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Ora lo schiavo non resta per sempre nella casa, il figlio invece vi resta sempre.                  Gv 8 Vs 35


Titolo: "Prendi con te il bambino Gesù e sua madre"


Argomenti: Il peccato è omissione. La fonte della schiavitù. La conoscenza del significato deriva dalla conoscenza del Pensiero di Dio. Come diventare figli di Dio. Ognuno abita in ciò cui dedica il pensiero. Un nostro pensiero contraddetto non può più sostenersi. Entrare e restare nella casa di Dio. Entrare nella casa di Dio non è opera dell'uomo. Può salire in Alto solo Colui che è disceso dall'Alto. Cristo è il Pensiero che viene a noi dal Padre. La capacità di entrare nella casa di Dio, viene a noi da Dio. Intendere il Fine per cui Dio opera tutte le cose. L'incontro col Pensiero di Dio. Dedizione del nostro pensiero a Dio.


 

17/Novembre/1985  Casa di preghiera. Fossano.


Siamo il versetto 35, Gesù dice: "Lo schiavo non resta sempre nella casa, il figlio invece vi resta sempre".

Prima aveva dichiarato: "Chiunque commette peccato è schiavo del peccato" e allora abbiamo visto quale sia la fonte della schiavitù.

La fonte della schiavitù è il peccato.

Il peccato inteso come omissione cioè mancanza di raccoglimento in Dio.

L'uomo ricevendo tutto da Dio, è tenuto a riportare tutto a Dio, se non riporta tutto a Dio fa peccato, non dà a Dio quello che è di Dio.

Quindi è un’omissione in conseguenza della quale sorge nell'uomo la schiavitù.

Dio non vuole degli schiavi.

La schiavitù è una conseguenza del peccato.

Avendo visto qual è la fonte della schiavitù, adesso qui Gesù ci presenta quali sono le conseguenze della schiavitù.

Le conseguenze qui le sintetizza in quest'affermazione: "Lo schiavo non resta sempre nella casa".

Stasera dobbiamo, se il Signore vuole, cercare di approfondire la portata di questo: "Non restare sempre nella casa".

Quale lezione, quale sia il significato di questa dichiarazione di Gesù mentre poi dice che i figli restano per sempre.

Subito ci verrebbe da chiedere se questa distinzione tra schiavi e figli avvenga nella creazione di Dio.

Abbiamo detto che la schiavitù non è voluta da Dio ma è una conseguenza del peccato.

Dio opera tutte le cose per farsi conoscere, quindi tutta la creazione, tutto l'universo è una raccolta di segni di Dio e noi assistiamo nella nostra vita a tutte le opere che Dio fa per manifestarsi a noi.

Il tempo stesso della vita che passa, è la venuta di Dio, della Verità di Dio nella nostra mente, nel nostro cuore, nella nostra coscienza, è Dio che cala nella nostra vita.

Ma se il mondo (opera di Dio), offre a noi i segni, non offre a noi i significati.

Per cui noi assistiamo a tutta quest'opera grandiosa di lezioni di Dio, di segni di Dio però, non vediamo il significato di tutto quello che accade.

E non vedendo significato, noi diciamo che tutto è mistero.

Il mondo ci offre i segni ma non i significati.

Il significato dell'opera di Dio, noi lo possiamo trovare solo presso Dio.

Colui che parla e anche Colui che fa capire a noi il significato delle sue Parole.

Ora il significato che è l'Intenzione, il Fine con cui Dio opera, quindi il suo Pensiero viene da ciò che Dio è.

Ecco per cui noi assistiamo ai segni, naturalmente vediamo i segni di Dio, vediamo le Parole di Dio, vediamo le opere di Dio ma non vediamo i significati delle opere che Dio fa.

Perché i significati li possiamo trovare soltanto in Dio e da Dio.

Allora il problema della schiavitù, il problema dell'essere figli, sta tutto qui, in questo problema di conoscenza del significato.

La conoscenza del significato deriva dalla conoscenza del Pensiero di Dio.

Essendo un problema di conoscenza, evidentemente è un problema di interiorità, quindi non è un problema di esteriorità, non si tratta di andare qui o andare là, non si tratta di fare questo o fare quell'altro.

Il problema dell'essere figli di Dio, poiché è una conseguenza della conoscenza, ci esclude quindi tante vie attraverso le quali forse noi riteniamo di poter accedere alla figliolanza di Dio e già chi fa capire che non si diventa figli di Dio credendo in Dio.

Non basta credere in Dio.

Qui abbiamo avuto un esempio di molti che credettero in Cristo e poi, a un certo momento non poterono sostenere la sua Parola.

Abbiamo detto "fede facile".

Per cui non basta credere in Dio, non basta nemmeno ubbidire a Dio.

Abbiamo l'esempio del fratello maggiore della parabola del figliol prodigo che si vanta di aver ubbidito in tutto, sempre al padre, di aver sempre fatto la volontà del padre, eppure abbiamo costatato che non era partecipe dell'amore del padre, non era entrato nell'amore del padre.

Per questo dobbiamo dire che non è un problema di ubbidienza, non basta ubbidire per diventare figli di Dio.

Non basta "fare".

Abbiamo l'esempio dei lavoratori nella vigna che lavorarono tutta la giornata nella vigna del Signore, eppure la sera furono esclusi: non basta lavorare nella vigna del Signore.

Abbiamo detto è un problema d'interiorità, è un problema di conoscenza.

Si entra nella Verità (la Verità fa liberi) e quindi si diventa figli di Dio, attraverso la dedizione del nostro pensiero a Dio.

Ognuno abita in ciò cui dedica il suo Pensiero.

Ѐ lì che si forma la nostra abitazione.

Noi giorno dopo giorno, dedicando il nostro tempo, dedicando il nostro pensiero a-, edifichiamo una casa in cui veniamo ad abitare.

Però il problema è: chi abiterà nella casa di Dio?

Qui si dice: "Non potranno abitare, non potranno restare nella casa di Dio".

Quindi non è effetto di volontà dell'uomo, questo non dipende dall'uomo, dipende dal suo essere figlio o schiavo.

Non dipende dalla volontà, non basta dire "Io voglio abitare nella casa di Dio".

Ѐ un problema d'interiorità quindi un problema di dedizione di pensiero.

Succede però che dedicando il nostro Pensiero a-, e quindi edificando un'abitazione, non tutti i pensieri a un certo momento reggono.

Il Signore dice c'è che c'è chi edifica la sua casa sulla sabbia e c'è chi edifica la sua casa sulla roccia.

Il che vuol dire che a un certo momento quell'abitazione che noi costruiamo non sta più su, ci costringe alla fuga e cos'è che ci costringe alla fuga?

Tutto ciò che non è Dio, tutto ciò cui noi rivolgiamo il nostro pensiero, dedichiamo il nostro pensiero di diverso da Dio, a un certo momento viene contraddetto da Dio.

Abbiamo le opere stesse di Dio che contraddicono l'oggetto cui noi dedichiamo la nostra vita, cui dedichiamo il nostro pensiero.

E quando un nostro pensiero è contraddetto non può più sostenersi.

Noi possiamo sostenerci su un pensiero, in quanto questo pensiero ha la possibilità di comprendere e di unificare ogni cosa, di giustificare ogni cosa ma, come il nostro pensiero, quel valore, ciò cui noi dedichiamo la nostra vita, si trova di fronte a una contraddizione, lì noi non possiamo più restare, comincia l'opera di distruzione, l'opera di fuga, siamo cacciati via.

C'è anche l'esempio di chi è entrato nel Regno di Dio e poi viene cacciato fuori nelle tenebre, perché non ha l'abito delle nozze.

Ecco il problema è quello di trovare la Verità, di entrare, quindi come si entra nella casa di Dio e il problema è quello di abitare in questa casa, cioè come si rimane nella casa di Dio.

Abbiamo detto che la chiave per entrare è la dedizione del nostro Pensiero ma, allora dipende da noi?

Entrare nella casa di Dio non è opera dell'uomo ma è opera di Dio.

Noi da soli non possiamo né entrare, né abitare nella casa di Dio, anche se è richiesta a noi la dedizione del nostro pensiero.

Noi da soli possiamo soltanto rendere inabitabile la casa di Dio, rendercela inabitabile.

Abbiamo detto che si entra nella Verità conoscendo, conoscendo che cosa?

Conoscendo l'Intenzione, il significato, il Fine cioè conoscendo il Pensiero di Dio.

Ma abbiamo anche detto che il Pensiero di Dio viene da Dio, per cui si può conoscere l'Intenzione, il Fine, il Pensiero di Dio soltanto da Dio, dal Padre, deducendolo da-.

E questo ci fa capire che allora l'uomo da solo non può conoscere la Verità, non può entrare nella casa di Dio, non può abitare e restare nella casa di Dio.

Lui può entrare, può salire sul Monte di Dio ("Chi salirà su questo Santo Monte?") soltanto se Colui che è sul Monte di Dio discende a lui.

Perché nessuno può salire in Alto se non Colui che è disceso dall'Alto.

Questo ci fa capire che noi possiamo salire soltanto nella misura in cui discendiamo da Dio, deduciamo da Dio.

E se non siamo quindi aiutati da Uno che viene a noi da Dio, noi non possiamo salire a Dio e tanto meno possiamo abitare con Dio e restare con Dio.

Si entra nella Verità, si entra nella casa di Dio nella città di Dio soltanto col Pensiero di Dio cioè con quel Pensiero che viene a noi da Dio, da ciò che Dio è.

Per questo Gesù dice: "Senza di Me non potete fare niente".

Cristo è il Pensiero che viene a noi dal Padre ma, non basta ascoltare, non basta credere, bisogna vedere, arrivare a vedere questo Pensiero che viene a noi dal Padre.

Poiché abbiamo detto che si può salire, soltanto nella misura in cui si discende da-.

Ognuno potrà restare nella casa di Dio, nella misura in cui sarà diventato capace di raccogliere nel Pensiero di Dio ma, ognuno è capace di raccogliere nel Pensiero di Dio, soltanto nella misura in cui è disceso da Dio.

Ora chi discende da Dio è il Figlio di Dio, quindi la capacità, la grazia di entrare nella casa di Dio viene a noi da Dio.

Bisogna partire da Dio, per poter ricevere la capacità di restare nella casa di Dio.

Si resta nella misura in cui si è fatti capaci di raccogliere tutto nel Pensiero di Dio, di vedere in tutto il Pensiero di Dio.

E allora qui possiamo capire come il restare nella casa di Dio, voglia dire avere presente, conoscere il Principio e il Fine.

Non basta avere presente il Principio.

Non basta ricevere tutto da Dio, non basta nemmeno accogliere il Cristo, bisogna intendere il Fine per cui Dio opera tutte le cose.

Perché soltanto alla presenza del Principio e del Fine si può restare, cioè si ha la possibilità di raccogliere e di vedere in ogni cosa nel Pensiero di Dio.

Quando non si ha la possibilità di vedere il Pensiero di Dio in qualche cosa, si è costretti a uscire dalla casa di Dio e a questo punto, fuori della casa di Dio, Gesù dice che si resta nelle tenebre esteriori, cioè la nostra vita resta dominata dai sentimenti, dalla paura, dal pensiero della figura, del giudizio degli altri; da tutte cose che non conosciamo e che non possiamo conoscere.

Restiamo dominati dalle impressioni, dai sentimenti che provocano in noi le cose esteriori che sono tutte immerse nelle tenebre, perché la Luce viene soltanto da Dio.

Allora il problema dell'entrare, dell'abitare e del restare nella casa di Dio, sta proprio nel poter vedere in tutto il Pensiero di Dio per restare con Dio in tutto affinché: "Dove sono Io (Pensiero di Dio) siate anche voi e possiate vedere la mia gloria".

Questo richiede da parte nostra l'incontro col Pensiero di Dio e sapere come ci si comporta col Pensiero di Dio e cosa si deve fare col Pensiero di Dio.

Perché non basta incontrare il Pensiero di Dio, col Pensiero di Dio si entra ma, si può anche entrare ed essere cacciati fuori.

Bisogna sapere come comportarci col Pensiero di Dio.

Col Pensiero di Dio bisogna raccogliere tutto, bisogna cercare in tutto, bisogna vedere in tutto sempre il Pensiero di Dio.

Bisogna avere cioè tutta la dedizione del nostro pensiero a Dio.

Quando nasce Gesù a Betlemme, un angelo dice a Giuseppe a un certo punto, un giorno o una notte dice: "Prendi con te il bambino Gesù e sua madre".

Questo è lezione, Parola di Dio che giunge a ognuno di noi e che insegna a noi come si rimane nella casa di Dio: bisogna prendere con noi il Pensiero di Dio e sua madre.

Sua madre è proprio colei che insegna a noi  come ci si deve comportare verso questo Pensiero di Dio che è dato a noi.

Ѐ lei che c'insegna questa dedizione pura del nostro pensiero al Pensiero di Dio, per avere anche noi la possibilità di abitare, di restare nella casa di Dio.