Chi
è da Dio ascolta le Parole di Dio: per questo voi non le ascoltate, perché non
siete da Dio". Gv 8 Vs 47 Primo tema.
Titolo: Il primo dei
mesi.
Argomenti: Essere
DA Dio. Essere da Dio come causa o come intenzione. Ognuno
ascolta le parole del suo padre. Cristo
muore in croce, per farci capire il principio che dobbiamo mettere nella nostra
vita. Il principio della morte che portiamo in noi. La
schiavitù provocata dai segni di Dio incompiuti. La
paura effetto dell'inconscio. Cristo
muore per liberarci dalla schiavitù dell'inconscio. L'adesione
a ciò che Dio è. I due sabati.
30/Marzo/1986 Casa di
preghiera. Fossano.
Siamo al
versetto 47.
Gesù qui
dice: "Chi è da Dio, ascolta le Parole di Dio, ecco perché voi non le ha
ascoltate, perché non siete da Dio".
Ci
fermiamo alla prima affermazione di Gesù: "Chi è da Dio, ascolta le Parole
di Dio".
Il tema è il
primo dei mesi.
Qui
abbiamo la risposta all'interrogazione che Gesù aveva rivolto e che avevamo
meditato domenica scorsa.
Gesù aveva
rivolto l'interrogazione ai farisei: "Se Io dico la Verità, perché non
credete?".
E qui dà
la risposta: "Chi è da Dio ascolta le Parole di Dio".
Lui
interroga e Lui dà la risposta.
Lui
interroga per formare nell'uomo la situazione di attesa, per formare nell'uomo
la fame, il desiderio.
Abbiamo
visto che Gesù interrogò per suscitare in loro la coscienza della motivazione o
della non motivazione del loro non credere nella Verità.
E avendo
interrogato, aveva formato nell'uomo la situazione di attesa che è la
condizione perché l'uomo possa ascoltare, possa avere interesse per ascoltare,
perché la capacità di ascolto deriva dall'interesse.
Qui
possiamo capire che Dio opera per formare in noi l'interesse, in modo da
renderci capaci di ascolto e poi parla.
Dio forma
l'orecchio e poi parla al nostro orecchio, in modo da renderci capaci di
ascoltare e anche perché noi non abbiamo a giustificarci dicendo: "Io non
ne ero capace".
Se Dio ha
formato l'orecchio in noi, questo è segno che siamo in grado di ascoltare le
sue Parole.
Se Dio ha
formato in noi la situazione di attesa di una risposta, di una risposta che noi
non sappiamo dare, che noi non possiamo dare, Lui ha formato questa situazione
di bisogno.
Vuol dire
che ci già fatti capaci, ci ha resi interessati, ad ascoltare la risposta e qui
la risposta la dà Lui.
E la
risposta è questa: "Chi è da Dio, ascolta le Parole di Dio".
Quello che
è proprio da sottolineare tre volte, è questa preposizione "Da".
L'argomento
principale di questa sera è questo essere da Dio.
Evidentemente
qui Gesù fa dipendere l'ascolto delle sue Parole e quindi anche l'intelligenza
e quindi anche la fede in esse, la fa dipendere da questo: "Chi è da
Dio".
Abbiamo
ascoltato Gesù che nel processo di Pilato dice la stessa cosa: "Chi è
dalla Verità ascolta le mie Parole".
"Chi
è dalla Verità" pone sempre questo rapporto come condizione per poter ascoltare,
bisogna essere da-.
Fa
dipendere tutto dall'ascolto.
Dall'ascolto
poi dopo deriva la vita perché: "L'uomo vive di ogni Parola che esce dalla
bocca di Dio".
Allora se
la vita viene dall'ascolto della Parola di Dio e se l'ascolto viene dall'essere
da Dio, evidentemente qui Gesù ci rivela l'origine di tutto in noi, ecco il
primo dei mesi.
L'origine
di tutto è questo essere da Dio.
Ma subito
qui sorge un problema: forse non tutto è da Dio e forse noi tutti non siamo da
Dio?
Dio è il Creatore, non è stato il
Creatore, è il
Creatore, quindi tutto è da Dio e tutti siamo da Dio.
Però c'è
il problema.
Poiché se
Gesù dice: "Chi è da Dio", evidentemente suppone che qualcuno non sia
da Dio.
E allora
si presenta il dilemma.
Tutti
siamo da Dio e nessuno può negarlo, nello stesso però, non tutti siamo da Dio,
perché questo lo afferma la Parola stessa di Dio.
Tutti
siamo da Dio come Causa, tutti non siamo da Dio come intenzione.
Il
problema è sempre quello.
Il problema
dell'intenzione è il problema della motivazione.
E siccome
noi diventiamo figli di ciò cui dedichiamo la nostra vita e soprattutto
dedichiamo il nostro pensiero, ecco che pur essendo tutti da Dio come Causa, a
un certo momento non siamo tutti da Dio come intenzione, come motivo di vita.
Quello che
determina tutto in noi non è l'origine, non è la causa.
Quello che
determina tutti noi e tutto di noi è ciò per cui viviamo.
Vivendo
per-, diventiamo figli di-.
Noi
veniamo determinati, quindi diventiamo da-, a seconda di ciò cui dedichiamo la
nostra vita, la nostra mente e qui abbiamo l'elezione del nostro padre e qui
abbiamo quindi il campo di ascolto e qui la definizione del campo di ascolto e
d'interesse.
Perché a seconda di ciò da cui
siamo, noi abbiamo la
capacità di ascoltare le Parole di Dio o di non ascoltare le Parole di Dio.
Anche qui
noi diciamo che tutto è Parola di Dio.
Certamente,
tutto essendo creazione di Dio è significazione di Dio.
Significazione
quindi segno, segno quindi parola.
Quindi
tutto è Parola di Dio, in tutto Dio significa qualcosa di Sé.
In tutto
Dio parla di sé a noi, però Gesù dice: "Chi è da Dio, ascolta Parole di
Dio".
Il che
vuol dire che chi non è da Dio, non ascolta Parole di Dio.
Se non
ascolta Parole di Dio, ascolta parole di chi?
Ascolta
parole del suo padre.
Così
succede allora che noi ascoltiamo parole di uomini in tutte le cose e non più
Parole di Dio.
Oppure
ascoltiamo parole della natura, del caso.
Succede
che noi ascoltiamo solo più noi stessi.
Qui
abbiamo detto che Gesù rivelandoci che tutto nella nostra vita essenziale
dipende da questo "da", da questo essere "da Dio", ci
rivela il principio, l'origine del nostro ascoltare, l'origine del nostro
vivere.
Abbiamo
detto il primo dei mesi.
I mesi
rappresentano lo sviluppo della nostra vita e dicendo questo il primo dei mesi,
parlando della Pasqua dice: "Questo è ciò che tu devi mettere prima di
tutto nella tua vita".
E se ci
rivela il principio, in quanto ci rivela il principio, dice a noi: "Questo
è ciò che tu devi mettere prima di tutto nella tua vita".
Tu devi
mettere prima di tutto questo essere "da Dio".
Essere
"da" vuol dire discendere da-, derivare da-.
Tutte le Parole di Dio si
sintetizzano nel Cristo che muore in croce.
Cristo in
tutto il suo parlare opera per rivelare a noi ciò che dobbiamo mettere prima di
tutto: "Cerca prima di tutto il Regno di Dio" e muore per affermare
questo, quindi se tutto l'insegnamento di Dio, tutte le Parole di Dio si
sintetizzano in Cristo che muore in croce, noi dobbiamo dire che Cristo muore
in croce, per farci capire questo principio che dobbiamo mettere nella nostra
vita.
In quanto
ci fa capire questo principio che dobbiamo mettere nella nostra vita, apre a
noi la via della Vita stessa.
Lui morendo in croce rivela a noi la
morte, il principio della morte che portiamo in noi.
E il
principio della morte che portiamo in noi, l'abbiamo visto domenica scorsa, è
tutto quel campo d’inconscio che si forma in noi, in quanto le cose sono
incompiute.
Tutte le cose
che arrivano a noi, vengono da Dio messe nelle nostre mani, affinché noi le
portiamo a Lui, perché tutte le cose vengono da Dio e devono essere riportate
in Dio, per trovare in Dio il loro compimento, la loro giustificazione.
Ora soltanto in quanto noi le
riportiamo in Dio,
anche le stesse Parole di Dio le riportiamo in Dio, riportandole in Dio
troviamo la giustificazione.
Perché la
giustificazione non avviene, in quanto le cose esistono e sono.
Le cose
esistono perché tutte quante sono fatte in una certa Finalità, in un certo
Fine.
E solo in
quanto giungiamo vedere questo Fine che è il Pensiero di Dio, il Fine per cui
Dio fa tutte le cose, solo lì, giungiamo al compimento e in questo compimento
noi abbiamo una giustificazione e quindi abbiamo la Luce.
Abbiamo
detto invece che tutto quello che noi non riportiamo in Dio e in cui non
cerchiamo il Pensiero di Dio, il Fine di Dio, tutto questo resta in noi
incompiuto.
Incompiuto
vuol dire non giustificato.
Resta in
noi senza giustificazione.
In quanto
è senza giustificazione forma in noi il campo dell'inconscio.
In questo campo dell'inconscio si
costruisce la nostra schiavitù.
Noi
diventiamo figli delle nostre opere, quindi anche figli delle nostre omissioni
e se noi abbiamo omesso di raccogliere in Dio, di vedere la giustificazione di
tutte le cose in Dio (la giustificazione viene dall'adesione a ciò che un
essere è), in quanto noi non riportiamo le cose in quello che Dio è, questa
"non conoscenza" che portiamo in noi, determina in noi una schiavitù.
La schiavitù
appunto del "non conosciuto" che ci domina.
Una delle
prime schiavitù che derivano dall'inconscio, cioè da ciò che non conosciamo e
che ci domina, uno dei primi effetti dell'inconscio è la paura.
Così si
forma in noi la paura del giudizio degli altri, la paura del farsi vedere, fino
ad arrivare alla paura della morte.
Questa
paura diventa l'elemento dominante di tutta la nostra vita.
Cristo muore per liberarci da
questa schiavitù
dell'inconscio e quindi per riportarci nel compimento di tutto ciò che in noi è
rimasto incompiuto.
Per questo
Gesù morendo dice: "Tutto è compiuto".
Tutto è
compiuto in Lui che muore e che ci rivela la necessità di morire al pensiero
del nostro io.
Perché
ogni incompiutezza si forma in noi in conseguenza del pensiero del nostro io.
Ѐ il
pensiero del nostro io che arresta le opere di Dio a metà strada, è il pensiero
del nostro io.
Perché noi
ci giustifichiamo dicendo: "Perché io sento così, io conosco così, io ho
sperimentato così", non cerchiamo più quindi la giustificazione in Dio,
non cerchiamo più il Pensiero di Dio nelle cose di Dio.
Il
pensiero di nostro io diventa il posto di blocco e diventa l'origine di tutto
il nostro mondo inconscio.
Cristo
morente in croce, facendoci capire la necessità di morire a noi stessi, inaugura
in noi il principio della ricerca della giustificazione in Dio.
Per cui se
siete morti con Cristo non vivete più per voi ma, vivete per Dio.
E vivere
per Dio vuol dire cercare la giustificazione delle cose in Dio.
Facendoci
morire a noi stessi ci dà la possibilità di cercare la giustificazione in Dio e
ci dà la possibilità di arrivare al compimento di tutte le cose e quindi di
uscire liberi.
Ecco la
vera guarigione.
Essere
liberi da quella tristezza di fondo.
Perché noi
nell'inconscio, dominati dal pensiero di quello che siamo ("Ma io sono
costretto ad essere così") ci rifiutiamo all'essere diversi.
Cioè mi
rifiuto al futuro, mi rifiuto ad ascoltare quello che Dio mi propone perché
"io sono costretto a essere così".
C'è un
poeta tedesco che dice: "Quello che io sono saluta con tristezza quello
che io dovrei essere".
Ecco
"quello che io sono".
Quello che noi abbiamo conosciuto, abbiamo esperimentato nel pensiero
del nostro io, saluta con tristezza, da lontano, poiché dà l'addio, poiché
viene a trovarsi nella impossibilità di essere quello che dovrebbe essere, cioè
di corrispondere a ciò che la Parola di Dio gli propone, di passare cioè
all'infinito, di passare all'eterno.
Quello che
io sono, mi costringe a vivere nel mondo relativo, nel mondo delle apparenze,
nel mondo delle cose che un certo momento si svuotano di significato.
Perché il
vero significato, la vera giustificazione si attinge soltanto dall'adesione a
ciò che Uno è.
Siccome
Colui che è, è soltanto Dio, soltanto dall'adesione a Dio per quello che Egli
è, noi abbiamo la possibilità della giustificazione, quindi della vera
conoscenza.
Se invece
non giungiamo qui, tutte le cose per cui noi viviamo e che apparentemente ci
possono giustificare ("Io ho i buoi, i campi, la moglie") a un certo
momento si svuotano, rivelano il vuoto, il nulla.
L'inconscio
ci porta necessariamente verso la frustrazione di tutti valori per cui noi
viviamo.
E allora qui si presentano queste due grandi soluzioni che sono i
due sabati.
Ѐ il tutto
compiuto.
Il Sabato
è la conclusione di tutta l'opera di Dio, di tutta la creazione di Dio.
Questa
creazione non è stata, è.
O si entra
in questo sabato in cui tutto è compiuto in Dio e tutto si contempla in Dio,
nella Luce di Dio e si entra quindi nella pace di Dio o si tocca il niente.
In questo
sabato non si entra senza di noi, poiché Dio è vero che ha creato tutto
attraverso i sei giorni senza di noi ma, nel settimo giorno in cui Lui si
riposò, in questo giorno qui noi non possiamo entrare senza di noi, perché Lui
si riposa, Lui tace, Lui fa silenzio perché aspetta noi.
Abbiamo
questo sabato qui che però è condizionato per noi, dal portare a compimento
l'opera creatrice di Dio nel Pensiero stesso di Dio.
Se invece
non riportiamo qui, c'è un altro sabato che ci aspetta ed è il sabato di ieri,
vigilia di Pasqua.
Il sabato
in cui tutti i segni finiscono.
Sono
finiti, non c'è più spazio per il rito, non c'è più spazio per il sacrificio, non
c'è più spazio per la messa.
Tutto è
finito.
Cioè si
assiste soltanto al vuoto, al non significato di tutte le cose.
Tutte le
cose in questo sabato qui, rivelano soltanto più il non significato di se
stesse, perché il loro significato era in Dio, a Dio non siamo arrivati e
adesso loro rivelano il loro niente.
Di fronte
al non significato delle cose, la vita diventa impossibile, non è più
sostenibile, noi non possiamo sostenere quello che è senza significato.
Ecco
perché qui di fronte alla creatura, si apre il suicidio.
Chi è da Dio ascolta
le Parole di Dio: per questo voi non le
ascoltate, perché non siete da Dio".
Gv 8 Vs 47
Secondo tema.
Titolo: I due orecchi.
Argomenti: L'uomo non
è libero di ascoltare. Dio è il principio dell'ascolto. L'orecchio che Dio non forma in noi senza di noi. Nella
misura in cui viviamo per Dio si forma in noi la capacità di ascoltare Dio. Ciò che è presente in chi parla deve essere presente in
chi ascolta perché la comunicazione passi. La comunicazione di Dio è una evocazione. L'orecchio che Dio forma in noi è il Pensiero di Dio. Il Pensiero di Dio dato a noi senza di noi e il Pensiero
di Dio non dato a noi senza di noi.
La
sordità è determinata da ciò che non raccogliamo in Dio. La sintonia rende possibile la comunicazione.
6/Aprile/1986 Casa di
preghiera. Fossano.
Siamo al
versetto 47, dove Gesù dice ai giudei e a noi: "Chi è da Dio ascolta
le Parole di Dio, ecco perché con le ascoltate, perché non siete da Dio".
Domenica
scorsa, giorno di Pasqua, ci siamo soffermati sulla prima parte di questo
versetto: "Chi è da Dio ascolta le Parole di Dio".
Adesso
dobbiamo considerare la seconda parte: "Ecco perché voi non le ascoltate,
perché non siete da Dio".
Queste
parole sono tutte improntate sulla motivazione.
Abbiamo
visto come proprio la passione e la morte di Cristo, sia il primo dei mesi, la
pietra fondamentale che dobbiamo mettere per iniziare la vita interiore, la
nostra vita personale con Dio, questo passaggio dalle cose che si vedono alle
cose che non si vedono, dalle cose che riguardano il nostro io alle cose che
riguardano Dio.
Abbiamo
visto come questo fondamento si concretizzi in questo capire il significato di
quello che Gesù ha fatto morendo in croce per noi.
Il
problema del capire però ha come fondamento il problema della fede.
Perché
abbiamo visto molte volte come non si possa giungere a capire se non credendo.
Il
problema della fede ha come fondamento il problema dell'ascolto e il problema
dell'ascolto ha come fondamento che qualcuno parli.
Se nessuno
parla chi crederà?
Quindi
l'iniziativa è di Colui che parla.
In
relazione al parlare di Colui che parla c'è il problema dell'ascolto.
Dall'ascolto
viene il problema del credere, dal credere il problema del capire.
Qui Gesù
dicendo: "Ecco perché voi non mi ascoltate: perché non siete da Dio"
conclude tutto il discorso che sta facendo con i giudei.
Discorso
che era iniziato con: "Perché non credete? Perché non capite?" e si
conclude con: "Perché non ascoltate?".
Il
problema dell'ascolto è il problema conclusivo, fondamentale.
Ma già
qui, in quanto Gesù dice: "Ecco perché voi non le ascoltate: perché non
siete da Dio" ci fa capire una grande cosa, una grande rivelazione:
può accadere che l'uomo, quindi ognuno di noi, arrivi al punto di non ascoltare
più Colui che parla, di non poter ascoltare le Parole di Dio.
Presentandoci
qui alcuni che non ascoltano, si presenta la possibilità, quindi il rischio
nella nostra vita di giungere a non poter ascoltare le Parole di Dio, cioè
venirsi a trovare con dei segni vuoti di anima, vuoti di spirito, vuoti di
comunicazione, segni che non comunicano più niente.
A Pasqua
abbiamo visto la tomba vuota.
Ma, c'è un'altra grande
rivelazione in queste
Parole ed è questa, una seconda: l'uomo non è libero di ascoltare, non è libero
di ascoltare come e quando vuole.
Non basta
che lui abbia gli orecchi, gli orecchi sani per ascoltare, non è sufficiente:
"Avete occhi e non vedete, avete orecchi e non udite".
Poi c'è ancora una terza grande rivelazione in queste
Parole di Gesù, poiché la conclusione di tutto è sempre Dio che parla e
significa qualche cosa di Sé.
Qui Dio
significa a noi che Lui è il principio dell'ascolto, è Lui che forma in noi
l'orecchio per ascoltare le Parole che Lui dice.
Lui forma
all'orecchio e Lui parla a quest'orecchio.
Ma adesso qui dobbiamo chiederci
come, in che
cosa consiste questo formare l'orecchio per ascoltare le Parole.
Quei
giudei ai quali Gesù stava parlando, l'orecchio l'avevano aperto per ascoltare,
eppure Gesù dice: "Voi non ascoltate" e quindi, evidentemente
quell'orecchio che Dio forma in noi non è soltanto l'orecchio naturale.
Si può
avere l'orecchio naturale ma non ascoltare le Parole di Dio.
Non basta
avere l'orecchio per ascoltare, eppure Dio è Colui che forma in noi l'orecchio
per l'ascolto della Parola di Dio.
Però
succede questa scena, in cui abbiamo uomini che hanno l'orecchio, ai quali Gesù
dice: "Voi non ascoltate".
E allora
quell'orecchio?
Dobbiamo
chiederci qual è quest'orecchio che Dio forma in noi, che rende noi capaci di
ascoltare, in modo che Lui possa dire: "Voi avete orecchi aperti
all'ascolto".
Ѐ Dio
Colui che forma quest'orecchio: "Chi è da Dio ascolta le Parole di
Dio".
Quindi è
Dio che forma quest'orecchio.
Ma forse
allora Dio non forma quest’orecchio a tutti?
Non sono
forse tutte creature di Dio?
Forse Dio
non tratta tutti allo stesso modo?
Abbiamo
già messo in evidenza come si nasce da Dio senza di noi e come si nasce da Dio
non senza di noi.
Così c'è
un orecchio che Dio forma in noi senza di noi e c'è un orecchio che Dio non
forma in noi senza di noi, quindi richiede la partecipazione nostra.
L'orecchio
che Dio forma in noi senza di noi, rende noi capaci d'ascolto ma, c'è un altro
orecchio che Dio non forma in noi senza di noi. Ed è questo quello che
determina tutto.
Come non
basta nascere da Dio senza di noi.
C'è una
nascita da Dio senza di noi ma, non è quella determinante.
Tutti
nascono da Dio, tutti sono creature di Dio, eppure quanta diversità c'è tra gli
uni e gli altri!
Ci sono
coloro che ascoltano le Parole di Dio in tutto ciò che ascoltano e ci sono
coloro che in tutto ciò che ascoltano non ascoltano nemmeno una Parola di Dio,
eppure sono tutti nati da Dio: non è questo l'elemento determinante.
Anche il
demonio è nato da Dio.
L'elemento
allora determinante è la nascita da Dio non senza di noi, questo è l'elemento
determinante.
E abbiamo
visto quando abbiamo considerato questo, come si nasca da-, in quanto si vive
per-.
Ѐ vivendo per qualche cosa che noi nasciamo da-, noi diventiamo figli delle
nostre opere.
Quindi
vivendo per qualche cosa, dedicando il nostro pensiero a qualche cosa, noi
nasciamo da questo qualche cosa, siamo condizionati da questo qualche cosa ed è
questo l'elemento determinante tutto di noi.
Siccome
questo è l'elemento condizionante la nostra vita, la nostra formazione, le
nostre capacità: capacità di ascolto, capacità di credere, capacità di capire,
condizionante soprattutto la capacità di ascolto, proprio qui dobbiamo porre la
nostra attenzione, perché soltanto se noi nasciamo da Dio con la nostra
partecipazione consapevole, noi potremo avere quell'orecchio capace di
ascoltare le Parole di Dio.
Perché
soltanto chi è da Dio ascolta le Parole di Dio.
E allora
dobbiamo chiederci quando è che si forma in noi quest'orecchio con la
partecipazione nostra.
Se noi
diventiamo figli delle nostre opere e quindi a seconda di ciò per cui viviamo
noi ci condizioniamo e diventiamo dipendenti da-, soprattutto nella formazione
dell'ascolto, evidentemente soltanto, in quanto e per quanto viviamo per Dio si
forma in noi la capacità di ascoltare Dio.
Cioè si è
da Dio e quindi si forma in noi la capacità di ascoltare Dio.
Si forma
in noi l'orecchio capace di ricevere la comunicazione di Dio.
Perché la
Parola di Dio è comunicazione di Dio.
Dio
comunica Se stesso in tutto ciò che dice e parla solo di Sé e comunicando Sé,
partecipa noi alla sua vita quindi rende noi capaci di vita eterna, perché la
vita eterna sta nel conoscere Dio.
Quando si parla di comunicazione (comunicazione è partecipazione)
dobbiamo chiederci che cosa si richiede perché la comunicazione avvenga.
Si
comunica e c'è la possibilità di comunicazione proprio in quanto, colui che
ascolta può avere presente, la stessa cosa che ha presente colui che parla.
In caso
diverso non c'è comunicazione.
È proprio questa presenza in colui che ascolta, cioè la
creatura, l'uomo, di ciò che Dio vuole comunicare di Sé, che rende la
comunicazione possibile e quindi già abbiamo qui la possibilità di intuire cosa
s'intende per "orecchio".
La
comunicazione diciamo così è una evocazione perché è un richiamare ciò che in
noi è già presente.
Se non
fosse presente, non ci sarebbe possibilità di comunicazione ma, se la
comunicazione è possibile in quanto in noi ci deve essere già la presenza di
ciò di cui si parla, la comunicazione è un’evocazione.
Evocare
vuol dire chiamare da lontano.
Ecco, la
Parola di Dio che ci evoca la sua presenza, ci raccoglie da tutte le nostre
lontananze, ci chiama da tutte le nostre lontananze per portarci alla presenza
di ciò che è già presente in noi.
Questa
realtà che deve essere presente in noi, perché è la base della comunicazione,
deve corrispondere (perché la comunicazione sia possibile) a ciò che Dio
parlando, vuole comunicare di Sé.
Siccome Dio, parlando di Sé, non fa altro
che manifestare Se stesso, cioè il suo Pensiero, quello che è presente in noi e
che rende a noi possibile l'ascolto di ciò che Dio ci comunica, è il Pensiero
di Dio.
Adesso
possiamo scoprire che l'orecchio che Dio forma in noi, è il Pensiero di Dio in
noi.
Questo
rende noi capaci di ascoltare le Parole di Dio, di ricevere la comunicazione di
Dio, cioè noi riceviamo la comunicazione di Dio attraverso il Pensiero di Dio
che portiamo in noi.
Abbiamo detto che due sono le
nascite.
C'è la
nascita da Dio senza di noi e c'è la nascita da Dio non senza di noi.
C'è la
presenza di questo Pensiero di Dio in noi senza di noi e c'è la presenza del
Pensiero di Dio in noi, non senza di noi.
La presenza
di Dio in noi senza di noi è creazione di Dio.
Dio
creando l'uomo ha posto nell'uomo il suo Spirito, il suo Pensiero, ha formato
l'orecchio, è la condizione essenziale perché l'uomo possa ascoltare.
Adamo
ascoltava e il bambino ascolta.
E ascolta
Parole di Dio infatti, abbiamo detto che il bambino ha la capacità di credere,
la capacità di credere proprio perché porta con sé quest'orecchio, porta con sé
il Pensiero di Dio.
Ma questo
Pensiero è stato dato a noi senza di noi.
C'è un'altra
nascita e abbiamo detto che è quella che condiziona tutto di noi.
Ѐ la
nascita che deriva da ciò cui noi ci dedichiamo.
Succede
che noi possiamo non dedicarci a questo Pensiero di Dio che portiamo in noi e
non dedicandoci a questo Pensiero di Dio che portiamo in noi, noi nasciamo da
altro e nascendo da altro si forma in noi un altro orecchio o perlomeno noi
perdiamo quest'orecchio di Dio.
Il che
vuol dire che il Pensiero di Dio rimane in noi sempre, perché è opera di Dio,
ma questo non è sufficiente adesso per farci ascoltare Dio.
Perché noi
ascoltiamo in base a ciò che noi abbiamo attualmente presente e se noi perdiamo
la presenza del Pensiero di Dio e abbiamo altre presenze, perché noi abbiamo
presente ciò cui ci dedichiamo, noi siamo fatti capaci solo di ascoltare in
funzione di queste presenze.
Perché noi
intendiamo in quanto abbiamo presente.
Quando
qualcuno ci parla di una cosa che non abbiamo presente, noi non riceviamo la
comunicazione, quindi non possiamo capire.
Cioè noi
sentiamo dei rumori, sentiamo la Parola ma non la capiamo, perché non abbiamo
presente ciò che essa significhi.
Noi
vivendo per altro dal Pensiero di Dio, noi perdiamo la capacità, perché
perdiamo la presenza, del Pensiero di Dio in noi, perdiamo quindi la capacità
di capire le Parole di Dio.
Dio può
sempre convocarci alla sua presenza, perché il Pensiero di Dio c'è in noi,
anche se non è attuale, Dio può, però noi non possiamo capire, quindi non
possiamo restare.
Ora la
capacità di capire che è poi la capacità di restare, che è quella capacità che
forma in noi la conoscenza di Dio, la capacità della vita eterna, deriva da ciò
che noi raccogliamo in questo Pensiero di Dio cioè, deriva da quanto ci
dedichiamo a questo Pensiero di Dio.
E noi ci
dedichiamo a questo Pensiero di Dio, in quanto raccogliamo, subordinando tutto
al Pensiero di Dio.
Raccogliere
vuol dire unificare, rapportare ogni cosa al Pensiero di Dio.
Qui si
passa dal bambino all'adulto, il quale adulto perde la capacità di credere e
acquista la capacità di conoscere ma di conoscere nel suo pensiero, nel
pensiero del suo io e perde invece la capacità di credere, quindi perde la
capacità di ascoltare le Parole di Dio.
L'uomo
vivendo associa, unifica dei segni, non più nel Pensiero di Dio che sarebbe
l'elemento presente in noi e illuminante noi quindi l'orecchio che rende noi
capaci di intendere ma, raccoglie ogni cosa nel pensiero del proprio io.
Tutto quello che noi raccogliamo non in Dio ma in altro, resta in
noi incompiuto.
Restando
in noi incompiuto, forma in noi quel famoso inconscio che determina tutte le
nostre schiavitù e che adesso capiamo, determina anche la nostra sordità alla
Parola di Dio.
La sordità
che è poi durezza di cuore, durezza d'orecchio, questa durezza, si forma in
noi, attraverso tutto ciò che noi non unifichiamo in Dio, che noi non
riportiamo in Dio.
Ogni cosa rimasta incompiuta in
noi, non unificata,
non riportata a Dio indurisce il nostro orecchio fino a renderlo sordo alla
Parola di Dio.
L'elemento
determinante per mantenere quest’orecchio che Dio ha aperto creandoci, è quello
di raccogliere ogni cosa nel Pensiero di Dio.
Ѐ da
questo rapporto che non si forma in noi senza di noi, che noi abbiamo la
possibilità di mantenere aperto l'orecchio e di intendere e di ascoltare le
Parole di Dio.
Notiamo
che qui si forma un elemento di sintonia (uguale lunghezza d'onda) fra ciò che
è in noi e ciò che è in Dio.
Poiché
proprio rapportando ogni cosa a Dio, questo rapporto, deve corrispondere al
rapporto che passa tra il Pensiero di Dio e Dio stesso ed è questa identità di
rapporto che è sintonia, che è accordo che rende possibile la comunicazione.
Il
rapporto che passa tra il Pensiero di Dio e Dio è lo Spirito Santo.
Questo ci
fa capire come l'ascolto e quindi l'intelligenza di tutte le cose di Dio, avviene
in quanto c'è in noi quest'identità di rapporto tra il segno e il Pensiero tra
il Pensiero e il Padre, tra il Pensiero di Dio e il Padre.
Soltanto
se noi manteniamo in noi questa sintonia con Dio, abbiamo la possibilità di
ricevere la comunicazione di Dio.
In caso
diverso tutto s’interrompe, il cerchio si chiude e il nostro orecchio si stacca
da Dio.
E.: L'impossibilità e quindi l'incapacità di ascoltare le parole di Dio, mi
sembra per chi non è da Dio, la conclusione logica.
Noi spiritualmente nasciamo da ciò che riteniamo abbia il valore più alto e
ciò che ha il valore più alto per noi è il maggior interesse, è il fine della
nostra vita, ciò cui ci dedichiamo.
Noi siamo in grado di intendere tutto quello che si riferisce al fine
scelto consapevolmente nella nostra vita.
È chiaro che se io mi occupo a produrre beni di consumo, il sento tutte le
parole che si riferiscono a quest'oggetto e non sento nessun altra parola.
Questo a maggior ragione questo vale per chi nasce da Dio e ascolta e
intende le parole di Dio ma, solo chi nasce da Dio.
Questa mi pare la conclusione a cui non si può sfuggire.
Per quanto riguarda la possibilità di ascoltare le parole di Dio, io penso
che questo si formi in noi dalla intensità con cui noi ci dedichiamo,
dall'amore che vi poniamo e come opera in noi la parola di Dio?
La parola di Dio opera in noi facendo prendere consapevolezza a noi del
Pensiero di Dio che è in noi.
Luigi: Siccome noi non siamo capaci di
restare alla presenza di Dio.
Noi saremo
capaci di restare alla presente del Pensiero di Dio, solo quando saremo
fatti capaci di generare il Pensiero dal Padre.
Allora noi
restiamo lì sempre nel Pensiero di Dio, in quanto partecipiamo alla generazione
del Pensiero dal Padre, del Figlio dal Padre ma, questo non avviene senza di
noi, perché i figli di Dio partecipano consapevolmente alla generazione del
Pensiero di Dio.
Fintanto
che noi non possiamo generare dal Padre il Pensiero stesso di Dio noi non siamo
capaci di restare con il Pensiero di Dio.
Allora Dio
evoca per riportarci sempre alla presenza del suo Pensiero che è già in noi,
perché se non fosse in noi non si evocherebbe, non ci sarebbe possibilità di
comunicazione.
Quindi Lui
si dà a noi, anche se noi non siamo capaci di restare nel Pensiero di Dio, poi
ci raccoglie attraverso tutti i luoghi in cui andiamo a disperderci cioè i
segni e ci riporta a sempre a questa presenza, se siamo bambini però.
Se siamo
adulti, noi abbiamo la possibilità di essere portati a questa Presenza ma nella
misura in cui noi abbiamo raccolto dei segni in questa presenza qui.
Ognuno di
noi è capace d'intendere nella misura in cui ha raccolto, ha riferito, ha
associato dei segni a un certo dato presente, allora tutte le volte che
qualcuno gli presenta quel segno o gli riporta quel segno, questo gli richiama
la presenza.
Ma se io
ad esempio ho macchiato un segno di un'altra presenza, anche se Dio mi fa
arrivare quel segno, io in quel segno non posso vedere la presenza di Dio, vedo
la presenza del mio pensiero che ho proiettato su esso.
E.: Certo che l'intendere è lo sbocco finale del processo.
Luigi: Infatti abbiamo detto che questo
è il fondamento.
Qui Gesù
arriva all'ultimo termine della dimostrazione ma è fondamentale, il primo.
Prima è
partito dalla capacità di credere, capace di capire e adesso capacità di
ascoltare.
Se noi
perdiamo la capacità di ascoltare, noi perdiamo tutto perché c'è una frattura.
Nel
momento in cui io non posso più ascoltare una persona, per me c'è la frattura
con quella persona.
Quindi
questo è l'elemento fondamentale per arrivare alla capacità di credere, quindi
alla capacità di capire però, la capacità di ascolto è relativa all'orecchio.
Con
l'orecchio naturale, noi possiamo sentire tutte le parole ma non arrivare al
pensiero, quindi l'orecchio di cui parla il Signore è altro, infatti dice:
"Avete orecchi e non capite".
Quindi si
può avere l'orecchio buono e non capire, allora l'orecchio è un altro.
L'orecchio
che dà a noi la possibilità di capire, quindi di ricevere la comunicazione di
Dio, è il Pensiero stesso di Dio.
F.: Allora prima dobbiamo nascere da Dio per poter ascoltare Dio.
Luigi: Si, certo, cioè c'è una nascita
che arriva a noi senza di noi, perché noi ogni giorno nasciamo, dedicandoci a-,
noi nasciamo da-.
E questa è
la nascita nostra consapevole.
Perché c'è
una nascita inconsapevole che è opera di Dio, creazione Dio ma poi, ogni
giorno, quello che determina tutto di noi, è la nascita che deriva da ciò cui
noi ci dedichiamo, soprattutto ciò cui noi dedichiamo il nostro pensiero.
F.: Se noi non siamo nati da Dio, noi siamo nell'impossibilità di ascoltare
Dio.
Luigi: È questa nascita da altro da Dio
che ci porta via l'orecchio per ascoltare le cose di Dio.
F.: Ma allora dobbiamo affrettarci a nascere da Dio per poterlo ascoltare.
Luigi: E lo credo bene!
Chi di voi mi accuserà di peccato? Se dico la Verità perché non credete? Chi è da Dio ascolta le Parole
di Dio: per questo voi non le ascoltate,
perché non siete da Dio".
Gv 8 Vs 46 - 47
- Riassunti Domenica -
Argomenti: L’ordine superiore
della Verità – Il peccato è una menzogna – Opporre il relativo all’assoluto – Il criterio di
verità – L’interrogazione di Dio – Aderire all’essere – La Luce che
illumina – Incompiuto e inconscio – La personalità malata/sana – Essere da Dio – Figli della nostra
dedizione – Campo d’ascolto - La paura – Il sabato santo -
13/Aprile/1986 Casa di preghiera.
Fossano.