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Intanto i Giudei mormoravano di lui perché aveva detto: «Io sono il pane disceso dal cielo». Gv 6 Vs 41 Primo tema.


Titolo: Il mòrmorio.


Argomenti: Voltarsi indietro. Il deserto rivela il cuore. La colpa del difetto d’amore. Amare noi stessi e non la Verità. L’amore tiepido. La difficoltà della parola di Dio. Il difetto di convinzione. Approfondendo la conoscenza di Dio, Dio cambia l’ambiente esterno. L’anima in purgatorio. L’impegno crescente con Dio. Arrenderci alle difficoltà. Il rapporto personale con Dio.


 

14/ Settembre /1980


L’argomento di oggi è questo mormorare dei giudei.

Teniamo presente quello che abbiamo visto queste ultime domeniche e cioè che la volontà del Padre è che noi accogliamo tutto quello che Egli fa, tutto quello che Egli manda, perché nulla avviene senza un significato ed un significato personale per ognuno di noi.

L’essere intelligente non fa mai le cose a caso.

Tutte le cose che un essere intelligente fa, le fa sempre finalizzate, quindi avendo presente un fine.

Siccome tutte le cose hanno un senso, perché tutto è opera di Dio, è molto importante da parte nostra accogliere tutto ciò che Dio ci presenta, per cercare d’intendere il significato di quello che Dio ci fa.

Ci troviamo in una casa che non è nostra, in un universo che non è fatto da noi, e allora qual è il significato di tutto ciò che esiste, perché esiste questo mondo? E perché esiste fatto così?

È la prima interrogazione che nasce nella nostra anima, se teniamo presente il Pensiero di Dio.

Quindi la prima grazia che Dio infonde nella nostra anima, è il chiederci che senso ha tutto ciò che esiste? Che significato ha la nostra vita?

E poi di lì avanti in tutte le cose, fino ad arrivare alla cronaca di ogni giorno e ai piccoli fatti magari apparentemente insignificanti, poiché agli occhi di Dio nulla è insignificante, magari una formica ha una lezione di Dio più importante per noi che non un terremoto o una guerra.

Dio le sue lezioni non le misura a quantità ma a qualità.

Comunque la prima lezione che ci viene dall’avere presente la volontà di Dio è quest’apertura ad accogliere tutto da Dio, perché tutto serve per metterci in movimento verso il fine per il quale Dio ci ha creati.

La seconda lezione che abbiamo visto è che accogliendo tutto da Dio, bisogna fare attenzione perché si può perdere tutto.

Bisogna fare attenzione a non perdere lungo la strada quello che abbiamo accolto.

Il seme che è caduto nel terreno, può ad un certo punto perdersi.

La volta scorsa abbiamo visto per quali motivi possiamo perdere il seme che è stato seminato nella nostra terra.

La terza lezione che ci è venuta dalla volontà del Padre è quella della vita eterna, cioè tutta l’opera di Dio ha lo scopo di condurre noi alla vita eterna, tenendo però presente che la vita eterna non è quello che verrà con la nostra morte fisica, la vita eterna è ciò che ci è proposto oggi, è quella vita vera nella quale oggi, Dio ci propone di entrare e nella quale dobbiamo sforzarci oggi di entrare, perché la vita eterna è conoscere Dio come vero Dio e la conoscenza di Dio ci è proposta oggi: “Non preoccuparti del mangiare e del vestire, preoccupati prima di tutto di cercare il regno di Dio”.

Cerca prima di tutto di conoscere Dio, perché questa è la Verità e questa è la Vita, perché togliendo questo, tutto diventa vano, vana è la vita degli uomini che dalla conoscenza del creato non sono stati capaci di conoscere il Creatore.

Non impegnarsi a conoscere Dio è rendere vana tutta la nostra vita e tutti i doni di Dio, cioè è perdere il seme che Dio ha seminato nella nostra vita.

Tutte le opere di Dio sono semi di vita eterna ma tutto quello che Dio ha seminato in noi, non giunge a maturazione senza di noi.

La seminagione avviene senza di noi, Dio ci crea e crea tutto l’universo, Dio ci presenta ogni giorno dei fatti che non sono voluti da noi e tutto questo avviene senza di noi, ma il compimento delle cose, cioè la conoscenza di Dio, non avviene in noi senza di noi.

Cioè se noi non ci applichiamo con tutta la mente e con tutto il cuore a quel fine per il quale Dio ci ha creati, noi vanifichiamo in noi stessi, non in sé, tutta l’opera di Dio e perdiamo tutto.

I giudei erano coloro che allora ascoltavano parole di Gesù e noi non dobbiamo giudicarli, perché anche noi oggi stiamo ascoltando la parola di Gesù, quindi i giudei rappresentano coloro che sono posti di fronte alla parola di Gesù.

I giudei qui è detto che mormoravano di Lui, perché aveva detto: “Io sono il pane vivo disceso dal cielo”.

Gesù stava parlando lezioni di vita eterna, un dono meraviglioso, un tesoro enorme che noi non sappiamo valutare appieno: è comunicazione di sapienza divina alla creatura, è fare passare la creatura dall’essere finito all’essere infinito, è farla passare dalla sua relatività all’assoluto.

Dal tempo all’eternità si passa soltanto attraverso la Parola di Dio.

“Nessuno può conoscere il Padre se non per mezzo di Me” dice il Verbo di Dio che parla a noi.

Il Verbo di Dio sta parlando alle creature lezioni di vita eterna e le creature mormorano.

Questo “mormorare” è un po’ anche l’argomento di oggi della liturgia: la mormorazione nel deserto contro Mosé, per le morsicature dei serpenti.

Questo “mormorare è un tema che si ritrova spesso nella scrittura di Dio.

Abbiamo il mormorare di scribi e farisei perché Gesù mangia con i peccatori.

Abbiamo i lavoratori della vigna che dopo una giornata di lavoro mormorano contro il padrone, perché ha dato loro la stessa paga di quelli che sono andati a lavorare solo un ora.

Abbiamo il mormorare di tutto il popolo ebreo nel deserto condotto in un luogo d’insicurezza, in cui non c’è da mangiare e sognano l’Egitto, sognano di ritornare in terra di schiavitù, perché là c’è sicurezza, là c’è carne, là c’è pane.

Abbiamo il mormorare dei giudei qui di fronte alla sapienza di Dio, un mormorare che diventerà contestazione: “Questo parlare è duro, chi lo può sopportare?” e se ne vanno.

Abbiamo Giona il profeta che mormora contro Dio perché Dio è misericordioso: “Tu mi hai mandato ad annunciare il castigo della città e poi dopo tu li perdoni e non mandi il castigo!”.

“Che figura io ci faccio?!” e mormora contro Dio.

Perché nasce questo mormorare nella creatura?

Dobbiamo cercare di approfondire la lezione che Dio vuole darci, affinché noi abbiamo a capire quando nella nostra anima nasce questa mormorazione.

Teniamo presente soprattutto la mormorazione degli ebrei nel deserto.

Mosé li aveva condotti nel deserto, perché per ordine di Dio, dovevano giungere alla terra promessa.

L’esodo degli ebrei dall’Egitto è simbolo della nostra Pasqua, del nostro passaggio alla vita eterna, la terra promessa rappresenta la vita eterna, cioè la conoscenza di Dio.

E in questo esodo da un luogo di schiavitù (Egitto) alla terra promessa è significata meravigliosamente tutta la nostra vicenda umana di esseri chiamati a passare dalla schiavitù del mondo alla libertà della conoscenza della Verità.

I figli di Dio sono figli liberi che in tutto si lasciano guidare dallo spirito di Dio, avendo in se stessi la consapevolezza, la radice di quello che vogliono.

C’è questo passaggio che impegna ogni uomo, ed è in questo passaggio che avviene la crisi causata dalle difficoltà del deserto: il deserto fa mormorare e si sogna il benessere e la sicurezza della terra di schiavitù lasciata.

L’animo umano di fronte alle difficoltà si volta indietro quando non è convinto del luogo dove deve andare.

Cioè il deserto è rivelazione del cuore e misura dell’amore che uno ha.

Se noi partiamo solo sospinti da sentimento, da entusiasmo ma non abbiamo radice in noi stessi, ci avviamo verso il fallimento, come fallisce quel seme caduto nel terreno con pietre o rovi o peggio caduto sulla strada.

Di fronte alle difficoltà la creatura non può restare, deve ritornare indietro, solo chi ha un amore autentico di fronte alle difficoltà si entusiasma.

La difficoltà spegne l’amore debole ma fortifica l’amore vero e lo rende capace di entrare nella terra promessa.

Ecco lo scopo della difficoltà, perché si tratta di passare da quello che sappiamo a quello che non sappiamo.

Si tratta di passare dalle cose che si vedono alle cose che non si vedono.

Essendo Dio superiore a noi, i suoi argomenti sono sempre trascendenti noi e quindi impegnano noi: ecco la difficoltà, ci troviamo di fronte a qualcosa di superiore a noi.

Eppure Dio non ci presenterebbe questo qualcosa di superiore a noi, se non ci desse la capacità d’intenderlo.

Dio dà a noi la capacità di accogliere, di seguire e di impegnarci in quelle difficoltà che Lui ci presenta, il difetto, la colpa è solo nostra.

Colui che non ama porta in se stesso la colpa del suo difetto d’amore.

La parabola d’Isaia: “Ho preparato la vigna, ho scavato, ho costruito una torre, l’ho protetta con siepi e poi anziché darmi uva mi ha dato uva selvaggia. Giudicate voi popolo di Gerusalemme, che cosa dovevo fare alla mia vigna e che non ho fatto?”.

Quindi Dio ha fatto tutto per l’uomo, affinché l’uomo produca uva, Dio si aspettava amore e invece ha trovato il Golgota.

Ecco, la mormorazione nasce lì, da un difetto d’amore.

L’uomo se non pensa a se stesso, è in grado di comprendere ciò che Dio gli dice.

Se Dio parla all’uomo è perché Dio ha formato l’orecchio dell’uomo capace di ascoltare e d’intendere.

Certo la Verità ha le sue condizioni: non si può intendere senza Dio, se noi crediamo di intendere con la nostra intelligenza, senza tenere conto di Dio, noi già abbiamo seminato il nostro fallimento.

Se noi crediamo d’intendere la parola di Dio con ragionamenti del mondo, abbiamo già seminato in noi il fallimento.

Le parole di Dio sono intelleggibili solo con lo Spirito di Dio ma Dio ha posto in noi il suo Spirito, affinché noi potessimo intendere le sue parole che sono difficili.

Dio non fa dei complimenti, non ci alletta o illude con cose facili: fate bene i vostri conti a tavolino.

Non possiamo barare di fronte alla Verità, se non accettiamo le sue condizioni, necessariamente dobbiamo mollare, non si creda di fare un piacere a Dio.

Certo logicamente Dio ci ama e gioisce per ogni peccatore che ritorna all’Ovile, però Dio non ha bisogno della creatura, siamo noi che abbiamo bisogno di Dio.

Però l’uomo quando ha gustato il vino vecchio, difficilmente accetta il nuovo.

L’uomo vivendo comincia a gustare la sua vita nel mondo, a gustare le creature, mentre il Signore è una sorgente continua di novità, appunto perché è superiore a noi.

E quando il Signore c’invita a superare il vecchio vino del mondo e ci presenta un vino nuovo, noi ci ripieghiamo sul vino vecchio e cominciamo a mormorare contro la nuova offerta.

Così non si può rattoppare un abito vecchio con una pezza nuova, è necessario questo rinnovamento continuo con lo Spirito di Dio.

Fintanto che in noi sorge la nostalgia di quello che abbiamo lasciato o di quello che dobbiamo lasciare, vuole dire che il rapporto con Dio non è vero, non è autentico, l’amore non è sincero.

Noi amiamo Dio perché ci fa comodo, non lo amiamo per la sua Verità.

Non amiamo la Verità, amiamo noi stessi e nell’amore del nostro io, tante volte possiamo anche amare Dio, possiamo anche essere religiosi ma è quella religiosità che ad un certo momento si tramuta in mormorazione.

Mormoriamo verso la generosità del Signore verso chi ha lavorato solo l’ultima ora: siamo gelosi, siamo invidiosi, ecco amore nel pensiero del nostro io.

Chi ama veramente Dio, gode e gioisce della misericordia e del perdono di Dio verso tutti, perché non pensando a se stesso, partecipa della volontà di Dio.

Ma se in noi sorge mormorazione per il confronto e per la gelosia, per l’invidia, questo è segno che noi amiamo Dio per ciò che di bene viene a noi da Dio, ma non amiamo Dio per ciò che Egli è.

La mormorazione è quindi un avvertimento per dire a noi che i nostri rapporti d’amore con Dio non sono fondati su un piano di autenticità.

Fintanto che noi ci lamentiamo e sentiamo sorgere in noi obbiezioni alla volontà di Dio, obbiezioni alla nostra dedizione per Lui, vuole dire che il nostro rapporto con Dio non è autentico: noi stiamo vivendo nel pensiero di noi stessi e non dobbiamo illuderci di essere religiosi.

Chi cerca Dio è colui che cammina verso la terra promessa e colui che cammina sinceramente verso la terra promessa è ben contento di affrontare ogni difficoltà, pur di arrivare alla terra promessa.

Colui che ama è ben disposto ad affrontare ogni difficoltà che richiede l’unione con un altra persona.

Ma quando di fronte alle difficoltà incomincia la mormorazione, tutto è da rivedere e non bisogna quindi avere paura di sconfessare quell’amore falso che portiamo dentro di noi.

Il Signore dice nell’Apocalisse che è meglio essere caldi o freddi ma non tiepidi, essere amici o essere nemici ma non fingere di essere quello che non siamo.


Rita: Gli alpinisti affrontano difficoltà che chi non è appassionato di montagna neppure si sogna di affrontare.

Luigi: Quindi il deserto misura proprio l’amore che portiamo dentro di noi, per questo è necessario passare attraverso il deserto, non perché Dio abbia bisogno di conoscere noi e misurare il nostro amore ma perché siamo noi che ne abbiamo bisogno, perché noi c’illudiamo di credere, noi c’illudiamo di amare Dio, noi c’illudiamo magari anche di servire Dio.

Per questo il Signore ci fa passare attraverso il deserto, per far capire a noi quello che portiamo dentro di noi.

Noi non ci conosciamo e il più delle volte c’illudiamo e allora è necessario il deserto.

Il deserto è difficoltà, soprattutto è difficoltà della parola di Dio, la parola di Dio che si presenta difficile a noi: “Ma chi me lo fa fare di stare sulle parole di Cristo, posso passare la domenica al mare, al cinema o in montagna, chi me lo fa fare?”, ecco quando uno si volge indietro e mugugna, è segno che l’amore è fallito.

Pinuccia: Si può sempre ricominciare quando uno lo capisce.

Luigi: Il Signore ci mette di fronte a questa lezione della mormorazione, proprio per ammonirci a cambiare. Lui potrebbe anche lasciarci nell’illusione, no Dio opera attraverso il deserto per ammonirti che con il tuo amore tiepido non puoi giungere alla vita eterna.

“Chiunque messa mano all’aratro si volta indietro, non è fatto per il regno di Dio”, mica lo dice per escludere, lo dice per includere, lo dice affinché noi scopriamo che la nostra fede non è una vera fede.

Allora devo rivedere le mie convinzioni con Dio, devo mettermi in silenzio, in raccoglimento a tu per tu con Dio, per verificare se io veramente credo in Dio, se veramente credo che è Lui che fa tutto, perché evidentemente c’è un difetto in questa mia fede.

Il difetto d’amore è una conseguenza del difetto di convinzione e allora non si può sostenere il passo, non si può sostenere la difficoltà, fintanto che Dio soddisfa i nostri desideri cantiamo a Lui, ma se Dio ci manda una prova immediatamente dobbiamo desistere.

Questi sono punti di verifica, di controllo per noi, affinché non abbiamo a camminare invano e possiamo misurare la nostra convinzione, la nostra fede, la nostra vita.

La consapevolezza del difetto che portiamo in noi ci viene sempre e soltanto nella preghiera, cioè in questo rapporto silenzioso a tu per tu con Dio, soltanto guardando la vetta possiamo misurare il luogo in cui ci troviamo, altrimenti c’illudiamo di essere sulla vetta e siamo a valle.

Guarda sempre la vetta e allora vedrai anche la distanza alla quale tu ti trovi.

La vetta è Dio, dobbiamo metterci alla presenza di Dio nel silenzio.

Il nostro maggiore difetto è la mancanza di convinzione che Dio è veramente Colui che opera tutto e se siamo convinti che opera in tutto, dobbiamo essere convinti che tutto è parola sua personale per noi.

E che Lui parlando a noi personalmente ci parla di vita eterna e che queste cose eterne noi le dobbiamo capire, intendere.

Perché se Dio parla, parla affinché noi conosciamo il suo pensiero.

Chi parla parla sempre per comunicare il suo pensiero e se noi non giungiamo a conoscere il suo Pensiero vuole dire che c’è qualcosa in noi che ci distrae e il suo Pensiero è vita eterna.

Nino: Noi non abbiamo obbiezioni da fare a Dio, sappiamo dove dobbiamo arrivare ma ci sono scelte che non abbiamo la forza di fare e vorremmo che ce le facesse Lui per noi.

Luigi: Ma quindi tu non mormori, qui stiamo considerando chi mormora.

Nino: Sì non mormoro ma non sono a posto, ci sono scelte radicali che non mi sento pronto a fare.

Luigi: I tempi sono in mano di Dio, ci sono delle cose che se Lui non ci autorizza noi non le possiamo fare.

La dobbiamo vedere come volontà di Dio.

A un certo momento Lui le cose le fa maturare per cui se non facciamo in un certo modo, vediamo che disubbidiamo allo Spirito di Dio.

La vediamo come volontà di Dio, matura così.

Nino: Devo dare un giro totale alla mia vita o devo aspettare?

Luigi: No, guarda che il problema non sta mai in un’azione, il problema è sempre interiore.

Il problema non sta mai nel fare esterno, noi siamo sempre portati a scivolare sull’azione.

Nino: Il fare esteriore deve essere frutto di una maturazione interiore però io desidero la liberazione da tanti impegni senza averne la forza e allora Dio vuole che passi il Rubicone o che aspetti? Non è mormorazione è dubbio, comune a molti di noi credo.

È un disagio che mi testimonia che non sono a posto con Dio.

Luigi: Comunque l’impegno essenziale in ogni luogo e in ogni situazione in cui ci troviamo è approfondire sempre la conoscenza di Dio, bisogna sempre scavare lì.

Più approfondiamo questo e più Dio ci cambia l’ambiente esterno.

È Dio che ci fa passare il semaforo dal rosso al verde.

La nostra situazione ambientale è opera di Dio.

Noi dobbiamo sempre di più stringere i tempi in questo rapporto personale con Dio.

Tutti i nostri sforzi debbono tendere lì.

Quando uno veramente ama, non c’è nessuna situazione ambientale che gli possa impedire di amare.

Il vero amore supera tutto.

La creatura intelligente esce da qualunque situazione, quando è presa dall’amore.

Più modifichiamo il nostro rapporto intimo con Dio e più ci accorgiamo che anche il nostro rapporto ambientale viene cambiato da Dio, non dai nostri sforzi.

Nel purgatorio la creatura non può più fare niente, aspetta tutto da Dio perché oramai è figlia di Dio.

Non è più lei che agisce, aspetta tutto da Dio.

Dovendo aspettare un miliardo di anni, avendo la possibilità di fare, lei non fa nulla.

Ogni cambiamento lo aspetta da Dio, perché lei è tutta presa solo da Dio.

Nel purgatorio l’anima per sé non può più fare niente, perché aspetta, è figlia di Dio.

Nino: Ma Cristo ci dice anche di sforzarci di passare per la porta stretta.

Luigi: Ma questa porta stretta non è cambiare le cose attorno a noi ma in noi.

I cambiamenti esterni è sempre Dio che li fa.

Amalia: Ma anche dentro è opera di Dio...

Luigi: Tutto è opera di Dio.

Amalia: Anche io mi sono trovata in questa situazione tremenda di desiderare una cosa e di non poterla fare. L’unica cosa da fare è essere fedeli interiormente a Dio.

E poi l’ambiente esterno lo cambia Lui.

Luigi: Dio non ha problemi nel fare miracoli, però dove non fa miracoli è in questo rapporto interiore tra la nostra anima e Dio, perché è un rapporto consapevole in cui si richiede la nostra partecipazione personale.

Pinuccia: Però questo rapporto con Dio lo possiamo cambiare noi?

Luigi: Dio lo cambia in noi nella misura in cui noi ci dedichiamo a Lui.

Dobbiamo metterci in un rapporto a tu per tu con Dio.

Avere pazienza di entrare in questo silenzio.

Bisogna mettere questo silenzio con Dio, tutti i giorni!

Non dobbiamo mai perdere di vista l’essenziale, il fine.

È il pensiero di dove sto andando che mi aiuta ad ogni bivio a fare la scelta giusta, altrimenti mi lascio distrarre da ogni stupidaggine che incontro.

Se noi siamo convinti che siamo stati creati per Dio e che la nostra meta è Dio, dobbiamo vedere tutto in funzione di questo punto e questo avviene nella preghiera: “Quando vuoi pregare entra nel silenzio della tua stanza e chiudi l’uscio”, dimentica tutto il resto e mettiti lì alla presenza del Padre, rivedi le tue convinzioni: quello di cui sei sicuro e quello di cui non sei sicuro.

È la sapienza di Dio che in questo rapporto di preghiera personale scende in noi.

Dio richiede a noi soltanto il pensiero, non chiede a noi altro: “Pensa a Me e io penso a tutto”.

Lui ha creato l’universo ma ha la possibilità di creare mille universi per un pensiero dell’uomo.

L’unica difficoltà che ha Dio è con il nostro pensiero, perché noi possiamo sottrarre a Lui il nostro pensiero.

Può anche non avere difficoltà nel senso che impone su di noi la sua Verità ma allora ci schiaccia nell’inferno.

In quanto Lui chiede a noi la consapevolezza, la conoscenza di ciò che Egli è, rispetta il nostro pensiero, affinché noi consapevolmente pensiamo a Lui e pensando a Lui nasciamo da Lui.

Noi nasciamo da ciò a cui pensiamo.

Quindi bisogna avere la pazienza di dare ogni giorno del tempo al silenzio, al raccoglimento a tu per Tu con il nostro fine: Dio.

Se noi dimentichiamo Dio come primo effetto ci illudiamo e poi non scopriamo i problemi, invece pensando a Dio Lui ci presenta le difficoltà, le contraddizioni, le esigenze che richiede giungere alla Meta.

Le sue parole sono lezione, strada per farci entrare nella Luce.

Pinuccia: Noi mormoriamo nella vita quando ci arrendiamo alle difficoltà.

Luigi: Certo, abbiamo visto diversi tipi di mormorazione.

Abbiamo una mormorazione che di fronte alle difficoltà si volta indietro: meglio la schiavitù col pane che la libertà senza il pane.

Abbiamo la mormorazione dell’invidia di chi pensa a se stesso e crede di avere diritto, di meritare qualcosa in più.

Abbiamo la mormorazione di chi ritiene difficile il parlare di Gesù.

Il punto in comune di queste mormorazioni è l’animo che non ha sufficiente amore per Dio.

Quando l’animo è preso da un vero amore guarda solo alla meta, e la difficoltà lo esalta.

La difficoltà è come il vento che spegne il fuoco piccolo e alimenta il fuoco grande.

Maria: Se fossimo veramente sicuri che Dio ci ama, non avremmo tutte queste incertezze.

Luigi: Per questo dico che bisogna rivedere i nostri rapporti con Dio, perché non siamo sufficientemente convinti.

Maria: Anche Giobbe mormorava contro il Signore.

Luigi: Giobbe chiedeva luce, non è che Lui contestasse l’opera di Dio nel senso di rifiutarla o di voltarsi indietro.

Giobbe chiedeva soltanto luce: “Io non ho peccato, perché Dio mi ha punito?”, chiede luce.

I suoi amici danno delle giustificazioni che non lo convincono, quando il Signore apparirà dirà che i suoi amici hanno avuto torto.

Giobbe non ha avuto torto, ha avuto torto nel senso di pretendere, ma non ha avuto torto nel porre il problema.

Dio non è mica uno che non vuole che noi gli si pongano dei problemi, anzi rimprovera gli apostoli di non interrogarlo.

Dio suscita problemi proprio perché ci mette in movimento, Dio è una sorgente di vita in quanto c’impegna a un superamento continuo e a non accontentarci di quello che sappiamo, invece a un certo momento noi rifiutiamo quello che non sappiamo, trincerandoci in quello che sappiamo, ecco l’errore: non fermarti a quello che sai ma passa sempre a quello che non sai.

Dio ci chiede un superamento continuo di quello che conosciamo.

Noi non possiamo restare con Dio in modo abitudinario, l’amore per Dio non può essere abitudine.

L’amore per Dio richiede sempre il mettere Lui prima di tutto, è un prima di tutto che va messo ogni giorno, di fronte a ogni situazione, e metterlo prima di tutto richiede un superamento continuo di tutto il resto, anche di tutte le nostre conoscenze.

Altrimenti noi ci separiamo da Lui, Lui richiede da noi questa intelligenza.

Le vergini sagge si sono distinte dalle altre per l’intelligenza.

Se invece noi ci affidiamo alla regola, all’abitudine, alla tradizione, al dovere, al rito, noi ci mettiamo in poltrona e crediamo che quello sia vivere con Dio.

Dio impegna noi a conoscere Lui quindi è un lavoro dell’anima per cercare di capire.

Lui parte da argomenti semplici ma poi ci porta a delle vette che richiedono una disponibilità totale di anima per essere capite.

E questo richiede anche molto tempo, per questo uno sente il bisogno di alleggerirsi di tutte le altre preoccupazioni per potersi dedicare agli argomenti di Dio.

Ed è lì che di fronte alle sue esigenze noi cominciamo a tremare e a voltarci indietro, perché pensiamo a noi stessi e non a Dio.

Pinuccia: Il mormorare dei giudei era per il parlare difficile di Gesù?

Luigi: No, sarà l’argomento di domenica prossima, loro lo conoscevano come figlio di Giuseppe e Maria e non potevano conciliare questo con il fatto che Lui venisse dal cielo.

Ma l’argomento di oggi è perché si mormora.

La mormorazione sta nell’arrenderci alle difficoltà, per cui ci voltiamo indietro o rimpiangiamo di fare quello che fanno tutti.

Dio sta lavorando sulla massa per formare delle persone, le persone non sono mai come la massa, è come il sole che splendendo sul mare libera le molecole di acqua e le porta in cielo come vapore.

Come il sole opera sulla massa dell’acqua, così Dio opera nel campo dell’umanità e dalla massa fa sorgere la persona.

La persona è una creatura che non è più come tutti gli altri.

La persona è un essere inconfondibile con gli altri.

Dio è un creatore di persone, non di masse.

I rapporti con Dio sono rapporti d’amore e si ama sempre personalmente, non si ama mica in gruppo o in massa.

Dio vuole proprio che ogni persona sia diversa dall’altra, non vuole una massa di esseri uguali.

Dio differenzia le persone, come una vetta molto alta differenzia le persone che tentano di raggiungerla, c’è chi si ferma alla prima difficoltà e chi giunge in cima.

Dio è un formatore di personalità, perché Lui è persona e richiede un rapporto personale.

Pinuccia: Ognuno di noi deve rispondere alle esigenze di Dio che sente personalmente...

Luigi: Sì, perché Dio parla personalmente ad ognuno di noi, Dio non parla alle masse.

Noi siamo pensati e conosciuti da Dio, Lui conosce tutto di noi, ha presente tutto di noi, quindi tratta con noi personalmente, non ci tratta come uno tra tanti, ci conosce per nome ma il nostro vero nome, cioè per quello che veramente siamo.

Pinuccia: Approfondendo la parola di Dio ci convinciamo che Dio ci ama?

Luigi: Soprattutto approfondendo il Pensiero di Dio, cioè approfondendo la conoscenza di Dio, cioè chiedendoci chi è Dio.

È proprio approfondendo la conoscenza di Dio che scopriamo il suo grande amore per noi, scopriamo che Lui è amore, è carità.

Ma se noi crediamo solo per sentito dire non scopriamo nulla.

Il desiderio di conoscere Dio ci viene già dal Pensiero di Dio.

Dio per primo si annuncia a noi, si annuncia e aspetta da noi la risposta, se noi non ci fermiamo mai con Lui, Lui non ci comunica nulla, noi non possiamo smentire la sua Verità, perché Lui si è annunciato, però non possiamo comprenderla.

Per comprenderla si richiede da noi la dedizione, più noi ci fermiamo con Lui e più Lui si comunica a noi, attraverso il pensiero, Lui comunica a noi ciò che Egli è.

Tutte le creature ci dicono che Dio esiste ma solo Dio può dirci ciò che Egli è, quindi soltanto raccogliendoci a tu per Tu con Dio, Dio comunica a noi ciò che Egli è, ed è lì che si rivela a noi il suo pensiero, il suo amore ed è lì che noi capiamo di essere pensati, conosciuti da Lui e quindi amati, perché l’amore è essere pensati dall’altro.

Il nostro amore è sempre solo un riflesso, una ripetizione di un amore ricevuto, noi non possiamo amare se non ci sentiamo amati, noi amiamo nella misura in cui siamo amati.

Noi non siamo novità d’amore, la novità d’amore è Dio, Dio è la sorgente dell’amore, noi possiamo amare solo nella misura in cui riceviamo amore, più scopriamo di essere amati, più diventiamo capaci di amare.

Noi essendo creature siamo solo risposte all’amore, non siamo mai iniziatori di amore, per cui c’illudiamo se noi crediamo di amare, è Dio che ama in noi.

Allora se vogliamo aumentare in noi l’amore per Dio, dobbiamo conoscere di più Dio.

L’amore non è un esercizio o un allenamento di volontà, no l’amore è conseguenza della conoscenza di essere amati da Dio, ma la consapevolezza di essere amati da Dio è una conseguenza della conoscenza di Dio.

Quindi se tu ti accorgi che il tuo amore per Dio è debole o incostante, devi raccoglierti più in Dio, conoscere più Dio, più conoscerai Dio, più conoscerai di essere amato e più conoscendo di essere amato, più sarai capace di amore.

In caso diverso è assurdo, non posso amare o amo nel pensiero dell’io, cioè amo chi soddisfa un mio desiderio.



Intanto i Giudei mormoravano di lui perché aveva detto: «Io sono il pane disceso dal cielo».Gv 6 Vs 41 Secondo tema.


Titolo: L’anima travolta dall’opera di Dio.


Argomenti: L’opera pesante di Dio. La nostra sicurezza è Dio. Il conosciuto c’impedisce di capire lo sconosciuto. L’intelligenza del fattore disonesto e delle vergini. Il deserto. Mormora chi vuole avere ragione. Il passaggio dal nulla all’esistente.


 

16/ Settembre /1980


Amelia: Dio opera sempre per salvarci, in un primo tempo opera con dolcezza e se noi non gli prestiamo attenzione giunge ad operare con forza e violenza, però il vento forte spegne la fiamma piccola, quindi l’anima viene schiacciata dall’opera violenta di Dio, come si concilia questo con l’operare di Dio per la salvezza delle anime?

Luigi: Sì ma molte volte l’anima ha bisogno di toccare il fondo, quando è debole e incerta è molto meglio che tocchi il fondo, anche nel male perché possa rinsavire e prenda consapevolezza.

Il più delle volte quando si è deboli e incerti, non si fa nulla di male però si vivacchia in compromessi e l’anima non viene fuori, lì il Signore agisce in modo duro, per fare toccare con mano la povertà dell’anima.

Il male che vediamo esteriorizzato, è sempre opera di Dio per salvare l’anima, però l’anima deve essere scoccata.

Amelia: C’è anche il rischio di essere schiacciati...

Luigi: Certo, nulla avviene automaticamente.

Pinuccia: Però se Dio utilizza quel mezzo è perché ritiene che sia il più idoneo.

Eligio: Dio non usa le maniere forti per schiacciarci, Dio usa le maniere forti proprio perché vede in un anima le potenzialità per salire a Lui.

Più la prova è forte. Più è grande l’occasione di amare.

Luigi: Da parte di Dio l’opera è sempre positiva...

Nino: Dio conosce in anticipo la risposta dell’anima dell’uomo alla prova di Dio, se Dio sa che l’anima non è in grado di superarla perché la fa?

Luigi: Perché l’uomo abbia a costatare che Dio ha fatto tutto per salvarlo. Dio arriva a donare tutto Se stesso.

Eligio: Anche per far intendere all’uomo che crede di amarlo che il suo non è amore.

Giona credeva di amare Dio ma la sua mormorazione dimostra che lui non ama Dio.

Luigi: Dio dialoga sempre per liberarci dai nostri errori.

All’inizio non c’era errore e allora non c’era la necessità di usare metodi bruschi.

Se noi fossimo intelligenti eviteremmo a Dio di usare i metodi forti, perché attraverso l’intelligenza noi arriveremmo a mettere prima di tutto quello che va messo prima di tutto.

Mettendolo prima di tutto, noi non faremmo altro che portarci verso questa conoscenza dell’in Sè di Dio fino alla nascita nostra da Dio, naturalmente sempre per opera di Dio, perché Dio presenta a noi gli argomenti su cui facendo leva, noi a poco per volta siamo elevati di concetto in concetto, fino ad arrivare alla conoscenza pura dell’essenza di Dio, ma sempre facendo leva sugli elementi che Dio ci offre.

Questo nel campo dell’intelligenza pura.

Siccome invece noi siamo immersi nella confusione del nostro io, conseguenza del peccato, Dio deve dialogare con noi per liberarci soprattutto dalla nostra stoltezza.

Per cui abbiamo un lavoro positivo di Dio per illuminarci su quello che vale di più e poi abbiamo un lavoro per cui Dio opera per liberarci da tutte le nostre stoltezze, per cui noi confondiamo il male con il bene e riteniamo di amare Dio, di essere sulla via della salvezza mentre invece siamo sulla via della perdizione.

L’uomo non deve fare conto su di sé e sui suoi sentimenti, perché questi mutano a seconda dell’ambiente (Pietro).

Bisogna fare conto su Dio, perché la nostra stabilità è in Dio, per cui noi dobbiamo fare conto su Dio.

Nella misura in cui noi facciamo conto su Dio, Lui ci rende stabili.

Dio è la stabilità, l’immutabilità, noi creature siamo mutevoli per natura.

Però la nostra natura umana è chiamata ad essere partecipe della natura divina, di una natura che è immutabile, ma questo è possibile solo per partecipazione.

Quindi più noi facciamo conto su di noi è più siamo volubili e incapaci a tenere fede alle nostre promesse e Dio ce lo fa toccare con mano, qui Dio opera per liberarci dalla nostra stoltezza, far conto su altro da Dio è stoltezza.

Dio scende a dialogare con la nostra stoltezza ma liberi da questa stoltezza c’è poi tutto il lavoro positivo da fare: la ricostruzione nell’intelligenza.

Dio è Verità e alla Verità si arriva con l’intelletto, non si arriva con il sentimento, con dei voti, con delle regole o dei riti.

Amalia: Comunque l’anima ha sempre la capacità di risalire a Dio?

Luigi: Anche lì la capacità l’anima non l’ha in se stessa, l’ha in Dio.

Eligio: Per cui non possiamo mai dire che una prova ci schiaccia.

Luigi: Qualunque argomento di Dio schiaccia l’anima se l’anima pensa solo a se stessa.

Eligio: Ma ci sarà anche uno stato di grazia che Dio dà all’anima per superare le prove più dure.

Amalia: Che differenza c’è tra la tentazione, il rimpianto e la mormorazione?

Luigi: Il rimpianto è tentazione perduta.

La tentazione non è male, la mormorazione è male.

Il parlare di Gesù sulle tre volontà del Padre sono tentazioni, la mormorazione che ne viene dopo vuole dire non avere visto neppure la tentazione, perché si sono fermati ai loro argomenti, lo vedremo domenica prossima: “Costui è il figlio di Giuseppe, cosa ci viene a dire che è caduto dal cielo?”, è il conflitto tra la materia e lo spirito, tra la ragione e la fede, è l’uomo che crede di vedere e di avere ragione.

Nino: Noi abbiamo sempre dei preconcetti che non riusciamo a superare.

Ci sono persone che non lasciamo più entrare nulla di nuovo dentro di sé.

Luigi: A un certo momento quello che sappiamo ci impedisce assolutamente di capire quello che non sappiamo.

Siccome Dio ci trascende sempre, presenta sempre a noi qualcosa in cui dobbiamo superare tutto quello che conosciamo, anche di Dio.

Con Dio bisogna trascendersi in continuazione, è lì la Vita.

Dio ha sempre un aspetto di novità, quindi non fermarti mai alle tue conoscenze o alle tue sicurezze.

Nino: La paura è quella di sapere che c’è una novità e non avvertirla.

Luigi: La prima volontà del Padre è che io non lasci cadere nulla di quello che Dio mi manda.

Perché ogni cosa che Dio ti manda è un gradino per farti salire a Lui.

Nino : Quando uno ha visto dove è la Verità, dovrebbe liberarsi di tutto per essere disponibile per la Verità.

Io però mi sento impreparato a lasciare tutti i miei impegni nel mondo e vorrei lasciarli senza provocare danni.

Eligio: Sono passaggi che vanno fatti tenendo conto delle creature che Dio ci mette vicino.

Luigi: Come Dio opera mettendo la creatura nella possibilità di recepire la sua opera, così la creatura può dare una colpo forte se sa che l’altra creatura ha la capacità di recepirlo.

Nino: Uno dovrebbe fare conto totalmente su Dio.

Eligio: Noi non risolviamo niente, è Dio che risolve, non dobbiamo pensare a noi stessi ma pensare a Dio.

Nino: Sono pensiero che ti vengono nel pensiero di Dio, altrimenti penseresti a dove andare il fine settimana.

Eligio: Il rimpiangere le tante occasioni perdute è un mormorare. Il fare progetti per il futuro è anche una forma di mormorazione, proiettando pensieri umani nel futuro mentre tutto deve essere lasciato nelle mani di Dio.

Luigi: È sempre una proiezione del nostro io.

Nino: Il rimpianto può essere anche un pentimento per avere offeso Dio e il prossimo.

Luigi: Ma non è un rimpianto per l’esserti dedicato a Dio, noi abbiamo parlato di rimpianto in questo senso.

Qui è mormorare più che rimpianto, il rimpianto può avere un senso negativo o positivo, è il mormorare che è negativo. Il mormorare è tipico di chi ritiene di avere ragione.

Nino: Chi mormora è uno che giudica Dio.

Pinuccia:  Ci sono tante forme di mormorazione, una è di nostalgia di ciò che si è lasciato, una è di paura di fronte alle difficoltà...

Luigi: Comunque la mormorazione è male.

Nino: La mormorazione è esprimere un giudizio.

Luigi: È non accettare qualcosa.

Amelia: È affermare se stessi sul pensiero di Dio.

Luigi: È un affermazione dell’io.

Però la mormorazione va alla ricerca di ragioni per giustificare quello che non è giustificabile e allora diventa rumore.

La mormorazione è rumore, è il rumore dell’io quando ha rifiutato la sapienza di Dio.

Nino: La mormorazione di fronte a Dio, è dire a Dio che non capisce mentre noi si che capiamo.

Luigi: La mormorazione dei lavoratori della vigna è evidente per l’invidia verso chi avendo lavorato meno ha guadagnato il loro stesso denaro.

È l’uomo che ritiene di avere ragione e quindi non si supera per cercare di capire, se avessero cercato il perché sarebbero entrati nell’amore e avrebbero gioito dell’amore.

Come nella parabola dell’amministratore scaltro, di fronte a essa io sento sempre delle mormorazioni, come si può lodare qualcuno che ti ha truffato?

Dio ha più a cuore l’intelligenza dell’uomo che i suoi interessi e ci rivela che l’uomo è un capitale superiore a tutti gli interessi del mondo.

“Il sabato è fatto per l’uomo, non l’uomo è fatto per il sabato” e i giudei mormorano perché ritengono di avere ragione.

Vedi il capovolgimento che reca Cristo?

L’uomo tende sempre a scivolare sulla natura, il mondo, la regola, la legge e fa il tribunale schiacciando l’uomo.

Invece l’uomo è un capitale infinitamente superiore ad ogni regola.

Quindi incontrare un uomo intelligente è guadagnare molto più che del denaro, perché l’uomo è al centro dell’universo.

Si mormora di fronte ad una cosa che non si lascia entrare in noi, nei nostri schemi.

Bisogna vedere i valori secondo Dio e non secondo noi.

Nino: Contro il fattore disonesto abbiamo mormorato tutti.

Luigi: Sì perché è lapalissiano.

Tutto l’universo Dio l’ha fatto per un uomo che apra la sua intelligenza: “Ma anche voi siete senza intelligenza? Fino a quando potrò sopportarvi?”.

Si può anche avere un fine giusto ed essere stupidi come le vergini stolte.

Pinuccia: Ma non è lapalissiano come dici tu, io non avevo mai sentito una spiegazione della parabola come la tua.

Luigi: Ecco la mormorazione!

Mi sembri mia madre: “Questo è impossibile, non l’ho mai sentito”.

Nino: Noi c’impadroniamo dei doni di Dio, quindi noi siamo dei fattori disonesti e con le cose guadagnate illecitamente, perché le abbiamo separate da Dio, dobbiamo impegnarci per trovare Dio.

Luigi: Sì ma chi di noi di fronte a uno che ci ha truffati lo lodiamo?

Noi non ci rendiamo conto che la vera ricchezza è l’uomo, non è il denaro.

La perdita di una persona cara può farci perdere di significato l’universo, quindi il vero capitale è l’uomo.

L’uomo può essere stolto e vivere con una persona stolta è impossibile ma trovare un uomo intelligente ti carica di vita, al di sopra dell’uomo abbiamo Dio, quindi l’intelligenza è data da Dio, quanto più l’uomo cerca Dio, tanto più l’uomo diventa intelligente.

La vera ricchezza è Dio, l’uomo è segno di Dio.

Dopo Dio il primo segno della persona, quindi della ricchezza è l’uomo e quindi non dobbiamo mai noi invertire i valori, bisogna sempre rispettare i valori.

Quando noi invece mettiamo il denaro, la materia, il lavoro al di sopra dell’uomo, noi perdiamo l’uomo.

Pinuccia: Si resta perplessi di fronte alle difficoltà probabilmente per mancanza di fiducia nel Signore.

Luigi: La perplessità non è mormorazione, è ancora tentazione.

La mormorazione è tipica di uno che vuole avere ragione.

Pinuccia: Però perplessità e mormorazione, derivano entrambe da una mancanza di convinzione in Dio.

La mormorazione è un’affermazione delle nostre ragioni.

Eligio: Tu hai illustrato diversi tipi di mormorazione e ti sei fermato in particolare sulla mormorazione degli ebrei nel deserto ma c’è la mormorazione più grave di chi non guarda più alle creature ma contesta sempre Dio, ritenendosi religioso e nel giusto.

Luigi: Sì quella è la contestazione di scribi e farisei.

È la contestazione di chi ha una regola e vuole che questa regola sia messa al di sopra di tutto.

E allora abbiamo la legge che prevale sopra lo spirito.

Lo sfondo di tutte queste mormorazioni però è sempre l’affermazione dell’io: “Come vedo io le cose, le vedo giuste”.

Invece Dio tende sempre a farci uscire dal nostro punto di vista, il peccato sta nel ritenere di vedere/capire quando invece si è ciechi.

Allora Dio ci parla argomenti superiori per accecarci e condurci a vedere bene.

Noi di fronte agli argomenti di Dio, dobbiamo sempre partire dalla situazione di cecità, perché c’è sempre un superamento da fare, per cui è un impegno continuo, è un prima di tutto che va messo in continuazione prima di tutto, altrimenti non s’illumina.

Dio presenta a noi dei segni e questi segni li dobbiamo portare nello Spirito di Dio e questo “riportare” nello Spirito di Dio richiede il superamento del nostro io.

Il segno di Dio scende nel mio mondo ma non approva il mio mondo, scende nelle mie conoscenze, nella mia ragione ma non approva la mia ragione, impegna la mia ragione a portarsi nello Spirito di Dio che è superamento, se si porta nasce una nuova luce o una luce più intensa di cui uno godeva prima, è una luce sempre crescente che richiede la nostra partecipazione consapevole.

Fino ad arrivare al rapporto intimo Padre/Figlio.

Ma guai alla creatura che valuta impossibile o troppo difficile la cosa, se la vergine Maria avesse ritenuto la cosa impossibile, non sarebbe arrivata a concepire.

Si richiede sempre il superamento dell’io, ed è logico poiché la Parola di Dio è trascendente noi, altrimenti noi ci fermiamo a quello che esperimentano i nostri sensi e scartiamo la Verità in nome di quello che i nostri sensi esperimentano.

Noi ci riteniamo sicuri di quello che esperimentiamo con i nostri sensi, facendo così ci impediamo di esperimentare quello che non si esperimenta con i sensi ma con l’intelletto.

Dio certamente è l’unico essere che noi non esperimentiamo con i sensi, perché è un rapporto immediato, diretto, senza intervento di creatura, se io ritengo valido solo quello che esperimento attraverso i sensi, io escludo il rapporto vero con Dio, quindi non posso attingere la Verità.

Nino: L’uomo crede a migliaia di cose per sentito dire nel campo medico o della scienza, senza avere la possibilità di verificarle, invece nel campo dello spirito abbiamo la pretesa di verificarle.

Luigi: Noi non ci rendiamo conto che ogni cosa che esiste, che noi incontriamo, che noi scopriamo, passa dal nulla all’esistente.

Il rapporto esistente nulla è uguale infinito.

Il passaggio dal nulla all’esistente, fosse anche una mosca, ti richiede l’intervento dell’infinito.

Il passaggio dal nulla all’esistente è un passaggio strabiliante che richiede in campo naturale l’intervento di tutto l’universo.

La nascita di un fiore richiede l’intervento di tutte le stelle, di tutto l’universo.

In matematica se tu metti un numero finito (creatura) fratto zero, il risultato è infinito.

Due o tre fratto zero è uguale infinito, qualunque numero infinito fratto zero, cioè passaggio dal nulla all’esistente è sempre uguale infinito, cioè si richiede l’intervento dell’infinito per avere l’esistente.

Il passaggio dal non essere all’essere richiede l’intervento dell’infinito.

Noi ogni giorno assistiamo alla creazione.

Noi ogni giorno assistiamo a passaggi da ciò che non esiste a ciò che esiste e che si presenta a noi e questa è creazione continua e richiede l’intervento dell’infinito, di Dio.

La scienza può sempre solo studiare il rapporto tra esistente ed esistente, ma il punto critico è il passaggio dal non esistente all’esistente, il punto creativo.

Noi ogni giorno assistiamo a cose e fatti che prima non c’erano e adesso ci sono, per me è passata da ciò che non esiste a ciò che esiste.

Il passaggio dal non esistere all’esistere è il punto critico, la scienza questo passaggio non lo può assolutamente esaminare, è il passaggio dal nulla all’essere, è lì che si richiede l’opera dell’infinito, l’intervento di Dio.

Tutto l’approfondimento di quella che può essere la vita, è al di là di questo passaggio dal nulla all’esistente.

Ognuno di noi cento anni fa non esisteva: ha cominciato ad esistere, qui abbiamo l’atto creativo.

Io prima non c’ero, adesso ci sono, è il passaggio dal nulla all’essere, ma questo passaggio dal nulla all’esistente, noi lo stiamo esperimentando non solo negli uomini ma anche in tutto quello che si presenta a noi, perché tutto quello che si presenta a noi, arriva a noi come “non fatto da me”, e quindi si presenta con il carattere dell’esistente, è questa per me la grande novità che è novità di Dio.

È Dio che fa entrare nella mia coscienza un fatto nuovo che prima non c’era e che adesso c’è, anche se altri lo hanno visto prima, nella mia coscienza è un fatto nuovo.

Chi lo ha fatto entrare nella mia coscienza?

E questo è un passaggio strabiliante di cui noi non ci rendiamo conto.

La creazione continua di Dio è questa.

Il parlare di Dio con ognuno di noi è creazione, perché è presentazione di qualcosa di Sé a noi, quindi è presentazione di un segno esistente, un segno che io non posso annullare e che non posso smentire.

E questo è un fatto creativo, è Dio che ci ha presentato una situazione, un fatto che passa nel tempo ma che entra in noi e resta in noi in modo non smentibile da noi, ecco il sigillo dell’assoluto, della verità.

Si afferma su di noi al punto tale che non possiamo smentirlo.

Questo è il sigillo dell’intervento di Dio sulla nostra coscienza, per cui mi fa esperimentare qualcosa che esiste.

E il tempo in cui noi viviamo è tutto un susseguirsi di novità create che s’impongono su di noi e che continuamente c’interrogano, perché sono tutte proposte.

Per cui in ogni istante noi ci accorgiamo che c’è qualcosa che arriva a noi (novità creata) e noi reagiamo secondo quello che portiamo nel cuore, ma noi in continuazione siamo sempre in dialogo con Dio, perché è Dio che mi presenta la cosa esistente e me la fa passare da ciò che non è a ciò che è.

Prima che Lui me la presenti io posso dire di non averla vista ma dal momento in cui Lui me l’ha presentata, io non posso più dire che non l’ho vista.

Quindi c’è qualcosa che si è imposto su di me, più forte di me.

Questo è l’atto creatore da parte di Dio: si è imposto su di me, mi ha vincolato è ha il sigillo della verità, tu non puoi smentirlo a meno di dire la menzogna.

Eligio: Non solo non posso smentirlo ma devo finalizzarlo nell’intenzione di chi me lo presenta.

Luigi: Sì, se io mi vincolo lì, allora cammino verso la salvezza, ma io posso anche non vincolarmi, però non lo posso smentire, non posso dire di non averlo visto.

Questa è creazione.

E noi siamo spettatori ogni giorno della creazione di Dio.

Perché ogni giorno arriva a noi un fatto nuovo.




E dicevano: «Costui non è forse Gesù, il figlio di Giuseppe? Di lui conosciamo il padre e la madre. Come può dunque dire: Sono disceso dal cielo?». Gv 6 Vs 42 Primo tema.


Titolo: Credere di conoscere.


Argomenti: Rifiutare Dio in nome di ragioni umane. La difficoltà non giustifica l’assenza.Il vecchio rifiuta la novità. La Verità si scrolla di dosso chi non ha vero amore. L’illusione di giustificarsi davanti a Dio. Dio ci misura sull’amore. La Parola di Dio diventa impossibile. Il criterio di verità. Il ragionare umano. Consacrare. Discepoli di Dio. L’attrazione di Dio. Le cause seconde e la causa Prima. Vedere il superiore nell’inferiore. Non fossilizzarci nelle nostre sicurezze.


 

21/ Settembre /1980 Vigna


- Prima parte -

La volta scorsa ci siamo soffermati sulla mormorazione che facevano i giudei di fronte al parlare di Gesù.

Era la Sapienza di Dio che parlava a loro e parlava a loro la vita, perché nella parola di Dio la vita arriva a noi.

Eppure di fronte a questa sapienza che arriva a noi, dono infinito di vita eterna, qualcuno mormora e abbiamo cercato di approfondire per capire quale lezione la sapienza di Dio abbia voluto comunicare a noi, attraverso la presentazione di nostri fratelli che mormorano di fronte al parlare di Gesù.

Oggi dobbiamo chiederci quale significato, quale lezione Dio ci voglia riservare attraverso quest’affermazione che essi fanno per giustificare il loro mormorare.

Essi dicono: “Costui non è forse Gesù, il figlio di Giuseppe? Di lui conosciamo il padre e la madre. Come può dunque dire: Sono disceso dal cielo?”.

È una scena che Dio ci presenta e tutti i fatti che Dio ci presenta non è sufficiente accoglierli da Dio, è necessario che noi li raccogliamo, unifichiamo in Dio, perché solo presso di Lui possiamo ottenere il significato, il senso.

Noi potremmo fermandoci alla scena, essere portati a giudicare quei giudei che di fronte al parlare di Gesù mormorano e lo rifiutano, ma evidentemente Dio non ci presenta i giudei perché noi li abbiamo a giudicare.

I giudei di allora siamo i noi di adesso, perché erano coloro che stavano ascoltando Gesù e oggi siamo noi che siamo in ascolto di Gesù, siamo noi sulla scena del mondo.

Se Dio ci presenta questa scena, evidentemente ce la presenta come lezione personale per noi.

E quindi dobbiamo chiederci quale lezione, che cosa ci vuole insegnare, cosa soprattutto ci vuole evitare, quale errore Dio parlando a noi vuole evitare che noi facciamo, affinché non abbiamo anche noi a trovarci esclusi dalla sua pace, impossibilitati ad entrare nel sabato senza sera, nella sua luce.

E allora dobbiamo chiederci quand’è che noi mormoriamo e giustifichiamo il nostro mormorare verso la parola di Dio dicendo: “Ma Costui è il figlio di Giuseppe di cui conosciamo il padre e la madre, come può dirci che Lui è disceso dal cielo?”.

Se scaviamo, noi troviamo che qui, in nome di ciò che si sa,  si rifiuta di aprirsi a ciò che ancora non si sa.

San Paolo dice che la lettera uccide lo spirito, può succedere che il segno, la parola di Dio, il dono di Dio, diventi per noi un ostacolo per entrare nello spirito di Dio, un ostacolo per conoscere Dio.

Il tema di oggi dovrebbe essere questo: quando, come e perché i segni, le parole, le opere, i doni di Dio, possono diventare un ostacolo ad entrare nel regno di Dio, a conoscere lo spirito di Dio?

Questi giudei credevano di conoscere Gesù e proprio credendo di conoscerlo, s’impediscono di capire la sua affermazione: “Io sono il pane vivo disceso dal cielo”.

Possiamo confrontare questo, con il passo parallelo che noi troviamo nei vangeli sinottici: “A voi che siete dentro è dato conoscere i misteri del regno di Dio, ma a coloro che sono fuori tutto è detto in parabole, perché hanno occhi e non vedono, hanno orecchie e non intendono”.

Dio ci ammonisce attraverso queste scene affinché anche noi non abbiamo a trovarci fuori, avendo occhi che non vedono e orecchie che non odono.

Perché tutti quanti noi siamo spettatori delle opere di Dio, non basta però avere gli occhi per vedere le opere di Dio e non basta avere orecchi per ascoltare le sue parole e per capirle, ci vuole un complemento nell’anima.

Oggi dobbiamo cercare di approfondire quale è questo complemento necessario nell’anima, affinché i nostri occhi guardando vedano e i nostri orecchi udendo intendano, evitando noi di giustificarci con quello che vediamo e sappiamo, perché noi in nome di una realtà materiale, in nome delle ragioni del mondo rifiutiamo le ragioni di Dio.

Si vede e si ascolta con il cuore.

Pinuccia: Allora il complemento è il cuore.

Luigi: Io dico cuore come segno ma non basta il cuore.

Eligio: Anche io sto aspettando che venga fuori il complemento.

Luigi: No, io l’ho proposto per la nostra meditazione.

Qui ci troviamo con dei giudei che fanno una certa obbiezione, in nome di quello che sanno, rifiutano d’interessarsi di quello che ancora non capiscono.

Loro credevano di conoscere Gesù e invece non lo conoscevano.

Noi abbiamo detto che tutto quello che non portiamo a compimento lo perdiamo, non possiamo trattenerlo, ma qui c’è una lezione successiva, non soltanto lo perdiamo ma addirittura ci diventa di danno, di ostacolo.

Quello che noi non portiamo a compimento in Dio, si ripercuote su di noi fino a farci rifiutare il regno di Dio.

Ci fa rifiutare la trascendenza, immergendoci sempre di più nel mondo materiale.

È l’azione di rigetto del regno di Dio, poiché non abbiamo portato a compimento le cose che Dio ci ha mandato, adesso comincia il rigetto da parte del regno di Dio.

È la sapienza di Dio che si scrolla di dosso, coloro che non si aprono a ciò che Egli afferma.

Abbiamo un discorrere di Gesù che diventa sempre più difficile.

Lui cammina verso il suo fine, lo porta a compimento, quello che ha da dire lo dice, però mano a mano che parla la gente si ritira, fino all’ultimo quando chiederà ai suoi discepoli: “Volete andarvene anche voi?”.

Cos’è che rende l’animo umano incapace di sostare oltre, con la sapienza di Dio che parla per la nostra salvezza?

La sapienza si scrolla di dosso tutti coloro che lo ascoltano ma che non hanno in essi quel complemento tale da poterlo seguire e allora noi vediamo che c’è un allontanamento progressivo.

Nino: Di coloro che non hanno l’abito delle nozze.

Eligio: Allora non è solo un complemento che manca...

Nino: Manca il Pensiero di Dio e manca il superamento del pensiero dell’io.

Eligio: E allora non manca solo un complemento, manca qualcosa di sostanziale.

Luigi: Cerchiamo di mettere bene in evidenza che cosa sia presente nella nostra anima, affinché di fronte alla parola di Dio che diventa sempre più difficile, questa difficoltà non diventi motivo di assenza di noi a Dio.

Noi non potremo giustificare la nostra assenza all’impegno con Dio dicendo che era difficile.

Anzi la difficoltà è un test dell’amore.

Chi ama, non mormora mica di fronte alle difficoltà, anzi s’impegna ancora di più, perché le vede come una prova per testimoniare il proprio amore.

Il parlare di Dio che diventa difficile, diventa una evidenziazione dell’autenticità o meno dell’amore che portiamo in noi per Dio.

Eligio: Il termine che non mi convince è “complemento”.

Luigi: Complemento nel senso di cosa dobbiamo aggiungere ai nostri occhi e alle nostre orecchie, affinché possano vedere e intendere.

Occhi e orecchi sono buoni, li ha fatti Dio e quello che vedono è opera di Dio, quello che questi giudei vedevano era Gesù e quello che ascoltavano erano parole di Dio (cose buone), però che cosa mancava a loro per permettergli di fronte alla difficoltà del parlare di Gesù di non mormorare?

Sostanzialmente in nome delle cause seconde, loro rifiutano la causa prima, ed è quello che succede nella nostra vita e nella vita degli invitati al pranzo di nozze.

Eligio: Non trovo nell’atteggiamento di questi giudei qualcosa che sia secondo lo spirito di Dio, ecco perché il complemento che s’invoca non lo ritengo sufficiente.

Luigi: Io dicevo “complemento”, cioè che cosa bisogna aggiungere agli occhi e agli orecchi per potere vedere e capire.

Come di fronte alle parabole, tutti ascoltano la stessa parabola ma chi è dentro intende e chi è fuori non intende.

Nino: A loro mancava l’attrazione del Padre.

Luigi: Il problema adesso non è di vedere il Figlio...

Nino: Si scandalizzano perché non sono nel Pensiero di Dio, non riportano le parole di Gesù nel Pensiero di Dio. Se tu non hai l’attrazione per il Padre, le parole di Cristo non ti dicono niente, ti fermi al loro aspetto materiale.

Eligio: Non bisogna prevaricare il Pensiero di Dio con la nostra esperienza.

Luigi: La nostra esperienza è il vino vecchio, quando uno è abituato a bere un certo vino, si rifiuta di passare al vino nuovo.

Tutti noi, in nome della nostra sapienza, in nome di quello che sappiamo, ci rifiutiamo alla sapienza di Dio.

L’uomo vecchio è un uomo chiuso ad ogni novità, non sopporta più la novità, ma a un certo momento la verità di Dio diventa solo novità e tutto quello che crediamo di sapere viene contraddetto.

Perché la verità di Dio ci trascende e ci trascenderà sempre e diventa sempre più novità, richiedendo a noi un apertura continua.

Non bisogna chiudersi in quello che conosciamo rifiutando il nuovo.

Noi diventiamo vecchi in quanto cominciamo a separarci dalla sorgente, la sorgente è sempre uno zampillare di cose nuove.

Dio essendo superiore a noi, parla in continuazione cose nuove a noi e richiede a noi un animo bambino.

L’animo del bambino è tutto aperto alla novità.

L’animo del vecchio è tutto chiuso alle novità e si volta indietro e non s’accorge che il suo voltarsi indietro è una fuga dalla vita e dalla realtà.

Ecco abbiamo l’azione di rigetto del regno di Dio.

Eligio: Lo vedo come un invito a uscire in continuazione dai nostri schemi che non ci lasciano trascendere la nostra esperienza dei sensi.

Luigi: Non dobbiamo avere paura ad impegnarci nelle cose difficili di cui ci parla il Signore.

Perché se uno ha paura già si mette fuori.

Nino: La paura non è nell’impegnarsi, la paura è nel doversi superare.

È il negativo che pesa, non è il positivo.

Pinuccia: Dobbiamo scoprire l’elemento che manca affinché possiamo vedere.

Luigi: Che mancava in questi giudei, per cui loro giustificano la mormorazione con il fatto che conoscevano i genitori di Gesù.

Quante volte si sente dire che bisogna avere i piedi per terra?

“Bisogna essere realisti”, “La realtà e il mondo è quello che è”.

Qui troviamo uomini che di fronte all’affermazione spirituale di Gesù: “Io sono disceso dal cielo” oppongono la loro conoscenza materiale.

Lo vedono come un parlare astratto, assurdo, illogico e questo è il motivo del loro mormorare e la conseguenza del loro mormorare è terribile: la chiusura allo Spirito e la fuga dal regno di Dio.

Qui abbiamo la verità, la sapienza di Dio che si sta scrollando di dosso quanti non hanno il vero amore per Dio.

La lezione sta lì, il Signore vuole che noi non abbiamo a mormorare e commettere lo stesso errore dei giudei.

Allora che cosa è necessario che portiamo dentro di noi per non mormorare di fronte ad affermazioni che attualmente non possiamo capire?

La condizione per capire è impegnarsi e per impegnarsi bisogna essere disponibili, e non è possibile se dentro di noi non abbiamo tempo per Dio.

Noi abbiamo sempre tempo per tutto e tutti ma non abbiamo tempo per Dio.

Se in noi non c’è questa disponibilità, noi di fronte alla difficoltà non abbiamo tempo, non abbiamo animo, oppure riteniamo di non avere intelligenza o di essere fatti per altro.

Noi cerchiamo di giustificarci agli occhi di Dio o agli occhi della nostra coscienza ma profondamente noi diciamo a Dio che non abbiamo amore per Lui.

Chi non ha tempo per qualcosa o qualcuno afferma di non avere interesse e amore per quello, perché noi abbiamo sempre tempo per quello che veramente amiamo e noi siamo sempre intelligenti nelle cose che ci interessano veramente.

“Avete avuto tempo per i vostri interessi terreni e perché non avete avuto tempo per Me?” ed è lì che noi resteremo confusi.

Dio ci misura sull’amore.

Tutta la creazione e tutte le creature sono mezzi che Dio ci presenta per portarci nell’amore, non dobbiamo quindi giustificare la nostra assenza all’amore di Dio con la nostra dedizione ai mezzi.

Il problema è quello di entrare nell’amore di Dio.

Pinuccia: Possiamo anche impegnarci ma non farcela.

Luigi: Quando uno non ce la fa piange e non molla.

Quando una persona ama, sta anche sui gradini di una baita ad aspettare ma non va da un altra parte.

Dio ti farà piangere per 50 anni e poi ti apre, ma se tu ti stanchi di aspettare e vai da un altro è finita.

Nino: Noi non siamo giudicati su quello che conosciamo di Dio ma siamo giudicati sul nostro impegno per conoscere Dio.

Amalia: L’impegno è amore.

Nino: O c’impegniamo con la creazione o c’impegniamo con il Creatore.

Luigi: Tutto il mondo relativo è solo segno, affinché noi ci impegnamo nel mondo dell’assoluto.

Il mondo relativo va tutto trasceso, non è un mondo che noi dobbiamo usare per giustificare la nostra assenza da Dio, perché il mondo relativo è un mezzo per giungere al mondo assoluto.

Nino: Preferiamo l’inferiore al superiore, la stessa stoltezza delle cinque vergini.

Luigi: Comunque qui abbiamo le cause seconde che praticamente impediscono alle anime di arrivare a concepire Dio, mentre invece lo scopo del nostro vivere è raccogliere, unificare tutto in Dio, nel Principio, nella causa prima.

Non separarti mai dalla Sorgente.

In principio era il Verbo, non perdere mai di vista il Verbo.

Quindi tutto quello che ti accade, riportalo sempre al Verbo, riconducilo sempre nel Verbo, vedi in tutto la Parola di Dio.

Questo è fondamentale.

Perché se noi non raccogliamo perdiamo, credendo di trattenerlo lo perdiamo, non soltanto ma quello si ritorce contro di noi, fino a renderci impotenti ad accogliere o ad ascoltare la parola di Dio.

Per cui la parola di Dio diventa nauseante, triste, difficile, ripugnante, si arriva a questo punto!

Eppure siamo stati fatti per la parola di Dio.

Che errore portiamo in noi per arrivare a questo punto?

Dio parla appunto perché noi abbiamo ad evitare questo errore per evitarlo.


-        Seconda parte –

Si tratta di approfondire il pericolo delle nostre sicurezze e sul complemento necessario da portare in noi affinché i nostri occhi vedano e i nostri orecchi intendano le proposte che Dio ci fa operando tra noi ogni giorno.

Cina: Questo ragionare dei giudei è solo umano, in questo modo restiamo fuori, poiché i nostri occhi sono chiusi alla luce.

Luigi: È proprio il nostro ragionare umano che chiude i nostri occhi alla luce.

Tant’è vero che quando Gesù dice a Pietro che è un demonio, glielo dice perché Pietro ragiona in modo umano.

Il suo ragionare era umano, non era divino.

Il semplice ragionare umanamente ci porta ad essere dei demoni.

Quindi bisogna stare attenti alle nostre sicurezze umane, sono proprio quelle che chiudono i nostri occhi ad intendere le cose di Dio.

Cina: Ci aspetta questo passaggio: dall’umano alla fede. E Gesù scende dal cielo proprio per questo.

Luigi: Gesù scende dal cielo non per confermarci nell’umano, non viene per condividere le nostre passioni e i nostri interessi nel mondo, non viene per la giustizia sociale, Lui non viene per questo, Lui viene per portarci nella sua passione, la passione del Figlio di Dio.

E la passione del Figlio di Dio è l’amore per il Padre.

Quindi se uno ti dà uno schiaffo su una guancia, tu offrigli anche l’altra, se uno vuole il tuo abito, dagli anche il soprabito, se uno ti costringe a camminare per cento metri, fanne con lui duecento.

Non ti devono importare queste facezie, perché la tua passione è presso Dio.

Quando uno ha il suo cuore e il suo tesoro presso Dio, non sta a discutere e litigare per tutto ciò che non è Dio, non ha difficoltà a concedere tutto quello che non è Dio.

Cina: Bisogna che le cose di Dio ci vengano spiegate, affinché le possiamo intendere.

Luigi: Sì, non dobbiamo scandalizzarci dalle cose che dice a noi Dio.

“Beati voi se non troverete in Me motivo di scandalo”.

Questi giudei invece hanno trovato motivo di scandalo.

La Verità può scandalizzarci, perché la Verità è superiore a noi, essendo superiore a noi ci scandalizza, perché afferma cose per noi inconcepibili, ma se c’impegniamo, noi scopriremo che quelle cose sono vere.

Cina: Se il Signore ci porta nella sua conoscenza...

Luigi: Il Signore ci parla proprio perché vuole portarci  nella sua conoscenza, il difetto è sempre nostro.

Lui parla per evitare a noi questo errore, noi possiamo essere troppo sicuri delle nostre conoscenze umane e poi difettare di quel compimento in noi, per impegnarci in quello che Lui ci propone, per cui possiamo non vedere.

Ogni giorno Lui ci propone qualcosa che ci supera e che supera tutto quello che noi conosciamo, noi possiamo non vederlo.

Per vederlo non bastano i nostri occhi, non bastano i nostri orecchi, è necessario che ci sia qualcosa dentro di noi.

Amalia: Qui nei giudei c’è la pretesa di sottomettere il Pensiero di Dio al pensiero del nostro io, per affermare noi stessi su Dio, qui l’io diventa criterio di verità...

Luigi: Non soltanto l’io ma anche le conoscenze dell’io, quante volte noi ci comportiamo secondo sicurezze umane?

“Tutti fanno così”, crediamo che quella sia una sicurezza ma è sbagliato.

Il criterio dell’utilità, del piacere, della convenienza, dei bisogni naturali, della tradizione, sono tutte sicurezze che ci portano molto lontano da Dio.

Cioè non portiamo ogni cosa a compimento in Dio.

Uno solo è il Maestro, non dobbiamo avere come maestro né il mondo, né quello che fanno gli altri, Dio abita in noi e Dio vuole che ognuno di noi si rivolga a Lui e attinga presso di Lui la luce.

Non c’è niente da respingere, perchè tutto è opera di Dio, però tutto va portato presso Dio, cioè tutto va visto in Dio.

“Uno solo è il vostro Maestro, voi siete tutti discepoli”, in quanto siamo discepoli, tutto quello che diciamo non vale di per sé, tutto va sempre riportato a Dio, dobbiamo vedere se Dio approva o non approva, cioè dobbiamo vedere le cose secondo il suo Spirito, secondo la sua intenzione, secondo il suo Pensiero e le cose cambiano molto, perché il suo Pensiero non è il pensiero dell’uomo.

Noi vediamo il Cristo che dice che volontà del Padre è che Egli muoia sulla croce, quello è l’amore del Padre, noi umanamente parlando invece rifiutiamo una tale concezione dell’amore.

Magari siamo giustificati da tutto il mondo, perché tutto il mondo approva le nostre ragioni, perché noi ragioniamo secondo il mondo e crediamo di essere sicuri perché tutti ci battono le mani.

Gesù però dice: “Guai a voi quando gli uomini vi approvano”, perché così facendo si è falsi profeti.

Amalia: Bisogna arrivare alla vera preghiera che è una preghiera continua.

Luigi: Perché è necessario portare sempre presso Dio, tutto quello che viene a noi da Dio.

Quella è la vera preghiera.

Tutto è segno, quindi tutto quello che arriva ai nostri occhi e ai nostri orecchi è segno di Dio ma è segno soltanto e questo segno non s’illumina se noi non lo portiamo presso Dio.

Allora dentro di noi c’è questo altare in cui dobbiamo sacrificare i segni di Dio a Dio.

La vera preghiera è portare tutto ciò che arriva a noi sull’altare di Dio e sacrificarlo a Dio, renderlo sacro, in modo che Dio lo faccia suo e fintanto che Dio non dice: “Questo è mio” ce lo fa vedere nel suo significato, il sacrificio non è stato compiuto, non è stato portato a compimento.

Per cui il vero sacerdote dell’universo è ogni uomo.

Perché ogni uomo deve consacrare dentro di sé tutto l’universo a Dio.

Se non faccio questo lavoro faccio niente, perché vengo meno al lavoro essenziale: “Una sola cosa è necessaria”, bisogna avere bene chiaro in noi qual è quell’unica cosa necessaria che Dio chiede a noi e per la quale siamo stati creati.

Siamo stati creati per conoscere Dio, quindi l’unica cosa necessaria è questa, tutto quello che ti accade, tu lo devi vedere come aiuto di Dio per sollecitarti a cercarlo e a conoscerlo.

Per cui Maria che è seduta ai piedi di Gesù e lo ascolta, fa l’unica cosa necessaria, perché ascoltando Dio si conosce Dio.

Dio non lo conosciamo con i nostri sforzi, le nostre virtù o le nostre parole, Dio si conosce ascoltando quello che Lui dice a noi, nella misura in cui noi lo riceviamo, lo custodiamo e lo capiamo, cioè lo portiamo a compimento.

Siccome siamo creati per conoscere Dio questo è il nostro compito essenziale.

Se non facciamo questo, qualunque cosa facciamo, anche in nome di Dio, è inutile perché c’è di mezzo il pensiero del nostro io e allora possiamo dare magari ai poveri tutte le nostre sostanze o sacrificare il nostro corpo ma questo non vale nulla, perché manca la carità, cioè la conoscenza di Dio.

Amalia: La mormorazione è volere giustificarsi?

Luigi: La mormorazione è volere giustificarsi quando non è possibile farlo.

Noi prima rifiutiamo Dio e poi andiamo a cercare i motivi per giustificare il nostro rifiuto, ma noi abbiamo già il rifiuto dentro.

Tiziana: Spesso confondo ciò che è relativo con ciò che è assoluto.

Riportare a Dio tutto è difficile e allora spesso mi fermo al fatto contingente senza riferirlo a Dio.

E ci si può illudere di conoscere il Signore come fanno questi giudei.

Luigi: Questi giudei scartavano il Signore proprio perché ritenevano di conoscerlo.

Tiziana: Quando il Signore parla di cose che a noi appaiono assurde questo ci scandalizza.

Luigi: Bisogna essere umili, perché Dio non ci lascia mai soli con le nostre intuizioni o sicurezze che possono essere sbagliate.

Dio ci accompagna e accompagnandoci parla con noi per cercare di farci uscire dalle nostre false sicurezze, per convertirci, è una conversione continua e per educarci a raccogliere tutto nel Pensiero del Padre.

È Lui il Maestro ed è Lui la via, l’importante è essere umili.

Qui Gesù proprio perché questi giudei avevano certe sicurezze, sta parlando un linguaggio che a loro pare insopportabile, proprio per farli uscire dalle loro sicurezze.

Le loro sicurezze erano umane e Lui voleva portarli nella sicurezza divina.

Bisogna essere umili nel lasciarsi correggere dall’Insegnante.

Cristo ci fa vedere dove sono i nostri errori, perché abbiamo a correggerli.

È l’umiltà del discepolo, noi siamo sempre discepoli e dobbiamo sempre ritenerci discepoli, il discepolo è un essere che è sempre attento al Maestro e dobbiamo fidarci più di Lui che di noi stessi.

Pietro a un certo momento si fida di se stesso perché Gesù gli aveva detto: “Beato te Pietro” e poi piomba nell’inferno: “Via da me Satana”.

Sono lezioni per noi, non fidarti mai di te stesso.

Ogni cosa rapportala sempre a Dio, riferiscila sempre a Dio, guarda sempre Dio.

Dio insegna a noi la vita eterna e la vita eterna è convivere con Dio ma convivere con Dio vuole dire guardare sempre Dio.

Il figlio di Dio è colui che non fa niente senza vederlo dal Padre.

Noi non siamo “fatti”, nessuno di noi deve ritenersi “fatto”, Dio ci sta facendo, sotto un certo aspetto siamo ancora nel seno di nostra madre, siamo ancora in gestazione.

Dio ha appena iniziato la sua opera con te.

Sarai “fatto” quando entrerai nella vita eterna.

Colui che ha iniziato l’opera è lo stesso che la porterà a compimento, importante è che tu non ti separi mai da Lui.

Claudio: Io non ho continuità nel vedere le cose nel Pensiero di Dio, non perché non riconosca che tutto è opera di Dio ma perché su cento avvenimenti ne vedo uno nel Pensiero di Dio e gli altri li giudico secondo le mie conoscenze.

Luigi: Dio ti fa crescere, tu invece restando nelle tue conoscenze non ti muovi più.

Se io vado a trovare una persona e anziché ascoltarla parlo sempre io, io non cambio, perché quello che mi cambia è la novità che ricevo dall’altro, ma dal mio io che parla non ricevo nessuna novità.

Claudio: Stando in silenzio ascoltando Dio, Lui mi darà quel complemento che è il suo Spirito, la sua Presenza in me che mi farà intendere le cose.

Luigi: Per avere questo complemento in noi, si richiede da parte nostra la dedizione.

Noi diventiamo figli delle nostre opere, se non raccogliamo in Dio, ciò che non raccogliamo, proprio perché non lo raccogliamo ci rende schiavi, ci chiude e ci fa rifiutare l’opera successiva di Dio.

Quello che invece raccogliamo in Dio, ci rende Dio sempre più attraente, ci apre sempre di più a Dio e ci fa vincere qualsiasi difficoltà.

Non basta l’opera di Dio, bisogna che ci sia la risposta nostra all’opera di Dio.

L’attrazione è la fusione di due elementi: il dono di Dio e la risposta della creatura.

La risposta nostra può essere insufficiente e allora diventiamo figli di questa insufficienza che si conclude con un rifiuto dell’opera successiva di Dio, oppure c’è l’adesione, il compimento e il compimento suscita attrazione, diventiamo figli di questo compimento.

E l’attrazione cresce fino a portarci ad una attrazione infinita, capace cioè di restare sempre con Dio.

La tanta attrazione ci unisce saldamente con lo Spirito di Dio.

Ma l’unione non avviene senza di noi, Colui che ti ha creato senza di te non ti salva senza di te.

Dio opera tutto per attrarci, però è necessaria la nostra risposta.

Se noi rispondiamo positivamente a Dio inizia l’attrazione, l’unione e cresce fino a quella dimensione tale da essere capace di restare sempre con Dio.

Claudio: Queste cause seconde che m’impediscono di vedere la Causa prima sono in me, non fuori di me.

Luigi: Certo, perché fuori è tutto segno di Dio.

La causa prima è una sola, noi nel pensiero dell’io cominciamo a dividere e allora diventiamo schiavi delle cause seconde.

Eligio: Cosa significano per me questi giudei che cercano di giustificare la loro mormorazione rifacendosi alla propria esperienza? Se cerco di intendere la parola di Dio alla luce della mia esperienza, non potrò mai cogliere l’essenza infinita di Verità che la sua parola ha.

Luigi: Certo perché non riuscirò mai a fare entrare un valore superiore in un valore inferiore.

L’assurdo, l’impossibilità si forma dentro di me, perché è nel superiore che io posso includere l’inferiore ma non viceversa.

Purtroppo noi, basandoci sulla nostra esperienza tendiamo a fare calare il divino nell’umano.

Cristo che dice di venire dal cielo, è una verità superiore, noi la caliamo nel fatto che sia figlio di Giuseppe e naturalmente si crea l’assurdo, per cui non possiamo più sostenere il parlare di Cristo.

Ma proprio il fatto che non possiamo più sostenerlo denuncia a noi l’errore che portiamo dentro di noi.

Quella realtà inferiore che tu hai esperimentato portala nella realtà superiore e quella sarà inclusa nella realtà superiore.

Eligio: La mia esperienza è relativa e io non ho in me il criterio di verità e alla luce della mia esperienza non posso mai giudicare la parola di Dio che giunge alla mia anima.

Se il mormorare è effetto di mancanza d’amore, il giustificarlo è contro la verità, perché io lo giustifico in base a elementi e conoscenze del mio mondo.

Mi pare più grave la giustificazione della mormorazione che non la mormorazione stessa.

Luigi: È un volere teorizzare in assoluto quella che è una esperienza relativa.

Eligio: La Verità ci supera sempre e se vogliamo conoscerla dobbiamo sforzarci di superare sempre il mondo del nostro io, delle nostre conoscenze.

Luigi: Il problema non è tanto arrivare al compimento, perché il tempo lo determina Dio ma si richiede lo sforzarci di entrare, quell’umiltà di mettersi in movimento mossi dalla parola di Dio.

L’importante è non fossilizzarci nelle nostre false sicurezze.

Una volta che siamo in movimento poi dopo Dio conduce.

Eligio: Pietro tradisce la Verità, pero resta a contatto con Essa.

Luigi: Pietro promette, tradisce e poi piange ma però rimane sempre.

Non sono i nostri sbandamenti o le nostre debolezze che possono impressionare Dio, è volere giustificare i nostri errori che è sbagliato.

Dio ci aspetta proprio per perdonare i nostri errori e le nostre debolezze.

È logico fintanto che non sarai arrivato sbaglierai in continuazione, però abbiamo Uno che in continuazione ci corregge: “Imparate de Me che sono umile e paziente”.

Eligio: I giudei rifiutano come noi una conoscenza e una luce superiore perché le loro abitudini di pensiero e di vita sarebbero sconvolte e ridimensionate con un impegno e una fatica alla quale si rifiutano.

Luigi: Noi vedremo all’ultimo che scribi e farisei condannano Gesù a morte e poi vanno a cercare delle giustificazioni per la condanna già emessa.

Prima lo mandano a morte, poi vanno a cercare dei testimoni che giustifichino, legittimino questa loro condanna di Cristo.

Noi prima facciamo la scelta e poi cerchiamo le giustificazioni.

Noi cerchiamo di giustificare quello che non si può giustificare.

Eligio: Quand’è che m’impegno con Dio ed accetto la fatica di capire il suo parlare senza mormorare?

Quando amo con passione pura, profonda senza gli inquinamenti del pensiero del mio io.

Luigi: Cioè quando metto Dio al di sopra di tutto dentro di me, per cui tutte le cose le riferisco a Dio, perché l’unica cosa che vale è Dio.

Eligio: Quindi quando amo veramente con passione pura e profonda, non c’è più mormorazione, né tentativo di giustificarla, perché dolce e gradito è lo sforzo e l’ostacolo che mette l’amore alla prova e soprattutto il pensiero è tutto nella persona amata, per cui ad essa si lega ed in essa si unifica ogni esperienza che mi offre la possibilità di un atto d’amore.

Ecco perché l’anima che ama, unisce ogni cosa alla causa, in uno sforzo d’amore crescente sempre più profondo, sforzo che poco per volta la unisce al Verbo da cui è trasformata, in un processo che l’avvicina sempre di più al Padre fino ad esserne assunta a figlia.

Questo si compie solo con uno sforzo costante di superamento dell’io e di amore per Dio.

Luigi: Però questo sforzo Dio stesso lo sollecita da noi ogni giorno, proponendoci cose che possono essere molto faticose, però se uno ha amore per Dio approfitta di queste cose faticose per impegnarsi maggiormente.

Per cui fa tesoro di tutte le parole, anche quelle difficili che escono dalla bocca di Dio, per arrivare a capirle.

Quando uno ama una persona fa molto tesoro di tutte le parole che dice quella persona, le custodisce, le medita, come faceva la Madonna nei riguardi di suo Figlio.

Lì si rivela l’amore.

Ma se uno abbandona appena le cose si fanno difficili rivela una mancanza d’amore.

La difficoltà in cui uno s’impegna rivela il grado d’amore.

Nino: È il Pensiero di Dio che ci apre alla conoscenza delle cose di Dio e di Dio stesso.

Nel pensiero dell’io separiamo le opere di Dio da Dio e noi stessi restiamo separati.

Luigi: Quindi quello che non portiamo a compimento in Dio, lo perdiamo ma anche ci perde.

Pinuccia:  Ciò che ha urtato e scandalizzato questi giudei è stato: “Io sono il pane disceso dal cielo”, cioè quell’io che Cristo ha proposto loro come pane da assimilare.

Luigi: Un pane che è diventato indigesto.

Indigesto in quanto non è più assimilabile, non è assimilabile in quanto noi tendiamo a giustificare una cosa superiore in una inferiore e allora non possiamo sopportare e dobbiamo mormorare.

Il nostro io è composto di tutte le esperienze fatte e loro conoscevano Gesù come il figlio di Giuseppe e di Maria: conoscenza umana, orizzontale.

Adesso Gesù per sbloccarli dal loro io, afferma una cosa che non rientra nella loro conoscenza, li urta, se la creatura crede in Dio, urtata si mette in movimento e cerca di capire, se invece è chiusa nel proprio io rifiuta e respinge quell’affermazione, perché non può farla entrare nelle sue esperienze inferiori.

I valori inferiori vanno trascesi e portati nei valori superiori.

Il Verbo di Dio che parla a noi propone a noi sempre cose superiori e quindi è necessario sempre questo vero pregare che è superamento dell’io, che è portare le cose inferiori nelle superiori, portarle in Dio e il Verbo di Dio ci sollecita in questo lavoro.

Noi invece tendiamo a fare il rovescio.

Tutto l’agire degli uomini è sempre un cercare di giustificare le cose dello Spirito, le cose di Dio su argomenti terreni: psicologia, argomenti economici, c’è sempre questo giustificare le realtà divine in quelle umane.

Bisogna invece inaugurare il processo contrario.

Anche le cose inferiori, portale nelle cose superiori, quindi non giustificarti soltanto con le cause seconde, cerca sempre di capire il significato in Dio di quello che ti è avvenuto.

Quello che conta è la ragione superiore, quello che hai capito nella materia passa, quello che hai capito in Dio resta eternamente.

Pinuccia: L’Io di Dio accolto è la luce per i miei occhi, il complemento per le mie orecchie.

Luigi: Accolto, appunto ci vuole la rispondenza, non basta che ci sia la proposta di Dio.

L’apertura è una rispondenza, più noi rispondiamo, più noi mettiamo Dio al centro dei nostri interessi e riferiamo le cose a Dio e più l’attrazione aumenta.

È un attrazione che inizia debolmente ma cresce e a un certo momento ci occupa a tempo pieno, abbiamo la preghiera continua che ci occupa a tempo pieno, perché deve portarci ad essere con Dio in tutto.

Siccome Lui è in tutto soltanto se noi in tutto vedremo il suo Pensiero saremo sempre con Lui.

Pinuccia: Ma è il pensiero del nostro io che c’impedisce di aprirci all’Io di Cristo.

Luigi: Il pensiero del nostro io ci frattura, ci fa vivere una vita a compartimenti stagni: devoti in chiesa, pettegoli con gli amici e cinici negli affari.

È il nostro io che ci divide e ci frattura ma questo processo di fratturazione è proprio un processo di annientamento della persona umana, perché la persona umana si costruisce unificando.

Pinuccia: C’è il rischio anche leggendo il vangelo di dare per scontato qualcosa che ritengo già di conoscere e questo provoca una chiusura alla novità.

Luigi: Non dobbiamo mai dare come scontato qualcosa.

Perché quando ritengo di conoscere qualcosa è perché lo rapporto al mio io.

Invece devo chiedere a Dio perché Dio mi ripresenta la stessa scena o la stessa frase, nel pensiero dell’io invece la stessa cosa ripresentata mi annoia.

Dio è una novità continua quindi c’è sempre qualcosa da scavare e qualche diamante da scoprire anche nel ripetuto mille volte.

Per questo la conoscenza nel pensiero dell’io è sempre solo grossolana e superficiale.

Pinuccia: Addirittura le parole di Cristo possono allontanarci da Cristo.

Luigi: Qui i giudei stanno scappando da Cristo per le sue parole.

Pinuccia: Quando non abbiamo più interesse per capire le parole di Dio, siamo cacciati nelle tenebre esteriori.

Luigi: Nelle tenebre esteriori parliamo solo più di banalità e non abbiamo nient’altro da dire.

Ci si chiude in problemi sempre più gretti, sempre più piccoli, è una riduzione all’infinitesimo.

Noi creati per l’infinito, a un certo momento siamo ridotti solo a un puntino che va verso il niente: “Senza di Lui è fatto niente tutto ciò che è fatto”, è la morte dell’anima.

La morte non è annullamento, è essere ridotti a granelli di sabbia insignificanti.




E dicevano: «Costui non è forse Gesù, il figlio di Giuseppe? Di lui conosciamo il padre e la madre. Come può dunque dire: Sono disceso dal cielo?». Gv 6 Vs 42 Secondo tema.


Titolo: Superare le proprie conoscenze.


Argomenti: Scambiare il relativo come assoluto. Non riconoscere la visita di Dio. L’annuncio non ci fa conoscere Dio. Donarsi per essere attratti. I miracoli quotidiani. Le contraddizioni all’uomo che crede di vedere. Rapporto verticale e orizzontale. La fine del nostro mondo. L’Apocalisse. Restare nella Parola.


 

23/Settembre/1980


Amalia: All’anima si richiede attenzione continua ai doni di Dio.

Luigi: Dio che parla a noi è come una persona che ci viene a fare visita: si rende presente, quindi dà a noi la possibilità di pensarlo.

Noi possiamo pensare Dio, perché Dio parla a noi per primo.

Dio parlandoci si fa pensare, non è detto che noi lo pensiamo.

Noi possiamo fermarci al pensiero dell’io e vedere i suoi segni che s’impongono ma non vedere la sua presenza che si propone.

Nei segni cioè vediamo le nostre intenzioni, i nostri desideri, le nostre paure e allora non possiamo cogliere l’Intenzione di Dio nei suoi segni.

È come quando l’amore pretende, non può più vedere i doni d’amore dell’altro, perché misura tutto sulle sue pretese e fintanto che non riceve quello che lui pretende, tutto quello che riceve è niente per lui.

Il pensiero del nostro io può diventare intenzione, invece Dio parlandoci ci invita sempre a un superamento di noi stessi, delle nostre conoscenze, noi invece generalmente ci abbarbichiamo alle cose vecchie evitandoci di fare il passaggio al Superiore, lì avviene la nostra separazione da Dio come è avvenuto in questo episodio del vangelo.

Qui il Verbo di Dio stava parlando ai giudei qualcosa di superiore e i giudei si sono impediti di entrare nella conoscenza di ciò che Gesù annunciava loro.

Gesù parlava loro di questo fatto proprio per dare a loro la possibilità di entrare nel cielo di Dio, di vedere cioè le cose nello Spirito.

Loro vedevano le cose secondo la natura umana di Gesù e credevano già di conoscere tutto di Gesù, il Verbo di Dio parlando li sollecita ad entrare in una sapienza superiore, in cui tutte le cose vengono da Dio, anche le cose che per noi sembrano naturali.

Per cui i figli non sono proprietà dei genitori, i figli sono di Dio, i genitori sono amministratori di anime che vengono dal cielo e sono affidate loro soltanto transitoriamente.

Siccome il Verbo di Dio viene per condurci a vedere questa realtà spirituale che opera in tutto, ci invita a fare anche della nostra terra il cielo di Dio.

Nella realtà la nostra terra appartiene già al cielo, tutto quello che avviene in terra è già nel cielo di Dio.

Bisogna però vedere la terra nel Pensiero di Dio, nel cielo di Dio e non vedere le cose della terra separate dal cielo di Dio.

Bisogna sempre guardare tutto in rapporto a Dio e allora si capisce molto più a fondo fino ad arrivare alla Verità.

Il Verbo di Dio parla a noi, sempre per farci passare ad una sapienza superiore, noi invece ci fermiamo alle conoscenze dell’io, scambiando cioè per assoluto ciò che è solo relativo.

“Figlio di Giuseppe” è un rapporto relativo e qui lo scambiano per assoluto, non è un rapporto vero, perché nessun padre ha la proprietà di suo figlio, per il semplice fatto che non lo ha fatto lui.

Chi fa tutto è un Altro, dobbiamo riconoscere questo.

Bisogna imparare a vedere in tutto il Principio delle cose, la Causa prima e non fermarci alle cause seconde.

Le cause seconde sono relative solo a noi stessi, al pensiero del nostro io.

Noi invece nel pensiero dell’io ci fermiamo a quello che conosciamo e diventiamo grossolani nelle nostre conoscenze, crediamo di sapere e non sappiamo niente e allora in questa nostra intenzionalità rifiutiamo il Verbo di Dio.

La fatica che si richiede all’uomo è il superamento continuo del pensiero di se stesso, dei suoi desideri e anche di tutto quello che conosce.

Non ritenere mai che le tue conoscenze siano assolute, sono conoscenze relative e domani le cose ti possono cambiare sotto il naso.

Quindi stai attento a tutto quello che ti viene annunciato, poiché è un gradino, è una scala per farti salire ad una sapienza superiore, per farti entrare nel regno di Dio, per farti vivere sempre a contatto con Dio ma per vivere a contatto con Dio, bisogna che tu veda in tutto non più le creature ma Dio che opera attraverso le creature, Dio che parla in tutto.

Quindi si richiede il salto delle cause seconde per avere un rapporto diretto tra la nostra anima e Dio.

Il Figlio di Dio è in rapporto diretto con il Padre, tutto riceve dal Padre.

Amelia: Si ha sempre consapevolezza del mormorare e del giustificare la mormorazione?

Luigi: Quando mormoriamo abbiamo già rifiutato Dio, abbiamo già opposto qualche nostra certezza umana a Dio ma non ci rendiamo conto, perché per renderci conto dovremmo avere la sapienza di Dio in noi.

La consapevolezza è nella Luce, lontano dalla Luce noi non ci rendiamo conto di quello che facciamo.

“Gerusalemme, quante volte ho cercato di raccogliere i tuoi figli come fa la gallina con i suoi pulcini, ma tu non hai conosciuto l’ora in cui sei stata visitata, oramai è troppo tardi”.

Non hai conosciuto!

Il peccato dell’uomo sta lì: Dio visita l’uomo e l’uomo non s’accorge di essere visitato da Dio.

Non sapere che Dio parla con noi è il peccato e la colpa.

Per vedere le opere di Dio, bisogna avere la presenza dello Spirito di Dio, altrimenti non le vediamo.

Amelia: Comunque anche se non ci rendiamo conto siamo sempre in colpa?

Luigi: Certo, perché: ”Io parlavo con te e tu dov’eri?”, ecco la colpa sta lì.

Dio parlava con me e io dove ero?

Indubbiamente quando Dio parla con noi non è che noi già lo conosciamo, Dio parla con noi in quanto si annuncia, noi riceviamo l’annuncio.

“Cerca prima di tutto il regno di Dio”, è un annuncio, non lo conosciamo mica il regno di Dio, ci viene proposto il regno di Dio, noi rifiutiamo la proposta di conoscerlo.

Noi rifiutiamo la proposta d’interessarci di Dio, lì sta la colpa.

Dio viene a noi proponendoci d’interessarci di Lui e noi gli rispondiamo che siamo occupati in altro, se noi conoscessimo Dio non ci sogneremmo minimamente di rifiutarlo.

Chi conosce Dio non può non amarlo, non può rifiutarlo.

Chi rifiuta Dio è perché è lontano da Dio, però anche in chi è lontano Dio si annuncia, perché Dio chiama tutti e opera per tutti.

Amelia: Quindi la colpa è sempre iniziale.

Luigi: Sì la colpa è sempre al livello della proposta.

Dio parlando propone a noi se stesso: “Vieni al pranzo, vieni alle nozze, tutto è preparato” e noi opponiamo all’invito i buoi, i campi, la moglie, la nostra colpa sta lì: “Abbimi per giustificato”, ecco la giustificazione.

Ma Dio arriva a noi proponendosi, se noi aderiamo alla proposta allora cominciamo a conoscerlo personalmente.

Questa conoscenza personale è una conoscenza crescente in vita eterna.

Più lo conosciamo e più lo amiamo e più siamo presi da Lui, perché ne costatiamo la bontà, la bellezza, la validità, la vita che ci viene dal conoscere Lui e la vanità e la stoltezza di spendere tempo e pensiero nelle cose del mondo.

Amelia: L’attrazione per il Padre è data dalla fusione di due elementi, il dono di Dio e la nostra risposta.

Se la risposta è parzialmente positiva c’è un attrazione del Padre parziale?

Luigi: Sì però c’è la conflittualità.

Nino: L’attrazione per il Padre c’è sempre per tutti, siamo noi che non rispondiamo.

Luigi: Sì però noi non avvertiamo quest’attrazione fintanto che non ci doniamo a Dio.

Nino: C’è una progressione della dedizione a Dio e quindi dell’attrazione per il Padre.

Luigi: Bisogna avere dentro di noi il desiderio di Dio.

Pinuccia: La giustificazione della mormorazione mette in evidenza il conflitto che c’è tra la fede e la ragione umana, quando l’uomo non trascende il suo io.

Luigi: Bisogna trascendere tutto di noi, perché in continuazione Dio parla a noi.

E cosa vuole dire che Dio parla a noi?

Siccome Dio è un essere superiore, parlando a noi ci presenta sempre qualcosa di superiore e cosa vuole dire presentarci qualcosa di superiore?

Vuole dire che ci sollecita a superarci, quindi a superare le nostre conoscenze, a superare la nostra ragione, per portarci ad una ragione più ampia, più profonda.

Noi ci fermiamo alle apparenze senza accorgercene e allora il Signore parla per farci camminare.

Dicevamo che noi non siamo ancora fatti, noi siamo in formazione, Dio ci sta facendo in questa grande sapienza eterna, in cui noi vediamo l’opera profonda, sapientissima di Dio nel darci l’esistenza e nel portarci a conoscerlo, ed è tutta un opera d’amore.

Ora Dio parla per condurci a questa comprensione, per renderci capaci di vedere.

Deve necessariamente farci superare quelle che sono le nostre conoscenze elementari, logicamente si richiede da parte nostra sempre l’ascolto e l’attenzione rivolta a Lui.

Quando io ritengo di conoscere tutto, sono chiuso a qualunque novità.

Pinuccia: Però si dice anche che Dio presenta degli argomenti superiori per accecare l’uomo che crede di sapere.

Luigi: Appunto perché l’uomo che crede di vedere è in una situazione di chiusura e se Dio lo abbandonasse l’uomo sarebbe dannato.

Dio invece parla in modo da fargli capire che non sa niente, presentandogli delle cose che lo mettono in contraddizione: lo acceca.

Io che credevo di vedere, a un certo momento scopro di essere cieco.

Soltanto riconducendo l’uomo alla cecità, l’uomo ritorna nella possibilità di aprirsi alla luce di Dio.

“Io sono venuto per accecare coloro che vedono e per illuminare coloro che sono ciechi”, il che vuole dire che fintanto che l’uomo non si riconosce cieco, non può essere illuminato.

L’uomo che si ritiene giusto non può essere salvato, deve essere riportato nel peccato.

Dio viene e opera per rendere peccatore l’uomo giusto, sembra strano.

Il fariseo che ringrazia il Signore perché non è un peccatore come gli altri, non è giustificato e Dio parla per renderlo peccatore, per fargli toccare con mano che è un peccatore.

Solo l’uomo che scopre di essere peccatore si apre alla grazia.

E così è lo stesso per l’uomo che crede di vedere, Dio parla e opera per renderlo cieco, perché soltanto quando è cieco, può aprirsi alla luce e invocare.

Ma fintanto che l’uomo non diventa fame di Dio, non diventa preghiera, non diventa invocazione, non può ricevere la luce di Dio: chi non ha fame non può mangiare.

Pinuccia: Questi giudei sono stati accecati dal parlare di Gesù, però non hanno scoperto la loro cecità.

Dio acceca l’uomo ma non è detto che l’uomo si riconosca cieco.

Tutte le volte che di fronte alla parola di Dio non superiamo tutte le nostre conoscenze sensibili, noi ci troviamo nella stessa situazione di questi giudei: mormoriamo.

Luigi: La mormorazione è una conseguenza del fatto che mi sono fermato al mio io, per cui vengo a trovarmi di fronte a dei muri, a delle cose impossibili da fare entrare in me.

La mormorazione è una conseguenza del fatto che dentro di me non ho compiuto quello che dovevo compiere.

È il semaforo rosso che mi dice che c’è qualcosa che non va nei rapporti dell’anima con Dio.

Dio manda questo segno della mormorazione proprio per farci rinsavire.

Nino: Tutte le volte che ci troviamo in una situazione di disagio o andiamo nel Pensiero di Dio verificandone la causa oppure scappiamo o mugugniamo.

Carla: Il bambino si stupisce di ogni cosa e ne cerca il significato.

Luigi: Per entrare nel regno di Dio bisogna tornare bambini.

Bisogna avere la semplicità del bambino che è aperto a tutto e cerca il perché in tutto.

Cercare il perché è cercare la ragione delle cose e la vera ragione delle cose è in Dio.

Ed è proprio cercando la ragione, il perché delle cose che Dio ci conduce verso di Sé, ma ci vuole sempre apertura.

Ma arriva un momento in cui l’uomo non interroga più. Come mai?

Incomincia a pretendere, c’è il suo io che si sta già affermando, lì abbiamo già la chiusura.

Invece bisogna mantenersi in una situazione di apertura perché l’universo è la grande scuola di Dio e chi parla è Uno solo, uno solo è il Maestro.

Quindi noi siamo tutti scolari alla sua scuola e Dio ci sta insegnando, giorno dopo giorno.

Ma bisogna essere aperti, perché in Lui c’è la ragione di tutto, però da parte nostra ci vuole l’interesse per Lui.

Lui solo giustifica tutte le cose, se noi ci fermiamo a metà strada vuole dire che è subentrato qualcosa del nostro io, il mio io mi fa litigare con il compagno di banco e la lezione del Maestro è persa.

La nostra vita diventa solo più un rapporto tra le creature, tra scolari e il Maestro parla a vanvera.

Carla: Ma se veramente fossi convinta che Dio è il massimo valore non dovrebbe più importarmi nulla di tutte le altre cose e invece...

Luigi: Se uno non comincia a riconoscere a tavolino che è giusto, non arriverà mai.

Bisogna avere disponibilità all’avventura con Dio, perché Lui ci dimostra che Lui è quello che vale più di tutto.

Per il bambino è facile capire che Dio è Colui che vale più di tutto, è per l’adulto che la cosa diventa difficile, l’adulto ha da obbiettare su tutto, perchè è carico di tante esperienze fatte sul piano dell’io.

L’uomo adulto ragiona solo orizzontalmente con la creazione e non verticalmente con Dio.

Tutte le nostre difficoltà nascono dal fatto dell’avere trascurato Dio, giustificazioni che provocheranno poi il nostro distacco da Dio.

Dio ci mette in difficoltà proprio perché abbiamo dimenticato Lui.

Tutti i nostri rapporti orizzontali sono solo proiezioni del nostro rapporto verticale con Dio, invece noi pasticciamo con i rapporti orizzontali e non ci accorgiamo che quelle sono ombre, proiezioni del nostro rapporto verticale con Dio.

È il rapporto verticale con il sole che determina l’ombra orizzontale, noi agli occhi di Dio passiamo tutta la vita a cercare di modificare la nostra ombra agendo solo su di essa.