RIAPPROPRIAZIONE ATTUALE

DEL CORPO NELLA CHIESA

LA CORPOREITA' NELLA LITURGIA:

INCONTRARE DIO

Lo scopo dell’esperienza cristiana è incontrare Dio e gli altri. Il luogo in cui questo è possibile, è certamente la «Celebrazione Eucaristica»; essa è «il luogo dove è possibile per noi lasciarci raggiungere e convertire dall’Amore» (B. Forte).

La liturgia ci dà l’occasione di esprimere calorosamente la nostra fede e di offrire a Dio, in sacrificio di lode, la propria vita e l’intera creazione. Purtroppo dobbiamo lamentare l’intellettualismo e il verbalismo che hanno prevalso per secoli in Occidente.

La riscoperta dell’importanza della corporeità si dovrebbe appoggiare sui seguenti punti:

  • Semplicità del gesto liturgico: il gesto realizza quello che simboleggia, è «epifania della fede della Chiesa o del battezzato».

  • Due tipi di gesti simbolici: quelli espressivi che manifestano gli atteggiamenti interiori del credente e dell’assemblea (posture, inchini, aperture delle braccia, benedizioni), poi quelli espressivo-realizzativi che, assieme alla Parola, attuano il dono della grazia sacramentale (imposizione delle mani, immersione battesimale, unzione del corpo).

  • Interdipendenza tra gesto e parola: come nella Rivelazione gli eventi hanno lo scopo di chiarire il senso delle parole, così, nella liturgia, il gesto coglie ogni possibile connessione con la parola.

  • Il gesto, fede in atto: di fatto il gesto pone in movimento l’esistenza del credente e l’attualizza visibilmente. È un dire facendo, e un fare dicendo.

  • Il gesto atto umano: il gesto liturgico deve essere un atto pienamente umano, altrimenti il suo riferimento alla grazia sarà arbitrario, e così la liturgia viene ridotta a formalismo e devozione.