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Invero neppure i suoi fratelli credevano in Lui. Gv 7 Vs 5 Primo tema.


Titolo: La fede nel mondo.


Argomenti: Confondere i segni di Dio con la realtà. La tentazione. I discepoli che non credono. Segni e realtà. Il pensiero dell’io al centro della vita. La fede è ascolto del Verbo interiore. Le ragioni del mondo. L’avvicinarsi della festa. Liberazione per-. Manifestare l’intenzione nella festa. Legami di sangue. Cercare il giudizio del mondo.  Avere in sé la ragione della propria fede. Credere in Dio. Strumentalizzare ai nostri fini. Sottomettere la materia allo spirito. La giustificazione della festa.  La libertà di scegliere. Sottomettere Gesù al mondo. Il bisogno di trovare il significato. Classificare Cristo. Il giudizio dell’autorità. Il rischio della festa che s’avvicina. L’opera della Vergine. Il rischio della festa: manifestare l’intenzione sbagliata. La famiglia. L’intenzione mascherata. Gesù bambino nel tempio.


 

20/ Dicembre/1981


“Neppure i suoi fratelli credevano in Lui”, quei suoi fratelli che avvicinandosi la festa dei tabernacoli a Gerusalemme gli dicono: “Parti di qui e vai in Giudea, affinché anche i tuoi discepoli vedano le opere che fai, poiché nessuno fa le cose in segreto se cerca di essere in evidenza. Giacché fai queste cose manifesta te stesso al mondo”.

Abbiamo visto come in queste parole ci sia la tentazione di manifestarsi al mondo.

Però con questa precisazione: “Neppure i suoi fratelli credevano in Lui”, c’è da approfondire la vera intenzione in questa tentazione e il perché di questo.

Era ambigua questa tentazione, perché sembrava quasi che i fratelli sollecitassero Gesù a manifestarsi al mondo, perché da questa manifestazione ne poteva derivare della gloria a loro.

Allora il fatto che qui si dica che i suoi fratelli non credevano in Lui, evidentemente ci fa pensare che la proposta fatta a Gesù non era per la sua maggiore gloria, poiché non credevano in Lui.

Se avessero sollecitato Gesù a manifestarsi al mondo, sarebbe stato segno che loro credevano nei talenti di Gesù.

Quindi non credevano in Gesù e non c’era amore per Lui.

In questa sollecitazione verso Gesù, verso il loro fratello, a manifestarsi a Gerusalemme, sembrava ci fosse interesse, ci fosse fede, ci fosse amore per Lui, invece così non era.

Che cosa era? E quale lezione Dio vuole darci con questo?

Prima abbiamo visto che ci furono dei discepoli che non credevano in Lui, di fronte alle parole di Gesù, ad un certo momento trovano delle difficoltà tali per cui lo devono lasciare: i suoi discepoli non credevano in Lui.

Adesso qui abbiamo un altro aspetto che viene con l’avvicinarsi della festa, l’aspetto dei fratelli che non credono in Lui.

Prima di tutto questo ci impegna ad approfondire la vera intenzione che c’era in questa tentazione.

Ora, quando non si crede in Dio, è perché c’è il pensiero del nostro io al centro della nostra vita e il pensiero del nostro io al centro della nostra vita, ci fa confondere i segni con la realtà: per noi quello che vale è il mondo, sono gli uomini, la realtà apparente non diventa significazione di Dio, ma diventa realtà per noi, quando manca in noi la fede in Dio.

E quando il mondo per noi diventa la nostra realtà, noi tendiamo in tutte le cose a cercare l’approvazione e il giudizio degli uomini.

Questo ci fa capire l’intenzione dei fratelli.

In questi fratelli che non credevano in Gesù, l’invito a manifestarsi al mondo, rivela che i fratelli volevano avere il giudizio degli altri su ciò che essi non credevano.

Loro non credono in Gesù ma lo sollecitano a manifestarsi al mondo, per sentire quello che il mondo dice di Lui.

Ed è esattamente il rovescio di quello che avviene in coloro che credono.

Quando si crede in Dio, non si cerca il giudizio degli altri, non si aspetta il giudizio degli altri.

Perché la fede in Dio è ascolto del Verbo di Dio dentro di noi e questo ci fa riconoscere la verità delle parole di Cristo, indipendentemente da quello che dicono gli altri, anche contro quello che ne dicono gli altri.

Perché la verità che si ascolta da Dio e in cui si crede, è superiore a tutte le parole degli uomini e non c’è bisogno dell’approvazione degli uomini.

Per cui chi crede in Dio, riconosce la parola di Dio e la segue, indipendentemente da quello che ne dicono gli altri.

Chi non crede in Dio invece ha bisogno e non può farne a meno, di appellarsi al giudizio degli altri.

È l’intenzione fondamentale per cui questi fratelli sollecitano Gesù a presentarsi al mondo, è perché loro, non credendo in Lui, hanno bisogno di vedere e di ascoltare il giudizio che il mondo, che gli altri danno di Lui.

Mentre i discepoli non credendo alle parole di Gesù, vengono a trovarsi in difficoltà, per cui non riescono a sopportarle, qui abbiamo un altro aspetto del difetto della fede, ed è lo sforzo di sottomettere lo spirito a quello che è il mondo, in modo da cercare di giustificare lo spirito nel mondo o nella materia.

Ecco, quando in noi non c’è la fede in Dio, “naturalmente”, noi siamo portati a giustificare tutte le opere di Dio in base alla materia, alle parole che dicono gli uomini, in base agli argomenti, alle ragioni del mondo.

E quando noi sentiamo il bisogno di appellarci a queste ragioni, a questi argomenti del mondo, è segno che in noi la fede in Dio è venuta meno.

Mentre invece quando c’è la fede in noi, si tende addirittura ad assorbire in Dio e nel suo Spirito, tutte le opere del mondo.

Quindi anziché giustificare lo spirito nelle ragioni del mondo, chi ha la fede tende ad assorbire le ragioni e gli argomenti del mondo nello Spirito di Dio.

Abbiamo un capovolgimento.

Ci deve essere però una ragione, per cui qui il Vangelo ci presenta i fratelli, i parenti proprio mentre la festa si avvicina.

Abbiamo visto che la festa si avvicina, mano a mano che il Cristo in Galilea (mondo esterno) parla, e mano a mano che parla nel nostro mondo esterno, la parola di Dio che è fuoco brucia tutte le nostre ragioni del mondo e a un certo momento ci avvicina alla festa di Dio in cui noi siamo liberi da-, per essere liberi per-.

E qui è il rischio.

Se noi non abbiamo fede, noi vediamo la festa solo come liberazione da-, e non vediamo invece la festa come liberazione per-.

Teniamo sempre presente che tutta l’opera di Cristo in Galilea, è per formare in noi l’intenzione pura, quindi fintanto che in noi non c’è questa intenzione pura, quanto più noi siamo ricchi di soldi, salute e giovinezza, tanto più noi corriamo il rischio di manifestare la nostra intenzione sbagliata e quindi di renderci doppiamente schiavi: perdere la festa e di diventare schiavi di cose che valgono nulla, poiché diventiamo schiavi delle nostre opere.

Quando noi ci sentiamo liberi, abbiamo cioè tempo disponibile e possibilità di scegliere, uno dei rischi maggiore è vivere in funzione del sangue, cioè in funzione dei parenti: “Chi viene dietro di Me e non lascia padre, madre, moglie e figli non è degno di Me”.

Uno dei motivi più ambigui e anche più rischiosi sta nelle ragioni dei nostri parenti, di coloro in cui maggiormente si proietta il nostro io, la nostra intenzione impura.

Per cui noi riteniamo che sia giustificata la nostra festa in quanto la dedichiamo a soddisfare le richieste dei fratelli, dei parenti.

Fratelli secondo natura, quindi che partecipano al nostro sangue, in cui è maggiormente implicato il pensiero del nostro io.

Per questo dico che il legame di sangue è uno degli argomenti più ambigui e quindi è una delle tentazioni che maggiormente ci possono deviare nel tempo della festa, cioè nel tempo in cui noi siamo liberati da-.

Non abbiamo ancora in noi una visione chiara su questa intenzione pura per vedere la ragione per cui Dio ci ha liberati da- e ci ha portati in questo giorno di festa, affinché noi ci occupassimo di Dio, e allora lì noi siamo aperti alle richieste di coloro che maggiormente ci sono vicini e nei quali vediamo riflesso il pensiero del nostro io.

Questo è il rischio, per cui guardati dal tuo sangue, perché apparentemente sono delle ragioni valide per noi. “onora il padre e la madre”.

Quindi apparentemente sembra bene e invece sostanzialmente queste ragioni di sangue mi fanno deviare da quello che è lo scopo, quella che è l’intenzione di Dio.

Per questi ci sono i suoi fratelli che non credevano in Lui e che lo sollecitano ad andare alla festa, ma non credendo in Lui, loro tendono a sottomettere Cristo a quello che ne dicono gli altri, cioè a sottometterlo al mondo, praticamente tendono a strumentalizzare Cristo in funzione del mondo.

“Nessun è profeta in patria”, proprio coloro che ci sono più vicini, sono quelli che più facilmente ci strumentalizzano in funzione loro, perché non credono in Dio, ecco per cui noi non siamo giustificati se viviamo anche il solo giorno di festa, in funzione della mentalità degli altri, fossero anche i nostri parenti più stretti.

È questo il motivo centrale, la lezione principale che il Vangelo ci vuole dare con il non credere dei fratelli e con questo loro sollecitare Gesù a manifestarsi a Gerusalemme, per sentire dagli altri, quello che gli altri dicono di Lui.

Quando uno invece crede in Gesù, non lo manda a manifestarsi al mondo, ma è lui stesso che s’impegna e diventa discepolo del Cristo e non aspetta che siano gli altri a dare un giudizio su di Lui.

Perché chi crede in Dio, ha in se stesso, nella sua fede (anche se non vede ancora), nel Verbo interiore, la ragione della sua adesione a Cristo, e si fa discepolo dell’Altro, quindi non diventa un “tentatore” dell’Altro.


Invero neppure i suoi fratelli credevano in Lui. Gv 7 Vs 5 Secondo tema.


Titolo: La fede nel mondo. II


Argomenti: La vera fede tende al rapporto personale con Dio. Si nasce da Dio consapevolmente. La mancanza di fede. Nazarin (Luis Buñuel). Il Verbo fatto carne-Natale. Rispettare e aderire agli annunci. Il futuro è dei contemplativi. Dio è come un bambino affidato a noi. L’educazione del pensiero.


 

21/ Dicembre/1981



NATALE 1981


Titolo: Vedere la salvezza di Dio.


Argomenti: “Tutta la terra ha veduto la salvezza del Signore”. La salvezza del Natale. Il Verbo fatto carne. Il tutto e i frammenti. La macchia del pensiero dell’io. La salvezza e la perdizione. Il dato oggettivo. L’annuncio della realtà. Aderire agli annunci. Il concepimento di Maria, senza intervento di uomo. Esperienza Vs Parola di Dio. Cristo salvezza o rovina. Luce e tenebra. La relatività dell’uomo. L’uomo è un essere intenzionale.  L’intenzione di Dio. Dialogare con Dio o con l’io. La Persona. Pensare Dio e essere pensati da Dio. Il punto verginale. La Vergine è dentro ognuno di noi. Presenza di Dio con noi e senza di noi. Il dubbio del pensiero dell’io. L’uomo è menzognero. A Natale ci viene presentato il dato oggettivo su cui costruire la vita. L’esperienza e la parola di Dio. La lezione della Vergine: non conosco uomo. L’oggettività deve diventare principio di vita. Generati da Dio.Mille lire. I muri di luce. Il Natale senza sera.


 

25/ Dicembre/1981


Luigi: Meditiamo su questo: “Tutta la terra ha veduto la salvezza del Signore”, che coincide anche con quello che dice Giovanni: “Noi abbiamo veduto la sua gloria, gloria come di unigenito del Padre”.

Cina: C’è un messaggio che ci giunge...

Luigi: Da che cosa e dove?

Cina: Un messaggio per essere più uniti a Lui.

Luigi: Ma qual è la caratteristica del Natale?

Cina: Si vede la salvezza del Signore solo se si è ascoltato il suo annuncio, allora percepisce qualcosa di Dio che nasce.

Luigi: E in cosa consiste questa salvezza del Signore?

E quand’è che noi possiamo vedere a Natale la salvezza del Signore?

Cina: Dobbiamo pensare a Lui e non a noi.

Luigi: Bisognerebbe precisare in cosa consiste il vedere la salvezza del Signore a Natale.

Pinuccia: Penso che consista nel vedere il Verbo fatto carne.

Il Verbo si è fatto carne ma finché noi non lo vediamo, non vediamo la nostra salvezza...

Luigi: Quando è che noi vediamo il Verbo fatto carne?

Cioè quand’è che noi non vediamo solo un bambino?

Solo vedendo un bambino, noi non vediamo la salvezza di Dio.

Pinuccia: Vediamo la salvezza quando lo abbiamo sognato dentro, se abbiamo messo la Luce in alto: “A coloro che lo hanno accolto, ha dato il potere di diventare figli di Dio”, cioè ci ha dato la possibilità di vedere la salvezza...

Luigi: Cosa vuole dire vedere la salvezza di Dio e quand’è che noi vediamo la salvezza di Dio?

Pinuccia: Vuol dire individuare che Dio si è fatto carne in quel bambino...

Luigi: No, noi dobbiamo vedere la nostra salvezza, la salvezza di Dio per me.

Quand’è che io vedo lì la salvezza di Dio per me?

Cioè, io sto assistendo al mio smarrimento, alla mia confusione, alla mia dispersione, alle mie angosce, all’invasione del mondo, alle tenebre, questo è ciò a cui ogni uomo assiste mano a mano che la vita passa, quand’è che vede in questo bambino la  salvezza di Dio per lui?

Pinuccia: Quando uno vede in questo bambino la realizzazione della vita che lui vorrebbe e che da solo si sente impotente a realizzare.

Luigi: Ma noi ci troviamo di fronte ad un bambino, non è uno che parla, è un bambino appena nato.

Natale è questo, è un inizio di vita, non è una vita, è un inizio di vita.

In questo commento vedo qui che si dice: “La venuta di Cristo a Natale è il culmine della rivelazione che Dio ha fatto agli uomini”, ma non è il culmine, è l’inizio, il vero inizio della rivelazione, è il principio, è quello che dice San Giovanni.

Prima erano soltanto degli annunci dei profeti ma non era la salvezza.

Prima Dio ha parlato per mezzo della creazione, per mezzo degli uomini, dei profeti e della legge, ma questi sono tutti frammenti, ora quando noi ci troviamo con un frammento, il frammento ci fa pensare al tutto, se trovi un frammento di vaso, tu pensi al vaso.

Il frammento ci fa pensare al tutto, ma fintanto che non arriviamo al tutto, noi non abbiamo la chiave per arrivare a vedere e per interpretare il frammento, abbiamo bisogno del tutto.

Allora prima Dio ha parlato per mezzo della natura, degli uomini, dei profeti ma sono tutti frammenti, sono annunci.

Ma l’inizio della salvezza è con Cristo.

Noi dobbiamo vedere la salvezza in relazione al pericolo di perdizione, altrimenti non si parla di salvezza a uno che non sia in pericolo.

Noi dobbiamo capire perché Gesù è presentato a Betlemme come la salvezza degli uomini: “Tu lo chiamerai Gesù che è salvezza di Dio”.

Questo cosa vuole dire?

Gesù la nostra salvezza è il nome che ognuno di noi gli deve dare.

Ma io per chiamare una persona con il suo vero nome, la debbo conoscere.

Quindi quando è che noi possiamo dire: “Tu sei la salvezza di Dio”?

Pinuccia: Devo riconoscere che è Lui che mi salva.

Luigi: Ma a Betlemme io vedo un bambino, come faccio a chiamarlo Gesù, cioè come faccio a riconoscere lì in quel bambino appena nato la salvezza di Dio per me?

Per me che sono in perdizione.

Pinuccia: Devo tenere conto di come è nato questo bambino, nato da una vergine, scende dall’alto senza opera di uomo, è un dato oggettivo che s’impone su di me, mi è annunciato quello e io non posso smentirlo, quindi devo accettarlo.

Tenendo conto che è un bambino nato da Dio...

Luigi: Precisiamo subito una cosa: in cosa consiste il nostro smarrimento?

Qual è la causa della nostra perdizione?

Cioè noi ci troviamo con dei dati, con dei pensieri confusi, non sappiamo se ci sia Dio o ci sia il nostro io.

Tutto il nostro smarrimento, tutta la nostra confusione, tutte le nostre incertezze di vita e quindi anche tutta la nostra debolezza nei riguardi del mondo e nei riguardi di noi stessi, deriva dal fatto che non vediamo un dato oggettivo, certo, sicuro, non dipendente da noi, perché tutte le cose le vediamo macchiate dal pensiero di noi stessi.

Fintanto che noi vediamo qualcosa che è inquinato, macchiato dal pensiero del nostro io, in cui si vede il pensiero del nostro io, noi troviamo lo smarrimento.

Lo smarrimento viene solo dal pensiero del nostro io, se noi potessimo anche solo per un attimo dimenticare completamente noi stessi, noi vedremmo la Salvezza, la Vita, vedremmo tutto.

L’importante è superare il pensiero del nostro io.

È il pensiero del nostro io che inquina tutto, perché ci fa dubitare di tutto, sono io che penso o è Lui che mi pensa, sono io che amo o è Lui che mi ama?

Sono io che parlo o è Lui che mi parla?

Questo ci rende incerti in tutto e quando uno è incerto, resta in balia di tutto quello che dicono gli altri.

In questa confusione, ecco la salvezza di Dio.

Perché in questo bambino abbiamo la possibilità della salvezza: “Tutta la terra ha veduto”, quindi tutta la terra ha questa possibilità di vedere in questo bambino la salvezza di Dio, non la salvezza dei governi o delle istituzioni o degli uomini, qui si vede la salvezza di Dio.

Ora io vorrei che questa sera potessimo convincerci di questa salvezza di Dio.

Silvana: Bisogna accettare l’annuncio, accettare la parola di Dio che giunge a noi e se si accetta la parola di Dio si trova la conferma di questa parola.

Luigi: E in cosa consiste questa parola?

Nino: Se abbiamo sentito l’attrazione per il Padre e se abbiamo fatto in noi la giustizia essenziale, abbiamo messo il Pensiero di Dio prima di tutto e noi vediamo annunciare il Messia, questo Messia è quello che risponde ai nostri desideri e allora la nostra fede ci fa impegnare con Lui.

Naturalmente noi non conosciamo niente, conosciamo gli annunci del nuovo testamento...

Luigi: Conosciamo che Lui nasce da Maria, una vergine, quindi non è una donna come tutte le altre.

Nino: Questo è un annuncio, dobbiamo fare il salto nella fede.

Luigi: Senza fede non si capisce nulla.

Nino: Cos’è che mi fa superare me stesso in quell’atto di fede? L’essermi convinto che toccare qualcosa di Dio è la cosa più importante per me.

Che tutto è opera di Dio, se ho messo Dio al centro dei miei pensieri, mi arriva questo annuncio, io mi avventuro in quest’annuncio, perché credo, faccio un atto di umiltà, vado a vedere.

Luigi: Perché in questo annuncio noi abbiamo la salvezza di Dio per tutti gli uomini?

Tenendo presente quale è la rovina di tutti gli uomini.

La rovina degli uomini è la confusione che deriva dal pensiero del nostro io.

Per cui noi restiamo dubbiosi in tutto, mettiamo il marchio dell’incertezza su tutto.

Ora nell’incertezza noi siamo portati via da tutte le cose.

Dobbiamo poterci ancorare a qualcosa di oggettivo che non dipenda da noi, qualcosa che si presenta a noi senza opera di uomo.

È una garanzia su cui posso costruire.

La nostra vita si può racchiudere in due grandi termini: la presenza di Dio senza di noi (il principio) e la presenza di Dio con noi (il termine).

Se noi fossimo attenti scopriremmo che la nostra vita parte dalla presenza di Dio senza di noi e finisce con la presenza di Dio con noi.

Trascurare uno dei due vuole dire smarrirsi lungo la strada e perdersi.

Il principio è questo: la presenza di Dio senza di noi, senza intervento di uomo, solo se noi riusciamo a trovare la presenza di Dio in noi, senza intervento di uomo, noi abbiamo una pietra su cui edificare una vita oggettivamente quindi con una base di certezza, per arrivare a quella presenza di Dio con noi senza essere tormentati da dubbi e da incertezze.

Nell’inferno ci si trova con la presenza di Dio ma senza la possibilità di conoscerla, di comprenderla perché resta il dubbio dell’io.

Vuole dire che a un certo momento l’anima ha smarrito il dato oggettivo.

A Natale ci viene presentato il dato oggettivo sul quale possiamo edificare la vita.

Ecco la salvezza di Dio, la salvezza di Dio è un dato oggettivo in cui l’uomo non centra, ma il momento in cui posso trovare una cosa in cui l’uomo non centra assolutamente, ho una pietra su cui edificare tutta la vita oggettivamente e quindi arrivare alla Verità senza confusione in me di dati soggettivi.

C’è quindi un dato oggettivo in cui non c’è intervento di uomo.

Indubbiamente io non ho attualmente la capacità e la possibilità di verificare, di esperimentare che non ci sia intervento di uomo.

È l’annuncio che mi si presenta tale.

L’importante è trovare un annuncio in cui non centri il pensiero del mio io o degli uomini..

Se Maria avesse concepito naturalmente come tutte le donne, ci sarebbe stato intervento di uomo, se il Signore invece si è presentato in questo modo è un annuncio che io non posso verificare, non so come lo Spirito di Dio abbia fatto concepire Maria però mi viene annunciato e annunciato in modo che io non posso metterci un fregone sopra, non posso dire che sia falso o sbagliato.

Tutti gli annunci che mi vengono dati, proprio in quanto mi vengono dati, sono un inizio, se io aderisco, per condurmi alla Verità.

Noi siamo tenuti ad aderire agli annunci non perché li capiamo, ma siamo tenuti ad aderire ad essi anche se non li capiamo, perché arrivano a noi.

È come l’insegnante che parlando dice cose che l’allievo ancora non capisce, però l’allievo deve ascoltare.

Ascoltare vuole dire aderire a ciò che ancora non si capisce, per arrivare poi a capire.

Qui abbiamo un dato caratteristico: Maria che si presenta a me come una vergine che ha concepito per opera dello Spirito santo e io non ho dei dati per incrinare questa affermazione, ho soltanto la mia esperienza che dice impossibile la cosa ma la mia esperienza non serve assolutamente a niente, perché se io facessi valere la mia esperienza di fronte agli annunci di Dio, affermerei che esiste solo quello che vedo e che tocco restando smentito in continuazione, perché non esiste solo quello che vedo e che tocco.

Esiste anche quello che non vedo e non tocco e tutto l’universo me lo dimostra.

Quindi noi ci troviamo con un annuncio che ci fa superare il nostro esperimentato e questo è assolutamente logico, perché tutta l’opera di Dio ci chiede di superare il nostro esperimentato, cioè di superare noi stessi.

È lì la salvezza di Dio: il presentarmi un dato che mi faccia superare il mio esperimentato, in cui io non vedo l’opera dell’uomo.

Ma se non vedo l’opera dell’uomo abbiamo solo la lezione oggettiva del Maestro.

L’importante è che io resti lì in questo principio.

La presenza di Dio è annunciata, perché il vederla e comprenderla è il termine, è la presenza di Dio con me.

Devo trovare la presenza di Dio a me senza di me.

Ed è questa che costituisce il mistero in me.

Perché l’uomo sente il mistero, la notte, l’incertezza? Perché porta in sé una presenza di Dio che lui non può cancellare, la subisce.

Se l’uomo questa presenza l’accoglie, diventa il principio su cui l’uomo edifica la sua vita nella luce, se non l’accoglie quella stessa presenza oggettiva di Dio diventa per noi motivo di rovina.

Per cui Cristo è motivo di salvezza o di rovina.

Perché è proprio la presenza di Dio in noi che costituisce il nostro tormento, se noi non abbiamo costruito su quella, perché diventa il motivo della nostra notte.

Le nostre tenebre sono costituite dal muro di luce di Dio che noi non possiamo annullare.

Allora questo dato non ancora capito ma che mi viene annunciato a me senza di me (non capito), è la pietra fondamentale. È la salvezza di Dio che mi viene data affinché io possa edificare quella casa di Luce, in cui io stesso possa entrare e dimorare per arrivare alla presenza di Dio con me, in modo da potere anche io dimorare nella casa di Dio.

Pinuccia: Ma senza più il dubbio.

Luigi: Il dubbio mi viene in quanto io non costruisco su quel dato, su quella salvezza di Dio.

Come io trascuro il Principio, io comincio a edificare sui miei sentimenti, sulle mie impressioni o su quello che dicono gli altri e ovviamente la mia casa crolla.

Natale è l’inizio di un giorno che è valido soltanto se è senza sera.

Natale è un principio, è un dato che mi viene messo a disposizione su cui potere unificare, ma quindi non lo devo lasciare tramontare.

Natale deve diventare per me una festa senza sera.

Altrimenti io l’ho perso il Natale.

Teresa: È salvezza per me in quanto mi trasferisce nel Pensiero di Dio.

Luigi: In quanto mi fa costruire tutto su questo.

Il Natale ci offre un dato oggettivo (senza noi) a noi che siamo pieni di dati soggettivi.

Lì abbiamo una Pietra che Dio mi offre, quella pietra non l’ho messa io, perché arriva a me da una Vergine.

La lezione che viene dalla Vergine è fondamentale perché non c’è intervento di uomo.

Noi abbiamo proprio bisogno di una pietra che non sia stata messa dall’uomo, che non arrivi a noi per mezzo di uomo, perché altrimenti questo è carico di dubbi, ma questa è costruzione di uomo, è pensiero di uomini e quindi è sempre infirmato dalla relatività dell’uomo.

Se Cristo è nato da una vergine, è una lezione fondamentale e personale per ognuno di noi, Dio mica fa i giochi di prestigio per stupirci.

È Dio che ha creato la natura umana e l’unione dell’uomo con la donna non è un peccato, e allora perché Lui non ha rispettato questo?

Perché non ha fatto nascere suo Figlio da un rapporto tra uomo e donna?

Evidentemente perché c’è una lezione fondamentale per la nostra salvezza.

Perché all’inizio della vera vita dello Spirito non troviamo solo Gesù, ma troviamo Gesù con Maria?

È questa la lezione fondamentale.

Maria che è una vergine in cui non c’è intervento di uomo.

Noi abbiamo qui un dato oggettivo che ci viene presentato, sul quale se noi costruiamo, abbiamo la possibilità oggettiva di costruire su Dio, cioè di rapportare tutto a Dio.

Noi vivendo in un modo o nell’altro costruiamo una casa in cui andiamo ad abitare, perché ogni giorno noi facciamo dei giudizi, facciamo delle scelte e costruiamo l’edificio in cui noi ci chiudiamo dentro, poiché noi diventiamo figli delle nostre opere.

L’uomo è un essere intenzionale, cioè in tutte le cose, necessariamente deve mettere una intenzione, non può farne a meno, perché essendo persona ha in sé la ragione di quello che vede e che tocca o gliela mette lui.

Essendo un essere intenzionale, l’uomo in tutte le cose o mette l’intenzione di Dio, o mette le sue intenzioni, non può farne a meno.

Infatti ogni notizia che arriva a noi, noi immediatamente la classifichiamo: “interessante o non interessante”, la vediamo secondo una nostra angolatura e questo è giudicare.

Ma giudicando, cioè applicando delle intenzioni alle cose, noi non ci rendiamo conto ma noi ci costruiamo un edificio in cui ci chiudiamo dentro.

Soltanto se noi alle cose applichiamo l’intenzione di Dio, noi costruiamo l’edificio vero che è la casa di Dio, in cui noi possiamo abitare.

Ma per applicare l’intenzione di Dio alle cose che sono opere di Dio, io devo conoscere l’intenzione di Dio, altrimenti applico le mie intenzioni o le intenzioni degli uomini.

È come se io vedessi un uomo avvicinarsi a una fontana, se dico che va a lavarsi le mani, sono io che applico un intenzione mia a quell’uomo, sei sicuro che quello vada alla fontana a lavarsi le mani?

Noi rivestiamo tutte le cose, tutte le creature, tutti i fatti di intenzioni che portiamo dentro di noi ed è così che ci confondiamo, per cui ci resta il dubbio su quale sia la verità.

Quel tale è così perché io lo ritengo tale oppure è diverso?

Tutto questo ci porta a una incertezza tale per cui noi veniamo contraddetti da tutte le cose se non costruiamo su Dio e sulla sua intenzione.

Per potere arrivare all’intenzione di Dio, devo partire da Dio e soltanto se Dio mi offre un qualcosa in cui non centra assolutamente l’uomo, mi offre la possibilità di edificare l’edificio di Dio, è a questa intenzione di Dio che dobbiamo rapportare tutte le cose.

Per questo non debbo mai allontanarmi da questo principio, da questo dato oggettivo, se voglio arrivare a conoscere la presenza di Dio con me, con il pensiero del mio io, senza dubbi di confusione circa il fatto che sono io a pensarlo.

Perché allora se costruisco su quello, arriviamo alla conclusione della presenza di Dio con me in cui non sono io che penso ma è Dio che mi sta pensando.

È Dio che mi sta parlando, per cui io lo penso, ma non sono io che lo penso, è Lui che mi pensa, è Lui che genera in me il Suo Pensiero.

La conclusione è questa: trovarci noi generati da Dio, figli di Dio, ma arriviamo lì proprio perché siamo stati fedeli al Principio, fermi su questa salvezza di Dio.

Ma se io oggi faccio Natale e poi domani è già un altro giorno, è finito il Natale, io salto da una cosa all’altra.

No, debbo edificare su questa salvezza di Dio.

Pinuccia: Edificare su questa salvezza di Dio, vuole dire tenere sempre presente questo dato oggettivo.

Le parole che questo bambino mi dirà, devo sempre vederle alla luce di questo Principio, cioè è Dio che mi sta parlando, vuole dire quello edificare sulla salvezza?

Luigi: Non solo quello.

Pinuccia: Cosa vuole dire edificare sulla salvezza? La salvezza è quella mi pare di avere capito...

Luigi: Quella quale?

Prima di tutto abbiamo semplicemente un bambino, però con la caratteristica di essere nato da una vergine.

Io posso metterci la malizia e allora faccio entrare il mio io in quest’annuncio, perché il dato non è quello del mio io.

Io dovrei avere dei dati oggettivi per potere infirmare l’annuncio, ma qui metto soltanto la mia malizia.

Devo rispettare il dato oggettivo.

Il dato oggettivo è che una donna vergine, con l’annuncio dell’angelo, abbiamo tutto un mondo che si concentra in questa nascita, finalmente abbiamo la madre ed abbiamo un bambino nato per opera di Dio e che mi viene presentato.

Qui ho un dato oggettivo, messomi da Dio.

Che differenza c’è tra un filo d’erba, la pianta, la montagna, le stelle e questo bambino?

Sono dati oggettivi anche quelli, non li ho fatti io.

Ma c’è una differenza enorme, perché Colui che ha parlato prima per mezzo della natura, degli uomini e dei profeti, adesso ci sta parlando in suo Figlio.

È lì il fatto: lì abbiamo una Persona.

Non abbiamo la foglia, il filo d’erba, le stelle, il sole.

“Colui che ha fatto tutte le cose sono Io”, abbiamo la Persona, cioè abbiamo il Figlio di Dio, cioè abbiamo il Pensiero dell’Essere.

Non abbiamo soltanto la foglia e il filo d’erba, in tutte queste cose Dio ha parlato, ma su queste cose io ho messo i miei dubbi, noi riusciamo ad infirmare tutto perché noi siamo persone ed essendo persone, noi abbiamo la possibilità di proiettare la nostra intenzione su tutto.

E fintanto che non troviamo una intenzionalità, una persona non ne usciamo, abbiamo bisogno di un essere personale che viene a noi senza di noi.

Non basta trovare il filo d’erba o le stelle...

Pinuccia: Prima del peccato era possibile.

Luigi: Sì, perché prima del peccato, tutte le cose io le dialogo con Dio, ma con il peccato io tutte le cose le dialogo con me, con la mia incertezza, con i miei dubbi.

Sono io che mi confondo, perché non conoscendo la Verità tutto mi confonde e tutto diventa per me motivo di confusione.

Certo in Adamo non era motivo di confusione, perché in Adamo non c’era il dubbio, tutto veniva da Dio.

Adamo aveva la possibilità di dialogare tutto con Dio.

Il segreto non sta nel filo d’erba da solo, il segreto sta nel filo d’erba con Dio.

Logicamente se io posso dialogare tutto con Dio, io arriverò certamente a “io con Dio”, alla presenza di Dio.

Siccome Dio è il Creatore, Colui che parla, attraverso tutte le cose, Lui mi rivela il suo Pensiero e se io ho la possibilità di dialogare sempre con Lui, è questione di pazienza ma arriverò al suo Pensiero.

Il termine è il suo Pensiero.

Ma arrivando al suo Pensiero, io arrivo alla presenza di Lui con me.

Quando non arrivo al suo Pensiero, tutte le cose e le creature che sono opera di Dio, diventano per me motivo di incertezza.

Solo il giorno in cui io avrò la possibilità di vedere il Pensiero di Dio, senza di me, fatto carne.

Ma devo vedere il Pensiero di Dio, la Persona, non la cosa, perché la cosa ha ancora bisogno di essere dialogata con Dio, cosa che io non sono più capace a fare.

Con il Peccato (separazione) il cielo è stato chiuso per l’uomo.

Perché l’uomo non può più dialogare con Dio.

L’uomo ha la cosa ma la cosa non è motivo di oggettività, è motivo di dubbio, d’incertezza e non se ne libera.

Non c’è nessuna scienza, per quanto profonda sia che possa liberare l’uomo dal dubbio, dal soggettivo.

La scienza sarebbe valida se fosse prima del peccato, in dialogo puro con Dio ci avrebbe portati al Pensiero di Dio.

Nino: Ma se Gesù fosse nato da una prostituta e da un delinquente, per me non sarebbe cambiato nulla.

Comunque devo superare le mie esperienze per credere alla nascita verginale di Gesù, ma sempre bisogna superare se stessi per credere e per superarsi bisogna essere convinti che Dio, il Creatore è la cosa più importante che si annuncia in questo universo.

Luigi: Vedi che tu parti da un dato in te: il Pensiero di Dio?

È il punto verginale che ogni uomo porta in sé.

È un dato: il Pensiero di Dio.

Tu parti di lì, vedi che quella è la pietra fondamentale?

Nino: Ma se Cristo fosse nato da una prostituta, per me sarebbe stato ugualmente il Pensiero di Dio, io non devo giudicare l’operato di Dio.

Luigi: Sì noi non siamo chiamati a giudicare ma siamo chiamati a ricevere l’operato di Dio, la lezione di Dio, senza fare ipotesi diverse, perché dobbiamo stare ai dati, a quello che Dio mi presenta e cercare di capire il significato: perché Dio mi presenti questo?

A me non deve interessare supporre.

Il dato è questo e io devo capirlo.

Nino: Però per me non è un dato essenziale la verginità della Madonna, si può credere in Cristo anche senza credere alla verginità della Madonna.

Silvana: La nascita verginale di Gesù è segno di una Realtà necessaria per iniziare il cammino della fede.

Luigi: Per iniziare il cammino di fede ci vuole la Vergine.

La Vergine tu l’hai dentro di te e tu non ti rendi conto e tu tutto quello che hai creduto di Cristo, l’hai creduto in nome della Vergine.

L’accettazione del Pensiero di Dio è la Vergine.

La Vergine ha il Pensiero di Dio puro in Sé.

Il Pensiero puro di Dio in noi è la Vergine.

Nessuna grazia arriva a noi se non attraverso la Vergine, cioè arriva a noi solo nella contemplazione pura di Dio.

L’accettazione di Dio Creatore di tutte le cose è la Vergine che accetta tutto da Dio.

Questa Vergine è simbolo della nostra anima, cioè di questo punto verginale, la Vergine è dentro ognuno di noi.

Ognuno di noi ha un punto immacolato, se non ci fosse questo Punto, noi saremmo dannati.

In Adamo ed Eva, anche dopo il peccato è rimasto questo punto immacolato.

Dio attraverso tutti i millenni, non ha fatto altro che selezionare (scusate il termine) questo punto immacolato e a un certo momento lo ha fatto diventare persona.

Tutto il travaglio sta nel portare questo punto immacolato che deve concepire e che portiamo in noi, a quel punto tale da diventare persona.

Tu hai il Pensiero puro di Dio in te e questa è la Vergine, questo punto immacolato si estende su tutto ma resta fermo lì.

Nino: Pensavo bisognasse partire dall’accettazione di quel dato di fatto.

Luigi: Ma quel dato di fatto esterno è segno di questo dato di fatto che portiamo dentro di noi.

Tutta la terra, cioè tutto il tuo mondo, a un certo momento vede la salvezza del Signore, vede la salvezza di Dio qui.

Noi dobbiamo rispettare i dati, il nostro io altera i dati, il nostro io è bugiardo, il nostro io è ribellione.

La Vergine è un diamante che non puoi incrinare in niente, in una apparizione dice: “Faranno di mio Figlio tutto quello che vorranno ma contro di me non possono fare nulla”.

Ha perfettamente ragione, noi il Cristo lo possiamo uccidere, contro la Vergine non possiamo fare assolutamente niente.

Non c’è nessun “materiale terrestre” che possa incrinare la Vergine.

Margherita: Come il nostro giorno può diventare senza sera riportando tutto a Dio? Ricercando in tutto il Pensiero di Dio?

Luigi: Rapportando tutto a Lui.

Qui abbiamo un principio che ha questa caratteristica: presenza di Dio tra noi, in noi (perché quel tra noi è poi in noi) senza di noi.

Cosa c’è in me che non dipende da me? Che non sia confondibile con qualcosa di me?

Il dato oggettivo in me.

Soltanto trovando questo ho la possibilità di costruire, di edificare oggettivamente.

In caso diverso metto sempre il pensiero del mio io in qualcosa.

E in quanto metto il pensiero del mio io, sono spacciato, perché quello m’incrina tutto.

Margherita: E questo dato oggettivo in me come lo trovo?

Luigi: È quello che mi è annunciato nel Natale.

È il Pensiero di Dio presente a noi senza di noi.

Questo Gesù bambino nato da una vergine, non è disgiungibile dal Pensiero di Dio.

Proviamo a disgiungerlo dal Pensiero di Dio se ci riusciamo! Dobbiamo alterare il dato.

Io posso disgiungere, posso dire che sua madre è una prostituta ma io altero, ho dei dati per alterare?

Io devo rispettare i dati che Dio mi fornisce.

Rispettando i dati di Dio, quel bambino mi è annunciato come Figlio di Dio, Pensiero di Dio, ed è quello che trovo in me.

Soltanto vedendo il Pensiero di Dio in quel bambino, io ho il dato oggettivo su cui costruire la vita, cioè su cui costruire la mia giornata, non devo lasciarlo tramontare, cioè non devo trascurarlo.

Cioè non devo accettare altre cose senza riferirle a Lui.

Solo se riferisco tutte le cose sempre e solo al Pensiero di Dio edifico una giornata che non tramonta.

Margherita: Hai detto che il nostro io è bugiardo, cosa significa?

Luigi: Viene dal Vangelo: “L’uomo è menzognero”.

L’uomo da solo è sempre menzognero, l’uomo non può restare nella Verità se non alla presenza di Dio: “Senza di Me non potete fare niente”, “Io sono la vite e voi i tralci”, il che vuole dire che noi, dimenticando Dio, trascurando Dio falsifichiamo le cose.

Ma le cose falsificate da noi, ricadono su di noi confondendoci: noi perdiamo di vista la Verità, non sappiamo più dove ci troviamo.

Poi l’uomo disorientato cade in balia di tutto quello che incontra, ma oramai ha inaugurato la morte.

Nino: Non è necessario voler essere bugiardi per esserlo. Se non conosciamo la verità non possiamo dirla.

Luigi: Non soltanto, noi alteriamo la verità.

Tu racconti sempre solo una angolatura della verità.

Noi vediamo le cose dall’angolatura del pensiero del nostro io che non è la verità.

Noi dobbiamo necessariamente applicare una intenzionalità alle cose e per avere l’intenzione pura di Dio devo essere la Vergine, devo essere ripieno di Spirito santo, altrimenti io non ho l’intenzione pura.

L’intenzione inquinata, mi fa interpretare tutte le cose che mi accadono con un intenzione sbagliata e quindi non posso assolutamente dire la verità.

Mille persone sullo stesso avvenimento danno mille versioni differenti, ognuna tende a esaltare o diminuire un aspetto dell’avvenimento, secondo una sua intenzionalità e tu non puoi sapere dove sia la verità, è assurdo.

Per cui fintanto che noi facciamo conto sugli uomini per conoscere la verità, noi verremo sempre deviati.

Soltanto con l’intenzione pura, la Vergine, noi abbiamo la possibilità di conoscere la Verità.

Noi poco o tanto alteriamo sempre la verità e noi ce ne accorgiamo che dobbiamo diffidare di noi stessi, perché noi abbiamo bisogno di qualcuno, di qualcosa al di fuori di noi che ci dia una sicurezza.

Noi a un certo momento ci sentiamo smarriti, non sappiamo più dove andare, come mai questo?

Questa è una esperienza di tutti gli uomini, perché questo?

Perché noi siamo una sorgente inquinata, noi alteriamo la verità, alterando la verità poi non sappiamo più quale sia la verità, perché quello che affermiamo ricade su di noi.

Noi non siamo mica liberi, una parola che io ho detto, no la dimentico mica, resta dentro di me nel subcosciente e mi domina, mi condiziona.

E se questa parola che ho detto non è secondo Dio, non è secondo la verità, quella parola mi confonde.

Per cui l’uomo resta confuso e puo diventare una confusione eterna: “Che io non resti confuso in eterno!”.

Perché noi diventiamo figli delle nostre opere e delle nostre parole.

Solo se abbiamo fatto, parlato la verità, questa ritorna su di noi in luce ma in caso diverso no, in caso diverso sono le tenebre che piovono su di noi.

Ecco per cui è l’uomo stesso che si confonde da solo.

Pinuccia: Nel filo d’erba c’è una oggettività: non l’ho fatto io, è un dato oggettivo sul quale però io non posso costruire la mia vita spirituale.

Luigi: non posso costruire la mia salvezza sull’oggettività del filo d’erba.

Per avere il Pensiero di Dio in te devi avere il punto verginale.

Pinuccia: Ma lo abbiamo tutti.

Luigi: Certo ma non edifichiamo lì sopra, non è smentibile da nessuno, per questo resteremo confusi.

Tutte le nostre scelte, i nostri pensieri, i nostri giudizi sono tutti fratturati da Dio, non sono uniti a Dio, bisogna restare, è lì il difficile.

Non è che facendo il peccato noi abbiamo annulato Dio, Dio rimane in me anche quando dico che non esiste.

Noi ci troviamo con un mondo, con una società, che tutte le volte che diciamo che Dio non esiste ci dà mille lire, all’atto pratico la società oggi ci dice questo.

Noi diciamo che Dio non esiste in tanti modi, mangiando il panettone, facendo feste e regali, seguendo l’onda del mondo, noi diciamo che Dio non esiste.

Tutte le volte che dai ragione al mondo, il mondo ti dà mille lire, noi possiamo guadagnare milioni al giorno, tradendo Dio.

Però noi non ci rendiamo conto che tutti i nostri tradimenti ricadono tutti su di noi con la confusione ma Dio rimane sempre al suo posto.

Dio questa luce immensa ed eterna, diventa in me un muro di tenebre ma questo nmuro di tenebre è costituito dalla sua luce che riflette tutte le mie bestemmie ma è Luce Lui.

In montagna a volte ci sono dei muri di luce, è una nebbia luminosa ma tu non vedi niente, è quello che sale dalla terra che diventa un muro a contatto con la luce, è tutto chiaro eppure non vedi niente e noi ci troviamo in questa situazione.

Tutte le nostre parole, i nostri giudizi o i nostri pensieri non riportati a Dio, non rimasti in questo giorno senza sera formano a contatto con la luce di Dio dei muri.

Fare quello che mi piace o quello che dicono gli altri sono tutte bestemmie che a contatto con la luce di Dio forma i muri ma Dio rimane, nonostante tutte le nostre bestemmie.

L’oggettività per diventare salvezza, deve diventare in me principio di vita su cui edificare.

Non devo scostarmi mai: “Resta alla mia destra fino alla fine del mondo”.

Perché se tu ti scosti da Dio prima che il tuo mondo finisca, sei finito tu.

Noi dobbiamo appoggiarci al Figlio di Dio, alle sue parole a costo di perdere tutto il mondo, fino alla fine del mondo.

Perché se noi ci scostiamo dal Figlio prima che il mondo finisca, il mondo a cui aderisco mi porta via al Natale, cioè io ho perso la salvezza del Signore.

Dio ci presenta la sua salvezza, non quindi la salvezza del denaro, della famiglia o della salute.

Dio oggi a Natale ci offre la Sua salvezza, non cercare altrove la mia salvezza, vuole dire non scostarmi più da Lui, ecco per cui questo Natale deve essere senza sera.

Se lo lascio tramontare vuole dire che confido in una salvezza diversa da Lui.

Noi viviamo tutti i nostri anni in giorni che tramontano, ma i nostri giorni che tramontano, sono simbolo di pensieri fratturati da Dio, in realtà dovremmo vivere un giorno unico il giorno del Signore, il sabato senza sera.

Cina: Devo aderire continuamente a questa salvezza che mi giunge.

Luigi: È un principio fondamentale che Dio ci offre per edificare li sopra tutti i nostri pensieri e quindi tutta la nostra vita, se vogliamo.

Pinuccia: È un segno esterno che ci aiuta a recuperare quello che è già dentro di noi,

Luigi: Certo, il Cristo che nasce, che vive e che muore, è rivelazione di quello che è.

Noi siamo confusi perché c’è già una Realtà in noi, se non ci fosse questa realtà noi non saremmo mica confusi, noi portiamo in noi una Realtà divina che non riusciamo a digerire.

Noi siamo creature che non stanno bene perché portiamo una Realtà che non riusciamo ad assimilare e questa Realtà è Dio.

La Realtà che mi stare male in tutto è la presenza di Dio in noi non assimilata.

Allora Cristo è proprio quell’aiuto di Dio, quella salvezza di Dio per farmi ritrovare questa Presenza, questa verità che porto dentro di me e che minaccia di trasformarmi in fuoco, in inferno, in tormento, perché porto con me una Cosa da cui non riesco a liberarmi e con la Quale non riesco a convivere.

Questo bimbo che nasce da una vergine è il principio.

Pinuccia: Il fatto che si presenta come un bambino è proprio perché è un principio.

Luigi: Prima di tutto è persona, perché noi abbiamo tante creature.

Dio Colui che in un primo tempo ha parlato per mezzo di creazione e creature, all’ultimo ha parlato in suo Figlio.

Pinuccia: Ma è un bambino che cresce, quindi anche questo ha un suo significato.

Luigi: Certo, però io debbo partire dal principio e debbo sempre ritrovare questo principio e in questo principio, io trovo il Bambino con sua Madre, devo sempre riferirmi lì.

Pinuccia: Anche quando è adulto?

Luigi: Sempre, non mi posso scostare, se mi scosto è finita.

Anche quando muore in croce, io devo ritrovare in Lui il bambino Gesù e sua madre, tutto, perché è un giorno senza sera, deve essere un giorno senza sera, soltanto lì trovo la salvezza, altrimenti fraintendo tutto, devo sempre riportarmi lì, perché lì ritrovo il dato di Dio che porto dentro di me, cioè il Pensiero di Dio e l’intenzione pura, sua madre.

Pinuccia: Quando si dice che Dio si presenta a noi come un bambimo affidato alle nostre cure, vuole dire questo, non dobbiamo scostarci mai.

Luigi: Se ci scostiamo muore.

Pinuccia: E moriamo noi.

Luigi: Certamente, poiché muore la mia salvezza.

“Avete ucciso l’autore della vostra vita” dice San Pietro, era la vostra salvezza e voi lo avete ucciso.

Come lo hai ucciso? Questo bambino è stato affidato nelle tue mani, tu sei andata a divertirti e Lui è morto.

Questo bambino Gesù ci rivela che Dio si è posto nelle nostre mani, è affidato alle nostre mani.

Ecco perché noi possiamo rovinarci, perché noi possiamo trascurare questo Dio che si è dato nelle nostre mani.

Il Pensiero di Dio è tra i nostri pensieri, è nelle nostre mani, noi possiamo farlo centro della nostra vita o possiamo metterlo in un angolo e trascurarlo per dedicarci ad altro, un giorno avendone bisogno lo andiamo a cercare e non lo troviamo, perché Lui è morto.

Margherita: “Tutto il mondo ha visto la sua salvezza” è un vedere per fede?

Luigi: Certo, per fede, è un dato che mi arriva, affinché io possa....

L’importante è che io non lo incrini, non ci faccia delle supposizioni, non ci metta i miei se e i miei ma.

Devo aderire al dato.

È quello che Gesù dice a Pietro: “Lascia fare, tu adesso non capisci, perà lascia fare, altrimenti non puoi entrare, capirai poi”.

Ecco la condizione per arrivare a capire è aderire a ciò che ti viene dato.

Devi identificare quel principio che ti viene dato, su cui tu puoi edificare la Vita.

Cioè devi identificare quel dato oggettivo su cui potere edificare i tuoi pensieri per camminare nella luce fino ad arrivare alla presenza di Dio con te.

Devi prima trovare la presenza di Dio senza di te, perché Dio è presente in te senza di te, e questa presenza può costituire il tuo inferno.

La presenza di Dio in noi senza di noi, perché Dio è presente in noi senza di noi e invita noi a essere presenti a Lui con tutto noi stessi, in modo di partecipare a Lui e allora abbiamo il paradiso, abbiamo l’armonia, abbiamo la comprensione e la conoscenza.

Quindi dobbiamo prima di tutto individuare questa presenza di Dio in noi senza di noi, perché lì abbiamo il pensiero puro che è dato a noi senza di noi, allora abbiamo la possibilità di costruire oggettivamente li sopra.

Ci vuole pazienza, una grande pazienza, petrché tutte le parole che mi arrivano le debbo sempre riportare in questo principio e vederle in esso.

È soltanto qui che s’illuminano, altrimenti, tutte le parole che mi arrivano restano solo rapportate ai miei sentimenti: “Mi piace, non mi piace, m’interessa, non m’interessa” e sono tutte parole fratturate che non arrivano al Principio e allora mi confondono.

- Pensieri conclusivi –

Cina: “In principio era il Verbo”, devo aderire a questo principio continuamente.

Luigi: Non mi debbo scostare in niente, non dovrei permettermi neppure una parola scostato da questo principio.

Margherita: Tendere a non fare tramontare la nostra giornata.

Luigi: Il nostro Natale, questo Natale.

Amelia: La salvezza che mi viene annunciata oggi è il Pensiero di Dio in me e io devo aderire a Esso.

Luigi: Aderire per poterlo avere con me.

Nino: Nel Natale Dio mi propone di recuperare il Pensiero di Dio in me, attraverso la Vergine, attraverso il superamento del mio io.

Pinuccia: Il Natale ci rivela l’amore di Dio che per farci prendere consapevolezza di ciò che portiamo in noi, ce lo presenta fuori, in maniera che attraverso il dato oggettivo esterno, possiamo recuperare il dato oggettivo che portiamo in noi, cioè questa presenza di Dio in noi senza di noi.

Quindi è un invito a non dimenticarlo mai, e ad averlo sempre presente anche guando ascoltiamo e vediamo il Cristo adulto.

Luigi: Certo, “Egli ha dato a quanti credono in Lui la possibilità di diventare figli di Dio”, cioè la possibilità di vivere la presenza di Dio.

Il figlio di Dio è con Dio come Dio è con lui.

Pinuccia: E quindi noi vediamo il Verbo fatto carne, solamente se c’è presente in noi il Pensiero di Dio.

Luigi: Certamente, è il Pensiero di Dio in me che me lo fa vedere, è quello che portiamo dentro di noi.

L’attrazione del Padre mi fa accettare la Vergine, mi fa capire la Vergine e mi fa capire il disegno di Dio.

È necessario, terribilmente necessario

Pinuccia: È un segno esterno che esprime una Realtà già presente in noi.

Luigi: Certo, vediamo proprio il disegno di Dio, vedere il disegno di Dio è vedere il regno di Dio, ed è una meraviglia.


E Gesù rispose: “Il tempo mio non è ancora venuto, per voi esso è sempre pronto”. Gv 7 Vs 6 Primo tema.


Titolo: Il tempo del silenzio.


Argomenti: Cristo non ubbidisce agli uomini. Il tempo di Cristo e il tempo della creatura.  Il tempo è manifestazione, comunicazione. Il tempo di Dio è la Parola. Il tempo dell’uomo è il silenzio.  Comunicazione e comunione. In principio c’era il Verbo. Il tempo di Dio è il tempo della parola. Concepire la Verità. Il tempo condizionato del Verbo. L’opera del Padre nella creatura è il silenzio della creatura. La consapevolezza della nostra morte. Il concepimento è la sintesi dei due tempi. Il silenzio di tutta la creazione. L’intenzione impura e pura. Il silenzio di Maria. La vera dimensione della creatura. Il profondo silenzio nella notte. Dare Dio al mondo.


 

27/ Dicembre /1981


Qui Gesù risponde alla sollecitazione/tentazione dei suoi fratelli, a recarsi alla festa dei tabernacoli di Gerusalemme in Giudea che oramai si era fatta vicina.

E Gesù di fronte a questa proposta risponde: “Il tempo mio non è ancora venuto, per voi esso è sempre pronto”.

Quest’affermazione di Gesù è alquanto misteriosa e nebulosa, sia nella prima che nella seconda parte.

Apparentemente si direbbe che il tempo per Dio sia sempre disponibile, mentre per la creatura passi.

Anche qui come in altre affermazioni di Gesù dobbiamo approfondire e non fermarci alla superficie e dobbiamo cercare la sua lezione per la nostra vita spirituale.

Che cosa Lui vuole insegnare a noi attraverso questa sua affermazione?

Gesù spesso parla del tempo suo, della sua ora, l’abbiamo visto nelle nozze di Cana, dove alla madre che gli fa notare che il vino è venuto a mancare Lui dice che non è ancora giunto il suo tempo.

Il tempo di Cristo non è determinato da sua madre, cioè Lui non ubbidisce agli uomini.

Ne abbiamo una infinità di queste testimonianze ma ricordiamo solo quello che Lui dice a 12 anni a Giuseppe ed a Maria, manifesta che Lui si deve occupare delle cose che riguardano il Padre suo.

Con questo ci fa capire che Lui non ubbidisce alla volontà degli uomini e ci fa capire che c’è la volontà di Dio e la volontà degli uomini.

Ci fa capire che c’è un tempo di Dio e c’è un tempo degli uomini.

Ci fa capire che c’è una festa di Dio che non coincide con la festa degli uomini.

Ma qui dobbiamo soprattutto cercare il significato di questo tempo suo e il tempo nostro, perché Lui distingue: “Il mio tempo e il vostro tempo”, c’è un tempo per Lui e c’è un tempo per l’uomo.

Lui dice che per l’uomo è sempre pronto questo tempo e questo ci richiede un approfondimento sul concetto di tempo del Figlio di Dio e di tempo della creatura.

Soprattutto quale è il significato di questo tempo.

Gesù dà questa risposta di fronte alla proposta che gli fanno i fratelli di andare a Gerusalemme e di manifestarsi al mondo.

Evidentemente Gesù dicendo che il suo tempo non è ancora venuto, rivela che non è ancora arrivato il tempo per manifestarsi.

E allora ecco un primo significato di questo tempo, il tempo è lo spazio per manifestarsi, o per manifestare qualcosa.

Diciamo meglio: il tempo è comunicazione.

Infatti il tempo della nostra vita non è altro che comunicazione di Dio.

“Il regno di Dio s’avvicina”, tutta la nostra vita non è altro che questo regno di Dio che si avvicina.

Cosa vuole dire il regno di Dio che si avvicina?

È una comunicazione crescente di Dio.

Il tempo passa e passa in modo irreversibile, non si torna mai indietro, l’orologio non si può fermare.

Questo tempo, questi giorni, questi mesi, questi anni, questi secoli che passano è tutta comunicazione di Dio che entra in noi.

È dato crescente che entra in noi.

E siccome è comunicazione di un essere superiore a noi ecco perché il tempo è irreversibile.

Siccome Dio si comunica a noi, noi non possiamo più ignorarlo.

Ecco per cui, il fatto di ignorare Dio non può essere senza colpa da parte nostra.

Noi non possiamo ignorare Dio, e non possiamo ignorarlo proprio perché Dio si comunica a noi.

La vita che passa è Dio che viene, è il regno di Dio che viene, quindi il tempo è comunicazione.

E teniamo presente che la comunicazione è la condizione per la comunione.

La comunicazione è una informazione e l’informazione ci porta alla conoscenza, quindi è la premessa per la comunione con Dio, quindi per la vera vita, la vita eterna.

Gesù mettendo a confronto il tempo suo e il tempo nostro ci invita ad approfondire quale sia la manifestazione sua e la manifestazione della creatura.

Il tempo di Dio è manifestazione di Dio, il tempo dell’uomo è manifestazione dell’uomo, di quello che l’uomo ha in sé.

La conoscenza è la sintesi di questi due tempi.

È l’incontro del dono di Dio, della manifestazione di Dio e della manifestazione della creatura.

Cristo essendo Figlio di Dio è il Verbo di Dio e il Verbo di Dio è Colui che parla.

Allora il tempo di Dio è il tempo della parola. È il tempo della manifestazione, della comunicazione.

Per contro la creatura è l’essere che ascolta.

Quindi nella nostra vita, in tutta la creazione di Dio abbiamo Uno che parla e uno che ascolta.

Dio è Colui che parla, è la Parola “In principio era il Verbo”.

Quello che era in principio è l’autenticità.

Abbiamo detto che se vogliamo ritrovare i nostri rapporti autentici, dobbiamo sempre riportarci al principio, nel principio abbiamo l’autenticità e quindi il rapporto genuino con le cose.

“In principio c’era il Verbo”, quindi in principio c’è Dio che parla e la creatura è l’essere fatto per ascoltare, l’essere fatto per ricevere, per accogliere.

Dall’accoglienza, dal ricevimento abbiamo la concezione, abbiamo la creatura che concepisce la Verità, ma la concepisce per dono di Dio, per rivelazione di Dio, quindi per opera del Verbo.

Qui allora dobbiamo chiederci qual è il tempo della creatura.

Se la creatura è essenzialmente ascolto, il tempo della creatura è il tempo del silenzio, lì abbiamo la creatura genuina.

La manifestazione vera della creatura non è quando la creatura parla ma è quando la creatura è capace di fare silenzio.

E lì che si rivela veramente la creatura.

Allora qui possiamo cominciare ad intuire quel: “Per voi è sempre tempo”.

Per l’uomo, per la creatura è sempre tempo di recuperare questo silenzio.

È sempre tempo di tacere, per potere accogliere, per potere ricevere.

Invece il tempo del Verbo di Dio, di Colui che parla è condizionato, infatti Gesù non va a Gerusalemme perché cercano di ucciderlo.

Abbiamo visto che tutta l’opera del Verbo di Dio nel mondo, fintanto che nell’uomo non si forma l’intenzione pura è limitata all’esterno, è limitata alla Galilea, non si manifesta, quindi il suo tempo resta condizionato.

Condizionato da che cosa? Condizionato dal silenzio della creatura, perché il Figlio di Dio non può fare niente se non lo vede fare dal Padre.

E fintanto che il Padre non conduce l’uomo al silenzio, il Verbo di Dio non si manifesta, certo parla, perché parla in tutto ma parla all’esterno, appunto per formare l’intenzione pura nella creatura, ma non si rivela e non si manifesta, fintanto che non vede l’opera del Padre nella creatura.

L’opera del Padre nella creatura è il silenzio della creatura.

Qui siamo alla soglia del Natale e qui siamo all’incontro con Maria.

Maria è la creatura in cui il tempo del silenzio si è realizzato e qui in questo tempo di silenzio si è manifestato il Verbo di Dio.

Qui abbiamo il Suo Tempo che è giunto.

Per cui nel Natale abbiamo la rivelazione della sintesi dei due tempi.

Quindi per la creatura è sempre tempo, perché il vero tempo della creatura è quello del silenzio, non è quello della parola.

La creatura non deve parlare, deve preoccuparsi di fare tacere tutte le cose per potere ascoltare Colui che parla.

Fintanto che parliamo noi o che parla il nostro io o l’io degli altri in noi, noi ci troviamo nella impossibilità di ascoltare, di ricevere il Verbo di Dio e quindi di concepire la Verità.

Abbiamo quindi tutta l’opera di Dio che tende a farci rientrare nel silenzio.

È tutta l’attesa dell’umanità, l’attesa dell’antico testamento e di tutta la nostra vita, questo recuperare la nostra povertà, recuperare il nostro peccato, la consapevolezza del nostro niente, la consapevolezza della nostra miseria, della nostra malattia, della nostra disperazione, della nostra morte è tutta opera di Dio che attraverso tutti gli avvenimenti tende a ricondurci nella nostra vera dimensione, nel nostro vero tempo, a manifestare cioè il vero nostro tempo.

La creatura genuina in sé e per sé è la creatura povera, è la creatura che invoca, che dice al Signore: “Parla perché il tuo servo ascolta”, qui abbiamo la Vergine, qui abbiamo la Madonna.

Ed è proprio in questo silenzio che il Verbo di Dio discende: “Quando tutto era immerso in un profondo silenzio, l’onnipotente tuo Verbo Signore, discese dal suo trono regale”.

Quando tutto era immerso nel suo profondo silenzio, nel mezzo della notte.

È una notte e un profondo silenzio che deve occupare tutta la nostra vita, soprattutto tutto di noi.

Perché soltanto entrando in questo silenzio si forma il tempo per il quale Cristo è venuto.

- Conversazione -

Nino: Superamento totale del pensiero del nostro io e recupero di tutti i segni incontrati in Dio.

Luigi: Far tacere ogni cosa, sapendo che Colui che parla è un altro, perché il tempo di Dio che è manifestazione di Dio, suppone in noi la creatura che ascolta.

La creatura per potere ascoltare deve necessariamente fare silenzio.

Il vero tempo della creatura è il tempo del silenzio e Gesù dice: “Per voi è sempre tempo”, cioè “il tempo vostro è sempre pronto”, cioè “voi siete sempre invitati a questo silenzio”.

Nino: Però l’ascolto è in funzione dell’arrivare a capire.

Luigi: Per arrivare a concepire.

Capire vuole dire concepire.

Il concepimento è una sintesi della creatura che si offre all’ascolto di Colui che parla e di Colui che parla.

Solo la creatura che può dire: “Sia fatto di me secondo la tua parola” concepisce e quindi dà il Verbo di Dio al mondo.

Soltanto colui che concepisce può comunicare Dio, può dare Dio al mondo.

Se non si concepisce non si può comunicare.

Noi corriamo il rischio di dire tante parole ma di non comunicare niente, perché non concepiamo il Verbo di Dio e non lo concepiamo perché non entriamo in questo silenzio che ascolta solo Dio.

La caratteristica della Vergine è questa: “Io non conosco uomo”, cioè è una creatura che non ascolta parole di uomini, a lei interessa solo la parola di Dio.

Ecco la creatura che fa silenzio.

La Vergine è il prototipo della creatura umana.

È quella creatura come Dio l’ha voluta, senza peccato, senza che iniziasse in lei l’opera distruttrice del peccato.

Quindi nella Vergine abbiamo la creatura ideale secondo Dio che non conosce uomo, conosce soltanto Dio, perché uno solo è il Maestro, tutti gli altri sono semplici segni che possono trovare il loro significato solo nel Maestro.

Nino: Il problema è che noi spesso cerchiamo la Verità fuori di noi quando in realtà la Verità è in noi.

Luigi: La Verità è in profondità, per questo è necessario rientrare in noi stessi, fare tacere ogni altra voce, per ascoltare questa Voce che parla e si annuncia in tutto ma che si rivela solo nel Pensiero di Dio e il Pensiero di Dio non lo troviamo in superficie, lo troviamo in profondità.

Si guarda fuori per ricevere i messaggi di Dio e poi bisogna chiudere gli occhi per trovare la luce su questi segni ed è qui che generalmente noi falliamo.

Nino: L’esterno non può essere un atto finale, è sempre un momento di transizione.

Luigi: Solo che noi il più delle volte, facciamo dell’esterno l’intenzione fondamentale del nostro vivere, il movente. Ci fondiamo sulle impressioni che riceviamo dall’esterno.

Per cui dall’esterno riceviamo impressioni di buono/cattivo, utile/non utile, e ci comportiamo di conseguenza, per cui tutto il nostro vivere diventa un adeguarsi a impressioni esterne e non arriviamo mai all’ascolto del Verbo di Dio, cioè non arriviamo a quello che Dio vuole significare a noi attraverso quello che ci presenta.

Ci fermiamo cioè alla festa del mondo e non solo, ma noi tendiamo a invitare, a far partecipare il Figlio di Dio alla nostra festa ed è lì che Cristo si rifiuta di venire alla nostra festa, cioè non approva la nostra festa, è come alle nozze di Cana: “Che cosa m’importa se manca il vino, a Me questo non interessa”, infatti Lui farà il miracolo solo dopo che la madre ha detto ai servitori: “Fate tutto quello che Lui vi dirà”.

Era questo il tempo: “Fate tutto quello che Lui vi dirà”, cioè converte l’ascolto degli uomini al Figlio.

Quando l’uomo è convertito, qui il Figlio trova il suo tempo, cioè trova il Padre, il Padre, attraverso la Madonna ha convertito la creatura in silenzio e attenzione, adesso è il suo tempo e non ha difficoltà a manifestarsi.

Cristo non è venuto per seguire l’uomo, per fare la volontà dell’uomo, altrimenti non sarebbe venuto a salvarlo, se fosse venuto per fare quello che vogliamo noi, avrebbe solo ingigantito il nostro errore, il nostro peccato.

Lui invece è venuto per salvare la creatura dal peccato e per far questo deve soprattutto non ascoltare la creatura, per questo deve dire tanti no, proprio per portare la creatura alla salvezza, poiché noi siamo un pozzo senza fondo di desideri come i bambini.

La disciplina è necessaria per formare l’uomo e la disciplina è necessaria per la salvezza.

La festa arriva e si avvicina ed è la festa di Dio sia ben chiaro, però la creatura che ha una intenzionalità impura, tende a vedere la festa sul piano umano mettendoci l’etichetta del divino, per cui chiede a Gesù di partecipare a questa festa: “La vostra festa non è la mia festa”, addirittura abbiamo la parola dei profeti che dice che Dio ha nausea delle nostre feste.

Nino: Qui la tentazione dei fratelli risulta evidente, il suo tempo è logico che Cristo lo attenda definito dal Padre, non dagli uomini.

Luigi: Sì, Lui dice chiaramente che non è la creatura a determinare il suo tempo.

Nino: E nemmeno noi dobbiamo essere determinati dalle creature.

Luigi: Certo, lo dice per noi, affinché nessuno di noi abbia a fare della creatura il suo tempo, invece tutto il nostro tempo è sempre determinato dalle creature, ecco che Lui insegna a noi a vivere secondo lo Spirito di Dio e questo vuole dire non lasciarsi determinare dalla creatura.

Nino: E il nostro tempo è compiuto al momento della purificazione dell’intenzione.

In quel momento coincidiamo con il Verbo e possiamo essere affidati al Padre.

Luigi: No, coincidiamo con la Vergine.

L’intenzionalità pura, è quel pensiero che cerca Dio per quello che Egli è e si rifiuta di ascoltare ogni altra voce.

Quindi abbiamo la creatura che si fa tutto silenzio, fa tacere tutte le altre voci, perché non le dicono quello che lei vuole.

Ha capito che tutte le creature gli annunciano Dio e ha bisogno di conoscere qualcosa di Dio, a questo punto l’anima invita tutte le creature a tacere e qui abbiamo la notte piena, abbiamo il silenzio su tutta la creazione e questa è la premessa: “Nel mezzo della notte quando un silenzio profondo gravava su tutte le creature, l’onnipotente tuo Verbo è sceso”, ecco qui abbiamo il fatto meraviglioso, in questo grande silenzio, la Parola di Dio discende in noi, si rivela a noi.

Rivela quello che noi aspettavamo, ed è lì che l’anima nostra concepisce la Verità, ma questa concezione della Verità è sintesi di due elementi; il grande silenzio della creatura che è l’intenzione pura della Vergine, formato in noi dal Cristo che parla in Galilea, dalla sua opera nel mondo esterno, per cui attraverso tutte le lezioni esterne, noi a poco per volta siamo condotti a questo profondo silenzio di tutte le cose.

Se noi non siamo arrivati si arriva alla morte, la morte è silenzio forzato in noi di tutte le cose.

Con la morte tutte le cose vengono separate da noi, affinché si formi in noi quel silenzio in cui possiamo ascoltare Dio.

Dio nella sua opera creatrice tende a portare la creatura a questo silenzio su tutte le cose con un pensiero che interroga Dio: “Signore ho capito che Tu solo puoi dirmi Chi tu sei”.

Allora qui abbiamo il passaggio dalla conoscenza di Dio Creatore, alla conoscenza di quello che Dio è in Sé, qui la creatura non conosce ancora ma ha concepito il bisogno di conoscere quello che Dio è in Sé e proprio avendo concepito questo bisogno fa tacere ogni altra cosa.

Perché non c’è nessuna creatura e nessuna altra parola che possa dire quello che può dirci Dio.

Per questo il tempo di Cristo che non è ancora venuto, aspetta questa opera dal Padre che è il silenzio della creatura.

Dio che parla in tutto, per manifestare Se stesso alla creatura, aspetta il silenzio della creatura.

Pinuccia: Quindi il concepimento è la sintesi di due fattori, il silenzio della creatura e Dio che parla.

Luigi: Sì, il concepimento in noi della Verità di Dio.

Il silenzio della creatura è un silenzio in cui la creatura è sempre invitata, “Per voi è sempre tempo”, quella è la vera festa.

È la Festa alla quale ci invita Cristo, Lui è la Festa, non la festa nell’intenzione inquinata nostra.

Noi la festa la riduciamo a una serie di tradizioni, come abbiamo fatto per il Natale, a noi non ci passa neppure per l’anticamera del cervello che il Natale ci sia dato per arrivare a concepire la presenza di Dio tra noi, a vedere la presenza di Dio tra noi.

Non a vedere la statuetta o il presepe, ma a vedere la presenza del Verbo di Dio.

E soltanto questo è il Natale senza sera.

Perché abbiamo la possibilità qui di ritrovare tutta la nostra vita, una vita senza tramonto.

Pinuccia: Concepire vuole dire capire, quindi è conoscenza.

Luigi: Certo.

Pinuccia: Ma questa non è la conoscenza della Pentecoste e allora che differenza c’è fra questi silenzio che precede il concepimento e il silenzio che precede la Pentecoste? O c’è silenzio o non c’è silenzio, sono due silenzi diversi?

Luigi: Il Natale è un inizio di vita con il Verbo di Dio presente, Verbo di Dio che ci condurrà alla Pentecoste.

Eligio: Il tempo di Dio è in relazione con la festa?

Luigi: Sì perché i fratelli lo invitano a manifestarsi e il tempo è manifestazione, per questo Gesù risponde che il tempo suo non è ancora venuto, quindi Gesù per “tempo” intende la manifestazione.

La sua manifestazione è rivelazione nel nostro interiore di quello che Lui è e la Giudea rappresenta la nostra interiorità.

Gesù sta in Galilea, parla nel mondo esterno, perché se si manifestasse per quello che Egli è dentro di noi, noi lo faremmo fuori.

Eligio: Possono però loro capire l’intenzione con cui Cristo parla?

Luigi: Assolutamente no.

Eligio: E allora siamo su piani d’intenzioni diverse.

Luigi: Certo, però Lui parla nell’attesa che la creatura capisca.

Cioè attualmente Cristo parla parole che la creatura non capisce, però se custodisce queste parole, arriverà il momento in cui vedendo la realtà corrispondente a queste parole capirà.

Il giorno in cui si fa la luce, ci accorgeremo che tutte le sue parole noi le portavamo già dentro di noi.

Qui abbiamo i fratelli in situazione di intenzione impura, che vedono nella festa religiosa una occasione per Gesù di manifestarsi al mondo: “Tu che parli sempre di Dio non partecipi a una festa religiosa?”, Gesù non può approvare l’intenzione impura della creatura. La festa non era una festa pagana.

Gesù non accetta le intenzioni impure, come quella di quel fratello che lo pregava per aver giustizia per l’eredità: “Guardatevi da ogni avarizia”, la vera giustizia sta nel cercare Dio.

In Galilea, Lui opera per purificare la nostra intenzione.

Ogni creatura arriva a Cristo sempre carica di sue intenzionalità, noi anche quando preghiamo siamo sempre carichi di nostre intenzioni, quindi impure e Lui opera per purificare, ecco perché non ci ascolta.

Nino: Noi in continuazione cerchiamo di piegare il mondo e Dio alla nostra volontà e alle nostre intenzioni.

Luigi: Dobbiamo sempre tenere presente che è l’intenzione che portiamo in noi che ci rende capaci di conoscere o non conoscere Dio e fintanto che in noi non si è formata questa intenzione pura che guarda solo a Dio e che fa dipendere tutto da Dio, noi ci troviamo nella incapacità di conoscere Dio.

Dio opera per formare in noi la capacità di accogliere Lui.

Eligio: Qui è evidente la diversità di intenzioni tra i fratelli e Gesù, ma ci sono anime con sincero desiderio di conoscere Dio, che desiderano giungere alla purezza d’intenzione e che invocano Dio e malgrado questo non riescono a toccare nulla di Dio, Dio non si manifesta perché?

Luigi: L’anima può ritenersi pura, ma proprio perché ritiene di esserlo è ancora inquinata.

Se l’anima pensa che non riesce a toccare nulla di Dio vuole dire che è ancora inquinata.

Quello che è avvenuto in Maria è un tempo che deve realizzarsi per ogni creatura, non appena l’anima è condotta da Dio a questa purezza, immediatamente Dio si rivela, ma l’anima deve vegliare nell’attesa e non distrarsi: “Il sevo che si stanca di aspettare, Io lo metterò insieme ai pagani”.

Il Signore conosce il livello di purezza della nostra intenzione, noi ci possiamo illudere.

Noi ci illudiamo sempre, ma non siamo noi che facciamo la Verità; dobbiamo fidarci più di Dio che di noi stessi, lui ci conosce meglio di come noi ci conosciamo: “Non voglio essere io a determinare il Tuo tempo”.

Solo quando il dottore ti dice che sei guarito, sei guarito, non sei tu a deciderlo.

È proprio nell’attesa che si forma la purificazione d’intenzione nella creatura: “Vegliate, non sapete in quale ora il Padrone verrà, vegliate in modo da potergli aprire appena arriva”.

Eligio: Pensavo che l’anima attraverso il Maestro interiore avesse la possibilità di verificare la purezza della sua anima.

Luigi: Sì, ha una certa capacità, ma non bisogna mai fidarsi troppo di noi stessi.

Tanta gente in buona fede s’illude di portare una intenzione pura verso Dio ma l’uomo nella sua relatività confonde sempre.

Eligio: Quando l’intenzione è pura, l’anima acquisisce la certezza? È cioè nella condizione di figlio per cui deriva solo dal Padre quello che pensa e quello che opera?

Luigi: Sì, solo dal Padre.

Eligio: C’è cioè una possibilità di verifica che non lascia dubbi?

Luigi: La certezza è già deduzione, non è in arrivo, è in deduzione da Dio.

Eligio: Il tempo è una creatura come tutte le altre, però le creature ci vengono sottratte se noi non ci apriamo a Dio e perché invece il tempo è sempre pronto, disponibile?

Luigi: Il tempo di Cristo non è ancora venuto ma verrà, sta venendo.

Noi ci troviamo con un tempo nostro, ma c’è un tempo di Dio che sta invadendo la nostra vita, sta arrivando, sta venendo.

Che io sia preparato o no, la festa in un modo o nell’altro mi arriva addosso.

Il pensionamento mi arriva addosso, il tempo è irreversibile, perché?

Perché c’è il tempo di Dio che entra nel mio tempo.

A un certo momento mi fa passare dal tempo dei giorni lavorativi al tempo della festa e nel tempo della festa io vedo soltanto la liberazione da-, ma non vedo la liberazione per-, per che cosa vivere?

Eligio: Allora il tempo non è sempre pronto?

Luigi: No, è pronto adesso.

Eligio: Il “sempre pronto” è mentre Dio parla all’anima?

Luigi: Non è un “sempre” eterno, il sempre della creatura si consuma e si consuma proprio perché c’è il regno di Dio che viene.

Non è che abbiamo il tempo di Dio là e il tempo della creatura qua, i due tempi si interferiscono a vicenda e a un certo momento quello che domina è la festa del Signore.

Cioè la festa arriva, sia che noi siamo preparati, sia che non siamo preparati.

A un certo momento l’anima non ha più la possibilità.

Ci dice che il tempo è sempre pronto, perché tu non devi rinviare il tempo del silenzio, il tempo del silenzio è adesso.

Eligio: Quindi il tempo disponibile per i fratelli è il tempo in cui hanno a disposizione il Cristo che parla.

Luigi: Che parla in Galilea.

Perché il giorno in cui Lui entra in Giudea, se loro non sono preparati lo mandano a morte.

Il tempo di Dio è quello che prevale, la Verità di Dio si manifesta nonostante l’uomo, allora se uno non veglia in attesa, quel tempo ti precipita addosso e tu ti trovi impreparato a quello spazio che Dio ti concede: “E cosa faccio?”.

La creatura è condotta all’impotenza, perché non conosce Dio.

Dio venendo a noi, chiama noi ad operare come opera Lui.


E Gesù rispose: “Il tempo mio non è ancora venuto, per voi esso è sempre pronto”. Gv 7 Vs 6 Secondo tema.


Titolo: Il silenzio dal Padre.


Argomenti: Lo spazio che precede la Verità che s’impone: festa. Nella festa la creatura può manifestare la sua intenzione senza l’oppressione dei nemici. Il tempo della festa della creatura è l’ascolto. La creatura è chiamata a diventare tutto sabato. O la festa mangia la settimana o la settimana mangia il sabato. Il silenzio della creatura è opera del Padre. L’opera del Figlio è condizionata dal Padre. La Madonna è senza peccato originale come Adamo. Il rimprovero di Gesù alla Madre. Nella Madonna l’elemento predominante è l’interiorità. Galilea esteriorità, Giudea interiorità. L’interiorità dà l’intelligenza del segno. Il “come” della Madonna e di Zaccaria. Gesù ubbidisce solo al Padre, non alla Madre. La Madre spirituale. La Madonna di fronte al mistero medita. L’interrogazione è della natura pura. Il passeggiare di Adamo con Dio. La fede in Dio creatore ci fa capire che tutto dipende dal rapporto con Dio. Le lezioni della vita. La selezione di valori. L’opera in Galilea è per formare la convinzione che Una cosa sola è necessaria. Il rumore di ciò che è diverso da Dio. L’errore di valutazione. L’invasione del mondo. Il Verbo in Galilea ci raccoglie. Il rumore del mondo c’è se lo lasciamo entrare in noi. Il silenzio è dato dalla presenza di Uno solo. L’irreversibilità delle cose. Verificare la morte di Cristo. La Vergine è il prototipo della creatura. Il silenzio è solo ascolto, attenzione alla persona. Il silenzio senza la Persona è rumore. Il corpo è il segno più vicino alla persona. Il volto esprime i pensieri della persona. L’Io divino nella creazione. I segni più vicini alla persona ci dominano. L’incarnazione di Cristo. Il silenzio è grazia di una persona che viene a me. Il parlare di un altro accentra la nostra attenzione e ci libera dal rumore interno. Il rumore uccide. L’ora di Cristo.


 

29/ Dicembre /1981



Capodanno 1982


Titolo: Maria conservava tutte le cose nel suo cuore e le meditava.


Argomenti: “Dio ci benedica con la luce del suo volto”.Il benedire è comfermare, comprendere. Noi siamo compresi da Dio nella misura in cui siamo fame di Dio. “Piena di Grazia” è compresa da Dio. I desideri diversi da Dio sono contrastati dalla creazione. Essere contraddetti nell’intimo. Le conferme di Dio alla Madonna e a chi cammina verso Dio. La contraddizione paralizza. L’armonia con Dio e le contraddizioni esterne. L’armonia col mondo e la disasrmonia con Dio. Natale: Dio è con noi senza di noi. Gli effetti della presenza di Dio in noi. L’interno predomina sull’esterno.Possiamo custodire solo ciò che facciamo oggetto di desiderio, passione. Dio a Natale si fa nostra vita: dobbiamo farlo oggetto delle nostre preoccupazioni. L’esperienza personale della presenza di Dio prima di Pentecoste.La contemplazione è una sintesi tra ciò che si desidera di Dio e ciò che si ottiene da Dio. La scala di Giacobbe. Natanaele: essere conosciuti nell’intimo da Dio. “La luce del volto di Dio” è esperimentare la presenza di Dio. Vedere il volto di Chi parla con noi. Cogliere la presenza di Dio nella fede. Trascurare quello che si sa. Tutte le parole di Dio sono proposte di Sé a noi. Creatore è Colui che parla con me. Mettersi al centro della creazione: non mettere Dio al suo posto. La creazione s’impone a noi. Essere sorpresi dalle cose: un Altro entra nella nostra vita. Il tempo è cambiamento provocato dall’opera di Dio. La fede è desiderio di vedere il volto di Dio. La sorgente del rumore dei passi di Dio. Gli interessi diversi da Dio. Dio parlando a me crea il desiderio di Lui. La conferma di Dio: capire. L’amore è scegliere Uno. Scegliendo riveliamo quello che ci interessa. “In voi non c’è amore per Dio”. Il silenzio è meditare sulle parole di Cristo. Accettare l’incapacità a fare silenzio. Dimenticare noi stessi. Avvicinarci a Dio con la nostra povertà. Il rumore è una malattia curata da Dio. Il tempio invaso da idoli e mercanti. Il tempio silenzioso dove Cristo è sempre esposto. Avvicinarci ai problemi di Dio par dimenticare i nostri problemi. “Non sei più schiavo ma figlio”.  La Persona ci salva, non la regola. Nel pensiero dell’io si subisce ma non si conosce la Verità. Cristo contraddice ogni valore umano. La forma corporea dell’Io divino. L’amore umano. Il fine unisce. Il silenzio della Madonna: pura attenzione a Dio. Il”come” di Maria. Dalla molteplicità all’unità. Le nozze di Cana. “Fate tutto quello che vi dirà”. La disponibilità dei pastori: annuncio/visione. Il segno dell’annuncio. La fede che interpreta il segno. “Senza indugio”. Nella risposta alla Proposta si rivela l’interesse. Avvicinarsi a Cristo con i nostri limiti. L’amicizia con Gesù. La morte dell’Annuncio. Il silenzio dell’incompiuto. Affrettarsi.


 

1/ Gennaio /1982



Il mondo non può odiare voi, ma odia Me perché Io atteso che le sue opere sono malvagie. Gv 7 Vs 7 Primo tema.


Titolo: L’odio verso Dio.


Argomenti: Il tempo di Dio e il tempo della creatura. Il tempo della Parola e il tempo del silenzio. Il solo Maestro. Parlare restando in silenzio. La contemplazione della Vergine. La capacità di fare silenzio. Il silenzio è una grazia.  Si deve uccidere ciò che non si capisce. Si sopporta Cristo in Galilea ma non in Giudea. L’uccisione di Cristo. Il madonnaro. Cristo a Birningham. La violenza. Le tenebre e la luce. L’amore minore è odio. La capacità di essere raccolti in Dio è conseguenza di ciò che abbiamo raccolto in Dio. Non lasciare tramontare il Natale.


 

3/ Gennaio /1982


Gesù dice ai suoi parenti che lo invitavano ad andare alla festa: “Il mondo non odia voi ma odia Me, perché Io attesto che le sue opere sono malvagie”.

Prima aveva dichiarato che il suo tempo per manifestarsi al mondo non era ancora venuto, mentre per voi esso è sempre pronto.

Adesso giustifica questa sua affermazione, cioè giustifica perché il suo tempo non è ancora venuto.

E lo giustifica nel fatto che il mondo lo odia, per questo non è ancora venuto il suo tempo di manifestarsi per ciò che Egli è a Gerusalemme, in Giudea.

Ricordiamo che la Giudea e Gerusalemme rappresentano l‘interiorità dell’uomo.

Gesù aspetta un suo tempo per manifestarsi all’interno dell’uomo e fintanto che non c’è questo tempo, Lui non può manifestarsi e giustifica questo rifiuto con: “Perché il mondo mi odia” e per mondo s’intende ogni uomo che preferisce il mondo a Dio, s’intende ogni uomo che ama altro da Dio e questo impedisce il tempo del Figlio di Dio.

Quando abbiamo parlato del tempo del Figlio di Dio, del Verbo e del tempo degli uomini, abbiamo visto che Dio essendo il Creatore parla in tutto, tutto è opera e Parola di Dio, niente escluso, poiché fin dal primo capitolo di Giovanni, è dichiarato apertamente che tutte le cose sono fatte per mezzo del Verbo di Dio, quindi tutte le cose sono fatte nel Verbo di Dio, il Verbo è la Parola di Dio.

Colui che parla è Dio, in tutto.

Allora il tempo del Verbo di Dio è il tempo della Parola.

L’uomo invece è la creatura alla quale Dio parla.

E se Dio è Colui che parla e la creatura colei che ascolta, la creatura realizza il suo tempo con il silenzio.

Il tempo della creatura è il silenzio.

Quando la creatura parla non è nel suo tempo, perché chi parla è Dio.

Siamo tutti alla scuola di Dio e uno solo è il Maestro: Cristo, uno solo quindi è Colui che parla.

Quindi la caratteristica della creatura è l’ascolto.

Ne deriva anche che la creatura deve imparare a parlare restando in silenzio, cioè non parlando mai di sé, ma lasciando parlare in tutto Dio, perché Colui che parla deve essere Dio.

Dobbiamo tenere ben presente questo che il tempo del Verbo di Dio è il tempo della parola e il tempo dell’uomo è il tempo del silenzio.

L’uomo si realizza veramente soltanto in quanto impara a fare il vero silenzio per ascoltare Dio.

Fintanto che l’uomo sente il bisogno di parlare di sé o di riferire parole di uomini, non abbiamo l’uomo compiuto, abbiamo l’uomo fuori della sua dimensione e fuori del suo tempo.

Infatti la creatura perfetta, noi la troviamo realizzata nella Madonna che è puro silenzio.

È puro silenzio perché è pura contemplazione di Dio, è puro ascolto di Dio: “Io non conosco uomo”, nel senso completo, cioè non ascolta l’uomo, lei ascolta soltanto Dio.

Questa è la creatura perfetta, è l’Immacolata concezione, cioè è quella creatura come Dio l’ha voluta e rappresenta quindi ogni uomo come Dio lo ha voluto.

La Madonna è il prototipo di ognuno di noi: è la creatura che fa silenzio e conferma quindi che Dio è Colui che parla.

Qui Gesù dice che il mondo lo odia, è un fatto madornale, enorme.

Cioè il mondo, creatura di Dio, opera di Dio, l’uomo creatura di Dio che riceve tutto da Dio, grazia su grazia, ad un certo momento odia il suo Creatore, odia Colui che gli dà la vita, che gli dà tutto.

Com’è possibile questo fatto madornale, enorme?

Com’è possibile che nell’uomo nasca quest’avversione, questo odio verso il suo Signore?

Dobbiamo tenere presente che l’uomo si realizza in quanto diventa capace di fare silenzio, però questa capacità di fare silenzio deriva a lui da Dio, dall’ascolto di Dio, dalla presenza di Dio.

Se Dio non è presente a Lui, l’uomo si trova nella impossibilità di questo silenzio, il vero silenzio è attenzione a Uno.

Perché la creatura possa fare attenzione a Uno, è necessario che quell’Uno le venga presentato.

Non possiamo fare attenzione a uno che non conosciamo, ad uno che non abbiamo presente.

Allora il silenzio è dono di colui che viene a noi e che venendo a noi ci dà la possibilità di fare attenzione a lui e a ciò che egli ci dice.

Tant’è vero che noi ci accorgiamo di quanto sia difficile per noi fare silenzio.

Perché il silenzio è una grazia che viene a noi da un dono, il dono di colui che viene, che entra nella nostra vita.

Quindi la presenza di uno è sempre una grazia.

La presenza di Dio non dipende da noi.

Chi viene a noi ci fa la grazia della sua presenza, dandoci la possibilità di ascoltarlo e quindi di fare silenzio, di fare cioè attenzione a lui.

Tutta la nostra vita essenziale si svolge fra due termini estremi: il primo a Natale è la presenza di Dio in noi senza di noi, l’ultimo è la presenza di Dio in noi con noi.

Tra questi due estremi c’è tutta la problematica della nostra vita, c’è tutta la nostra salvezza e c’è tutta la nostra rovina.

S’incomincia con Dio che viene a noi senza di noi e abbiamo il Natale.

Nel Natale abbiamo la rivelazione che Dio è presente in noi tra noi, senza di noi, non è presente per opera dell’uomo, la Vergine concepisce non per opera di uomo.

A Natale Dio si presenta a noi per rivelarci che Lui è presente in noi senza di noi e questo è il principio della vita dello Spirito, della vita essenziale, della vita personale.

Però è necessario che questo Natale in noi non conosca la sera, non conosca il tramonto, cioè è necessario che noi impariamo a restare in questo principio, a raccogliere e a riferire tutto in questo principio, altrimenti siamo portati via dal mondo e allora tramonta tutto.

Cioè il dono del silenzio, il dono dell’ascolto ci è dato in questo principio, in questo Dio che è presente a noi senza di noi.

Ma se noi non riportiamo tutto a Lui, non riferiamo tutto a Lui, noi non soltanto perdiamo il principio ma perdiamo anche la capacità del silenzio, perdiamo la capacità dell’intelligenza.

Questo è il principio, il termine è giungere alla presenza di Dio in noi con noi.

Per questo dico che il Natale è l’inizio di un giorno che non deve tramontare ma che richiede la nostra continua partecipazione, quel “con noi” che vuole dire riportare tutto sempre nel principio.

Tutto viene a noi da Dio, perché Dio è Colui che parla, quindi tutte le creature sono di Dio, tutte le opere sono di Dio, tutte le parole sono di Dio.

Tutto è segno di Dio, però tutti questi segni sono intelleggibili e s’illuminano soltanto in quanto vengono riportati in questo principio, a questa presenza che si annuncia a Natale senza di noi, se non vengono riportati, in noi comincia la dispersione nei segni stessi di Dio.

Cioè quei segni, quelle opere, quelle parole che Dio ci fa giungere per dare a noi la possibilità di partecipare alla sua presenza, per dare cioè a noi la possibilità di essere presenti a Lui con Lui, diventano per noi motivo di dispersione, di avvelenamento.

Quando una creatura non può capire una cosa, quando non può intenderla, questa creatura inaugura la violenza nella sua vita.

Come dalla comprensione nasce nella creatura la mitezza, la bontà, l’umiltà, così dalla incapacità di comprendere nasce in noi necessariamente la violenza, l’odio.

La violenza e l’odio non sono opera nostra ma sono il frutto della non comprensione delle cose nel principio.

Noi siamo costretti a distruggere quei segni, quelle opere, quelle parole che non possiamo capire.

Di lì possiamo anche intendere quanto sia inutile parlare agli uomini della non violenza, dire a loro di non essere violenti.

L’uomo necessariamente è violento verso ciò che non comprende, non può farne a meno, le forme di violenza sono tante ma non può farne a meno.

Cioè se si vuole liberare l’uomo dalla violenza, bisogna aiutarlo a comprendere, cioè bisogna aiutarlo a vedere le cose nello spirito di Dio.

In caso diverso si fa un opera vana, perché l’uomo da solo non può essere non violento.

Ecco qual è la fonte dell’odio verso Dio nel mondo.

Perché l’uomo non riportando a Dio i segni di Dio, non ha la possibilità di comprendere, non ha la possibilità di vedere le cose nello spirito di Dio.

Infatti l’uomo “naturale” non può intendere le cose dello Spirito e non potendole intendere le deve odiare.

Gesù stesso dice che il mondo ama ciò che è suo: “Per questo mi odia e per questo odia voi, perché Io vi ho portati via al mondo”.

Quindi tutto ciò che non appartiene al mondo, viene odiato dal mondo.

“Hanno odiato Me, odieranno anche voi”.

E fintanto che nel mondo c’è l’odio, il Verbo di Dio non può manifestarsi, non può parlare, perché abbiamo visto la volta scorsa che la condizione affinché il Verbo di Dio possa manifestarsi è che Egli veda la presenza del Padre nel mondo, la presenza del Padre nel cuore dell’uomo.

Fintanto che l’uomo non ascolta il Padre (atto di giustizia), si trova nella impossibilità di accogliere la rivelazione del Cristo e non potendo accogliere la rivelazione del Cristo lo deve rifiutare, lo deve odiare, lo deve mandare a morte.

Per questo in Giudea cercano di ucciderlo e per questo Gesù non si reca in Giudea e si trattiene in Galilea e dice che il suo tempo ancora non è arrivato.

Ecco la grande diversità tra la Giudea e la Galilea.

Cioè il mondo sopporta il Cristo in Galilea ma non lo sopporta in Giudea.

Noi nella nostra vita sopportiamo anche il Cristo, nel senso di dargli un certo tributo, di compiere un certo dovere verso di Lui, come possiamo sopportare la presenza di un mendicante dandogli un euro, dandogli un angolo di tempo ma guai se quel mendicante chiedesse di essere ospitato a casa nostra o di entrare nella nostra vita, non lo sopporteremmo e così è il Cristo.

Noi possiamo dedicargli un ora la settimana, un certo tempo, possiamo dedicargli delle preghiere, possiamo compiere doveri o offerte verso di Lui per tacitare la nostra coscienza ma è tutto tempo di Galilea, ma guai se Lui cercasse di entrare nella nostra vita essenziale, di occupare i nostri pensieri, perché i nostri pensieri devono servire altro.

Allora lì noi uccidiamo il Cristo poiché non possiamo sopportarlo.

Questo ci fa capire che soltanto se siamo attratti dal Padre, possiamo accogliere dentro di noi il Figlio di Dio, in caso diverso no, possiamo illuderci di essere cristiani o seguaci del Cristo ma sostanzialmente non possiamo accogliere ed ascoltare il suo messaggio essenziale dentro di noi.

Perché chi apre a noi le porte al Figlio è il Padre, è Dio.

Dio è il centro, solo se noi facciamo questa giustizia essenziale dando a Dio il posto che gli spetta, solo così la nostra anima si apre ad accogliere il Cristo, ad ascoltare Cristo perché ha interesse per ciò che Egli dice.

In caso diverso, noi ci troviamo nella impossibilità di ascoltarlo e necessariamente arriva il momento in cui dobbiamo odiarlo.

Lo odieremo il giorno in cui Lui cercherà di entrare nella nostra vita, nei nostri pensieri e allora lo dovremo uccidere e scopriremo di essere partecipi di coloro che lo hanno mandato a morte.


Il mondo non può odiare voi, ma odia Me perché Io atteso che le sue opere sono malvagie. Gv 7 Vs 7 Secondo tema.


Titolo: Solo in Dio troviamo la mitezza.


Argomenti: Dio entra in conflitto con noi. La salvezza del Natale. Dio in noi senza di noi. Le diverse forme di violenza. La morte di Cristo è responsabilità personale di ognuno di noi. Rifiutare il linguaggio di Dio. Informare l’ambiente o essere informati. Le pasque piemontesi. L’inquisizione. Il carattere delle persone. Le differenze tra gli uomini. Il lupo e l’agnello. Pane spezzato. In tutto è Dio che parla.  Il dato oggettivo del Natale.


 

4/ Gennaio /1982



Andate voi a questa festa, io non ci vengo, perché il tempo mio non è ancora venuto. Gv 7 Vs 8 Primo tema.


Titolo: L’assenza di Dio.


Argomenti: Le feste religiose. La presenza di Dio. Esperimentare l’assenza di Colui che è presente. Il peso dell’assenza di Dio. La morte di Cristo.  Identità d’intenzioni. Opposizione alla verità di Dio. Leggere i segni di Dio secondo la Sua intenzione. Esperimentare la presenza di Dio nei suoi segni.


 

10/ Gennaio /1982


Gesù rivela di non volersi manifestare.

Evidentemente rivela che non condivide la festa e che non vi vuole partecipare.

Dobbiamo cercare di capire quale lezione Lui vuole dare a noi attraverso questo suo rifiuto di partecipare ad una festa religiosa.

Lui che non si rifiutò di partecipare alle nozze di Cana, che non si rifiutò di seguire un pagano che chiedeva aiuto per il suo figlio morente.

Eppure qui si rifiuta di partecipare ad una festa religiosa.

Il primo giudizio che ne potrebbe scaturire è quello dato dai farisei su di Lui: “Quest’uomo non è da Dio, perché non partecipa ad una festa voluta da Dio”.

Ma tutte le scene che Dio ci presenta, ce le presenta non perché noi abbiamo a giudicare ma perché noi abbiamo a trarne una lezione.

Quindi Gesù non si presenta perché noi abbiamo a giudicare Lui, ma perché noi abbiamo a capire quale lezione Lui vuole dare a noi rifiutandosi di partecipare ad una nostra festa, mettendo quindi in dubbio che la nostra festa sia effettivamente una festa voluta da Dio.

Ed effettivamente nelle nostre feste religiose, può succedere che noi le svuotiamo talmente di spirito da renderle solo recitazione, tradizione, abitudine, dovere e assenza di Dio.

Quello che Gesù vuole farci soprattutto considerare è questa sua assenza dalla festa di Gerusalemme.

Lui non vuole rendersi presente alla festa.

Non vuole manifestarsi perché gli animi lo odiano.

L’argomento che si presenta a noi da approfondire è soprattutto questo: l’assenza di Dio.

Teniamo presente l’apparente contraddizione perché Dio è sempre presente, ed è presente in modo tale che nessuno di noi lo può smentire: nessuno di noi può convincersi che Dio è assente.

Dio è presente in tutto, essendo Lui il creatore di tutto.

Questo tutti lo sappiamo e se anche lo trascuriamo non lo possiamo smentire, perché la Verità di Dio è più forte di noi e non è smentibile da noi.

Eppure Gesù qui, espressamente dichiara di volere essere assente da una festa religiosa.

Siamo nel campo dei segni e tutti i segni sono per noi, il Verbo di Dio s’incarna, parla e opera per noi.

Quindi non è che Dio sia oggettivamente assente, Dio dichiara la sua assenza per noi, perché siamo noi che ne esperimentiamo l’assenza.

E allora dobbiamo chiederci come può accadere e perché accade che Dio essendo presente ci faccia esperimentare la sua assenza.

Non basta sapere che Dio è presente per essere salvi, per entrare nell’amore, per conoscere Dio.

L’esperienza dell’assenza di Dio ha su di noi un peso maggiore del nostro sapere certa la sua presenza.

E l’esperienza che noi facciamo dell’assenza di Dio, gioca su di noi, pesa su di noi maggiormente.

Per cui non è sufficiente che noi sappiamo che Dio è presente, se noi esperimentiamo l’assenza di Dio, questa ci porta molto lontano da Dio e ci rende impossibile conoscere Dio, anche se noi non possiamo smentire che Lui sia presente.

Ma l’esperienza della sua assenza, rende a noi impossibile conoscere Dio.

Lo scopo di tutta l’incarnazione di Cristo che si sintetizza con la sua morte in croce e lo scopo di questa dichiarazione di Gesù, è quella di condurci a riflettere su quali siano le ragioni per cui noi soggettivamente esperimentiamo la sua assenza.

Perché solo conoscendo le ragioni per cui esperimentiamo la sua assenza, abbiamo la possibilità di rimuoverle e di evitare quindi di fare quegli errori che necessariamente conducono noi a toccare con mano l’assenza di Dio.

Lui muore sulla croce per farci scoprire le ragioni in noi della sua morte, poiché noi siamo colpevoli della sua morte.

E Lui muore, non per salvarci automaticamente ma per far scoprire a noi le ragioni della sua morte, affinché noi abbiamo la possibilità di superarle e quindi di partecipare della sua resurrezione.

Dobbiamo allora cercare le ragioni per cui pur sapendo che Dio è presente, noi vivendo esperimentiamo l’assenza di Dio.

Noi vivendo con una persona nella stessa casa, noi possiamo esperimentare l’assenza di quella persona.

Se in noi c’è un desiderio, un intenzione e la persona con cui viviamo non capisce la nostra intenzione, noi esperimentiamo l’assenza di quella persona che pure è presente fisicamente.

L’esperienza di una presenza di una persona è un punto d’incontro di due intenzioni.

Se noi abbiamo un’intenzione che non s’incontra con l’intenzione dell’altra persona, noi ne esperimentiamo l’assenza, pur avendo presente l’altra persona.

Questo c’insegna come noi nella nostra vita possiamo esperimentare l’assenza di Dio.

Fintanto che in noi c’è un intenzione o ci sono intenzioni che non s’incontrano con l’Intenzione di Dio, noi non possiamo esperimentare la presenza di Dio.

Quest’assenza Dio ce la dichiara proprio nel giorno di festa, perché abbiamo detto che il giorno di festa è la sintesi, la conclusione di tutta l’opera di Dio e in quel giorno si riassumono tutti i problemi della nostra assenza da Dio.

Perché noi possiamo esperimentare l’assenza di Dio, proprio quando maggiormente onoriamo Dio, quando maggiormente lo preghiamo o maggiormente siamo liberati dal mondo per occuparci di Lui.

Eppure avendo la disponibilità e il tempo per Lui, noi in quel tempo lì esperimentiamo la Sua assenza.

Quest’esperienza dell’assenza di Dio, gioca su di noi tutta la nostra dispersione, perché rende noi incapaci di conoscere Dio.

Non basta sapere che Lui è presente, come non basta vedere una persona presente, noi esperimentiamo l’assenza di quella persona perché non ci vediamo conosciuti, non ci vediamo compresi.

Il fatto di non vederci compresi, capiti, conosciuti da quella persona che noi abbiamo presente, ci mette in opposizione ad essa.

Se noi teniamo presente che soltanto la comprensione ci rende miti ecco che l’incomprensione ci porta alla violenza, ci porta all’odio, all’opposizione.

A un certo momento veniamo a trovarci in opposizione alla Verità di Dio, appunto perché esperimentiamo l’assenza di Dio dalla nostra vita.

Nei riguardi di una creatura, noi possiamo accusare la creatura di non conoscerci, di avere altre intenzioni, di essere in difetto rispetto a noi, ma nei riguardi di Dio questo no, noi non possiamo accusare Dio di assenza, perché noi sappiamo in modo incontrovertibile che Dio è presente e noi siamo condotti a confessare che il difetto è solo nostro.

Il difetto non è nell’intenzione di Dio, il difetto è nelle nostre intenzioni.

Ecco come Dio ci porta a scoprire le ragioni per cui noi esperimentiamo la sua assenza da noi e non la sua presenza.

In noi ci sono delle intenzioni errate.

Abbiamo detto che la presenza è la sintesi, il punto d’incontro di due intenzioni e fintanto che l’intenzione in noi non coincide con l’intenzione di Dio, noi non possiamo esperimentare la presenza di Dio in un suo segno e la festa rappresenta un segno di Dio.

Abbiamo detto molte volte che tutti i segni che Dio ci dà, sono ambigui, cioè i segni che Dio ci dà, sono rivestibili di intenzioni diverse e fintanto che noi interpretiamo, conosciamo o guardiamo i segni, le opere di Dio secondo la nostra intenzione, questa impedisce a noi l’esperienza della presenza di Dio.

Dio resta assente, pur non potendo noi smentire che Lui è presente.

Quello che domina su di noi è l’esperienza.

Quando muore una persona cara noi possiamo sentirci dire che essa continua a vivere, però quello che domina su di noi è l’esperienza della sua morte e le parole non servono, così come non serve sentirci dire che Dio è presente quando noi esperimentiamo la sua assenza: è quello che esperimentiamo che domina su di noi.

Ma Dio ci fa toccare con mano che questa esperienza d’assenza è conseguenza di un difetto in noi, cioè è conseguenza della presenza in noi di un intenzione diversa dall’intenzione di Dio.

Fintanto che noi non guardiamo i segni e le opere di Dio, con l’intenzione di Dio, noi ci rendiamo impossibile l’esperienza della presenza di Dio.

I segni e le parole vanno sempre osservate ed intellette, secondo l’intenzione di colui che opera.

Certamente non siamo noi i creatori, il creatore è Dio, uno solo è Dio e quindi è Lui che opera e parla in tutto: i segni sono suoi e allora se i segni sono suoi, noi dobbiamo preoccuparci d’imparare a leggere le parole di Dio, i segni di Dio secondo la sua intenzione e non secondo la nostra, questa è la condizione per esperimentare la sua presenza.

Abbiamo visto che Dio dà a noi la festa, affinché noi possiamo dedicarci a Lui, occuparci di Lui.

Se noi vediamo la festa come giorno di riposo, come liberazione da-, come tempo disponibile per il nostro io, noi interpretiamo la festa secondo la nostra intenzione, la fraintendiamo e quindi Cristo si rifiuta di venire alla nostra festa.

Dio ci  rende liberi dalle schiavitù del mondo e ci porta nella sua festa, affinché noi possiamo occuparci di Lui, dedicarci a Lui.

Dobbiamo quindi cercare d’intendere la festa nell’intenzione di Dio e non nell’intenzione nostra.

Soltanto vedendola nell’intenzione di Dio, noi vedremo che Cristo viene alla festa, che quindi Dio partecipa alla nostra festa e quindi esperimenteremo la presenza di Dio nei suoi segni.


Andate voi a questa festa, io non ci vengo, perché il tempo mio non è ancora venuto. Gv 7 Vs 8 Secondo tema.


Titolo: Mettersi in ascolto del Verbo.


Argomenti: L’intenzione di Dio nella festa. Coincidenza d’intenzioni. Esperienza e intelletto. L’esperienza sentimentale della presenza e dell’assenza di Dio. La conoscenza provata o capita. La Parola e il silenzio. Il tempo della creatura è il silenzio. Il silenzio della Madonna. Il tempo di Cristo. La promessa di Dio.


 

11/ Gennaio /1982



Ciò detto, si trattenne in Galilea. Gv 7 Vs 9


Titolo: Dio fuori dalla nostra anima.


Argomenti: La lezione di Samuele. Parole e pensiero. Uno solo è colui che parla. L’attenzione e il silenzio. Il mondo interiore. Galilea e Giudea. I due tempi del Regno di Dio. Esterno e interno. Parlare in parabole. La vera festa è Cristo. Presenza e esperienza di presenza. La gioia è essere con-.  La critica al saggio e allo stolto. Il rifiuto a partecipare a una festa voluta da Dio. L’assenza di Dio dalle nostre feste.


 

17/ Gennaio /1982


Noi ci aspetteremmo che dopo che Lui ha detto “queste cose”, i suoi fratelli avessero capito.

Perché evidentemente dicendo: “Lui si trattenne in Galilea”, ci dichiara che i suoi fratelli se ne sono invece andati in Giudea alla festa di Gerusalemme.

Ora, siccome tutto è carico di significato, dobbiamo essere attenti a non lasciare cadere a vuoto nessuna parola come fece Samuele.

Abbiamo udito stamattina la lezione di Samuele, dove è detto che Samuele fu grande, perché non lasciò andare a vuoto nessuna parola del Signore.

Questo ci fa capire che chi fa grande la nostra vita, la nostra anima, quindi chi dà significato ai nostri giorni è la parola di Dio non lasciata andare a vuoto.

Quando si dice che Samuele non lasciò andare a vuoto nessuna parola del Signore, ci fa pensare che le parole del Signore possono essere lasciate andare a vuoto.

“Dopo che Lui disse queste cose, se ne rimase in Galilea” e gli altri andarono invece alla festa a Gerusalemme, cioè ci fa pensare che tutto il suo discorso è andato a vuoto, è stato inutile: non hanno capito il suo pensiero, il suo cuore, la sua anima.

La parola è un segno, quindi è un messaggio e quando non si giunge al pensiero, la parola cade nel nulla, è lasciata andare a vuoto.

Per evitare che le parole che giungono a noi cadano nel vuoto, è necessario che noi passiamo al pensiero che esse ci annunciano.

Se noi invece ci fermiamo alle parole, ai segni, noi perdiamo lo spirito della parola stessa e questa cade a vuoto, cade a terra, diventa inutile.

Quale era il pensiero di Gesù nelle parole che disse ai fratelli?

Lui disse ai fratelli come a Cana che il suo tempo non era ancora giunto.

Anche allora alla Madre che gli faceva notare che non c’era più vino disse che il suo tempo non era ancora venuto, eppure dopo pochi istanti il suo tempo era arrivato, ma qui avevamo la Madonna, cioè avevamo quella creatura perfetta che era tutto silenzio, tutta attenzione.

Ed essendo lei tutta silenzio, invitava anche gli altri a questo silenzio, a questa attenzione all’unico che parla.

L’unico che parla nell’universo e nella nostra vita è il Verbo di Dio.

La creatura ha il compito del silenzio, il compito dell’ascolto.

Non ci sono molti che parlano, c’è Uno solo che parla.

Noi ci confondiamo e pasticciamo nella nostra vita proprio perché crediamo che siano molti a parlare, no, dobbiamo prendere consapevolezza che è Uno solo che parla, Uno solo è il Maestro.

L’unico che parla in tutte le cose è il Verbo di Dio.

E se Lui è l’unico che parla, noi dobbiamo fare attenzione soltanto a Lui.

È quest’attenzione a uno solo che forma il silenzio in noi.

Il silenzio è dato dalla tanta attenzione a uno solo.

Quando noi invece cerchiamo di fare attenzione a tanti, portiamo il rumore dentro di noi e finiamo col non capire più niente, non capiamo più il pensiero.

La creatura perfetta si realizza proprio attraverso il silenzio.

Mentre il Verbo di Dio è Colui che parla, la creatura si realizza in quanto e per quanto fa silenzio.

Il silenzio è il tempo che giunge per colui che parla.

Fintanto che nella nostra vita, nella nostra anima c’è rumore, non è giunto il tempo del Verbo di Dio per parlare.

Ecco i due tempi, le due opere che Dio fa con noi.

In un primo tempo Dio opera per condurre noi al silenzio, per farci passare dall’ascolto di tanti, al silenzio che ascolta Uno solo che parla.

E quando in noi finalmente si è realizzato questo silenzio, è giunto il tempo del Verbo di Dio, il suo tempo.

Alle nozze di Cana, Gesù in un primo tempo affermò che non era ancora giunta la sua ora.

E poi pochi minuti dopo la sua ora era già giunta.

Cosa era cambiato?

Era la Madonna che aveva detto ai servi: “Fate attenzione a tutto quello che Egli vi dirà”.

Aveva inaugurato il silenzio nelle anime.

Ed avendo formato il silenzio, cioè l’attenzione al Cristo, si era compiuto il suo tempo e Lui ha operato.

Qui invece il tempo non si è compiuto, perché Cristo ha parlato ma gli animi erano rumorosi, erano attenti ad altre feste del mondo.

Per cui Lui non andò in Giudea.

Abbiamo visto che la Giudea che ha per capitale Gerusalemme (la città di Dio) rappresenta in nostro mondo interiore, la nostra mente, il nostro cuore.

“Voi siete il tempio di Dio e Dio abita dentro di voi”.

Per cui se tu uomo vuoi trovare Dio rientra in te stesso.

“Chiudi l’uscio e lì nel silenzio tuo Padre ti ascolta, è presente”.

Ecco questo nostro mondo interiore è il tempio di Dio, è la Gerusalemme, è la Giudea, dove Dio è presente

Qui Cristo non andò in Giudea, cioè non entrò nell’intimo dell’uomo.

Il che vuol dire che è rimasto fuori e questo rimanere fuori vuol dire che i fratelli non avevano capito.

Non hanno capito il suo pensiero, non hanno capito il suo cuore.

E allora cosa c’era da capire?

Lui ha detto: “Il mio tempo non è arrivato, il mondo mi odia, andate voi a questa festa, Io non ci vengo”.

Eppure sembra che loro lo abbiano ascoltato “Andate voi” e loro sono andati.

Lui è rimasto in Galilea e l’aveva detto: “Io non ci vengo”.

Apparentemente si direbbe che loro abbiano capito, invece Lui restando in Galilea, dimostrò di essere rimasto fuori del cuore dell’uomo, di essere rimasto all’esterno, all’esterno dove le cose non sono capite.

“Perché a tutti coloro che sono fuori, tutto viene detto in parabole, soltanto a chi è dentro, è dato capire i misteri del regno di Dio”.

Se l’uomo non riceve dentro il suo cuore la parola di Dio la parabola detta in Galilea, l’uomo non può capire.

Il fatto che Gesù sia rimasto in Galilea, rivela che è rimasto fuori dal cuore di coloro ai quali parlava, cioè non è stato capito.

Allora ritorniamo lì, che cosa c’era da capire?

C’era da capire la festa, c’era da capire quale era il Suo tempo di cui Egli parlava.

C’era soprattutto da capire che la festa a cui Lui accennava, la festa del Signore era Lui.

Poiché l’essenza della festa che è liberazione da ogni lavoro, liberazione da ogni schiavitù, liberazione da ogni dipendenza del mondo, è liberazione, affinché noi ci possiamo impegnare con Dio e trovare in Lui la nostra gioia.

“Affinché abbiano in se stessi la pienezza della mia gioia”.

Quindi l’essenza della festa è questo impegnarsi con Dio.

Proprio impegnandosi con Dio si forma in noi l’intenzione, quell’intenzione che dà a noi la possibilità di esperimentare la presenza di Dio.

Perché abbiamo visto che la presenza, è la conseguenza del punto d’incontro di due intenzioni che collimano: l’intenzione di Dio e l’intenzione della creatura.

Fintanto che l’intenzione della creatura non collima con l’intenzione di Dio, noi pur non potendo smentire che Dio sia presente in tutto, noi non possiamo esperimentare la presenza di Dio.

Noi sentiamo parlare di Dio, noi possiamo essere convinti che Dio è presente, però noi esperimentiamo l’assenza di Dio, non la presenza di Dio.

Solo collimando l’intenzione dell’uomo e l’intenzione di Dio ci fanno esperimentare la presenza di Dio.

In caso diverso noi esperimentiamo sempre l’assenza di Dio ed esperimentando l’assenza di Dio, noi restiamo schiavi del mondo.

Se la festa è liberazione dal mondo per essere disponibili per Dio, in quanto uno s’impegna con Dio ha l’intenzione di trovare Dio e questa intenzione di trovare Dio collima con l’intenzione di Dio che vuole essere trovato.

L’intenzione di Dio è quella di farsi conoscere.

Dio opera tutte le cose per farsi conoscere, se l’intenzione della creatura è quella di conoscere Dio, le due intenzioni collimano e allora la creatura comincia ad esperimentare la presenza di Dio.

Ed esperimentando la presenza di Dio, incomincia ad esperimentare la gioia.

Perché la gioia è effetto dell’essere CON qualcuno.

Quando noi siamo soli siamo sempre tristi, perché noi siamo fatti per essere CON un altro.

Noi siamo creati in coppia.

In un primo tempo noi non sappiamo quale sia l’altro cui siamo uniti e lo confondiamo con le creature e troviamo la gioia nell’essere con le creature ma arriva sempre il momento in cui noi restiamo delusi dalle creature, perché le creature non possono rispondere a quelle esigenze dell’assoluto che Dio forma nella nostra anima.

La gioia è la conseguenza dell’essere con qualcuno.

E Dio che ci ha formati per la gioia, ci ha formati per essere con Lui.

Per questo la festa ha lo scopo di farci essere con Lui.

Ed è per questo che dico che la festa era Lui.

La festa è il Verbo di Dio che parla con noi.

Cristo rifiutandosi di andare alla festa dei giudei rivelava quale era il suo pensiero, voleva far capire che l’anima della festa, la sostanza della festa era Lui stesso, era trovare Lui.

Cioè invitava quei suoi fratelli a restare con Lui.

A questo punto c’è da chiedersi che cosa diventa la festa quando non c’è più Lui.

Se Lui rimane in Galilea, cioè se Lui rimane fuori di noi che cosa rimane della nostra festa, se noi nell’anima portiamo l’assenza di Dio, il vuoto?

Cioè noi celebriamo una festa di Dio ma con l’anima vuota di Dio e allora la nostra festa diventa solo una recitazione esteriore ma non c’è più lo spirito, non c’è più il pensiero, non c’è più la vita.

E questa è la conseguenza di non capire il pensiero delle parole di Colui che parla a noi, cioè delle parole del Verbo di Dio.

Le parole vanno capite nel loro pensiero.