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Rispose Gesù: "Io non sono posseduto dal Demonio, ma onoro il Padre mio e voi mi vituperate". Gv 8 Vs 49


Titolo: La grande offesa a Dio.


Argomenti: Prendere su di noi le lezioni di Dio. Il Demonio è un io separato da Dio che cerca la propria gloria. Gesù non cerca la propria gloria ma glorifica il Padre. Gesù onora il Padre, in quanto è motivato dal Padre. Disonorare è non riconoscere il rapporto tra Mandante e  Mandato. Il peccato contro lo Spirito Santo.


 

27/Aprile/1986 Casa di preghiera.  Fossano.


Stiamo al versetto 49 in cui Gesù dice: " Io non sono posseduto dal Demonio ma onoro il Padre mio e Voi mi vituperate".

Ai giudei che si ritenevano figli di Dio, popolo di Dio, figli di Abramo, Gesù prima aveva dichiarato che loro non erano né figli di Abramo, né figli di Dio ma, che avevano come padre il Demonio.

Abbiamo visto domenica scorsa che a quest’accusa, i giudei rispondono ritorcendo su Gesù stesso le sue affermazioni.

Infatti, dicono a Gesù: " Tu sei un samaritano e sei posseduto dal Demonio".

In questa ritorsione abbiamo osservato come loro non seppero prendere su di sé la Parola di Dio, la lezione che Dio aveva mandato loro attraverso suo Figlio.

Non prendendola su di sé come ognuno di noi, quando non prende su di sé personalmente le lezioni che Dio gli fa incontrare, dovettero scaricarla su altri, dovettero ritorcere su altri i giudizi.

Perché nel pensiero del nostro io, noi non possiamo accettare una diminuzione di essere di noi stessi e naturalmente scaricandola su altri, siccome tutto è creazione di Dio, noi scarichiamo su Dio e arriviamo  al punto in cui noi arriviamo a dire che Dio è un samaritano, è un posseduto dal Demonio.

Abbiamo anche visto come anima dell'ascolto sia il pensiero e il pensiero è tale proprio in quanto si dedica, fa attenzione a Colui che gli parla.

Solo se noi facciamo attenzione a Dio Creatore abbiamo in noi l'orecchio capace di ascoltare il parlare di Dio e quindi di intendere, di prendere su di noi le lezioni stesse di Dio.

Prendere su di noi le lezioni di Dio vuol dire proprio cercare presso Dio il significato, il pensiero che egli vuole comunicare a noi attraverso quello che ci fa arrivare.

Ma se non prendiamo su di noi le lezioni, cioè se non abbiamo in noi l'orecchio, cioè se non abbiamo in noi il Pensiero di Dio, noi non possiamo ascoltare Dio. 

Non potendo ascoltare Dio, non possiamo prendere su di noi le lezioni di Dio, dobbiamo quindi attribuirle ad altri e non ci rendiamo conto che, attribuendo ad altri, noi perdiamo l'occasione per ricevere quegli aiuti, quella grazia che Dio ci fa arrivare attraverso le sue lezioni per purificarci, per liberarci, per spiritualizzarci, per condurre noi a contemplare e quindi a esperimentare il suo volto, la sua presenza.

Dio dialoga con noi, con qualunque argomento per cercare di offrire a noi un'uscita di sicurezza dal nostro errore.

Se Dio tace noi, restiamo fossilizzati nel nostro peccato, nella nostra colpa, non usciamo più.

L'uomo da solo non può liberarsi dal suo male: "Chi fa il peccato resta schiavo di esso" e quindi ecco perché troviamo Gesù che in continuazione si concede e scende sempre a dialogare su tutti gli argomenti che gli uomini gli presentano.

Siccome qui avevano ritorto su di Lui l'accusa di essere un samaritano e un posseduto dal Demonio, Gesù qui dice: "Io non sono posseduto dal Demonio ma onoro il Padre mio e voi mi vituperate".

Non penso che abbia usato queste parole, soprattutto quel "vituperate" non pare che sia uscito dalla bocca del Signore, forse un "disonorate" o forse rientra più nello spirito del Signore quel: "Mi caricate di amarezza".

"Io non sono posseduto dal Demonio ma onoro il Padre mio e voi mi caricate di amarezza".

Comunque questo: "Io non sono posseduto dal Demonio" va chiarito.

Perché qui sembra che si giochi a rimbalzarsi la palla l'un l'altro.

Prima Gesù afferma che loro sono posseduti dal Demonio.

Loro dicono: "Sei Tu che sei posseduto dal Demonio".

Gesù  ripete: "Io non sono posseduto dal Demonio", però fa una dichiarazione in più: "E onoro il Padre".

Qui dobbiamo chiarire come si possa riconoscere quand'è che uno è posseduto dal Demonio.

Il Demonio abbiamo visto molte volte, è un io che si considera autonomo da Dio, separato da Dio.

E proprio in quanto si considera autonomo da Dio, viene a trovarsi nella impossibilità di conoscere Dio, di glorificare Dio, di onorare Dio.

Evidentemente il Demonio, in quanto si considera un io autonomo, pensa a glorificare se stesso, pensa a farsi centro lui stesso, senza essere lui la Verità.

Perché il Demonio non è la Verità.

Il Demonio è una creatura.

Tutte le creature non devono farsi centro, perché centro è sempre Dio.

Uno solo è il Creatore ("Non avere altro Dio") questo vuol dire non avere altro centro.

Centro dei tuoi pensieri, centro dei tuoi sentimenti, centro dei tuoi giudizi deve essere sempre Dio, il che vuol dire che tutto tu devi riferire a Dio, tutto tu devi riportare a Dio.

E allora non considerare come centro nessuna creatura, non considerare il tuo io come centro.

Il Demonio quindi è caratterizzato dal fatto che considerandosi un io autonomo, si fa centro, cerca la propria gloria.

Gesù non cercava la propria gloria, lo dirà poi in seguito e poi d'altronde tutta la sua vita e tutto il suo parlare, sono tutta una testimonianza al Padre.

Quando non si cerca la propria gloria, qui abbiamo una creatura che parla la Verità.

Perché il principio della menzogna è il nostro io, il nostro io quando si fa centro cioè quando si mette fuori posto.

Allora qui abbiamo un io che diventa principio di menzogna.

Se invece il nostro io glorifica Colui che lo ha mandato, Colui che lo ha creato, pensa a glorificare Dio, qui abbiamo una prova della Verità.

Qui abbiamo la creatura che conferma la Verità.

Gesù stesso dice che i suoi giudizi, quindi il suo parlare è vero, è giusto, perché glorifica Colui che lo ha mandato.

Proprio nel glorificare il nostro Principio, Colui che ci manda, Colui che è il nostro Creatore, proprio in questo si rivela la giustizia dei nostri giudizi, la giustizia del nostro parlare.

Noi parliamo rettamente in quanto glorifichiamo il Creatore, in quanto facciamo questa giustizia essenziale con questa giustizia essenziale si entra nella Verità e si parla la Verità.

Giustamente qui Gesù dice: "Io non sono posseduto dal Demonio ma, onoro il Padre mio".

Questo "onorare", vuol dire riconoscere Colui che lo ha mandato.

Colui che l'ho mandato è anche Colui che lo manda.

Abbiamo visto molte volte che essere mandato, vuol dire essere motivato.

Ecco, Gesù testimonia che tutto il suo parlare, tutto il suo agire è motivato dal Padre ed essendo motivato dal Padre, lo onora.

Intanto ci rivela che anche noi onoriamo Dio, se glorifichiamo Colui che ci manda Dio Creatore, se adoperiamo quindi il nostro stesso pensiero, se adoperiamo la nostra mente, il nostro stesso io a glorificare Dio.

Però dice: "Voi mi vituperate, voi mi disonorate".

Ecco, è qui che dobbiamo considerare l'argomento di oggi e cercare di capire quale lezione Dio vuole comunicarci attraverso questo, perché in quel "voi", possiamo esserci tutti noi.

Tutti noi possiamo vituperare il Verbo di Dio, Colui che è mandato dal Padre, Colui che viene tra noi parlandoci del Padre.

"Vituperare" abbiamo detto in termini più accessibili è "disonorare".

In conseguenza di questo c'è questa grande amarezza in Gesù che lo rivela poi molte altre volte.

Soprattutto negli altri evangelisti abbiamo parecchie volte queste accuse rivolte a Gesù.

Addirittura dicono che Lui fa miracoli per opera del Demonio.

Qui si rivela quest'amarezza perché dice: "O voi date l'albero per buono e allora anche i frutti sono buoni, se l'albero è cattivo anche i frutti sono cattivi. Non può darsi che un albero cattivo faccia dei frutti buoni o che un albero buono faccia dei frutti cattivi".

Proprio in questa frattura tra il frutto e l'albero si rivela la malizia, si rivela l'opera demoniaca, si rivela la menzogna dell'uomo.

Se onorare, vuol dire riconoscere il rapporto che passa tra Colui che manda e Colui che mandato, la relazione che passa tra Colui che manda e Colui che è mandato, il disonorare vuol dire non riconoscere questo rapporto che passa tra Colui che manda e Colui che è mandato, tra il Creatore e la creatura, tra il Pensiero e la parola.

Questo è disonorare, è rompere un'unione.

Dice bene la parola latina del disonore.

Disonore era chiamato comvitium.

Com vuol dire cun cioè unione, e vitium vuole dire vizio.

Il che vuol dire "viziare un'unione".

Disonorare vuol dire viziare un'unione.

Tutte le cose essendo create da Dio sono unite a Dio.

C'è il comando di Dio: "L'uomo non vi disunisca quello che Dio ha unito".

Ecco, l'uomo non deve viziare quest’unione.

Ma portata alle estreme conseguenze noi troviamo la grande unione di cui abbiamo parlato e che rappresenta la Luce che illumina tutte le opere di Dio: il grande rapporto che lega Padre e Figlio.

Abbiamo detto che è questo il rapporto che illumina tutta la creazione e tutte le opere di Dio e anche noi stessi.

E tu non devi viziare quest'unione, non devi rompere questo rapporto che passa tra Padre e Figlio, non devi disonorare il Figlio.

Il Figlio è Colui che è mandato a noi, che parla a noi.

E allora qui possiamo capire come rompere quest'unione sia peccato contro lo Spirito e contro lo Spirito Santo.

Perché l'unione tra Padre il Figlio, il rapporto che passa tra Padre e Figlio è lo Spirito Santo.

Rompere quest’unione, vuol proprio dire peccare contro lo Spirito Santo.

Per questo c'è questa grande amarezza che si rivela in quest'affermazione di Gesù verso costoro che rifiutano di riconoscere Colui che è mandato da Dio.

Cioè che rifiutano di riconoscere personalmente la Verità che sta parlando a loro.

Qui possiamo capire in che cosa consista quello che maggiormente rattrista il Dio tra noi e che lo fa sdegnare: è quando noi personalmente di fronte alla Parola che c'annuncia la Verità, noi non riconosciamo, non diciamo: "Sì", non ci assumiamo la responsabilità di aderire alla Verità che si presenta e che parla con noi.

Ecco questo non prendere su di noi la Verità che si annuncia a noi, questo non dire "sì".

Qui abbiamo il grande peccato che rattrista Dio.

Perché magari di fronte alla Verità che parla a noi, noi andiamo a cercare altri segni, altre testimonianze, magari andiamo a elemosinare dagli uomini una prova, un segno per vedere se quello che c'è stato detto è vero o non è vero, se dobbiamo credere o non dobbiamo credere.

Ma trascurare Dio per andare a cercare presso gli uomini un criterio di Verità, è offendere Dio, è la grande offesa che forse inconsciamente noi facciamo a Dio.

Perché Gesù stesso dice: "Chi ascolta Me ascolta il Padre", ma aggiunge: " Chi non ascolta me, non ascolta il Padre e chi non crede in Me non è che non creda in Me ma, non crede in Colui che mi ha mandato".

E ancora Gesù dice che Lui non riceve testimoniata dagli uomini.

Questo lo dice per noi, quando la Verità di Dio si presenta a noi, si annuncia a noi, non dobbiamo quindi andare a cercare dagli uomini la conferma di quello che la Verità dice.

Perché la Verità ha un tale sigillo che se non crediamo in Essa, per quella che Essa si presenta, se noi non la riconosciamo ("Perché non riconoscete da voi stessi quello che è giusto?") noi pecchiamo contro di Essa, noi la offendiamo.

Ecco quindi questo disonorare la Verità, sta proprio nel separare la Verità dal suo segno, la Verità della sua parola.

Sta nel disgiungere, mentre la Verità parla a noi per congiungerci.