Gli dissero
allora: «Che cosa dobbiamo fare per compiere le opere di Dio?».Gv 6 Vs 28
Titolo: Fare la Verità in noi.
Argomenti: L’opera incompiuta del Padre in noi(13) Maria e Marta(22) Fare è portare a
compimento secondo un intenzione(26) Il Figlio porta
a compimento l’opera iniziata dal Padre se vede l’intenzione del Padre in ciò
che il Padre ha iniziato(26) Se noi non vediamo l’intenzione
del Padre non possiamo fare secondo l’intenzione del Padre(27) Il Figlio cerca l’intenzione del Padre per operare secondo il Padre(28) Passare al significato dei segni(31) Possiamo
sostenere la Verità nella misura in cui la portiamo in noi(33) Il vivere naturalmente ci distrugge(45) Il fare in
paradiso(47) La Parola ci anticipa
il fare di Dio(1.00) La Verità si manifesta
gradatamente(1.09) La Verità non sopportata(1.09)
Tutto diventerà Verità(1.10) Le 10 vergini(1.12) L’amore non si lascia
sorprendere(1.13) La partecipazione
personale(1.14) Tradurre dal
sentimento all’Essere(1.18) Precedere la venuta in
noi del regno di Dio(1.30) Vedere l’opera del
Padre iniziata e vederne l’intenzione(1.34) Il coraggio(1.38)
Preferire altro a Dio(1.39)
13/Aprile/1980
Gesù rispose: «Questa è l'opera di Dio: credere in colui che egli ha
mandato».Gv 6 Vs 29
Titolo: L’unica Opera.
Argomenti: Credere è dedicarsi. Il primo atto di fede è cercare la volontà di Dio. La fede non è cercare la propria volontà e neppure rassegnazione. La gloria degli uomini o la gloria di Dio. Perdere la fede. Assimilare le parole di Cristo. L’attenzione è amore. Discussione
Eligio-Nino sulla fede. La Via è una sola. L’ingiustizia di pensare a noi stessi. La consegna al Padre.
20/Aprile/1980
SINTESI
Luigi: Per portare a compimento ciò che è stato
iniziato bisogna conoscere l’intenzione di Colui che ha cominciato l’opera.
Esteriormente l’opera è sempre compiuta: il
problema è l’interno; è lì, che deve raggiungere il compimento.
Di solito noi riteniamo che l’incompiuto stia
fuori, e allora cerchiamo di modificare l’esterno, di cambiare gli altri.
No, ciò che è incompiuto negli altri è solo
lo specchio di quanto è incompiuto dentro di noi.
È sollecitazione di Dio per
portarci al nostro compimento interiore.
Noi siamo difettosi dentro,
cioè nel nostro pensiero.
Ovviamente per noi è una fatica, tutto
questo…è una fatica determinata dal peccato, dall’aver vissuto tanto tempo nel
pensiero dell’io.
Quando scopriamo di dover vivere nel Pensiero
di Dio, siamo talmente “uniti” alla nostra memoria, che siamo molto
difficoltosi a superarci.
Ci troviamo in un mondo che ci condiziona, ma
questo condizionamento non è altro che la proiezione del nostro io autonomo; è,
cioè, la proiezione del nostro aver trascurato Dio.
Per Adamo, prima del peccato, non c’era
alcuna fatica, a raccogliere tutto in Dio; noi invece siamo portati ad operare
esteriormente…ad esempio, ci è più facile impegnarci coi poveri, che
raccogliere il pensiero in Dio.
È una conseguenza dell’essere
proiettati “fuori”.
Ognuno di noi, per un processo di automatismo
è portato a ripetere le azioni che ha iniziato; allora, dopo esserci proiettati
all’esterno, siamo portati a proseguire “automaticamente” in quella linea lì.
Tenendo presente tutto questo, possiamo
comprendere il senso della risposta di Gesù:
“Opera di Dio è credere in Colui che Egli ha
mandato”.
Luigi: Il nostro bisogno di assoluto è vera
vocazione.
E il nostro non occuparci di Dio è tradimento
di essa, tradimento del nostro destino.
È da questo tradimento che
conseguono tutti i nostri problemi, l’infelicità, la nevrosi, le crisi
d’identità.
È tutto conseguenza dell’aver
disprezzato la nostro primogenitura: non tenerne conto equivale a disprezzarla.
Luigi: “Credere a” significa “dedicarsi a”; e se
non mi dedico a Dio perdo la consapevolezza di quello che sono.
Luigi: ”Opera di Dio è che voi crediate”: vuol anche
dire che Dio opera in tutto per portarci a credere al Suo Verbo.
Tutta la Sua opera per noi è finalizzata ad
ottenere da noi quest’adesione al Verbo.
Aderire al Verbo vuol dire, a un certo punto, chiudere gli
occhi su tutto il resto.
Luigi: “Fede” è adesione alla volontà di un Altro.
Si tratta di un cammino crescente, fino
all’occupazione a tempo pieno. Questo cammino assume l’aspetto del rendersi
sempre più disponibili per Dio.
Luigi: Il Verbo di Dio risponde pienamente al
bisogno della nostra anima. Lui ci orienta al cercare prima di tutto il Regno
di Dio. È una vocazione, la quale risponde
alla “Vocazione”.
Luigi: La fede che non è “cammino verso” si perde,
è inevitabile; si perde a tutte le età, a tutti i livelli: all’inizio, a metà
strada, alla vigilia di Pentecoste.
Perché la fede è dedizione, dunque richiede
un costante superamento, poco o tanto che sia.
Se il superamento non c’è, perdiamo tutto,
fossimo anche sulla Vetta. Perché il non superamento porta alla separazione da
Dio.
Il contatto è vivo solo in quanto c’è una
costante risposta alle esigenze della fede, di Dio.
In questo modo il Signore conduce al tempo
pieno.
Dio è un Infinito, è un’Unità Infinita: in
quanto tale, richiede un’applicazione senza fine. D’altronde, più si conosce,
più si vede la necessità di dedicarsi.
Luigi: Dio non ci abbandona mai, ed è proprio
questo Suo non abbandonarci mai a determinare il nostro tormento!
È questa Sua “pressione” che
provoca il nostro tormento!
Luigi: Il concetto di “verginità” si presta
facilmente al fraintendimento: “io lascio tutto, faccio voto di castità, e così
raggiungo la verginità”.
No: il vero concetto di verginità sta in
questa dedizione ad un amore unico.
È la purezza di
intenzione, la vera verginità.
L’attenzione è amore. Bisogna che in noi ci
sia questo desiderio di conoscere Dio: questo desiderio ci conduce all’attenzione
a Colui che il Padre ci manda.
Noi dobbiamo portare questo Sogno, dobbiamo
cioè compiere questa giustizia essenziale, la giustizia che ci fa mettere Dio
al centro; senza di essa non c’è nessun “mandato dal Padre” che ci arrivi
dall’esterno che ci possa minimamente attrarre.
È da precisare sempre: al
centro dell’attrazione per il Cristo sta questa giustizia interiore/essenziale.
Luigi: Dio parla personalmente con ognuno di noi;
in altre parole, Egli tiene conto di tutto, di noi.
Per questo motivo a un certo momento le
stesse contraddizioni divengono motivo di gioia, di Grazia; appunto perché
anch’esse sono Dio che sta dialogando con noi.
Si tratta sempre di correzioni, di opere
d’amore: ragion per cui ci sentiamo pensati, conosciuti anche nelle
contraddizioni.
Luigi: L’uomo superficiale non arriva a vedere il
vero, per cui resta sempre confuso, in balìa di tutto e di tutti. Tutto allora
lo disperde, si trova senza luogo in cui riposare…appunto perché non ha alcun
punto fisso di riferimento.
Eh, quante anime si ritrovano così, è una
cosa impressionante.
Luigi: Poiché la Verità di Dio ci supera, ciò che
Lui ci presenta lì per lì ci sorprende sempre.
Invece in Paradiso, appena Dio parla,
immediatamente noi intendiamo, pur rimanendo la sorpresa continua.
Qui invece le sorprese ci sconcertano; ma più
approfondiamo, più la Verità ci conferma: è la caratteristica della Verità.
Luigi: La via è una sola, perché Dio è Uno solo,
perché il Figlio è Uno solo; ecco, il problema non sta nel dedicarsi qui, nell’attivarsi
là; Gesù ha messo una cosa sola al di sopra di tutto: l’interesse per Dio,
l’amore per Dio.
Infatti, qui dice “le opere”, ma parla di
“un’opera”: al singolare.
Ora, per interessarsi a Dio bisogna
interiormente essere convinti che è giusto farlo, che è giusto dedicare a Lui
il pensiero; e quindi, bisogna essere convinti che è ingiusto pensare a noi
stessi.
Fintanto che manca questa convinzione, non si
può entrare; ecco perché il Signore dice: “non preoccuparti né del mangiare né
del vestire”; e già, perché il pensiero del nostro io tende sempre a preoccuparsi
di quello; magari cerca Dio, ma per il pane che passa!
E magari ci si credere religiosissimi, ma si
crede in Dio solo perché è Uno che può soddisfare i desideri del nostro io.
No: si tratta di realizzare il desiderio di
Dio!
Luigi: Dio opera tutto, sempre, per portarci a fare
attenzione al Suo Pensiero, a Colui che Egli ha mandato.
Infatti, l’uomo in agonìa è certamente
attento al Pensiero di Dio; magari lo può rifiutare, però è attento ad Esso.
Tutto il resto non interessa più; ecco lì,
tutta l’opera di Dio ha lo scopo di condurre l’uomo alle soglie della fede.
Luigi: Teniamo presente che Colui che manda è
Parola; è il Verbo.
E il Verbo, la Parola, parla a noi argomenti.
E quindi, “credere a Colui che ci parla”,
significa seguire, interessarsi: ecco, diventa Passione, passione per gli
argomenti che l’Altro mi sta proponendo; e questi argomenti sono molto diversi
da quelli che propongono gli uomini del mondo.
Il mondo propone: “datti da fare per questo,
per quello”: tanti argomenti.
Inoltre, nel mondo ci sono le autorità: la
famiglia, la società…c’è tutto un insieme di società che impone addirittura gli
argomenti: “tu devi fare questo; e se non lo fai, ti radio!”.
Ecco che a un certo momento bisogna
rischiare, perché si tratta di ubbidire a Dio e non agli uomini.
E allora si arriva al conflitto…cioè, a un
certo punto si verifica questa situazione: “ma se faccio questo compromesso,
perdo la fede”; c’è niente da fare: è Dio, a pormi in questo dilemma.
Perché, come dico, ognuno propone i propri
argomenti: “credere al Figlio di Dio”, vuol dire aderire ai Suoi argomenti;
solo facendo questo, si mangia il Suo Pane.
Luigi: La Vita Eterna è conoscenza di Dio come Vero
Dio; è vedere il Suo Volto e vivere in questa Presenza che parla a noi in
tutto.
Luigi: Cristo ci accompagna fino alla fine del
mondo: c’è tutto un mondo che deve finire, in noi; è quel mondo che, attualmente,
togli a noi la Gloria di Dio, quel mondo che a noi sembra assolutamente reale;
questo mondo deve finire; o meglio, deve diventare un mondo di segni di Dio:
solo così non risulterà più di ostacolo.
Deve diventare puro segno di Dio.
Terra e cielo precedenti devono sparire:
devono subentrare una nuova terra e un nuovo cielo al cui centro sta il Padre,
il Padre che parla con noi, con ogni singola creatura.Cristo è con noi fino
alla fine di questo vecchio mondo: al tèrmine, Lui ci consegna al Padre.
Il Figlio Lo ritroveremo dunque dal Padre; Lo
conosceremo dal Padre; l’unità con il Figlio sarà conseguenza del rapporto
personale col Padre; ecco, presuppone il passaggio al Padre; infatti, come
dico, alla fine del mondo il figlio ci consegna al Padre, affinchè noi, dal
Padre, Lo ritroviamo: alla destra del Padre.
E ritrovando Lui, ritroviamo noi.
Pinuccia: Dio vuole che cerchiamo di capire il Suo
Pensiero.
Luigi: Sì, ma sia chiaro: è Lui, a rivelare il Suo
Pensiero; indubbiamente bisogna partire con la fede: Dio ci chiede la fede, ci
chiede l’applicazione, la dedizione: nella misura in cui ci impegniamo, Lui si
rivela.
Luigi: Dio ci offre la Vita Eterna: ce la vuole
dare, evidentemente. Noi siamo portatori della passione di assoluto, e anche
questo è già una promessa di Dio, ci promette che vuole donarsi.
Ecco: nel nostro desiderio di Assoluto sta la
garanzìa del fatto che Dio vuole donarsi a noi.
Ecco perché la cosa più assurda che possa
dire l’uomo è quella di definire Dio inaccessibile, la Verità inaccessibile: è
assurdo, è rifiutare ciò che Dio ci vuole dare, è tacciare Dio di menzogna.
Se Dio promette una cosa, è perché ce la
vuole dare, significa che ce la rende accessibile; sarà questione di prezzo da
pagare, ma quello è un altro discorso.
Dio vuole darci il Suo dono, la Sua Merce
(scusate il tèrmine), ma ci dà anche i soldi per poterla comprare; Dio non
inganna.
Il più delle volte noi non ci rendiamo conto
che tutto ciò che abbiamo nelle mani è “moneta” per acquistare i Doni Maggiori;
e se non ce ne rendiamo conto, perdiamo tutto!
Noi crediamo di fare i nostri interessi
“tenendo” tutto; e invece, proprio trattenendo,
perdiamo tutto: e ci distruggiamo.
Trattenere è l’unico modo per perdere tutto;
più si crede di conservare il capitale, più lo si perde.
Luigi: Si può aumentare la conoscenza di una
creatura, senza che con questo aumenti anche l’amore per essa; anzi, tante
volte succede che la tanta conoscenza deluda l’amore; ma con DIO, invece, la
cosa è coincidente: più lo si conosce, più lo si ama.
Infatti, è solo chi non conosce Dio (o chi Lo
conosce poco) che non Lo ama.
Luigi: “Erano Tuoi, e Tu li hai dati a Me”; ora, se
“erano Tuoi”, vuol dire che erano attratti dal Padre; noi siamo sempre ci colui
che amiamo: ognuno di noi appartiene a ciò che lo attrae.
Ecco: “Tu li hai dati a Me, e adesso Io li
riporto a Te”; attratti da Te, Tu li hai consegnati a Me, affinchè Io li
riportassi a Te”.
Il che vuol dire che “erano Tuoi”, però non
riuscivano…erano pecore smarrite, ma sempre del Padre.
La pecora smarrita nel mondo è pecora senza
padrone; è attratta, e questo denota un’appartenenza; se siamo attratti da Dio,
apparteniamo a Dio: “chi è da Dio ascolta le Mie Parole”; questo ci conduce.
Luigi: La Parola del Cristo mi sostiene di fronte
alle autorità del mondo: “una cosa sola è necessaria”; senza questa parola,
Marta mi diventa autorità, ed io non ho la forza di sottrarmi ad essa.
Ma la Parola di Gesù è Parola di Verità: è un
macigno, una roccia; contro questa roccia, tutti possono sbatterci la testa, ma
nessuno la può cancellare.
Lui l’ha detta, e quando il Cristo dice una
parola, non la si può obiettare.
È una parola vera, che
sostiene; senza di essa, non si riesce a sostenere contro le autorità del
mondo, non si può avere la volontà di_, di opporsi alle autorità del mondo.
Piano piano, Cristo lìbera, rende sempre maggiormente
disponibili per Dio; e poiché Dio è un Infinito e richiede una veglia infinita,
Cristo ci conduce alla disponibilità infinita.
C’è
una vigna che ha un grande bisogno di essere lavorata.
“Fare” è “ascoltare”; è impegnarsi ad essere
disponibili.
Cioè, è “fare Maria”; è Maria, colei che
veramente “fa”; al contrario, Marta “non fa”.
Agli occhi del mondo, naturalmente, Marta fa
niente; ma agli occhi Dio, è il vero fare.
È logico, chi fa è Dio, però è
richiesto a noi questo ascolto; per noi è sempre terribilmente difficile “fare
niente”, è cioè molto difficile essere “vuoti”, in modo da poter accogliere in
noi la Parola di Dio che scende in noi per riempirci.
Questo assoluto, questo infinito, che vuole
entrare dentro di noi, chiede a noi “soltanto” di fermarci: è la condizione
affinchè Lui possa riversarsi in noi.
Ma se noi siamo superficiali, come fa? non
gli diamo un attimo di tempo, di pensiero!
Domanda: E se, pur ascoltando, Lui si fa aspettare?
Luigi: Si aspetta e si veglia.
Allora gli
dissero: «Quale segno dunque tu fai perché vediamo e
possiamo crederti? Quale opera compi?» Gv 6
Vs 30
Titolo: Imparare a vivere nel
pensato di Dio.
Argomenti: Vedere i segni di Dio(7) Si ascolta e si vede con l’interesse(13) Imparare a
rispondere a Dio(18) La gelosia di Tommaso(20) L’autonomia di Adamo(22) Il sigillo
della Verità(26) L’incredulità(28) La superbia(37) Stimare Cristo(39) Credere per vedere(51) L’Opera incompiuta in
noi ci rende impossibile credere(52) Accettare l’argomento
proposto da Dio(58) L’iniziativa è sempre
di Dio(1.01) La capacità di
sopportare la Verità(1.02) L’instabilità
naturale dell’uomo(1.04) Uccidere l’autore
della nostra vita(1.22)
25/Aprile/1980
I nostri padri
hanno mangiato la manna nel deserto, come sta
scritto: Diede loro da mangiare
un pane dal cielo».Gv 6 Vs 31
Titolo: Contrapposizione tra vecchio e nuovo.
Argomenti: L’impotenza a vedere i segni di Dio(13) La difficoltà verso la novità del Cristo(17) Opporre l’opera di Dio a Dio(19) Intendere tutto
nel fine(22) Il vecchio è in
funzione del nuovo(23) Contrappore il “mio”vecchio
Dio al vero Dio(25) Tutti i segni vanno
trascesi per giungere a Cristo(27) Il giovane
ricco(30) L’attesa del
Messia(40) Perdere l’anima della
legge(43) Mancanza di
attenzione a Dio(44) La direzionalità dell’opera di Dio(45) Le opere di Dio sono in contrapposizione a Dio solo in noi(50) Passaggio dalla materia allo spirito(1.00) Guardando il passato non vediamo
il presente(1.03) Buttare lo spirito per
trattenere la materia(1.09) La sapienza di
Salomone(1.11) La stabilizzazione
nella sapienza(1.13) Le correzioni di Dio(1.19)
L’impegno mentale con Dio(1.29) La difficoltà a credere(1.38)
27/Aprile/1980