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Disse Gesù: "Togliete la pietra!". Gli rispose Marta, la sorella del morto: "Signore, già puzza, poiché è da quattro giorni che è lì".   Gv 11 Vs 39


Titolo: Togliete la pietra!


Argomenti: La grotta.  La morte è una categoria della vita. Cosa rappresenta la pietra.   Il vero significato della Pasqua. La Volontà di Dio.   Le giustificazioni con cui gli uomini si sottraggono alla ricerca di Dio.


 

3/Aprile/1994 Casa di preghiera Fossano.


Essendo Parola di Dio per noi, dobbiamo chiederci la lezione che Dio ci vuole dare attraverso queste parole.

Tutto è lezione di Dio per ognuno di noi.

Il problema importante certo è quello di prendere contatto con la lezione, ma questo non è sufficiente.

Ascoltare la Parola di Dio è necessario ma non sufficiente.

Quello che ci salva non è l'ascolto della Parola di Dio, quello che salva è l'intelligenza della Parola di Dio.

L'uomo si salva in quanto capisce.

Gesù rimprovera molte volte: "Perché non capite?", "Ancora siete senza intelletto?".

Già Isaia diceva che "Il bue conosce la stalla del suo padrone eppure il mio popolo non mi conosce".

Fa capire che la salvezza, la liberazione dal male, la vita vera eterna, sta nel conoscere Dio.

Ciò che è eterno è vero.

La nostra vita qui sulla terra è temporanea, è soggetta a mutamento, a morte perché non è vera.

Quando si parla di verità, siamo sempre sul piano della conoscenza.

Non si accede alla verità se non conoscendola.

Tutte le creature, tutti i fatti, noi li incontriamo senza conoscerli.

La verità si trova in un modo solo: conoscendola.

Non c'è altro modo.

Dio è la verità, il principio di tutto.

Dio si trova solo conoscendolo.

Dio si fa conoscere attraverso le sue lezioni, le sue parole.

Noi dobbiamo prima di tutto evitare l'errore di attribuire le parole e i fatti che incontriamo nella nostra vita ad altro da Dio: alla natura, all'uomo o al caso.

Uno solo è Dio.

Uno solo è Colui che opera e che parla in tutto, punto fisso di riferimento.

Nella nostra vita dobbiamo avere dei punti fissi di riferimento.

Il primo punto fisso di riferimento é questo: Dio Creatore.

Noi non possiamo osservare un filo d'erba senza pensare Dio perché non siamo noi che facciamo il filo d'erba.

C'è un Altro che opera.

Punto fisso di riferimento è quest’Altro.

Il che vuol dire che tutte le cose noi le dobbiamo ricevere da Lui e poi dobbiamo riportarle a Lui, per intendere da Lui il pensiero.

Perché il pensiero è solo di Dio.

Il pensiero, l'intenzione, la volontà è sempre propria della persona.

Solo conoscendo la persona, noi possiamo intendere il significato delle sue opere e delle sue parole.

Essendo tutto opera di Dio, anche questa scena, anche questo fatto è lezione di Dio per noi.

Lazzaro rappresenta l'uomo.

Gesù che si avvicina alla tomba dell'uomo è il Figlio di Dio che s’incarna.

È la Parola di Dio che arriva a noi, che arriva là dove noi siamo morti, sepolti in una grotta.

Il Vangelo precisa che questa grotta era coperta da un masso, da una pietra.

La volta scorsa noi abbiamo visto il significato di questa grotta.

Questa grotta rappresenta la nostra interiorità.

Luogo in cui si seppelliscono i morti.

Luogo di sepoltura.

Ma anche luogo di nascita, perché Gesù viene a nascere nella nostra morte.

Gesù nasce in una grotta e muore in una grotta.

Viene sepolto in una grotta.

Tutti i nostri pensieri staccati, separati dal principio, sono dei cadaveri.

Il principio è vita.

"In principio la vita era la luce".

Ma nel principio la vita è nella luce.

E dice "era" perché poi questa vita si è separata dalla luce ed è precipitata nella notte quindi nella morte.

Tutti questi nostri pensieri non riportati a Dio, non dati a Dio, diventano in noi cadaveri.

E questi cadaveri si accumulano in questa grotta.

In questo nostro mondo interiore, nella nostra stessa mente.

Diventando semi di morte.

Perché è la morte che diffonde se stessa.

Una mela marcia fa marcire tutte le altre.

Un tempo si diceva che il bene è diffusivo di sé, no la morte è diffusiva di sé.

Se c'è una cosa che si diffonde nel mondo e diventa insopportabile è proprio la morte.

In questo mondo interiore c'è questa accolta di pensieri cadaveri che portiamo in noi che ci disperdono e che diventano semi di morte di tutto il nostro morire.

L'uomo disperso è un uomo che è destinato alla morte.

La vita è unificazione.

La vita è raccoglimento.

Gesù che è venuto a portare la vita dice: "Io sono venuto a raccogliere ciò che si disperdeva".

Ecco il concetto di vita e il concetto di morte.

Il concetto di vita è raccoglimento nell'unità di Dio.

Dio è la vita.

Dio è il vivente.

Noi non siamo vivi.

Noi abbiamo l'impressione di essere vivi.

Ma noi viviamo realmente in quanto partecipiamo.

In quanto partecipiamo di Dio.

Dio è il vivente.

L'essere Assoluto è vivo.

Come l'essere Assoluto è persona, com’è infinito e com’è eterno, proprio perché è Assoluto.

La vita, la personalità, l'eterno, sono categorie dell'Assoluto.

Non smentibili perché l'Assoluto è trascendente.

Noi viviamo, conosciamo, siamo fatti consapevoli, diventiamo persone nella misura in cui partecipiamo di ciò che Dio è.

Essendo Dio verità, si partecipa alla verità né facendo offerte, né facendo sacrifici, riti, funzioni, feste, noi partecipiamo della verità in un modo solo: conoscendola.

Quindi noi partecipiamo della vita e in noi si forma la persona nella misura in cui noi conosciamo la verità, conosciamo Dio.

E allora il nostro impegno principale deve essere quello di avvicinarci a Dio e conoscere Dio il più che sia possibile.

L'uomo è stato creato per trovare Dio, con questo fine essenziale.

"Cerca prima di tutto Dio, non preoccuparti del mangiare e del vestire, tutto ti verrà dato in sovrappiù".

Questa è la prima parola scolpita all'inizio del Vangelo e che è fondamentale, che noi troviamo all'inizio del messaggio di Cristo, il Dio fra noi.

Non preoccuparti del mangiare e del vestire, non preoccuparti di te stesso, cerca prima di tutto di conoscere Dio.

Tutta la vita sta lì.

Noi viviamo nella misura in cui ci superiamo.

L'uomo è fatto per trascendersi, per superare tutto ciò che conosce.

Per trascendere il pensiero di sé, di tutte le creature e di tutte le sue conoscenze e la sua cultura.

Perché l'uomo deve impegnarsi a conoscere Dio.

E Dio si conosce in un modo solo.

Non si conosce Dio conoscendo le creature.

È un errore pensare di conoscere Dio studiando le creature.

Perché non si può passare dal finito all'infinito.

L'infinito si trova soltanto con l'infinito.

Impegnandoci nell'infinito.

Le creature sono segni che segnalano l'Assoluto.

Ma non ci danno la possibilità di conoscere l'Assoluto.

Dio è conoscibile soltanto per mezzo di se stesso.

La conoscenza di Dio viene da Dio, non viene dalle creature.

Le creature ti diranno sempre: "Noi non ci siamo fatte da sole, un Altro ci ha fatte", non possono dirti altro e non possono dirti l'Altro chi è.

Nel modo più assoluto non te lo possono dire.

Dio solo è rivelatore di Sé.

Se noi non teniamo presente questo, prendiamo delle cantonate enormi per tutta la nostra vita, credendoci magari religiosissimi.

Perché non capiamo che la rivelazione di Dio viene soltanto da Dio.

Uno solo è il Maestro.

Gesù non ha detto che “Altre creature vi faranno da maestre nella mia conoscenza”.

Uno solo è il Maestro.

Il che vuol dire che tutte le creature sono dei segnali che ti convocano alla presenza di Dio affinché in Dio e da Dio tu possa ricevere quello che solo Dio può rivelarti: Se Stesso.

Ed è un dono d'amore perché non c'è nessuno che ti possa far conoscere Dio se non Lui stesso e i tempi sono di Dio.

Per cui non possiamo avvicinarci a Dio pretendendo, segnando il tempo della sua rivelazione.

Noi dobbiamo avvicinarci a Lui, sapendo che Lui, essendo Assoluto ed essendo persona è libero di farsi conoscere o meno.

Non possiamo pretendere la conoscenza, ma dobbiamo attendere la conoscenza e dobbiamo tendere alla conoscenza.

Perché è per ubbidire a Dio stesso che noi dobbiamo cercare la conoscenza di Dio.

Non è un atto d'iniziativa nostra.

Dio scrive questo invito in tutte le creature, in tutti i fatti, in tutti i tempi.

Qualunque cosa noi osserviamo, troviamo sempre scritto: "Cerca prima di tutto Dio".

Perché tutto è soggetto a mutamento.

Ciò che è soggetto a mutamento parla a noi e quanto parla!

La creatura che muore parla e ci segnala la vita.

Tutti coloro che muoiono parlano con noi ed è Dio che parla con noi attraverso la morte di tutte le creature e ci segnala la vita.

La morte è una rivelazione della vita.

La morte è una categoria della vita.

La morte non esiste come finalità della vita.

La vita non si conclude con la morte.

L'ultima parola non è dell'uomo che muore o dell'uomo che manda a morte il Cristo.

L'ultima parola è sempre di Dio.

La morte è una categoria della vita, quindi è un mezzo, attraverso la quale, la vita mi riporta a se stessa.

Attraverso cui la vita mi segnala se stessa.

Noi facciamo un errore grosso, un errore di luogo: noi cerchiamo la vita, dove la vita non c'è e non può esserci.

Uno solo è il vivente ed è l'essere Assoluto.

La vita noi la troviamo solo in quanto la cerchiamo in Dio, nella luce di Dio, nella conoscenza di Dio.

"Senza la sapienza da Te mandata nulla vale".

"Senza di Me fate niente".

Il niente è morte.

La volta scorsa noi abbiamo visto il significato di questa grotta che è sepoltura di tutti i nostri pensieri separati dal principio.

Pensieri di cui non abbiamo neppure noi stessi la padronanza, perché quando questi pensieri si staccano dal principio, in noi finiscono di essere in balia di tutti i sentimenti.

Noi non siamo più padroni dei nostri pensieri staccati da Dio, ma sono questi pensieri cadaveri che sono padroni di noi stessi.

Questi pensieri di morte ci segnalano l'errore che noi abbiamo fatto e quindi ci segnalano il luogo della vita.

Ci resta da capire perché questa grotta sia coperta, chiusa da un masso.

Vedremo che anche il sepolcro di Cristo sarà chiuso da una pietra, da un masso.

Qui troviamo Gesù che dice: "Togliete la pietra".

Anche nella resurrezione del Cristo c'è il problema della pietra per le donne che vanno a questo sepolcro: "Chi ci toglierà la pietra?".

Però c'è una differenza: le donne vanno e sentono il problema della pietra, qui c'è la Parola di Dio che dice alla creatura (anche qui donne): "Togliete la pietra".

La differenza è nel fatto che qui abbiamo la Parola di Dio che dice di togliere la pietra, nella resurrezione del Cristo noi vedremo che le creature (pur sentendo il problema della pietra) scoprono che la pietra è stata tolta.

Non abbiamo più la Parola di Dio che dice di togliere la pietra, la pietra è già tolta.

Ma è tolta per delle creature che andavano a cercare Cristo.

L'amore quando perde l'oggetto amato, ritorna sempre nei luoghi in cui ha avuto la presenza dell'essere amato.

Qui abbiamo delle creature (sopratutto Maria di Magdala) che vanno al sepolcro di Cristo.

Questo andare a Cristo, cercare Cristo, ci fa capire la differenza che c'è tra la pietra di Lazzaro e quella di Cristo.

Il sepolcro di Lazzaro rappresenta il sepolcro di ogni uomo.

Questa differenza ci fa capire il senso e il significato della pietra stessa.

Mentre le donne vanno al sepolcro di Cristo, scoprono che la pietra, che era per loro un problema, in realtà non è un problema.

Dio stesso ha provveduto: la pietra è stata abbattuta.

Il sepolcro è spalancato, aperto.

Possono entrare.

Questa pietra viene tolta indipendentemente dalla creatura mentre nella pietra di Lazzaro è la Parola di Dio che invita a togliere la pietra.

Questa differenza ci conduce a capire il significato di questa pietra che chiude il sepolcro.

Nelle donne che cercano Cristo ogni ostacolo viene eliminato da Dio stesso.

Dio provvede là, dove c'è la ricerca di Dio.

Nel sepolcro di Lazzaro non c'era la ricerca di Dio.

Lì abbiamo creature che patiscono e soffrono per la morte dell'uomo.

"Se Tu fossi stato qui".

Nella morte di Cristo la cosa è diversa.

In queste donne che cercano Cristo, noi abbiamo proprio la condizione essenziale per togliere la pietra.

Ma se questa è la condizione per togliere la pietra, questo ci fa capire cosa significa, cosa rappresenta questa pietra posta sul sepolcro dell'uomo.

La pietra rappresenta tutte quelle ragioni in nome delle quali l'uomo giustifica la sua assenza dalla ricerca di Dio.

Queste ragioni possono essere anche i nostri doveri, i nostri impegni, le nostre istituzioni e i nostri istituti.

Possono essere fatti religiosi, riti, funzioni.

Noi abbiamo sostituito il problema della Pasqua che è un problema terribile, che coinvolge tutto l'uomo, noi l'abbiamo sostituito con dei riti.

Con delle funzioni.

E crediamo di aver fatto o di fare Pasqua così.

Questo non è fare Pasqua.

Questa è una terribile illusione.

Ed è Parola di Dio chiarissima: "Se siete morti e risorti con Cristo, non cercate più le cose della terra, visibili ma cercate le cose eterne, invisibili".

"Se siete risorti".

Ora, quel "se" ci mette in crisi tutto.

Chi è nel mondo che può dire di aver fatto Pasqua?

Chi è che dopo Pasqua, s’impegna prima di tutto e vive per conoscere Dio? Vive per le cose invisibili, eterne?

Chi è che può dire questo?

Per noi dopo Pasqua o prima è sempre la stessa storia.

Continuiamo a leggere i giornali, a vedere la televisione, a parlare dell'uno e dell'altro, sempre proiettati nei problemi delle cose visibili, nelle questioni del mondo.

Uomini, politici, società....prima e dopo Pasqua.

Dove è la Pasqua?

Dove si può dire di aver fatto Pasqua?

Il vivere per le cose invisibili è condizione essenziale per poter dire di aver fatto Pasqua.

A meno che noi non riusciamo a dimostrare che non è Parola di Dio.

Quando leggiamo queste parole di San Paolo ai Colossesi noi diciamo "Parola di Dio", "Amen".

O siamo bugiardi noi o è bugiardo chi lo dice, se non è Parola di Dio.

Se la Parola di Dio dice e pone un "se" che è condizione per l'aver fatto Pasqua (vivere per le cose invisibili) ci mette in una situazione terribile.

Ti fa capire che tutte le tue Pasque non sono state Pasque.

Pasqua vuol dire passaggio.

Ma passaggio di che cosa?

Si parla di passaggio quando si passa da una cosa a un'altra.

Dove è questo passaggio?

Pasqua vuol dire passare dalle cose che si vedono alle cose che non si vedono.

Perché le cose invisibili, queste sono eterne.

Noi troviamo la vita eterna in quanto viviamo per delle cose che sono eterne.

Fin quando noi viviamo per delle cose che sono soggette a mutamento (fossero anche creature sacre, sante e autorevoli) noi non abbiamo fatto Pasqua.

Perché Pasqua è caratterizzata da questo vivere per le cose invisibili.

Con questa pietra noi chiudiamo il sepolcro del nostro mondo interiore, con cui noi seppelliamo questi cadaveri dei nostri pensieri separati da Dio, questa pietra rappresenta le ragioni con cui noi crediamo di giustificare la nostra sottrazione all'impegno a cercare e a conoscere Dio.

Qualcuno mi ha detto che in questi giorni c'è stato un certo raduno in cui qualcuno ha affermato che non bisogna poi esagerare nella conoscenza di Dio.

Ecco gli errori madornali che nascono fra noi.

Non ci rendiamo conto quanto essenziale per la nostra vita eterna sia la conoscenza di Dio.

"Senza la sapienza da Te mandata nulla vale".

Ed è Parola di Dio.

Questa pietra sono queste ragioni con cui noi giustifichiamo il nostro disimpegno dal conoscere Dio.

Possono essere anche ragioni ufficiali, religiose, possono essere i nostri doveri, i nostri impegni, possono essere quello che vogliamo, ragioni sotto cui noi teniamo sepolti quei pensieri, quelle opere, quelle parole che Dio ci fa arrivare e attraverso le quali Lui ci voca e ci chiama.

Ogni Parola di Dio è una proposta.

Una proposta di eternità.

Dio parla per convocarci in quella che è l'eternità, la vita eterna.

Dio parla per comunicarci la vita eterna.

A chi si giustifica dicendo:"Io ho i buoi, i campi, la moglie, non posso venire", Dio dice:"Costoro non assaggeranno la mia cena in eterno".

Gusteranno questa cena gli storpi, gli zoppi, i morti, tutti quanti ma quelli che si giustificano no.

Coloro cioè che oppongono delle loro ragioni alla proposta di cercare e di conoscere Dio prima di tutto, non gusteranno la cena di Dio in eterno.

La nostra vita è giustificata solo nella misura in cui noi ci impegniamo a conoscere ciò che Dio è.

Si vive nell'eternità, nella misura in cui si conosce, si trova ciò che è eterno.

La pietra rappresenta queste ragioni con cui noi crediamo di giustificare la nostra sottrazione all'impegno per conoscere Dio.

"La Volontà di Dio per me è un altra" dice qualcuno.

La volontà non cambia a seconda delle persone, la Volontà di Dio è una sola per tutti.

Non ci sono cinquanta Volontà di Dio.

La Volontà di Dio è una sola per tutti, perché Dio è uno solo.

Nessuno può dire:"Dio per me....", no, Dio per tutti.

La Volontà di Dio è l'Intenzione di Dio e Dio vuole farsi conoscere.

Dio opera unicamente per comunicare Se Stesso.

Non c'è altra giustificazione all'operare di Dio.

Ed è indiscutibile questo.

Perché Dio solo è.

Se Dio solo è, Lui non può né volere, né operare altro diverso da Sé.

Tutta l'opera di Dio è giustificata in questa sua volontà in questa sua intenzione: comunicare Se Stesso, partecipare Se Stesso.

Questa è la Volontà di Dio per tutti.

Per tutti, in qualunque luogo e tempo si trovino.

Sapienti o ignoranti, stolti o intellettuali, malati o sani, poveri o ricchi, per tutti.

La Volontà di Dio è una sola: sei stato creato per questo.

Tutti quanto noi, a un certo punto dobbiamo confessare che vivendo per altro, la nostra vita è servita a niente.

Quante testimonianze di nulla, in vite vissute per ciò che non è la ricerca e la conoscenza di Dio?

È testimonianza anche questa perché Dio raccoglie testimonianza da tutto e da tutti.

Anche dall'inferno Dio riceve testimonianza.

Testimonianza della sua intenzione e della sua volontà.

Allora possiamo capire cosa vuol significare qui Gesù dicendo: "Togliete la pietra".

Le donne che vanno al sepolcro di Cristo e che sentono la preoccupazione del dover togliere la pietra scoprono che la pietra è già stata abbattuta, mentre qui al sepolcro di Lazzaro c'è la parola di Gesù che dice: "Togliete la pietra".

La pietra quindi si toglie in quanto si mette la ricerca di Dio prima di tutto.

Quindi si scavalcano tutte le nostre ragioni con cui noi crediamo di giustificare la nostra sottrazione all'impegno di cercare Dio e si mette la ricerca di Dio al centro della nostra vita.

Perché per quelle donne che vanno al sepolcro di Cristo, la pietra è abbattuta, non c'è.

Non è più un problema la pietra.

Il problema c'è in quanto si vive per altro da Dio.

Perché se non si toglie la pietra, non c'è comunicazione possibile con Dio.

Perché al centro di queste ragioni con cui noi crediamo giustificare il nostro disimpegno dalla ricerca di  Dio, c'è il problema dell'io.

Al centro a fondo c'è il problema dell'io.

Là dove c'è il problema dell'io non c'è comunicazione con Dio.

La pietra non riceve semente, né fa crescere, né matura.

La pietra è rifiuto di tutto e il nostro io è questa pietra.

Il nostro io si caratterizza per questo rifiuto.

Bisogna togliere questo pensiero dell'io dal centro della nostra vita.

Togliendo questo pensiero del nostro io, scadono tutte le ragioni con cui noi crediamo di essere giustificati.

Allora qui c'è la possibilità della comunicazione tra Dio e noi.

In caso diverso c'è una rottura, noi mettiamo la pietra sul nostro sepolcro unicamente per creare una rottura tra la morte e la vita.

Non ci rendiamo conto che così noi perdiamo la nostra vita.

Cristo viene per recuperare la morte nella vita.

Per questo dice di togliere la pietra.

Perché togliendo la pietra, si stabilisce un contatto tra la morte e la vita.

Stabilendo un contatto tra la morte e la vita, la morte è assorbita dalla vita.

Non è la vita che è assorbita dalla morte.

Perché la morte è giustificata nella vita, la vita non è giustificata nella morte.

È Dio che assorbe il nostro niente.

Non è il nostro niente che assorba Dio.

Il nostro niente non può giustificare l'essere.

È l'essere che giustifica il niente e dà un significato anche al niente.

L'assenza è ancora una categoria della presenza ed è giustificata nella presenza.

Ma noi non possiamo giustificare la presenza nell'assenza.

Come l'assenza è giustificata dalla presenza, così anche la morte (assenza, perdita di presenza) è giustificata dalla vita.

Gesù viene ad abbattere questa pietra e dice a noi di togliere la pietra con cui noi chiudiamo il nostro sepolcro affinché Colui che è morto resti morto.

Anche sulla tomba del Cristo hanno messo la pietra.

Perché?

Perché la pietra è stabilità.

Quello che è avvenuto è avvenuto, quello che è stato fatto è stato fatto.

L'uomo vuole rendersi eterno nella sua illusione.

Per cui Colui che noi abbiamo ucciso, vogliamo che resti morto.

Ecco il bisogno che l'uomo ha di eternizzare se stesso.

Ma l'ultima parola non è dell'uomo, l'ultima parola è di Dio e la pietra che l'uomo pone sul sepolcro del Cristo, credendo di averlo fatto fuori per sempre, quella pietra lì è abbattuta.

L'ultimo atto non è dell'uomo, l'ultimo atto del dramma della vita di ogni uomo è sempre scritto da Dio.

Nell'ultimo atto quella che trionfa è la vita.

Perché è la vita che giustifica la morte.

La morte è una categoria della vita che serve per evidenziare l'errore che abbiamo fatto, quindi per darci la possibilità di trovare la vita, il luogo della vita.

Noi incontriamo la morte perché sbagliamo luogo: la vita sta nel cercare Dio.

"Cercate Dio e le anime vostre vivranno"

Quindi noi sbagliamo luogo.

Dio però, anche nel nostro errore, opera per dare a noi la possibilità di trovare il luogo della vita.

Ecco per cui ci dice di togliere la pietra, ci dice cioè di levare tutte le nostre ragioni con cui noi crediamo di giustificarci nella sottrazione all'impegno di conoscere Dio prima di tutto.

Perché nel cercare Dio sta la nostra vita.

Ecco, le donne che vanno al sepolcro di Cristo trovano la pietra abbattuta.