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Da quel giorno dunque decisero di ucciderlo.   Gv 11 Vs 53


Titolo: Il sabato è fatto per l'uomo e non l'uomo per il sabato.


Argomenti: La decisione di mandare a morte di Gesù. La volontà di Dio. La responsabilità dell'uomo. L'io e Dio. Passaggio dalla potenza all'atto. Conflitto tra religiosità ufficiale e personale. Le false sicurezze.


 

21/Agosto/1994 Casa di preghiera Fossano.


Siamo giunti al versetto 53 del Capitolo undici di San Giovanni in cui si dice:" Da quel giorno, fu presa la decisione di farlo morire".

Anche qui la prima cosa che dobbiamo chiederci è il significato, la lezione che Dio vuole dare a noi attraverso questo fatto: decisione di fare morire Gesù.

Decisione presa dal sommo sacerdote, dal sinedrio.

Qui dice: "Da quel giorno".

Che significato ha questo: "Da quel giorno"?

Cioè dal giorno in cui il sommo sacerdote aveva dimostrato, aveva dichiarato che era meglio che uno solo morisse, piuttosto che perisse tutta intera la nazione, piuttosto che il tempio fosse distrutto.

Sommo sacerdote vuole dire somma, massima autorità.

"Quel giorno", rappresenta per noi un pensiero e un pensiero detto da una autorità, da una somma autorità.

Pensiero che diventa movente, sorgente di una decisione.

Per decidere bisogna sempre avere un movente.

La nostra volontà per volere, ha bisogno di un movente, di una motivazione, di una giustificazione, di una ragione.

Qui la ragione l'aveva data il sommo sacerdote, aveva dato una ragione, apparentemente valida e giusta.

Teniamo presente che apparentemente dichiara che "tutti" sono più importanti di Uno.

Dichiara che il tempio è più importante di Uno.

Dichiara che la nazione è più importante di uno.

Ѐ più importante e allora per salvare il tempio, per salvare la nazione, per salvare il popolo è meglio che un uomo muoia.

La motivazione era questa.

La dimostrazione in cui si giustificava la morte di Gesù.

La nostra volontà per prendere una decisione, ha bisogno di una giustificazione.

E la giustificazione qui è data e da quale fonte è data! Dal sommo sacerdote!

Quindi era una decisione che era carica di un autorità.

Però qui dice:"Fu presa la decisione di mandare a morte Gesù".

Apparentemente la decisione è stata presa dal sinedrio, presa dai sacerdoti, dai farisei, apparentemente, c'è sempre questa apparenza.

Questa è la decisione che fu presa ma, il fatto strano è questo: questa necessità che uno solo morisse per tutti.

Questa addirittura era una profezia, era una Parola di Dio antica.

Era una profezia che Gesù stesso aveva confermato e detto.

"Ѐ necessario che il Figlio dell'uomo sia consegnato nelle mani degli uomini e sia mandato a morte".

Allora qui incominciano a sorgere i dubbi.

La decisione l'ha presa il sommo sacerdote, il sinedrio, i farisei?

L'ha presa loro, oppure era già tutto deciso prima e se tutto era già deciso prima, loro che cosa hanno fatto?

E se hanno deciso quello che era già deciso voluto da Dio, hanno fatto la volontà di Dio?

Evidentemente qui non hanno fatto la volontà di Dio.

Il movente qui non  era Dio.

Il movente era sbarazzarsi di uno che dava fastidio, il movente non era Dio.

Hanno fatto la volontà di Dio e non hanno fatto la volontà di Dio?

Qui quando il sinedrio, il sommo sacerdote, i sacerdoti stessi, prendono questa decisione di mandare a morte Gesù, prendono la decisione di una cosa che era già decisa, già voluta da Dio, voluta dal Padre.

Evidentemente qui hanno fatto la volontà di Dio perché era già deciso ma non hanno fatto la volontà di Dio, perché non sono stati mossi dall'Intenzione di Dio.

Quando Gesù dice: "Ѐ necessario che il Figlio dell'uomo dia mandato a morte", Pietro si ribella e dice: "No, noi non permetteremo che Tu sia mandato a morte" e Gesù definisce Pietro:"Demonio", "Stammi distante perché mi sei di scandalo, tu sei un demonio perché non ragioni secondo Dio ma ragioni secondo gli uomini".

Allora abbiamo Pietro che non vuole che Gesù sia mandato a morte e non fa la volontà di Dio, Gesù stesso lo conferma, quindi Pietro non fa la volontà di Dio.
Allora Pietro è chiamato demonio e non fa la volontà di Dio.

Il sommo sacerdote, il sinedrio e i farisei, vogliono che Gesù sia mandato a morte e non fanno la volontà di Dio.

Allora noi dobbiamo chiederci quand'è che si fa la volontà di Dio?

Non si fa la volontà di Dio quando si vuole mandare a morte Gesù e non sin fa la volontà di Dio, quando non si vuole mandare a morte Gesù.

Sia nel voler mandare a morte Gesù, sia nel non volerlo mandare a morte, non si fa la volontà di Dio.

In che cosa consiste allora questo fare la volontà di Dio?

Intanto questo ci fa capire che la volontà di Dio si compie comunque.

Che gli uomini vogliano mandare a morte Gesù o non vogliano mandare a morte Gesù, la volontà di Dio si compie, indipendentemente dall'uomo.

La volontà di Dio essendo trascendente, si compie indipendentemente dall'uomo.

Gli uomini quando decidono, decidono ciò che è già deciso.

Allora gli uomini sono dei burattini?

Se gli uomini decidono ciò che è già deciso, che responsabilità hanno?

E dove sta allora la colpa degli uomini se non hanno responsabilità?

Da "quel giorno" cioè da quel pensiero decisero di mandare a morte Gesù.

Dal pensiero che "tutti" sono più importanti dell'Uno.

Il tempio, la religiosità sono più importanti di Uno.

Ѐ meglio che muoia uno solo, piuttosto che muoia tutto il resto.

Quindi da quel pensiero lì, venne deciso.

Qui apparentemente la cosa è semplice, sono gli uomini che hanno deciso di mandare a morte Gesù.

E invece no, perché noi ci troviamo con dei fatti che erano già stati decisi da Dio, quindi gli uomini hanno deciso quello che Dio aveva già deciso.

Ѐ Dio che, attraverso le apparenti decisioni degli uomini, è Dio che compie quello che deve compiere.

Era necessario che Cristo morisse, era necessario perché gli uomini avevano deciso? No, cavolate, era necessario perché Dio aveva deciso così.

Era necessario nel disegno di Dio.

Ma allora la responsabilità dell'uomo, dell'uomo sommo sacerdote, dell'uomo Pietro, dove sta?

Pietro è stato anche lui sommo sacerdote, pontefice, capo di una chiesa.

La responsabilità degli uomini, dove sta?

La responsabilità dell'autorità, dove sta?

Perché gli uomini sono dei burattini, decidono quello che Dio ha già deciso.

Ѐ Dio che conduce l'uomo a decidere.

Allora la responsabilità dell'uomo dove sta se l'uomo è un burattino?

Dove sta la colpa se siamo dei burattini?

Dove?

Gli uomini non decidono, perché quando decidono, è Dio che li fa decidere.

"Ѐ Dio che muove in noi il volere e il fare" ed è Dio che ci fa decidere.

Ma se è Dio che ci fa decidere, allora noi facciamo la volontà di Dio?

No, tu non fai la volontà di Dio.

Chi ti fa decidere è la volontà del Padre, però tu non fai la volontà di Dio.

Allora quando è che faccio la volontà di Dio?

Gesù dice a Pietro: "Tu non ragioni secondo Dio", la volontà di Dio, si fa quando si ragiona secondo Dio.

Ma sia che tu ragioni secondo Dio, sia che tu non ragioni secondo Dio, tu decidi quello che Dio vuole.

Sei costretto a decidere quello che Dio vuole e sei colpevole.

Come è colpevole un ubriaco che, a un certo momento uccide una persona senza rendersene conto, però lui è responsabile di essersi ubriacato.

Gli uomini si ubriacano di parole.

Qui il sommo sacerdote, l'autorità, si è ubriacato di parole di uomini, non Parole di Dio.

La responsabilità dell'uomo sta lì.

Noi ci ubriachiamo di parole di uomini: "Tu ragioni secondo gli uomini" e non ci ubriachiamo invece di Parole di Dio.

Lì sta la colpa, siamo noi che ci separiamo dal Pensiero di Dio, non guardiamo le cose dal punto di vista di Dio.

Ma quando non guardiamo dal punto di vista di Dio, qualunque decisione noi prendiamo è Dio che ce la fa prendere, perché è Dio che: "Muove in noi il volere e il fare".

E ci conduce a prendere quelle decisioni che magari sono contrarie a noi ma questo perché noi abbiamo fatto un errore, l'errore di dimenticare Dio, l'errore di trascurare Dio, l'errore di non guardare dal punto di vista di Dio.

Errore che fanno sia il sommo sacerdote, sia Pietro che Dice che Gesù non deve morire.

Qui possiamo capire come sbagliano tutti e due.

Sbaglia colui che vuole mandare a morte Gesù e sbaglia colui che non vuole che Gesù sia mandato a morte.

Sbaglia uno e sbaglia l'altro.

L'errore dove sta? Sta in questo: "Tu non ragioni secondo Dio".

La colpa, la responsabilità dell'uomo, sta nel non ragionare secondo Dio, cioè sta nel non guardare dal punto di vista di Dio.

L'uomo è tenuto a guardare dal punto di vista di Dio.

Abbiamo visto le volte scorse che siamo nel campo della religiosità personale a cui siamo approdati attraverso gli argomenti precedenti.

Abbiamo visto che la persona è essenzialmente costituita dalla relazione con un "Tu" e con un "Tu" divino.

La consapevolezza del nostro io  questa permanenza in un campo in cui tutto muta.

noi siamo immersi in un campo in cui tutto muta.

Noi stessi cambiamo.

Ogni sette anni tutto di noi si rinnova come materia.

Quello che permane in noi, in questo campo in cui tutto muta ( e che noi chiamiamo il nostro io) è il Pensiero di Dio, è l'Assoluto di Dio che portiamo in noi e che forma noi.

La persona umana è formata dalla presenza del Pensiero di Dio immutabile: Dio è l'eterno, Dio è immutabile.

Ѐ questa presenza di Dio in noi che forma in noi questa costante, nonostante il mutare di tutte le cose.

Noi soffriamo e soffriamo da matti per il mutare delle creature, degli avvenimenti o dell'ambiente nel quale noi ci troviamo.

Soffriamo perché siamo costituiti da questo non mutare dell'Assoluto che portiamo in noi.

Portando in noi l'immutabile, quando subiamo cose che mutano abbiamo sofferenza.

Ed è la sofferenza che patisce ogni uomo.

L'uomo come persona, è essenzialmente costituito dal rapporto, dalla relazione con un "tu" e non un "tu" qualunque, con un "Tu" Assoluto: il "Tu" di Dio

Ѐ il "Tu" di Dio che è immutabile ed è il "Tu" di Dio che ci dà la consapevolezza del nostro io.

Per cui noi riteniamo di potere dire: "Io sono".

Noi abbiamo questa sensazione di essere, consapevoli di avere un io.

Però abbiamo anche notato questo: se è il Pensiero di Dio in noi che costituisce la nostra persona, noi non siamo Dio.

Noi non siamo Pensiero di Dio, magari lo fossimo!

Noi non siamo Pensiero di Dio.

Il Pensiero di Dio è in noi indipendentemente da noi, noi abbiamo la possibilità di pensare Dio, perché portiamo Dio in noi, non è detto che lo pensiamo.

Se noi pensiamo Dio, in noi si forma quello che gli antichi scolastici dicevano la potenza e l'atto.

La presenza in noi del Pensiero di Dio, Assoluto, forma in noi la possibilità di decidere qualche cosa, di pensare qualche cosa.

Noi abbiamo cioè la possibilità di pensare Dio.

Non è detto che pensiamo Dio.

Allora in noi c'è questo Pensiero di Dio che dà a noi la possibilità di essere con Dio.

Ma il problema della verità è quello di essere noi con Dio come Dio è con noi.

Soltanto così noi siamo nella verità e diventiamo atto, passiamo dalla potenza all'atto.

Ma all'atto noi non arriviamo (decisione) senza di noi.

Quindi il Pensiero di Dio dà a noi la possibilità di pensare Dio

Se noi pensiamo Dio e guardiamo da Dio, ragioniamo cioè secondo Dio, noi passiamo all'atto.

Si realizza cioè in noi, quello che noi siamo.

Dio vuole che noi siamo.

Cioè, noi diventiamo consapevoli che la nostra persona è data dal rapporto con Dio.

Questa è la condizione perché noi restiamo nella verità, altrimenti se noi non ci preoccupiamo di essere con Dio come Dio è con noi, noi perdiamo personalità, perdiamo essere, noi incominciamo a creare in noi, un principio di sofferenza, di angoscia, anche se non possiamo diagnosticarlo e questo diventa per noi un principio di morte.

Quindi perdiamo verità.

Qui capiamo come sorge la religione personale, la vera religione personale.

Tutto l'universo, anche la religiosità ufficiale, tutto è orientato a formare in noi una religione personale.

A Dio si arriva non in massa, non in gruppo, non in chiesa, non in società, non attraverso l'autorità, così non si arriva a conoscere Dio.

Perché?

Perché Dio solo è rivelatore di Sé.

Non c'è nessuna società, nessuna associazione che ti possa comunicare Dio.

Solo Dio è rivelatore di Sé.

Se Dio solo è rivelatore di Sé, non c'è nessun angelo che ti possa far conoscere Dio, non c'è nessuna istituzione che ti possa far conoscere Dio.

Tutti cooperano, "servono" per farti incontrare il Padrone.

Tutti cooperano per portarti alla presenza di Dio ma alla presenza di Dio ci vai tu, non c'è un altro che possa sostituirti.

Ѐ qui che incomincia la religione personale.

Tutta la religiosità ufficiale, tutte le diverse forme di religione, cooperano per farti maturare, per farti nascere alla religiosità personale.

Perché questa religiosità personale richiede la dedizione del nostro pensiero: "Tu non ragioni secondo Dio, tu ragioni secondo gli uomini".

Il ragionare secondo Dio, è essenzialmente personale.

Pensare è essenzialmente personale.

Restare nella verità richiede il trovare la verità e questo è essenzialmente personale.

Richiede il nostro pensiero e il pensiero è personale.

Non c'è nessun altro che possa pensare al posto nostro, nessun santo e nessuna istituzione può pensare al posto nostro.

Allora, il rapporto con Dio, il rapporto con la verità, la dedizione del nostro pensiero, il guardare dal punto di vista di Dio è un fatto essenzialmente personale.

Abbiamo detto che dobbiamo essere con Dio come Dio è con noi, quel "come" solo Dio ce lo può far conoscere e richiede la dedizione del nostro pensiero.

Se noi non dedichiamo il nostro pensiero a Dio, non c'è nessuno che ci possa far capire e conoscere come Dio è con noi.

Soltanto Dio ci fa conoscere come Dio e con noi e questo richiede la dedizione del nostro pensiero ed è lì che s'inaugura la religiosità personale.

Ma qui succede un fatto: quello che prima era amico diventa nemico.

Notate che qui mandano a morte Gesù.

Gesù, l'abbiamo detto molte volte, è il Dio con noi.

Ma la persona umana è formata dalla presenza del "Tu" di Dio.

Allora Gesù è questo "Tu".

Noi come persone, siamo formate da Gesù, il Figlio di Dio in noi.

Qui l'autorità, il tempio, l'istituzione sono amici di Dio: "Noi non siamo figli di prostitute, noi siamo figli di Dio".

Questi "amici" di Dio, queste istituzioni, queste autorità a un certo momento cosa fanno? Decidono di mandare a morte Gesù.

Decidono di mandare a morte Gesù?

Cosa vuole dire?

Decidono di mandare a morte, uno Spirito che l'uomo porta dentro di sé.

Decidono di mandare a morte il Pensiero di Dio.

Decidono di mandare a morte il Pensiero di Dio che ogni uomo porta dentro di sé.

Perché in questo "Tu" s'inaugura una religiosità personale e allora c'è conflitto.

Conflitto tra l'autorità, l'istituzione e la persona.

Conflitto tra la religiosità ufficiale e la religiosità personale.

Decidono di mandare a morte Gesù.

Evidentemente Gesù dava fastidio, soltanto per questo lo mandano a morte.

Gesù era uno che diceva di non dare a nessuno il nome di maestro, nemmeno al sommo sacerdote, era uno che diceva ai farisei: "Le prostitute vi precederanno nel Regno di Dio".

Altro che fastidio!

Questi qui lo hanno mandato a morte.

Perché?

Ma perché sta sgretolando la nostra cattedra, sta distruggendo il nostro posto: "Verranno i romani e distruggeranno il tempio", è Lui che lo sta distruggendo!

Volevano mandare a morte Lui.

Nasce la conflittualità tra tutto ciò che è ufficiale, tra tutto quello che è autorità, istituzione  e quello che è religione personale, quello che è attrazione per Dio.

Dio quando ti prende è un fuoco che ti porta via.

A che cosa ti porta via?

Tu non sei più uno fra tanti, tu sei solo.

Ecco che allora l'istituzione incomincia a rosicare, incomincia a non sopportarti più, incomincia a condannarti: "Beati voi quando vi perseguiteranno", era Gesù qui che si dichiarava.

L'istituzione è fatta da Dio, il sommo sacerdote è voluto da Dio e perché a un certo momento l'istituzione manda a morte Dio?

Perché?

Il perché Gesù stesso lo dichiara.

Perché le autorità pascolano se stesse, come abbiamo visto in Ezechiele questa settimana, anziché pascolare il gregge.

Perché le istituzioni, l'autorità, anziché servire la persona, fanno servire la persona.

Infatti Gesù dice che più è in alto e più deve essere servo.

Cosa vuol dire essere servo?

Servo vuole dire servire, non farsi servire.

E cosa vuole dire servire la persona?

Vuol dire servire la religiosità personale della persona che sta cercando Dio, non vuol dire alla persona: "Tu devi servire il mio istituto, tu devi servire la mia autorità, tu devi servire la religiosità ufficiale, la chiesa", questo non è servire, questo è fare servire.

Ecco perché a un certo momento c'è il conflitto, c'è la lotta, c'è la guerra.

Nel Regno di Dio non ci sono dei negozi che vogliono avere dei clienti, ci sono dei negozi che sono a servizio dei clienti..

Presso Dio,tutte le autorità, tutte le istituzioni sono a servizio della persona.

Non è l'istituto che arriva a Dio, è la persona che arriva a Dio.

Tutte le creature e tutte le istituzioni e tutte le religioni hanno lo scopo di servire la persona che cerca Dio.

Perché a Dio non si giunge in gruppo, non si giunge in società, a Dio si giunge personalmente, solo la persona.

La persona è la "struttura" fatta per conoscere Dio.

Le istituzioni non sono strutture fatte per conoscere Dio, le istituzioni sono a servizio della persona.

Quindi le istituzioni non devono far servire la persona a loro stesse.

L'uccisione del Cristo è l'uccisione del "Tu" di Dio presente in noi.

Come si uccide?

Si uccide con le false sicurezze.

Le autorità, le istituzioni seminano le false sicurezze, per cui quello è sicuro perché: "Te lo dico io", "Quello è sicuro perché lo dice l'istituzione".

Queste sono false sicurezze, perché la vera sicurezza viene soltanto da Dio.

Ѐ la conoscenza che ti rende sicuro.

Non sono le parole di uomini che ti danno la sicurezza ma la Parola di Dio.

Ѐ la parola che quando ti illumina ti rende sicuro, certo.

La verità opera convincendo, le autorità operano imponendo.

Cosa succede nelle false sicurezze?

"Io ho trovato la salvezza e la verità in quanto servo un istituto, una istituzione".

Quanti tedeschi/nazisti si sono ritenuti giustificati dei loro delitti dicendo: "Abbiamo ubbidito all'autorità"?

Un tempo si diceva che l'ubbidienza è tutto e abbiamo visto dove si finisce con l'ubbidienza!

Le false sicurezze richiedono ubbidienza, appunto perché sono false sicurezze.

Dio non ci chiede di essere ubbidienti, ci chiede di essere intelligenti.

Dio si arrabbia perché gli uomini non capiscono, non perché non ubbidiscono.

La verità quando parla richiede intelligenza.

L'intelligenza è la vera ubbidienza:il capire.

Quando l'uomo ritiene di essere sicuro di una cosa, non cerca più di conoscere Dio e il non cercare di conoscere Dio è uccidere Dio.

Ecco per cui l'autorità a un certo momento uccide Dio.

L'autorità uccide Dio seminando false sicurezze.

L'autorità dice: "Credi a me, servi me e sarai salvo".

E colui che ritiene vera una cosa, perché l'ha detta un autorità, s'accorge che non gli interessa più conoscere Dio.

Ѐ sicuro!

Io faccio una regola, seguo quella regola e sono a posto, mi ritengo a posto e non mi impegno più a conoscere Dio, lì tu hai ucciso Cristo.

Hai ucciso quel "Tu" che porti in te, che costituisce il tuo io, che costituisce la tua persona.

E senza questo "Tu" di Dio, questo Pensiero di Dio che è in noi, noi non possiamo accedere all'eterno.

Soltanto questo "Tu" è infinito in noi, tutto il resto in noi finito: sentimenti, cuore, sensi.

Soltanto questo "Tu" è infinito, perché è il Verbo, il Pensiero di Dio.

Con questo "Tu" noi abbiamo la porta aperta sull'infinito, sull'eterno.

Ѐ attraverso questa porta che noi possiamo passare ed entrare in quel regno della verità che è la vita eterna.

Allora uccidere questo "Tu", vuole dire praticamente non avere più interesse per conoscere Dio e quando si spegne in noi l'interesse per conoscere Dio, si spegne la vita.

Dio premia l'interesse, non premia i talenti.

Quando in noi si spegne l'interesse per conoscere Dio, in noi si uccide il Cristo, in noi si uccide lo spirito, si uccide la ricerca di Dio.

Allora anche se apparteniamo alle istituzioni più sante di questo mondo siamo cadaveri, cadaveri chiusi nelle loro tombe.