È lo Spirito
che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che vi ho dette sono
spirito e vita. Gv 6 Vs 63 Primo tema.
Titolo: Il desiderio è
amore.I
Argomenti: Lettera ai romani
capitolo 8 - L’intenzione di chi parla -
Approfondire le contraddizioni – Approfondire – Il motivo del parlare di
Cristo – Motivati da carne o spirito – Interpretare lo Spirito con la carne –
Desiderio e amore – Guardare Dio – Lo Spirito in noi – La carne è il segno in
cui lo Spirito si significa – Il tralcio e la vite – Cristo parla sempre nel
pensiero del Padre -
26/ Luglio /1981
Dobbiamo
collegare questo versetto con il precedente: “Questo vi scandalizza? E se
doveste vedere il Figlio dell’uomo salire dove era prima?”
Dobbiamo vedere
questa affermazione di Gesù, con quanto Lui rimprovera verso i suoi discepoli e
verso i giudei.
Rimprovera loro
di essersi scandalizzati delle sue parole.
Di avere
trovato troppo difficili i suoi argomenti.
E dopo avere
rimproverato questo Lui afferma: “È lo Spirito che vivifica, la carne non serve
a niente”.
Il fatto strano
è che, dopo aver parlato nella sinagoga di Cafarmao dell’importanza di mangiare
la sua carne, adesso Lui dice che la carne non serve a niente.
È una
contraddizione.
E tutte le
volte che abbiamo parlato delle contraddizioni, abbiamo osservato che sono
sollecitazioni di Dio per farci approfondire le sue parole.
Anche qui Gesù,
dopo avere fatto tutto un discorso sull’importanza della sua carne, sul fatto
che solo coloro che mangiavano la sua carne potevano avere la vita eterna,
adesso dice che la carne non serve a niente.
Dobbiamo
approfondire, per capire, con l’aiuto di Dio, che cosa Lui ci vuole significare
attraverso questa sua affermazione.
Quello da
mettere in evidenza è il vivere secondo lo Spirito o il vivere secondo la
carne.
Quello che dà
vita è il vivere secondo lo Spirito.
Però si ha lo
Spirito, in quanto si desidera lo Spirito.
Se noi anziché
vivere per lo Spirito, ci lasciamo dominare dalle cose della carne, finiamo col
desiderare le cose della carne, ci lasciamo cioè guidare da quelli che sono i
bisogni del nostro corpo, la salute, la comodità, il benessere.
Quando noi
viviamo per queste cose allora desideriamo le cose della carne e San Paolo
chiaramente dice che se desideriamo le cose della carne moriremo.
Invece chi
desidera le cose di Dio, questi appartiene allo Spirito e qui la conclusione è
la Vita.
Quindi lo
Spirito vivifica, in quanto ci conduce a desiderare di conoscere Dio.
Se noi
desideriamo di conoscere Dio, apparteniamo allo Spirito.
Perché ognuno
appartiene a ciò che desidera.
Desiderare
vuole dire amare.
Ed ognuno
appartiene a ciò che ama.
E desiderando,
noi siamo fatti, apparteniamo all’oggetto dei nostri desideri.
Siamo informati
da quello.
Quando si ama,
se si ama veramente, si desidera conoscere l’essere amato.
Cioè si
desidera restare sempre con l’essere amato.
Chi ama Dio,
desidera trovare Dio, desidera trovare la presenza di Dio, per vivere con Dio.
A seconda di
quello che desideriamo, riveliamo quello che amiamo.
Non basta dire
a parole di amare il Signore.
Il Signore non
guarda le parole che diciamo ma guarda a quello che desideriamo nella nostra
vita.
Ed è in ciò che
desideriamo che noi riveliamo ciò che veramente amiamo.
È lo Spirito
che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che vi
ho dette sono spirito e vita. Gv 6 Vs 63 Secondo tema.
Titolo: Il desiderio è
amore.II
Argomenti: Vedere lo Spirito nei
segni. Le apparenti contraddizioni dei vangeli. Lo sguardo a Dio. Dio è pura
intenzionalità. Dalla fede allo sperimentare Dio. Volontà e valori. I numeri e
l’infinito. Il condizionamento dei segni. Spirito e materia. Avere in sé la
ragione di sé. L’esperienza della morte. La cultura religiosa. Tutto è segno di
Dio. L’individuazione del Verbo interiore.
27/ Luglio /1981
Pinuccia: La
carne non solo non giova a nulla ama ci porta alla morte.
Nino: Nel testo
latino non c’è una doppia negazione, quindi giova a niente, riduce a niente.
Luigi: Giova al
nulla, giova all’annullamento, all’annientamento.
Pinuccia: È lo
Spirito che dà vita.
Eligio: Tu
intendi lo Spirito come causa del segno o da ciò che è manifestato dal segno?
Pinuccia: lo
Spirito c’è oggettivamente nel segno, siamo noi che non lo vediamo.
Luigi: Dobbiamo
guardare sempre a Dio, in modo da non disunire niente di quello che ci arriva
da Dio.
Perché è
proprio la presenza in noi dello Spirito, che dà a noi la possibilità di vedere
lo Spirito nei segni, di vedere quindi la nostra realtà come segno e non come
realtà.
Se non abbiamo
presente lo Spirito, le cose si presentano a noi come sostanze.
E presentandosi
come sostanze, ci rendono dipendenti da esse.
Cioè suscitano
in noi passione.
Se io ho
presente lo Spirito, non posso fare a meno di vedere lo Spirito in un segno.
Se una persona
parla con me e ho presente la sua intenzione, non posso fare a meno di vedere
le sue opere e le sue parole, nella sua intenzione.
Se non ho
presente la sua intenzione no, io rivesto quello che mi arriva delle mie
intenzioni.
Eligio: Segni
diversi mi comunicano qualcosa di diverso dello Spirito?
Luigi: Lo
Spirito è sempre lo stesso che però si spezza, significa Se stesso in aspetti
diversi, per dialogare con me.
Siccome è la
creatura che si diversifica, Dio si significa con segni diversi, per
raccogliere sempre la creatura alla Sua Presenza, in modo da convincerla sempre
di più della sua Verità.
Dio dialogando
con noi, non fa altro che presentarsi sotto una universalità di segni, ma
presentandoci sempre la sua stessa Verità, la sua stessa Sostanza, il suo
stesso Assoluto, la sua stessa Trinità, in modo che si ricevano conferme da
tutti i segni.
Eligio:
Pensavo che i segni significassero modi diversi dello Spirito...
Luigi, Sì ma
non a sè staccati, sempre dello stesso Spirito.
Dio esiste e me
lo significa in un certo modo, Dio è vivo e me lo significa in un certo modo,
Dio è Spirito e me lo significa in altri modi, eccetera.
È uno spezzarci
il pane che sempre si riassume in “Io sono Colui che è”.
Per cui ad un
certo momento dobbiamo capire che l’Essere in Sè, è questo e quell’altro, ma
sono sempre espressioni dello stesso Essere.
Eligio: Quindi
anche la carne di Cristo, se non ne colgo lo Spirito, diventa un elemento di
morte, però ogni segno, in quanto è voluto da Dio, ha in sé qualcosa dello
Spirito.
Pinuccia:
Oggettivamente c’è ma io non lo colgo se non guardo Dio.
Luigi: Se io
non ho presente lo Spirito, se non ho presente Dio, io non colgo lo Spirito che
c’è nei segni.
Eligio: Quindi
la carne non giova a niente in quanto privata dello Spirito.
Luigi: Siamo
partiti dal discorso che Gesù ha fatto sulla validità della carne e poi al
termine annulla tutto il discorso dicendo che la carne non serve a niente.
Le
contraddizioni del Vangelo sono sempre per sollecitarci ad approfondire e in
superficie, Dio ci fa incontrare sempre con delle contraddizioni e quindi
abbiamo lo scandalo.
Lo scandalo ci
distrugge, perché la creatura scandalizzata non ha più sostegno.
Invece nello
Spirito, la contraddizione ha una funzione molto importante ed è quella di
farci approfondire.
Fino ad
arrivare al punto in cui la contraddizione si scioglie.
Evidentemente
quando Lui parlava di “carne”, non parlava di carne come la intendiamo noi.
Fintanto che io
non trovo il suo Spirito non capisco il suo linguaggio, anzi mi scandalizza.
Pinuccia:
Dicendo “carne”, Lui intendeva una carne diversa da quella che intendiamo noi.
Luigi: Prima di
tutto Lui dice la “mia carne”, “mia” è proprio lo Spirito che fa sua la cosa.
La carne è il
segno in cui uno spirito si manifesta.
Naturalmente
noi non possiamo cogliere il segno dello Spirito, se non abbiamo lo Spirito
stesso.
Pinuccia: Se il
tuo sguardo è limpido, tutto il tuo corpo è puro.
Se guardiamo lo
Spirito tutto è Luce e allora comprendiamo tutti i segni.
Luigi: Tutto
dipende dallo sguardo, da ciò cui guardiamo, da ciò che abbiamo presente e
allora vediamo in tutto l’opera dello Spirito, possiamo trovare molta
difficoltà, però le cose le vediamo come segni dello Spirito.
E questi segni
dello Spirito ci mantengono in comunione e c’interrogano, Dio è Colui che parla
con te e tu non devi guardare ad altro.
Eligio: Che
differenza c’è tra l’avere presente Dio e l’avere presente lo Spirito che
vivifica ogni cosa?
Nino: Noi usiamo
il termine “Spirito”, per indicare cose diverse: Dio è puro Spirito, nell’uomo
lo Spirito è pura attenzione a Dio, lo Spirito è anche l’Intenzione di Dio e
poi c’è lo Spirito Santo.
C’è nella
terminologia cattolica una definizione precisa dello Spirito?
Luigi: Io non
sono pratico di queste cose, ti posso dire quello che ritengo che sia, e per me
lo Spirito è l’Intenzionalità.
Nino: Ma non
limitiamo Dio se diciamo che è pura intenzionalità?
Luigi: Dio è
pura intenzionalità.
Umanamente
l’intenzionalità è il motivo che ci sospinge ad agire.
Dio ha la
ragione in Sé del suo Essere e del suo parlare.
Dio stesso è
motivo del suo esistere, per cui Dio stesso è Spirito.
Questo Spirito,
si manifesta a noi in intenzionalità, è la ragione per cui mi manda una certa
cosa o un altra.
Pinuccia:
Questa ragione è Lui stesso.
Luigi:
Certamente.
Ma una cosa è
pensare Dio, altra cosa è avere presente lo Spirito di Dio.
Per avere
presente lo Spirito di Dio, devo avere presente Dio nella sua intenzionalità.
Io posso
credere in Dio ma se non ho presente Lui come Spirito, i suoi segni mi restano
oscuri.
L’intenzionalità
di Dio per noi si sdoppia in principio e fine, ma è sempre Lui, Lui è il
principio di Sè e Lui è il fine di Sé, ma per me è una cosa diversa il
principio e il fine.
Soltanto se ho
presente il Fine di Dio ho la capacità d’intendere l’opera di Dio.
L’opera di Dio
davanti ai miei occhi si svolge in una certa finalità che per me è notte,
fintanto che non ho presente la sua Intenzione, dove Lui vuole arrivare.
L’intenzionalità
di Dio, per noi creature è condurre noi alla sua Presenza.
Ma se già l’ho
presente in me cosa opera per condurmi alla sua presenza?
Io l’ho
presente per fede e non lo posso smentire ma io devo arrivare all’esperienza
della fede, se non arrivo all’esperienza della fede, io la fede la perdo.
Devo arrivare a
sperimentare quello che la fede mi annuncia.
La fede mi dice
che Dio è presente, io non lo posso smentire perché la Verità si afferma su di
me, però non lo posso capire.
Solo se ho
presente l’Intenzione di Dio, Dio mi conduce a conoscere la sua presenza, a
sperimentarla in modo da poterla pensare come penso una qualsiasi altra
presenza fisica.
Altrimenti la
fede la perdo, la fede mi è data soltanto per sollecitarmi ad arrivare all’esperienza,
soltanto con l’esperienza posseggo la cosa e permango in Dio, altrimenti no.
Eligio: La
fede mi è data per arrivare all’intelligenza.
Luigi: Certo,
quindi lo Spirito è in noi, soltanto in quanto abbiamo capito l’intenzionalità
di Dio nel suo operare.
Lo Spirito è
l’intenzionalità, si capisce che coincide con Dio stesso.
Noi però
possiamo pensare Dio solamente per fede e non arrivare a capire la sua
Intenzione nelle sue opere, per questo distinguiamo Dio e lo Spirito di Dio.
Posso parlare
del tuo spirito o dello spirito delle cose ma comunque sempre conosco lo
spirito di uno, in quanto conosco la sua intenzione.
È lo spirito
che mi rende intelligente nel capire quello che quel tale sta facendo.
Se ho presente
l’intenzione di uno, ho presente la sua intenzione verso un fine.
In Dio non c’è
la tensione verso un fine, perché il Fine è Lui stesso, però per noi c’è la
tensione verso un fine.
Pinuccia:
L’intenzionalità di Dio la tengo presente per fede...
Luigi: La devo
tenere presente consapevolmente, con coscienza, altrimenti mi sfugge.
In quanto Lui
mi parla di Spirito, mi sollecita a cercare il suo Spirito nelle sue Parole.
Perché
altrimenti rivesto le Parole del mio spirito, cioè della mia intenzione e sfaso
tutto.
Pinuccia:
Incomincio con la fede anche nel credere che la sua intenzione è quella, poi
rimango confermata...
Luigi: No, lei
sta parlando in termini che sono già scontati...
Dio in un primo
tempo si annuncia, non annuncia mica la sua intenzione.
Per arrivare
all’intenzione ci vuole tanto.
Attraverso la
meditazione, l’ascolto di Dio, la nostra anima matura e arriva a scoprire
l’intenzione di Dio.
Quanto tempo ci
è voluto per arrivare a capire che Dio opera per condurci all’unica cosa
necessaria, per impegnarci nell’unica cosa necessaria.
La conclusione
della fedeltà nel poco è quella di scoprire l’immenso valore che per noi ha il
conoscere Dio.
Perché soltanto
conoscendo questo grande valore che ha per noi conoscere Dio, noi incominciamo
a renderci disponibili per questa conoscenza.
Noi non possiamo
renderci disponibili e volere una cosa, se non scopriamo il valore di quella
cosa.
Quindi in un
primo tempo Dio opera per convincerci sui valori, noi siamo ben lontani
dall’essere convinti dei valori.
Tutti dicono di
credere in Dio, però il vero valore per cui sono sempre disponibile è il
mangiare, il vestire, la casa.
Per scoprire
l’importanza del valore di Dio ci vuole tutta la vita.
Solo
nell’agonia, nella distruzione di ogni altro valore, incominciamo ad intuire
che Dio era un valore.
Ma prima per
noi Dio non era un valore.
Il valore è ciò
che io voglio.
Ma la mia
volontà vuole soltanto ciò che effettivamente le si presenta come valore utile
per me.
Dio sta
operando nella nostra vita per condurci a convincerci del grande valore che
Egli è per noi, il valore che ha per noi il conoscere Lui, perché noi dobbiamo
proprio impegnarci nel conoscere Lui.
Il cercare
presuppone in me un atto di volontà, ma la mia volontà non scatta se non si
convince di un certo valore.
Così come la
mia volontà non può volere una cosa che non vede, così la mia volontà non può
volere se non è convinta di un valore.
Noi possiamo
arrivare a scoprire il valore di Dio per intelligenza ascoltando la Parola di
Dio, oppure possiamo arrivare a scoprire il valore di Dio per privazione, ed è
quello che solitamente avviene attraverso le tragedie della nostra vita.
Qui però si
arriva sempre in ritardo, si arriva sospinti tragicamente dalle cose.
Così è anche
per scoprire l’intenzionalità di Dio, per arrivare a scoprire il fine per cui
Dio opera in tutte le cose, ci vuole magari tutta una vita di ascolto e di
meditazione in Dio.
Poi quando uno
ci arriva è l’uovo di Colombo.
Pinuccia: Ma
l’Intenzione del Padre è il Figlio o lo Spirito Santo?
Nino: La chiesa
ci dice che Dio è puro Spirito.
Luigi: Sì, Dio
non è materia.
Che differenza
c’è tra la materia e lo spirito?
La materia non
ha in sé la ragione di sé.
Dio ha in Sé la
ragione di Sé.
Lo spirito ha
in sé la ragione di sè, non ce l’ha altrove.
Noi in quanto
siamo chiamati ad arrivare allo Spirito, siamo chiamati ad avere in noi stessi
la ragione di noi.
Ma è in noi
stessi soltanto in quanto Dio è in noi.
Se Dio non è in
noi, non possiamo avere in noi stessi la ragione, per cui noi siamo sempre
motivati dall’esterno.
Noi essendo sotto
un certo aspetto spirito, perché partecipiamo dello Spirito, quando dobbiamo
essere motivati da fattori esterni a noi, soffriamo perché non abbiamo in noi
stessi la ragione di-, subiamo un autorità esterna.
Dio ha in Se
stesso la ragione di Sè e anche di tutte le opere che fa nei nostri riguardi.
Per cui noi
accogliamo la sua intenzionalità come fine, nella sua intenzionalità, perché
per noi abbiamo un divenire.
Quando hai un
divenire, devi guardare al fine cui tende, altrimenti ti sfugge la cosa.
Colgo lo
Spirito, in quanto vedo il Fine.
Con il fine, io
riesco a chiudere il cerchio e questo cerchio nello Spirito di Dio, si chiude
con lo Spirito Santo, in quanto riporta, per cui abbiamo il ritorno del Figlio
al Padre.
Attraverso i
segni, Dio significa qualcosa di Sé a noi, appunto perché siamo lontani,
abbiamo bisogno di significazioni per parti.
Uno dei modi
attraverso cui Dio significa Sé come Spirito è proprio la materia, la materia è
il primo segno attraverso cui Dio dice: “Io sono Spirito”.
Perché la materia
non ha in sé la ragione di sé, ed è sempre motivata da altro da sé.
Noi fintanto
che abbiamo la ragione di noi fuori di noi, noi apparteniamo alla carne.
Solo restando
uniti a Dio, noi abbiamo in noi stessi, la ragione di quello che capiamo, di
quello che vogliamo, di quello che scegliamo, ecco per cui lontano da Dio,
dimenticando Dio noi cadiamo in balia di tutti i segni che diventano motivo di
morte per noi, poiché distruggono in noi lo Spirito.
Ecco per cui un
campo di battaglia di San Paolo è la conflittualità tra carne e Spirito.
Com’è possibile
che la carne che è opera di Dio sia in conflitto con lo Spirito di Dio?
In noi la
caratteristica dello spirito che è data dall’avere in noi la ragione di noi, è
possibile soltanto con Dio, in caso contrario, noi siamo sempre motivati da
altro da noi.
E l”altro da
noi”, per noi è motivo di morte e di schiavitù perché ci priva dello Spirito,
ci priva cioè dell’avere in noi stessi la ragione di noi.
Pinuccia: Lui
viene a noi attraverso la carne, però afferma lo Spirito.
Luigi: Lui
viene a noi, prima di tutto perché abita in noi.
Se Lui non
abitasse in noi, Lui non potrebbe venire in noi attraverso la carne.
La Carne c’è in
quanto noi trascuriamo la sua Presenza interiore, la Carne è già in conseguenza
del peccato.
Dio abita
nell’uomo, questo è il primo dato per poi dopo, vederlo nella carne.
Cristo, lo
Spirito che abita tra noi, è rivelazione dello Spirito che abita in noi.
Nino: In ultima
analisi l’incarnazione serve a farci ritrovare il Verbo interiore.
Luigi: C’è però
ancora un cammino da fare.
Il Verbo che
parla nella carne, parla già come Verbo interiore e se io memorizzo tutto
quello che mi dice come Verbo incarnato, quando scopro il Verbo interiore, la
memorizzazione precedente è tutta a mio vantaggio.
Il Verbo
interiore, praticamente c’invita all’avventura nei misteri di Dio, è tutto un
lavoro tra la nostra anima e il Padre ma su quale sostegno?
Su quello che
abbiamo creduto del Verbo incarnato quando Lui parlava a noi.
Per cui ognuno
vedrà in base a quello che avrà creduto.
Non si può mica
camminare su fantasie, tu cammini su quello che hai interiorizzato del Figlio.
Pinuccia: La
scoperta del Verbo interiore coincide con la Pentecoste o prima?
Luigi: Certo
che la scoperta del Figlio di Dio mi viene dal Padre, però già la fede ci
conduce a scoprire questo Verbo interiore anche prima di Pentecoste.
L’individuazione
del Verbo interiore ci viene dal Padre.
Questa scoperta
te l’ha data prima di tutto il Pensiero di Dio che porti in te, poi Cristo che
parlando ci raccoglie sempre più in questo Pensiero, focalizzando i nostri
pensieri in questo Punto.
E incomincia
poi un avventura interiore tra la nostra anima e Dio, tra ciò che uno ha
raccolto del Figlio e il Padre.
È lo Spirito
che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che vi
ho dette sono spirito e vita. Gv 6 Vs 63 Terzo tema.
Titolo: La vita secondo lo Spirito.
Argomenti: Intendere la Parola –
Capitolo 8 lettera ai Romani – Avere lo Spirito – La fedeltà nel poco – Il
mondo che parte da noi – Lo Spirito nella Parola – L’essere spirituale –
L’intenzionalità della persona – La fede del Demonio – Volontà, valore e
intenzione – La vita secondo la carne e secondo lo Spirito – La fedeltà nel
molto – Le lettere del condannato a morte – L’Intenzione di Dio – La
purificazione dell’intenzione – La memoria -
2/ Agosto /1981
Cerchiamo di
capire la vita secondo la carne, perché qui Gesù oppone lo Spirito alla carne.
Cerchiamo di
precisare la vita secondo la carne e il concetto di carne e il concetto di
Spirito.
Cosa vuole dire
conoscere secondo la carne e cosa vuole dire conoscere secondo lo Spirito.
Di conseguenza
cosa vuole dire vivere secondo la carne e cosa vuole dire vivere secondo lo
Spirito.
Gesù ci ha
fatto capire in questo discorso che è necessario ma non basta ascoltare le sue
parole, perché Lui afferma che è lo Spirito che vivifica.
Quindi le sue
parole vanno ascoltate ma vanno intese.
Vivificare è
uguale a intendere, perché la Vita è conoscenza di Dio e le sue Parole vanno intese
con lo Spirito di Dio.
La chiave per
intendere le sue Parole, è avere lo Spirito.
Abbiamo visto
che lo Spirito è intenzionalità, è finalità.
Avere lo
Spirito vuole dire conoscere l’Intenzione di Dio, quindi il Fine per cui Lui
opera.
Non basta
quindi credere in Dio, accogliere tutto da Dio come Creatore, perché questo
coincide con l’ascoltare le Parole di Dio. è necessario ma non è sufficiente.
Bisogna
arrivare ad intendere il Fine per cui Dio opera tutte le cose.
Soltanto alla
presenza del Fine, abbiamo quindi la capacità d’intendere il significato vero
delle parole e delle opere che Dio ci presenta.
Per questo il
Signore dice che è lo Spirito che vivifica e che lo carne non serve a niente.
Vivere non
vuole dire semplicemente credere in Dio, noi possiamo credere in Dio e poi
vivere per altro.
Si ha lo
Spirito, soltanto in quanto s’intende il Fine del parlare e dell’operare di
Dio.
Quindi senza
l’intelligenza, senza la conoscenza dell’intenzione di Dio, noi non abbiamo lo
Spirito di Dio, anche se diciamo di credere in Dio.
Pinuccia: Però
noi possiamo anche illuderci di conoscere l’Intenzione di Dio.
Luigi: Certo,
ma se siamo in buona fede, Dio non ci abbandona mai e se noi siamo in buona
fede, noi siamo sempre aperti ad ogni correzione di Dio e Dio corregge e ci
tira fuori dalle nostre convinzioni errate.
Certamente che
noi il più delle volte siamo illusi, ma Dio lavora con noi se c’è l’apertura a
Dio.
La buona fede è
apertura, è accogliere tutto da Dio.
In un primo tempo
Gesù parla e poi dopo corregge coloro che lo ascoltano.
L’uomo intende
le parole di Cristo secondo la carne e quindi le fraintende ma se resta con Cristo,
Lui corregge le interpretazioni sbagliate.
Noi nei
riguardi di Dio Creatore possiamo credere ma nei riguardi dello Spirito non
basta più credere, per avere lo Spirito bisogna intendere.
Lo Spirito è Verità
e la Verità non può essere conosciuta e presente se non è intelletta.
Tutto il
travaglio della nostra vita, è tutto un processo d’illuminazione ma
illuminazione, cioè di quello che noi crediamo di conoscere.
Il bambino
appena apre gli occhi crede già di avere conosciuto tutto, l’importante è che
la nostra anima sia aperta e sia fondata sulla fede.
Se l’anima è
fondata sulla fede, ha la possibilità di essere fedele nel poco.
La fedeltà nel
poco, è la condizione per aprirsi alla vera intelligenza, ed essere quindi
fedeli poi nel molto.
Ciò che dà a
noi la capacità di essere fedeli nel poco è la fede in Dio Creatore.
La fede in Dio
creatore mi apre ad ascoltare e ad accogliere tutte le lezioni di Dio, sia
quelle che mi piacciono, sia quelle che non mi piacciono, sia che siano facili
o che siano difficili.
Accogliendo le
lezioni di Dio, queste purificano in me la conoscenza, quindi purificano in me
lo spirito.
Tant’è vero che
la Pentecoste arriva all’ultimo, è una meta, perché richiede da parte
dell’anima tutta la dedizione.
E soltanto con
una dedizione totale, pura, si arriva alla presenza di Dio.
La nostra vita
non è solo ascolto, è anche bocca: noi nella nostra vita agiamo, quindi
facciamo partire da noi tante cose, scegliamo in continuazione.
Quindi noi
pensiamo, noi parliamo, noi operiamo e tutto questo mondo che parte da noi ci
porta via a Dio.
Ci porta via a
Dio se non ha lo Spirito, ma per avere lo Spirito di Dio, deve avere
l’Intenzione di Dio.
Se io non ho
presente l’Intenzione di Dio, tutte le volte che faccio una scelta o che parlo
ho un intenzione che non è Dio.
Per parlare e
agire devo comunque avere una intenzione e l’intenzione che ho diversa da Dio,
mi porta via a Dio, con tutta la mia fede, io sono portato lontano da Dio.
Ecco per cui la
fede è necessaria, è la condizione fondamentale, però non è sufficiente.
È necessario
arrivare all’intenzione di Dio, che poi quella che mi dà lo Spirito.
Per quello il
Signore è lo Spirito che dà la Vita, dobbiamo arrivare allo Spirito.
Quindi non
accontentarti delle Parole come le intendi tu, secondo le tue impressioni,
secondo la carne.
Le Parole di
Dio sono dette nello Spirito, quindi hanno una intenzione.
Quando uno
parla con una intenzione, se io non arrivo a quell’intenzione, le parole di
quell’uno le interpreto in modo sbagliato.
Ma il giorno in
cui capisco l’intenzione in cui mi parla, ho la chiave per capire tutto il suo
parlare e il suo operare, capisco dove vuole arrivare.
L’intenzionalità
è una finalità ed è quella che ci rende intelligenti, nel capire le Parole di
Dio.
Perché le
Parole di Dio sono finalizzate.
Cina: Come faccio
a conoscere l’Intenzione di Dio?
Luigi: È Dio che
ce la rivela, non siamo mica noi a scoprirla.
Dio in suo
Figlio ci ha rivelato la sua intenzione.
E solo
conoscendo l’Intenzione di Dio, abbiamo la capacità di capire le Parole e le
opere di Dio e di restare con Dio, altrimenti non possiamo restare.
Tutte le volte
che tu agisci, agisci con una intenzione, non puoi agire senza una intenzione.
Tu non puoi
nemmeno dire una parola senza una intenzione.
Il nostro
parlare è sempre intenzionale.
Dobbiamo tenere
presente che tutte le cose che partono da noi, partono sempre con una
intenzione.
Pero se non c’è
il Pensiero di Dio, partono con l’intenzione del nostro io, ma noi non possiamo
fare nulla senza una intenzione: nascosta, velata o inconscia ma c’è sempre una
intenzione nel nostro parlare e agire.
L’essere
spirituale è l’essere che ha in se stesso il motivo del suo parlare, scegliere
e agire.
Ce l’ha in sé.
Noi per una
certa parte siamo spirituali, perché facciamo parte del mondo spirituale, ecco
che tutte le nostre azioni hanno come motivazione o Dio o l’io.
Una motivazione
c’è sempre.
L’importante è
arrivare a conoscere l’intenzione di Dio, cioè lo Spirito di Dio.
Non basta
credere in Dio, non basta accettare tutto da Dio.
Anche il
demonio crede in Dio, non può farne a meno, solo credere in Dio Creatore non ci
libera dall’avere una intenzione diversa da quella di Dio.
Noi siamo
portati via da Dio, dalle intenzioni diverse da quella di Dio.
Eligio: Può
coesistere la fede in Dio e una finalità di versa da Dio, capisco ora la
conflittualità dell’inferno.
Luigi: Sì,
perché arriva il momento in cui la Verità s’impone, perché è superiore a noi.
È lo Spirito
che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che vi
ho dette sono spirito e vita. Gv 6 Vs 63 Quarto tema.
Titolo: La vita secondo la carne.
Argomenti: Credere in Dio e
credere in Dio Spirito – La purificazione – L’attenzione a Dio – Le distrazioni
– La penitenza – La condanna di pensare a noi stessi – Le tentazioni – Lo
Spirito è intenzione – Lo Spirito di Cristo – La funzione della fede – La fede viene
da Dio – Le vite dei santi -
4/ Agosto /1981
È lo Spirito
che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che vi
ho dette sono spirito e vita. Gv 6 Vs 63 Quinto tema.
Titolo: Lo Spirito di
Cristo.
Argomenti: Lo Spirito è
intenzionalità. Conoscere l’Intenzione di Dio. I due volti dei segni. Intendere
secondo la carne o lo Spirito. Capire nel principio. Nascita e conoscenza. Le
due nascite. Figli dello Spirito o della carne. Capire la Parola. Carne è ciò
che non è riportato nell’intenzione di Dio. Il pensiero determina le passioni. L’illusione
di conoscere. Amare i nemici. Presenze fisiche e spirituali.
9/ Agosto /1981
Prima aveva
annunciato che è lo Spirito che vivifica.
Adesso aggiunge
che le Parole che Lui dice sono Spirito e Vita.
Chiediamoci
sempre quale significato possono avere queste parole per la nostra vita
personale interiore.
Cioè quale
lezione Dio ha voluto darci attraverso questa sua affermazione.
Evidentemente
dicendo che sono Spirito e Vita, è in polemica con quanto affermato prima,
dicendo che la carne non giova a niente.
Cioè le sue
parole non sono carne e non devono essere intese secondo la carne.
Abbiamo visto
la volta scorsa che chi vive secondo la carne muore.
Chi vive
secondo lo Spirito, perviene alla vita eterna, chi invece vive secondo la carne
muore.
E ci siamo
soffermati su che cosa voglia dire vivere secondo la carne e che cosa voglia
dire vivere secondo lo Spirito.
Abbiamo visto
che lo Spirito è soprattutto intenzionalità e non si può vivere secondo lo
Spirito, se non si conosce l’Intenzione di Dio.
Il credere in
Dio non ci conduce ancora a vivere secondo lo Spirito.
Il credere in
Dio ci conduce a cercare l’intenzione di Dio.
Soltanto
conoscendo l’Intenzione di Dio, abbiamo la possibilità di vivere secondo lo
Spirito.
Per cui si
richiede la conoscenza dell’Intenzione di Dio.
È a questo
punto che Gesù dice: “Le parole che Io vi ho detto, sono Spirito e Vita”.
Le parole sono
dei segni ed in quanto segni hanno sempre due volti, sono ambigue, cioè possono
essere da noi intese secondo ciò che noi abbiamo in testa, o secondo colui che
le dice a noi.
Se noi
intendiamo le parole che arrivano a noi, secondo le nostre impressioni, i
nostri desideri, i nostri pensieri, allora noi intendiamo queste parole secondo
la carne.
Soltanto se noi
cerchiamo nelle parole che giungono a noi l’Intenzione di Dio che parla a noi,
allora quelle parole per noi sono Spirito.
Dobbiamo
ricordare quello che Gesù disse a Nicodemo nel capitolo terzo di Giovanni: “Ciò
che nasce dalla carne è carne, ciò che nasce dallo Spirito è Spirito”.
Qui Gesù
dicendo: “Le parole che io vi ho detto sono Spirito” ci significa che queste
parole sono nate dallo Spirito.
Ora, le cose
che nascono dallo Spirito, possono essere capite solo nello Spirito.
Cioè ogni cosa
può essere capita solo nel suo principio.
È da ciò da cui
nasciamo che si determina ciò che noi siamo.
Solo se noi
nasciamo dallo Spirito di Dio, cioè dall’intenzione di Dio, anche noi
diventiamo spirituali.
Se invece
nasciamo dalle cose o dalle creature diventiamo carnali.
A seconda di
ciò da cui nasciamo, noi conosciamo.
Per cui noi
possiamo avere una conoscenza secondo lo Spirito o una conoscenza secondo la
carne.
E questo deriva
da ciò da cui nasciamo.
Gesù dice: “Chi
è dalla Verità comprende le mie parole”.
Questa
esistenza che abbiamo sulla terra, viene da una nascita che è avvenuta senza di
noi, però questa è solo la condizione per darci la possibilità di nascere da
quello che noi decidiamo di essere.
Per cui c’è una
nascita che non avviene senza di noi.
Questa seconda
nascita che determina poi il nostro vero essere spirituale, viene dall’intenzione
che ci muove, che ci fa scegliere, che si fa parlare, che ci fa agire.
Quindi è il
motivo, l’intenzione che portiamo in noi che ci determina, se questa intenzione
è l’Intenzione di Dio, allora questa ci fa nascere da Dio e noi diventiamo
figli dello Spirito, se invece noi come nostra intenzione abbiano le creature o
il pensiero dell’io, allora diventiamo figli della carne: conosciamo secondo la
carne, ragioniamo secondo la carne e viviamo secondo la carne.
E concludiamo
con la morte.
Uno è in
conseguenza del principio da cui nasce.
Qui Gesù
dicendo che le sue parole sono Spirito, ci rivela che nascono dallo Spirito.
E se nascono
dallo Spirito, possono essere intellette e capite solo per mezzo dello Spirito.
Perché ogni
cosa può essere veramente capita solo nel suo principio.
Questo ci
conferma che non basta ascoltare le parole di Cristo, bisogna capirle e capirle
nello Spirito di Dio.
Perché noi non
possiamo avere lo Spirito, se non attraverso la conoscenza dello Spirito.
Lo Spirito è
intenzionalità è finalità, poiché lo Spirito ha in Se stesso, il motivo di ciò
che opera.
È lo Spirito
che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che vi
ho dette sono spirito e vita. Gv 6 Vs 63 Sesto tema.
Titolo:
L’interpretazione umana.
Argomenti: Nella Verità si nasce conoscendo.
Le due intelligenze: bisogno e Verità. Servire due intenzioni. Le parabole
quotidiane. Il mistero delle cose. Le morti che fanno pensare. Il parlare
personale di Dio. La grossolanità dell’uomo.
10/ Agosto /1981