Maria allora,
presa una libbra di olio profumato di vero nardo, assai prezioso, cosparse i
piedi di Gesù e li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì del
profumo dell'unguento.
Gv 12 Vs 3
TITOLO: La
firma di Maria di Magdala su Maria di Betania.
Argomenti: Ubbidire all'autorità o ubbidire alla verità? La scelta s'impone. Dio opera per formare delle persone.La tristezza di Gesù. Perdono
& amore. Reciprocità &
conoscenza. L'amore umano di Maria per
Gesù. Cosa vuol dire comprensione? Come Dio ci libera dalle ossessioni?
30/ottobre/1994 Casa di preghiera Fossano
Anzitutto, dobbiamo chiederci per prima cosa, quale lezione
e quale significato Dio vuole dare a noi, presentandoci quest’avvenimento.
Siamo nella cena che quelli di Betania offrono a Gesù.
Perché era ritornato, dopo che era stato nel deserto
poiché il sinedrio, il sommo sacerdote e i farisei avevano deciso che Gesù
doveva essere mandato a morte.
E avevano ordinato, che chiunque sapesse dove si trovasse
lo denunciasse.
Gesù dopo aver risorto Lazzaro, quindi era andato nel
deserto.
Adesso era ritornato.
Sei giorni prima di Pasqua.
Era ritornato a Betania.
E qui gli fecero una cena.
Abbiamo visto domenica scorsa la tristezza di Gesù.
Proprio per questa cena.
Loro non capiscono lo Spirito di Dio né degli uomini.
Né quello che c'è in Dio, né quello che c'è negli uomini.
Ne deriva che il più delle volte, gli uomini credono di
far festa e Dio piange.
Abbiamo
visto cosa c'era negli animi sia degli uomini di Betania, sia negli uomini di
Gerusalemme.
C'era l'ordine dell'autorità di consegnare Gesù.
Nello stesso tempo c'era il pensiero (perché erano stati
testimoni) della vita che Gesù aveva recato, quando aveva resuscitato Lazzaro.
Abbiamo detto che non si manda a morte, uno che reca la
vita.
Si manda a morte uno che reca la morte.
Si manda a morte un omicida.
Non si manda a morte uno che fa resuscitare i morti.
Per cui questi due pensieri erano in conflitto.
Ubbidire all'autorità o ubbidire alla coscienza?
Coscienza che testimoniava che Gesù portava la vita.
Ecco, come Dio, attraverso gli eventi, i fatti della vita
di ognuno di noi, a un certo momento ci porta in un conflitto.
Conflitto, tra l'ubbidienza a quella che è l'autorità
costituita, quello che è l'ambiente, quella che è la mentalità.
Oppure ubbidienza a quella verità che splende ma che
splende dentro di noi.
Non fuori.
Perché la verità non si trova fuori.
Fuori si trova l'autorità.
La verità si trova dentro.
Dentro l'uomo.
Proprio per questa presenza della verità dentro di noi,
ogni uomo a un certo momento viene a trovarsi di fronte a questo conflitto e a
questo rischio.
Ubbidire all'autorità o ubbidire alla verità?
Autorità che comanda nel mondo esterno.
Qui ci fa vedere che la vera virtù sta nel disubbidire,
non nell'ubbidire.
Anche se l'autorità è opera di Dio.
Certo l'autorità è opera di Dio.
Tutto è opera di Dio.
Però quanta disubbidienza è necessaria verso il mondo,
verso l'autorità, verso le istituzioni per imparare a ubbidire a Dio.
Ho detto che negli animi c'era questo conflitto.
Fintanto che Gesù era lontano, nel deserto, questo
conflitto era sopito.
Non veniva a galla.
Non s’imponeva.
Ma come Gesù ritorna a Betania, qui il conflitto
s’impone.
Perché Gesù venendo a Betania diceva: "Sono
qui".
E dicendo "Sono qui" si offre al tradimento di
chiunque.
Perché chiunque vedendolo in Betania, poteva andare
dall'autorità, nel sinedrio e dire: "Gesù è lì".
Ecco, che a un certo momento, l'opera di Dio ci provoca.
Ci provoca a una scelta.
Ci impone una scelta.
Perché ci provoca a nascere.
Abbiamo visto che la scelta è la condizione per nascere personalmente.
Dio opera non per formare noi dei robot, non delle
creature succubi, serve.
Dio
opera per formare noi delle persone.
Persone che hanno in se stesse la ragione di ciò che
amano, di ciò che credono, di ciò per cui vivono.
E Dio, avendo incominciato a formare l'uomo, vuole
portare a compimento quest’uomo.
Il compimento dell'uomo sta nel formare in lui la
persona.
La maggior parte degli uomini si credono delle persone ma
non sono mica delle persone.
Sono dei robot.
Sono delle creature succubi.
Fintanto che si è succubi si è servi.
Certo non si è persone.
Persona è la creatura che ha in se stessa la ragione.
L'immagine e somiglianza di Dio sta qui.
La somiglianza di Dio non è nell'uomo naturale, nell'uomo
fisico.
La somiglianza dell'uomo sta nella persona.
Dio è persona.
Perché?
Perché Dio ha in Se Stesso la ragione di Sé.
E quando formò l'uomo, quando forma l'uomo, disse e dice:
"Facciamo l'uomo a nostra immagine e somiglianza".
Come persona.
Cioè come essere che ha in sé la ragione di sé.
La ragione di ciò per cui vive, di ciò che crede, di ciò
che ama.
Non fuori di sé.
In sé.
Quindi non negli altri.
Non in quello che dicono gli altri.
Fintanto che non si nasce, non si raggiunge
quell'immagine e somiglianza nella quale Dio ci ha creati.
Qui invece abbiamo visto che anziché affrontare la
scelta, gli danno una cena.
Dunque c'è una grande tristezza di fondo che Gesù portava
con Se.
Abbiamo visto quello che portavano in sé le persone, gli
uomini di Betania, quando Gesù ritorna.
Ma abbiamo anche visto quello che Gesù portava.
Nel suo animo, ritornando in Betania.
Gesù
portava il senso della morte.
Della sua passione e della sua morte ormai vicina.
Sei giorni a Pasqua.
Tutto ci sta convogliano li.
Lui sapeva.
Lo aveva detto tanto tempo prima.
L'ha detto agli apostoli tante volte.
Lo aveva ripetuto.
"Il Figlio dell'uomo sarà dato nelle mani degli
uomini che ne faranno tutto quello che vorranno".
Fino a mandarlo a morte.
Quindi Lui era perfettamente consapevole a cosa andava
incontro.
Ormai siamo agli ultimi giorni dalla morte.
Essendo consapevole, Lui portava con sé questo pensiero
della sua passione e della sua morte.
E che tipo di morte!
Ormai imminente.
Ora, immaginatevi uno che stia affrontando l'imminenza di
una morte e veda che gli fanno una cena.
Ora, è proprio questa incomprensione che provoca la
tristezza di Gesù.
Gesù portava con Sé una profonda tristezza.
Con quanta tristezza dovette dire: "Il Figlio
dell'uomo non ha una pietra su cui posare il capo".
Non c'è nessuno che lo comprenda.
Abbiamo detto che Gesù, essendo Figlio di Dio incarnato
quindi come essere che prende su di Sé la sensazione di ogni uomo, Lui era
sopratutto bisogno di comprensione.
Comprensione di quello che uno porta dentro, della
propria passione, dei propri desideri, della propria intenzione, del proprio
fine.
Ed è questo bisogno di comprensione che si rivela la
tristezza o la gioia della creatura.
La creatura che trova comprensione esperimenta gioia.
La creatura che non trova comprensione esperimenta tristezza.
Ed è la tristezza di Gesù del vivere in mezzo agli
uomini.
Uomini che gli fanno una cena, gli fanno festa, gli
grideranno anche osanna, benedetto Colui che viene nel nome di Dio, gli daranno
anche dei baci, eppure Lui piangerà, perché non è capito.
Tutto questo ci rivela quello che patisce Dio vivendo tra
noi, vivendo con noi.
Noi il più delle volte crediamo di fargli festa e invece
Lui piange.
Perché questo?
Dico, perché non si capisce.
E domenica scorsa abbiamo accennato all'importanza del
capire.
È il capire che ci fa penetrare negli animi.
E quindi ci dà la possibilità di comprendere.
E quindi dare gioia.
Non c'è bisogno di feste o di cene.
Non c'è bisogno né di canti né di offerte.
Lui vuole la conoscenza.
Al di sopra di ogni sacrificio.
Al di sopra di ogni festa.
Lui cerca la conoscenza.
Cerca quindi la comprensione.
Gesù è venuto per questo.
Per questo è venuto a portare la vita.
Perché conoscere è vivere.
Conoscere è essere.
Conoscere è vivere.
Ora durante questa cena, in questa cena, dice il Vangelo,
c'era Lazzaro, colui che era stato resuscitato, tra i commensali.
E Marta era una che serviva.
Marta è la solita.
E va bene.
Non si dice che Maria fosse una dei commensali.
Proprio perché non si dice, ci fa pensare che Maria non
fosse una dei commensali.
Ci fa capire che Maria non condivideva quella cena fatta
a Gesù.
Qui si dice: "Maria allora prese una libbra di un
profumo di autentico nardo (prezioso, di grande valore).
Sappiamo dopo che dalla critica degli apostoli che aveva il
valore di trecento denari.
Tanto per fare un raffronto, se pensiamo a trecento
denari, allora un denaro era la paga di una giornata di lavoro.
Se lo confrontiamo a oggi, sono circa trenta milioni.
Un profumo da trenta milioni...
Prima di tutto c'è da chiedersi come mai Maria avesse
tanto profumo con sé?
Maria, ho detto, evidentemente non è citata come una dei
commensali.
Né come una che servisse a tavola.
Non serviva e non era una commensale.
Però a un certo momento durante la cena entra.
Entra e fa questo gesto stupendo e meraviglioso.
Carico di significato.
Sui piedi di Gesù.
Tutto è opera di Dio.
Dobbiamo chiederci che lezione Dio ci vuole dare
presentandoci questa figura.
Questa figura che alla vigilia della passione e della
morte di Gesù fa questo gesto.
Per arrivare qua, noi dobbiamo chiederci, chi è questa
Maria?
Il Vangelo, proprio presentandoci Maria, Maria di
Betania, sorella di Marta e di Lazzaro...
Abbiamo visto che nel capitolo undici, precedente a
questo....
Precedente, notate bene, precedente.
Nel
capitolo undici, qui siamo nel capitolo dodici, nel
capitolo undici all'inizio, quando c’è presentata Maria, il Vangelo dice:
"Maria era colei che unse", dobbiamo sottolinearlo massimamente
questo "unse" (passato remoto); "che unse di profumo il Signore
e gli asciugò i piedi con i suoi capelli".
Ecco com’è presentata Maria.
"Colei che unse di profumo il Signore".
Tutti i commentatori oggi distinguono nettamente tra la
prostituta che unse di profumo i piedi di Gesù laggiù in Galilea, sul lago di Genezaret e questa Maria.
E dicono: "Questa Maria non è quella Maria là, nel
modo più assoluto".
I padri antichi invece, il più delle volte dicevano che
era la stessa Maria.
Però bisogna vedere i salti mortali che fanno (i
commentatori) quando si trovano di fronte a questo "Maria che unse".
Perché "unse" vuol dire passato.
E loro dicono che questo "unse", vuol dire che
il Vangelo di San Giovanni si riferisce a quello che Maria farà.
Siccome non possono confondere Maria di Betania (amata da
Gesù) con la Maria quell'altra, la prostituta, per non confonderla devono fare
i salti mortali.
Dicono che questo "unse", passato remoto è un
futuro.
Hai voglia!
Bisogna digerire tante cose!
Anche questo ha un significato.
Comunque dico, è di un’importanza enorme questa
presentazione di Maria (perché tutto è un segno) come di colei che
"unse".
E noi ci chiediamo quando lo unse?
C'è una sola Maria che unse.
Non qui a Betania.
Quella, la prostituta.
Maria di Magdala.
Quella che è chiamata Maria Maddalena.
Maddalena vuol dire di Magdala.
Quindi il Vangelo di Giovanni, dicendo che "Maria
era quella che unse", ci fa pensare che questa Maria qui è quella Maria
là.
D'altronde è proprio in questa identità che questo Gesto
qui di Maria (di Betania) adesso ha un valore enorme.
Ha già un valore grande, il semplice fatto di questa
Maria di Betania che versa questo profumo ai piedi di Gesù, alla vigilia della
sua passione e morte.
E Gesù lo dirà, tanto era preso dal pensiero della sua
morte.
Dirà: "Lasciatela stare, perché questo l'ha fatto
per la mia sepoltura".
Tanto era dominante il pensiero della morte in Gesù.
Ecco, perché dico, c'è questa tristezza profonda.
Ma ha un valore immensamente maggiore il fatto di sapere
che quest’unzione di Maria di Betania ha un rapporto con quell’unzione di Maria
di Magdala, la prostituta di Magdala.
Che fece in terra di Galilea quando fu liberata dai sette
demoni.
Perché l'amore di Maria nasce lì.
Gesù
dirà: "Molto le ho perdonato, perché molto ha amato".
Noi generalmente interpretiamo quel "perché"
come causativo, non è vero.
Non è "molto le ho perdonato, perché molto ha
amato".
Quel tanto amore che essa aveva era rivelazione del tanto
perdono che aveva ricevuto.
Tanto è vero che Gesù allora, di fronte a Simone il
fariseo...
Qui la cena è data in casa di un altro Simone, Simone il
lebbroso.
Là in Galilea era un altro Simone.
C'è questa assonanza, questa identità di nomi che ci fa
pensare tante cose.
Il Vangelo è molto sottile.
Gesù allora, commentando ciò che le stava facendo Maria
la prostituta, al fariseo che pensava: "Se costui sapesse, se fosse un
profeta, saprebbe chi è questa donna"; Gesù commentando dice:"C'erano
due debitori, uno doveva a un signore 50 e l'altro gli doveva 500, a un certo
momento il signore perdona tutti e due, chi ti sembra che lo amerà di più? È
evidente, colui al quale è stato perdonato di più".
Ecco ci fa capire che l'amore nasce dal perdono.
L'iniziativa è sempre di Dio.
La creatura di per sé non può fare assolutamente niente.
Resta nella sua bagna e nel suo abisso.
Nel fondo del suo abisso.
L'iniziativa è sempre di Dio.
Dio perdona e la creatura ama.
E più Dio perdona e più la creatura ama.
Quindi l'amore è un effetto.
Effetto di perdono ricevuto.
Maria allora rivelò di amare molto.
E Gesù fa i confronti: "Io sono entrato in casa tua
e tu non mi hai lavato i piedi", e confronta con tutto ciò che le ha fatto
Maria di Magdala.
"Vedi, quanto amore ha?".
Perché tanto amore?
Perché molto le è stato perdonato.
Quindi il perdono non è conseguente all'amore.
È l'amore che è conseguente al perdono.
Se Maria era arrivata allora a piangere ai piedi di Gesù
era perché aveva ricevuto da Gesù tanto perdono.
Perché la creatura non può fare niente se non riceve
prima.
Era Gesù che l'aveva chiamata, era Gesù che l'aveva
perdonata.
Essendo perdonata ha potuto fare quello che ha fatto.
Per questo dico che Maria, aveva trovato allora l'amore e
la vita.
Si
dice tante volte che Maria era innamorata di Gesù.
Era logico.
Aveva ricevuto il perdono e aveva ricevuto la vita.
E quale vita.
Era stata liberata dalla morte.
Quell'unzione allora di quel profumo in terra di Galilea
era stato un urlo.
Un urlo di una creatura disperata.
Di una creatura che moriva tutti i giorni.
Notate, quella creatura sentiva la morte dentro di sé.
E il mondo la riteneva dedita al piacere.
Prostituta, cioè dedita al piacere.
Ecco, che questo ci fa capire una cosa grandissima.
Qui gli fanno festa, gli fanno una cena a Gesù e non
avevano capito la tristezza di Gesù.
Maria
aveva capito la tristezza di Gesù.
E perché aveva capito la tristezza di Gesù?
Perché era la stessa tristezza che aveva provato lei.
Tristezza derivante dall'incomprensione.
Uno porta la morte dentro.
Lei portava la morte dentro.
Faceva la prostituta.
E quanta morte.
Lei portava la morte dentro di sé, e tutti le facevano
festa.
Ecco il mondo fa festa e l'altro dentro muore.
Sente la morte.
Gesù l'aveva perdonata, l'aveva perdonata dalla morte.
E le aveva dato la vita.
Ora, dico Maria si trovava in questa situazione:
Mentre tutti facevano festa a cena, lei non era tra i
commensali, lei non serviva la cena.
Lei era una che ripeteva l'unzione del profumo di allora.
Il
titolo di oggi è la firma di Maria di Magdala su Maria di Betania.
Sull'opera.
Perché, qui Maria di Betania offrendo questo profumo ai
piedi di Gesù, rivelava a tutti di essere Maria di Magdala, la prostituta.
Ma rivelava a Gesù questo fatto, che lei aveva capito la
tristezza profonda di Gesù.
Ecco l'associazione delle due offerte porta una grande
rivelazione e un conforto: "L'ha fatto per la mia sepoltura, per la mia
morte."
È un conforto per Gesù.
L'unico che poteva esserci perché Gesù cercava
comprensione.
Maria qui rivela questa comprensione.
Richiamandola a quel punto dove lei aveva patito la
stessa morte di Gesù.
Ed era stata liberata da Lui allora.
Adesso era lei che portava conforto.
Era in grado di comprendere quello che Gesù portava nel
suo animo.
Quale lezione con tutto questo Dio dà a noi?
Noi diciamo che la creatura da sola non può fare niente.
La creatura è creatura, quindi fa in quanto riceve.
Qual è stato il movente di Maria.
Dobbiamo cercare il movente.
Qual è stato il movente qui in Maria di Betania che le ha
fatto sprecare tanto profumo ai piedi di Gesù?
Qual è stato il movente?
Dico, la creatura da sola non può fare niente.
Ecco per cui dico che quest’azione qui è l'azione di
allora.
Maria di Betania ha potuto fare questo, perché l'aveva
fatto allora.
E l'aveva fatto allora perché Gesù l'aveva perdonata.
E adesso ripeteva a Gesù, ridonava a Gesù quella grazia
che Gesù le aveva dato.
Dico grazia perché Gesù le aveva dato la vita.
Allora a lei che era nella tomba.
A lei che sentiva la morte.
A lei che non trovava comprensione.
Gesù le aveva dato comprensione, amore e vita.
Adesso era lei a farlo.
La creatura non può fare niente se non lo riceve.
Però può anche ricevere e non fare.
Qui abbiamo una Maria che ha fatto quello che aveva
ricevuto.
Aveva ricevuto vita da Gesù, ha dato vita a Gesù.
Non dobbiamo scandalizzarci a sentire che Maria ha dato
vita a Gesù.
Gesù cercava comprensione.
Ora, qui si apre un panorama stupendo vastissimo.
Ci introduce al processo di come si forma in noi la
conoscenza.
Tutto viene a noi da Dio.
Tutto viene da Dio.
Viene da Dio indipendentemente da noi.
Tutto quello che arriva a noi da Dio, non può essere
ignorato da noi perché lo riceviamo, lo subiamo; ho detto molte volte che la
creazione arriva a noi indipendentemente da noi, i fatti della vita, il tempo
che passa, arriva a noi per opera di Dio.
Quindi indipendentemente da noi.
Noi non possiamo ignorarlo, però non lo capiamo.
Certissimamemte non lo capiamo.
Quindi noi subiamo degli avvenimenti, noi portiamo in noi
la presenza di Dio e non possiamo ignorarla.
Portiamo questa passione dell'Assoluto, non possiamo
ignorarla.
Ma non possiamo capirla.
Cosa manca a noi per cui noi non possiamo ignorare una
cosa ma non possiamo capirla.
È proprio Maria che ci fa capire questo.
Maria ha ricevuto vita da Gesù, adesso ridona a Gesù
quella vita che Gesù le ha dato.
Perché?
Perché è importante?
Gesù le chiedeva comprensione.
E cosa
vuol dire comprensione?
"Dammi quello che ti ho dato".
Perché quest’azione di ritorno?
Perché Dio, dopo averci dato dei doni, chiede a noi i
doni che ci dà?
Perché?
Perché ricevere doni, non è la fase conclusiva dell'opera
di Dio.
Dio non conclude la sua opera donandoci tutto Se Stesso,
o donandoci la vita, o donandoci le creature o donandoci la creazione.
L'opera si conclude in quanto noi riportiamo a Dio, cioè
ridiamo a Dio quello che Dio ha dato a noi.
Perché ridarlo a Dio?
È assolutamente necessario riportare a Dio.
E perché dare a Dio... quando si fa il problema della
giustizia.
Gli uomini fanno il problema di giustizia.
"È giusto pagare le imposte?"
E credono così di fare problemi di giustizia.
Il problema di giustizia è ben altro.
Gesù allora lo mise ben chiaro davanti a tutti:
"Date a Dio quel che è di Dio".
Quella è la giustizia richiesta a ogni uomo.
Tutto è da Dio.
Tutto viene a noi da Dio.
Ma tutto va riportato a Dio.
Perché soltanto riportandolo a Dio, si entra nella
conoscenza.
Quindi fintanto che noi riceviamo doni da Dio, o
chiediamo doni a Dio, non entriamo nella conoscenza. Certissimamente.
Fossimo anche inondati di miracoli.
Qui c'era stato un miracolo, stupendo, grandioso.
La resurrezione di un morto.
Non fu sufficiente per aprire le menti a capire quello
che Gesù portava con sé.
Qui c'è stato un ritorno di Gesù tra la gente.
Hanno fatto festa.
Non fu sufficiente a capire.
Ci voleva l'amore
L'amore di Maria.
Ma amare vuol dire uscire dal pensiero del proprio io per
pensare l'altro.
Perché pensare l'altro vuol dire guardare le cose dal
punto di vista dell'altro.
Ecco, perché Maria è entrata nel cuore di Gesù.
Ha capito quello che Lui portava.
La tristezza che Lui portava.
E perché Lui non poteva gioire di quella cena.
Perché Maria vedeva le cose dal Suo punto di vista.
Il punto di vista di Gesù.
Ed era l'amore.
Quest’azione di ritorno ci apre al campo immenso della
reciprocità.
Reciprocità che è la condizione per entrare nella
conoscenza.
La vita eterna sta nel conoscere.
Ora la conoscenza è una sintesi di un’azione da parte di
Dio: Dio che inizia l'opera.
Ma senza la creatura la conoscenza non si compie.
Perché Dio che inizia l'opera, chiede alla creatura la
reciprocità della sua azione.
Dio dà la vita?
La creatura ridia la vita che ha ricevuto a Dio.
La creatura deve riportare a Dio, quello che riceve da
Dio.
Se vuol capire dal principio.
Ecco.
Se vuol capire dal principio.
Ecco, per cui la creatura fintanto che subisce gli
avvenimenti non li vede dal principio e quindi non li può capire.
Non li può ignorare ma non li può capire.
Soltanto se la creatura riporta (reciprocità) a Dio ciò
che Dio le ha dato, per vederlo da Dio, dal principio, lì entra nella
conoscenza quindi entra nella vita eterna.
E.:Cosa è avvenuto in Maria che prima era
stata dominata dai sentimenti:"Signore se Tu fossi stato qua mio fratello
non sarebbe morto"per subire un cambiamento così forte, per superare
adesso completamente se stessa?
Com’è potuta avvenire questa trasformazione
radicale in Maria?
È stata soddisfatta, Gesù ha resuscitato Lazzaro,
lei è stata soddisfatta.
Tacitata in quel punto lì, è venuto su quello che era
l'amore.
Gesù fa così.
Dio fa così con noi.
Il più delle volte, io desidero la bignola e quel
pensiero della bignola mi sta ossessionando.
Dio a un certo momento mi deve concedere la bignola.
Perché una volta spenta quell'ossessione, divento
disponibile per-.
Per darmi la possibilità di maturare nel campo dello
spirito.
Altrimenti se resti ossessionato sei chiuso.
Dio te lo concede per liberarti da un’ossessione.
Se tu però appartieni all'amore e quindi t’interessi di
Dio, liberato dall'ossessione sei disponibile alla preghiera.
Sei disponibile ad approfondire.
E più approfondisci a poco per volta supererai quello che
ti ossessiona.
E.: Quindi in questo caso specifico è
necessario che Dio soddisfi il desiderio dei nostri sentimenti....
E Dio lo fa.
Tu pensa che la nostra fame essenziale è la fame di Dio.
Ma quanti di noi morirebbero lungo la strada se Dio non
ci desse il pane materiale.
Lungo il cammino non siamo capaci di nutrirci di Dio.
Eppure siamo fatti per quello.
La vita eterna è quello.
E.: Allora Maria pur avendo fatto quella
domanda che aveva tanto rattristato Gesù tuttavia portava come amore prevalente
l'amore per Gesù.
Ma certo, Maria era quella là.
Era la prostituta.
Quindi l'amore c'era.
Perché l'amore c'era?
Perché era stata liberata dalla sua morte.
Quindi l'amore di fondo c'era.
Maria come tutte le creature è in maturazione.
Come le creature è sorpresa da avvenimenti che
possono ossessionare.
Come la morte del fratello Lazzaro.
Uno magari crede di essere libero fintanto che le
creature gli sono attorno, prova un po’ a toglierle poi vediamo.
Fintanto che le creature sono con me, io magari canto al
Signore ma non mi rendo conto di quanta soddisfazione porto con me, nel mio
sentimento per poter cantare al Signore.
Prova un po’ a togliere tutta questa soddisfazione poi
vediamo un po’...
Ora, c'è questo processo di maturazione.
La maturazione richiede che Dio si conceda lungo il
cammino.
Spezzi il pane.
Per dare a noi la possibilità di uscire da quello che ci
ossessiona.
Però attratti da Dio a poco per volta, maturiamo.
E più maturiamo e meno noi ricadiamo nelle nostre
ossessioni.
E a un certo momento salutiamo da lontano le nostre
ossessioni.
E finalmente siamo liberati.
O.: Ma la questione della reciprocità.......
Quello è importantissimo.
Perché è la premessa alla conoscenza.
O.: Noi incontriamo Cristo quando noi non
abbiamo già riportato. Quindi Lui ci collega la non reciprocità che abbiamo
fatto.
Certo, infatti, Lui ci parla del principio.
Tu i doni li ricevi ma non li contempli dal principio.
Tu li subisci.
Li subisci nella situazione in cui ti trovi.
Ringrazi magari il Signore.
Però non capisci.
Non ha in te la ragione dell'avvenimento.
Per avere la ragione in te dovresti vedere la cosa dal
principio.
Dio che è il principio di tutto, è anche il principio
della conoscenza.
E allora, io debbo riportare tutte le opere che Dio mi fa
arrivare, le devo riportare a Dio.
Per vederle dal suo principio.
Lì entro nella conoscenza.
Altrimenti non entri nella conoscenza.
O. Cristo ci collega il fatto che la nostra
situazione di morte....
La morte è divisione da Dio.
È Parola di Dio, grazia di Dio, doni di Dio, non
collegati con Dio.
Morte.
Questa è la situazione di morte.
O.: Ecco, ma una volta che Cristo ci ha fatto
capire che noi eravamo morti perché non collegavamo, noi cosa riportiamo
a quel punto lì a Dio, una volta che abbiamo capito?
Cristo venendo, non soltanto ci fa capire questo, ti dà la
possibilità di collegare tutto.
Perché con Lui, in Lui tutto è collegato con il
principio, con il Padre.
Infatti, Lui dice: "Io sono Colui che parla a voi il
principio".
Colui che parla a me il principio, parlando con me, dà a
me la possibilità di collegare tutto con il principio.
Questo è il Cristo.
Noi non siamo con Cristo perché non colleghiamo tutto con
il principio.
Se collegassimo tutto con il principio, saremmo una sola
cosa con Cristo.
O.Ma come potrebbe la creatura ricevere da
Cristo e non ricollegare?
L'opera di reciprocità (ritorno) non avviene senza di
noi.
Richiede il superamento del nostro io
Qui, Dio non ti costringe.
Perché Dio ti dà il tuo io.
Non ti obbliga a superarti.
Sei tu che riconoscendo che è giusto, essendo Lui il
Creatore, riferisci tutte le cose a Lui.
E quindi ti superi.
Per amor di verità.
Per amor di giustizia.
Ma questo nessuno ti obbliga a farlo.
Il rischio grande per noi, non è nel ricevere grazie,
miracoli, doni, da Dio.
Di questi ne riceviamo in continuazione.
Il rischio grande è non riportare a Dio.
Per cercare di capire da Dio.
Infatti, dei dieci lebbrosi uno solo ha fatto ritorno.
Tutti gli altri sono svaniti.
Pur essendo stati miracolati.
Non è il miracolo che ti salva.
È il ritornare che ti salva.
È la fede che ti fa ritornare a Colui dal quale tu hai
ricevuto il miracolo.
Per vederlo giustificato nel principio.
Quello ti salva.
O.: E perché il Vangelo ci presenta tanti che
ricevono e una sola che capisce: Maria?
Perché Maria è stata liberata da Lui dalla morte.
O.: Ma quanti sono stati liberati dalla morte?
Anche Lazzaro è stato liberato dalla morte.
La morte di Lazzaro era un segno subito.
La morte di Maria, Maria la pativa.
Come
mai Maria comprende Gesù mentre tutti gli altri non lo comprendono?
Perché lo amava.
Che cosa vuol dire amare?
Amare vuol dire pensare l'altro.
Che cosa vuol dire pensare l'altro?
Vuol dire guardare le cose dal punto di vista dell'altro.
E come mai Maria guardava le cose dal punto di vista
dell'Altro?
Perché l'Altro l'aveva conquistata.
E come l'aveva conquistata?
Lei era uno straccio.
Lei era un cadavere ambulante.
Quel profumo offerto in Galilea a Magdala, in casa di
Simone era un urlo di disperazione.
Perché quel profumo oltretutto era quello che serviva per
la sua professione.
La prostituta.
Con quello lei era all'ultimo giorno della sua morte.
Le offriva tutto quello che ancora aveva.
Le offriva la sua prostituzione.
E Gesù l'ha liberata.
L'ha perdonata.
Un perdono immenso perché l'ha liberata dalla morte.
Ecco quell'amore che avanza.
È quel tanto amore che l'ha fatta entrare.
Chi capisce è colui che ama.
Perché capisce?
(Non amare nel senso che vuole possedere l'altro.)
Ma amare in quanto ti investi della situazione
dell'altro.
Prendi su di te la situazione dell'altro.
Ora, se Maria amava Gesù, e amava tanto Gesù, prendeva su
di sé la situazione dell'Altro.
E prendendo su di sé la situazione di Gesù aveva capito
che, mentre tutti gli facevano festa, Gesù era profondamente triste.
O.: Ma per esempio Simone il fariseo che non
aveva ricevuto non poteva....
Certo
X.:Noi possiamo solo ricevere perdono.
Quando tu chiedi perdono, è perché hai già ricevuto
perdono.
Tu non chiederesti perdono se non avessi già ricevuto il
perdono.
Se tu hai la consapevolezza, è Dio che ti fa sentire
consapevole.
Perché tu non diresti: "Signore perdonami" se
Dio non ti avesse già perdonato.
Noi siccome siamo tanto materiali, riferiamo tutto al
pensiero del nostro io: "Sono io che chiedo perdono".
È sbagliato.
Perché è Dio il Creatore.
Tu non potresti chiedere perdono se Dio non ti avesse già
perdonato.
L'iniziativa è sempre di Dio.
E se Dio ti fa chiedere perdono, è perché ti ha già
perdonato.
Y.: Maria è l'unica che ha capito. Ma l'ha
capito umanamente, non divinamente.
Si capisce.
Era amore umano.
Insisto su questo.
Maria amava umanamente Gesù.
Si capisce, aveva trovato comprensione.
Tu trovando comprensione ami.
Trovi un povero per la strada, gli dai un'offerta, si
stabilisce già un legame.
L'amore è un legame...
I legami si costituiscono in quanto c'è una
comunicazione, c'è un dono che passa da uno all'altro.
S. Sembrerebbe che la creatura solo dopo
essere passata attraverso l'esperienza di morte più profonda ed è stata
liberata da Dio, possa avere una maggiore unione con Dio, si forma soltanto li.
Certo, più è il perdono che tu ricevi e più è l'amore che
sei in grado di donare.
Gesù stesso lo dice: "A chi più è perdonato più
ama".
Ti mette in collegamento l'amore con il perdono.
Se tu ti credi santa, ti credi giusta, credi di non aver
bisogno di perdono, tu certissimamente non potrai amare.
Resti fuori dall'amore, anche se dici che ami o credi di
amare il prossimo.
Tu non ami.
Sei soddisfatta di te.
Solo se tu senti tutta la tua povertà addosso.
Ecco perché "Le prostitute vi precederanno".
Le prostitute portano con loro una povertà immensa.
E quindi sono passibili di tanto perdono.
Solo se tu ti senti tanto peccatrice, allora sei
passibile di tanto perdono hai la capacità di amare.
A.: Solo se tu ti senti tanto peccatrice
davanti a Dio, il peccato davanti a Dio è non riportare la creazione al
creatore, per cui è importante sentirsi peccatrici davanti a Dio, non davanti
agli uomini.
Certo, davanti a Dio. Basta che tu pensi alla Volontà di
Dio, per che cosa Dio mi ha creata e per che cosa io vivo e scopri un abisso di
male in te, perché sei immensamente lontana da quel fine per cui Dio ti ha
creata. Dio mi ha creato per conoscerlo ed io per cosa vivo? E allora incominci
a capire quanto peccatrice sei, è questo che ti apre alla possibilità di
ricevere perdono e quindi dopo alla possibilità di amare.
A.: Dio ci fa sperimentare la morte e poi ci
mette qualcosa nelle mani da offrirgli.....
La morte, la nostra situazione di morte. Ho detto in
quell'unzione che ha fatto Maria di Magdala a Gesù, c'era tutta la sua morte,
tutta la sua miseria, il suo niente, non aveva più niente, ha offerto questo
niente.
A.: Questo niente è la nostra incapacità di
amare?
Se tu ti ritieni capace di qualche cosa non sei ancora
matura, perché soltanto il niente riceve il tutto
F.: Giovanni era il discepolo che più amava,
secondo questo metro qui era quello che aveva ricevuto più perdono.
Più ancora di Maria di Magdala.
G.: Maria ha provato il fatto di non essere
compresa e adesso ha la possibilità di capire Gesù che non è compreso, Gesù
prende adesso su di sé il peccato di Maria?
L'ha perdonata allora, se ha perdonato l'ha preso su di
Sé. L'ha perdonata allora, a Magdala.
Maria qui è l'unica che lo sta comprendendo, è l'unica
consolatrice.
G.: Lui l'ha preso su di sé allora, ma noi
non l'abbiamo visto.....
Come non l'abbiamo visto? È stata perdonata, perdonare
vuol dire prendere su di sé.
Come uno ti perdona? Ti libera da una cosa che tu ritieni
di aver fatta tu. L'Altro ti dice: "No, guarda che sono io che l'ho
fatta".
Le cose fatte da noi ci ossessionano, tu non ti liberi
mica. Prova a dire una parola di tua iniziativa, quella ti ossessiona, non ti
liberi più, solo incontrando Uno che ti dice: "No, sono io che te l'ho
fatta dire", quello ti perdona.
Tu prova a rompere un vaso e tutti ti dicono che non sei
stata tu, la tua coscienza dice: "Sono stata io".
E chi ti libera da quella coscienza che ti urla dentro.
Se anche tutto il mondo ti dice che sei perdonata, la tua
coscienza urla ugualmente che sei stata tu.
Soltanto Dio può perdonare.
Soltanto Dio essendo Creatore, può far capire alla mia
coscienza che quello che ho fatto io non sono io che l'ho fatto, ma è Dio che
me lo a fatto fare.
G.: E la reciprocità che è questo riportare a
Dio...
Qui c'è la reciprocità, l'azione reciproca non c'è stata
allora a Magdala.
A Magdala Maria ha ricevuto ed è entrata nell'amore, qui
invece c'è stata l'azione reciproca.
Se Gesù non fosse stato in situazione di tristezza, Maria
non avrebbe avuto occasione della reciprocità.
Qui invece sì e si apre alla via della conoscenza.
Prima non poteva entrare nella conoscenza, qui invece sì
perché ha fatto l'azione reciproca.
G. Gesù quindi ha preso su di Sé il peccato di
Maria, però lei si apre adesso...
Lei era aperta allora perché ama, se non avesse amato non
avrebbe potuto capire adesso, ma capendo e adesso facendo l'azione reciproca,
cioè ha ritornato a Lui quello che Lui le aveva dato, qui entra nel campo
della conoscenza.
Ha ricevuto vita e adesso ridà vita, quella vita che lei
ha ricevuto gliela ridà a Lui.
P. In una situazione di morte, incontrare la
vita... è la vita...
Prova a sottrarti all'amore, in quel caso li...
Tu sei morta, trovi uno che ti dà la vita...prova a
sottrarti all'amore.
P.: Però c'è questo ridare la vita che è
importante.
Sì, perché adesso è Lui che si presenta in situazione di
morte.
È Lui che si presenta in una situazione di morte.
Adesso lei può dargli la vita.
Se Dio non si presentasse in noi in situazione di morte, noi
non potremmo fare l'azione reciproca.
Li sta la profondità.
P: Però anche la meraviglia.
E la meraviglia.
Per questo noi dobbiamo ringraziare Dio infinitamente.
Addirittura Lui si è annientato per dare a noi la
possibilità di fare verso di Lui quello che Lui ha fatto verso di noi.
D.: Hai detto che Maria rivela la sua
comprensione perché anche lei era stata compresa.
Si capisce...
D.: Ma noi tutta la vita riceviamo doni da Dio
in continuazione e non ci fermiamo in questo pensiero. Perché, poi cosa avviene?
Perché il nostro io è un pozzo senza fondo.
Il nostro io riceve, riceve, riceve ma non ritorna mai.
È tutto lì il guaio.
D.: Che cosa avviene allora a un certo momento
che il Signore ci dà la possibilità di capire?
No,
per capire bisogna entrare nell'amore.
Amare vuol dire trasferire il pensiero dal nostro io
all'io dell'altro.
Per cui l'altro diventa attraente per me.
Attraente il mio pensiero.
Per cui il mio pensiero passa da me stesso all'altro.
Guardando dal punto di vista dell'altro io incomincio a
capire. M’investo dell'altro.
Se io m’investo della situazione di un ubriaco, comincio
a capire perché quello è ubriaco.
Altrimenti no.
Altrimenti io dirò sempre quello è un ubriacone.
Io non sono un ubriacone.
D. Bisogna fermare il pensiero.
È tutta questione di pensiero, solo di pensiero.
La realtà è il pensiero.
Dio è spirito.
Tutto il resto diventa teatro.
Noi possiamo recitare. Fare teatro.
Sulla penitenza, funzioni, ubbidienza, sottomissione.
Tutto quello che tu vuoi.
Ma è tutto teatro.
Dio guarda al pensiero.
D.: Ogni cosa che riceviamo dovremmo...
Bisogna pregare sempre.
Pregare vuol dire fare quest’azione di ritorno.
Altrimenti non si entra nella conoscenza.
F.: Ecco Dio che si fa mendicante per dare a noi
la possibilità di fare a Lui quello che Lui ha fatto a noi.
Ma qui l'amore di Maria è un amore umano, ma
dopo il suo cambiamento radicale, Maria ama Gesù non più di amore umano.
No, no, no, no è sempre ancora prima di Pentecoste.
F.: Ma è già sul cammino dell'amore divino...
Luigi: Certo, senza questa reciprocità non si entra nel
campo della conoscenza e quindi tutte le tue azioni sono sempre determinate
occasionalmente per impressione o sentimento.
F.: È proprio vero che se Gesù non ci libera
dall'ossessione abbiamo proprio quello che ci domina e siamo impediti di un
minimo pensiero.
N.: È molto convincente che l'amore sia una
conseguenza del perdono.
"Molto è perdonato perché molto ha amato".
Ma il guaio è che la maggior parte degli interpreti dice
che più amo e più mi è perdonato, è lì l'errore.
N. L'amore però è sempre un fatto un po’
ambiguo nella conoscenza, nel senso che tu conosci e ami di più ma più ami e
più conosci. Anche lì c'è già una reciprocità insomma. Non è che sia una cosa
bloccata lì.
C'è un crescendo.
P.No comment
N.: Dio è grande al di là della nostra
capacità di comprendere. E una volta ci dà la soddisfazione e l'altra volta ci
dà lo schiaffone. Ma l'intenzione è sempre quella di liberarci dalla situazione
nella quale ci siamo cacciati.
F.: Di fronte a questa bellezza infinita,
tutto il resto disgusta, non so come spiegarmi. E come S. Paolo che dice che
considera tutto spazzatura.
Lui usa una parola più forte... i francesi.
F. Come dice il salmo: celebrate il Signore
perché è buono.
D.: Agli annunci continui di Dio, dobbiamo
rispondere con la consapevolezza della verità perché un grande amore equivale a
una grande reciprocità.
P.: "Padre se è possibile allontana da
Me questo calice, ma sia fatta la tua volontà".
D.: Leggo qualche appunto. (leggendo
uno scritto di Luigi)
L'amore sa intuire e sa prevenire, là invece
dove l'amore è assente, si arriva sempre in ritardo. In questo arrivare prima e
in questo arrivare dopo c'è dunque il segno della presenza o dell'assenza
dell'amore. Maria con il suo amore aveva intuito che quella cena recava con sé
un profondo mistero d'amore; era la cena d'addio che il suo Maestro aveva
voluto donarle prima di consegnarsi ai suoi nemici e lei aveva voluto
ricambiare con un suo dono, un dono che fosse tutto un canto d'amore e di
riconoscenza, in cui fosse racchiusa tutta la sua anima, tutta la sua vita.
Un dono che agli occhi di tutti sembrasse uno
spreco perché doveva dire al cuore di Gesù la cosa più preziosa che essa
portava nel suo cuore.
Quale dono poneva Maria di Betania sulla tomba
di Gesù?
Poneva ciò che di più prezioso essa aveva
ricevuto da Lui: Maria di Magdala.
Rinnovandogli l'offerta di quel giorno in cui
Lui l'aveva salvata, gli faceva l'offerta d'amore di tutta la sua vita per
sempre.
Solo l'amore sa trovare i segni che dicono
tutto.
Sono appunti fotocopiati e se qualcuno ne
volesse una copia...
C.: Dalla liberazione di Maria di Magdala
sulla spiaggia, a questo spargere il profumo... Là l'ha conosciuto perché l'ha
liberata, qui sicuramente c'è già un passo avanti sulla conoscenza, però com’è
lungo il cammino per arrivare alla conoscenza.
D.: Ricevere è necessario ma non è
sufficiente per arrivare alla conoscenza.
G.: Lo stesso pensiero. È necessaria la
reciprocità.
È essenziale, altrimenti si resta fuori, nelle tenebre
esteriori. Ricevessimo anche tutti i miracoli da Dio, tu resti fuori nelle
tenebre esteriori.
F.: Incomincia a capirsi, perché sotto la
croce ci sarà Maria di Magdala.
S.: Dio che ci fa fare l'esperienza della
sua morte dentro di noi, chiede a noi di morire per fare vivere Lui.
X: Riportare a Dio i doni ricevuti è segno
d'amore. E questo ci dà la possibilità di entrare nella conoscenza.
Y: Il nostro amore per Gesù è una
conseguenza del perdono che Lui ci ha dato, il perdono è frutto del suo amore.
O. Maria capisce, a differenza degli altri
che Gesù è triste ma non è che capisce che Gesù sta per morire?
Quello non possiamo dirlo...
P.C'era una taglia su di Lui, un ordine di
cattura...
Quando uno si trasferisce nel pensiero dell'altro, rivive
tante cose ma nell'altro.
Anche in Maria c'era il pensiero che sapeva che
l'autorità lo aveva condannato, condannato a morte.
Anche Maria sapeva questo.
Anche in Maria c'era questo conflitto: Lui che le aveva
portato la vita e l'autorità che ordinava invece di mandarlo a morte.
Ora lei vivendo questa cosa nel pensiero di Lui, poteva
intuire cosa Lui portava nel cuore.
Lui tornando a Betania si metteva in mano al nemico.
E allora lei poteva intuire che Lui portasse questo
pensiero di morte.
O. Sembra che gli abitanti di Betania evitino
di fare una scelta.
Sembra che evitino la scelta....
O. Sembra che ci sia una terza via, perché
non lo denunciano però nemmeno capiscono niente di Lui.
È soltanto un rinvio, arriva un momento in cui non
possono essere ai piedi della croce.
Devono scappare.
P. L'incarnazione del Verbo continua a
sorprenderci.
Mi è parso oggi di aver capito di non aver
capito ancora l'incarnazione.
Ho l'impressione di voler superare l'incarnazione
senza averla ancora capita fino in fondo.
Maria allora,
presa una libbra di olio profumato di vero nardo, assai prezioso, cosparse i
piedi di Gesù e li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì del
profumo dell'unguento.
Gv 12 Vs 3
RIASSUNTO Mercoledì
Argomenti: Perdono e amore. Dio il ricco e Cristo il povero. La reciprocità. La samaritana. Le due volontà di
Cristo. La morte di Cristo oggi.
2/Novembre/1994 Casa di preghiera
Fossano
Sei giorni prima della Pasqua, Gesù
andò a Betània, dove si trovava Lazzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. Equi
gli fecero una cena: Marta serviva e Lazzaro era uno dei commensali. Maria
allora, presa una libbra di olio profumato di vero nardo, assai prezioso,
cosparse i piedi di Gesù e li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si
riempì del profumo dell'unguento.Gv 12 Vs 1-3
RIASSUNTO DOMENICA
Argomenti: Le volontà nell’uomo. La volontà è espressione della natura di un
esistente. I tradimenti di Pietro e Giuda. L’opera
dell’uomo. L’inferno. L’animo nobile. La paura è nel pensiero dell’io. Il conflitto con
tutto cià che non è Dio. La reciprocità di pensiero.
6/Novembre/1994
Casa di preghiera Fossano
Sei giorni
prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Lazzaro, che egli
aveva risuscitato dai morti. Equi gli fecero una cena: Marta serviva e
Lazzaro era uno dei commensali. Maria allora, presa una libbra di olio
profumato di vero nardo, assai prezioso, cosparse i piedi di Gesù e li asciugò
con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì del profumo dell'unguento.Gv
12 Vs 1-3
RIASSUNTO MERCOLEDI
Argomenti: La presenza di Dio ci fa persona. La natura umana. Dio non si confonde con
nessuna sua opera. La conoscenza presuppone la reciprocità. Cristo ci comprende perchè ci dà il significato della vita.
L’incarnazione è successiva al peccato. Il distacco dai
beni materiali non basta. I miracoli. Il mancato perdono del giusto.
9/Novembre/1994 Casa di preghiera
Fossano