Sapendo
queste cose sarete beati se le metterete in pratica.Gv 13 Vs 17
Argomenti: Conoscere è essere –
Annuncio e conoscenza – Fare la Parola di Dio – L’autonomia da Dio – Camminare
nell’iniziativa di Dio – Natura umana e persona divina - Porre mente alla Parola -
25/ Luglio /1987
Flavio: La luce che noi riceviamo da Dio deve farci essere, deve
farci vivere..
Luigi: Si, conoscere è essere. Soltanto che Colui che
ti fa sapere le cose, che ti annuncia le cose, non te le fa conoscere senza di
te; te le annuncia senza di te, ma non te le fa conoscere senza di te.
Quindi si richiede da parte nostra che ricevendo la parola di Dio, facciamo
quello che Lui ci dice. Lui ci parla di Sé, noi da parte nostra dobbiamo
dedicarci, cioè dobbiamo metterlo prima di tutto. “Fare la parola” vuol dire metterla prima di tutto; “Cerca prima di tutto il regno di Dio”,
cioè “Fa la parola”, “Cerca prima di tutto il regno di Dio”
vuol dire: cercare prima di tutto il regno di Dio.
Franco: “Beati i puri di
cuore” cioè coloro che hanno un interesse unico, che hanno fatto il bagno..
Luigi: Fare il bagno vuol dire immergersi in un interesse
unico; è la parola di Dio che ti lava; bisogna immergersi nella parola di
Dio. Più ti immergi, più la parola ti lava.
Franca: Chi ha ascoltato la parola di Dio..
Luigi: La parola di Dio va fatta, non basta ascoltarla; fare la
parola vuol dire mettere prima di tutto quello che la parola ci dice di mettere
prima di tutto. La parola è sempre: “C'è
un’unica cosa necessaria”, un amore unico, un essenzialità che si presenta
a noi perché la vita sta nel camminare verso un unico fine. Quando uno
nella vita ha tre o quattro fini diversi, passeggia solo, si perde.
Elisa: Io non ho capito il versetto precedente.. chi è il
messo?
Luigi: “Messo” vuol
dire mandato, colui che viene mandato, uno incaricato di compiere qualche cosa,
di fare qualche cosa, un servo. Un messo è un servo, uno che riceve una
commissione e va e fa quella commissione, è un mandato. Noi siamo creature e
Dio è il Creatore, quindi dobbiamo sempre tenere presente il Creatore e
adeguarci sempre alla volontà di Dio, non essere autonomi. Noi
corriamo il rischio di essere autonomi; nell’autonomia vogliamo essere più
grandi, vogliamo essere al centro. Invece bisogna imparare in tutto, sempre, a
rispettare l’iniziativa di Dio; l’iniziativa viene da Dio, non deve venire da
noi; Gesù stesso dice che il Figlio non può fare niente se non lo vede fare dal
Padre; invece noi facciamo tutto senza vederlo fare dal Padre, è lì l’errore. Invece
bisogna imparare a camminare nell’iniziativa di Dio. Il Figlio non può fare
niente se non lo vede fare dal Padre perché è figlio; chi è figlio si
caratterizza in quanto sia in quello che pensa, sia in quello che dice, è mosso
dal Padre. È figlio in quanto è giustificato, è motivato da un Altro; è figlio
di- in quanto è motivato dal Padre. Padre non è soltanto colui che ti dà la
vita fisica, padre vero è colui che motiva il tuo pensare, che motiva il tuo
parlare, che motiva il tuo vivere, quello è il vero padre. Ora, se noi
siamo autonomi, con questo dichiariamo e testimoniamo, di non essere più figli
di Dio; un essere che è autonomo, che vive senza tener presente il padre suo,
non è più figlio. Invece il figlio si caratterizza per questo: che non fa
niente se non lo vede fare dal Padre. E lo dice per noi, perché questa è la
condizione per diventare figli.
Elisa: Gesù soffriva, gioiva proprio come noi..
Luigi: Certo! Gesù come persona è Dio, come natura aveva la
natura divina e la natura umana; come volontà aveva due volontà: quella divina
e quella umana; come persona era uno solo: persona divina.
Elisa: Allora vedeva nel futuro?
Luigi: Ma certo! Lui sapeva tutto! Lui è Dio e Dio sa tutto!
Lui aveva natura divina, natura umana ma persona divina. Per cui chi lo vedeva,
vedeva la sua presenza fisica, quindi vede un uomo come tutti gli altri, ma se lo
sente parlare, non è più la presenza fisica che parla, ma è la persona e la
persona è divina, cioè parla come Dio; quindi nella sua parola c'è Dio. Mentre
nella sua barba, nei suoi capelli, bello o brutto, abbiamo la natura umana,
però la persona è divina. D’altronde: “Nessuno
mai ha parlato come Te”. Perché ci fermiamo sul Vangelo? Perché non c'è
nessun uomo che possa parlare così; qui abbiamo Dio che parla, la persona
divina che parla. Padre, Figlio, Spirito Santo sono di un’unica natura: tutto –
Dio, natura divina.
Gabri: Quando noi comprendiamo le parole di Gesù è perché
abbiamo già la luce..
Luigi: Si, quando comprendiamo; molto probabilmente questo
comprendere qui non è quel comprendere di cui parli tu.
Gabri: Perché altrimenti sarebbe scontato ..
Luigi: Giusto, hai ragione.. perché bisogna arrivare a
praticare la parola per arrivare a capirla. Però la parola quando si
annuncia, in quanto si annuncia, si è ascoltato, ti propone: “Hai capito che cosa questa parola qui ti
dice? Adesso applicalo, vivilo!”. La parola ti dice e lo dice a tutti gli
uomini: “Non preoccuparti del mangiare e
del vestire, cerca prima di tutto il regno di Dio! Hai capito?”, “Si ho
capito!”, “Allora fallo!”, perché solo facendolo troverai il regno di Dio! realizzerai
quella parola! Gli angeli che nella notte santa dicono ai pastori: “A Betlemme è nato il Salvatore! Avete
capito?”, “Si, abbiamo capito”, “Andate a vedere!”. Solo andando a vedere lo
realizzerete!” Quindi la parola si realizza in quanto uno parte, ascolta
la parola, capisce quello che la parola gli comunica, adesso va, ubbidisce,
ascolta e va a vedere quello che la parola ha detto. Andando la realizza,
giunge a vedere realizzare, giunge a rendersi conto di quello che vuol dire
quella parola.
Giusy: Man mano che riusciamo a capire qualcosa…
Luigi: Bisogna farlo! Perché la parola di Dio che arriva a noi
è sempre una proposta, è la proposta di qualche cosa di Dio. Soltanto in quanto
poniamo mente, ed è la parabola del seminatore, chi pone mente, chi capisce
possiede, mentre chi non pone mente lo perde, viene portato via. Chi pone mente
per arrivare a capire.. fare la parola vuol dire porre mente per arrivare a
capire quello che Dio significa di Sé in quello che mi ha fatto arrivare, in
quella parola che mi ha fatto arrivare. La parola di Dio è sempre una proposta
di qualche cosa di Dio. Dio parla solo di Sé, non parla di altro, parla solo di
Sé e conoscere Lui è vita eterna. Quindi Lui parla per farsi conoscere; non
basta ascoltare la parola. La parola che arriva a noi, come segno, come parola
di Dio, è una proposta; è Dio che ti propone di impegnarti a conoscerlo perché
Lui che si annuncia in tutto, non si fa conoscere senza di te, se tu non ti
dedichi a Lui. E non ti dedichi fino a quel livello che richiede la conoscenza
di Dio.
Giusy: Davanti ad ogni cosa dobbiamo fermarci e cercare di
capire..
Luigi: … e di capire! Ma di capire non secondo il mondo ma
secondo Dio! Per cui ogni cosa va portata a Dio, perché soltanto portandola a Dio,
Dio te la illumina. Quindi il Dio che parla a te senza di te, poi non ti
illumina senza di te; quindi se tu non ti raccogli, non vai da Lui,… perché
andando da Lui ti adesso ti spiegherà quello che ti ha fatto arrivare, ti farà
capire e far capire vuol dire che ti farà conoscere qualche cosa di nuovo di
Sé.
Tiziana: Allora la parola è nel campo della fede…
Luigi: Solo nel campo della fede; il giusto vive di fede, dice San Paolo:. Vivere di fede vuol dire cercare di
conoscere quello che ti è annunciato; quindi vuol dire accogliere quello
che ti viene annunciato, sapendo che tutto viene da Dio, e cercare di capire
perché viene da Dio, che è una cosa molto importante. O la fede approda alla
conoscenza, altrimenti non è fede; la fede che non si interessa per conoscere,
non è più fede.
Tiziana: Però questo processo è sempre nella fede; anche se io
avessi conosciuto Dio ad un certo livello, la parola che mi arriva mi impegna
in quel momento, è sempre superiore a ciò che io ho conosciuto di Dio..
Luigi: Certo, c’è sempre un progredire, perché la fede tende ad
approdare alla vita eterna; nella vita eterna non ci sarà più fede, come non ci
sarà più speranza, perché tutto si concluderà in contemplazione, in conoscenza,
quindi in presenza.
Tiziana: E quand’è che avviene questo? Vita eterna non nel senso
“dell’al di là”..
Luigi: Certo! Quanto più in noi cresce la conoscenza di Dio,
tanto più noi entriamo in quella dimensione: Dio rivela la sua presenza. Quando
hai la possibilità di vedere il Pensiero di Dio in tutto e in tutti, ecco qui
abbiamo la presenza continua di Dio in tutto.
Maria Pia: Si comprende solo quando uno rimane fermo ad
ascoltare, per essere beati bisogna stare fermi fintanto che non avviene questo
passaggio..
Luigi: Gesù dice: “Chi
con me non raccoglie disperde” quindi il vero fare è un raccogliere,
è unificare; perché unificando, tutta la nostra vita si semplifica, diventa
molto semplice. Più noi siamo lontani da Dio più siamo complicati; più ci
avviciniamo a Dio, siccome Dio è Uno, più noi raccogliamo nell’unità, e più la
nostra vita diventa semplice. La bellezza, la beatitudine della vita è
nell’essere semplici; le complicazioni invece ci rattristano.
Silvana: Qui Gesù evidenzia il grande dono della parola di Dio
che Dio ci manda, la quale ci dà la possibilità di essere beati; se si accoglie
questa parola, se si fa la parola..
Luigi: Prima di tutto perché la parola di Dio è un seme, ed è
il seme che rende feconda la terra, perché la terra di per sé non è feconda.
Noi siamo come la terra; noi da soli non siamo fecondi; quello che rende
feconda la terra è la parola di Dio. La parola di Dio, arrivando a noi, dà
orientamento, dà significato alla nostra vita; infatti quando noi non teniamo
presente la parola di Dio, ci accorgiamo che le nostre giornate passano senza
significato, senza senso e tutta la nostra vita può diventare senza senso. La
parola di Dio invece dà senso, perché diventa una freccia. Quando uno mi dice: “Devi arrivare là”, io posso rifiutare,
ma se accetto, la mia vita viene tonificata, mi impegno, adesso tutto acquista
un senso; quindi è il fine che dà senso; è la parola di Dio che mi dà un
senso, quindi tonifica la mia vita, dà vita. Ecco perché Gesù la paragona al
seme, il seme che rende feconda la terra.
Nino: Adesso che hai sentito queste cose non fare più nulla se
non lo vedi fare dal Padre…
Luigi: Certo!
Franca: Gesù chiede se hanno compreso queste cose, si riferisce
alla lavanda dei piedi o ad altro?
Luigi: Questa parola Gesù la dice per tutto; già quando parlava
del seminatore chiede se hanno capito. Fate quello che queste parabole vi
annunciano perché la parola che arriva a noi, annuncia. Se arriva a noi uno che
parla in russo, non lo capiamo, allora non posso fare quella parola. Ma se mi
parla un linguaggio che io capisco, non è che io abbia conosciuto la parola in
sé, però capisco che la parola mi propone una cosa, mi propone la conoscenza di
Dio, allora adesso ho la possibilità di fare la parola. La beatitudine sta nel …
beato è colui che cammina, la beatitudine sta in uno che sale; salgono coloro
che sono poveri nello spirito; salgono coloro che sono puri di cuore. Il
beato è uno che cammina mentre gli altri stanno fermi, non camminano. Il
camminare, come il vivere, è beatitudine, la vita di per sé è gioia, c’è la
gioia di vivere. Se noi diciamo che la vita è tristezza, è dolore, è perché
siamo fermi, non camminiamo, non sappiamo dove andare, giriamo con il naso in
aria. Invece la vita è cammino verso Dio; il sapere che la vita ti è
stata data per conoscere Dio, quello è già motivo di gioia.
Raffaella:
……………..
Luigi: Si, perché Dio parlava con te e tu non hai fatto caso;
nel “non fare caso a Dio” c’è la colpa. Il tuo Creatore, il tuo Signore è
venuto a casa tua, ti ha visitata, si è incontrato con te e tu avevi altro da
fare. Qui c’è la colpa, perché io ho preferito altro a Lui.
Teresa: Adesso che abbiamo compreso la parola dobbiamo
attuarla..
Luigi: Cioè devo dedicarmi a quello che la parola di Dio mi
propone. La parola di Dio si caratterizza per il fatto che parlandomi di
Dio mi fa una proposta. Se capisco la proposta, adesso la devo vivere:
sarò beato nella misura in cui vivo la parola. Di fronte ad uno che ti fa
una proposta, tu non sei libera di non rispondere, tu devi rispondere. Non
essendo libera, non sei più come prima; chiunque ti parla, se parlando ti fa
una proposta, ti mette in crisi; la non libertà si verifica proprio in questo,
che chiunque viene a noi e parla a noi, ci fa subire le sue proposte; noi in un
modo o nell’altro, dobbiamo rispondere “si” o “no”, non possiamo farne a meno.
Rispondendo ci qualifichiamo, e qualificandoci, ci assumiamo la responsabilità
per cui non siamo più come prima; quindi ci ha cambiati, in un modo o
nell’altro ci ha cambiati, in peggio o in meglio ma ci ha cambiati. Ogni parola
di Dio che arriva a noi, volenti o nolenti ci cambia, in peggio o in meglio.
Rita: La beatitudine sta nel realizzare questi insegnamenti…
Luigi: Si, perché senza parola di Dio noi siamo sterili, la
nostra vita sterile diventa tristezza, la vita non feconda è triste. La vita
feconda è gioia quindi sarete beati se…
Pinuccia: Ci fa pensare alle beatitudini di Gesù..
Luigi: Sono beati coloro che camminano verso la conoscenza di
Dio perché la loro vita ha un senso, ha un significato ed un significato eterno;
perché la maggior parte degli uomini vivono per cose che sanno, e non possono
ignorare, che domani muteranno, che domani non ci saranno più; per cui tutti i
loro sforzi, tutte le loro fatiche, il loro tempo sarà annullato. Quindi c’è
questa prospettiva davanti, c’è la morte; invece cercando Dio non c’è la morte,
quello che si conosce di Dio rimane eterno, sempre valido. Per cui c'è questa
beatitudine…
Pinuccia: Un figlio di Dio, di fronte ad una parola di Dio, è
libero di rispondere di si..
Luigi: Il figlio di Dio, conoscendo Dio, conoscendo la verità,
ogni parola di Dio non fa altro che confermarlo, quindi è un’approvazione. Cioè
in ogni parola Dio dice: “Io oggi ti ho
generato!”, perché Dio parlando, genera il Figlio, quindi ogni parola
diventa generazione quindi conferma di quello che il figlio è; quindi è
un’approvazione.
Non parlo di
tutti voi: io conosco quelli che ho scelto; ma si deve
adempiere la Scrittura: “colui che mangia il pane con me, ha levato contro di
me il suo calcagno”. Gv 13 Vs 18
Argomenti: L’illusione del
credente – Dio ci osserva nel pensiero – Il linguaggio del Verbo – Giudicare –
La lezione di Giuda – Tutto diventa vangelo – L’universo va verso il compimento
– Essere scelti da Dio -
25/ Luglio /1987
Franco: Mangiare il pane con Gesù, cioè assimilare quello che
Lui dice..
Luigi: Partecipare alla sua stessa mensa..
Franco: Quindi vuol dire crescere nella conoscenza di Dio; più
si conosce la verità e più si ama.
Luigi: Certo!
Franco: Eppure succede una cosa del genere.. allora Giuda non
mangiava, non assimilava..
Luigi: Sì, è appunto questo; perché quello che determina il nostro
errore fondamentale è quello di credere di partecipare alla mensa di Dio,
mentre invece non si partecipa. È l’illusione! “Io vado a Messa tutte le mattine, faccio
Franco: Il fatto che l’evangelista non scriva: “L’uomo che si illude di mangiare il pane
con Me..” è per invitarci a scavare…
Luigi: Ogni parola va sempre intesa nello spirito, mai in senso
materiale.
Flavio: Fondamentalmente la vita interiore si sintetizza in
questi due modi di essere: o c'è l’unità con Dio o c'è il tradimento.
L’autenticità di vita sta nell’unità.
Luigi: Certo. Proprio perché c'è questa illusione, è per
questo che Gesù ha posto tra i suoi discepoli anche un traditore.
Quand’anche tu fossi discepolo, apostolo, mandato da Dio, non essere sicuro di
questa tua missione perché tra coloro che erano mandati da Dio, apostoli di
Dio, ci fu un traditore: e quel traditore puoi essere tu. Quindi non ci deve
essere mai questa sicurezza! “Ma Dio ha
detto che io sono beato!”. Gesù ha detto: “Beato” a Pietro, ma due minuti dopo gli ha detto: “Sei un demonio!”. Quindi quand’anche
Dio ti avesse detto: “Beato te!”, non
essere sicuro di questa beatitudine, perché cinque minuti dopo ti potrebbe dire
che sei un demonio. Quindi bisogna sempre superare le nostre sicurezze
perché la nostra sicurezza deve essere Dio. quindi bisogna sempre
cercare Dio in tutto, bisogna far dipendere tutte le cose da Dio, bisogna
sempre appoggiarci su Dio e mai su quello che portiamo in noi.
Paola: Quando dice: “Conosco
quelli che ho scelti..” ci fa capire che Lui appositamente ha scelto Giuda.
Luigi: Certo, certo… quindi vuol dire che c'era una funzione
molto importante. Se l’ha scelto, Giuda aveva una funzione molto importante:
per evitare che ognuno di noi fosse un Giuda. Non l’ha fatto per condannare
Giuda, per metterlo alla berlina, ma è una lezione per ognuno di noi. Per
evitare a noi di essere dei Giuda.
Paola: Quando Gesù ci dice: “Beato”
è quando riceviamo una conferma?
Luigi: Si, quando ti dice: “Sei
in cammino!”. Quando ci dice: “Non
sei lontano dal Regno di Dio!”, sei in cammino! Quando ti dice: “Guai!” vuol dire che sei fermo, sei in
un posto di blocco, non cammini, stai morendo. Bisogna superare sempre tutte
le nostre sicurezze, le nostre conoscenze, esperienze, tutto quanto per cercare
sempre: c'è qualcosa di più profondo da cercare in Dio.
Elisa: Io pensavo a Giuda; Gesù ha chiamato Pietro e gli altri
dicendo loro di lasciare tutto e di seguirlo, con Giuda come è avvenuto?
Luigi: Lo stesso! Infatti tutti quanti hanno lasciato tutto per
seguire Lui.
Elisa: Allora Giuda inizialmente era bravo come gli altri..
Luigi: Anche Giuda ha lasciato tutto per seguire Lui; perché
noi possiamo illuderci di aver anche lasciato tutto per seguire Cristo,
illuderci! Perché non basta mica lasciare tutto… bisogna superare il pensiero
del nostro io. Allora tu puoi anche lasciare tutto, finire in una trappa, ma se
non superi il pensiero del tuo io… puoi dire: “Ma io ho lasciato tutto per andare nel monastero di clausura..” e
poi trovare l’inferno. Se non superi te stesso.. tu puoi essere nel monastero
di clausura e la superiora dà un bicchiere di vino ad un’altra e a te ne dà un
pochino meno e allora incominci ad essere gelosa: c'è sempre il pensiero del
tuo io al centro e quello ti danna.
Elisa: L’io staccato da Dio è il demonio e l’io unito a Dio..
Luigi: Diventa pensiero di Dio… Dio ci ha creati per farci
diventare suoi figli e il Figlio di Dio è il Pensiero di Dio; noi siamo
creature destinate a diventare pensiero di Dio.
Elisa: Allora siamo figli di Dio se abbiamo l’io legato a Dio..
e Giuda come mai si è ucciso?
Luigi: Si è disperato quando si è reso conto del male che ha
fatto..
Elisa: Si è reso conto del male che ha fatto?
Luigi: Si, altrimenti non si sarebbe ucciso. Pietro ha fatto un
peccato più grande di quello di Giuda, eppure è rimasto con Gesù. Ha detto di non
conoscere Gesù ed è un peccato più grande perché è come se tu dicessi di non
conoscere tuo padre o tua madre, è peggio che se tu tradissi per denaro o per
convenienza.
Elisa: Giuda non poteva trovare un’altra alternativa?
Luigi: L’alternativa c'era: era rivolgere lo sguardo a Gesù,
guardare Gesù come ha fatto Pietro. Se fosse rimasto… non possiamo mica dire
che Giuda sia dannato! Perché Giuda è stato scelto da Gesù perché era
necessario che ci fosse. Quindi dobbiamo vedere quello come una lezione per noi.
Per cui quando Gesù avrà incontrato Giuda nell’al di là, dopo la morte, gli ha
fatto capire che quello che ha fatto era Lui che glielo aveva fatto fare, era
Dio che gliel’aveva fatto fare..
Elisa: Dio che permette..
Luigi: Fa!! Vuole!! È Dio che l’ha voluto per evitare che tanti
uomini, che tanti cristiani fossero dei Giuda. Quindi è stata una lezione per
ognuno di noi…
Elisa: Quindi anche Giuda ha un suo posto dentro di noi..
Luigi: Certo, non dobbiamo noi pretendere di giudicare Giuda,
ma dobbiamo cercare di capire che cosa Dio ha voluto dire a noi attraverso
Giuda. Perché è parola di Dio per noi; anche Giuda è una parola di Dio per noi.
L’alternativa per Giuda era: guardare Gesù! Infatti qualcuno ha scritto che il
colle su cui Giuda si è impiccato era di fronte, guardava il Calvario. Quindi
non è detto che…
Gabri: Cosa vuol dire: “Non
parlo di tutti voi”?
Luigi: Appunto, perché il Signore aveva detto che: “Siete tutti lavati e puri, ma non parlo di
tutti voi perché c'è qualcuno che non è puro!”, lo sapeva! Quindi c'è
sempre la parola di Dio che dice: “Non
essere mai sicuro di te” perché tra tutti quelli che sono con Cristo c'è
sempre un’eccezione, c'è una macchia e quello puoi essere tu.
Gabri: Quindi c'è una distinzione tra chi si illude e chi non
si illude..
Luigi: Certamente!
Tiziana: Quindi quello che noi siamo è il Signore che lo decide..
Luigi: Ah lo credo bene! Cosa crediamo di essere noi? Lui è il
Creatore, quindi tutto quello che noi siamo… che cos’hai che tu non abbia
ricevuto? Di che cosa ti vanti? Tutto è opera di Dio! anche i capelli che
abbiamo in capo sono tutti contati, sono tutti voluti da Dio. infatti soltanto
conoscendo Dio noi conosciamo quello che noi siamo, altrimenti non ci
conosciamo, ci illudiamo tanto! Soltanto con Dio noi usciamo dall’illusione e
prendiamo consapevolezza. Per cui le cose si realizzano, anche noi stessi..
tutte le cose si realizzano soltanto in Dio e da Dio. Per questo bisogna
cercare sopra tutto Dio, non cercare l’uomo. È un errore dire: conosci te
stesso, troverai Dio! conosci Dio e conoscerai te stesso.
Maria Pia: “Deve
compiersi
Luigi: Certo, perché è parola di Dio, quindi la parola di Dio è
profezia: ci annuncia prima quello che avverrà. Noi stiamo andando verso la
realizzazione piena della parola di Dio. Le parole di Dio sono le parole del
Vangelo. Arriverà un giorno in cui tutto diventa Vangelo, tutto! Ora diventa
tutto parola di Dio! Quindi beata te, se avrai capito prima che tutto sia vangelo,
l’avrai capito. Perché allora dirai: “Ah
è proprio così: è la realtà! È vero!”.
Maria Pia: Quindi si entra in questo sabato.
Luigi: Si entra in questo sabato infatti tutto sta diventando
sabato.
Linuccia: Volevo capire meglio cosa vuol dire “scelti”..
Luigi: La parola di Dio è sempre una parola che sceglie, non ti
lascia mai come prima. Perché è una proposta, quindi ti sceglie. È Dio che
sceglie. Se Dio non ci chiama noi restiamo al piano orizzontale, è Dio che ci
drizza. Ora, la parola di Dio, arrivando a noi, è sempre una scelta che ci fa
fare perché ci invita sempre a mettere prima di tutto qualche cosa in mezzo a
tutto il resto e invitandomi a metterla prima di tutto, ci fa scegliere, e
quindi ci sceglie. Per cui, ascoltando la parola di Dio, si viene qualificati,
ma qualificati da Dio, si diventa persone. Mentre invece, non ascoltando la
parola di Dio, si diventa numeri. Non si è più persona; quando si è nel lager o
in prigione, ti conoscono per numero; anche all’ospedale ti conoscono per
numero, anche in banca, in banca soprattutto..
Nino: E lì si finisce per dare i numeri!!!
Luigi: Diventando numeri si danno i numeri!!! Invece Dio ti
libera dall’essere numero, infatti Dio ti chiama per nome; Dio le sue creature
le chiama per nome. L’opera di Dio è una scelta, ma è una scelta come proposta, Dio ti fa una
proposta. Se tu aderisci, “quello” ti qualifica. Per cui presso Dio gli uomini
diventano persone, Dio è un esaltatore della persona. Presso Dio si è solo
persone, lontano da Dio si diventa numeri.
Elisa: Allora noi quante volte possiamo essere Giuda?
Luigi: Noi siamo Giuda tutte le volte che pensiamo a noi
stessi…
Elisa: Anche quando ci trucchiamo? Perché, non c'è niente di
male!
Luigi: Soprattutto quando ci trucchiamo! Guarda che presso Dio
la vita è autentica, non è truccata. È lontano da Dio che ci si trucca! Tu dici
che ti trucchi perché sei brutta; se sei brutta vuol dire che sei lontano da
Dio: se tu ti avvicini a Dio, vedrai che Dio ti fa bella! Perché la sorgente
della bellezza è Dio. Più ti cerchi Dio e più ti avvicini a Dio… guarda che la
creatura più vicina a Dio è Maria: è tutto detto! Ti immagini Maria che si
trucca??
Silvana: “Non parlo di voi
tutti” … Gesù lo dice per darci la speranza?
Luigi: Si, certo! Però ti lascia sempre il punto interrogativo;
ti toglie la sicurezza: “Non illuderti
perché c'è sempre quella prospettiva anche per te! Quindi cammina!”. È un
invito a camminare “Perché Io sono molto
lontano”. Quando uno ha la coscienza di essere molto lontano dalla luce,
dall’amore, dalla vita, dall’aver trovato la vita vera, uno si dà da fare, si
preoccupa.
Nino: Si può essere scelti da Cristo, mangiare con Lui, e non
essere nemmeno attratti dal Padre; se fosse attratto dal Padre, avrebbe
incontrato il Cristo e nel Cristo avrebbe trovato il Pensiero di Dio….
Luigi: Ah,
certo! È l’illusione che ci blocca in tutto..
Margherita: Pensavo
proprio a come ci sia il rischio di essere degli illusi: “Colui che mangia il pane con me ha levato il calcagno…”, come sia
necessaria la grazia di Dio che ti mantiene in continuo contatto con Lui..
Luigi: Si,
perché nel pensiero del tuo io ad un certo momento tu puoi anche camminare e
cantare con Cristo, ma arriva un momento in cui non lo puoi più seguire;
non puoi più, devi lasciarlo. Perché magari ti accorgi che Lui
preferisce un altro. La tragedia di Giuda: ad un certo momento ha visto che
Gesù amava di più Giovanni; si è trattato di un processo di gelosia che è
sfociato in un conflitto, e così via. Tutto questo succede nel pensiero dell’io
perché nel Pensiero di Dio non c'è la gelosia appunto perché non c'è più il
pensiero dell’io, c'è il superamento dell’io. Allora uno glorifica Dio per
tutto, contempla Dio in tutto; dice: “Guarda
che bella creatura che ha fatto il Signore”, non dice: “Io sono brutta!”; ma guardando Dio, uno supera se stesso e non
dice più quello, non pensa a se stesso ma glorifica Dio per tutto e dice: “Guarda il Signore che bel fiore che ha
fatto! Guarda che bella creatura!” e glorifica Dio in tutto. Non pensa a
sé; non pensando a sé diventa bella. La
creatura diventa bella quanto più ignora se stessa. Quanto più pensa a se
stessa, quanto più diventa brutta. Perché la bellezza viene dalla semplicità,
cioè dallo sguardo rivolto ad una cosa sola. Più la vita è rivolta ad una cosa
sola, semplice, ad una cosa sola, più la vita diventa bella.
Fabiola: Volevo
capire meglio quel: “… devono
realizzarsi”, cioè c'è qualcosa che si deve realizzare…
Luigi: Tutto
si deve realizzare; tutto sta andando verso la realizzazione. Cioè l’universo,
la nostra vita, tutta la creazione è un incompiuto, ma un incompiuto che sta
andando verso un compimento. La creazione non è stata fatta, la creazione è
ancora al giorno d’oggi, perché Dio è il Creatore e continua ad essere il
Creatore. Quindi tutto quello che Lui fa, attualmente, è un incompiuto che sta
andando verso il compimento. La creazione è fatta in sei giorni ma sta
approdando al settimo giorno che è il sabato; e il sabato vuol dire “compimento”. Tutto sta andando verso il
sabato, nella pace di Dio. Pace di Dio, cielo di Dio che vuol dire: “tutto riferito a Dio”. attualmente noi
non vediamo tutte le cose riferite a Dio, quindi sono incompiute. Ma i tempi
stanno andando verso un “tutto riferito a
Dio”, verso questo compimento qui. Allora, tutto è parola di Dio, ma questa
parola qui sta realizzandosi; realizzare vuol dire portare a compimento e il
compimento sta nel “riferito a Dio”. tutto ciò che attualmente non è riferito a
Dio sta andando verso un “tutto riferito
a Dio”, per cui non serve più ad altro scopo, serve solo più a Dio.
Attualmente noi possiamo utilizzare anche le creature per altri scopi, non per
Dio, per altri scopi, appunto perché le creature non sono compiute, allora noi
possiamo utilizzarle. Ma arriva un momento in cui non possiamo più utilizzarle
perché tutte le creature saranno soltanto riferite a Dio e serviranno solo a
Dio. Allora a quel punto lì noi non avremo più niente da fare, siamo
disoccupati e nessuna creatura avrà più bisogno di noi. Se noi non ci saremo
affrettati a mettere anche noi stessi in relazione a Dio, noi saremo scartati,
fuori! Perché tutte le creature servono soltanto Dio; attualmente possono
servire a noi, appunto perché non sono ancora arrivate al compimento, ma arriva
il giorno, certamente in cui se ne vanno da noi perché servono solo Dio. Allora
se noi avremo, prima che venga questo giorno, imparato a servire Dio e a
conoscere le creature soltanto per quello che ci conducono a Dio, per quello
che servono Dio, allora saremo veramente beati perché parteciperemo.
Altrimenti saremo fuori, disoccupati, non avremo niente da fare.
Fabiola: Quindi
nell’opera di Dio è contemplato il fatto che l’uomo si possa rifiutare di
conoscere Dio? Quindi quando Dio ha creato l’uomo c'era già scritta la storia
di Cristo?
Luigi: Certo,
tutto! Perché tutta la creazione, tutto l’universo, anche al giorno d’oggi,
è fatta nel Pensiero di Dio e per il Pensiero di Dio e fintanto che noi non
vediamo il Pensiero di Dio in tutte le cose per noi sono incompiute ma
stanno andando verso il compimento: tutto nel Pensiero di Dio perché tutto è
già fatto nel Pensiero di Dio; però noi non lo vediamo perché siamo
nell’incompiuto. Perché tutte le cose arrivando a noi, dicono a noi: “Non sei tu che ci hai fatti, è un Altro che
ci ha fatti! Portaci a Lui!”, se noi le portiamo a Lui, le portiamo nel
compimento. Nel compimento si realizza attraverso noi e allora partecipiamo di
questo compimento. Altrimenti arriva un momento in cui Dio porta a compimento
le sue creature e noi restiamo fuori, non abbiamo partecipato.
MMM: Pensavo
che questa realizzazione della parola fosse solo prima della resurrezione
invece è anche in questi tempi…
Luigi: Perché tutto
quello che è stato nella vita del Cristo, è rivelazione di quello che avviene
nella vita di ognuno di noi, quindi è tutta parola che va capita e va
capita, riferita personalmente a noi: la parola è per me. “Signore che cosa mi vuoi dire attraverso la tua morte, attraverso la
tua risurrezione, la tua ascesa al Padre”? tutto è per portarmi alla
realizzazione della parola di Dio incompiuta. Tutto sta andando verso questa
realizzazione e realizzazione che vuole poi dire comprensione. Quindi la
vera coscienza, che si ha nella realizzazione delle cose in Dio, si ha soltanto
lì. Altrimenti prima… ecco perché c'è l’illusione; perché io magari sento una
parola, una parola straniera, non la realizzo se non la capisco, m’illudo che
voglia dire questo; prendo una cantonata. Posso illudermi perché magari la
associo a qualche parola italiana: quindi faccio un errore. Tutto è parola di
Dio e quindi si realizza soltanto nel Pensiero di Dio; questo Pensiero abita in
noi però non realizza le cose senza di noi, se noi non le raccogliamo, non le
riportiamo nel suo Pensiero, non le unifichiamo, non facciamo questa consacrazione.
Franca: Capisco
meglio il fatto che Dio ha voluto Giuda da queste parole che Gesù ha detto: “Conosco quelli che ho scelto”.
Luigi: Certo!
Franca: La
caratteristica del Figlio è proprio quella che in tutto è motivato dal Padre,
che non fa nulla se non lo vede fare dal Padre; quindi Lui ci rivela la vera
realtà, quello che è nel Padre.
Luigi:
Certamente.
Franca: Ci ha
scelti perché il Padre ha scelto Giuda per ognuno di noi…
Luigi: Si
capisce! Rientra tutto nel suo disegno. E tutto quello che ha fatto non l’ha
fatto per quelle creature lì, lo ha fatto per noi, tutto quello che ha fatto!
Noi faremmo un errore grosso se dicessimo: “Giuda è dannato!”. No, debbo sempre cercare la
parola di Dio per me; in Pietro, in Giovanni, in Giuda, in Matteo, in tutti
debbo sempre cercare la parola di Dio per me, perché è parola di Dio per me.
Raffaella: Mi
domandavo che differenza passa tra il tradimento di Adamo e il tradimento di
Giuda?
Luigi: È
tradimento, è sempre tradimento perché .
-
In Adamo ed Eva c'è stato il
pensiero dell’io, un io autonomo;
-
in Giuda c'è l’io, c'è stato un
peccato di gelosia, di invidia, quindi c'è l’io, l’io che determina.
Quindi ogni peccato ha
sempre questo sfondo comune, per tutto; anche in Pietro c'è stato l’io, quando
di fronte a quella serva gli dicono: “Tu
sei anche uno di quelli…”, “No, non ho mai visto quell’uomo!” gli risponde.
Era nel pensiero dell’io, no!? Quindi ogni espressione di peccato ha sempre
questo sfondo qui essenziale: il pensiero dell’io.
Ora, in Adamo c'è
una situazione di purezza che evidentemente non c'era in Giuda. C'è la
situazione di purezza perché prima del peccato Adamo era in una situazione
ideale, per cui lui poteva colloquiare con Dio e conoscere Dio. Però al momento
in cui ha dovuto raccogliere il pensiero del suo io in Dio, lì c'è stata la
frattura. Non avviene niente di automatico, quindi… in Giuda invece c'è già un
carico per cui…
Raffaella: Quindi
Giuda se amava molto Gesù lo conosceva anche molto…
Luigi: Non è
l’amore che fa conoscere: è la conoscenza che fa l’amore. L’amore vero è
conoscenza. Giuda amava Gesù ma lo amava di un amore possessivo cioè nel
pensiero dell’io: infatti l’amore di Giuda è un amore possessivo. Quando questo
amore gli è sfuggito, lui non ha più potuto sostenerlo.
Rita: Povero
Giuda…
Luigi: “Nostro fratello Giuda!”, Don Mazzolari
lo chiamava “Nostro fratello Giuda”
perché diceva: “Io amo Giuda, perché è
mio fratello!”
Rita: Pensavo
alla parte che Dio gli ha fatto fare, della quale Giuda non era consapevole..
Luigi: Noi non
siamo qui per giudicare Giuda, ma siamo qui per imparare da Giuda, la lezione
che Dio ci vuol dare attraverso Giuda. Non spetta a noi dire se Giuda sia più
grande o più piccolo, a noi questo non interessa. A noi interessa la lezione
che Dio ci vuol dare attraverso Giuda.
Pinuccia: “Deve compiersi
Luigi: “Se il seme caduto in terra non muore non
può portare frutto”. Tutta
Pinuccia: Anche
questo tradimento è per salvarci, perché toccando con mano quel che siamo
staccati da Dio, scopriamo l’importanza di essere uniti a Dio.
Ve lo dico
fin d’ora, prima che accada, perché quando sarà
avvenuto, crediate che Io sono. Gv 13
Vs 19
Argomenti: La Parola anticipa i
tempi –L’essere di Dio e il non essere della creatura – Vedere il regno di Dio
– Tutto diventa Parola – Dio determina i tempi -
25/ Luglio /1987
Franco: Quando
avverranno queste cose si accorgeranno chi è Gesù…
Luigi: Cioè
questo ci fa capire che Dio parla prima; c'è una parola che anticipa
i tempi, la parola di Dio anticipa. Se noi crediamo a questa parola e
cerchiamo di conoscerla, noi conosciamo il futuro, perché quello che è
anticipato si realizza. Ora, quello che si realizza è la parola di Dio; la
parola di Dio arriva in anticipo, quando arriva la realizzazione di quella
parola diciamo: “È proprio Dio che opera
in tutto per tutti!”, quindi riconosceremo che Lui è; che è Lui che parla,
che è Lui che realizza la sua parola.
Franco: E quindi
che Gesù è Dio..
Luigi: Voleva
farci riconoscere che Dio è Colui che è, che “Io sono”. La grande difficoltà per noi è questo riconoscere che
“Io sono”. Noi tutti diciamo: “Io sono”,
ma Lui solo è. Noi siamo nella misura in cui diciamo che Lui è. Noi siamo nella
misura in cui diciamo che Lui è, Lui solo è, Lui è l’Essere. Noi non siamo.
Soltanto credendo alla parola e vedendo che questa parola si realizza, allora
riconosciamo che Lui è.
Gabri: Dio parla
ed opera sempre per farci conoscere Lui…
Luigi: Si, però
il concetto di questa frase qui è: Dio parla in anticipo attraverso dei segni
che arrivano a noi in anticipo e che si realizzano dopo. Per cui noi
attualmente non vediamo la realizzazione di quei segni, di quelle parole. Dio
dice: “Non preoccuparti del mangiare e del vestire”, noi apparentemente non vediamo
mica che Dio provvede, infatti vediamo che tanti muoiono di fame. Quindi c'è
una realtà oggi che è diversa dalla parola di Dio; la parola di Dio attualmente
mi dice una cosa che non si vede. Se però crediamo a questa parola, domani
vedremo la realizzazione di quella parola. Però per credere, noi dobbiamo
superare quello che attualmente noi vediamo; per cui adesso sperimentiamo un
mondo che è diverso dalla parola di Dio; nel mondo regna il potente, regna il
prepotente; nel mondo regna chi ha più denaro, non regna Dio! apparentemente
per noi, non regna Dio! noi vediamo che regna il superbo, regna il vanitoso.
Invece la parola di Dio dice: “Sono Io che regno!”. Se noi crediamo alla parola
di Dio, domani verificheremo, constateremo: “Veramente è Dio che regna!”. Noi
andiamo verso questa constatazione, verso questa realizzazione: “Veramente è
Dio che regna!”, non sono coloro che hanno i soldi, ecc.. Già
Tiziana: La parola
di Dio si realizza indipendentemente da noi..
Luigi: … indipendentemente
da noi, però noi possiamo restare fuori e non capirci più niente.
Tiziana: Però non
capisco quando dice: “.. perché quando sarà avvenuto crediate…”
Luigi: “…
crediate che Io sono!”..
Tiziana: Ma perché
usa il verbo “crediate”? perché sarà una constatazione..
Luigi: Eh già! È
una constatazione che Lui è! Perché non è mica ancora il “vedere che Lui è”!
Dio opera per condurci a vedere quello che Lui è; c'è un passaggio eh! C'è un
passaggio dal credere che Lui è al vedere che Lui è. Vedendo la realtà, vedendo
che le cose avvengono veramente come Lui ha detto dico: “Ah, è proprio Lui che conduce gli avvenimenti” è Lui che fa!
Maria Pia: Il
credere è una misericordia di Dio per noi per invogliarci ad andare avanti..
Luigi: Certo,
più tu credi, più sei convinta, più cammini verso; altrimenti, nel dubbio, tu
cominci a vacillare..
Giovanna: In ogni
segno, in ogni parola che Dio mi fa arrivare, devo sempre cercare..
Luigi: Devo
sempre tener presente che ogni segno che il Signore ci fa arrivare è un segno
che una cosa che presto arriverà, è una profezia di un fatto futuro. Quante
volte diciamo: “Se avessi fatto attenzione!”. Comunque la tegola ti è arrivate
sulla testa, ma Lui te l’aveva annunciato prima!! “Se avessi creduto! Se avessi
fatto attenzione! Avrei evitato questo!”. Gesù quando parla della fine dei
tempi, della fine di tutte le cose, dice: “Vi dico queste cose prima che
avvengano affinché quando avverranno potrete scampare da queste prove, non vi
cadano addosso!
Linuccia: Lui ci
vuole rendere partecipi di questo “Io sono”…
Luigi: Certo!
Perché noi siamo soltanto per quel che partecipiamo, altrimenti non siamo. Lui
è!! Capisci che è una parola terribile dire: “Lui è!”; perché dicendo: “Lui
è!”, tutti quanti noi ci annulliamo, diciamo: “Noi non siamo!”. Infatti il Signore diceva a Santa Caterina da
Siena: “Io sono Colui che è! Tu sei colei
che non è!”, noi siamo una negazione. Partecipando di quello che Lui è
allora siamo per quello che partecipiamo, per quello che conosciamo noi. Per
questo conoscere è essere.
Silvana: In tutto
quello che ci preannuncia ci fa capire che il fine è la significazione di Se
stesso..
Luigi: Tutte le
cose sono significazione di Lui, affinché noi attraverso i segni arriviamo a
Lui; noi arriviamo a conoscere Lui. Conoscere Lui è partecipare di quello che
Lui è, quindi conoscere è essere; per noi conoscere è essere. Non conoscere è
non essere. L’inferno è dato dall’impossibilità di conoscere. Quindi c'è la
grande tribolazione del non essere. Invece il Paradiso è data dalla capacità di
conoscere Dio; quindi la capacità di conoscere Dio ci fa essere. La conoscenza
di Dio ci fa essere: conoscere Dio è vivere. La vita eterna, la vita vera è
conoscere Dio.
Nino: Quel “crediate” è quel porre mente; perché
già adesso vediamo avverarsi nella nostra vita le cose che Cristo ha detto;
però è ancora sempre nel campo della fede, non ancora vedere..
Luigi: È quello
che dico sempre: perché ci fermiamo sul vangelo? Perché tanti anni, tanti anni,
ci fermiamo sul vangelo? Perché noi ci accorgiamo che più stiamo sul vangelo e
più noi vediamo realizzarsi il vangelo nella nostra vita; quindi capiamo la
nostra vita!
Nino: Uno vede
diventare vero quella parola: “Tu pensa a Me, Io penso a tutto!”.
Luigi: Certo!
Franca: In ogni
parola di Dio che mi arriva è Cristo che mi dice: “Ti dico questo prima che
avvenga!”.
Luigi: Se noi
stiamo attenti, noi ci accorgiamo che Lui parla la cosa prima che avvenga,
affinché quando avverrà possiamo gioire perché era proprio così come avevo
creduto; altrimenti siamo smentiti: “Io credevo altro, e invece mi sono trovato
questo!”, eh già perché tu non hai creduto alla parola di Gesù, hai creduto ad
altro!
Franca: Allora in
questo modo qui noi già partecipiamo…
Luigi: Credendo
noi partecipiamo anzi resti confermato!
Raffaella: Quindi
ogni segno è profezia ..
Luigi: Si.
Raffaella: Ma è
profezia de “Io sono” o è profezia di altri segni..
Luigi: Anche di
altri segni perché Dio parla in tutto: prima ci fa un segno e poi ce lo
realizza ma la realizzazione è ancora un segno, segno di un segno. Affinché noi
diciamo: “Ah, è proprio Dio che conduce gli avvenimenti! È proprio Lui che
fa!”. Quando Dio dice: “Domani succederà questo..!”, evidentemente ha gli
avvenimenti in mano Lui, perché è Lui che determina. Questo mi fa constatare
che è Dio che guida gli avvenimenti, è Lui che opera. Quindi non è sorpreso
dagli avvenimenti, gli avvenimenti sono opera Sua. Lui mi può dire: “Domani
succederà questo!”. Se io credo alla sua parola e domani vedo succedere questo,
ho una conferma. Se non ho creduto è perché credevo ad altro e l’avvenimento ha
sconvolto i miei piani. Allora, da una parte, per coloro che non credono si va
verso lo sconvolgimento delle proprie sicurezze, per coloro che credono si va
verso una conferma delle proprio sicurezze.
Raffaella: Però
interpretando un segno con l’interpretazione di un altro segno, è difficile..
Luigi: No, ma ogni
cosa va sempre vista in Dio, cioè in senso spirituale. Perché se Dio ti
dice: “Va sul Monte Bianco così vedrai la
fine del mondo”, se tu vai sul Monte Bianco, non vedi la fine del mondo
perché le parole di Dio vanno sempre intese nello spirito di Dio, non vanno
intese in senso materiale. Se le intendo in senso materiale vuol dire che le
intendo nel pensiero del mio io. Ma se io le intendo nello spirito di Dio, e
capisco cosa vuol dire andare sul Monte Bianco, spiritualmente, allora vado
verso una conferma.
Rita: “Nessuno
ha mai parlato come lui” quindi, soltanto Colui che è, Dio, può annunciarci le
cose e poi realizzarle.
Luigi: Certo! Perché
è Lui che determina i tempi! L’affermazione strabiliante della Vergine che
dice: “Tutte le genti mi diranno beata”, altrimenti un quarto d’ora dopo era
smentita… quando Gesù dice: “Risorgerò”, poteva essere smentito in pieno, se
non era Dio, poteva essere smentito in pieno invece è risorto e dopo duemila
anni…
Pinuccia: Ogni
segno è un annuncio di una realtà, anzi della Realtà maiuscola, che Dio è;
quindi lo scopo di ogni segno è portarci alla fede che Dio è, cogliere il
significato del segno..
Luigi: Per farci
credere, affinché credendo lo cerchiamo e cercando constatiamo… conoscere per
arrivare alla sua presenza.
Pensieri
conclusivi:
Franco: Che la
beatitudine non è la meta..
Luigi: No, la
meta è Dio, conoscere Dio; la beatitudine è una conseguenza..
Franco: È una
parola di Dio..
Luigi: Certo,
molte volte si dice che l’uomo è fatto per la felicità; no, l’uomo non è fatto
per la felicità, l’uomo è fatto per Dio, per conoscere Dio. Quindi non devi
cercare Dio per avere la felicità, la felicità non deve essere il fine tuo. Il
fine tuo deve essere Dio, non il dono di Dio. Cercando Dio allora puoi
raggiungere la felicità; puoi anche cercare Dio e Dio ti può far anche
tribolare, allora dico: “Ah, ma cercare
Dio è tribolazione, io voglio cercare la felicità”. Se tu cerchi Dio, resti
con Dio anche se Dio ti fa tribolare, ma resti, perché è la verità. La verità
va amata, va servita sia che ci renda felice, sia che non ci renda felice, sia
che ti faccia tribolare, perché è verità e va messa prima di tutto.
Elisa: Che la
vera bellezza è nella felicità..
Luigi: Sei
convinta?
Elisa: Si, però
siccome che il truccarmi è un’abitudine acquisita negli anni, ci vorrà un
pochino prima di staccarmi …
Luigi: Ma noi
sopportiamo un pochino…
Elisa: Quando
sono andata a Lourdes non mi sono truccata per venti giorni, poi quando sono
tornata a casa …. mi trucco perché lavoro in negozio a contatto con la gente…
Luigi: Certo,
perché a contatto con la gente si recita..
Elisa: Sono un
pagliaccio…
Luigi: Certo,
sei un pagliaccio perché reciti, devi diventare più autentica, più semplice;
nell’autenticità troverai la bellezza.
Elisa: Ma io
sono complicata di carattere.
Luigi: Tutti
siamo complicati di carattere perché più si è lontani da Dio e più si è
complicati. Se cerchi Dio non sarai più problematica. Non preoccuparti dei tuoi
difetti, non guardarli! Guarda soltanto Dio! le cose positive sono Dio! non
guardare te, neanche le tue cose positive: ignora te stessa! Guarda Dio! la
bellezza è spirituale! La vera bellezza che si trasforma anche poi sul volto
della persona! Guarda Cristo non si trucca mica! Guarda come è bello!
Gabriella: Per
sperimentare questo non dobbiamo avere sicurezze, non dobbiamo pensare a noi
stessi…
Luigi: Si, non
dobbiamo pensare a noi stessi. Dobbiamo ignorarci; dobbiamo guardare Dio! è Dio
che ci rende autentici! È solo Dio! dobbiamo convincerci che è solo Dio che ci
rende autentici! Più pensiamo a noi, più ci sdoppiamo, ci mettiamo le maschere;
ad un certo momento non capiamo più chi siamo; se siamo la maschera o se siamo
veramente noi perché non ci capiamo più. Invece presso Dio noi abbiamo
l’autenticità, questa passione per Dio autentica! Ma è Lui che ci rende
autentici, non noi!
Giusy: Non
dobbiamo pensare a noi stessi..
Luigi: Pensare!
“Pensa a Me ed Io penso a tutto!”.
Tiziana: Quando il
Signore ci manda la parola, ci manda anche la grazia per realizzarla.
Luigi: Se la
parola di Dio arriva a noi, Dio non ci prende in giro. In quanto ci fa arrivare
una parola, ci dà la possibilità di realizzarla altrimenti non ce la farebbe
nemmeno arrivare! Quindi se ti fa sentire un problema è perché ti dà la
possibilità della soluzione, altrimenti non te lo fa sentire il problema.
Maria Pia: Affidarsi
completamente al Signore.
Giovanna: Conoscere
è essere.
Linuccia: Se
desidero conoscere Dio, sono sempre in attesa di quello che Lui mi vuole dire.
Silvana: Non mi
illudo di essere con Dio se ho in me il desiderio di conoscerlo..
Luigi: Certo, e
il desiderio di conoscerlo mi viene da Lui, mi viene da Lui, quindi c'è
l’attrazione; perché uno che desidera conoscere è attratto; chi è attratto ha
interesse, quindi appartiene a; uno che è attratto a, appartiene a Colui che
l’attrae.
Nino: Cristo ci
propone di arrivare a credere che Lui è l’ “Io sono”; per cui si partecipa
dell’eternità..
Luigi: Certo,
già adesso.
Margherita: La vita è
un cammino, è la ricerca della conoscenza di Dio…
Luigi: Certo, ed
ha significato solo per questo. Ogni giorno vale in quanto mi fa progredire
nella conoscenza di Dio.
Franco:
Dimenticare se stessi..
Luigi: È la
condizione necessaria ma non sufficiente; perché non è che dimenticando se
stessi noi conosciamo Dio. Però dimenticare se stessi è la condizione per
arrivare a conoscere Dio, perché Dio si conosce soltanto attraverso Dio,
soltanto con Dio, bisogna pensare Dio! Però per pensare Dio devo superare me
stesso.
Fabiola:
Riconoscere che tutto è opera di Dio!
Luigi: Tutto è
opera di Dio!
Raffaella: Credere
che Lui è e che noi siamo se siamo uniti a Lui.
Luigi: Si, siamo
in quanto partecipiamo di quello che Lui è.
Franca: Tutta
l’opera di Dio è per farci partecipare di quello che Lui è.
Rita: Solo nel
Pensiero di Dio si realizza il Pensiero di Dio.
Pinuccia: Che tutto ciò che mi arriva è per farmi credere che Lui
è e per portarmi poi, se mi dedico, a conoscerlo!
In verità, in
verità vi dico: Chi accoglie colui che io manderò, accoglie
me; chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato». Gv 13 Vs 20
Argomenti: La risposta agli
argomenti di Dio – Lo Spirito della presenza del Padre e del Figlio – La vera
Causa – Separare la creazione dal Creatore – La realtà illumina la parola
- Il futuro in Dio -
3/ Agosto /1987
Nino: “Il Padre è in me
ed Io sono nel Padre”; colui che Lui manda è uno che è nel Pensiero di Dio.
Quindi c'è tutta una concatenazione. Noi siamo portatori nel nostro pensiero,
del Pensiero di Dio quindi chi è mandato da Cristo è portatore del Pensiero di
Cristo quindi è uno che è convinto di avere Dio in se stesso.
Paola: “Chi accoglie
colui che io manderò..” è lo Spirito Santo?
Luigi: “Chi accoglie
colui che io manderò..”
Paola: È il “mandato”..
Luigi: Si, è lo Spirito Santo poiché Gesù dice: “Io lo manderò dal Padre”. Perché lo
Spirito Santo procede dal Padre e dal Figlio. Però il Figlio, andando al Padre,
lo manda: “Se Io non vado al Padre, non
può venire a voi”. Quindi, in termini estremi, assoluti, è lo Spirito
Santo. Poi, per prepararci allo Spirito Santo, Dio manda tutte le creature a
noi, perché tutte le creature ci parlano di Dio; per cui noi, di fronte alle
creature, non rispondiamo mica alle creature! Noi diciamo: “Ma io ho risposto ad un uomo!”. No! Tu non rispondi mica ad un
uomo! Perché se quell’uomo viene a te, ed è un mandato da Dio, quindi ti parla
di Dio, tu rispondi a ciò che quell’uomo ti propone; o meglio, a ciò che Dio
attraverso quell’uomo ti propone: quindi rispondi a Dio! cioè rispondi
all’argomento che Dio ti presenta attraverso una creatura. Noi il più delle
volte ci fermiamo alle creature, alla creatura che parla! Non è la creatura che
parla! È tutta creazione di Dio! Essendo tutta creazione di Dio, è Dio che
parla. Quindi noi non rispondiamo mica alle creature, noi rispondiamo a Dio.
Quando una creatura mi dice: “Non bisogna
preoccuparsi del mangiare e del vestire, ma cerca prima di tutto Dio!”, in
noi cosa succede? Dentro di noi cosa succede? Succede che noi valutiamo questa
parola e quasi accantoniamo la persona che ci ha detto quella frase. Ma noi
stiamo riflettendo se sia giusto, o non sia giusto preoccuparsi del mangiare e
del vestire… qui stiamo valutando Dio! Quindi dentro di noi facciamo una
valutazione; ad esempio: “No, per me è
più importante il mangiare ed il vestire!”. Hai giudicato! Hai dato un
valore! Quindi la tua risposta, tu l’hai data a Dio! Quindi tutto ciò che
arriva a noi parlandoci di Dio, ci propone l’argomento di Dio e proponendoci
l’argomento di Dio ottiene da noi una risposta verso Dio: “Si o no?”. Tutto questo, portato alle estreme conseguenze si
proietta sullo Spirito Santo. Lo Spirito Santo è la conclusione di tutta
l’opera che Dio ha fatto; perché Dio opera tutto per manifestare il suo
Spirito, la sua Presenza; e lo Spirito Santo è lo spirito della presenza del
Padre e del Figlio.
Flavio: Tutto quello che arriva a noi è causato, ha come
motivazione, il Pensiero di Dio; se lo interiorizziamo, si mette in
collegamento col Padre che è
Luigi: Che è la vera causa! Poiché lo scollegamento può essere
solo dentro di noi. La separazione tra la creatura e il Creatore, dentro di
noi è motivo di colpa, perché noi sappiamo; le creature non hanno
iniziativa loro. Tutte le creature sono mosse, anche gli uomini sono mossi.
Apparentemente sembra che l’uomo sia lui a decidere e a fare; in realtà anche
l’uomo è mosso da Dio. Quindi il motivo centrale è sempre Dio che parla in
tutto e noi dobbiamo solo tener presente Dio. In realtà noi rispondiamo a Dio
attraverso tutte le cose. Perché intimamente tutte le cose vengono da noi
valutate alla presenza di Dio; per cui la risposta noi la diamo a Dio.
Maria Pia: Questo accogliere tutto da Dio, quello che ci
piace e quello che non ci piace, è giusto perché è tutto una lezione per noi..
Luigi: È una proposta perché tutte le cose che arrivano a noi
sono delle proposte; di fronte alle proposte noi diamo sempre una risposta, ma
questa risposta, noi molte volte, ci illudiamo di averla data ad una creatura.
In realtà noi la diamo a Dio! perché è Dio che parla con te in tutto. In tutto
è Dio che parla con te. Un giorno capirai che tutte le risposte che tu hai
dato, le hai date a Dio non le hai mica date alle creature; le creature sono
soltanto dei mezzi, dei portavoce, ma chi parlava era Dio in tutto. Perché Lui
è il Creatore! E se è il Creatore è Lui che opera in tutto; nulla accade che
non sia voluto da Lui, quindi il motivo centrale è Lui.
Tiziana: Mi ha fatto riflettere questa sequenza: lo “Spirito sarà mandato” (è una cosa
futura); “Chi accoglie me” ( il
Figlio è nel presente)..
Luigi: Infatti il Figlio rappresenta la parola, è la parola;
la parola è quella che arriva a noi, è quella che ci visita.
Tiziana: E il Padre è Colui che manda..
Luigi:
Però lo Spirito Santo è mandato dal Padre e dal Figlio; infatti noi
diciamo che mentre il Figlio è generato dal Padre, lo Spirito Santo procede
dal Padre. Ed è tutta lezione per noi! Per cui fintanto che noi non
troviamo né il Padre, né il Figlio, non possiamo nemmeno incontrare lo Spirito
Santo. Per incontrare lo Spirito Santo bisogna che il Figlio ritorni al
Padre, perché “..se io non me ne vado
al Padre non può venire in voi lo Spirito”, perché noi ci fermiamo alla
parola, al segno esterno. Abbiamo letto in questi giorni nell’Antico Testamento
che Mosè per entrare nella tenda si doveva togliere il velo, cioè bisogna superare
i segni, superare la parola per cogliere lo Spirito. Fintanto che noi ripetiamo
soltanto le parole o le scriviamo, le registriamo, noi non arriviamo mica allo
Spirito perché non basta ripetere le parole. Bisogna andare al di là. Quindi è
la realtà che mi illumina la parola, che mi illumina il segno. Quindi il
segno che arriva a noi mi richiama la realtà; ma io devo arrivare alla realtà
senza segno, senza velo, in rapporto personale, diretto; tra la nostra anima e
Dio non è interposto nessun segno, non è interposta nessuna creatura. Anche il
Verbo incarnato è un segno e come segno deve andarsene, deve essere superato
altrimenti non può arrivare in noi lo Spirito. Quindi bisogna arrivare al “non
più segno”, togliere ogni velo in modo che ci sia la contemplazione pura della
realtà che è presente in noi. La realtà che è presente in noi è la verità di
Dio, è la presenza di Dio.
Cosa può significare per
noi il turbamento di Gesù?
Dobbiamo chiedercelo,
perché è per noi che è avvenuto questo turbamento, non per Lui, per un
esperienza che doveva fare.
Gesù si è fatto “figlio
dell’uomo”, per cui donandosi all’uomo porta su di sé gli errori degli
uomini; e questo perché li ama.
Egli come uomo prova gioia,
dolore, turbamento: prova gioia nel vedere la fede nelle anime (“in verità
vi dico, in Israele non ho trovato una fede così grande”: con queste parole
esprime la gioia); così altre volte
si turba ed esprime stanchezza, ecc. Tutto questo è segno di amore. Amando, si
è messo nelle mani dell’uomo, quindi ne subisce le conseguenze fino al punto di
lasciarsi crocifiggere. Egli non si turbo per Sé, per la sua morte
imminente, ma per l’uomo, perché la sua morte è causata dall’uomo, dal peccato
dell’uomo.
Questo turbamento lo prova
in noi: perché come viene a morire in noi, così è una sofferenza sua in noi
(viene a soffrire in noi e per noi), perché non c’è in noi una rispondenza allo
Spirito.
Il disegno, cioè la Volontà
che Lui ha su ciascuno di noi resta turbata in noi (è questo che bisogna
cogliere, perché non basta per salvarci vedere il turbamento esterno di
Cristo).
Gesù si è turbato, ha
pianto di fronte al dolore, all’incertezza, al dubbio delle anime, quindi si é
turbato per noi, in noi.
Teniamo presente che
l’Incarnazione è rivelazione del suo donarsi alle anime:
quando uno si dona, per amore dell’altro, prende su di sé la situazione
dell’altro. Gesù è toccato dalle nostre situazioni; se non ci amasse, qualunque
fosse la fine dell’uomo, qualunque fosse la sua risposta, Egli non ne sarebbe
toccato. Invece ne è toccato. Quand’è che uno è toccato? Quando si affida
all’altro, perché si è donato per amore all’altro: li è toccato.
Amando, uno si affida
all’altro: se l’altro risponde all’amore allora c’è sintonia, quindi gioia; se
l’altro non risponde, allora c’è la distanza, distruzione, rovina della
creatura, e quindi la sofferenza di colui che si è donato: sofferenza che
avviene in Cristo come uomo (nella sua natura umana) non nell’in sé di Dio.
Cristo perché ci ama.
E di fronte all’imminente tradimento manifesta il suo turbamento, la sua
sofferenza per farci toccare con mano che siamo in contrasto con la sua
volontà, con il suo disegno. Questo suo turbamento, questa sua pena, questo
suo morire è testimonianza a noi di distanza tra noi
e Lui.
“Gesù si turbò nello
spirito, protestò e disse…”: “protestò” in altre
versioni è tradotto: “rese testimonianza, dichiarò”.
Così avviene nel campo
dell’amore umano: il figlio che vede sua madre piangere, avverte che c’è disarmonia
tra sé e la madre; invece quando la vede contenta, si sente in armonia. Quindi
il pianto, il dolore di una madre per
il comportamento del figlio è ammonimento per il figlio, è per correggere il
figlio, per salvarlo, per farlo cambiare.
Quindi anche il dolore, il
turbamento, la morte di Gesù è per salvare l’uomo, è ammonimento, è rivelazione
di ciò che portiamo in noi. Quando l’anima è nel male non se ne rende conto,
allora ha bisogno di uno specchio davanti a sé… E non se ne rende conto perché
è presa dal vortice di una passione.
Il figlio non si rende
conto di ciò che provoca in sua madre: ma se la vede piangere o morire, allora
riflette. Il fatto di vedere un altro che soffre per noi è
ammonimento; ma è indispensabile la riflessione, bisogna fermarsi a pensare.
L’episodio in sé non basta.
Quante volte siamo passati davanti al Crocifisso e non abbiamo visto la sua
sofferenza per noi, non ci siamo resi conto che è morire per amore nostro.
Eppure Lui soffre e muore per noi. Ci è richiesta tanta riflessione per
cominciare a rendercene conto.
Prima ci sembrava un fatto
di 2000 anni fa che non ci toccava personalmente, ma ad un certo punto, le
distanze si sono avvicinate e abbiamo scoperto di essere coinvolti in questa
morte. Così avviene per il figlio che ha fatto soffrire sua madre e suo padre
senza rendersene conto; maturando se ne rende conto, magari quando i suoi
genitori non ci sono più, forse perché lui stesso rivive la stessa scena nei
confronti dei suoi figli. Ma l’importante è che ad un certo momento capisca il
male che porta in sé e si salvi.
Uno si salva quando
incomincia a prendere consapevolezza di aver fatto soffrire il Cristo e
prende coscienza della morte che porta in sé-.
Arriva per tutti noi un
momento in cui si è crocifissi… Dio non vorrebbe che morissimo, sospesi tra
cielo e terra, eppure arriva il momento in cui la nostra anima muore tra
cielo e terra, a causa dei nostri compromessi con il mondo. E allora
incominciamo a capire il problema della sofferenza e morte del Cristo.
Solo cominciando a capire
questo problema del Cristo la nostra disarmonia comincerà a dissolversi, perché
inizieremo a capire la necessità di superare l’io. Ma se Cristo non avesse
patito prima, non avremmo questo quadro davanti a noi e ci sentiremmo soli nel nostro
patire, e quindi non avremmo la possibilità di soluzione. La soluzione ci è
offerta proprio quando troviamo un Altro nella nostra situazione che sappia
offrirci una soluzione. E non è sufficiente che quest’altro sia una
creatura qualunque che soffre; quest’altro deve essere Dio. Senza il Cristo
ogni creatura che soffre per colpa dell’altro non ha nessuna utilità salvatrice
per gli altri. Con il Cristo invece ogni sofferenza serve per la salvezza
dell’uomo, è una testimonianza ed un invito a superarsi.
Ogni creatura che ama e
soffre per un altro partecipa della sofferenza e morte di Cristo: è il Verbo
disseminato. Partecipa della stessa missione del Cristo. Non è che ogni
creatura ripeta la missione del Cristo, ma ha la funzione che si rivela nel
Cristo, o meglio ha una parte della sua funzione, per cui la sua sofferenza
resta illuminata, rivelata dalla sofferenza di Cristo. In Cristo ogni
creatura che soffre per un altro ha la missione di salvezza. Per questo
fintanto che c’è un uomo che non tiene conto di Dio, c’è uno che soffre: ripete
la funzione del Cristo, senza però sostituirla, funzione di far riflettere,
meditare l’altro e convincerlo a superarsi.
Il dolore del Cristo è
rivelatore e illumina la funzione di ogni dolore: quella di farci rinsavire,
perché nel pensiero dell’io ci danniamo. Per salvare l’uomo bisogna convincerlo
a superarsi, a non pensare a sé, ma a riferire tutto a Dio, a far sempre conto
su Dio in tutto, per imparare a vivere nella Verità di Dio.
Gesù si turba non per sé,
ma per noi. Qui si trova di fronte ad un rifiuto da parte di un discepolo che
Egli, pur sapendo traditore, ama, e nel quale vede vanificato il suo progetto
di salvezza.
In Giuda avviene quello che
avviene in ogni anima che tradisce Dio. L’evento
è già stato annunciato prima, ed è necessario che la scrittura si compia: cioè
uno deve tradire, è necessario. È necessario che ci sia questa scena esterna perché
noi tutti abbiamo tradito. È necessario perché c’è il peccato e quindi è
necessario che si riveli il corpo del peccato, cioè che il peccato si
esteriorizzi, affinché noi prendiamo coscienza di ciò che avviene o è avvenuto
in noi quando non teniamo conto di Dio.
Quindi Gesù non è stato
sorpreso dall’avvenimento, Lui sapeva quello che stava per avvenire. Era
necessario che questa scrittura si compisse, non per Giuda che fu l’attore
sulla scena della salvezza, ma per noi, per farci capire quello che avviene in
ciascuno di noi quando non si tiene conto di Dio.
in ciascuno di noi si
realizza questo turbamento quando non teniamo conto di Dio, cioè turbiamo la
nostra anima, introduciamo in essa un principio di angoscia, di frattura con
l’Altro e con tutto e quindi di infelicità.
La gioia, la felicità è
data dalla sintonia di volontà, l’angoscia è data dalla rottura, dalla distonia
con Dio. Questo turbamento lo prova l’anima che non mette Dio al centro dei
suoi pensieri, perché Dio è il centro di tutto e senza Dio non possiamo
fare niente. Sapendo questo dobbiamo mettere Dio al centro e non far nulla
senza di Lui.
Proviamo lo stesso
turbamento anche quando vediamo il tradimento in altri , se siamo uniti a Dio,
se amiamo. Il turbamento, il dolore è in rapporto all’amore. Cristo soffre
perché ama. Più uno ama, più è passibile di sofferenza. Un padre che ama
tanto suo figlio, se questo figlio si travia, o se a suo figlio capita qualcosa
soffre; ne resta scosso molto di più che se la stessa cosa fosse successa ad un
altro, perché il figlio è oggetto di tanta vita.
Amando si vive nell’altro;
l’altro non se ne rende conto, ma porta la vita in sé di colui che l’ama.
Amando uno si mette nelle mani dell’altro, per cui può soffrire le pene
dell’inferno, perché l’altro può essere un mascalzone.
Dio è libero, poteva non
donarsi, ma dal momento che si dona, se l’uomo è un mascalzone, lo crocifigge. La
crocifissione avviene per un rapporto d’amore. Cristo si è donato ed è
venuto nella nostra situazione di ingiustizia, quindi è scontato che soffra,
dal momento che si è incarnato, donato a noi. Però ha accettato tutto dal Padre
ed ha sottomesso tutto al Padre; ed è lì che ci salva, perché insegna a noi
ad accettare e a sottomettere tutto al Padre. Se così non fosse non ci
salverebbe.
Dette queste
cose, Gesù si commosse profondamente e dichiarò: «In
verità, in verità vi dico: uno di voi mi tradirà». Gv 13 Vs 21
Argomenti: Il tradimento previsto
– Essere conosciuti - Amore e tradimento – Scegliere –Il turbamento di Gesù –
La nostra sicurezza è in Dio – Giuda e Pietro – La passione di gelosia di Giuda
– Tutti i peccati del mondo – L’occasione di peccare -
3/ Agosto /1987
Egli pur essendo giusto
soffre per noi ingiusti, però non è per Lui una sofferenza in più quella di
soffrire ingiustamente. Innanzitutto perché soffre per amore, per salvarci; è
Lui stesso che lo vuole con il Padre per farci ravvedere; e poi chi ama non
pensa a sé, non pensa alle proprie sofferenze perché chi ama è rivolto
all’altro. Quindi Cristo non ha sofferto per se stesso, per essere stato
colpito ingiustamente. Chi ama non soffre per sé, ma per la persona amata. Bisogna vedere il suo dolore come
espressione d’amore, mosso dalla volontà di Dio, per salvare gli uomini. S. Paolo: dice: “Dio vuole che tutti gli
uomini si salvino e giungano a conoscere la Verità”. Questa è la volontà di
Dio: Cristo è l’attuazione, la personificazione di questa volontà del Padre:
questa volontà del Padre è amore per la creatura, è volontà di salvezza.
Nell’amore non si pensa a
sé, se no non è amore. Se si ama, si pensa all’altro, per cui si subiscono
tutte le vicende dell’altro: se soffre, soffro anch’io, se gioisce gioisco
anch’io. Se uno ama di riflesso subisce tutte le situazioni dell’altro, non
pensa a sé. Abbiamo l’esempio dell’amore della madre, è un segno eloquente,
anche se il suo è amore un amore egoistico, perché la mamma lo ritiene “mio
figlio”. La madre dimentica se stessa verso il figlio, perché vive tutte le
situazioni del figlio: è triste se il figlio è triste, è contenta se vede il
figlio contento.
Quando si ama si soffre se
si è lontani, perché? Si soffre perché uno non può sapere cosa fa l’altro,
quindi non può vivere la situazione dell’altro, perché quando si ama, ci si
trasferisce nella vita dell’altro e quindi si subisce la situazione dell’altro.
Fintanto che si pensa a sé non c’è amore. Il nostro amore non è puro perché il
nostro io è complicato. Ma Dio sta lavorando per purificare il nostro amore.
Noi quando amiamo soffriamo
per l’altro, ma poi soffriamo anche per tutto ciò che tocca il nostro io. Invece
Dio è amore puro. Noi non siamo mai amore puro. Ma la meta è questa
purezza; ed è guardando a Dio solo che la si raggiunge. Per questo per noi il
discorso è complicato, perché c’è il nostro io di mezzo. Per cui soffriamo
anche perché siamo offesi, non siamo rispettati, perché siamo amati di meno,
ecc. . Ma sul piano puro dell’amore l’essere che ama vive nell’essere amato.
E.: Come può
avvenire in noi questo turbamento che Gesù ha provato per noi, in noi?
Luigi: Il
turbamento per noi è sempre il turbamento della nostra coscienza quando non
teniamo conto di Dio. La nostra anima è sempre turbata quando non guarda Dio,
quando non lo mette al centro della sua vita; invece quando teniamo conto di
Dio la nostra anima è in pace. Tutte le volte che vedi un povero e lo aiuti,
subito una luce si forma dentro di te: è la soddisfazione della coscienza,
dell’anima che si trova in sintonia con l’Amore di Dio. Non si è fermata
sull’egoismo, ma ha superato se stessa, allora l’anima è felice, è in pace,
perché è in sintonia con Dio, anche se il corpo soffre. Il corpo può soffrire
(anche perché il cammino verso Dio è fatica all’inizio), ma l’anima è in pace.
Quando però l’anima non
tiene conto di Dio prima di tutto c’è sempre il tradimento. La nostra anima è
desiderio di Dio, di amicizia con Dio, è fatta per Dio, quindi tutte le volte
che non rispondiamo al nostro destino, tradiamo la nostra anima e tradiamo Dio.
Tutto ciò che facciamo per avvicinarci all’Assoluto, trascurando le cose
passeggere, fa felice la nostra anima. Quindi possiamo avere tutto il mondo
attorno che ci fa infelici, ma se si mette Dio prima di tutto, possiamo avere
la più grande felicità, perché ci sentiamo approvati da Dio.
Invece non c’è nessuna
approvazione del mondo che possa riempire la nostra anima di gioia. Nessuna
felicità del mondo può compensare l’infelicità che ci viene dal tradire Dio e
noi stessi. Possiamo avere anche una casa d’oro ed essere angosciati.
Questo fa capire che vale molto più l’interno che l’esterno. L’interno è
privilegiato per cui devo dargli molto importanza: si è felici e si canta in
una baita se si è in armonia con Dio. Allora, se l’interno è privilegiato
devo stare molto attento a curare decisamente più l’interno che l’esterno.
Dobbiamo perciò preoccuparci di abbellire l’anima, non la baita. L’anima si
abbellisce, vive e si nutre dandole il suo pane. Quindi non trascurare mai
la tua anima. Non trascurare di darle il suo pane, perché la faresti
morire. Facciamo un errore grosso se la trascuriamo per cercare altri beni. L’interno
si cura solo con Dio, non con i beni esterni o con le creature, perché la
nostra anima si nutre solo di Verità. Faccio vivere la mia anima solo se la
nutro di Verità. Non c’è creatura che possa dare alla mia anima il suo pane.
Ogni creatura ha il suo cibo. L’errore più grosso che possiamo fare è quello di
non dare da mangiare alla nostra anima: di lì la tristezza, l’insoddisfazione
che ne scaturiscono, anche se possedessi il mondo. No, fermati! E cerca
l’alimento per nutrire la tua anima. Bloccati con Dio, perché la tua anima
si nutre di Dio, bloccati con Lui, a costo di morire di fame, perché lì hai
la tua felicità. Dobbiamo curare l’interno per non cadere nel tradimento di
Giuda.
Quando non teniamo conto di
Dio prima di tutto, teniamo presente il nostro io e implicitamente abbiamo già
fatto tutti i delitti di questo mondo e se non li ho fatti
esternamente o se non li faccio è solo perché Dio non ha voluto e non lo vuole;
quindi non posso dire: “sono innocente di quel delitto”. Il vento della
passione ci porta: scatenato quello, si scatena il delitto che portiamo dentro.
Giuda è stato portato via dall’uragano (“satana entrò in Lui”): sono le
forze passionali che lo hanno trascinato. Egli non si rese conto di quel che
faceva, se no, non si sarebbe impiccato e si sarebbe rallegrato dell’esito
della sua impresa. È stato sorpreso dalle conseguenze del suo gesto.
La situazione di
tradimento, di peccato, è data dal fatto che non si mette Dio al centro dei
nostri pensieri. Anche Pietro ha tradito e la sua è stata una colpa maggiore di
quella di Giuda, perché ha negato di fronte ad una serva di conoscere il suo
Maestro! Dio ci fa vedere colpe più gravi e colpe meno gravi.
Ci presenta scene diverse.
Noi giudichiamo la scena di “Giuda”, la scena di Pietro, ma non giudichiamo né
Giuda, né Pietro. Ci presenta la scena di Pietro perché anche noi ci lasciamo
portare dall’entusiasmo come lui. In Pietro però non ci fu la disperazione,
perché si è tenuto unito a Cristo. Perché invece Giuda disperò? Si è visto
privato della sua vita e per colpa sua. Egli ha tradito perché è stato
provocato da Gesù stesso in un conflitto di gelosia, di amore. Giuda si è visto
preferito. Ha visto che Gesù preferiva Giovanni e questo ha scatenato una
passione che non poteva ormai più contenere, perché da tempo la covava. Non
giudichiamolo, Giuda, può essere un angelo che ha recitato per noi, per
evitare a noi tale errore; un giorno saremo riconoscenti verso di lui.
Quindi non giudichiamo lui, ma come scena vediamo in lui la conflittualità di
gelosia, di amore. Gesù dice: “uno di voi mi tradirà”. Giuda, che aveva
un amore geloso (quindi immaturo, perché nel pensiero dell’io l’amore è
sempre immaturo), è attentissimo a tutte le parole e gesti del Maestro, per
cui quel parlottare in segreto tra Pietro e Giovanni e Giovanni e Gesù, e quel
boccone che Gesù gli porge, ha scatenato tutta la sua passione. Questo è un
amore geloso verso Gesù, amore che ad un certo momento è autorizzato da Gesù
stesso a fare ciò che doveva fare: “fallo presto!”.
Tutto è voluto da Dio
perché era necessario che si compisse la Scrittura, perché c’era un Cristo
che doveva morire, perché c’era un’umanità da salvare e questo avvenimento
doveva compiersi per la riflessione di ognuno di noi.
Per questo non possiamo
accusare Giuda, perché è stato fatto da Dio per ciascuno di noi. Cristo
incarnandosi ci ha presentato tutte le situazioni d’animo possibili, per cui,
in qualunque situazione ci troviamo, possiamo sempre avere l’aggancio,
l’apertura di salvezza. Cristo ha vissuto tutte le nostre situazioni di agonia,
di sofferenza per l’offesa, per il tradimento, ecc., la morte e la
crocifissione: l’affinità ci blocca e noi siamo salvati da Lui perché ci
indica la via di uscita: “Padre, …sia
fatta la tua volontà”.
“In verità, in verità, io
ve lo dico: “uno di voi mi tradirà”: se non ce lo dice Gesù
noi non sappiamo di essere traditori. Tutti tradiamo, ma non lo sappiamo.
Infatti gli apostoli non sanno chi sia il traditore. L’uomo non si conosce, per
cui quando sente dire: “uno di voi…” chiede “sono forse io?”. Quando
l’uomo non è nell’amore puro di Dio non può sapere ciò che sta facendo, e
finisce per tradire.
“Uno di voi mi tradirà”, equivale
a “ciascuno di voi mi tradirà”: ciascuno appartiene a questa categoria. Ciascuno
di noi, dal momento che non ama Dio prima di tutto, partecipa a questo
tradimento. E non diciamo: “io no, io non ti tradirò mai”, faremmo la fine
di Pietro: “io no, io non ti lascerò, andrò con te fino alla morte”, e
poi nella stessa notte l’ha rinnegato tre volte. Tutto è lezione.
Il peccato di Pietro è
stato più grosso di quello di Giuda, però ha fatto conto su Dio ed è giunto a
Pentecoste. Quindi è lezione per noi: anche se sono Giuda, anche se tradisco,
debbo far conto su Dio per essere perdonato. Giuda ha recitato per me e così
Pietro.
Tutto ciò che accade è per
salvarci, perché Dio è amore. Ma noi non ce ne rendiamo conto. Noi siamo
così amati e abbiamo paura. Questo è il grande nostro peccato verso l’Amore di
Dio: siamo figli di Uno che provvede a noi per tutto e pensa solo a noi e noi
abbiamo paura!
Infatti la nostra vita è
tutta condizionata dalla nostra paura (paura di morire, paura del giudizio
altrui, paura per la salute, paura del domani, per il mangiare, per il vestire,
per la figura, ecc.): in tutte queste paure si esteriorizza il nostro peccato,
perché non ci rendiamo conto dell’amore di Dio!
Se ci fidassimo dell’amore
non ci preoccuperemmo: vivi libero! Pensa al
Signore! Vivi nell’amore del Signore!
Noi troviamo difficoltà
perché ci portiamo dietro tutte le scelte fatte precedentemente: per questo ci
preoccupiamo. È il purgatorio che ci portiamo dietro.
Quando Pilato presentò alla
folla Gesù flagellato, disse: “Ecco l’uomo!”, cioè “ecco quello che sei tu,
uomo: ecco in che stato tu riduci il tuo Dio: guardalo e scopri ciò che
sei, è il tuo specchio”.
Siamo qui con un Dio che,
quand’anche fossimo o ci ritenessimo suoi discepoli (anche se è Lui che ci
sceglie), si turba e ci dice: “uno di voi mi tradirà”; debbo essere
attento, perché quel “uno di voi”
posso essere io.
Quindi non dobbiamo mai far conto su di noi, ma su di
Lui, sempre riferire a Lui tutto. Non ritenerci mai sicuri di noi, perché la
nostra sicurezza è Dio, perché la vita eterna è far conto in tutto su Dio e
fintanto che in noi c’è ancora il pensiero dell’io, siamo aperti al tradimento,
fossimo anche vicinissimi a Dio, perché la vita vera sta nel far conto su Dio,
mai su di noi e quindi nel riferire sempre tutto a Dio. Perché questo è
Regno di Dio: aspettarci tutto da Dio, far conto in tutto su Dio.
Luigi: Prevede il tradimento
affinché noi possiamo dire: "l'ha previsto", per cui uno si sente
conosciuto anche quando tradisce. Perchè guai non potessimo dire: "Dio mi
ha contemplato anche nel mio peccato"; è una valvola di sicurezza, perchè
se Dio ha contemplato il mio peccato c'è una speranza. Dunque non è un prodotto
puramente mio. Dio prende su di sé anche la mia colpa. Ma se Dio mi ha
contemplato nel mio male, mi sento pensato anche nel peccato, anche nella
colpa. Anche quando offendo e uccido Dio io mi sento pensato, perchè se è
contemplato da Dio mi sento conosciuto. Quando uno ha una malattia e si sente
conosciuto dal medico in quel male ha una speranza, perchè può dire "mi
conosce". Quindi Dio parla a noi ogni avvenimento, anche la nostra colpa,
e li parla prima che avvengano in modo che quando avvengono noi possiamo avere
ancora una speranza, "perchè Lui mi conosce!". Infatti la più grande
disperazione è quella di non essere conosciuti. Ecco, sappi che in qualunque
situazione tu ti trovi, in cielo o in terra, sei conosciuto da Dio, e se sai di
essere conosciuto c'è la speranza.
Paolo:: Dio ha voluto che noi
avessimo la possibilità di tradire...
Luigi: È necessario, perchè soltanto
avendo quella possibilità di tradire noi abbiamo la possibilità di amare e di
conoscere; se tu non hai la possibilità di tradire non hai nemmeno la
possibilità di amare. E quando, nella possibilità di tradire, tu rimani fedele
cresci nell'amore. Quindi l'amore si potenzia nella misura in cui uno ha la
possibilità di tradire.
Paolo:: Sembrava non ci fosse
collegamento col versetto precedente, invece se si sceglie Dio si accoglie
Colui che manda.
Luigi: Certo, Dio si offre ad essere
scelto tra noi per diventare nostra vita. La vita infatti è tutta una questione
di scelta. Tutti i giorni noi facciamo delle scelte. E soltanto quello che
scegliamo diventa nostra vita. Ora, Dio, che è nostra vera vita, per
diventare nostra vita si offre ad essere scelto. Solo che offrendosi ad essere
scelto, si offre ad essere tradito. La sua parola ti dice: "non avere
altro Dio", però poi ti offre la possibilità di avere altro Dio;
perchè soltanto in quanto io ho la
possibilità di avere altri dei attorno a me posso scegliere Lui, e scegliendolo
faccio di Lui la mia vita. Qui si vede come la possibilità di tradire sia la
condizione necessaria per entrare nella vita di Dio.
(?): Non ho capito come va inteso
il turbamento di Gesù.
Luigi: Il turbamento non è in sé.
Tutto quello che avviene in Gesù, avviene come Verbo incarnato, e quindi
avviene come lezione per noi. Tutto quello che Lui fa come Verbo incarnato lo
fa per noi. Gesù non si è incarnato per Sé. E tutto quello che dice e tutto
quello che sente e tutto quello che patisce, lo
dice, lo sente, lo patisce per noi, per rivelare a noi qualche cosa dei
nostri rapporti con Dio. Nei nostri rapporti con Dio infatti c'è questa fase di
turbamento della nostra anima, dei nostri pensieri nei riguardi di Dio; ci sono
momenti di dubbi, di incertezza; tanto è vero che Gesù non dice "tu mi
tradirai", ma dice: uno di voi mi tradirà. Lascia il punto interrogativo
perchè ognuno di noi può essere quel uno. Ora, di fronte a una parola così
la nostra anima si turba; infatti loro sono stati turbati. Questo Gesù che è
stato turbato nel suo spirito rivela come il nostro spirito, che è la presenza
di Dio in noi, può subire questo turbamento di fronte ad una cosa che non
capiamo, che succede all'improvviso. Per cui in noi c'è il rischio di tradire
Dio forse senza nemmeno rendersene conto. Noi possiamo essere dei Giuda senza
rendercene conto; per cui il Signore deve presentare davanti a noi delle
figure, degli specchi, per farci prendere coscienza di quello che portiamo
dentro di noi. Ora, il fatto di essere incerti pensando "ma io credo
veramente in Dio oppure penso a me stesso? cerco la mia gloria o cerco la
gloria di Dio?", la nostra anima è turbata, perchè l'anima è in pace in
quanto può contemplare la Verità. Quando non può contemplare la Verità c'è
il turbamento, per cui noi siamo sempre nel rischio di tradire. È come quando
si va in montagna e si smarrisce il sentiero: si resta turbati perchè non vede
più. Tutto questo è rivelazione per farci capire i nostri stati d'animo, i
nostri sentimenti.
Oppure è come quando Gesù ha subito le tentazioni,
incarnandosi ha subito le tentazioni proprio per essere lo specchio di ciò che
subiamo noi. E questo lo ha fatto perché non sappiamo come uscirne dalla
tentazione; infatti Lui poi ne è uscito per farci capire come se ne esce.
(?): Tutti noi possiamo tradire...
Luigi: Certamente, non dobbiamo
mai essere sicuri di noi stessi, la nostra sicurezza deve esser Dio. Pietro
dopo aver detto: "Signore,
io verrò con te fino alla morte; anche tutti ti tradissero io non ti
tradirò", ha tradito. Anche questa è
lezione per noi per insegnarci a non avere troppa sicurezza su noi stessi,
perchè il nostro io non è una sicurezza. Dobbiamo fidarci di Dio, far conto su
Dio, aggrapparci a Dio, e mai essere sicuri di noi.
Silvana: Qui però Gesù si riferisce al
tradimento di Giuda, e poi tutti e dodici hanno tradito di fronte all'arresto
di Gesù. Quindi c'è questo tradimento particolare.
Luigi: Questo tradimento particolare
era necessario, doveva esserci, quindi era contemplato. In Giuda noi vediamo la
parte di un attore, e qui, se ci chiediamo come avvenuto, scopriamo che c'è
stato un problema di invidia, di gelosia, di confronto.
Silvana: Anche Pietro però ha tradito.
Luigi: In Pietro abbiamo l'uomo
sicuro, Giuda invece è un uomo che è stato portato via da una passione, è stata
una creatura portata via dal vento. Certamente era nel pensiero dell'io, perchè
facendo il confronto si è visto un altro
preferito a lui. Il pensiero dell'io fa sempre confronti. Chi pensa a se stesso
ha già fatto tutti i delitti di questo mondo. Sono tutte scene che Dio ci
presenta perchè noi possiamo essere o l'uno o l'altro. E Dio ce le presenta per
evitarcele invitandoci a non giudicare gli attori di queste scene.
Rita: Noi siamo come Giuda quando pensiamo
a noi stessi.
Luigi: Fintanto
che noi non abbiamo superato il nostro io, in noi c'è sempre questo rischio:
ecco, tu puoi tradire, magari di qui a 5 secondi. E puoi tradire anche
semplicemente con un pensiero, nessuno se ne accorge, ma quel pensiero c'è.
Già una semplice parola, detta di tua iniziativa: già stai tradendo. Allora
ecco che c'è sempre questa parola, che ti fa presente il rischio del
tradimento. Tutto questo è per sollecitarti a chiederti: "ma dove
potrò io avere questa sicurezza, questa amicizia, questa forza? come posso
fare?". Soltanto in Dio, e per arrivare a Dio devi morire a te stesso.
Perché noi mettiamo altro da DIO al posto di DIO? È il
pensiero del nostro io che lo impedisce. Faccio un esempio: se tu entri in un
negozio e i prezzi che sono esposti non ti vanno bene, ecco che il tuo io ti
condiziona e ti altera i prezzi. Ma se
ignori te stessa, non fai altro che rispettare i prezzi, non hai nessun problema.
Così
è con Dio: tutto ha già un suo prezzo. Dio è il massimo valore. Quindi, se
noi ignoriamo noi stessi, non abbiamo nessuna difficoltà a rispettare Dio come
massimo valore. Infatti il bambino non ha nessuna difficoltà a riconoscere
che Dio è il massimo valore. Ma più noi pensiamo a noi stessi, e più preferiamo
“i buoi, i campi, la moglie";
ecco, li mettiamo come valore al posto
di Dio. Sono i nostri idoli. E poi ne subiamo le conseguenza, perché ogni valore sbagliato ricade su di noi.
Pinuccia: Questo versetto ci deve dare
una grande fiducia perchè anche quando sbagliamo possiamo dire "me l'aveva
detto"...
Luigi: ...e se ce la detto prima
è perchè ci vuole perdonare. Infatti in Pietro al canto del gallo c'è stata
l'associazione. Quindi sapersi conosciuti anche nel male ti da una grande
speranza, perchè praticamente sei già perdonato, quindi sei salvo.
Pinuccia: Il turbamento nello spirito
di Gesù è diverso dal nostro...
Luigi: Ha lo stesso senso del
versetto "avendoli
amati li amò fino alla fine", è questo riversare tutto il suo amore; nel vedere che questo amore viene
calpestato sente il bisogno di protesta. È come dire "se è possibile, allontana da
me questo calice",
oppure: "Io mi sono messo nelle tue mani e tu cosa fai di me". Amare
vuol dire mettersi nelle mani dell'altro. Dio ti amato fino a questo punto e
tu...
Nino: Lui si commuove davanti a
ognuno di noi, affinché ognuno di noi rinneghi se steso.
Luigi: Certo, intanto lascia il
dubbio su tutti, quasi a dire, quand'anche tu fossi mio discepolo, quand'anche tu
mangiassi con me alla stessa tavola, non essere sicuro.
Franca: Gesù, tutto quello che fa è
rivelazione di quello che è già stato fatto. Cristo è morto per rivelarci che
l'abbiamo già ucciso. Ora, se questo lo dice per evitare che siamo dei Giuda,
ma se è rivelazione di ciò che è già avvenuto allora mi dice una cosa che è già
avvenuto, come posso evitarla?"
Luigi: La funzione del Cristo che
muore in Croce, che mi rivela la morte di Dio che porto in me, non è per
condannarmi per averlo ucciso, ma per rivelarmi il motivo per cui ho perso il
contatto con Dio, il motivo per cui non trovo più Dio, perchè per me Dio tace,
perchè Dio è morto, e rivelandomi la ragione per cui l'ho ucciso mi da la
capacità di superarmi. Quindi non è per condannarmi, ma è per farmi
risorgere.
Ora noi questo nostro delitto non lo possiamo
sapere, abbiamo bisogno che sia rivelato; infatti se dice "perdonali perchè non sanno
quello che fanno", è
perchè hanno mandato a morte Cristo senza rendersi conto. Quindi Cristo morto è
ancora Salvatore; ma in che modo? Perchè fa capire a me la ragione per cui io
porto Dio morto in me; capendo che a causa del pensiero del mio io mando a
morte Dio ho la possibilità di superare, di non pensare più a me. E se non
penso più a me ritrovo il Cristo; se non penso più a me e vivo per Dio io
ritrovo la risurrezione di Cristo. Questo mi fa capire che Lui non muore per
condannarmi, perchè si fa ritrovare. E se si fa ritrovare vuol dire che la sua
morte era per farmi capire una cosa che non avrei capito in modo diverso.
Franca: Quindi l'annuncio del
tradimento è per evitarmi di ricadere?
Luigi: Non di ricadere, ma di non
tradire consapevolmente, (perchè dove non conosci tradisci). La nostra
grande rovina è il pensiero del nostro io. Siccome tutto ci giustifica noi
crediamo di fare bene a vivere pensando a noi stessi, invece pensando a noi
stessi uccidiamo in noi Dio; ad un certo momento il mondo non ci attrae più,
non abbiamo più tempo, non abbiamo più spazio per Dio. Perchè abbiamo tanti
interessi che premono su di noi; abbiamo il lavoro, la famiglia, i doveri; e in
nome di tutte queste cose non abbiamo più spazio per conoscere Dio. Cristo
morendo in Croce ci fa capire che tutto questo è una conseguenza del fatto che
abbiamo messo il pensiero dell'io al centro anziché Dio. Facendoci capire
questo ci dà la possibilità di morire a noi stessi. Cristo morendo da la
capacità a noi di morire a noi stessi. Infatti Lui morendo dice "capisci quello che ho
fatto" (Gv 13,12). Quindi si tratta
di capire quello che Dio vuole insegnare a me; e Cristo mi vuole insegnare che
devo morire a me stesso perchè soltanto se muoio a me stesso trovo la sua
resurrezione.
Giovanna: Gesù si turbò. Si turba per
noi, perchè Lui essendo Dio non si può turbare.
Luigi: Lui è il Verbo incarnato,
tutto quello che avviene nella sua vita è tutto in relazione all'uomo; quindi
tutto quello che Lui fa lo fa per l'uomo. Quand'è che tu ti turbi? quando ti
aspetti le cose in un certo modo e ti arrivano in un altro modo. Già nei Profeti
Dio dice: "che
cosa potevo ancora fare che non ho fatto per la mia vigna? Invece di produrre
uva mi ha prodotto uva selvatica"(Is 5,4). Ecco il turbamento, gli ho dato tutto ("li amò fino alla fine"), ma perchè c'è questa risposta.
Giovanna: Si turba perchè non si
aderisce a tutto quello che Lui fa.
Luigi: Non si aderisce perchè non si
è capaci di aderire, e non si è capaci di aderire perchè c'è il pensiero del
nostro io. Noi vediamo che fino all'ultimo, Pietro è sicuro e dice:
"ti seguirò fino alla morte" e dopo poche ore dice: "io non l'ho
mai conosciuto quell'uomo". L'uomo resta talmente succube del pensiero di
se stesso, la paura della morte, la figura, ecc., che è impedito di seguire
Cristo fino alla fine. Dunque non basta che Lui voglia comunicare; ho detto
molte volte che per ricevere la comunicazione bisogna essere in due: è
necessario che ci sia uno che comunichi e bisogna che ci sia dall'altro parte
uno capace di ricevere. La gallina non è capace di ricevere l'orologio; quindi
non basta dare l'orologio, l'altro non lo riceve, non sa cosa farsene. Quindi
perchè la comunicazione avvenga è necessario che ci siano due termini: uno che
da e l’altro in grado di ricevere quello che ti vogliono dare. Per essere in
grado di ricevere devi avere lo stesso pensiero dell'altro, devi essere in
sintonia con l'altro, altrimenti la comunicazione non passa.
Giovanna: Gesù dice "uno di voi mi tradirà" però tutti lo tradiscono...
Luigi: Siamo tutti destinati a
tradire, ma Lui dicendo "uno
di voi", lascia il dubbio:
"posso essere io". L'uomo può correre il rischio della disperazione e
dire "non c'è niente da fare, sono fatto così", oppure
dell'esaltazione, tipo Pietro: "io sono sicuro"; allora Gesù dicendo "uno di voi", e non "tutti voi..." o "Giuda mi
tradirà". Ti mette nell'incertezza proprio per evitare che tu disperi o
che tu non sia sicura di te stessa.
Quasi a dire: "fa conto su Dio, Dio
ti aiuterà, anche se tu tradisci Dio ti aiuterà a risollevarti".
Giovanna: Quindi ci lascia una
speranza.
Luigi: Ti dà una speranza ma non
la sicurezza, perchè Dio deve essere la tua sicurezza, il tuo punto fisso
di riferimento. Noi possiamo essere sicuri prima ancora di arrivare a Dio; in
tal caso c'è il fallimento.
Cris: Questo tradimento lo portiamo
già dentro di noi.
Luigi: Noi stiamo subendo una situazione di fatto che non è
illuminata; per cui ci resta il dubbio "ma Dio c'è o non c'è. Io non lo
vedo, né lo tocco e né lo esperimento; parlo e nessuno mi risponde".
Allora Cristo muore per farmi capire che Dio c'è ma se io non lo vedo, non lo
tocco, non lo esperimento, non lo sento è in relazione a una situazione di
distacco da Lui, cioè non lo messo al suo posto, non lo messo prima di tutto, è
in relazione cioè al mio pensiero. È lì che dobbiamo arrivare; noi crediamo che
per restare con Dio basta fare dei sacrifici, magari recitare delle preghiere,
compiere certi doveri, andare alle funzioni; invece noi siamo fregati dal
pensiero. È il pensiero che ad un certo momento ci impedisce di
esperimentare Dio. Allora il Cristo viene per metterci in evidenza questo
punto fondamentale. Perché se c’è una cosa che noi trascuriamo è proprio il
pensiero.
Siccome noi guardiamo sempre
cosa dicono gli altri, curiamo la faccia, curiamo la figura; e crediamo che
salvando la faccia siamo a posto e non ci curiamo del pensiero, “intanto
l’altro non lo conosce”. Ed è lì invece che seminiamo la nostra rovina.
Noi pensando programmiamo, e
quel programma che abbiamo inserito nella nostra vita ci farà compiere, presto
o tardi, cose che ci stupiranno; e ci sentiremo dire: “l’avevi programmato e tu
non te ne eri accorto”. Ora, Dio ci invita a curare il pensiero; il tuo
pensiero deve collegare tutto con Dio, la tua mente deve collegare tutto con
Dio. Se non lo fai perdi il contatto con
Dio e fai l’esperienza dell’assenza di Dio. Perché Dio si rivela come presenza,
quindi come conoscenza, quindi come esperienza di Presenza, come Realtà,
soltanto nel pensiero. Dio è Spirito quindi lo constati nel pensiero.
Dio abita dentro di te, quindi non cercare la Verità fuori; ma dove dentro? Nel
tuo pensiero! È lì che devi cercarlo, è lì che si trova, perché Dio si rivela
al pensiero.
Silvana: “Detto
questo Gesù si turbò”, quindi
Lui ha detto delle parole che non potevano essere capite.
Luigi: Questo l’ha detto dopo aver detto: “chi accoglie colui che io manderò
accoglie Me e chi accoglie Me accoglie Colui che mi ha mandato”; tra coloro che lo stavano ascoltando c’era
qualcuno che non aveva accolto il Padre. Ed era necessario, perché Lui è
venuto a salvare coloro che si perdevano, quindi coloro che non sono in grado,
pur seguendo Cristo, pur appartenendo al gruppo degli apostoli, di ascoltare il
Padre. Cioè costoro non hanno messo il Padre al centro, quindi non sono figli;
chi non è attratto dal Padre necessariamente arriva al tradimento, perché
quando uno non può capire un altro è costretto a tradire.
Rita: Noi possiamo accogliere Dio dentro di noi però basta un
pensiero per tradire.
Luigi: Certamente, fintanto che tutto non è stato sottomesso,
quel pensiero gira gira finché ti fa tradire; perché lo portiamo dentro di noi,
e ciò che portiamo dentro di noi, se non è unito a Dio, ci fa tradire.
Pinuccia B.: Questo turbamento di Gesù prende su di sé tutti gli
altri turbamenti.
Luigi: Certo, noi stessi siamo sorpresi di dire certe cose o di
fare certe cose; arriviamo ad avere persone che uccidono senza rendersi conto e
dicono: “ma come ho fatto? Come è possibile?”. Questo perché fintanto che il
delitto è dentro di noi, non ne siamo coscienti. È quanto questo delitto dentro
Dio te lo fa compiere fuori che tu prendi consapevolezza delle cose.
Pinuccia B.: Non siamo coscienti perché non siamo collegati con Dio.
Luigi: Perché la consapevolezza ti viene dal Principio e
fintanto che tu non vedi la cosa dal Principio tu la cosa la porti dentro di te
ma non ne sei consapevole. Nel pensiero del nostro io noi ci misuriamo
sulle cose esteriori; infatti tutti i delitti non vengono giudicati
nell’intenzione, nel pensiero, ma vengono giudicati sulla “realtà”, su quello
che tu hai fatto. “Dimmi quello che tu hai fatto, non quello che tu hai
pensato”. Dio invece ti osserva nell’intenzione; nell’intenzione è già
programmato tutto quello che tu domani farai. Dio ci cura nell’intenzione.
Pinuccia B.: È Dio che ce lo fa fare.
Luigi: Sì, te lo fa fare per farti toccare con mano il delitto
che tu porti dentro di te. Chi mai, pensando a se stesso, pensa di essere
deicida, omicida e chi più ne ha più ne metta. Nessuno immagina che pensando a
se stesso inizia a seminare il delitto dentro di sé.
Dunque è necessario che Dio ad
un certo momento prenda su di Sé la mia intenzione sbagliata, il mio delitto
che porto dentro. È necessario che il Cristo prenda su di Sé e me lo riveli, me
lo faccia sua creazione. E quando me l’ha fatto sua creazione dico: “io ho
fatto questo?”.
Pinuccia B.: Sì, possono essere cose madornali o cose piccole.
Luigi: Comunque sia, ogni cosa deve essere esteriorizzata,
perché noi nel pensiero del nostro io non possiamo capirla; noi abbiamo
bisogno di vederla, di toccarla, di vederla fatta fuori, solo che per
vederla fatta fuori è necessario che Dio la prenda su di sé e la faccia sua
creazione. Noi non potremmo mai esternare se non fosse per Dio; è Lui che fa
creazione sua, e per far creazione sua deve prendere su di sé la cosa. Per cui
ad un certo momento se io vedo e tocco il mio delitto vuol dire che Dio l’ha
preso su di sé. E quando noi assistiamo ad un delitto vuol dire che quel
delinquente è già stato perdonato, perché lì Dio ha già preso su di Sé e gliela
fatto fare.
I discepoli
si guardavano l'un l'altro, non sapendo bene di chi
parlasse. Gv 13 Vs 22
Argomenti: La sicurezza di
Pietro e la sicurezza di Dio – Conoscendo Dio si conosce l’uomo – La torre di
Siloe – Guardare Dio e non la creatura – Dio si rivela solo nel suo Pensiero –
Coincidenza di fini – La luce è una sintesi -
3/Agosto/1987
Nino: C’è dell’ambiguità in
quest’affermazione...
Luigi: Forse qualcuno si chiedeva se non fosse lui
a tradire.
Se non sei tutto pensiero di Dio, il pensiero
dell’io ti porta subito a dubitare.
Nino: Ma in genere (e penso a Pietro) siamo
portati a ritenere gli altri capaci di errare, non noi.
Noi invece non dobbiamo mai ritenerci
sicuri.
Luigi: La nostra sicurezza dev’essere Dio e
dobbiamo imparare in tutte le cose a fare sempre riferimento a Dio.
Nino: Tommaso, Giuda e Pietro hanno tradito
e non sappiamo degli altri nove, nessuno poteva essere sicuro di non tradire
Gesù.
Luigi: L’uomo nel pensiero dell’io è sempre
incerto, dubbioso.
Abbiamo Pietro che fa della sua sicurezza una
certezza sbagliata e abbiamo invece la posizione estrema dall’altra parte di
Giuda che è travolto da una passione che lo porta completamente via.
Pietro è sicuro come una roccia.
Io credo che quando Gesù gli disse: “Tu sei
una roccia” lo abbia detto in senso ironico, perché se c’era uno che non era
una pietra era proprio Pietro.
Pietro continuamente cambiava di stato
d’animo: diceva una cosa e poi ne faceva un altra.
La nostra roccia dev’essere Cristo,
dev’essere Dio.
Proprio chi è più sicuro di sé è più volubile
e Gesù ha scelto Pietro per dimostrare la debolezza della creatura.
A Pietro, Gesù ha detto “beato” e cinque
minuti dopo lo ha chiamato “demonio”.
Quindi dobbiamo avere la consapevolezza del nostro
niente e del tutto di Dio.
Flavio: I discepoli sono incerti perché
sono scollegati da Dio.
Luigi: Prima di tutto loro non si conoscono,
perché anche la conoscenza di noi stessi è soltanto in Dio, quando conosceremo
Dio conosceremo anche quello che siamo noi.
Quindi c’è questo grande alone d’incertezza
che grava su di noi.
Flavio: Noi lontani da Dio dobbiamo sempre
dare la colpa a altre creature.
Luigi: Certo e noi ci mettiamo fuori.
Nino: Tutto l’esterno è opera di Dio per
evidenziare a noi il nostro male.
Luigi: Noi tendiamo sempre a scaricare la nostra
responsabilità sugli altri, appunto per uscirne noi.
Noi invece siamo responsabili sempre, perché
in quanto un fatto è avvenuto è avvenuto per te, quindi devi pensare Dio,
ragionarlo con Dio e che cosa devi cambiare nel tuo rapporto con Dio.
In quanto mi arriva un avvenimento o un fatto
è Dio che me lo fa arrivare e se me lo
fa arrivare è perché c’è un significato personale per me.
Flavio: Riguardo al crollo della torre di
Siloe dice: “Se non vi convertite perirete tutti allo stesso modo”.
Luigi: Quella è proprio la chiave di lettura della
cronaca di tutti i giorni.
Qui Gesù fa il giornalista, è proprio Lui che
la commenta.
Noi se crolla una torre diamo la colpa al
primo ministro, al sindaco o all’ingeniere e Gesù dice: “Se non fate penitenza,
morirete tutti alla stessa maniera”.
Ecco, tutto è specchio per noi personalmente.
C’è un alluvione anche per te, c’è un crollo
della torre anche per te, quello che è avvenuto prima è avvenuto appunto per
evitartelo, ma bisogna capire la lezione, cioè prendere la lezione su di noi.
Rita: Forse questo guardarsi gli uni con gli
altri è perché si sentono tutti colpevoli.
Luigi: Sì, però l’errore è quello di guardarsi
l’un l’altro.
Noi dobbiamo guardare Dio non guardare le
creature se vogliamo capire qualcosa e guardando Dio, Dio ti libera dal
tradimento.
Il nostro problema è proprio che ci guardiamo
gli uni con gli altri.
Ci confrontiamo con gli altri.
Non è che l’altro mi illumini o mi aiuti,
perché l’altro è sempre una proiezione del mio io.
Giovanna: L’incertezza viene sempre dal
pensiero dell’io.
Luigi: Sì e la certezza viene da Dio.
Più noi siamo puri, semplici nel guardare Dio
e più godiamo della certezza che viene da Dio.
L’inquinamento dell’io invece ti porta
all’incertezza, per cui possiamo anche credere in Dio ma non vedere con
limpidezza e allora in te resta il dubbio e l’incertezza.
Giovanna: E allora possiamo anche conoscere
noi stessi.
Luigi: Ma noi non ci capiamo mai, perché la nostra
luce è sempre Dio.
Soltanto conoscendo Dio, noi cominciamo a
capire qualcosa di noi.
È un errore grosso quello di dire: uomo
conosci te stesso.
L’uomo non può assolutamente conoscere se
stesso, è un po’ come il cane che cerca di prendersi la coda e poi cade
ubriaco.
Questo guardarsi gli uni gli altri è cercare
nella creazione e nelle creature la ragione di noi stessi o degli avvenimenti.
L’altro è soltanto lo specchio di quello che
sono io.
E anche rientrando in noi stessi non troviamo
risposta alle nostre domande.
Bisogna rientrare in noi stessi ma superare
noi stessi, perché Dio abita dentro di noi però non si confonde con i nostri
pensieri, non si confonde con i nostri sentimenti.
Allora tu devi rientrare in te stesso ma
superare le tue ragioni, i tuoi sentimenti, tutto quel mondo che porti in te e
raccoglierti unicamente nel Pensiero di Dio, perché Dio si rivela soltanto al
suo Pensiero e nel suo Pensiero.
Quindi il Pensiero di Dio è un passaggio
obbligato per arrivare alla conoscenza di Dio.
“Nessuno può venire al Padre se non per mezzo
di Me” e quel “Me” è il Pensiero di Dio.
Il Pensiero di Dio abita dentro di noi, tu
devi passare dall’esterno all’interno, però nell’interno devi superare tutto di
te: i tuoi sentimenti, i tuoi stati d’animo, i tuoi desideri, devi superare
tutto per raccoglierti nel Pensiero di Dio.
Il Pensiero di Dio è tra gli altri pensieri
che porti in te.
È questo tanto raccoglimento nel Pensiero di
Dio che ti dà adesso la possibilità di passare alla conoscenza dell’essere del
Pensiero di Dio, cioè del Padre.
Fabiola: L’incertezza nasce dal fatto che uno
non è convinto del fine?
Luigi: Certo, se parti e non sai dove andare ad
ogni bivio sei nell’incertezza.
La luce circa il nostro fine ci viene da Dio
non ci viene dal pensiero di noi stessi, perché noi siamo un ammasso di tanti
fini diversi.
La molteplicità dei fini mi crea la
confusione, per cui io voglio questo ma anche quell’altro e quell’altro, a un
certo momento resto paralizzato e non mi muovo più.
Il nostro grande guaio è che noi ci scolliamo
dal Principio e lo perdiamo.
Nel Principio c’è la luce, in principio era
il Verbo.
Dal Principio viene fuori il fine
dell’operare di Dio.
Allora questo fine dev’essere il mio fine.
Il fine di Dio deve diventare il mio fine,
perché allora a questo punto c’è la giustizia, c’è l’unità, io voglio quello
che vuole Dio, guardo lo stesso fine e allora resto nella realtà, perché Dio
crea tutte le cose per un fine ben preciso: manifestare Se stesso.
Allora la conoscenza di Dio deve essere il
mio fine, qui il mio fine coincide con il fine di Dio.
È la coincidenza del mio fine soggettivo, con
il fine oggettivo di Dio che mi porta alla luce.
Il fine di Dio non lo posso smentire, non lo
posso annullare, la realtà non posso annullarla, però io posso avere
soggettivamente fini diversi dalla conoscenza di Dio e allora entro in
conflitto e da questo conflitto nasce tutta la tribolazione e la confusione
della vita, appunto perché non c’è armonia, non coincidono le due cose.
Soltanto quando il mio fine diventa lo stesso
per cui Dio fa tutte le cose, qui incomincia la luce.
La luce è data da questa sintesi, bisogna che
quello che parte da me (mio fine) coincida con quello che parte da Dio, da
questa unione del mio fatto personale con l’opera di Dio.
Per cui la luce è una sintesi di due luci,
ecco quindi che Colui che fa la
creazione senza di te, non t’illumina senza di te e fintanto che il dato
soggettivo non coincide con il dato oggettivo, la luce non sorge per te,
navighi nella notte, nel dubbio e prendi cantonate a non finire.
Teresa: Fossero stati puri, avrebbero
guardato Gesù negli occhi.
Luigi: Sì il problema è guardare Dio.
Però guardando Gesù nessuno avrebbe tradito.
Pinuccia: Quando Gesù parla è Lui che deve
spiegarci le sue parole, sarebbe stato più logico chiedere a Gesù di chi
parlava e lo faranno dopo, ma come reazione immediata c’è questo interrogarsi
fra loro.
È il nostro sbaglio di sempre, interrogare le
creature e non il Creatore.
Luigi: Le creature non possono fare altro che
ripetere sempre le nostre incertezze.
La creatura è creazione di Dio fatta al
livello del mio io, quindi c’è uno specchio del mio io nella creazione e se io
sono incerto, la mia incertezza si riflette in tutte le creature, chi ti libera
dall’incertezza è sempre Dio.
Le creature dicono sempre a noi: “Non
guardare noi, guarda Dio, perché la certezza, la verità, la luce e la vita ti
vengono da Dio, non ti vengono da noi”.
Tutte le creature dicono ciò che dice
Giovanni Battista: “Noi siamo una voce che ti diciamo di cercare Dio”, non
possono dirci altro, non possono farci conoscere Dio.
Pinuccia: E l’incertezza è un fatto personale
e intimo mentre le creature si fermano sempre in superficie.
Luigi: Certo, però questa illuminazione da parte di
Dio, non può avvenire senza di noi, perché ci vuole questa sintonia.
La luce e la conoscenza vengono dalla
sintonia.
Quindi bisogna che il pensiero che porto in
me coincida con il Pensiero di Dio.
Ora uno dei
discepoli, quello che Gesù amava, si trovava a tavola al
fianco di Gesù. Gv 13 Vs 23
Argomenti: L’amore per Dio – I
contemplativi – La personalizzazione – Il vangelo è nella nostra anima –
Gelosia e invidia – L’iniziativa è sempre di Dio – Essere amati da Dio –
Rinnegare se stessi – Sentimento e verità -
3/Agosto/1987
Nino: Dio ama tutti ma solo chi è nel
Pensiero di Dio si sente amato.
Luigi: Dio ci forma personalmente, ci tratta
personalmente e questo è amore.
Amare vuole dire pensare, conoscere,
comprendere.
Franco: Giovanni è il discepolo più vicino
al pensiero del Maestro.
Nino: L’amore si differenzia in noi, non in
Lui.
Domenico: Giovanni è appoggiato al cuore e il
cuore è il luogo dell’amore.
Luigi: Poi soprattutto Giovanni è l’uomo
contemplativo, avremo poi l’Apocalisse, questo per farci capire che più uno
conosce Dio, più è contemplativo e più entra nell’amore.
Non è che Dio faccia preferenze di persone,
Dio vuole che tutti lo conoscano e offre a tutti la possibilità di conoscerlo,
però la conoscenza di Dio è una sintesi del dono di Dio e del dono della
creatura cioè la dedizione a Dio della creatura.
Ora questa dedizione della creatura a Dio
determina una certa gradazione (30/60/100), c’è una differenziazione tra le
persone, per cui Dio è principio di personalizzazione dell’uomo, appunto perché
crea questa differenziazione, pur non facendo differenze e preferenze fra le
persone.
Dio offrendosi a tutti, dà a noi la
possibilità di avere il nome che vogliamo, perché tutto dipende dalla nostra
dedizione a Lui.
Dio si offre tutto a tutti, ad ognuno sarà
dato ciò che avrà voluto avere, noi riceveremo il nome da parte di Dio ma in
relazione alla dedizione nostra a Lui.
Giovanna: Gli apostoli rappresentano il nostro
mondo interiore in cui ci sono sia Giuda che Giovanni.
Luigi: Tutto quello che è avvenuto nel vangelo
avviene dentro di noi, perché la vita di Gesù è rivelazione dei nostri rapporti
intimi con Dio, noi viviamo questi rapporti ma non ce ne rendiamo conto, con
Gesù invece abbiamo questa presa di coscienza.
La parola di Dio è sempre personale.
Dio ci conosce personalmente e ci tratta
personalmente e la Parola va assimilata personalmente.
Giovanna: In noi deve prevalere l’aspetto di
Giovanni, quello dell’ascolto.
Luigi: Deve prevalere soprattutto la parte
dell’adorazione, poiché tutto è opera di Dio, in tutto dovremmo toglierci i
sandali, perché tutto è sacro e tutto è adorabile, tutto è opera di Dio.
Fabiola: Ma quindi tutti gli uomini devono
diventare contemplativi?
Luigi: Certamente.
Quando uno ama diventa contemplativo.
L’amore è sogno e quando uno sogna contempla.
Dio ha messo in noi un grande sogno ed è in
questo sogno che si contempla.
Quello che conta è proprio questo sogno, con
cui uno anticipa il tempo dell’incontro, nella misura in cui uno anticipa il
tempo dell’incontro, rende l’incontro possibile.
Le vergini stolte non hanno sognato
l’incontro, non c’è stata l’intelligenza, sono state escluse.
Tutti gli uomini sono fatti per la conoscenza
di Dio, Dio vuole che tutti si salvino e giungano a conoscere Dio.
Conoscere Dio vuole dire contemplarlo.
Tutti gli uomini sono chiamati alla
contemplazione, perché tutti gli uomini sono chiamati ad amare Dio ed a
conoscere Dio.
Dio dice a tutti di non preoccuparsi del
mangiare e del vestire: “Cerca prima di tutto il regno di Dio”, lo dice a
tutti, non lo dice soltanto a qualcuno.
Fabiola: Però c’è differenza fra chi si
dedica alla clausura e chi si dedica al mondo.
Luigi: Contemplazione non devi confonderlo con
clausura o con l’andare in un convento.
Uno può anche essere contemplativo su una
strada, su una piazza, in una baita.
Quando uno è preso da un grande amore, in
ogni luogo contempla il suo amore, perché vive in quello.
Se devi seguire delle regole finisci col non
essere più un contemplativo, la conoscenza non è regola.
Piera: Gesù ama tutti e noi dobbiamo amarlo
come Giovanni.
Luigi: Proprio amandolo come lo ama Giovanni, cioè
cercando la conoscenza, c’è un rapporto personale con Dio e nell’amore per Dio
non c’è invidia, poiché si è superato l’amore di se stessi.
La gelosia e l’invidia sono effetto di un
rapporto tra il pensiero del nostro io e gli altri.
Quindi fintanto che noi siamo nel pensiero
dell’io, c’è un confronto con gli altri, allora una volta superato l’io si ama
Dio senza fare confronti con gli altri, anzi si loda Dio per tutti i doni che
Dio dà agli altri, perché lì si vede una manifestazione della bontà e della
misericordia di Dio.
L’invidia è un prodotto dell’io, quindi
fintanto che noi siamo nel pensiero dell’io è inutile che noi facciamo dei
salti mortali per vincerla, soltanto in quanto uno supera se stesso per
superare l’io e dedicarsi a Dio, Dio ci libera dall’invidia e dalla gelosia ma
noi da soli non possiamo liberarcene.
Il Pensiero di Dio soprattutto ci libera dal
confronto con gli altri.
Silvana: Trovarsi a tavola con Gesù vuole
dire essere con Dio?
Luigi: Non è detto perché Gesù stesso dice a qualcuno
che si vantava di avere mangiato con Lui: “Via da Me, non vi ho mai
conosciuti”.
Non è sufficiente partecipare alla sua mensa
per essere conosciuti da Dio.
Non è sufficiente ascoltare Dio, è necessario
dedicarsi a Dio.
Silvana: Ma il trovarsi a tavola con Lui
rappresenta proprio l’ascolto e la dedizione a Dio.
Luigi: Sì ma essendo nel campo dei segni, tutti i
segni sono ambigui e noi possiamo illuderci che partecipando sempre alla messa
siamo al salvo e sicuri mentre invece si può fare tutto questo senza avere
interesse per conoscerlo: “Via da me non vi conosco”.
E quando non si ha interesse per conoscere
Dio, non si è conosciuti da Dio.
Franca: Se Dio non ci ama per primo noi non
possiamo seguirlo.
Luigi: L’iniziativa è sempre sua, non è il discepolo
che sceglie Gesù, ma è Gesù che sceglie il discepolo.
Fintanto che noi riteniamo di avere scelto
Dio siamo fuori, perché si entra nel regno di Dio su iniziativa di Dio.
Quando non possiamo riconoscere l’iniziativa
di Dio vuole dire che siamo preda del pensiero dell’io e allora facciamo
dipendere le cose dalla nostra iniziativa e noi siamo fuori, non si entra così
nella verità.
Dio ama tutti, Dio attrae tutti, siamo noi
che nel pensiero del nostro io non lo scopriamo: se io voglio una rosa e mi
mandano altri fiori, io mi sento ignorato, non mi sento amato pur essendolo da
chi mi manda i fiori tutti i giorni, la mia pretesa della rosa m’impedisce di
capire.
Dio ama tutti, siamo noi che nel pensiero
dell’io c’impediamo di vedere il suo amore, poiché il nostro io si fissa, si
blocca su una pretesa, un desiderio, un interesse che ci impedisce di vedere
tutto quello che Dio ci manda, vediamo solo quello che Dio non ci manda e mi
offendo perché ritengo che Dio non mi pensa, non mi ama e non mi conosce.
Fintanto che noi non ci decidiamo a
dimenticare/rinnegare noi stessi, noi non possiamo entrare nella Verità.
Pinuccia: “Se ne stava appoggiato sul petto
di Gesù”, noi dobbiamo appoggiarci a Dio...
Luigi: Cioè noi dobbiamo fare in tutto conto su
Dio.
Pinuccia: “Sul petto”, cioè sul cuore ma tu
dici sempre che il cuore è solo un muscolo, però significa anche l’amore.
Luigi: Sì perché noi facciamo tanto sentimento. E
il sentimento inganna
Noi dobbiamo farci guidare dalla verità, non
dal sentimento.
Se noi ci lasciamo guidare da bellezza e
bontà noi andiamo fuori strada, la verità a qualunque costo va rispettata, non
osservo una segnalazione stradale per la sua bellezza o bruttezza, la rispetto
perché va rispettata, mi piaccia o non mi piaccia.
La giustizia è rispetto della verità, della
realtà tanto che sia simpatica come sia antipatica.
Da questa giustizia nasce la conoscenza e
l’amore ma come conseguenza della giustizia.
Pinuccia: “Appoggiato al petto”, quindi
vuole dire appoggiato al Pensiero del Padre.
Simon Pietro gli
fece un cenno e gli disse: «Dì, chi è colui a cui si
riferisce?».Gv 13 Vs 24
Argomenti: I contemplativi
danno vita al mondo – Cielo e terra – Discendere dal cielo – La Parola ponte
fra terra e cielo – L’interrogazione – Il bambino e l’adulto -
3/Agosto/1987
Nino: Noi dovremmo sempre interpellare Dio
e non un altra creatura e poi se Pietro qui si esclude dai sospetti, è
doppiamente nell’errore.
Franco: Forse Dio vuole significarci che
per conoscere dobbiamo rivolgerci a quella parte contemplativa che è in noi e
che è rappresentata qui da Giovanni. Nella contemplazione c’è la vicinanza a
Gesù.
Luigi: Possiamo dire che soltanto colui che contempla Dio, può tradurre i pensieri
di Dio a livello umano.
Cioè, è attraverso la contemplazione che la
luce scende nel mondo.
Sono i contemplativi che danno vita al mondo.
Il mondo sta morendo, sotto tutti gli
aspetti, perché non tocca niente di Dio, e non tocca niente di Dio perché non
contempla Dio.
Solo i contemplativi danno la possibilità al
mondo di toccare qualcosa di Dio.
Franco: Quindi è giusto rivolgersi a un
contemplativo per avere delle risposte su Dio?
Luigi: “Nessuno può salire al cielo se non colui
che discende dal cielo”, non si può passare dal finito all’infinito, soltanto
scendendo dall’infinito, si può assumere il finito nell’infinito, ma tu non
puoi passare dal finito all’infinito.
Colui che viene dal cielo può assorbire la
tua terra ma tu non puoi passare dalla terra al cielo.
Se tu guardi il cielo avendo come riferimento
la terra, tu falsifichi le cose, travisi la realtà.
Se io invece mi porto in cielo, dal cielo si
vede bene la terra.
Solo colui che è in alto ti può fare salire
in alto.
Franco: Quindi anche un uomo?
Luigi: Sì certo, però un uomo che è in alto.
La salvezza del mondo viene dai contemplativi,
cioè da coloro che sono in alto.
Franco: E fanno la funzione del Cristo?
Luigi: Sì, fanno la funzione del Cristo.
L’opera di salvezza avviene non attraverso la
salita ma attraverso la discesa.
È la discesa dal cielo che assorbe la terra e
la trasforma in cielo.
La terra è già cielo, appartiene al cielo ma
soltanto chi è in cielo vede che la terra appartiene al cielo.
Quindi l’opera di spiritualizzazione avviene
dall’alto in basso, non dal basso in alto, non si può passare dal finito
all’infinito.
L’infinito può assorbire il finito, il finito
non può assorbire l’infinito.
Il contemplativo è tale in quanto è disceso
il Cristo, il Figlio di Dio e lo ha portato in alto, portandolo in alto dà la
possibilità a coloro che sono in alto di assorbire ciò che è in basso.
È la funzione del Cristo, tu sali in alto in
virtù di colui che è in alto, non puoi salire in alto per tue virtù.
È la parola di Dio che scendendo al livello in
cui noi ci troviamo, dà a noi la possibilità di passare dal punto in cui ci
troviamo al punto in cui si trova il Figlio di Dio, ma se il Figlio di Dio non
parla noi restiamo scollati.
Il Figlio di Dio essendo in alto, nel Padre,
nel cielo di Dio, può discendere al livello in cui ci troviamo noi, parlare a
noi e se noi crediamo alle sue parole (ponte) abbiamo la possibilità di
giungere all’infinito.
Quindi il passaggio dal finito all’infinito è
da attribuire alla parola di Dio che ha fatto ponte tra il tuo finito e
l’infinito di Dio.
Senza il ponte non puoi passare, quindi la
grazia è di Dio che è disceso a te.
“Ha dato la possibilità a coloro che credono
in Lui...”, il che vuole dire che questa possibilità non c’era prima: “Di
diventare figli di Dio” e diventati figli di Dio, nel cielo di Dio hanno la
stessa possibilità del Figlio di Dio, di essere cioè ponte per altre creature
per passare dal finito all’infinito.
Franco: E di attingere alla sorgente che è
il Padre.
Luigi: Si però tu non puoi attingere a quella
Sorgente se qualcuno dal Cielo non viene a te: “Nessuno può venire al Padre se
non per mezzo di Me”.
Quindi tu non puoi salire al Padre se la
parola di Dio non arriva a te.
Franco: Un po’ come è avvenuto al pozzo di
Giacobbe con la samaritana.
Luigi: Certo. Però non è un processo di ascesi, non
si può salire in alto se non viene a noi colui che è in alto.
È colui che è in alto che scendendo a noi, dà
a noi la possibilità di salire in alto, ma è sempre il processo di discesa che
offre al mondo la salvezza.
Domenico: Quindi di fronte a Dio noi non
abbiamo meriti, possiamo solo avere demeriti se diciamo no alla parola di Dio
che scende a noi.
Luigi: Il sì è grazia di Dio, il no è opera nostra.
L’unica opera nostra è il no.
Il difetto è nostro, la perfezione è tutta
grazia di Dio.
È come quando siamo invitati ad un pranzo, se
diciamo no la colpa è nostra, se diciamo sì la grazia è di chi ci ha invitato.
Domenico: Noi abbiamo solo la libertà di
dire no.
Nino: La vera libertà sta nel dire sì.
Luigi: Ma il dire sì è possibile solo tenendo
presente Dio, per cui il sì è grazia di Dio.
Nino: Volevo dire che rispondere no a Dio
non è libertà.
Luigi: Certo c’è di mezzo il pensiero del nostro
io.
Fabiola: Qui Giovanni rappresenta la parola
di Dio?
Luigi: Sì, Pietro si rivolge a Giovanni per avere
la luce, per capire di chi stava parlando.
La parola di Dio arriva a noi
indipendentemente da noi, ma non si fa capire senza di noi, senza cioè la
dedizione da parte nostra.
MariaPia: Dio opera tutto per far nascere in
noi l’interrogazione.
Luigi: Si capisce, Dio crea tutto l’universo in sei
giorni, ogni opera di Dio arriva a noi attraverso sei giorni e come arriva a
noi diventa in noi interrogazione.
Nel sesto giorno Dio crea l’interrogazione
nel mondo, cioè crea l’uomo.
Perché nell’uomo c’è il punto d’incontro tra
il finito dell’universo e l’infinito di Dio, in questo punto d’incontro scatta
l’interrogazione.
Stefania: Quindi rivolgerci a chi è vicino
a Dio non è un errore.
Luigi: Quando uno è interessato per una cosa
trova tutti i mezzi per giungere a quella cosa.
L’interesse ti conduce ad interrogare.
È il fine che determina tutto in noi.
Franca: Quando l’uomo non capisce
interroga.
Luigi: No, molti uomini non capiscono e non
interrogano, perché non hanno interesse per capire, perché hanno altri
interessi.
Il bambino interroga perché è tutto interesse
per conoscere, l’adulto non interroga più perché è tutto interesse per
possedere.
Rita: L’interesse è sinonimo di amore.
Luigi: Certo infatti perché l’uomo adulto non
interroga più?
Perché non ha più interesse per la verità, ha
interesse per il denaro, il footbal, la politica, ha altri padri.
Pinuccia: L’aiuto che ci viene da una
creatura non deve mai sostituire il rapporto intimo con Dio, altrimenti ci
fermiamo al sentito dire.
Ed egli
reclinandosi così sul petto di Gesù, gli disse:
«Signore, chi è?». Gv 13 Vs 25
Argomenti: La maturazione del
tradimento in Giuda e in noi – Molteplicità e unità di pensieri – Vicinanza a Dio
– Comunicazione e comunione – La purezza di pensiero – L’immacolata concezione
– La lezione di Maria -
3/Agosto/1987
Nino: Giovanni si avvicina ancora di più al
Pensiero di Dio.
Ognuno di noi tradisce Dio.
Luigi: Nessuno deve mai essere sicuro di se stesso.
Quello che avviene in Giuda, non è per farci
giudicare Giuda, ma è avvenuto per evitare a noi di essere dei Giuda.
Quindi questa è tutta scena, è tutta lezione
che Dio ha fatto per noi, quindi dobbiamo sempre prenderla come parola di Dio
per noi personalmente, perché ci fa vedere come matura nella nostra anima il
tradimento.
Franco: C’è curiosità tra di loro per
sapere chi è il traditore.
Luigi: Correvano anche il rischio di sentirsi dire:
“Sei proprio tu”.
Domenico: Per trovare la verità bisogna cercare
di avvicinarsi sempre di più al Pensiero di Dio.
Luigi: Sì, la luce è come una scintilla, scatta
dalla vicinanza dei poli e questo avvicinamento avviene attraverso una
riduzione di pensieri.
Quello che ci tiene lontani da Dio è la molteplicità
di pensieri.
Più noi abbiamo molteplicità di amori e di
interessi e più siamo deboli e siamo portati via a Dio, invece la riduzione ad
un unico amore, un unico interesse, un unico pensiero provoca la vicinanza a
Dio e proprio nella vicinanza scatta la luce, il lampo e quindi c’è il
passaggio dell’infinito nel finito.
MariaPia: Come Maria che alle nozze di Cana
concentra l’attenzione su Gesù: “Fate tutto quello che vi dirà”.
Luigi: Certo, mai la pretesa.
Ecco questo far dipendere tutto da Dio.
Quando facciamo dipendere tutto da Dio,
allora si stabilisce il rapporto di vicinanza.
Fabiola: In questa vicinanza c’è la
possibilità di avere la risposta alla nostra domanda.
Luigi: Noi il più delle volte facciamo domande a Dio
e non riceviamo risposte, perché siamo lontani da Dio, se c’è la vicinanza
avviene la comunicazione e dalla comunicazione avviene la comunione.
La comunione è effetto di comunicazione.
Franca: Pietro temeva di sentirsi dire che
era lui il traditore?
Luigi: E se lo sentirà dire: “Stanotte prima che il
gallo canti tu mi avrai tradito tre volte”.
Marco: La vicinanza a Dio è fondamentale.
Luigi: Solo nella vicinanza scatta la luce e quindi
la comunicazione.
La vicinanza a Dio è data dalla purezza di
pensiero, infatti molto vicina a Dio è la Madonna, la Vergine che rappresenta
proprio questa vicinanza.
La Madonna è per farci capire come si
concepisce il Verbo.
Fintanto che nella nostra anima non c’è la
purezza di mente di Maria, un amore unico, questo amore unico non si può
concepire.
In noi si deve realizzare questa purezza di
mente per potere concepire la Verità.
Marta: L’uomo da solo non sa neppure di
tradire.
Luigi: L’uomo da solo crede di essere giusto, santo
e virtuoso ed è niente.
Quando invece l’uomo incomincia a scoprire di
essere niente, di essere povero, impotente, malato, solo lì incomincia a
scoprire la vera vita.
Dio ci aspetta sulla spiaggia della nostra
povertà, a costo magari di inchiodarci sul letto della nostra agonia, ma ci
aspetta lì, perché soltanto lì la nostra anima si apre.
Fintanto che l’uomo ritiene di essere
qualcuno, non è ancora maturo per scoprire la vita.
Rita: Diciamo sempre che Maria è la più
vicina, però qui non è presente.
Luigi: Maria è presente proprio in Giovanni che
posa il suo capo sul petto di Gesù.
Noi non dobbiamo identificare Maria con la
sua presenza fisica.
Maria è un segno di-.
Maria lascia entrare in lei solo argomenti di
Dio, non lascia entrare nessun argomento di uomo, quando abbiamo lo spirito di
una creatura che pensa solo Dio, qui abbiamo Maria.
Per Maria l’unico argomento è Dio.
Infatti ognuno di noi è chiamato a diventare
Maria.
Maria rappresenta la creatura tipo voluta da
Dio, per conoscere Dio.
È l’immacolata concezione.
È la concezione come Dio l’ha voluta, non
macchiata da pensiero di uomo.
Siccome Dio vuole che tutti si salvino,
questa è la creatura tipo per ogni uomo.
Maria non è sesso, Maria rappresenta l’anima
di ogni uomo.
Si concepisce Dio con l’anima, con la mente e
Maria rappresenta questo.
Quando abbiamo una creatura che pensa
unicamente Dio, quindi non vuole conoscere altri argomenti, lì abbiamo Maria.
In Maria abbiamo Dio come ha voluto la
creatura capace di concepire Dio stesso, in Maria Dio può comunicare la sua
verità, la sua presenza.
Infatti Maria ha tradotto la presenza di Dio
nel mondo.
Ha reso Dio presente nel mondo.
Ma tutto questo è lezione per ognuno di noi
La nascita di Gesù mica è un gioco di
prestigio di Dio.
Il problema non è lodare Maria, il problema è
intendere cosa Dio ci ha voluto significare attraverso Maria.
Franca: Solo riposandosi sul pensiero di
Dio si ha la certezza.
Luigi: Chi si riposa su Dio vuole ricevere solo
risposte da Dio, noi invece molte volte chiediamo risposte ad altri.
Franca: E riposandosi su Dio l’uomo è
sicuro di non tradirlo?
Luigi: Se lui ha questo dubbio, vuole dire
che non è appoggiato su Dio, se pensa a se stesso e non a Dio non è sicuro come
Pietro che giura di non tradirlo, si appoggiava su se stesso e non su Dio e infatti
lo tradirà.
Rispose Gesù:
«È colui per il quale intingerò un boccone e glielo darò».
E intinto il boccone, lo prese e lo diede a Giuda Iscariota, figlio di Simone. Gv 13 Vs 26
Argomenti: Non giudicare – Il significato
dei segni – La gelosia di Giuda – L’evidenziazione di Dio morto in noi –
L’esperienza del niente – Il tradimento di Pietro – Dio al centro della nostra
vita – L’illusione della carne – La potenza dell’io -
3/Agosto/1987
Nino: Cristo si fa pane per tutti noi e
tutti noi siamo traditori, perché siamo tutti chiusi nel pensiero dell’io.
Tutti ci possiamo identificare con Giuda,
almeno per un tratto della nostra vita.
Luigi: Questa scena è stata voluta da Dio, quindi
non possiamo giudicare Giuda, è stata voluta da Dio per ognuno di noi, per
evitare a noi di essere dei Giuda.
Domenico: Tutto sommato Giuda può essere in
paradiso.
Luigi: Certo, nessuno può dire che sia
nell’inferno.
Non dobbiamo mai giudicare gli altri, prima di
tutto perché non abbiamo il metro per giudicare correttamente, infatti il
Signore ci dice di non giudicare.
Quindi di fronte a tutti gli avvenimenti e di
fronte a tutte le creature non giudicare.
In quanto un avvenimento accade è voluto da
Dio.
Allora se non puoi giudicare cosa devi fare?
Devi capire il significato del segno per te.
Il segno va intelletto, è come un cartello
stradale o un semaforo, io non posso giudicare il semaforo ma devo intendere il
significato del semaforo.
Tutte le opere di Dio sono dei semafori per
farci camminare e noi dobbiamo capire i segni, non giudicarli.
La maggior parte dei segni sono degli specchi
per noi, per farci prendere consapevolezza dei nostri errori e dei nostri
tradimenti, sono specchi del rapporto tra la nostra anima e Dio.
Dio realizza, prende su di Sè il nostro
peccato, lo fa creazione sua, in modo che diventi specchio del nostro pensiero,
perché noi quello che portiamo nel pensiero non lo conosciamo, non ne siamo
coscienti, vedendolo fuori abbiamo la possibilità di prenderne coscienza.
Infatti tutta la sintesi dell’opera di Dio si
ha con Cristo che muore in croce.
Stefania: Non capisco dove si vede l’invidia
in questa scena.
Luigi: Giovanni era il prediletto da Gesù.
Se uno è nel pensiero dell’io e vede che il
Maestro ha un altro prediletto viene roso dalla gelosia.
Quando uno è invidioso o geloso è
attentissimo, è una corda di violino, in questa tensione Giuda quando Gesù ha
detto: “Uno di voi mi tradirà”, ha captato perfettamente quello che Pietro ha
sussurrato a Giovanni e quello che Giovanni ha sussurrato a Gesù.
Poi ha visto che Gesù ha dato un pezzo di
pane a lui, immagina cosa si può essere scatenato nel suo animo!
Qui è Dio che ha scatenato la gelosia di
Giuda, qui il regista è Dio: era necessario che succedesse, per questo non
possiamo giudicare Giuda, dobbiamo capire la lezione che Dio ha voluto darci
attraverso Giuda.
Fabiola: Il tradimento di Giuda sarebbe la
ripetizione del peccato originale?
Luigi: Tu nella situazione in cui ti trovi porti
Cristo morto in te e non lo sai.
Tu porti Dio morto in te e non lo sai.
L’opera del Cristo è evidenziare la
situazione in cui noi ci troviamo.
Tutti i nostri dubbi sono dati dal fatto che
noi invochiamo Dio e Dio non risponde.
Noi esperimentiamo l’assenza di Dio non la
presenza di Dio.
Vediamo l’opera dei potenti, dei ricchi, dei
violenti ma non vediamo l’opera di Dio.
Come mai non vediamo l’opera di Dio?
La risposta è Cristo: Tu hai ucciso Dio in
te.
E avendolo ucciso tu adesso esperimenti
l’assenza non la presenza.
Quindi Cristo è rivelatore della situazione
in cui si trova l’uomo.
L’uomo nel pensiero di se stesso dice che Dio
non esiste, perché l’ha cercato e non l’ha trovato e non ci accorgiamo che Dio ci
fa esperimentare la sua assenza (morte) perché noi lo portiamo morto dentro di
noi.
Ed è morto perché non l’abbiamo messo al
posto che gli spetta.
Abbiamo messo il nostro io al posto di Dio.
E mettendo il nostro io al posto di Dio, noi
abbiamo ucciso Lui.
Spiritualmente parlando, si uccide in quanto
non si tiene conto di-.
Non tenendo conto di Dio, noi abbiamo ucciso
Dio in noi.
E allora Dio ci fa esperimentare la sua
assenza ma, l’esperienza della sua assenza è un atto di misericordia di Dio,
per farci capire che senza Lui noi tocchiamo il niente.
“Senza di Me non potete fare niente”.
Quindi noi esperimentiamo il niente e
esperimentando il niente diciamo che Dio non esiste.
Fabiola: E il mettere l’io al centro è una
colpa che commettono tutti gli uomini?
Luigi: Nessuno può dirsi innocente di quel sangue
sparso.
Giovanna: A questo punto Giovanni e Pietro
sanno che non sono loro i traditori.
Luigi: E infatti di lì a qualche ora Pietro
tradirà Gesù tre volte!
Pietro ha fatto un tradimento peggiore di quello
di Giuda.
Giuda si è impiccato, quindi ha sentito la
gravità della cosa, Pietro davanti a una servetta ha detto di non conoscere
quell’uomo, quell’uomo che aveva giurato di non tradire mai.
Il tradimento di Giuda è una scena per
evitare a noi di essere dei Giuda.
Quindi tutte le opere di Dio vanno intellette
nello spirito di Dio.
Dobbiamo cercare di capire che cosa Dio ci
vuole comunicare di Sé attraverso questo fatto.
Dio non ci presenta le creature perché noi
abbiamo a fare un tribunale e dividere il mondo in santi e in peccatori.
Dio ci presenta le creature perché noi
abbiamo ad imparare come si vive con Dio.
Elisa: Perché Gesù non dice chiaramente che è
Giuda?
Luigi: Perché il Signore ci interroga, noi siamo in
continuazione tutti i giorni interrogati da Dio, non siamo noi che pensiamo ma
è Dio che ci fa pensare, l’iniziativa è sempre di Dio: “Chi dici tu che Io
sia?”.
È una interrogazione continua di Dio, per
farci prendere coscienza della situazione in cui ci troviamo e per farci capire
il posto che dobbiamo dare a Dio.
Noi la maggior parte della nostra vita la
viviamo avendo per centro il pensiero del nostro io, dobbiamo togliere il
nostro io dal centro e dobbiamo mettere Dio al centro della nostra vita.
Il nostro io va messo in periferia e Dio va
messo al centro.
Mettere Dio al centro vuole dire riferire tutto a Dio, non cercare il proprio
piacere o la propria utilità ma cercare in tutto il Pensiero di Dio.
Riferire tutto a Dio vuole dire averlo come
centro, come punto fisso di riferimento.
Maria:
Questa è una scena che devo riferire a me?
Luigi: Certo, perché tutto quello che accade è
tutta parola di Dio.
Ogni segno che arriva a noi è pane inzuppato
nello spirito di Dio.
Noi vediamo il segno: un fatto, un avvenimento,
una creatura ma ogni segno reca con sé un messaggio di Dio.
Noi non dobbiamo fermarci al segno, dobbiamo
arrivare al messaggio.
Quindi bisogna superare il segno.
Il segno di per sé è sempre ambiguo in quanto
per essere segno deve portare qualcosa di me e deve portare qualcosa di Dio.
Noi generalmente ci fermiamo a quello che
vediamo di noi nel segno.
Il segno in quanto arriva a te, arriva per
creazione di Dio, in quanto è opera di Dio, porta in sé intriso lo spirito di
Dio, quindi devi passare a che cosa Dio ti vuole comunicare di Sé attraverso il
segno.
Noi non dobbiamo mai fermarci all’apparenza
del segno, come noi ci fermiamo al segno, noi già tradiamo Dio, perché
rivestiamo il segno della nostra intenzione.
Non proiettare il tuo pensiero, la tua
intenzione su cose e creature, cerca il Pensiero dell’Altro.
Silvana:
Però Giuda ha mangiato il boccone e mangiare è assimilare la Parola nello
spirito.
Luigi: Sì, mangiare è positivo, pero nel campo dei
segni noi possiamo illuderci: “Signore, io ho partecipato alla tua mensa, io ho
mangiato con te”, allora il Signore ci fa capire che nel campo dei segni ci
sono delle azioni che ci possono illudere quando noi ci fermiamo soltanto al
recitato, all’azione, al fare.
Invece bisogna arrivare a capire.
Dio è spirito, le sue parole sono spirito e
la carne non giova a niente e noi ci fermiamo alla carne.
Il Signore stesso dice che se Lui non se ne
va non può venire in noi lo Spirito.
Quindi in noi ci può essere questa illusione:
“Io ascolto, io credo, io mangio e sono a posto”, e la tua mente dov’è?
Dio ci osserva nel pensiero, nella mente.
Non basta ricevere la Parola, se tu non poni
mente, la Parola ti è portata via dal demonio, cioè dal pensiero del tuo io.
Quindi la Parola è un seme, tu lo devi
ascoltare, approfondire e devi porre mente.
E non soltanto porre mente, ma porre mente
con pazienza, fino ad arrivare al frutto che è capire, conoscere.
Quindi non dobbiamo fermarci fintanto che non
arriviamo a capire e a conoscere il Pensiero di Dio che la Parola ci comunica.
Altrimenti siamo analfabeti, leggiamo la
parola ma non arriviamo al suo significato.
Analfabeta è colui che vede le parole, però
non arriva al pensiero.
Ora la scrittura è tale in quanto ti comunica
un pensiero.
Tutta la creazione è tutta scrittura di Dio,
se noi non vediamo il Pensiero di Dio in tutto quello che vediamo, noi siamo
analfabeti nei riguardi di Dio, perché non vediamo il suo Pensiero.
La nostra vera preoccupazione dev’essere
arrivare a imparare a leggere, cioè arrivare al pensiero.
Franca:
Ma era proprio necessario il tradimento di Giuda?
Luigi: Se Gesù è dovuto morire in croce, vuole dire
che la posta è elevata.
Il nostro io è terribile, ha una potenza
enorme, ha la potenza di travisare tutto.
Ha la possibilità di leggere il Pensiero di
Dio in tutto ma ha anche la possibilità di rivestire della propria intenzione
tutta l’opera di Dio.
Ha il potere di proiettare l’ombra del suo io
su tutto e su tutti.
Se Cristo è morto in croce vuole dire che la
posta in gioco è grossa.
E allora, dopo quel
boccone, satana entrò in lui. Gesù quindi gli disse:
«Quello che devi fare fallo al più presto». Gv 13 Vs 27
Argomenti: Dio prende su di Sé
i nostri peccati – Colpa esteriorizzata – Il principio del Male – La
liberazione dalla colpa – Tutti i peccati del mondo – Capire il significato
della morte di Cristo -
10/Agosto/1987
Franco: È lo stesso spirito di quando dice
che è necessario che avvengano gli scandali.
Luigi: Sì, ed è quello che salverà poi Giuda, noi
non possiamo dire che Giuda sia all’inferno, perché Giuda è stato provocato dal
suo Maestro, per cui nel tradimento di Giuda c’è l’opera di Dio.
Giuda incontrando il suo Maestro dopo la
morte, avrà incontrato Gesù che gli avrà detto: “Giuda, tutto quello che hai
fatto sono Io che te l’ho fatto fare, perché era necessario, affinché tanti
tuoi fratelli non fossero dei giuda” e a quel punto Giuda abbraccia il Maestro.
Giuda nel pensiero del suo io ritiene che per
lui tutto è finito, nel Pensiero di Dio invece Dio prende su di Sé anche il
peccato di Giuda.
Solo Dio può dirti questo, non c’è nessun
uomo che te lo possa dire.
Nessun uomo ti può liberare da una colpa che
tu ritieni di avere commesso, Dio liberandoti, trasforma la tua colpa in un
atto d’amore.
Linuccia: Dio opera tutto per farci
conoscere quello che siamo.
Luigi: Opera tutto per farci conoscere quello che
Lui è.
Solo l’uomo consapevole di essere nulla si
apre all’incontro con il tutto del Signore, ma è sempre Dio che ci fa scoprire
il nostro niente.
MariaPia: Quando siamo ossessionati da qualcosa noi non possiamo liberarcene.
Luigi: Quando noi abbiamo una passione, un
desiderio siamo ossessionati da quello, vediamo solo quello e non vediamo
altro, per questo Cristo opera per concessioni.
Fabiola: Gesù è il regista di tutto, però
quand’è che ci sollecita a tradirlo?
Luigi: Lui vuole portare a compimento quello che è
già in maturazione in noi.
Noi portiamo dentro di noi il delitto, ma non
ci rendiamo conto del veleno che portiamo in noi, fintanto che Dio non ci dà la
possibilità di esteriorizzarlo.
L’esteriorizzazione del delitto che portiamo
in noi è opera di Dio, la creazione è opera di Dio, noi da soli non possiamo
assolutamente esteriorizzare niente.
Però il veleno che portiamo in noi può
condurci nell’inferno e allora Dio ce lo fa esteriorizzare per salvarci, ma
bisogna che qualcuno si offra a prendere su di sé questo veleno.
Domenico: Quindi Dio non permette il male
esteriore, lo vuole.
Luigi: Intanto chiariamo che cosa è il male.
Il vero Male sta nel non riferire le cose a
Dio, sta nel separare la creatura dal Creatore.
Il male è l’autonomia da Dio.
Il peccato originale che è il peccato
fondamentale è l’autonomia del nostro io da Dio, per cui le cose anziché
riferirle a Dio le riferisco all’io.
Quello che invece noi chiamiamo male che
avviene nel mondo esterno è tutto voluto da Dio, creazione di Dio, opera di Dio
per salvare noi dall’autonomia da Dio che abbiamo formato nella nostra mente,
Dio riveste la sua creazione di male, per farci capire il Male che portiamo in
noi.
Il principio del Male è la divisione.
“L’uomo non divida quello che Dio ha unito”.
Essendo tutto opera di Dio, tutto è unito a
Dio, infatti il Figlio di Dio, non può fare niente se non lo vede fare dal
Padre.
Adamo raccoglieva la sera tutto in Dio, è
arrivato un momento in cui ha dovuto raccogliere in Dio il pensiero del suo io
e lì c’è stata la caduta.
Ma tutto quello che noi chiamiamo male,
appartiene tutto alla creazione di Dio.
Il Male è un fatto essenzialmente intimo e
personale.
Fabiola: Quindi Gesù parla per Giuda, non parla
per Sé.
Luigi: Gesù non parla mai per Sé, perché Gesù è il
Verbo di Dio incarnato, in quanto incarnato, tutte le cose che dice e tutte le
cose che fa, le fa e le dice per noi: è il Verbo incarnato che parla.
Fabiola: Non è che volesse accelerare i tempi
della sua agonia?
Luigi: No, è tutta opera di Dio incarnato, quindi è
tutto in relazione alla creatura.
Lui si professa “figlio dell’uomo”, quindi
tutto quello che Lui fa è sempre in funzione dell’uomo.
Franca: In quel momento Satana entra in
lui, cosa vuole dire?
Luigi: Si è scatenata in lui la passione che lo ha
portato via e non ha capito più niente.
Ha visto Gesù che ha complottato con Giovanni
per manifestare agli altri chi era il colpevole, l’ha intuito e quello lo ha
portato via.
Paola: Ma il pensiero dell’io non è Dio che
lo ha creato?
Luigi: Il pensiero dell’io è opera di Dio,
creazione di Dio, è una cosa ottima, buona.
La coscienza del nostro io è la condizione
necessaria per potere conoscere Dio, un essere incosciente non può conoscere
Dio.
Se Dio non ci avesse dato il pensiero dell’io
noi saremmo animali.
Però corriamo il rischio di non dire “Tu sei”
ma di dire “Io sono” e come dico “io sono”, io mi separo da Dio.
Il nostro io è un predicatore di Dio, per cui
siamo in quanto diciamo sempre in tutto: “Tu sei”.
Il nostro io è una cosa meravigliosa perché
ha la possibilità di contemplare Dio, perché il nostro io è fatto dal Tu di
Dio, ma vive nella misura in cui parla del Tu, parla dell’Altro.
Dio ci ha creati in questo rapporto d’amore
con Lui.
Quando invece cominciamo a dire “Io”, è
finita.
“Tu sei e io sono, ma io sono in quanto parlo
di Te”.
La prima persona della grammatica dovrebbe
essere il tu, non l’io.
Silvana: “Quello che devi fare”, sembra obbligato
a farlo.
Luigi: Infatti Lui ci libera dalle nostre colpe
proprio in quanto ci dice che è Lui che ce le ha fatte compiere, il nostro io
diventa la nostra dannazione perché: ”Sono io che l’ho fatto!” e noi ci
chiudiamo nelle nostre colpe e non c’è santo che ci liberi.
Maria: Il peccato esteriore Dio lo prende
su di Sé, ma il nostro trascurare Dio nel pensiero, la nostra colpa interiore
Dio non può prenderla su di Sé.
Luigi: No, la colpa sta proprio nel non riferire
tutto a Dio, Dio ci vuole convincere che noi dobbiamo riferire tutto a Lui,
quindi ci convince in cosa consiste il vero peccato e il vero peccato è un
fatto interiore.
Noi invece crediamo di essere nel giusto a
pensare a noi stessi.
Dio ci vuole illuminare circa il fatto che il
pensiero del nostro io è omicida, o meglio è deicida.
Una volta che ti ha convinto di questo, tu
stai bene attenta a non dire più “Io” per riferire invece tutto a Dio.
Dio ci libera dal nostro peccato, facendoci
prendere coscienza in cosa consiste il nostro Peccato.
Quando sono convinto che per restare nella
Verità devo riferire tutte le cose a Dio, a quel punto lì non c’è nessuno che
mi possa portare via alla Verità.
La nostra volontà scatta in quanto riteniamo
che una cosa sia buona e noi sbagliando riteniamo di fare il nostro bene
pensando a noi stessi.
Franca: Adamo ha tradito Dio in una
situazione ideale per non tradire, e Giuda con il bagaglio dell’io e della sua
gelosia non poteva fare a meno di tradire.
Luigi: Questo ci rivela che il fondamento di ogni
male sta nel non riferire a Dio ma all’io.
Il peccato di Adamo ed Eva è stato un peccato
di autonomia, hanno pensato a se stessi: “Sarete come Dio”.
È il pensiero dell’io che si esalta, si
gonfia e riferisce tutto a sé e non a Dio.
Per cui quando uno pensa a se stesso,
implicitamente ha già commesso tutti i peggiori peccati, i mali nel mondo sono
solo l’occasione che Dio ti manda per evidenziare il tuo peccato interiore, per
cui tu non puoi vantarti di non essere una prostituta, in quanto dici “Io”, tu
sei una prostituta, Dio deve solo metterti nell’occasione, quindi se non lo fai
non vantarti di non esserlo, è merito di Dio che non ti ha messo nell’occasione
di esserla.
È tutto solo un fatto occasionale, è Dio che
te lo occasiona o meno.
In Adamo abbiamo la rivelazione dell’anima
del peccato, peccato che sta all’origine, a fondamento di tutti i mali.
Franco: Capire la resurrezione di Cristo ci dà
la possibilità di iniziare una nuova vita.
Luigi: Bisogna capire la sua morte.
Se tu non capisci la sua morte non arrivi
alla sua resurrezione.
Lui morendo ti dice: “Capisci quello che Io
ti ho fatto?”.
È la sua morte che noi dobbiamo capire,
perché tutto si compie nella morte di Cristo.
Quando tu hai capito il significato della sua
morte allora c’è la resurrezione, altrimenti no.
Nella morte del Cristo tutto è compiuto ma
può non essere tutto compiuto per noi, il nostro compimento sta nel capire.
La morte del Cristo è ancora un incompiuto
per la creatura, per cui noi dobbiamo passare a capire il significato personale
della morte di Cristo: la necessità di morire al nostro io.
Nessuno dei
commensali capì perché gli aveva detto questo. Gv 13 Vs 28
Argomenti: Fede e speranza –
Concepire l’impossibile – Desiderare di capire – Giuda rappresenta ognuno di
noi – Concepire con l’ascolto – Il bambino e l’adulto – Lo specchio esterno –
Il rapporto personale con Dio -
10/Agosto/1987
Franco: La parola di Dio è personale per
noi, gli altri non possono capirla.
Luigi: Infatti la parola che Dio dice a noi in tutto e in tutti è sempre di non
giudicare.
Non giudicare perché i rapporti sono sempre
personali tra Dio e l’anima.
Qui tutti hanno sentito le parole dette da
Gesù a Giuda, però solo Giuda poteva capire e solo Gesù poteva capire.
L’uomo non deve mai giudicare perché i
rapporti con Dio sono sempre personali.
Se non puoi giudicare devi cercare di capire
il significato della scena che Dio ti presenta.
Noi siamo spettatori della creazione di Dio e
in quanto spettatori siamo tenuti a non giudicare gli attori, ma siamo tenuti a
capire la lezione che attraverso gli attori Dio ci vuole dare.
Come noi giudichiamo, noi scartiamo da noi la
lezione di Dio, perché attribuiamo l’opera alle creature e non a Dio e quindi
ci priviamo della lezione personale di Dio per noi.
Tu non puoi giudicare un delinquente, però
devi capire che cosa Dio ti vuole insegnare attraverso quel delinquente, cioè
devi sempre cercare la parola personale di Dio per te.
Dio ci ha creati per conoscere Lui, non ci ha
creati per conoscere le creature e poi fare dei tribunali per dividere il mondo
in santi e delinquenti.
Dio ci ha creati per conoscere Lui e tutte le
cose che Lui fa, le fa per comunicarci qualcosa di Lui, per cui il nostro
giorno vale per quello che noi conosciamo di Dio e mano a mano che conosciamo
Dio, entriamo nella vita eterna.
Giuda fa delle cose autorizzate da Gesù,
altrimenti Giuda non avrebbe potuto fare assolutamente niente.
Marco: Qui gli apostoli non potevano capire
ma capiranno dopo.
Luigi: Questo per dire a noi che il capire è sempre
successivo al credere.
Le cose arrivano a noi e noi non le capiamo
ma dobbiamo riceverle da Dio.
Noi in tutto dobbiamo sempre cercare
l’iniziativa di Dio, in quanto un fatto arriva a te, è Dio che te lo fa arrivare,
è opera di Dio, tu sei tenuto quindi a rispettare l’avvenimento e a credere che
è una parola di Dio per te, non disprezzare niente.
Bisogna credere per arrivare a vedere.
La fede deve essere unita alla speranza di
arrivare a vedere quello che Dio mi vuole fare conoscere.
Dio vuole comunicare qualcosa di Sé, perché
Dio parla solo di Sé.
Chi ha fede ma si rassegna a non conoscere ha
una fede vuota che non serve a niente.
Fabiola: I discepoli non capivano...
Luigi: Si trovavano nella nostra stessa situazione,
noi attualmente non possiamo capire.
Tutto è messaggio, tutto è segno, dobbiamo
accoglierli, sapendo che c’è la mano di Dio, Maria ha dovuto accogliere una
cosa apparentemente impossibile per arrivare a concepire Cristo e quello che è
avvenuto in Maria è lezione per noi.
Solo accogliendo quello che adesso supera le
tue conoscenze ed esperienze, tu arriverai a concepire ciò che attualmente ti
pare impossibile, perché niente è impossibile presso Dio, quello che ce lo
rende impossibile è la nostra mancanza di fede.
Renata: Noi dobbiamo però sempre desiderare
di capire e domandare.
Luigi: Chi ama desidera capire tutto dell’essere
amato, se c’è amore per Dio deve esserci il desiderio di capire quello che Dio
annuncia.
Quando i pastori ricevettero l’annuncio,
lasciarono il loro gregge per andare a vedere ciò che gli era stato annunciato,
ecco l’interesse.
L’annuncio ti invita a credere, ma se tu
credi vai a vedere.
MariaPia: Non dobbiamo mai giudicare.
Luigi: Sì, perché giudicando, automaticamente
escludiamo da noi la lezione che Dio vuole darci, perché attribuiamo l’opera di
Dio ad altri.
In tutte le cose è Dio che ti parla, quindi
tu devi cercare di capire che cosa Dio ti comunica attraverso una creatura o un
fatto.
Ci deve sempre essere questa elevazione della
mente a Dio per capire che è poi la vera preghiera.
Dio non ci prende in giro, se parla è perché
vuole comunicarci qualcosa, però la comunicazione di Dio richiede da noi
l’attenzione, la dedizione della mente e per dedicare la mente a Dio devo
staccarmi da tutte le altre cose.
MariaPia: E il capire di non capire?
Luigi: Questo non capire mi deve rendere
interessato a capire.
Siccome siamo fatti per la luce, il non
capire crea in noi uno stato di sofferenza, di mancanza di qualcosa, tu non ti
rassegni alla notte, sopporti la notte in quanto hai la speranza dell’alba.
Noi siamo fatti per conoscere, per capire, il
non capire è un fatto di sofferenza, di tensione.
Il punto luce per noi, in tutto è sempre Dio,
noi possiamo ritenere di capire relativamente alla creazione ma poi arriva
sempre la contraddizione e nella contraddizione tu non capisci più, è Dio che
ti confonde per farti uscire dal posto di blocco della tua sicurezza illusoria.
Siccome noi abbiamo la passione dell’assoluto,
noi tendiamo a trincerarci dietro le nostre sicurezze e Dio opera per rompere
queste nostre sicurezze fondate sulla creazione e non sul Creatore, per
rimetterci in cammino.
Guido: Però Pietro avrebbe potuto capire
che Gesù si riferiva a Giuda.
Luigi: Anche Giovanni lo avrebbe potuto capire ma
quello che deve interessarci è capire il significato di questa scena, perché
Dio parla personalmente con noi.
Il problema non è capire il rapporto tra
Giuda e Gesù, il problema è capire il rapporto tra Gesù e me, perché in Giuda
ci sono io.
Giuda rappresenta ognuno di noi.
Dio ha fatto recitare a Giuda quella parte
per evitare a noi di essere dei Giuda, perché solo vedendo il come, possiamo
vedere il rischio ed evitarlo, in caso diverso non ce ne rendiamo conto.
Il vero problema è capire che cosa Dio mi
vuole dire attraverso Giuda per salvare me, cioè per evitare a me di tradirlo.
Giuda aveva un problema di invidia, di
gelosia, è il problema dell’io che a un certo momento ti porta a tradire la
Verità, a tradire Dio.
Maria: Dobbiamo essere tutto ascolto.
Luigi: Sì, la creatura è fatta per l’ascolto.
La Madonna concepisce attraverso l’ascolto.
L’ascolto ci porta a concepire, cioè a
capire.
Ritornare bambini vuole proprio dire
diventare tutto ascolto con l’interesse di capire, infatti il bambino chiede
sempre “Perché?”.
L’uomo adulto invece non ha più interesse per
capire, l’uomo adulto sa solo parlare ma non è più in grado di ascoltare.
L’adulto è tutto voltato indietro, il bambino
è tutto rivolto avanti.
L’uomo adulto diventa incapace a ricevere,
nel pensiero dell’io noi rischiamo di fossilizzarci e di non essere più capaci
di ricevere.
L’uomo che non è più in grado di ricevere è
separato dalla vita, perché la vita è data dalla comunione che presuppone la comunicazione
che presuppone la presenza del Verbo che parla e della creatura che ascolta.
Si arriva a concepire attraverso la fusione
del Verbo che parla e della creatura che ascolta con l’interesse per capire.
Giovanna: Se Giuda avesse riportato le parole
di Cristo nel Padre non avrebbe tradito?
Luigi: I “se” non ci devono interessare, quello che
deve interessarci è la lezione che Dio ha voluto dare ad ognuno di noi
attraverso questa scena che è parola personale per ognuno di noi: perché nella
nostra vita c’è questa figura di Giuda che tradisce Gesù.
Tutto quello che è avvenuto attorno a Gesù è
sempre lezione personale per ognuno di noi, perché è Dio che parla e parla per
me personalmente e personalmente mi presenta la figura di Giuda.
Siccome tutto è specchio della nostra
interiorità, in me ci deve essere questa figura di Giuda, come c’è la figura di
Pietro e di Giovanni, sono tutte rappresentazioni esterne di una realtà interna
a noi.
L’uomo è sempre nel rischio di essere
bloccato al pensiero dell’io che porta a confrontarci con gli altri e a far
nascere in noi l’invidia e la gelosia che porta poi inevitabilmente al
tradimento; c’è il corto circuito che ci brucia.
Noi dobbiamo restare alla realtà che Dio ci
presenta.
Se noi abbiamo il pensiero dell’io al centro
della nostra vita, noi siamo responsabili di tutti i mali che ci sono nel
mondo, non possiamo ritenerci innocenti di fronte a nulla, se non li
commettiamo è solo perché Dio non ci mette nell’occasione di farli.
Nel sangue di Cristo ci siamo tutti noi e
nessuno si può dire innocente di quel sangue.
Tiziana: Dio ci acceca non perché ci dobbiamo
rassegnare alle tenebre ma per desiderare la luce.
Luigi: La colpa sta nell’essere ciechi e ritenere
di vedere, lì è necessario che Cristo ci accechi.
Dio non ci acceca mica per divertimento, ci
acceca per salvarci.
Quando dice: “Beati i poveri e guai a voi
ricchi”, non è che Lui condanni i ricchi, ma ci dice che solo quando il ricco
si scoprirà povero potrà aprirsi alla ricchezza e alla luce di Dio.
Ci sono dei passaggi necessari, fintanto che
tu ritieni di vedere sei ad un posto di blocco, sei troppo sicuro di quello che
vedono i tuoi occhi, delle tue conoscenze e quindi sei impedito a ricevere la
luce.
Dio viene per i peccatori, tutti siamo
peccatori ma corriamo il rischio di ritenerci giusti e allora Dio opera per
mandare all’aria tutte le mie false sicurezze, per farmi toccare con mano il
mio peccato e rimettermi in cammino.
Silvana: Erano tutti con Cristo eppure non
capiscono nulla.
Luigi: Si può essere con Cristo, partecipare alla
sua mensa tutti i giorni e tradirlo.
Dio parla magari a un gruppo di persone ma
poi ognuno deve raccogliersi personalmente in preghiera, nel segreto della
propria stanza, perché Dio abita dentro di te, quindi renditi disponibile per accogliere
quella luce che ti convince, perché Colui che parla a te senza di te, non ti
convince senza di te.
Dio è un maestro personale per ognuno di noi
quindi vuole che noi siamo allievi in un rapporto personale con Lui.
Teresa: “Fallo presto”, forse Dio preferisce
essere ucciso presto perché solo così può salvarci.
Luigi: Certo, altrimenti resti a crogiolarti nel
tuo desiderio materiale.
Barbara: I discepoli pur avendo vissuto tre
anni con Lui, sono infinitamente lontani dal suo spirito.
Luigi: Non basta vivere con Lui, arriviamo al punto
in cui mentre Lui parla della necessità della sua passione e morte gli apostoli
discutono fra loro su chi sia il primo tra loro.
È tutto problema dell’io evidentemente,
eppure loro avevano lasciato tutto per seguire Gesù.
Non basta avere lasciato tutto, perché c’è
sempre questo io che ci fa ritornare su noi stessi e ci acceca.
Alcuni infatti
pensavano che, tenendo Giuda la cassa, Gesù gli avesse detto:
«Compra quello che ci occorre per la festa», oppure che dovesse dare qualche
cosa ai poveri. Gv 13 Vs 29
Argomenti: L’io principio del
travisare – L’anticipo della Parola – Le vergini sagge – La Parola e la Realtà
– L’amore vince perdendo - Capire o
giudicare – L’amore libero di Dio -
10/Agosto/1987
Nino: Qui mette in evidenza perché non
avevano capito: pensavano in modo autonomo da Dio, erano nel pensiero dell’io.
Luigi: Erano nelle loro abitudini, nelle loro
tradizioni, per cui uno dice una cosa, uno ne dice un altra però nessuno ne può
essere sicuro.
Il pensiero deve venire a noi da Dio, non
deve essere iniziativa nostra, bisogna imparare a guardare le cose da Dio e non
da noi stessi.
Nino: Tutte le volte che noi pensiamo in
modo autonomo da Dio, noi siamo fregati.
Luigi: Sì perché noi rivestiamo le cose delle
nostre intenzioni.
Franco: Qui è un giudicare, quindi è dare
una risposta prima di riceverla da Dio.
Luigi: Giusto, infatti la luce noi dobbiamo sempre
riceverla dalla sorgente, da Dio e non illuminare la creazione con le nostre
lampade.
Fabiola: Quindi nessuno riteneva che quella
fosse una lezione per loro.
Luigi: Era Dio che stava parlando a loro!
Abbiamo i farisei che nel vangelo travisano tutto:
“Quest’uomo non può essere da Dio perché non rispetta il sabato”, misurano il
Figlio di Dio con il metro del sabato, ecco come le cose vengono travisate nel
pensiero del nostro io, noi proiettiamo sugli altri i nostri schemi, le nostre
sicurezze.
Invece noi dovremmo sempre attingere la luce
che viene da Dio.
Quando uno è sicuro di sé accusa sempre
l’altro e ritiene di avere ragione.
Il nostro io ha questa tremenda possibilità:
si chiude nella torre della sua sicurezza e giudica tutto e tutti da questo
punto di vista, fa il tribunale su tutto, critica tutto, giudica tutto,
condanna tutto.
Mentre invece il vero metro per misurare deve
essere Dio e cercare in tutto che cosa Dio ci dice di Sé a noi.
“Non guardare la pagliuzza che è nell’occhio
del fratello ma togli la trave che è nel tuo occhio”.
Tutta la creazione è per cambiare te, non
perché tu abbia a cambiare gli altri e la creazione.
Marta: Chi è nel pensiero dell’io non si
rende conto di essere nel peccato.
Luigi: No, perché per renderti conto dell’errore o
del peccato devi avere presente la luce, la verità, in caso contrario sei
nell’errore e ritieni di essere nel giusto.
Per potere vedere l’errore devi avere un
metro di misura corretto, poiché vedere l’errore è conseguenza di un rapporto
con ciò che errore non è.
Marta: Però Pietro si è reso conto del suo
errore, poiché Gesù glielo aveva detto in anticipo.
Luigi: E Dio fa questo con ognuno di noi, però tu
capisci che tu hai l’anticipo in quanto tu hai ascoltato e custodito la Parola.
Se Pietro avesse scordato la Parola di Gesù,
non si sarebbe mica accorto del cantare del gallo.
Tu ti accorgi che il cantare del gallo è un
segnale per te, quando tu già lo porti in te.
Pietro ha creduto alla Parola, l’ha
interiorizzata, ha fatto il tradimento, poi sentito il gallo cantare è scattata
la molla, si è reso conto, per cui noi arriveremo a capire soltanto in
relazione a quello che avremo creduto.
E lo Spirito santo venendo illumina tutto
quello che noi avremo creduto, ma solo quello che noi avremo creduto, per cui
se noi non avremo creduto niente lo Spirito santo ci butterà nelle tenebre, non
nella luce.
Marta: Dio avverte in anticipo ogni uomo?
Luigi: Sì infatti le parole di Dio sono un anticipo
della realtà.
La vergine intelligente è la vergine che
capisce in anticipo, capisce le cose prima che le cose avvengano, è la
provvista d’olio.
Dio ti fa arrivare le parole prima di farti
arrivare la sua realtà, ma tu devi credere alle parole di Dio mentre attorno a
te la realtà è completamente diversa dalla realtà di Dio.
La Parola è tale in quanto scende in un campo
in cui la realtà è tutta diversa: nel mondo non vedi Dio regnare, vedi regnare
la richezza, la violenza, il potere.
Eppure in questo mondo in cui non vedi Dio,
arriva la parola di Dio che è utopia vista dal punto di vista del mondo, ma se
tu credi a questa Parola, ti accorgi che questa Parola diventa la realtà e
tutto s’illumina.
Se tu non credi alla Parola, a un certo
momento la realtà diventa la parola di Dio e tu non capisci più niente, perché
non hai interiorizzato la Parola.
MariaPia: Qui gli apostoli si sono fermati al
pensiero dell’io.
Luigi: Invece tu devi sempre cercare presso Dio.
Dio non si confonde mai con i nostri
pensieri, come Dio non si confonde mai con la nostra volontà o con il mondo
esterno.
Dio ci presenta i segni esterni affinché noi
li abbiamo a portare a Dio, affinché Dio ci faccia vedere il suo Verbo, il suo
Pensiero, quando conosci il Pensiero di Dio puoi agire, pensare e parlare
secondo il suo Pensiero e qui sei motivato da Dio.
Guido: Loro non potevano capire...
Luigi: Il fatto può essere capito solo
personalmente.
Guido: Dio è vita e invece qui concede una
chanche alla morte.
Luigi: Siccome noi siamo nella morte, Dio deve
offrirsi alla morte e Lui anche morto è per noi motivo di salvezza.
La nostra morte vince su di Lui, ma noi non
ci rendiamo conto che l’amore perdendo vince.
Quindi Lui perdendo ci unisce a Sé, noi
diventiamo figli delle nostre opere e Lui facendosi opera nostra (morte) ci
unisce a Sé.
E noi uniti a Lui morto, troviamo in Lui
morto un motivo di salvezza per noi.
Perché quello che ci uccide è la nostra
solitudine.
Dio mi fa capire che pensando a me stesso ho
ucciso Lui, mi fa capire che il mio io è deicida e qui ho la possibilità di
superarlo e allora Lui risorge.
Giovanna: Quando non si capisce si è
obbligati a giudicare.
Luigi: Non possiamo farne a meno, perché abbiamo la
passione d’assoluto che ci porta necessariamente a giudicare.
Il giudizio è un processo di unificazione,
noi tendiamo a misurare, rapportare tutto ad un uno fisso.
Anche la persona più ignorante giudica tutto
e tutti e più uno è vuoto e più è critico.
La critica è un giudizio e criticare è vedere
tutto da una angolatura personale, è ridurre tutto all’unità.
Noi siamo chiamati a ridurre tutto nell’unità
sì, ma nell’unità di Dio, a essere consumati nell’unità di Dio.
Giovanna: Allora la prima luce è capire di
non capire.
Luigi: Capire di non capire è essere ciechi e questa è già grazia di Dio, come il capire
di essere poveri, peccatori e malati.
La Verità non ha paura dell’uomo cieco,
povero, peccatore, malato, ha paura dell’uomo che crede di essere qualcuno, che
si crede sicuro, che crede di essere giusto.
Stefania: Questi apostoli esprimono la
conoscenza orizzontale che avevano nei confronti di Gesù.
Luigi: Sì, loro erano abituati magari a vedere che
Gesù che mandava a dare qualcosa ai poveri, adesso proiettano questa loro
esperienza su quel fatto specifico.
Noi tendiamo a giudicare in base alle nostre
abitudini, alle nostre esperienze, per cui 50 persone di danno 50
interpretazioni diverse dello stesso fatto.
È sempre una proiezione del nostro io, invece
il problema è guardare dal punto di vista di Dio.
Stefania: Dio ci dimostra di essere libero.
Luigi: Infatti il suo amore non è un amore
costretto, Lui non è costretto ad amarci, noi non possiamo mica pretendere di
essere amati.
Il suo amore è un amore libero ma è
meraviglioso proprio perché è libero.
Nessuno costringe Dio né ad amarci, né a
crearci.
Raffaella: C’è una grande distanza tra il
loro pensiero e la realtà.
Luigi: Ma loro siamo noi, c’è una grande differenza
qualitativa tra il nostro modo di giudicare e la Verità.
Noi il più delle volte giudichiamo male e
crediamo di essere nel vero e prendiamo delle cantonate solenni e siamo sicuri
di essere nel vero.
Perché ognuno in quanto giudica ha un suo
punto d’appoggio, una sua conoscenza o esperienza, me è lui che la vede in un
modo diverso dall’oggettività della cosa.
Noi proiettiamo la nostra esperienza su tutta
la creazione ma la creazione non è come la vediamo noi, è come la vede Dio.
Dobbiamo tornare bambini perché ci troviamo
di fronte a un mondo che è infinitamente superiore a noi, perché Dio, il
Creatore è infinitamente superiore a noi, quindi bisogna avvicinarsi alla
realtà più non sapendo che sapendo, perché più sai e più quello ti chiude e
t’impedisce di sapere.
È quello che noi sappiamo che c’impedisce di
sapere, solo superando quello che sai, arriverai a vedere quello che non sai.
Raffaella: E perché non capivano gli
apostoli dopo tre anni con Gesù?
Luigi: Cristo non era ancora morto, non era ancora
risorto e non erano ancora arrivati alla Pentecoste.
E ancora dopo la morte e la resurrezione di
Gesù, avremo ancora Tommaso che non crede.
Il pensiero del nostro io, finché non è morto
continua a dominarci, noi dobbiamo credere per arrivare a vedere, non vedere
per arrivare a credere.
Per arrivare a fare l’esperienza di quello
che ti supera, tu devi credere a quello che ti supera, altrimenti non puoi fare
esperienza.
Dio non si offre ad essere esperimentato da
ciò che è inferiore, solo se l’inferiore si supera, può partecipare a ciò che è
superiore.
“Costui dunque, preso il boccone, uscì subito. Era notte”. Gv 13 Vs 30
Argomenti: La speranza di
cambiare – La luce e le tenebre – L’amore possessivo – Lo specchio del nostro
essere – Libertà e conoscenza – Sopportare la luce – I confini della luce -
10/ Agosto /1987
Luigi: La situazione ormai è
obbligata: l'anima non può più fare diversamente. Dio fa agire Giuda così
perché lui e noi abbiamo a vedere l'opera del nostro io, fin dove può giungere
nella notte, che deriva dal distacco di Dio. Dobbiamo rimanere perciò sempre in
tutto nel Pensiero di Dio. Ciò che conta è cercare il Pensiero di Dio. Sta
sempre attento dov'è il tuo pensiero, perché l'esterno lo fa Dio.
"Era notte": lontano da Dio è notte, è tenebre; l'anima non sa
più dove andare, perché è in balia dell'uragano, della tempesta, delle
passioni. È qui che si verifica quanto narrò Gesù nella parabola degli invitati
a nozze: "Gettatelo
nelle tenebre esteriori", disse
il re per quel commensale che non aveva l'abito di nozze.
Non giudicare mai, nemmeno quando per dovere devi
riprendere i figli; perché devi sempre mantenere la speranza in essi; quindi
devi superare te stesso per andare oltre le apparenze attuali, oltre le tue
impressioni. Non spegnere il lucignolo fumigante. Anche chi ruba ha la speranza
di cambiare, ma se si sente giudicato come ladro si considera tale, si spegne
in lui la speranza di cambiare. Spegnere la speranza è togliere ogni
possibilità di ripresa. Non è che uno si perda per colpa di un altro (perché
chi è orientato a Dio niente lo porta fuori strada, ma per chi non è orientato tutto
lo fa andare fuori); ma se questo si perde è una lezione per me: Dio mi fa
vedere che giudicandolo ho spento in lui la speranza di cambiare.
"Preso il boccone, uscì subito": non può più fare ciò che intende fare. Con quel
boccone Gesù lo provoca perché "era
necessario...".
È lezione per noi, ma anche per Giuda, per farci
capire fino a che punto può giungere il nostro io staccato da Dio: ci immerge
nella notte.
"Era notte": nell'anima c'è il giorno e c'è la notte. Dio ha fatto
tutte le cose a periodi di giorno e di notte. Giuda si immerge nella notte.
Quand'è che anche noi corriamo il rischio di immergerci nella notte? Che cosa
significa per noi la notte?
La notte è non vedere, non sapere dove si va;
quando non vediamo è notte; “chi
cammina di notte non sa dove va”. Per
contrapposto abbiamo il giorno. Il giorno per noi significa sapere dove si va. Quando siamo e camminiamo con una parola di
Dio sappiamo dove andiamo, perché la parola di Dio ci presenta e ci evidenzia
sempre l'essenziale, l'unica cosa necessaria: cercare Dio!
La caratteristica del Vangelo è proprio questa:
ribadisce sempre il concetto della ricerca dell'essenziale, dell'unica cosa
necessaria: "va
vendi quello che hai, seguimi", "non
ti preoccupare del mangiare e del vestire... cerca prima di tutto il regno di
Dio, il resto ti sarà dato, è già pronto tutto". Quando l’uomo sa dove andare, lì è il giorno: ha la
luce, data dalla parola di Dio ("la
tua parola Signore è luce ai miei passi"), la quale è caratterizzata dal fatto che orienta noi a Dio
(invece la parola degli uomini ci orienta all'io, al guadagno, al benessere,
alle cose del mondo, ecc.)
L'orientamento a cercare prima di tutto Dio è il
giorno. L'orientamento a cercare altro da Dio è la notte. L'orientamento ad altro crea disorientamento e
noi sperimentiamo la notte, perché Dio essendo Verità è trascendente e quindi
non può essere annullato in noi; Dio
rimane in noi anche quando viviamo per altro, però ciò che di altro da Dio
mettiamo in noi, ci introduce nella notte, perché ci disorienta. Due volontà
sono due luci contrapposte (quella di Dio e quella di un altro) che non
unificate creano in noi la notte. La notte quindi è data dalla presenza di due
pensieri diversi (io - Dio), di due luci, cioè dalla presenza di Dio e di altro
da Dio che mettiamo come fine.
Quando teniamo conto solo di Dio e non teniamo
conto di nient'altro in noi sorge la luce. Bisogna sempre togliere qualche cosa se vogliamo avere
la luce.
Togli dunque tutto ciò che ti disorienta da Dio,
che ti impedisce di pensare a Dio, di guardare a Dio, di vivere secondo Dio. Se
hai paura di togliere, cammini nella notte. Unifica e avrai la luce.
Il giorno è dato dalla presenza di una sola luce.
La notte è data dalla presenza in noi del pensiero del nostro io e dal pensiero
di Dio, coesistenti. Invece quando
l'io è sottomesso a Dio abbiamo il Paradiso, l'armonia con Dio. È
necessario unificare tutto nell'unico valore che è Dio e allora si può
conoscere Dio e si entra nel giorno.
Nel pensiero dell'io non possiamo conoscere Dio e quindi
entriamo nella notte. È necessario mettere un valore solo al di sopra di
tutti gli altri: il Pensiero di Dio, costi quello che costi. Bisogna avere
il coraggio di mettere Dio prima di tutto, a qualunque costo ("Chi ama suo padre e sua
madre più di me non è degno di me"): è la condizione per portare la luce nella nostra
anima e portare alla luce chi è nella notte.
La tragedia di Giuda è iniziata per un amore
possessivo verso Gesù: aveva l'io al centro, e questo l'ha portato al
tradimento, nella notte. Ogni pensiero autonomo da Dio, non rapportato a Dio, non visto in Dio, non
subordinato a Dio, diventa in noi principio di notte, di confusione, di dubbio,
di incertezza e quindi ci mette in balia degli avvenimenti esterni (tenebre
esteriori): non è più l'uomo che ha la vita in sé, la luce in sé, ma è l'uomo
gettato nelle tenebre esteriori, determinato dall'esterno, l'uomo che reagisce
a stimoli esterni (carriera, giudizi, ecc.). "Io sono il Signore Dio tuo,quindi devi riferire
tutto a Me". Ecco la
necessità di pregare sempre, di riportare cioè tutto a Dio e a non considerare
niente in modo autonomo, se no, siccome diventiamo figli delle nostre
opere, questa autonomia ci fa figli suoi e quindi diventiamo principio di
confusione.
Da noi si richiede sempre questo continuo rapporto
a Dio, in tutto, perché Dio è il Creatore di tutte le cose: in tutto c'è la sua
mano e quindi in tutto va cercato il Verbo di Dio, perché ogni
cosa che arriva a noi porta con sé il
Verbo di Dio e noi dobbiamo andare in profondità per cogliere in tutte le
cose il Verbo di Dio, il Pensiero di Dio che c'è in esse. La vita è
essenzialmente raccoglimento in Dio: accogliere tutto da Lui e cercare in Lui
il significato, cioè il Pensiero, il Verbo di Dio. La Verità abita in
profondità e va cercata in profondità, non in superficie; quindi dobbiamo
sempre chiederci qual è il Pensiero di Dio in queste parole, in questo fatto,
ecc. Dio parla personalmente, quindi in tutto debbo cercare ciò che Dio mi
significa, mi dice personalmente. Solo Dio ce lo dice, perché le parole di
Dio sono illuminate solo da Dio, diversamente vengono fraintese.
Colui che parla è Dio, ed è anche Colui che ci
rende capaci di capire le sue parole. È Lui che parla e fa capire: quindi
bisogna ricevere tutto da Dio e guardare tutto da Dio per capire le sue parole;
se non facciamo questo le fraintendiamo. È necessaria questa preghiera
continua, questo continuo guardare a Dio, per restare nella luce, cioè per
restare nell'orientamento e non cadere in balia di tutto. Bisogna sapere
dove si vuole arrivare, bisogna avere cioè sempre l'anima nelle nostre mani,
perché questo è il nostro fine: tu uomo sei stato creato per conoscere Dio,
quindi abbi sempre la tua anima nelle tue mani. Dio è la tua meta, non perderlo
mai di vista, perché quando uno non sa dove andare, ad ogni bivio succede una
tragedia.
“Subito
uscì ed era notte”: uscendo dalla
Luce, staccandosi dalla luce, dal Verbo interiore, si cade in balia degli
avvenimenti, non si sa dove andare, si resta dominati dalle cose esteriori. Ad
un certo punto Giuda è stato dominato, ossessionato, portato via: non ha più
l’anima nelle sue mani. Ma questo avvenne come lezione di Dio affinché non
abbiamo ad essere Giuda, non abbiamo a trovarci nella notte. Anche quando
consideriamo Giuda dobbiamo avere sempre in mente Dio e la sua intenzione nel
presentarci Giuda: che cosa ci significa? Che cosa vuol dire attraverso questa
scena? Dio opera per portarci alla salvezza, quindi anche in quello che ci
presenta in Giuda, dobbiamo vedere l’opera di misericordia di Dio per evitarci
di cadere nella notte, di cadere in un amore possessivo come quello che Dio ci
presenta in Giuda.
Gesù dicendo queste parole a
Giuda, evidenzia l’intenzione che già era in lui. Quindi il boccone che gli
dà, le parole che gli dice sono opera di misericordia per sbloccarlo, per
fargli mettere fuori ciò che ha dentro, al fine di fargliene prendere
coscienza e liberarlo, prendendo su di sé la sua colpa.
Domanda (T): Il boccone che gli dà era un segno di amicizia o un
indicazione per gli altri per rivelare il traditore? Di solito si sentono dare
queste interpretazioni.
Luigi: Prendiamo la lezione da Dio e
chiediamoci cosa Dio ci vuole significarci con questa scena, quindi dobbiamo
restare nelle parole, nei segni e nei significati che la scena ci presenta.
Gesù ha detto sottovoce a Giovanni che il traditore era colui al quale avrebbe
dato il boccone intinto; quindi nessun altro lo udì. Lo dice sottovoce, prende
il boccone e lo da a Giuda: i dati sono questi. Non lo disse a tutti, lo disse
a Giovanni, e non per accontentare la sua curiosità, ma per fare scattare la
gelosia a Giuda. Perché? Perché era necessario che accadesse questo, perché era
necessario che il Figlio dell’uomo fosse tradito, preso, condannato,
crocifisso. Era necessario che ciò accadesse per ciascuno di noi, non per
Giuda, per Pietro o per Giovanni, perché attualmente siamo noi spettatori di
quest’opera di Dio. Quindi personalmente dobbiamo interrogare Dio: che cosa mi
vuoi insegnare attraverso questo episodio?
Dio ci presenta che il suo boccone ha scatenato
Giuda: “dopo il
boccone, satana entrò in lui; preso il boccone uscì subito…” Perché il boccone intinto ha scatenato Giuda? Come
mai? Perché Giuda aveva un amore geloso. Evidentemente amava Gesù perché l’aveva
seguito per tre anni, ma il suo era un amore geloso, possessivo, nel pensiero
dell’io. Quando pensiamo a noi stessi
entriamo nell’amore geloso e non siamo più contemplativi dell’Amore di Dio:
lo vogliamo per noi, quindi siamo gelosi. E questo ci getta in balia del
demonio, per cui non capiamo più nulla.
Gesù l’ha fatto perché era necessario, dunque il
gesto di dargli il boccone è stato un grande atto d’amore per Giuda, ma non nel
senso in cui comunemente si interpreta (cioè nel senso che dare un boccone
intinto nel proprio piatto sia un segno di amicizia, di predilezione), ma in
quanto è stato lui stesso a determinare quanto è avvenuto, in modo che Gesù
potrà dire a Giuda: “no, guarda, non sei stato tu, sono stato io, perché era
necessario”. Così Gesù ha preso su di sé la colpa di Giuda: e questo è un
grande atto di amore e di misericordia: l’ha liberato dalla dannazione eterna.
Giuda non ha capito e si è impiccato. Ma se Giuda vede che Gesù ha preso su
di sé la colpa non è dannato; per questo non è detto che Giuda sia
all’inferno, ma bisogna che capisca che Cristo ha preso su di sé la colpa di
ogni uomo.
Gesù ci libera dalle nostre colpe proprio perché le
prende su di Sé. Quindi ha preso su di sé anche la colpa di Giuda, come ogni
nostra colpa. È proprio così che ci dà la possibilità di salvarci, se no
diventa una colpa eterna, perché non troveremmo chi ci giustifichi; e se
nessuno ce ne libera siamo dannati.
Quindi Gesù provocando Giuda, scatenandolo (poiché
il male era già in Giuda) ha finito di prendere su di sé questa colpa di Giuda,
o meglio, l’esteriorizzazione della colpa. Gesù prende così su di sé le nostre
colpe (“senza di
Lui non possiamo fare nulla”).
Domani ci dirà: “Sono stato io che ti ho fatto fare quello… era necessario”.
È come se una madre uccisa dal proprio figlio,
nell’altra vita dice al figlio: “No, guarda, non sei stato tu che mi hai
uccisa, ma io mi sono fatta uccidere da te… è solo per “gioco” che mi sono
lasciata uccidere, perché era necessario per…” Queste parole liberano il figlio
dalla sua colpa!
Il Verbo incarnandosi in tutte le cose prende su di
sé le nostre colpe (è l’Agnello di Dio che prende su di sé i nostri peccati) e
ci dà la possibilità di entrare nel suo amore e nella liberazione.
Se una persona ci dice “sono stato io”, che
liberazione! A Giuda Gesù dirà: “l’ho fatto io per evitare a tutti di tradire”.
Pensiamo che liberazione per Giuda! Perché Giuda aveva un grande amore per
Gesù. Non l’ha tradito per il denaro (il denaro è stato l’elemento
occasionale), ma per l’amore al suo io, cioè per l’amore possessivo che nutriva
per Gesù. Giuda amava molto Gesù, se no non si sarebbe ucciso quando seppe che
lo avevano condannato a morte. Si impiccò, perché per lui Gesù era tutto: uno
non si va a impiccare per la morte di uno che conta poco per lui. Gesù contava
molto per Giuda, ma era un amore nel pensiero di sé. La sua vita con la morte
di Gesù non aveva più valore, non aveva più senso. Certamente fu preso dal
rimorso per averlo venduto, ma non si accontentò dei soldi: che cosa se ne
faceva se uccidevano il suo Maestro? Infatti andò a restituirli e andò ad
impiccarsi perché non poteva più sopportare la vita senza il suo Maestro. E se
non sopportava la vita senza Gesù, vuol dire che Gesù per lui era tutto. Nel
pensiero dell’io si distrugge la vita in sé e negli altri. Se teniamo conto
di Dio non distruggiamo nessuna vita (non strappiamo nemmeno una foglia se non
c’è un motivo), ma partecipiamo alla vita e collaboriamo per la vita. Ma
quando non teniamo conto di Dio, quando pensiamo a noi stessi distruggiamo la
vita, perché diventiamo principio di morte.
È approfondendo che si comprende che Giuda ha
tradito per gelosia, per un amore possessivo nei confronti di Gesù (se non lo
avesse amato non l’avrebbe seguito per tre anni); ma il suo amore era un amore
geloso, cioè espressione del pensiero dell’io, quindi non era amore.
Dio è Verità, quindi nel pensiero del suo Io è
Carità, Amore, Verità. Noi
no, perché non siamo verità; noi nel pensiero del nostro io non abbiamo amore,
carità, verità. Amando noi stessi, pensando a noi stessi non possiamo avere
amore, ma solo un amore possessivo, egoistico. Dio amando Se stesso non è
egoista. Noi sì. Come mai? Perché Dio è verità, invece noi da soli, senza di
Lui, non siamo Verità: siamo verità solo in quanto partecipiamo a Lui Verità,
cioè il nostro amore è vero solo in quanto partecipiamo alla sua Verità.
Il vero amore è sempre dato a noi da questo rapporto con Lui, da questa partecipazione
alla sua Verità. Se invece pensiamo a noi diventa un amore fuori posto, che
strumentalizza tutti, che riporta tutto a sé, anziché a Dio.
Quindi nel pensiero dell’io ciò che noi chiamiamo
amore non è amore, ma egoismo. Abbiamo vero amore solo nel Pensiero di Dio. Dio
è il Creatore e chi ama Dio, cioè chi ha Dio al centro della propria vita, non
ha nessuna difficoltà ad amare tutto e tutti, perché tutte le creature sono
opere sue. Il suo amore è molto diverso dall’amore di chi ama se stesso, perché
chi ama Dio non tende a strumentalizzare gli altri, quindi ama anche i nemici,
perché vede in essi l’opera di Dio. Li ama in quanto Dio li vuole. Nel pensiero
dell’io noi amiamo tutti coloro che ci servono, che ci battono le mani, che ci
soddisfano, invece quelli che non soddisfano i nostri interessi non possiamo
fare a meno di odiarli, perché ci ostacolano in quello che desideriamo. Nel
Pensiero di Dio siamo portati ad amare tutti, si vuole la vita di tutti. È nel
pensiero dell’io che si semina la morte. Il diavolo è detto omicida, perché
distrugge la vita. Per forza, perché è nel pensiero dell’io.
Chi ama Dio invece non può fare a meno di volere
ciò che Dio vuole, quindi ama tutti, anche i nemici. L’amore ai nemici è il
banco di prova, la verifica per vedere se in noi c’è il Pensiero di Dio,
l’amore di Dio: se sentiamo amore anche per chi non ci ama, ci critica, ci è
antipatico, ci ha fatto del male, è segno che in noi c’è amore per Dio; se
invece crediamo di amare Dio e non sentiamo amore per il nemico, è segno che in
noi non c’è amore per Dio. Questo “sentire” non è sentimento, non è amore
d’istinto, ma è presenza di Dio, è percepire la presenza di Dio anche nel
nemico.
Chi ha presente Dio quindi sente amore anche per il
nemico, perché vede la positività dei nemici. S. Paolo: è riconoscente sia verso
gli amici che i nemici perché tutti hanno contribuito ad essere quelle che era.
Chi pensa a Dio, chi ha Dio al centro si accorge
che tutto e tutti contribuiscono a portarlo alla vera vita, ad essere partecipe
della vita con Dio. Quindi se anche i nemici ci aiutano a pensare a Dio,
possiamo comprendere il senso delle beatitudini: “Beati voi quando diranno male
di voi, beati voi quando vi odieranno per causa mia”. Beati: se Gesù dice
che è beato è perché costoro vedono i nemici come opera di Dio, quindi amano;
c’è amore perché vedono l’opera di Dio. “È mano di Dio che mi aiuta a
liberarmi, se no immagino di essere giusto”.
Nel Pensiero di Dio tutto (persecuzioni,
incomprensioni e perfino sbagli nostri) diventa adorabile, diventa liberatorio
per noi, aiuto per unirci a Dio e quindi si ama tutto e tutti, anche chi fa
soffrire. “Tutto
concorre al bene di coloro che amano Dio”. Ma se sono nel pensiero dell’io tendo a distruggere ciò
che mi contraddice, chi mi fa soffrire.
Tutto è buono nel Pensiero di Dio. Che liberazione
sapere questo! Non interessa tanto che sia bello, ma che sia vero. Tutto è
buono per chi ama Dio, perché tutto contribuisce a liberarci da ciò che ci
impedisce di partecipare della vita di Dio. Quindi quando c’è amore per Dio
siamo portati ad amare anche il nemico: è il banco di prova dell’amore, per
vedere se in noi c’è amore per Dio; ma può essere il banco di prova per farci vedere che non
c’è amore per Dio perché c’è in mezzo il pensiero dell’io. In tal caso va
rivisto il nostro rapporto con Dio, perché il lavoro principale è quello di
togliere il pensiero dal centro, per riferire tutto a Dio come centro.
Accogliere
dalle mani di Dio tutto è il fondamento della fede, ma si accoglie per cercare di capire cosa Dio fa e cosa
dice. Dio parla non perché rimaniamo come degli scemi di fronte alla sua
parola, ma perché vuole che la capiamo. Parla a noi chi vuole rivelarci il suo
pensiero. Quindi Dio ci parla non solo perché accogliamo la sua Parola, ma per
rivelarci il suo Pensiero. Dio fa una conversazione con ciascuno di noi: il
fine della conversazione è condurre un altro a vedere il pensiero di chi parla.
Dio ci parla, conversa con ciascuno di noi per
condurci a vedere il suo Pensiero, il suo Verbo. Il primo passo di chi ascolta
è l’attenzione.
Sta’ attento! Dio ti sta parlando, non disprezzare
niente, da attenzione! La terra che calpesti è sacra! Ma poi cerca di seguire
la conversazione, di giungere alla convinzione, perché Lui parlando vuole
condurti a capire il suo Pensiero; quindi non essere stolto col dire e
ripetere: “questo è Tempio di Dio! Questo è tempio di Dio! Questo è Tempio di
Dio!”
L’amore vuole conoscere tutto dell’Essere amato;
non si accontenta di dire: “tutto è opera sua”, ma vuole capire. “Lo
Spirito Santo, che è Spirito d’Amore, vuole conoscere tutto, vuole penetrare
tutto il segreto di Dio” (dice
S. Paolo:), proprio perché è amore. Ora,
Cristo ha dato a noi questo Spirito perché conosciamo tutto di Lui. Quindi
accogliamo e desideriamo di conoscere il suo Pensiero: è lì, nella
conoscenza del suo Pensiero, che si rivela la sua Presenza. È questa
conoscenza di Dio e del suo Regno che ci porta ad amare tutto e tutti, perché
ci fa capire il significato degli avvenimenti e delle persone, e quando uno
capisce il significato delle creature, non può fare a meno di amare. Comprendendo,
il nostro amore per Dio cresce. Noi non amiamo perché non comprendiamo. Per
questo Gesù dice: “Cerca prima di tutto il Regno di
Dio”, cioè cerca di capire ciò che Dio fa per la tua salvezza.
Quindi quando vedo che tutte le creature, anche i
nemici, contribuiscono alla mia salvezza, quando vedo che sono opere di Dio per
me, non posso fare a meno di amarli: sono Parole di Dio per me. Quindi
ringrazieremo anche Giuda per l’aiuto avuto, perché siamo stati messi
sull’avviso dalla scena che Dio gli ha fatto recitare, affinché non abbiamo a
cadere nell’errore dell’amore nel pensiero dell’io, nel tradimento. Con questa
scena Egli ci dice: “Attenzione! L’amore nel pensiero del tuo io ti porta al
tradimento, nella notte. Per evitarti questo, che per te sarebbe rovina eterna,
ti ho presentato uno che ha fatto quella parte…”. Quindi superati e ama Dio
nel Pensiero di Dio e non nel pensiero del tuo io.
Domanda A.: La notte è voluta
da Dio, quindi è sempre effetto di dispersione?
Luigi: Di per sé la notte è
positiva, perché è creata, voluta da Dio, però è sempre silenzio,
allontanamento… Infatti la differenza tra il giorno e la notte sta in questo:
di giorno abbiamo l’evidenza delle cose, la pressione delle cose su di noi, la
vicinanza: la parola di Dio giunge a noi. Di notte le cose si attenuano,
tutto è più silenzioso, e questo dovrebbe favorire il nostro silenzio
interiore, il raccoglimento, per poter ricuperare le cose, che durante il
giorno sono giunte a noi, nello spirito. Infatti di giorno lo spirito
nostro si stanca, si distrae, perché attratto da tante cose che esercitano su
di Lui una pressione; la notte è sospensione di questa pressione per dare la
possibilità allo spirito di immagazzinare, di assimilare tutto quanto ha
ricevuto.
Tra il giorno e la notte c’è la stessa differenza
che c’è tra il suono e la pausa: dopo il suono c’è il silenzio. La parola è
fatta di suono, ma anche di silenzio, perché è nella pausa, nel silenzio che la
parola acquista in noi il vero significato. Così di giorno le cose, le parole
giungono a noi, di notte abbiamo l’allontanamento di esse, affinché prendiamo
coscienza di ciò che abbiamo avuto durante il giorno.
La notte prima del peccato, all’inizio della creazione, era momento di pausa,
di ricupero, di raccolta di ciò che Dio ha fatto vedere durante il giorno. La
sera il Signore passeggiava con Adamo e conversava con lui; Adamo raccoglieva
tutto in Dio, conversando con Dio.
La notte dopo il peccato: diventa dispersione, disorientamento, non sapere dove
andare, cecità. Notte nel negativo.
Più si è immersi nel peccato e più si vive la notte
in senso negativo: dispersione. Più si è fuori dal peccato e più si percepisce la
notte in senso positivo: momento di raccoglimento in Dio.
La notte è il distacco dalle parole che durante il
giorno premono su di noi (cfr Il re della parabola che va in un paese lontano
per ricevere l’investitura: per lasciarci liberi di sceglierlo Re).
La notte diventa così la nostra terra d’Egitto. È
in terra di esilio, lontano dalla Persona amata, che l’uomo manifesta la sua
fedeltà, e si rafforza nell’amore. Ma l’esilio, la notte, nel peccato, può
diventare motivo di dispersione anziché di rafforzamento, di raccoglimento.
Infatti tante persone nel silenzio impazziscono, quindi fuggono. Invece il
silenzio dovrebbe essere un luogo di ricupero.
Le persone che fuggono il silenzio non sono
orientate all’essenziale, per cui si riempiono di esteriorità; però presto o
tardi sentono il vuoto, perché le cose esteriori non danno vita durevole. Vanno
alla spiaggia, al football, in macchina e hanno la sensazione di vivere; ma
quella non è vita, ma solo apparenza di vita, perché sono tanto bisognosi di
rumore per riempire il vuoto dentro. Perfino nella musica troviamo tanti rumori
disorganizzati: è segno e specchio del disordine interno.
Chi è orientato all’essenziale invece ha bisogno di
tanto silenzio. Più l’anima è vuota (perché disorientata) e più ha bisogno di
rumori, di folla, viaggi, ecc.
Più l’anima è piena, esternamente ha bisogno
fermarsi e scappa dai rumori.
Per questo Gesù nel discorso della montagna parla
di un vero capovolgimento di valori, perché proclama beato chi accoglie i
valori dello spirito e dice “guai” a chi crede solo nei valori che passano. Quella
che il mondo dice vita Gesù dice “morte”, quello che il mondo dice felicità Gesù dice
tristezza e viceversa.
Gesù
parla dello Spirito e nello Spirito. Il peccato non ha annullato tutto nell’uomo, perché c’è in lui il bisogno
dello Spirito; per cui la notte essendo stata creata da Dio per ricuperare,
raccogliere le sue parole, per chi crede nello spirito, essa mantiene come
fondamento questa positività originale.
Meno uno è nel peccato e più percepisce i valori
originali; più uno è nel peccato vive la notte in senso negativo, come
dispersione, disorientamento; invece più uno è fuori dal peccato più vive la
notte in senso positivo, come momento di raccoglimento in Dio.
L’anima, quando ha percepito l’essenziale, lei
stessa sente il bisogno di silenzio: non lo subisce e nemmeno ha bisogno che
glielo dicano, per cui mentre gli altri corrono, lei sente il bisogno di
fermarsi.
L’amore geloso è l’amore egoista: Giuda vuole Gesù
tutto per sé. È l’amore nel pensiero dell’io, nell’amore di sé. Dio non è
egoista quando ama se stesso: noi se amiamo noi stessi siamo egoisti. Perché? Dio
amando se stesso ama la Verità: chi ama la verità non è egoista.
Cioè, l’errore non sta nell’amare se stessi. Il
problema è la Verità. Noi non siamo la Verità, quindi diciamo che pensare a se
stessi, amare se stessi è un errore. Dio è Verità, quindi amando se stesso,
perché è la Verità, rimane nella Verità. Noi se amiamo noi stessi non siamo
nella Verità, facciamo un errore. Quindi Dio, essendo Verità, ama se stesso, e
non è egoista. Mentre noi se amiamo noi stessi sbagliamo, perché noi non siamo
Verità. Noi dobbiamo amare la verità, se no siamo egoisti (Ego = io al centro).
“Ama gli altri come te
stesso”: ami te stesso se
ami la Verità; quindi ami gli altri come te stesso se fai loro amare la verità,
se non li esalti, ecc. (il timore
dell’essenziale è segno di debolezza, di sensibilità dell’io). Il vero amore è
orientamento alla Verità.
Luigi: Domenica scorsa abbiamo
parlato dei confini della luce; cioè, la luce ha i suoi confini. Sembra che la
luce non abbia confini, invece li ha; infatti il nostro universo non è
infinito: ha dei confini che sono dati dalla luce. Ma noi corriamo sempre il
rischio di oltrepassare i confini, per cui finiamo con l'esperimentare la
notte. Noi dobbiamo invece imparare a restare nei confini della luce, cioè a
restare nell'iniziativa di Dio; non dobbiamo mai fare nel pensiero del
nostro io, perché l'agire nel pensiero del nostro io, di iniziativa nostra ci
butta nella notte.
Noi possiamo chiederci perché Dio non ha fatto
tutto luce: il Regno di Dio è un Regno di Luce, Dio è Luce, e come mai allora
c'è la notte? Ecco: perché noi, proprio per la passione di Assoluto che
portiamo in noi, corriamo il rischio di attribuire l'Assoluto a ciò che
l'Assoluto non è: così facendo noi entriamo nella notte; perché ogni cosa va
sempre riportata a Dio. Dio è il Punto fisso di riferimento, se noi assumiamo
un altro punto fisso di riferimento, ecco che entriamo nella notte.
Conoscere è sempre rapportare; un rapporto presuppone sempre un termine fisso di
riferimento, un metro; ma se il mio metro non è Dio, automaticamente il mio
giudizio viene falsificato. Perché, siccome io ho la passione di assoluto,
quello che io prendo come punto di riferimento lo ritengo assoluto. Quindi c'è
già implicitamente un errore, e naturalmente questo errore si proietta su
tutto, sbagliando tutto. Perché si è partiti col piede sbagliato. Quindi
bisogna rivedere quel punto fisso di riferimento. Perché quando noi mettiamo un
punto fisso di riferimento lo mettiamo con la passione di assoluto, e se il
punto non è Dio restiamo ingannati: perché il giudizio c'è, la ragione c'è, c'è
il fatto razionale (infatti stabilito il punto tutto poi è una conseguenza) ma
tutto invece è sbagliato.
Ora, Dio non ci lascia mai soli; chi mi fa
accorgere che ho un punto di riferimento sbagliato è l'opera stessa di Dio, che
ad un certo momento mi fa venir fuori le contraddizioni. Ad esempio: se il
punto fisso di riferimento per giudicare tutto è il "Sabato", come lo
era per i farisei, ad un certo momento quando arriva Cristo ci butta tutto
all'aria. E perché Cristo ci butta all'aria il Sabato? Perché il Sabato non è
Dio: "il
Sabato è fatto per l'uomo": è un
mezzo.
Se noi assumiamo un mezzo come fine Dio interviene,
e ce lo mette in contraddizione. E se realmente ci interessa Dio accettiamo
tutto da Dio, anche le contraddizioni, e le consideriamo come un invito a cercare
più in profondità.
Luigi: L'uomo che non conosce la
Verità non è libero, è schiavo delle passioni. L’uomo crede di essere lui a
scegliere, in realtà è scelto. Un uomo che dice a una donna (e viceversa):
"io ti amo con tutto il cuore", ma è tutto un processo di ormoni;
ecco, l'uomo si crede libero, ma in realtà è dominato da-. Altrimenti Gesù non
avrebbe detto “conoscerete
la Verità e la Verità vi farà liberi”. Gesù non dice “la verità
vi farà liberi” a chi è libero, ma
lo dice a chi non è libero. Quindi l’uomo non è libero, lo dice la Parola di
Dio. Quindi anche quando crediamo di scegliere siamo scelti, perché siamo
attratti. Faccio un esempio: uno che ha messo il denaro al di sopra di tutto
può essere condotto ovunque, basta presentargli del denaro; lui crederà di
essere libero “sono io che scelgo il denaro”, invece è il denaro che lo
sceglie.
Luigi: Ci fa capire che c'è la
notte. E questa notte è proprio data dal fatto che noi non riportiamo le cose
nel Principio, sta nel Verbo, sta in Dio. Tutto quello che teniamo unito a Dio,
quello ci illumina; quello che teniamo disunito ci butta nella notte.
Se non siamo uniti a Dio, non possiamo sopportare
Dio. E allora dobbiamo scappare nella notte. Ad un certo momento, senza Dio, si
arriva a preferire la notte, a non sopportare il giorno. Per questo bisogna
affrettarsi: perché Dio opera in tutto per renderci capaci di sopportare la sua
Luce. Perché, se la sua luce arriva a noi prima che in noi si sia formata
la capacità di sopportarla, noi dovremo scappare. Ecco perché non si vede Dio:
è il tempo per noi della capacità di portare Dio.
La Parola arriva a noi per darci la possibilità di
formare la capacità; ma se non aderiamo ad essa, si perde e ci rende
impossibile il capire. Non si resta nella possibilità: la possibilità è
soggetta al tempo. O si evolve in capacità, o si evolve in impossibilità di
conoscere Dio.
Da parte di Dio la volontà sua è quella di salvare
tutti; per cui, se io guardo Dio, certissimamente Lui mi salva; però devo
aspettarmi la salvezza da Dio. Se faccio conto su altro da Dio certamente mi
danno.
Luigi: La notte è un segno, un segno
della nostra lontananza da Dio. Perché la notte praticamente rende
testimonianza alla luce. Così come la morte nostra rende testimonianza che la
vita non è in noi: la nostra vita è Dio. Allora, la morte è ancora un atto di
misericordia divina per farci capire che la nostra vita è altrove. Tutto rende testimonianza a Dio. La
notte glorifica la Luce. La morte glorifica la vita. Ma bisogna riferire tutto
a Dio, altrimenti si fraintende.
Luigi: "Era notte", Giuda era uscito dal luogo della luce. Noi abbiamo
questa possibilità: possiamo trascurare Dio, noi possiamo non riportare le cose
nel Principio. Ecco: noi possiamo fermarci all'apparenza delle cose: qui c'è
la notte.
Luigi: Giuda riceve un messaggio: "quello che devi fare fallo
presto", che l'ha urtato
terribilmente. Giuda ha capito cosa gli voleva dire Gesù, siccome lo portava
dentro; lui stava meditando, maturando come fare per tradirlo; e si sente dire "fallo presto", quindi si è visto conosciuto, ed è quello lo ha
fatto partire. A un certo punto l'ambiente in cui sei brucia, si incendia: devi
scappare, non c'è niente da fare! È un po’ come il figlio maggiore della
parabola del figliol prodigo: vi è un momento in cui l'ambiente della casa
paterna gli diventa insopportabile, è quando non sopporti quell'amore che non
ha mai condiviso.
Luigi: Il problema è quello di
imparare a restare nell'iniziativa di Dio; perché tutto quello che parte
dall'iniziativa nostra ci butta nella notte. Bisogna dunque imparare a vivere
nell'iniziativa di Dio. È la Madonna: la Madonna è caratterizzata da questo:
ha fatto tutto nell'iniziativa di Dio. Noi dobbiamo essere tutto orecchio e
niente bocca: tanto scotch sulla bocca! J
Luigi: Dobbiamo ricevere le Parole
da Lui, ma anche dobbiamo guardare Lui per ricevere da Lui l'intelligenza delle
Sue Parole: altrimenti restiamo nella notte.
ciclo C - cassetta n° 107
della casa di Preghiera (28.12.1991):
Nino: Giuda esce volendo fare
quello che già voleva fare, ma non sa che è nelle mani di Dio.
Luigi: Non era più padrone di sé, "satana entrò in
lui....", non poteva più dominarsi.
Succede questo nell'uomo: non si può più dominare.
Franca: Giuda fa soltanto quello che
Dio gli fa fare...
Luigi: Sta andando ad impiccarsi
senza rendersene conto, come dire: nessuno si rende conto della gravità di
quello che succede nella vita di ogni persona. Giuda è a poche ore dal
suicidio e nessuno se ne rende conto: evidenzia quanto noi siamo grossolani nel
vedere le cose.
Franca : Ed era uno di loro, è stato con loro per
tre anni...
Luigi: Ma non è Giuda il problema;
la cosa grave è che gli altri non capiscono il dramma di Giuda, è la loro
grossolanità.
Franca: E questo "era notte"?
Luigi: Vuol dire che tutto
partecipa. È Dio che fa l'esterno e che fa l'interno; qui succede una tragedia
dentro e una tragedia fuori. Quasi a dire che c'è un disegno comune tra il
mondo esterno e il mondo interno. Tutto partecipa alla tua tragedia, che è
opera di Dio.
Pinuccia A.: Se gli altri
avessero percepito il dramma di Giuda, sarebbero riusciti a fermarlo?
Luigi: In questa scena era tutto
scritto.
Pinuccia A.: Ma neanche un
tentativo...
Luigi: Il tentativo l'ha fatto Gesù,
però era necessario; Giuda è stato un attore, a sua insaputa, perché è Dio che
gli ha fatto recitare quella parte. Questo ci fa anche capire che tante nostre
colpe, tanti nostri errori che noi facciamo forse non sono errori, non sono
colpe, ma è Dio che ce li fa fare per farci prendere coscienza di certe cose o
perché dobbiamo servire per certe lezioni. Perché Dio è il creatore.
Pinuccia A.: Ma Giuda
suicidandosi ha preso coscienza?
Luigi: No, Giuda ha preso coscienza
di fronte a Dio. È Dio che ci fa prendere coscienza. La coscienza ci viene dal rapporto con la Verità. È di fronte a Dio
che si prende coscienza; e lì Giuda è stato liberato. Perché di fronte a Dio ha
preso coscienza che quello che credeva di aver fatto, e che è stata la causa
del suo suicidio, era Dio che gliela fatto fare. È nella Luce che noi troviamo il
grande perdono, perché il nostro io ci condanna. Siamo noi stessi che ci
condanniamo, non è Dio che ci condanna, perché diciamo: "non vorrei aver
fatto quello...". Ma questo accade perché pensiamo di essere noi a fare;
quando invece ci troveremo di fronte a Dio, Dio ci farà capire che è Lui il
Creatore di tutte le cose, comprese le cose che abbiamo fatto e di cui proviamo
vergogna, cose che attribuiamo al nostro io; e capito questo troviamo la grande
liberazione. Dio prendendo su di sé quello che noi crediamo di aver fatto ci
libera dalla colpa. È Dio che libera dalla colpa, ma ci libera con la sua
Luce, la Luce di Dio Creatore. Ecco perché si dice che Dio prende su di sé le
nostre colpe, che Cristo è morto prendendo su di sé le nostre colpe; e le
prende su di sé in quanto ci dice: "non sei tu che l'hai fatto".
Quando Cristo, arrivando nel Cielo del Padre, trova Giuda e gli dice: "non
sei tu che l'hai fatto, ma sono Io che te lo fatto fare, perché era necessario
affinché tutti evitassero di diventare dei Giuda”, a quel punto Giuda si sente
liberato "ah, è Lui che me la fatto fare; credevo di essere io".
Quindi nel pensiero del nostro io, noi ci ossessioniamo proprio perché non
vediamo la luce. È nella luce che
troviamo il perdono.
Sandra: Giuda prende il cibo da
Gesù...
Luigi: È proprio quel boccone che lo
ha scatenato. Tu immagina la scena: Giuda è nel pensiero dell'io, ad un certo
momento Gesù dice: "uno
di voi mi tradirà";
tutti quanti a chiedersi chi possa
essere. Poi Pietro fa un cenno a Giovanni, Giovanni sottovoce si rivolge a Gesù
e Gesù prende un pezzo di pane e lo offre a Giuda. Capisci cosa succede?
Giovanna: “Preso il boccone subito uscì”.
Luigi: Si è scatenato; è stata una
bufera che l'ha portato via, non poteva resistere.
Giovanna: Ma perché dice: "satana entrò in lui"?Giuda era già nel pensiero dell'io. C'è un momento
in cui...
Luigi: ...il vaso trabocca; viene
portato via, si scatena una bufera, non puoi esistere; è un naufragio, ti porta
via tutto. Giuda non ha capito più niente, è andato, ha preso i denari, poi
pentito li ha riportati, li ha buttati nel Tempio, ed è andato ad impiccarsi.
Evidentemente non era più padrone di sé. Intanto però ti rivela che razza di
unione c'era tra Giuda e Gesù; non ci fosse stato un legame fortissimo non si
sarebbe scatenata una tempesta simile. Questo è per dire a noi: "stai
attento che ti può succedere questo"; può arrivare un momento in cui tu
non vorresti eppure sei costretto a fare.
Giovanna: Prima Lui ci lascia fare...
Luigi: Non ci lascia fare niente,
perché è Dio il Creatore, ed è Lui che fa tutto. Siamo noi che nel pensiero del
nostro io crediamo di fare. Il peccato è tutto interno, perché separiamo la
creatura dal creatore. Il peccato non è quello che si fa fuori, il peccato
avviene dentro e soltanto dentro. Fuori è tutta opera di Dio. Ho detto molte
volte che ci fosse anche solo un
granello di sabbia non voluto da Dio, Dio cesserebbe di essere Dio. Non
succede niente, assolutamente niente che non sia voluto da Dio. Dio non è
condizionato.
Giovanna: Giuda è geloso perché amava
Gesù.
Luigi: Sì, ma nel pensiero dell'io.
La gelosia è un desiderio di possesso: tu desideri una cosa, quella cosa se la prende un altro e
tu diventi gelosa. Quello che noi chiamiamo amore è desiderio di possesso, ma
questo non è amore. Nel mondo due si “amano” perché uno vuole possedere
l'altro, tutto lì.
Bruno: È una rappresentazione
scenica. Nella nostra vita il Signore ci può usare come attori...
Luigi: Tu senza saperlo reciti una
parte e a te questo non deve interessare. A te deve interessare ciò di cui
sei fatto spettatore, perché tutto ciò di cui sei fatto spettatore è tutta
opera di Dio per te. Quindi c'è tutto quello che arriva a te indipendentemente
da te. E tutto questo lo devi vedere come opera di Dio per te; allora tu sei
spettatore di Dio che sta operando. Dio è il Creatore ed è Lui che opera ogni
cosa. Tu sei fatto spettatore delle opere che fa Dio. "Cercate il Regno di
Dio", cosa vuol dire? È Dio che fa
tutto, è Dio che Regna in tutto. Ora, se tu sei fatto spettatore, in che
cosa consiste la tua responsabilità? Consiste nel capire la lezione che ti
viene dallo spettacolo. Quindi la nostra responsabilità sta tutta lì. Dio
un giorno ti dirà: io ti ho fatto spettatore di questo avvenimento, io ti ho
fatto spettatore di questa parola, io ti ho fatto spettatore di questo incontro
e tu che cosa hai capito? "Ero Io", noi di fronte a Lui che ci dice
"ero Io" cosa possiamo dire?
Bruno: Possiamo essere spettatori di
noi stessi?
Luigi: Certo, tu reciti una parte,
ma non sei tu che reciti, è Dio che te la fa recitare, per cui tu non sai
quello che vedono e osservano gli altri; tu non puoi sapere quale lezione Dio
da agli altri attraverso di te. Quindi Dio ti fa anche spettatore di quello che
tu reciti, perché non sei tu a recitare, dunque anche quella la devi prendere
come lezione di Dio. Ecco, se facciamo un atto vile, dobbiamo chiederci:
"Signore, perché mi hai fatto
compiere questo atto vile?", lo devi ragionare con Dio, perché Dio ti ha
fatto spettatore di un episodio avvenuto per mezzo tuo, però anche qui sei nel
campo dello spettacolo.
Bruno: Però non capisco perché
questa scena ci è stata presentata per evitare di farci diventare dei Giuda.
Luigi: La scena di Giuda è
spettacolo per noi; per cui Dio per farci capire la lezione fa fare quella
parte a Giuda per dire a noi “vedi, non superando il pensiero dell'io si arriva
a questi amori possessivi, a questi fallimenti”. È lezione di Dio per noi che
attualmente siamo spettatori. Può darsi che noi, senza saperlo, come Giuda,
stiamo recitando una parte per altri. Non dobbiamo giudicare Giuda, ma dobbiamo
chiedere “Signore, cosa mi vuoi dire attraverso questo Giuda che Tu mi
presenti?”. Il nostro rapporto deve sempre essere con Dio. Non dobbiamo
fermarci alle creature, perché mentre Dio ci presenta le creatura ci da un
ordine ben preciso: “tu non giudicare”. Quindi noi ci troviamo di fronte a
Giuda, ma abbiamo anche la Parola di Dio che ci dice di non giudicare.
Io non devo giudicare Giuda, nessuno mi autorizza,
soprattutto la parola di Dio, quindi nel momento in cui Dio mi presenta una
scena mi dice “non giudicarla”, nel senso di non attribuire l’avvenimento alla
persona coinvolta. Giudicare vuol dire attribuire una cosa a qualcuno; noi non
dobbiamo attribuire questa scena a Giuda. “Allora, Signore, perché me lo
presenti? Che cosa devo fare?”. Capire! Dobbiamo capire che cosa Lui ci vuole
insegnare. Dio è il regista. Dunque non giudichiamo l’attore, ma cerchiamo
di capire cosa il regista ci vuole dire, perché l’ha fatto per noi.
Cris: “Era notte”, nulla avviene per caso.
Luigi: È il regista che ti presenta
la scena e che ti fa compiere l’azione, per cui la scena è adeguata
all’’azione. Qui l’azione è avvenuta in piena notte.
Pinuccia A.: Con Giovanna hai
detto: certe volte non vorresti, eppure sei costretto.
Luigi: Si capisce, non siamo liberi
di volere. È soltanto nella conoscenza
della Verità, nella conoscenza di Dio che noi siamo fatti partecipi di Dio ed
abbiamo la libertà. Ma non è la libertà di volere, perché noi vogliamo
quello che conosciamo come verità; e nella conoscenza di Dio vogliamo
perfettamente Dio. In caso diverso noi dobbiamo fare esattamente quello che Dio
dispone.
Pinuccia A.: Cioè, noi siamo costretti
se non siamo in sintonia con Dio.
Luigi: Per essere in sintonia con
Dio dobbiamo voler fare la volontà di Dio. Ecco allora che c’è la libertà. Tu
avendo conosciuto la verità, avendo anche tutto il mondo contro, non ti smuovi,
perché avendo conosciuto la volontà di Dio non c’è nessuno che possa
convincerti del contrario.
Franco: Non dobbiamo giudicare, però
per capire la lezione di Giuda dobbiamo poter dire “Giuda ha fatto la parte di
Giuda”.
Luigi: D’accordo, se tu vedi un attore
dici: quell’attore ha recitato una parte malvagia, però non attribuisci
all’attore quella malvagità. Forse è un angelo che Dio, come regista, ha preso
per fargli fare quella parte. Tu osservi la parte e la prendi dalle mani di Dio
e dici “Signore, cosa mi vuoi dire?”, la prendi come specchio per te.
Rita: Dobbiamo essere spettatori di
ciò che Dio fa fare a noi.
Luigi: Non “dobbiamo”, lo “siamo”.
Lo spettacolo arriva indipendentemente da me; per cui, anche quello che Dio fa
fare a me io sono chiamato a osservarlo; faccio un esempio: se prendo una
cassetta e la cassetta cade per terra, devo chiedere “Signore, perché mi hai
fatto cadere la cassetta?”.
Rita: Quindi Giuda avrà detto
dentro di sé “come mai Dio mi fa fare questa parte?”
Luigi: No, non possiamo giudicare
Giuda.
Rita: Avrebbe dovuto anche lui…
Luigi: Avrebbe dovuto un cavolo…,
perché lui era nel pensiero dell’io. Quindi noi abbiamo l’attore preso nel
pensiero dell’io, dominato da questa passione che ad un certo momento conclude
con un suicidio. Noi abbiamo questa scena e non possiamo dire lui doveva fare o
non doveva fare.
Rita: Lui l’ha fatta nonostante sé.
Luigi: Appunto. È Dio che gliela
fatto fare. È Dio il Creatore di tutte le cose. È proprio conoscendo le cose
da Dio che Giuda viene liberato, perdonato. Non è Giuda che l’ha fatto.
Pinuccia B.: Questo episodio di
Giuda è motivo di grande speranza; perché se lui che era nel pensiero dell’io
entrando nella Verità è stato liberato…
Luigi: Ma è stato liberato affinché
tu non fossi nel pensiero dell’io. Tu non sei autorizzata ad essere nel
pensiero dell’io solo perché Giuda era nel pensiero dell’io. Giuda è morto
impiccato per evitare a te di morire impiccata dal pensiero dell’io.
Pinuccia B.: Allora se vedo un
fratello nel pensiero dell’io…
Luigi: Tu non devi giudicare
nessuno, perché Dio sta parlando con te personalmente e parla con ognuno
personalmente. Tu devi prendere le lezioni dalle mani di Dio, perché Dio ti da
delle lezioni proprio per evitare di finire nel pensiero del tuo io, perché nel
pensiero del tuo io finisci all’inferno, non puoi farne a meno; perché il
nostro io staccato da Dio è un demonio.
Pinuccia B.: Perché ci
permettiamo di dire quando Giuda è di là sarà liberato?
Luigi: Per far capire che l’episodio
di Giuda Dio l’ha fatto fare per te. Ma se tu diventi un Giuda tu non sei
perdonata. Sia Giuda che Cristo sono morti per te affinché tu non ti
sentissi autorizzata a vivere nel pensiero dell’io. Guarda che si tratta di
creature che muoiono. Cristo è morto, e in quale modo è morto, quindi non è
stato uno scherzo. Questo vuol dire che il rischio è grosso.
Pinuccia A.: Ma in base a che
cosa diciamo che Giuda verrà liberato?
Luigi: Prima di tutto perché Dio ci
dice di non giudicare nessuno. Quindi nessuno lo può mandare all’inferno compreso
Dante. La Chiesa stessa non dice che Giuda è all’Inferno.
Pinuccia A.: Sì, ma non
possiamo nemmeno dire il contrario.
Luigi: Certo. Ma c’è una predica stupenda di Don Primo
Mazzolari “Io amo anche mio fratello
Giuda”, e già qui hai una certa chiave di lettura. Tutto quello che è avvenuto
attorno a Cristo è tutto per la nostra salvezza. Quindi noi dobbiamo tener
presente che Cristo doveva morire e morire in quel modo. Tutto quello che
avviene con gli apostoli sono lezioni di salvezza per noi. Quindi anche Giuda
rientra in questo disegno di salvezza. E il disegno di salvezza è opera di Dio.
Cristo stesso muore non perché gli uomini l’hanno ucciso, ma perché è nel
disegno di salvezza del Padre per tutti gli uomini. Quindi dobbiamo leggere
tutto in questa intenzione di Dio che vuole salvare tutti; e per salvare tutti
fa accadere questa scena. Perché tutto è specchio per noi. Quando Dio ti
parla è per presentarti lo specchio di quello che puoi essere o sei.
Quando quegli fu fuori, Gesù disse: ‹adesso è stato glorificato il Figlio
dell’uomo e Dio è stato glorificato in Lui›.Gv 13 Vs 31
Argomenti: Glorificare è
accettare la volontà dell’altro – La morte di Dio in noi – Le concessioni di
Dio – La giustizia interiore – La conoscenza per fede – Morire al pensiero
dell’io -
10/Agosto/1987
“Quando quegli fu fuori…”: Gesù dando il boccone a Giuda lo
invita a fare presto quello che deve fare. Con questa autorizzazione Gesù
accetta su di sé la Passione e la morte, prende su di sé questa volontà del Padre;
accetta la morte, quindi glorifica Dio. Per questo, quando Giuda esce per
compiere il suo tradimento, Gesù può dire: “adesso il
Figlio dell’uomo è stato glorificato”. Tutta la gloria del Figlio è poter testimoniare, dimostrare ciò che
ama: il Padre al di sopra di tutto.
Il Figlio si caratterizza in questo: sempre riporta tutto
al Padre, attribuisce tutto al Padre, in tutto glorifica il Padre e non se
stesso. Quindi tutta la gloria del Figlio sta nel testimoniare il suo amore per
il Padre al di sopra di tutto. Il Figlio è glorificato perché rivela,
manifesta ciò che Egli è, ciò che lo fa essere, quindi, quando muore
testimonia il suo amore per il Padre e
ci da la possibilità di amare anche noi il Padre: ecco, “Dio
è stato glorificato in Lui”.
L’amore di Cristo per il Padre è la gloria del Cristo. Il
nostro amore per il Padre è la nostra gloria, se lo amiamo come Cristo lo ha
amato. Infatti, la “gloria” in Dio è ciò che uno è; ciò che uno è, lo si riceve
da Dio, perché è Dio che comunica l’essere.
La testimonianza del Figlio e di tutti noi sta in questo
amore puro e fedele, in questo amore unico per il Padre, e qui sta la gloria di
ognuno di noi.
Più io sono fedele ad una cosa sola, più questa è la mia
gloria. La mia gloria sta
nella purezza con cui io so amare. La non gloria sta nell’amore inquinato, nel
compromesso.
“Ama Dio con tutto il tuo cuore”, questa è la tua gloria eterna.
La gloria di ciascuno di noi sarà l’amore con cui avremo
amato e ameremo il Padre.
Gloria del Figlio è ciò che Egli è nei confronti del
Padre. Così è per noi. Più grande è l’amore e più grande è la gloria. L’amore
per Dio ci fa compiere la volontà di Dio e testimoniare così l’amore di Dio per
noi (“…e Dio è
stato glorificato in Lui”).
“Adesso è stato glorificato il
Figlio dell’uomo…”: la glorificazione del Figlio avviene quando Egli compie
la volontà del Padre. Lo dice Gesù quando si avvia alla Passione: “…affinché il mondo sappia che Io amo il Padre” (la glorificazione di uno è la manifestazione
dell’essere di quell’uno; nel caso di Gesù è l’amore del Padre che fa essere
Gesù).
La gloria del Figlio è il pensiero del Padre, l’amore al
Padre. Quindi la sua morte in Croce è la sua gloria, perché attraverso questa
morte in Croce testimonia l’amore per il Padre (“affinché il mondo sappia che Io amo il Padre”). Gesù ci ha insegnato fino a che punto
si ama quando si crede, fino a quale punto si ama quando si ama; ci insegna
così a morire a noi stessi. Perché non basta che Cristo sia morto per essere
salvi. Noi ci salviamo in quanto prendiamo su di noi questa sua morte e moriamo
a noi stessi. Ed è così che si entra
nella nostra gloria, che si glorifica Dio.
Manifestando il nostro amore per Dio, l’amore che ci fa
essere, si glorifica, si manifesta Dio.
“…e Dio è stato glorificato in Lui”: Cristo manifesta il suo amore per il
Padre perché non si difende: manifesta, testimonia di voler amare il Padre e di
voler compiere la sua volontà al di sopra di tutto, anche a costo della propria
vita, anche a costo di morire. Testimonia la gloria di Dio e il suo amore per
Dio, fino alla morte: Cristo qui ha glorificato il Padre ed è stato
glorificato.
Domanda: Come si arriva ad accogliere tutto da Dio?
Luigi: Si acquista la capacità di accogliere tutto da Dio, quanto più si è
impegnati di accogliere Dio nel segreto, perché chi ama Dio lo cerca e lo
conosce personalmente, nel segreto; questo allarga la nostra anima e la fa
capace di accettare tutto; in caso contrario non si può.
L’accettare tutto da Dio è frutto di conoscenza. Se non si conosce non si può arrivare
ad accettare tutto da Lui. Quindi bisogna impegnarci per conoscerlo. È solo la
tanta conoscenza di Dio e del suo Regno in noi, è solo questa ricerca personale
di Dio che forma in noi la capacità di accettare tutto da Lui. E questa
ricerca personale, che non si accontenta di ciò che dicono gli altri, è amore
vero, personale. Più uno cerca personalmente Dio e più Dio lo fa capace di
accogliere tutto da Lui e desideroso di portare tutto a lui per capire.
“E Dio è stato glorificato in Lui”: il Padre è glorificato quando il
Figlio fa la volontà del Padre; facendo la volontà del Padre, il Padre viene
manifestato, fatto conoscere. Infatti glorificare vuol dire manifestare ciò
che uno è, far conoscere.
Entrare nella gloria del Padre vuol dire entrare nella
conoscenza del Padre. Gloria = manifestazione = conoscenza. La gloria è la
manifestazione di ciò che uno è in Dio, quindi è la conoscenza. “Adesso il Figlio dell’uomo è
stato glorificato”,
ritraducendo diciamo “adesso è stato manifestato l’amore che il Figlio
dell’uomo ha per Dio, perché ha accettato di essere tradito e mandato a morte”.
La Croce è la glorificazione di Cristo, perché nella
Croce Cristo ha manifestato fino a qual punto ha amato la volontà del Padre (“affinché il mondo sappia…”).
“Ora il Figlio dell’uomo è stato
glorificato” = “ora è stata
data al Figlio la possibilità di manifestare il suo amore essenziale”. E
ritraducendo “…e Dio è stato glorificato in lui”, diciamo “…e Dio è stato manifestato
in Lui”, cioè Dio è fatto conoscere.
Quando cerchiamo al di sopra di tutto la Volontà di Dio
glorifichiamo, e siamo glorificati nello stesso tempo, Dio. Ma se noi non
conosciamo Dio in noi (cioè se non lo glorifichiamo in noi) non lo possiamo conoscere
fuori, cioè non possiamo glorificarlo fuori di noi, cioè accettare tutto da
Lui. L’interiorità prevale sull’esteriorità (si può essere felici in una baita
e tristi in una casa d’oro). Se diciamo di conoscere Dio solo dall’esteriore
recitiamo…
Glorificare Dio quindi vuol dire conoscere Dio, penetrare
in Dio. E penetrando in Dio si riceve l’essere (= si è glorificati =
testimoniamo, manifestiamo ciò che siamo, ciò che ci fa essere). Quando
manifesti il tuo amore principale (Dio) manifesti Dio e quindi sei glorificato
ed è glorificato Dio.
Luigi: Gesù qui parla per insegnare a noi che quando accettiamo di morire a noi
stessi, quando accettiamo ciò che ci umilia, noi glorifichiamo il Padre e siamo
glorificati.
“Ora il Figlio dell’uomo è stato
glorificato e il Padre è stato glorificato in Lui”, perché il Figlio è stato glorificato? Quando è stato
glorificato? Quando ha accettato su di sé il tradimento, la passione, la morte,
quando ha preso su di sé il peccato di Giuda.
Il Figlio è stato glorificato in questo, perché
glorificare vuol dire manifestare ciò che uno è. Accettando il tradimento, la
morte, il Figlio ha manifestato il suo amore per il Padre, quindi ha
manifestato Se stesso, perché è proprio questo amore per il Padre che lo fa
essere. Uno è glorificato nella misura in cui glorifica. Glorificare Dio
è manifestare l’amore che uno ha per Dio, ed è proprio manifestando questo
amore che si è glorificati. Infatti la gloria di uno è ciò che uno è in Dio, e ciò
che uno è in Dio è dato dall’amore che uno ha per Dio. Per questo Gesù dice
“chi perde la sua vita la
salverà”, ecco la
glorificazione: amando, perdendo la propria vita per Dio, si salva la vita, si
è glorificati. Glorificando Dio si è
glorificati.
Quello che uno fa per amore di Dio diventa la glorificazione
di Dio e la propria glorificazione. Infatti più ti dedichi a Dio, più la luce
di Dio ti illumina e ti fa essere, perché l’essere viene dall’Essere. Ma si
richiede che l’Essere, Colui che ci fa essere, sia veramente il nostro essere.
Colui che mi fa essere deve essere Colui che mi fa
essere; c’è una differenza tra le due espressioni, perché non è detto che colui
che mi fa essere sia Colui che mi fa essere. La glorificazione di Dio e la
mia glorificazione avviene soltanto quando Colui che mi fa essere diventa per
me veramente Colui che mi fa essere. Perché fintanto che ciò che mi fa essere è il mondo o le cose che
passano, ecc., ciò che mi fa essere non è Dio.
Colui che ti fa essere è tuo padre, ma solo se Dio
diventa la tua vita, allora Dio diventa tuo Padre. Cioè, la glorificazione
avviene quando colui che mi è Padre diventa veramente mio Padre. Colui che è
mio Padre deve diventare mio Padre. Quando le cose combaciano abbiamo la
glorificazione di Dio. Cioè quando si arriva a quella totalità di amore, per
cui si ama come Lui ci ama, allora il Padre ci glorifica come noi lo
glorifichiamo. Il dono totale di Dio a noi richiede il dono totale di noi a
Dio, cioè ci richiede una veglia infinita. Per questo Gesù ci dice: “Non preoccuparti del mangiare e del
vestire, ma cerca prima di tutto il Regno di Dio”, perché bisogna essere totalmente disponibili per Dio,
avere come unico interesse Dio: solo così avviene la glorificazione di Dio in
noi e la nostra glorificazione. Bisogna
fidarsi di Dio.
Ci fidiamo di un datore di lavoro, lavorando per lui
(fabbrica, banca, ecc.) tutta la
giornata, perché egli in cambio ci assicura il mangiare, il vestire, la
pensione, la malattia, ecc. A molto
maggior ragione dovremmo fidarci di Dio, che vale molto più di un industriale o
di un direttore di banca, ecc., che provvede a tutto per i propri dipendenti.
Ecco, Dio provvede a tutto per chi dipende totalmente da Lui e lavora per
conoscere Lui. Ma bisogna lavorare.
È Dio che fa tutto; un giardino, se il giardiniere non lo
cura, va a rotoli. È un segno per dirci che se non ci occupiamo del giardino
interiore crescono le erbacce. Dio provvede a chi si occupa di Lui. Ma se
dubitiamo di Dio facciamo peccato e il nostro giardino va a rotoli.
Se uno è veramente convinto di Dio e si occupa di Lui, il
problema della sussistenza non c’è più. Se il Signore ci fa vedere, come segno, che lavorando
per qualcuno, questo provvede per il nostro sostentamento, malattia, vecchiaia,
ecc., è per farci capire che a chi si occupa di Lui non mancherà nulla: Dio
vale molto di più di questo qualcuno. Gesù lo dice chiaro: “Non preoccupatevi del mangiare e
del vestire”.
Noi non constatiamo che è vero perché non ci impegniamo,
dobbiamo incominciare a metterci alla prova. Dio aiuta, accompagna chi si
occupa di Lui; si può sbagliare, ma Dio fa capire gli sbagli. Non importano
gli sbagli, purché rimanga sempre vivo l’interesse per Lui, perché a suo
tempo Dio farà capire gli sbagli. Egli solleva il problema e nello stesso tempo
aiuta a risolverlo. Più uno sbaglia e più superando lo sbaglio cresce la
convinzione del bisogno che abbiamo di Lui. Pietro ha tradito il suo
Maestro, ma è rimasto con Lui nonostante tutta la sua miseria e Gesù l’ha
condotto alla Pentecoste. L’importante è non scostarci da Lui. Il nostro punto
fisso di riferimento deve sempre essere la Parola di Dio (cfr. Eliseo che non
vuole separarsi da Elia).
Se stiamo attenti il Signore in tutto il Vangelo ci da
queste lezioni sull’essenzialità, sull’unica cosa necessaria da cercare: “lascia che i morti seppelliscano
i loro morti”.E quando Pietro
chiede a Gesù “che ne
sarà di Giovanni?”, Gesù
risponde “Se voglio
che egli resti fino al mio ritorno a te che importa? Tu vieni e seguimi!”. Non dobbiamo quindi appellarci al buon
senso, al “se tutti facessero così”, ecc., perché sarebbe un freno che ci
impedirebbe di avanzare. Dio a tutti chiede la stessa cosa perché il fine è
unico, ma guida ognuno personalmente. I tempi sono suoi. Ognuno deve
rispondere a Dio quando Dio gli si presenta, senza guardare gli altri o
rimandare a domani.
“Quando quegli fu fuori Gesù disse
‹ora il Figlio dell’uomo è glorificato›”: la lezione positiva è in ciò che dice Gesù e non in ciò
che fa Giuda. Cioè la lezione da trarre non è questa: Giuda pecca e Dio è
glorificato in tutto e da tutti trae gloria; in quanto Gesù non parla affinché
siamo dei Giuda, ma per farci diventare figli di Dio, per evitare di essere
Giuda.
La lezione dobbiamo sempre prenderla da Gesù e non dagli
altri. Gesù si è incarnato per insegnare a noi a diventare figli di Dio, a
glorificare Dio in tutto, in ogni situazione, anche se dolorosa.
Dio in tutto parla a noi per insegnarci come si vive con
Lui, fino a che punto si ama quando si ama veramente. Nel versetto seguente
Gesù spiega per noi, per la nostra applicazione personale.
ciclo B - incontro n° 226 della Casa di Preghiera (22.08.1987):
Luigi: Gesù ha accettato la volontà
del Padre, per questo ha glorificato Dio. Glorificare vuol dire conoscere ciò
che un essere è. Ora, Dio è Colui che è, quindi glorificare Dio vuol dire
metterlo come principio di tutto, far dipendere tutto da Lui. Il Figlio qui
glorifica il Padre perché accetta tutto dal Padre, anche la morte, ha accettato
di morire per glorificare il Padre. Si glorifica in quanto si accetta la
volontà dell’altro (mettendolo al di sopra di tutto), quindi ci si annulla.
Infatti Gesù dice: “Io non
sono venuto da me stesso, non sono venuto a cercare la mia gloria, sono venuto
a glorificare il Padre”. Gesù
ha autorizzato Giuda a fare quello che doveva fare, ha accettato la volontà del
Padre, ha accettato la sua morte.
Luigi: Dio continua ad esistere
anche se gli uomini dicono: “Dio non esiste”, pacifico! Però, gli uomini
dicendo “Dio non è”, diventano figli di quello che hanno detto. Non possono
annullare Dio, però sperimentano l’assenza di Dio, perché diventano figli di
quello che hanno detto. Diventando figli di quello che hanno detto, in loro
c’è questa attrazione proprio per ciò che hanno detto (non secondo Dio) e
questo crea il dubbio. Per cui nell’uomo non c’è l’annullamento però c’è il
dubbio, e nel dubbio l’uomo è paralizzato.
Luigi: Qui fa capire che bisogna
glorificare Dio in noi, perché se noi glorifichiamo Dio, anche Dio glorificherà
noi. Dio ci glorifica in quanto ci fa esperimentare la sua Presenza. E
per esperimentare la sua Presenza, la sua gloria, bisogna accettare di mettere
il nostro io in periferia, cioè bisogna accettare il proprio niente, perché Lui
è tutto.
Luigi: Dio, destinandoci a una meta,
si è già manifestato a noi, perché se Lui non si fosse già manifestato a noi, noi non potremmo nemmeno desiderarLo,
nemmeno pensarLo. Quindi Lui ha già realizzato un’unione con noi, è già con
noi, però noi non siamo con Lui; noi possiamo desiderare altro, possiamo
desiderare fini diversi da Dio. Ora, fintanto che il nostro desiderio non
coincide con il desiderio di Dio, saremo sempre in questa condizione: Dio è con
noi, ma noi non siamo con Lui.
Avviene che qualche volta Dio è con noi anche nei nostri
desideri, in questa condizione Egli si fa servo della creatura, si sottomette
alla creatura. Questo ovviamente è un rapporto sbagliato, per cui non può
durare.
Luigi: Autorizzando Giuda ha
praticamente sottoscritto la volontà del Padre.
Luigi: Noi non possiamo realizzare
nulla se Dio per primo non si annuncia a noi. Ora, Dio si annuncia a noi, e
se io dico “io non debbo essere al centro della mia vita o dei miei pensieri,
né di quelli degli altri”, evidentemente, implicitamente testimonio che so chi
è Dio.
Perché, se io divento orgoglioso, cattivo, mi accorgo di
essere ingiusto, di essere nel peccato? Perché sono convinto che è un Altro il
centro e non io. Chi crea è un Altro, non sono io; e sapendo che chi crea è un
Altro io devo far posto, dentro di me, a Colui che crea: questa è la giustizia
essenziale, interiore.
Luigi: Creandoci Dio si unisce a
noi, per cui noi non lo possiamo ignorare. Si unisce a noi perché tutto è
segno di Lui, tutte le creature ci dicono “non sei tu che ci hai fatte”. E già
questa è una prima rivelazione. Dopo ogni rivelazione si richiede sempre
una risposta nostra. Ma cosa vuol dire dare una risposta a “sei Tu
il Creatore”? Vuol dire cercare la sua
volontà. Quindi vuol dire non più fermarsi ai propri sentimenti, ai propri
desideri, ai propri interessi, ma cercare in tutto il Pensiero di Dio. Se diamo
questa risposta, Dio ci concede un’altra luce, che attende un’altra risposta. E
così, di luce in risposta, Lui ci porta fino a Pentecoste. Se c’è una risposta
che difetta c’è un arresto, e si ricade.
Luigi: Una persona che si mette
in vetrina si sta distruggendo. Dio vuole evitare questa distruzione alla
creatura, per questo ci invita a morire al nostro io.
ciclo C - cassetta n° 108 della Casa di Preghiera (04.01.1992):
Domenico: Cristo va morire in Croce per
fare la volontà del Padre. Quindi è Dio che vuole la morte di suo Figlio; e non
va detto che la permette, ma la vuole. “Sono venuto a fare la volontà del Padre mio”, in questa volontà del Padre che vuole la morte
del Figlio, che per noi è la somma ingiustizia, sono comprese tutte le altre.
Luigi: Nel Cristo che muore in croce c’è la sintesi di tutta
l’opera di Dio. La Croce è il “clou”, è il punto finale, infatti Cristo
muore dicendo “tutto è
compiuto”, il che vuol dire che tutta
l’opera di Dio si conclude in quel punto. Basta fermarsi a meditare su
Cristo morto in Croce per avere la chiave di lettura di tutta la sofferenza del
mondo, di tutti i tradimenti, di tutto, perché tutto si sintetizza lì.
Sandra: Che si capisca o non si capisca la volontà di Dio viene
fatta ed è gloria.
Luigi: Sì, perché Dio trae gloria da tutto, però il punto
centrale sta in questo: tu sei fatta partecipe in quanto capisci, se non
capisci sei tu che ti escludi. La partecipazione avviene attraverso la
conoscenza; è conoscendo che sei fatta partecipe. La Verità la trovi
conoscendola, non c’è altro modo; nessuno ti può dire “sii buona e capirai il
perché…” , no, perché se tu ti limiti a essere buona non capisci niente, e sei
fuori; la Verità la trovi conoscendola, non c’è altra via.
Giovanna: “Quando egli fu uscito…”, non può essere inteso
come il momento in cui moriamo al pensiero del nostro io?
Luigi: No, Gesù è stato glorificato, perché Egli stesso ha
fatto fare a Giuda quello che era necessario affinché morisse in Croce. È Gesù
che ha voluto morire; infatti quando prima hanno cercato di uccidere Lui non si
è fatto uccidere per far capire che l’ora in cui si l’avrebbero ucciso era per
decisione sua. È come quando desideriamo capire una cosa, facciamo molti sforzi
ma non capiamo, poi all’improvviso arriva la luce; è per farci capire che
quando arriva la luce non siamo noi ad averla conquistata, ma è dono gratuito
di Dio.
Allora sii riconoscente,
glorifica Dio.
Ecco perché molte volte Dio ci
fa aspettare; noi chiediamo e Dio non risponde proprio perché altrimenti lo
attribuiremmo a noi.
Bruno: Riconoscere che tutto viene da Dio, beni e mali, è
glorificare Dio.
Luigi: È Dio il
Creatore; è proprio attraverso ciò che noi chiamiamo “mali” che Dio ci dà i maggiori aiuti. Perché le
cose che noi chiamiamo “beni” soddisfano noi, le cose invece che noi chiamiamo
“mali” sono contro di noi; ma sono proprio le cose che contrarie a noi che più
ci obbligano a superarci, a trascenderci, ad impegnarci a capire. In una
situazione in cui noi abbiamo sempre trascurato Dio, Dio attraverso una cosa
“assurda”, “impossibile” ci raggiunge e intanto incominciamo a dialogare con
Lui (era lì che Dio ci aspettava). Quindi attraverso i “mali” è Dio che sta
operando per farci entrare in colloquio con Lui. Fintanto che Dio ci inonda di
caramelle noi diciamo “Come è buono Dio”; ma in questa situazione non si
cambia. È solo quando arriva la batosta seria che si incomincia a cambiare. Se scivoli su una buccia di
banana e ti sbucci soltanto un dito, poco importa, ma se resti paralizzato
allora la faccenda inizia ad assumere un altro aspetto, qui nasce il “perché”;
ma a questo punto tu ritorni a essere un bambino, ritorni a chiederti “perché”,
riprendi quel colloquio iniziato da bambino che hai poi smarrito smettendo
di chiederti “perché”.
Rita: Questo versetto dice a noi che saremo glorificati solo
quando avremo accettato la nostra croce fino in fondo.
Luigi: Noi saremo
glorificati soprattutto quando non vorremo essere glorificati.
Pinuccia B.: Glorificare vuol dire…
Luigi: Riconoscere quello che uno è. Il peccato è non
riconoscere, è la non testimonianza, è separare la creatura dal Creatore. Tutto
è opera di Dio, non separare, non staccare l’opera dall’operatore.
Pinuccia B.: Qui dice che il Figlio dell’uomo è stato glorificato e
Dio è stato glorificato in Lui; sono due movimenti: la glorificazione del
Figlio e la glorificazione del Padre. La glorificazione del Figlio avviene in
quanto Lui manifesta il suo rapporto con il Padre, accetta pienamente la sua
volontà.
Luigi: Glorificando resta glorificato.
“Se Dio è
stato glorificato in Lui, Dio a sua volta lo glorificherà
in Se stesso, e ben presto lo glorificherà”. Gv 13 Vs 32
Argomenti: Il tempo per capire
– L’intelligenza della Parola – La molteplicità di pensieri – La conoscenza di
quello che siamo in Dio – Consumare nell’unità – Raccogliere in terra o in
cielo -
10/Agosto/1987
Luigi: È
una lezione che il Figlio da a noi: se in te glorifichi Dio, cioè se tu metti
Dio prima di tutto, al centro della tua vita, come punto fisso di riferimento,
allora Dio ti farà vedere anche attorno a te il suo Regno, la sua Verità. “A chi mi ama Io mi rivelerò”.
Se
tu riconosci l’importanza di Dio, la Verità di Dio in te, allora “ben presto” Lui ti farà vedere il suo
Regno, la sua Verità, cioè ti “glorificherò
in Se stesso”.
Dice
“se”, perché è una cosa che può non
avverarsi. Tutto dipende da quel “se”,
perché noi possiamo anche non glorificare Dio sopra di tutto, dentro di noi:
possiamo pensare a noi o agli altri, possiamo mettere il nostro io al centro,
la creatura al posto di Dio, la parola degli uomini al posto della parola di
Dio, ecc.
Se
tu invece glorifichi Dio dentro di te, cioè riconosci l’essenzialità di Dio,
l’importanza di Dio, allora ben presto Dio ti farà vedere attorno a te il suo
Regno, la sua Verità. Se tu purifichi il bicchiere dal di dentro, allora verrà
pulito anche l’esterno. Se tu togli la trave che c’è nel tuo occhio, allora
sparirà la pagliuzza che è nell’occhio del fratello; cioè, quando l’anima
glorifica Dio subito, ben presto è glorificata da Dio.
Se
invece noi ci diamo da fare per pulire l’esterno del bicchiere e non
glorifichiamo Dio dentro di noi, facciamo un pasticcio e sporchiamo ancor di
più l’esterno e l’interno.
“A sua volta lo glorificherò”:
Dio ci glorificherà (se noi lo glorificheremo) in quanto vedremo un cambio
della situazione del mondo esterno e ci sentiremo conosciuti, amati, perché è
Dio che ci illumina; vediamo il Regno di Dio attorno a noi e ci vediamo nel
Regno di Dio: questa è la glorificazione della creatura.
Bisogna
mettere molta attenzione al nostro pensiero se vogliamo custodire e accrescere
la fede. Gesù dice che basta un granello di senapa per spostare le montagne,
cioè basta incominciare (= ecco il significato del granello). In un atto di
fede c’è tutto un infinito in sviluppo, così come dal piccolo granello di
senape nasce uno degli arbusti più
grandi. È molto importante custodire e coltivare un pensiero di fede. È più
facile per Dio creare mille universi che ottenere un pensiero di uomo.
Il
nostro pensiero è più grande del mondo, dell’universo intero, perché lo
comprende, ma il mondo non comprende il nostro pensiero.
Solo
Dio comprende il nostro pensiero. Noi ci sentiamo soli perché abbiamo in noi
una cosa che solo Dio può comprendere. È grande misericordia da parte di Dio
lasciarci incompresi fintanto che non cerchiamo Lui.
Non
siamo noi che possiamo pensare a Dio: quando lo pensiamo è Dio che pensa a noi.
Non basta volerLo pensare per poterlo pensare: è Lui che si fa pensare e quando
vuole Lui. “Dove Io sono (da soli) non potete venire”: solo con Lui, con il
Pensiero di Dio. Così, dipende da Dio anche la comprensione della sua Parola:
quando non la comprendiamo, custodiamola e andiamo avanti ad approfondire altre
parole. Il tempo della Luce è suo.
Cerchiamo in questo versetto il significato
per la nostra vita personale; quale lezione di vita vera ci vuole dare Gesù
attraverso queste parole? Cosa ci vuole insegnarci? “Se in noi Dio è glorificato”, cosa vuol dire?
C’è un “se” che
può anche non avvenire. Dice un “se”,
perché lo dice per noi.
È collegato con l’argomento della domenica: “Non sono venuto per fare la mia volontà, ma
la Volontà di Colui che mi ha mandato”.
Cos’è questo glorificare Dio in noi? C’è un interiorità,
una glorificazione interiore che precede la conferma del Padre, la
glorificazione da parte del Padre che “…lo
glorificherà in Se stesso”, cioè si farà conoscere.
“Se Dio è
stato glorificato in lui” (cioè se Dio è stato glorificato
in noi, riconosciuto in noi): attraverso il Figlio ci viene fatto conoscere il
suo Pensiero, la sua Intenzione, la sua Volontà. Glorificare in noi il Padre
vuol dire non fare nulla autonomamente, ma cercare di conoscere in tutto la
sua Volontà, il suo Pensiero, la sua Intenzione.
Glorificare vuol dire manifestare, far conoscere. Se
attraverso il Figlio avremo conosciuto personalmente il Padre, il Padre in Se
stesso ci farà conoscere il Figlio e quindi anche il Figlio sarà glorificato, e
noi con Lui.
Cristo è venuto per farci conoscere il Padre, per
insegnarci a glorificare il Padre “Non
sono venuto per fare la mia volontà, ma la volontà di Colui che mi ha mandato”.
Ce lo dice per darci l’orientamento all’essenziale.
Per che cosa Dio ti ha dato la vita?
La vita te l’ha data per conoscere Dio.
E tu per che cosa vivi?
Fintanto che ciò per cui tu vivi non coincide con il fine
per cui Dio ti ha dato la vita c’è una difformità. Ora, il Cristo parla per far
coincidere la tua vita con il fine di Dio; come l’ago della bussola con il
nord. Cristo parla per orientarci al fine per cui siamo stati creati. Se il
nostro fine è un altro da quello per cui siamo stati creati, dobbiamo rivedere
il nostro rapporto con Dio, con il Padre.
Creandoci, Dio non ci lascia senza orientamento. Egli ci
dice: “il tuo fine è questo: glorificare Dio, cioè conoscere Dio”. Se in
coscienza non possiamo dire che stiamo vivendo per il fine per cui siamo stati
creati, certamente non glorifichiamo Dio, anche se lo preghiamo. Dio ci ha
creati in terra, che è il luogo in cui non si vedono le cose secondo il
Pensiero di Dio, però su questa nostra terra ci viene detto: “fa tutto secondo
il Pensiero di Dio”. Dio non lo vediamo, ma dobbiamo fare tutto secondo il
Pensiero di Dio; non dobbiamo vivere secondo le cose apparenti, ma dobbiamo
cercare in tutte le cose apparenti il Pensiero di Dio, affermare il Pensiero di
Dio: questo è cercare di conoscere Dio, glorificare Dio.
Devi metterti con tutte le tue forze, con tutta la tua
mente, con tutto il tuo cuore a cercare di conoscere il Pensiero di Dio nelle
cose apparenti, cioè devi generare il Figlio, il Pensiero di Dio in te, per
arrivare alla Presenza del Padre. La funzione della Madonna è proprio
quella di generare il Verbo di Dio in noi. Glorificare Dio è cercare di
conoscere il Pensiero di Dio in tutto. È questo il comandamento centrale di
Dio, la volontà di Dio su di noi, ciò che Dio chiede e vuole da noi (quindi
tutto va sottoposto a questo): “Ama il
tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua mente, con tutte le tue
forze”.
Che cosa vuol dire amare? Amare vuol dire cercare la
presenza dell’essere amato.
Se non cerco la presenza non amo, amo solo a parole. Se
amo veramente mi tormento fintanto che non riesco a realizzare la vita con
l’essere amato, cioè ad arrivare alla sua Presenza: e questo arrivare alla
Presenza è conoscerLo. Glorificare è conoscerLo, tendere alla sua Presenza,
cercare la sua Presenza. E questa è la vera fatica dell’uomo, il vero lavoro:
se manca questo, manca tutto; anche se conquistassimo tutto il mondo.
La volontà dell’uomo si muove sulla conoscenza;
chi sa che Dio è il Massimo valore, vuole glorificarlo, metterlo in alto, al
disopra di tutto, per giungere a conosceLo; quindi in tutto tende a conoscere
il suo Pensiero, la sua Intenzione, e più lo conosce, più vuole glorificarlo,
più vuole conoscerLo.
Meno si cerca Dio, meno lo si conosce e meno lo si vuole.
“Se Dio è
stato glorificato in Lui, Dio a sua volta lo glorificherà in Se stesso”: Dio glorificherà a Pentecoste l’uomo che ha
glorificato Dio dentro di sé. Abbiamo prima tutta una fatica dell’uomo che
tende a conoscere Dio (“se Dio è stato
glorificato in Lui”): Dio ce l’ha ordinato: “Uomo, devi tendere con tutte
le tue forze a cercare il tuo Signore, a conoscere il Pensiero del tuo
Creatore, a conoscere il tuo Dio”. Gesù ce lo ribadisce: “devi perdere tutta la tua vita, se la vuoi ritrovare”. È il vaso
di profumo spezzato ai piedi di Gesù, il Maestro; perché questo è amore.
Certo, questo non basta (“Dove Io sono voi non potete venire”) per arrivare alla conoscenza
di Dio, ma si arriva su quella soglia in cui la creatura fa solo conto su Dio
ed attende la rivelazione del Padre. Lì avviene la nascita dal Padre: la città
di Dio, la nuova Gerusalemme che discende dal Cielo.
Quindi, prima c’è lo sforzo da parte della creatura per
ascendere al Cielo, e Cristo venne per questo, per farci salire. Egli ci fa
salire formando in noi la struttura del Figlio, nella misura in cui noi
assimiliamo tutte le sue parole; ci porta cioè ad essere tutto Pensiero di Dio
e ci affida al Padre, davanti a quella soglia in cui Cristo stesso ci lascia. Abbiamo
il dono della Presenza del Padre quando in noi si è formata la struttura del
Figlio. È la Pentecoste, quando il Padre si fa conoscere personalmente alla
creatura che ha in sé la struttura del Figlio (= “Dio a sua volta lo glorificherà in Se stesso”).
Noi con Cristo possiamo arrivare solo fino su quella
soglia in cui bisogna attendere il dono della Presenza del Padre: qui abbiamo
la nascita della creatura nuova, del figlio. La chiamiamo “soglia” perché
giunti lì dobbiamo solo aspettare, non si vuole e non si cerca più altro: sono
i dieci giorni che precedono la Pentecoste, i dieci giorni di silenzio, di
attesa: “Non muovetevi da Gerusalemme
fintanto che non sarete investiti dallo Spirito, dall’Alto” (la creatura
nuova nasce dall’Alto).
Arrivare sulla soglia vuol dire far conto in tutto solo
su Dio. Lì anche il Cristo ci lascia (Ascensione) e ci dice: “Ci rivedremo alla destra del Padre e faremo
una cosa sola”. Qui si nasce da Dio. Qui il Padre ci glorificherà in Se
stesso. Ma tutto questo presuppone questo “se”,
perché possiamo non glorificare Dio dentro di noi, perché possiamo andare a
vanvera con i nostri pensieri, anziché cercare in tutto il Pensiero di Dio. Se
invece lo mettiamo in alto, al di sopra di tutto, Egli ci da la sua Luce e si
rivela a noi.
“Ad ognuno
sarà dato ciò che avrà voluto avere”: se desideri conoscere Dio, Dio “ben
presto” si farà conoscere da te. “Mi
troverete quando mi cercherete con tutto il vostro cuore”: ma fintanto che
non c’è questa totalità non lo troveremo.
Giungere a questa totalità non dipende da noi: aderire
a Dio è dono di Dio. Se lo facciamo dipendere da noi non entriamo; si entra
nel Regno di Dio, nella conoscenza di Dio, facendo conto solo su Dio,
unicamente su Dio.
“…e ben
presto lo glorificherà”: la traduzione “subito”, anziché “ben presto” non è esatta, perché infatti c’è un’attesa di dieci
giorni, che corrisponde alla mezz’ora di silenzio di tutto l’universo di cui ci
parla l’Apocalisse che precede la rivelazione di Dio. E non avviene
automaticamente (= subito), ma per gratuito dono di Sé del Padre alla creatura,
ormai purificata, fatta tutto Pensiero di Dio. Infatti deve verificarsi nella
creatura questa passione per la gloria di Dio, per trovare la Presenza di Dio,
per conoscere Dio. A questa passione della creatura per Dio corrisponde la passione
di Dio per la creatura: è l’incontro di due amori. Il dono di sé da parte di
Dio non è automatico, perché la creatura deve conoscere che è puro dono
gratuito e libero di Dio (e lo esperimenta nell’attesa).
È per questo che la grande rivelazione di Dio è preceduta
da una mezz’ora di silenzio totale. Di tutto il mondo, di tutte le creature, di
tutto di noi stessi. Tutta la creazione, tutto l’universo creato è messo a
tacere. Sulla vetta (su quella soglia) la creatura è solo puro ascolto, e chi
parla è solo Dio. Bisogna far tacere ogni altra voce per poter ascoltare
solo la voce di Dio.
Il dono della Presenza è una conseguenza, o meglio, è
condizionato al dono totale della creatura al suo Signore; è condizionato cioè
da quel “se”, da questa preoccupazione
di glorificare Dio in tutto di noi e fuori di noi.
Nel versetto precedente Gesù fa una constatazione: dice
che Lui è stato glorificato “adesso”,
perché ha accettato la Volontà del Padre; accettando su di sé il tradimento, la
passione, la morte, Dio è stato glorificato in Lui, proprio perché Gesù ha
messo prima di tutto la volontà del Padre.
In questo versetto invece Gesù dà la spiegazione per noi,
per me personalmente: se tu ti preoccupi di fare la volontà di Dio, ti
accorgerai che presto Dio ti glorificherà.
Usa il futuro perché è una spiegazione per la creatura, e
siccome quanto dice può anche non avvenire,
usa il “se”.
Nel versetto precedente Gesù ci fa notare quanto è
avvenuto in Lui, affinché avvenga anche in noi. Egli ha accettato la morte e
accettando la morte ha glorificato il Padre. Infatti ha accettato la morte non
per debolezza o per piacere agli uomini, ma perché questo lo voleva il Padre: “è necessario perché lo vuole il Padre, e il
Padre lo vuole perché vuole salvare tutti”. Cristo avendo accettato la
volontà del Padre ha glorificato il Padre (l’ha messo al di sopra di tutto),
per cui a sua volta è stato glorificato dal Padre, ha manifestato, ha fatto
conoscere il suo amore, la sua passione per il Padre, come ciò che lo fa
essere. Dunque anche il versetto 31 è detto per noi: cioè Gesù ci rivela quanto
avviene in noi quando accettiamo la volontà del Padre.
Tutto ciò che Gesù dice è per noi; anche quando rivela
qualche cosa di Sé o ciò che avviene in Lui, perché l’incarnazione è per noi,
per insegnarci a diventare figli, perché siamo chiamati a diventare una sola
cosa con Lui.
La differenza con il versetto 32 è questa: c’è un invito
che Gesù ci rivolge “Se tu glorifichi Dio nella tua vita, se ti preoccupi di
fare in te la sua volontà in tutto, cioè se ti preoccupi di conoscere il suo
Pensiero, la sua intenzione in tutto, allora ben presto Dio ti glorificherà,
cioè ti farà suo figlio, ti confermerà, si farà conoscere”. È una
conseguenza.
La glorificazione mia è una conseguenza della
glorificazione di Dio nella mia vita. Non devo cercare Dio per essere
glorificato io: è una conseguenza. Se cerco veramente Dio, se cerco di
conoscerLo, gli do tutta l’importanza. Nella misura in cui per me Lui è
importante, Lo penso; dunque se Dio per me è molto importante lo penserò molto;
se per me hanno più importanza le creature, il giudizio delle creature, allora
penserò poco Dio, lo cercherò poco. In tal caso alla fine della vita, di fronte
alla constatazione del fallimento e spreco di essa, mi verrà rimproverato: “per
te le creature erano più importanti del tuo Signore!”.
Dio va glorificato, cercato non a parole. Dio osserva
dov’è il tuo pensiero mentre parli, il tuo interesse, quello per cui tu vivi,
quello che fai, perché è lì che si rivela la tua fede.
Lodare, glorificare, amare, ecc., sono tutti sinonimi e
vogliono dire: cercare di conoscere Dio. “La
Vita Eterna è conoscere Te, o Padre, e Colui che hai mandato Gesù Cristo”, disse
Gesù al termine della sua vita. Perché allora si parla così poco della Vita
Eterna come conoscenza di Dio? La vita eterna ci viene proposta oggi: “sforzati di entrare”. Ogni giorno Dio
ci dice: sforzati di entrare nella conoscenza del tuo Signore, perché non sai
se domani potrai entrare.
“Se tu
oggi ascolti la sua voce, la Parola di Dio (e le sue
Parole sono sempre un invito alla vita eterna, un invito a conoscere Lui), affrettati ad entrare, affinché non avvenga
che tu resti fuori e ti trovi a bussare ad una porta chiusa: “Signore, aprici”,
e sentirti dire “Non ti conosco, non so di dove tu sia”.
Dio tutto opera per farci entrare in questa sua
conoscenza, nel suo Regno; anche quando ci fa soffrire o tribolare, lo fa per
farci entrare. Ma dobbiamo prima di tutto e sempre accettare la sua volontà
in ogni cosa, accettare che Lui opera per ognuno di noi e attendere la Luce che
arriverà quando meno ce l’aspettiamo.
ciclo B - incontro n° 227 della
Casa di Preghiera (22.08.1987):
Nino:
Senz’altro facendo la volontà del Padre uno viene confermato, però qui Gesù
dimostra ai suoi discepoli che era vero ciò che aveva loro annunciato in merito
alla sua passione.
Luigi:
Tutto appartiene ad un disegno superiore, questo disegno superiore si sta
svolgendo, Gesù l’aveva preannunciato e adesso lo sta dimostrando, e i suoi
discepoli lo constatano.
(?): “Ben presto lo glorificherà”, quale è il
significato di questo tempo che intercorre tra il glorificare e l’essere
glorificati? Non è simultanea la cosa?
Luigi: È
il tempo in cui Cristo rimane morto, prima di risorgere, perché la Risurrezione
è opera del Padre, quindi è quel tempo tra Dio che viene a morire in noi e
l’intelligenza di questa morte. Cioè, “capisci
quello che ti ho fatto”, Lui fa, poi invita a capire. Il tempo che passa
tra ciò che Lui ha fatto e quello che io capisco di quello che Lui ha fatto
rappresenta il tempo per arrivare alla glorificazione.
(?):
Quindi questo “ben presto”può anche
essere eterno.
Luigi:
Sì, il “Ben presto” può anche essere
molto lungo. È il “ben presto” che
passa tra la parola che arriva a me, come annuncio, e l’intelligenza di questa
parola, che dipende da quanto dedico di me alla parola. Perché io posso
ascoltare la parola, ma essere molto distratto, non essere concentrato, avere
tanti pensieri, e allora l’agonia diventa lunga, questa conflittualità che
porto dentro di me può durare tutta una vita, prima che arrivo a capire. Magari
capirò in punto di morte, quando Dio mi avrà tolto la molteplicità di pensieri
che impediva a me di capire.
Tutto
quello che ha fatto Cristo l’ha fatto per noi, tutto quello che ha detto l’ha
detto per noi; Dio è fuori dal tempo e tutto quello che fa e dice lo fa e lo
dice per salvare l’uomo. Fa la volontà del Padre, quindi questo è per noi.
(?):
Perché dice “ben presto”?
Luigi:
Lo dice perché soltanto se noi glorifichiamo Dio, Dio glorificherà noi; ci
glorificherà in quanto ci confermerà, ecco l’esperienza della Presenza. Ci farà
toccare con mano, però noi dobbiamo capire quello che Lui ha fatto. E se
capisco la grazia è sua, non è merito mio; se non capisco invece la colpa è
mia.
Margherita:
Dunque questo “…Dio lo glorificherà in se
stesso…”, è la conferma di Dio nel cammino della creatura?
Luigi:
Noi stiamo andando verso la conoscenza di Dio e la conoscenza di quello che noi
siamo in Dio. È soltanto in questa conoscenza di quello che noi siamo in Dio
che c’è questa nascita nostra da Dio. Qui abbiamo una creatura nuova, un io
nuovo. E questo è Dio che glorifica in Se stesso. Dio non ci glorifica nel
mondo, ma ci glorifica in Se stesso, cioè ci fa vedere quel “Io oggi ti ho generato”, ci fa vedere noi come pensiero suo,
noi come volontà sua; ci fa vedere quello che noi siamo in rapporto a Lui, ed è
questo il nome che Lui darà noi, perché sarà il vero nome.
Margherita:
Questo vero nome è come Lui ci pensa.
Luigi: È
quello che noi siamo in Lui e da Lui. Noi attualmente ci conosciamo per quel
che siamo in rapporto agli altri, che possono essere la nostra famiglia, i
nostri amici, la nostra epoca, il nostro ambiente, ma questa non è vera
conoscenza, perché l’ambiente muta e allora ad un certo momento non ci
conosciamo più e non sappiamo più chi siamo. Invece quello che ci
conosceremo in rapporto a Dio sarà veramente quello che siamo in Lui e da Lui,
e quello rimane un rapporto eterno, il vero nome; e quello che è vero non è
soggetto al tempo. Invece il nostro nome attuale è soggetto al tempo, perché è
in relazione alle cose che mutano.
Margherita:
Se la creatura non realizza questo progetto, questo nome non può essere
conosciuto.
Luigi:
No, infatti Satana ha tanti nomi, non si conosce. Noi ci conosciamo soltanto in
Dio e da Dio. Più siamo lontani da Dio e più abbiamo tanti volti, tanti facce,
tanti nomi e quando c’è molteplicità c’è confusione.
Giovanna:
Questo “ben presto” mi ha fatto
pensare a Maria, in lei la glorificazione è avvenuta con la morte del Cristo?
Luigi:
La glorificazione della creatura avviene a Pentecoste, perché stà nella
conoscenza della presenza di Dio.
(?):
Solo se abbiamo glorificato Dio si giunge a conoscere.
Luigi:
Certo, e per glorificare Dio dobbiamo far fuori il nostro io. Finché c’è Dio e
c’è il pensiero del nostro io non c’è la glorificazione, ma c’è l’ambiguità. La
glorificazione avviene in quanto vi è un termine solo: un pensiero unico, un
amore unico, una vita unica, perché Dio è uno solo. Fintanto che siamo in
due facciamo pasticci.
Amalia:
La glorificazione di Dio è conoscenza, è Presenza; ed è la consumazione
nell’unità?
Luigi:
C’è una consumazione nell’unità, perché noi siamo fatti per l’unità. Perché Dio
è uno. Quindi noi siamo fatti per consumare tutto in questa unità, per
raccogliere tutto nell’unità. Tutte le cose nel pensiero del nostro io sono
molteplici, però c’è anche Dio, e Dio è un’unità. Dio ci offre questa
molteplicità da raccogliere nella sua unità. Nella misura in cui raccogliamo
siamo fatti partecipi. “Chi raccoglie con me riceve mercede di vita eterna”,
cioè riceve una conoscenza di Verità eterna, trascendente.
Amalia:
Dunque la conoscenza e la consumazione nell’unità coincidono, cioè si
identificano.
Luigi:
Man mano che raccogli nell’unità, ciò che raccogli si trasforma in Luce. Cioè,
portando un segno nello Spirito, lo Spirito mi illumina il segno e diventa
Luce. Questo ci fa capire che la notte è data da due cose che non sono unite,
per cui c’è Dio e c’è un segno di Dio, che può essere il pensiero del nostro
io, può essere una creatura, può essere qualunque cosa, una parola di Dio; se
noi non uniamo restiamo nella notte, perché nelle due cose non unificate non
capiamo. Capire vuol dire vedere una cosa rapportata all’unità di Dio.
Noi subiamo la passione dell’unità, perché abbiamo la passione dell’Assoluto, e
corriamo il rischio di raccogliere tutto nell’unità di cose del mondo. E allora
c’è la Parola di Dio che dice: “non
raccogliete tesori in terra”. Quindi, quando uno raccoglie denaro,
naturalmente raccoglie cose attorno al pensiero del proprio io, raccoglie
tesori in terra.
L’uomo
ha la passione dell’unità, quindi si può dire che l’uomo è un raccoglitore; ma
può raccogliere cose inutili. La Parola di Dio ci dice “raccogli tesori in cielo” , cioè riferisci tutto a Dio. Tutto
quello che tu porti a Dio, e tutto è parola di Dio, si illumina, e questa
diventa già Luce eterna perché è parola illuminata da Dio. Ecco, più noi
portiamo a Dio, e dobbiamo affrettarci a portare tutto a Dio, e più la vita
eterna inizia, già ora, come intelligenza nelle cose; perché vediamo le
cose dal punto di vista di Dio, con la luce di Dio. E questa è una luce che non
è più soggetta a mutamento, ma è eterna. Le luci del mondo sono soggette a
mutamento, perché sono luci che vengono riferite ai nostri sensi. Quello che si
raccoglie in Dio non è più soggetto a mutamento, ma va di conferma in conferma,
eternamente, perché la Verità trascende il tempo e lo spazio, e non è più
soggetta a mutamento. Ora, la Parola di Dio dice “sforzatevi oggi di entrare nella Vita Eterna” cioè sforzati oggi
di conoscere le cose dal punto di vista di Dio, perché più tu conosci le cose
dal punto di vista di Dio, più sei fatta partecipe adesso della Vita Eterna e
quindi non sei più soggetta a mutamento. Più raccogli di te in Dio e più già la
Vita Eterna cresce in te. Quando sarai tutta immersa nella Vita Eterna le
cose che mutano non ti toccheranno più. È tutto un crescere nella
conoscenza delle cose dall’Unità di Dio.
Franca:
La seconda parte del versetto si realizza se si fa la prima.
Luigi:
Dio ha sottomesso la sua gloria in noi, non in Sé, a questa nostra glorificazione.
Nella misura in cui noi lo glorifichiamo, Lui ci glorifica. Per cui Lui diventa
una conferma, cioè conferma il nostro glorificare Lui.
Franca:
Noi lo glorifichiamo mettendolo in alto, considerandolo nostro prima di
tutto...
Luigi:
…raccogliendo in Lui. Per cui cerco in tutto sempre il suo Pensiero. Allora,
avendolo come punto fisso di riferimento lo glorifico.
Franca:
Se Dio lo glorifica si realizza il “ben
presto”.
Luigi:
Dipende dal capire quello che Dio fa. Ora il capire per noi è molto lento. Certe
volte passano degli anni tra una parola che è arrivata a noi e l’intelligenza
di quella parola. Noi siamo molto lenti a capire; abbiamo molta fretta a
parlare ma pochissima fretta a capire.
Franca:
Quindi noi raccogliendo in Dio lo glorifichiamo però non è detto che
raccogliendo capiamo.
Luigi:
Glorificare Dio vuol dire metterlo al centro, metterlo al centro vuol dire
riferire tutte le cose a Lui, quindi se noi riferiamo le cose a Dio il Figlio
glorificherà quello che abbiamo raccolto.
Rita:
Mi sembra che questo sia il momento in cui la creatura può ricevere la
generazione del Figlio di Dio.
Luigi:
Sì, quando raccogliamo il pensiero nostro in Dio si riceve la rivelazione.
Pinuccia B.:
Questi due versetti messi assieme mi fanno pensare che ci siano due glorificazioni
del Figlio di Dio, perché nel primo versetto sta scritto “adesso è stato glorificato”, lo dà come per scontato.
Luigi:
Perché ha accettato di fare la volontà di Dio, non ha cercato la sua volontà.
In quanto uno accetta la volontà di Dio, già glorifica Dio.
Pinuccia B.:
Nel versetto successivo dice “se Dio è
stato glorificato in Lui, Dio a sua volta la glorificherà”, c’è un futuro.
Possiamo pensare che siano due glorificazioni diverse, visto che una è già
avvenuta e l’altra deve avvenire?
Luigi: I
due grandi tempi della nostra vita stanno nel fatto che in un primo tempo noi
facciamo servire Dio a noi. In un secondo tempo invece siamo noi a servire Lui.
Quindi incominciamo ad interessarci di Dio per capire quale è la volontà di
Dio, che cosa Dio vuole, e qui inizia il secondo tempo. Quando una persona
veramente ama non fa servire l’essere amato a se stessa, ma si interessa per
conoscere quello che fa piacere all’essere amato. Quindi, tra i due tempi
vi è un capovolgimento. In un primo tempo uno magari ama l’altro perché lo
serve, ma questo è un rapporto “padrone di bottega e cliente” (il padrone di
bottega ama il cliente perché il cliente serve al padrone di bottega); in un
secondo tempo abbiamo invece la creatura che cerca quello che piace al suo Signore,
che cerca quello che piace a Dio, qui abbiamo la glorificazione di Dio, un
inizio di glorificazione.
ciclo C - cassetta n° 108 della
Casa di Preghiera (04.01.1992):
Franca: È stato glorificato, cioè è stato riconosciuto...
Luigi: Cerchiamo la lezione che Dio vuole dare a noi. Cosa è la
gloria?
Franca: Ciò che uno è.
Luigi: Quindi glorificare Dio vuol dire riconoscere ciò che Dio
è in noi.
Franca: E se io riconosco ciò che Dio è in me Dio mi...
Luigi: ...confermerà, mi farà capire quello che io sono in
Lui.
Franca: Hai detto che il rapporto con Dio è personale, però qui
tra Gesù e Giuda vi è anche Giovanni.
Luigi: La scena è per te, tu devi cercare di capire cosa Dio
vuol dire a te in questo episodio di rapporto a tre.
Franca: Ma lo capisco da sola?
Luigi: Lo capisci con Dio, non da sola. Glorifica Dio dentro di
te.
Delfina: Queste parole sono degli annunci di Verità, quindi
glorificare...
Luigi: Tu Lo glorifichi in quanto accetti da Dio tutto, beni e
mali, e in quanto lo accetti cerchi cosa Dio ti vuole comunicare di Sé a te,
attraverso queste cose che tu hai accettato. Non basta accettare, non basta
ricevere, bisogna riportare a Lui per avere da Lui la Luce sul suo Pensiero,
perché è nel pensiero che si crea la comunione.
Domenico: Il Signore mi ha fermato su “ben presto”.
Luigi: Certo, ti fa capire la relatività del tempo, perché dove
c’è l’anima che glorifica Dio in Sé stesso il tempo si accorcia. In termini di
conoscenza di Dio, l’agonia si allunga o si abbrevia a seconda dell’intensità;
il tempo è relativo. Là dove l’anima è tutta dedita a- il tempo si abbrevia; il
tempo non è una cosa assoluta, si stringe e si allarga, è una fisarmonica. Dio
non si fa aspettare: se tu vivi di compromessi l’agonia diventa lunghissima.
Se invece uno ha un pensiero al di sopra di tutto, puro, lì Dio non si fa
aspettare.
“Se Dio è
stato glorificato in Lui”, quel “Se” ti condiziona il tempo,
perché fa dipendere il tempo dell’agonia, dell’attesa dalla glorificazione di
Dio, e glorificare Dio vuol dire mettere spazio per Dio fino ad avere un
pensiero puro.
Amalia: “Nessuno conosce
il Figlio se non il Padre e nessuno conosce il Padre se non il Figlio...”
Luigi: Fin lì il cerchio è chiuso, ma poi ecco l’apertura: “...e colui al quale Egli lo voglia
rivelare”, qui c’è la possibilità di passare, attraverso il Figlio, dal
Figlio al Padre e poi dal Padre al Figlio.
Inizialmente la relazione creatura con Figlio non è
conoscenza del Figlio, perché soltanto il Padre conosce il Figlio (non puoi
conoscere il Cristo come Figlio di Dio senza conoscere il Padre); allora il
Cristo lo individui in quanto è Colui che risponde al tuo bisogno di conoscere
Dio, ma bisogna che in te si sia formata l’attrazione per Dio, di conoscere
Dio. Ecco, qui tu conosci il Cristo non come Figlio di Dio, e non lo puoi
conoscere come tale, però lo conosci come colui che ti parla di ciò di cui hai
bisogno, di cui tu sei attratta. Quindi inizialmente tu non sai chi sia Cristo,
però sai che non ti parla di politica, non ti parla di cose del mondo, ma che
ti parla di Dio. Per cui fintanto che in te non c’è questo grande interesse per
conoscere Dio, tu non riuscirai mai a seguire Cristo. Seguendo invece il Cristo
individuato dalla tua passione giungi a conoscere il Padre e dal Padre scopri
chi Egli è. È il Padre che ti farà capire.
Giovanna: “e Dio lo
glorificherà”, come va visto per me
personalmente?
Luigi: È Dio che fa conoscere a te quello che tu sei in Lui. Se
tu pensi Dio, pensando Dio, mettendo Dio prima di tutto, Lo fai oggetto del tuo
pensiero, facendo Dio oggetto del tuo pensiero scopri che Dio non è
l’oggetto del tuo pensiero, ma è il Soggetto del tuo pensiero, è il
Principio del tuo pensiero, è Lui quindi che si fa pensare da te, è lì che ti
glorifica, che ti fa suo Pensiero, ecco la meraviglia. In un primo tempo la
cosa è tua, “sono io che penso, sono io che offro...”, ad un certo momento tu
trovi Dio che dice: “Questo è mio”, è
lì la meraviglia, è lì che si crea l’unione.
Bruno: Già all’inizio del cammino bisogna glorificare Dio,
bisogna riconoscerlo come l’Autore di tutto..
Luigi: Certo, e questo deve avvenire per fede, perché Dio è
Colui che tu non puoi ignorare, non sei tu il Creatore. Tutti i giorni tu sei
sorpreso, gli avvenimenti accadono indipendentemente da te. Ecco, riconoscere
che tutto è opera di Dio, tutto, è glorificare Dio...
Bruno: Poi deve avvenire il passaggio che anche il pensare Dio
viene da Lui, cioè che è Lui che pensa te, e anche questo è glorificare Dio.
Luigi: Questo è dono di Dio, non è glorificazione. Glorifichi
Dio in quanto lo fai oggetto del tuo pensiero; siccome si può pensare una cosa
sola alla volta, in quanto tu pensi ad una cosa, tu privilegi quella cosa, la
glorifichi. Se tu stai studiando un fiore, privilegi quel fiore tra tutti gli
altri. Soltanto se tu privilegi Dio sopra di te, Dio privilegerà te, in
quanto ti farà capire che Lui è Colui che ti fa pensare, che Lui è l’iniziatore
del tuo pensare.
Bruno: È Dio che pensa a se stesso in me.
Luigi: Certo.
Bruno: E io assisto.
Luigi: Sì, ma assisti non passivamente, assisti e comprendi,
perché ad un certo momento il tuo pensiero si vede compreso da-, per cui il tuo
pensiero non è più tuo, ma è suo Pensiero, e lì c’è un salto di qualità. E
questo è dono di Dio che prevede il tuo atto di giustizia: Dio è il Creatore
che non puoi ignorare, e se non puoi ignorare mettilo al primo posto. E
metterlo al primo posto non vuol dire fare sacrifici, rinunce o andare in un
posto piuttosto che in un altro, ma vuol dire dare a Lui il pensiero.
Bruno: Ma una volta che Dio ci ha fatto comprendere certe cose,
come è possibile poi ricadere?
Luigi: Perché fintanto che non arriviamo allo Spirito Santo,
che è lo Spirito della Presenza del Padre e del Figlio, essendo noi dominati
dalle presenze, le altre presenze ci possono portare via. Ora, ciò che Dio
ci fa comprendere prima dello Spirito Santo è conoscenza intellettuale. Bisogna
arrivare allo Spirito della Presenza di Dio, che è una Presenza, direi, più
presenza delle presenze fisiche. Noi siamo dominati dalle presenza fisiche,
e queste ci rendono instabili; quindi soltanto con l’arrivo di una Presenza
più presente delle altre presenze noi possiamo non più ricadere. Tu, pur
avendo compreso, hai comunque una realtà materiale che pesa su di te, quindi
per non più ricadere, per giungere alla stabilità, hai bisogno dello Spirito
della Presenza di Dio.
Franco: Tra queste due glorificazioni si svolge tutto il
cammino, dall’incontro con Cristo, che ci propone di mettere Dio al di sopra di
tutto, fino allo Spirito Santo...
Luigi: …che è la conclusione. Fintanto che non arriviamo alla
Presenza siamo in balia delle presenze.
Franco: Non è solo la glorificazione del Figlio dal Padre, ma
l’hai portato su noi stessi.
Luigi: Sì, perché ogni cosa è detta per noi. Tra Figlio e Padre
non ci sono Parole, le parole le dice per noi, Egli è il Verbo incarnato;
l’incarnazione è per l’uomo.
Franco: Siccome c’è un momento in cui siamo chiamati a vedere
la glorificazione del Figlio dal Padre, ancora come conoscenza intellettuale,
credevo che fosse questo momento, invece è da vedere come cammino completo, e
questo cammino avviene in un “ben presto”.
Luigi: Come dicevo prima, il tempo è una cosa assolutamente
relativa, addirittura se tu camminassi alla velocità della luce il tempo
sparisce.
Rita: Il vero altare dove si compiono i veri sacrifici è la
mente.
Luigi: “Il tempio di Dio è l’uomo”, il che
vuol dire che tutti i templi esterni sono soltanto pedagogia per farci capire
qual è il vero tempio; e tutti gli altari esteriori sono pedagogia per
farci capire dov’è il vero altare, per cui tutti i sacrifici che si
fanno fuori non ti salvano se tu non compi il vero sacrificio, cioè se tu
non capisci la lezione che Dio ti vuol dare. Tu sei il vero sacerdote, uomo
e donna. Nello spirito non c’è distinzione, anche la donna deve essere
sacerdote.
Pinuccia B.: Che relazione c’è tra ciò che abbiamo visto
la volta scorsa e quello che abbiamo visto questa sera.
Luigi: Prima dice “Adesso
è stato glorificato il figlio dell’uomo e Dio è stato glorificato in Lui”,
e poi “se Dio è stato glorificato in Lui,
Dio a sua volta lo glorificherà in se stesso”.
Pinuccia B.: È un passo avanti.
Luigi: Certo, perché dicendo “in se stesso”, ti annuncia lo Spirito Santo, e lo Spirito Santo è
il rapporto tra Figlio e Padre, è la contemplazione del Figlio nel Padre;
tu fai rapporto tra due termini quando contempli il secondo temine nel primo.
Ora, lo Spirito Santo è rapporto e questa glorificazione del Figlio nel Padre,
in se stesso, dunque ti annuncia lo Spirito Santo.
Pinuccia B.: Nel versetto precedente non dice che è stato
glorificato in se stesso, perché è il primo li vello di glorificazione.
Luigi: Nel versetto precedente è stato glorificato perché ha
accettato la sua passione e la sua morte, perché ha autorizzato Giuda a fare
quello che doveva fare. “quello che devi
fare fallo al più presto”.
Pinuccia B.: E visto per noi, il primo livello di
glorificazione come avviene?
Luigi: Accettando tutto da Dio. Quando accetti tutto da Dio
glorifichi Dio.