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Ma costui sappiamo di dov'è; il Cristo invece, quando verrà, nessuno saprà di dove sia. Gv 7 Vs 27 Primo tema.


Titolo: “Noi sappiamo” = false sicurezze. Il vero sapere viene da Dio.


Argomenti: La perdita del paradiso terrestre – Preferire la creatura al Creatore – Bellezza e bontà – Le concessioni di Dio: verità. Bontà, bellezza – L’inganno dell’apparenza – L’handicap della conoscenza umana – Il dialogo di Dio con l’uomo attraverso la creazione – La comunione con Dio – L’ubbidienza all’autorità – Verità e autorità -


 

8/ Agosto /1982


Abbiamo visto le domeniche scorse che quando si guida un auto non si possono chiudere gli occhi.

O meglio si possono chiudere gli occhi, però  si diventa responsabili delle conseguenze.

Abbiamo visto che l’automobile rappresenta tutti i mezzi che Dio ci mette a disposizione per camminare nella vita e quindi rappresenta tutta la creazione.

Tutta la creazione è un mezzo che Dio ci mette a disposizione per camminare nella vita.

Però non ci è lecito chiudere gli occhi.

Cioè, non possiamo abbandonarci ai mezzi.

Non possiamo affidarci a quei mezzi che Dio ci mette a disposizione.

Bisogna tenere gli occhi aperti.

Gli occhi aperti, si tengono aperti, perché si ha la possibilità di guardare la luce.

Luce dei nostri occhi è Dio.

Questo per dirci che, in tutte le cose che non sono Dio, quindi in tutta la creazione, in tutte le opere, in tutte le strutture, in tutte le creature che sono mezzi per farci camminare nella vita, noi dobbiamo sempre avere gli occhi aperti alla luce di Dio.

Cioè in tutto, noi dobbiamo sempre consultare Dio.

Se non consultiamo Dio, noi chiudiamo gli occhi alla guida della nostra auto.

Anche questo ci rivela e ci conferma, che Dio ci ha creati per Sé.

Che Dio ci ha creati per dialogare con Lui.

E non vuole che noi veniamo meno a questo dialogo, a questo rapporto diretto con Lui.

Tutto serve, tutto ci sollecita, tutto c’invita, tutto ci richiama a questa conversazione con Dio.

Tutto è opera di Dio ma in tutte le cose, noi dobbiamo sempre vedere questo richiamo di Dio, questa sollecitazione di Dio ad alzare gli occhi a Lui, per ricevere da Lui la Luce.

Se noi trascuriamo Lui, succede il corto circuito con le creature.

Con tutte le conseguenze.

Cioè la nostra automobile va a finire nel burrone.

Però la responsabilità è nostra.

Perché tu sapevi che dovevi tenere gli occhi aperti alla guida.

È quello che capitò ad Adamo nei rapporti con Eva.

Ad un certo momento, Adamo ha chiuso gli occhi alla guida della sua macchina.

E si è affidato alla macchina stessa.

Cioè al mezzo che Dio gli aveva messo a disposizione.

Cioè si è affidato ad Eva.

Le conseguenze furono la cacciata dal paradiso terrestre e la perdita della comunione con Dio.

Non solo ma anche tutta la tribolazione nella creatura.

Abbiamo visto che le conseguenze di questo fatto fu una frattura che ognuno di noi esperimenta tra l’esterno e l’interno.

Cioè, essendoci affidati a ciò che è esterno, alla creatura, si è creata una scissione tra la creatura e il Creatore, tra la creazione e Dio, tra il nostro mondo esterno e il nostro mondo interno.

Da qui tutta la difficoltà per ritrovare questa armonia, questa unità.

Perché noi siamo fatti per vedere tutto nell’unità.

Noi siamo fatti per un amore.

Però patiamo questa divisione.

È come due che si vogliono bene e che eventi, siano costretti ad una separazione forzata.

C’è tutta una tribolazione per la divisione.

Il motivo lo vediamo molto chiaramente in questo versetto 27.

Qui quelli di Gerusalemme, avevano fatto dipendere il problema del Cristo da quello che ne dicevano i capi.

Da quello che dicevano i superiori.

Da quello che diceva l’autorità.

“Che cosa ne dicono i capi?”

E hanno rivelato che il riconoscimento che Gesù fosse il Messia, lo facevano dipendere dai capi, la loro autorità.

Però qui aggiungono un fatto che fa riflettere.

Qui dicono: “Noi però sappiamo donde è Costui”.

Questo ci fa scavare nel vero motivo per cui loro credevano ai capi.

E ci porta anche a capire, perché noi a un certo momento, ci affidiamo alla creatura, anzichè al creatore.

Noi preferiamo credere a quello che dicono gli altri, a quello che dicono i capi, a quello che dice l’autorità (ognuno ha una sua autorità) anziché credere a quello che dice Dio,

A un certo momento c’è questo antagonismo.

È Dio stesso che porta a questo antagonismo.

Dio non si confonde con nessuna creatura, Dio non si confonde con nessun mezzo che Dio ha messo a disposizione all’uomo.

Proprio perché non si confonde con nulla, vuole che si tengano gli occhi aperti quando si guida una macchina.

Cioè Dio non si confonde con la creatura che Lui pure ci mette a disposizione per camminare nella nostra vita.

Per cui vuole sempre che noi consultiamo Lui.

Non possiamo mai identificare Dio con le sue opere, Dio con i suoi doni, non possiamo mai identificare il Creatore con la creatura.

Per cui noi non possiamo abbandonarci alla creatura, senza una colpa, una responsabilità.

Questi giudei denunciano che loro stessi hanno in se stessi il motivo per cui non credono in Cristo.

Poi dopo a loro farà comodo affidarsi all’autorità.

Ma a questo punto il loro credere a quello che dicono i capi, è soltanto una giustificazione di quello che già portano in se stessi.

Infatti essi hanno già scartato Gesù: “Noi sappiamo donde è Costui”.

Cioè ci fa capire che tutti i nostri rapporti esterni con la creazione, hanno una causalità interna dentro di noi.

Il nostro interno è determinato dal rapporto diretto della nostra anima con Dio.

Perché tra la nostra anima e Dio non è interposta nessuna creatura.

Le creature si interpongono nell’esterno ma tra la nostra anima e Dio non è interposta nessuna creatura.

E se in questo rapporto interno c’è qualcosa che non va, è qui che dobbiamo cercare il motivo, per cui noi preferiamo la creatura al Creatore, cioè facciamo il peccato.

Il peccato sta nel preferire la creatura al Creatore.

Nell’affidarci alla creatura, anziché al Creatore.

Ma cosa troviamo noi nella creatura da preferirla al Creatore?

Se noi preferiamo la creatura al Creatore, evidentemente è perché nella creatura c’è qualcosa di diverso dal Creatore.

O perlomeno, per noi c’è qualcosa di diverso.

Cosa possiamo trovare qualcosa di diverso nella creatura, come questi giudei trovarono nei loro capi riguardo a Cristo.

Come possiamo trovare noi qualcosa di diverso nel credere ai capi, ai superiori, all’autorità, anziché a Dio.

Cosa ci può essere di diverso?

I motivi sono sempre dentro di noi.

In questo rapporto tra la nostra anima e Dio.

Quando la nostra anima non riporta a Dio, non raccoglie in Dio (Dio è la Verità), la nostra anima nel pensiero di sé, resta separata divisa da questa Verità.

E allora non guarda più le cose dal punto di vista di Dio (perché non ha riportato a Dio) ma le guarda dal punto di vista del suo io.

Ed è qui che le cose cominciano ad essere viste non più per quelle che sono, quindi non più per amore alla Verità, ma vengono viste per la loro bontà, per la loro utilità o per la loro bellezza.

Ritorniamo sempre all’inizio, poiché all’inizio i fatti sono molto semplici.

Eva quando escluse dal suo animo il Pensiero di Dio, l’ubbidienza a Dio, vide che i frutti di quell’albero erano buoni ed erano belli.

Belli e buoni.

Escludendo la verità, le creature si presentano sotto questi due aspetti: bellezza e bontà.

Noi escludiamo la Verità in quanto escludiamo il rapporto diretto con la Verità di Dio e allora Dio opera concessioni verso di noi, per attrarre la nostra anima, per legarla.

Perché il problema di Dio è quello di legare la nostra anima a qualcosa.

E dal momento che la nostra anima ha escluso la Verità, Dio per attrarre la nostra anima, si concede.

E la concessione avviene per vie sempre più degradanti, fino ad arrivare al punto in cui Dio si offre ad essere tutto opera della creatura.

Quando le cose diventano effetto nostro, proiezione nostra, qui noi siamo schiavi delle cose stesse e non possiamo più liberarci.

Noi diventiamo figli delle nostre opere.

Ed è il problema del Cristo che si offre alla creatura, si lascia uccidere dalla creatura, ma lasciandosi uccidere dalla creatura, si fa opera della creatura.

Dio opera per concessioni e il susseguirsi di queste concessioni lo possiamo sintetizzare in tre livelli.

Il livello della verità.

Il livello della bontà.

Il livello della bellezza.

Il livello della verità richiede il raccogliere in Dio, riferire tutto a Dio, ed è fondato sulla giustizia e questo richiede il superamento di noi stessi.

Se noi non facciamo questa giustizia, abbiamo il primo gradino di concessione e le cose si presentano sotto l’aspetto della bontà.

Della bontà, dell’utilità ma l’utilità è già in rapporto al nostro io, perché il nostro io si è già separato da Dio.

La bellezza è l’ultimo gradino della concessione di Dio ed è il massimo della concupiscenza dell’io.

L’uomo non può più sottrarsi all’attrazione della bellezza.

È l’ultimo gradino delle concessioni di Dio.

Però c’è un rischio grosso in questo.

E il rischio grosso sta qui: “Noi però sappiamo donde è Costui”.

“Loro sanno” e questo “loro sapere” impedisce a loro di sapere.

Ecco il rischio grosso: quello che la creatura acquisisce attraverso le concessioni di Dio .

Dio concedendosi unisce la creatura ai suoi doni e la creatura che acquisisce i doni, è una creatura che comincia ad avere ha, incomincia a sapere sa.

Incomincia ad essere illuminata, crede di capire.

Qui c’è un rischio grosso perché qui la creatura si costruisce delle false sicurezze.

Crede di essere ricca ed è misera.

Crede di vedere ed è cieca.

Crede di sentire e non capisce.

Crede di sapere e non sa.

Le false sicurezze.

Crede di essere giusta, di essere magari religiosa ed è ingiusta e blasfema.

È l’inganno dell’apparenza.

Sono le due grandi lezioni che noi traiamo da questo versetto 27.

Prima di tutto che le vere ragioni della nostra sottomissione a quello che dicono le creature non sono fuori di noi.

E noi non saremo giustificati dal fatto che avremo ubbidito a chi era fuori di noi.

Non saremo giustificati.

Perché le vere ragioni sono dentro di noi.

E se noi siamo portati ad accettare quello che dicono gli altri, anziché cercare alla fonte Dio, consultarci con Dio, questo è segno che a noi la Verità interessa poco.

È come colui che dice di non avere tempo.

Implicitamente dice di non avere sufficiente amore o interesse.

Rivela, denuncia che a lui la cosa sta poco a cuore.

Per cui non gli interessa attingere la Verità personalmente alla sorgente.

Il secondo argomento è questo: quello che noi abbiamo ci impedisce di avere.

E che quello che noi sappiamo ci impedisce di sapere.

L’interrogativo rimane.

Quando interrogano Gesù: “Dicci con quale autorità Tu fai queste cose?”

Gesù risponde con una interrogazione: “Il battesimo del Battista veniva dal cielo o dagli uomini?”.

“Non lo sappiamo” rispondono quelli.

E Gesù: “Neppure Io allora vi dirò con quale autorità faccio queste cose”.

Resta un interrogativo.

Perché non è lecito alla creatura non sapere.

Quello che la creatura sa, gli impedisce di sapere, eppure non è lecito alla creatura non sapere.

E di fronte alla creatura che non sa, Cristo tace.

Si rifiuta di parlare.

Ma allora come bisogna sapere?

Noi non possiamo ignorare.

Tutte le cose arrivano a noi.

Ed in quanto arrivano a noi, arrivano da un essere trascendente superiore a noi.

Per cui, noi non possiamo non vedere, noi non possiamo non sentire.

E quando diciamo: “io non ho visto” è perché abbiamo già visto.

E quando diciamo “io non voglio sentire” è perché abbiamo già sentito.

Noi non possiamo negare se non ciò che abbiamo già presente.

Quello che non abbiamo presente, non possiamo nemmeno negarlo.

Quindi se lo abbiamo presente, è perché Dio ce lo ha già presentato.

Quindi la creatura, proprio per il suoi rapporto che ha con Dio, è una creatura che non può non sapere.

La creatura sa.

Ma se quello che sa, le impedisce di sapere, se quello che vede le impedisce di vedere, come noi veramente dobbiamo sapere?

Come dobbiamo avere? In modo che le cose che abbiamo non impediscano a noi di aprirci?

O di mantenerci aperti.

In realtà, tutti i doni di Dio, non sono mica dati per impedirci di ricevere.

Dio ci manda tutti i suoi doni come mezzi, come aiuto per sollecitarci, non per impedirci.

È vero che il Signore dice di non accumulare tesori in terra.

Noi possiamo correre il rischio di accumulare tesori sulla terra.

E accumulando tesori sulla terra, questi tesori impediscono a noi di ricevere i veri tesori dello Spirito.

Per cui l’uomo ricco, l’uomo che crede di sapere, è un handicappato, è uno che si trova molto in difficoltà sul cammino della Verità.

Però da parte di Dio, tutte le cose, arrivano a noi non per impedirci ma per aiutarci sul cammino della Verità.

Tutti i doni di Dio sono dei mezzi che Dio ci presenta per dialogare con Lui, per consultare Lui.

E allora come dobbiamo sapere e come dobbiamo comportarci con la creazione e le creature, per evitare di accecarci o paralizzarci con questi.

È l’invito a capire, a renderci consapevoli che non dobbiamo mai stabilire dei rapporti orizzontali con le creature.

Tutte le cose che riceviamo, le dobbiamo sempre portare a Dio.

E fare di queste un mezzo per dialogare con Dio.

Un argomento direi.

Tutta la creazione, tutte le cose che Dio ci presenta, sono un argomento per dirci: “Oggi tu dialoga con Me su questo”.

Per cui Lui crea noi e Lui offre ancora a noi, l’argomento per dialogare con noi.

Perché se Lui non ci offrisse l’argomento, noi staremmo davanti a Lui muti.

Senza sapere comunicare, perché non avremmo niente da dire, non sapremmo che cosa dire.

E allora Lui ci offre quasi pane spezzato, dei temi: “Oggi tu dialogherai con me su questo tema”.

Il tema è dato dalla sua creazione, è dato dai fatti, è dato dagli avvenimenti.

Però tutte queste cose qui che arricchiscono noi, devono essere considerate da noi, come temi che Dio ci offre per dialogare con Lui, per consultare Lui, in modo che attraverso questi, consultando Lui, noi possiamo conoscere Lui.

Perché la conoscenza di Dio, si ha attraverso i doni di Dio.

Attraverso le parole di Dio, se però questi doni e queste parole, sono diventati per noi argomento di dialogo con Dio.

Non sono diventati per noi argomento di possesso.

O argomento di dialogo con le creature.

Ma sono diventate per noi, come devono essere veramente: argomenti per dialogare con il nostro creatore.

E quindi per conoscere di più Lui.

Quanto più noi dialoghiamo con Lui, attraverso quello che Lui ci offre per dialogare con Lui, tanto più si forma comunione e quindi si forma vita eterna.

È quello che dice Gesù: “Chi raccoglie con me nei granai del Padre, riceve mercede di vita eterna”.

La vita eterna è conoscenza di Dio come vero Dio.

Dalla conoscenza si ha la comunione, quindi comunione con Dio.


Ma costui sappiamo di dov'è; il Cristo invece, quando verrà, nessuno saprà di dove sia. Gv 7 Vs 27 Secondo tema.


Titolo:  Con la  sua Parola Gesù evidenzia la falsa sicurezza dei Giudei.


Argomenti: Pensiero e dialogo di Dio con l’uomo – La ribellione dell’uomo – Unione segno di Dio con Dio – La formazione dell’io – La capacità di leggere – Non pensare – Il male del pensiero -  L’occupazione del pensiero -  La realizzazione della Presenza – Il peccato è uno solo – Raccogliere in Dio e intelligenza – Amore e conoscenza – L’apparenza.


 

9/ Agosto /1982