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Il terzo giorno si facevano le nozze a Cana di Galilea e la madre di Gesù era là. Anche Gesù fu invitato alle nozze. Gv 2 Vs 1/2


Titolo: Il terzo giorno.


Argomenti: Il terzo giorno nei vangeli. L’indomani. La gloria del Figlio nel Padre. Fede/speranza/amore, la ricostruzione dell’uomo. La festa del mondo. Cristo, uno tra i tanti. La madre che genera la salvezza. La Madonna è la contemplazione di Dio. Divertimento e conversione. La crisi della festa. Il protagonista della festa. Il corpo di Gesù è la nostra anima. La distruzione del tempio.


 

5/settembre/1976


 

Per questa sera fermiamoci soltanto al primo punto: “Il terzo giorno si facevano le nozze a Cana di Galilea e la madre di Gesù era là. Anche Gesù fu invitato alle nozze”.

Qui abbiamo tra argomenti:

·         il terzo giorno,

·         le nozze a Cana di Galilea,

·         la madre di Gesù era là.

In questo versetto si dice: “…anche Gesù fu invitato…”, quindi Gesù è in aggiunta, è un sopraggiunto.

Ma gli elementi essenziali che ci vengono presentati in questo Vangelo sono:

·         il terzo giorno,

·         le nozze di Cana,

·         la madre di Gesù presente.

Intanto c’è subito una novità perché nella serie degli “indomani”, avevamo visto precedentemente sia con Giacomo e Giovanni che con Gesù, l’evangelista fa tante tappe e ognuna le rappresenta con un “indomani”.

La novità invece è presentata in questo capitolo da “il terzo giorno”.

Come mai c’è questa interruzione di “indomani” e c’è il passaggio ad un concetto nuovo: “il terzo giorno”?

Dico questo perché il concetto di “terzo giorno” nei vangeli, è sempre denso di significato, perché Gesù stesso lo richiama spesse volte, ad esempio quando caccia i venditori e i mercanti dal tempio e i farisei gli obiettano con quale autorità faccia queste cose e Lui risponde: “Distruggete questo tempio ed io in tre giorni lo rifarò”.

L’evangelista ci fa notare che Gesù stava parlando del suo corpo.

Qui viene fuori il concetto che gli uomini possono distruggere il tempio di Dio, tempio di Dio è ogni uomo perché Dio abita nell’uomo.

Allora se gli uomini possono distruggere il tempio di Dio, cioè gli uomini possono distruggere l’uomo, Gesù si presenta come Colui che in tre giorni rifà l’uomo: “… lo rifarò …”.

Infatti Gesù è venuto a salvare e quindi a rifare l’uomo, gli uomini distruggono.

Abbiamo visto nella meditazione domenicale questo concetto: le parole degli uomini rendono gli uomini sordi e muti e le parole di Dio, invece ricostruiscono l’udito e fanno parlare l’uomo.

Così gli uomini si distruggono a vicenda, l’uomo, considerandosi autonomo da Dio, è omicida, si distrugge, lontano da Dio muore: con Cristo viene ricostruito.

C’è ancora un altro concetto del “terzo giorno” che Gesù ripete sovente quando dice: “Il Figlio dell’uomo sarà consegnato nelle mani degli uomini, che lo schiaffeggeranno e lo disprezzeranno, lo manderanno a morte, lo uccideranno, ma Egli, il terzo giorno, risorgerà”, ecco il concetto del “terzo giorno” che si ripete.

Anche quando Giuseppe e Maria smarriscono il Bambino Gesù a Gerusalemme, lo cercano per tre giorni e il Vangelo di S. Luca ci fa notare proprio questo: che “nel terzo giorno”, “… sul finire del terzo giorno lo ritrovarono nel tempio”.

Vedete come il “terzo giorno” è carico di significato?

Qui siamo già con Gesù.

Abbiamo visto le prime tappe dei primi discepoli con Gesù, anzi, abbiamo trovato due “indomani”:

un primo “indomani” in cui Giovanni, vedendo Gesù passare, lo segnala e i primi due discepoli se ne vanno;

un secondo “indomani” in cui Gesù va in Galilea, parte, ritorna là donde era venuto.

Questo “terzo giorno” è un terzo “indomani” ma evidentemente è già nel concetto del “terzo giorno” cioè di quel “terzo giorno” in cui il Signore ricostruisce.

Sono segni delle tappe di ogni anima con Gesù perché noi abbiamo delle tappe in preparazione a Gesù e che ci sono significate, ad esempio, dall'episodio dello smarrimento al tempio da parte di Giuseppe e Maria di Gesù Bambino, che lo cercano per tre giorni e, sul finire del “terzo giorno”, lo ritrovano nel tempio.

Anche qui, il fatto che lo ritrovarono nel tempio e se il tempio è ognuno di noi, evidentemente significa la scoperta interiore del Maestro che ognuno di noi porta dentro di sé.

Ma c’è questa ricerca faticosa, in lacrime, di colui che si è smarrito e che non trova.

Noi abbiamo qui un “terzo giorno” che è una conclusione dell’essere con Gesù.

Il “terzo giorno” simboleggia la conclusione di tre tappe:

·         la prima tappa è quella dell’anima che parte dal mondo, avendo avuto la segnalazione da Gesù, parte dal mondo, si stacca e viene a scoprire dove Egli abita perché Lui non è del mondo, non è di questo mondo; con la scoperta di dove Egli abita, primo giorno, segna la prima tappa dell’anima con Gesù;

·         la seconda tappa, il secondo “indomani”, è caratterizzata da una promessa: “Vedrete i cieli aperti”, è Gesù che orienta alla meta finale, quindi alla speranza di arrivare alla conclusione del vedere la Verità di Dio, vedere il volto del Padre;

·         la terza tappa è il “terzo giorno”.

Per scoprire l’anima del “terzo giorno” in cui Dio ricostruisce l’uomo, poiché l’uomo si ricostruisce in Dio, dobbiamo approfondire questo brano di vangelo.

Nella conclusione è scritto: “Così a Cana di Galilea Gesù fece il primo dei suoi miracoli”, tenendo presente che Giovanni quando parla di miracoli intende “segni”, quindi “…Gesù fece il primo dei suoi segni e manifestò la sua gloria”.

Ecco, il “terzo giorno” è caratterizzato da questo: la manifestazione della sua gloria.

Questo ci fa capire che ogni volta che si parla del “terzo giorno” ci viene preannunciata la Pentecoste.

Abbiamo parlato della gloria, della “sua” gloria, cioè la gloria del Figlio è ciò che Egli è nel Padre, quindi è la conoscenza del Figlio nel Padre e quando si parla di conoscenza del Figlio nel Padre, si parla di Pentecoste, perché “Noi verremo a lui e faremo la nostra abitazione in lui.”

Quindi questi segni, il “terzo giorno” che Gesù accenna in queste diverse parti della sua risurrezione, lo smarrimento stesso, la ricostruzione del tempio in tre giorni, ci preannunciano che Gesù, il Verbo di Dio, è fedele in tutto il suo parlare.

Quindi già nei primi suoi segni, Lui ci significa, ecco i segni, quella realtà verso la quale andiamo incontro, che noi, se seguiamo Lui, scopriremo, troveremo, constateremo.

Quindi tutte le sue parole, oltre che ad essere delle significazioni di quel dono verso il quale Egli ci conduce, sono anche promessa (ecco il “terzo giorno”) promessa di questo incontro, di questa realtà.

Ora, la ricostruzione dell’uomo avviene in tre tappe:

·         la fede, il distacco dal mondo, la partenza verso -;

·         la speranza che si forma sulla promessa di Gesù “Vedrete i cieli aperti”;

·         l’amore, la contemplazione, la carità, il “terzo giorno”, lo Spirito Santo.

Il secondo concetto è: le nozze a Cana di Galilea.

Teniamo presente che se per “terzo giorno” riteniamo la conclusione di tutta l’opera di Dio, di tutto il parlare di Dio, quindi tutte le promesse di Dio quindi la Pentecoste, l’incontro con la conoscenza della Verità, noi vediamo che quando Gesù parla della manifestazione della Verità, del Regno di Dio, abbina sempre con: “…il mondo riderà…il mondo farà festa…voi gemerete… voi soffrirete… perché saranno giorni di prova…però abbiate fiducia perché arriverà…”.

Notiamo anche che ci sono due elementi che prendono rilievo man mano che ci avviciniamo alla conclusione:

·         il trionfo, il benessere, la ricchezza del mondo, rappresentati dal giorno di nozze,

·         e dall’altra parte una pena, una tristezza, la tribolazione di coloro che non possono divertirsi perché sono appesi ad una luce che deve venire; aspettano una luce che deve venire, non possono partecipare alla festa di questo mondo.

Il Signore stesso, parlando della fine del mondo, fa presagire che prima che avvenga questo giorno, il mondo sarà in festa, riderà.

Abbiamo accennato diverse volte a Noè e Gesù stesso, quando parla di questo dice: “Sarà come ai giorni di Noè, sarà come ai giorni di Lot: pensavano a sposarsi, pensavano a mangiare, pensavano a divertirsi, pensavano a comperare, pensavano a vendere, pensavano a costruire e, all’improvviso, arrivò il diluvio”.

Ecco, il mondo che fa festa, che pensa a mangiare, a sposarsi, a divertirsi, a costruire, ma, all’improvviso, “venne il diluvio”; “Così sarà come ai giorni di Lot, di Sodoma e Gomorra dove la gente pensava solo a mangiare, a divertirsi e piovve fuoco dal cielo!”

Ecco, quindi che c’è una minaccia si affaccia all’orizzonte e il mondo, che vive completamente nell’ignoranza di quanto sta per avvenire, continua a divertirsi.

Coloro che invece vivono nell’attesa, perché hanno ricevuto la parola di Dio, non partecipano alla festa del mondo.

Quindi abbiamo Noè che si prepara l’arca, abbiamo Lot che scappa da Sodoma e non partecipa a questo mondo.

Ecco che al “terzo giorno”, abbiamo questa festa del mondo: nozze a Cana di Galilea è significato ogni paese del nostro mondo, significa la nostra vita nel mondo, nell’ignoranza di quello che sta per avvenire, perché certamente stiamo andando incontro al Regno di Dio che si avvicina.

“Fate penitenza, vegliate, pregate affinché siate fatti degni di accogliere questo segno, di ricevere il Regno di Dio e non dobbiate subire la rovina del diluvio, la rovina del fuoco dal cielo”.

Il terzo concetto che troviamo è: “la madre di Gesù era là”.

Abbiamo detto che Gesù viene presentato come un’aggiunta, un soprappiù, come uno qualunque, uno che non suscita interesse; anche se era presente, Gesù è un invitato tra i tanti.

Ad un certo momento però, diventerà il protagonista di tutta la festa, colui dal quale dipenderà l’esito della festa, ma, inizialmente, è uno che si è aggiunto, forse è arrivato insieme ai discepoli.

Ma l’elemento fondamentale è che la madre di Gesù era là, in quella festa, in quelle nozze, cioè nel mondo, nel nostro mondo, c’è sempre la madre di Gesù.

Notiamo che Giovanni non dice “Maria”, non dice “la Vergine”, ma dice “la madre di Gesù”.

Questo aspetto è molto importante perché la madre di Gesù è Colei che genera Gesù in noi e che è sempre presente tra noi; ed è sempre presente perché tutte le cose ci segnalano, ci orientano sempre a Dio.

Ora tutte le cose ci orientano a Dio attraverso ammonimenti, lezioni di vita, e sono significate da questa Madre sempre presente.

La Madre è Colei che genera, cioè che genera la salvezza di Dio: Gesù vuol dire “salvezza di Dio”.

Ogni uomo è salvato da Gesù perché è Gesù che ricostruisce l’uomo.

Ora, nella festa del mondo, in questo benessere in questo stordimento, in questa ubriacatura, gli uomini bevono talmente tanto vino che, ad un certo momento, il vino viene a mancare.

In questa ubriacatura del mondo, la Madre di Gesù, l’anima contemplativa, l’anima che ha presente Dio, l’anima che veglia, che veglia rivolta a Dio perché sa che soltanto con la luce di Dio, da Dio, viene la salvezza.

È lei che genera, è lei che richiama, quindi è lei che, attraverso tutte le cose, ci orienta a Dio, infatti è lei che, ad un certo momento, dirà la una parola significativa, caratterizzante cioè dirà ai servi: “Fate quello che vi dirà”.

Perché l’incontro della nostra anima con la salvezza di Dio, dipende dal fatto che fintanto che noi riteniamo che la salvezza stia nella festa, stia nel vino, nel vino del mondo, stia nel benessere, stia nella ricchezza, noi siamo sviati, siamo divertiti.

Ecco il concetto: bisogna passare dal divertimento alla conversione.

Però la presenza della madre di Gesù tra noi, ci orienta, ci ammonisce che la nostra salvezza sta in Dio.

Però non parla perché non si può parlare ad uno che è ubriaco, non si può parlare ad uno che è immerso negli affari del mondo: bisogna aspettare che venga la crisi. Quando arriverà la crisi, Lei avrà una risposta da dare: l’importante è che sia presente.

Pensieri tratti dalla conversazione:

Giovanni: Non ho ben chiaro il concetto del “terzo giorno”…

Luigi: Il “terzo giorno” è la conclusione di tre tappe: abbiamo due tappe insegnate da due “indomani” e abbiamo un terzo “indomani” che è segnato dal “terzo giorno”, perché Gesù dice: “In tre giorni io ricostruirò il tempio che gli uomini distruggono”.

Il tempio è ogni uomo e il tempio è Egli stesso, per cui quando parla della sua morte dice: “Mi manderanno a morte, ma il terzo giorno risorgerò”. Ecco il “terzo giorno”: in tre giorni abbiamo la ricostruzione.

Ora, questi tre giorni, significano tre tappe che avvengono nella nostra vita spirituale con Gesù e che ci sono significate da quel fatto precedente che abbiamo visto quando i primi discepoli vanno dietro a Gesù e scoprono dove Egli abita: prima tappa.

Nel secondo giorno Gesù promette che “vedranno i cieli aperti e gli angeli di Dio salire e scendere sul Figlio dell’uomo”, cioè vedranno il Regno di Dio che verrà donato: è l’apertura, per cui li orienta al possesso di ciò che Lui ha, li orienta.

Cioè non basta sapere dove Lui abita, li invita ad entrare in questo luogo, ad abitare, a restare in questo luogo e glielo promette.

La terza tappa è la rivelazione, la ricostruzione dell’uomo, poiché l’uomo si ricostruisce alla Presenza di Dio.

Ora, per arrivare alla Presenza di Dio, bisogna distaccarsi dal mondo; abbiamo visto che per distaccarsi dal mondo sono necessarie delle giornate, cioè altri tre giorni precedenti, ma dell’Antico Testamento con Giovanni Battista, in cui bisogna convincerci che non siamo noi la luce, non siamo noi il Messia, ma dire: “…io sono soltanto una voce”.

Ecco, ci vuole questo orientamento che abbiamo visto precedentemente.

Quando si sfocia dall’Antico Testamento all’incontro con Cristo, perché si è scoperto il Cristo, iniziano con Lui altre tre giornate.

Direi che abbiamo sei giornate: tre di preparazione, tre giornate con Lui e la conclusione che è la Pentecoste.

Ecco, queste tappe sono simboleggiate, significate, perché Dio parla per segni in tutto ciò che fa; infatti vediamo con quanta insistenza Gesù parla di questo suo terzo giorno, di questi tre giorni che, come dico, anche negli avvenimenti stessi, come lo smarrimento, lo cercano per tre giorni e alla fine del terzo giorno lo trovano, ma lo ritrovano nel tempio perché tutte le cose rinnovano sempre questa significazione.

Cina: La Madre di Gesù che è sempre presente in ogni anima ma non parla?

Luigi: No.

Cina: Nel Vangelo c’è scritto che parla ai servitori.

Luigi: Dopo, quando ha parlato con Gesù, prima no! È presente ma non grida mica: “Non ubriacatevi!”, non lo dice mica! Tace, fa silenzio, piange, ci lascia fare, non può parlare: la Vergine che ascolta non può parlare: cioè noi portiamo questo pianto dentro di noi perché tutti noi portiamo il Pensiero di Dio in noi. La Madonna è la contemplazione di Dio, la contemplazione pura di Dio che si riflette in noi in questa nostalgia; la sua presenza è come aver presente una cosa meravigliosa e insozzarsi in tutte altre cose.

È quella presenza lì che crea in noi questa nostalgia: “Oh, poter realizzare quel tipo di vita, poter essere così…., invece….”, noi dobbiamo sobbarcarci di tante altre cose.

Quindi resta in noi il richiamo, perché la presenza è un richiamo, questo pianto perché in noi c’è il richiamo di Dio, c’è l’anima, l’anima nostra, la Vergine è Colei che porta Dio nel mondo, Colei che dà Dio al mondo.

C’è in noi questo Dio in noi, questo Dio tra noi, c’è sempre, altrimenti noi non avvertiremo nemmeno la nostalgia, il bisogno, però noi siamo molto lontani, siamo immersi in tante altre cose, dispersi da tante altre cose. Ecco allora noi siamo in questo giorno di nozze e c’è la Vergine tra noi.

Cina: Sembra impossibile che Maria non parli!

Luigi: Prima di tutto Lei non parla perché se parlasse sarebbe il Verbo, perché chi parla è il Verbo, non è la Madre: la Madre è Colei che tace!

Pinuccia: Parla nel momento della crisi!

Luigi: Parla nel momento della crisi dopo aver parlato con Gesù! Un momento, perché qui entra poi in gioco Gesù! Ad un certo momento la crisi mette in evidenza Gesù. Prima è uno qualunque, uno tra i tanti, uno tra i tanti invitati. “…c’era anche…”, quell’anche che è molto importante. Non dice: “C’era anche la madre…”, la Madre è essenziale; in aggiunta “…c’era anche Gesù…”, si era aggiunto insieme ad altri invitati. Infatti anche noi mentre ci impegniamo nei nostri affari, nei nostri interessi, nei nostri lavori, c’è “anche” Gesù, lo mettiamo “anche” Gesù, ma dà fastidio. Come nelle nostre case, c’è “anche” un’immagine, ad un certo momento Lui incomincia a dare fastidio. Quando ad un certo momento subentra la crisi, quando incominciamo a scoprire che ciò per cui noi viviamo si sta sfaldando, diventa niente: “Non hanno più vino…”, manca lo Spirito, manca la vita, allora Gesù diventa il protagonista; non è più “l’anche”: prima era uno qualunque e i protagonisti qui erano gli sposi, la festa, l’ubriacatura, il bere, il mangiare, la gioia: la festa del mondo.

C’è “anche” Gesù, ma ad un certo momento diventa l’unico da cui dipende tutto, la rovina o la salvezza, ma questo lo vedremo in seguito.

L’importante ora è capire che mentre Gesù non conta, c’è la Madre che conta. È l’elemento fondamentale perché ho detto che questo episodio gira su tre perni: il terzo giorno, le nozze, la Madre.

L’elemento essenziale, costitutivo della nostra vita nel mondo è determinato da questo fatto, da questo “terzo giorno”, da queste nozze, e da questa Madre che è in noi, da questa contemplazione di Dio che noi portiamo in noi che veglia, che aspetta il momento, che aspetta il momento: il momento di Dio.

Il momento della crisi del vino è Dio che la fa, non è Lei che la fa, però siccome in quanto veglia, scopre i segni dei tempi, proprio perché veglia! Se non ci fosse nessuno a vegliare, non si sarebbero accorti della mancanza del vino e si andrebbe alla rovina!

Ecco la caratteristica dell’anima contemplativa,dell’anima che ha presente Dio, s’accorge dei segni dei tempi, s’accorge che la vita viene meno. Allora è lì che incomincia, prima no!

Emma: La stessa domanda di Cina. Pensavo alla Madonna. La Madonna ci porta al Cristo!

Luigi: Ci porta al Cristo quando incominciano le crisi, perché non ci può portare al Cristo fintanto che ci ubriachiamo. Quindi quando Lei vede che siamo ubriachi, tace, non può parlare, perché è proprio inutile che parli! Quando uno è innamorato di una cosa, non può sentire, non ha orecchi per sentire ammonimenti. Quando uno è tutto teso verso un fine, non ha orecchi per sentire. La Madre di Dio, colei che è incaricata di dare la salvezza di Dio a noi, tace, però è presente, ma tace: non può dire niente. È una lezione per ognuno di noi. Perché c’è il momento di Dio, infatti il Signore dice: “…mio tempo”, cioè ha un “suo tempo”, non sradica il fico prima del tempo, ha un suo tempo. Il tempo è quando l’anima incomincia a sentire la sua povertà. Infatti abbiamo visto che tutto il processo dell’Antico Testamento sfocia in questo uomo che scopre la sua povertà, il suo niente, il suo bisogno di trovare una salvezza perché sta finendo, sta morendo: questo è il tempo! Allora lì, è in questa fine che noi troviamo la Vergine che dà alla luce, che valorizza il mondo, il Figlio; la troviamo qui, su questa vetta. Quando l’uomo ormai è alle strette, perché scadono tutti i valori in cui lui si ubriacava. Prima non si può parlare, Cristo non suona la grancassa, anzi Lui dice: “Fate bene i conti a tavolino perché la mia strada è quella!”, non attira con degli argomenti, non blandisce la situazione ma dice ai suoi discepoli: “Volete andarvene?”

Giovanni: Questo terzo giorno può anche non essere avvertito o può essere rifiutato dalla creatura?

Luigi: È la conclusione, quindi può non arrivare.

Giovanni: Quindi arriva una volta sola.

Luigi: E beh, si, può anche non arrivare, se l’anima non segua le tappe non arriva alla meta. A

Pentecoste arrivano solo coloro che muoiono con Cristo al loro io, risorgono con Cristo ai problemi dello Spirito, al cielo, vanno al Padre con Cristo, perché Cristo ascende al Padre con Cristo, perché Cristo ascende al Padre e finalmente arrivano al terzo giorno, a Pentecoste, alla conclusione; se si fermano prima c’è l’aborto, la vita si interrompe, non si conclude. Si richiede un progresso da parte della creatura, altrimenti resta l’offerta da parte di Dio e la creatura che non ha accolto, che non ha riconosciuto: “Gerusalemme, Gerusalemme, non hai riconosciuto il giorno in cui sei stata visitata”, e quindi resta giudicata da questa parola. In quel momento che ha rifiutato resta giudicata, è Colui che ti ha creato senza di te non ti può salvare senza di te, cioè alla Verità non si arriva senza di noi, proprio perché si richiede questo superamento dell’io, ora, nemmeno Dio può costringerci a superare il pensiero del nostro io. Si Lui ci costringerà nel senso che ci butterà nell’inferno, non tanto perché ci butta nell’inferno ma perché il nostro io stesso diventa un inferno in quanto non può annullare la presenza di Dio ecco che allora si trasforma in inferno. L’inferno è dato da una presenza non compresa, in cui la creatura si trova nell’impossibilità di comprendere una presenza che c’è, che c’è comunque; si convive con un essere che non si può comprendere e allora si crea l’inferno, la situazione infernale. Quindi per poter arrivare alla conoscenza della Verità, si richiede questo superamento perché nel pensiero del nostro io, certissimamente, non possiamo conoscere Dio. Il pensiero del nostro io può essere conosciuto in Dio, Dio non può essere conosciuto nel pensiero dell’io. Allora, per arrivare alla conoscenza di Dio, ecco il terzo giorno, la meta, si richiede una tappa: il superamento dell’io, senza questo superamento dell’io non si può arrivare, perché bisogna arrivare a conoscere Dio in Dio. Ecco questo lancio d’amore in cui la creatura, rinnegando se stessa, si afferra a Dio, alla rivelazione di Dio, alla Parola di Dio, alla volontà di Dio e allora incomincia a nutrirsi di Lui: è la gemma.

Pinuccia: Mi riesce difficile capire perché proprio nel terzo giorno ci venga presentata questa festa del mondo e la Madre perché sia nella prima che nella seconda tappa siamo nella festa del mondo e c’è la Madre presente e c’è la Madre presente, anzi la festa del mondo e la Madre sono più presenti nelle prime due tappe che nella terza: la terza tappa dovrebbe già essere una conclusione, perché siamo già nella manifestazione di Dio.

Luigi: Tieni presente che Gesù, parlando del terzo giorno, dice: “Sarà come ai tempi di Noè, come ai tempi di Lot , mangiavano, bevevano…”.

Pinuccia: Quello è il terzo giorno?

Luigi: Quello è il terzo giorno, sì! Perché quando dice: “Sarà come…”, parla del giorno della rivelazione del Regno di Dio, della manifestazione del Regno di Dio, un giorno chiaro e manifesto: “Sarà come ai giorni di Noè…sarà come ai tempi di Lot…” .

Il terzo giorno trova delle anime preparate nel mondo, ma il mondo gozzoviglia, è immerso nel benessere.

Quindi ad un certo momento, abbiamo due crescite che avvengono nel mondo: abbiamo la crescita verso il benessere del mondo, giorno di festa.

Quindi come ai tempi di Noè, abbiamo gente che ride e che scherza, gente che costruisce e che compera, che si sposa, e abbiamo Noè che costruisce l’arca.

Quindi abbiamo Noè che cresce nel costruirsi l’arca, e abbiamo gli altri che si divertono. Vedi che abbiamo due masse praticamente significate? Ai tempi di Lot lo stesso, Lot che scappa e gli altri che si divertono: Sodoma e Gomorra.

Ad un certo momento arriva la crisi, il fuoco dal cielo, il diluvio. Ma il diluvio sorprende queste due direzioni completamente opposte: una che è lanciata verso il cielo, verso lo Spirito e che naturalmente, è scampata alla rovina, fugge alla rovina, l’altra massa che invece va nel pieno della rovina. Ora Gesù dice che “Come un ladro di notte…”, vedi il terzo giorno, cioè una cosa che arriva all’improvviso su chi non è preparato.

Eligio: Mi è del tutto nuova, assolutamente inedita, l’interpretazione che dai delle nozze di Cana, come uno stato di situazione di ubriacatura, di diversione del mondo della creatura dai veri problemi che la dovrebbero interessare che sono la ricerca di Dio, l’attenzione al parlare di Dio, rappresentate dalla Presenza di Cristo che è il Verbo in questa situazione di festa. L’interpretazione ufficiale, invece, indica la presenza di Gesù come un avallo in questo matrimonio, che è poi una scelta, una delle tante tappe che uno può compiere o nel processo di avvicinamento o di diversione da Dio;

Quindi si vede la presenza del Cristo come un avallo di Dio ad una scelta che può essere un mezzo, chiamato sacramento, per avvicinarci di più a Dio. Poi volevo chiedere un’altra cosa, nel parlare del terzo giorno, nell’accennare all’affermazione di Cristo che ha detto: “Distruggete il tempio e io nel terzo giorno lo riedificherò”, alludendo con questo al suo corpo, tu hai detto, ed è vero, che tempio di Dio è l’anima nostra, quindi noi distruggiamo Dio e Cristo riedifica….

Luigi: Non distruggiamo Dio, ma distruggiamo la nostra anima, l’uomo.

Eligio: Siccome la nostra anima è tempio di Dio, cancelliamo Dio dalla nostra anima; quindi hai detto che Dio riedifica quello che noi distruggiamo. Sembra quasi che la riedificazione di Dio nell’anima nostra, avvenga indipendentemente da noi.

Cioè come può Dio riedificare questo tempio nell’anima nostra, nolenti noi, senza la partecipazione della nostra volontà? Non è un fatto a sé e non è di sua iniziativa senza la nostra partecipazione che Dio può ricostruire il tempio nell’anima nostra se noi non lo vogliamo.

Luigi: Lui dice: “In tre giorni io lo ricostruirò”, come segno perché gli dicono: “Con quale autorità tu fai questo?”, e Lui dice: “Distruggete questo tempio …”, infatti porteranno poi queste parole come capo d’accusa nel processo. Ma Gesù dice: “Distruggete questo tempio …”, non per invitarli a distruggerlo ma quasi a dire: “Voi distruggete questo tempio ed io lo ricostruisco in tre giorni!”

Eligio: Ma come può ricostruirlo se io che l’ho distrutto non desidero questa ricostruzione cioè riferito come segno ad un processo interiore personale.

Luigi: Lui ha presente il tempio, cioè ha presente l’uomo. Gli uomini distruggono l’uomo, Lui lo ricostruisce!

Eligio: Ah, quindi non è un’azione mia verso Dio!

Luigi: No! Lui dice: “Voi uomini…” , quindi dice che l’uomo è omicida! Condanna Pietro e gli dice: “Tu sei Satana! Perché conosci le cose degli uomini e non conosci le cose di Dio!”. Satana è omicida, dice Gesù! Allora abbiamo coloro che conoscono soltanto le cose degli uomini sono

omicidi, “Sei Satana! Perché ragioni secondo gli uomini…”, ragionando secondo gli uomini si distrugge l’uomo. L’uomo essenzialmente è fatto, è anima che tende a Dio; quando noi distogliamo l’uomo dalla meta, da Dio, uccidiamo l’uomo, lo distruggiamo, distruggiamo il tempio. Gesù lo ricostruisce, offre la ricostruzione, è chiaro! L’incarnazione è per ricostruire quello che l’uomo ha distrutto.

Eligio: Non pensavo però che l’affermazione fosse rivolta a delle persone che distruggevano i terzi.

Luigi: Lui è venuto per ricostruire! Se non ci fossero gli uomini che distruggono l’uomo, non ci sarebbe bisogno dell’incarnazione.

Pinuccia: Gesù parlando del tempio intendeva il tempio è il corpo di Gesù, non la nostra anima!

Luigi: Il corpo di Gesù è la nostra anima!

Eligio: Hai detto che Satana è omicida. Mi riesce difficile capire come la distruzione del tempio di Dio nell’anima nostra, possa avvenire per una forza esterna, da una potenza esterna e non possa dipendere, invece, da un orgoglio nostro. Questo non riesco a capirlo, ci credo, ma è un muro che non riesco a superare.

Luigi: È perché in quanto noi ci sottomettiamo!

Tutte le volte che noi non ci orientiamo a Dio, noi ci sottomettiamo alle potenze sataniche, e come noi veniamo meno all’unione con Dio, immediatamente cadiamo sotto l’influsso di ciò che non è Dio.

Ad esempio se io mi assoggetto ad un uomo che è avido di denaro, io subisco tutte le conseguenze di quell’egoismo e quindi, ad un certo momento, sono trascinato da queste passioni.

Eligio: E cos’è che mi induce? È una considerazione che si riferisce al mio io il fare questa scelta?

Luigi: Certo!

Eligio: Ma non posso imputare a Satana la scelta altrimenti non ne sarei responsabile!

Luigi: Ah, no! Satana è omicida per tutti coloro che si sottomettono a Satana, perché la premessa è che l’uomo si stacchi da Dio. Immediatamente, come io passo dal Pensiero di Dio al pensiero dell’io, cado nel pensiero di questo mondo, dice il Signore, siamo sotto l’influsso! Se noi dimentichiamo Dio, restiamo in balìa degli uomini, delle passioni del mondo. Soltanto con Dio abbiamo la possibilità di recuperarci da questa dispersione, da questa schiavitù: la liberazione.

Eligio: Mi sembra di cadere nel manicheismo, perché ammetto un principio diverso da Dio, che è il principio del male, che è Satana.

Luigi: No!

Pinuccia: È una persona, Satana?

Luigi: Certo! Tutto è persona! S. Tommaso dice che presso Dio, sono tutte persone! Gli Angeli sono persona: tutto è persona! Presso Dio tutto è coscienza, tutto il resto è significazione.

Eligio: Ad un certo punto il Signore ha manifestato la sua gloria. Ora volevo chiederti, come mai è necessario, solo i discepoli hanno creduto e non gli altri! O solo i discepoli l’hanno notato, oppure gli altri l’hanno notato ma non hanno creduto, non risulta dal testo…

Luigi: No, no, i discepoli hanno creduto, perché i discepoli erano quelli del terzo giorno; gli altri arriveranno al terzo giorno come gli abitanti di Sodoma e di Gomorra, gli altri erano al terzo giorno come ai tempi di Noè.

Per cui abbiamo Noè che è significato dai discepoli di Gesù: Noè costruisce l’arca e i suoi discepoli seguono Lui; abbiamo gli altri che invece si divertono, quelli delle nozze. La sorpresa assume aspetti diversi, riflessi diversi, la gloria di Dio ha aspetti diversi, per cui per questi è una conferma, credono, per gli altri magari è una rovina. Però questo è segno di ben un altro terzo giorno.

Il Signore agisce significando a larghi giri per poi arrivare a quell’essenza, per cui già quell’essenza lì è significata nel mondo molto lontano da Lui per cui a poco per volta noi troviamo la ripetizione di questi argomenti, sempre più vicino, sempre più vicino, fino al giorno di Pentecoste, in cui non c’è più il segno.

Gesù quando parla di questo dirà: “Finora vi ho parlato in parabole, viene il momento in cui non vi parlerò più per segni, ma apertamente, vi parlerò del Padre”. Quindi i segni già portano l’impronta di quel “apertamente vi farò vedere il Padre”; qui abbiamo una realtà: quel “apertamente” e non più per segni; nei segni abbiamo già, sotto un certo aspetto, l’analogia con quella realtà, per cui abbiamo sempre gli elementi che non entrano tutti, però i segni per essere intesi hanno bisogno di un’anima, della Madonna, la contemplazione di Dio.

Soltanto Colui che contempla Dio può intendere il significato dei segni. Ti ricordi quando abbiamo detto che il saggio segna la luna e lo stolto guarda il dito, non capisce il segno, per capire il segno bisogna essere saggio; cioè per capire il segno, bisogna che ci sia la Madre di Gesù, Colei che contempla.

Per capire i segni bisogna cogliere l’anima, bisogna aver presente lo Spirito, bisogna aver presente Dio. Altrimenti noi guardiamo il dito, non guardiamo la luna, noi guardiamo il segno di per sé e lo espandiamo come realtà.

Eligio: Quello che mi fa pensare, è la necessità di un segno esteriore per produrre un effetto interiore nell’anima, per produrre un’accettazione di manifestazione di gloria di Dio, cioè per avere una conferma che il Cristo, il Verbo di Dio è Colui che mi salva. Naturalmente questo testimonia la debolezza nostra.

Luigi: Infatti abbiamo detto che il Giovanni Battista, che lo segnala, che lo indica: “Ecco l’Agnello di Dio”, vedi che abbiamo la segnalazione dei primi discepoli che partono, che vanno. Questo per dirci, in riferimento al fatto che dicevi del manicheismo, no! Perché se noi siamo orientati a Dio, cioè con Dio tutto è bene: la realtà è questa! Se noi siamo semplici, se noi aderiamo a Dio, e semplice è colui che non rifiuta, che aderisce con semplicità, allora c’è la Presenza di Dio, c’è la Verità di Dio, l’accolgo, aderisco anche se non la capisco.

L’importante è non rifiutare la cosa prima di capirla: io debbo aderire. La fede, non soltanto crede a ciò che conosce, ma crede anche a ciò che non conosce, a quello che non capisce.

Questa è l’essenza della fede. Se aderiamo a Dio, tutto allora diventa positivo, tutto diventa segno di Dio, abbiamo l’anima che intende il significato! Tutto, non c’è niente che faccia male, perché tutto ci aiuta, ci convoglia e ci segnala la salvezza di Dio; se invece noi trascuriamo Dio, ma in questo caso abbiamo il peccato originale! Se noi ci stacchiamo da Dio, allora staccandoci da Dio, tutto, immediatamente, diventa male. Direi che quello che avvelena il mondo, col peccato originale c’è la maledizione, è questo distacco, è questa conversione dal Creatore alla creatura. Però quello che determina è la Verità, è la Realtà.

Ora la Realtà è in Dio, in Dio non ci sono due principi, in Dio c’è un unico principio: “Io sono il tuo Dio, non avrai altro Dio all’infuori di me”, questo è il principio essenziale. Staccati da Dio sperimentiamo il male: ma siamo già nel peccato originale.

Eligio: Io capisco che tutto quello che è all’infuori di Dio è un segno di Dio. Anche Satana è un segno di Dio!

Luigi: Certo!

Eligio: Ma che Satana possa condizionare, cioè limitare la mia libertà, questo non lo posso accettare!

Luigi: No! Sono io che mi sono privato della mia libertà! Sono io che ad un certo momento mi sono messo a lustrare i piedi di un’altra creatura! Sono io questo! Sono io che mi faccio schiavo…

Eligio: Ti ricordi una volta mentre andavamo alla Grangia e parlavamo con Don Berardo del peccato originale, hai spiegato molto bene come il peccato consista in un atto di autonomia della creatura dal Creatore.

Non tanto una seduzione di satana sul mio io, ma direi una diversione della mia anima….

Luigi: La sottomissione è una conseguenza del peccato!

Eligio: Allora la responsabilità è tutta mia!

Luigi: Certo!

Eligio: Perché Satana è il principe di questo mondo? L’io è il principe di questo mondo! Oppure l’io coincide con Satana!

Luigi: Certo! Portato alle estreme conseguenze il nostro io coincide con Satana, il nostro io staccato da Dio diventa Satana! Gesù dice a Pietro: “Beato te Pietro, perché non la carne, non il sangue, ma il Padre mio te l’ha rivelato!”, ma tre minuti dopo: “Vattene via da me Satana!”

Cina: Non aveva poi compiuto una cosa grave!

Luigi: Pietro l’aveva esortato dicendo: “Guarda che noi non ti lasceremo in balìa dei tuoi nemici, ti difenderemo!” ma Gesù gli risponde: “Vattene via da me Satana, perché tu ragioni secondo il sentimento, secondo gli uomini, e non tieni presente le ragioni di Dio!”. Noi dobbiamo sempre tenere presente tutte le parole del Signore, non dobbiamo soltanto prenderne una e tralasciare tutte le altre! Tutto dobbiamo considerare, perché è così che si matura, cioè è Lui che ti fa maturare a questo grande terzo giorno, a questo grande evento della scoperta dello spirito in noi.

Cina: Sì, perché succede che si approda da una parte e si scappa dall’altra.

Luigi: E lì è il sentimento, perché noi estrapoliamo un tratto, una lezione e la facciamo assoluta, capisci? Allora io dico così: “Oh, Gesù Bambino nella grotta di Betlemme, tutta pietà, tutta bellezza, tutta bontà…” e dimentico il Getzemani, la croce e mi fermo lì. Il Cristo, abbiamo visto, viene, passa e và; se noi non lo seguiamo, Lui ci saluta e noi restiamo nella bagna. Lui non è uno che resta, Lui và!

A Pentecoste, allora, resterà sempre con noi, ce lo promette, fino alla fine del mondo Lui resterà. Gesù dice: “Affinché dove sono io siate anche voi!”, ma dice anche: “Dove io sono voi non potete venire!”, quindi è nettissimo! Dice: “Padre mio e Padre vostro!”, non dice: “Padre nostro!”; “Io sono di lassù, voi siete di quaggiù”, quindi Lui viene quaggiù, chiama e và, coloro che lo seguono li porta a vedere, a conoscere il Padre, ma è la condizione perché lo seguano.

Altrimenti resta il segno del suo passaggio, il ricordo del suo passaggio, ma Lui non c’è, non ci nutre più; abbiamo soltanto i resti ma manca l’anima.

E noi da soli, con tutte le bucce di questo mondo, non possiamo ricostruire il frutto, non possiamo fare assolutamente niente perché soltanto con la sua Presenza, quando Lui viene.

Non basta che ci ricordiamo le sue parole, è tutto uno sforzo di volontà ma che gira a vuoto, è il motore che non ingrana, scarichiamo la batteria e nient’altro!