A. Mazzi, Io la penso così... Provocazioni e sfide
per l’oggi, A colloquio con Antonio Carriero (Pensieri per la riflessione),
Elledici, Leuman (Torino) 2012, pp. 78, € 7,00
Il libro contiene sette interviste che Antonio Carriero ha realizzato con don
Antonio Mazzi: riflessioni-provocazioni del prete più conosciuto e
"rivoluzionario" del nostro Paese, da sempre sensibile alle problematiche
dell'età evolutiva e della disabilità, concretizzando la sua esperienza con la
Fondazione Exodus, a Milano, contro la tossicodipendenza.
Carriero, autore delle interviste, è giornalista del mensile per ragazzi
Mondo Erre e collaboratore de
L'Osservatore Romano. Ha pubblicato
un saggio intitolato Elementi di
psicopedagogia nell'antica scuola di Hogwarts. Harry Potter e la magia
dell'’educazione. L'autore ha anche aperto una pagina su fecebook dedicata
al libro.
Le interviste diventano sette riflessioni/capitoli ed ogni capitolo è composto
da domande e risposte in cui si propongono dialoghi a tutto campo sui giovani,
la pastorale e soprattutto l’affetto, ingrediente essenziale d'ogni relazione
educativa.
Io la penso così...
ripercorre una lunga lista di situazioni con cui gli uomini di fede devono
confrontarsi. La prima riflessione è su
come essere cristiani connessi (pp. 5-14), tematica quanto mai attuale,
cioè, il mondo di internet. Alla domanda: “Credi sia importante passare da
internet, prima o poi? la risposta di Mazzi è che la paura, per questo strumento
non fa parte del bagaglio dell’avamposto. Già il Vangelo si lamentava perché i
figli delle tenebre erano più svegli dei figli della luce. Perciò penso che
dovremmo affrontare il nemico con le stesse armi, non scappando come facciamo
spesso e volentieri. Bisogna conoscere il web” (pp. 5-6). Internet è un modo
nuovo per comunicare anche la fede, e continua “tutti i mezzi di comunicazione
possono trasformarsi in preziosi diffusori della Buona Notizia. Ieri i luoghi
della comunicazione erano i pulpiti, le piazze, i conventi e le biblioteche.
Oggi ci sono invece le radio, le televisioni, internet, fece book” (p. 9). La
seconda è su come essere cristiani
coraggiosi (pp. 15-23); don Mazzi risponde sul come, cosa e perché l’ha
portato a farsi prete (cf. pp. 15-16), poi affronta problemi come la povertà (cf.
pp. 18-20). Interessante è la risposta alla domanda “Oggi è possibile educare i
giovani alla fede?”. “I giovani - afferma il prete - hanno bisogno di testimoni
più che teorie. Se i giovani avessero davanti degli adulti che parlassero di
meno ma credessero di più … Son certo che non ci sarebbe bisogno di parlare
tanto” (p. 20). La riflessione successiva è davvero molto importante: cerca di
rispondere a come essere cristiani
nell'amore e nel tempo (p. 24-32). Alla domanda "come si cerca l”'amore'"
don Mazzi risponde “che l'amore non va cercato correndo, ansimando, con
frenesia, ma va cercato dentro di noi” (p. 25). Nel capitolo si affronta poi
l'innamoramento, la verginità, il sesso e l'educazione sessuale da parte dei
genitori (p. 26-32).
Nel capitolo successivo si parla come
essere cristiani in famiglia (p. 33-43) e alla domanda: “La famiglia, oggi,
può ancora educare?” Il sacerdote risponde: “La famiglia o educa o non è
famiglia. In ciascuno di noi, non solo di chi è sposato o di chi è prete come
me, c'è il bisogno di educare la parte del nostro DNA, del DNA di ogni adulto.
Un adulto che non educa non è neanche un adulto (…) Una famiglia che non educa è
impensabile” (p. 33). I ruoli della famigli si sono evoluti rispetto al passato,
prima c'era l'idea di famiglia che comprendeva nonni, padri, figli, zii, cugini…
adesso si è smembrato tutto: la famiglia è rimasta con un padre, una madre, un
figlio e una figlia (cf. p. 34). Si affronta, inoltre, il problema
dell’educazione dei figli e comunicazione con i figli (cf. pp. 38-40). Altra
tematica importante che viene presa in esame è il mondo della scuola,
come essere cristiani a scuola (p.
44-54); le scuole non devono essere trasformate in caserme e non bisogna
deresponsabilizzare il corpo insegnante (cf. p 48). Nel capitolo
come essere cristiani felici (p.
55-65), don Mazzi fa comprendere l'importanza di divertirsi (cf. p. 58), del
come divertirsi (cf. pp. 58-59), forme di divertimento di cattivo gusto (cf. p.
60), come si può raggiungere la felicità, cos’è e come va cercata (cf. pp.
63-65). Nell’ultima riflessione come
essere cristiani salvati (pp. 66-74) si evidenzia come lo sport deve
insegnare ai ragazzi che ci sono delle partite che si possono perdere e delle
partite che si devono vincere; e una di quelle partite che si devono vincere è
quella della vita, perché c’è solo l'andata, non c’è la partita di ritorno (cf.
p. 66). Lo sport ha valore terapeutico per alcuni ragazzi, perché “attraverso
l'attività sportiva possiamo interpretare aggressività, iperattività e
disarmonie affettive, complessi di inferiorità” (p. 69). Don Mazzi, poi, invita
i genitori ad essere più attenti nei confronti dei loro figli e ha condividere
il problema di un figlio con il resto della famiglia (cf. p. 70-71).
Attraverso queste interviste emerge il pensiero di un sacerdote che trasmette
l'amore per la vita con il suo entusiasmo e i suoi progetti; e da ciascun
colloquio emergono sfide per il mondo d'oggi, stimoli per vivere con coraggio e
convinzione il nostro essere cristiani alla luce delle parole del Vangelo. Il
libro è un utile strumento per genitori ed educatori, per conoscere sempre
meglio il modo dei ragazzi e attuare strategie per aiutarli a superare il loro
momenti di crisi. . |