Mercoledì 25 maggio 2016
(cassetta di mercoledì 29.5.1985)
“Tra voi non sarà così”
(Mc
10,32-45)
In
quel tempo, mentre erano sulla strada per salire a Gerusalemme, Gesù camminava
davanti ai discepoli ed essi erano sgomenti; coloro che lo seguivano erano
impauriti.
Presi di nuovo in disparte i Dodici, si mise a dire loro quello che stava per
accadergli: «Ecco, noi saliamo a Gerusalemme e il Figlio dell’uomo sarà
consegnato ai capi dei sacerdoti e agli scribi; lo condanneranno a morte e lo
consegneranno ai pagani, lo derideranno, gli sputeranno addosso, lo
flagelleranno e lo uccideranno, e dopo tre giorni risorgerà».
Gli si avvicinarono Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedèo, dicendogli:
«Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo». Egli disse
loro: «Che cosa volete che io faccia per voi?». Gli risposero: «Concedici di
sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra».
Gesù disse loro: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che
io bevo, o essere battezzati nel battesimo in cui io sono battezzato?». Gli
risposero: «Lo possiamo». E Gesù disse loro: «Il calice che io bevo, anche voi
lo berrete, e nel battesimo in cui io sono battezzato anche voi sarete
battezzati. Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me
concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato».
Gli altri dieci, avendo sentito, cominciarono a indignarsi con Giacomo e
Giovanni. Allora Gesù li chiamò a sé e disse loro: «Voi sapete che coloro i
quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro
capi le opprimono. Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra
voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di
tutti. Anche il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per
servire e dare la propria vita in riscatto per molti».
Parola
del Signore
Cina: Questi apostoli hanno
fatto un atto di superbia.
Luigi: C'è il
pensiero del loro io che parla; evidentemente stavano pensando a se stessi. Il
pensiero del nostro io ci porta fuori strada.
Raffaella: Gesù
risponde loro con una domanda: “Potete
forse voi bere il calice..?”, e Giovanni risponde che lo possono bere, e
Gesù li conferma. Come mai?
Luigi: Gesù li
interroga non perché loro lo possano bere, ma perché prendano coscienza di
quello che devono fare; perché soltanto se l'uomo è interrogato,
rispondendo, prende coscienza della difficoltà; in caso diverso no. Il
Signore interroga. Tutto il parlare di Dio è un'interrogazione per invitarci a
prendere consapevolezza di quello che veramente vale.
Raffaella: Bere il
calice significa morire al nostro io?
Luigi: Morire al
proprio io è il battesimo. Comunque il calice rappresenta l'eredità a cui noi
siamo destinati; bere il calice significa prendere consapevolezza dell'eredità
a cui noi siamo stati destinati. Il calice è il bicchiere che il padre dà al
figlio primogenito per dire: “Adesso tu
subentri al mio posto”.
Raffaella: Allora
quando Gesù dice: “Padre allontana da me
questo calice”?
Luigi: Il calice
può diventare un’esperienza dura. Per Cristo è stata una cosa dura; perché il
calice del Cristo è stato la sua morte. Lui è morto proprio perché portava su
di Sé il peccato del mondo. Il calice è ciò che è riservato al figlio.
Bere il calice vuol dire subentrare nell'eredità; è il Padre che ha lasciato
erede il Figlio e quindi il Figlio adesso beve nel calice del Padre. Assume su
di sé il posto del Padre. Vuol dire prendere consapevolezza dell'eredità a cui
sei stato chiamato. Tu uomo sei stato creato per ereditare Dio, per conoscere
Dio; sii consapevole del tuo destino per evitare di vendere la tua vita per un
piatto di lenticchie, per un po' di benessere. Quindi mantieniti libero per
questa cosa essenziale. Sapendo che sei stato destinato a quello, ora declini
tutte le altre offerte.
Dio ci dice: “Sii
cosciente dell'eredità alla quale sei stato destinato, per declinare ogni altra
offerta. Non vivere per altro perché ti devi riservare per questo: conoscere
Dio”. Il battesimo è proprio questo morire a noi stessi.
Raffaella: Il
battesimo di Cristo è il battesimo in Spirito, che sarà quello che riceveranno
anche i discepoli.
Luigi: Certo,
però questo battesimo presuppone anche la morte al pensiero del proprio io. Il
battesimo è un'immersione in-, un orientamento a-.
Raffaella: Il fatto
che Gesù dica: “Anche voi lo riceverete…”
Luigi: Il fatto
che ricevano il battesimo non li autorizza a decidere; anzi, proprio perché lo
ricevono non devono essere loro a decidere il posto da occupare, vicino o
lontano dal Cristo. Se uno riceve un battesimo, non pensa più a se stesso. E se
anche Dio dicesse di andare all'inferno, uno va volentieri all'inferno per fare
la volontà di Dio; perché non pensa a se stesso.
Margherita: “Tra voi non sia così; chi vuol essere primo
sia il servo di tutti” perché Dio chiede questo?
Luigi: Perché
tutto è opera di Dio; per cui Dio ci chiede di non comandare.
Margherita: Cosa vuol
dire servire?
Luigi: Servire
vuol dire volere il bene dell'altro. In Dio tutto si vede come opera di
Dio; siccome tutte le creature sono opera di Dio, si vede Dio in tutte le cose:
allora si serve bene, cioè si serve Dio. Non ci si impone. Nel mondo invece le
autorità si impongono, violentano la persona, perché impongono dall'esterno.
Dio invece opera convincendo. Quindi Dio per primo ci serve e vuole che
anche noi ci serviamo a vicenda. Quindi non imponendo, ma convincendo. Servire veramente le anime vuol dire
aiutarle a vedere la Luce: questo è il vero bene, questo è amare veramente.
Quindi non comandare, non imporre; servire vuol dire aiutare a crescere nella
luce.
Margherita: “Sia servo di tutti...” quindi vuol dire
volere il bene di tutti.
Luigi: Si, ma il
vero bene non è fare tutto ciò che l'altro si sogna. Uno vuole il vero bene
perché magari capisce che ciò che l'altro chiede è un male. Bisogna servire
tutti, ma nello Spirito di Dio, non facendo tutto quello che gli altri vogliono.
Soprattutto chi serve non impone all'altro, perché sa che l'imposizione crea la
chiusura. Le anime si offendono, e una volta offese, ferite, non si aprono più.
L'importante è operare tutto secondo lo Spirito di Dio che ama. Amare vuol dire
aprire; invece comandare vuol dire offendere. Offendere vuol dire chiudere: si
crea la ribellione.
Tiziana: “... è per coloro a cui è stato preparato”,
cosa vuol dire?
Luigi: Guarda
chi c'era accanto alla croce di Gesù, uno alla destra e uno alla sinistra. I
discepoli non sapevano quello che chiedevano. Dio regna così.
Tiziana: Si, ma
personalmente, per noi cosa significa?
Luigi: Significa
che tutte le cose sono preparate da Dio. Cioè, l'iniziativa è di Dio e noi
dobbiamo preoccuparci di conoscere Dio e non di pensare a noi stessi e di
volere un certo posto. Gesù dice: “Quando
sei invitato a nozze, non metterti al primo posto, mettiti all'ultimo posto. E poi
vedrai cosa succede!”, ma è Dio che dispone. È il padrone che dispone le
cose. Quindi lascia che sia Lui. Certamente Lui sa meglio di noi quello che ci
conviene. Se tu segui la tua volontà, scegli il posto sbagliato; ma se tu
scegli Lui vedrai che Lui ti sceglie il posto migliore. Ma bisogna lasciar
fare a Lui. Lui ha preparato per noi i posti migliori. Se scegliamo noi i posti che crediamo migliori, questi si riveleranno i
peggiori. Quindi …. lasciamo fare a Dio!
* * *
Venerdì 27 febbraio
2015
(tratto dalla cassetta del 5 marzo 1993)
(Mt 5, 20-26)
In quel tempo, Gesù disse
ai suoi discepoli:
«Se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non
entrerete nel regno dei cieli.
Avete inteso che fu detto agli antichi: “Non ucciderai”; chi avrà ucciso dovrà
essere sottoposto al giudizio. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio
fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello:
“Stupido”, dovrà essere sottoposto al sinèdrio; e chi gli dice: “Pazzo”, sarà
destinato al fuoco della Geènna.
Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo
fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti
all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire
il tuo dono.
Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui,
perché l’avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia, e tu
venga gettato in prigione. In verità io ti dico: non uscirai di là finché non
avrai pagato fino all’ultimo spicciolo!».
Parola del Signore
Maria: “Ma
chiunque si adira con il proprio fratello sarà sottoposto a giudizio”, con queste parole Gesù ci fa capire che per Dio, prima
di tutto, conta la pace e l’unione tra di noi.
Luigi: No, per Dio non conta prima di tutto la pace,
l’unione tra i fratelli! Gesù dice: “Non
crediate che io sia venuto a portare la pace ma la divisione, la guerra perché
d’ora innanzi nella stessa famiglia, due sono contro tre e tre contro due;
padre contro figlio e figlio contro padre”. Il fine non è la pace, non è l’armonia, non è
raggiungere l’accordo tra le creature: il fine non è realizzare una bella vita
con le creature. Il fine è Dio, è
imparare a convivere con Dio, è realizzare una vita con Dio. Se
invece il mio fine è stabilire un accordo con tutte le creature, vuol dire che
sono convinto che il fine della mia vita sia: “Vogliamoci bene: l’importante è che ci sia pace tra noi”. Gesù
è venuto a portare un amore e amare vuol dire mettere un fine al di sopra di
tutto. Se metti un fine al di sopra di tutto, necessariamente devi lasciare
tutti gli altri fini; a questo punto necessariamente, entri in conflitto con
gli altri, o meglio, gli altri entrano in conflitto con te. Dio ti propone di
vivere per un valore superiore di ciò che può essere l’andare d’accordo con gli
altri, ti propone di vivere per conoscerlo: se aderisci sei disposto a
passare su tutto, sulle offese ricevute, sulle apparenti ingiustizie subite,
perché hai maturato una grande passione per Dio che assorbe tutta la tua vita.
Maria: Ma io sono convinta che se ascolti la parola di
Dio, di conseguenza, vivi in pace con i fratelli.
Luigi: Ma il problema non è quello! Il problema è quello
di mettere Dio al di sopra di tutto. Mettendo Dio prima di tutto, ho la
possibilità di superare il mio io. Però mettere Dio prima di tutto, mi può
far entrare in conflitto con i fratelli perché può darsi che non mi capiscano,
che mi facciano la guerra. Se vivo secondo il mondo è più facile che tutti
mi battano le mani, ma se vivo per Dio il mondo certamente non mi dà ragione.
Il conflitto sta in questo: “Devo andare
d’accordo con gli altri, con il mondo, o con Dio?”. Dio mi risponde a
questa domanda: “Vivi per me e lascia
stare il mondo; se mi segui, in principio il mondo ti farà la guerra ma poi
vedrai che ti verrà dietro. Se cerchi di guadagnare il mondo: perdi Dio e perdi
il mondo”.
Valeria: Si può anche finire in prigione.
Luigi: Si, se cerco di piacere alle creature,
sicuramente andrò in prigione, perché sono le creature stesse che
costituiscono la mia prigione interiore. Se il mio fine è andare d’accordo
con le creature, introduco in me un conflitto con Dio. Ora, è molto meglio
essere in conflitto con gli altri ed essere in pace con Dio, in armonia con Dio
interiormente, piuttosto che essere in conflitto con Dio ed essere in pace con
gli altri.
Valeria: “Non
uscirai fintanto che tu non abbia pagato fino all’ultimo spicciolo”, c’è ancora una possibilità.
Luigi: Certo, perché Dio fa di tutto per salvarci. Anche
queste parole sono per salvarci. Anche se tu fossi stato ingiusto, ma poi fai
la giustizia essenziale, Dio ti perdona tutto perché Dio è l’Essere:
comprende tutto, quindi perdona tutto. Il problema è quello che possiamo
metterci in una situazione nella quale non possiamo ricevere il perdono di Dio,
di non poter ricevere la misericordia di Dio.
Franco: Apparentemente sembra una contraddizione quella
che Gesù è venuto a portare la guerra, Lui è che è amore.
Luigi: Non dobbiamo fermarci ad una verità parziale e
farne un assoluto, farne una regola. Le parole del Vangelo si commentano con
le parole stesse del Vangelo, la parola di Dio va commentata con la parola
di Dio! Prima di tutto devi sempre tener presente ciò che Dio ti dice di
mettere prima di tutto: il fine è conoscere Dio. Ora valuta tutto in funzione
del fine. Allora capisci il perché di certe parole di Gesù. Qui dice: “Mettiti d’accordo col tuo
fratello”, poi dice: “Non credere che io sia venuto a
portare la pace, ma sono venuto a portare il conflitto”. Ma allora è venuto a portare il conflitto o la
pace? Queste contraddizioni spariscono solo se interpretate in funzione del
fine.
Agata: “Se ti accorgi che
tuo fratello ha qualcosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare
e va prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna ad offrire il tuo
dono”.
Luigi: Però se
tu stai pensando a Dio, e lì ti accorgi che hai qualche riserva verso un tuo fratello,
qualcosa che non hai sottomesso a Dio, per cui sei disturbato, è segno che il
tuo pensiero, il tuo dono non è puro nei riguardi di Dio; sei rimasto attaccato
a qualche cosa, perché altrimenti non ti ricorderesti dell’esistenza del
conflitto. "Se ti stai avvicinando a Dio e in quel momento ti ricordi che
tuo fratello ha qualcosa contro di te, togli questo ostacolo, perché ciò ti
impedisce di avvicinarti a Dio". In altre parole, se ti avvicini a Dio
con un’intenzione diversa da Dio, questa intenzione ti impedisce di ricevere le
comunicazioni da Dio.
Agata: Ma come
faccio ad essere sicura che quella è proprio l’intenzione di Dio?
Luigi: Per
conoscere l’intenzione di Dio devi mettere a tacere tutte le tue intenzioni,
tutte le altre intenzioni, perché l’intenzione di Dio discende soltanto
dall’Uno. Soltanto se hai la possibilità di guardare l’Uno, conosci la sua
intenzione. È l’allievo in classe che non deve pensare a nient’altro se non a
ciò che gli comunica l’insegnante. Per poco che lui si distragga, non riesce
più a seguire la lezione. Se ti accosti a Dio e lì ti accorgi di avere un
pensiero che ti preoccupa, che non hai sottomesso a Dio, toglilo perché quello
ti impedirà di ricevere le comunicazioni da Dio.
Franco: In tutte le religioni si esprime il desiderio di
essere migliori, di vivere tutti in pace, ma solo Cristo rivela la causa della
malattia e di conseguenza la medicina per guarire: sottomettere tutto al
Pensiero di Dio.
Luigi: La religione non è una regola, ma è una
Persona, è rapporto personale con una Persona, è una finalità. È solo
sottomettendo tutto al Pensiero di Dio (passaggio obbligato) che la creatura
acquisisce la capacità di conoscere ciò che Dio è in Sé; attenzione: conoscere
Dio in sé non è conoscere ciò che Dio è in relazione alla creazione, alle sue
opere, ma è conoscere la sua Gloria.
* * *
Mercoledì
1 giugno 2016
(Tratto dalla cassetta 38 del 2.6.1993)
(Mc.
12, 18-27 )
In quel tempo, vennero da Gesù alcuni sadducei
– i quali dicono che non c’è risurrezione – e lo interrogavano dicendo:
«Maestro, Mosè ci ha lasciato scritto che, se muore il fratello di qualcuno e
lascia la moglie senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una
discendenza al proprio fratello. C’erano sette fratelli: il primo prese moglie,
morì e non lasciò discendenza. Allora la prese il secondo e morì senza lasciare
discendenza; e il terzo egualmente, e nessuno dei sette lasciò discendenza.
Alla fine, dopo tutti, morì anche la donna. Alla risurrezione, quando
risorgeranno, di quale di loro sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta
in moglie».
Rispose loro Gesù: «Non è forse per questo che siete in errore, perché non
conoscete le Scritture né la potenza di Dio? Quando risorgeranno dai morti,
infatti, non prenderanno né moglie né marito, ma saranno come angeli nei cieli.
Riguardo al fatto che i morti risorgono, non avete letto nel libro di Mosè, nel
racconto del roveto, come Dio gli parlò dicendo: “Io sono il Dio di Abramo, il
Dio di Isacco e il Dio di Giacobbe”? Non è Dio dei morti, ma dei viventi! Voi
siete in grave errore».
Parola del Signore
Cina: “Quella donna è
stata di sette mariti: di chi sarà?”.
Luigi: Qui possiamo notare la razionalità dei sadducei che non
fa altro che proiettare la passione di possesso nel cielo di Dio, nella vita
eterna. “Quella donna è stata di sette
mariti: di chi sarà?”, ecco la passione di possedere! Quindi, siccome
quella donna non può essere posseduta da tutti e sette, la vita eterna non c'è,
la resurrezione non c'è: ecco la razionalità. È la proiezione di una passione:
la passione di possesso. Ora, evidentemente la passione di possesso è l'io
che cerca di sottrarre a Dio quello che è di Dio.
Cina: Quindi questo problema come si risolve?
Luigi: Il problema si pone, anche sul piano logico, in un modo
molto diverso da come l'hanno posto qui. In fondo il problema che ponevano era:
“Di chi sarà questa donna nella vita
eterna?”: possesso. Ma la donna non è fatta per essere posseduta dall'uomo
nella vita eterna! La donna ha diritto di essere libera perché presso Dio tutti
sono liberi! Se oggi nella vita terrena si esercita questo diritto di possesso,
o meglio se qualcuno crede di possedere una creatura, sappia che nella vita
eterna questo diritto non c'è.
Delfina: Infatti Gesù risponde: “Siete in grave errore!”.
Luigi: Si, perché il problema non è “di chi sarà?”; è un grave errore. E questo ci fa capire che il
peccato è un errore, è un errore logico.
Delfina: “Dio non è Dio dei
morti ma dei vivi!”
Luigi: Si, Dio non regna sui cimiteri!
Teresa: Nel credo diciamo: “Di
là verrà a giudicare i vivi e i morti”. Dio è anche Dio per i morti?
Luigi: Tutti verranno giudicati… Quelli che hanno messo Dio
prima di tutto non verranno giudicati, mentre tutti gli altri sì, perché devono
essere inseriti nel disegno di Dio; per cui si deve capire il motivo per cui
soffrono quella pena. Dio non è il Dio dei morti; per Dio tutti sono vivi.
Presso Dio non ci sono i morti, tutti sono vivi. Però, può darsi che io sia
lontano da Dio, allora sperimento la morte; perché presso Dio si è vivi, ma
lontano da Dio si è morti. Ciò vuol dire che la morte è effetto di
lontananza da Dio. Questo già lo sperimentiamo su questa terra; perché la
vita non è di per sé, la vita è soltanto in Dio: Dio è il vivente e viventi
sono coloro che sono presso Dio, che conoscono Dio. Più ci avviciniamo a Dio
e più noi entriamo nella vita, perché la vita è partecipazione. Là dove non
si può partecipare a Dio si è morti, però per Dio tutti sono vivi, perché Dio ci
ha creati per la vita.
Pinuccia: Lo stato della resurrezione sfugge all'intelligenza
umana.
Luigi: Presso Dio tutto è luce, e se noi cerchiamo Dio
possiamo conoscere come si vive nella vita eterna già adesso.
Franca: Contano i sette mariti?
Luigi: Tutto conta, perché tutto quello che abbiamo fatto nella
nostra vita, ce lo porteremo dietro;
quando passiamo “nell'altra stanza” ci portiamo tutto dietro: e tutto è
positivo! Perché presso Dio tutto è positivo. Anche tra di noi ci
riconosceremo, perché andiamo verso un più, non verso un meno. Noi abbiamo dei
falsi concetti perché proiettiamo tutto secondo la visione terrena. Come quei
sadducei che si facevano il problema di chi sarà la donna nella vita eterna.
Sono dei falsi problemi. Soprattutto ci facciamo dei falsi problemi rispetto ai
nostri morti. Chi muore non va verso un meno, va verso un più. Noi diciamo
che non ci sono più, invece siamo noi che non ci siamo, loro ci sono più di
prima ma sono in una dimensione superiore. Essere in una dimensione superiore
vuol dire che si conosce più di prima. Noi patiamo per i rapporti che abbiamo
con le persone, con le creature, mentre in paradiso non si patisce. Per cui si
riconosce quello che Dio ha fatto per noi attraverso padri, madri, figli, ma
non si patisce.
Pinuccia: Ma in purgatorio?
Luigi: Il purgatorio è una fase temporanea, è una cosa che
passa. L'inferno è un'altra cosa. Però nella verità, nel regno di Dio, non
si patisce perché si vede in tutto la volontà di Dio e si è felici di quello
che Dio dà o di quello che Dio non dà. È la tanta conoscenza di Dio che ci
rende partecipi di Dio, perché presso Dio tutto (la vita, la luce) è
determinato dalla conoscenza. Però siccome si è dimentichi del pensiero del
proprio io, si ringrazia Dio per tutto, anche per i doni che Dio ha fatto agli
altri e non ha fatto a noi; in Dio si è felici, mentre qui si sperimenta la
gelosia perché siamo schiavi del pensiero dell’io.
* * *
Mercoledì
8 giugno 2016
(Tratto dalla cassetta
39 del 9.6.1993)
“Io
non sono venuto ad abolire la legge”
(Mt 5,17-19 )
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti;
non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento.
In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà
un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto.
Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli
altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi
invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei
cieli».
Cina: “Io sono venuto a
portare a compimento” dice Gesù. Ma cosa intende?
Luigi: Gesù è venuto a darci la possibilità di portare a
compimento; perché la legge e i profeti, dice Gesù, si sintetizzano nel primo
comandamento: “Ama il Signore Dio tuo con
tutto il tuo cuore, con tutta la tua vita, con tutte le tue forze, con tutto te
stesso”, ma chi è capace di fare questo? Noi diciamo che è vero, che è
giusto, che sarebbe bello vivere secondo Dio. Ma chi lo fa?
Abbiamo tanti impegni: mangiare, vestire, lavorare,
doveri, la società; per cui: “Come posso
amare Dio con tutta la mia mente, con tutto il mio cuore, con tutto me stesso,
con tutta la mia vita?”. Cristo dà a noi la possibilità di realizzare una
vita secondo Dio. Quindi non annulla la legge, ma ci dà la possibilità di
realizzarla, di portarla a compimento. La legge ci porta al compimento nel
realizzare la conoscenza di Dio, nel farci incontrare la Persona divina che ci
fa conoscere Dio. Tutta la legge si conclude nel farci incontrare Cristo.
Quindi se noi ci preoccupiamo della legge, riconosciamo che è giusta, che
dobbiamo attuarla, e arriviamo al Cristo. È il Cristo, Persona, Figlio di
Dio, che ci prende, che ci dà la possibilità di farci conoscere il Padre e
che ci fa superare la legge portandola a compimento. Il compimento della legge,
in un certo senso, è l'annullamento della legge. L'amore finisce con annullare
la legge; là dove c'è l'amore, la conoscenza di Dio, il vero amore, non c'è
più regola, non ci sono più doveri. I doveri ci sono fintanto che non si è
ancora entrati nell'amore.
Delfina: Quindi la legge è nel primo comandamento.
Luigi: La legge si sintetizza nel primo comandamento perché se
manca quello, tutto diventa un teatro, una recita. Reciti il non rubare, il non
uccidere, ...perché ti manca l'anima. È come se tu volessi dipingere un quadro
ma ti manca l'artista: potrai copiare, ma non farai mai un'opera d'arte. Ci
vuole l'anima. L'anima della legge è il primo comando: “Occupati di Dio, cerca Dio, sei stato creato per conoscere Dio, vivi
per conoscere Dio!”, quella è l'anima.
Franca: Allora si capisce cosa vuol dire essere minimo o essere
grande…
Luigi: Il valore si determina in base al fine verso cui vuoi
andare; tutte le scelte lungo il cammino le fai in base al fine; leggi
tutti i segnali stradali in funzione del fine verso cui vuoi andare.
Teresa: “Non passerà dalla
legge neppure un iota o un segno finché tutto non sia compiuto”.
Luigi: Il compimento è la Vita Eterna, perché tutto è fatto per
questo. Tutto l'universo è un cammino da fare per conoscere Dio; l'universo
è una raccolta di segnalazioni, di parole che, se intellette, ci conducono a
cercare e a conoscere Dio.
Sandra: Quindi dobbiamo accettare e riportare tutto a Dio.
Luigi: Si, perché se non si riporta a Dio non si inizia la
vita dello spirito. Altrimenti si conduce una vita basata sui sentimenti, una
vita animale. Soltanto in quanto riportiamo le cose a Dio, Causa Prima,
iniziamo la vita spirituale. Altrimenti no!
Gabri: Ma quando non riceviamo risposta da Dio?
Luigi: La prima risposta di Dio, sta nel fatto che capisci
che è giusto che tu riporti tutto a Dio. Questa è la prima risposta di Dio:
comprendere che è giusto riferire tutto a Dio ed è ingiusto non riferire le
cose a Dio. Dio risponde sempre! Siamo noi che siamo talmente distratti che non
avvertiamo la sua risposta. La prima risposta di Dio è capire che è giusto
riportare tutto a Dio, perché tutto è di Dio. Questo Dio ce lo dice da sempre.
Se senti il dovere di riferire tutto quello che accade a Dio e di non
considerarlo autonomo, sei in dialogo con Dio. “Piove! Chi è che fa piovere? È Dio che fa piovere. Perché fa
piovere?”, e si inizia il dialogo. Se credi che sia giusto avere questo
dialogo con Dio in tutto ciò che accade, c'è già la prima risposta di Dio. Dio
risponde convincendo, facendo capire che la cosa è giusta. La giustizia è
la prima risposta di Dio. Quando uno pensa a se stesso, quando pensa di essersi
fatto da solo, di essere in gamba perché lavora, perché ha la volontà, in
verità sa di essere ingiusto. Il capire questo è la risposta di Dio alla sua
“cafonata”. Dio risponde anche alle nostre “cafonate”. Ti fa arrossire quando
ti vanti, quando dici continuamente: “io,
io, io”; ti fa capire che dici una sciocchezza, perché non tieni conto di
Lui. Vedi che ti risponde?!
Pinuccia: Quindi il fine della legge è di risvegliare in noi l'interesse
per Dio.
Luigi: Si, il compimento della legge non è osservare una
regola. Cristo non è venuto per rendermi capace di osservare la legge; il
compimento non sta qui. Quando trovo il Cristo, con Cristo ho un'amicizia,
ho tutto; per cui penso solo più a Lui, non penso più a non rubare, ecc...
Questo ci fa capire che il compimento della legge è trovare l’amicizia con Lui,
dialogare in tutto con questa presenza, perché chi mi salva è Lui: Lui è il
compimento. La legge è pedagogo per portarmi al Cristo, dopo di che cessa la
sua funzione. L'unica nostra preoccupazione deve essere quella di pensare a
Lui, di guardare a Lui, di far attenzione a Lui, perché solo Lui ci libera
dal pensiero del nostro io, quindi da tutto.
Pinuccia: Allora cosa significa “Trasgredire il precetto”?
Luigi: Trasgredire il precetto è non cercare il Pensiero di Dio
in tutto ciò che Dio mi presenta. Noi nel pensiero del nostro io abbiamo
ridotto il rapporto con Dio all’osservanza di regolette e di precetti. Dio
chiede a noi ben altro! Cerca il Pensiero di Dio in tutto ciò che Lui ti
presenta, raccogli tutto in Dio, sottometti tutto al Pensiero di Dio e avrai un
tesoro in cielo che nessuno può portarti via.
* * *
Venerdì 6 marzo
2015
(tratto dalla cassetta del 5.3.1993)
“Il tempo
di raccogliere i frutti”
(Mt
21,33-43.45-46)
In quel tempo, Gesù disse
ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo:
«Ascoltate un’altra parabola: c’era un uomo che possedeva un terreno e vi
piantò una vigna. La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e
costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano.
Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai
contadini a ritirare il raccolto. Ma i contadini presero i servi e uno lo
bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono. Mandò di nuovo altri
servi, più numerosi dei primi, ma li trattarono allo stesso modo.
Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: “Avranno rispetto per mio
figlio!”. Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro: “Costui è l’erede.
Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!”. Lo presero, lo cacciarono fuori
dalla vigna e lo uccisero.
Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?».
Gli risposero: «Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la
vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo».
E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture:
“La pietra che i costruttori hanno scartato
è diventata la pietra d’angolo;
questo è stato fatto dal Signore
ed è una meraviglia ai nostri occhi”?
Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che
ne produca i frutti».
Udite queste parabole, i capi dei sacerdoti e i farisei capirono che parlava di
loro. Cercavano di catturarlo, ma ebbero paura della folla, perché lo
considerava un profeta.
Parola del Signore
Bruno: Il Salmo 1 recita: “L’albero piantato lungo corsi d’acqua darà frutto a suo
tempo, e le sue foglie non cadranno mai”, l’importante è che sia piantato lungo il corso d’acqua
che è la parola Dio.
Luigi: Certo, il frutto è la conoscenza di Dio. Dobbiamo sempre
ricordare che tutto è di Dio e tutto avviene per mezzo di Dio: la creatura
cresce in quanto riconosce che tutto è di Dio, che tutto è opera di Dio, che
tutto viene da Dio.
Tutto viene da Dio, e il primo dono che Dio fa è il suo Pensiero in
te, per cui ti accorgi che Dio è con te ma tu non sei con Dio. Questa presenza
è un’istanza che ti sollecita, che preme su di te. Quando tu scopri che Dio
è il Soggetto del tuo pensare, tu entri in un dinamismo tutto particolare
perché si forma in te l’esigenza di contemplare tutto da questo punto di vista:
Dio è il Principio di tutto. E’ questo il seme che ti conduce al frutto:
però è tutto dono di Dio.
Bruno: Il punto di vista del Figlio è il Padre, quindi se noi
vogliamo fare una cosa sola col Figlio dobbiamo vedere tutte le cose dal suo
punto di vista.
Luigi: Certo, perché è il punto di vista che ti fa uno.
Bruno: Quindi se c’è unità col Figlio c’è anche unità col
Padre: è questa consapevolezza che deve crescere in noi.
Luigi: Si, ma questa consapevolezza però ti viene dal Padre,
così come la consapevolezza di fare una cosa sola col Figlio viene dal Padre.
Non è che tu scopra di fare una cosa sola col Figlio, questo lo scoprirai
soltanto dal Padre; come non puoi conoscere partendo da te stesso. Però
ascoltando il Figlio, il Figlio forma in te (ma tu non lo sai) l'attenzione
unica al Padre. Ed è in questa purezza di pensiero, unico pensiero del Padre,
che è il Figlio in te (ma tu non lo puoi sapere perché soltanto il Padre
conosce il Figlio), in questa purezza di pensiero contempli il Padre, conosci
il Padre. Conoscendo il Padre scopri di fare una cosa sola col Figlio,
perché conosci quello che il Padre fa, quello che il Padre genera: suo Figlio.
Bruno: Possiamo dire che questa è una conoscenza oggettiva.
Luigi: Si, perché deriva dal Padre, che non è un tuo prodotto:
è l’oggettività della Verità che ti dà la sicurezza.
Giovanna: “Farà
morire miseramente quei malvagi”.
Luigi: Si muore rifiutando; miseramente, perché è una morte
eterna: non si finisce mai di morire. Il vuoto, il niente cresce all’infinito
senza arrivare all’annullamento.
Domenico: Questa dimensione interiore sarebbe l’inferno.
Luigi: L’inferno è dato dalla presenza di Dio non conosciuta,
ed è una non conoscenza, una confusione, che cresce all’infinito. Non
conoscenza in quanto ti trovi con delle contraddizioni nel tuo pensiero, che
crescono all’infinito, ma senza
annullarsi mai. Mentre con Dio hai un’armonia che cresce all’infinito, perché
più cresci e più partecipi di Dio, e più hai possibilità di conoscenza che
cresce all’infinito.
Domenico: Mentre l’inferno è impossibilità di conoscere Dio.
Luigi: Si, facciamo tutti l’esperienza di avere delle
contraddizioni nei proprio pensieri. Non si tratta di dare tanta importanza al
mondo fisico, ai fatti esterni, alla nostra situazione umana, terrena! Ciò
che crea veramente la problematica umana esistenziale è la contraddizione dei
pensieri che ognuno di noi porta dentro di sé. L’uomo non sopporta le
contraddizioni, ma non sa come uscirne. E questa confusione è una matassa di
contraddizioni che cresce all’infinito.
Giovanna: Ma perché dice che darà la vigna ad altri che la faranno
fruttare?
Luigi: Il regno di Dio è dato ad altri perché tu non lo puoi
tenere. Una fede che non ti fa camminare verso la conoscenza di Dio, ti viene
tolta e data ad altri. Il talento che non fai fruttare, viene dato al altri che
lo faranno fruttare, cioè che hanno interesse per conoscere Dio. Per cui anche
quello che credi che sia tuo, ti verrà portato via e portato via malamente,
creando in te un’offesa. È un furto quello che subisci, perché dici: “Quello
era mio!”. Dio ti porta via tutto, tu non puoi tenere niente. Perdi
l’intelligenza, perdi la fede, perdi l’amore, perdi la capacità di volere: Dio
è un ladro che ti porta via tutto. Il tempo è un ladro che ti porta via
tutto, per cui o tu approdi all’eternità oppure tutto ti verrà portato via.
Questo vuol dire che senza Dio non puoi tenere niente. Dio ti porta via tutto e
lo dà a coloro che hanno interesse per Lui.
Giovanna: Lo dà agli altri nel senso che vedrò che gli altri
partecipano di Dio e io no.
Luigi: “Vedrete venire da
lontano, da oriente e da occidente gente di tutto il mondo, di tutte le
categorie sedere alla mensa del regno di Dio e voi scartati”. Tu assisti a
questo furto! Tutti entrano e tu resti fuori. Entrano ciechi, storpi, malati,
peccatori, bestemmiatori, pagani, gente che tu scartavi perché li ritenevi
incapaci. Tutti entrano e tu fuori. È lì che subisci l’offesa.
Silvana: Il tempo dei frutti è Dio che lo determina.
Luigi: Il tempo dei frutti è il nostro tempo che va verso
una conclusione. Siamo in autostrada a senso unico per senso di marcia: non
puoi invertire, non puoi tornare indietro. Si va verso una meta, la conclusione
è la pienezza dei tempi. La nostra vita essenzialmente è un processo di amore,
di semplificazione. La vita, passando, ti costringe a mettere qualcosa al di
sopra di tutto. La vita è selettiva, è come un naufragio, ti invita a scartare
il superfluo e a farti aggrappare a ciò che è il tuo motivo di vita. Resterai a
tu per tu con il tuo motivo di vita: tutto il resto lascialo perdere. La vita ti costringe tutti i giorni a fare
delle scelte: stai attenta alle scelte che fai.
* * *
Mercoledì 11 marzo 2015
(Tratto dalla cassetta del 17 marzo 1993)
“Sono
venuto a portare a compimento”
(Mt
5, 17- 19)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono
venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. In verità io vi dico: finché non
siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino
della Legge, senza che tutto sia avvenuto.
Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli
altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi
invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei
cieli».
Parola del Signore
Osvaldo: Gesù è venuto a portare a compimento la legge; ma perché
Dio si è manifestato in un primo tempo, tramite una legge in un certo senso
difettosa?
Luigi: Tutto quello che è avvenuto, è avvenuto per ognuno di
noi, infatti la maggior parte di noi è ancora nell’Antico Testamento. Quando
si fa consistere la religiosità, il rispetto verso Dio, in regole, in leggi,
non si ha ancora incontrato il Cristo. È vero, c’è uno sviluppo lineare,
storico per cui i fatti hanno una certa consequenzialità: prima c’è la
creazione, poi Adamo, il paradiso terrestre, il peccato, le conseguenze del
peccato fino ad arrivare a Cristo, per cui c’è tutto uno sviluppo. Ma tutto
questo è teatro, è scena per ognuno di noi affinché noi possiamo fare il punto
su noi stessi: “Capisci il tuo tempo?”.
E come fai a capire il tuo tempo? Osservandolo! Dio ha
scritto tutta la tua vita, con questo sviluppo nel tempo: osserva in che punto
sei. Se vivi secondo i comandamenti sei nell’Antico Testamento, sei con Mosè, non
sei ancora arrivato al Cristo; sei nella preparazione al Cristo. “Nessuno può venire a me se non è attratto
dal Padre”, dice Gesù, evidentemente c’è tutto un periodo precedente in cui
si forma l’attrazione per il Padre. Quando Giovanni Battista, che è la sintesi
di tutto l’Antico Testamento, la preparazione, afferma che bisogna mettere Dio
al centro, fare il battesimo di giustizia, cioè spostare il nostro io dal
centro alla periferia, ti riassume tutta la lezione antica per poter incontrare
il Cristo.
Pinuccia: Gesù non è venuto per abolire ma per portare a
compimento.
Luigi: In noi c’è un divenire in cui si forma la capacità di
conoscere Dio. L’uomo è in formazione, non nasce già con questa capacità formata.
Per questo il cibo va adeguato, graduato alla sua capacità di assimilazione
limitata. Ad un bambino piccolo non dai l’arrosto ma il latte, perché non ha
ancora l’apparato digerente capace di assimilare cibi composti. Dio spezza il
pane per noi a seconda delle nostre capacità.
Bruno: Quindi in noi c’è un divenire; il divenire è un
mutamento e il mutamento è sofferenza. Ora mi chiedo se Adamo prima della
caduta, era consapevole di questo divenire?
Luigi: Certo.
Bruno: Quindi soffriva.
Luigi: No, perché il divenire è sofferenza solo per chi non
capisce. Siccome l’uomo è
sostanzialmente una passione di assoluto, confonde ciò che non è
assoluto con l’assoluto e di conseguenza a questo fatto, non capisce il perché
delle opere di Dio e ne soffre. La sofferenza si crea in quanto, ritenendo
che le cose siano come pensi tu e scoprendo che non sono come pensavi, si
crea la sofferenza. Ma se tutte le
cose le mantieni unite a Dio, se le vedi dal suo punto di vista, vivi in pace
perché sei in comunione con Dio.
Bruno: Il peccato consiste nel non dialogare il nostro io con
Dio.
Luigi: E’ peccato anche non dialogare il filo d’erba, qualunque
cosa che fermo a me, che non dialogo con Dio, è peccato, perché la separo dal
Principio.
Bruno: Il mio problema è questo: se Adamo prima del peccato,
dialogava con Dio il filo d’erba, non lo dialogava col suo io.
Luigi: Adamo dialogava col Pensiero di Dio che era in Lui,
perché Adamo portava in sé il Pensiero di Dio. Ad un certo momento non ha
dialogato il suo io con Dio, si è ritenuto autonomo, ed è diventato il soggetto
del suo pensiero: “Sono io che penso”.
Infatti il peccato originale, che sta all’origine di tutti i peccati, è un
peccato di autonomia. Non ha più riconosciuto Dio come il principio del
suo pensare.
Bruno: Parlare del divenire vuol dire parlare della creazione?
Luigi: Si; c’è da precisare che noi conosciamo la creazione per
differenza da Dio. La creazione ci annuncia che esiste un Creatore, ma non può
farcelo conoscere. Quando ti hanno annunciato questo messaggio, ritornano nel
nulla. La creazione viene a te, ti annuncia che c’è un Creatore e poi sparisce;
infatti la creazione non ti sostiene. L’universo non può dirti altro, ha
esaurito la sua funzione. Per quanto interroghi la creazione, non ti dirà altro
che questo: “Io non mi sono fatta da
sola, cerca presso Dio”. Il passo successivo è quello di rientrare in te
stesso e cercare di stabilire un rapporto personale con Dio, intimo; lì sei
solo con Dio. “Ti condurrò nel deserto e
là parlerò al tuo cuore”, perché Lui solo è il rivelatore di Sé.
Franco: Qual è quel pensiero che può avere presente l’Essere che
pensa?
Luigi: E’ solo il Pensiero di Dio. La caratteristica del
Pensiero di Dio è questa: ha presente il suo Principio, mentre ogni altro
pensiero non ha presente il suo principio. Se tu pensi l’albero, l’albero non è
il principio del tuo pensiero, non giustifica il tuo pensiero per cui c’è una
frattura.
Giovanna: Dio perdona le nostre debolezze, le nostre infedeltà,
però non dobbiamo giustificarci.
Luigi: Certo.
Osvaldo: “C’è un tempo per
nascere e un tempo per morire”.
Luigi: Non c’è il tempo
per lamentarci, perché la pecora che si lamenta attira il lupo. Ciao.
* * *
Mercoledì 15 giugno 2016
(Tratto dalla
cassetta 254 del 18.6.1986)
(Mt
6,1-6;16-18)
In quel tempo, Gesù disse
ai suoi discepoli: «State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti
agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c’è ricompensa per voi
presso il Padre vostro che è nei cieli. Dunque, quando fai l’elemosina, non
suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle
strade, per essere lodati dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto
la loro ricompensa. Invece, mentre tu fai l’elemosina, non sappia la tua
sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti nel segreto; e
il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà. E quando pregate, non
siate simili agli ipocriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze,
amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente. In verità io vi dico:
hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu preghi, entra nella
tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre
tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà. E quando digiunate, non diventate
malinconici come gli ipocriti, che assumono un’aria disfatta per far vedere
agli altri che digiunano. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro
ricompensa. Invece, quando tu digiuni, profùmati la testa e làvati il volto,
perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel
segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà».
Parola del Signore
Cina: La fede è proprio stare attenti a Dio.
Luigi: La fede non è una vernice per cui basta dire: “io credo”. Tu credi se dialoghi con
Dio; ma se non dialoghi con Dio non hai fede, anche se dici: “io credo”. La fede si manifesta in quanto uno riceve tutto da Dio e riporta
tutto a Dio. Per cui, anche se ricevo un insulto, anche se uno mi pesta un
piede, non dico: “questo è un villano!”,
ma dico: “Perché Signore mi hai mandato
un fratello a insultarmi, a pestarmi un piede? Forse è perché nello spirito ho
insultato Te, ho pestato un piede a Te. Aiutami a capire che cosa c'è in me che
deve essere superato!”.
Delfina: Ma questo vuole anche dire fare del bene agli altri.
Luigi: Si, ma uno fa del bene ad un altro per rispettare la
presenza di Dio, perché è Dio che me lo manda; anche se non mi fa comodo,
anche se mi dà fastidio devo stare attento, perché è Dio che me lo manda. Nel
giorno del giudizio Dio mi dirà: “Ero io
che mi presentavo a te e tu mi hai detto non ho tempo”. Quindi, in tutte le
cose dobbiamo comportarci sapendo che nel giorno del giudizio mi dirà: “Ero io”, “…ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete non mi
avete dato da bere, ero straniero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete
vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato.”, e noi cosa potremo
dire! Quindi comportiamoci in tutte le cose come se fosse Dio in tutto.
Teresa: Ma nel giudizio Dio dialogherà con noi?
Luigi: Certo, ma Dio dialoga già adesso con noi, perché il
giudizio è già ogni giorno. Solo che nel giudizio saranno sparite tutte le
apparenze e ci sarà solo più Lui, e allora in quel momento capiremo che in
tutto era Lui, che tutto era il suo Volto, che tutto era opera sua e che noi
l'abbiamo preso a calci: abbiamo preso a calci Lui senza rendercene conto.
Allora sentiremo tutta la vergogna.
Teresa: A quel punto cosa succede?
Luigi: A quel punto non riusciamo a restare alla sua presenza,
perché non possiamo resistere alla sua Luce. Per sopportare la Luce bisogna
averla interiorizzata, bisogna averla in sé. Di fronte alla Luce uno
comincia ad allontanarsi fino al punto in cui può sopportarla.
Franca: Il giudizio viene anche per chi fa il cammino?
Luigi: No, non c'è più il giudizio. Infatti Gesù dice: “Chi viene dietro a me non sarà giudicato”.
Il giudizio avviene in quanto ti trovi delle sorprese che non ti aspettavi. Se
tu stai cercando di conoscere Dio non subisci il giudizio, ma procedi di luce
in luce fino alla meta. Resti sempre più confermato. Quanto più uno cerca
Dio, tanto più va di conferma in conferma, quindi è una luce che si completa
sempre di più. Non c'è la crisi! Non c’è nemmeno la morte. Gesù stesso dice: “Non gusterete la morte in eterno”; ma
c'è una presenza crescente. E tutto ti conferma, tutto coincide.
Sandra: Se il Signore mi presenta un malato o un povero, nel
giudizio me ne chiederà conto.
Luigi: Il Signore sovrabbonda sempre in tutto, per cui ci fa
vedere tante cose da fare. Ma noi non dobbiamo correre qui, correre là! Ad
un certo momento ti fa capire che tu aiuti veramente gli altri cercando Dio,
che aiuti veramente i malati cercando Dio. Perché tutta questa umanità
malata è creazione, è un segno di Dio che ci dice: “Nel mondo c'è tanta sofferenza perché non c'è nessuno che cerca Dio!”.
Allora in un primo tempo corro da un malato all'altro, e sono io che mi do da
fare, finché mi trovo davanti ad un malato di cancro, e lì capisco che sono
impotente. Poco alla volta il Signore ti fa capire che le cose è Lui che le fa.
Egli ti dice: “Sono io che faccio
diventare ammalate le mie creature perché tu ti devi impegnare in qualche cosa
di più importante!”. Ad un certo punto capisci che il vero fare non sta nel
correre da un malato all'altro; perché vedi
che nonostante il tuo tanto darti da fare i malati si moltiplicano
sempre più. Questo è per farci capire che il vero aiuto si dà andando in alto,
cercando Dio. Più uno cerca Dio e più si accorge che fa il vero bene agli
altri; e invece di fare tante parole, dice una parola sola che è più
efficace di tutto il resto.
Sandra: Ma nel caso in cui mi presenta un povero.
Luigi: Se ti presenta un povero che ti chiede un euro tu glielo
dai, però se ti accontenti di questo, non è sufficiente! L’elemosina deve
essere trasformato in un dialogo: “Signore,
perché mi hai presentato questo povero? Che cosa mi vuoi dire? Perché sei Tu
che me l'hai mandato!”.
Bisogna dialogare con Dio per cercare il significato di quello che Dio ci
manda. Perché forse il vero povero è la nostra anima!
La mia anima così povera, di cosa ha veramente bisogno?
Tutto quello che accade deve diventare motivo di
preghiera, di dialogo con Dio, perché Dio sta parlando con noi.
Pinuccia: Gesù dice: “Quando
fai l'elemosina... quando preghi ... quando digiuni”.
Luigi: Sono quelle cose che in un ambiente religioso uno può
fare per farsi notare. Con più facilità può farsi notare a pregare, a fare
l'elemosina. Non dice: “Se fai l'adultera
... se fai la prostituta ...” perché sarebbe evidente. Dove scivoliamo
di più non è nell'essere prostitute; scivoliamo di più nel fare l'elemosina,
nel fare le opere buone, perché corriamo il rischio di esaltarci. Corriamo
il rischio perché intorno a noi cominciano a dire: “Guarda quella come è buona! Guarda come prega!”, e ci lasciamo
portare via dalla mentalità del fariseo: “Ti
ringrazio Signore perché non sono come gli altri!”. Per poco che ci
facciamo condizionare dal giudizio degli altri e non da quello di Dio,
cominciamo a gonfiarci: lì corriamo il più grande rischio. E trasformiamo la
nostra vita in recitazione; si finisce col pregare perché gli altri si
aspettano che noi preghiamo; andiamo in chiesa perché gli altri si aspettano
che noi andiamo in chiesa. Così facendo, senza rendercene conto finiamo di
osservare una regola per essere di esempio agli altri, perché: “sennò gli altri cosa dicono?”; e il
rapporto con Dio s’interrompe.
Pinuccia: Le famose regole.
Luigi: I punti più pericolosi sono i punti in cui
maggiormente si vede la virtù di una persona. Se uno non attribuisce tutto
a Dio, con facilità si lascia portare via. Il Signore ci coglie proprio nel
nostro segreto, nel nostro intimo. “Se
tu lo fai per farti vedere, se tu lo fai per soddisfare te stesso, hai già
ricevuto la tua ricompensa”. Cioè perdi l'attrazione per Dio.
Pinuccia: “Il Padre tuo che
vede nel segreto”.
Luigi: Solo Dio deve vederti; cioè devi avere presente in te
solo il Pensiero di Dio, perché se hai un altro pensiero, perdi l'attrazione
per Dio. Infatti noi restiamo attratti da quell'intenzione per cui abbiamo
agito; quindi soltanto se abbiamo come intenzione Dio, noi siamo attratti
da Dio. In caso diverso, o siamo già soddisfatti o siamo attratti dalle
creature; e una volta attratti dalle creature ci troviamo nei pasticci, la
matassa si ingarbuglia e non riusciamo più a districarci.
Come mai ci troviamo attratti dalle cose del mondo?
Perché abbiamo seminato in noi un'intenzione diversa da Dio, e ora stanno
crescendo delle piantine nel nostro orto diverse dall’albero della Vita.
Quindi, attenzione a ciò che seminiamo in noi stessi.
* * *
Mercoledì 22 giugno 2016
(Cassetta
di mercoledì 26 giugno 1985)
“...vengono a voi in veste di pecore ma
dentro sono lupi rapaci”
(Mt.
7,15-20)
Rita: Gesù dice: “Guardatevi dai
falsi profeti..”, chi sono i falsi profeti?
Luigi: Il profeta
dice che i falsi profeti sono quelli che fanno cuscini per tutte le teste; sono
quelli che ci dicono: “State tranquilli. Non è importante conoscere Dio...”
Rita: I falsi profeti sono anche
dentro ognuno di noi, quando ci giustifichiamo..
Luigi: Certo.
Rita: “Ogni albero cattivo che
non produce frutti buoni verrà tagliato...” cosa significa?
Luigi: Tutto
viene da Dio; però il male è opera nostra. Gesù stesso dice: “Ci sono
piante non piantate dal Padre mio”. Ora, la pianta è un desiderio che si forma
in noi. Ci sono in noi delle piante che non nascono dal seme di Dio. Questi
desideri partono dal pensiero del nostro io. Siccome noi portiamo in noi il
pensiero dell'assoluto, per la presenza di Dio in noi, siamo una passione di
assoluto; non possiamo cancellarla in noi proprio per la presenza di Dio in
noi. Allora, se noi non guardiamo Dio, proiettiamo la passione di assoluto
verso tutto ciò che non è Dio e pretendiamo che sia assoluto. Da qui, dal
nostro io, nasce la passione, nasce il desiderio. Il desiderio di ciò che io
amo nel pensiero del mio io, diventa un
albero, diventa un desiderio e un desiderio sbagliato, non piantato da Dio,
perché non è originato da Dio. Questa è la conseguenza della passione di
assoluto che portiamo in noi. È la passione di assoluto che ci fa sbagliare.
Flavio: I falsi
profeti sono pensieri che seminiamo dentro di noi..
Luigi: Quando
noi pensiamo, inseriamo un programma dentro di noi. Tutta la nostra cura non
deve essere orientata all'apparenza, al vestito, alle azioni; tutta la nostra
cura deve essere rivolta al pensiero, perché tutto è determinato da lì. Se il
nostro pensiero è orientato a Dio, tutto diventa in noi autentico secondo Dio;
quando i nostri pensieri sono rivolti al pensiero del nostro io, noi possiamo
anche essere ufficialmente dei santi, ma tutto di noi và in rovina. La cura
essenziale và rivolta lì. Osserva dove hai il tuo pensiero: lì c'è tutto.
Margherita: “Ogni
albero che non produce frutti buoni viene tagliato e gettato nel fuoco”, quindi
ogni pensiero che parte da noi verrà tagliato. Ma a volte si può vivere tutta
una vita per un desiderio sbagliato, non è in contraddizione con la parola che
dice: “... verrà tagliato e gettato nel fuoco”?
Luigi: Non
succede subito. Magari uno scopre di aver vissuto tutta la vita in un pensiero
sbagliato in punto di morte. Eì lì che scopre che tutto brucia. Perché noi ci
illudiamo, possiamo sbagliare tutta la vita. Perché soltanto con Dio si vede la
luce, ma lontano da Dio, noi scambiamo il bene per male, il male lo chiamiamo
bene e il bene lo chiamiamo male; la luce la chiamiamo notte e la notte la
chiamiamo luce. Noi scambiamo la realtà con quello che sperimentiamo con i
nostri sensi e Dio è un'astrazione. Tutti gli avvenimenti, piccoli e
grossi, anche se noi fossimo chiusi in una stanza, anche lì, Dio ci fa arrivare
la sua parola, un avvenimento, un fatto, per comunicarci qualche cosa di Sé,
per farci capire il suo pensiero. Il più delle volte noi ci svegliamo molto
tardi; quando uno è bambino è molto facile, poi ci svegliamo quando siamo
vecchi. Siamo talmente pieni di mondo, pieni di distrazioni che non siamo più
capaci di seguire e di pensare. Lì ci vuole preghiera e silenzio sapendo che
Dio vuole essere conosciuto, che la nostra vita sta nel cercare Lui.
“Cercate Me e le anime vostre vivranno”; le nostre anime ricevono vita dalla
ricerca di Dio. Bisogna sapere questo e bisogna impegnarsi in questo, tutto il
resto che ci sia o che non ci sia, passa in second'ordine. Quello che si
deve fare si fa, ma si fa tutto in un altro modo; non si vive più per il mondo
ma si vive per Dio.
Gabri: “... se
il tuo occhio è chiaro...”, se guardo Dio, il mio occhio è chiaro..
Luigi: Se guardo
il mio io, il mio occhio diventa tenebroso. Se entro in una stanza buia, anche
se ho gli occhi bene aperti, non vedo niente. Vado a tentoni e urto tutte le
cose che ci sono. Noi se non guardiamo Dio, urtiamo contro tutto e contro
tutti. Appunto perché la stanza diventa buia. Se invece guardiamo Dio, Dio è
luce, la stanza diventa illuminata. Allora sappiamo dove mettere i piedi,
sappiamo dove passare, non urtiamo contro niente. Camminiamo bene. “Luce del
tuo occhio..” dove l'occhio è il pensiero; se il tuo pensiero guarda Dio, ti
accorgerai che poco per volta, tutte le cose si illuminano e tu vedi bene per
camminare. E non inciampi.
Gabri: Il
problema è essere costanti..
Luigi: Bisogna
sempre ricordarsi che tutto è voluto da Dio: tutto! Anche il niente che
accade è voluto da Dio. Se noi trascuriamo questo allora è finito. Dio solo
è il Creatore, non avere altro Dio. Quindi tutto quello che ti accade, è sempre
voluto da Dio. Ripetitelo sempre: è voluto da Dio, è voluto da Dio, Signore c'è
la tua mano. La prima cosa fondamentale è sempre quella. Perché se non siamo
convinti che tutto è voluto da Dio, è tutto da rifare.
* * *
Venerdì 13 marzo
2015
(tratto dalla cassetta del 19.3.1993)
(Mc 12,28b-34)
In quel tempo, si avvicinò
a Gesù uno degli scribi e gli domandò: «Qual è il primo di tutti i
comandamenti?».
Gesù rispose: «Il primo è: “Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l’unico
Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua
anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza”. Il secondo è questo:
“Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Non c’è altro comandamento più grande
di questi».
Lo scriba gli disse: «Hai detto bene, Maestro, e secondo verità, che Egli è
unico e non vi è altri all’infuori di lui; amarlo con tutto il cuore, con tutta
l’intelligenza e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso vale più
di tutti gli olocàusti e i sacrifici».
Vedendo che egli aveva risposto saggiamente, Gesù gli disse: «Non sei lontano
dal regno di Dio». E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo.
Parola del Signore
Cina: “Ama Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua mente, con tutte le
tue forze”
Luigi: "Ama
Dio con tutto te stesso con tutto il tuo tempo, in tutti i luoghi". Perché
noi diciamo di amare Dio e poi viviamo per altro. Noi a volte siamo convinti
che Dio si trovi solo in certi luoghi, invece bisogna saper trovare Dio
anche in città, nei campi.
Devi saper trovare Dio in
qualunque luogo in cui ti trovi, perché Dio ti parla ovunque.
Devi saper unificare, perché la vita è una sola: “Una cosa sola è necessaria” dice Gesù. Essenzialmente la tua vita
deve consistere in un’opera di unificazione: pensieri, parole, azioni;
soprattutto delle parole che dici; per cui il tuo parlare deve essere secondo
Dio. Anche il tuo agire deve essere secondo Dio, in modo che Dio sia veramente
il tuo movente, tuo Padre. Dio deve essere il motivo dei tuoi pensieri,
delle tue parole, del tuo agire, del tuo comportamento, di tutto. Allora vivrai
veramente in unione con Dio.
Delfina: Non sarebbe meglio amare il prossimo
in Dio, non come me stesso.
Luigi: Amare il prossimo come se
stessi, significa come te stessa che ami Dio prima di tutto. Devi amare il
prossimo in questa passione di amare Dio al di sopra di tutto. Per cui devi volere questo bene (conoscere Dio) anche per
i tuoi fratelli. Non amarli per altro motivo, non per sentimento ma per questa
vocazione, per questo destino.
Rita:
Non capisco l'ultima frase: “E nessuno
ebbe più il coraggio di interrogarlo”; perché?
Luigi: Quando ci
troviamo davanti ad una persona talmente luminosa, talmente superiore a noi,
non osiamo più aprire bocca. Nell’episodio della pesca miracolosa, quando
Pietro si trovò davanti a Gesù, si sentì talmente inferiore che disse: “Signore, allontanati da me che sono un
peccatore”; avvertì quasi un senso di vergogna, perché si trovò di fronte
ad un’opera meravigliosa.
Franco: Come è
meravigliosa questa conferma di Gesù: “Non
sei lontano dal regno di Dio”.
Luigi: Quando
uno riconosce realmente che bisogna amare Dio con tutta la nostra mente, con
tutto il nostro cuore, è già vicino al regno di Dio. Perché si può essere
vicini ed essere lontani dal regno di Dio. Si è lontani quando non si riconosce
Dio come il Creatore di tutte le cose visibili e invisibili, quando invece
si riconosce in coscienza che bisogna amare Dio con tutta la nostra mente, con
tutto il nostro cuore e il prossimo come se stesso, l’anima è vicina al regno
di Dio.
Pinuccia: Anche se
non vede ancora il "come"?
Luigi: Si,
infatti dice “sei vicino” non dice
“sei dentro”; perché solo colui che è dentro vede il "come". Quando
tu riconosci che è giusto mettere Dio al di sopra di tutto, far conto su Dio,
fidarsi di Dio e che non è giusto dar ragione agli uomini, al mondo, sei
vicino; quando invece fai dipendere le cose da te o dagli uomini sei lontano
dal regno di Dio.
Pinuccia: “Le tue orecchie udranno dietro a te una
voce: Questa è la strada: percorretela!”
Luigi: Devi
ricordarti la strada, perché ci saranno dei momenti in cui tu non sentirai più
la presenza. Non dimenticarti! Perché i sentimenti sono una cosa e la luce
dello Spirito è un'altra.
Cina: Queste parole ci invitano
a fare ogni tanto l'inventario di quello che abbiamo ricevuto dal Signore.
Luigi:
L'evangelista dice alla fine del Vangelo: “Dio
ha fatto tali e tante grandi cose che se si dovessero scrivere tutte non
basterebbero tutti i libri della terra per contenerle”. Per questo non si
può fare un inventario. L'importante è ricordare l'essenziale, cioè che Dio va
messo prima di tutto, che devi far conto su Dio in tutto e che devi ricevere
tutto da Dio. Questo devi ricordarlo sempre. Ma poi sono talmente tante le luci
che abbiamo ricevuto che se le dovessimo scrivere non basterebbero tutti i
libri del mondo.
Pina: “Qual è il primo comandamento?”.
Luigi: Qual è il
comandamento che dobbiamo mettere al di sopra di tutto, nella nostra vita, nei
nostri pensieri, ogni giorno?
Questo comandamento vale
più di tutti i sacrifici, di tutte le offerte, di tutte le rinunce. Perché noi,
il più delle volte, facciamo consistere la religione in rinunce, in distacco,
in sacrifici, invece è qualcosa di molto più impegnativo: mettere Dio al di
sopra di tutto.
Pinuccia: Mi fa
tenerezza la bontà di Dio, di quel Dio che viene a dirci ciò che dobbiamo fare.
Nella nostra ignoranza, nella nostra cecità noi dovremmo “Amare Dio con tutto il cuore, con tutta la mente, con tutte le forze”;
è una cosa che dovremmo capire da noi, ma come mai non lo teniamo presente?
Luigi: Dio lo
scrive sulla nostra terra.
Pinuccia: E' un aiuto
che Dio ci dà nella nostra cecità, perché uno può essere disorientato e non
sapere più perché è su questa terra.
Luigi: Ogni
mattino, quando apriamo gli occhi, Dio ci dà la giornata affinché noi lo amiamo
al di sopra di tutto. Ogni giorno Lui viene a salvarci. La giornata ci è
data per vivere in questo: cercare e conoscere Dio. La giornata vale per quanto
uno cerca di conoscere Dio, tutto il resto è una conseguenza.
* * *
Mercoledì 18 marzo 2014
(Tratto dalla cassetta del 24 marzo 1994)
(Gv
5, 17-30)
In quel tempo, Gesù disse ai Giudei: «Il Padre mio agisce
anche ora e anch’io agisco». Per questo i Giudei cercavano ancor più di
ucciderlo, perché non soltanto violava il sabato, ma chiamava Dio suo Padre, facendosi
uguale a Dio.
Gesù riprese a parlare e disse loro: «In verità, in verità io vi dico: il
Figlio da se stesso non può fare nulla, se non ciò che vede fare dal Padre;
quello che egli fa, anche il Figlio lo fa allo stesso modo. Il Padre infatti
ama il Figlio, gli manifesta tutto quello che fa e gli manifesterà opere ancora
più grandi di queste, perché voi ne siate meravigliati.
Come il Padre risuscita i morti e dà la vita, così anche il Figlio dà la vita a
chi egli vuole. Il Padre infatti non giudica nessuno, ma ha dato ogni giudizio
al Figlio, perché tutti onorino il Figlio come onorano il Padre. Chi non onora
il Figlio, non onora il Padre che lo ha mandato.
In verità, in verità io vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a colui che
mi ha mandato, ha la vita eterna e non va incontro al giudizio, ma è passato
dalla morte alla vita. In verità, in verità io vi dico: viene l’ora – ed è
questa – in cui i morti udranno la voce del Figlio di Dio e quelli che
l’avranno ascoltata, vivranno.
Come infatti il Padre ha la vita in se stesso, così ha concesso anche al Figlio
di avere la vita in se stesso, e gli ha dato il potere di giudicare, perché è
Figlio dell’uomo. Non meravigliatevi di questo: viene l’ora in cui tutti coloro
che sono nei sepolcri udranno la sua voce e usciranno, quanti fecero il bene
per una risurrezione di vita e quanti fecero il male per una risurrezione di
condanna.
Da me, io non posso fare nulla. Giudico secondo quello che ascolto e il mio
giudizio è giusto, perché non cerco la mia volontà, ma la volontà di colui che
mi ha mandato.
Parola del Signore
Raffaella: Il Figlio ha la vita in se stesso.
Luigi: Si, perché ha il Padre in sé, ha il Principio in sé. Noi
invece non abbiamo la vita in noi stessi, ma l’abbiamo in altro da noi, la riceviamo
da altro da noi; per noi la vita è comunione con altro da noi. Infatti se tu
vai a passeggio e incontri uno che conosci e quello non ti saluta, ti senti
morire; il che vuol dire che ricevi vita dalla comunione con l’altro. Invece il
Padre, il Figlio, lo Spirito Santo, hanno la vita in se stessi perché hanno in
loro stessi il Principio, non ce l’hanno altrove (altrimenti l’altrove sarebbe
Dio). Dio, essendo l’Assoluto, ha in Sé stesso il Principio di Sé. Principio
quindi vita: per cui è Se stesso. Invece noi non siamo mai noi stessi, tutta la
nostra vita è un correre per cercare di essere noi stessi. Soltanto in Dio e da
Dio, nel rapporto personale con Dio, scopriamo veramente chi siamo. Lì
scopriamo la meraviglia! Perché il rapporto personale con Dio è un rapporto
di conoscenza e quando conosci, hai in te stesso la ragione di ciò che conosci,
per cui hai in te stesso la vita. Ecco la meraviglia della comunione che Dio fa
con noi. Dio non ci fa essere in quanto ci dà la vita ma nello stesso tempo resta
distante. No! Dio ci dà la vita solo attraverso la conoscenza: il che vuol dire
che soltanto nella conoscenza tu hai in te stesso la ragione di ciò che sei.
Ecco la pienezza.
Nino: Lo volevano uccidere perché Gesù aveva la stessa volontà
del Padre.
Luigi: Lo volevano uccidere perché Gesù chiamava Dio suo Padre
e perciò gli ascoltatori si scandalizzavano. Prima di tutto lo volevano
uccidere perché in giorno di sabato aveva dato la vista ad un cieco. Per loro
questo miracolo non contava niente, contava una sola cosa: aveva violato il
sabato. "Il sabato è in funzione
dell’uomo non è l’uomo in funzione del sabato". Invece per i farisei
l’uomo era per il sacro, per il sabato. È la fregatura in cui cadiamo anche
noi: la religione è per l’uomo non è l’uomo per la religione. Quindi tutto,
compreso il sabato, è in funzione dell’uomo, è per salvare l’uomo. La
centralità è sull’uomo.
Bruno: “Il Padre infatti
ama il Figlio e gli dimostra tutto quello che fa”.
Luigi: Qui Gesù ci fa capire che l’amore è comunicazione, è
manifestazione. La verità è amore, perché? Perché la verità si comunica.
Perché diciamo che Dio è amore? Perché?
Dio è amore in quanto comprende, quindi comunica, rivela
Sé stesso. Dio è svelamento di Sé. Invece noi abbiamo messo Dio
nelle tenebre dicendo: Dio è mistero. E poi ci complichiamo la vita
all’infinito. Dio è svelamento di Sé; è amore, perché disvela Sé.
Bruno: Si, però noi ci fermiamo ai segni.
Luigi: Ma la colpa è nostra, perché chi ci autorizza a fermarci
ai segni quando non sono i segni che parlano a te.
Bruno: Il Figlio dicendoci queste parole ci vuole rivelare
qualche cosa di molto importante che si deve realizzare in noi.
Luigi: Ogni comunicazione avviene attraverso il Pensiero di
Dio, il Figlio, per cui se noi trascuriamo il Pensiero di Dio, tutti i nostri
pensieri sono finiti.
Senza il Pensiero di Dio mi fermo con il pensiero
all’albero, al mondo, alle creature che sono tutte cose finite: tra il finito e
l’Infinito non c’è comunicazione possibile. L’unico punto, l’unico satellite
attraverso il quale c’è la possibilità di comunicazione è il Pensiero di Dio in
noi. E’ lì che Dio, che è Infinito, comunica a noi attraverso suo Figlio, e noi
possiamo comunicare attraverso suo Figlio. Ecco l’importanza del Pensiero di
Dio in noi, del Figlio di Dio in noi.
Bruno: “Il Padre ha
rimesso ogni giudizio al Figlio”, in che senso?
Luigi: Il Padre non giudica, perché chi giunge a conoscere il
Padre, non può fare a meno di amare. Il giudizio è prima, quando il Figlio
ti parla.
Bruno: Che differenza c’è tra il Figlio e il Padre?
Luigi: Il Figlio ti parla in quanto è il Verbo, la Parola che
ti fa la proposta del Padre. Tu sei giudicato dalla proposta, non dalla
conoscenza. Noi siamo giudicati dalle parole, non dalla verità; dalle parole
in quanto ci fanno la proposta.
Io posso aderire ad una proposta, solo se questa mi viene
offerta. Ricevuta la proposta, necessariamente devo dare una risposta. Se
rifiuto non posso dire che è Dio che mi ha fatto rifiutare; Dio mi ha fatto
arrivare la proposta, il rifiuto è solo mio. Se dico di “sì”, la grazia è di
Dio ma se dico “no”, la colpa è mia, puramente mia.
Bruno: Allora quando avviene il giudizio?
Luigi: Il giudizio avviene nel giorno in cui mi viene fatta la
proposta, cioè nel giorno in cui mi arriva la parola di Dio: è la parola di
Dio che offrendomi la possibilità, nello stesso tempo mi giudica. Se io
aderisco non sono giudicato, per niente, anzi sono salvato. Ma se non aderisco
sono giudicato dalla parola stessa che mi era giunta, non dalla verità.
Bruno: Quando arriverà lo Spirito Santo convincerà riguardo al
peccato.
Luigi: Lo Spirito Santo convince perché ci fa vedere la verità.
Lo Spirito Santo illuminerà il peccato, ce lo farà capire. Con lo Spirito Santo
abbiamo il completamento, perché ci conduce a vedere la verità in tutto. Però
quando si arriva a vedere la verità in tutto è già finita; quando arrivi a
vedere la verità o appartieni alla verità o sei contro alla verità, non puoi
più fare il passaggio. Il passaggio
lo puoi fare quando il Figlio arriva a te e ti fa la proposta, perché in quel
momento tu riveli che importanza dai a Dio: ecco il giudizio. Cristo è mandato
a morte affinché siano svelati i segreti dei cuori: è rivelazione.
Franco: Ma perché dice: “Quanti
fecero il bene” non dice: “Quanti
faranno il bene”.
Luigi: Si, perché il giudizio si impone prima, quando ti
viene fatta la proposta, è lì che si determina tutto. Se tu hai fatto la
scelta giusta, quando tutto ti convoglia a Dio, tu sei inserito nel regno della
verità; se la tua risposta è stata errata sei escluso dal regno della verità. Quello
che conta è l’anticipo, il valore che tu dai alla verità.
* * *
Mercoledì 29 giugno
2016
(cassetta di
mercoledì 29.06.1988)
“Chi dice la gente chi Io sia?”
(Mt 16, 13-19)
Cina: Il Signore ci rivolge la domanda personalmente: “E tu
chi dici chi Io sia?”;
Luigi: Si, ma prima di rivolgerci quella domanda ci fa
osservare: “Che cosa dicono gli altri?”; “Che cosa gli altri dicono
di Dio?”, cioè il Signore ci fa osservare prima che cosa fanno gli altri,
cioè quello che gli altri dicono di Dio; arriva un momento in cui ci interroga:
“E tu?”. Prima il Signore ci mette in platea, spettatori a vedere quello
che recitano tutti gli altri, poi ad un certo momento ci chiama e ci dice:
“Adesso sali tu”, tutti gli altri si fanno spettatori e siamo noi che dobbiamo
recitare la nostra parte. Recitare la nostra parte vuol dire, dire quello che
pensiamo di Dio, quello che abbiamo conosciuto di Dio, perché ognuno vive
secondo quello che ha conosciuto di Dio.
Delfina: Legare e sciogliere sia in terra che in cielo, cosa
significa?
Luigi: Raccogliere in Dio o non raccogliere in Dio; cioè far
vedere le cose secondo Dio o non far vedere le cose secondo Dio. Chi contempla
Dio è la possibilità di far vedere le cose secondo Dio, chi non contempla non
può far vedere le cose secondo Dio.
Delfina: La Chiesa ha proprio quella funzione di legare e di
sciogliere..
Luigi: Si capisce, e poi Chiesa siamo ognuno di noi, nella
misura in cui contempliamo Dio perché “Non sapete che voi stessi siete
tempio di Dio..?” (1 letterea ai Corinzi 3,16), Dio abita dentro di noi.
Nella misura in cui noi contempliamo Dio, abbiamo la possibilità di far vedere
le cose secondo Dio o non di far vedere le cose secondo Dio. Quindi quello che
uniamo in cielo, in Dio, resta nella verità, resta unito a Dio; quello che non
uniamo resta disunito. Quasi a dire che noi stessi siamo chiamati a raccogliere
tutte le cose in Dio perché quello che noi già adesso contempliamo in Dio, lo
vedremo poi nella vita eterna perché ad ognuno sarà dato quello che avrà
raccolto in Dio, vedrà ciò che avrà creduto. Quello che non avremo raccolto in
Dio ci manterrà disuniti da Dio.
Domenico: Oltre che legare c'è anche il verbo sciogliere..
Luigi: Sciogliere vuol dire separare, distaccare.
Fabiola: “A te
darò le chiavi del regno dei cieli”..
Luigi: La chiave
è quella che apre e che chiude, no? C'era già la parola dell'Apocalisse
che dice: “Colui che ha la chiave di
Davide: quando egli apre nessuno chiude, e quando chiude nessuno apre” (Apocalisse 3,7).
Ora la chiave è Cristo. Se Cristo ci apre, non c'è nessuna parola del mondo,
nessuna ragione, nessuno argomento, nessun motivo del mondo che possa chiudere;
se però Cristo non apre, non c'è nessuna parola del mondo che possa aprire,
cioè che possa illuminare la nostra anima. Aprire vuol dire illuminare,
chiudeere, tenere chiuso vuol dire non illuminare. Quello che illumina la
nostra anima è soltanto il Cristo, il
Figlio di Dio. Se Cristo ci illumina, non c'è nessuna parola al mondo
che possa ottenebrare la luce che Dio ha fatto sorgere in noi. Ma se Cristo non
illumina, tutte le parole degli uomini non sono sufficienti per illuminarci.
Possiamo anche sentire tutte le parole degli uomini, non ce n'è una che
illumini la nostra anima. Soddisferà i nostri sentimenti, ma non illuminano
l'anima, perché è soltanto Dio che può illuminare la nostra anima. Il Signore
dice: “Non dare a nessuno il nome di maestro”, maestro è colui che ti
illumina, che ti fa capire, quindi è soltanto Dio che illumina la nostra anima.
Daniela: “Beato te perché né la carne, né il sangue te l'hanno
rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli”, “beato” perché ha avuto
fede...
Luigi: Certo, beato è colui che è confermato da Dio. Dio ti dà
ragione se... per cui uno ha la conferma in Dio. Non hai più bisogno della
conferma deglia altri.
Giovanna: “A te
darò le chiavi del regno dei cieli” è Dio che apre ed è Dio
che chiude..
Luigi: Si capisce.
Giovanna: Però qui dice: “A te darò le chiavi”...
Luigi: Certo, a colui che riconosce il Cristo, perché chi apre
e chi chiude è il Cristo. “Nessuno può venire al Padre se non per mezzo di
me”. Quanti dicono a Cristo: “Tu sei il figlio di Dio”, da Cristo
ricevono questa possibilità, perché formano una cosa sola con il Cristo, questa
possibilità: di aprire e di chiudere.
Giovanna: E' Dio che apre però non apre senza di noi..
Luigi: E' Dio che apre però bisogna riconoscere il Cristo
perché è su Cristo che si fonda il tempio di Dio, la chiesa di Dio. Il tempio di
Dio, la chiesa è il tempio di ido e noi stessi siamo tempio di Dio, in cui
tutto è ordinato e riferito a Dio. Chiesa cos'è è ciò in cui tutto è riferito a
Dio. Tu entri in chiesa e trovi Dio esposto in chiesa; questa esposizione vuol
dire che Dio è sempre esposto nella nostra anima. Vuol dire che noi dobbiamo
riferire tutte le cose a Dio. Lui è il centro e noi dobbiamo riferire tutte a
questo centro. È riferendo tutte le cose a Dio che si edifica la nostra vita in
Dio.
Silvia: Il punto iniziale è riconoscere il Cristo..
Luigi:
riconoscere ciò che ti viene da Dio, non confonderlo con le parole degli
uomini. “Nessun uomo ha mai parlato come te”. Bisogna riconoscere: qui
c'è la parola di Dio, cioè qui c'è la verità, questo è giusto. Riconosci che è
giusto secondo Dio. Perché quando la parola di Dio mi dice: “Non vivere per
il mangiare, per il vestire, per la figura, per la carriera, per il mondo,
cerca prima di tutto Dio”, tu dici: è giusto questo! Dal momento che siamo
stati creati da Dio è giusto vivere per Dio, per conoscere Dio. Lo riconosci
come giusto. Se tu non lo riconosci come giusto, non puoi seguire, non puoi
vivere secondo Dio. Il vivere secondo Dio, presuppone in Dio questo riconoscimento
della giustizia: è giusto che noi mettiamo Dio al centro, che noi riferiamo le
cose a Dio. Questo è il fondamento su cui tutto si edifica. Se tu invece non
fai questa giustizia essenziale, ecco per cui c'è il battesimo di Giovanni il
Battista, se tu non dici: “Ma io per che cosa sono stato creato? Per che
cosa vivo? A che cosa serve la vita?”. Se tu di fronte a questi
interrogativi non dici: “La mia vita serve per conoscere Dio” e questo è
un atto di giustizia, tutta la tua vita è sbandata, perché il fondamento è
questo: riconoscere quello che è giusto secondo Dio.
Appendice:
La pietra è Cristo, giustizia essenziale, perché Lui è il
fondamento: non devi scartarlo perché altrimenti non hai più la pietra su cui
costruire.
Riconoscere che il Cristo è il fondamento datoci da Dio
per edificare la nostra vita, la nostra conoscenza è sentirci dire da Cristo: “Beato
te perché hai riconosciuto la verità”.
Cristo è la parola di Dio che arriva a me; in quanto la
parola di Dio arriva a me vuol dire che ho incontrato il Cristo.
Ma cos'è questa parola di Dio? È la parola che ti fa
riferire le cose a Dio, ti fa pensare Dio, ti orienta a Dio, ti dice: “Per
che cosa stai vivendo? Guarda che la vita ti è stata data per cercare e per
conoscere Dio prima di tutto: devi tendere a questo perché la vita eterna è
conoscere Dio! Non vivere per le cose che passano!”.
* * *
Mercoledì
6 luglio 2016
(Tratto dalla
cassetta 259 del 9.7.1986)
“Predicate
dicendo che il regno dei cieli è vicino”
(Mt
10,1-7)
In quel tempo, chiamati a sé i suoi dodici discepoli,
Gesù diede loro potere sugli spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni
malattia e ogni infermità.
I nomi dei dodici apostoli sono: primo, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo
fratello; Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello; Filippo e
Bartolomeo; Tommaso e Matteo il pubblicano; Giacomo, figlio di Alfeo, e Taddeo;
Simone il Cananeo e Giuda l’Iscariota, colui che poi lo tradì.
Questi sono i Dodici che Gesù inviò, ordinando loro: «Non andate fra i pagani e
non entrate nelle città dei Samaritani; rivolgetevi piuttosto alle pecore
perdute della casa d’Israele. Strada facendo, predicate, dicendo che il regno
dei cieli è vicino».
Cina: “Diede loro il potere
di scacciare gli spiriti immondi”.
Luigi: Diede loro il potere di scacciare il loro io dal centro.
Con Dio possiamo liberarci dal pensiero dell’io al centro, in caso diverso, no!
Dio, dandosi a noi prima di noi, ci dà la possibilità, se noi siamo giusti, di
metterlo al centro e quindi di scacciare i demoni: il pensiero del nostro io
autonomo. Il nostro io diventa un demonio in quanto lo mettiamo al centro,
cioè quando facciamo questa ingiustizia: cominciamo a vivere per noi, a pensare
a noi. Pensando a noi la nostra casa diventa una casa di demoni, perché si
scatenano tutte le passioni che escono dal pensiero di noi stessi; per cui
vogliamo essere i primi, essere ambiziosi, vogliamo di più, vogliamo trionfare
sugli altri, invidiamo gli altri e si scatena un inferno; e questi sono tutti
demoni. Se invece mettiamo Dio al centro abbiamo la possibilità di scacciare
questi demoni, perché cominciamo a vivere secondo lo spirito di Dio.
Delfina: “Il regno dei
cieli è vicino”.
Luigi: E’ accessibile; una cosa è vicina in quanto la posso
avvicinare. Più tardi dirà: “Non crediate
che il regno di Dio sia intorno a voi, fuori di voi perché Dio è dentro di voi,
è già in voi: si tratta di trovarlo”. Ci fa capire che la vicinanza vuol
dire accessibilità, perché una cosa è accessibile in quanto è già
presente. Una cosa lontana non è accessibile. Quindi è un annuncio di una
cosa presente nella quale tu oggi puoi sforzarti di entrare; se ti sforzi di
entrare entri.
Franca: “E’ accessibile”
in quanto uno supera il suo io; se uno è “gonfio”...
Luigi: Se uno è “gonfio” non può entrare, perché per lui il
regno di Dio è distante. Non è questione di spazi; la vicinanza è data dalla
presenza di Dio con noi e dalla consapevolezza della nostra povertà. Se
siamo ricchi non possiamo entrare.
Flavio: Quando i discepoli andavano a predicare, rivolgevano a
chi li ascoltava questa frase.
Luigi: Dio a tutti fa questa proposta; se c’è un animo aperto
entra. Dio, di per sé, si rende vicino a tutti; si rende vicino magari dicendo:
“Tu sei un delinquente”, perché lo
invita a sgonfiarsi, a ridimensionarsi. In quanto Dio parla con noi, già si
rende vicino. Si rende vicino in quanto se ci siamo esaltati, ci riporta alla
nostra vera dimensione; se siamo rientrati nella nostra vera dimensione, ci
invita ad entrare.
Paola: Prima li manda solo alle pecore perdute di Israele e poi
li manda anche fra i pagani.
Luigi: Si, perché Dio vuole salvare tutti! Per Dio non ci sono
i pagani. Gli dice questo per dare loro la possibilità di misurare la capacità
di affrontare le difficoltà. Infatti a taluni dice: “Non dirlo a nessuno”, perché se lo dici, quel dono che Dio ti ha
dato te lo portano via; non c’è ancora in te quella profondità per sostenere
il disprezzo, il rifiuto, la critica.
Allora non dirlo, custodisci, approfondisci in te il dono che Dio ti ha dato.
Pinuccia: Ha un significato spirituale tutto l’elenco dei nomi dei
dodici apostoli?
Luigi: Certo, rappresenta tutto di noi, tutta l’umanità. I
dodici apostoli rappresentano le dodici tribù di Israele. Israele rappresenta
tutta l’umanità, perché Israele è un popolo che Dio ha preso, l’ha messo sul
teatro per rappresentare tutte le vicende di Dio con l’umanità. Ognuno di noi deve vedere in
quel popolo la sua vicenda personale. Se Dio del suo popolo ha fatto dodici
tribù, vuol dice che rappresentano in sintesi tutti i temperamenti, i
caratteri, le devianze che portiamo dentro di noi. Per cui dentro di noi c’è
un Giuda, c’è un Pietro, c’è un Giovanni.
Pinuccia: “Strada facendo
predicate che il regno dei cieli è vicino”, è per noi.
Luigi: Certo, strada facendo. Mentre tu cammini devi
annunziare a te stesso, prima di tutto, che il regno di Dio è vicino.
Quindi “Se tu oggi ascolti la parola di
Dio sforzati di entrare nella sua pace, sforzati di capire questa parola!”
affinché non avvenga come è avvenuto nel popolo ebreo che non poterono entrare
nella terra promessa, che furono costretti a vagare per quarant’anni nel
deserto fino all’estinzione. “Strada
facendo…”, mentre tu cammini, giorno dopo giorno, annuncia al tuo cuore,
alla tua mente, annuncia a te stesso in tutte le cose che ti accadono che “Il regno di Dio è vicino!”.
Pinuccia: “Guarite ogni
sorta di malattia” sempre dentro di noi.
Luigi: Le malattie accadono in quanto non tocchiamo niente di
Dio; annunciando il regno di Dio, si offre la possibilità della guarigione dal
male. “Solo che io possa toccare un lembo
del suo mantello e sarò guarita”. Se le malattie sono una conseguenza del
non vedere, del non constatare Dio che regna in tutto, Dio che opera in tutto,
se sono una conseguenza del non toccare qualcosa di Dio, solo andando ad
annunciare il regno di Dio si guariscono i mali. Più noi predichiamo a noi
stessi il regno di Dio e più siamo guariti dai nostri mali.
Pinuccia: “Non andate fra i
pagani e non entrate nelle case dei samaritani”.
Luigi: Non occupatevi dei problemi del mondo, occupatevi delle
cose di Dio. occupatevi del popolo di Israele, cioè occupatevi di quegli
argomenti in cui si trova Dio, perché altrimenti perdete solo del tempo e
perdete anche la vostra stessa vita.
Quindi mantieniti raccolto nelle cose di Dio.
* * *
Venerdì 20 marzo
2015
(tratto dalla cassetta del 26.3.1993)
(Gv
7,1-2.10.25-30)
In quel tempo, Gesù se ne
andava per la Galilea; infatti non voleva più percorrere la Giudea, perché i
Giudei cercavano di ucciderlo.
Si avvicinava intanto la festa dei Giudei, quella delle Capanne. Quando i suoi
fratelli salirono per la festa, vi salì anche lui: non apertamente, ma quasi di
nascosto.
Alcuni abitanti di Gerusalemme dicevano: «Non è costui quello che cercano di
uccidere? Ecco, egli parla liberamente, eppure non gli dicono nulla. I capi
hanno forse riconosciuto davvero che egli è il Cristo? Ma costui sappiamo di
dov’è; il Cristo invece, quando verrà, nessuno saprà di dove sia».
Gesù allora, mentre insegnava nel tempio, esclamò: «Certo, voi mi conoscete e
sapete di dove sono. Eppure non sono venuto da me stesso, ma chi mi ha mandato
è veritiero, e voi non lo conoscete. Io lo conosco, perché vengo da lui ed egli
mi ha mandato».
Cercavano allora di arrestarlo, ma nessuno riuscì a mettere le mani su di lui,
perché non era ancora giunta la sua ora.
Parola del Signore
Maria: “Non
era ancora giunta la sua ora”, è il
Padre che decide l’ora.
Luigi: E’ Dio che conduce gli eventi, non siamo noi con la
nostra violenza che li determiniamo.
Osvaldo: “Costui
sappiamo da dove viene” è una
giustificazione che non regge.
Luigi: L’uomo crede di sapere, basandosi sull’apparenza delle
cose. Gesù si presenta come un poveraccio, per cui per la mentalità
materialistica non è uno che offre garanzie; se invece viene uno con un cocchio
d’oro, trainato da tanti cavalli, allora sì che potrebbe essere il Messia. Dio
non si presenta con l’attestato, con la laurea, con il certificato di garanzia,
infatti lo accusano: “Chi
ti autorizza a dire queste cose?”. Secondo loro Lui non avrebbe dovuto parlare perché non era autorizzato
dalle loro scuole di pensiero. La sostanza del grande conflitto che si è
scatenato contro Gesù si può sintetizzare in: “Ma tu chi pretendi di essere?”. Uno che viene da Nazareth, dalla Galilea, nemmeno da
Gerusalemme, non è un sacerdote, né appartiene alla casta, ma chi pretende di
essere? La verità si veste di niente perché la verità è spirito, è
spirito che parla, non ha altra testimonianza, non vuole avere altre
testimonianze. L’unica testimonianza della verità è questa: le cose che dice
sono vere. Durante il suo processo dice: “Se ho detto male, dimostralo; ma se ho detto bene,
perché mi percuoti?”. Lui
si appella alla verità. Se le sue parole sono errate, dimostralo: Lui chiede
solo questo. Tu non puoi dimostrare che le sue parole non sono vere, perché le
sue parole sono verità e la verità è trascendente.
Osvaldo: La verità è trascendente anche alla logica umana?
Luigi: E’ trascendente tutto! La verità non si può minimamente
infirmare! La logica divina è matematica, infatti non puoi infirmarla.
Puoi non aderire a Dio, puoi trascurarlo, lo puoi bestemmiare, lo puoi
uccidere, non puoi dimostrare che non sia vero. Al punto tale che se tu dici: “io sono contro Dio quindi affermo sempre la
menzogna”, la verità ti smentisce perché tu non dici sempre la menzogna, perché
saresti in contraddizione con te stesso: la verità ti riduce all’impotenza. Ti
rende impotente anche nel tuo regno, che è il regno della menzogna. Il demonio
è il padre della menzogna, dice il Signore, e nel suo regno viene contraddetto.
Carla: Abbiamo letto nei vangeli precedenti che Gesù fuggiva la
folla.
Luigi: In certi momenti si ritirava in disparte ed in altri
cercava la folla, Gesù non si sottometteva ad una regola. Il problema
della verità non è un problema di fuga. Lui evita la folla quando gli battono
le mani. Noi, invece, quando la folla ci batte le mani, le andiamo incontro e
ci esaltiamo. Addirittura va anche alle nozze di Cana, ed è un invitato tra
tanti.
Carla: Quindi a Gesù non dava fastidio la folla.
Luigi: No, anzi, Dio dice che è un piacere per Lui stare con
gli uomini. E' venuto a cercarci nella nostra dispersione. Però siccome Dio
conosce gli uomini, non si fida di loro, fugge quando lo esaltano. Ad esempio
nell’episodio della moltiplicazione dei pani, quando il giorno dopo lo cercano
per farlo re, Lui fugge per correggere la loro intenzione errata. Gesù fugge
dai sentimenti, dalla passione della folla, perché la folla è un cattivo
giudice. “Dio ha
tanto amato il mondo da mandare il suo Figlio, affinché chi crede in Lui abbia
la vita eterna”. Il Padre ha
mandato suo Figlio in mezzo agli uomini. E il Figlio per restare con gli uomini
si è fatto mettere in croce e resta morto pur di restare con loro, perché Lui
sa che la gente, la folla, senza di Lui muore.
Franco: Eppure va di nascosto alla festa.
Luigi: Perché prima i suoi fratelli gli dicono: “Siccome vuoi essere conosciuto, viene alla
festa, fai i miracoli che sai fare e tutti ti esalteranno”; Gesù risponde: “No, io alla vostra festa non vengo”,
non va alla festa motivato dalla loro intenzione, non ci va per confermare le
loro idee, o per partecipare alla festa, ma ci va perché obbedisce al Padre,
per non lasciarli soli. Anche alle nozze di Cana, non va per partecipare
alle nozze infatti è proprio la sua presenza (anche se era uno tra tanti) che
mette in crisi la festa: il vino viene a mancare nel pieno della festa. Ma è
per la sua presenza che il vino viene a mancare! Ora, si verifica il
passaggio: prima era uno tra tanti, ora diventa l’unico da cui dipende
l’andamento della festa. Ecco cosa crea nella tua vita la presenza di Gesù
tra tante altre presenze: ad un certo momento diventa l’unica, la massima
singolarità. Prima ci lascia gustare, ubriacare di tutti i vini del mondo,
poi quando si entra in crisi, Lui ci rivela qual è il vero vino.
Giovanna: Cristo entra nella nostra vita come uno qualunque.
Luigi: Infatti Lui stesso si definisce: figlio dell’uomo. È un
termine per dire: "sono uno qualunque". Non si presenta dicendo: “Io
sono il figlio di Dio”. La verità, per farsi conoscere, si denuda, si spoglia
di tutto. Noi, nel pensiero del nostro io, giudichiamo le persone secondo ciò
che possiedono: è importante chi ha la mercedes, chi ha la villa, chi ha fatto
una carriera stupenda nel mondo. Ognuno di noi si qualifica a seconda di ciò che
ha, si traveste, si maschera. Dio si spoglia di tutto. Perché? Per
evidenziare il nucleo: la verità messa al di sopra di tutto per quello che essa
è. E non per i doni che ti dà.
Quindi fintanto che non ti
decidi ad amare la verità per ciò che essa è, Dio per quello che Lui è,
indipendentemente da tutto il resto, da tutti i suoi abiti, non conoscerai la
verità.
Dio offre i suoi abiti, sui
quali c’è uno spirito che opera, al caso: “Giocheranno la sorte sui suoi abiti”. Oggi tutta la scienza è basata sul caso: è Dio
che si spoglia di tutti i suoi abiti (e l’universo è l’abito di Dio), per
evidenziare il nucleo essenziale su cui va fondata la nostra vita: la verità
per quella che essa è.
Giovanna: Gesù si distingue dagli altri dalla parola che dice.
Luigi: Si, perché diversamente è un uomo come tutti gli altri
però: “Nessuno
ha mai parlato come Lui”. Le
sue parole sono verità. Lui si appoggia solo sul Padre, riferisce tutto a Dio,
il suo punto fisso di riferimento è Dio.
* * *
Mercoledì 17 luglio 2016
(Tratto
dalla cassetta 260 del 16.7.1986)
(Mt. 11,25-27 )
In quel tempo Gesù disse: “Ti rendo lode Padre, Signore
del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti
e le hai rivelate ai piccoli. Sì Padre, perché così hai deciso nella tua
benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio
se non il Padre e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il
Figlio vorrà rivelarlo”.
Parola del Signore
Cina: Chi sono i “piccoli”?
Luigi: Piccolo è colui che ha tanto desiderio di conoscere, di
capire: questa è la caratteristica del piccolo. Invece ciò che caratterizza
l’uomo adulto è che non si interessa più di capire, ma si interessa di
possedere.
Quando desideriamo possedere (e possiamo anche desiderare
le persone, conquistare le persone), noi siamo adulti, grandi. Quindi la
caratteristica dell’uomo vecchio è che vuole possedere; e non capisce più,
perché quando uno vuole possedere perde la vita. La vita non viene dalle cose
che si posseggono, la vita viene in quanto uno è bambino. Uno è bambino in
quanto è tutto teso a capire: “Perché? Perché?”. Ecco qui abbiamo la vita. La
vita sta nel desiderio di capire, di capire le cose di Dio, perché le cose
di Dio vengono date soltanto là dove sono desiderate. “Chiedete e vi sarà dato”, “Bussate e vi sarà aperto”, e come si
bussa? Si bussa desiderando di vedere le cose di Dio, quindi non
accontentandoci, non rassegnandoci alle cose che vediamo e tocchiamo.
Delfina: “Tutto mi è stato
dato dal Padre mio” vuol dire che Dio ci dà tutto.
Luigi: No, vuol dire che Dio dà tutto nel suo Pensiero, a suo
Figlio: Dio dà tutto a suo Figlio. Il che vuol dire che noi possiamo trovare tutto
soltanto nel Pensiero di Dio, in suo Figlio. Dio ci ha dato tutto in quanto ci
ha dato il suo Pensiero. Il “tutto” si trova soltanto nel Pensiero di Dio; per
cui se non ci raccogliamo nel Pensiero di Dio, non otteniamo niente,
sperimentiamo il niente.
Gabri: Ma non capisco il segno della ricchezza; che significato
ha per noi il fatto che ci sono persone che guadagnano tanti soldi.
Luigi: E’ il segno della grande ricchezza che Dio dà a tutti
noi; noi siamo terribilmente ricchi perché abbiamo in noi un tesoro che vale
più di tutto: è la possibilità di pensare Dio: portiamo in noi il Pensiero
di Dio ed è una ricchezza enorme perché “lì” c’è tutto. Il Pensiero di Dio è il
principio della vera sapienza, è la vera ricchezza. Questa grande ricchezza che
Dio dà ad ogni uomo si riflette come specchio nelle cose esteriori, sulla scena
del mondo, con degli uomini ricchi di denaro. Però dobbiamo capire il
significato: il vero grande tesoro è il Pensiero di Dio. Infatti vediamo
che la gente più è ricca e più corre al suicidio, più è ricca e più è
disperata, angosciata. Io conosco tanti ricchi ma posso dire che non conosco un
ricco felice. Tu puoi essere in una casa d’oro ma avere l’angoscia dentro. E
non è la casa d’oro che ti fa felice. Tu puoi essere in una baita, in una
povertà estrema, andare a prendere l’acqua al torrente: ma canti da mattina a
sera di gioia. Questo vuol dire che la vera grande ricchezza è dentro di noi,
non è fuori.
Flavio: La presenza del Pensiero di Dio in noi è data dalla
presenza del Padre in noi?
Luigi: Sì, nel Pensiero di Dio c’è il Padre; infatti il Padre
ha dato tutto al Figlio: tutto. Quindi nel Figlio c’è il Padre. Il Figlio è il
“luogo dei funghi” cioè è il luogo in cui c’è il Padre. Quindi se vogliamo
trovare Dio, lo dobbiamo trovare nel suo Pensiero: è il luogo. In noi il
Verbo è generato dalla Presenza del Padre; noi siamo chiamati ad una
partecipazione consapevole. Il Figlio non è stato generato, è generato. Dio è
fuori dal tempo per cui la generazione è continua. E noi percepiamo questo
soltanto in quanto capiamo questa generazione continua del Verbo.
Paolo: Noi siamo chiamati a vedere la generazione continua del
Verbo dal Padre.
Luigi: Certamente, per adesso “in noi” è soltanto un luogo, è
il luogo per-, perché Dio si conosce soltanto nel suo Pensiero; quindi ci fa
capire che esiste questo luogo affinché io mi impegni a cercare in questo
luogo. Ma per conoscere “chi” è questo luogo, lo conoscerò soltanto quando il
Padre mi farà vedere quello che Lui genera.
Tiziana: “Perché non hai rivelato
queste cose ai sapienti”.
Luigi: Il vero grande tesoro lo rivela solo il Figlio a coloro
che sono consapevoli del loro niente, del loro nulla, che non cercano di
possedere. Fintanto che uno si gonfia, si gonfia in quanto cerca di possedere,
non può entrare. Se vuoi passare da una porta stretta con un baule, non entri.
O ti sgonfi o non passi.
Domenico: “Nessuno conosce
il Figlio se non il Padre e nessuno conosce il Padre se non il Figlio”.
Luigi: Questo versetto viene chiamato l’isola giovannea nel
mare del vangelo di Matteo.
Domenico: Non si può arrivare al Figlio senza conoscere il Padre.
Luigi: Si, “Nessuno può
venire al Padre se non per mezzo di Me”: quel “Me” è proprio il Verbo che
parla con noi. Per cui noi giungiamo a conoscere il Padre ascoltando, non
parlando. Chi parla è il Verbo. Quel “Me” è “Io
che parlo con te” per cui se tu non ascolti “Me” non puoi arrivare a
conoscere il Padre: passaggio obbligato.
Pinuccia: “E colui al quale
il Figlio lo voglia rivelare”; dipende dalla volontà del Figlio?
Luigi: “Il Figlio non fa
niente se non lo vede fare dal Padre” quindi tutte le operazioni del Figlio
hanno la loro ragione nel Padre. Il Figlio glorifica il Padre. Cosa significa?
In quanto attribuisce tutto di sé al Padre; quindi l’iniziativa è del Padre.
Non solo “ma a coloro ai quali Lui vuole”
vuol dire che presso Dio c’è libertà, nessuno costringe. Dio è assoluto, ora
ab-soluto vuol dire che non subisce condizionamenti. Per cui tutto ciò che noi
riceviamo, lo riceviamo come dono d’amore. Dio non è obbligato, per cui se ci
dà della luce, se ci dà il suo Pensiero in noi, è dono d’amore suo, non è
merito nostro. Noi non possiamo pretendere assolutamente niente. Quindi quando
riceviamo qualche cosa da Dio, una luce da Dio, è dono libero, è Dio che liberamente
ha voluto darci questo dono: quindi è un dono d’amore. E coloro che sono con
Dio, operano altrettanto liberamente, non sono condizionati, non sono costretti
ma operano per amore, liberamente.
***
Mercoledì 25 marzo 2015
(Tratto dalla cassetta del 25 marzo 1992)
(Lc
1, 26-38)
In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una
città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo
della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando
da lei, disse: «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te».
A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto
come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia
presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai
Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli
darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e
il suo regno non avrà fine».
Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?».
Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza
dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo
e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua
vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei,
che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio».
Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua
parola». E l’angelo si allontanò da lei.
Parola del Signore
Cina: “Ave o Maria,
piena di grazia, il Signore è con te”.
Luigi: Spiritualmente, e quindi sostanzialmente, l'annuncio a
Maria è l'annuncio ad ogni uomo, perché ad ogni uomo è detto: “Il Signore è con te” affinché
concepisca, affinché faccia sua questa Verità. Maria significa l’anima di
ogni uomo nei suoi rapporti con Dio, infatti ognuno di noi è salutato da Dio
personalmente. Maria rappresenta ogni anima, perché ogni anima è fatta per
concepire Dio. Ma ciò che rende feconda l’anima dell’uomo è la parola di Dio.
Delfina: Guardando Maria capiamo come dobbiamo comportarci verso
Dio.
Luigi: Come dobbiamo comportarci verso l’annuncio di Dio se
vogliamo giungere a concepire, a vedere ciò che ci viene annunciato.
Delfina: Che cosa ci viene annunciato?
Luigi: Il mistero della presenza di Dio in noi. Inoltre
ci viene rivelato come dobbiamo guardare a Maria, quale interesse, quali pensieri
dobbiamo avere verso questa creatura che Dio ha voluto mettere davanti ai
nostri occhi, la quale ha un grande significato nel nostro rapporto con la
parola di Dio.
Delfina: “In quel tempo
l'angelo Gabriele fu inviato da Dio in una città della Galilea di nome
Nazareth, ad una vergine sposa di un uomo di nome Giuseppe, della stirpe di
Davide: il nome della vergine era Maria”.
Luigi: Con Giovanni il Battista si chiude l'Antico Testamento,
che rappresenta l'uomo vecchio; con l'annuncio a Maria si apre il Nuovo
Testamento. Con l’Antico Testamento abbiamo la preparazione a Dio; con il
Nuovo abbiamo la venuta di Dio infatti Gesù è chiamato l’Emanuele, “il Dio con noi”.
Delfina: In tutto l’Antico Testamento è annunciata la sua venuta.
Luigi: Si, ma non basta che si annunci la sua venuta come non
basta che l'uomo cerchi e invochi. E' necessario che Dio venga. L'incontro,
l'unione, la nascita nella Verità, sono effetto di due condizioni:
disponibilità della creatura e venuta del Creatore.
Franco: “Ave piena di
grazia; il Signore è con te; tu sei benedetta fra tutte le donne”.
Luigi: E’ un invito a renderci disponibili alla Parola di Dio
affinché questa Parola, che è con noi, sia seme, principio di pensiero e di
vita e faccia nascere al mondo un uomo nuovo, l'uomo secondo Dio: “Ecco concepirai nel tuo seno e partorirai
un figlio”. Dal momento che Dio parla, ogni uomo è nel travaglio di un
parto: deve dare alla luce la Verità, deve arrivare a conoscere quel Dio che la
Parola annuncia. Conoscere Dio è la condizione perché nasca al mondo
l'uomo; perché è Dio che fa l'uomo, e non l'uomo. “Non conosco uomo” dice Maria. Oggi invece conosciamo solo cosa
fanno gli uomini e facciamo conto solo sugli uomini. “Sarà la potenza dell'Altissimo che opererà in te”. “Come può avvenire
questo?”. Colui che crea tutte le cose dal nulla senza di noi e fa esistere
ciò che prima non era, ha la possibilità di far nascere in noi la nostra luce,
il nostro Amore: “Se resterete nelle mie
parole, conoscerete la Verità”.
Maria: Tutto avviene in noi per opera dello Spirito di Dio.
Luigi: “Lo Spirito Santo
scenderà in te e quello che nascerà da te sarà chiamato Figlio di Dio”. Non
quindi opera nostra, non opera d'uomo, ma di Dio. Solo così possiamo finalmente
uscire dalla solitudine della nostra soggettività e quindi da tutti i nostri
dubbi. Abbiamo bisogno di toccare
con mano qualcosa che non sia opera nostra, che non sia pensiero nostro, parola
nostra; che non sia frutto della nostra scienza, della nostra tecnica, del
nostro fare. Per questo Dio aspetta che la creatura sperimenti tutte le sue
risorse e tocchi con mano la sua vecchiaia, la sua sterilità, la sua
incapacità, la sua povertà, il suo nulla. Fu sempre così nei punti “chiave”
della storia dell'umanità: da Abramo a Samuele a Zaccaria: “Ecco, Elisabetta, tua parente, ha concepito anche essa un figlio nella
sua vecchiaia ed è già al sesto mese lei che era sterile; poiché niente è
impossibile a Dio”. Ecco il punto fondamentale, la fede che Dio chiede
all'uomo è quella che crede anche a ciò che supera i nostri argomenti e le
nostre ragioni perché tutto è possibile a Dio. Non è la terra che vivifica
le parole di Dio ma sono le parole di Dio che vivificano la terra e l'uomo. Fu
sempre necessaria una parola di Dio per illuminare, formare, vivificare,
restaurare, perdonare, risuscitare, portare a compimento.
Maria: Quindi dobbiamo fare come Maria.
Luigi: Bisogna fare la terra secondo il cielo e fare l'uomo
secondo Dio, e non viceversa. Il cielo
non va visto con gli occhi pieni di terra, ma la terra va vista con gli occhi
pieni di cielo. Se guardiamo il cielo ci accorgiamo che la nostra terra è già
cielo; ma se guardiamo la terra facciamo ruotare anche il cielo attorno ad essa
e sbagliamo tutto. “Sottomettete la
terra”, disse il Signore all’inizio, non disse "sottomettete il
cielo". Bisogna mettere la Parola di Dio come principio e sottomettere
tutto ad essa.
Pinuccia: “Sia fatto di me
secondo la tua Parola” conclude Maria.
Luigi: “Beata te che hai
creduto, perché in te si compiranno le promesse”. Se le promesse non si compiono non è Dio che
è infedele, ma l'uomo. L'annuncio a Maria ci fa essere più umili, più poveri,
più veri, meno truccati. L’annuncio a Maria parla alla nostra coscienza, perché
questa annunciazione avviene nella vita di ognuno di noi. Parla, ma non ottiene
mai la fede, la dedizione, l’apertura, la disponibilità che ottenne da questa
ragazza ebrea, che si è lasciata fare da Dio.
Di qui tutta la sua grandezza.
* * *
Mercoledì 20 luglio
2016
(cassetta di
mercoledì 22.07.1989)
“Il seminatore uscì a seminare ...”
(Mt 13,1-9 )
Quel giorno Gesù uscì di casa e sedette in riva al mare. Si radunò attorno a
lui tanta folla che egli salì su una barca e si mise a sedere, mentre tutta la
folla stava sulla spiaggia.
Egli parlò loro di molte cose con parabole. E disse: «Ecco, il seminatore uscì
a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli
uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non
c’era molta terra; germogliò subito, perché il terreno non era profondo, ma
quando spuntò il sole, fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte
cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono. Un’altra parte cadde sul
terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno. Chi ha
orecchi, ascolti».
Parola del Signore
Cina: Custodire la parola …
Luigi: “Come” la custodisco e “quando” la custodisco?
Cina: Cercando di capire.
Luigi: Cioè ponendo mente; è Gesù che lo dice: “Il seme caduto sulla strada rappresenta
coloro che avendo ascoltato la parola, non pongono mente, viene il demonio e
gliela porta via”. Quindi noi custodiamo la parola quando poniamo mente a
quella parola. Ora, poniamo mente in quanto cerchiamo di capire. Non poniamo
mente quando non ci interessa capire. Quindi non custodiamo una parola; magari
la scriviamo, la registriamo, la cantiamo da mattina a sera. No, non basta,
perché possiamo avere in mente altro. Custodiamo la parola in quanto ci
applichiamo per cercare di capire cosa Dio ci vuol dire di Sé in quella parola,
perché Dio parlando significa qualche cosa di Sé.
Milva: Noi dobbiamo applicare la mente prima di tutto a Dio.
Luigi: Si, se è la cosa che ci interessa di più.
Milva: In ogni momento della nostra giornata, al lavoro, a tavola,
Dio ci parla sempre attraverso le persone.
Luigi: Certo, Dio ci parla in tutto, ma noi siamo analfabeti!
Milva: Quando chiedo che cosa mi vuol dire su una cosa, questo
è il pane della giornata?
Luigi: Porto sempre a paragone questo fatto: tutti gli
argomenti della giornata, e tutto è opera di Dio, sono come un giornale scritto
in una lingua straniera. Per imparare a leggere questo giornale, devo aver
studiato ben bene la grammatica; altrimenti leggo il giornale, vedo dei segni,
però non capisco, non arrivo al pensiero, perché non so la grammatica. Quanto
più ho studiato la grammatica, tanto più mi sarà facile capire. Ora, la grammatica è il Vangelo, è lì che
dobbiamo impegnarci! Per questo dico che è al mattino che devo cercare nel
Vangelo “la parola per oggi”; allora questa parola la porto nel cuore anche se
mi trovo al lavoro, con altre persone. Se faccio entrare questa parola, questa
parola pia piano mi illumina, e a poco per volta riesco anche a capire le altre
parole che Dio mi fa arrivare durante il giorno. Ma questo deriva dal fatto che
ho studiato bene la grammatica.
Paola: Qui Dice che Gesù uscì di casa; la sua casa è il
Padre...
Luigi: Si, perché Gesù è venuto dal Padre ed è sceso nel nostro
mondo: è uscito dalla sua casa.
Pinuccia: E' venuto nel mondo senza uscire dalla sua casa...
Luigi: Per noi è uscito. Perché Gesù è una presenza fisica tra
noi e in quanto è una presenza fisica, per noi non è nel Padre. Perché il Padre
non ha una presenza fisica; lo Spirito non ha una presenza fisica. La presenza
fisica di Gesù è in contraddizione con Dio; Dio non ha un corpo. E se Dio
prende un corpo per me, è concessione che però è una contraddizione. Ad un
certo momento Gesù stesso dice: “E'
necessario che io me ne vada perché altrimenti non può venire in voi lo
Spirito”. Quindi, è una concessione da parte di Dio che si manifesta con un
segno. Tutti i segni sono in contraddizione con Dio. Dio è un infinito, i
segni sono tutti finiti. Eppure sono necessari per stabilire un contatto con la
creatura; poi, se la creatura si apre, poco per volta, maturerà per
l'Infinito. La creatura non capirebbe un altro linguaggio, ritiene astratte le
cose spirituali, mentre le cose reali per lei sono quelle che vede e tocca.
Franca: La radice è determinata dal fine, quindi avere radici
vuol dire aver ben chiaro il fine.
Luigi: Se hai ben chiaro il fine stabilisci in te la radice.
Invece se per te il fine è altro, anche se leggi cose di Dio, se senti parlare
di Dio, in te la radice non è Dio; allora ti perdi lungo la strada, perché non
puoi rimanere. Se non hai radici di fronte alla persecuzione, davanti a una contraddizione, ad una critica, ad una
condanna, tu molli. Soltanto se per te Dio è un problema essenziale di vita, se
è la tua vita, allora hai la radice in te, hai in te la convinzione personale;
ma fintanto che tu credi per sentito dire, quando cominciano a saltarti
addosso, molli tutto.
Matteo: Perché Gesù viene chiamato “figlio dell'uomo”?
Luigi: Perché il Verbo di Dio incarnato è una concessione di
Dio fatta all'uomo; perché Dio è un infinito, ed essendo infinito non ha un
corpo finito. Dio è Spirito, non ha un corpo. Eppure il Figlio di Dio si è
presentato con una presenza fisica tra noi, è una concessione, una caramella.
Siccome noi siamo in una condizione in cui sappiamo nutrirci solo di caramelle,
di sentimenti, e se Dio vuole stabilire un contatto con noi, ci deve dare delle
caramelle. È una concessione che fa. Però ad un certo momento ce le deve
togliere, per farci capire che c'è un altro cibo più sostanzioso delle
caramelle. Dio non è nelle caramelle, però scende al mio livello. Viene
chiamato “figlio dell'uomo”, appunto
perché è concessione di Sé all'uomo; si concede fino al punto da farsi
uccidere dall'uomo. L'uomo prevale su di Lui in questa concessione.
Bruno: Il terreno è il punto principale in questa parabola.
Luigi: Certo, perché il seme arriva su tutti i tipi di terreno;
il terreno rappresenta quello che siamo noi. Noi possiamo essere una strada, un
terreno con delle pietre, con delle spine, possiamo essere terreno profondo.
Terreno profondo rappresenta la profondità interiore.
Siamo una strada se siamo aperti a tutto e a tutti;
allora in quanto sei aperto a tutto e a tutti, tutti passano ma nessuno lascia
traccia: non penetra niente (puoi anche essere un'enciclopedia ambulante, ma
non penetra nessuna luce su quella strada. Tanta cultura, tante nozioni ma
niente di valido). Possiamo essere un terreno pietroso; in cui subito partiamo
con entusiasmo sulla parola di Dio, ci dedichiamo con entusiasmo. Però il
terreno pietroso non ha radice profonda, allora appena sorgono le difficoltà,
le contraddizioni, le critiche, molliamo. Perché noi possiamo partire con
sentimento e chi parte con sentimento non ha in lui la profondità. Siamo
terreno pietroso in quanto non amiamo la profondità, per cui ci accontentiamo
del sentimento, dell'azione, del fare: ma è tutto sentimento. Se non ami andare
a fondo, arriva un momento in cui resti bruciato.
Poi c'è il terreno con le spine, dice Gesù, lo commenta
Lui stesso: il terreno con le spine è colui che vuol salvare una cosa e
l'altra; vuol cercare Dio, occuparsi di Dio, ma cercando di salvaguardare le
ricchezze, la figura davanti agli altri, ...e tutto resta soffocato.
Gesù ci fa
capire che il terreno che porta a maturazione il seme è solo il terreno
profondo, che rappresenta coloro, lo dice la parola di Dio, che avendo
ascoltato Dio, pongono mente, vanno a fondo, con pazienza, fino ad arrivare al
frutto. E’ la Madonna.
***
Venerdì 27 marzo
2015
(tratto dalla cassetta del 29.3.1985)
“Se non credete alle mie parole,
credete almeno alle opere”
(Gv 10, 31-42)
In quel tempo, i Giudei
raccolsero delle pietre per lapidare Gesù. Gesù disse loro: «Vi ho fatto vedere
molte opere buone da parte del Padre: per quale di esse volete lapidarmi?». Gli
risposero i Giudei: «Non ti lapidiamo per un’opera buona, ma per una bestemmia:
perché tu, che sei uomo, ti fai Dio».
Disse loro Gesù: «Non è forse scritto nella vostra Legge: “Io ho detto: voi
siete dèi”? Ora, se essa ha chiamato dèi coloro ai quali fu rivolta la parola
di Dio – e la Scrittura non può essere annullata –, a colui che il Padre ha
consacrato e mandato nel mondo voi dite: “Tu bestemmi”, perché ho detto: “Sono
Figlio di Dio”? Se non compio le opere del Padre mio, non credetemi; ma se le
compio, anche se non credete a me, credete alle opere, perché sappiate e
conosciate che il Padre è in me, e io nel Padre». Allora cercarono nuovamente
di catturarlo, ma egli sfuggì dalle loro mani.
Ritornò quindi nuovamente al di là del Giordano, nel luogo dove prima Giovanni
battezzava, e qui rimase. Molti andarono da lui e dicevano: «Giovanni non ha
compiuto nessun segno, ma tutto quello che Giovanni ha detto di costui era
vero». E in quel luogo molti credettero in lui.
Parola del Signore
Margherita: Gesù dice: “Credete almeno alle opere”. L'opera che il Figlio fa è quella di
condurci a conoscere il Padre; quindi in che senso vanno intese le opere,
spiritualmente parlando?
Luigi: Tutta l’opera del Figlio è di convogliarci al Padre, di
riportarci in continuazione di fronte al Principio, da qui capiamo che
sostanzialmente le opere del Figlio non sono i miracoli, non sono quello
che ha fatto, ma sono soprattutto le sue parole, perché Egli ci convoca
al Principio attraverso le parole. La singolarità della parola del Cristo è
questa: riportarci al Principio, richiamarci in continuazione al nostro
destino: “Sei stato creato per cercare e conoscere Dio”. “A che vale possedere
anche tutto il mondo se poi perdi l’anima?”.
Silvana: Da parte nostra è richiesta l’adesione a queste parole.
Luigi: A noi è richiesto di riconoscere il vero quando ci
viene presentato, altrimenti pecchiamo contro lo Spirito Santo. E Gesù dice
che se c’è un peccato che non può essere perdonato né in terra, né in cielo è il
peccato contro lo Spirito Santo che è il rifiuto a riconoscere quello
che è vero quando si presenta a noi. Riconoscendo che è vero quello che Lui
ci ha presentato, ci impegniamo a guardare tutte le cose dal suo punto di
vista.
Pinuccia: Questo ci viene annunciato, ma poi per realizzarlo come
si fa?
Luigi: Ognuno di noi, soltanto da Dio e personalmente
con Dio, può ricevere la luce e può ricevere la convinzione della Verità di
quello che si dice. Ma è compito di ognuno di noi parlare con Dio, perché
ognuno di noi è chiamato personalmente a riferire sempre a Dio tutto quello che
ascolta. Non basta che gli argomenti si ascoltino, si leggano: ognuno di noi
personalmente nel suo cuore, nella sua mente, deve prendere contatto con Dio e
deve osservare, deve attingere da Dio stesso la verità delle parole che vengono
dette o che si leggono. Chi convince è Dio, non sono gli uomini; noi
possiamo solo richiamarci a questa meta.
Maria: Invece l’opera del Padre qual è?
Luigi: Tutta l’opera del Padre si concentra in questo:
comunicare Se stesso. Questo è il Pensiero di Dio, questa è l’anima di tutte le
cose. Dio opera tutto per annunciare Se stesso, in modo che nessuno abbia ad
ignorarlo, ma tutti l’abbiano a cercare. “Dio ha creato tutte le cose affinché gli uomini lo cerchino, e lo
cerchino come a tentoni pur non essendo Lui lontano da nessuno di noi”. Dio
crea tutte le cose affinché gli uomini lo cerchino. Questa è la volontà di Dio,
questo è il Pensiero di Dio che c’è in tutte le cose, questa è l’Intenzione di
Dio. Ma gli uomini lo cercano? Ecco come gli uomini si mettono nei pasticci:
non cercano Dio.
Agata: Dio vuole essere conosciuto.
Luigi: Dio vuole essere cercato, perché per essere conosciuto
deve essere cercato. Non lo si trova senza cercarlo. Dio non lo si trova sulla
piazza, sulle strade del mondo come si trovano le creature. Dio è Spirito, Dio
è Verità e la Verità si trova solo conoscendola. Noi veniamo a trovarci in
situazioni di grandi difficoltà perché la nostra volontà non coincide con
quella di Dio; per cui siamo noi che ci rendiamo la vita difficile.
Agata: Quindi questa frase di Gesù cosa significa?
Luigi: “Scrutate queste
opere e vedrete il Pensiero di Dio”, però scrutiamo, non fermiamoci in
superficie, perché quando proiettiamo il pensiero del nostro io su quello che
ci arriva crediamo di capire, ma non capiamo. Invece Dio ci dice: “Osservatelo! Se non siete capaci di capire
le mie parole, osservate almeno i fatti, le opere che faccio, perché è tutto opera
mia”.
Maria: Siamo portati a riflettere sul significato solo negli
avvenimenti che ci turbano.
Luigi: Se noi cerchiamo che cosa Dio ci ha voluto significare
attraverso, ad esempio, la morte di un fratello, quel fatto è un motivo per
instaurare un dialogo con Dio, per farci maturare, per farci capire certe cose.
Quindi non dobbiamo essere soddisfatti fintanto che Dio non rivela a noi il
suo Pensiero nell'avvenimento che ci ha presentato.
Dio ci presenta dei fatti per sollecitarci a leggerli.
Leggere vuol dire capire il suo Pensiero nell'avvenimento che ci presenta. Per
capire il suo Pensiero, si richiede il superamento di noi stessi, si richiede
dedizione di pensiero.
Solo quando una cosa è veramente contemplata in Dio, ci rende
capaci di parlarne, di esporla. Quando non si è capaci di esporla, vuol dire
che non si è contemplata sufficientemente. Una cosa ben assimilata si è
capaci di comunicarla. Quando c'è impotenza alla comunicazione vuol dire
che c'è difetto di contemplazione. Quando c'è vera contemplazione, c'è
comunicazione. È per questo che noi non riusciamo a parlare di Dio: perché
non lo contempliamo sufficientemente. Non basta leggere libri, studiare.
Bisogna contemplare la cosa in Dio; contemplata in Dio, la si può comunicare.
* * *
Mercoledì 1 aprile 2015
(Tratto dalla cassetta del 7 aprile 1993)
(Mt
26, 14-25)
In quel tempo, uno dei
Dodici, chiamato Giuda Iscariòta, andò dai capi dei sacerdoti e disse: «Quanto
volete darmi perché io ve lo consegni?». E quelli gli fissarono trenta monete
d’argento. Da quel momento cercava l’occasione propizia per consegnare Gesù.
Il primo giorno degli Ázzimi, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero:
«Dove vuoi che prepariamo per te, perché tu possa mangiare la Pasqua?». Ed egli
rispose: «Andate in città da un tale e ditegli: “Il Maestro dice: Il mio tempo
è vicino; farò la Pasqua da te con i miei discepoli”». I discepoli fecero come
aveva loro ordinato Gesù, e prepararono la Pasqua.
Venuta la sera, si mise a tavola con i Dodici. Mentre mangiavano, disse: «In
verità io vi dico: uno di voi mi tradirà». Ed essi, profondamente rattristati,
cominciarono ciascuno a domandargli: «Sono forse io, Signore?». Ed egli
rispose: «Colui che ha messo con me la mano nel piatto, è quello che mi
tradirà. Il Figlio dell’uomo se ne va, come sta scritto di lui; ma guai a
quell’uomo dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito! Meglio per quell’uomo
se non fosse mai nato!». Giuda, il traditore, disse: «Rabbì, sono forse io?».
Gli rispose: «Tu l’hai detto».
Parola del Signore
Delfina: Devo prepararmi a fare la Pasqua.
Luigi: Devi prepararti a fare il passaggio dalle cose che si
vedono a quelle che non si vedono, dalle cose che passano alle cose eterne. È
questo passaggio che bisogna preparare! Sapendo che devi fare quel passaggio,
devi prepararti a fare quel passaggio, cioè devi renderti disponibile, devi
liberarti da tante cose perché altrimenti non ne avrai più il tempo.
Siccome devi passare alle cose eterne, prima di tutto devi scoprire quali sono
le cose eterne, perché la tua vita sta nelle cose eterne. Infatti vedi che se
vivi per le cose che passano, muori.
Siccome noi siamo fatti per l’assoluto, non sopportiamo
che le cose per cui viviamo mutino; noi viviamo solo in quanto troviamo
l’Assoluto. Affrettati a passare alle cose assolute, eterne, che sono
invisibili. Prepara questa Pasqua.
Giovanna: Perché Gesù dice: “Uno
di voi mi tradirà”, quando sa che l’abbiamo già tradito?
Luigi: Perché Dio ci dice le cose per farci maturare, per
farci prendere consapevolezza di cose di cui non ci rendiamo conto; per cui
ci dice: “Guarda che dentro di te c’è un
tradimento, tu credi di amarmi, tu credi di conoscermi ma tutta la tua
sicurezza è avvelenata da questo tradimento”. Lui parla per farci prendere
consapevolezza di una realtà che già è! Siamo noi che dobbiamo maturare alla
realtà, siamo noi che dobbiamo scoprire la realtà in cui ci troviamo; dobbiamo
renderci conto di chi è Dio e di chi siamo noi. Il futuro che Lui usa è per
dirci: “Guarda che un giorno prenderai
coscienza di questa situazione”.
Maria: Non dobbiamo giudicare Giuda perché quello che ha fatto
l’ha fatto per noi.
Luigi: E’ Dio che glielo ha fatto fare. È una parte che ha
fatto fare a lui per te. Se tu lo giudichi, escludi da te la lezione.
Agata: Allora perché Gesù dice: “Sarebbe meglio se quell’uomo non fosse mai nato”?
Luigi: Appunto! Lo dice per l’uomo che tradisce, che potresti
essere tu, ma che Dio vuole evitare che sia tu.
Carla: La pasqua va mangiata.
Luigi: La pasqua va capita. Per noi invece fare pasqua vuol
dire partecipare alla funzione, fare il pranzo e tagliare la colomba.
Carla: Ma perché Gesù dice di andare a preparare la pasqua da
un “tale”?
Luigi: Perché quel “tale” sei tu! È uno qualsiasi, cioè
sei tu. Avesse citato il nome sarebbe stata una persona precisa, ma in quanto
non lo dice, si riferisce ad ognuno di noi.
Osvaldo: Quando Gesù dice: “Tu
l’hai detto”, lo dice a noi che siamo potenziali traditori.
Luigi: Prima di tutto nel pensiero del nostro io non possiamo
renderci conto se siamo fedeli o non lo siamo. Noi dobbiamo sempre dubitare di
noi stessi, non possiamo mai essere sicuri, infatti come controfigura di Giuda
c’è Pietro. Giuda non è sicuro: “Sono
forse io?”, ma Pietro è sicuro: “Anche
se tutti tradissero, io non ti tradirò mai. Fino alla morte verrò con te”.
E Gesù gli dice: “Questa notte, prima che
il gallo canti, tre volte mi avrai tradito”. Ecco dove va a finire tutta la
nostra sicurezza. La nostra sicurezza
deve essere Dio. Perché per poco che ci scostiamo da Dio, implicitamente,
siamo passibili delle più grandi colpe del mondo. Se certe cose non le
facciamo è soltanto perché Dio non ce le ha fatte fare.
Raffaella: Per cui quando Gesù dice: “Sarebbe meglio per quell’uomo se non fosse
mai nato”, ci ha maledetti tutti.
Luigi: Teniamo presente che tutte le parole che Gesù dice,
essendo parole da leggere, le comprendiamo solo se teniamo presente
l’intenzione con cui Gesù le dice. L’intenzione di Dio è chiara e manifesta: “Dio vuole che tutti si salvino e giungano a
conoscere la verità”. Quindi anche se ci dice una parola durissima,
sappiamo che la dice per salvarci, la dice in un’intenzione d’amore. È
l’intenzione che illumina la parola e non viceversa. Quindi anche se dovesse
maledirci, questa parola dura ce la direbbe per amore.
Raffaella: Ma quando noi sentiamo questa parola, siamo
già nella condizione di aver tradito, qual è la salvezza che ci dà questa
parola?
Luigi: Quella parola è l’intenzione che Lui ci vuole salvare.
Quindi anche l’esperienza di avere già tradito, di avere già ucciso, la fai per
maturare in te questa convinzione: "senza di Lui sono
tutto-tradimento". Ora, se tu maturi la convinzione che sei delitto,
che sei menzogna, che senza Dio tu tradisci, non puoi essere costante, non
puoi essere fedele e che non puoi essere in modo diverso, se maturi questa
convinzione Dio ti ha salvato.
Bruno: Solo Dio è fedele.
Luigi: Solo Dio è l’Immutabile, è il Costante, è il Fedele, è
l’Assoluto invece noi siamo tutto-mutamento, non siamo capaci ad essere
costanti nemmeno un secondo. La caratteristica del segno è la mutabilità,
arriviamo addirittura al miliardesimo di secondo, come volubilità. Noi che non
siamo capaci a stare con Dio neanche un miliardesimo di secondo, siamo chiamati
a stare con Dio per l’eternità, quindi a vedere tutto secondo il punto di vista
di Dio, a partecipare di Dio. E nello spazio di pochi anni, che è la nostra
vita terrena, Lui fa maturare in noi questa convinzione; a costo di portarci in
punto di morte, fa maturare in noi la convinzione che Lui è il nostro tutto.
* * *
Mercoledì 3 agosto 2016
(Tratto dalla cassetta 175 del 7.8.1985)
“Ma
non le rivolse neppure una parola”
(Mt. 15, 21-28 )
In quel tempo, Gesù si ritirò verso la zona di Tiro e di
Sidone. Ed ecco una donna Cananea, che veniva da quella regione, si mise a
gridare: “Pietà di me, Signore, figlio di Davide! Mia figlia è molto tormentata
da un demonio”. Ma egli non le rivolse
neppure una parola. Allora i suoi discepoli gli si avvicinarono e lo
implorarono: “Esaudiscila, perché ci viene dietro gridando!”. Egli rispose:
“Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa di Israele”. Ma
quella si avvicinò e si prostrò dinanzi a lui, dicendo: “Signore, aiutami!”. Ed
egli rispose: “Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini”.
“E’ vero, Signore, - disse la donna – eppure i cagnolini mangiano le briciole
che cadono dalla tavola dei loro padroni”. Allora Gesù le replicò: “Donna,
grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri”. E da quell’istante sua
figlia fu guarita.
Cina: Questa donna non si è scoraggiata.
Luigi: Si, non soltanto non si è scoraggiata! Quando Gesù le
dice: “Non è bene prendere il pane dei
figli e darlo ai cagnolini”, si è umiliata, si è abbassata al piano dei
cagnolini; ha accettato di essere un cane. Gli ebrei non facevano i
complimenti! Qui dice “cagnolini” ma
gli ebrei dicevano “cani” perché loro
erano il popolo eletto; tutti gli altri, i pagani, erano cani, per disprezzo.
Ora, lei accetta di essere “cane”: “Anche
i cani si cibano delle briciole che cadono dalla tavola”. Noi accettiamo le
briciole? È lì la grandezza di quest’anima.
Delfina: Lei si è dimenticata di se stessa ma pensa solo alla
guarigione della figlia.
Luigi: La figlia rappresenta la sua anima.
Delfina: Ma Gesù non le rivolse neppure una parola.
Luigi: Quante volte il Signore non risponde; noi chiediamo,
invochiamo ma Dio tace. Qui è una lezione meravigliosa che ci fa capire che
l’insistenza e l’attesa hanno una ragione presso Dio. Il Signore sapeva che
cosa c’era nel cuore di quella donna; l’ha maltrattata per evidenziare l’amore
che era in lei. Ecco l’amore contrastato! Per far sgorgare quell’umiltà, quella
fede grande che c’era in quella donna pagana.
Gesù attorno a sé aveva gli apostoli; gli apostoli erano
il popolo eletto, il popolo di Dio. Quel popolo che dice: “Non è bene dare il pane dei figli ai cani”; Gesù cita un proverbio
che si diceva tra il popolo di Israele. Dopo aver constatato la fede che c’era
nel suo popolo conduce i suoi apostoli a vedere com’è la vera fede in Dio, e li
porta tra i pagani dove c’è la vera fede in Dio.
Franca: Vedevo la provocazione che fa Gesù verso questa donna.
Luigi: Si, Gesù l’ha provocata per far sorgere, per far
sgorgare quello che c’era di meraviglioso in lei. Se l’avesse accontentata
subito, non si sarebbe evidenziata l’umiltà e la fede di questa donna;
maltrattandola in quel modo lei ha rivelato la sua grande fede. Quasi a dire che
è sotto le prove, le sferzate che uno rivela il meglio di sé, che altrimenti
non rivelerebbe. Gesù ha condotto i suoi discepoli in terra straniera e ha
voluto dare una lezione perché li stava curando personalmente.
Sandra: Noi nel mondo siamo dei viziati.
Luigi: Si, a volte diciamo: “Ma come mai il Signore rende così difficile il cammino?”; è proprio
perché la difficoltà è il test dell’amore, rende autentico l’amore. La
difficoltà Dio ce la manda proprio per far scaturire da noi il meglio di noi.
Perché si va in montagna? Per far scaturire da noi le energie migliori, perché
di fronte alle difficoltà uno si impegna totalmente. La verità è un grande impegno per l’uomo.
Gabri: Cosa vuol dire per noi che Gesù porta i suoi discepoli
in terra straniera?
Luigi: Molte volte ci porta a confronto con delle persone che
noi disprezziamo, che noi riteniamo che abbiano poca fede. Il Signore ci fa
capire che siamo noi che manchiamo di fede; siamo noi che ragioniamo così: “Signore ti ringrazio perché non sono come
gli altri”, “Ti ringrazio perché mi hai fatto nascere cattolico”, “Signore ti
ringrazio perché sono nato in Italia” e il Signore mi fa capire: “Adesso ti porto a vedere la fede di un
africano, di un indiano, ti porto a vedere che cosa fanno loro per me”.
Paola: “Sia fatto come
desideri”.
Luigi: Si, perché lei sapeva quello che voleva. Noi il più
delle volte abbiamo dei pii desideri. Per questo il Signore ci fa aspettare,
perché “E’ con la pazienza che giungerete
a conquistare le vostre anime”.
Flavio: E’ il Signore che ci deve dare la volontà.
Luigi: Si, anche la volontà è Lui che ce la dà. Da parte nostra
c’è soltanto il difetto. Ma la volontà, il desiderio di volere è Dio che ce lo
dà. Più guardiamo Lui, più ci aspettiamo da Lui e più riceviamo da Lui: però
dobbiamo sempre guardare Lui. Se facciamo conto su altro, noi crolliamo.
Siamo incostanti, volubili. All’inizio ci accendiamo di entusiasmo, dieci
minuti, poi crolliamo. San Giacomo dice: “Niente
può essere dato a chi è incostante”. Attraverso questa dedizione l’anima è
fatta capace di ricevere la luce: però ci vuole costanza.
Pinuccia: In questo episodio c’è stata l’intercessione degli
apostoli.
Luigi: Ma Gesù non ha esaudito la cananea perché sollecitato
dagli apostoli! Anzi, si è irrigidito alla sollecitazione degli apostoli perché
erano loro che dicevano: “Non è bene dare
il pane dei figli ai cani!”. Li mette in contraddizione! “Un momento fa mi dicevate che il pane
riservato al popolo eletto non doveva essere dato ai pagani e ora mi chiedete
di esaudire il desiderio di questa donna pagana?”. Questo per correggere
l’idolatria che c’era nella superbia di questo popolo; i discepoli, pur
seguendo Gesù partecipavano di questa mentalità. Gesù dice: “Ora vi conduco a vedere cosa c’è al di là
di Israele!”. Corregge la loro intenzione. Così fa anche con noi: corregge
le nostre intenzioni sbagliate.
* * *
Venerdì Santo - 3 aprile 2015
(tratto dalla cassetta del 9.4.1993)
(Gv 18-19)
In quel tempo, Gesù uscì
con i suoi discepoli al di là del torrente Cèdron, dove c’era un giardino, nel
quale entrò con i suoi discepoli. Anche Giuda, il traditore, conosceva quel luogo,
perché Gesù spesso si era trovato là con i suoi discepoli. Giuda dunque vi
andò, dopo aver preso un gruppo di soldati e alcune guardie fornite dai capi
dei sacerdoti e dai farisei, con lanterne, fiaccole e armi. Gesù allora,
sapendo tutto quello che doveva accadergli, si fece innanzi e disse loro: «Chi
cercate?». Gli risposero: «Gesù, il Nazareno». Disse loro Gesù: «Sono io!». Vi
era con loro anche Giuda, il traditore. Appena disse loro «Sono io»,
indietreggiarono e caddero a terra. Domandò loro di nuovo: «Chi cercate?».
Risposero: «Gesù, il Nazareno». Gesù replicò: «Vi ho detto: sono io. Se dunque
cercate me, lasciate che questi se ne vadano», perché si compisse la parola che
egli aveva detto: «Non ho perduto nessuno di quelli che mi hai dato». Allora
Simon Pietro, che aveva una spada, la trasse fuori, colpì il servo del sommo
sacerdote e gli tagliò l’orecchio destro. Quel servo si chiamava Malco. Gesù
allora disse a Pietro: «Rimetti la spada nel fodero: il calice che il Padre mi
ha dato, non dovrò berlo?».
...
Stavano presso la croce di
Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di
Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli
amava, disse alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!». Poi disse al discepolo:
«Ecco tua madre!». E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé.
Dopo questo, Gesù, sapendo che ormai tutto era compiuto, affinché si compisse
la Scrittura, disse: «Ho sete». Vi era lì un vaso pieno di aceto; posero perciò
una spugna, imbevuta di aceto, in cima a una canna e gliela accostarono alla
bocca. Dopo aver preso l’aceto, Gesù disse: «È compiuto!». E, chinato il capo,
consegnò lo spirito.
...
Dopo questi fatti Giuseppe
di Arimatèa, che era discepolo di Gesù, ma di nascosto, per timore dei Giudei,
chiese a Pilato di prendere il corpo di Gesù. Pilato lo concesse. Allora egli
andò e prese il corpo di Gesù. Vi andò anche Nicodèmo – quello che in
precedenza era andato da lui di notte – e portò circa trenta chili di una
mistura di mirra e di áloe. Essi presero allora il corpo di Gesù e lo avvolsero
con teli, insieme ad aromi, come usano fare i Giudei per preparare la
sepoltura. Ora, nel luogo dove era stato crocifisso, vi era un giardino e nel
giardino un sepolcro nuovo, nel quale nessuno era stato ancora posto. Là
dunque, poiché era il giorno della Parascève dei Giudei e dato che il sepolcro
era vicino, posero Gesù.
Parola del Signore
Pinuccia: Gesù dice: “Ho
sete” e gli porgono l’aceto. “Detto questo spirò”.
Luigi: Perché è l’unica cosa che gli possono offrire gli uomini
per la sua sete. Lui che è la sorgente di acqua viva, ad un certo momento,
viene a chiedere a noi un po’ d’acqua per la sua sete.
Maria: Un soldato colpì Gesù al costato e ne uscirono acqua e
sangue che rappresentano la parola di Dio.
Luigi: Si, vuol dire che Lui portava in Sé la vita e la parola
della vita.
Valeria: “Interroga loro,
ecco, essi sanno che cosa ho detto”.
Luigi: Quel sommo sacerdote aveva l’intenzione di eliminare
Gesù perché gli dava fastidio. L’aveva già eliminato nel suo pensiero. Era lo
stesso che ha detto: “E’
meglio che muoia uno solo invece che tutto il popolo”. La sua intenzione era quella.
Valeria: Allora se io porto già questa intenzione, che
giustificazione c’è per questa interrogazione?
Luigi: Quando porti dentro di te un’intenzione, poi hai bisogno
di una conferma, di certe ragioni per poterti scusare: “Avevo ragione”. Qui il processo è avvenuto al contrario: prima
hanno emesso la sentenza e poi sono andati a cercare i motivi per condannarlo.
È quello che avviene dentro di noi: prima abbiamo un’intenzione e poi
andiamo a cercare i motivi per giustificare l’intenzione.
Osvaldo: Cosa vuol dire per noi il fatto che quando Gesù dice: “Sono io”, tutti indietreggiarono e caddero a terra?
Luigi: Non possiamo sopportare la sua verità.
Osvaldo: Poi gli mettono le mani addosso, perché Lui ne dà a loro
la possibilità.
Luigi: Si, perché Dio parla una volta sola e poi ti lascia
fare quello che vuoi, però ti ha detto la verità. E quando te la dice,
tocchi con mano che non la puoi sopportare.
Silvana: “Chiunque
è dalla verità ascolta la mia voce”, questa è la funzione del Cristo.
Luigi: Lui è venuto per rivelarci la verità, ci conquista attraverso
la verità. A noi, che ci carichiamo di illusioni e di conseguenza di delusioni,
Gesù è venuto a parlarci della verità. La verità non delude mai, mentre
tutto il resto, bontà e bellezza, sono destinate a deluderci.
Gabriella: Io posso essere Pilato, Giuda, Pietro, Caifa, mentre
solo Lui è.
Luigi: Tutta la passione che si scatena intorno al Cristo,
tutte le figure rappresentative sono ognuno di noi, le passioni che ci
caratterizzano. Pilato rappresenta il pensiero di sé, la carriera, la paura del
giudizio della gente, lui che era la massima autorità si lascia dominare dal
popolo. Ancora oggi per noi il popolo è sovrano; ma è una grande fregatura,
perché il popolo non è sovrano, Dio è il sovrano.
Gabriella: Ogni giorno siamo a scuola e Lui è il maestro.
Luigi: Certo, per questo dobbiamo evitare di giudicare Pilato,
Giuda, i sacerdoti, ma cercare di capire che cosa rappresentano di noi, perché
è quel qualche cosa di noi che manda a morte il Cristo.
Rita: Anche Barabba è dentro di noi.
Luigi: Barabba vuol dire “il figlio del padre” che deve essere liberato in noi.
Pinuccia: “Volgeranno
lo sguardo a colui che hanno trafitto”. Cristo attira tutti gli sguardi su di sé, morendo.
Luigi: Si, perché diventa tua vittima, per cui non puoi più
distaccarti dalla tua vittima.
Pinuccia: Il sangue del Cristo è il sangue della nuova alleanza;
alleanza vuol dire legame. Lui ci lega a sé mediante il suo sangue.
Silvana: "Cristo - che - offre preghiere e suppliche con forti
grida e lacrime a Colui che poteva liberarlo dalla morte" rappresenta
il nostro bisogno di essere liberati dalla morte.
Luigi: Infatti Gesù fu liberato dalla morte. Lui è morto per
liberarci dalla morte ed è stato esaudito. La morte è un passaggio per darci la
vita. Attraverso la sua morte Lui ci ha dato la vita perché la funzione è la
vita non è la morte. La morte diventa un mezzo per darci la vita. Dio trionfa dandoci la vita attraverso la
morte. Noi ci diamo la morte, diamo la morte al Cristo, Lui sulla morte che
noi ci diamo, scrive la nostra vita. Questo vuol dire che la morte è una
categoria della vita. L’elemento fondamentale è la vita non è la morte. La
morte non è la conclusione, ma la vita.
Franca: Il sepolcro di Gesù era una tomba ricca?
Luigi: Si, perché era scavata nella roccia. Gesù non è stato
seppellito nella terra. In quel sepolcro non era mai stato seppellito nessuno.
Ed era in un giardino.
Franca: La roccia è paragonabile alle nostre cappelle.
Luigi: La roccia è il nostro cuore.
* * *
Mercoledì 8 aprile 2015
(Tratto dalla cassetta del 14 aprile 1993)
“Non
ardeva forse il nostro cuore?”
(Lc
24, 13-35)
Ed ecco, in quello stesso giorno, [il primo della
settimana], due [dei discepoli] erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus,
distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di
tutto quello che era accaduto.
Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e
camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo. Ed egli
disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il
cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli
rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto
in questi giorni?». Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda
Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e
a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno
consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo
che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati
tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre,
ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba e, non avendo trovato
il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i
quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e
hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto».
Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i
profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare
nella sua gloria?». E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in
tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui.
Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse
andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e
il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a
tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede
loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla
loro vista. Ed essi dissero l’un l’altro: «Non ardeva forse in noi il nostro
cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le
Scritture?».
Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti
gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il
Signore è risorto ed è apparso a Simone!». Ed essi narravano ciò che era
accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.
Parola del Signore
Cina: “Noi speravamo che
sarebbe stato lui a liberare il suo popolo”. C'è una tristezza in queste
parole perché non capivano.
Luigi: E perché non capivano? Eppure erano discepoli. Non
capivano perché i loro occhi erano impediti. Cos’è che impediva loro di capire?
Il sentimento. “Noi speravamo! Noi
speravamo che fosse lui colui che avrebbe liberato il popolo di Israele. E
invece ormai tutto è finito!”. La tristezza che avevano addosso impediva
loro di riconoscere Gesù: ecco il sentimento! La tristezza è la conseguenza
di un fraintendimento dell’opera di Dio: “Noi
speravamo che...”. Erano discepoli, eppure non avevano capito l'anima e
il cuore del Signore. La tristezza nasce da una speranza delusa: “La realtà è completamente diversa da ciò
che ho sognato”.
Delfina: “Eppure ci ardeva
il cuore mentre parlava!”.
Luigi: Non è un’affermazione, ma una domanda: “Non ci ardeva forse il cuore mentre parlava?”, in altre parole: “Il nostro cuore si era fermato? Non batteva
più il nostro cuore? Non eravamo vivi da non accorgerci mentre ci spezzava il
pane, mentre ci spiegava le Scritture, che era Lui che ci parlava? Era Lui che
parlava con noi e noi non ci siamo accorti di Lui!”. hanno scoperto una
realtà che avrebbero dovuto scoprire prima. “Come
mai non ce ne siamo accorti?”.
Delfina: Quindi questo per noi significa che abbiamo bisogno di
sentire la parola di Dio in continuazione. Infatti Lui ci spezza il pane, ci
spiega le Scritture.
Luigi: Si, ma noi non capiamo assolutamente niente, non ci
rendiamo conto. Dio sta parlando, ci sta spiegando, ci sta illuminando, ma noi
non capiamo assolutamente niente. Quand’è che giunge quel lampo, il lampo di Emmaus?
Quando Lui fa finta di andarsene via, di andare avanti e i discepoli dicono: “Fermati, perché il giorno sta declinando”.
Cos’è successo in quel momento? Hanno superato la loro tristezza, la loro
cecità e si è creata in loro un’apertura d’amore: l’hanno invitato a fermarsi.
Questa è stata la premessa per la venuta del lampo di luce. Sono usciti da loro
stessi e si sono dedicati all’Altro, si sono interessati all’Altro: premessa
per il lampo di luce. Hanno capito! Perché per quanto Dio ti parli, se tu sei
chiusa nel pensiero del tuo io, non recepisci nulla. Se ti muore una persona
cara, anche se tutti si prodigano per consolarti, non ti portano il minimo
sollievo, perché per te l’altro non c’è più.
Franco: “E cominciando da
Mosè e attraverso tutti i profeti, interpretava loro tutto quello che Lo
riguardava nelle Scritture”. Cosa vuol dire personalmente per noi?
Luigi: Siamo tutti sulla strada di Emmaus: il pensiero del
nostro io ci rende ciechi, impedisce ai nostri occhi di vedere. La strada di
Emmaus è segno di tutta la nostra vita nel mondo, nella quale Cristo cammina
con noi e conversa con noi: ci spiega i suoi argomenti e il senso delle cose,
degli avvenimenti, ma noi non Lo riconosciamo, perché il nostro cuore è
altrove. Abbiamo l’esempio di Maria di Magdala che va al sepolcro e vede la
pietra ribaltata e dice: “Hanno portato
via il Signore”. Era dominata dal fatto che sono gli uomini a fare, a
determinare gli avvenimenti. La sostanza sta lì! “Hanno portato via il Signore e non so dove l’hanno messo!”. Poi
incontra uno sconosciuto che le dice: “Maria”
e lei capisce tutto. E’ un lampo di luce. L’unico punto di riferimento era
quello: già prima si era sentita chiamare “Maria”
da Gesù, in un modo tutto particolare; l’ha interiorizzato, per cui quando l’ha
sentito pronunciare, ha riconosciuto Gesù. Il lampo di luce è in funzione di
ciò che hai interiorizzato in passato.
Franco: Infatti questi discepoli “Lo avevano riconosciuto allo spezzar del pane”.
Luigi: Si, perché erano presenti quando Gesù spezzava loro il
pane, per cui quando rifà lo stesso gesto scatta il lampo.
Franco: Comunque queste sono ancora concessioni da parte di Dio.
Luigi: Certo, sono concessioni perché non è ancora arrivato lo
Spirito Santo. L’opera successiva alla resurrezione è ancora concessione, ma
molto relativa. Infatti la concessione non c’è per tutti. Dopo la
resurrezione ognuno lo vede e lo riconosce per quello che ha vissuto con Lui
prima. La pesca miracolosa che si ripete, il ritorno in Galilea, lo
spezzare del pane, il nome di Maria, sono volti diversi ma gesti simili. Gesù
li sta invitando all’universalizzazione per cui il riconoscimento non è
più legato a quella tipica figura, a quella tipica presenza fisica, ma ad una
presenza diversa. Lo si riconosce per quell’aspetto particolare, singolare
che ha una risonanza personale, per cui il rapporto diventa essenzialmente
personale. Prima la sua presenza fisica serviva per tutti, adesso non serve più
per tutti, serve soltanto per ciò che tu hai vissuto personalmente con Lui.
Ecco perché la vita con Dio diventa essenzialmente personale.
Domenico: Gesù apre la loro mente all’intelligenza delle
Scritture, ma in realtà lo faceva anche prima.
Luigi: Però mancava loro la presenza. E quando manca la
presenza puoi dare tutte le spiegazioni che vuoi, ma l’altro non capisce
niente: è il lampo di luce che ci fa scoprire la presenza.
Pinuccia: Tutto questo è per noi.
Luigi: Certo, perché anche noi al termine della nostra vita
terrena, quando vedremo com'è veramente la realtà, diremo: “Ma sono stato scemo tutta la vita? Tutti i giorni Dio ha parlato con
me ed io non ho mai visto niente. Ma sono stato scemo tutta la vita?”.
Infatti è certo che “Davanti a Lui piangeranno tutte le genti”.
* * *
Mercoledì 10 agosto
2016 - San Lorenzo
(cassetta di
mercoledì 10.08.1987)
(Gv 12,24-26 )
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non
muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto.
Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo,
la conserverà per la vita eterna.
Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio
servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà».
Parola del Signore
Silvia: “Colui
che amministra il seme al seminatore”; il nostro compito è di dire “si”.
Luigi: Dio ci dà il seme, che è la sua parola, ma non è detto
che questo seme noi lo seminiamo. Dio ce lo mette nelle mani ma poi noi
dobbiamo seminarlo e lo seminiamo in quanto poniamo interesse alla sua parola. Ponendo
interesse in una cosa, seminiamo quella cosa dentro di noi. Interessandoci
a una cosa, quella cosa entra dentro di noi. E’ Dio che passa a seminare, ma
non è detto che questo seme lo tratteniamo dentro di noi, che lo seminiamo
nella nostra terra; si semina attraverso l'interesse, dedicandoci.
Linuccia: Qui è
proprio chiaro che dipende tutto da Dio, perché dice: “Colui che amministra
il seme...” (per cui noi riceviamo il seme da Dio), “... somministra
anche i frutti” a noi spetta soltanto di accogliere il seme...
Luigi: Non soltanto ti dà il seme, ma ti dà anche il terreno,
ti manda la pioggia, tutto quanto per far crescere il seme, perché tutto è suo,
tutto è opera sua.
Pinuccia: E noi stiamo a guardare che cresca il seme...
Luigi: Si, stiamo a guardare, anche perché il seme cresce
indipendentemente da noi. Il superamento richiesto a noi è proprio il restare a
guardare; perché noi vorremmo sempre metterci le mani e il più delle volte,
mettendoci le mani, sradichiamo, portiamo via il bene. Tutta l'opera nostra
è sempre un rompere l'opera che Dio sta facendo, un rovinare. Non siamo
capaci a far silenzio, non siamo capaci a stare a guardare, vogliamo sempre
metterci il naso, toccare, metterci le mani.
Franca: Se il
seme è la parola di Dio, cosa vuol dire “Chi semina scarsamente...”
Luigi: Chi semina è Dio, ma il seme ce lo dà nelle mani e noi
dobbiamo seminarlo. Noi lo seminiamo dedicando il nostro interesse, dedicando
la nostra mente; il frutto dipende dalla misura con cui ci dedichiamo, per cui
chi semina scarsamente, raccoglie anche scarsamente. Se uno dedica poco
interesse a Dio, raccoglie anche poco di Dio. Dio ha posto tutto nelle nostre mani e dà ad ognuno ciò che ognuno
vuole avere. Può essere un grande guaio, perché uno potrebbe volere qualche
cosa al posto di Dio. È la parabola del Re Mida che esprime il desiderio che
tutto ciò che tocca diventi oro; ad un certo momento Dio gli concede che tutto
quello che tocca diventi oro e lui muore di fame.
Linuccia: Quando dice che se il chicco non muore rimane solo, vuol
dire che se non poniamo mente alla parola ad un certo momento rimaniamo soli,
ci sentiamo inutili?
Luigi: Si, infatti noi sperimentiamo la solitudine, perché il
più delle volte pensiamo a noi stessi credendo che pensando a noi stessi
incrementiamo la nostra vita, ottenendo la felicità; invece, pensando a noi
stessi, seminiamo la nostra tomba, cioè la nostra solitudine, ci rendiamo soli;
proprio perché pensando a noi si sperimenta la solitudine. Più invece
dimentichiamo noi per amare gli altri, per interessarci degli altri, per
ascoltare gli altri e più ci accorgiamo che non siamo soli. Più uno supera
se stesso e più si sente conosciuto, si sente amato, si sente pensato; più
uno pensa a se stesso e più si accorge di essere solo. Ed questo è
l'aspetto più difficile della nostra vita, perché c'è questa illusione: “Se io
penso a me, faccio i miei interessi!”. Invece, più penso a me e più mi
distruggo. Eppure non ci convinciamo di questo; sembra che pensando a noi
proteggiamo la nostra vita, sosteniamo la nostra vita, invece roviniamo la
nostra vita. È il problema di superare quella che è l'illusione, l'impressione,
i nostri sentimenti.
Franca: In questo caso siamo noi i seminatori, perché dice: “Chi
somministra il seme al seminatore...”.
Luigi: No, chi semina è sempre Dio, perché tutto è opera di
Dio. Somministrare il seme vuol dire: “Colui
che dà il seme” e chi dà il seme è Dio.
Linuccia: Gesù dice
che: “Se uno mi serve il Padre lo onorerà”.
Luigi: Certo, perché il Padre onora il Figlio.
Pinuccia: Lo onorerà, sembra che onorerà colui che serve il
Figlio.
Luigi: Si, il Padre onora il Figlio. Onorare cosa vuol dire?
Vuol dire portare in alto, esaltare.
Pinuccia: Da servi diventiamo figli...
Luigi: Si, ci fa passare da servi ad amici e da amici a figli.
Quando uno viene trattato come amico, viene onorato, soprattutto se colui che
ci tratta come amico è una persona importante. Dio è l'Essere dalla massima
importanza e se ci tratta da amici, evidentemente ci onora. Onorare vuol
dire salire sulla montagna.
Pinuccia: Da cosa deriva onorare?
Luigi: Orare
vuol dire pregare; pregare vuol dire guardare verso la montagna. Deriva dal
termine: “Or”, che vuol dire monte. Il termine Or è sinonimo di montagna.
Adorare: significa guardare in alto. Il termine orazione vuol dire montagna.
Montagna è il simbolo della preghiera. Dio è un meraviglioso amante della
montagna. Per la sua manifestazione è andato in montagna. I dieci
comandamenti li ha dati sul monte. Tutta la vita di Gesù è costellata di frasi
come: “Si ritirò solo in montagna…”; c'è sempre questo aspetto della montagna, perché la montagna è
simbolo di preghiera. Lui stesso raccomanda: “Quando sentirete questi segni:
fuggite a i monti!”. Il monte è il simbolo della cattedrale, dove uno si
raccoglie in silenzio, la montagna ti isola.
Linuccia: Quindi servire Gesù vuol dire riportare tutto a Lui.
Luigi: Si, andando in montagna tu riferisci tutto alla vetta;
ti separi da tutto il mondo della valle, si unifica, si riferisce tutto ad un
punto solo. Perché la nostra vita, quanto più si è dedicata, tanto più diventa
significativa. La significatività della vita è proprio data dalla
concentrazione in un unico amore, in un unico pensiero. Perché Dio è il
massimo Pensiero. Dio è il Pensiero a cui dobbiamo sacrificare tutta la nostra
vita. Mentre noi, nel pensiero del nostro io, tendiamo a complicare le cose,
moltiplichiamo i nostri interessi, i nostri amori, ci disperdiamo e
sperimentiamo la morte. Dio è Uno, Dio è l’Essere, Dio è la Vita.
***
Mercoledì 17 agosto 2016
(Tratto dalla cassetta 268 del 23.8.1986)
“Non
posso fare delle mie cose quello che voglio?”
(Mt. 20,1-16 )
In quel tempo Gesù disse ai
suoi discepoli questa parabola: “Il regno dei cieli è simile a un padrone di
casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Si
accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. Uscito poi
verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati, e
disse loro: “Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò”. Ed
essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno, e verso le tre, e fece altrettanto.
Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro:
“Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?”. Gli risposero:
“Perché nessuno ci ha presi a giornata”. Ed egli disse loro: “Andate anche voi
nella vigna”. Quando fu sera, il padrone della vigna disse al fattore: “Chiama
i lavoratori e dà loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi”.
Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro.
Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. Ma
anch’essi ricevettero ciascuno un denaro. Nel ritirarlo, però, mormoravano
contro il padrone dicendo: “Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li
hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e del
caldo”. Ma il padrone, rispondendo a uno
di loro disse: “Amico, io non ti ho fatto torto. Non hai forse concordato con
me per un denaro? Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a
quest’ultimo quanto a te: non posso fare delle mie cose quello che voglio?
Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?”.
Così gli ultimi saranno i
primi e i primi, ultimi”.
Parola del Signore
Cina: Il Signore agisce sempre per il nostro bene.
Luigi: Il Signore, rappresentato nella parabola dal padrone di
casa, ha agito per il bene sia dei primi che degli ultimi, per tutti. Soltanto
che i primi non hanno visto il bene, si sono offesi perché hanno pensato a
se stessi. Ma Dio non ha preferito gli ultimi per offendere i primi. Lui ha
fatto il bene degli ultimi, ma anche dei primi, li ha inondati di bene anche se
i primi non hanno capito il bene che stavano ricevendo.
Delfina: La parola di Dio ci fa passare dalla morte alla vita.
Luigi: Prima di tutto ci fa capire che se Lui non ci prende a
lavorare noi siamo disoccupati; noi da soli non riusciamo a vedere il lavoro.
Il mondo non ci dà da lavorare, il mondo ci rende disoccupati. Quando dice: “Perché ve ne state tutto il giorno a fare
niente?”, quel fare niente si riferisce a quando noi fatichiamo da mattina
a sera; studiamo, lavoriamo ma facciamo assolutamente niente. Se non
facciamo l’essenziale, facciamo niente. Lui dice: “Una cosa sola è necessaria”, se non la facciamo, Dio stesso ci
farà toccare con mano che abbiamo faticato per niente. Come Pietro che aveva
faticato tutta la notte ma non aveva preso niente ma "sulla tua parola”
ha gettato le reti. Ecco, bisogna imparare a lavorare sulla parola di Dio;
allora, se Dio non parla, facciamo niente perché è la parola di Dio che rende
feconda la nostra vita. Bisogna imparare a camminare sulla parola di Dio, nella
parola di Dio. “Sulla tua parola getterò
la rete”, allora fai qualche cosa. Questo è per farci capire che chi fa
è Dio, non siamo noi! Fintanto che noi ci agitiamo, magari anche per
fare dell’apostolato, facciamo niente, facciamo solo del rumore! “Guai a voi che correte mari e terre per
fare dei proseliti, degli apostoli; voi non entrate e impedite agli altri di
entrare”. La vera fatica, il vero lavoro è questo: “Sforzati di entrare,
sforzati di conoscere, sforzati di cercare il tuo Dio!”. Questo è il vero
lavoro!
Giovanna: Gesù dice questo anche in altre parabole: alla fine la
paga non è uguale per tutti.
Luigi: Apparentemente! In questa parabola la paga è uguale per tutti;
nella parabola dei talenti c’è differenza; in quella delle mine c’è
uguaglianza, ricevono tutti la stessa mina.
Questo per farci capire che il dono è sempre uguale,
perché la ricompensa è Lui, Dio è la ricompensa, Dio è il tesoro che Lui ci dà
come ricompensa per l’interesse che abbiamo maturato per conoscere Lui. La
conoscenza di Dio è la ricompensa che Dio ci dà. Però questo stesso dono
assume valori diversi a seconda della situazione della creatura. Per certe
creature il dono di Dio diventa un’offesa, in quanto ritengono che Dio sia uno
che porta via tutti i loro beni, come un ladro di notte. Lo vedono come un
concorrente, nella loro vita, come uno che ci impedisce di realizzare quello
che vogliono. Molto ragionano così: “Se
non ci fosse Dio, se non ci fossero i suoi comandi, come saremmo liberi!!”,
vedono Dio come uno che rende schiavi, succubi.
Tutto dipende da quello che portiamo dentro di noi.
Per gli uni è motivo di gioia, per gli altri è motivo di offesa. Per questo che
la Verità di Dio può diventare motivo di dannazione. In questa parabola, la
ricompensa in denaro è stato motivo di rovina per coloro che non seppero vedere
il suo cuore.
Franca: Cosa significa il fatto di chiamare a diverse ore del
giorno?
Luigi: Significa che non c’è ora in cui Lui non faccia giungere
la sua parola. Non possiamo dire: “aspetterò
stasera” oppure: “aspetto a
mezzogiorno”. È come quando Gesù
viene a cercare i frutti fuori stagione sul fico; per dire che non
possiamo mai ritenerci “fuori stagione”, “fuori tempo”.
Il tempo è
determinato dalla parola di Dio che arriva a te. Non sei
tu che determini il tempo. Se oggi Dio ti fa giungere la sua parola, vuol dire
che oggi è il tempo di entrare nel suo regno, di occuparti di Lui. Se aspetti
quando sarai in pensione, non potrai più.
La possibilità di occuparci di Dio, di seguire Dio, di
impegnarci con Dio non è in mano nostra, viene dalla parola di Dio che arriva a
noi: “Non siete voi che avete scelto me
ma sono io che ho scelto voi”. Comunque Dio non ci abbandona mai, per cui
anche nel male, anche nell’orgoglio, anche nell’egoismo, ci fa giungere la sua
parola. Perché Dio è più intimo a noi dei nostri stessi peccati, dei nostri
stessi pensieri; per cui mentre tu stai pensando, Dio si “intrufola” nei nostri
pensieri e ad un certo momento ci conduce a pensare a Lui: è lì che ci fa
arrivare la sua parola.
* * *
Venerdì 10 aprile
2015
(tratto dalla cassetta del 16.4.1992)
(Gv 21,1-14)
In quel tempo, Gesù si manifestò
di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberiade. E si manifestò così: si trovavano
insieme Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo, Natanaèle di Cana di Galilea, i
figli di Zebedèo e altri due discepoli. Disse loro Simon Pietro: «Io vado a
pescare». Gli dissero: «Veniamo anche noi con te». Allora uscirono e salirono
sulla barca; ma quella notte non presero nulla.
Quando già era l’alba, Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano
accorti che era Gesù. Gesù disse loro: «Figlioli, non avete nulla da mangiare?».
Gli risposero: «No». Allora egli disse loro: «Gettate la rete dalla parte
destra della barca e troverete». La gettarono e non riuscivano più a tirarla su
per la grande quantità di pesci. Allora quel discepolo che Gesù amava disse a
Pietro: «È il Signore!». Simon Pietro, appena udì che era il Signore, si
strinse la veste attorno ai fianchi, perché era svestito, e si gettò in mare.
Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di
pesci: non erano infatti lontani da terra se non un centinaio di metri.
Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane.
Disse loro Gesù: «Portate un po’ del pesce che avete preso ora». Allora Simon
Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatré
grossi pesci. E benché fossero tanti, la rete non si spezzò. Gesù disse loro:
«Venite a mangiare». E nessuno dei discepoli osava domandargli: «Chi sei?»,
perché sapevano bene che era il Signore. Gesù si avvicinò, prese il pane e lo
diede loro, e così pure il pesce. Era la terza volta che Gesù si manifestava ai
discepoli, dopo essere risorto dai morti.
Parola del Signore
Maria: Che significato ha per noi il
fatto che Gesù si presenta in altre sembianze?
Luigi: Per abituarci a vederlo in
tutto. Prima lo vedevano soltanto in quel volto, in quel fisico; adesso li
abitua a vederlo in tutto. Siccome Dio è presente in tutto, dobbiamo
arrivare a vedere la sua presenza in tutto, perché tutto è opera sua, tutto
è parola sua.
Agata: Mi devo convincere che non
realizzo niente quando dico: “io vado a
pescare”, “io vado a pregare”, “io vado a fare del bene”, perché le cose
non dipendono da me.
Luigi: Si, dobbiamo arrivare alla
convinzione che quando l’iniziativa cade nelle
nostre mani, lavoriamo, ci si agitiamo,
ma concludiamo con nulla. Infatti i discepoli hanno lavorato tutta la notte ma
non hanno preso nulla. Perché era notte? Perché l’iniziativa era del loro io.
Nella notte nessuno può lavorare e se si lavora si conclude nel nulla. Al
mattino, di giorno, l’iniziativa passa
in mano a Gesù. Infatti dice: “Fate…”. Loro fanno e ottengono. Ecco l’importanza di vivere
in funzione di una parola di Dio: ottieni la vita eterna e il centuplo.
Agata: “Allora il discepolo che Egli amava disse: è il Signore”. Come fa a
riconoscerlo?
Luigi: Perché Giovanni amava Gesù. Tu
come fai a riconoscere una persona? Non quando ti si presenta per la prima
volta, ma la riconosci alla seconda, alla terza volta. Perché? La riconosci per
quello che hai interiorizzato di quella persona. Ora, quando si ama, si
interiorizza. Interiorizzando, si cerca sempre quel volto che si porta dentro.
Giovanni che amava Gesù, in tutte le cose, lo aspettava, lo sognava. Al primo
segno che gli arriva dice: “E’ Lui”.
Osvaldo: Cosa significano i centocinquantatre
pesci?
Luigi: La vita eterna. Non è una
questione di numeri i quali, essendo segni, li puoi interpretare come vuoi; il
significato è sulla parola di Dio. E’ riferito alla promessa di Gesù: “Chi
avrà lasciato padre e madre per me, riceverà il centuplo su questa terra e la
vita eterna”. Chi avrà seguito l’iniziativa di Dio, riceverà la vita
eterna e il centuplo. Quindi in questo numero c’è la combinazione tra la vita
eterna e il centuplo. Qui hanno ubbidito alla parola di Dio. Gesù dice: “Gettate la rete alla destra”.
La destra è derivazione da-, sottomissione, ubbidienza. “Ci rivedremo alla destra del Padre”, che è vedere le cose dal
punto di vista di Dio.
Franco: Si ripete il miracolo della
pesca miracolosa.
Luigi: Si, il miracolo avvenuto all’inizio
della sua vita pubblica, prima ancora di chiamare i suoi apostoli. Quindi
abbiamo una pesca miracolosa all’inizio e una al termine della sua missione:
c’è un processo di interiorizzazione.
Franco: Però, nonostante questo, non
sono sicuri che sia Gesù.
Luigi: Si, perché solo a Pentecoste,
con lo Spirito Santo c’è la certezza, è solo dal Padre che si ha la certezza.
Prima si basavano su delle certezze umane: lo stesso volto, lo stesso modo di
parlare. Poi tutto sfuma perché si inaugura un nuovo regno, il regno della
Verità, che viene dal Padre. Allora si sperimenta l’incertezza: “E’ Lui o non è Lui?”; perché il punto
di riferimento è un altro, non è più il sentimento. Prima era il sentimento
che dava a loro la certezza: “io vedo e
tocco: quello è un fiore, quella è una pietra”. Il punto di riferimento
deve diventare un altro, deve diventare Dio. Nel passaggio tutto sfuma: sfuma
la pietra, sfuma il fiore, sfuma tutto; diventi incerto su tutto fintanto che
non impari a dedurre tutto da Dio. Qui Dio diventa il punto fisso di
riferimento.
Pinuccia: “Prima lo vedo, lo tocco quindi lo riconosco” può essere una
regola?
Luigi: No. Il fatto è che tu
riconosci le persone, le cose in relazione ai tuoi sentimenti, alle tue
impressioni. Con il Cristo è lo stesso: Lui si presenta con una presenza
fisica, poi ad un certo momento sfuma, perché Lui ti vuole condurre al Padre. Man
mano che ti conduce al Padre, la sua presenza fisica svanisce; Lui ascende al
Padre: “Non mi vedrete più”. Quindi quella sicurezza che tu avevi
prima, che era fondata sui tuoi sentimenti, deve passare. Man mano che noi ci
avviciniamo alla morte, tutte le nostre sicurezze, poco per volta sfumano.
Addirittura padre e madre, avvicinandosi all’agonia, non riconoscono più i loro
figli, i parenti. È Dio che sta minando le nostre sicurezze. Perché come ci
conosciamo tra di noi? Ci conosciamo in quanto abbiamo dei punti fissi di
riferimento sentimentali; mentre è Dio che deve diventare il nostro unico
punto fisso di riferimento (e può essere una tragedia). Ad un certo momento
nella nostra vita deve avvenire il passaggio.
Qui in terra
amiamo molto i nostri parenti, perché ci fermiamo ai sentimenti, al nostro io
come punto fisso di riferimento. Ad un certo momento dobbiamo avere Dio come
unico punto fisso di riferimento. Per cui non conosci più i tuoi parenti, ma
conosci le creature in relazione a Dio, per quello che conoscono di Dio: Dio
diventa il punto fisso di riferimento. Si entra nella Verità quando si ha Dio
come unico punto fisso di riferimento, non in quanto si ha il nostro io. Allora
c’è questo trapasso (che può essere una tragedia), dal pensiero del nostro io
come punto di riferimento al Cielo come punto fisso di riferimento: dalla terra
al Cielo.
Pinuccia: Per noi il Cristo è un punto
fisso di riferimento. Deve essere così, vero?
Luigi: Cristo è Dio che si concede.
E’ una Persona che sta parlando con te, che ha un volto ben preciso, che ha
occupato un punto storico ben preciso, una pagina della storia, una pagina
della nostra vita, quindi ha una fisionomia ben chiara. Cristo è una persona
come noi. Ad esempio anche tra di noi ci distinguiamo per la presenza fisica e
non per lo spirito; però ad un certo momento tutto questo crolla, deve
crollare, perché dobbiamo imparare a conoscerci dal punto di vista di Dio,
cioè come Dio ci conosce. E anche noi, dobbiamo arrivare a vedere tutte le
cose dal punto di vista di Dio, cioè come Dio le conosce. Si entra nella Verità solo in quanto si ha Dio come unico punto fisso
di riferimento.
***