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Essi cercavano Gesù e stando nel tempio dicevano tra di loro: "Che ve ne pare? Che non venga egli alla festa?".

Gv 11 Vs 56


Titolo: Conoscere il luogo di Dio, una delle sette colonne della casa della sapienza.


Argomenti: Purificarsi. L'errore di luogo. Impossibilità e incredibilità. Dio solo è rivelatore di Sé.


 

18/Settembre/1994 Casa di preghiera Fossano.


Ci troviamo nel versetto 56, ancora una domenica e abbiamo finito il capitolo 11 di San Giovanni.

Nel versetto 56 si dice: "E cercavano Gesù e stando nel tempio dicevano: Che ve ne pare? Che non venga Egli alla festa?".

É parola del Vangelo e anche qui dobbiamo chiederci quale lezione Dio vuole dare a noi, attraverso questa scena di uomini che vanno a Gerusalemme e nel tempio interrogano circa il fatto se Gesù venga o meno.

Noi ci chiediamo chi sono questi uomini, perché questo è il fatto importante, il Vangelo lo sottolinea: "Molti di quella regione salirono a Gerusalemme, prima di Pasqua per purificarsi". Erano questi gli uomini che cercavano Gesù e che stando nel tempio si chiedevano: "Che Lui non venga alla festa?".

Erano cioè quelli che erano saliti a Gerusalemme per purificarsi per Pasqua.

Ma c'è una cosa strana che qui il Vangelo sottolinea: "Molti di quella regione", quale regione? La regione in cui Gesù era andato.

Perché si dice che Gesù, dopo che era stata presa la risoluzione di farlo morire, andò nella regione vicina al deserto e molti di quella regione, dove Gesù era andato, salirono a Gerusalemme per purificarsi.

Il fatto impressionante è questo: Gesù si trovava in quella regione e molti di quella regione vanno a Gerusalemme, a cercare Gesù?

Lo avevano con loro in quella zona del deserto, lasciano Gesù per andare a purificarsi nel tempio a Gerusalemme e per cercare Gesù.

C'è evidentemente qualcosa che non va!

Dobbiamo cercare di capire che cosa il Signore ci vuole significare tramite questo.

Intanto c'è il problema della purificazione: vanno a Gerusalemme per purificarsi per la Pasqua.

Già qui si può vedere la falsa religione che può illudere tanti uomini, che illude tanti uomini, cioè il ritenere che la religione sia un purificarsi, diventare virtuosi.

La religione non è un modo di essere dell'uomo.

Il  problema non sta nella liberazione dal peccato o dalle colpe.

Il problema non sta nella purificazione.

Quindi questi uomini hanno lasciato Gesù, l'hanno lasciato nel deserto, sono andati a Gerusalemme, sono andati nel tempio per purificarsi per la Pasqua.

Addirittura verrà il tempo in quel famoso venerdì, in cui i giudei non entreranno nel pretorio di Pilato per non macchiarsi e manderanno a morte Gesù.

Loro si preoccupavano di restare puri per la Pasqua e intanto mandavano a morte Dio, ecco questi paradossi, questi eccessi.

Ma quando si arriva a questo e come è possibile che accada?

Se il Vangelo ci parla di questo, è segno che questo avviene nella vita di ognuno di noi.

É segno di una religiosità che illude, che può illudere ogni uomo: farlo credere puro.

Abbiamo letto nei salmi che gli empi rifiutano di capire Dio, altro che purificarsi!

Gli uomini fanno consistere la religiosità nel purificarsi, nel lavarsi.

La religione è ben altro!

Qui e il Vangelo lo sottolinea, lasciano Gesù, per andare nel tempio a cercare Gesù.

Erano con Gesù perché lo hanno lasciato?

E perché adesso nel tempio si interrogano e cercano Gesù?

Erano con Gesù.

Cosa c'è di sbagliato nella vita dell'uomo da produrre una falsa ricerca di Dio?

Si lascia Dio per cercare Dio.

Si arriverà al punto finale, in cui si manda a morte Dio in nome di Dio.

É la contraddizione massima in cui viene a trovarsi ogni uomo.

Questo è un rischio che incombe su ogni uomo.

Se c'è una pagina del Vangelo circa questo, vuol dire che questo fatto può realizzarsi e si realizza nella vita di ogni uomo.

C'è il rischio della falsa religiosità che illude ogni uomo, facendolo credere buono, giusto, puro è poi si arriva a quel punto in cui nel Giudizio, il Signore dice: "Non vi conosco, non vi ho mai conosciuto".

"Abbiamo mangiato con Te alla tua mensa", ecco l'illusione che illude.

"Ti abbiamo ascoltato predicare nelle nostre piazze", l'avevano ascoltato predicare sulle piazze e Dio dice: "Andate via da Me, non vi conosco, non vi ho mai conosciuto".

C'è questo rischio, illudersi che basti mangiare alla mensa di Dio, che basti ascoltare Dio predicare sulle nostre piazze, per essere puri, per essere a posto, per essere religiosi, a un certo momento si incontra Dio che ti dice: "Non ti ho mai conosciuto".

C'è questo rischio: illudersi che basti mangiare alla mensa di Dio, che basti ascoltare Dio predicare sulle nostre piazze, per essere puri, per essere a posto, per essere graditi a Dio, per essere religiosi e a un certo momento si incontra Dio che ti dice: "Non ti ho mi conosciuto".

Perché: "Non ti ho mai conosciuto"? "Perché non hai mai cercato di conoscermi".

C'è il problema della conoscenza.

L'anima di tutto questo argomento di stasera è questo: gente che lascia Gesù nel deserto, nella solitudine, là dove potevano incontrarlo tutto il tempo che volevano, lo lasciano solo, lasciano Lui per andare nella città, a Gerusalemme, nel tempio, per pregare.

E poi la falsa ricerca nel tempio, quasi che avessero interesse che Gesù venisse alla festa, alla loro festa.

Quella festa alla quale Gesù in un altro luogo si rifiuta di andare: "Io  non vengo alla vostra festa".

Pare sentire il profeta Isaia che dice di Dio: "Io sono stufo delle vostre feste, sono stufo dei vostri canti, sono stufo delle vostre cerimonie", perché Dio vuole la conoscenza.

Come è possibile fare un errore così grossolano?

Come è possibile questo errore?

In fondo questo è un errore di luogo.

Lasciano Gesù dove Lui è, Lui è andato nel deserto, a Efrain e lo lasciano lì, perché qui dice che gli uomini di quella regione dove era andato Gesù vanno a Gerusalemme, è sottolineato.

Questo ci fa capire che l'argomento è proprio questo, questo è l'argomento da approfondire e da capire.

Lasciano Gesù per andare in un altro luogo per cercare Gesù.

Ci siamo chiesti quale è l'anima, la lezione di questa scena.

Qui c'è un errore di luogo.

Errore di luogo perché Gesù era là e loro vengono a cercarlo qua.

Errore di luogo.

E quando si fa un errore di luogo, succede una cosa gravissima: si rende impossibile il possibile.

Loro, nella loro religione, là nel deserto, potevano trovare Gesù, Gesù era venuto a bussare alla loro porta della loro casa, il che vuole dire che era andato vicino a loro e aveva reso possibile l'incontrarlo.

Questi, lasciando quel luogo dove era venuto Gesù, andando a cercare Gesù a Gerusalemme, nel tempio hanno reso impossibile quello che era loro possibile a Efraim!

Ecco la prima conseguenza dell'errore di luogo che l'uomo può fare, che l'uomo fa.

Perché Gerusalemme è una cosa buona, il tempio è una cosa buona ma cercare Gesù nel tempio di Gerusalemme, quando Lui  è andato nel deserto è un errore, è un errore di luogo.

Il cercare delle mele su un larice, è un errore di luogo, ci si rende impossibile trovare le mele, certamente!

Forse che le mele sono impossibili da trovare?

Le mele non sono impossibili da trovare!

Il larice è una cosa buona, la mela è una cosa buona ma cercare mele sul larice è cosa cattiva.

É un errore di luogo.

Ci si rende impossibile trovare le mele.

Ecco come nasce il concetto di impossibilità.

Ecco come l'uomo può rendersi impossibile quello che Dio ha fatto possibile.

Dio  ha fatto possibile la conoscenza di Sé, anzi presso Dio tutto è luce.

Presso Dio tutto è possibile, quindi non diciamo che è impossibile conoscere Dio.

Siamo noi che facendo un errore di luogo ce lo rendiamo impossibile.

Dalla impossibilità alla incredibilità il passo è molto breve.

La condizione per credere, quindi per avere la fede è che la cosa sia possibile.

Non si può credere a una cosa che si presenta impossibile ai nostri occhi.

Nel concetto di impossibilità c'è intrinseco il concetto di incredibilità.

Incredibilità vuole dire perdita di fede.

Fede vuole dire credere a quello che non si vede.

Vuole dire impegnarsi nel trascendente, nell'infinito, nell'Assoluto.

Ma quando questa fede crolla perché questo Luogo in cui è possibile trovare l'eterno, l'Assoluto, Dio, si presenta impossibile, non ci si impegna più.

L'uomo non può impegnarsi in una cosa che gli è impossibile.

L'uomo non può impegnarsi nel salire sul Monte Bianco se per lui il Monte Bianco è impossibile.

E l'uomo, quando non si impegna nel cercare le cose trascendenti, le cose eterne, quando non si impegna a cercare di conoscere Dio, l'uomo cosa fa?

C'è una soluzione sola a questo punto qui.

L'uomo che perde l'interesse, l'impegno, l'ansia di conoscere Dio, non fa altro che precipitare nella routine e nella routine c'è la morte.

Quando diciamo routine, implicitamente diciamo morte.

É questione di tempo ma siamo già in un processo di morte.

É l'uomo che perde l'anima, si cade nell'abitudine, nella tradizione, nei riti, magari ci si crede religiosi, si seppellisce Dio nelle nostre preghiere (ripetizione) ma non si vive più, perché la vita sta nel cercare Dio, è nascosta in Dio e si vive in quanto si cerca Dio, in quanto c'è questa fede che impegna l'uomo in cose, apparentemente impossibili.

L'uomo giusto è l'uomo che si impegna a capire quello che ancora non capisce e quindi quello che non vede e non tocca.

La nostra Vita sta nelle cose che sono eterne, Dio è eterno, soltanto conoscendo Dio si vive, soltanto cercando di conoscere Dio si vive, altrimenti si fa esperienza di morte.

Presso Dio non ci sono tenebre, ecco la grande conseguenza dell'errore di luogo: l'esperienza dell'impossibilità, quindi l'esperienza della routine, delle tenebre, tenebre che conducono alla morte.

Non si vive più, non si gusta più la vita, la vita non ci dice più niente, perché?

Perché è venuta a mancare l'anima.

É venuto a mancare il sogno.

L'uomo vive in quanto sogna, in quanto porta un sogno in sé ma questo sogno deve avere un fondamento di realtà, altrimenti non si sostiene.

Quella che noi chiamiamo "realtà" del nostro mondo diventa morte, diventa cimitero, diventa routine, non c'è più senso di vita, la vita perse di significato.

Senza questo fondamento non c'è più senso nella vita, la vita perde di significato.

Noi a questo punto dobbiamo chiederci da dove nasce questo errore di luogo.

Come è possibile fare un errore di luogo, cioè andare a cercare Dio dove è impossibile trovarlo?

Notate bene che si lascia Dio dove è possibile trovarlo.

Gesù è Dio tra noi, quindi è lezione circa il problema di Dio che è il problema di ogni uomo.

Si lascia Gesù dove è possibile trovarlo e si va a cercare Gesù dove è impossibile trovarlo perché Gesù aveva lasciato il tempio, aveva lasciato Gerusalemme.

Abbiamo visto che c'è un momento nella nostra vita in cui lo Spirito si stacca dai segni; in un primo tempo lo Spirito parla nei segni, Gesù insegnava nel tempio di Gerusalemme, tutti i giorni, era in  Gerusalemme, poi arriva un momento in cui si separa.

Perché si separa?

Perché negli animi si è formata una falsa sicurezza.

Sono le false sicurezze che fanno fuggire Gesù.

Qui Dio non ha più niente da dire, quando l'uomo ha trovato altre sicurezze, l'istituzione, l'autorità, le funzioni, Gesù qui non ha più niente da dire e allora si scolla dai segni, perché Gesù è la nostra unica sicurezza.

C'è un significato profondo in tutto questo, abbiamo visto i tre tempi dell'opera di Dio.

Dio opera attraverso i segni, poi Dio si scolla dai segni, poiché Dio non si confonde con i segni di Dio e arriva poi il tempo in cui Dio solo è rivelatore di Se Stesso.

Dio solo è rivelatore di Sé, perché la Verità sola è rivelatrice di Sé.

Dio s'annuncia in tutto ma è solo Dio che rivela Se Stesso.

Soltanto da Dio  noi possiamo conoscere Dio.

Dio vuol condurci a questo fine qui, per questo a un certo momento Dio si scolla da tutto.

E allora se noi cerchiamo Dio nel tempio, se noi cerchiamo Dio nella nostra religiosità, se noi cerchiamo Dio in quello che prima ci soddisfava tanto, se noi cerchiamo Dio a Gerusalemme, non lo troviamo, perché Lui se ne è andato, si ritira in Se Stesso.

A un certo momento il Padre si alza e chiude la porta: "Invano allora busserete".

Noi ci chiediamo quale è la causa di questo errore di luogo che ci fa cercare Dio dove Dio non è più?

Noi diciamo: "Dio non è forse dappertutto?".

Dio è dappertutto ma a un certo momento non lo trovi più da nessuna parte.

Dio è dappertutto ma a un certo momento trovi l'assenza di Dio dappertutto.

Perché arriva il momento in cui Lui si ritira in Se Stesso e tu Lui non lo trovi più, pur sapendo che Lui è in tutto.

Questo è un fatto strettamente personale ma è una realtà che ogni uomo esperimenta.

Noi ci stiamo chiedendo quale è la causa di questo errore di luogo, per cui noi arriviamo a cercare Dio dove è impossibile trovarlo.

Perché è impossibile trovarlo? Perché il luogo di Dio è Dio stesso.

Dio abita in un luogo ben preciso e soltanto,lì si può trovare.

Il problema di luogo è un problema di intelligenza.

Il capire che le mele, vanno cercate sul melo e non sul larice non è un problema di cuore, non è un problema di sentimenti o d'intuizione, è un problema di intelligenza.

Quindi l'errore di luogo, il cercare Dio dove dove Dio non è e non può essere, è stoltezza.

Il che vuole dire che lasciarsi dominare dal cuore, lasciarsi dominare dal sentimento, dall'intuizione ci porta a fare un errore di luogo.

Il problema di luogo è un problema d'intelligenza, perché dico che è un problema d'intelligenza?

Il luogo è determinato dalla causa, il luogo è un effetto della causa e soltanto conoscendo la causa si conosce che l'effetto deve essere lì.

É soltanto conoscendo la causa: l'albero del melo che conosciamo che le mele si trovano sul melo e non sul larice.

Se uno va a cercare i funghi con il cuore, va a finire al cimitero.

Se un raccoglie e mangia i funghi in base alla loro bellezza o in base alle proprie intuizioni, va a finire al cimitero, il sentimento ci conduce al cimitero.

Il fungo è lezione di Dio, perché Dio fa i funghi buoni e i funghi velenosi?

Perché Dio non ha fatto tutti i funghi buoni? Nella Bibbia è scritto che Dio ha fatto tutto buono!

Prova a mangiare un fungo velenoso fatto da Dio e poi ti accorgi come è buono!

"Guarda quel fungo come è grazioso e bello": intuizione, bellezza, estetica, cuore, quel fungo ha il potere di farti morire!

Eppure è una cosa buona quella, perché?

Perché ci fa capire che soltanto con l'intelligenza si trova la Vita.

Devi farti guidare dall'intelligenza, non dal cuore, non dall'intuizione e non dal sentimento.

Qualcuno diceva: "La bellezza salverà il mondo", no, la bellezza manda a morte il mondo.

Si fa l'errore di luogo, in quanto si è in difetto d'intelligenza.

L'intelligenza sta nel guardare le cose dalla causa, nel principio.

Come soltanto conoscendo l'albero conosco il frutto dell'albero, così soltanto conoscendo Dio, conosco il luogo in cui si può trovare Dio e in entrambi i casi è un problema di intelligenza.

Il luogo è  una conseguenza di questo: conoscenza, intelligenza.

A essere stolti,  non si è giustificati: nessuno di noi può dire: "Io non sono intelligente".

La stoltezza ti mette fuori, ti condanna, il che vuole dire che l'intelligenza è un dovere, ogni uomo ha il dovere di essere intelligente, non si può giustificare dicendo: "Io non ce la faccio".

Nei nostri interessi ce la mettiamo sempre tutta.

Davanti a Dio, nessuno di noi si può giustificare dicendo: "Io non ero sufficientemente intelligente", accuseresti Dio di averti fatto per una meta e reso incapace di giungere a quella meta; questa è una giustificazione che non giustifica niente davanti a Dio: le vergini stolte, sono chiuse inesorabilmente fuori.

Perché Dio non ha chiuso inesorabilmente fuori le prostitute?

Secondo il nostro attuale criterio di perfezione, di religiosità, noi ci aspetteremmo che Dio chiuda la porta alle prostitute: Dio non ha chiuso fuori le prostitute!

Invece Dio chiude fuori le vergini! E le vergini sono ben altra cosa dalle prostitute!

Ha chiuso fuori le vergini!

Ha chiuso fuori, quelle che andavano incontro a Lui, avevano la fede, la lampada accesa e le ha chiuse fuori.

Perché? Noi dobbiamo chiedercelo il perché.

Tutta la nostra religiosità si basa sulle virtù, sul fare l'uomo perfetto, fare l'uomo caritatevole, fare l'uomo generoso.

I nostri santi, sono tutti misurati sulle virtù.

Ma nel Vangelo non troviamo questo, nel Vangelo troviamo che al sommo sacerdote Gesù oppone i ladri e le prostitute: "Ladri e prostitute vi precederanno nel Regno di Dio".

La prostituta per noi è quella che dovrebbe avere il massimo della condanna mentre non troviamo una pagina del Vangelo in cui una prostituta venga chiusa fuori, viene chiusa fuori la vergine, perché?

Viene chiusa fuori semplicemente perché è stolta, cioè mancanza d'intelligenza.

Il difetto d'intelligenza non è scusabile presso Dio, non ti giustifica, non ti apre la porta.

Allora è questa l'anima delle cose.

Si ha il dovere di essere intelligenti.

La mancanza d'intelligenza non è scusata.

Allora l'amore sta lì.

Il vero amore o è intelligente o non è amore, perché è l'intelligenza che fa entrare, quindi colui che ama è intelligente, intelligente nel conoscere l'oggetto amato.

Chi ama e si scusa del non conoscere o del non desiderare di conoscere l'oggetto amato in realtà non ama e appartiene al campo delle vergini stolte.

La fonte dell'errore di luogo, quella che rende impossibile trovare Dio, sta nella non intelligenza, nel difetto d'intelligenza.

La Parola di Dio ci dice che presso Dio nulla è impossibile e questo ci fa anche capire come passare dall'impossibile al possibile.

Come noi passiamo dal possibile all'impossibile  e ci rendiamo impossibile la vita poiché nella routine c'è la morte, così, presso Dio c'è la possibilità di uscire dall'impossibile e entrare nel regno del possibile.

Il soprannaturale, il trascendente, l'eterno non si vede e non si tocca perché lo si trova solo intendendolo; si entra nel Regno di Dio soltanto intendendo.

La perdita di fede nel sopranaturale ci fa disimpegnare nel soprannaturale, perché nessuno di noi si può impegnare in una cosa che vede come impossibile.

La fede e la credibilità è già una conseguenza della possibilità.

Fintanto che io non vedo una cosa possibile non posso crederla e quindi non posso impegnarmi in essa.

L'impossibile è una conseguenza dell'errore di luogo.

Noi abbiamo sempre la possibilità di elevarci presso Dio, perché Dio è sempre con noi, anche quando per noi è impossibile la cosa.

Magari Lui si lascia uccidere, pur di restare con noi.

Noi abbiamo sempre la possibilità di elevare la nostra mente e il nostro pensiero a Dio.

Il problema sta tutto nel pensiero.

Dio non chiede grandi sacrifici o grandi opere, Dio ci chiede solo il pensiero.

Anche se non sei capace a fare altro pensa a Dio.

Tu puoi essere infinitamente distante da Dio, nel regno delle cose impossibili, nel regno della notte ma puoi sempre pensare Dio, perché Dio è con te.

Il fatto che Dio sia con noi, vuol dire rendere a noi possibile il pensarlo.

Se tu pensi Dio t'accorgi che quello che per te oggi è impossibile, domani diventa possibile, perché presso Dio tutto diventa possibile.

Diventa possibile perché trovi il luogo di Dio.

Il luogo di Dio è Dio stesso e quando tu pensi Dio, tu entri nel luogo di Dio e nel suo luogo Dio si fa trovare.

Perché l'impossibile è là, dove tu fai un errore di luogo.

Qui possiamo anche capire come Dio operi tra noi, i tempi di Dio.

Dio opera tra noi, attraverso la nostra vita, per condurci nel suo luogo, cioè per farci capire che Lui si può trovare soltanto in Lui e nessun altro ce lo può far conoscere.

Non c'è nessuna istituzione, nessun tempio, nessuna autorità, non c'è nessun santo, non c'è nessun angelo che ti possa far trovare Dio.

Dio solo è il luogo di Dio.

Ecco per cui Dio che prima parla in tutte le creature e in tutta la creazione, anche nel tempio, a un certo momento si ritira, si ritira da tutto e dove va?

Si ritira nel suo pensiero.

Unicamente nel suo pensiero e se tu vuoi trovarlo, devi cercarlo nel suo pensiero, perché altrove non lo trovi più.

Altrove tutto si disfa, tutto diventa routine, solo Lui è la grande novità e se tu vuoi trovarlo, ti devi raccogliere dove Lui si è raccolto: nel suo pensiero.

Lì è il suo luogo.

C'è questo grande movimento che nessuno di noi può smentire, c'è questa realtà nella vita di ognuno di noi, questo Dio che si ritira a poco per volta in casa sua, è Lui stesso la sua casa.

Questo lo fa non per nascondersi o per escluderci, Dio lo fa per rivelarsi, per svelarci il suo volto.

Perché il suo volto è rivelabile soltanto nel suo pensiero, ecco per cui si ritira, si ritira per condurre noi a trovarlo nel suo luogo.

Perché soltanto nel suo luogo noi possiamo conoscerlo e trovare la vita eterna.