HOME

 


E continuò: «Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre mio». Gv 6 Vs 65 Primo tema.


Titolo: Le conseguenze del Si e del No.


Argomenti: Il sapere l’uomo del Figlio nel Padre – La sorgente dalla nostra vita: si o no a Dio – Avere padri diversi da Dio – Schiavi dei condizionamenti esterni – La libertà è in Dio – La conoscenza è la sintesi del dono di Dio e della creatura – L’illusione di credere – La scelta continua di Dio – Dio nostro principio -


 

30/ Agosto /1981 Vigna



E continuò: «Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre mio». Gv 6 Vs 65 Secondo tema.


Titolo: Il negativo c’impedisce il positivo.


Argomenti: Portare a compimento i segni nel Padre – Perdere l’anima nell’abitudine – Il silenzio con il Padre – Volontà e valore – Pensare Dio – Diventare pensiero del mondo – La schiavitù dell’uomo e la libertà di Dio – L’amore unico – L’irreversibilità – La capacità di pensare – La torre di Siloe – Restare nella realtà -


 

31/ Agosto /1981



Da allora molti dei suoi discepoli si tirarono indietro e non andavano più con lui. Gv 6 Vs 66 Primo tema.


Titolo: L’impossibilità a credere.


Argomenti: Il compimento dell’opera del Padre in noi – La vera fede – L’ateismo – La fede nominale – La fuga da Chi non si può ignorare – Schiavi delle opere di Dio - Lottare contro Dio – Il legame con la materia – Liberarsi di Dio – La lavagna incancellabile – L’ateismo pratico – Dio parla solo di Sé -


 

6/ Settembre /1981 Pagna


Gesù aveva affermato precedentemente: “Per questo vi ho detto che nessuno può venire a Me, se non gli è concesso dal Padre mio”.
Il Padre si annuncia a tutti, e annunciandosi propone la sua Verità.

Di fronte a questa proposta, l’uomo può dire sì o può dire no.

Domenica scorsa abbiamo visto in cosa consista questo sì e questo no alla Verità di Dio.

Abbiamo osservato che il Padre inizia in noi, senza di noi un opera, però tutto quello che è iniziato dal Padre, attende da noi un compimento e il compimento in noi, non avviene senza di noi.

Poi l’opera del Padre ha il suo compimento in sé ma in noi, tale compimento non avviene senza di noi.

Ed è qui che noi abbiamo riconosciuto come vera fede non quella che s’accontenta di ricevere tutto da Dio, perché nel ricevere tutto da Dio, noi siamo nella fase della proposta del Padre, cioè nelle opere incominciate da Dio.

La vera fede è quella che accogliendo tutto da Dio, ha interesse per capire l’intenzione di Dio nelle sue opere.

Per cui se noi, pur accogliendo tutto da Dio, non sentiamo il bisogno, il desiderio, l’interesse per capire le parole di Dio nello Spirito di Dio, è segno che in noi non c’è questa vera fede.

Se invece noi sentiamo questo bisogno, questo è segno che qualcosa della vera fede è entrato.

E se in noi c’è questa vera fede, allora ci è concesso dal Padre di andare al Cristo.

Adesso, di fronte a quest’affermazione di Gesù, molti dei suoi discepoli si ritirarono e non andavano più da Lui.

Quale lezione Dio vuole dare a noi, attraverso coloro che non possono credere, che sono impossibilitati a credere?

Cioè quale lezione Dio vuole dare a noi attraverso l’ateismo.

L’ateismo che è impossibilità di credere.

Abbiamo accennato al fatto che l’ateismo non è ignoranza di Dio.

L’ateo non ignora Dio, poiché Dio s’annuncia a tutti ma l’ateo è uno che non può ignorare Dio volendolo ignorare.

Per cui è impegnato, costretto, in continuazione a rifiutarlo, perché non lo può ignorare, pur volendolo ignorare.

Dobbiamo chiederci quale sia la lezione che Dio vuole darci, attraverso questa scena di anime che, ad un certo momento si ritraggono, che non possono più restare con Gesù.

Vuol dire che ci sono delle anime impossibilitate a credere in Dio: non gli è concesso e qual è la lezione, lo scopo di questo fatto che Dio ci presenta.

In tutte le cose che il Signore ci conduce ad osservare, a vedere, c’è una lezione personale per ognuno di noi.

Vuol dire che incombe su di noi questo ateismo, forse quando crediamo maggiormente di credere o di essere religiosi.

Incombe su di noi questo ateismo che preme su di noi e impedisce a noi di avere la vera fede, per cui in noi resta una fede nominale.

La fede nominale è la fede per “sentito dire” pur impedendoci di ignorare Dio, non ci libera dall’ateismo.

Il Vangelo, precedentemente ci ha fatto considerare dei discepoli che erano in ascolto della Parola di Dio eppure non credevano.

Quindi c’è una fede che ascolta e non crede e c’è la vera fede che ascolta e cerca di capire.

Prima c’era la possibilità di credere, avevamo creature che ascoltavano ma non si preoccupavano di capire, qui invece arriviamo a creature che si trovano nell’impossibilità di credere e che devono scappare da Dio.

È la fuga da Dio.

L’ateo è in fuga da Dio ma fugge da uno che trova in tutti gli angoli.

Se anche noi ci sprofondiamo nelle tenebre, nella notte, nell’inferno, Dio è sempre presente.

C’è la fuga da uno che non si può ignorare.

L’ateo è uno che cerca di cancellare una cosa che non può cancellare.

La possibilità di credere, si perde se uno non si preoccupa di capire ciò che la fede gli presenta.

La Parola stessa di Gesù ci scaccia, ci allontana, perché la Parola di Gesù è una pietra su cui l’anima costruisce se crede con fede autentica, in caso contrario quella pietra è pietra d’inciampo, ci schiaccia, ci allontana.

Dobbiamo chiederci quale sia il significato di questa fuga da Dio, il significato positivo dell’ateismo.


Da allora molti dei suoi discepoli si tirarono indietro e non andavano più con lui. Gv 6 Vs 66 Secondo tema.


Titolo: La fuga da Dio.


Argomenti: La Parola purifica l’intenzione – L’assenza di Dio è misericordia di Dio – Il credente ateo – Accettare l’inferno da Dio – La fede tiepida – Il maestro e i discepoli – La natura atea – Il Dio nemico – Le piccole cose – Tutto va sempre finalizzato a Dio -


 

7/ Settembre /1981



Disse allora Gesù ai Dodici: «Forse anche voi volete andarvene?». Gv 6 Vs 67 Primo tema.


Titolo: Seguire gli altri.


Argomenti: L’ateismo: impossibilità di ignorare e credere in Dio – Dio e le opere di Dio – Abbandonarsi a ciò che fanno tutti – Gesù non trattiene nessuno – Le tenebre esteriori – Fortificare l’intenzione – La scelta e la dedizione personale – La cananea -


 

13/ Settembre /1981 Vigna



Disse allora Gesù ai Dodici: «Forse anche voi volete andarvene?». Gv 6 Vs 67 Secondo tema.


Titolo: La proposta d’amore.


Argomenti: La scelta personale – L’obbligo di fuggire da Dio – L’abito delle nozze – Il lucignolo fumigante – La persona e il gruppo – Il motivo per cui restiamo con Dio – La conflittualità con Dio e la croce – Esteriorizzare il delitto – Prendere su di Sè il peccato – La Parola è rivelatrice dei cuori – L’esigenza di Dio -


 

15/ Settembre /1981




Gli rispose Simon Pietro: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna; Gv 6 Vs 68 Primo tema.


Titolo: Il tesoro della conoscenza di Dio.


Argomenti: I segni dati e i segni chiesti – Capire nell’intenzione di chi parla – L’amore che si qualifica – La funzione delle tentazioni – L’amore e la scelta personale – L’importanza e il luogo della vita eterna – La scelta di Gesù e la scelta dell’uomo – La dinamica del regno di Dio – Out/Out – Il sì a Dio  - Portare a compimento l’opera di Dio – L’incompatibilità di tutto con il Tutto – L’intenzione è la premessa alla conoscenza – Amore puro o interessato – Il Dio esigente – L’intenzione pura -


 

20/ Settembre /1981


È la risposta di Pietro a nome di tutti e dodici gli apostoli, alla proposta di Gesù: “Volete andarvene anche voi?”.

Questi apostoli, hanno assistito alla scena di molti discepoli che lasciavano Gesù alla conclusione del suo discorso.

Di fronte a questa scena subentra nel loro animo la prova, la tentazione.

Come di fronte ad ogni interpretazione secolare, atea del mondo, subentra nel nostro animo la tentazione di fare come fanno tutti.

Abbiamo visto che la proposta di Gesù ai suoi apostoli, non era fatta perché se ne andassero, era una proposta d’amore ed era per qualificare il loro amore.

Gesù sollecitava a loro un amore più impegnativo, più personale.

Quanto più Dio ci fa assistere a scene contrarie alla fede, quanto più sollecita noi ad un impegno più personale nella fede.

È una proposta per far sgorgare dal nostro cuore un maggiore legame d’amore.

Quindi non è per allontanarci ma è per impegnarci maggiormente.

È la stessa anima di tutte le prove, di tutte le nostre tentazioni e delle tentazioni cui Gesù è stato sottoposto, sempre in funzione nostra.

Tutto quello che Gesù ha fatto, ha detto, ha accolto, lo ha fatto sempre come figlio dell’uomo, quindi lo ha fatto per ognuno di noi, per farci capire qual è l’intenzione di Dio nelle prove che ci manda.

Dio non ci tenta al male, Dio non ci manda delle prove, delle tentazioni, delle sollecitazioni ad andarcene da Lui, a vivere come tutti perché noi abbiamo ad assecondarle, ma perché noi abbiamo a far trionfare su di queste il nostro Amore principale.

È per formare in noi l’amore e un amore personale.

E proprio in questo, Dio rivela di essere amore, poiché rivela le esigenze dell’amore.

Quando si ama e si propone: “Vuoi andartene anche tu?”, non lo si dice perché l’altro se ne vada, ma perché sgorghi dall’altro una maggiore dedizione, una maggiore scelta personale e quindi per rafforzare maggiormente l’amore.

Ora, se Dio opera per rafforzare il nostro amore, è perché Dio è amore e chiede alla creatura amore.

Qui ci troviamo di fronte a Simon Pietro che a nome dei dodici dice: “Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna”.

Dicendo questo Pietro rivela che in lui, la vita eterna ha assunto un interesse superiore a tutto il resto.

Quindi rivela prima di tutto interesse per la vita eterna, cioè interesse per conoscere Dio e in secondo luogo rivela di aver capito il dove, il luogo in cui si trova questa vita eterna.

Dicendo “Tu hai parole di vita eterna”, esclude tutti gli altri: “Nessuno parla come te, nessuno ha parole che ci conducono a conoscere Dio”.

Chi dice questo è perché ha capito l’importanza di conoscere Dio (vita eterna) già da adesso, oggi.

Solo se in me si è formata la convinzione della grande importanza che ha per me il conoscere Dio e del luogo in cui si può trovare questa conoscenza, solo lì ho la risposta alla proposta che mi fa Cristo.

In caso diverso devo scappare.

Gesù dice: “Non sono forse stato io a scegliervi tutti e dodici?” e in un altro luogo dice: “Non siete voi che avete scelto Me, sono Io che ho scelto voi”.

Colui che ha scelto, adesso si offre ad essere scelto.

Questo ci rivela la dinamica del regno di Dio: Dio è amore, quindi è Colui che per primo ama la creatura, ma amando la creatura si offre ad essere amato dalla creatura.

Dio è il Creatore e ad un certo momento si fa figlio della creatura, Lui che vuole la creatura, si offre ad essere voluto dalla creatura.

Gli errori nostri nella vita e nell’interpretazione della vita, non stanno nel primo tempo, stanno sempre nel secondo tempo.

Dio ci sceglie, Dio arriva a noi, Dio parla, il difetto sta nella risposta.

Quando Lui si presenta ad essere voluto, ad essere scelto, in noi subentra il difetto.

Il problema della scelta è un problema di aut- aut, cioè non puoi servire due padroni.

Noi di fronte alla possibilità di scegliere, noi rispondiamo con sia uno che l’altro.

Al posto di aut- aut, noi rispondiamo fifty- fifty e non ci rendiamo conto che proprio facendo così, noi ce ne andiamo.

Il problema essenziale della creatura sta nel dire sì a Dio, e il sì a Dio sta nel portare a compimento quello che Dio inizia.

Dio inizia l’opera e tutto quello che accade nella nostra vita è inizio d’opera di Dio, ma quest’opera che è iniziata da Dio, non giunge al compimento senza di noi.

Dio inizia l’opera senza di noi, l’opera in noi non giunge al compimento senza di noi.

Quindi il sì a Dio sta nel portare a compimento l’opera che Dio inizia.

Ma qui scopriamo che questo compimento dell’opera che Dio inizia sta nello scegliere Dio, come Dio ha scelto noi.

Dio dopo averci scelti, si presenta ad essere scelto, mettendoci la conoscenza di Dio, incompatibile con ogni altra cosa.

Mano a mano che la nostra vita passa, tutto ciò che non è Dio diventa (su proposta di Dio) incompatibile con la conoscenza di Dio.

Ed è proprio questa incompatibilità che provoca in noi la scelta.

È l’out – out.

Addirittura: “Chi ama suo padre e sua madre più di Me, non è degno di Me”.

Ma questo out- out arriva con la tua stessa vita: “Chi ama la sua vita più di Me, non è degno di Me”, “E chi messa mano all’aratro si volta indietro non è fatto per il regno di Dio”.

Ecco gli out – out.

Ma perché questo?

È purificazione d’intenzione.

Finché noi amiamo Dio per altri motivi, all’infuori di Dio stesso, noi ci troviamo nella impossibilità di potere conoscere Dio e quindi di entrare nella vita eterna.

Cioè la vita eterna per noi non diventa “realizzazione”, non diventa realtà, resta nel campo dei sogni.

È assolutamente necessaria da parte della creatura questa scelta e noi vediamo attraverso le pagine del Vangelo che abbiamo questo progredire di prove, attraverso cui Cristo stesso mette gli animi alla prova che consiste nello scegliere Dio o le sue opere.

Qui il Signore ci fa intuire qual è la dinamica del suo regno e quindi tutta la sua opera con ognuno di noi per formare in noi l’intenzione sua.

L’intenzione è la premessa, è la condizione per potere conoscere, poiché noi possiamo conoscere Dio solo nell’intenzione di Dio, nello spirito di Dio: “Nessuno può andare al Padre se non per mezzo di Me”.

Finché noi crediamo Dio per argomenti diversi da Dio, noi ci troviamo nella impossibilità di conoscere Dio.

Naturalmente noi corriamo il rischio di perdere il contatto con Dio.

La scelta di Dio diventa sempre più purificatrice, fino a formare in noi l’intenzione pura dell’amore di Dio.

Fintanto che noi non arriviamo qui, noi ci troviamo nella impossibilità di esperimentare la presenza di Dio, di conoscere Dio.

D’altronde è esperimentabile da tutti noi che fintanto che si ama una persona per motivi diversi dalla persona stessa, noi non amiamo quella persona, cioè il nostro amore è interessato ed arriva il momento in cui quell’amore non regge più.

Amare vuole dire amare l’altro per ciò che l’amato è, non per ciò che posso strumentalizzare di egli.

Proprio questo ci fa capire perché Dio sia tanto esigente e ci spogli di ogni altro interesse verso di Lui.

Per cui bisogna arrivare a volere Lui, per ciò che Egli è, perché solo amandolo e volendolo per ciò che Egli è, si forma in noi l’intenzione capace di conoscere Lui.

Fintanto che noi amiamo, cerchiamo o crediamo Dio per un motivo diverso da Lui, questo motivo ci rende impossibile conoscere Dio ed a un certo momento ci porta alla fuga da Dio.

Se ci rende impossibile conoscere ed esperimentare Dio, questo vuole dire che fintanto che non si forma in noi questa intenzione pura, la conoscenza e la presenza di Dio appartengono al campo dei sogni e non al campo del reale.

Un amore che non vuole la persona per quello che essa è, non si realizza.



Gli rispose Simon Pietro: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna; Gv 6 Vs 68 Secondo tema.


Titolo: Cristo è l’unico che ci parla di Dio.


Argomenti: La purezza d’intenzione – Conoscere e volere Dio per quello che Lui è – Dio ci sceglie per essere scelto – La fede di Pietro – Organizzarsi per il fine – Lavorare nella vigna – La scelta personale – L’annuncio e la realtà – Strumentalizzare Dio – L’amore inquinato – Il legame stabile e personale -


 

21/ Settembre /1981