
Disse loro: «Non prendete nulla per il viaggio, né bastone, né sacca, né pane,
né denaro, e non portatevi due tuniche. In qualunque casa entriate, rimanete
là, e di là poi ripartite. Quanto a coloro che non vi accolgono, uscite dalla
loro città e scuotete la polvere dai vostri piedi come testimonianza contro di
loro».
Allora essi uscirono e giravano di villaggio in villaggio, ovunque annunciando
la buona notizia e operando guarigioni.
Parola del
Signore
Osvaldo: Gesù qui dice: “Non
prendete nulla per il viaggio, né bastone, né sacca, né denaro…”. Ma è una
cosa da prendersi alla lettera?
Luigi: Tutte le parole di Gesù sono sempre da prendere alla
lettera.
Osvaldo: Ma San Paolo dice che la lettera uccide, è lo Spirito
che dà la vita.
Luigi: La lettera nel senso dello spirito, bisogna sempre
cercare il pensiero. La parola va sempre intesa nello spirito, va intesa nello
spirito della lettera. Tutte le parole di
Gesù devono essere prese sul serio, proprio per quello che vogliono dire.
Bisogna far conto solo su Dio e su Dio solo. La Madonna non fa conto su nessun
altro.
Pinuccia: Nello Spirito che cosa vuol dire: “In qualunque casa entriate, rimanete là, e di là poi riprenderete il
cammino”?
Luigi: Non preoccupatevi di cambiare luogo, perché il regno di
Dio non sta nell’andare qui o nell’andare là. Il problema della vita si risolve
solo nello spirito. Non sta nello scegliere un luogo piuttosto che un altro, a
meno che non ti impediscano di testimoniare; in quel caso: “Se in una casa
non vi accolgono allora scuotete la polvere dai vostri piedi”, cioè se non
accolgono il messaggio del Cristo. Il messaggio che portate è mettere Dio al
di sopra di tutto. Quindi non preoccupatevi di avere questo o di avere
quello: fate conto su Dio, perché a
tutto ci pensa Dio. Siccome Dio è una grande preoccupazione, è un grande
impegno, se voi vi impegnate per altro, non siete più liberi e disponibili per
Dio. Dio dice: “Pensa a Me, Io penso a
tutto, fai conto su di me. Pensa solo a Me. Siedi alla mia destra; quindi pensa
a Me”. Il Pensiero di Dio è un pensiero che dà un grande lavoro, dà un
grande impegno, una grande dedizione, perché bisogna raccogliere tutto,
meditare, riportare tutto alla presenza di Dio, in tutto e in tutti. E allora
non abbiamo più disponibilità per altro. Quindi non preoccuparti più per il
resto, ma occupati solo di Dio.
Giovanna: Quindi le altre cose le dobbiamo far entrare in quel
pensiero?
Luigi: Non devi fare entrare niente! Pensa solo a Dio, non fare
entrare altro!
Giovanna: Ma il Pensiero di Dio assorbe anche le altre cose?!
Luigi: Il nostro grande impegno deve essere la conoscenza di
Dio. Tu non devi pensare ad altro, devi pensare solo a Dio: Lui pensa a tutto
il resto.
Franca: “Scuotere la povere dai sandali”, cosa vuole
dire?
Luigi: Prima di tutto dobbiamo capire l’intenzione, il motivo
per cui tu vai in una casa. Perché Lui li manda ad annunciare il Regno di Dio;
non li manda per altri motivi. Quello che determina tutto è l’intenzione, il
motivo per cui Dio ti manda. Dio ti manda ad annunciare il suo regno. Dio non
ti manda a vivere a carico di uno, nella sua casa. Se uno non ascolta, non
insistere, non perdere il tuo tempo. Scuoti, cioè non accogliere niente.
Nell'annunciare il regno di Dio ci deve essere sempre l’intenzione pura. Dio
manda gli apostoli per annunciare che è Lui che regna in tutto.
Franca: Per accogliere la parola del Signore dobbiamo essere
predisposti, cioè dobbiamo prima liberarci dai nostri mali, dai demoni…
Luigi: No, non è la predisposizione che noi dobbiamo avere. Se
la prostituta di Magdala avesse detto: “io
adesso mi predispongo ad accogliere il Signore”, non sarebbe mai stata
liberata. L’importante è saperlo accogliere quando Lui viene. Non siamo
noi che possiamo liberarci dai nostri demoni; è Lui che libera, non noi. Se io
dico: “Prima mi libero dai demoni e poi,
quando Lui verrà, lo accoglierò”, sto fresco, non mi libererò mai. Io non sono
capace di liberarmi dai demoni. I demoni sono più forti di noi, sono più forti
del nostro io. È Dio che ci libera. Ma dobbiamo avere lo sguardo attento a Lui,
anche se siamo delle prostitute. Perché il Signore dice: “le prostitute vi precederanno nel Regno di Dio”, quindi bisogna
riconoscere il nostro niente; bisogna anche saper riconoscere la nostra
prostituzione. Non vantarti di non essere una prostituta altrimenti ti
accorgerai che le prostitute di precederanno. Dobbiamo avere la consapevolezza
del nostro niente, della nostra miseria, del nostro male. Perché è Lui che ci
libererà, non siamo noi che possiamo liberarci. Non possiamo dire: “Ah, prima io mi vesto a festa e dopo andrò
incontro a Lui.” Stiamo freschi... Gesù ci dice: “Vieni così come sei, con i tuoi stracci addosso, e io ti guarirò”.
Pinuccia: Gesù ha dato il potere...
Luigi: Appunto, il potere sta in questo: ha dato a loro
l'intenzione. “Dovete andare per
annunciare a tutti il regno di Dio”, il potere sta lì. Perché Gesù liberava
dai mali e dai demoni, annunciando il regno di Dio. Non dice: “Gesù annunciava il regno di Dio e poi
guariva gli infermi”. No! Annunciando il regno di Dio guariva.
Annunciando: quella è la medicina. Perché gli uomini si ammalano in quanto non
vedono il regno di Dio. Annunciando il regno di Dio guariva; liberava dai mali
annunciando il regno di Dio. “Se Io vi
libero dai demoni, vuol dire che il dito di Dio è arrivato a voi”, cioè
l'opera di Dio. Annunciare che è Dio che regna in tutto! Non si ha più paura di
niente!
* * *
Venerdì 25 settembre 2015
(cassetta di venerdì 23.09.1988)
(Lc 9,18-22 )
Un giorno Gesù si trovava
in un luogo solitario a pregare. I discepoli erano con lui ed egli pose loro
questa domanda: «Le folle, chi dicono che io sia?». Essi risposero: «Giovanni
il Battista; altri dicono Elìa; altri uno degli antichi profeti che è risorto».
Allora domandò loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro rispose: «Il Cristo
di Dio».
Egli ordinò loro severamente di non riferirlo ad alcuno. «Il Figlio dell’uomo –
disse – deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei
sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno».
Parola del Signore
Cina: Dio ci fa rispondere
personalmente...
Luigi: Prima Dio
ci fa osservare quello che rispondono gli altri e poi ci interroga
personalmente. A questo punto non possiamo dire: “Gli altri dicono....”, è passata quella stagione; arriva un
momento in cui dobbiamo dire che posto diamo a Dio nella nostra vita, nei
nostri pensieri soprattutto.
Delfina: Pietro
risponde giusto, però non conosce Dio.
Luigi: Certo, è
Dio stesso che ci fa parlare; ci fa dire cose di cui non ci rendiamo nemmeno conto;
noi ci accorgiamo che siamo sopresi dalle stesse parole che diciamo. Ma questo
è un invito per renderci conto, per farci prendere consapevolezza delle cose.
Infatti Gesù parla di quello che deve succedere, perché per arrivare a prendere
consapevolezza di quello che Pietro ha detto (“Tu sei il Cristo di Dio”), deve passare attraverso la passione e
la morte del Cristo. Cioè bisogna partorire quello che abbiamo concepito
dentro di noi, e per partorirlo bisogna passare attraverso la passione, la
morte del Cristo.
Sandra: “Ordinò loro severamente di non riferirlo a
nessuno”…
Luigi: …perché
quello che hai concepito devi farlo maturare dentro di te, nel segreto, fino a
giungere alla consapevolezza. Allora sarà poi lo Spirito a farti parlare.
Franca: Non capisco
il perché dopo le parole di Pietro, Gesù ha detto queste parole?
Luigi: Perché
bisogna passare attraverso il crogiuolo per arrivare alla consapevolezza di
quello che percepiamo, di quello che intuiamo, di quello che abbiamo concepito.
La parola di Dio quando arriva a te (a Pietro è arrivata la parola dal Padre),
deve maturare attraverso il crogiuolo, che è determinato dalla conflittualità
con tutto ciò che è diverso da questa parola. La parola di Dio ti dice: “Tu uomo devi occuparti dell'Eterno”
mentre tutto il mondo attorno a te ti dice: “Tu
devi occuparti della società, degli uomini, del mondo”. C'è tutta una
conflittualità, perché la parola di Dio ti dice di occuparti dell'Eterno e
tutto il mondo intorno a te ti dice di occuparti di te stesso, “delle cose che devi fare tutti i giorni”. Ecco che sorge il crogiuolo, che è
per portarti alla maturazione di quello che hai concepito. È una sollecitazione
da parte di Dio per farti approfondire la parola fino alla luce. La parola
di Dio che arriva a noi è un seme che va portato al frutto; ma il frutto non
matura senza di noi, senza questa dedizione. Infatti il Signore paragona
taluni a “un seme che cade in mezzo alle
spine” e le spine rappresentano le persecuzioni; per cui quando arrivano le
persecuzioni, rinunciamo subito perché non vogliono pagare quel prezzo. Invece
è proprio attraverso le persecuzioni che la parola può giungere a maturazione,
al frutto, che è poi la conoscenza.
Giovanna: Gesù ce
lo dice prima...
Luigi: Il
Signore ci dice sempre le cose prima, perché capiamo che è opera sua,
altrimenti resteremmo scandalizzati. “Io
pensavo che seguendo la parola di Dio tutti mi battessero le mani, invece non
mi battono le mani. Come mai?”, questo può essere uno scandalo che ci
turba. La parola di Dio ce lo dice prima, in modo che quando capiterà “Sappiate che sono io”; anche nelle
persecuzioni: “Sono io”. “Ve l'avevo detto! Perché era necessario!”,
per farci rendere conto di questa necessità.
Franco: Ci
dedichiamo a Dio con l'interesse, non a parole....
Luigi: E'
attraverso l'interesse che ci si dedica; e noi siamo formati dal fine. E il
fine è ciò che portiamo nella nostra intenzione come finalità: quindi ciò per
cui viviamo. Noi siamo formati da ciò per cui viviamo. Non basta che tu
dica il “Padre nostro” da mattina a
sera. Se tu vivi per il tuo prima di tutto, tu sei informato, la tua vita è
informata da quel fine. Fintanto che tu non hai Dio come fine non sarai
informato da Dio, ma da quello che hai messo prima di tutto nella tua vita, nei
tuoi pensieri. In tal caso Dio diventa soltanto una parola, un'aggiunta; ma
quello che ti forma veramente è ciò per cui tu vivi. Stai attento a ciò per cui
tu vivi.
* * *
Mercoledì 30
settembre 2015
(cassetta di
mercoledì 30.09.1988)
“Ti seguirò ovunque
tu vada ...”
(Lc 9,57-62 )
In quel tempo, mentre camminavano per la strada, un tale
disse a Gesù: «Ti seguirò dovunque tu vada». E Gesù gli rispose: «Le volpi
hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo
non ha dove posare il capo».
A un altro disse: «Seguimi». E costui rispose: «Signore, permettimi di andare
prima a seppellire mio padre». Gli replicò: «Lascia che i morti seppelliscano i
loro morti; tu invece va’ e annuncia il regno di Dio».
Un altro disse: «Ti seguirò, Signore; prima però lascia che io mi congedi da
quelli di casa mia». Ma Gesù gli rispose: «Nessuno che mette mano all’aratro e
poi si volge indietro è adatto per il regno di Dio».
Parola del Signore
Cina: Questa parola mi invita a fare conto su Dio.
Luigi: Certo, invita a non voltarci indietro, perché chi si
volta indietro non è fatto per il regno di Dio.
Delfina: Il Figlio dell'uomo non sa dove posare il capo, cosa
vuol dire spiritualmente?
Luigi: Non devi far conto su altro, devi far conto soltanto su
Dio, sul suo Spirito. Non far conto su altro, perché fintanto che fai conto su
altro non puoi lasciarti guidare dallo Spirito. Fintanto che dici: "io credo in Dio, io amo Dio”, solo
perché Dio ti fa andare bene tutte le cose, non sei pronta. Nella Bibbia troviamo
il diavolo che dice: “E' facile per
Giobbe avere fede; prova un po' a toccarlo poi t'accorgi se continua ad aver
fede!”; c’è dunque una fede fragile che si sostiene solo sui doni di Dio.
Per esempio: io desidero la caramella e il Signore mi manda la caramella,
allora dico: “Signore come sei buono”
e prego Dio e canto da mattina a sera: “Signore
sei buono, Signore sei buono!” e credo di avere tanta fede, è una fede
fasulla, che nasce dall’essere stato soddisfatto. Di una persona che mi
soddisfa io dico che è buona. Ma in questo modo non entro nel regno di Dio!
Franca: Gesù viene proprio per portarci in questo infinito, ma
dice le cose come devono essere.
Luigi: Fintanto che noi poniamo delle condizioni all'amore,
noi non possiamo entrare nell'amore, assolutamente. Fintanto che noi
poniamo le condizioni, non possiamo entrare.
Franco: Gesù dice che non ha un luogo su cui posare il capo.
Luigi: Cioè, il nostro punto di riposo, di pace, di sicurezza
deve essere Dio, solo Dio. Fintanto che noi abbiamo altre sicurezze, non siamo
ancora pronti per questa avventura dell'incontro con la verità di Dio.
Andrea: Bisogna sempre avere questa disponibilità verso Dio.
Luigi: Si, non dobbiamo mai fermarci alle nostre impressioni,
ai nostri sentimenti, ai nostri giudizi, ma cercare sempre il Pensiero di Dio
nelle cose. Tutto è dono ed è un dono gratuito.
Andrea: Anche le sberle che mi ha dato sono un dono.
Luigi: Certo, se tu cerchi di capire il significato superi
anche la sberla stessa!
Marco: Mi colpisce molto la chiamata molto semplice di Gesù: “Seguimi!”.
Luigi: E' nettissima, non ti fa dei complimenti. Le esigenze
sono queste, anzi fai bene i conti a tavolino perché le esigenze sono queste,
sappi renderti conto.
Margherita: Non essere adatti al regno di Dio è quando ci
volgiamo al passato e non accettiamo quello che Dio ci presenta.
Luigi: Non siamo adatti al regno di Dio quando guardiamo a
noi stessi, ai nostri problemi, quando non siamo in grado di superare i nostri
problemi. “Lasciami prima seppellire
mio padre”, “Fammi salutare quelli di casa”; ognuno di noi ha tanti
problemi, perché noi siamo fatti di problemi. Noi vorremmo sempre risolvere
prima i nostri problemi e “poi dopo
vengo!”. No! Fintanto che tu dici: “Lasciami
andare in pensione e poi mi occuperò di Te”, non arriverai mai ad occuparti
di Dio. Se non sei in grado di occuparti di Dio adesso, oggi, con tutti i
problemi che hai addosso, con tutte le tue questioni, stai tranquillo che non
troverai mai tempo per Dio. Anche quando Dio ti mandasse in pensione e
avessi tutto il tempo a disposizione, lo sprecheresti tutto.
O si parte adesso con tutte le difficoltà che uno si
porta addosso, superandosi, perché Dio va messo prima di tutto, prima anche dei
nostri problemi, o non si parte più.
Franco: “La moglie i buoi,
i campi…” vuol dire usare sempre qualcos'altro come scusante al posto della
ricerca di Dio.
Luigi: Solo che noi ci scusiamo dicendo: “La moglie, i buoi, i campi me li ha dati Dio! Sono creature, me le ha
date Dio e allora io vivo per quelle!”, ecco l'errore grosso.
Assolutizziamo. Quindi vivendo per-, crediamo di fare la volontà di Dio. “Questo è il mio dovere; io ho delle cose da
fare; devo fare la spesa, preparare il pranzo, la cena, fare le pulizie, non ho
tempo per cercare Dio, per conoscere Dio, perché Dio mi ha dato queste
creature, quindi il mio dovere è quello di preoccuparmi dei miei cari! Io devo
fare prima il mio dovere!”. Ecco, dire questo è sbagliato! Il tuo dovere è conoscere Dio, in qualunque
posizione tu sia, non devi giustificarti. Come ti giustifichi sei fallito: “Non assaggerai la mia cena. Entreranno
ciechi, zoppi, malati, poveri, peccatori, prostitute, entreranno tutti ma tu
no!”. Quindi chi si giustifica con: “I
buoi, i campi, la moglie”, e sono cose onestissime, è approvato da tutto il
mondo, ma non da Dio. Dio non lo giustifica! Fa entrare tutti gli altri: “Andate per tutte le strade, costringeteli
ad entrare!”, ma quelli no! E non va inteso che Dio li vuole escludere, ma
è per farci capire che fintanto che noi crediamo di fare la volontà di Dio
occupandoci di altro, siamo nell’impossibilità di entrare.
Silvana: Maria ha detto:
“Si faccia mi me secondo la tua parola” non ha tentennato.
Luigi: Si, ed è proprio con questa semplicità che si ottiene
la totalità, che si concepisce Dio, che si incarna Dio in noi, cioè che si fa
esperienza della presenza di Dio. Ma ci vuole questa verginità di mente,
che è nettezza di pensiero, cioè amore unico, un pensiero messo al di sopra di
tutto. Il male è mettere qualche cos'altro al di sopra di tutto anziché Dio.
Fabiola: Dio si offre ad essere scelto da noi.
Luigi: Si offre come oggetto d'amore, perché chi si offre ad
essere scelto si offre come oggetto d'amore.
Fabiola: E quindi Gesù è molto duro.
Luigi: E' molto buono. Non vuoi essere presa? Guarda che se non
vuoi essere presa Dio ti lascia. Trovare Uno che ci prende è una meraviglia;
invece è una grande tristezza arrivare alla sera e dire: “Nessuno mi ha presa!”, cioè non sono
stata amata. È duro trovare uno che ti ama?
Giovanna: Per andare dietro a Gesù bisogna lasciare tutto il
resto..
Luigi: Certo perché al centro di “tutto il resto”, dei buoi dei campi della moglie, messi al posto
di Dio, c’è il pensiero del nostro io. Infatti la condizione per seguire Gesù è
il superamento del nostro io: “Sforzatevi
di entrare per la porta stretta”.
***
Venerdì 2 ottobre
2015
(articolo
pubblicato su “La Fedeltà” 16.09.1970)
(Mt 18,1-5.10 )
In quel momento i discepoli si avvicinarono a Gesù dicendo:
«Chi dunque è più grande nel regno dei cieli?».
Allora chiamò a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse: «In verità io
vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete
nel regno dei cieli.
Perciò chiunque si farà piccolo come questo bambino, costui è il più grande nel
regno dei cieli. E chi accoglierà un solo bambino come questo nel mio nome,
accoglie me.
Guardate di non disprezzare uno solo di questi piccoli, perché io vi dico che i
loro angeli nei cieli vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli».
Parola del Signore
Lungo la strada che stavano facendo dietro a Gesù, i suoi
discepoli avevano discusso tra loro a lungo chi di loro fosse il più grande. Davanti
a sé Gesù vedeva profilarsi sempre più netto sul suo orizzonte il Calvario con
tutto il suo sangue sparso e le sue ferite aperte.
Facevano la stessa strada ed erano così lontani nei
pensieri, lontani dalla passione che Egli portava con sé! E proprio allora, in cui qualcuno di loro per
tutti aveva voluto manifestargli il loro attaccamento e la loro fedeltà con
l'assicurargli che essi lo avrebbero difeso da ogni nemico. Non sapevano che
nei loro stessi cuori ospitavano quel nemico che avrebbe presto ucciso il loro
Maestro.
Problema di ogni uomo.
Cos'è che ci isola e ci rende insensibili, incapaci di
intendere l'animo di chi ci cammina accanto, di intuire il suo dolore, la sua
tristezza? Cos'è che ci indurisce il cuore e ci rende estranei gli uni agli
altri confinando ognuno di noi in un suo angolo buio agli estremi confini della
terra, dove si impazzisce?
Quanto è difficile amare per chi è diventato adulto! Quanto
è difficile essere semplici nell'amore e aperti come bambini; essere un luogo
di confidenza, di fiducia, di pace, in cui si raccoglie e custodisce tutto ciò
che riguarda l'essere amato!
Gesù aveva parlato loro, proprio quando in essi lo
Spirito aveva loro rivelato in un lampo di luce la divinità del loro Maestro,
della necessità di soffrire e di morire. Ma essi avevano presto dimenticato
questa nube dolorosa che Gesù aveva mostrato nel loro cielo: il pensiero della
gloria che derivava loro dall'essere con il Messia del mondo, li aveva condotti
a ben altri sentimenti e, mentre Gesù portava il peso della sua passione e
della sua morte, essi si erano messi a discutere chi tra loro fosse il
maggiore. Per questo non potevano capire ciò che Gesù portava nel suo cuore,
come tutti gli uomini di ogni tempo quando pensano a se stessi e non possono
intendere la presenza dello Spirito, né portare le sue parole.
Poi quando, giunti a Cafarnao, Gesù chiese loro su che
cosa avessero mai tanto discusso per la via, improvvisamente, davanti al suo
volto grave, segnato dalla pena, capirono quanto fossero lontani da Lui e
quanta stolta fosse la loro vanità: e non osarono rispondergli.
Come Adamo, come Eva, come ogni uomo quando si sente
chiamare per nome, cercato da Dio, capivano il loro peccato, non erano
nell'amore.
Di che cosa parlano, discutono gli uomini? Di che cosa
parliamo noi ogni giorno lungo la via della vita? E perché parliamo di ciò che
parliamo? Le nostre parole sono delle accusatrici terribili e senza
misericordia dei nostri cuori e dei nostri pensieri, e solo l'infinito amore e
la grande misericordia di Dio ci può salvare dalla loro condanna: perché non
è Dio che ci condanna, ma le nostre parole. Dio è salvezza.
Ma essi non potevano capire il linguaggio del Maestro
divino, ed era il loro maestro, perché per intendere è necessario aver fatto il
silenzio in noi del mondo, è necessario aver trovato l'Amore: questo
superamento, questa dedizione, questo salto nell'infinito che si apre al di là
della siepe del nostro io, della nostra ricchezza, della nostra ambizione.
Invece essi ascoltavano le parole dei loro sogni di gloria.
«E come
potete credere voi che mendicate la gloria gli uni dagli altri?» (Gv
5,44), dice Gesù a tutti gli uomini. Quante cose facciamo nella nostra giornata
per salire su qualche piedistallo della piazza del mondo per essere veduti dagli
uomini; «Avete già la vostra ricompensa»
dice Gesù (Mt 6,2). Volete che gli uomini vi guardino: vi guarderanno, e avrete
la vostra ricompensa. Ma quanto è triste
essere guardati in certe condizioni! Mendichiamo tutti la gloria gli uni dagli
altri e non sappiamo quanto siamo lontani da Dio, dalla Verità, dalla Vita.
Allora Gesù prese un fanciullo, lo pose davanti a loro,
affinché tutti avessero gli occhi fermi su di lui, e disse: «Di questi è il regno dei cieli» (cf Mc
9,33-37). Aveva presentato loro la vera grandezza. E concludeva: «Ciò che è grande agli occhi degli uomini, è
misero davanti a Dio, e ciò che è misero agli occhi degli uomini, è molto
grande davanti a Dio» (Lc 16,15). Anche in quello che è bene e buono e
giusto: «Non suonare mai la tromba davanti
a te». Taci e cammina. Parole
difficili per il nostro mondo di oggi che è tutto tromba. Ma la sua lezione
dura ancora, poiché le sue parole non conoscono né scadenze di tempi, né limiti
di spazi: sono senza confini.
***
Mercoledì 7 ottobre 2015
(tratto
dalla cassetta 560 del 5.10.1988)
“Perdona a noi i nostri peccati affinché …”
(Lc 11,1-4)
Gesù si trovava in un luogo a pregare; quando ebbe
finito, uno dei suoi discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche
Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli».
Ed egli disse loro: «Quando pregate, dite:
Padre,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno;
dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano,
e perdona a noi i nostri peccati,
anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro debitore,
e non abbandonarci alla tentazione».
Parola del Signore
Cina: “Rimetti a noi i nostri peccati..”
Luigi: Dovremmo andare all'origine di quando sono state scritte
queste parole. In una versione c'è scritto: “Rimetti a noi i nostri debiti affinché
noi li rimettiamo ai nostri debitori”; “affinché” noi abbiamo la
possibilità di perdonare agli altri. Mentre in un'altra versione c'è
scritto: “Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori”, cioè fa dipendere il perdono dei peccati dal fatto che noi li
abbiamo perdonati agli altri.
Cina: E' solo se siamo perdonati che possiamo perdonare...
Luigi: Certo; noi come creature possiamo soltanto fare e
amare nella misura in cui riceviamo amore, riceviamo luce.
Delfina: Mi colpisce questo fatto di Gesù in preghiera e dei
discepoli che chiedono a Gesù di insegnare loro a pregare...
Luigi: Noi da soli non siamo capaci di pregare; infatti quando
noi preghiamo, quando noi pensiamo a Dio, pensiamo a Dio col Pensiero di Dio. E
questo cosa vuol dire? Vuol dire che è il Pensiero di Dio in noi che prega
Dio. Non siamo noi che preghiamo Dio, è Dio che prega in noi. Se tu hai la
possibilità di pensare Dio, non devi dire: “Sono io che penso a Dio”;
no, devi dire: “E' Dio che mi visita e che mi dà la possibilità di
pensarlo”. Perché noi non siamo liberi di pensare, il pensiero è una
grazia che mi viene da Dio. Quindi se oggi ho la possibilità di pensare a
Dio, non sono io che decido di pensare a Dio, è Dio che oggi mi visita e
visitandomi mi dà la possibilità di guardarlo. Pensare vuol dire guardare a-.
Ma tu non puoi guardare una persona se quella persona non viene a te, non si
presenta. Quindi è Dio che si presenta e presentandosi ti dà la possibilità di
guardarlo, cioè di pensarlo. Per questo che non dobbiamo mai dire: “Io, io,
io!”, “Io prego”, “Io penso”, nemmeno questo! Devi sempre riconoscere
che tutta l'opera viene da Dio; la grazia è di Dio. Quindi se tu pensi, se
tu preghi, riconosci la grazia di Dio. È Dio che oggi mi dà la possibilità di
guardarlo, di pensarlo, di ricordarlo, di capire. Riferisci sempre tutto a Dio:
parti sempre dall'iniziativa di Dio, non dalla tua iniziativa. Partendo di tua
iniziativa ti separi da Dio, perdi il contatto con l'iniziativa di Dio.
Non perdere il contatto è sostanziale, perché è soltanto
nell'unione con Dio che noi possiamo ricevere la luce. Certamente partendo di
nostra iniziativa, perdiamo l'unione con Dio. Gesù dice: “Il Padre non mi
lascia mai solo, perché faccio sempre ciò che piace a Lui”. È questo
rapporto: “Il Figlio non fa niente se non lo vede fare dal Padre” e
allora resta sempre con il Padre; e insegna a noi come si resta nel Padre. Se
tu parti anche soltanto come pensiero dicendo: “Sono io che penso” ti
separi dalla presenza di Dio, perdi la presenza di Dio.
Franca: Recitare il rosario ci dovrebbe servire a stare uniti a
Dio?
Luigi: Certo, il rosario vale in quanto ti fa pensare Dio.
Ma se tu mentre reciti il rosario pensi ad altro, non è valida la parola di per
sé. La parola è valida come supporto per pensare. Infatti dicendo il “Padre
nostro”; questa parola è valida non in quanto tu lo ripeta, ma è valida
perché tu abbia a pensare ciò che stai dicendo con la bocca. Ti fa dire con la
bocca ciò a cui tu devi rivolgere la tua mente per poter capire ciò che Dio ti
fa dire con la bocca.
Pinuccia: “Sia santificato il tuo nome”.
Luigi: Il santo è colui che è separato dal mondo; colui che non
si confonde con nessun altro. Quando dico: “Mangiare la bignola è volontà di
Dio” non santifico il nome di Dio. Santificare vuol dire non chiamare mia
volontà quello che non è mia volontà. “I
miei pensieri non sono i vostri. La mia volontà non è la vostra”. Noi
corriamo sempre il rischio di dire: “Dio mi ha messo qui un vassoio di
bignole: Dio vuole che io le mangi”, ecco in tal modo chiamiamo volontà di
Dio quello che è la nostra volontà; confondiamo le volontà. “Sia
santificato il tuo nome”, cioè non confondere il nome di Dio con
niente altro, perché il nome di Dio non si confonde con niente e con nessuno,
con nessuna cosa creata. Non confondere la volontà di Dio con qualcosa di
creato, tipo “buoi, campi, moglie”.
Non confondere le opere di Dio, i segni di Dio, con la volontà di Dio. La
volontà di Dio è quella di essere conosciuto. Questa è la volontà di Dio: la volontà di Dio è Dio stesso.
L'albero è creato da Dio, è creatura di Dio ma non è la volontà di Dio, non è
Dio. Non devo vivere per l'albero ma devo vivere per Dio. e tu, per che cosa
vivi?
* * *
Venerdì 9 ottobre 2015
(cassetta di venerdì 12.10.1984)
“Non si possono servire
due padroni”
(Lc 11,15-26)
In quel tempo, [dopo che
Gesù ebbe scacciato un demonio,] alcuni dissero: «È per mezzo di Beelzebùl,
capo dei demòni, che egli scaccia i demòni». Altri poi, per metterlo alla
prova, gli domandavano un segno dal cielo.
Egli, conoscendo le loro intenzioni, disse: «Ogni regno diviso in se stesso va
in rovina e una casa cade sull’altra. Ora, se anche Satana è diviso in se
stesso, come potrà stare in piedi il suo regno? Voi dite che io scaccio i
demòni per mezzo di Beelzebùl. Ma se io scaccio i demòni per mezzo di
Beelzebùl, i vostri figli per mezzo di chi li scacciano? Per questo saranno
loro i vostri giudici. Se invece io scaccio i demòni con il dito di Dio, allora
è giunto a voi il regno di Dio.
Quando un uomo forte, bene armato, fa la guardia al suo palazzo, ciò che
possiede è al sicuro. Ma se arriva uno più forte di lui e lo vince, gli strappa
via le armi nelle quali confidava e ne spartisce il bottino.
Chi non è con me, è contro di me, e chi non raccoglie con me, disperde.
Quando lo spirito impuro esce dall’uomo, si aggira per luoghi deserti cercando
sollievo e, non trovandone, dice: “Ritornerò nella mia casa, da cui sono
uscito”. Venuto, la trova spazzata e adorna. Allora va, prende altri sette
spiriti peggiori di lui, vi entrano e vi prendono dimora. E l’ultima condizione
di quell’uomo diventa peggiore della prima».
Parola del Signore
Cina: “Un regno diviso non sta su”.
Luigi: Se la nostra
vita è divisa non sta su: è necessario un amore unico. “Non si possono servire due padroni”, cioè non si può
vivere di compromessi. Si ha un amore unico quando si ha un interesse al di
sopra di tutto; per cui bisogna sottomettere tutto a quello. Allora si vive
bene; la vita si vive in quanto si sceglie. La vita è amore; amare vuol dire
scegliere; scegliere vuol dire lasciare tutto il resto, mettere una cosa al
centro e lasciare tutto il resto. Dove c'è divisione la vita è distrutta.
Infatti la morte è una divisione. Non mettendo Dio al di sopra di tutto,
introduciamo dentro di noi un principio di divisione, instauriamo un processo
di morte che ci fa morire in tutto. Invece avendo il Pensiero di Dio al di
sopra di tutto, come punto fisso di riferimento, in modo da poter sempre
misurare tutto su di Lui, in modo da sottomettere sempre tutto a Lui, si
costruisce la vita, si comincia a vivere.
Delfina: Viviamo
sempre nell'ambiguità …
Luigi: Certo, se
non metti Dio prima di tutto, senti sempre un conflitto dentro, perché
introduci una conflittualità interiore. La grande tristezza degli uomini è
dovuta al fatto che devono vivere per delle cose che in coscienza non sono
convinti; portano dentro questa conflittualità. Tutto per la figura davanti
agli altri, per il giudizio della gente.
Si introduce nella nostra
vita, per motivi diversi, tutta una divisione che crea una grande tristezza. La
gioia è conseguenza del poter vivere in un pensiero unico, in un fine unico:
poter esserne convinti.
Franco: Gesù è chiarissimo
quando dice che è solo nell'unione profonda con Lui che noi abbiamo la
possibilità di convertire tutto il mondo in luce...
Luigi: … di
assorbire tutto il mondo nella luce. Si assorbe tutto nella luce di Dio. Se
invece non c'è questa unità con Dio, il mondo ci assorbe; per cui: o noi
assorbiamo il mondo o siamo assorbiti dal mondo.
Franca: Bisogna
riconoscere l'opera dello Spirito Dio; solo lo Spirito di Dio ci può liberare
dal pensiero del nostro io.
Luigi: Certo, noi
possiamo essere liberati dal pensiero del nostro io soltanto in quanto abbiamo
un io superiore a noi da amare; nel pensiero dell'altro, noi ci superiamo.
In caso diverso noi da soli non facciamo altro che girare intorno al pensiero
del nostro io; noi da soli non possiamo superarci: è come se volessimo volare
tirandoci su per le stringhe delle scarpe. Per superarci abbiamo bisogno di
un punto oggettivo, al di fuori di noi, su cui far leva per liberarci.
Giovanna: “E'
dunque giunto a voi il regno di Dio” è quando riconosciamo dentro di noi e
fuori di noi l'opera di Dio; vuol dire che si è entrati nel regno di Dio.
Luigi: Ah certo!
Poter vedere, constatare che tutto quello che avviene dentro e fuori di noi è
voluto da Dio, che è nell'intenzione di Dio, vedere cioè il Pensiero di Dio
vuol dire entrare. Entrare vuol dire vedere. Se però io non lo vedo sono fuori…
Domenico: “Chi
non è con me è contro di me; chi non raccoglie con me disperde”, vuol dire
che quello che non raccogliamo con Lui viene sprecato.
Luigi: Non
soltanto sprecato, ci disperde, cioè ci divide, quindi ci introduce in un
processo di morte, perché la dispersione è morte.
Sandra: “Chi non
è con me è contro di me”.
Luigi: E' la
stessa cosa, perché Lui è Colui che raccoglie nel Padre. Quindi “Chi non è
con me, chi non raccoglie con Me”, non si può essere con Lui se non si
raccoglie. Gesù dice: “Chi non è con me”; possiamo illuderci dicendo: “Signore,
io sono con te”, facciamo leva sul sentimento e crediamo di essere con Dio.
Ma stiamo attenti! Raccogliamo in Dio? Se non raccogliamo in Dio non siamo con
Dio. Perché Gesù è lo Spirito che raccoglie in Dio. Lui essendo Figlio è Colui
che raccoglie tutto nel Padre. Allora se tu non raccogli tutto nel Padre, non
sei con Lui. Anche se da mattina a sera dici: “Io sono con te”.
Raccogliere vuol dire riportare tutto al Padre, per vedere tutto nella luce del
Padre; vuol dire sottomettere tutto al Padre, al Pensiero del Padre, sapendo
che Dio è il Creatore di tutto. Cristo è venuto per raccogliere ciò che si
disperde, quindi ciò che si disperde in noi, ciò che si disperde nel mondo. È
venuto per raccogliere tutto nel regno di Dio: Dio è Colui che regna in tutto.
Invece noi diciamo che chi regna sono gli uomini, che è la ricchezza, è la
bellezza, è la politica, è la società. Invece no! Chi regna in tutto è Dio. Lui
ci raccoglie in questa visione: Dio è Colui che regna in tutto. Se tu non
raccogli con Lui, tu non appartieni a Lui, perché noi siamo “con” in quanto
camminiamo tutti e due verso lo stesso fine. Quello che ci unisce è la meta
comune. La meta è data dall'intenzione. Qual è l'intenzione del Cristo? Quella
di sottomettere tutto a Dio, per portarci nel regno di Dio; di sottomettere
tutto al Padre, di raccogliere tutto nel Padre. Se non abbiamo l'interesse di
raccogliere tutto nel Padre, non possiamo essere con il Cristo. Possiamo
illuderci di essere con il Cristo, ma è sentimento. Con il sentimento possiamo
dire di tutto, ma non siamo con il Cristo e ad un certo momento lo dobbiamo
verificare.
Pinuccia: “Ma se io scaccio i demoni in nome di Beelzebùl, i
vostri discepoli in nome di chi li scacciano?”, perché Gesù chiede questo?
Luigi: Siccome dicevano che Lui scacciava i demoni per mezzo di
Beelzebùl, chiede loro per mezzo di chi li scacciano; per fare capire loro che
erano in contraddizione.
Pinuccia: Poi Gesù parla dell'episodio della stanza vuota...
Luigi: Non basta gioire perché Lui ci ha liberati dai demoni,
perché il giorno dopo la situazione sarà peggiore. Bisogna che questa stanza si
riempia di interesse, di amore per Dio. Perché Lui ci libera affinché noi
riempiamo la nostra stanza di Dio. Se noi riempiamo la nostra stanza di
altro, il giorno dopo sarà peggio di prima.
Pinuccia: A chi si riferisce Gesù quando parla di un uomo forte,
ben armato che fa la guardia al suo
palazzo?
Luigi: Si riferisce al demonio. Ma Dio è più forte del demonio.
* * *
Mercoledì 14
ottobre 2015
(cassetta di
mercoledì 7.10.1989)
“Guai a voi farisei, guai a voi dottori della legge”
(Lc 11, 42- 46 )
In quel tempo, il Signore disse: «Guai a voi, farisei,
che pagate la decima sulla menta, sulla ruta e su tutte le erbe, e lasciate da
parte la giustizia e l’amore di Dio. Queste invece erano le cose da fare, senza
trascurare quelle. Guai a voi, farisei, che amate i primi posti nelle sinagoghe
e i saluti sulle piazze. Guai a voi, perché siete come quei sepolcri che non si
vedono e la gente vi passa sopra senza saperlo».
Intervenne uno dei dottori della Legge e gli disse: «Maestro, dicendo questo,
tu offendi anche noi». Egli rispose: «Guai anche a voi, dottori della Legge,
che caricate gli uomini di pesi insopportabili, e quei pesi voi non li toccate
nemmeno con un dito!».
Parola del Signore
Delfina: “Guai a voi
farisei, guai a voi dottori della legge”, dice questo perché dovremmo accettare
la legge come conseguenza dell'amore di Dio?
Luigi: L’osservanza della legge non è conseguenza dell'amore;
incontrando Dio, Dio non ti dice: “Adesso
che sei con me, non rubare più, non uccidere più, non desiderare più”, Dio
non ti dice questo! Questo te lo dice prima!
Quando tu sei in cammino, ti poni il problema: “Devo stare attento a non sbagliare
strada!”, ma quando sei arrivato non ti poni più il problema della strada,
di comportarti bene. Il problema da porti quando trovi Dio è coltivare questo
rapporto di amicizia, di intelligenza, di colloquio; per cui Lui parla e tu
ascolti e capisci, e più capisci e più sei in comunione con questa Presenza.
La legge non è una conseguenza dell'amore, piuttosto è l'amore conseguenza
della legge: l'amore nasce da una Presenza ed è la Presenza che ti fa
capire l’anima della legge. Tu puoi sognare di incontrare un uomo da amare, ma
se non l’hai ancora incontrato, non hai trovato l'amore. Quando incontrerai la
persona, hai incontrato l'amore, perché l'amore viene dalla persona. Mentre la
legge è una regola che puoi anche ritenere giusta, ma alla quale ti devi
adeguare.
Franco: Gesù dice ad ognuno di noi: “Guai...”, quando siamo in questa atteggiamento dei farisei...
Luigi: Il problema centrale è che non dobbiamo mai essere
maestri, il nostro posto è quello di ritenerci sempre allievi; il Maestro è uno
solo. Quindi, se tu sei sempre attento come allievo, sei a scuola, fai
attenzione a non disprezzare nessuno. I farisei dicono al cieco nato: “Sei nato tutto intero nel peccato e vuoi
fare da maestro a noi?”. Noi siamo tutti discepoli, siamo tutti scolari. Dobbiamo
avere questa consapevolezza: noi siamo in una scuola in cui il Maestro è Dio e
parla attraverso tutti; quindi non disprezzare nessuno. Non dire: “Questo è un mendicante, un parassita della
società, un ubriacone, un drogato, un separato, un divorziato, una prostituta”,
non disprezzare nessuno perché Dio ti parla attraverso tutte le sue creature,
quindi mantieniti sempre in una posizione di ascolto. Per cui: “Guai a voi farisei, guai a voi dottori
della legge”, perché assumono una posizione di maestro; impongono,
esercitano un'autorità.
Franco: In questo modo la legge passa avanti alla Presenza di
Dio che parla.
Luigi: Certo, perché chi si fa maestro impone: “Devi fare così! Da oggi ti devi comportare
in questo modo!”; invece il Signore ti dice: “Io voglio la misericordia”.
Linuccia: Dio vuole che viviamo guardandoci dentro.
Luigi: Si, bisogna sempre passare dall'esterno all'interno.
Linuccia: Noto che siamo tutti rivolti all'esterno invece di fare
introspezione.
Luigi: Si, tutte le cose che capitano intorno a noi sono
lezioni che vanno interiorizzate, perché sono lezioni per il nostro mondo
interiore. Il pensiero del nostro io ci impedisce molto di entrare dentro di
noi; perché si entra in quanto si riferisce tutto a Dio, il quale abita dentro
di noi. Cosa vuol dire entrare? Non vuol dire entrare fisicamente dentro di
noi. Vuol dire entrare nello spirito, il quale è presente in noi, ed è il
Pensiero di Dio; e quindi riferire tutte le cose a Lui, cercando che cosa Dio
ci vuole significare.
Giovanna: “Guai a voi che
pagate le decime e poi trasgredite la giustizia e l'amore di Dio”, se uno
non ha ancora incontrato il Cristo, si può osservare la legge?
Luigi: Si deve; non “si
può”, si deve. La giustizia cosa ti dice? La giustizia ti dice “Cerca prima di tutto Dio con tutta la tua
mente, con tutte le tue forze, con tutto te stesso, con tutta la tua vita!”.
“Cerca Dio”, questa è l'anima di tutta
la legge. Per cui se tu non rubi, non uccidi, non commetti adulteri, non
desideri la roba degli altri, non desideri la donna degli altri, se tu non fai
tutto questo ma dentro di te non hai questo desiderio di conoscere Dio, tutta
la tua vita è solo recitazione, pura recitazione; costruisci un fariseismo,
costruisci l’orgoglio, perché dici: “Ah,
io quello non l'ho fatto! Io l'altro non l'ho
fatto! Signore ti ringrazio perché io non sono come gli altri che sono
peccatori, io no!”, costruisci l'orgoglio. Il Signore dice: “Tutti i comandamenti, tutta la legge, tutti
i profeti, dipendono da questo: Ama il Signore Dio tuo” cioè: “Cerca la presenza”; amare vuol dire
cercare la presenza dell'altro.
Cerca la presenza di Dio con tutta la tua mente, con
tutte le tue forze, con tutto te stesso, con tutta la tua vita! Questa è
l'anima di tutto; e questa è la giustizia.
Ma perché devo cercare Dio? Perché Dio c'è! Perché Dio è
il Creatore, non siamo noi i creatori, è un Altro! Cerca quest'Altro! Tutta la legge,
tutta la creazione, tutta la natura, la vita nostra dice a noi: “C'è un Creatore, c'è Uno che fa tutte le
cose: cercalo!”.
Giovanna: Non basta che io dica: “Non rubo perché Dio mi ha detto di non farlo”.
Luigi: Non basta perché in questo caso trasformi la parola di
Dio in una regola. Se cerchi Dio prima di tutto, non rubi perché sei
appassionato per Dio. Se sei appassionato per Dio, se uno ti ruba la giacca
gli dai anche il soprabito, perché a te quello che interessa è Dio. E’ un
banco di prova, è un test dell’amore. Amare il prossimo è un banco di prova
del tuo interesse che hai per Dio. Se tu hai molto interesse per Dio,
naturalmente ti comporti verso il prossimo con amore, per rispettare la
presenza di Dio, perché il prossimo è di Dio. Nell’io ti comporti bene verso
coloro che ti sono simpatici, che ti battono le mani, che ti fanno star bene,
mentre coloro che sono antipatici li prendi a pedate, magari perché ti
sollecitano a vivere per Dio.
Fabiola: Molte volte Gesù si accanisce contro questo atteggiamento
dei farisei.
Luigi: Che è il nostro atteggiamento, perché è un segno per
noi. Noi faremmo male se dicessimo: “Ah
quei farisei erano pessimi”; cerchiamo di capire che cos'è che forma il
fariseo, e il più delle volte scopriremo che questo fariseismo ce l'abbiamo
dentro di noi. Allora questo versetto è per ognuno di noi, è lezione per noi.
Il Signore non ci presenta i farisei perché noi abbiamo a giudicare i farisei;
cerchiamo invece di capire che cosa Dio ci vuole significare, per evitarci di
essere dei farisei. Perché noi possiamo anche illusoriamente ritenerci a posto,
proprio perché ci comportiamo esattamente come quei farisei. E noi, ci
riteniamo a posto? Siamo soddisfatti di noi stessi?
“Guardatevi
dal lievito dei farisei”
(Lc 12,1-7)
In quel tempo, si erano
radunate migliaia di persone, al punto che si calpestavano a vicenda, e Gesù
cominciò a dire anzitutto ai suoi discepoli:
«Guardatevi bene dal lievito dei farisei, che è l’ipocrisia. Non c’è nulla di
nascosto che non sarà svelato, né di segreto che non sarà conosciuto. Quindi
ciò che avrete detto nelle tenebre sarà udito in piena luce, e ciò che avrete
detto all’orecchio nelle stanze più interne sarà annunciato dalle terrazze.
Dico a voi, amici miei: non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo e
dopo questo non possono fare più nulla. Vi mostrerò invece di chi dovete aver
paura: temete colui che, dopo aver ucciso, ha il potere di gettare nella
Geènna. Sì, ve lo dico, temete costui.
Cinque passeri non si vendono forse per due soldi? Eppure nemmeno uno di essi è
dimenticato davanti a Dio. Anche i capelli del vostro capo sono tutti contati.
Non abbiate paura: valete più di molti passeri!».
Parola del Signore
Cina: Gesù parla a chi ha
interesse per ascoltarlo.
Luigi: Gesù parla
a chi ha interesse, perché la possibilità ci viene data dall'interesse; se
abbiamo interesse per Dio, abbiamo la capacità di ascoltare Dio. In caso
diverso non abbiamo la capacità di ascoltare Dio. È il tanto interesse per Dio
che ci forma la capacità di conoscere Dio.
Delfina: Quando si
inizia la vita secondo lo spirito è necessaria la coerenza tra il pensiero, la
parola, l'azione...
Luigi: Cosa vuol
dire: “vita secondo lo spirito”?
Delfina: La
vita secondo lo spirito è data dal lavoro interiore, di pensiero...
Luigi: ...per
cercare di capire in Dio il significato di quello che Dio fa. Se teniamo
presente Dio, Dio diventa vita in noi. Se non teniamo presente Dio non ci
salterebbe nemmeno in testa di cercare il significato di quello che Lui ci fa arrivare.
Per noi, quello che ci arriva è la realtà: sono gli uomini che fanno così, è la
natura che è così, sono le leggi del mondo che sono così. Se invece teniamo
presente Dio, questa presenza di Dio ci fa vivere interiormente in quanto ci fa
cercare il significato di tutte le cose. Il significato delle cose lo
possiamo trovare soltanto dentro di noi. Quindi le cose arrivano a noi come
annuncio, come segno; poi dentro di noi c'è questo lavoro per cercare di
contemplare, per cercare di unificare, di raccogliere in Dio, di vedere in Dio
il significato di quello che Dio ci fa fatto arrivare: questo diventa “vita
interiore”. E' l'interesse per capire il Pensiero di Dio in quello che Lui ci
fa arrivare.
Franco: Se
guardiamo Dio, Egli ci fa vedere le nostre infedeltà...
Luigi: Dio è un principio di autenticità;
mentre il nostro io è un principio di recitazione. Quando noi guardiamo a noi
stessi, siamo portati a recitare. Recitiamo la nostra parte fuori, perché noi
guardiamo la figura e allora diventiamo degli attori che recitano soltanto
delle parti. Dio invece è principio in noi di verità, quindi di autenticità; è
Lui che ci fa autentici nella misura in cui noi guardiamo a Lui. Ci fa prima
autentici dentro; perché quello che siamo fuori non importa. Siccome il vero
uomo si costruisce dall'interno, man mano che l'uomo diventa autentico dal di
dentro, a poco per volta anche fuori diventa autentico. Qui abbiamo la
costruzione genuina. Invece, nel mondo, prima costruiamo l'uomo esterno, l'uomo
che ha prestigio, che ha una bella figura, dentro invece è un sepolcro: c'è
niente. Con Dio invece prima c'è il “di dentro”, mentre fuori magari si è uno
straccione, una prostituta. Dio comincia a lavorare dal di dentro. A poco per
volta, cominciando dal di dentro, trasforma tutto l'esterno. Ecco il lievito
che fa fermentare tutta la farina, tutta la massa. Se non si cerca il
significato di tutto quello che Dio ci fa arrivare, questo amore alla parola di
Dio, per custodirla, per meditarla, per approfondirla, per capirla, se non c'è
questo, non c'è il lievito che fa fermentare la pasta.
Franca: Quello
che ci uccide non viene dal di fuori ma dal pensiero di noi stessi.
Luigi: Non c'è
niente dal di fuori che ci possa far male se in noi c'è la presenza di Dio. Dio
è più forte di tutti. “Tutto concorre al bene per coloro che amano Dio”.
Se in noi non c'è la presenza di Dio, tutto dall'esterno ci fa male, anche le
cose buone; ci portano via, ci sdoppiano. Se in noi c'è Dio, la presenza di
Dio, tutte le cose dal di fuori, anche le cose che apparentemente sono cattive,
diventano buone; servono per edificare in noi, per mantenere in noi questo
rapporto con Dio. Per stringerci sempre di più in questo rapporto.
Pinuccia: “Anche
i vostri capelli sono contati”.
Luigi: Dobbiamo
sempre partire dal fatto che è Dio il Creatore: “Credo in Dio, Padre
onnipotente, creatore del cielo e della terra; di tutte le cose visibili e
invisibili”, quindi è il Creatore di tutto, di tutto; di tutti gli
avvenimenti, di tutti i fatti, di tutte le cose. Tutte le creature sono opera
di Dio quindi sono tutte parole di Dio. Non accade nulla che non sia opera
della creazione di Dio. Dio opera tutto per il bene. Il punto fondamentale
della costruzione del nostro rapporto con Dio è questo: verificare se noi
effettivamente crediamo che Dio è il Creatore di tutto. Di tutto, quindi anche
delle guerre, dei terremoti, di tutto. Perché tutto è parola di Dio per me;
tutto quello che arriva, in quanto mi arriva, è opera del Creatore. È parola di
Dio per noi. Quindi in quanto è parola di Dio: “Signore, che cosa mi vuoi dire?”. Se noi non siamo convinti che
Dio opera in tutto, allora dobbiamo rivedere la nostra fede in Dio Creatore.
Perché se ci fosse un punto solo o della storia, o dell'universo, che non fosse
voluto da Dio, Dio non sarebbe il Creatore. Non c'è nulla che sfugga a Dio,
nemmeno un granellino di sabbia, nemmeno un capello: “Anche i vostri capelli
sono tutti contati”. Credi che Dio
è il Creatore di tutto?
* * *
Mercoledì 21
ottobre 2015
(cassetta di
mercoledì 21.10.1989)
“A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto”
(Lc 12, 39- 48 )
Cina: Si presuppone che l'amministratore conosca la volontà
del padrone e che si riferisca a questa nell'amministrare...
Luigi: Altrimenti non amministra proprio niente; se non conosce
la volontà come fa ad amministrare? Amministra secondo i suoi capricci. È
essenziale conoscere la volontà. Se tu sei amministratore, devi sapere qual
è l'intenzione dell'altro, quali sono gli interessi dell'altro, per
comportarti secondo quello che vuole l'altro; altrimenti ti butta fuori.
Delfina: Si aspetta il padrone in qualità di servi, però se uno
cerca di conoscere la volontà del suo padrone, non serve più l'attesa.
Luigi: Quando lo conosce l'ha già incontrato, perché
spiritualmente parlando conoscere vuol dire trovare. La verità si trova solo
conoscendola. Il giorno in cui tu conoscerai Dio l'avrai trovato. Non c'è più
l'attesa. L'attesa è per trovarlo. La verità coincide con la conoscenza. È come
se pensando ad una persona io vedessi la presenza di quella persona. Nel mondo
creato non basta pensare per vedere la persona; perché anche se io penso una
persona, non è che quella persona
arrivi. Nel campo dello spirito, ed è la caratteristica di Dio, Dio basta pensarlo perché Lui sia presente.
Le creature tu puoi pensarle, ma se vuoi trovarle, devi
correre per cercarle dove sono, altrimenti non le trovi. E allora lavori di
fantasia, perché tu credi siano in un posto,e invece sono in un altro posto.
Con Dio no! Perché Dio è il presente, basta pensarlo. Il difetto è soltanto
nostro, il difetto sta nel nostro pensare. Chi pensa Dio ha già trovato Dio.
Chi pensa Dio forma una cosa sola con Dio. È arrivato. La verità tu la trovi
solo conoscendola, conoscendola l'hai trovata, non hai più bisogno di correre.
Franca: “Vi ho chiamati
amici perché vi ho fatto conoscere tutto ciò che riguarda il Padre mio”..
Luigi: Certo, ci ha dato la sua vita. Dare la vita vuol dire
comunicare quello che per Lui è vita. La sua vita è il Padre. Lui facendoci
conoscere il Padre ci ha dato la sua vita.
Giovanna: “Il servo che
conosce la volontà del padrone e non ha agito secondo la sua volontà riceverà
molte percosse, chi invece non la conosce ne riceverà poche...”, ma non
conoscere è colpa nostra.
Luigi: Più tu conosci e più ricevi bastonate, cioè soffri. Più
tu hai un'amicizia e più tu soffri per quell'amicizia. Non soffri per un
estraneo. Invece l'amicizia ti fa tribolare. Perché più hai un'amicizia e più
quell'amicizia richiede un certo comportamento, una certa comunicazione. Uno
che sia molto lontano da Dio dice: “Io
non ho mai ammazzato nessuno”. Più tu ti avvicini a Dio e più capisci
quanta tribolazione Dio richiede. Non è che Dio si diverta a dare le bastonate,
è la sensibilità che si acuisce attraverso la conoscenza. Quando uno è lontano
è grossolano. Ma più penetri la conoscenza più diventi sensibile. Ad un certo
momento basta un pensiero che già ti fa tribolare, perché quel pensiero non è
secondo lo spirito e ti fa soffrire. Dio è molto esigente, più tu conosci
Dio e più scopri l'esigenze di Dio. Ti richiede un impegno a tempo pieno,
mentre una volta magari dicevi un'Ave Maria e ti sentivi a posto, ad un certo
punto Dio richiede molto pensiero, molto tempo per pensare. Ecco le
tribolazioni.
Daniela: Non si può ignorare o far finta di non sapere...
Luigi: Tu puoi dire: Io
quella scena non voglio vederla”, ma quando dici: “Non voglio vederla” l'hai vista! Non puoi dire: “Io non voglio vederlo” prima di
vederlo. Tu dici “Io non voglio vederlo”
quando l'hai già visto, e la cosa è entrata! E quello già ti fa tribolare.
Marco: “Non sapete né il
giorno né l'ora in cui verrà il Figlio dell'uomo”; invece lo sappiamo: Dio
viene in ogni momento e noi dobbiamo stare attenti..
Luigi: Si, perché è Lui che sta parlando con te. “Sono io che parlo con te”, la grande
rivelazione è questa; che l'ha poi riservata ad una pagana, ad una samaritana,
ad una donna che ha avuto cinque mariti più uno. A nessuna creatura ha dato una
rivelazione più grande: “Sono io che
parlo con te!”.
Linuccia: Ogni parola che Dio dice a noi secondo il suo disegno
crea in noi una responsabilità.
Luigi: Si, infatti Gesù dice: “Se io non avessi parlato non sarebbero in colpa”. Che cos'è che mi
rende responsabile, che mi rende persona? È Colui che mi fa una proposta.
Perché facendomi una proposta, costringe me a dare una risposta. Ma dando una
risposta, io mi assumo una responsabilità; ecco come divento responsabile. Ma
intanto mi qualifico, divento persona.
Linuccia: Non è che uno di colpo conosca la volontà.
Luigi: No, è Dio che sta disegnando. E quando uno disegna
comincia a squadrare il foglio e poi tira le righe; e Dio fa così con noi:
prima comincia a squadrarci, poi tira le righe. Il problema è prendere
consapevolezza dell'opera che Dio sta facendo con noi.
Teresa: Se veramente mi sta a cuore Colui che attendo, non mi
arrendo, anche se tarda a venire.
Luigi: Devo sapere che più io veglio, più aspetto, e più in me
si forma la capacità di restare con Lui. Se mi distraggo facilmente vuol dire
che ho poco interesse per Lui.
Fabiola: “Il figlio
dell'uomo verrà nell'ora che non pensate” perché?
Luigi: Perché non pensa. Se non penso, allora Lui arriva quando
non penso; ma se penso, tutti i momenti lo vedo, perché Dio è Colui che basta
pensarlo per averlo presente. Dio è un Essere bellissimo, semplicissimo, è come
se avessi trovato Cris e che bastasse pensarlo per averlo presente. Tutte le
creature noi le pensiamo ma non le abbiamo presenti, perché pensiamo: “Chissà se...”; allora ci accorgiamo che
lavoriamo di fantasia. Invece Dio, questo Essere meraviglioso, come lo pensiamo
è. Infatti Lui è. È soltanto quando non lo pensiamo che ci arriva
all'improvviso.
Pinuccia : Che differenza c’è tra “dato” e “affidato”?
Luigi: Il “dato” è il dono che Dio dà a noi senza di noi, però
man mano che riceviamo il dono, dalla risposta che diamo personalmente a questo
dono, otteniamo un altro dono. “L'affidamento” è la conseguenza della
risposta che io ho dato dopo aver ricevuto il dono che mi è stato dato senza di
me. L'affidamento non mi viene dato senza di me. Se Dio vede che rispondo
fedelmente mi affida il dono. Ad esempio, quando scopro che una persona è di
parola, mantiene la parola, io ho fiducia verso questa persona. Come ho fatto a
scoprire questo? Dal rapporto che ho con quella persona mi sono accorto che è
fedele.
Dio in un primo tempo ci fa un dono, una proposta, se
vede che noi rispondiamo, se siamo fedeli nel poco, allora ci affida il molto. “A chi fu affidato molto sarà chiesto molto
di più”, perché più Dio ci affida cose e più siamo impegnati con Lui, più
siamo “presi” da Dio. Allora dobbiamo chiederci: “Ma io sono preso da Dio?”.
* * *
Venerdì 26 ottobre 2012
(tratto dalla cassetta del 26.10.1984)
(Lc 12,54-59)
In quel tempo, Gesù diceva alle folle:
«Quando vedete una nuvola salire da ponente, subito dite: “Arriva la pioggia”,
e così accade. E quando soffia lo scirocco, dite: “Farà caldo”, e così accade.
Ipocriti! Sapete valutare l’aspetto della terra e del cielo; come mai questo
tempo non sapete valutarlo? E perché non giudicate voi stessi ciò che è giusto?
Quando vai con il tuo avversario davanti al magistrato, lungo la strada cerca
di trovare un accordo con lui, per evitare che ti trascini davanti al giudice e
il giudice ti consegni all’esattore dei debiti e costui ti getti in prigione.
Io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo
spicciolo».
Parola del Signore
Cina: “Non uscirai di là
finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo”. Quando si verifica
questa situazione?
Luigi: E’ quando noi ci mettiamo a litigare con i fratelli,
oppure a resistere per le cose che passano in questo mondo. Noi siamo in
prigione e non ne usciremo fintanto che avremo pagato tutto, scontato tutti i nostri
errori. E’ un invito a guardare l’essenziale, a lasciar perdere tutto. “Mettiti d’accordo con il fratello o con chi
sei in cammino. Se lui ti chiede la giacca, dagli anche il soprabito, se ti
chiede il venti per cento, ma dagli il duecento”; lascia correre per non
perdere l’essenziale, queste sono tutte cose che passano. Perché se ti metti
a discutere, a far la guerra, a far la lotta con il fratello, per un pezzo di
pane, questa discussione ti porta via l’unione con Dio; per cui non sei più
disponibile per Dio, perché stai lottando con il fratello per qualche cosa che
sta passando.
Tu hai un tesoro enorme. Quando uno ha un tesoro enorme
dice: “Vuoi questo? Prenditelo!”, c’è
la massima libertà, perché il tesoro nessuno te lo può portare via. Allora, proprio
per mantenere acceso in noi questo spirito, non bisogna litigare con nessuno,
non lottare per niente. In tutte le cose che passano lascia perdere. Perché tu
hai una grande preoccupazione. Immagina di avere una persona o la tua bambina
molto molto ammalata; non lasci forse perdere tutto per correre da lei? Tu
pensa: Cristo sta morendo in croce! Allora lascia perdere tutto, non stare a
discutere, perché Cristo muore in croce.
Noi dobbiamo cercare Dio prima di tutto e invece
discutiamo con quello, lottiamo con quell’altro, ci affanniamo di questo o di
quell’altro; così facendo non arriviamo alla giusta intensità d’amore. Quando
c’è una persona gravemente ammalata lasciamo perdere tutto. Ecco, dobbiamo
avere questa pressione per la ricerca di Dio.
Delfina: A volte, questo atteggiamento di non lottare ci fa
sembrare degli idioti.
Luigi: Secondo il mondo è essere scemi, secondo Dio è lottare.
Perché, come dicevo prima, se tu hai un bambino gravemente ammalato e ti metti
a discutere lungo la strada su come sono fatte le vetrine, sei scema. Ci vuole
quella nettezza, quella sensazione dell’urgenza. “Affrettati”, perché c’è Uno
che sta morendo per te.
Tutto questo avviene perché ci sia la netta dedizione,
perché è in questa nettezza che l’anima si forma. Tutto il resto ti fa perdere
tempo. Se metterai sempre Dio al di sopra di tutto, Dio ti libererà da tutto.
Franca: “Se il tuo
interesse per le cose del mondo”, tu
sei molto intelligente per le cose del mondo, come avvengono…; è molto
profondo.
Luigi: Certo. “Sei stato
in gamba per i tuoi interessi…”. Noi più delle volte diciamo: “Io non ho intelligenza sufficiente per
cercare Dio e conoscere Dio”, ma nei nostri interessi siamo intelligenti,
ce la mettiamo tutta; e perché non ce la mettiamo tutta per Dio? E’ lì il
confronto. Perché in quello che ci sta a cuore ce la mettiamo tutta? E come mai
con Dio non ce la mettiamo tutta?
Noi ci scusiamo facilmente, magari dicendo: “Dio capisce, Dio non mi ha dato
l’intelligenza sufficiente per queste cose, quindi mi occupo di altro”. Ma
nei nostri interessi, nel nostro amore, non mandiamo altri, ce la mettiamo
tutta. Allora il Signore ci fa il confronto: “Sei stato intelligente per quello e per Me no! Vuol dire che non
celebri l’amore, non celebri l’interesse”. Noi non avremmo nemmeno la
scusante di poter dire: “Non ho avuto
tempo, oppure non ho avuto l’intelligenza”, perché Dio non ci scuserà. Il
test dell’amore è: “Di che cosa mi occupo
tutto il giorno, a che cosa penso tutto il giorno? Qual è l’oggetto del mio
amore?”.
* * *
Mercoledì 28 ottobre 2015
(cassetta di venerdì 28.10.87)
“Ne scelse dodici ai quali diede il nome di apostoli ...”
(Lc 6,12-19)
In quei giorni,Gesù se ne andò sul monte a pregare e passò tutta la notte
pregando Dio. Quando fu giorno, chiamò a
sé i suoi discepoli e ne scelse dodici, ai quali diede anche il nome di
apostoli: Simone, al quale diede anche il nome di Pietro; Andrea, suo fratello
Giacomo, Giovanni, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso; Giacomo, figlio di
Alfeo, Simone, detto Zelota; Giuda, figlio di Giacomo; e Giuda Iscariota, che
divenne il traditore.
Disceso con loro, si fermò in un luogo pianeggiante.
C’era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la
Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidone, che erano venuti per
ascoltarlo ed essere guariti dalle loro malattie; anche quelli che erano
tormentati da spiriti impuri venivano guariti. Tutta la folla cercava di
toccarlo, perché da lui usciva una forza che guariva tutti.
Parola del Signore
Cina: Questo brano finisce citando i nomi di Giuda di Giacomo
e Giuda Iscariota che fu il traditore. Gesù sceglie tra tutti i suoi discepoli,
quelli che gli erano più vicini, anche Giuda Iscariota che poi è stato il
traditore.
Luigi: Tutto quello che Gesù ha fatto, l'ha fatto per noi, per
farci capire che se anche noi fossimo apostoli, corriamo il rischio di ritenere
di appartenere a coloro che Gesù ha scelto; sta attento perché tra coloro che
Gesù ha scelto c'è anche un traditore. Non essere mai sicuro. Nessuno di noi
può dire: “Ah, io sono a posto: ho fatto
i miei voti; ho lasciato tutto”. Guarda che tra i dodici apostoli c'è anche
un Giuda. Dio l'ha fatto di proposito per evitarci l’illusione di credercc a
posto. “Io sono a posto perché Lui mi ha
chiamato”, oppure: “Mi ha chiamato
beato”. Stai attento perché Gesù a Pietro, dopo avergli detto: “Beato” gli dice: “Via da me perché tu sei un demonio”. Ora, tutto questo lo ha fatto per noi, non perché noi avessimo a
giudicare Giuda, perché Giuda è uno che ha dovuto recitare una certa parte per
noi. L'ha preso di proposito perché a tutti noi servisse di lezione: “Non far mai conto su di te, su quello che
sei!”. Come non devi mai disperare per quello che sei o per quello che
sei stato, così non devi illuderti, non devi vantarti per quello che sei.
Perché quello che conta è far conto su Dio, è dipendere sempre da Dio, è
sperare sempre in Dio in qualunque situazione ti trovi. Perché noi siamo
salvati in quanto facciamo conto su Dio, non in quanto facciamo conto su quello
che siamo o su quello che abbiamo o su quello che abbiamo lasciato.
Mariuccia: Qual è il significato della parola “apostolo”? e perché sono dodici?
Luigi: Apostolo vuol dire “mandato”.
Che cos'è che manda? Ognuno è mandato da ciò che conosce. Molti di
noi sono mandati dall'interesse, dalla figura, da tante cose. Il vero concetto
di mandato è la luce. Chi conosce la verità è mandato dalla verità. In realtà
noi parliamo di ciò che abbiamo visto. Uno vede una cosa e poi ne parla. È la
visione che ci fa parlare. La visione ci fa parlare, quindi è la visione che ci
manda. È quello che tu conosci che ti fa parlare, e la luce si trasmette.
Soltanto che la luce si trasmette solo se nella trasparenza sei fedele. Se non
c’è trasparenza c’è infedeltà. E’soltanto quando c'è trasparenza che la luce è
operante, perché chi opera è la luce di Dio; è necessario che la luce trovi dei
corpi perfettamente trasparenti per operare, altrimenti ci sono le deviazioni.
I dodici rappresentano l'unità, cioè la sintesi; per cui ogni uomo si trova in
questi dodici, anche chi è "Giuda"
si trova in questi dodici. Rappresentano tutta l'umanità, i diversi caratteri,
in modo che ognuno si ritrovi. Dio vuol salvare tutti, quindi non scarta
nessuno.
Franco: Tutti gli apostoli vengono chiamati per nome.
Luigi: Cosa vuol dire chiamare per nome?
Franco: Nel proprio nome è significata la propria vita.
Luigi: Il nome ti dà l'orientamento. Le crisi d’identità da
cosa sono determinate? Uno va in crisi quando non sa più per cosa vivere; il
che vuol dire che tu acquisti l'identità dal tuo fine. Gli uomini vivono
per tante cose e acquistano identità da ciò per cui vivono, fintanto che quelle
cose sono valide. Ma arriva un momento in cui il valore crolla ed allora essi entrano
in crisi.
La crisi piomba su di te nonostante te, anche se tu non
vuoi, perché il valore non dipende da te. Tu non puoi dire: “Quella cosa vale perché io voglio che
valga”. No! Una cosa, se non vale, anche se urli da mattina a sera “vale, vale!”, non ti dà vita, e tu
entri in crisi. Soltanto se tu vivi per Dio, se hai Dio come fine, si determina
un'identità che non è soggetta a crisi. Altrimenti, certamente, tu farai
esperienza di una crisi di identità. Dio ci chiama per nome in quanto ci
orienta; il vero nome è l’orientamento al vero fine, un fine che non è
soggetto a mutamento. Ciò che non è soggetto a mutamento è la Verità, perché la
Verità è trascendente. Gli uomini possono dire da mattina a sera che due più
due fa cinque, e due più due continua a fare quattro. Ciò che è vero trascende;
trascende l'uomo e trascende tutto ciò che può dire l'uomo, per cui non è
soggetto a mutamento, è al di sopra. Quindi chi ti orienta a ciò che non è
soggetto a mutamento, ti dà un vero nome che non ti farà entrare mai in crisi,
ti dà un'identità che ti sarà confermata in eterno. Il nome che ci danno alla
nascita è un nome convenzionale.
Ma tu sai qual è il tuo vero nome?
* * *
Venerdì 30 ottobre
2015
(tratto dalla cassetta del 30.10.1992)
“E’ lecito guarire di sabato?”
(Lc 14,1-6)
Un sabato Gesù si recò a
casa di uno dei capi dei farisei per pranzare ed essi stavano ad osservarlo. Ed
ecco, davanti a lui vi era un uomo malato di idropisia. Rivolgendosi ai dottori
della legge e ai farisei, Gesù disse: “E’ lecito o no guarire di sabato?”. Ma
essi tacquero. Egli lo prese per mano, lo guarì e lo congedò. Poi disse loro:
“Chi di voi, se un asino o un bue gli cade nel pozzo, non lo tirerà fuori
subito in giorno di sabato?”. E non potevano rispondere nulla a queste parole.
Parola del Signore
Maria: Cosa vuol dire idropico?
Luigi: Idropisia è una malattia. Idropico è colui che ha
l’acqua nella pancia, è gonfio. Basta dire questo per renderci conto che tutti noi
siamo idropici, perché siamo tutti gonfi. L’uomo è un essere gonfio di niente.
Gesù, era entrato in casa di un fariseo, dove c’erano tanti palloni gonfiati,
tanti idropici, ed è per questo motivo che c’era un idropico: era lo specchio
della loro idropisia spirituale. Gesù, per curare l’idropisia di tutti, ha
curato questo idropico, per farci capire che solo Lui può guarire la nostra
idropisia. Lui ci smonta, ci sgonfia. Noi abbiamo bisogno di essere
sgonfiati.
Maria: Gesù guarisce spesso in giorno di sabato.
Luigi: Certo, perché il problema non era il sabato, ma
era ben altro. Il problema è che l’uomo, che è stato creato per conoscere Dio,
non si occupa di conoscere Dio. La Legge, il sabato, la chiesa, il tempio,
tutto quanto è fatto per l’uomo. L’istituzione è fatta per l’uomo, per cui
l’istituzione lo deve servire non soffocare. Se l’uomo si sente soffocare,
scappa. Gli antichi padri della chiesa dicevano: “Scappa da quei luoghi in cui la
verità è sottomessa all’autorità”. Perché l’autorità deve servire la
verità e non il contrario. “Nel
mondo si esercita l’autorità, imponendo, comandando. Tra voi non sarà così: ma
chi ha l’autorità è a servizio dell’uomo, affinché l’uomo possa dedicarsi a Dio
per conoscerlo”.
Riccardo: In questa scena del Vangelo vediamo che i farisei
tendono un tranello a Gesù.
Luigi: Ci sono delle scene in cui succede questo, ma qui
no: è Gesù che tende a loro un tranello. Infatti è Gesù che dice: “E’ lecito in giorno di sabato far
del bene?”. Ora, non capire questo è un
errore madornale! In un altro passo dice che Gesù è sdegnato, perché non si
sono presi la responsabilità di dire se sia giusto o no curare un uomo di
sabato. “Perché se
un bue o un asino cade nel fosso, voi lo tirate fuori in giorno di sabato? e
un uomo non è più importante di un bue o di un asino? “E
loro non risposero nulla a queste parole”. Ecco perché Gesù si sdegna con coloro che, di fronte
alla verità, fanne le riserve. Lì si sdegna!
Franco: Qui i farisei iniziano a pensare di uccidere
Gesù.
Luigi: Ma quei farisei siamo ognuno di noi. Anche noi,
in nome di una regola, della legge, cerchiamo di far fuori colui che ci sta
seccando. Gesù è un seccatore, per cui suscita odio nella creatura che non è
attratta dal Padre. Il problema fondamentale è cercare di capire che cosa
Dio mi vuol dire attraverso queste lezioni meravigliose. Dio mi presenta Erode,
i farisei, gli scribi, ed io mi devo chiedere: “Signore, che cosa mi vuoi insegnare di Te, attraverso questa scena,
per la mia vita essenziale?”. Gli attori non interessano. In Gesù,
attraverso queste scene, abbiamo Dio che cala nel nostro mondo di passionalità,
di gelosie, di invidie, di interessi, di ambizioni. Dio cala in questo mondo
e discute e dialoga con noi per cercare di tirare fuori qualche cosa di vero,
di autentico: getta le basi per poi costruire sopra la sua Verità. (Zac
1,2-4 “La mia
casa sarà riedificata e la corda del muratore sarà tesa di nuovo sopra
Gerusalemme”).
Osvaldo: Il Vangelo deve essere letto in chiave personale
quindi anche questa scena è opera di Dio per me.
Luigi: Ma certo, perché l’idropico è Dio che l’ha messo
lì, per curare coloro che erano idropici nell’anima. Dio è il Creatore!
Quell’idropico è opera di Dio, mentre gli altri sono idropici non per opera di
Dio; si sono gonfiati nel pensiero del loro io: quella è la vera idropisia. E’
per curare questa idropisia dell’io che Gesù guarisce quest’uomo malato. È Lui
che lo presenta per trovare un argomento per poter stabilire un dialogo con
l’idropico nell’anima.
Osvaldo: Tutto il Vangelo è per noi personalmente.
Luigi: “Le
mie parole sono spirito e vita”. Ora,
se tu pensi che tutto è parola di Dio, tutto è adorabile. Una foglia secca,
che di autunno si stacca dall’albero, portata dal vento, cade a terra: non
fermarti a fare della poesia su questo! Quella è una parola di Dio: è spirito e
vita. Cerca che cosa Dio ti vuole dire di Sé, attraverso questo fatto, a
te, personalmente a te, perché è Dio che ti sta parlando. “Le mie parole sono spirito e vita”, quindi non fermarti alla lettera, non fermarti al
sentimento ma cerca che cosa Dio ti vuol dire di Sé, attraverso ogni cosa,
perché ogni cosa è parola di Dio. Dio è il Creatore! È Lui, che mentre passi,
fa staccare una foglia dall’albero e te la fa cadere davanti ai tuoi piedi! È
Lui che personalmente fa tutto questo per te! Per te! E tu non puoi smentirlo.
Puoi metterti a ridere. Te ne puoi anche dimenticare. Puoi dire, fare cosa
vuoi, però non puoi dimostrare il contrario. È Dio che fa questo avvenimento
proprio per te.
Osvaldo: La giustizia essenziale è riconoscere che Dio è
il Creatore di tutto.
Luigi: “Signore,
perché mi hai fatto assistere a questa scena? Che cosa mi vuoi dire di te?”.
Bisogna ragionare con Dio ogni cosa.
Osvaldo: Poi non è che mi devo aspettare l’illuminazione…
Luigi: Aspettati l’illuminazione! Perché se Dio ti fa
interrogare, è perché ti vuole illuminare. Dio non ti prende in giro! Dio per
te ha creato l’universo, ha creato le stelle, i soli, le acque, le stagioni, i
tempi, tutto per te! Ciò vuol dire che ti ha molto a cuore, ha molto interesse
per te. Dio per te ha creato tutto e tutte le cose avvengono per te
personalmente. Ora, se Dio ha fatto tutto per te, l’ha fatto per formare in te
questo dialogo, questa interrogazione: “Signore,
che cosa mi vuoi dire?”. Questo testimonia che Dio vuole proprio dirti
qualche cosa. È Lui che ti suscita l’interrogazione, ti forma l’orecchio,
perché vuole farti arrivare la sua parola, perché tu possa ricevere la
risposta. Dio fa bene tutte le cose! Quindi aspettati la risposta! E veglia,
per essere capace di ricevere la risposta! E stai molto attento nel capire la
risposta. Perché il grande guaio in cui ci possiamo trovare è questo: noi
interroghiamo, Dio ci risponde, ma quando ci risponde siamo già altrove, per
cui non possiamo più ricevere la sua risposta. Se invece vegli, aspetti la
risposta, quando questa arriva, la puoi ricevere perché riconosci che: “E’ proprio questo che stavo aspettando!”.
Il problema è: sono capace di aspettare?
* * *
Mercoledì
4 novembre 2015
(cassetta di venerdì 11.11.1983)
“Chi preferisce suo
padre e sua madre a Me
non è degno di Me”
(Lc 14,25-33)
“In quel tempo, una folla numerosa andava con Gesù.
Egli si voltò e disse loro:
«Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre,
la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la
propria vita,
non può essere mio discepolo.
Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a
me,
non può essere mio discepolo.
Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa
e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine?
Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado
di finire il lavoro,
tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo:
“Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di
finire il lavoro”.
Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re,
non siede prima a esaminare se può affrontare con
diecimila uomini
chi gli viene incontro con ventimila?
Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda dei
messaggeri per chiedere pace.
Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio
discepolo»”
Cina: Se non rinuncio al mio io
non posso seguire Gesù.
Luigi: Certo, perché
il Signore ti toglie la sedia su cui sei seduta, te la toglie di sotto: è il
terremoto. Bisogna partire. Invece noi facciamo conto su padre e madre, figli,
sposa, casa, istituzione, famiglia, sentimenti: Dio ti toglie tutto. Gesù
dice di non avere un luogo su cui posare il capo, per insegnarci che noi
dobbiamo imparare a far conto solo su Dio.
Delfina: Con
queste parole Gesù ci vuol dire che se non lo amiamo prima di tutto, non
possiamo conoscere Dio.
Luigi: “Non date a nessuno il nome di maestro”,
“Non date a nessuno il nome di padre”.
Franca: Questi
due esempi che Gesù fa, della torre in costruzione e dell’intraprendere una
guerra, cosa significano per noi?
Luigi: Gesù dice
che c’è un tempo per fare i conti a tavolino e c’è un tempo in cui bisogna fare
delle scelte. “Stai attento a fare bene i
conti a tavolino”, cioè non avventurarti con Dio senza aver fatto bene i
conti, perché ti puoi trovare delle sorprese: la costruzione della torre rimane
a metà strada. Le esigenze di Dio sono queste, Dio non fa complimenti. Dio è
totalità, Dio è semplicità per cui bisogna imparare a vivere unicamente con
la testa nelle nuvole. Dobbiamo imparare a leggere l’intenzione di Dio,
sapendo che c’è soltanto l’intenzione di Dio in tutto.
Quindi non oscillare tra
altre intenzioni, tra altri motivi. Dio sta parlando con te in tutto: la tua
preoccupazione sia soltanto quella di capire il suo pensiero, la sua intenzione.
Allora ti accorgerai che Lui ti conduce bene. Se invece cominci ad oscillare
tra due intenzioni, resti confusa. Bisogna tendere ad avere un pensiero unico.
Siamo stati creati per una cosa sola. Tant’è vero che non possiamo pensare a
due cose contemporaneamente; non possiamo servire due padroni. Questo rivela
che siamo fatti per una cosa sola; noi siamo fatti per Dio, per vedere ogni
cosa dal punto di vista di Dio.
Franco: “Non può essere mio discepolo”,
discepolo è chi riferisce tutto a un maestro solo.
Luigi: Certo,
noi siamo sempre discepoli di qualcuno, abbiamo sempre qualche maestro intorno
a noi. Dobbiamo avere un unico maestro, dobbiamo riconoscere che il nostro
maestro è solo Gesù. Facciamo riferimento solo a Lui, altrimenti entriamo in
confusione.
Sergio: “Siccome molta gente andava dietro a Gesù,
Egli si voltò”, noi andiamo a Dio, ma sappiamo quello che vogliamo?
Luigi: Qui c’è
tanta gente, tanti lo seguono; come tanti sono i cristiani, tanti i cattolici;
Gesù invece ci fa capire che seguirlo è una cosa molto difficile, non è così
semplice come può sembrare. Se molti conoscessero chi è Cristo non si
farebbero più vedere in chiesa. Molti vanno in chiesa perché non sanno chi
sia Cristo; lo sapessero si allontanerebbero di corsa.
Pinuccia: Il fatto
che Gesù usi il termine “odio” è una contraddizione…
Luigi: Le
contraddizioni che ci presenta il Vangelo sono per farci approfondire le parole
di Gesù, per evitarci di restare in superficie. Vai a fondo, capirai che
Gesù ha ragione. Se mettiamo Dio al primo posto, in un primo tempo, padri,
madri, figli, mariti, mogli, fratelli, sorelle, si ribelleranno al fatto che
noi abbiamo loro disubbidito. In un secondo tempo ci ringrazieranno di aver
disubbidito a loro, perché troveranno in noi un motivo per credere in Dio.
In un primo tempo bisogna avere il coraggio di rompere questa sottomissione,
perché due sono gli errori che fanno gli uomini: primo, di esercitare
un’autorità: “Io sono padre, io sono
maestro e tu devi ubbidirmi”; secondo, di farsi succubi degli altri.
Davanti a Dio qual è la situazione più grave? Ricordati che tu sei figlio di Dio: quindi guarda Dio.
* * *
Venerdì 6 novembre 2015
(cassetta di venerdì 6.11.1988)
“Il padrone lodò quell'amministratore disonesto,
perché
aveva agito con intelligenza”
(Lc
16,1-8)
Cina: Il Signore ci vuole intelligenti.
Luigi: Certo.
Mario: Cosa significa “I figli di questo mondo verso i loro
pari sono più scaltri dei figli della luce”? E' in senso negativo o
positivo?
Luigi: In senso positivo! “Scaltro”, in sostanza, è chi agisce
con “intelligenza”. Quindi è in senso positivo. Quel padrone ha ammirato quel
servo che l'aveva ingannato, che l'aveva truffato. L'aveva truffato, però era
un uomo intelligente. E’ come se dicesse: “Ah,
ne avessi tante di queste persone intelligenti! Perché intorno a me ho tanti
servi, ma sono quasi tutti stupidi!”.
Mario: Perché dice che i figli di questo mondo sono più
scaltri?
Luigi: Appunto! I figli di questo mondo sono quelli che fanno
gli affari. Domenico sei d'accordo?! Quando Domenico si è dedicato al commercio
ce l'ha messa tutta! Poi quando ha capito che il vero lavoro è un altro, ce la
sta mettendo tutta. Quello che conta è questo. Quando tu hai voluto fare il
giro dell'Europa, ce l'hai messa tutta, sei stato intelligente nell'individuare
le strade, i luoghi in cui dovevi passare. Prevedere il cammino da fare per
poter arrivare: quella è intelligenza. Quindi quando uno ha una cosa che
gli sta molto a cuore, ce la mette tutta. Invece quando una cosa ti sta poco a
cuore, fai lo scemo: una cosa non la ricordi, un'altra non la sai, un'altra
cosa dici che non l'hai mai capita. Nei riguardi di Dio, noi il più delle
volte, facciamo gli scemi perché Dio non ci sta veramente a cuore. Se ci
stesse veramente a cuore Dio, noi ce la metteremo tutta per capire tutto di Dio.
Nelle cose che ci stanno a cuore del mondo (ecco “i figli di questo mondo”), nelle cose che ci interessano, ce la
mettiamo tutta. L'agricoltore che coltiva il suo terreno, ce la mette tutta per
ottenere il maggior frutto possibile. L'industriale ce la mette tutta. Il
commerciante ce la mette tutta per fare i suoi interessi. Ecco, perché non ce
la mettete tutta nel cercare di conoscere Dio? Voi che siete stati creato per
quello? Vuol dire che Dio non vi sta a cuore come vi sta a cuore il denaro!
Quando uno dice: “Non ho tempo”, oppure dice: “Non
ho intelligenza sufficiente per conoscere Dio!”, in realtà dovrebbe dire: “Non ho interesse sufficiente per
impegnarmi con Dio”. Non dovrebbe dire: “Non ho tempo!”, deve dire: “Non
ho amore per Dio! Il mio amore è un altro!”.
Domenico: L'amministratore è ben distinto dal padrone. Nasciamo in
un “già fatto” e crediamo
di essere i padroni.
Luigi: Il guaio è proprio lì. Dovremmo comportarci con maggiore consapevolezza soprattutto nelle cose
che più crediamo nostre; dove maggiormente noi manchiamo: nella funzione di
padre e madre. Il più delle volte padre e madre ritengono che il figlio sia
loro; dicono: “Questo è mio figlio”. E no! Tu sei amministratore. I tuoi
figli non sono tuoi, sono di Dio. Quindi comportati verso i figli come verso
creature che appartengono a Dio. Quindi rispetta quello che è di Dio. Pensa
come ti comporteresti bene. Invece noi ci comportiamo come se i figli fossero “cose
nostre”. Invece no! Niente è tuo!
Domenico: Tornando al mio paese, dopo tanti anni, noto come non si
sia fatto nessun progresso verso Dio; invece si sono fatti passi da gigante
nella tecnologia legata all'agricoltura.
Luigi: Tutto è lezione per farci capire che noi ci
giustifichiamo: “Non sono intelligente,
non ho il cervello per questi argomenti”, ma nelle cose che ci
interessavano abbiamo applicato l'intelligenza; magari nel fare una bella casa.
Perché non sei altrettanto intelligente nel costruire la casa di Dio dentro di
te? Facendo così, riveliamo il difetto, riveliamo dove è il nostro cuore. E dove
c'è il nostro cuore c'è sempre intelligenza, ce la mettiamo tutta.
Franca: Non mi devo preoccupare di non pensare a me stessa, ma
mi devo preoccupare di essere intelligente, di essere scaltra.
Luigi: Certo.
Rita: C'è differenza tra l'intelligenza e la furbizia;
l'intelligenza è pura e viene solo da Dio, mentre nella furbizia, nella
scaltrezza c'è della malizia.
Pinuccia: Ma è Gesù che usa il termine “scaltrezza”..
Luigi: Si, qui dice “scaltrezza”, ma il termine giusto è
“intelligenza”. Il padrone ha ammirato il servo perché è stato intelligente. Quando
abbiamo dei dubbi, dobbiamo cercare un'altra parola del Vangelo di Gesù che ci illumini. Qui
basta cercare la parabola delle vergini stolte e delle vergini sapienti,
intelligenti. È la stessa cosa. Le vergini sapienti hanno anticipato. L'intelligenza
del fattore in che cosa consiste? Nell'anticipare il tempo in cui lui si
sarebbe venuto a trovare senza lavoro. Arriverà
il tempo in cui la Verità si presenterà a te, e tu come ti troverai? Ecco
l'intelligenza. L'intelligenza è uscire dalla tua attuale situazione. La
persona non intelligente fa come ha fatto Esaù che ha detto: “Ma io adesso
ho fame, a me importa il piatto di lenticchie. Che cosa mi importa della
primogenitura, dell'eredità, quando sto morendo di fame!?”.
Chi non è intelligente ragiona così. Chi è intelligente,
invece, fa come Giacobbe: dà all'altro
il piatto di lenticchie e dice: “Io preferisco l'eredità!”; salta al
futuro. L'intelligenza si
"butta" in quello che ancora non c'è adesso.
Rita: Chi ama sogna, chi sogna anticipa.
Giovanna: Non capisco la cosa della “truffa”.
Luigi: Il servo ha truffato il padrone. Ma è una meraviglia
questo padrone! Come è una meraviglia il padre del figliol prodigo; il quale
non era morto quando il figlio gli ha chiesto l'eredità, poteva prenderlo a
calci. Non gli spettava nulla; perché la parte gli spetta quando il padre
muore, non prima! Non l'ha preso a calci, gli ha dato tutta la parte che il figlio pretendeva. Gli ha dato
tutto! E l'ha lasciato andare. E il figlio è andato e ha sprecato tutto con le
prostitute. E quando ha sprecato tutto cosa gli è rimasto? Gli è rimasto
l'amore del padre. Si è ricordato del padre e ha avuto il desiderio di
ritornare. Se il padre l'avesse preso a calci non sarebbe tornato mai più. Ecco
la meraviglia del padre. Ed ecco la meraviglia di questo padrone che si lascia
truffare. Dio si lascia truffare da noi, ci concede tutto per salvare un
pensiero. A questo padrone non interessano i suoi interessi, se ne frega
dei suoi interessi, quello che a lui sta molto a cuore è un uomo intelligente. Per lui un uomo è molto più importante di
tutto il suo denaro. Noi avremmo pensato: “Lo mando in prigione perché sono
stato danneggiato”, perché pensiamo a noi. Questo padrone invece aveva
interesse per l'uomo. Perché l'uomo è più importante di tutti i soldi, di tutti
gli interessi. Come per il padre importava molto salvare suo figlio: l'ha
lasciato andare, gli ha dato tutto quello che voleva. Però al padre non
interessavano i soldi, la proprietà; quello che interessava molto a questo
padre era salvare il figlio. E l'unico
modo per salvare il figlio era seminare in lui l'amore. È lì la meraviglia!
Ed è quello che Dio fa con noi.
***
Mercoledì 11 novembre 2015
(cassetta di
venerdì 14.11.1983)
“E mentre essi andavano
furono purificati”
(Lc 17, 11- 19)
Lungo il cammino verso
Gerusalemme, Gesù attraversava la Samarìa e la Galilea.
Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, che si fermarono
a distanza e dissero ad alta voce: «Gesù, maestro, abbi pietà di noi!». Appena
li vide, Gesù disse loro: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi
andavano, furono purificati.
Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, e si
prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo. Era un Samaritano.
Ma Gesù osservò: «Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove
sono? Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio,
all’infuori di questo straniero?». E gli disse: «Àlzati e va’; la tua fede ti
ha salvato!».
Parola di Dio
Cina: Perché Gesù porta
l’esempio di questo lebbroso che torna a ringraziare?
Luigi: Perché
tutti sono stati guariti, uno solo ha fatto ritorno. La chiave di tutto
l’episodio sta in quel ritorno. Non basta ricevere delle grazie, non basta
essere guariti. La fede che salva è
quella che ci fa ritornare a Dio. La chiave di volta sta nel ritorno. Noi
riceviamo tutto da Dio, ma non basta ricevere tutto da Dio. Dobbiamo imparare a
portare tutto a Dio. La fede che salva è quella che ti fa portare tutto a Lui.
È lì che si stabilisce la comunione. Perché noi possiamo ricevere tutto da Dio
e rivestire tutto della nostra intenzione, del pensiero del nostro io.
Delfina: Il
lebbroso guarito che è ritornato ha attribuito la sua guarigione a Dio?
Luigi: Si, è
ritornato a rendere gloria a Dio; ha preso il dono dalle mani di Dio e l’ha
riportato a Dio. E quella è la fede che l’ha salvato. Gli altri invece non sono
stati salvati; sono stati guariti ma non sono stati salvati. Come uno che è
stato liberato nella sua stanza interiore dai demoni che la occupavano, ma che
non si preoccupa di riempirla di Dio: è inevitabile, ritorneranno i demoni!
Franca: Il fatto
di andare a dirlo ai sacerdoti vuol dire: “partire
sulla parola di Dio”?
Luigi: Certo,
infatti i lebbrosi non sono stati guariti dai sacerdoti, ma sono stati guariti
in cammino: “Mentre essi andarono, furono
purificati”. Gesù li ha mandati dai sacerdoti, unicamente perché i
sacerdoti svolgevano la funzione dell’ufficiale sanitario, cioè di constatare che erano guariti, e di
riammetterli in società. Gesù ha chiesto a loro un atto di fede: dovevano
credere alla parola. Loro dovevano presentarsi ai sacerdoti per dire: “Siamo guariti”. Sono partiti sulla
parola di Dio e mentre erano in cammino, sono stati guariti. Quindi sono
guariti prima di arrivare dai sacerdoti. Questo perché noi potremmo confonderci
e pensare che sono stati guariti dai sacerdoti, come se Gesù li avesse mandati
a farli guarire dai sacerdoti. No! Gesù li ha mandati dai sacerdoti per
chiedere loro un atto di fede, perché si andava dai sacerdoti per
ufficializzare la guarigione. Il lebbroso guarito doveva presentarsi ai
sacerdoti per essere riammesso nella comunità. Gesù disse loro: “Siete guariti; adesso andate a presentarvi
ai sacerdoti”. Quindi tutti sono stati guariti, ma uno solo si è
preoccupato di ritornare indietro a rendere gloria a Dio. Infatti solo questo è
stato salvato e Gesù lo conferma dicendogli:
“La tua fede ti ha salvato”.
Franco: Quindi la
prima condizione per incontrare Gesù è riconoscere la nostra malattia?
Luigi: Si,
fintanto che non riconosciamo la nostra cecità, fintanto che non riconosciamo
la nostra povertà, fintanto che non ci consideriamo malati, non possiamo
incontrare il Cristo e se lo incontriamo, lo incontriamo male. Lo incontriamo
riconoscendoci ricchi, giusti, sani e Lui non è venuto per i sani, non è venuto
per i giusti, ma è venuto per i malati, per i peccatori. Questo non vuol dire
che Gesù non sia venuto per tutti. Ma fintanto che io mi credo ricco,
giusto, onesto, o mi ritengo vittima innocente, non posso incontrare il Cristo.
Tutti noi siamo poveri, lebbrosi, malati. Se noi crediamo di vedere, Dio opera
per accecarci, affinché da ciechi possiamo incontrarlo. Se noi ci crediamo
giusti, Lui viene per farci toccare con mano che siamo peccatori, solo allora,
in questa dimensione possiamo incontrarlo. Se ci crediamo sani, Lui viene per
renderci malati, per farci toccare con mano che siamo malati. Se ci crediamo
vivi, Lui viene per farci toccare con mano che siamo morti.
Pinuccia: E la
guarigione avviene in un secondo tempo?
Luigi: Se noi ascoltiamo
Lui, approdiamo alla seconda fase: la guarigione dai nostri mali. Però non
basta ricevere il dono della guarigione dalle mani di Dio, non basta
riconoscerci guariti per essere salvati. Dobbiamo riportare a Dio la
guarigione per rendere gloria a Dio. In questo ritorno a Dio inizia il processo
della salvezza, il processo della conoscenza. Il cieco dalla nascita, che
ha ricevuto da Gesù la vista, interrogato da Gesù: “Credi tu nel Figlio di Dio?”, non si accontenta della guarigione
ma si interessa di Colui che l’ha guarito e risponde: “E chi è, Signore, affinché io creda in Lui?”.
* * *
Venerdì 13 novembre
2015
(tratto
dalla cassetta 416 del 16.11.1983)
“Così
accadrà nel giorno che il figlio dell’uomo si manifesterà”
(Lc 17, 26-37)
In quel tempo, Gesù disse
ai suoi discepoli:
«Come avvenne nei giorni di Noè, così sarà nei giorni del Figlio dell’uomo:
mangiavano, bevevano, prendevano moglie, prendevano marito, fino al giorno in
cui Noè entrò nell’arca e venne il diluvio e li fece morire tutti.
Come avvenne anche nei giorni di Lot: mangiavano, bevevano, compravano,
vendevano, piantavano, costruivano; ma, nel giorno in cui Lot uscì da Sòdoma,
piovve fuoco e zolfo dal cielo e li fece morire tutti. Così accadrà nel giorno
in cui il Figlio dell’uomo si manifesterà.
In quel giorno, chi si troverà sulla terrazza e avrà lasciato le sue cose in
casa, non scenda a prenderle; così, chi si troverà nel campo, non torni
indietro. Ricordatevi della moglie di Lot.
Chi cercherà di salvare la propria vita, la perderà; ma chi la perderà, la
manterrà viva.
Io vi dico: in quella notte, due si troveranno nello stesso letto: l’uno verrà
portato via e l’altro lasciato; due donne staranno a macinare nello stesso
luogo: l’una verrà portata via e l’altra lasciata».
Allora gli chiesero: «Dove, Signore?». Ed egli disse loro: «Dove sarà il
cadavere, lì si raduneranno insieme anche gli avvoltoi».
Parola di Dio
Cina: “Là dove c’è il
cadavere si riuniranno gli avvoltoi”, cosa significa?
Luigi: Vuol dire: là dove l’uomo è morto a se stesso si
manifesterà lo Spirito. Soltanto là dove l’uomo è morto a se stesso si
manifesta lo Spirito. Se tu non muori a te stessa, non arriverà mai lo Spirito.
L’avvoltoio, cioè l’uccello che dall’alto scende là dove c’è il cadavere. È un
proverbio per dire che lo Spirito scende soltanto là dove uno è morto a se
stesso, altrimenti non si può ricevere lo Spirito.
Delfina: Perché dice: “dove”
e non “quando”?
Luigi: Perché chiedono “Dove
si manifesterà?”, non hanno chiesto quando, hanno chiesto dove; è un’
interrogazione a cui Gesù risponde perché Gesù risponde sempre alle nostre
preghiere.
Franca: Siccome Gesù ha fatto l’esempio della distruzione di
Sodoma e del diluvio di Noè, i discepoli
chiedono: “Dove si manifesterà il giorno del
figlio dell’uomo”?
Luigi: Certo, perché dice che quello che è avvenuto in Sodoma e
a Noè sono tutte rivelazioni, ma rivelazioni per la nostra vita personale.
Quindi è inutile che noi diciamo che la fine del mondo avverrà da qui a milioni
di anni per cui: “Io me ne lavo le mani,
non mi interessa, tanto non ci sarò più!”. In tal caso Gesù mi dice: “Guarda che la fine del mondo avverrà
prima che tu muoia, prima che tu passi, la sperimenterai!”.
Per te c’è un diluvio, per te c’è una distruzione di
Sodoma e di Gomorra, quindi preparati perché certamente prima che tu arrivi al
termine del tuo sentiero, l’avrai sperimentata. Cerca di capire in anticipo,
fai l’anticipo, costruisci l’arca. Allora c’è una fine del mondo che
immaginavamo fosse lontana, che non interessasse noi, e che invece ci
interessa personalmente, in quanto arriva un momento in cui la verità si impone.
Prima che si imponga noi dobbiamo essere come Noè, che si prepara la barca per
salvarsi dal diluvio. Quando Noè si preparava la barca tutti ridevano perché,
oltretutto, non erano neanche in riva al mare. Tutti pensavano a mangiare, a
bere, a sposarsi, a costruire e l’altro si costruiva una barca, ed era deriso
da tutti. Poi ad un certo momento è arrivato il diluvio e quel tale che si
costruiva la barca fu salvato e gli altri perirono. È un segno, è parola di Dio
per avvisarci: “Guarda che c’è un
diluvio che arriva nella vita di ogni uomo, sappi costruire la tua barca.
Anche se tutto il mondo ti deride dicendo: Guarda, quello lì si è fermato
invece di correre con noi”.
Franco: Il diluvio, il fuoco sono immagini della venuta di Dio?
Luigi: E’ il significato dell’annullamento di tutti i valori
per cui noi giustifichiamo la nostra vita; l’annullamento di tutte le cose che
noi riteniamo che siano importanti. È Dio che ti annulla tutti i valori, perché
uno solo è il valore. Arriva un momento in cui Dio ti annulla tutto, perché non
hai capito il significato dei valori che Dio ti aveva presentato.
Pinuccia: Quando Gesù dice di non tornare indietro a prendere
delle cose, c’è una similitudine con il: “Non
voltarti indietro quando prendi mano all’aratro”?
Luigi: Si, certo. Dio quando si annuncia è novità, e in quanto
è novità ti impegna completamente. Se tu cerchi di recuperare, è come voler
rattoppare un abito vecchio con un abito nuovo, rovini uno e rovini l’altro. E’
come voler mettere il vino nuovo in otri vecchi. Dio è una novità e in
quanto è una novità ti devi buttare perché ti impegna tutto. Per cui non ti
dà nemmeno il tempo di voltarti per voler recuperare cose vecchie, abiti
vecchi, devi lasciar stare. È una vita nuova che discende dall’alto, discende
da Dio e se discende da Dio non puoi recuperare qualcosa della città vecchia. La vita secondo lo Spirito è una vita nuova
che discende dal cielo: la Gerusalemme celeste. E se ti volti indietro
vuol dire che non sei fatto per il regno di Dio.
* * *
Mercoledì 18
novembre 2015
(cassetta di mercoledì 18.11.1987)
“Fatele fruttare
fino al mio ritorno”
(Lc 19, 11-28 )
In quel tempo, Gesù disse una parabola, perché era vicino
a Gerusalemme ed essi pensavano che il regno di Dio dovesse manifestarsi da un
momento all’altro.
Disse dunque: «Un uomo di nobile famiglia partì per un
paese lontano, per ricevere il titolo di re e poi ritornare. Chiamati dieci dei
suoi servi, consegnò loro dieci monete d’oro, dicendo: “Fatele fruttare fino al
mio ritorno”. Ma i suoi cittadini lo odiavano e mandarono dietro di lui una
delegazione a dire: “Non vogliamo che costui venga a regnare su di noi”. Dopo
aver ricevuto il titolo di re, egli ritornò e fece chiamare quei servi a cui
aveva consegnato il denaro, per sapere quanto ciascuno avesse guadagnato.
Si presentò il primo e disse: “Signore, la tua moneta d’oro ne ha fruttate
dieci”.
Gli disse: “Bene, servo buono! Poiché ti sei mostrato
fedele nel poco, ricevi il potere sopra dieci città”.
Poi si presentò il secondo e disse: “Signore, la tua moneta d’oro ne ha
fruttate cinque”.
Anche a questo disse: “Tu pure sarai a capo di cinque
città”.
Venne poi anche un altro e disse: “Signore, ecco la tua moneta d’oro, che ho
tenuto nascosta in un fazzoletto; avevo paura di te, che sei un uomo severo:
prendi quello che non hai messo in deposito e mieti quello che non hai
seminato”. Gli rispose: “Dalle tue stesse parole ti giudico, servo malvagio!
Sapevi che sono un uomo severo, che prendo quello che non ho messo in deposito
e mieto quello che non ho seminato: perché allora non hai consegnato il mio
denaro a una banca? Al mio ritorno l’avrei riscosso con gli interessi”. Disse
poi ai presenti: “Toglietegli la moneta d’oro e datela a colui che ne ha
dieci”. Gli risposero: “Signore, ne ha già dieci!”.
“Io vi dico: A chi ha, sarà dato; invece a chi non ha,
sarà tolto anche quello che ha.
E quei miei nemici, che non volevano che io diventassi
loro re, conduceteli qui e uccideteli davanti a me”».
Dette queste cose, Gesù camminava davanti a tutti salendo verso Gerusalemme.
Parola del Signore
Cina: Anche se si ha un solo talento, è da far fruttificare.
Luigi: Si, perché conta solo il frutto, l'interesse; non conta
il talento ricevuto. Uno può aver ricevuto
cento talenti, dieci talenti, cinque talenti, un talento: non conta
quello che Dio ti ha dato, ma conta l'interesse che hai maturato per conoscere
Lui, che hai saputo trarre da quello che Lui ti ha dato. Dio premia
l'interesse, non premia i talenti; altrimenti sarebbe ingiusto, perché a
uno dà dieci, all'altro dà cinque, all'altro dà uno: quella è un'ingiustizia.
Invece la Parola di Dio dice che Dio non fa preferenze di persone. C’è
da chiedersi: perché a uno dà dieci, a uno dà cinque, all'altro dà uno e poi
dice che non fa preferenze?
Dio non premia i dieci, i cinque e l'uno; Lui premia
l'interesse che uno ha saputo trarre. E quando tu sai trarre l'interesse dai talenti,
non importa se sono dieci, cinque o uno; quello che conta è l'interesse che
tu trai da ciò che hai ricevuto, perché è l’interesse che ti porta alla
conoscenza di Dio.
Delfina: “Sapevi che sono un uomo severo, che prendo quello
che non ho messo in deposito e mieto quello che non ho seminato …”, non
capisco questa frase.
Luigi: C'è stato un mattino in cui Gesù ebbe fame e andò a
cercare dei fichi su un albero, pur non essendo la stagione dei fichi, e poiché
sull'albero non c'era fichi, l'ha maledetto. Il giorno dopo scoprirono l’albero
seccato. Tutto quello che Gesù fa, lo fa come lezione per noi. Noi possiamo
essere come un albero che dice: “Non è ancora la mia stagione! Quando sarà
la mia stagione (quando andrò in pensione) mi occuperò di Dio; ma prima ho da
fare. Prima devo fare questo e quest'altro. Poi dopo...”, ma quel “dopo”
non arriverà mai. Questo ci fa capire che Dio ha il diritto di venire a
cercare da noi i frutti, l'interesse, sia che noi riteniamo che sia stagione,
sia che noi riteniamo che non sia stagione: “Perché per voi è sempre tempo!”.
Siamo noi, nella nostra mentalità, che diciamo: “Non è la stagione!”.
Dio pretende anche là dove Lui non ha seminato, dove noi crediamo che non abbia
seminato; dove noi crediamo che i pensieri siano nostri, o che siano pensieri
di mondo, o interessi del mondo. Per cui diciamo: “Dio semina le cose del
cielo; quando andremo dall'altra vedremo”. No! In realtà non c'è luogo dove
Dio non semini; Dio semina su tutti i terreni. Però noi, nella nostra
mentalità, possiamo ritenere, possiamo far partire le cose di nostra
iniziativa. Ora, Dio ci chiede conto di tutto: sia di quel terreno in cui Lui
ha seminato, sia in quel terreno che noi riteniamo che Lui non abbia seminato.
E siccome Dio si adegua alla nostra mentalità, anche quando diciamo: “Ma qui
Dio non ha seminato niente!” (quante
volte l'ho sentito dire “A me Dio non interessa! Io non sono attratto da
Dio! Dio non mi attrae!”) Lui chiede conto. Anche nel campo in cui noi
diciamo: “Dio non mi attrae”, Dio
viene a chiederci conto.
Sergio: Ho notato delle differenze tra la parabola delle mine e
quella dei talenti. Nella parabola dei talenti il Signore premia e dice: “Bravo
servo buono e fedele ... entra nella gioia del tuo signore”. Nella parabola
delle mine il Signore ci vuol dare la capacità.
Luigi: Ma anche
nella parabola dei talenti ci dà la capacità, però nella parabola dei talenti
ne dà dieci, cinque, uno. Dio premia l'interesse, quindi a seconda dell'interesse
che noi produciamo, che ne traiamo, riceviamo il premio. Interesse non nel
senso: “Fare qualcosa per Dio”, ma nel senso di desiderio di conoscere
Dio.
Ad
esempio: Dio ti manda un dono, tu puoi dire: “Signore, ti ringrazio del dono
che mi hai dato” e fermarti lì; ma questo non conta! Quello che conta non è
il dono che Dio ti fa, quello che conta è il desiderio, l’interesse che tu trai
dal dono ricevuto, per conoscere Colui che ti ha dato il dono. Questo è quello
che conta!
Nella
guarigione dei lebbrosi, dieci hanno ricevuto il dono, infatti sono stati
guariti tutti e dieci, uno solo è tornato! Perché è tornato? Aveva interesse
per Colui che l'aveva guarito, ha avuto interesse! Ecco l'interesse premiato.
Dio premia l'interesse, perché è l'interesse che ti fa conoscere Dio. Ma questo
interesse da dove lo trai? Dai doni che Dio ti fa.
Dio ti
dona una bella giornata, se tu dici: “Grazie
Signore che mi hai dato una bella giornata”, da questa bella giornata
devi trarre interesse per conoscere Dio; in tal caso ti chiedi: “Chissà che cosa Dio mi vuole comunicare di
Sé, attraverso questa bella giornata”.
Allora l'interesse per conoscere Lui vale più della bella giornata. Quindi, più
che l'interesse per possedere quel talento, per possedere quella mina e
trattenerla, ciò che più conta è l'interesse per conoscere Dio. È quello che
veramente vale!
Quando il
re dice: “Ti farò governatore su dieci città”, è il simbolo di quello
che viene ben spiegato nella parabola dei talenti: “Entra nella gioia del
tuo Signore”. Questo: “Entrare nella gioia” significa “Entra
nella conoscenza del tuo Signore”. Invece chi non ha saputo trarre
interesse da ciò che ha ricevuto, perché ha avuto paura di perderlo,
trattenendolo ha perso anche quello. E' un po' come quei figli che hanno saputo
rinunciare alla loro vita per non tradire il Signore (Maccabei 7,1.20-31); se non fossero stati disposti a rinunciare
alla loro vita, sarebbero stati come coloro che hanno cercato di trattenere la mina
per non perderla, che hanno cercato di trattenere il talento mettendolo
sottoterra per non perderlo, cioè lo hanno investito nel mondo; questo
impedisce loro di conoscere Dio, di portare frutto. E impediti a conoscere Dio,
perdono anche quel dono che hanno ricevuto. Per cui: “Sarà tolto anche
quello che hanno”.
Nella
parabola delle mine abbiamo mine uguali e frutti diversi, nella parabola dei
talenti abbiamo talenti diversi e frutti uguali. Perché noi potremmo dire: “Dio
non mi ha dato i doni che ha dato all'altro”, ma anche se Dio non ti ha
dato i doni che ha dato all'altro, tu non sei giustificato nel non cercare Dio.
Tu non puoi giustificarti dicendo: “Dio all'altro ha dato più intelligenza
di me”; questo non basta per giustificarti nei confronti di Dio. Tu occupati di Dio con quello che Dio ti ha
dato e ti accorgerai che per quello che Dio ti ha dato, se trarrai il giusto
interesse, riceverai tanta luce quanto all'altro che ha dato di più. Questo
per dire che non dobbiamo fare i confronti con gli altri. Tu osserva
quello che Dio ti dà, da quello che Dio ti dà, trai interesse per conoscere
Lui: vedrai che arriverai alla luce. Perché i doni Dio li fa, secondo la
capacità di ognuno, in proporzione. Quindi quanto più ci occupiamo di Lui,
tanto più la nostra capacità cresce; e più la nostra capacità cresce, più
Dio dà a noi doni per far aumentare ancora di più il nostro interesse per Lui.
Ma si richiede da parte nostra una certa
corrispondenza.
Venerdì 20 novembre
2015
(cassetta di venerdì 20.11.1987)
“La mia casa sarà casa di preghiera”
(Lc 19, 45-48 )
Sergio: “La
mia casa sarà casa di preghiera”. In questi giorni pensavo: ma Gesù come
prega? Siccome non prega per Sé perché è Dio, prega per gli altri?
Luigi: No, Gesù prega contemplando
il Padre, quindi ricevendo tutto dal Padre e riportando tutto al Padre, perché
Lui è Figlio di Dio. È Figlio in quanto accoglie tutto dal Padre e riporta
tutto al Padre, riferisce tutto al Padre. E’ questa la caratteristica del
Figlio. Infatti Gesù dice: “Il Figlio non può fare niente se non lo vede
fare dal Padre”, è Figlio in quanto ha tutta la sua giustificazione nel
Padre. Quindi la sua preghiera è riportare tutto al Padre. Ed è quello che
deve fare ognuno di noi se vuol essere figlio di Dio. Prima di tutto bisogna
ricevere tutto da Dio, perché l'iniziativa è di Dio, quindi rispettare tutto e
tutti perché in tutto c'è la mano di Dio.
Anche se non capisci rispetta tutto, capirai domani. Comincia
a rispettare, perché in quanto una cosa accade, in quanto avviene, in quanto
esiste, in qualche modo, è voluta da Dio. Il primo passo è questo: accogli
tutto.
Secondo passo: riporta tutto al Principio, cioè tutto a
Dio, perché soltanto riportando tutto a Dio conosci la luce di Dio, il
Pensiero di Dio. Altrimenti, se tu non riporti, non conosci. Magari ricevi
tutto da Dio, ma non giungi a conoscere il Pensiero di Dio in quanto non
riporti a Dio. Poiché raggiungere il Pensiero di Dio presuppone il riportare
a Dio; è la trama della Messa:
·
Dio ti fa arrivare tutte le
cose... (letture,
Vangelo),
·
poi ti dice: “Offrile a Me...”, (Offertorio),
·
“…
affinché io le consacri e ti manifesti il mio Pensiero, il mio Verbo”
(Consacrazione: “Questo è mio!”),
·
e si crea la Comunione.
La vera preghiera consiste nell’elevare la mente a Dio
per conoscere il suo Pensiero; quindi è un lavoro essenzialmente personale,
intimo, per cui: “Quando vuoi pregare
entra nel silenzio della tua camera, chiudi l'uscio, e lì rivolgiti al Padre”, eleva
la tua mente al Padre, perché è proprio da questo rapporto personale, tra la
tua mente e il Padre, che scaturisce la luce, che Dio si comunica a te. Ed
è una comunicazione personale, che è fatta di pensiero. Non c'è nessuno che
possa elevare il tuo pensiero per te, il pensiero è personale. Non c'è nessuno
che possa amare al posto tuo; come nessuno può pensare al posto tuo. Quindi è
un fatto essenzialmente personale.
Sergio: Quindi è sbagliato chiedere nella preghiera la fede o la
costanza nella preghiera; al limite si prega per gli altri.
Luigi: Cosa vuol dire pregare per gli altri? Pregare per gli
altri, vuol dire riportare a Dio quello che Dio ti presenta negli altri;
siccome anche quello che accade negli altri è opera di Dio per te, anche i
problemi degli altri riportali al Padre, perché se Dio te li presenta, te li
presenta perché tu li abbia a pregare.
Tutto quello che Dio ci presenta, ce lo presenta come motivo di preghiera. Per
cui se tu accogli tutto da Dio, e riporti tutto a Dio, la tua preghiera diventa
continua, perché preghi in tutto, perché in tutto cerchi il Pensiero di Dio. Se
cerchi il Pensiero di Dio, quella è la vera preghiera. La vera preghiera
non sta nel dire delle parole, la vera
preghiera sta nel pensare Dio. Perché tu puoi anche dire tante parole a
memoria e avere il pensiero chissà dove: questa non è preghiera. La preghiera
sta dentro di te, dove hai il tuo pensiero, perché è lì che avviene la tua
Consacrazione.
Ognuno di noi si consacra a ciò a cui rivolge la sua
mente, al suo interesse principale. Se tu rivolgi la tua mente a Dio, tu
consacri le cose a Dio; ma se ti rivolgi altrove e magari dici delle parole,
anche parole di preghiera, tu consacri le cose ad altri e non a Dio.
Sergio: Nel Getzemani, quando Gesù chiede agli apostoli di
vegliare con Lui, qual è l'intenzione di Gesù?
Luigi: Gesù veglia per fare in tutto la volontà del Padre, e
chiede loro di partecipare. Abbiamo la spiegazione in Gesù che dice: “Chi
con me non raccoglie disperde”. Vuol dire che Gesù veglia per portare tutto
al Padre, “Non la mia volontà sia fatta ma la tua”, ecco questo sempre
riferire tutte le cose alla volontà del Padre (ecco la caratteristica del
Figlio) e chiede a noi di partecipare a questo raccoglimento nel Padre,
perché: “Chi con me non raccoglie disperde”.
Gesù raccoglie, però bisogna che noi raccogliamo con Lui.
Allora Gesù dice: “Chi raccoglie con Me riceve mercede di vita eterna”.
Vita eterna vuol dire conoscenza di Dio, “La vita eterna è conoscere Dio”,
cioè chi raccoglie con Lui, giunge alla conoscenza di Dio. “Chi non
raccoglie disperde”, e disperdendo siamo dispersi. La morte è una
dispersione, non è annullamento. Invece la vita sta nel raccoglimento
nell'unità. Dio è l'unità in cui bisogna tutto raccogliere, però non si può
raccogliere senza il Pensiero di Dio.
Il Pensiero di Dio raccoglie tutto in Dio; dunque debbo
unirmi al Pensiero di Dio. Ecco la preghiera con Lui: devo unirmi al Pensiero
di Dio, raccogliere tutto attraverso il Pensiero di Dio nel Padre. Questo vuol
dire “vegliare”; vegliare per raccogliere tutto in Dio; per non lasciare
le cose a metà strada. Noi tutto il giorno siamo bombardati da notizie, da
fatti, da avvenimenti, da calcoli, da clienti che arrivano, dal denaro; eppure
sono tutte parole di Dio: bisogna riportarle a Dio. Adamo, durante il giorno
riceveva tutte le cose da Dio, e alla sera passeggiava col Signore; riportava
al Signore tutti gli avvenimenti del giorno per capire da Lui cosa volevano
dire. Noi riceviamo le cose da Dio, poi dobbiamo ritrovarci con Lui perché Lui
ci spieghi il significato delle cose che ci ha fatto capitare durante il
giorno, affinché non restino a metà strada, perché se restano a metà strada ci
ingolfano. È come se tu mangiassi tante cose senza assimilarle: voglio vedere
cosa succede nel tuo organismo; resti intossicato perché non assimili! Così
tutte le cose che arrivano a noi vanno assimilate e assimilate in Dio; quindi
bisogna mettere del tempo, del silenzio, del raccoglimento per mangiare, per
assimilare quello che Dio ci ha fatto arrivare oggi. E questa assimilazione
avviene con Lui; bisogna vegliare con Lui.
Franca: Gesù che dice: “La mia casa sarà casa di preghiera”
è una promessa, è una parola di speranza perché la preghiera è contemplazione
di Dio.
Luigi: La nostra anima è
casa di preghiera, Dio l'ha voluta casa di preghiera: è casa di preghiera!
Franca: Ma dice “sarà”.
Luigi: Deve essere, perché è. Quel futuro è una cosa che
impegna me perché la cosa è. Dio per noi è un futuro perché è. Dio viene nella nostra vita perché Dio è
Colui che è. Quindi noi dobbiamo rispettare ciò che è. Se io, una cosa che
è destinata ad un certo fine, la adopero per altro, profano quella cosa, perché
non l'adopero per il suo fine. Ora, Dio ha dato a noi il pensiero, ha dato a
noi la mente per un fine ben preciso; quindi la nostra anima è casa di
preghiera. Questo è il luogo, se io lo adopero per altro, lo profano; quindi
vado contro quello che è.
Franca: Ma la “casa di preghiera” è tale con la nostra
partecipazione.
Luigi: La “casa” è già di per sé, io la posso guastare, ma la
cosa è già così; Dio l'ha voluta così. Dio ha voluto la nostra mente casa di
preghiera. “Voi uomini siete tempio
di Dio”. Voi uomini siete la casa di Dio. Se noi siamo casa di Dio, succede
che se in questa casa ci mettiamo delle cianfrusaglie, ci mettiamo delle cose
sporche, roviniamo questa casa di Dio. Perché è già così; la “casa di Dio” non
è tale perché siamo noi a farla, è così perché Dio l'ha fatta. Non siamo noi
che facciamo la casa di preghiera. La
casa di preghiera è voluta da Dio; Dio l'ha fatta così. Noi dobbiamo rispettare
quello che Dio ha fatto. La possiamo guastare, possiamo rovinare tutto, ma
roviniamo quello che già c'è.
***
Mercoledì 25
novembre 2015
“Sarete odiati da tutti a causa del mio nome”
(Lc 21, 12-19 )
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle
sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e governatori, a causa del
mio nome. Avrete allora occasione di dare testimonianza.
Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò
parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né
controbattere.
Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e
uccideranno alcuni di voi; sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma
nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto.
Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita».
Parola del Signore
Flavio: In questo
brano c'è un'apparente contraddizione: “... alcuni di voi moriranno” e “neanche
un capello del vostro capo perirà”.
Luigi: Intanto ci fa capire che è tutto voluto da Dio, quindi: “Non
aver paura di quello che ti possono fare o non ti possono fare gli uomini
perché per tanto che ti minaccino, non ti possono fare nulla, e se anche tu morissi, questo è voluto da
Dio”; non c’è contraddizione perché
la morte non giunge per volontà degli uomini. Come quando Gesù dice: “Ci
saranno terremoti, guerre, cadrà il sole...”, però poi dice: “Due
saranno nello stesso letto: l'uno sarà preso, l'altro lasciato”; se dovesse
succedere la fine del mondo non è possibile che uno sia preso e l'altro
lasciato. È per farci capire che tutto è personale. Non dobbiamo
aspettarci la fine del mondo dall'esterno; la fine del mondo è per ognuno di
noi. È la fine del nostro mondo, dei valori per cui siamo vissuti. E allora uno
sarà preso dall'amore di Dio e l'altro no. Non è una questione di fatti
esterni.
Flavio: Quindi: “... neanche un capello del vostro capo
perirà” è perché tutto è voluto da Dio.
Luigi: Tutto è voluto da Dio! Con queste parole si capisce che
tutto è voluto da Dio! Per cui non succede assolutamente niente se Lui non
vuole. Gli uomini possono fare dei programmi nella politica, nella società
ma non si fa assolutamente niente se non è Dio che muove le cose. Gli
uomini sono in balìa dei loro problemi, sono in balìa dei fatti, degli
avvenimenti, ma sono gli avvenimenti che guidano gli uomini, non sono gli
uomini che guidano gli avvenimenti. E’ Dio che guida tutto, che fa succedere le
cose per condurre gli uomini dove vuole Lui. Il mondo è in mano a Dio. Dio non
è invecchiato! Dio non si è distratto!
Flavio: Le cose che periscono sono le cose non raccolte in Dio.
Luigi: Si, tutto quello che non raccogliamo in Dio finisce; se
invece noi restiamo in Dio, tutto di noi viene raccolto in Dio; tutto, anche
gli uccelli dell'aria. Tutto si riposa in Dio. In Dio troviamo la nostra pace perché Dio è la nostra pace. Al di
fuori di Dio noi abbiamo il conflitto, le contraddizioni, quindi le
inquietudini, la tristezza.
Flavio: Dio ci chiama alla libertà; a quella libertà che viene
dal conoscerlo, perché si resta con Lui anche nelle prove.
Luigi: Quando uno sa che tutto è voluto da Dio e che nulla può
accadere che non sia voluto da Lui, non teme più nulla. Noi abbiamo paura
della bomba atomica, paura degli attentati, paura di cosa decidono i grandi
della terra; gli uomini possono minacciare ma tutto è voluto perfettamente da
Dio. Dio solo è il Creatore. Se ci
fosse un punto solo, un granello solo di sabbia che potesse esistere senza la
volontà di Dio, Dio non sarebbe più Dio. Noi diciamo “Si sono incontrati
due grandi della terra”, no! È Dio che li ha condotti ad incontrarsi,
perché è Dio che li muove come dei burattini: è Dio che fa tutto. Gli uomini
non fanno assolutamente niente: gli uomini sono degli effetti. E tutto
avviene per darci delle lezioni. Noi dobbiamo solo fare conto su Dio. E quando
uno fa conto su Dio, non ha paura di niente perché Dio ci ama e vuole il nostro
bene. Ci vuole questa grande fiducia: “Cammina pensando a Me e Io penso a
tutto il resto, non preoccuparti di niente”. Dio ci dice questa parola “Pensa
a Me e Io penso a tutto”. Proviamo!
Sandra: Ma, io una volta ho detto che noi siamo dei burattini in
mano a Dio e tu hai detto: “No!”;
adesso perché dici il contrario?
Luigi: Esteriormente è Lui che conduce gli avvenimenti, i
fatti, è Lui che muove i fili. Ma Lui tiene presente la nostra coscienza;
quindi personalmente, interiormente lavora anche con i grandi della terra. Esteriormente li muove come vuole Lui per
dare a noi delle lezioni.
Paola: “Con la perseveranza salverete le vostre anime”
in realtà è Dio che ci salva, non siamo noi.
Luigi: Ci vuole da parte nostra questa fedeltà. “Ti sposerò
nella fedeltà” (dice Dio all'anima) e la
fedeltà è pazienza. Ci vuole questa pazienza ad essere costanti, sempre,
sullo stesso cammino; è il desiderio di vegliare. Perché se uno si stanca nella
veglia e dice: “Tanto il Signore tarda a venire” e finisce di andare a bere e a divertirsi con gli altri, sarà
messo tra gli infedeli. Invece ci vuole questa fedeltà nel vegliare. Si veglia
per che cosa? Per pensare a Colui che sta per venire, per renderci conto. È
quella saggezza, quella sapienza che hanno le vergini sagge. Per cui si
preparano in tempo, hanno la provvista dell'olio quindi non restano sorprese
dagli avvenimenti. Ho detto molte volte che l'amore vero anticipa sempre i
tempi perché pensa al momento dell'incontro, quindi si prepara. Quando
invece l'amore non è vero, va avanti così, dietro al gregge, non è
intelligente, quindi non prepara il tempo.
Paola: E' l'attesa che ci matura.
Luigi: Certo. Attraverso la pazienza si purifica la nostra
anima in quanto si è fedeli ad una cosa sola. Noi ci inquiniamo in quanto
saltiamo da una cosa all'altra, moltiplichiamo gli interessi. Il nostro io
è un moltiplicatore di interessi, di hobby, è un moltiplicatore di amori. Però
una molteplicità di amori non è un maggior amore, anzi è una diminuzione di
amore. Con tanti amori ad un certo momento si diventa incapaci di amare.
Invece quando si è fedeli ad un amore solo, questo amore si potenzia molto; si
potenzia ad un livello tale da essere fatto capace di conoscere Colui che si
ama.
Gabriella: “Mettetevi
bene in mente di non preparare prima la vostra difesa” cosa vuol dire?
Luigi: Non fate
conto sulla vostra intelligenza; non fate conto sulle vostre risorse, non fate
conto su di voi. Lasciatevi guidare da Dio, fate conto solo su Dio, perché è
Dio che ti manda la luce, è Dio che ti illumina. Per questo dico molte volte:
la nostra intelligenza deve essere Dio. Non devo dire: “Adesso devo
ragionare, pensare..” non basta! Non è quello! La luce viene dall'alto, la
luce viene da Dio. Invoca Dio e Dio ti illuminerà. E se ti fa aspettare la
luce, invocalo perché: “Con la perseveranza, con la pazienza possiederai la luce”. Dio
conosce più di noi la situazione della nostra anima e Lui sa che il più delle
volte, se Lui ci desse quella luce che noi chiediamo, non saremmo capaci a
portarla e la disprezzeremmo o non la crederemmo. Allora Lui ci fa vegliare
in attesa che decanti nella nostra anima l’illusione che le cose dipendano da
noi, in modo che si formi in noi quella purezza tale per poter dire una volta
giunti alla meta: “Signore, è proprio dono tuo”; altrimenti diremmo: “Sono
io che ho trovato Dio”, “Sono io che ho scoperto”, “Sono io che ho capito”.
Quando la nostra anima diventa capace, è preparata per ricevere la luce, dice
solo: “Signore, è stato tutto dono tuo! Perché quando io ho cercato di
capire, non ho capito proprio niente! Allora è stato tutto grazia tua!”.
Perché si entra nel regno di Dio non per meriti nostri, non perché uno ha fatto
tante opere buone: si entra nel regno di Dio soltanto facendo conto su Dio. Ed
è una grazia poter dire alla sera della nostra vita: “Signore, ho fatto conto su di Te, e sulle parole che tu hai detto”.
***
Venerdì 27 novembre 2015
(cassetta di venerdì 28.11.1986)
“Quando
vedrete accadere queste cose
sappiate
che il regno di Dio è vicino”
(Lc 21,
29-33 )
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli una parabola:
«Osservate la pianta di fico e tutti gli alberi: quando già germogliano, capite
voi stessi, guardandoli, che ormai l’estate è vicina. Così anche voi: quando
vedrete accadere queste cose, sappiate che il regno di Dio è vicino.
In verità io vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto avvenga.
Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno».
Parola del Signore
Raffaella: “Quando
vedrete accadere tutte queste cose...”,
quando avviene questo?
Luigi: I
segni ci sono tutti i giorni, la fine del mondo è tutti i giorni, però noi non
lo vediamo. Arriva un giorno in cui
cominceremo a capire. Ecco, quando
comincerai a capire, a vedere questi segni, sappi che il regno di Dio è
vicino.
Noi siamo bombardati ogni
giorno, ogni momento dai segni di Dio, però non li vediamo. Ad un certo momento
cominciamo a vedere. Gesù dice: “Quando
tu cominci a vedere, a renderti conto, sappi! Stai attento a non voltarti
indietro, ma affrettati a guardare avanti: è Dio che sta arrivando!”.
Raffaella: In un altro
Vangelo dice: “Quando vedrete segni
grandi nel sole...”, pensavo ai segni straordinari del sole durante le
apparizioni di Medjugorie, di Fatima; sono in relazione alle profezie?
Luigi: Si, sono
già segni che annunciano che le profezie si stanno avvicinando; ma arriva il
momento in cui arriva il grande segno: si vedono il sole, la luna, le
stelle, come segni di Dio. Attualmente li vediamo ancora come segni
materiali. Andando in un certo luogo vedo il sole che si muove, si colora,
gira, fa cose straordinarie; anche questo è un segno di Dio, ma che mi deve
rimandare ad un “altro segno”. Devo arrivare a capire tutte le cose come
parola di Dio, come segno di Dio; allora l'albero non è più un albero ma è una
parola di Dio per me. “Che cosa mi
vuoi dire attraverso il tuo sole?”, cominciamo ad interrogare: “Ma perché Signore hai fatto la terra così:
che gira intorno ad un sole; che è il sole che la riscalda, che la illumina,
che le dona la vita, perché è il sole che porta la vita; che cosa mi vuoi
significare di Te?”. Comincio a vedere nel sole il segno di Dio quando
comincio a chiedere: “Che cosa mi
significa Dio di Sé?”. Perché
fintanto che vedo il sole fisso nel cielo e dopo lo vedo che muove, si colora, non
capisco che cosa mi vuole dire di Dio. Arriva un giorno in cui Dio, nella sua
venuta, mi invita a cercare che cosa Lui mi significa di Sé nel sole, nella
luna, nelle stelle, in tutte le cose. Allora questo diventa segno di Dio: “Vedrete segni di Dio, di Me, nel sole,
nelle stelle”.
Fabrizio: Perché in
ogni giorno?
Luigi: Perché
Gesù dice: “Per voi è sempre tempo”.
Dio opera ogni giorno per farci passare alla conoscenza di Lui. Siamo
continuamente sollecitati. Ogni giorno è un giudizio perché ogni giorno ci
sono parole che arrivano a noi. Se noi non ci affrettiamo a capire il suo
Pensiero, noi rivestiamo le sue parole del nostro pensiero. Non possiamo non
rivestire le parole di qualche cosa. Tu apri un giornale e fai delle
scelte: o scegli in base al Pensiero di Dio, o scegli in base al pensiero del
tuo io. E come scegli è finito! Quello che tu hai scelto, l'hai macchiato. Quel
segno che Dio ti ha mandato, o ti è servito per conoscere Dio, o è stato
macchiato dal tuo io. È finito, non serve più. E allora c'è il giudizio.
Fabrizio: Ma non è
ancora la fine del mondo.
Luigi: Noi non
ci rendiamo conto, però Dio sta operando con noi per farci maturare; e prima di
portarci alla grande conclusione, al grande conflitto tra il nostro io e Dio,
prima di condurci a questa scelta definitiva, essenziale (perché di fronte a
Dio non c'è più tempo, quando noi pensiamo a Dio non c'è più il tempo), Dio
opera per farci maturare, lentamente. Magari facendoci capire che Lui è buono,
che Lui ci ama, che Lui ci pensa e ci manda le caramelle; poi poco per volta,
opera per far crescere la nostra anima. Però ogni giorno, noi subiamo
quest'opera di Dio che sta venendo in noi. Il tempo che passa è Dio che
viene e man mano che viene, provoca in noi
un’apertura, oppure una chiusura.
Ogni parola che arriva a
me, provoca in me una scelta, e quindi provoca un'apertura, o una chiusura
verso Dio.
Ida: Cristo ci conduce alla
Sorgente.
Luigi: Ci
conduce se noi lo seguiamo.
Ida: Non se ne va perché Cristo
fa parte della Sorgente.
Luigi: Cristo fa
parte della Sorgente, però giunto a quel punto mi dice: “Ecco la Sorgente: bevi tutto quello che vuoi!”.
Ida: Ma Lui è la Sorgente.
Luigi: Cristo è
l'acqua della Sorgente. L'acqua della Sorgente viene dalla Sorgente. Lui
spiritualmente non se ne va, logico! Lui se ne va come guida. Perché come
guida, Lui si mette in mezzo tra me e la Sorgente; è Lui che mi parlava del
Padre, e tutto quello che ascoltavo, lo ascoltavo da Lui. Per cui Lui mi
parlava dicendomi: “Io conosco la Sorgente; tu stai bevendo un’acqua
inquinata”. E mentre me ne parlava io andavo dietro di Lui, perché ero
assetato. Ad un certo punto mi dice: “Ecco
là la Sorgente!”. Adesso Lui se ne va, perché mi dà la possibilità di
attingere direttamente, personalmente al Padre. Non più attraverso altro;
direttamente dal Padre perché: “Il Padre
ti ama”. “Chiedi al Padre, in nome
mio”, certo, perché è Lui che mi ha condotto. “Chiedi al Padre che dona abbondantemente senza rimproverare niente”
perché la luce viene dal Padre, non viene dal Figlio. Il Figlio mi conduce al Padre, ma poi la luce viene dal Padre.
Egli, una volta giunti al Padre ci dice: “Adesso
attingi tutto quello che vuoi”, “Chiedete
qualunque cosa e tutto vi sarà dato”, per dare a noi la possibilità di
sperimentare personalmente il rapporto diretto con Dio. In questo rapporto
diretto, certamente c'è Cristo; tanto è vero che dal Padre io ritroverò questa
unità con il Figlio, per cui faremo una cosa sola con il Figlio e con il Padre.
Ma una cosa sola la facciamo in quanto tra il Figlio e il Padre non c'è
interposta nessuna creatura. E tra la nostra anima e Dio non è interposta
nessuna creatura. Per questo Cristo uomo (come creatura) si ritira, per dare a
noi la possibilità di attingere personalmente dal Padre.
Ida: Cioè non abbiamo più
bisogno di segni.
Luigi: Si,
perché nella luce di Dio, Dio non parla con segni; c'è un rapporto diretto: Dio
Padre rivela la sua Presenza.
***