Mercoledì 23
novembre 2016
“Ma nemmeno un capello del
vostro capo andrà perduto...”
(Lc 21,
12- 19)
Cina: In questa pagina di
vangelo ho notato questo, prima dice: “Sarete traditi e uccideranno alcuni
di voi” e poi alla fine: “Ma neanche un capello del vostro capo perirà”.
Luigi: Prima di tutto Gesù ci fa capire che è tutto voluto da
Dio, quindi: “Non aver paura di quello che ti possono fare gli uomini, delle
loro minacce perché se anche tu
morissi è voluto da Dio”; non c’è contraddizione, perché la morte non
giunge per volontà degli uomini. Più avanti dirà: “Ci saranno terremoti,
guerre, cadrà il sole...”, però poi dice “Due saranno nello stesso
letto: l'uno sarà preso, l'altro lasciato”; se dovesse succedere la fine
del mondo non è possibile che uno sia preso e l'altro lasciato. È per farci
capire che tutto è personale. Non dobbiamo aspettarci la fine del mondo
dall'esterno; la fine del mondo è per ognuno di noi. È la fine del nostro
mondo, dei nostri valori per cui siamo vissuti. E allora uno sarà preso
dall'amore di Dio e l'altro no. Non è una questione di fatti esterni.
Delfina: “Ma neanche un capello del vostro capo perirà”, è
perché tutto è voluto da Dio.
Luigi: Tutto è voluto da Dio! Con queste parole uno può capire
che tutto è voluto da Dio! Per cui non succede assolutamente niente se Lui non
vuole. Gli uomini possono fare dei programmi nella politica, nella società
ma non si fa assolutamente niente se non è Dio che muove le cose. Gli
uomini sono in balìa dei loro problemi, sono in balìa dei fatti, degli
avvenimenti. Sono gli avvenimenti che guidano gli uomini, non sono gli uomini
che guidano gli avvenimenti. E’ Dio che guida tutto, che fa succedere le cose
per condurre gli uomini dove vuole Lui. Il mondo è in mano a Dio. Dio non è
stanco, non è invecchiato!
Sandra: Le cose che periscono sono le cose non raccolte in Dio.
Luigi: Si, tutto quello che non raccogliamo in Dio finisce; se
invece noi restiamo in Dio, tutto di noi viene raccolto in Dio; tutto, anche
gli uccelli dell'aria. Tutto si riposa in Dio. In Dio troviamo la nostra pace perché Dio è la nostra pace. Fuori
di Dio noi abbiamo il conflitto, le contraddizioni, quindi le inquietudini, la
tristezza.
Grazia: Dio ci chiama alla libertà; a quella libertà che viene
dal conoscerlo, perché si resta con Lui anche nelle prove.
Luigi: Quando uno sa che tutto è voluto da Dio e che nulla può
accadere che non sia voluto da Lui, non teme più nulla. Noi abbiamo paura
della bomba atomica, paura di cosa decidono i grandi della terra; gli uomini
possono minacciare, ma tutto è voluto perfettamente da Dio. Dio solo è il Creatore. Se ci fosse un
punto solo, un granello solo di sabbia che potesse esistere senza la volontà di
Dio, Dio non sarebbe più Dio. Noi diciamo “Si sono incontrati i due
grandi della terra”. No! È Dio che li ha condotti a incontrarsi, perché è
Dio che li muove come dei burattini: è Dio che fa tutto. Gli uomini non fanno
assolutamente niente: gli uomini sono degli effetti. E tutto avviene per
darci delle lezioni. Noi dobbiamo solo fare conto su Dio. E quando uno fa conto
su Dio, non ha paura di niente perché Dio ci ama e vuole il nostro bene. Ci
vuole questa grande fiducia: “Cammina pensando a Me e Io penso a tutto il
resto, non preoccuparti di niente”. Dio ci dice questa parola “Pensa a
Me e Io penso a tutto”. Ma dobbiamo pensarlo! Proviamo!
Gabri: Tutto quello che accade fuori di noi è una lezione per
noi.
Luigi: Esteriormente è Lui che conduce gli avvenimenti, i
fatti, è Lui che muove i fili; ma attenzione, Lui li muove tenendo presente la
nostra situazione interiore per instaurare o consolidare un dialogo con la
nostra coscienza; quindi personalmente, interiormente lavora anche con i grandi
della terra. Esteriormente li muove come vuole Lui per dare a noi delle
lezioni: attualmente svolgono una funzione sociale.
Raffaella: “Quando
vedrete accadere tutte queste cose...”
Luigi: I
segni ci sono tutti i giorni, la fine del mondo è tutti i giorni, siamo
inondati dai segni di Dio, però noi non lo vediamo. Arriva un giorno in cui
cominceremo a capire, "quando
comincerai a capire, a vedere questi segni, sappi che il regno di Dio è vicino".
Raffaella: “Quando vedrete segni grandi nel sole...”
i segni straordinari del sole durante le apparizioni di Medjugorie, di Fatima;
sono in relazione con le profezie?
Luigi: Si, sono
già segni che annunciano che le profezie si stanno avvicinando; ma arriva il momento in cui si ha la capacità
di vedere il grande segno: cioè quando si vedono il sole, la luna, le stelle,
come segni di Dio. Attualmente li vediamo ancora come segni materiali,
invece dobbiamo arrivare a capire tutte le cose come parola di Dio, come
segno di Dio; allora l'albero non è più un albero ma è "una parola di Dio
per me". “Che cosa mi vuoi dire attraverso il tuo sole?”, “Ma perché
Signore hai fatto la terra così? che gira intorno ad un sole; che è il sole che
la riscalda, che la illumina, che le dona la vita? perché è il sole che porta
la vita; che cosa mi vuoi significare di Te?”. Comincio a vedere nel sole il
segno di Dio quando chiedo: “Che cosa mi significa Dio di Sé?”. Perché
fintanto che vedo che il sole che gira, si colora, e non interrogo, non posso
capire che cosa mi vuole dire di Dio. Arriva un giorno in cui Dio, nella sua
venuta (la seconda venuta), mi invita a cercare che cosa Lui mi significa di Sé
nel sole, nella luna, nelle stelle, in tutte le cose. Allora questo diventa
segno di Dio: “Vedrete segni di Dio, di Me, nel sole, nelle stelle, in tutti
gli avvenimenti, in quelli belli e in quelli brutti”.
Fabrizio: Perché in
ogni giorno?
Luigi: Perché
Gesù dice “Per voi è sempre tempo”. Dio
opera ogni giorno per farci passare nella conoscenza di Lui. Siamo
continuamente sollecitati. Ogni giorno è un giudizio perché ogni giorno ci
sono parole che arrivano a noi. Se noi non ci affrettiamo a capire il suo
Pensiero, rivestiamo le sue parole del nostro pensiero. Non possiamo non
rivestire le parole di qualche cosa. Tu apri un giornale e fai delle
scelte: o scegli in base al Pensiero di Dio, o scegli in base al pensiero del
tuo io. E come hai scelto l'hai segnato. Quel segno che Dio ti ha mandato, o ti
è servito per conoscere Dio, allora riceverai mercede di vita eterna, cioè
maggior interesse per conoscere Dio, oppure se è stato macchiato dal tuo io, è
finito, è bruciato, non serve più. Noi non ci rendiamo conto, però Dio sta
operando con noi per farci maturare; e prima di portarci alla grande
conclusione, al grande conflitto tra il nostro io e Dio, prima di condurci a
questa scelta definitiva, essenziale, Dio opera per farci maturare, lentamente.
Magari facendoci capire che Lui è buono, che Lui ci ama, che Lui ci pensa e ci
manda le caramelle; poi a poco per volta, opera per far crescere la nostra
anima. Però ogni giorno, noi subiamo quest'opera di Dio che sta venendo in noi.
Il tempo che passa è Dio che viene e man mano che viene, provoca in noi o
apertura, o chiusura.
Ogni parola che arriva a
me, provoca in me una scelta, e quindi provoca un'apertura, o una chiusura
verso Dio. Di una cosa però dobbiamo essere certi: la Provvidenza di Dio è
all’opera e Dio sta lavorando non per condannarci ma per salvarci. Dio non ha
voluto questi “segni dei tempi” per lasciarci nella disperazione e
nell’angoscia “di ciò che sta per accadere” ma per farci capire la Verità e
salvarci, per dirci di elevare i nostri occhi in alto, nella ricerca di Lui,
affinché trovandolo possiamo essere liberi. “Quando
comincerete a vedere queste cose, alzate il vostro capo, perché la vostra
liberazione è vicina”. Nell’incendio che sta divorando la nostra casa, Gesù
ci offre un’uscita di sicurezza.
Venerdì 29 maggio 2015
(cassetta di venerdì 27.5.1988)
(Mc 11,11-25)
[Dopo essere stato acclamato dalla folla, Gesù] entrò a
Gerusalemme, nel tempio. E dopo aver guardato ogni cosa attorno, essendo ormai
l’ora tarda, uscì con i Dodici verso Betània.
La mattina seguente, mentre uscivano da Betània, ebbe fame. Avendo visto da
lontano un albero di fichi che aveva delle foglie, si avvicinò per vedere se
per caso vi trovasse qualcosa ma, quando vi giunse vicino, non trovò altro che
foglie. Non era infatti la stagione dei fichi. Rivolto all’albero, disse:
«Nessuno mai più in eterno mangi i tuoi frutti!». E i suoi discepoli l’udirono.
Giunsero a Gerusalemme. Entrato nel tempio, si mise a scacciare quelli che
vendevano e quelli che compravano nel tempio; rovesciò i tavoli dei
cambiamonete e le sedie dei venditori di colombe e non permetteva che si
trasportassero cose attraverso il tempio. E insegnava loro dicendo: «Non sta
forse scritto:
“La mia casa sarà chiamata
casa di preghiera per tutte le nazioni”?
Voi invece ne avete fatto un covo di ladri».
Lo udirono i capi dei sacerdoti e gli scribi e cercavano il modo di farlo
morire. Avevano infatti paura di lui, perché tutta la folla era stupita del suo
insegnamento. Quando venne la sera, uscirono fuori dalla città.
La mattina seguente, passando, videro l’albero di fichi seccato fin dalle
radici. Pietro si ricordò e gli disse: «Maestro, guarda: l’albero di fichi che
hai maledetto è seccato». Rispose loro Gesù: «Abbiate fede in Dio! In verità io
vi dico: se uno dicesse a questo monte: “Lèvati e gèttati nel mare”, senza
dubitare in cuor suo, ma credendo che quanto dice avviene, ciò gli avverrà. Per
questo vi dico: tutto quello che chiederete nella preghiera, abbiate fede di
averlo ottenuto e vi accadrà. Quando vi mettete a pregare, se avete qualcosa
contro qualcuno, perdonate, perché anche il Padre vostro che è nei cieli
perdoni a voi le vostre colpe».
Parola
del Signore
Cina: Gesù ci rimprovera.
Luigi: Noi siamo
la casa di preghiera; pregare vuol dire
contemplare le cose in Dio, conoscere Dio, elevarci a Dio. Pregare non vuol
dire recitare delle parole; la vera preghiera è elevazione della mente a Dio.
Quindi uno prega se pensa a Dio per conoscere Dio. Tu sei stato creato per conoscere
Dio, non riempire la tua vita di cose che non sono Dio. Perché ad un certo
momento Dio arriva e ti butta tutto in aria. Ed è sicuro che ad un certo
momento Dio arriva. Allora, se la tua vita è soltanto piena di cose del mondo,
Dio arrivando, ti butta tutto in aria.
Nino: Pietro dice: “Guarda il fico che hai maledetto si è
seccato” e Gesù risponde: “Abbiate
fede in Dio...”; cioè non risponde coerentemente con quello che aveva detto
Pietro.
Luigi: Gesù si
adegua al colloquio.
Nino: Però non illumina il segno
precedente.
Luigi: No,
perché per illuminare bisogna che si formuli un’interrogazione specifica;
bisogna che si sia formato l'interesse specifico. I doni superiori sono doni
giustificati: i doni superiori presuppongono un interesse, ed un interesse
specifico. Quando Gesù ha moltiplicato i pani, se i discepoli avessero
detto: “Con questo segno che cosa hai
voluto significare?”, allora Gesù avrebbe risposto. Invece si adegua alla
loro situazione. E’ così nel regno di Dio: fintanto che tu non interroghi in
modo specifico, non chiedi il significato, Dio non ti risponde. Perché se ti
rispondesse, tu lasceresti cadere la risposta, la sprecheresti.
Nino: Pietro qui è superficiale
perché avrebbe dovuto dire: “Che cosa hai voluto significare con questo segno?
Il fico non aveva colpa.”.
Luigi: Certo.
Sembra quasi che Gesù abbia commesso un'ingiustizia verso quel fico. Lui stesso
ha creato il fico, ha stabilito le stagioni e poi pretende dei frutti fuori
stagione. È “l'incoerenza” di Dio!!!
Giovanna: Subito
dopo Gesù dice: “Abbiate fede in Dio!”,
vuol dire che c'è ancora speranza?
Luigi: Dio parla
sempre per darci la speranza.
Giovanna: Però il
fico l'ha proprio seccato!
Luigi: Si, più
seccato di così non si può.
Pinuccia A.: Ma Dio da
noi può pretendere i frutti.
Luigi: Siccome
tutto quello che Dio fa lo fa per noi, anche questa lezione del fico l'ha fatta
per noi. Noi il più delle volte diciamo: “Non è ancora il mio tempo”, “Non è
ancora la mia stagione, poi, quando andrò in pensione, quando sarò libero mi
impegnerò con Dio; ma adesso ho ancora tante cose da fare”. Quando diciamo: “Ho
i buoi, i campi, la moglie, non posso venire” in sostanza diciamo: “Non è
ancora la mia stagione”. Con questo episodio Dio ci fa capire che Lui viene
anche fuori stagione a cercare i frutti; ci fa capire che non abbiamo alcun
diritto di dire: “Non è ancora la mia stagione”. Allora ci fa vedere un albero
fuori stagione che viene seccato perché non ha frutti. In un altro punto Gesù
dice: “Per voi è sempre tempo”. Quello
che determina in noi il tempo non siamo noi, ma è Dio con la sua parola.
Per cui noi dobbiamo sempre essere aperti alla parola di Dio. Io non posso
dire: “Il tale giorno verrà la parola di Dio”. Perché l'iniziativa è di Dio. Io
devo essere disponibile appena Lui bussa. Per cui ci dice: “Vegliate perché non sapete né il giorno, né l'ora”. Noi dobbiamo
sempre essere aperti alla parola di Dio, perché ciò che determina il tempo in
noi è la parola di Dio. E quando la parola di Dio arriva a noi come proposta è
il nostro tempo. E non possiamo rinviare altrimenti non assaggeremo la sua
cena.
Franco: “Gesù entrò nel tempio e dopo aver guardato
ogni cosa attorno, essendo ormai l'ora tarda, uscì con i Dodici verso
Betania”...
Luigi: Tutto
quello che Gesù fa, lo fa per noi. Nella nostra vita Dio si annuncia, arriva
un piccolo sprazzo di luce, poi si ritira. Non arriva subito,
all'improvviso: Dio gradua la sua azione. Per cui magari in un momento
particolare, hai fatto una gita in montagna, nel rifugio, alla sera, hai avuto
un momento di riflessione. Ma quando torni a casa, la vita ritorna come prima.
È Dio che ci prepara. Nel primo incontro Dio si annuncia, attraverso i
segni: è la prima visita. Avvertiamo che c'è qualche cosa, ma non riusciamo
ancora a vedere. Poi viene un momento in cui Gesù arriva distruggendo tutto,
facendo pulizia.
Giovanna: Come mai
Gesù dice “Se avete qualcosa contro
qualcuno, perdonate, perché anche il Padre vostro che è nei cieli perdoni a voi
le vostre colpe”?
Luigi: Se tu non perdoni non sei libera. Siccome prima
aveva parlato della preghiera, adesso dice che la condizione per pregare è di
avere l'animo disponibile. Ma se tu hai qualcosa contro qualcuno, quello ti
impedisce di elevare la mente a Dio, di pensare a Dio. Allora perdona,
perché perdonando la tua anima resta disponibile. Perché noi siamo condizionati
dai problemi che abbiamo con il mondo, con le creature. Siccome la condizione
per pregare è quella di superare tutto, di accantonare tutto, Gesù ti
insegna come ti puoi liberare di tutto per entrare in preghiera: ti dice di
perdonare. Uno ti ha rubato: perdona; perché altrimenti resti legato a quel
fatto e quel fatto ti condiziona nella preghiera, al punto da pregare il
Signore affinché ti risolva quel problema. E così facendo non riesci ad entrare
nello Spirito di Dio.
* * *
Mercoledì 3 giugno 2015
(cassetta di mercoledì 1.6.1988)
“Non è Dio
dei morti ma dei viventi”
(Mc. 12,18-27)
Daniela: Gesù
dice: “Il Dio di Abramo non è il Dio dei morti ma dei viventi” mi fa capire che
bisogna risalire alla sorgente...
Luigi: perché è
solo nella Sorgente che tu trovi che tutto è vivo; se tu ti fermi all'apparenza
o al tuo giudizio, a quello che tu vedi e tocchi dici: “No, quelli sono morti”.
Mosè, Abramo, Isacco, Giacobbe erano morti da centinaia di anni; invece se tu
tieni presente Dio, quello che coniughi al futuro è già presente: “Saranno
tutti ammaestrati da Dio”, presso Dio non c'è il futuro, presso Dio è tutto
presente, quindi: “Sono tutti ammaestrati da Dio”. Con Dio tutto si recupera in
presenza e con Dio tutto si recupera in vita; non esiste la morte. La morte
esiste soltanto in quanto noi pensiamo a noi stessi; quindi è un segno
transitorio, un segno che passa, per noi, per portarci nella vita. Quindi
diciamo che la morte è ancora una tappa della vita: ma in realtà c'è solo la
vita, presso Dio c'è solo la vita. Però per capire che presso Dio c'è solo la
vita, devi partire da Dio, recuperare sempre il principio, ritornare sempre al
principio allora comprendi che presso Dio c'è solo vita, quindi tutti sono
vivi. Quando uno muore diciamo: “E' morto” ma in realtà è già risorto. Noi
vediamo solo il vestito, ma in realtà quello è vivo: più vivo di prima perché è
passato in un'altra dimensione che sfugge a noi, che sfugge soltanto a noi.
Però è più vivo di prima: si và verso un più, non si và verso un meno.
Grazia: Ho visto
in un documentario la difficoltà che hanno i salmoni a risalire la sorgente..
Luigi: Devono
ritornare al principio dove sono nati: è la fatica nostra. Tutto è lezione di
Dio. Noi viviamo in un mare lontanissimo però se vogliamo trovare la vita
dobbiamo risalire al nostro principio. Nel principio trovi la comunicazione
della vita.
Franca: Nel campo
dello spirito non c'è posto alla sterilità, c'è fecondità, abbondanza di vita.
Luigi: Noi siamo
sterili in quanto ci separiamo da Dio; per cui sperimentiamo la sterilità della
vita, la non fecondità della vita.
Franca: Il fatto
che questa donna anche se ha avuto sette mariti non ha avuto figli, che segno è
per noi?
Luigi: Che non
sono gli uomini che rendono feconde le creature; puoi cambiare cinquanta mariti
ma chi ti rende feconda è solo Dio!
Pinuccia: “Dio è
Dio dei vivi, non è Dio dei morti, perché tutti sono vivi”. ? Lui che vivifica,
è Lui che fa vivere.
Luigi: Dio si
annuncia come vita: “Io sono la vita”. “In principio la vita era la luce degli
uomini” in Dio è la vita, la vita sta nel conoscere Dio, per cui nella
conoscenza, nella luce c'è la nostra vita. Dio ce lo annuncia a tutti affinchè
non abbiamo a cercare la vita altrove; non dagli uomini, cercala da Dio.
Altrimenti presto o tardi, tu sperimenti la morte. E quell'esperienza di morte
è ancora motivo per la nostra salvezza. Perché sperimentando la morte, è parola
di Dio, rifletto e dico: “Ho sbagliato luogo, la vita la devo cercare in Dio,
soltanto in Dio”.
Pinuccia: Qui Gesù
commenta Lui stesso la Scrittura..
Luigi: Tutta la
Scrittura di Dio è commentata da Dio. Gli errori ci sono quando la commentiamo
noi. Noi dobbiamo commentare la Parola di Dio con la Parola di Dio. Solo allora
la sappiamo commentare. Quindi anche il mondo, la creazione, che è parola di
Dio, và commentata con la Parola di Dio. Lui parla, lui scrive e poi dice:
“Adesso tu alza gli occhi a me perché io ti spieghi quello che ti ho scritto,
quello che ti ho fatto”.
Pinuccia: Gesù ci
rimprovera di non conoscere le Scritture, né la potenza di Dio. Ci invita a
leggere: “Non avete letto?”..
Luigi: Certo,
perché ignorare Dio ed ignorare la Parola di Dio è colpa. Perché Dio essendo il
Creatore di tutte le cose, non possiamo ignorare la creazione quindi non
possiamo ignorare il Creatore. Quindi se non ne tieni conto sei in colpa.
Pinuccia: Il fatto
è che siamo distratti perché non amiamo.
Luigi: Si, ma la
distrazione è colpa: per cui morire diventa colpa. Siccome Dio è vita, se tu
muori sei in colpa.
Venerdì 5 giugno 2015
(cassetta di venerdì 3.6.1988)
“Come mai
gli scribi dicono che il Messia è figlio di Davide?”
(Mc. 12,35-37)
Cina: “Siedi alla mia destra...”
cosa significa?
Luigi: Fa conto
su Dio; non lasciarti impaurire da niente e da nessuno, ma fa conto su Dio.
Cina: “... finchè io ponga i
tuoi nemici a sgabello dei tuoi piedi”..
Luigi: Aspetta! Io
opero perché tu ora hai tanti nemici, persecuzioni, lotte, critiche, condanne.
Tu non muoverti! Dal libro dell'Ecclesiaste: “Se lo spirito di colui che ha
autorità è contro di te: tu non muoverti!”. Non muoverti. “Siedi alla mia
destra” non muoverti, sta fermo, fa conto su di me, non lasciarti agitare. Io
opero per ricondurre tutte le cose a posto.
Teresa: Costoro
erano convinti che Gesù non era figlio di Davide...
Luigi: Quello
che sappiamo ci impedisce di sapere. Noi corriamo questo grande rischio. I farisei
che obbiettano circa quel cieco dalla nascita e dicono: “Sei tu discepolo di
costui? Noi sappiamo che a Mosè ha parlato Dio. Costui non sappiamo di dove
sia!”. In nome di Mosè, cioè in nome di quello che loro sapevano, rifiutano
Gesù che è Dio. Arriviamo a questo punto!
Teresa: Sapere è
un dono di Dio!
Luigi: Tutto è
dono di Dio. I buoi, i campi, la moglie sono dono di Dio. Eppure in nome di
buoi, campi e moglie non assaggeranno la mia cena, dice Gesù; perché rifiutano
Dio. Non è Mosè che sia cattivo. “Scrutate le Scritture; Mosè ha parlato di me”
dice Gesù. Ma se Mosè ha parlato di me, e io vengo qui tra voi, voi che credete
in Mosè, dovreste amare me, seguire me. Voi che siete figli di Abramo, fate le
opera di Abramo. Abramo desiderò vedere il mio giorno. Se voi foste figli di
Abramo, desiderereste vedere il mio giorno, e allora mi seguireste, mi
ascoltereste. Invece voi siete figli del demonio. Queste sono conoscenze per
sentito dire, superificiali, sono strumentalizzate dal pensiero del nostro io. Agli
scribi faceva comodo credere così perché citando Mosè esercitavano la loro
autorità, avevano le mani nel tempio. E cercavano di uccidere Gesù che li
disturbava.
Enzo: Gli scribi si erano
fossilizzati sulle parole della legge..
Luigi: Scriba
vuol dire istruito. Si sono fermati alla lettera della legge; la lettera
uccide. Di fronte a Dio noi dobbiamo sempre considerarci bambini, sempre
ignoranti, perché Dio è una luce infinita. Di fronte a Dio noi dobbiamo sempre
essere ciechi, ignoranti, bambini: dobbiamo avere bisogno di tutto. “Uno solo è
il tuo maestro” è Lui: Dio. Avessi anche la barba lunga un chilometro,
comportati sempre da bambino. Perché siamo sempre dei bambini di fronte a Dio.
Non dire mai: “Io so” perché in nome di quello che tu sai tu uccidi Dio.
Dobbiamo sempre avvicinarci a Dio, a qualunque età, più non sapendo che
sapendo. Guai quando ci avviciniamo a Dio sapendo. “Se ci fosse Dio le cose
sarebbero diverse!”: finito! Se uno non ritorna bambino, non entra. Diventare
bambino vuol dire: butta a mare tutto quello che sai! Fai in fretta, altrimenti
non entri mica!
Linuccia: “Davide
disse: disse il Signore al mio Signore...”..
Luigi: Davide
aveva il suo Signore, Dio. Gesù dice: “Di chi ha parlato Davide dicendo: disse
il Signore al mio Signore?”: ha parlato di Cristo. Perché Gesù dice: “Scrutate
le Scritture: parlano di me”; Davide appartiene alle Scritture. Gesù dice agli
scribi che credevano a Davide: “Di chi parlava Davide?”. Gesù dice questo per
invitarli a considerare chi stava parlando con loro: il Cristo. Perché Davide
aveva parlato del Cristo. Quindi “disse il Signore” è Dio, “..al mio Signore” è
il Cristo. Quindi: “Disse Dio al Pensiero di Dio: siedi alla mia destra” cioè
appoggiati su di me, fa conto su di me. Si scatenerà la tempesta: tu non
muoverti, fa conto su di me perché io ricondurrò tutto in pace. C'è la
tempesta: fa conto su di me. Perché se fai conto su di me, Io ristabilirò la
pace, farò calmare il vento, placherò le acque. Ma tu devi far conto su di me.
Più noi ci agitiamo per paura, e più sprofondiamo. Quando uno cade nelle sabbie
mobili, deve restare fermo, perché più si agita e più affonda.
Gabri: Dio ci
presenta delle contraddizioni...
Luigi: Certo,
per senza contraddizioni noi diciamo: “Come si sta bene”. Le contraddizioni sono
uno stimolo, sono un pungolo, sono il chiodo sulla sedia che fa male e allora
tendo a rialzarmi. Sono un sassolino nella scarpa. Le contraddizioni sono per
approfondire, per farci camminare. Quando non abbiamo dubbi, quando tutte le
cose vanno bene, noi ci sediamo oppure accendiamo la televisione. E lì la nostra situazione è grave! Invece è
nelle difficoltà che l'uomo è provato, che l'uomo accelera i tempi. Quando
maggiormente noi diciamo che le cose vanno male, è proprio allora che le cose
di Dio vanno molto bene. Perché Dio ci sta facendo correre. L'uomo vale per il
problema in cui si impegna. Più si impegna in problemi grossi, più la sua vita
vale. Noi non dovremmo avere paura delle difficoltà. Quando la difficoltà si
avvicina, dovremmo vedere che proprio lì il Signore ci presenta un'occasione
per fare un salto di qualità, per trasformare la nostra vita. Anche nel
Vangelo, non dovremmo andare a cercare le parole più facili, dovremmo cercare
le parole più difficili, perché sono le parole difficili che ti impegnano a
cercare. E impegnandoti a pensare ti trasformano. Perché quando io non impegno
il pensare, il pensiero và a zonzo e lì tutto viene sprecato. Invece quando mi
trovo di fronte ad una parola molto difficile, ecco la contraddizione, che ti
impegna a pensare, lì ti spiritualizza. Teniamo presente che noi muoriamo nella
festa. Noi abbiamo bisogno di qualcosa che ci faccia pensare. Perché il pensare
ci tiene in vita. È la lotta di Giacobbe.
Mercoledì
10 giugno 2013
(Tratto dalla cassetta 39 del 9.6.1993)
“Io
non sono venuto ad abolire la legge”
(Mt
5,17-19 )
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto
ad abolire, ma a dare pieno compimento.
In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà
un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto.
Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli
altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi
invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei
cieli».
Interlocutore: “Io
sono venuto a portare a compimento” dice Gesù. Ma cosa intende?
Luigi: Gesù è venuto a darci la possibilità di portare a
compimento; perché la legge e i profeti, dice Gesù, si sintetizzano nel primo
comandamento: “Ama il Signore Dio tuo con
tutto il tuo cuore, con tutta la tua vita, con tutte le tue forze, con tutto te
stesso”, ma chi è capace di fare questo? Noi diciamo che è vero, che è
giusto, che sarebbe bello vivere secondo Dio. Ma chi lo fa?
Abbiamo tanti impegni: mangiare, vestire, lavorare,
doveri, la società; per cui: “Come posso amare Dio con tutta la mia mente, con
tutto il mio cuore, con tutto me stesso, con tutta la mia vita?”. Cristo dà a
noi la possibilità di realizzare una vita secondo Dio. Quindi non annulla la
legge, ma ci dà la possibilità di realizzarla, di portarla a compimento. La
legge ci porta al compimento nel realizzare la conoscenza di Dio, nel farci
incontrare la Persona divina che ci fa conoscere Dio. Tutta la legge si
conclude nel farci incontrare Cristo. Quindi se noi ci preoccupiamo della
legge, riconosciamo che è giusta, che dobbiamo attuarla, e arriviamo al Cristo.
È il Cristo, Persona, Figlio di Dio, che ci prende, che ci dà la possibilità
di farci conoscere il Padre e che ci fa superare la legge portandola a
compimento. Il compimento della legge, in un certo senso, è l'annullamento
della legge. L'amore finisce con l’annullare la legge; là dove c'è l'amore,
la conoscenza di Dio, il vero amore, non c'è più regola, non ci sono più doveri.
I doveri ci sono fintanto che non si è ancora entrati nell'amore.
Interlocutore: Quindi la legge è nel primo comandamento.
Luigi: La legge si
sintetizza tutta nel primo comandamento perché se manca quello, tutto diventa
un teatro, una recita. Reciti il non rubare, il non uccidere, perché ti manca
l'anima. È come se tu volessi fare un quadro e ti manca l'artista: non fai
altro che copiare, ma non farai mai un'opera d'arte. Ci vuole l'anima. L'anima
della legge è il primo comando: “Occupati
di Dio, cerca Dio, sei stato creato per conoscere Dio, vivi per conoscere Dio!”,
quella è l'anima.
Interlocutore: Allora si capisce cosa vuol dire essere
minimo o essere grande…
Luigi: Il valore si determina in base al fine verso cui vuoi
andare; tutte le scelte lungo il cammino le fai in base al fine; leggi tutti
i segnali stradali in funzione del fine verso cui vuoi andare.
Interlocutore: “Non
passerà dalla legge neppure un iota o un segno finché tutto non sia compiuto”.
Luigi: Il compimento è la Vita Eterna, perché tutto è fatto per
questo. Tutto l'universo è un cammino da fare per conoscere Dio; l'universo
è una raccolta di segnalazioni, di parole che, se intellette, ci conducono a
cercare e a conoscere Dio.
Interlocutore: Quindi dobbiamo accettare e riportare tutto a
Dio.
Luigi: Si, perché se non si riporta a Dio non si inizia la
vita dello spirito. Altrimenti si conduce una vita basata sui sentimenti,
una vita animale. Soltanto in quanto riportiamo le cose a Dio, Causa Prima,
iniziamo la vita spirituale. Altrimenti no!
Interlocutore: Ma quando non riceviamo risposta da Dio?
Luigi: Ma la prima risposta sta nel fatto che capisci che è
giusto che tu riporti tutto a Dio; questa è la prima risposta di Dio:
comprendere che è giusto riferire tutto a Dio ed è ingiusto non riferire le
cose a Dio. Dio risponde sempre! Siamo noi che siamo talmente distratti che non
avvertiamo la sua risposta. La prima risposta di Dio è capire che è giusto
riportare tutto a Dio perché tutto è di Dio. Questo Dio ce lo dice da sempre.
Se senti il dovere di riferire tutto quello che accade a Dio e di non
considerarlo autonomo, sei in dialogo con Dio. “Piove! Chi è che fa piovere? È
Dio che fa piovere. Perché fa piovere?...” e si inizia il dialogo. Se credi che
sia giusto avere questo dialogo con Dio in tutto ciò che accade, c'è già la prima
risposta di Dio. Dio risponde convincendo, facendo capire che la cosa è giusta.
La giustizia è la prima risposta di Dio. Quando uno pensa a se stesso, quando
pensa di essersi fatto da solo, di essere in gamba perché lavora, perché ha la
volontà, in verità sa di essere ingiusto. Capire questo è la risposta di Dio
alla sua cafonata. Dio risponde anche alle nostre cafonate.
Ti fa arrossire quando ti vanti, quando dici
continuamente: “io, io, io”; ti fa capire che dici una sciocchezza, perché non
tieni conto di Lui. Vedi che ti risponde?!
Interlocutore: Quindi il fine della legge è di risvegliare
in noi l'interesse per Dio.
Luigi: Si, il compimento della legge non è osservare una
regola. Cristo non è venuto per rendermi capace di osservare la legge; il
compimento non sta qui. Quando trovo il Cristo, con Cristo ho un'amicizia,
ho tutto; per cui penso solo più a Lui, non penso più a non rubare, ecc..
Questo ci fa capire che il compimento della legge è trovare l’amicizia con Lui,
dialogare in tutto con questa presenza, perché chi mi salva è Lui: Lui è il
compimento. La legge è pedagogo per portarmi al Cristo, dopo di che cessa la
sua funzione. L'unica nostra preoccupazione deve essere quella di pensare a
Lui, di guardare a Lui, di far attenzione a Lui, perché solo Lui ci libera
dal pensiero del nostro io, quindi da tutto.
Interlocutore: Allora cosa significa “Trasgredire il precetto”?
Luigi: Trasgredire il precetto è non cercare il Pensiero di Dio
in tutto ciò che Dio mi presenta.
* * *
Venerdì 12 giugno
(cassetta di venerdì 10.6.1988)
“Volgeranno
lo sguardo a Colui che hanno trafitto”
(Gv. 19, 31- 37)
Era il giorno della Parascève e i Giudei, perché i corpi
non rimanessero sulla croce durante il sabato – era infatti un giorno solenne
quel sabato –, chiesero a Pilato che fossero spezzate loro le gambe e fossero
portati via.
Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe all’uno e all’altro che erano
stati crocifissi insieme con lui. Venuti però da Gesù, vedendo che era già
morto, non gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati con una lancia gli colpì
il fianco, e subito ne uscì sangue e acqua.
Chi ha visto ne dà testimonianza e la sua testimonianza è vera; egli sa che
dice il vero, perché anche voi crediate. Questo infatti avvenne perché si
compisse la Scrittura: «Non gli sarà spezzato alcun osso». E un altro passo
della Scrittura dice ancora: «Volgeranno lo sguardo a colui che hanno
trafitto».
Parola del Signore
Teresa: Perché
hanno trafitto il corpo di Gesù, sapendo che era già morto?
Luigi: Tutto
quello che è avvenuto sulla scena del Golgota è avvenuto per noi; sembra che
siano gli uomini a decidere, ma non sono gli uomini che decidono: è Dio che
opera attraverso gli uomini. Dio ha voluto dare l'ultimo segno. Dopo duemila
anni noi dubitiamo se Gesù sia veramente morto, per cui concludiamo: è risorto
perché in realtà era solo ferito. Ora, se noi, dopo duemila anni, dopo tutte le
prove che abbiamo ricevuto, dubitiamo ancora, pensa un po' se non ci fosse
stato quel sangue uscito dal costato. Questa è la prova della morte.
Giovanna: “Volgeranno lo sguardo a colui che hanno
trafitto”.
Luigi: Si,
perché noi diventiamo figli dei nostri delitti. Il grande delitto che abbiamo
commesso è l'uccisione del Cristo. Tutti quanti siamo fatti partecipi
dell'uccisione del Cristo, tutti quanti siamo figli di questo delitto, quindi
ci troveremo a tu per tu con il corpo del nostro delitto: Cristo morto in
croce, e con le nostre mani macchiate del suo sangue. Perché Lui è morto per
te.
Daniela: A Cristo
non hanno spezzato le gambe, perché è segno che Cristo non si è lasciato
dividere; mentre agli altri uomini sì, che cosa significa?
Luigi: Non hai
mai trovato nessuno che ti taglia le gambe? Gli uomini tagliano le gambe agli
altri. Quindi non fidarti degli altri. Gli uomini ingannano e si lasciano
ingannare; noi stessi vogliamo essere ingannati. Nel pensiero del nostro io,
andiamo alla ricerca di qualcuno che ci inganna; amiamo essere ingannati. “Tu
sei importante, tu sei bello, tu sei grande”, diciamo. “Come potete credere voi che elemosinate gloria gli uni dagli altri?”(Gv
5,44). “Tu chiamami cavaliere, io ti chiamo commendatore”.
Daniela: “Perché i corpi non rimanessero appesi
durante il sabato”.
Luigi: Quel
sabato era il sabato della Pasqua, una grande festa; gli uomini devono onorare
la festa, per rispettare la festa, volevano togliere il loro delitto, la loro
macchia, volevano rendersi puri. Anche Pilato se ne lava le mani. E mentre
condannano a morte il Cristo, i farisei non entrano nel Litostroto, non entrano
nel Pretorio di Pilato per non macchiarsi. Non aveva importanza mandare a morte
un innocente. Ecco qual è la nostra giustificazione, la nostra giustizia. Non
entrano nel Pretorio per non macchiarsi, per non offendere la loro pasqua, e
intanto mandano a morte il Cristo. “Crucifigilo,
crucifigilo!”.
Daniela: Cosa vuol
dire “pagherete fino all'ultimo
spicciolo?”
Luigi: Queste
parole sono inserite nell'argomento: “non discutere con il tuo fratello, non
pretendere perché finirai in prigione”; cioè, se il tuo fratello contende con
te, tu rivela che il tuo vero interesse è soltanto Dio. Allora se a te
interessa veramente Dio, tu non entri in discussione con il tuo fratello perché
ti porta via l'abito o perché ti offende
sulla guancia o perché ti costringe a correre per cento metri: lascia fare! Meglio
che tu perda tutto, ma che salvi la tua libertà interiore. Perché se
cominci a fare la lotta con il tuo fratello, perché ti ha offeso o perché ti ha
portato via qualche cosa di tuo, ti rendi schiavo di quella cosa, per cui tu
fai la guerra; non sei più libera nello spirito, non sei più libera di pregare.
“Pagare fino all'ultimo spicciolo”
vuol dire che devi superare tutto ciò che hai difeso, perché ad un certo
momento dovrai perdere tutto per ritrovare la tua unione con Dio, per
ritrovarti in sintonia con Dio. Se trovi uno che ti critica o che ti pesta un
piede, tutta la tua giornata diventa nera. Invece con Dio tu devi superare
tutto per poter trovare la sintonia con Dio.
Marco: La vita
di Gesù umanamente è stata un fallimento.
Luigi: Certo, è
la grande lezione del Cristo, che ci fa capire che l'amore vero vince perdendo.
Nel pensiero del nostro io, tendiamo a vincere affermandoci, lasciando
trionfare l'io. L'amore vero vince in quanto perde. Si testimonia l'amore
nella misura in cui si sa perdere.
Marco: Puoi
spiegarlo meglio?
Luigi: Sai cosa
vuol dire perdere? Cristo si è lasciato mandare a morte; Lui, innocente, si è
fatto vittima degli uomini; hanno trionfato gli uomini: il mondo ha avuto
ragione. L'hanno ucciso, l'hanno fatto fuori. Però proprio Lui, perdendo, ha
conquistato i cuori. Perché? Perché facendosi figlio dell'uomo, lasciando che
facessero di Lui tutto quello che hanno voluto, Lui ha conquistato l'uomo.
L'amore conquista in quanto si concede, in quanto perde. L'amore di Dio ci
conquista perdendo. Se c'è uno che nel mondo, nella nostra vita, tace, fa
silenzio, lascia parlare tutti, è Dio. Però all'ultimo, ti accorgi che tutti
spariscono, Lui rimane. Cosa è successo? Dio con il suo silenzio, ha
conquistato il nostro pensiero e a poco per volta, la nostra anima. Tutti,
urlando, imponendo le proprie ragioni, spariscono. Ad un certo momento non
contano più; l'unico che conta è Lui, che non ha mai parlato. Tutto è lezione
per noi. Anche noi, nella nostra vita, vogliamo far valere le nostre ragioni,
ci mettiamo in vetrina, credendo di conquistare gli altri.
Franco: Gesù ci
ha lasciato la testimonianza del sangue e dell'acqua, segno che si ripete ogni
giorno. Cristo è morto, però ci ha lasciato il suo sangue sparso. Infatti Gesù
dice: “Vi sarà chiesto conto di tutto il
sangue sparso”. Si vede l'opera dell'uomo, che pensando a se stesso, uccide
il suo fratello. Gesù è venuto a darci la vita.
Luigi: “Nessuno ha un amore più grande di Colui che
dà la vita”. Dare la vita, vuol dire dare la conoscenza di Dio, quindi Lui ci fa conoscere.
Teresa: Il sangue
sparso è la vita di Cristo data a noi.
Luigi: Si,
sangue che può essere sparso inutilmente se noi non sappiamo valorizzare il
dono che Lui ci fa.
* * *
Mercoledì 17 giugno
2015
(cassetta di
mercoledì 21.06.1989)
“Il Padre tuo, che vede nel segreto,
ti ricompenserà.”
(Mt 6,1-18)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per
essere ammirati da loro, altrimenti non c’è ricompensa per voi presso il Padre
vostro che è nei cieli.
Dunque, quando fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno
gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente. In
verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, mentre tu fai
l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua
elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti
ricompenserà.
E quando pregate, non siate simili agli ipocriti che, nelle sinagoghe e negli
angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente.
In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu
preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel
segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
E quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipocriti, che assumono
un’aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano. In verità io vi dico:
hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu digiuni, profùmati la
testa e làvati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il
Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti
ricompenserà».
Parola del Signore
Cina: La vita è un rapporto con Dio, se non c’è si sbaglia
tutto...
Luigi: Si recita. La nostra vita può diventare tutta una recitazione,
e possiamo passare tutta la vita recitando. E chi recita non vive! La vita o è
autentica o diventa recitazione. La vita di per sé è passione per-. Chi è
appassionato non recita. Passione = patire; in chi patisce, in chi soffre per
conoscere Dio abbiamo l'uomo autentico. L'uomo che patisce, che soffre, che
piange perché non vede il volto di Dio, che cerca il volto di Dio, è un uomo
che sta vivendo; e si comporta verso il suo prossimo, verso tutte le cose,
secondo questa autenticità. Uno che soffre, diventa autentico. Ma ci deve
essere questa sofferenza che nasce dalla ricerca di Dio.
Delfina: Qui il Vangelo ci dice di chiedere la ricompensa. Però,
se faccio del bene al prossimo e mi costa tanto sacrificio e poi sento una
gioia nel cuore, sento un incitamento a ripetere; questo non è male.
Luigi: Se il sentimento è una conseguenza, se viene dopo,
allora va bene; è quando lo mettiamo prima che rovina tutto, quando ci lasciamo
guidare dal sentimento che sbagliamo. Se tu facendo una cosa provi gioia, non è
male. Accetti da Dio questa gioia, perché è una conseguenza. Quindi il
sentimento come conseguenza è una cosa ottima, come premessa è una cosa pessima.
Così anche il “cuore”: messo come conseguenza è una cosa ottima, ma come
premessa è una cosa pessima.
Delfina: “Il Padre tuo che
vede nel segreto, ti ricompenserà”; la ricompensa che viene da Dio è il
capire sempre di più?
Luigi: La ricompensa sta nell'attrazione: più conosci Dio e più
Dio ti attrae; e più ti attrae e più ti senti libera da tutto il resto. È
Lui che ti libera dal pensiero del tuo io, e che ti libera anche dal tuo “cuore”.
Sergio: “Prega il Padre
tuo nel segreto”, ho letto da qualche parte che la preghiera è anche
sofferenza. L'uomo soffre in quanto non vede il volto di Dio. Quindi all'inizio,
la preghiera è sofferenza in quanto Dio non ci dona subito il suo volto.
Luigi: Certo, infatti il Signore parla di difficoltà, di
sforzo: “La porta è stretta, la strada è
difficile!”. La gioia viene all'ultimo. Il cammino con Dio è esattamente
l'opposto di quello che avviene sulla terra. Sulla terra i rapporti li
cominci con gioia e poi arrivano le tribolazioni. Con Dio invece, prima ci sono
le tribolazioni per giustizia, perché è giusto cercarLo anche se non è
gratificante, poi arriva la gioia.
Sergio: Come il contadino che semina e poi raccoglie.
Luigi: Si, tutto è segno.
Giovanna: La ricompensa degli uomini si ha subito e poi si
perde...
Luigi: Bella ricompensa!
Giovanna: La ricompensa di Dio arriva tardi ma quando arriva è
sicura, non si perde più.
Luigi: Dio parla di vita e di sovrabbondanza di vita: “Sono venuto perché abbiamo la
sovrabbondanza di vita”. Con Dio c'è sovrabbondanza di vita perché con Dio
c'è certezza, c'è pace, perché Dio dà una pace. Non come la danno le creature,
come te la dà il mondo. La pace che ti dà Dio è quel famoso riposo del sabato:
è veramente pace, è veramente gioia.
Giovanna: Si, dà già una certa pace anche quando non si è ancora
arrivati alla conoscenza...
Luigi: No, perché la vera pace è fondata sul sapere. Con
Dio tu sai! Con le creature tu non sai mai! Non sai mai le sorprese che ti
aspettano il giorno dopo! Per cui sei sempre lì con le antenne dritte. Invece
con Dio tu hai una sicurezza: sai con certezza.
Franco: Quando ho raggiunto la pienezza con Dio non cerco più di
ricevere gloria dagli altri.
Luigi: Ah, questo è poco ma sicuro! Se tu cerchi la gloria
dagli altri non puoi nemmeno credere in Dio. Perché non puoi credere in Dio
se tu pensi a te stesso. Credere in Dio vuol dire mettere Dio come punto fisso
di riferimento; se tu hai come punto fisso di riferimento il tuo io, siamo ai
poli opposti; quindi non puoi credere in Dio. Tutt’al più tu credi in Dio in
quanto serve al tuo interesse, ai tuoi
scopi. Ma qui non c'è il rapporto giusto. Credere in Dio vuol dire mettere Dio
al centro, e per mettere Dio al centro tu devi togliere il tuo io dal centro,
devi metterlo in periferia. Questo è un rapporto giusto, un rapporto di fede,
la quale è fondata sulla giustizia e la giustizia è fondata su: Dio è il
Creatore, non sono io il Creatore.
Margherita: “Quando
digiuni profumati la testa e lavati il volto” sembra una proposta a vivere
una certa apparenza.
Luigi: Certo, ma il fatto è questo: non fare le cose per farti
vedere! Altrimenti hai già trovato la tua ricompensa. Se io faccio un dono
d'amore verso il mio prossimo e mi aspetto la ricompensa, ho già ricevuto la
mia ricompensa, non posso più ricevere un'altra ricompensa. Tutto quello che
faccio nel pensiero di qualche cosa di diverso da Dio, mi impedisce di entrare
nell'attrazione per Dio. Anzi, entro nell'attrazione delle creature; e
quando le creature mi ricompensano, io sono soddisfatto, non cerco più di
conoscere Dio, ho trovato una certa soddisfazione; e tale soddisfazione è
frutto dell’attesa proprio di quella soddisfazione. Allora, il Signore ci
invita a nasconderci per evitare di essere tentati da questa ambizione. “Beati voi quando diranno male di voi,
quando vi pesteranno...”; ma perché dice “beati”? Perché quanto tu sei pestata da qualcuno, vai a cercare la
soddisfazione in qualcun'altro. Se intorno a te hai tutto un mondo che ti
pesta, cosa fai? Ti rivolgi a Dio; dunque i “pestaggi” ti rendono interessante
Dio. La ricompensa di Dio è questa attrazione, è Dio che ti attrae: “Entra nella gioia del tuo Signore”.
Ecco, l’entrare “nella gioia del tuo
Signore”, è proprio entrare nell'attrazione per Dio. Perché il dono di Dio
è farti sentire questa attrazione per Lui. L'ira di Dio è quando non ti fa
sentire la sua attrazione, e sei attratta da altro.
Luigi: Pregare vuol dire elevare la mente a Dio, non per
chiedere qualche cosa, o perché ti risolva qualche tuo problema. Pregare
soprattutto è conoscere il Suo problema. La vera preghiera tu la fai quando
dimentichi i tuoi problemi e ti elevi, ti raccogli in Dio per conoscere il Suo
problema; cioè, il problema che Lui vuole porre a te, ciò che vuole da te. “Signore rivelami il tuo pensiero perché io
sono disponibile per questo”.
* * *
Venerdì 19 giugno 2015
(cassetta di venerdì 21 giugno 1985)
(Mt
6,19-23)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non accumulate per voi tesori sulla terra, dove tarma e ruggine consumano e
dove ladri scassìnano e rubano; accumulate invece per voi tesori in cielo, dove
né tarma né ruggine consumano e dove ladri non scassìnano e non rubano. Perché,
dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore.
La lampada del corpo è l’occhio; perciò, se il tuo occhio è semplice, tutto il
tuo corpo sarà luminoso; ma se il tuo occhio è cattivo, tutto il tuo corpo sarà
tenebroso. Se dunque la luce che è in te è tenebra, quanto grande sarà la
tenebra!».
Parola del Signore
Pinuccia: Quando
viene qualcuno in casa mia e mi sposta i mobili, non è un ladro che scassa e
che ruba!?
Luigi: No, è Dio
che te lo manda. Tu non puoi spostare i mobili in casa d'altri, ma se altri
vengono in casa tua e ti scassinano la casa, è Dio che lo fa. Tutto quello che non dipende da te è Dio,
quindi lo devi accettare e devi cercare di capire. E' una
lezione che Dio ti dà, è una grazia che Dio ti manda per farti capire qualche
cosa. Forse è uno specchio per farti capire che tu stai scassinando la casa di
Dio. Però devi capire la lezione. In ciò che non dipende da te, devi stare
attenta a rispettare la presenza di Dio, la volontà di Dio. Tutto quello che
non dipende da te, lo devi accettare dalle mani di Dio perché è opera di Dio, è
creazione di Dio.
Pinuccia: Quindi
questi tesori che noi accumuliamo nel cielo...
Luigi: Il
tesoro è la conoscenza di Dio. Dobbiamo sempre cercare di capire le cose
nello Spirito di Dio; in tal modo si di accumulano tesori nel cielo. Tu puoi
dire: “Un ladro è venuto e non ha tenuto
conto che la casa era mia”; ma quel ragionamento non lo devi fare, perché
chi cerca le cose nel cielo di Dio dice: “Tutto
è voluto da Dio; si vede che io ho
rubato a Dio, non ho tenuto conto di Dio e Dio mi ha mandato lo specchio per
farmi capire”. Allora tu ragioni con Dio, accettando quello che Dio ti ha
mandato, perché è parola sua, in tutto.
Pinuccia: Se accumulare
i tesori in cielo è la conoscenza di Dio, si può parlare di accumulare?
Luigi: Si,
perché la conoscenza cresce fino all'infinito, fino alla vita eterna. La
conoscenza di Dio parte da trenta, sessanta, novanta, è tutta una conoscenza
crescente. Si comincia a conoscere Dio come Creatore di tutte le cose; a poco
per volta arriva a penetrare nel mistero di Dio, nel Dio che è presente in noi,
nell'infinità del Pensiero di Dio in noi, con il Verbo di Dio; fino ad arrivare
ad inserirsi nella Trinità di Dio. È tutto questo regno di Dio che deve
crescere in noi, ma cresce nella misura in cui noi ci dedichiamo. Per cui Gesù
dice: “Cercate prima di tutto il regno di
Dio”, il regno di Dio che deve crescere dentro di noi. Non è che il regno
di Dio cresca, perché tutto è regno di Dio, Dio regna in tutto. Siamo noi che
dobbiamo entrare ed entriamo nella misura in cui ci dedichiamo. Dedicandoci lo
facciamo crescere.
Pinuccia: Si entra
attraverso l'occhio dello spirito, che è il pensiero...
Luigi: Si entra
nel regno di Dio guardando dal punto di vista di Dio.
Pinuccia: Dio è
Spirito, quindi solo pensando Dio, guardando Dio...
Luigi: Pensando,
cioè cercando; si entra nel Regno di Dio con il pensiero che cerca di
capire, sapendo che tutto viene da Dio. Bisogna cercare di capire il
Pensiero di Dio.
Pinuccia:
Incominciamo ad accettare quello che non capiamo...
Luigi: Accettare
e desiderare; invocare da Dio la luce perché è Lui che parla ed è anche Lui che
mi spiega. “Signore, mi hai fatto
arrivare questa parola, questo avvenimento ed io non ho capito niente: aiutami
a capire!”, perché è Lui che spiega a noi.
Pinuccia: Sapendo
che le sue parole sono spirito e vita.
Luigi: Certo.
Pinuccia: Però
questa richiesta di aiuto può essere esaudita oppure no.
Luigi: Si, puoi continuare
a non capire, perché Dio si fa aspettare. Dio ci fa aspettare tutto quel tempo
necessario affinché la nostra anima diventi capace di portare quella
conoscenza, quella luce che noi chiediamo. Nessuna preghiera và a vuoto,
nessuna preghiera. Per cui io posso dire: “ho
pregato per ottenere la luce su questa parola e Dio non me l'ha illuminata”,
non è vero! Se Dio ti fa aspettare, è per formare la tua anima; quindi già
questa è una risposta.
Pinuccia: Quindi
noi umilmente dobbiamo stare ad aspettare...
Luigi: Si,
perché Dio nell'attesa, se tu sei fedele, dilata la tua anima (ti fa crescere
il desiderio) fino a diventare capace di ricevere la luce. Nel momento in cui
la tua anima è fatta capace di ricevere, Lui la luce te la dà. Però il più
delle volte la nostra anima chiede cose che poi non è capace di portare, o
magari che non ne tiene sufficientemente conto; allora Dio la fa aspettare,
perché impari quanto valore ha, quanto sia importante quella conoscenza. Quando
noi abbiamo capito quanto sia importante quella conoscenza, allora Dio ce la
manda. Ma prima va capita l'importanza.
Pinuccia: Quando
non capisco, mi viene da scoraggiarmi...
Luigi: No, il
Signore ci fa aspettare proprio per renderci capaci di darci quello che noi gli
chiediamo. Dobbiamo saper aspettare
sulla soglia della baita anche se Lui non apre: non muoverti. Vegliando,
l'attesa forma in noi la consapevolezza della grande importanza che Lui mi apra
la porta. Molte volte una cosa che è poco desiderata, è anche poco apprezzata. Nell'attesa
si forma la preziosità del dono.
* * *
Mercoledì 24 giugno
2015
(tratto dalla cassetta del 24.6.1976)
(Lc 1,57-80)
Per Elisabetta si compì il tempo del parto
e diede alla luce un figlio. I vicini e i parenti udirono che il Signore aveva
manifestato in lei la sua grande misericordia, e si rallegravano con lei.
Otto giorni dopo vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo con
il nome di suo padre, Zaccarìa. Ma sua madre intervenne: «No, si chiamerà
Giovanni». Le dissero: «Non c’è nessuno della tua parentela che si chiami con
questo nome».
Allora domandavano con cenni a suo padre come voleva che si chiamasse. Egli
chiese una tavoletta e scrisse: «Giovanni è il suo nome». Tutti furono
meravigliati. All’istante si aprirono la sua bocca e la sua lingua, e parlava
benedicendo Dio.
Tutti i loro vicini furono presi da timore, e per tutta la regione montuosa
della Giudea si discorreva di tutte queste cose. Tutti coloro che le udivano,
le custodivano in cuor loro, dicendo: «Che sarà mai questo bambino?». E davvero
la mano del Signore era con lui.
Il bambino cresceva e si fortificava nello spirito. Visse in regioni deserte
fino al giorno della sua manifestazione a Israele.
Parola del Signore
Cina: “Non c’è nessuno della sua parentela che si chiami con
questo nome!”
Luigi: Dio è tutto novità:
una novità infinita, totale, assoluta, eterna. Per questo è sorgente di vita eterna
per tutti coloro che Lo conoscono. Ma anche per questo è sorgente di rottura
con le tradizioni, le convenzioni, le istituzioni, le ideologie, le potenze e
le autorità del mondo. Il mondo invecchia e finisce nel banale e convenzionale.
L’uomo no! L’uomo è fatto per rinnovarsi in continuazione nello Spirito di Dio.
L’uomo appartiene a Dio e non al mondo; è stato creato per Dio ed ha Dio come
suo fine. Per questo non può essere strumentalizzato né a istituzioni, né a
istituti, né a nazioni, né a partiti, né a società, ne a regole, né a tutto ciò
che non è Dio.
Ma anche per questo tutto ciò che è generato dal
mondo è in conflitto con ciò che è generato da Dio. Il mondo ama ciò che è suo,
e odia ciò che non gli appartiene. Gesù infatti dice: “Se foste del mondo, il mondo vi amerebbe; ma voi non siete del mondo”.
E’ necessario cercare Dio e vivere liberi dal mondo se si vuole evitare di
diventare muti come Zaccaria, uomini che parlano tanto e dicono niente,
come avviene a tutti coloro che appartengono al mondo e hanno difficoltà a
credere a Dio.
Delfina: “Zaccaria
scrisse: Giovanni è il suo nome!”
Luigi: Bisogna ubbidire
più a Dio che agli uomini, per quanta autorità abbiano su di noi; bisogna ascoltare
le parole di Dio più che le parole che dicono gli uomini; bisogna aver tempo
più per Dio che per il mondo, perché bisogna fare la volontà di Dio e non la
volontà degli uomini; e la volontà di Dio non si confonde mai con
quella degli uomini. Dio opera ogni cosa per liberarci dalle convenzioni,
tradizioni e abitudini che condizionano gli uomini nel mondo e portarci a
vivere liberi nella luce del suo Spirito che opera tutto in tutti. E’ la
rottura che inizia con Giovanni e si compie in Cristo.
Giovanna: “Che
sarà mai di questo bambino?”
Luigi: “Io sono la voce di uno che grida nel
deserto: raddrizzate la via del Signore, come disse il profeta Isaia”.
Giovanni Battista rappresenta la ricapitolazione, la sintesi di tutto l'Antico
Testamento, cioè di tutta la preparazione all'incontro con Cristo: sintesi e
rivelazione dell'opera di Dio per preparare gli uomini. E quindi ogni singolo
uomo, poiché ogni uomo ha bisogno di incontrare personalmente il Cristo, a
riconoscere e ad accogliere il Verbo di Dio, il Maestro della Verità. In
Giovanni quindi ritroviamo la voce della creazione e di tutte le creature,
la voce della Legge e dei Profeti, la voce della coscienza di ogni uomo: invito
alla giustizia essenziale, a dare a Dio ciò che è di Dio, e mettere Dio in noi
nei posto che gli spetta.
Luigi: Giovanni
è la notte che rende testimonianza al giorno; è il deserto che rende
testimonianza all'acqua; è il silenzio che rende testimonianza alla Parola; è
la voce che invita a fare silenzio per lasciar parlare Colui che parla: il
Verbo. E' la voce della coscienza dell'uomo che gli fa toccare la sua miseria
quando più si vanta, la sua cecità quando più si crede al sicuro, il suo niente
quando più si crede un tutto.
Nino: “Egli è colui del quale sta scritto: ecco, io
mando il mio Angelo davanti a te per prepararti la strada”.
Luigi: Si entra
nella via della Verità con il desiderio di Dio, con la fame di Dio e con il superamento
di noi stessi. Il desiderio di Dio di viene da Dio ed è opera di Dio. Il
superamento dei nostro io dipende da noi stessi sotto l'influsso della grazia
di Dio. Nessuno ci costringe a
superare noi stessi per mettere Dio prima di tutto. Questo è un fatto
essenzialmente personale, assolutamente inalienabile: nessuno lo può fare al
posto nostro se noi stessi non ci decidiamo a farlo. Nessuna giustizia è
possibile per chi non fa questa prima giustizia nel suo cuore. Si entra nel
Regno di Dio personalmente. Ed è solo con questo atto, essenzialmente
personale, che inizia la nostra vita personale e troviamo il vero nostro nome,
la nostra identità: scopriamo cioè il senso del nostro vivere.
Pinuccia: Zaccaria, padre di Giovanni, alla fine imparò a credere,
superò e vinse le tradizioni e le sicurezze derivanti dalla vita nel mondo.
Luigi: E’ solo dicendo molti no al mondo che si arriva a dire
sì a Dio. E bisogna dirli questi no! Il mondo, anche tanto mondo religioso,
vorrebbe imporre i suoi schemi di vita, le sue regole, le sue tradizioni; ma
quanti ascoltano Dio non possono seguire le tradizioni del mondo e non possono
accettare il nome che il mondo vorrebbe imporre loro, perché Dio dà un nome che
“nessuno della nostra parentela ha mai
portato!”. Lo Spirito di Dio è Spirito di novità: in Lui ogni uomo è una
creatura nuova che va servita, ma non fatta servire.
* * *
Venerdì 26 giugno
2015
(tratto dalla cassetta 256 del 27.6.1986)
“Signore,
se vuoi puoi purificarmi”
(Mt. 8, 1-4)
Quando Gesù scese dal monte, molta folla lo
seguì.
Ed ecco, si avvicinò un lebbroso, si prostrò davanti a lui e disse: «Signore,
se vuoi, puoi purificarmi».
Tese la mano e lo toccò dicendo: «Lo voglio: sii purificato!». E subito la sua
lebbra fu guarita.
Poi Gesù gli disse: «Guardati bene dal dirlo a qualcuno; va’ invece a mostrarti
al sacerdote e presenta l’offerta prescritta da Mosè come testimonianza per
loro».
Interlocutore: Cosa significa il fatto che Gesù manda il
lebbroso guarito dai sacerdoti?
Luigi: Il lebbroso va come guarito, non perché è guarito! Lo
manda affinché serva come testimonianza per loro, come prova che c'è Uno che
guarisce dalla lebbra, dalla lebbra interiore. Questo era un lebbroso esterno,
specchio di coloro che erano lebbrosi dentro. Gesù manda colui che è stato
guarito esteriormente come offerta a coloro che avevano una lebbra dentro,
un lebbra di orgoglio, di superbia affinché sapessero che c'è Uno che guarisce
dal di dentro.
Interlocutore: Quindi questi sacerdoti cosa significano
interiormente?
Luigi: Sono quelle autorità che ci possono deviare dal
sottometterci al Cristo. Cristo guarendoci ci manda da queste autorità affinché
per loro, inteso interiormente, ci sia questa sottomissione al Cristo in modo
da essere curati. Perché la vera autorità deve essere il servizio, la
sottomissione al Cristo. Invece noi ci sottomettiamo ad altre autorità. Se
diciamo: “Senza la cotoletta non posso vivere, di questo non posso farne a
meno”, ci sottomettiamo ad una autorità. Quindi dobbiamo presentare quello che
Gesù ha fatto affinché serva da testimonianza per guarire dalla lebbra
l’autorità che portiamo in noi. Perché in quanto riteniamo che una certa
cosa sia un'autorità, c'è una lebbra che ha bisogno di essere curata e guarita;
perché dobbiamo sottomettere tutto all'unica
vera autorità: “Non date a nessuno
il nome di maestro”.
Interlocutore: Quindi l'offerta è la presentazione stessa
della nostra guarigione?
Luigi: Si, perché Gesù lo manda dopo averlo guarito, non lo
manda per essere guarito.
Interlocutore: La Parola di Dio è parola in quanto arriva in
anticipo.
Luigi: Si, altrimenti non è più parola. Se arriva dopo è
giudizio, condanna. Prima della realtà arriva la parola; la parola è un
segno, è il fumo del fuoco. Il fumo lo vedi da lontano mentre non vedi ancora
il fuoco. Ma se vedi il fuoco il bosco sta già bruciando.
Interlocutore: La Parola di Dio arriva sempre là dove c'è il
suo Pensiero.
Luigi: Certo, perché la Parola di Dio non arriva ad un cane;
perché se arrivasse al cane non capirebbe assolutamente niente. La Parola di
Dio arriva a noi in quanto abbiamo il pensiero del nostro io; e noi abbiamo
il pensiero dell'io in quanto abbiamo in noi il Pensiero di Dio. Il nostro io è “soltanto” presenza di Dio.
Noi siamo coscienti di noi perché siamo coscienti di Dio. Se Dio non fosse
presente a noi, noi non avremmo coscienza di noi. Noi diciamo: “io”, ma
questo io è soltanto coscienza del suo Io. Quando capiremo le cose nella
verità, capiremo che la coscienza del nostro io non è coscienza del nostro io
ma è coscienza di Lui, della sua presenza in noi. Siamo fatti in coppia con
Dio: c'è Dio e c'è il nostro pensiero che contempla Lui, contemplando Lui
diciamo: “Tu sei e io sono, perché io sono che contemplo Te”.
Interlocutore: Cosa vuol dire “guardati dal dirlo ad alcuno”?
Luigi: Vuol dire illuminare, mettere in alto quella luce;
perché quando Dio ci guarisce accende una luce in noi. Questa luce va
messa in alto in modo da illuminare tutta la stanza, tutto quel mondo che
portiamo in noi; tutte quelle ragioni, tutte quelle parole, tutti quei pensieri
che portiamo in noi; in modo da sottomettere tutto a questa Luce che abbiamo
ricevuto; in modo da contemplare, unificare, tutto in questa luce. E’ il
principio dell'unità, è la passione per l'unità. Passione per l'unità cosa vuol
dire? Avere l’esigenza di vedere tutto secondo un'unica luce. Noi crediamo in
Dio, però crediamo anche negli argomenti del mondo. Dio ci dice: “Non avere
tante autorità; abbi un'unica luce per illuminare tutto”. Per cui ovunque tu
sia, che tu mangi, che tu passeggi, devi vedere tutto secondo la luce di Dio.
La luce di Dio deve illuminare tutto, non ci devono essere dei compartimenti
stagni; per cui quando si è all'incontro di preghiera si è con Dio ma quando si
è in piazza no. Dobbiamo imparare a stare con Dio in tutto, a ragionare con Dio
in tutto, a parlare in tutto secondo Dio.
Interlocutore: Allora cosa vuol dire “non dirlo a nessuno”?
Luigi: Quando ti dice di “non
dirlo a nessuno” è perché dentro di te deve maturare la luce ricevuta,
affinché non te la portino via. “Non
dirlo a nessuno” va inteso in questo senso.
Interlocutore: Però quando dice di mostrarsi ai sacerdoti?
Luigi: Lui deve soltanto mostrarsi in modo che sia di
testimonianza per loro. Ora, una cosa è fare la comare, e in questo caso
parlando si perde tutto; altra cosa invece è rispondere quando si è
interrogati, perché in questo caso rendi testimonianza.
Interlocutore: “Se
vuoi puoi guarirmi” indica una certezza?
Luigi: No, indica l’abbandono a Dio; è far conto su Dio. Perché
il lebbroso non è sicuro che Gesù lo guarisca, infatti dice: “Se…”, “Mi affido a Te. Se tu vuoi che io continui ad essere lebbroso,continuo
ad essere lebbroso. Se tu vuoi guarirmi, guariscimi”. Il che vuol dire che
gli stava molto a cuore Lui, più che la sua guarigione.
Interlocutore: La legge impediva di avvicinarsi ai lebbrosi,
invece Gesù lo tocca.
Luigi: Qui il problema principale non è la trasgressione alla
legge ma l’amore a Gesù. Come al cieco di Gerico i discepoli dicono: “Fa silenzio, non disturbare”, invece
lui urla. La legge ti dice, “Non avvicinarti” e lui si avvicina. L’avvicinarsi
è l’anima vera della legge. Infatti la legge ci dice: “Non avvicinarti”, ma non capiamo lo spirito della legge perché lo
spirito della legge ci dice: “Avvicinati”, “Rompi le regole”. La legge ci dice:
“Obbedisci” mentre lo spirito della legge ci dice: “Sii ribelle perché Dio ama
i ribelli”. In nome dell’amore si fa tutto: “Ama e fa quel che vuoi”; dice
Sant’Agostino. Perché noi possiamo
essere molto rispettosi della legge: “io non rubo, io rispetto la legge, non
desidero la roba d’altri, ecc.” e non avere amore per Dio. “Signore io ti ringrazio perché non sono come gli altri” dice il
fariseo al tempio; “Io ho sempre fatto la
tua volontà” dice il figlio maggiore, ed entrambi non aveva mai amato.
Allora il Signore dice: “Ama e rompi
tutto!”, quella è la meraviglia di Dio. Dio è così!
* * *
Venerdì 10 luglio 2015
(tratto dalla cassetta di 11.7.1984)
“Siate prudenti come i serpenti
e semplici
come le colombe”
(Mt.
10,16-23)
In quel tempo, disse Gesù ai suoi apostoli: “Ecco: io vi
mando come pecore in mezzo ai lupi; siate dunque prudenti come i serpenti e
semplici come le colombe. Guardatevi dagli uomini, perché vi consegneranno ai
tribunali e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe; e sarete condotti davanti a
governatori e re per causa mia, per dare testimonianza a loro e ai pagani. Ma,
quando vi consegneranno, non preoccupatevi di come o di che cosa direte, perché
vi sarà dato in quell’ora ciò che dovrete dire: infatti non siete voi a
parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi. Il fratello farà
morire il fratello e il padre il figlio, e i figli si alzeranno ad accusare i
genitori e li uccideranno. Sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma chi
avrà perseverato fino alla fine sarà salvato. Quando sarete perseguitati in una
città, fuggite in un’altra; in verità vi dico: non avrete finito di percorrere
le città d’Israele, prima che venga il Figlio dell’uomo”.
Parola del Signore
Cina: “Vi mando come pecore in mezzo ai lupi”, ma i lupi sono anche
dentro di noi..
Luigi: Certo, il
pensiero del nostro io staccato da Dio è un lupo, è un demonio. I nostri
sentimenti sono dei lupi che ci divorano; divorano i nostri pensieri, divorano
il nostro tempo, divorano la nostra vita.
Cina: Dobbiamo essere
prudenti...
Luigi: Siamo noi
che dobbiamo distinguere; se teniamo presente Dio, Dio ci libera da tutto. Ma
se noi non teniamo presente Dio, anche con tutta la nostra prudenza, non
facciamo altro che sbagliare. Non bastano la nostra sapienza, la nostra
saggezza, la nostra intelligenza: bisogna tenere presente Dio. È Dio che ci
guida in tutto. È Dio che ci deve guidare in tutto. Dio ci fa capire quando c'è
il nostro io, quando ci sono i nostri sentimenti, quando siamo dominati dalla
figura davanti agli altri, dal giudizio degli altri.
Ida: “Sarete odiati da tutti a causa del mio nome”, se uno non sopporta
quando gli parlano di Dio è perché..
Luigi: Non sopporta
perché non ha simpatia per Dio, nel senso di accordo con Dio, non sono sulla
stessa lunghezza d'onda, sono lontani. “Il
mondo mi odia perché il mondo ama ciò che è suo”. Quindi noi siamo portati
ad amare nel pensiero del nostro io, per cui amiamo soltanto quello che
risponde a noi stessi. Se una persona ci parla di noi, allora siamo tutto
orecchi, perché abbiamo il pensiero del nostro io al centro; se ci parla di
altro, perché magari ci dobbiamo impegnare, ci secca terribilmente; a
testimonianza del fatto che al centro dei nostri pensieri c'è il pensiero del
nostro io che domina. Perché noi siamo sempre molto attenti alle cose che si
riferiscono a quello che portiamo dentro di noi. Quello che ci rende attenti è
quello che abbiamo seminato dentro di noi; se oggi hai visto un film, domani ne
parlerai. Ora, se dentro di noi abbiamo seminato il Pensiero di Dio, quello
ci rende attenti a parlare di Dio; se invece abbiamo seminato altro, se
sentiamo parlare di Dio ci secca, ci disturba.
Paola: “.. non avrete finito di percorrere le città
di Israele che, prima che venga il Figlio dell'uomo.”
Luigi: Intanto
Gesù dice di non andare in altri luoghi, di non rivolgersi ai pagani, ma di
rivolgersi solo alle pecore sperdute di Israele. Chi sono queste pecore sperdute
di Israele? Sono quelle anime, o quella parte di noi, che è interessata a Dio,
che ha interesse per Dio. Israele è il popolo che ha per centro il Pensiero
di Dio: Dio è Colui che è. Israele rappresenta chi ha fame di Dio. Allora,
comincia a dare da mangiare a chi ha fame di Dio; ma questo deve essere anche
per te. Quindi essenzialmente la tua anima ha fame di Dio; preoccupati di
nutrire questa fame. Non preoccuparti di risolvere altri problemi, di
rivolgerti a chi non ha fame di Dio perché non terminerai di dare da mangiare a
chi ha fame di Dio che incontrerai il Figlio di Dio. Cioè comincia a cercare
di soddisfare la fame di Dio che porti dentro di te: scoprirai la presenza di
Dio.
Flavio: “Non avrai terminato di dare da mangiare …”
non ho capito questa frase.
Luigi: Quello
che bisogna mettere in evidenza è questa frase: preoccupati di soddisfare,
di non offendere la tua anima, di non trascurare di mangiare il tuo pane. La
tua anima è fame di Dio. Partiamo dall'esempio esterno del popolo di Israele
che rappresenta la nostra anima. Al centro di Israele c'è Gerusalemme, la città
di Dio; la nostra anima è la città di Dio. La nostra anima è caratterizzata
da questo: ha fame di verità, di assoluto, di conoscere Dio. Questa è
attrazione per Dio. Preoccupati di cercare il pane, di nutrire la tua
anima. Più nutri la tua anima, più la tua fame cresce; cresce fino al livello
tale da incontrare il Figlio di Dio. Il Figlio di Dio poi ti porterà alla
conclusione di questa fame. Cioè ti porterà a conoscere il Padre. “Nessuno può venire a me se non è attratto
dal Padre”; però tu non disprezzare questa fame. Noi possiamo preoccuparci
molto di dare da mangiare al nostro corpo, invece dobbiamo preoccuparci di dare
da mangiare alla nostra anima. La nostra anima deperisce perché la nostra anima
è una creatura. Una creatura che se non è alimentata, deperisce e muore. Per
cui noi corriamo il rischio di perdere il desiderio di conoscere Dio. Appunto
perché non abbiamo nutrito questo desiderio. Dio ha posto in ognuno di noi il
desiderio di conoscerlo, però tu tutti i giorni preoccupati di dare da
mangiare a questo desiderio. È più importante nutrire la tua anima che
nutrire il tuo corpo. E' meglio far digiunare il tuo corpo ma non far digiunare
la tua anima. Se tu ti preoccuperai di nutrire la tua anima e non di tante
altre cose, presto incontrerai la tua salvezza.
Flavio: “Vi mando come pecore in mezzo ai lupi;
siate prudenti come i serpenti e semplici..”
Luigi: Semplici
nel senso che si desidera una cosa sola, si ama una cosa sola. Avere un amore
unico ci rende intelligenti e prudenti. Se uno è semplice nell'amore di Dio,
questo amore fa riconoscere le cose che ci portano via: è l'unico modo per
riconoscere le cose che ci portano via. Molto spesso uno viene portato via
in nome di cose che sembrano buone. Allora uno si trova incatenato, ingolfato,
disperso. L'amore tanto più è semplice, tanto più è illuminante. Quanto più uno
è deciso, convinto di arrivare alla meta, tanto più questo gli illumina ad ogni
bivio le scelte che deve fare. Avendo chiaro il fine per cui vuoi vivere, la
tua vita si semplifica.
* * *
Mercoledì 15 luglio
2015
(cassetta di
mercoledì 15.07.1989)
“Ti benedico o Padre Signore del cielo e della terra ...”
(Mt 11,25-27 )
Cina: Il Signore sceglie le cose piccole per fare cose grandi
Luigi: Certo.
Giovanna: “…nessuno conosce
il Padre se non il Figlio E colui al quale il Figlio lo voglia rivelare”,
ma la luce viene dal Padre, il Figlio ci porta al Padre.
Luigi: No,
nessuno va al Padre se non per mezzo del Figlio, è il Figlio che ci rivela
il Padre; è il Figlio che ci fa pensare il Padre; senza il Figlio noi non
facciamo assolutamente niente. Il Figlio è libero, per cui dice: “.. e colui il quale il Figlio lo voglia...”,
perché può anche non volerlo. Non è automatico, non è costretto, per cui è dono
libero. Se il Figlio ti rivela il Padre, e solo Lui lo può rivelare, non lo
rivela perché è costretto, lo rivela perché vuole rivelarlo, quindi il Figlio è
perfettamente libero. I figli di Dio sono assolutamente liberi. Per
questo dico che non ci deve essere la pretesa; quando c'è la pretesa ritieni
che l'Altro “debba”, e allora sei fregato! L'Altro non deve, l'Altro è
perfettamente libero. Dio è perfettamente libero, il Figlio è perfettamente
libero, lo Spirito Santo è perfettamente libero. Per cui i doni sono doni
liberi, doni d'amore.
Dio crea, ma nessuno lo
costringe a creare; Dio ci ha creati, ma nessuno lo ha costretto a crearci.
Sono doni veramente d'amore, perché Lui non ha bisogno di noi. Quando uno non
ha bisogno dell'altro, se ama l'altro è veramente amore libero, è vero amore.
Quando io ho bisogno dell'altro, se lo amo è solo perché l'altro mi serve, e
qui c'è una strumentalizzazione; allora non abbiamo l'amore vero. Presso Dio
c'è l'amore vero perché Dio non ha bisogno della creatura; proprio per
questo è dono libero: nessuno lo costringe. Qui abbiamo il Figlio che dice “nessuno conosce il Padre se non il Figlio e
colui al quale il Figlio lo voglia rivelare”: lo vuole. Allora, se un giorno tu conoscerai il Padre,
ringrazierai il Figlio che ha voluto rivelarti il Padre suo e quindi farti
essere una cosa sola con Lui perché chi conosce il Padre fa una cosa sola
con il Figlio. “Soltanto il Figlio
conosce il Padre” nessun altro. Il Padre si rivela solo a suo Figlio. E
allora se il Figlio dà a noi la possibilità di conoscere il Padre, è perché ha
deciso di donare liberamente.
Giovanna: Il Figlio vuole quello che vuole il Padre, la volontà è
la stessa..
Luigi: Si capisce. Ma non è una volontà costrittiva, non è una
volontà di uno che riceve un comando da un altro. La volontà del Figlio è volontà che deriva dalla consapevolezza, dalla
conoscenza della Verità. Allora quando tu conosci la verità, quello che tu
vuoi, lo vuoi liberamente perché sai, hai in te la ragione di quello che
vuoi, e qui c'è la libertà. Tu invece sei costretta quando pensi “Se non faccio questo Dio si offende, se non
faccio questo muoio!”, ecco qui c'è una costrizione esteriore, non c'è
libertà.
Marco: Dio ci chiede di lasciare tutte le nostre sicurezze per
rivelarsi a noi.
Luigi: Certo, perché fintanto che tu fai conto su altro,
l'altro ti impedisce di conoscere l'Essere da cui dipende tutto. Siccome tutto
dipende solo da Dio, e solo da Dio, fintanto che tu fai conto su altro, l'altro
su cui tu fai conto, fosse anche un ago, questo ti impedisce di conoscere Dio,
perché ti impedisce di entrare in quella purezza di dedizione che consente la
rivelazione dell'Unico da cui tutto dipende. Se fai conto su altro, sei
nella situazione di impurità, perché tu fai dipendere da qualcos'altro che non
è Dio. Allora qui, nella tua mente, sei in una situazione di impurità, per
cui la luce non passa e allora la tua volontà resta deformata, non può
volere quello che dovrebbe volere: cioè non può volere Dio. Bisogna che si
formi una situazione di purezza, di trasparenza. Ma affinché si formi la
purezza ci vuole l'unità, bisogna che tutto sia sottomesso a Dio, perché in
realtà tutto è già sottomesso a Dio, perché Dio è il Signore di tutto, il
Creatore di tutto. Quindi bisogna
arrivare a sottomettere tutto, fino agli estremi confini della nostra terra. E
i confini della nostra terra, sono anche i mali, le disgrazie, le malattie, la
morte, sono i peccati: tutto, tutto va
sottomesso a Dio, perché se c'è qualche cosa non sottomessa a Dio, si
crea nel nostro intelletto una situazione di impurità, per cui la luce di Dio
non passa, non passa come dovrebbe passare, per cui la nostra volontà non può
operare.
Marco: E questo dono?
Luigi: Devi guardare! Soltanto guardando Dio, cioè
sottomettendo tutto a Dio puoi ricevere il dono di Dio, perché per poco che
tu conosci Dio, già senti l'esigenza di semplificare tutto in Dio. Abbiamo
questa passione per l'unità. Per cui ti accorgi che le altre cause, poco per
volta, vanno eliminate. Man mano che tu guardi Dio, proprio perché Dio opera
questa attrazione su di te, semplifica la tua mente in Lui, fino a renderla
completamente trasparente.
Marco: Da parte mia ci vuole lo sforzo…
Luigi: …di dedizione. Da parte tua ci deve essere questa
attenzione, questo sguardo della mente, del pensiero a Dio. Ma se tu guardi
Dio, già ti fa sentire l'esigenza; nel sentire l'esigenza tu devi sottomettere tutto in modo da far conto solo
su Dio, puramente su Dio, a qualunque costo.
Marco: E quando Dio non mi fa capire?
Luigi: Preghi, piangi, supplichi, credi, fai tutto quello che
vuoi! Salta, fai dei salti da mattina a sera, corri, l'importante è la fedeltà;
ci vuole pazienza, e guai se dico “La
luce tarda a venire, mi diverto!” è finita! No, bisogna portare nel cuore
la domanda, perché se Dio si fa
aspettare, se ti fa aspettare la sua luce, è segno che la tua anima deve
vegliare, perché è proprio vegliando che si forma la situazione di capacità
della luce. Dio la luce la vuol dare, anzi la parola di Dio dice che Dio non
rimprovera nulla a chi gli chiede la luce, non rimprovera nessuna colpa, nessun
peccato, niente. Dio chiede soltanto la costanza, perché un essere incostante
non riceve niente. Ci vuole costanza nella veglia, perché il servo che si
stanca a vegliare quando il Signore tarda a venire, non riceve niente, è un
servo infedele. Il che vuol dire che ha un significato profondo questa costanza
nel vegliare. Vegliare non vuol dire stare fermo, immobile, ma portare dentro
di te l’invocazione, la preghiera, il bisogno di luce su-. Quindi che tu cammini, che tu mangi, che tu dorma, porta questa bisogno
al Padre della luce, dentro di te, con costanza, con fedeltà.
***
Mercoledì 22 luglio 2015
(Articolo pubblicato su “La Fedeltà” scritto
da Luigi Bracco 1980)
(Gv
20, 1-18)
Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò
al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata
tolta dal sepolcro. Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo,
quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro
e non sappiamo dove l’hanno posto!».
Maria stava all’esterno, vicino al sepolcro, e piangeva. Mentre piangeva, si
chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla
parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi
le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio
Signore e non so dove l’hanno posto».
Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù, in piedi; ma non sapeva che fosse
Gesù. Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Ella, pensando che
fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l’hai portato via tu,
dimmi dove l’hai posto e io andrò a prenderlo». Gesù le disse: «Maria!». Ella
si voltò e gli disse in ebraico: «Rabbunì!» - che significa: «Maestro!». Gesù le
disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai
miei fratelli e di’ loro: “Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio
vostro”».
Maria di Màgdala andò ad annunciare ai discepoli: «Ho visto il Signore!» e ciò
che le aveva detto.
Parola del Signore
Cristo risorgendo da morte ci introduce in un nuovo
mondo, il mondo dello Spirito, dove si vive non più schiavi delle cose
materiali e delle parole degli uomini, ma liberi come figli di Dio nel suo
Regno; dove soprattutto non si vive più pensando a se stessi, ma a Dio;
riconoscendoLo e glorificandoLo in tutto, poiché si riconosce che tutto è opera
sua, avendo ormai superato la fase infantile in cui si credeva che tutto fosse
opera del caso, della natura, degli uomini. «Con
la tua morte e con la tua risurrezione ci hai aperto il passaggio alla vita
eterna; ci hai fatto conoscere la vera vita e ci hai colmati di gioia con la
tua presenza».
La pietra che gli uomini avevano posto e sigillato sul
mistero della presenza di Dio tra loro, credendo così di avere sanzionato
definitivamente la morte di Dio e il trionfo dell'uomo, delle parole e dei
valori umani, è stata ribaltata. Dio ha capovolto l'opera degli uomini e li ha
messi in crisi.
Dio mette in crisi l'uomo poiché scrive la sua Verità e
la sua gloria sulle parole stesse degli uomini che negano la sua Verità e la
sua gloria; presenta contraddizioni ai pensieri degli uomini e scava abissi
sotto le loro sicurezze.
Ciò che l'uomo fa, Dio non lo lascia fatto; ciò che
l'uomo dice, Dio non lo lascia detto; ciò che l'uomo afferma come assoluto, Dio
lo rende relativo. La Verità si afferma sull'uomo nonostante l'uomo.
Con la risurrezione di Cristo un mattino nuovo splende
sul nostro mondo: è la gloria di Dio che esplode sulla nostra terra
Quel mattino Maria di Magdala di fronte alla pietra
ribaltata ed alla tomba vuota, credette ancora che tutto fosse opera degli
uomini e non di Dio, e che ciò che gli uomini dicono resti detto e ciò che gli
uomini fanno resti fatto. E corse a dirlo ai discepoli: «Hanno portato via il Signore e non sappiamo dove lo hanno posto!».
Maria di Magdala
non aveva visto l'opera di Dio sull'opera degli uomini; non aveva visto l'opera
di Dio su quella pietra che gli uomini avevano fatto rotolare a chiusura del
sepolcro di Cristo e che avevano sigillato affinché Colui ch'essi avevano
ucciso, fatto fuori dal loro mondo, dalla loro città, dalla loro vita, restasse
morto per sempre. «Ed essi andarono ed
assicurarono il sepolcro sigillandone la pietra e mettendovi le guardie». Questa è l'opera degli uomini di ogni tempo.
La pietra è il segno ch'essi pongono a testimoniare il
loro passaggio e il loro potere, la loro, violenza e la validità delle loro
ragioni. La pietra è il monumento ch'essi erigono a se stessi, alla loro gloria
ed alla loro autonomia da Dio.
La pietra è la materia sotto la quale gli uomini
seppelliscono il mistero di Dio nel mondo; è il segno dell'amore spento, della
fede che non illumina più e non dà vita; è il segno dello spirito che si è
fatto servo del mondo.
La pietra è la regola posta in luogo dell'amore; è
l’offerta posta in luogo del cuore; è la parola posta in luogo del pensiero e
del silenzio; è l'azione e la politica posti in luogo dell'adorazione e della
contemplazione.
La pietra è il sigillo che gli uomini mettono su tutte le
Parole di Dio per non lasciarle regnare nella loro vita. La pietra è il segno
della vita che non è più. In quel mattino questa pietra era stata ribaltata.
«Voi
l'avete inchiodato sulla croce e l'avete ucciso, ma Dio lo ha risuscitato».
Su ciò che gli uomini hanno fatto, Dio ha posto un suo
fatto; sulle parole che gli uomini hanno scritto, Dio ha scritto la sua Parola.
La Pasqua di morte che gli uomini hanno voluto preparare a Cristo, Dio l'ha
trasformata in una Pasqua di risurrezione e di vita per tutti gli uomini. Sul
sigillo che gli uomini hanno posto, Dio ha sovrapposto il suo sigillo.
Dopo aver annunciato agli apostoli che il sepolcro di
Cristo era vuoto e che non si sapeva dove avessero portato il corpo di Lui.
Maria di Magdala era tornata là, al sepolcro, perché l'amore non si può
separare dal luoghi di Colui che ama. Fu qui, in questo bisogno di amore, che
Cristo le apparve e la chiamò per nome: «Maria!».
Era Lui, risorto, vivo! “Rabbonì, mio
Maestro!”
Maria di Magdala quel mattino capì in un lampo che tutto
è opera di Dio e non degli uomini; capì che tutto ciò che gli uomini fanno, non
resta fatto, e che tutto quello che gli uomini dicono, non resta detto. Quel
mattino Maria di Magdala capì in un lampo il significato di quella pietra
rovesciata. Capì, e una gioia grande, immensa, libera, la inondò di luce: la
luce della Pasqua del Signore.
* * *
Venerdì 24 luglio 2015
(tratto
da commento a san Matteo
pubblicato
sulla Fedeltà)
“Terra
buona è colui che ascolta la parola”
(Mt.13,18-23)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Voi dunque ascoltate la parabola del seminatore. Ogni volta che uno ascolta la
parola del Regno e non la comprende, viene il Maligno e ruba ciò che è stato
seminato nel suo cuore: questo è il seme seminato lungo la strada. Quello che è
stato seminato sul terreno sassoso è colui che ascolta la Parola e l’accoglie
subito con gioia, ma non ha in sé radici ed è incostante, sicché, appena giunge
una tribolazione o una persecuzione a causa della Parola, egli subito viene
meno. Quello seminato tra i rovi è colui che ascolta la Parola, ma la
preoccupazione del mondo e la seduzione della ricchezza soffocano la Parola ed
essa non dà frutto. Quello seminato sul terreno buono è colui che ascolta la
Parola e la comprende; questi dà frutto e produce il cento, il sessanta, il
trenta per uno».
Parola del Signore
“Si cominciò a raccogliere attorno a Gesù tanta folla”:
Erano tempi in cui c’era molta fame di Dio sulla terra e Gesù
uscito di casa, era andato a sedersi in riva al mare. Intanto molta gente
accorreva a Gesù per ascoltarLo parlare di Dio e del suo Regno. Gesù vedeva quella folla come una terra
aperta alla seminagione. Il seme che quella terra attendeva era la Parola
di Dio.
Così Gesù iniziò la prima delle sue parabole: quella del
seminatore. Dio ci ha fatti come una terra con i solchi aperti per ricevere un
seme e portarlo a maturazione. Siamo fatti per la Verità e abbiamo bisogno di
Essa. Per questo il Regno di Dio è simile al seminatore. Colui che semina nella
vita dell’uomo è Dio. Ogni giorno il
Seminatore divino esce a seminare il suo seme; ogni giorno Egli passa e ripassa nella nostra vita ad
annunciare la sua Verità spargendo i suoi semi di vita per rendere feconda la
nostra terra, la nostra vita.
Il seme è
la sua Parola e l’uomo vive di ogni parola che esce dalla
bocca di Dio nella misura in cui la raccoglie, l’ascolta e la comprende.
Dio parla
con noi ogni giorno per raccoglierci da tutte le nostre
dispersioni e confusioni e portarci nell’unica
cosa necessaria: conoscere Lui. Egli vuole che tutti si salvino e giungano
a conoscere la Verità. Per questo fa scendere la sua pioggia sui buoni e sui
cattivi e fa splendere il suo sole sui giusti e sugli ingiusti. La Parola di
Dio giunge ogni giorno personalmente alle nostre menti, indipendentemente da
ciò che noi siamo, per annunciarci la Verità di Dio e darci la possibilità di
conoscerLo.
“Ecco, il seminatore è uscito a seminare il suo seme”:
Tempo di grazia è quello in cui Tu vieni tra noi, Signore al tuo passaggio nasce la vita
sulla nostra terra, i prati si ammantano di verde, le colline fioriscono
esultanti, i pascoli si coprono di greggi e le valli di grano. Così è la nostra
vita quando Tu parli e la nostra terra riceve.
Le parole
di Dio sono semi di vita per ognuno di noi, sono rivelazioni della Verità di Dio come
l’Essere presente ed operante tra noi, delle cui opere noi tutti siamo
spettatori, poiché Dio è il Creatore e il Protagonista di tutto ciò che accade.
Dio opera tutto in tutti. Dio opera in tutto con tutti:
il suo seme, la sua Parola cade
abbondantemente ogni giorno su tutti i terreni, su tutti i nostri pensieri, poiché Dio è presente in tutto e fa sentire la sua voce in tutto. Egli è
vicino a noi più dei nostri stessi pensieri, per cui non c’è nulla in noi e di
noi in cui non si avverta la Sua voce. Dio è Colui che nessuno può ignorare e
chi dice di ignorarLo, lo dice non perché Lo ignori, ma perché Lo vuole
ignorare. La sua Parola infatti giunge ogni giorno personalmente ad ognuno di
noi, per offrirci la possibilità e la
grazia di uscire dalla nostra notte, per ricuperarci dalle prigioni, dalle
tenebre e dalle solitudini prodotte in noi dal pensiero del nostro io.
“Una parte del seme cadde sulla strada, una parte cadde
tra le pietre, una parte tra le spine...”:
I terreni in
cui il seme del Seminatore divino viene a cadere sono diversi, poiché diverse sono le anime: vi sono anime
superficiali simili a strade su cui
tutti passano, niente penetra e niente rimane, e vi sono anime simili a pietre che non danno né fiori
né frutti alle parole di Dio; e vi sono anime simili a terreno con cespugli di spine in cui il grano è soffocato
in sul nascere dal pensiero della ricchezza e dalle preoccupazioni del mondo.
Come un
pane quotidiano Dio fa giungere la sua Parola per la
nostra vita, anche se sovente il nostro animo è ingombro di pensieri e di
interessi che gli impediscono la disponibilità ad ascoltare, ad assimilare, ad
intendere la Parola di Dio, per cui i terreni in cui Dio getta il suo seme non
sono tutti uguali: non tutti sanno
raccogliere, custodire, meditare, far crescere e portare a maturazione la
Parola che giunge loro come un seme: eppure questo è l’essenziale, se non
vogliamo che la nostra vita diventi sterile come un ramo secco.
“...Una parte del seme cadde sulla terra buona”;
Terra buona e profonda sono quelle anime che sanno accogliere, custodire e portare con pazienza a
maturazione la Parola udita, perché hanno
interesse a conoscere Dio. Sono quelle anime che amano il silenzio, il raccoglimento, la preghiera e mettono qui la loro vita.
Terra buona e profonda, capace di portare il seme a
maturazione, sono quelle anime che sanno
ascoltare con attenzione la Parola di Dio che giunge a loro; sono quelle
anime che non la trascurano, non la disprezzano, ma ci riflettono su, perché è Parola di Dio, del loro Creatore, del
Signore di tutto l’universo.
Terra buona e profonda per il seme di Dio sono quelle
anime che si riservano il tempo del
silenzio e lo attendono come il tempo più prezioso della loro giornata, un
tempo che li nutre più del pane, poiché
è lì nel silenzio che esse si
incontrano con la loro Vita e la loro Luce.
* * *
Mecoledì 29 luglio 2015
(tratto dal commento a San Giovanni
trasmesso su radio Fossano)
“Signore, colui che tu ami è ammalato”
(Gv 11, 19-27)
In quel tempo, molti Giudei erano venuti da Marta e Maria
a consolarle per il fratello. Marta dunque, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro;
Maria invece stava seduta in casa.
Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe
morto! Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la
concederà».
Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà». Gli rispose Marta: «So che risorgerà
nella risurrezione dell’ultimo giorno».
Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se
muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi
questo?». Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio
di Dio, colui che viene nel mondo».
Parola del Signore.
Da Betania, paese della Giudea alle porte di Gerusalemme,
mandano a dire a Gesù: “Signore, colui
che tu ami è ammalato!”. Chi manda tale messaggio sono due sorelle, Marta e
Maria, presso le quali Gesù sostava tutte le volte che saliva a Gerusalemme. Il
malato era Lazzaro, loro fratello. Gesù amava questa famiglia: era l’amico di
casa; qui trovava cuori aperti e disponibili all’ascolto; qui si confidava.
Gesù qui si trovava casa sua. Pure, quando Gesù seppe che Lazzaro era grave, si
fermò ancora due giorni nel luogo dove era. Gesù lascia che Lazzaro muoia.
Perché? Perché non si muove? Perché si ferma ancora due giorni dove si trova?
Che significato ha tutto questo? Ci deve essere una ragione, poiché ogni atto
di Gesù ha un suo profondo significato teologico per la vita personale di ogni
uomo. E’ questo che bisogna intendere. Gesù non fu un guaritore, né un
economista, né un politico, né un filosofo, né un moralista; se lo fosse stato
avrebbe soltanto colorato di nuovo i muri del carcere in cui ogni uomo è
rinchiuso, come li colorano i politici, i sociologi, gli economisti, i
rivoluzionari di turno che, promettendo libertà, lasciano l’uomo più in carcere
di prima, o avrebbero soltanto prorogato di qualche ora o di qualche giorno la
morte degli uomini, come tutti coloro che curano i corpi. Gesù non venne a
rinviare la morte di qualche giorno, ma venne a vincere la morte dell’uomo per
sempre, venne a liberare l’uomo dalla schiavitù al male ed a salvarlo là dove
invocavano la sua presenza: voleva riservare per i suoi amici un miracolo più
grande che la guarigione di un malato, affinché una più grande speranza
abitasse sulla nostra terra e una più grande gioia fosse nei cuori: quella di
sapere che Dio è signore anche della
morte.
“Questo
male non è per la morte, ma per la gloria di Dio”. Così
rispose Gesù alla notizia che Lazzaro era malato. E’ questa una parola che Egli
ripete in ogni male dell’uomo, per insegnarci che niente è per la morte, ma tutto
è per la gloria di Dio e quindi per la salvezza e la vita dell’uomo. Anche
la morte è per la nostra vita. Tutto avviene per la vita, non per la morte,
poiché tutto è opera di Dio e Dio non vuole la morte dell’uomo, ma la vita. Dio
vuole che tutti si salvino e giungano a conoscere la Verità. Trovare Dio è
trovare Colui che ci fa essere e che vuole che giungiamo a conoscerLo.
Conoscere Dio è vivere.
“Signore,
se Tu fossi stato qui!” Dove è Gesù è la vita. Lo
sapevano bene tutti coloro che Lo cercavano per essere guariti dai loro mali,
soprattutto dal non senso e dal vuoto della loro vita, poiché senza Dio tutto
nella nostra vita si svuota e non ha più senso. Lo sapevano bene le sorelle di
Lazzaro, Marta e Maria, quel mattino in cui dicono a Gesù: “Se Tu fossi stato qui, nostro fratello non sarebbe morto!”.
Avevano invocato la sua presenza quando il loro fratello era grave, ma ormai
era morto da quattro giorni ed era sepolto. E’ l’invocazione profonda e più
vera di ogni uomo, affinché Dio si renda presente prima che la vita passi
invano. Ma c’è forse un luogo in cui Dio non sia presente tra noi? La presenza
di Dio non manca mai, poiché Egli è presente in tutto: è il Creatore di tutto.
Sono gli uomini che non essendo presenti a Lui, non hanno occhi per vedere la
sua presenza e non hanno orecchi per udire le sue parole, poiché senza di Lui i
nostri occhi da soli non vedono e i nostri orecchi da soli non ascoltano. Per
questo Gesù aveva voluto avere ancora qualcosa da dire e da fare con uno che
era morto da quattro giorni, per far intendere che Dio è presente anche quando
noi Lo crediamo assente, per far intendere a tutti che nulla accade senza di
Lui e che non c’è mai da disperare con Lui, fossimo anche in un sepolcro.
“Tuo
fratello risorgerà!” Lazzaro è l’uomo morto che ha
bisogno che Cristo venga a inondarlo di vita con la sua Luce, a risuscitarlo, a
liberarlo dalla pesante pietra che lo tiene chiuso nel sepolcro e lo schiaccia
nelle tenebre del mondo, dove non si conosce Dio e non si vede la sua presenza.
Non conoscere Dio e non vedere la sua presenza è essere nella morte. Lazzaro è
ogni uomo schiacciato nella morte del mondo, della materia, del pensiero del
proprio io autonomo e delle preoccupazioni per la propria vita. E’ ogni uomo schiacciato
nella tomba dalla pesante pietra delle ragioni degli uomini, delle loro parole,
ucciso da tutti coloro che lo distolgono dalla ricerca di Dio per cui è stato
creato per renderlo prigioniero delle cose terrene, della società, della
politica, credendo che lì sia la realtà. Cristo dandoci la possibilità di
conoscere Dio e il suo Regno, ci ha liberati dalla morte: ci ha portato il
trionfo della vita e l’uomo è risorto.
“Io
sono la risurrezione e la vita!” L’uomo è un essere creato
in unione con Dio. La sua vita è partecipazione. “Io sono la vite, dice il Signore, e voi i tralci”. Da solo l’uomo non vive. Da solo, nella sua
autonomia, l’uomo disperde la vita e va verso la morte. Separare l’uomo da Dio
è ucciderlo. Omicida è colui che parla all’uomo di autonomia da Dio, che lo
distoglie dall’attenzione a Dio, dall’ascolto, dalla ricerca di Dio. Lo
distoglie dalla sorgente della vita e lo lascia solo con la sua morte. Il
tralcio staccato dalla vite secca. L’uomo vive in quanto rimane con Dio. La sua
vita gli viene da Dio. Deve quindi imparare a vivere con Dio. La vita dell’uomo
è essenzialmente uno sviluppo interiore che affonda le sue radici nel dialogo
con Dio ogni giorno, nella preghiera, nell’ascolto di questo Essere Creatore
che opera in tutto per rivelare e testimoniare all’uomo che la vita sta nel
cercare Lui, nel conoscere Lui.
CONCLUSIONE:
Che cosa volle significarci Gesù con la risurrezione di Lazzaro a pochi giorni
dalla sua passione e morte, dalla sua Pasqua, quando cioè il profumo della sua
morte era già nell’aria? La realtà storica di ogni suo atto ha un significato
teologico, è una rivelazione di Dio per ogni uomo. Ed è questa che bisogna
intendere. Con la risurrezione di Lazzaro Gesù volle inondare di vita il cuore
dei suoi discepoli prima della sua passione e morte, affinché la sua morte
ormai vicina fosse in loro assorbita dalla certezza del trionfo della vita e
non potesse far loro male in modo definitivo. Li volle caricare di vita per
l’ora della sua prova, che sarebbe stata anche l’ora della loro prova. Prima di
mandare le prove il Signore riempie (se siamo attenti a raccogliere ed a
custodire i suoi segni, i suoi miracoli) le nostre anime di luce e di grazie
tali da poterne uscire vincitori. Era per vincere la morte ormai vicina che
volle inondare le loro menti del pensiero che Dio è padrone della morte. Per
questo aveva aspettato che Lazzaro fosse morto e morto da quattro giorni prima
di dire loro: “Venite, andiamo!”.
Qualcuno dei suoi discepoli allora aveva sussurrato: “Andiamo anche noi a morire con Lui!”. Invece Gesù li conduceva a
risuscitare con Lazzaro e ad esperimentare il trionfo della vita sulla morte.
* * *
Mercoledì
5 agosto 2015
(Tratto dalla cassetta 175 del 7.8.1985)
“Ma non le rivolse neppure
una parola”
(Mt. 15, 21-28 )
In quel tempo, Gesù si ritirò verso la zona di Tiro e di
Sidone. Ed ecco una donna Cananea, che veniva da quella regione, si mise a
gridare: “Pietà di me, Signore, figlio di Davide! Mia figlia è molto tormentata
da un demonio”. Ma egli non le rivolse
neppure una parola. Allora i suoi discepoli gli si avvicinarono e lo
implorarono: “Esaudiscila, perché ci viene dietro gridando!”. Egli rispose:
“Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa di Israele”. Ma
quella si avvicinò e si prostrò dinanzi a lui, dicendo: “Non è bene prendere il
pane dei figli e gettarlo ai cagnolini”. “E’ vero, Signore, - disse la donna –
eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro
padroni”. Allora Gesù le replicò: “Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te
come desideri”. E da quell’istante sua figlia fu guarita.
Parola del Signore
Interlocutore: Questa donna non si è scoraggiata.
Luigi: Non soltanto non si è scoraggiata: quando Gesù le dice: “Non è bene prendere il pane dei figli e
darlo ai cagnolini”, si è umiliata, si è abbassata al piano dei cagnolini;
ha accettato di essere un cane. Gli ebrei non facevano i complimenti! Qui dice “cagnolini” ma gli ebrei dicevano “cani”, perché loro erano il popolo
eletto ma tutti gli altri, i pagani, erano considerati cani per disprezzo. Ora,
lei accetta di essere “cane”: “Anche i
cani si cibano delle briciole che cadono dalla tavola”. Noi accettiamo le
briciole? È lì la grandezza di quest’anima.
Interlocutore: Lei si è dimenticata di se stessa, ma pensa
solo alla guarigione della figlia.
Luigi: La figlia rappresenta la sua anima.
Interlocutore: Ma Gesù non le rivolse neppure una parola.
Luigi: Quante volte il Signore non risponde; noi chiediamo,
invochiamo ma Dio tace. Qui è una lezione meravigliosa che ci fa capire che l’insistenza
e l’attesa hanno una ragione presso Dio. Il Signore sapeva che cosa c’era
nel cuore di quella donna; l’ha maltrattata per evidenziare l’amore che era in
lei. Ecco l’amore contrastato! Per far sgorgare l’umiltà, la fede grande che
c’era in quella donna pagana. Gesù attorno a sé aveva gli apostoli; gli
apostoli erano il popolo eletto, il popolo di Dio. Quel popolo che dice: “Non è bene dare il pane dei figli ai cani”;
Gesù cita un proverbio che si diceva tra il popolo di Israele. Dopo aver
constatato la fede che c’è nel suo popolo conduce i suoi apostoli a vedere
com’è la vera fede in Dio, e li porta tra i pagani dove c’è la vera fede in
Dio.
Interlocutore: Vedevo la provocazione che fa Gesù verso
questa donna.
Luigi: Si, Gesù l’aveva provocata per far sorgere, far sgorgare
quello che c’era di meraviglioso in lei. Se l’avesse accontentata subito, non
si sarebbe evidenziata l’umiltà e la fede di questa donna; maltrattandola in
quel modo lei ha rivelato la sua grande fede. Quasi a dire che è sotto le
prove, le sferzate che uno rivela il meglio di sé, che altrimenti non
rivelerebbe. Gesù ha condotto i suoi discepoli in terra straniera e ha
voluto dare una lezione, perché li stava curando personalmente.
Interlocutore: Noi nel mondo siamo dei viziati.
Luigi: Si, a volte diciamo: “Ma come mai il Signore rende così difficile il cammino?”. E'
proprio perché la difficoltà è il test dell’amore, rende autentico l’amore. La
difficoltà Dio ce la manda proprio per far scaturire da noi il meglio di noi.
Perché si va in montagna? Per far scaturire da noi le energie migliori, perché
di fronte alle difficoltà uno si impegna totalmente. La verità è un grande impegno per l’uomo.
Interlocutore: Cosa vuol dire per noi che Gesù porta i suoi
discepoli in terra straniera?
Luigi: Molte volte ci porta a confronto con delle persone che
noi disprezziamo, che noi riteniamo che abbiano poca fede. Il Signore ci fa
capire che siamo noi che manchiamo di fede; siamo noi che ragioniamo così: “Signore ti ringrazio perché non sono come
gli altri”, “Ti ringrazio perché mi hai fatto nascere cattolico”, “Signore ti
ringrazio perché sono nato in Italia” e il Signore ci fa capire: “Adesso ti porto a vedere la fede di un africano,
di un indiano, ti porto a vedere che cosa fanno loro per me”.
Interlocutore: “Sia
fatto come desideri”.
Luigi: Si, perché lei sapeva quello che voleva. Noi il più
delle volte abbiamo dei pii desideri. Per questo il Signore ci fa aspettare,
perché “E’ con la pazienza che giungerete
a conquistare le vostre anime”.
Interlocutore: E’ il Signore che ci deve dare la volontà.
Luigi: Si, anche la volontà è Lui che ce la dà. Da parte nostra
c’è soltanto il difetto. Ma la volontà, il desiderio di volere è Dio che ce
lo dà. Più guardiamo Lui, più ci aspettiamo da Lui e più riceviamo da Lui. Però
dobbiamo sempre guardare Lui. Se facciamo conto su altro, crolliamo, siamo
incostanti, volubili. All’inizio ci accendiamo di entusiasmo, dieci minuti, poi
crolliamo. San Giacomo dice: “Niente può
essere dato a chi è incostante”. Attraverso questa dedizione l’anima è
fatta capace di ricevere la luce: però ci vuole costanza.
Interlocutore: In questo episodio c’è stata l’intercessione
degli apostoli.
Luigi: Gesù non ha esaudito la cananea perché sollecitato dagli
apostoli! Anzi, si è irrigidito alla sollecitazione degli apostoli, perché
erano loro che dicevano: “Non è bene dare
il pane dei figli ai cani!”. Li mette in contraddizione! “Un momento fa mi dicevate che il pane
riservato al popolo eletto non doveva essere dato ai pagani e ora mi chiedete
di esaudire il desiderio di questa donna pagana?”. Questo per correggere
l’idolatria che c’era nella superbia di questo popolo; i discepoli, pur
seguendo Gesù partecipavano di questa mentalità. Gesù dice: “Ora vi conduco a vedere cosa c’è al di là
di Israele!”. Corregge la loro intenzione.
* * *
Venerdì 7 agosto 2015
(tratto dal Commento a San Matteo)
“Chi vuole
salvare la propria vita la perderà”
(Mt. 16, 24-28)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Se qualcuno
vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché
chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita
per causa mia, la troverà. Infatti quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà
il mondo intero, ma perderà la propria vita? O che cosa un uomo potrà dare in
cambio della propria vita? Perché il Figlio dell’uomo sta per venire nella
gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e allora renderà a ciascuno secondo le
sue azioni. In verità vi dico: vi sono alcuni tra i presenti che non moriranno,
prima di aver visto vedere il Figlio dell’uomo con il suo regno”.
Parola del Signore.
"Se qualcuno vuol venire dietro di Me, rinneghi se
stesso…”
Gesù disse queste parole dopo aver indicato, con il suo
duro rimprovero a Pietro, la via della Croce come via alla Luce.
Per poter seguire
Gesù, bisogna per prima cosa voler andare dove Lui vuole portarci: al
Padre, poiché è nella conoscenza del Padre che sta la nostra vera vita; ma si può camminare con Lui solo rinnegando
noi stessi, cioè superando il nostro modo di pensare per passare a
considerare le cose dal Suo punto di vista, fino a diventare una cosa sola con
il Suo Pensiero. Infatti Dio Lo si
conosce solo per mezzo di Dio ("Nessuno può venire al Padre se non per
mezzo di Me" ), per mezzo cioè
del suo Pensiero, suo Figlio.
Dio non si confonde con le creature, anche se è presente
ed operante in tutte le creature. Dio
non si confonde con i nostri sentimenti, con le nostre impressioni, con i
nostri pensieri, con la nostra volontà o con la volontà degli altri uomini,
poiché Egli trascende tutto e tutti, per
cui nessuno giunge a conoscerLo se
non supera tutto di sé, soprattutto il pensiero di sé e il culto della
propria persona. Egli è il totalmente
Altro, per cui per entrare nel Suo
mondo e partecipare della Sua vita, del suo Pensiero e del Suo Amore, la
condizione è rinnegare se stessi, cioè non più pensare a sé, ma essere
totalmente disponibili ad assimilare, a far proprio, l'insegnamento, il
pensiero di Cristo.
Fintanto che si vive pensando a se stessi e parlando di
sé, si è tagliati fuori dalla via che conduce a Dio, poiché nel pensiero del proprio io non si potrà
conoscere Dio in eterno.
"Poiché chi vorrà salvare la propria vita, la
perderà”:
Tutto ciò
che noi crediamo di salvare senza tener conto di Dio, in realtà lo perdiamo. Il
Signore infatti dice: "Senza di Me non potete fare
niente". Tutto ciò che
facciamo senza di Lui è niente e rende vana, inutile, la nostra vita. Non
possiamo trascurare la Parola del Cristo senza guastare tutto in noi e attorno
a noi: così accade che la nostra vita ogni giorno sia in perdita.
Dio è la luce dei nostri occhi, per cui se non Lo abbiamo presente, non possiamo volere il bene, perché non possiamo nemmeno
vederlo. Allora crediamo di essere qualcuno e siamo niente; di essere forti
e siamo deboli; liberi e siamo schiavi; riteniamo di essere ricchi e di non
aver bisogno di nulla e di nessuno, e non sappiamo invece che siamo poveri,
ciechi, miseri, nudi...
Fintanto
che riteniamo di essere noi a fare, a decidere, a salvare o a
programmare la liberazione dell'uomo facendo conto sui mezzi umani e del mondo,
diventiamo noi stessi un ostacolo
all'opera di Dio per liberare
gli uomini (ecco perché Gesù chiamò Pietro “satana”), e mentre crediamo di
promuovere la giustizia e la pace, rendiamo gli uomini più schiavi e la loro
vita avvelenata, poiché li priviamo soprattutto della loro fede in Dio per
sostituirvi l'opera degli uomini.
“Ma chi perderà la propria vita per causa mia, la
troverà”.
Ogni cosa
ha un suo prezzo e bisogna essere disposti a pagarlo se la si
vuol ottenere. Così anche la Verità,
così anche la vita, l'amore. Bisogna
pagare e pagare personalmente. Si ottiene solo ciò per cui si paga
personalmente.
Pagare
vuol dire saper perdere qualcosa per trovare e possedere ciò che si desidera. Il Regno di Dio, dice Gesù, è simile ad
un tesoro nascosto in un campo. Chi
lo trova, va con gioia a vendere tutto quello che ha, per possedere quel campo.
Così ancora: il Regno di Dio è simile a un mercante
di perle: se ne trova una molto preziosa, vende tutte quelle che ha per
comperare quella perla.
Noi invece dilapidiamo senza saperlo un capitale di tempo
e di intelligenza, messo a disposizione per cercare e scoprire Dio, preferendo
restare a servizio di un mondo per il quale Cristo non ha voluto pregare!
"Qual
vantaggio avrà l'uomo a guadagnare il mondo intero se poi perde la sua
anima?”.
L’anima è
il desiderio di Verità, il desiderio di capire il senso
dell'universo, della nostra vita e di tutte le cose che accadono. A che serve, dice Gesù, possedere anche tutto il mondo, ottenendo
tutto quello che si vuole, in ricchezze, creature, onori, divertimenti, potere,
ambizioni, se si soffoca la nostra
anima, se si perde questo anelito
alla Luce, all'Infinito, all’Eterno, alla conoscenza di Colui che è il Creatore
di tutto e in cui si trova la giustificazione di tutto e quindi la luce in cui
è la nostra vera vita e la nostra pace?
Tutto ciò che facciamo nel pensiero del nostro io e per
il nostro io, seguendo la mentalità del mondo, non ci dà né luce, né pace, né
libertà, né vita; anzi ci porta via la pace, la luce, la libertà, la vita.
Pensando a noi possiamo conquistare il mondo; ma non è né conquistando, né correndo per il mondo che troviamo la luce per la nostra anima, né la
pace, né la libertà, né la vita; anzi la
distraiamo sempre più da Dio, Sorgente di vera vita, e la rendiamo schiava
il doppio di ciò che la opprime, la soffoca, la distrugge, fino a soffocare
ogni sua voce. Molti sono gli uomini che
camminano nel mondo con l'anima distrutta!
Si entra nella vita nella misura in cui si entra
nell'amore, e si entra nell'amore nella misura in cui si lascia tutto per
amare, per coltivare un rapporto personale con Dio.
La Parola di Dio ci ammonisce: non accumulare tesori in
terra, ma nel Cielo, perché là dove è il tuo tesoro ivi sarà anche il tuo
cuore, il tuo pensiero e la tua vita. Solo
lasciando tutto ciò che hai, potrai giungere a ciò che non hai. Fa dunque il tuo bagaglio e preparati ad emigrare dal tuo mondo
dove stai, verso il mondo in cui ti convoca la Parola di Dio. È perdendo il mondo che liberi la tua anima
e le dai le ali per la Verità di
Dio.
*
* *
Mercoledì 14 agosto 2013
(Tratto
dalla cassetta 267 del 13.8.1986)
(Mt
18,15-20 )
In quel tempo, Gesù disse
ai suoi discepoli: “Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, và e
ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo
fratello; se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni
cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà
costoro, dillo alla comunità; e se non
ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il
pubblicano. In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato
in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo. In
verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per
chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela accorderà. Perché
dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro”.
Interlocutore: “Ciò che legherete sulla terra sarà legato
anche in cielo”.
Luigi: Tutto ciò
che raccogliamo in Dio resta raccolto, mentre tutto ciò che non raccogliamo in
Dio resta non raccolto, anche nel Cielo, per noi. Cioè tutto ciò che
raccogliamo in Dio ci raccoglie e ci rende capaci di raccogliere; tutto quello
che non raccogliamo in Dio, non uniamo a Dio, ci divide da Dio. “Chi con me non raccoglie, disperde”.
Ciò che non raccogliamo in Dio ci porta molto lontano da Dio, al punto che
diventiamo incapaci al raccoglimento, non possiamo più raccoglierci perché
siamo portati via da quello che non abbiamo raccolto. Quindi dobbiamo fare
molto in fretta a raccogliere il più possibile, perché più raccogliamo in Dio e
più si forma in noi la capacità di raccoglimento. La capacità di
raccoglimento è la conseguenza di ciò che abbiamo raccolto; e non si forma
in noi senza di noi.
Interlocutore: “Se tuo fratello commette una colpa contro
di te, va e ammoniscilo” ma non si dice sempre che chi sbaglia è segno per
noi?
Luigi: Prima di
tutto la lezione del Vangelo va un po’ modificata. La versione che si avvicina
di più allo Spirito di Dio è questa: “Se
tuo fratello pecca contro di te”. Ora “peccare
contro di te” significa “se tuo
fratello cerca di distoglierti dal fine per cui sei stato creato”; questo
fratello può anche essere un tuo sentimento, un tuo pensiero, un motivo che
cerca di deviarti, di allontanarti dal fine per cui sei stato creato. Tu sei
stato creato per conoscere Dio, se qualche tuo fratello cerca di deviarti da
quel fine, cerca di recuperarlo. In caso diverso scartalo, non lasciarti
deviare, perché la deviazione diventa uno scandalo, ti porta alla morte. Non
lasciarti deviare, ma cerca di far capire al tuo fratello o a quel tuo pensiero
l’errore che porta in sé, perché tutto di te deve essere finalizzato alla meta:
sei stato creato per cercare e per conoscere Dio. Non lasciarti deviare dal
fine per nessun motivo.
Interlocutore: Notavo
questo aspetto positivo che ci indica il Signore, cioè essere uniti in due o
tre nel suo nome.
Luigi: No, “Dove due o tre…” non esclude l’uno, in
senso personale! Lui dice: “Dove sono due
o tre che si uniscono per chiedere una cosa”, c’è un aiuto; ma questo non
esclude l’importanza della ricerca personale. “Quando vuoi pregare entra nel silenzio della tua stanza, chiudi
l’uscio, fuori il mondo…”.
Interlocutore: Volevo
sottolineare la positività di queste parole.
Luigi: Si,
perché tutto ciò che si raccoglie in Dio, che è rappresentato da queste due o
tre persone che si raccolgono in Dio, diventa motivo di raccoglimento, di
aiuto. Più raccogliamo in Dio e più siamo raccolti.
Interlocutore: Il
Signore ci invita a pregare in due o tre uniti nel suo nome perché pregare insieme
è un aiuto.
Luigi: Infatti
Gesù dice: “Come ho fatto io fate anche
voi”; che è lavarsi i piedi l’un l’altro per toglierci la polvere che si
attaccata camminando sulla terra. Noi ci disperdiamo in continuazione dietro alle
tante cose del mondo; allora dobbiamo sempre aiutarci a guardare a Dio, a far
attenzione a Dio. Nel libro dell’Apocalisse, Giovanni si inchina ad adorare
l’angelo che gli ha rivelato tante cose, ma l’angelo lo corregge: “Fa
attenzione perché io sono una creatura come te; torna a Dio”. E’ questo il
vero pregare: evitare di essere autorità uno sull’altro, ed evitare anche che
l’altro si renda succube di noi. Pregare
vuol dire: orientare l’anima a Dio. “Essere due o tre” vuol dire aiutarci
l’un l’altro, non a guardarci a vicenda o a sottometterci l’uno all’altro, ma a
guardare verso la stessa meta.
Interlocutore: “Qualunque cosa chiederete al Padre…”
Luigi: “In nome mio”, ecco la difficoltà. “In nome mio”. Noi pensiamo che Gesù
abbia detto: “Chiedete qualunque cosa”,
per cui “io chiedo che mi faccia vincere
un milione”.
Interlocutore: Quindi in
nome suo possiamo chiedere solo la luce.
Luigi: Se la
chiedi è perché l’hai già ottenuta, perché “Tu
non mi cercheresti se non mi avessi già trovato”. Se tu chiedi la luce è
perché dentro di te hai capito l’importanza della luce; e se hai capito
l’importanza della luce vuol dire che quella luce è già arrivata.
Interlocutore: Ma quella
luce non illumina tutto il mio mondo.
Luigi: Certo,
però il Signore ti dice: “Hai visto la
bellezza della luce? Datti da fare!”.
* * *
Venerdì 16 agosto
2013
(tratto dalla cassetta del 19.2.1989)
“L’uomo
non divida quello che Dio ha unito”
(Mt 19, 3 – 13)
In quel tempo, si avvicinarono
a Gesù alcuni farisei per metterlo alla prova e gli chiesero: “E’ lecito a un
uomo ripudiare la propria moglie per qualsiasi motivo!”. Egli rispose: “Non
avete letto che il Creatore da principio li fece maschio e femmina e disse:
“Per questo l’uomo lascerà il padre e la madre e si unirà a sua moglie e i due
diventeranno una sola carne”? Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque
l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto”. Gli domandarono: “Perché allora
Mosè ha ordinato di darle l’atto di ripudio e di ripudiarla?”. Rispose loro:
“Per la durezza del vostro cuore Mosè vi ha permesso di ripudiare le vostre
mogli; all’inizio però non fu così. Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria
moglie, se in caso di unione illegittima, ne sposa un’altra, commette
adulterio”. Gli dissero i suoi discepoli: “Se questa è la situazione dell’uomo
rispetto alla donna, non conviene sposarsi”. Egli rispose loro: “Non tutti
capiscono questa parola, ma solo coloro ai quali è stato concesso. Infatti vi
sono eunuchi che sono nati così dal grembo della madre, e ve ne sono altri che
sono stati resi tali dagli uomini, e ve ne sono altri ancora che si sono resi
tali per il regno dei cieli. Chi può capire, capisca”.
Cina: “Quindi l’uomo non
divida ciò che Dio ha unito”. Dio ha creato tutto unito a sé e noi dobbiamo
mantenere questa unione attraverso il pensiero.
Luigi: Si, perché l’unione avviene soltanto nel pensiero.
Sposare vuol dire guardare dal punto di vista dell’altro. Soltanto quando hai
la possibilità di guardare dal punto di vista dell’altro sei sposato.
Infatti se qualcuno vuole sposarsi deve avere presente il fine a cui l’altro
tende, altrimenti non sposa la persona, ma un’espressione della persona, una
parte della persona; di conseguenza c’è l’azione di rigetto, perché manca
l’anima. Ciò che anima la nostra vita è sempre il fine. Soltanto un
altro che abbia la tua stessa finalità si può unire a te. Quindi ciò che ci unisce non è la volontà, non è
l’impegno, non è la promessa, il voto, ma è il fine.
Cina: Quindi sposare significa …
Luigi: …guardare dal punto di vista dell’altro. Abbiamo la
possibilità di unirci a Dio solo se guardiamo dal suo punto di vista, cioè dal
Pensiero di Dio. “Nessuno può venire
al Padre se non per mezzo di me”: ecco l’importanza del Pensiero di
Dio.
Delfina: Dobbiamo sempre tenere collegate le creature con il
Creatore.
Luigi: Unirsi al Pensiero di Dio è l’unica condizione per
restare con le creature; perché le creature sono il “corpo” di Dio e noi possiamo
restare con il corpo solo se condividiamo l’anima. Non possiamo restare con
il corpo di una persona se non condividiamo l’anima. E il Pensiero di Dio è
l’anima di tutte le creature.
Franco: Per guardare dal punto di vista di Dio devo essere già
risorto, asceso al Padre…
Luigi: Un momento: se io non avessi la possibilità di guardare
dal punto di vista di Dio, sarei tagliato fuori. Dio mi dà questa possibilità
nel punto in cui mi trovo, prima dell’ascensione, prima della salita al Padre. E’
proprio nel punto in cui mi trovo, nel mio mondo, con tutto il mio carico di
peccato, di male, di disordine, di confusione che ho la possibilità di guardare
dal punto di vista di Dio. Il cammino che l’anima dovrà fare per ascendere
al Padre verrà dopo. Se non avessi questa possibilità sarei tagliato fuori: “Dove sono io voi non potete venire”. Posso
fare tutti i sacrifici del mondo, tutte le ascesi, penitenze, pellegrinaggi;
posso andare dove voglio, anche con la ricerca di Dio, con tutti i miei sogni
su Dio, ma non posso approdare a “ciò che
Dio ha preparato per coloro che lo cercano”.
Rita: Quello con Dio è un matrimonio spirituale.
Luigi: Io sto parlando di Realtà, di matrimonio vero, reale,
non di matrimonio spirituale, chimerico. Questo è il matrimonio reale, perché
tutti gli altri sono fasulli e voi stessi me lo denunciate. Parlo di Realtà,
non di un sogno spirituale, come se si trattasse di un sogno. La Realtà è
questa.
Rita: Questa è una Realtà spiritualissima.
Luigi: Realtà! C’è una sola Realtà! Altro che spiritualissima!
Invece i sogni sono quelli che vediamo e tocchiamo. La Realtà è Dio! Infatti
noi con tutti i nostri sogni non arriviamo a toccare una briciola della Realtà!
“Quello
che Dio ha promesso a coloro che lo cercano” è la Realtà, è la Presenza! Noi stiamo navigando in cose assenti e
tutta la nostra fatica è quella di cercare di toccare qualche cosa di presente;
da soli non riusciamo a toccare niente di presente. Quindi Dio è la Realtà!
Pinuccia: Il matrimonio con Dio è la Realtà; se si parte da Lui, tutto
il resto è segno di questa realtà, quindi tutto è cosa buona, perché tutto è
opera di Dio.
Luigi: Tutto è buono, Dio non ha creato le creature per
ingannarci, per deluderci; infatti Dio creando tutte le cose, ancora oggi,
riconosce che tutto è fatto molto bene. Ma fatto bene per cosa? Fatto bene
perché tu possa salire a Dio, perché tu possa capire la Verità; sostanzialmente
perché tu non abbia a fare dei matrimoni fasulli, perché questi legami
fasulli sono fonte di tribolazioni e illusioni, in quanto cerchi una cosa che
non otterrai mai. Ogni uomo è stato creato per Dio, sappi vivere. Se tu vivi
per Dio, capisci tante cose, soprattutto capisci come avvengono le vere unioni.
Le vere unioni avvengono attraverso il pensiero, cioè attraverso la finalità. E’ possibile formare le vere unioni con le
creature quando è tutto finalizzato a Dio: “Dio
fa abitare tutti sotto la stessa tenda”.
* * *
Mercoledì 26 agosto 2015
(tratto dalla
cassetta 270 del 27.8.1986)
“Voi colmate la misura dei vostri padri”
(Mt 23,27-32)
In quel tempo, Gesù parlò dicendo: «Guai
a voi, scribi e farisei ipocriti, che assomigliate a sepolcri imbiancati:
all’esterno appaiono belli, ma dentro sono pieni di ossa di morti e di ogni
marciume. Così anche voi: all’esterno apparite giusti davanti alla gente, ma
dentro siete pieni di ipocrisia e di iniquità.
Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che costruite le tombe dei profeti e
adornate i sepolcri dei giusti, e dite: “Se fossimo vissuti al tempo dei nostri
padri, non saremmo stati loro complici nel versare il sangue dei profeti”. Così
testimoniate, contro voi stessi, di essere figli di chi uccise i profeti.
Ebbene, voi colmate la misura dei vostri padri».
Parola del Signore
Cina: Dobbiamo avere a cura l’intenzione.
Luigi: Noi essendo persone, abbiamo sempre un’intenzione; però
quando l’intenzione del nostro io prevale, siamo “solo apparenza”. È solo Dio
che ci rende autentici. Il pensiero del nostro io ci fa recitare sempre.
Delfina: “Avete colmato la
misura dei vostri padri”.
Luigi: Anche noi a volte diciamo: “Se ci fossi stato io a quel tempo non avrei mai mandato a morte Gesù”.
Gesù dice: “Voi, con tutti i vostri
sentimenti, con tutte le vostre lacrime non fate altro che portare a compimento
il delitto che hanno commesso i vostri padri”, perché non capiamo lo
spirito del Cristo che si è sacrificato ed è morto per ognuno di noi. “Fate i monumenti ai profeti che sono morti,
fate le poesie, sentimento; facendo così portate a compimento l’opera dei
padri. I vostri padri li hanno uccisi e voi avete fatto loro i monumenti
anziché cercare lo spirito del profeta, anziché cercare di capire le lezione”.
Non facciamo del sentimento attorno a Cristo ma cerchiamo lo spirito per cui
Cristo è morto, cerchiamo di capire la lezione che ci ha voluto comunicare.
Franca: Loro credevano di credere in Dio.
Luigi: Loro credevano come noi, che ci crediamo molto religiosi
perché facciamo tanto sentimento attorno a Gesù; ma intanto non cerchiamo di capire
il significato. “Perché Io sono morto?”
ci chiede Gesù.
Giovanna: Noi cerchiamo di salvare la figura davanti agli altri,
invece è quello che siamo dentro che ci determina.
Luigi: Si, è ciò per cui noi viviamo veramente che ci rende
autentici. Il Signore dice: “Stai attento
dove hai il tuo tesoro di vita perché dove è il tuo tesoro lì è il tuo cuore”;
lì è il tuo orecchio, perché uno è capace di ascoltare in relazione a ciò che
coltiva nel cuore. Non si ascolta con gli orecchi naturali, si ascolta con il
cuore. Cos’è il cuore? Quello che uno ha come interesse principale. È
l’interesse che ci apre l’orecchio. “Nessuno
è più sordo di chi non vuole sentire”. Anche colui che non vuole sentire ha
l’orecchio sano, eppure non vuole sentire perché non ha interesse per ciò che
si rifiuta di sentire. Anche per noi arriva un momento in cui ci rifiutiamo di
sentire la parola di Dio, se non abbiamo interesse per Dio, se non siamo
attratti da Dio anche se abbiamo l’orecchio, non ascoltiamo più le parole di
Dio, addirittura ci danno la nausea, ci danno fastidio, non le sopportiamo più.
Ciò che ci rende veramente autentici è ciò per cui noi viviamo, è l’interesse
principale della nostra vita. Solo se l’interesse principale della nostra vita
è quello di conoscere Dio, la nostra vita è autentica perché si costruisce
nello spirito. Ma se noi viviamo per altro da Dio, la nostra vita si sdoppia,
perché l’io è un principio di sdoppiamento, che ci costringe a recitare per
salvare la faccia davanti agli altri. In tal caso si va in chiesa, ed è una
recitazione; si prega ed è una recitazione; si fa una vita onesta, ma è tutta
una recitazione; si dà ai poveri ma è tutta una recitazione; si può anche
essere in casa di preghiera, ed essere una recitazione. Noi ci raccontiamo
delle favole da mattina a sera...
Franco: Ma uno interiormente non si può tranquillizzare?
Luigi: No, tranquillizzare no. Noi cerchiamo sempre di
giustificarci: “Abbimi per giustificato!
Ho questo da fare, quell’altro da fare!”; ci giustifichiamo e ci crediamo
giustificati. Quante volte diciamo: “Questo
lo faccio per la mia famiglia, per i miei figli” ma sotto, sotto, dovremmo
avere l’onestà di dire: “Questa è la mia
ambizione”, ma non lo diciamo.
Sandra: Gesù richiama questi scribi e farisei a cercare il
messaggio dei profeti.
Luigi: Certo, noi possiamo fare tanto sentimento. Costoro
elevavano dei monumenti ai profeti, ed era tutto sentimento. Anche noi possiamo
elevare altari a Cristo morto, e fare tanto sentimento. Il Signore non
chiede il sentimento! Il Signore chiede di capire la lezione, il messaggio che
ci vuole dare.
Pinuccia: “Così testimoniate
contro voi stessi di essere figli degli uccisori dei profeti”.
Luigi: “Testimoniate
contro voi stessi di essere figli degli uccisori”. Perché i vostri padri
hanno ucciso i profeti e voi ai profeti fate i monumenti, cioè confermate il
delitto che hanno fatto i vostri padri; avete la stessa mentalità.
Pinuccia: Anche noi versiamo il sangue dei profeti quando non ci
impegniamo a capire; è tutto sangue sparso invano.
Luigi: La parola non capita è una parola sciupata, perché
Dio parla per essere capito. Ogni parola di Dio che non è capita è una
parola di Dio sprecata. Ci verrà chiesto conto di tutte le parole che Dio ci
aveva fatto arrivare e che noi abbiamo lasciato cadere per terra, che non
abbiamo raccolto nello Spirito.
* * *
Venerdì 28 agosto 2015
(tratto dalla cassetta del 26.2.1989)
“Ecco lo sposo! Andategli incontro!”
(Mt 25,1-13)
In quel tempo, Gesù
disse ai suoi discepoli questa parabola: “Il regno dei cieli sarà simile a
dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo.
Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le loro lampade,
ma non presero con sé l’olio; le sagge, invece, insieme alle loro lampade,
presero anche l’olio in piccoli vasi. Poiché lo sposo tardava, si assopirono
tutte e si addormentarono. A mezzanotte si alzò un grido: “Ecco lo sposo!
Andategli incontro!”. Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le
loro lampade. Le stolte dissero alle sagge: “Dateci un po’ del vostro olio,
perché le nostre lampade si spengono”. Le sagge risposero: “No, perché non
venga a mancare in noi e a voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene”.
Ora, mentre quelle andavano a comprare l’olio, arrivò lo sposo e le vergini che
erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. Più tardi
arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: “Signore, signore,
aprici!”. Ma egli rispose: “In verità io vi dico: non vi conosco”. Vegliate
dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora”.
Parola del Signore
Cina: Quello che ci fa entrare è sottomettere tutto per vedere
tutto dal punto di vista di Dio.
Luigi: Anzi, è guardando dal punto di vista di Dio che puoi
sottomettere, raccogliere tutto in Dio; e quando tutto è sottomesso a Dio,
e hai raccolto tutto in Dio, puoi entrare nel regno della Verità. Raccogliere
è necessario perché raccogliendo si forma in noi un pensiero semplice, un pensiero
puro, unico, che ci rende capaci di portare la Verità. Noi siamo incapaci
non perché Dio non ci sia, perché Dio è già presente in noi, ma perché pensiamo
a noi stessi. Infatti se noi fossimo
capaci, in questo istante, di dimenticare completamente noi stessi, vedremmo
Dio.
Delfina: Quindi quello che ci impedisce di vedere Colui che è
presente…
Luigi: …sono i nostri tanti pensieri, la molteplicità dei
nostri pensieri. Cristo tra noi, opera questa semplificazione; ci raccoglie nel
Pensiero del Padre. Raccolto tutto nel Pensiero del Padre, il nostro
pensiero è semplificato, diventa puro: “Beati
i puri di cuore perché vedranno Dio”.
Puri di cuore vuol dire puri di pensiero. In questa purezza di pensiero, che è unità
di pensiero, abbiamo la possibilità di vedere, di portare la Verità. Ma
fintanto che in noi c’è un pensiero inquinato, non possiamo concepire la
Verità. Ciò che è inquinato non può concepire.
Giovanna: Questo inquinamento ci taglia fuori, ci chiude fuori
dalla porta, come le vergini stolte.
Luigi: Appunto. Se Gesù ha detto la parabola delle vergini
stolte che restano chiuse fuori a bussare, evidentemente l’ha detta per noi.
Giovanna: Quindi non basta la nostra volontà per arrivare a
sottomettere tutto a Dio.
Luigi: Ci vuole il Pensiero di Dio, ci vuole la parola di Dio.
Si entra solo in quanto possiamo camminare non su iniziativa nostra, ma su
iniziativa sua; solo quando possiamo dire: “Ho
fatto conto sulla tua parola”.
Franca: Bisogna avere quell’umiltà di riconoscere che tutto ci
viene da Dio.
Luigi: Soprattutto è importante camminare sulla sua parola;
perché nella sua parola c’è la sua iniziativa. “Ancora per poco la luce è con voi; camminate in questa luce,
altrimenti restate sorpresi dalle tenebre”. Le vergini stolte sono state
sorprese dalle tenebre, cioè sono state “prese” dalle tenebre.
Franca: E quand’è che noi siamo “presi” dalle tenebre?
Luigi: Quando non vediamo più la luce. Possiamo gridare da
mattina a sera, bussare, ma quella porta non si apre. E se anche la porta fosse
aperta, spalancata, noi non potremmo entrare, perché non vedremmo per noi un
pensiero d’amore, non ci sentiremmo pensati dall’Altro. E se non ci si sente
pensati dall’Altro non ci si può muovere, si è paralizzati.
Franco: Invece se si avvera la parola: “Bussate e vi sarà aperto”, Lui ci apre e ci fa entrare, perché ci
fa vedere le cose da Dio.
Luigi: Si avvera la parola se ci muoviamo sulla sua parola.
Cioè, se dico: “La verità è invisibile,
quindi è impossibile”, sono tagliato fuori. Invece Gesù mi dice: “Cerca prima di tutto la verità, cerca prima
di tutto il regno di Dio; chiedi, bussa, insisti, perché ti prometto che ti
verrà dato”, se io mi muovo su questa parola e cerco ciò che Lui mi dice di
cercare, certamente la parola si avvera.
Sandra: Quindi qual è l’errore che facciamo?
Luigi: L’errore comune è quello di dire che Dio non esiste;
perché sulla parola: “Cercate e
troverete”, si arriva a chiedere altro da Dio, per cui non si ottiene
nulla. Ecco, questo è l’errore che fa la maggior parte di noi; non ci rendiamo
conto che ce lo dice Lui stesso cosa chiedere, cosa cercare: “Cercate prima di tutto il regno di Dio”.
Questo ai nostri occhi sembra impossibile.
“Cercate di conoscere Dio” ci dice Gesù. Se noi ci muoviamo
secondo la sua Parola, anche se ci sembra impossibile, entriamo con lo Sposo. Infatti se Maria
avesse detto all’angelo: “E’
impossibile!”, non avrebbe concepito il Verbo.
Pinuccia: Quindi questo bussare, questo chiedere di cui parla
Gesù, è completamente diverso da quello delle vergini stolte.
Luigi: Eh già! E’ tutto diverso! Qui sono le vergini stolte che
bussano, l’iniziativa è loro; infatti le sagge sono entrate, ma sono entrate
con lo Sposo, su iniziativa dello Sposo. E’ il “con” che ti dà la
possibilità; infatti Gesù dice: “Dove
sono io voi non potete venire” è una parola esclusiva; ma poi dice: “Io vado a prepararvi un posto affinché dove
sono io siate anche voi”. Sembra una contraddizione, invece è sempre la stessa
lezione, perché ci fa capire che noi da soli non possiamo giungere a fare
esperienza della Presenza di Dio. Lui ci porta dove lui è, dove possiamo
fare questa esperienza, ma dobbiamo essere con Lui.
* * *
Mercoledì 2 settembre 2015
(Tratto dalla cassetta 271 del 3.9.1986)
(Lc 4,38-44 )
In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga, entrò nella
casa di Simone. La suocera di Simone era in preda a una grande febbre e lo pregarono
per lei. Si chinò su di lei, comandò alla febbre e la febbre la lasciò. E
subito si alzò in piedi e li serviva.
Al calar del sole, tutti quelli che avevano infermi affetti da varie malattie
li condussero a lui. Ed egli, imponendo su ciascuno le mani, li guariva. Da
molti uscivano anche demoni, gridando: «Tu sei il Figlio di Dio!». Ma egli li
minacciava e non li lasciava parlare, perché sapevano che era lui il Cristo.
Sul far del giorno uscì e si recò in un luogo deserto. Ma le folle lo
cercavano, lo raggiunsero e tentarono di trattenerlo perché non se ne andasse
via. Egli però disse loro: «È necessario che io annunci la buona notizia del
regno di Dio anche alle altre città; per questo sono stato mandato».
E andava predicando nelle sinagoghe della Giudea.
Parola del Signore
Cina: Quando ho la febbre per le cose del mondo, ho bisogno di
toccare qualcosa di Dio perché mi guarisca.
Luigi: Dio viene a liberarci da tutti i nostri mali, quindi da
tutte le nostre febbri. Noi siamo dominati dalla febbre, dalle passioni del
mondo, perché tutto quello che vediamo ci appassiona. Se eleviamo il nostro
sguardo a Dio, anche Dio ci appassiona, soprattutto Dio. Ma se noi
guardiamo altro, sostanzialmente siamo passione di “altro”. Se uno guarda un
campo subisce la passione di quel campo; se guarda una casa subisce la passione
per la casa; se guarda una creatura subisce la passione per la creatura. Le
passioni sono delle febbri: “Chi mi
libererà da queste passioni?” dice san Paolo. Solo Cristo, Dio, che venendo
a noi ci guarisce. Noi siamo liberati dalle nostre passioni nella misura in
cui ci appassioniamo per “Altro”, cioè nella misura in cui ci appassioniamo
per Dio. Per appassionarci a Dio dobbiamo incontrare una parola di Dio che
occupi il nostro pensiero, che ci prenda a lavorare. Dio si presenta a noi come
un campo da lavorare. Dio è il principio, Dio è il fine; è il fine in quanto si
presenta a noi come un campo da lavorare. Dio ci dice: “Vieni a lavorare, approfondisci, conoscimi, cercami! Perché sei stato
creato per cercare e per conoscere il tuo Dio; quindi dedicati. Se lo fai sei
liberato da tutte le cose che ti disperdono, che ti distruggono”. Ecco, se
ci dedichiamo a Dio, cresce in noi la conoscenza, la passione, l’interesse,
l’amore per Dio. L’amore per Dio cresce nella misura in cui uno conosce Dio.
Altrimenti diventa uno sforzo inutile. Voler amare una persona che non si
conosce è uno sforzo inutile; si possono fare tanti sforzi di volontà, ma non
si arriverà mai ad amare, perché l’amore è effetto di conoscenza.
Silvana: “E’ necessario che
io annunci la buona novella anche alle altre città”.
Luigi: Cristo è uno che viene tra noi, prende contatto con noi,
ma non resta con noi: cammina. Per cui se non gli andiamo dietro, perdiamo il contatto.
Cristo viene, prende contatto e poi ritorna al Padre. Se noi gli andiamo dietro
ci conduce al Padre. E inizia il processo di spiritualizzazione: il superamento
del pensiero del nostro io, del mondo. Se non gli andiamo dietro, resta il
ricordo di Lui, ma perdiamo il contatto.
Silvana: Quindi è un invito a queste folle a seguirlo.
Luigi: Si, ma seguendolo lasciano! Perché la vita è amore,
ed essendo amore è una scelta continua. Tutti i giorni, volenti o nolenti,
facciamo delle scelte: lasciamo qualche cosa e ci prodighiamo per altro; è
sempre un lasciare per qualche cosa. Vivere vuol dire scegliere; chi rifiuta
di scegliere, chi ha paura di lasciare rinuncia a vivere. La parola di Dio
incontrandoci, prende contatto con noi e poi si allontana. Perché si allontana?
Per farci lasciare tutto il nostro mondo, la nostra città, il nostro paese, i
nostri impegni. Il passare di Cristo da una città all’altra è un invito a
lasciare le nostre città, il nostro mondo per seguire Lui. Forse ti condurrà
nel deserto, ti farà stare tre giorni a digiuno, ma se tu non vuoi perdere il
contatto con Lui, devi andare dove Lui va. Andando, lasci. Tutto quello che tu lasci, diventa motivo
di legame con Lui: “Perché io per
stare con te ho lasciato tutto!”. Allora cresce l’unione con Cristo:
l’unione cresce nella misura in cui tu lasci, nella misura in cui paghi il
prezzo. La vita è essenzialmente una scelta; ed è una scelta di qualche cosa
che vale sempre di più. Man mano che Dio ti fa vedere qualche cosa che vale di
più, lascia. È il problema centrale di Abramo: “Parti! Parti dalla tua famiglia, dal tuo paese, dalla tua regione e
viene nel luogo che Io ti farò vedere”. La fede se non è partenza da- per
andare a-, non è fede. Colui che dice: “io ho fede”, e cerca solo di
custodire la fede che pensa di avere, l’ha già persa. La fede è ricerca di
Dio, interesse per conoscere Dio. La fede che non tende a conoscere Dio non è
più fede, è solo un distintivo, una vernice, una recitazione, manca di
sostanza.
Franca: La fede deve essere alimentata?
Luigi: La sostanza della fede è proprio la ricerca di Dio. La
fede che non ti fa cercare Dio non è fede, è solo un nome, manca la sostanza; è
come una fotografia: c’è l’immagine, ma manca la presenza della persona.
Pinuccia: Perché i demoni non lo riconoscono?
Luigi: Perché la loro non è vera conoscenza. Il demone
percepisce, ma non conosce; intuisce ma non comprende. La caratteristica del
demonio, che è anche quella dell’inferno, è l’impossibilità di conoscere Dio.
Anche noi possiamo credere di credere; possiamo dire a parole: “io credo”, però non abbiamo la fede.
Così anche il demonio può dire delle parole: “io conosco Dio!”, ma non è vero. Il Signore gli impedisce di
parlare in quanto quella parola non coincide con l’anima, con il pensiero;
dicono una menzogna, allora Dio glielo impedisce. La verità si può dire
soltanto con Dio, perché Dio è la verità. È soltanto restando uniti a Dio,
dunque non essendo dei demoni, che si può dire la verità. Anche l’uomo, se
pensa a sé, è un principio di menzogna, deve alterare le cose; per restare
nella fede, nella verità, deve restare unito a Dio. Solo se è unito a Dio parla
la verità, diversamente, necessariamente parla la menzogna.
* * *
Venerdì 4 settembre 2015
(tratto dalla cassetta 272 del 5.9.1986)
(Lc 5,33-39)
In quel tempo, i farisei e i loro scribi dissero a Gesù:
«I discepoli di Giovanni digiunano spesso e fanno preghiere, così pure i
discepoli dei farisei; i tuoi invece mangiano e bevono!».
Gesù rispose loro: «Potete forse far digiunare gli invitati a nozze quando lo
sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto: allora in
quei giorni digiuneranno».
Diceva loro anche una parabola: «Nessuno strappa un pezzo da un vestito nuovo
per metterlo su un vestito vecchio; altrimenti il nuovo lo strappa e al vecchio
non si adatta il pezzo preso dal nuovo. E nessuno versa vino nuovo in otri
vecchi; altrimenti il vino nuovo spaccherà gli otri, si spanderà e gli otri
andranno perduti. Il vino nuovo bisogna versarlo in otri nuovi. Nessuno poi che
beve il vino vecchio desidera il nuovo, perché dice: “Il vecchio è
gradevole!”».
Parola
del Signore
Cina: Non possiamo scendere a compromessi con Gesù.
Luigi: La vita con Dio è
una vita nuova, è una vita che viene solo dal Pensiero di Dio; quindi
bisogna imparare a pensare in un modo nuovo: secondo Dio; bisogna imparare a
parlare in un modo nuovo: secondo Dio; bisogna imparare a comportarci in tutto
secondo Dio. E’ tutta una novità. Invece secondo il mondo noi ci comportiamo
secondo regole, doveri, tenendo presente tante cose. Se uno iniziasse a vivere
una vita secondo Dio tenendo presente i principi del mondo, pasticcerebbe
soltanto. Bisogna imparare a camminare con la testa nel cielo.
Delfina: Dio ci dà tutto per portarci alla sua presenza.
Luigi: Qui è chiaro come Gesù libera da tanti doveri. A chi gli
dice: “E’ tempo di digiuno, quindi
bisogna digiunare!”; Lui ribatte:
“No, il digiuno è dato dall’assenza di Dio”; per cui se Dio è assente tu
digiuni, ma se hai trovato Dio fai festa. “Siamo
nei giorni di digiuno, dobbiamo digiunare!”, è recitazione, teatro. “Sono giorni di festa: facciamo festa!”,
magari la mia anima è nel buio, non posso essere gioioso. C’è chi afferma: “Chi è veramente cattolico ride sempre, è
sempre nella gioia”; uno magari ha il “magone”,
ed è obbligato a sorridere. Tutto questo per dire che i tempi sono
determinati dai nostri rapporti con Dio. Se Dio si è reso presente, ridi e
fai festa, canta da mattina a sera. Dio si rende assente: piangi, soffri se
veramente ami Dio, perché cerchi Dio ma non lo trovi, è assente. Questa è una
vita autentica.
Fabrizio: Se io sono un “otre vecchio” e qualcuno vuole versarmi
il vino nuovo, come faccio a riceverlo?
Luigi: Devi diventare “otre nuovo”. Il principio è Dio; come si
trova Dio, si inizia una vita nuova, una vita secondo Dio. Quindi “otre
vecchio” è uno che si giustifica dicendo: “Ma
io ho certe abitudini! Ma io ho il mio carattere”. La novità è Dio
stesso che me la comunica, è il Pensiero di Dio. Il rapporto con Dio mi
impegna in una vita nuova, mi impegna a pensare in modo nuovo, a parlare in
modo nuovo. Chi ha trovato Dio parla certamente in un modo nuovo, diverso da
come parlano tutti gli altri. Ora, questa novità è l’otre nuovo. È Dio che
fa l’otre ed è Dio che fa il vino: è sempre Dio. Dio è il Creatore di questa
novità continua. La grande sorpresa è questa: quando uno comincia a scoprire la
presenza di Dio nella sua vita, comincia a pensare, a ragionare, a parlare in
modo diverso da come si parla nel mondo. È quella la novità. Non può dire: “Ah ma io appartengo a questo mondo, a questa famiglia, a queste
abitudini, a queste regole quindi…”. No! Salta tutto, di colpo! Quel “di colpo” è lo Spirito di Dio che ti
cambia tutto. Per cui non riesci più a fare come prima, a meno che ti separi da
Dio. E’ la presenza stessa di Dio che ti fa pensare, parlare, operare in
modo totalmente diverso. Ti cambia tutto! È Dio stesso che fa l’otre ed è
Dio stesso che fa il vino.
Flavio: “Non si possono
servire due padroni”.
Luigi: Certo. La parola di Dio non si confonde mai con la
parola del mondo. Lo Spirito di Dio venendo ci fa anche vedere la banalità
del come si viveva prima. E quando si vede la banalità uno dice: “Chi me lo fa fare di tornare a vivere
così?!”.
Rita: Quand’è che subiamo questi strappi?
Luigi: Fintanto che non siamo giunti a quella maturazione da
poter accogliere tutta la conoscenza di Dio, tutta la presenza di Dio, noi
siamo soggetti a questi strappi, Dio ci fa passare attraverso questi strappi. Ci
sono momenti in cui Dio si concede e ci sono momenti in cui Dio ci viene
strappato, nolenti noi. È strappo in quanto lo subiamo. Noi non vorremmo lo
strappo; ma lo subiamo, proprio perché Dio ci dice: “Amico vieni più su”, “Approfondisci di più perché ti stai adagiando in
una conoscenza che credi già di aver raggiunto: hai ancora tanto cammino da
fare!”. È Dio stesso che si separa da noi; ci fa fare un’esperienza di
distacco, di privazione affinché intensifichiamo la ricerca di Lui, affinché ci
impegniamo di più a conoscerlo.
Silvana: Cosa rappresenta il vino vecchio?
Luigi: Sono le nostre abitudini, il vivere del nostro mondo, di
quello che sappiamo. Il vecchio è per la persona anziana; per il bambino non
c’è il vecchio. La persona anziana vive di ricordi, di cose vissute, di
cose sperimentate, anche nei riguardi di Dio: “io so!”, difficilmente accetta la novità. “Nessun profeta è bene accetto nella sua patria”. Non si accetta la
novità “…perché tanto io so”, “Cosa
pretende di dirci costui?”. Gesù invece dice: “Se non ritornate come bambini…”. Il bambino è caratterizzato da
questo: per lui tutto è nuovo perché non ha ancora sperimentato niente; non
ha niente nel suo bagaglio.
Noi corriamo il rischio, man mano che accumuliamo
conoscenze, di mettere nel nostro bagaglio, cioè di chiuderci alle cose nuove.
Con Dio c’è una novità continua, perché Dio essendo infinito ci annuncia sempre
cose nuove. Lo Spirito di Dio è uno spirito di novità, non è uno spirito di
vecchiaia. La vecchiaia è caratterizzata da “ho visto tutto, so tutto, ho capito tutto”. In realtà non abbiamo
capito niente, ma crediamo di avere capito tutto. Nel pensiero del nostro io
tendiamo a vedere tutte le cose vecchie e ci rifiutiamo di vedere il nuovo. Nel
Pensiero di Dio noi ci manteniamo aperti al nuovo: qui si cammina. C’è una
novità continua, perché c’è un impegno continuo. Se Dio ci ripete le cose è
perché non le abbiamo ancora capite. L’apparente ripetizione di Dio è una sollecitazione
a scavare, ad approfondire, è un invito a dedicarsi di più.
* * *
Mercoledì 9 settembre 2015
(Tratto dalla cassetta 273 del 10.9.1986)
(Lc 6,20-26)
In quel tempo, Gesù, alzàti gli occhi verso i suoi
discepoli, diceva:
«Beati voi, poveri, perché vostro è il regno di Dio.
Beati voi, che ora avete fame, perché sarete saziati.
Beati voi, che ora piangete, perché riderete.
Beati voi, quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e vi
insulteranno e disprezzeranno il vostro nome come infame, a causa del Figlio
dell’uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate perché, ecco, la vostra
ricompensa è grande nel cielo. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri
con i profeti.
Ma guai a voi, ricchi, perché avete già ricevuto la
vostra consolazione.
Guai a voi, che ora siete sazi, perché avrete fame.
Guai a voi, che ora ridete, perché sarete nel dolore e piangerete.
Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti
agivano i loro padri con i falsi profeti».
Cina: “Guai quando tutti
diranno bene di voi”; in che senso lo dobbiamo intendere?
Luigi: “Guai”, quando
tu cerchi l’approvazione degli uomini, quando vivi per l’approvazione degli
uomini. Il termine “Beati” significa:
“Coloro che camminano verso la verità di
Dio”; che salgono verso la verità di Dio, coloro che sono poveri, coloro
che piangono. Quando ti dice “guai”
vuol dire “sei fermo, non puoi avanzare”, perché fintanto che tu cerchi
l’approvazione degli altri non puoi avanzare verso Dio. Fintanto che tu cerchi
la tua vita nel denaro non puoi avanzare verso la verità di Dio. Quel “guai”
non è una maledizione ma è un ammonimento, è un atto d’amore. Gesù ci pone
delle condizioni che sono al contrario delle ragioni del mondo. Infatti il
mondo ti dice: “Beato te quando tutti ti
batteranno le mani”; se vinci una gara tutti ti battono le mani, in realtà
tu perdi Dio, perché non sei più disponibile per conoscere Dio, talmente Dio è
impegnativo.
Delfina: Perché per seguire Dio bisogna lasciare tutto il resto.
Luigi: Gesù ce lo dice quando parla della parabola di quel tale
che trova una perla preziosa. Egli va, vende tutte le altre perle, con gioia le
vende per poter comprare quella più preziosa; perché ne ha trovata una che
vale più di tutte le alte e non perde più tempo a correre a destra e a sinistra.
Rita: Se capiamo il valore che ha Dio.
Luigi: Più uno è libero e più riesce a camminare. La povertà in
Dio è una ricchezza. Per il mondo è una povertà, per Dio è una ricchezza.
Perché non sei tu che sei mantenuto dalle cose che credi di avere, ma sei tu
che mantieni le cose. Se tu hai dieci case le devi mantenere tutte e dieci e
per fare questo ti devi preoccupare di questo, di quello; cioè devi occupare il
tuo pensiero, per cui hai sempre meno tempo per occuparti di Dio. Se con il
nostro pensiero manteniamo le cose (“se non ci penso la cosa scade, si
deteriora”), più abbiamo cose e più dobbiamo dedicare il pensiero a queste
cose. Invece noi facciamo l’errore di credere che più abbiamo cose e più queste
ci mantengono.
Franca: “Beati voi quando
vi insulteranno…”.
Luigi: Ogni critica è positiva, perché ci sollecita a
camminare. Ogni amore contrastato è un amore potenziato. Allora beati i
contrastati, perché verranno potenziati nell’amore, quando l’amore è vero.
Sandra: “Guai a voi che
siete ricchi perché avete già la vostra ricompensa”. Quale sarebbe la
ricompensa?
Luigi: I soldi, perché con i soldi puoi fare ciò che vuoi. Il denaro
è una creatura di Dio, quindi è buono. Solo che se hai tanta disponibilità di
denaro puoi fare tutto secondo la tua volontà e finisci col perdere tanto
tempo. Se tu invece sei paralizzato, non ti puoi muovere; e in questa
condizione hai tanto tempo a disposizione per Dio.
Se hai tanti soldi hai molte più occasioni per non
impegnarti a conoscere Dio. Infatti la Scrittura dice che “Dio conduce a vecchiaia coloro
che fanno conto sulle ricchezze senza che se ne accorgano”, cioè la
vita passa senza che se ne accorgano; e alla fine si accorgono di aver sprecato
tutta la loro vita. E come mai l’hanno sprecata? Perché avevano tanta
possibilità di sprecarla. Uno che non ha la ricchezza non ha la possibilità di
sprecare. Avendo tanta disponibilità, uno organizza viaggi, va di qua, va di là
e non si impegna nell’essenziale.
Franco: “Beati voi poveri in spirito”.
Luigi: La grande liberazione che ogni uomo aspetta è poter
essere liberato dal pensiero di se stesso. Noi crediamo che pensando a noi
stessi facciamo il nostro interesse, invece pensare a noi stessi è una grande
schiavitù. Poter essere liberati dal pensiero del nostro io è una grande
liberazione: ci si accorge che si può pensare a Dio liberamente.
Linuccia: “Beati a voi che
piangete”.
Luigi: Piange colui che ha smarrito qualche cosa, che non è
soddisfatto e quindi cerca. Beati coloro che hanno fame di Dio, perché sono
questi che cercano Dio; beati perché salgono verso la verità, verso la
luce.
Pinuccia: Dobbiamo renderci conto in che cosa consiste la vita.
Luigi: La vita sta nel cercare di conoscere Dio, perché siamo
stati creati per questo, quindi dobbiamo preoccuparci di questo. Il più
delle volte, stando bene, si corre il rischio di accontentarsi e in questo modo
si spreca la vita. Ogni giorno vale
in quanto si progredisce nella conoscenza di Dio: è questo che veramente
conta. Dobbiamo arrivare a questa
consapevolezza. Che io abbia tanti soldi o che stia guadagnando tanti soldi o
che abbia tanto mondo attorno a me, tutto questo non conta se io oggi non conosco
qualche cosa di Dio, se io oggi non progredisco nella conoscenza di Dio. Il
vero impegno di ogni giorno deve essere questo: scoprire quel pane che Dio mi
arrivare per poter progredire nella conoscenza di Lui.
Pinuccia: “Beati i poveri in
spirito” sono coloro che hanno messo Dio prima di tutto.
Luigi: Povero è colui
che è cosciente di mancare di qualche cosa, che sa di mancare di qualche cosa.
E in quanto sa di mancare di qualche cosa, cerca qualche cosa. Il concetto
di povero è questo: manca di-. Povero in spirito è colui che sa di mancare
di spirito, di Dio. Ha bisogno di Dio. Quindi beati coloro che hanno bisogno
dello spirito, che prendono coscienza della necessità di conoscere Dio. Questi
sono coloro che camminano.
* * *
Venerdì 11 settembre 2015
(tratto dalla cassetta 273 del 10.9.1986)
“Può forse un cieco guidare un altro cieco?”
(Lc 6,39-42)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli una parabola:
«Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutti e due in un
fosso? Un discepolo non è più del maestro; ma ognuno, che sia ben preparato,
sarà come il suo maestro.
Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi
della trave che è nel tuo occhio? Come puoi dire al tuo fratello: “Fratello,
lascia che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio”, mentre tu stesso non vedi
la trave che è nel tuo occhio? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e
allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello».
Cina: Nella nostra superficialità noi consideriamo grave ciò
che accade nel campo dei segni: vediamo un fratello in situazione di apparente
peccato e lo giudichiamo grave. Quando poi, per grazia di Dio, prendi su di te
questa lezione, ti accorgi che quello che vedi è ciò che avviene nel rapporto
tra la tua anima e Dio, nel campo dello spirito. Dio mi può presentare un
ubriaco incosciente…
Luigi: Certo, quell’ubriaco può essere un angelo e io non lo
so. E’ Dio che mi dice: “Ho dovuto
mandare un angelo sotto le spoglie di un ubriaco per farti capire l’ubriacatura
che tu portavi dentro di te”. Noi non ci rendiamo conto delle ubriacature
che portiamo dentro di noi, allora il Signore ci presenta fuori il nostro specchio
per farci capire quello che portiamo dentro. Tutto quello che avviene fuori
è un ammonimento per noi, per farci prendere coscienza. Cristo che muore in
croce è un ammonimento per me: “Capisci
quello che ti ho fatto? Sono lo specchio della morte che porti dentro di te”.
Fintanto che non capiamo questa lezione dello specchio, non capiremo mai la
parola di Dio. Dio, che è il Creatore di tutte le cose, parla personalmente con
ognuno di noi; e parlare con ognuno di noi è invitarci a prendere consapevolezza
del punto in cui ci troviamo e del tempo in cui ci troviamo. “Siete stati intelligenti nel capire i segni
dei tempi, perché non capite il vostro tempo?”. Perché non capisci la
situazione in cui ti trovi? Dio opera tutte le cose per farci capire il punto
in cui ci troviamo e per farci capire la strada che dobbiamo fare. Quindi
svegliati e datti da fare, corri! La lezione principale è sempre questa:
dobbiamo prendere su di noi tutto ciò che accade; perché fintanto che non le
prendiamo su di noi, sfasiamo tutte le lezioni che Dio ci dà.
Raffaella: “Può
forse un cieco guidare un altro cieco?”, fintanto che non vedo bene, non
posso guidare un’altra persona…
Luigi: …cadete tutti e due in una fossa. Per cui, cerca prima
di tutto la luce, togliti la trave che hai nell’occhio e poi quando avrai la
luce, sarà la luce che ti farà parlare o non ti farà parlare. Perché quando
uno ha la luce, qualunque cosa faccia, che vegli, che dorma, che corra, che
stia fermo, in tutte le cose non fa altro che annunciare Dio. Ma se uno non
ha la luce, può anche parlare da mattina a sera di Dio, fa solo del rumore e
non conclude assolutamente niente; perché “…lui
non entra e impedisce agli altri di entrare”.
Osvaldo: Tutto è fatto per noi. Ma se uno va in un ospedale
psichiatrico?
Luigi: Più Dio ci conduce in luoghi di miseria, di povertà e
più dà a noi delle lezioni che servono molto per la nostra vita spirituale. Noi
possiamo anche evitare certi luoghi, certi spettacoli e magari andare dove c’è
gente che sta bene, che se la spassa, che ride; lì siamo “molto incarnati”. Anche quello è per noi, però c’è questo da dire:
“Perché tu sfuggi certi ambienti di
sofferenza? Sai che ci sono, però cerchi di dimenticare, di rimuovere”.
Tutto è parola di Dio per noi, personale per ognuno di noi. Se noi
accettiamo gli spettacoli che Dio ci dà, tutti, perché in tutto c’è una parola
di Dio per noi, ci accorgiamo quanto aiuto riceviamo. Il Signore dice: “Tutte le volte che tu sarai andato a
trovare un povero, un malato, un carcerato, …ero Io”, perché? Perché là
dove c’è più povertà, più miseria, dove ci sono creature che patiscono si trova
tanta grazia di Dio. Perché la creatura che patisce ci rivela la nostra
anima che patisce.
Franca: Che valore ha la guida spirituale se abbiamo in noi il
Maestro?
Luigi: Non dobbiamo mai assumere una guida in senso assoluto;
mai, in nessuno modo, perché Gesù stesso dice: “Non date a nessuno…” quindi esclude tutti “…il nome di maestro”. A nessuno! Voi siete tutti discepoli, tutti
allievi. Gli allievi si possono aiutare l’un l’altro, però la lezione viene
sempre dal Maestro. Il che vuol dire che il Maestro lo portiamo dentro di noi. Ogni parola che sentiamo dobbiamo
confrontarla con la Verità che portiamo dentro di noi; non possiamo vivere per
sentito dire. Chi ama veramente desidera un rapporto personale, non si
accontenta di sentire quello che dicono gli altri. Il rapporto con Dio è un
rapporto d’amore, quindi è un rapporto personale. Dio vuole che ognuno di noi
attinga la Verità alla sua Sorgente e questa sorgente Lui l’ha posta dentro
ognuno di noi: ecco la meraviglia del dono che Dio ha fatto a tutti gli uomini!
Dio non ha detto: “La
Verità la pongo nel tale: quindi rivolgetevi al tale”. No! Dio dice: “Ecco, Io stesso cercherò le mie pecore e ne
avrò cura. Come un pastore… Io stesso
condurrò le mie pecore al pascolo e io le farò riposare… Andrò in cerca
della pecora perduta e ricondurrò all'ovile quella smarrita; fascerò quella
ferita e curerò quella malata, avrò cura della grassa e della forte; le pascerò
con giustizia”. La verità è una sola e ognuno la porta dentro di sé.
Interroga il Maestro interiore che tu porti dentro di te, in tutte le cose che
ti capitano, non accontentarti mai del sentito dire; altrimenti vuol dire che a
te la Verità non interessa.
* * *