Gli
rispose: "Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio che
deve venire nel mondo".
Gv 11 Vs 27
Titolo: Tempo di migrare.
Argomenti: Enarpa e Desarpa. Cosa vuol dire
migrare. L'uomo ha fame di novità. Passaggio dalle cose visibili alle
invisibili. La vita è guardare dal punto di vista di Dio. Cosa determina il
tempo di migrare? La comunicazione dell'Intenzione di Dio. La fine del nostro
mondo. La depressione. Il Regno di Cristo.
Casa di preghiera Fossano 3/ottobre/1993
Esposizione
di Luigi Bracco:
Siamo giunti al versetto 27 del capitolo XI di s.
Giovanni. Qui si dice: “Ed essa - cioè Marta - rispose
a Gesù: «Sì, o Signore, io ho creduto che Tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, che sei venuto nel
mondo”.
Gesù prima aveva dichiarato: “Io sono la risurrezione e la vita: chi crede in Me quand'anche morto
vivrà, e chi vive e crede in Me non morirà in eterno”. E, detto questo,
aveva interrogato Marta e le aveva detto: “Lo
credi tu?”.
Ecco, dobbiamo chiederci che cosa Dio abbia voluto
intendere interrogando Marta e chiedendole: “Lo
credi tu?”. Cioè, che cosa sì intende per questo "credere" dal
punto di vista di Dio: credere e credere che cosa? Quello che Gesù aveva detto:
“Io sono la risurrezione e la vita. Chi crede in Me quand'anche morto vivrei e
chi vive e crede in Me non morirà in eterno”.
“Credi tu
questo?” è un'interrogazione che Gesù pose a Marta, ma è
un'interrogazione che Gesù pone ad ogni uomo, ad ognuno di noi, perché qui ci
presenta la soluzione del problema della vita; cioè, ci presenta la
risurrezione e la vita.
Abbiamo visto che Marta stava esperimentando una
situazione di morte e, abbiamo detto, che "morte" è esperienza dì
assenza. Marta stava esperimentando che suo fratello era morto, cioè era
assente, non c'era più: non c'era più per lei! Non era il fratello che era
morto. Il fratello era entrato nella vita eterna e questo non è morire. Era
Marta che stava morendo ed era a Marta in questa esperienza di morte che stava
facendo, che Gesù dice: “Io sono la
risurrezione e la vita..”. E poi le chiede: “Lo credi tu?”.
Ecco, dobbiamo chiederci che cosa vuoi dire questo
credere che Cristo è risurrezione ed è vita. Credere vuoi dire migrare. Il tema
di oggi è: “Tempo di migrare”. Gesù domandando: “Lo credi tu?” proponeva a Marta questo tempo.
Abbiamo detto che nella rivelazione di ciò che uno è
rispetto alla situazione dell'altro c'è la rivelazione dell'intenzione. Nella
situazione di morte, di esperienza di morte che Marta stava facendo, Gesù
rivela: "Io sono la risurrezione e
la vita". Nella rivelazione: "Io
sono la risurrezione e la vita" c’è la rivelazione dell'intenzione di
Dio: ciò che Dio è rispetto a ciò che l'uomo esperimenta.
L'uomo esperimento, come sintesi di tutte le sue
esperienze, la morte; man mano che vive l'uomo esperimenta una perdita
crescente di vita. Ora è in questa situazione che è propria dell'uomo che Dio
rivela ciò che Egli è rispetto alla morte: Lui è La Vita!
E rivela cos'è la vita. L'uomo muore perché ritiene che
la sua vita stia nel mondo, stia nella salute, stia nel corpo, stia nel
guadagnare soldi, stia nell'avere una famiglia, stia nel vivere per una società
o per i poveri, ecc.; La vita non sta lì! "La
nostra vita è nascosta in Dio" (Col 3,3). E per scoprirlo è necessario
che l'uomo esperimenti la morte in tutto ciò che cerca. In tutto ciò che cerca!
nella società, nelle istituzioni, negli istituti, nelle creature, nell'amore
dei fratelli, è necessario che esperimenti la morte: in tutto, in tutto! anche
nelle opere più sante! L'uomo deve esperimentare la morte anche qui: “Vedrete l’abominazione della desolazione
posta là dove non dovrebbe essere...” (Mc 13,14). C'è la desolazione. È la
morte! L'uomo deve esperimentare questa morte per scoprire dove è la sua vita.
La nostra vita è nascosta in Dio. La nostra vita è Dio!
Abbiamo detto che credere a questo annuncio di Cristo,
cioè alla sua intenzione (e la sua intenzione rivela il, suo
"essere": “Io sono la
risurrezione e la vita"), vuoi dire "migrare".
E migrare cosa vuoi dire?
Migrare vuoi dire passare da un luogo all'altro. Passare da un luogo
all'altro!
Ci sono tra i pastori della Val d'Aosta due termini che
essi adoperano per significare queste migrazioni. Dicono "enarpa" e
"desarpa". Sembrano parole strane, ma sono cariche di significato.
Teniamo presente che Abramo, che è il padre di tutti coloro che credono, padre
della fede, padre di tutti coloro che credono, per Abramo, dico, la fede fu
migrare. E, dico, per i pastori della Val d'Aosta, ed è poi il problema di
tutti i pastori, c'è questo migrare: migrare a primavera e in autunno. A
primavera si migra verso la montagna: "enarpa", e in autunno si migra
dalla montagna alla pianura, alla valle: "desarpa".
Noi ci chiediamo: che cosa vuoi dire “enarpa” e
“desarpa”? Teniamo presente che “arpa”'
vuol dire Alpe, e allora è chiaro il concetto: a primavera si va verso l'Alpe:
“in”; d'autunno si viene dall'Alpe: “des”, dall'alto, si discende.
E qual è l'anima di questo migrare? Perché si fanno
queste migrazioni?
È uscito anni fa un libro che era intitolato: "Fame
d'erba". Ecco, le migrazioni si fanno perché c'è questa fame d'erba. Il popolo
pastore deve provvedere alla mandria, al gregge, ecc. Quello che determina la
migrazione è la fame d'erba: problema della vita! E a primavera? ecco, a
primavera si sale in alto, perché è la fame d'erba che conduce là. Là c'è vita
e più si sale in alto e più l'erba è molto carica di valore; e si va alla
ricerca di quello che più vale per la nostra vita: è problema di valore. E
quando si avvicina l'inverno, allora si discende. Ma, dico, quello che determina questo migrare
è sempre questa fame d'erba, cioè fame di vita.
Ecco, per Abramo, anche lui era pastore, c'era questa
fame d'erba per i suoi greggi, e Dio lo condusse là in quella regione che
sarebbe poi stato il luogo, la terra per il popolo di Israele.
Ecco, dico, migrare vuoi dire seguire la linea della
vita; e Dio opera in ogni cosa per condurci alla vita.
Prima ci fa trovare la vita, briciole di vita, qui nella
nostra terra, qui nel nostro mondo, ma poi a poco per volta ci fa toccare con
mano che qui l'erba diminuisce, non nutre più, non risponde più alla nostra
fame, al nostro bisogno, E allora?
Allora “enarpa”! Ecco, si forma in noi il bisogno, la fame di vita, di
trovare la vita per non restare nella morte o per non rischiare la morte,
perché viene meno l'alimento.
Noi ci nutriamo di novità; la nostra erba è la novità. La
nostra anima ha bisogno di Verità, si nutre di Verità. Ma la Verità è una
novità continua. Il primo annuncio, la prima notizia che arriva a noi, il primo
cibo, dà vita, ci attrae, poiché la vita è attrazione e ha bisogno di novità
continua, ma la seconda volta che noi incontriamo questa notizia non ci attrae
già più: l'erba mangiata o calpestata non può nutrire più...; c'è sempre
bisogno di erba nuova! e per trovare questa erba nuova bisogna salire in alto,
sempre più in alto. Ecco, c’è questo migrare che nel campo dei segni è
ripetitivo, un continuo salire e scendere, ma che nel campo dello Spirito è a
senso unico, sempre in alto.
Ad un certo momento il problema diventa e, direi, diventa
il problema essenziale, il passaggio dalle cose visibili alle cose invisibili.
Sì pone questo problema per l'uomo. Ad un certo momento tutte le cose visibili
non danno più vita per l'uomo. L'uomo
non trova più vita! Può mettersi a correre per tutto il mondo per cercare
briciole di vita, può mettersi lì a studiare i pensieri di tutti gli uomini,
tutto quello che hanno detto gli uomini, i filosofi, i santi, i sapienti..., ma
non trova più briciola di vita... Non c'è più novità!
Ed è lì che ad un certo momento si forma la necessità di
passare, di migrare: da che cosa? Da
questo mondo che si vede al mondo che non si vede, al mondo delle cose
invisibili. Il mondo delle cose
invisibili, l'abbiamo detto molte volte, si trova soltanto conoscendolo.
Ecco, noi dobbiamo cessare ad un certo momento di cercare
la vita tra le cose visibili, tra le cose che si vedono, che si toccano, si
sentono, si esperimentano. È perfettamente inutile, e Dio ce lo fa capire che è
perfettamente inutile, che noi cerchiamo la vita qui. “Non
cercate la vita tra le cose morte” (Mt 28,6-7). E dicendo cose morte (ed è
l'Angelo che lo dice alle donne quando nel giorno della risurrezione vanno a
cercare il corpo di Gesù, nella tomba) intende dire le cose che si vedono. Dice: "voi cercate Colui che è vivo, il Vivente, tra i morti... Non si trova
più tra i morti!", cioè tra le cose che si vedono, che sono soggette al
tempo.
Le cose sono morte in quanto sono soggette alla morte,
cioè sono soggette al tempo. Tutto ciò
che è soggetto al tempo, è soggetto a morte. Lì non c'è la Vita! Ad un certo
momento deve maturare in noi questa consapevolezza: è inutile che io cerchi la
vita là dove c'è la morte. La vita non sta dove c'è la morte, cioè dove ci sono
le cose che muoiono, che passano. La vita non sta nelle creature, poiché tutte
le creature sono soggette al tempo. La vita non sta nelle creature! Ed è
perfettamente inutile che noi ci intestiamo a cercare la vita nella creature.
Ecco, allora che ad un certo momento, ed è tutta l'opera
di Dio per la nostra salvezza, Dio ci conduce a fare questo passaggio dalle
cose visibili alle cose invisibili. Le cose invisi bili sono eterne. Ciò che è
eterno è vivo; ciò che è soggetto al tempo è morto.
Allora per risorgere è necessario passare dalle cose
visibili alle cose invisibili.
Però abbiamo detto: cos'è che Gesù propone a Marta,
dicendole: "lo credi tu?".
Ecco, “lo credi tu?”; credere che
cosa? “Io sono la risurrezione e la vita:
chi crede In Me quand'anche morto vivrà”.
E allora, visto quello che abbiamo visto, cioè che il credere è migrare, ci chiediamo: che
cosa Gesù proponeva a Marta che stava esperimentando la morte? Le proponeva la
risurrezione e la vita, cioè le proponeva questo migrare: migrare dalle cose
che si vedono alle cose che non si vedono; cioè le proponeva di cercare le cose
invisibili, di cercare le cose dal punto di vista di Dio, perché lì, nel
cercare le cose dal punto di vista Dio, c'è la vita e c'è anche la risurrezione
per chi è morto. È Parola di Dio! È
promessa di Dio per ogni uomo! Per cui
se tu, uomo, stai morendo, sappi che Dio non ti ha creato per la morte: Dio ti
ha creato per la vita! Sappi che la vita è la, nel guardare le cose dal punto
di vista di Dio.
Le cose viste dal punto di vista di Dio sono eterne, sono
invisibili, e sono invisibili perché sono trascendenti (DIO è trascendente,
quindi essendo trascendente è invisibile; tutto ciò che è visibile invece è
relativo a noi),ed essendo invisibili, dico, sono eterne, non soggette al
tempo, quindi sono vive. L'Essere
assoluto è vivo, e tutto ciò che e visto dal punto di vista di Dio, cioè dal punto di vista della Vita, è vivo! È lì
che uno trova la vita!
Noi moriamo o perché non guardiamo le cose dal punto di
vista di Dio.
Ora, Gesù dicendo a Marta "lo credi tu?" rivelava la sua intenzione, e l'intenzione
di Dio è questa di farci passare, di farci migrare dai luoghi in cui noi
viviamo, in cui spendiamo la nostra vita, in cui consumiamo la nostra vita, di
farci cioè passare da questi luoghi in cui noi troviamo la morte, al luogo della
vita.
Abbiamo detto anche che se questa e l'intenzione di Dio,
l'uomo non può obiettare niente. Abbiamo detto domenica scorsa che la
comunicazione, l'annuncio dell'intenzione di Dio a noi è quella di farsi
conoscere. Dio vuole questo: vuole che ci impegniamo a conoscerLo. Siccome
questa intenzione è intenzione di Dio, dell'Essere Assoluto, trascendente e
quindi inconfutabile da noi (l'uomo di fronte alla Verità si trova con le
spalle al muro: la Verità è inconfutabile! La Verità è superiore all'uomo,
quindi inconfutabile), dico, di fronte a questa comunicazione dell'intenzione
di Colui che per l'uomo e inconfutabile, l'uomo riceve un'intenzione che è
inconfutabile. E qui nasce il concetto
ai "tempo di migrare".
Cos’è che determina il tempo di migrare? Forse la nostra
volontà? forse la nostra scelta, la nostra decisione: "adesso mi impegno a
salire in alto, a vivere per questo"?
No, l'uomo non può fare assolutamente niente, come non può andare
nemmeno ad un pranzo se non c'è chi lo inviti.
È l'invito che ci dà la possibilità.
Quando qualcuno ci invita a pranzo, ci comunica
un'intenzione, ed è la comunicazione di quell'intenzione che dà la possibilità
di partecipare al pranzo, ma se noi non riceviamo la comunicazione di
quell'intenzione, noi non possiamo andare! È parabola di Dio, ed essendo
parabola di Dio significa una realtà spirituale, perché il pranzo è la
conoscenza di Dio, pranzo è la vita eterna, e la vita eterna è conoscere Dio.
Noi abbiamo trasformato questo pranzo in un rito, ma è ben altro! Il pranzo è conoscere
Dio, è vita eterna. Se Dio non ci invita, noi non abbiamo nessuna possibilità.
Moriamo, sì, ma non abbiamo la possibilità di andarvi. Moriamo di fame! non ne
abbiamo la possibilità.
Dico, la possibilità ce la comunica Dio, invitandoci;
ecco, proponendoci questo fatto: “impegnati
a cercare Dio prima di tutto! Conosci il tuo Dio prima di tutto! Sei stato creato per questo. Una cosa sola è
necessaria”. Ed è nella comunicazione di questa intenzione che l'uomo
riceve la possibilità (possibilità! non è che l'uomo lo faccia) di impegnarsi
nella ricerca di Dio. L'uomo ha la possibilità di andare a pranzo se qualcuno
lo invita. Non è detto che vada, ma ne ha la possibilità. Così Dio. Dio ci dà
la possibilità invitandoci, quindi comunicandoci la sua intenzione.
Ma, ho detto, la comunicazione dell'intenzione di Dio è
una comunicazione inconfutabile, e quindi crea una cosa terribile, perché
mentre ti apre questa possibilità meravigliosa di migrare verso le cose eterne,
verso le cose invisibili, rivelandoti l'intenzione sua, l'unica intenzione sua,
segna la fine del tuo mondo.
L'intenzione di Dio è unica perché Dio ha solo questa
intenzione; Dio è l'Essere Assoluto, quindi non ha cinquanta intenzioni. Noi
sbagliamo enormemente dicendo: "DIO vuole che io mi faccia suora o vuole
che mi faccia frate... Dio vuole che io vada in missione... Dio vuole
quest'altro...". No, queste sono tutte cavolate nostre. Dio ha una Volontà
sola, il Figlio di Dio è Unigenito, è Uno solo, quindi è un Pensiero unico.
Essendo Essere Assoluto la sua intenzione coincide con quello che Lui è, quindi
è comunicazione di quello che Lui è: questa è l'intenzione di Dio! e, dico, è
inconfutabile, perché è fondata sull'Essere di Dio, sulla Verità.
Ora, quando noi veniamo a trovarci di fronte ad una comunicazione
di un'intenzione inconfutabile da parte nostra (inconfutabile!), noi volenti o
nolenti, incominciamo ad assistere, l'ho già detto la volta scorsa, alla fine
del nostro mondo. Ecco perché, dico, l'annuncio, la comunicazione
dell'intenzione di Dio diventa terribile: è fine del nostro mondo! Noi possiamo
far finta di non aver ricevuto la comunicazione dell'intenzione di Dio e
continuare la vita di prima, l'intenzione nostra dì prima, noi lo possiamo,
però noi incominciamo ad assistere a questo girare a vuoto, a questa vanità
crescente, a questo non senso della vita: a che serve?
E che cos'è che ti distrugge tutto questo? Prima c'era un
entusiasmo: si viveva per il football, per il lavoro, si viveva per conoscere
il mondo, per conoscere la storia, per conoscere gli uomini e le loro vicende e
tutti questa comunicazione di avvenimenti, di fatti sembrava tutta una
partecipazione di vita, sembrava tutto carico di vita. Ma ad un certo momento
tutto si svuota: "a che serve?" ci domandiamo. Ricordo sempre, l'ho
già detto altre volte, quel signore, che era in agonia, alla fine della vita.
Era stato un appassionato di sport, di calcio, e lui stesso era stato molto
sportivo e non si perdeva nessuna partita. I suoi familiari, siccome c'era una
partita importante, per consolarlo gli avevano messo il televisore vicino al
suo letto per dargli la possibilità di assistere a questa partita importante. E
ricordo che mi diceva: “non c'è più nulla che mi interessi...”.
Dico, cosa succede, cosa succede nella vita che ad un
certo momento si assiste a questa vanità del tutto? non c'è più niente che ci
attragga, non c'è più niente che abbia senso, non c'è più niente che abbia
significato. Dico, cos'è che ti annulla
tutta questa gioia di vita, tutto questo fuoco di artificio, nella nostra vita,
di attrazioni, di convegni qui e là, di questo correre lì o là..., ecc.? Tutto
questo non interessa più.
Che cos'è che ti spegne tutti questi fuochi di artificio
e che ad un certo momento ti butta nella notte nera? Niente ha più senso, niente ha più
significato... Cos'è? È l'intenzione di Dio che sta arrivando e tu non lo
sai. Cioè è Dio che ha calato in te
questa verità: "una cosa sola è
necessaria: conoscere Dio! perché lì sta la vita!" (cf Lc 10,42; Gv
17,3).
Dico, è una comunicazione che è inconfutabile perché è
fondata sulla Verità di Dio. È vista da Dio! E questa Verità che cala in noi ti
annulla la verità di ogni altra cosa.
E allora? Allora nascono tutte le diverse depressioni. Si
entra in depressione. E la depressione non è altro che il vuoto che sta
entrando nella tua vita, il non senso di tutto. Ma questo, dico, è l'intenzione
di Dio che sta calando in te, che sta entrando in te e che ti sta chiamando
all'unica cosa necessaria: “una cosa sola è necessaria!”.
Ho visto delle persone che non avevano assolutamente
niente, che vivevano in una povertà estrema, ma cantavano di gioia da mattino a
sera, felici, perché? perché il sole al mattino sorgeva, le illuminava e le
riscaldava e poi alla sera tramontava dopo tutta una giornata piena di doni di
Dio... felici perché vedevano Dio in tutto. Ecco, il poter, ed è l'unica cosa
necessaria, il poter conoscere Dio, il poter convincerci che è Dio che parla
con noi in tutto, che è Dio che opera tutto, che non cade foglia senza che Dio
voglia, ma non per sentito dire, ma per propria convinzione, ecco, questo è
vita, è gioia.
Il poter convincerti, il poter toccare con mano che Dio è
con te, che sta parlando con te in tutto, che in ogni stormir di fronda c'è una
parola di Dio per te (e questa parola di Dio tu la puoi capire se tieni
presente Dio: c'è una comunicazione per te!), vedere che Dio sta pensando a te,
che ti ama, e che comunica con te in tutto, dialoga con te in tutto... ma
questa è la grande gioia! Tutto il resto, ci può essere ricchezza, ci può
essere povertà, ci può essere salute, ci può essere malattia, ci può essere
tutto quello che vuoi, ma è tutto contorno, inezie: quello che veramente
riempie di vita è questo!
Ora, dico, arriva certissimarnente un momento nella vita
in cui Dio ti dice: "lo sono la
vita! Lo credi tu?". Qui è
l'intenzione di Dio. Dico, per noi è inconfutabile. Se noi migriamo (non come
fa Marta che dice: "Sì, o Signore,
io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio che sei venuto nel mondo"
e poi se ne va a chiamare Maria), allora Lui diventa veramente nostra vita.
Per noi il più delle volte la nostra fede è così: diciamo
ciò che ha detto Marta e poi ce ne andiamo a chiamare gli altri! No, non è questo ciò che ci propone il “Lo credi tu?”, ma è ben altro! Credere vuoi dire migrare. Non si tratta di
dire delle parole. Anche il demonio dice: "Tu
sei il Figlio di Dio" a Gesù (Mc 3,11)!
Dico, credere vuoi dire migrare dietro questa intenzione,
vivere per questa intenzione, perché Dio diventa nostra vita in quanto Lo
facciano nostra vita.
Se noi davanti a quell’Intenzione non aderiamo,
incominciato ad assistere, senza che ce ne rendiamo conto, allo svuotamento di
tutto. È Dio che ci svuota tutto di valore. C'è il crollo dei valori. E quando
un valore per noi crolla noi non possiamo più volerlo. È lì il tempo per
Migrare.
È Dio che determina il tempo! non siamo noi, perché la
nostra volontà non è capace di volere. È sufficiente che noi constatiamo che
una cosa ci ha deluso, che constatiamo che una cosa non risponde a quel fine
che noi speravamo, é sufficiente che noi constatiamo il fallimento di un
oggetto, di un fine, di una persona, di una creatura sulla quale abbiamo
puntato la nostra vita, per incominciare a precipitare in questo abisso di
vuoto che, ho detto, ci apre a tutte le forme di depressione.
Ora tutto questo ci annuncia e ci introduce in quello che
abbiamo chiamato il Regno di Cristo. Il Regno di Cristo è il regno della
intenzione di Dio, di questa unica intenzione di Dio: "Cerca prima di tutto Dio! Una cosa sola è necessaria! la vita
eterna sta nel conoscere Dio! Dio vuole che tutti si salvino e giungano a
conoscere la Verità!" (Mt 6,33; Lc 10,42; Gv 17,3; 1 Tm 2,4). Questa è
la Volontà di Dio! È inutile che noi cincischiamo con tutte le altre
"volontà". Questa è la Volontà di Dio! L'ha dichiarata apertamente.
È, ora dico, e questa che introduce noi nel Regno di Cristo, quel Regno dì
Cristo che ci condurrà dopo al Regno del Padre, al Regno dello Spirito Santo.
Ma, dico, questo, il regno di Cristo,
è il regno dell'intenzione di Dio.
E queste cose noi le troviamo nei tre Vangeli sinottici,
quando Gesù parla della fine del mondo, pagine che noi fraintendiamo, perché
tutta questa fine del mondo non è altro che questo: svuotamento di tutte le
cose di valore perché l'uomo viene a trovarsi di fronte all'intenzione di Dio.
Gesù dice: “Vedrete il Figlio dell'uomo
venire tra le nubi” (Mt 24,30). Vuol dire: “vedrete l'intenzione di Dio
venire tra le nubi”! Ecco, noi ora lo leggiamo e ne scegliamo uno dei tre,
perché ogni evangelista ha delle caratteristiche particolari.
Prendiamo quello di S. Luca, al capitolo XXI. Lo leggo
perché possiate intenderlo alla luce di questo Regno di Cristo, regno
dell'intenzione di Dio, che sta venendo, perché ora è possibile capire tante
cose che Gesù dice.
Qui dice (salto la prima parte): "Quando vedrete Gerusalemme (Gerusalemme è la nostra anima), circondata da eserciti, allora sappiate che
la sua desolazione è vicina".
Noi al giorno d’oggi anziché desolazione diciamo depressione. La
depressione è vicina, perché "eserciti"
significa questa conflittualità, questo non più valore di tutte le cose, per
cui tutte le cose ci diventano nemiche, non ci danno più vita.
"Allora
quelli che saranno in Giudea - dice Gesù - fuggano ai monti!". Un altro
Vangelo dice: "Nessuno cerchi di
tornare indietro per prendersi qualche cosa di casa sua" (Mc
13,15). C'è come unica soluzione questa
fuga ai monti: “enarpa”! questo andare in alto, senza preoccuparti di prendere
qualche cosa di quello che è stata la tua vita.
"E
quelli che saranno nelle città se ne allontanino, e quelli che saranno nelle
campagne non vengano a rifugiarsi in città, perché quelli saranno giorni di
vendetta in modo che si adempia tutto ciò che fu scritto" (Lc
21,20-24).
È Parola di Dio! E tutte queste cose Dio le dice perché
sono cose che avvengono nella vita personale di ognuno di noi, ed è necessario
capirle! Perché noi questi fatti li subiamo, presto o tardi!
“Guai alle donne incinte, alle lattanti, perché grande
sarà la tribolazione in quei giorni e la collera contro questo popolo. E
cadranno a fil di spada e saranno ridotti in schiavitù tra tutte le nazioni e
Gerusalemme sarà calpestata dai Gentili fino a quando siano compiute le epoche
dei popoli. Vi saranno dei segni nel sole, nella luna, nelle stelle, e sulla
terra le nazioni saranno in angoscia e smarrimento grande per lo strepito del
mare e il suo agitarsi. E gli uomini verranno meno per la paura e l'ansia di
quello che accade nel mondo, perché le potenze del Cielo saranno scosse. E
allora si vedrà il Figlio dell'uomo (il Figlio dell'uomo è la Volontà di Dio,
il Verbo di Dio, l'intenzione di Dio)...allora si vedrà il Figlio dell'uomo
venire in una nube con grande potenza (ed è la potenza dell'Intenzione di Dio)
e sfolgorante di gloria. Ora quando queste cose incominceranno a
succedere..."
Cioè, "cominceranno
a succedere" cosa vuoi dire? succedono sempre, tutti i giorni; però
vuol dire: "quando voi comincerete a
vedere queste cose…" e vedere vuol dire capire, quindi quando comincerete
a capire queste cose. Allora, dice Gesù:
“…quando comincerete a capire queste
cose, rialzatevi, elevate il vostro capo, perché la vostra liberazione è
vicina" ("la Verità vi farà
liberi" {Gv 8,32}).
E soggiunse loro una parabola: "guardate il fico e tutti gli alberi quando, ormai germogliano: a
questa vista voi conoscete da voi stessi che l'estate è vicina. Così pure,
quando vedrete accadere (quindi quando capirete), quando vedrete accadere tali cose sappiate che il Regno di Dio è
vicino (il regno dell'Intenzione
dì Dio, il Regno della Verità). In verità
vi dico: questa generazione non passerà prima che tutte queste cose siano
accadute…". Ecco, il fatto è personale: "questa generazione". “…Questa
generazione (cioè noi che attualmente stiamo ascoltando le parole di
Cristo) non passerà prima che tutte
queste cose siano accadute…”. Il
fatto è essenzialmente personale. “…Il
cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno” (Lc
21,20-33).
Ecco, dico, è importante capire quello che Gesù chiedeva
a Marta e che chiede ad ognuno di noi quando ci comunica la sua intenzione (e
la comunica nella nostra situazione di morte, di vuoto, di assenza, di
depressione), quando ci comunica in questa nostra situazione: "Io sono la risurrezione e la vita: lo credi
tu?”.
Dico, allora invitò Marta a migrare, a migrare verso l’“Io del Cristo”, cioè verso le Parole
del Cristo (e Lui parla di cose invisibili, cose eterne e cose vive, cose
eterne, perché ciò che à eterno è ciò che è vivo), ed è questa la proposta che
Gesù fa ad ognuno di noi comunicandoci questa sua intenzione: “Cerca
prima di tutto Dio!”.
-
Se tu, quando l’intenzione di Dio
ti si presenta, la segui, non esperimenti l’annullamento delle cose; anzi, tu
esperimenti la valorizzazione delle cose: tutto acquista un senso Divino.